Si è svolto ieri presso il Ministero delle Attività Produttive il secondo incontro (il primo si era tenuto l'11 maggio) tra i dirigenti della Saint-Gobain, con l'amministratore delegato per l'Italia Riccardo Garrè ed il delegato generale di Saint-Gobain per l'Italia e la Grecia, i rappresentanti sindacali degli stabilimenti italiani della multinazionale, gli amministratori locali e per il ministero il dottor Castano.
Sulla base di quanto riferito dai sindacati al termine della riunione "si è fatto un decisivo passo in avanti per una soluzione positiva della vertenza. L'azienda si è impegnata formalmente a realizzare a Pisa il nuovo forno Float entro la fine del 2010". "Ora vogliamo, spiega Stefano del Punta della Cgil, che si metta la cosa nero su bianco. Siamo vicini alla soluzione, ma vogliamo che l'impegno sia confermato per scritto". Infatti da alcune settimane la multinazionale ripete verbalmente l'intenzione di procedere alla costruzione del Float, legando però questa scelta alla ripresa del mercato. Questa volta, secondo quanto dichiarato dai sindacati, la certezza dell'investimento è acquista.
Nel corso dell'incontro la Saint-Gobain ha anche confermato il piano di riorganizzazione aziendale per lo stabilimento di Porta a Mare che prevede 67 esuberi.
Nel frattempo prosegue la procedura di spegnimento del Float che sarà completata nel giro di circa un mese. Da metà luglio partirà la cassa integrazione straordinaria per circa 150 lavoratori con valenza di un'anno, ovvero dal luglio 2009 al luglio 2010, da gestire nelle modalità e nell'utilizzo con accordi e tavoli concertativi locali fra l'azienda e la RSU.
Inoltre con lo stop della colata, inizierà lo spostamento progressivo di una parte dei lavoratori della linea Float in altri reparti (forno 4 e stratificati edilizia) per attività di formazione ed a alcuni verrà chiesta anche la disponibilità per aiutare nel lavoro di smantellamento dell'attuale forno.
Infine oggi presso lo stabilimento di Porta a Mare si svolgerà una assemblea in cui i rappresentanti sindacali illustreranno ai lavoratori i contenuti l'esito dell'incontro tenutosi ieri a Roma.
fonte:http://www.pisanotizie.it
sabato 30 maggio 2009
Fiom alza il tiro e denuncia la Piaggio
La Rsu Fiom della Piaggio alza il tiro. Porta la firma della rappresentanza sindacale la denuncia presentata alla Direzione provinciale del lavoro di Pisa nei confronti dell’azienda, ritenuta colpevole di non rispettare le norme del contratto nazionale. «Denunciamo di nuovo la violazione da parte del datore di lavoro Piaggio Spa dell’art 7 del d.lgs 66/2003 per aver fatto svolgere il lavoro straordinario sabato 23 maggio nel reparto “prova motori” senza rispettare le undici ore di riposo tra la fine del turno, alle 22 di venerdì 22, e l’inizio di quello successivo, alle 6 del 23» afferma la Rsu Fiom Piaggio. Che aggiunge: «Denunciamo inoltre la violazione in tema di orario di lavoro del contratto dei metalmeccanici in quanto, alcuni lavoratori, addetti alla linea di montaggio motori “Leader”, dopo aver svolto varie ore di straordinario dal lunedì al venerdì, sono stati comandati dall’azienda a lavorare il sabato 16 maggio superando le 48 ore settimanali. Segnaliamo tra l’altro che quel sabato era in atto uno sciopero, e l’azienda ha impiegato questi lavoratori su di un’altra linea di montaggio in sostituzione di quelli in agitazione». Nel frattempo la Fiom chiede all’azienda un incontro di verifica sull’attuazione dell’accordo integrativo, con tutte le parti firmatarie. Tra i punti contestati: «L’uso strumentale del lavoro interinale, l’assenza di trasparenza e verificabilità del diritto di precedenza nell’assunzione in base all’anzianità, cioè alle giornate lavorative realizzate da ogni contratto a termine». Sul fronte ambiente e sicurezza: «Il caldo sta arrivando. L’accordo prevede analisi e rilevazioni ambientali da realizzare in modo concordato al fine di ricercare soluzioni utili per la riduzione del disagio dovuto al calore degli ambienti anche attraverso possibili investimenti». E in tema di salario: «Non è accettabile che l’unico effetto del nuovo accordo aziendale sia un abbassamento del salario realmente erogato ai dipendenti. Un accordo è buono se realmente migliora le condizioni di lavoro, salariali ed occupazionali dei dipendenti e quando l’azienda non rispetta gli impegni assunti e scritti, occorre anche mobilitare le lavoratrici ed i lavoratori discutendo e decidendo con loro ogni azione sindacale».
M.M.
[il Tirreno — 29 maggio 2009]
fonte:http://iltirreno.gelocal.it/
M.M.
[il Tirreno — 29 maggio 2009]
fonte:http://iltirreno.gelocal.it/
Saint Gobain, accordo sulla ristrutturazione
"Clamoroso 'dietro front' della “Saint Gobain”, la potente multinazionale francese del vetro, sul piano di riorganizzazione delle sue attività in Italia che – solo qualche tempo fa - prevedevano tagli, chiusure di stabilimento, licenziamenti". Lo affermano Filcem Cgil, Femca Cisl e Uilcem Uil in una nota congiunta.
Proprio nella tarda serata di ieri (giovedì 28 maggio), al ministero dello Sviluppo Economico, la multinazionale francese ha annunciato che la prevista chiusura totale dello stabilimento Sekurit di Savigliano (Cuneo) viene modificata in un piano che prevede la concentrazione sulla produzione di parabrezza destinati al mercato italiano.
Anche a Pisa si eviterà la fermata dello storico stabilimento Saint Gobain Glass, con l'impegno concreto della società a ricostruire entro dicembre 2010 il forno per la produzione di vetro piano. La riorganizzazione, che prevedeva eccedenze di personale, sarà comunque oggetto di negoziato locale.
"Unico neo - secondo i sindacati - la ristrutturazione dell'impianto Euroveder di Cervasca (Cuneo), dove il previsto taglio occupazionale sarà oggetto di negoziato con i sindacati a livello locale, per i quali non è escluso il ricorso alla cassa integrazione straordinaria e alla mobilità, insieme a possibili incentivazioni economiche all'esodo".
Le organizzazioni dei lavoratori esprimono "cauta soddisfazione". Un passo avanti "non di poco conto - a loro giudizio -, che non pregiudica la presenza dell'azienda nel nostro paese, soprattutto nella produzione del vetro piano. Infatti il piano 'lacrime e sangue' di “Saint Gobain” sembra scongiurato, almeno per il momento: evidentemente lo sciopero riuscitissimo nel settore del 29 aprile, i presidi davanti gli stabilimenti, la grande manifestazione di Parigi del 20 maggio hanno contribuito a far recedere la proprietà da posizioni francamente irricevibili".
fonte:http://www.rassegna.it
Proprio nella tarda serata di ieri (giovedì 28 maggio), al ministero dello Sviluppo Economico, la multinazionale francese ha annunciato che la prevista chiusura totale dello stabilimento Sekurit di Savigliano (Cuneo) viene modificata in un piano che prevede la concentrazione sulla produzione di parabrezza destinati al mercato italiano.
Anche a Pisa si eviterà la fermata dello storico stabilimento Saint Gobain Glass, con l'impegno concreto della società a ricostruire entro dicembre 2010 il forno per la produzione di vetro piano. La riorganizzazione, che prevedeva eccedenze di personale, sarà comunque oggetto di negoziato locale.
"Unico neo - secondo i sindacati - la ristrutturazione dell'impianto Euroveder di Cervasca (Cuneo), dove il previsto taglio occupazionale sarà oggetto di negoziato con i sindacati a livello locale, per i quali non è escluso il ricorso alla cassa integrazione straordinaria e alla mobilità, insieme a possibili incentivazioni economiche all'esodo".
Le organizzazioni dei lavoratori esprimono "cauta soddisfazione". Un passo avanti "non di poco conto - a loro giudizio -, che non pregiudica la presenza dell'azienda nel nostro paese, soprattutto nella produzione del vetro piano. Infatti il piano 'lacrime e sangue' di “Saint Gobain” sembra scongiurato, almeno per il momento: evidentemente lo sciopero riuscitissimo nel settore del 29 aprile, i presidi davanti gli stabilimenti, la grande manifestazione di Parigi del 20 maggio hanno contribuito a far recedere la proprietà da posizioni francamente irricevibili".
fonte:http://www.rassegna.it
venerdì 29 maggio 2009
Il governatore della Banca d'Italia: analisi giuste, ma ricette vecchie
Il governatore della Banca d’Italia ha smentito tutti gli ultimi ottimismi sulla crisi del governo e della Confindustria. Soltanto con le cifre della caduta del prodotto lordo e della produzione industriale e con i ritmi di ripresa annunciati è prevedibile che il livello produttivo ed economico del giugno 2008 si possa raggiungere non prima di cinque o sei anni. Da qui la preoccupazione evidente sulla caduta dell’occupazione, con una disoccupazione reale stimata al 10% e, inoltre, la denuncia della caduta dei redditi, compresi quelli dei cassaintegrati. A queste analisi giustamente preoccupate segue però una proposta che è assolutamente in continuità con tutti i discorsi del passato. Per ripartire davvero ci vorrebbero le famose “riforme”. Si accenna soltanto all’innalzamento dell’età pensionabile, e all’estensione degli ammortizzatori sociali. Un po’ poco per usare la parola riforme, a meno che non si intenda ben altro. Ancora una volta, il governatore non riesce a uscire dalla sua impostazione liberista e non riesce così neppure a essere conseguente rispetto all’allarme economico e sociale che giustamente solleva. Nella sua relazione non si dà la giusta centralità della lotta all’evasione fiscale, nonostante si denunci il peso dell’economia sommersa, e soprattutto non c’è alcun accenno alla redistribuzione del reddito. Eppure lo stesso governatore ammette che l’economia italiana è in stagnazione da molti anni. La realtà è che non si va da nessuna parte, se non si abbandona la politica dei due tempi – prima lo sviluppo e poi la redistribuzione – e se non si capisce che la crisi italiana ha tra le sue cause di fondo i bassi salari, la precarietà del lavoro e la cattiva distribuzione del reddito. Così, l’economia italiana continuerà a ristagnare per troppa ingiustizia.
Giorgio Cremaschi
[La relazione di cui si parla è disponibile sul sito ufficiale della Banca d'Italia]
fonte:http://www.rete28aprile.it/
Giorgio Cremaschi
[La relazione di cui si parla è disponibile sul sito ufficiale della Banca d'Italia]
fonte:http://www.rete28aprile.it/
“Pieno appoggio alle iniziative di lotta assunte in Sardegna dopo la strage alla Saras. Significativo documento approvato, in Svezia"
La Segreteria nazionale della Fiom-Cgil ha diffuso in serata il seguente comunicato.
“La Segreteria nazionale della Fiom-Cgil esprime pieno appoggio alle iniziative di lotta che sono state assunte dalle strutture sindacali di Cagliari e della Sardegna quale prima risposta alla strage verificatasi, martedì 26, alla Saras di Sarroch.”
“La Fiom considera inaccettabile il fatto che, nonostante le ripetute denuncie effettuate e le tante analisi realizzate in merito alle cause che determinano gli incidenti mortali sul lavoro, sia potuto accadere, ancora una volta, che dei lavoratori metalmeccanici, dipendenti da una ditta che esercitava in appalto lavori di manutenzione, siano stati mandati allo sbaraglio, nel più assoluto disprezzo delle più elementari norme di sicurezza.”
“Attuando la propria linea politica, la Fiom si costituirà parte civile nel processo penale che inevitabilmente seguirà alla strage della Saras, operando, in tal modo, per tutelare, anche a livello processuale, i diritti dei lavoratori e delle loro famiglie.”
“La lotta per la difesa della salute e della vita dei lavoratori è del resto ormai, a fronte delle condizioni di competizione esasperata determinatesi all’interno dei processi di globalizzazione, una lotta che travalica i confini nazionali. Non è un caso che, a seguito della strage della Saras, il Congresso della Federazione internazionale dei sindacati metalmeccanici, in corso in Svezia, dopo aver osservato un minuto di silenzio in omaggio ai lavoratori tragicamente deceduti, abbia approvato una significativa risoluzione di denuncia del fenomeno degli incidenti mortali sul lavoro, a livello globale.”
fonte:http://www.fiom.cgil.it/
“La Segreteria nazionale della Fiom-Cgil esprime pieno appoggio alle iniziative di lotta che sono state assunte dalle strutture sindacali di Cagliari e della Sardegna quale prima risposta alla strage verificatasi, martedì 26, alla Saras di Sarroch.”
“La Fiom considera inaccettabile il fatto che, nonostante le ripetute denuncie effettuate e le tante analisi realizzate in merito alle cause che determinano gli incidenti mortali sul lavoro, sia potuto accadere, ancora una volta, che dei lavoratori metalmeccanici, dipendenti da una ditta che esercitava in appalto lavori di manutenzione, siano stati mandati allo sbaraglio, nel più assoluto disprezzo delle più elementari norme di sicurezza.”
“Attuando la propria linea politica, la Fiom si costituirà parte civile nel processo penale che inevitabilmente seguirà alla strage della Saras, operando, in tal modo, per tutelare, anche a livello processuale, i diritti dei lavoratori e delle loro famiglie.”
“La lotta per la difesa della salute e della vita dei lavoratori è del resto ormai, a fronte delle condizioni di competizione esasperata determinatesi all’interno dei processi di globalizzazione, una lotta che travalica i confini nazionali. Non è un caso che, a seguito della strage della Saras, il Congresso della Federazione internazionale dei sindacati metalmeccanici, in corso in Svezia, dopo aver osservato un minuto di silenzio in omaggio ai lavoratori tragicamente deceduti, abbia approvato una significativa risoluzione di denuncia del fenomeno degli incidenti mortali sul lavoro, a livello globale.”
fonte:http://www.fiom.cgil.it/
La ripresa, per ora, è solo un’illusione
I timidi segnali positivi non autorizzano ottimismi facili. Si tratta di segnali che interessano contestualmente vari, importanti indicatori, ma che sono di intensità troppo debole per poter parlare di avvio della ripresa
Nel corso delle settimane più recenti, qualche segnale di stabilizzazione del ciclo economico ha portato alcuni commentatori a sostenere che il peggio della crisi economica internazionale sia ormai alle nostre spalle. Si tratta di segnali che interessano contestualmente vari, importanti indicatori (fiducia delle imprese, prezzi delle materie prime ecc.), ma che sono di intensità troppo debole per poter parlare di avvio della ripresa. Il fatto che la caduta si sia sostanzialmente arrestata è un fatto indubbiamente positivo,ma se ciò dovesse significare soltanto una stabilizzazione del prodotto ai livelli minimi toccati con la crisi, non si potrebbe parlare di ripresa economica, almeno nell’accezione usuale che fino ad oggi ha avuto questo termine. Il taglio delle stime di crescita Usa operato dalla Fed la scorsa settimana prefigura un percorso di uscita dalla crisi ancora lungo e pieno di incognite. Un semplice arresto della caduta pregressa, infatti, con un recupero blando della crescita rappresenta, al momento, più che altro un rimbalzo (dopo il crollo registrato a partire dalla fine dello scorso anno), dovuto prevalentemente alle misure messe in atto dai governi e dalle banche centrali con iniezioni gigantesche di spesa pubblica e di moneta.
Gli stessi test condotti sulle principali banche Usa hanno evitato la diffusione del panico sui mercati e i pacchetti fiscali varati in Cina e negli Usa e, in maniera ridotta, anche da Regno Unito e Germania hanno impedito alla domanda aggregata di scivolare ancora più in basso. Resta però il fatto che l’attuale livello del prodotto mondiale farà perdere ancora più posti di lavoro e metterà fuori gioco molte imprese. È, quindi, pericoloso coltivare illusioni, pensando che quanto è successo possa essere messo facilmente tra parentesi, che tutto possa ricominciare come prima. Il governo Berlusconi, in modo irresponsabile, cerca di tranquillizzare l’opinione pubblica con iniezioni di ottimismo a buon mercato basate su affermazioni infondate secondo cui l’Italia sarebbe in condizioni migliori rispetto a quelle degli altri paesi. Purtroppo non è così, l’economia italiana non rappresenta il migliore dei mondi possibili. Da molti anni, ben prima dell’esplosione della crisi, il nostro paese ha fatto registrare tassi di crescita più bassi degli altri membri dell’Ue. Tenuto conto anche del peso che ha l’export sul nostro Pil, l’economia italiana risentirà più di altre del quadro negativo dell’economia mondiale. La produzione industriale è caduta moltissimo resta bassa la fiducia delle imprese e negativa quella dei consumatori.
Secondo la previsione di consenso elaborata per il Cnel due settimane fa da Cer, Prometeia e Ref, quest’anno il Pil dovrebbe ridursi del 4,4 per cento.Tale caduta dipenderebbe dalla riduzione degli investimenti fissi lordi (-2,3 per cento del Pil) e dal decumulo delle scorte (- 0,5 per cento del Pil). Questo aggravamento della recessione determinerà un notevole peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro con una perdita di almeno 700 mila unità di lavoro. Sempre secondo i tre istituti di ricerca economica, la crisi dell’economia reale avrà effetti gravissimi sulla finanza pubblica, sia per la riduzione delle entrate fiscali, che per l’aumento della spesa per le prestazioni sociali connesse ai trattamenti di cassa integrazione e disoccupazione. Il rapporto tra indebitamento netto e Pil, dal 2,7 per cento del 2008, si porterà al 4,7 per cento nell’anno in corso e al 4,9 per cento nel 2010, per tornare a scendere, ma solo al 4,2 per cento nel 2012. Il rapporto tra debito pubblico e Pil è destinato, quindi, a salire fino a portarsi al 119,3 per cento nel 2012, collocandosi così vicino al massimo storico degli anni ’90.
Questo quadro è diventato ancor più negativo solo qualche giorno dopo, quando l’Istat ha fornito le variazioni registrate dal Pil nel primo trimestre dell’anno (-5,9 per cento annuo e -2,4 per cento rispetto al trimestre precedente). A questo punto solo se i prossimi trimestri non facessero registrare ulteriori flessioni del Pil, il 2009 si chiuderebbe con un -4,6 per cento. C’è però da attendersi un dato peggiore, il calo tendenziale del Pil è infatti pari al 5,9 per cento. La crisi sarà, quindi, ancora molto lunga. L’evoluzione del mercato mondiale impiegherà molto tempo per superare i pesanti squilibri accumulati. L’industria manifatturiera italiana, basata sull’export, uscirà da questa crisi con una minore capacità produttiva. Sarebbe questo il tempo per mettere in campo politiche industriali innovative, ma il governo sembra rassegnato ad attendere inerte che “passi la nottata”.
Beniamino Lapadula
fonte:http://www.rassegna.it
Nel corso delle settimane più recenti, qualche segnale di stabilizzazione del ciclo economico ha portato alcuni commentatori a sostenere che il peggio della crisi economica internazionale sia ormai alle nostre spalle. Si tratta di segnali che interessano contestualmente vari, importanti indicatori (fiducia delle imprese, prezzi delle materie prime ecc.), ma che sono di intensità troppo debole per poter parlare di avvio della ripresa. Il fatto che la caduta si sia sostanzialmente arrestata è un fatto indubbiamente positivo,ma se ciò dovesse significare soltanto una stabilizzazione del prodotto ai livelli minimi toccati con la crisi, non si potrebbe parlare di ripresa economica, almeno nell’accezione usuale che fino ad oggi ha avuto questo termine. Il taglio delle stime di crescita Usa operato dalla Fed la scorsa settimana prefigura un percorso di uscita dalla crisi ancora lungo e pieno di incognite. Un semplice arresto della caduta pregressa, infatti, con un recupero blando della crescita rappresenta, al momento, più che altro un rimbalzo (dopo il crollo registrato a partire dalla fine dello scorso anno), dovuto prevalentemente alle misure messe in atto dai governi e dalle banche centrali con iniezioni gigantesche di spesa pubblica e di moneta.
Gli stessi test condotti sulle principali banche Usa hanno evitato la diffusione del panico sui mercati e i pacchetti fiscali varati in Cina e negli Usa e, in maniera ridotta, anche da Regno Unito e Germania hanno impedito alla domanda aggregata di scivolare ancora più in basso. Resta però il fatto che l’attuale livello del prodotto mondiale farà perdere ancora più posti di lavoro e metterà fuori gioco molte imprese. È, quindi, pericoloso coltivare illusioni, pensando che quanto è successo possa essere messo facilmente tra parentesi, che tutto possa ricominciare come prima. Il governo Berlusconi, in modo irresponsabile, cerca di tranquillizzare l’opinione pubblica con iniezioni di ottimismo a buon mercato basate su affermazioni infondate secondo cui l’Italia sarebbe in condizioni migliori rispetto a quelle degli altri paesi. Purtroppo non è così, l’economia italiana non rappresenta il migliore dei mondi possibili. Da molti anni, ben prima dell’esplosione della crisi, il nostro paese ha fatto registrare tassi di crescita più bassi degli altri membri dell’Ue. Tenuto conto anche del peso che ha l’export sul nostro Pil, l’economia italiana risentirà più di altre del quadro negativo dell’economia mondiale. La produzione industriale è caduta moltissimo resta bassa la fiducia delle imprese e negativa quella dei consumatori.
Secondo la previsione di consenso elaborata per il Cnel due settimane fa da Cer, Prometeia e Ref, quest’anno il Pil dovrebbe ridursi del 4,4 per cento.Tale caduta dipenderebbe dalla riduzione degli investimenti fissi lordi (-2,3 per cento del Pil) e dal decumulo delle scorte (- 0,5 per cento del Pil). Questo aggravamento della recessione determinerà un notevole peggioramento delle condizioni del mercato del lavoro con una perdita di almeno 700 mila unità di lavoro. Sempre secondo i tre istituti di ricerca economica, la crisi dell’economia reale avrà effetti gravissimi sulla finanza pubblica, sia per la riduzione delle entrate fiscali, che per l’aumento della spesa per le prestazioni sociali connesse ai trattamenti di cassa integrazione e disoccupazione. Il rapporto tra indebitamento netto e Pil, dal 2,7 per cento del 2008, si porterà al 4,7 per cento nell’anno in corso e al 4,9 per cento nel 2010, per tornare a scendere, ma solo al 4,2 per cento nel 2012. Il rapporto tra debito pubblico e Pil è destinato, quindi, a salire fino a portarsi al 119,3 per cento nel 2012, collocandosi così vicino al massimo storico degli anni ’90.
Questo quadro è diventato ancor più negativo solo qualche giorno dopo, quando l’Istat ha fornito le variazioni registrate dal Pil nel primo trimestre dell’anno (-5,9 per cento annuo e -2,4 per cento rispetto al trimestre precedente). A questo punto solo se i prossimi trimestri non facessero registrare ulteriori flessioni del Pil, il 2009 si chiuderebbe con un -4,6 per cento. C’è però da attendersi un dato peggiore, il calo tendenziale del Pil è infatti pari al 5,9 per cento. La crisi sarà, quindi, ancora molto lunga. L’evoluzione del mercato mondiale impiegherà molto tempo per superare i pesanti squilibri accumulati. L’industria manifatturiera italiana, basata sull’export, uscirà da questa crisi con una minore capacità produttiva. Sarebbe questo il tempo per mettere in campo politiche industriali innovative, ma il governo sembra rassegnato ad attendere inerte che “passi la nottata”.
Beniamino Lapadula
fonte:http://www.rassegna.it
Modena: Comunicato Rete 28 Aprile su lavoratrice licenziata alla Coop Estense
La Rete 28 aprile di Modena prende posizione contro un grave episodio di discriminazione alla Coop Estense, che ha portato al licenziamento di una lavoratrice, e su un accordo al ribasso riguardante il servizio 118, firmato dalla Cgil- Sanità di Modena.
Sta sollevando interesse e indignazione, la vicenda – ormai nota e resa pubblica – di una cassiera di Coop Estense (Nonantola), vittima di reiterati atteggiamenti vessatori da parte della direzione aziendale.
La cassiera è stata licenziata, nel emse di Marzo, con la terribile colpa di aver usufruito degli sconti di una tessera soci fornitale da una cliente sua conoscente.
Il tribunale di Modena ha ovviamente ordinato l’immediato reintegro per il carattere irrilevante della presunta irregolarità commessa.
Ma la direzione Coop Estense, con tipica arroganza padronale, dopo essere stata costretta al reintegro, ha comunque inflitto 8 giorni di sospensione alla lavoratrice in questione, procedendo ad una sorta di ulteriore rappresaglia.
Al di là del singolo episodio, è questa la conferma che dentro Coop Estense, e in molti altri settori della cooperazione modenese, il clima sta rapidamente degenerando verso derive autoritarie e antisindacali. Nonostante la retoria pubblica sulla “diversità” del sistema cooperativo e dei suoi valori originari, l’attuale managment (in particolare quello di Coop Estense) concepisce le relazioni di lavoro solo in termini di comando d’impresa.
Questo conferma la necessità di un rilancio dell’attività di organizzazione, rappresentanza e conflitto del sindacato dentro il mondo della cooperazione,a tutti i livelli.
Non è più tempo di indulgenze, intrecci di interessi e vecchi collateralismi: come area programmatica dentro la CGIL faremo la nostra parte affinche’ ai lavoratori delle cooperative (compresa l’enorme area grigia del “privato sociale”) siano riconosciuti gli stessi diritti e le stesse tutele che in altri settori sono stati negli anni conquistati e consolidati.
Senza sconti per nessuno.
Scritto da Rete 28 aprile - Modena
fonte:http://www.marxismo.net/
Sta sollevando interesse e indignazione, la vicenda – ormai nota e resa pubblica – di una cassiera di Coop Estense (Nonantola), vittima di reiterati atteggiamenti vessatori da parte della direzione aziendale.
La cassiera è stata licenziata, nel emse di Marzo, con la terribile colpa di aver usufruito degli sconti di una tessera soci fornitale da una cliente sua conoscente.
Il tribunale di Modena ha ovviamente ordinato l’immediato reintegro per il carattere irrilevante della presunta irregolarità commessa.
Ma la direzione Coop Estense, con tipica arroganza padronale, dopo essere stata costretta al reintegro, ha comunque inflitto 8 giorni di sospensione alla lavoratrice in questione, procedendo ad una sorta di ulteriore rappresaglia.
Al di là del singolo episodio, è questa la conferma che dentro Coop Estense, e in molti altri settori della cooperazione modenese, il clima sta rapidamente degenerando verso derive autoritarie e antisindacali. Nonostante la retoria pubblica sulla “diversità” del sistema cooperativo e dei suoi valori originari, l’attuale managment (in particolare quello di Coop Estense) concepisce le relazioni di lavoro solo in termini di comando d’impresa.
Questo conferma la necessità di un rilancio dell’attività di organizzazione, rappresentanza e conflitto del sindacato dentro il mondo della cooperazione,a tutti i livelli.
Non è più tempo di indulgenze, intrecci di interessi e vecchi collateralismi: come area programmatica dentro la CGIL faremo la nostra parte affinche’ ai lavoratori delle cooperative (compresa l’enorme area grigia del “privato sociale”) siano riconosciuti gli stessi diritti e le stesse tutele che in altri settori sono stati negli anni conquistati e consolidati.
Senza sconti per nessuno.
Scritto da Rete 28 aprile - Modena
fonte:http://www.marxismo.net/
Manifestazione cittadina sabato 13 giugno ore 17:00 piazza Sant'Antonio
Dopo un anno dalla grande manifestazione del 7 giugno del 2008 che ha permesso al Progetto Rebeldìa di resistere per altri 12 mesi in via Battisti, le istituzioni di questa città hanno deciso nuovamente ed in maniera ancora più decisa di attaccare il cuore della nostra esperienza. Il 18 giugno saremo chiamati in tribunale per il processo di sfratto da via Battisti. L'intenzione questa volta è ancora più chiara: il Progetto Rebeldìa, come spazio pubblico in cui attività e culture diverse, si intrecciano, non deve esistere più in questa forma.
Per questo vi rivolgiamo un appello per costruire una difesa collettiva del Progetto Rebeldìa e di ciò che significa contro i potenti di questa città, un appello per scendere tutti insieme di nuovo in piazza il 13 giugno. Il nostro appello è così rivolto a tutte e tutti coloro che credono e lavorano quotidianamente perché un’altra città sia veramente possibile... Il nostro appello è rivolto a tutte e tutti coloro che non sono disposti ad accettare quella restrizione della democrazia e dei diritti, che nel nostro paese e nella nostra città si vuole realizzare. Il nostro appello è rivolto a tutte e tutti coloro che credono nella partecipazione dal basso, nel quotidiano fare società, contro ogni guerra globale permanente, contro il predominio del mercato, contro il razzismo, contro la precarietà del lavoro e della vita, per il rispetto dell'equità sociale, dei diritti e della salvaguardia ambientale. Il nostro appello è rivolto a tutte e tutti coloro che in questi anni hanno lavorato con il Progetto Rebeldìa, l’hanno intercettato, hanno partecipato ad iniziative ed assemblee, fatto spettacoli e concerti, o sono semplicemente venuti a trascorrere una serata . L’amministrazione comunale di fatto vuole cancellare questa esperienza e in più di un tre e mezzo non ha mai dato nessuna risposta alle nostre richieste di integrazione nell’area di via Battisti per garantire la
continuità, l’unità, la stabilità ed il radicamento territoriale delle nostre attività.Non ha dato alcuna risposta a nessuna delle nostre domande provando sistematicamente a dividere la nostra esperienza, cosa che puntualmente non è mai riuscita a fare.
Si tratta, dunque, di un problema di volontà politica, di come si intende il concetto stesso di riqualificazione di un’area della città, di decidere su quali progetti si vuole investire. In questi giorni, inoltre, si sta cercando di provare a stringere il cerchio contro di noi e il 18 giugno è fissata in tribunale l'udienza di sfratto da via Battisti, mentre altri 16 attivisti di Rebeldìa in questi giorni verranno processati per l'occupazione avvenuta nel 2003 dello stabile dell'ex-Asnu, da cui è nata
un'esperienza sociale che ormai vive ed agisce in città da 6 anni. Sei anni di storia che ora qualcuno vuole pensare di cancellare usando processi e sfratti. Per questo abbiamo deciso di convocare una grande manifestazione cittadina per il 13 giugno a difesa del Progetto Rebeldìa. Il Progetto Rebeldìa non è solo una rete di 30 associazioni, non è solo uno spazio sociale per decine di attività, un luogo di incontro e produzione politica e culturale per centinaia di soggetti. Il Progetto Rebeldìa è una pratica quotidiana di cittadinanza, uno spazio pubblico ed includente, un luogo prezioso in una società che divide, marginalizza e mette in concorrenza. Il Progetto
Rebeldìa vive e lavora nel quartiere della stazione, e qui vogliamo essere integrati, perchè pensiamo di essere un fattore di riqualificazione fondamentale in un contesto sociale desertificato, in una zona di frontiera.Questa manifestazione vuole essere una occasione per l’altra città che
non si piega alle speculazioni edilizie, al lavoro nero, alla repressione nei confronti dei migranti, per prendere parola, per continuare un cammino.Questa manifestazione vuole essere l’occasione perché oggi i movimenti e le reti sociali diffuse in città mandino un messaggio chiaro
all'amministrazione guidata dal sindaco Filippeschi che inneggia alla tolleranza zero, allo sgombero dei campi rom, al restringimento degli spazi sociali, alla precarietà ed alle esternalizzazioni dei servizi, alla trasformazione delle grandi aree pubbliche in residenze di lusso per una
Pisa a misura solo di pochi.Noi pensiamo ad un’altra città fatta di luoghi aperti e corpi liberi di
circolare, dove l’invisibile diventa visibile. E’ questa la città che vogliamo a fronte di una Pisa sempre più povera nella capacità di garantire realmente l’accesso ai servizi, alla scuola, alla sanità, alla casa. Non vogliamo una città in mano agli imprenditori e ai grandi proprietari immobiliari, che rischia di vedere il suo territorio sempre più devastato. Vogliamo invece una città che si sviluppa grazie alla partecipazione, una città di tutte e tutti coloro che la abitano, a cui devono essere riconosciuti uguali diritti nella sostanza oltre che nella forma. La città che noi stiamo costruendo investe sull’incontrarsi e mescolarsi delle differenze, capace di rispondere ai bisogni della sua
multiforme cittadinanza; una città generosa delle sue strade e delle sue piazze, dei suoi mille
edifici di proprietà pubblica da sottrarre alla speculazione e all’incuria, capace di aprire le scuole e le università ai quartieri,impedendo la costruzione di ghetti e l’innalzarsi di muri tra chi vi abita, lavora, studia, vive. Una città che pensa il proprio futuro in cui sia riconosciuto che lo sviluppo culturale e il fermento artistico, necessari per la crescita sociale e civile di una città e dei suoi
cittadini, hanno bisogno di spazi per poter nascere, crescere e arricchirsi. Difendere Rebeldìa e vincere la battaglia perché il Progetto rimanga in via Battisti è l’occasione per tutte e tutti noi per iniziare a costruire questa città che non c’è. Difendere Rebeldìa oggi significa schierarsi dalla parte degli ultimi, di chi non ha riconosciuti i propri diritti e viene sempre più criminalizzato
o marginalizzato nei luoghi di lavoro e per le strade. La nostra proposta è quella di ripartire dalla manifestazione del 13 giugno per costruire un’altra idea di città, ripartire da un lavoro nei
quartieri a cominciare da quello dello stazione moltiplicando esperienze come quelle del Progetto Rebeldìa che lì è e lì pensiamo che debba rimanere.E’ ora di prendere la parola, è il momento di scendere in piazza, E’ il nostro tempo, è il tempo di difendere il Progetto Rebeldìa.Vi invitiamo tutti ad una assemblea cittadina a Rebeldìa giovedì 28 maggio alle ore 21.30 per discutere insieme del 13 giugno.
per le adesioni: rebeldia@inventati.org
Progetto Rebeldía:
Acklab - Africa Insieme - Babilon Mediateca - Bds - Cabron - CiboliberoKC -Chicco di Senape - Ciclofficina - Cinemaltrove - Cinematic - Distretto di Economia Solidale - El Comedor Estudiantil Giordano Liva - Emergency Pisa - Equilibri Precari - Fratelli dell'Uomo - Gruppo di Acquisto Solidale Pisano- LIPU Pisa - Ingegneria Senza Frontiere - Caffetteria Critica Machu Picchu- Mezclar Ambulatorio Migranti - ¡Mosquito!- Osservatorio
Antiproibizionista - Laboratorio delle Disobbedienze Rebeldía - Rebeldía Media Crew - Rebeltheater - Scacchi Insorgenti - Gruppo TNT Lavoro Non Lavoro - Trinacria Gio Family - Un ponte per… Pisa
Rebeldia sotto sfratto
via Battisti 51/633
56125PISA
fonte:www.rebeldia.net
Trenitalia: lettera per la riassunzione di Dante De Angelis
Il licenziamento di Dante De Angelis non può essere un problema esclusivamente di chi sta scioperando per farlo riassumere, i ferrovieri e il sindacato di base, ma deve interessare tutti coloro che del treno ne fanno un mezzo di trasporto importante. Vi chiediamo pertanto di partecipare a questa protesta per la giustizia e la sicurezza di tutti i viaggiatori, diffondendo quanto più possibile questo volantino e inviandolo agli indirizzi indicati. La richiesta è rivolta soprattutto ai pendolari che possono riprodurlo e lasciarlo in giro sulle panchine delle stazioni, nei bar e “casualmente” dimenticarne qualcuno sui sedili dei treni.(A.M)
Scarica qui il volantino formato word
Spett.le Direzione
Trenitalia Spa
Ferrovie
dello Stato S.p.a.
Piazza della Croce Rossa, 1 - 00161 Roma
Roma, maggio 2009
Siamo donne e uomini che utilizzano con convinzione il treno per gli spostamenti interurbani.
Il treno da sempre è considerato, a ragione, un mezzo di trasporto poco inquinante, compatibile con l'ambiente e sicuro. Più sicuro degli altri mezzi di trasporto; ciò è quanto emerge infatti dalla storia del trasporto su rotaia.
Noi, viaggiatori e cittadini di questo paese, desideriamo che il treno continui a mantenere queste sue caratteristiche.
I lavoratori delle ferrovie, sappiamo, stanno facendo di tutto perché il treno mantenga e migliori queste sue prerogative, soprattutto, per quanto attiene alla loro attività, la SICUREZZA.
Sappiamo che, grazie alle loro lotte sindacali, i ferrovieri hanno raggiunto importanti innovazioni a vantaggio della sicurezza, una delle più significative è stata l'aver conquistato il “Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza” (Rls), come espressione della sorveglianza e verifica degli stessi lavoratori al buon funzionamento delle macchine e delle procedure.
Noi viaggiatori ci sentiamo sicuri, in un certo senso protetti, sapendo che chi produce il trasporto ferroviario, allo stesso tempo vigila con attenzione per tutelare la salute e l'incolumità di chi lavora e chi viaggia.
Ci è sembrata questa conquista un gran passo avanti di civiltà, purché il “Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza” (Rls), operi nel rispetto della verità.
Invece... un giorno veniamo a sapere che uno di questi “Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza”, uno dei più attivi e attenti, svolgendo il proprio lavoro di macchinista (quello che conduce il treno) e discutendo con i suoi compagni di lavoro, si era accorto di alcune anomalie che potevano compromettere la sicurezza di chi lavora e di chi viaggia e -giustamente- l'ha prontamente segnalato all'Azienda Trenitalia.
Si poteva pensare che questo macchinista fosse stato proposto per un premio, così sarebbe successo in un paese civile, così doveva accadere in un paese democratico... invece... è stato licenziato! Si chiama Dante De Angelis.
Sembra un racconto dell'orrore, o forse del terrore. Terrore e intimidazione con cui i dirigenti di Trenitalia cercano di ridurre al silenzio i ferrovieri, con la minaccia di licenziamento, mettendo a repentaglio la loro e la nostra sicurezza.
Ma ancor più preoccupante ci sembra la motivazione del licenziamento: "è venuto definitivamente meno il rapporto di fiducia". Con queste parole Trenitalia ha licenziato Dante De Angelis.
Noi viaggiatori vorremmo, anzi, esigiamo, di poter avere fiducia nella correttezza dei dirigenti di Trenitalia quando è in gioco la salvaguardia dell'incolumità di chi lavora e chi viaggia. Non riusciamo a comprendere quale altra fiducia la dirigenza di Trenitalia pretenda dai ferrovieri. O forse confonde fiducia con omertà?
Da quel 15 agosto del 2008, giorno in cui il ferroviere macchinista e Rls Dante De Angelis è stato licenziato per aver detto la verità all'opinione pubblica su alcuni pericoli incombenti, (poi puntualmente verificatisi), noi viaggiatori sui treni italiani NON CI SENTIAMO PIU' SICURI.
E non ci sentiremo sicuri, né cittadini di un paese civile, fino a quando Dante De Angelis non verrà reintegrato in servizio e finché non venga sanzionata l'attività antisindacale di Trenitalia lesiva dell'incolumità di chi lavora e di chi viaggia.
Il nostro auspicio, che è anche una precisa richiesta, è che l'Amministratore Delegato di Ferrovie dello Stato Mauro Moretti e tutta la dirigenza facciano un sostanziale passo indietro e riconoscano il proprio errore.
Annalisa Melandri
per un gruppo di viaggiatori delle Ferrovie di Roma Trastevere
fonte:www.annalisamelandri.it
giovedì 28 maggio 2009
Rinnovati i contratti stagionali in 460 arriveranno a fine luglio
Si allungano le prosettive di lavoro per gli stagionali entrati in fabbrica. Le vendite Piaggio corrono sull’onda lunga degli incentivi e alimentano il mercato del lavoro in Valdera. E così c’è il rinnovo in vista per i 665 stagionali per i quali il rapporto di lavoro è in scadenza al 31 maggio: 505 contratti a termine e i 160 interinali. È quanto ha reso noto l’azienda alle Rsu in relazione al piano operativo, ovvero al programma produttivo, di giugno. In attesa di conoscere le proiezioni occupazionali per luglio è un segnale in positivo, che arrivano a metà di un’annata non certo facile per il mercato delle due ruote e dei veicoli commerciali. Torneranno a casa il 20 giugno i primi venti interinali e altri 28 il 27 dello stesso mese. Invece, il 3 luglio termineranno il lavoro in Piaggo in 140 di cui 28 con contrattisti a termine. Gli altri, ovvero 460 stagionali, arriveranno alle ferie d’agosto, con termine del rapporto di lavoro al 31 luglio. «Nonostante tutto, per come era partito l’anno sul fronte dell’occupazione stagionale, si tratta di numeri importanti - afferma Marcello Casati, segretario provinciale Uilm - Abbiamo formalmente richiesto all’azienda un incontro per esaminare la gestione dell’accordo integrativo e verificare gli aspetti economici del premio di risultato. Siamo in attesa di una convocazione». Anche il segretario provinciale Fim, Angelo Mangino, sottolinea il positivo andamento dell’occupazione stagionale. «L’obiettivo di mantenere gli stagionali fino alla pausa di agosto è stato sostanzialmente centrato nella dimensione numerica, considerato anche che gli ingressi in fabbrica sono stati superiori a quelli dello scorso anno. È da sottolineare che gli ingressi sono avvenuti sulla base delle regole definite nell’accordo integrativo». «All’interno del gruppo lo stabilimento di Pontedera è l’unica realtà che regge e mantiene gli obiettivi previsti - dice David Belcari Rsu Fiom - Resta però da vedere che cosa accadrà a settembre, dopo la fermata d’agosto. Più volte è stato sottolineato dalla direzione che si naviga a vista, mese per mese, e dobbiamo anche considerare le difficoltà che stanno investendo Aprilia e Guzzi entrambe già alle prese con la cassa integrazione».
M.M.
[Articolo del Tirreno del 27 maggio 2009]
fonte:http://iltirreno.gelocal.it/
M.M.
[Articolo del Tirreno del 27 maggio 2009]
fonte:http://iltirreno.gelocal.it/
“A Cagliari emergono gravissime responsabilità della Saras. Chiediamo alla Magistratura sarda di risalire fino ai massimi livelli, come a Torino”
Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.
“I sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm di Cagliari e della Sardegna hanno deciso 4 ore di sciopero regionale dei metalmeccanici in concomitanza con i funerali delle vittime della strage verificatasi alla Saras di Sarroch, e lo sciopero continuato dei lavoratori della raffineria fino a lunedì1° giugno.”
“Dagli incontri che abbiamo avuto alla Saras con i lavoratori degli appalti, dalle assemblee, dalle riunioni sindacali unitarie, è emersa una gravissima responsabilità della Saras su quanto è avvenuto.”
“La raffineria ha deciso di realizzare un programma di manutenzione, che normalmente richiede diversi mesi di lavoro, in soli 45 giorni. Questo ha comportato un aggravio senza precedenti delle condizioni dei lavoratori in appalto, un incremento del lavoro precario, la ridefinizione in senso peggiorativo della catena degli appalti e dei subappalti. Si è così creato un clima di gravissima insicurezza che ha portato alla strage. Chiediamo che la Magistratura accerti tutte le responsabilità nella catena degli appalti fino ai massimi livelli della Saras, utilizzando la stessa impostazione della magistratura di Torino.”
“A tal fine, la Fiom si costituirà parte civile nel procedimento penale. Le decisioni di lotta assunte dai lavoratori e da Fim, Fiom, Uilm territoriali e regionali, con lo sciopero regionale dei metalmeccanici e con la fermata fino a lunedì 1° giugno di tutto il sito e con il blocco totale dello straordinario, hanno il nostro pieno sostegno.”
“L’ennesima strage sul lavoro è la dimostrazione che tutti gli ottimismi messi in circolazione, i conseguenti cali di attenzione, le deregolamentazioni che si stanno attuando o si vogliono attuare, possono aggravare una situazione già drammatica, ove la crisi e la precarietà diventano un altro fattore di rischio per la salute e per la vita dei lavoratori.”
fonte:http://www.fiom.cgil.it
“I sindacati dei metalmeccanici Fim, Fiom, Uilm di Cagliari e della Sardegna hanno deciso 4 ore di sciopero regionale dei metalmeccanici in concomitanza con i funerali delle vittime della strage verificatasi alla Saras di Sarroch, e lo sciopero continuato dei lavoratori della raffineria fino a lunedì1° giugno.”
“Dagli incontri che abbiamo avuto alla Saras con i lavoratori degli appalti, dalle assemblee, dalle riunioni sindacali unitarie, è emersa una gravissima responsabilità della Saras su quanto è avvenuto.”
“La raffineria ha deciso di realizzare un programma di manutenzione, che normalmente richiede diversi mesi di lavoro, in soli 45 giorni. Questo ha comportato un aggravio senza precedenti delle condizioni dei lavoratori in appalto, un incremento del lavoro precario, la ridefinizione in senso peggiorativo della catena degli appalti e dei subappalti. Si è così creato un clima di gravissima insicurezza che ha portato alla strage. Chiediamo che la Magistratura accerti tutte le responsabilità nella catena degli appalti fino ai massimi livelli della Saras, utilizzando la stessa impostazione della magistratura di Torino.”
“A tal fine, la Fiom si costituirà parte civile nel procedimento penale. Le decisioni di lotta assunte dai lavoratori e da Fim, Fiom, Uilm territoriali e regionali, con lo sciopero regionale dei metalmeccanici e con la fermata fino a lunedì 1° giugno di tutto il sito e con il blocco totale dello straordinario, hanno il nostro pieno sostegno.”
“L’ennesima strage sul lavoro è la dimostrazione che tutti gli ottimismi messi in circolazione, i conseguenti cali di attenzione, le deregolamentazioni che si stanno attuando o si vogliono attuare, possono aggravare una situazione già drammatica, ove la crisi e la precarietà diventano un altro fattore di rischio per la salute e per la vita dei lavoratori.”
fonte:http://www.fiom.cgil.it
mercoledì 27 maggio 2009
Morire per un tozzo di pane!
Ieri sono morti tre operai in modo atroce. I loro ultimi attimi di vita strappati in modo raccapricciante sono stati di solidarietà umana : hanno tentato di strappare uno di loro alla morte e ne sono stati falciati tutti e tre.La loro morte non cambierà niente. Altri operai od operaie moriranno oggi ed altri ancora domani e poi dopodomani. Se, alla fine dell'anno l'Istat ne conterà qualcuno in meno dell'anno precedente, qualcuno si pavoneggierà al Governo dei risultati raggiunti anche se la cifra sarà sempre una spaventosa ecatombe che riempie l'Italia di vedove e di orfani.La morte di questi e di tutti gli altri lavoratori caduti spesso per un lavoro durissimo pagato meno di mille euro al mese non è dovuta al caso. Anche l'Avvenire comincia a ragionarci sopra anche se non ha individuato tutte le ragioni che generano questa mostruosa macchina di morte. Una responsabilità è certamente quella legata al turnover, all'uso di operai usa e getta, al quale ricorrono le imprese che spesso sono di sub appalto. Cambiare squadre di operai ogni giorno o ogni settimana per assumere spesso i più disperati, per non avere storie con diritti che maturano con l'anzianità può fare comodo alle imprese che vogliono ricavare il massimo profitto dalla commessa che hanno ricevuto. Ma l'operaio usa e getta non ha esperienza e l'azienda di cui è dipendente non accumula Knov-how. La mancata accumulazione di esperienza per l'uso sempre più diffuso di lavoro precario ed occasionale non solo è pericolosa ma costituisce una perdita secca per l'intera società che si impoverisce di cultura tecnica e di specializzazioni ben collaudate. Ho ricordato altra volta che la Torre Eiffel fu costruita da circa duecento carpentieri del ferro in due anni senza un solo infortunio mortale. Gli operai lavoravano in condizioni climatiche spesso proibitive ad altezze da vertigine. Perchè non vi morì nessuno? Per il motivo semplice della alta professionalità di maestranze che non venivano sostituite con la frequenza criminosa ma impunita con la quale vengono assunti e licenziati oggi gli operai delle fabbriche e deu cantieri. Un precario che fa oggi il muratore, domani il cameriere, e poi il fattorino o l'autista o altro e che è costretto a cercarsi il lavoro se vuole sopravvivere non riesce ad impararne bene e fino in fondo uno. La legge Biagi ha dato un colpo mortale alla possibilità di specializzarsi, di accumulare un know-kow personale e di riversarlo nel lavoro. Il capitalismo ha creato una lunghissima schiera di schiavi moderni pronti ad essere usati e poi abbandonati al loro destino.Ma questa ragione, condivisa da L'Avvenire, non è la sola a generare la morte sul lavoro. L'altra ragione è legata allo stress di turni pesantissimi e sempre più lunghi che si svolgono con la copertura di un inaccettabile orientamento della legislazione che fissa fino a tredici ore la soglia dell'orario di lavoro e che vorrebbe portare ad oltre sessanta ore il lavoro settimanale. Ma al centro della questione è la mercificazione del lavoro, della prestazione lavorativa e della stessa vita del lavoratore. Oggi la società capitalistica e asolidale accetta con indifferenza sia pure più dissimulata da un finto scandalizzarsi dei massmedia la morte operaia. Lo considera un costo necessario al tenere in piedi la baracca in cui viviamo. Oggi il lavoratore conta pochissimo non solo in fabbrica ma anche dentro il suo stesso sindacato (ammesso che ne abbia uno). Ho proposto subito dopo il rogo della Thissen che gli addetti alla sicurezza fossero muniti di poteri ispettivi e che fossero considerati veri e propri terminali di un sistema di protezione,di allarme, di intervento degli ispettorati del lavoro. Una legge dello Stato dovrebbe conferire questi poteri agli addetti alla sicurezza e si creerebbe uno sterminato meccanismo di contrasto con gli infortuni. Lo Stato non avrà i mezzi per intervenire in milioni di aziende disseminate nel territorio nazionale anche se assumesse molti altri ispettori. Il conferimento di potere agli addetti alla sicurezza genererebbe una rete formidabile ed a costo zero. Ma questa scelta che farebbe crescere il ruolo di questa importante funzione dei lavoratori della sicurezza non sarà mai accettata. In atto le aziende vogliono gli addetti alla sicurezza come comparse passive, lavoratori che se vogliono continuare a guadagnarsi il pane debbono stare zitti, non chiedere niente, non sapere niente di quello che dovrebbero sapere sui macchinari, sulla organizzazione del lavoro. Il sindacato è molto impegnato a realizzare enti bilaterali ed accetta un ruolo di collaborazione sempre più subalterno al Dio Imprenditore. Questo sindacato non combatterà la battaglia contro la morte in fabbrica chiedendo poteri per i delegati alla sicurezza. Questo è il mio rammarico più grande, la mia più grande amarezza.
Pietro Ancona
fonte:http://medioevosociale-pietro.blogspot.com
Pietro Ancona
fonte:http://medioevosociale-pietro.blogspot.com
Alla direzione provinciale del lavoro di Pisa
26 Maggio ‘09
Denunciamo di nuovo la violazione da parte del datore di lavoro Piaggio e c. spa dell’art 7 del d.lgs 66/2003 per aver fatto svolgere il lavoro straordinario Sabato 23/5/09 nel reparto "prova motori"- officina 2 bis senza rispettare le 11 ore di riposo tra la fine del turno (ore 22 del 22/5/09) e l’inizio di quello successivo (ore 6 del _23/5/09).
Denunciamo inoltre la violazione dell’art.5- sezione quarta-titolo III del ccnl dei metalmeccanici (orario di lavoro) in quanto, alcuni lavoratori, addetti alla linea di montaggio motori "Leader", dopo aver svolto varie ore di lavoro straordinario dal Lunedì al Venerdì, sono state comandate dall’azienda a lavorare il Sabato 16/ 5/09 , superando le 48 ore settimanali.
Segnaliamo tra l’altro che Sabato l6/ 5 era in atto uno sciopero, e l’azienda ha impiegato questi lavoratori su di un'altra linea di montaggio in sostituzione di quelli in sciopero.
Distinti saluti .
RSU FIOM/CGIL — Piaggio
[Denuncia che Fiom ha presentato all'Uffico del Lavoro nei confronti della azienda Piaggio colpevole di non rispettare i riferimenti normativi e il CCNL]
Denunciamo di nuovo la violazione da parte del datore di lavoro Piaggio e c. spa dell’art 7 del d.lgs 66/2003 per aver fatto svolgere il lavoro straordinario Sabato 23/5/09 nel reparto "prova motori"- officina 2 bis senza rispettare le 11 ore di riposo tra la fine del turno (ore 22 del 22/5/09) e l’inizio di quello successivo (ore 6 del _23/5/09).
Denunciamo inoltre la violazione dell’art.5- sezione quarta-titolo III del ccnl dei metalmeccanici (orario di lavoro) in quanto, alcuni lavoratori, addetti alla linea di montaggio motori "Leader", dopo aver svolto varie ore di lavoro straordinario dal Lunedì al Venerdì, sono state comandate dall’azienda a lavorare il Sabato 16/ 5/09 , superando le 48 ore settimanali.
Segnaliamo tra l’altro che Sabato l6/ 5 era in atto uno sciopero, e l’azienda ha impiegato questi lavoratori su di un'altra linea di montaggio in sostituzione di quelli in sciopero.
Distinti saluti .
RSU FIOM/CGIL — Piaggio
[Denuncia che Fiom ha presentato all'Uffico del Lavoro nei confronti della azienda Piaggio colpevole di non rispettare i riferimenti normativi e il CCNL]
La Rete 28 Aprile della Sardegna esprime profondo dolore per questa nuova strage sul lavoro ed è vicina ai familiari delle vittime.
Questo pomeriggio Daniele Melis di 26 anni, Luigi Solinas di 27 e Bruno Muntoni di 52, operai della Comesa (ditta di appalto che opera alla Saras di Sarroch) sono morti per intossicazione da azoto mentre stavano pulendo una cisterna in un impianto della raffineria e un quarto operaio è rimasto ferito.
Il dolore e la rabbia per questi nuovi morti sul lavoro sono ancora più grandi se si considera che anziché intervenire con provvedimenti che garantiscano maggiore sicurezza è in atto la campagna per depotenziare il Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, mentre le stragi non si arrestano.
La Rete 28 Aprile della Sardegna esprime profondo dolore per questa nuova strage sul lavoro ed è vicina ai familiari delle vittime.
Sassari 26 maggio 2009
Rete 28 Aprile Sardegna
Il dolore e la rabbia per questi nuovi morti sul lavoro sono ancora più grandi se si considera che anziché intervenire con provvedimenti che garantiscano maggiore sicurezza è in atto la campagna per depotenziare il Testo Unico sulla Sicurezza nei Luoghi di Lavoro, mentre le stragi non si arrestano.
La Rete 28 Aprile della Sardegna esprime profondo dolore per questa nuova strage sul lavoro ed è vicina ai familiari delle vittime.
Sassari 26 maggio 2009
Rete 28 Aprile Sardegna
martedì 26 maggio 2009
“La nuova strage in Sardegna è la dimostrazione che sulla salute e la sicurezza del lavoro si sta colpevolmente abbassando la guardia”
Giorgio Cremaschi, Segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile Ufficio salute e sicurezza presente in Umbria alla marcia per il lavoro organizzata dalla Fiom che ha fatto tappa a Campello sul Clitunno per inaugurare proprio oggi un monumento in ricordo dei quattro lavoratori uccisi all’Umbria Oli, ha così dichiarato a commento della nuova strage sul lavoro avvenuta in Sardegna.
“Avevamo appena finito di ricordare a Campello sul Clitunno i 4 metalmeccanici uccisi alla Umbria Oli che ci è arrivata la notizia di una nuova strage sul lavoro in Sardegna. Ancora nelle manutenzioni, ancora negli appalti. Mentre esprimiamo la rabbia, il dolore e la solidarietà ai familiari, per la nuova strage non possiamo che ribadire quello che abbiamo detto ricordando i morti dell’Umbria. Si sta abbassando la guardia, la crisi, le dismissioni, la precarietà, la catena degli appalti, diventano altrettante cause di rischio grave per la salute e la vita dei lavoratori. Se a questo si aggiunge la campagna per ridimensionare il testo unico sulla salute e la sicurezza del lavoro, il lodo salva manager, la riduzione dei controlli, è ben chiaro che gli allarmi che continuamente vengono lanciati sulla carneficina in atto sui luoghi di lavoro, in primo luogo dal Presidente della Repubblica, sono tuttora inascoltati.”
“La Fiom nazionale sostiene tutte le iniziative di mobilitazione e lotta che verranno prese attorno alla strage della Sarast e si costituirà parte civile nel procedimento penale contro tutte le responsabilità a tutti i livelli.”
fonte:http://www.fiom.cgil.it
“Avevamo appena finito di ricordare a Campello sul Clitunno i 4 metalmeccanici uccisi alla Umbria Oli che ci è arrivata la notizia di una nuova strage sul lavoro in Sardegna. Ancora nelle manutenzioni, ancora negli appalti. Mentre esprimiamo la rabbia, il dolore e la solidarietà ai familiari, per la nuova strage non possiamo che ribadire quello che abbiamo detto ricordando i morti dell’Umbria. Si sta abbassando la guardia, la crisi, le dismissioni, la precarietà, la catena degli appalti, diventano altrettante cause di rischio grave per la salute e la vita dei lavoratori. Se a questo si aggiunge la campagna per ridimensionare il testo unico sulla salute e la sicurezza del lavoro, il lodo salva manager, la riduzione dei controlli, è ben chiaro che gli allarmi che continuamente vengono lanciati sulla carneficina in atto sui luoghi di lavoro, in primo luogo dal Presidente della Repubblica, sono tuttora inascoltati.”
“La Fiom nazionale sostiene tutte le iniziative di mobilitazione e lotta che verranno prese attorno alla strage della Sarast e si costituirà parte civile nel procedimento penale contro tutte le responsabilità a tutti i livelli.”
fonte:http://www.fiom.cgil.it
Contratti: Marcegaglia, lavoriamo con la Cgil per rinnovarli senza conflitti
Alla Cgil "riconosciamo l'atteggiamento responsabile sul territorio" e adesso occorre "lavorare insieme per rinnovare i contratti senza conflitti e senza difficoltà". E' l'invito di Emma Marcegaglia, presidente di Confindustria, che parla all'assemblea delle imprese di Varese. Sui contratti "ho cercato di fare di tutto per portare la Cgil al tavolo - ribadisce - perchè è il sindacato più importante, ma dopo una riflessione abbiamo deciso di andare avanti lo stesso, nessun veto può bloccare la modernizzazione".
fonte:http://www.rassegna.it
fonte:http://www.rassegna.it
lunedì 25 maggio 2009
A tutte le lavoratrici e i lavoratori di Fincantieri
Anche questa volta grazie! La segreteria nazionale della Fiom e il coordinamento nazionale Fiom del gruppo Fincantieri ringraziano le lavoratrici e i lavoratori del gruppo per la straordinaria adesione allo sciopero e alla manifestazione nazionale a Trieste di venerdì scorso. Questa risposta dei lavoratori è ancora una volta una prova di fiducia verso la Fiom, che non si è piegata al diktat dell’azienda. Ci impegniamo a ricambiare questa fiducia e non molleremo la presa. Chiediamo formalmente a Fincantieri di prendere atto che l’accordo separato è stato respinto e di riaprire la trattativa. La nostra mobilitazione continuerà fino a quando saremo riusciti a ottenere un accordo giusto e dignitoso, che possa essere approvato dalle lavoratrici e dai lavoratori del gruppo. Il coordinamento nazionale Fiom del gruppo Fincantieri si riunirà nei prossimi giorni per decidere le iniziative necessarie a dare continuità alla vertenza. Uno sciopero di 8 ore cosi’ riuscito vale piu’ di un referendum e’ come se i lavoratori avessero votato l’accordo e’ stato nuovamente bocciato l’azienda ne prenda finalmente atto!
fonte:http://www.fiom.cgil.it/
Rassegna stampa completa del 23 maggio
fonte:http://www.fiom.cgil.it/
Saint-Gobain: addio vecchio Float
Questa mattina prevista la fermata della colata dello storico forno della fabbrica di Porta a Mare. Il 28 maggio un nuovo incontro presso il Ministero delle Attività Produttive
Negli scorsi giorni erano stati fatti tutti i preparativi necessari, e questa mattina dopo quasi 14 anni verrà fermata la colata del forno Float della Saint-Gobain di Pisa. Lo spegnimento avverrà progressivamente nelle prossime settimane e tutte le operazioni dovrebbero essere completate per i primi di luglio.
Il cuore produttivo della fabbrica di Porta a Mare, come annunciato da mesi dai dirigenti della multinazionale del vetro, quindi si ferma. Il futuro però è ancora incerto.
Nonostante le rassicurazioni da parte della Saint-Gobain che il nuovo Float verrà ricostruito entro il 2010, probabilmente nella seconda metà del prossimo anno, se le condizioni del mercato lo consentiranno, ad oggi una data certa e soprattutto l'investimento non risultano in alcun documento ufficiale dell'azienda. Considerato che per costruire il nuovo forno occorreranno tra i 9 ed i 12 mesi realisticamente la produzione di questo tipo di vetro, qualora la Saint-Gobain confermasse l'investimento ed i tempi di realizzazione, non ripartirà a pieno regime prima della seconda metà del 2011.
I primi effetti della fermata del Float si inizieranno a fare sentire da subito sui lavoratori. Infatti tutti i contratti per i lavoratori interinali non verranno rinnovati, e già a fine maggio la quasi totalità di questi è in scadenza. Inoltre verrà richiesta la cassa integrazione straordinaria per circa 150 lavoratori con valenza di un'anno, ovvero dal luglio 2009 al luglio 2010, da gestire nelle modalità e nell'utilizzo con accordi fra Rsu e azienda.
Da oggi, inoltre, con lo stop della colata, inizierà lo spostamento progressivo dei lavoratori della linea Float in altri reparti (forno 4 e stratificati edilizia) per attività di formazione ed a alcuni verrà chiesta anche la disponibilità per aiutare nel lavoro di smantellamento dell'attuale forno.
A questo occorre aggiungere le ripercussioni che la chiusura del Float e la ristrutturazione aziendale avranno dal punto di vista occupazionale anche sull'indotto della fabbrica di Porta a Mare. Sono numerose, infatti, le ditte e cooperative che lavorano per la multinazionale. Si tratta di più di 200 addetti tra trasporti, pulizie, servizi e mense, la maggior parte dei quali, ricordiamo, non godono della possibilità di ricorrere ad ammortizzatori sociali ma finiranno per essere disoccupati.
Infine sul fronte delle trattative il prossimo appuntamento è per il 28 maggio a Roma in occasione del secondo incontro che si terrà sempre presso il Ministero delle Attività produttive tra rappresentanti del Governo, dirigenti dell'azienda e rappresentanti sindacali dove verranno discusse le eventuali novità provenienti da Parigi.
fonte:http://www.pisanotizie.it
Negli scorsi giorni erano stati fatti tutti i preparativi necessari, e questa mattina dopo quasi 14 anni verrà fermata la colata del forno Float della Saint-Gobain di Pisa. Lo spegnimento avverrà progressivamente nelle prossime settimane e tutte le operazioni dovrebbero essere completate per i primi di luglio.
Il cuore produttivo della fabbrica di Porta a Mare, come annunciato da mesi dai dirigenti della multinazionale del vetro, quindi si ferma. Il futuro però è ancora incerto.
Nonostante le rassicurazioni da parte della Saint-Gobain che il nuovo Float verrà ricostruito entro il 2010, probabilmente nella seconda metà del prossimo anno, se le condizioni del mercato lo consentiranno, ad oggi una data certa e soprattutto l'investimento non risultano in alcun documento ufficiale dell'azienda. Considerato che per costruire il nuovo forno occorreranno tra i 9 ed i 12 mesi realisticamente la produzione di questo tipo di vetro, qualora la Saint-Gobain confermasse l'investimento ed i tempi di realizzazione, non ripartirà a pieno regime prima della seconda metà del 2011.
I primi effetti della fermata del Float si inizieranno a fare sentire da subito sui lavoratori. Infatti tutti i contratti per i lavoratori interinali non verranno rinnovati, e già a fine maggio la quasi totalità di questi è in scadenza. Inoltre verrà richiesta la cassa integrazione straordinaria per circa 150 lavoratori con valenza di un'anno, ovvero dal luglio 2009 al luglio 2010, da gestire nelle modalità e nell'utilizzo con accordi fra Rsu e azienda.
Da oggi, inoltre, con lo stop della colata, inizierà lo spostamento progressivo dei lavoratori della linea Float in altri reparti (forno 4 e stratificati edilizia) per attività di formazione ed a alcuni verrà chiesta anche la disponibilità per aiutare nel lavoro di smantellamento dell'attuale forno.
A questo occorre aggiungere le ripercussioni che la chiusura del Float e la ristrutturazione aziendale avranno dal punto di vista occupazionale anche sull'indotto della fabbrica di Porta a Mare. Sono numerose, infatti, le ditte e cooperative che lavorano per la multinazionale. Si tratta di più di 200 addetti tra trasporti, pulizie, servizi e mense, la maggior parte dei quali, ricordiamo, non godono della possibilità di ricorrere ad ammortizzatori sociali ma finiranno per essere disoccupati.
Infine sul fronte delle trattative il prossimo appuntamento è per il 28 maggio a Roma in occasione del secondo incontro che si terrà sempre presso il Ministero delle Attività produttive tra rappresentanti del Governo, dirigenti dell'azienda e rappresentanti sindacali dove verranno discusse le eventuali novità provenienti da Parigi.
fonte:http://www.pisanotizie.it
Alitalia, "una compagnia di carta" La storia dalla parte dei dipendenti
La vicenda Alitalia vista da un assistente di volo cassaintegrato, uno dei tanti, visto che alla fine i dipendenti rimasti a terra dopo la costituzione della nuova compagnia aerea sono stati diverse migliaia. "Tutti giù per aria", documentario autoprodotto da alcuni dipendenti dell'ex compagnia di bandiera, con l'aiuto dell'associazione culturale Cogito e la regia di Francesco Cordio, mette insieme mesi di proteste ignorate, di trattative estenuanti che alla fine hanno lasciato l'amaro in bocca non solo a cassaintegrati e licenziati, ma anche agli assunti con il nuovo contratto, a lungo contestato e alla fine accettato per necessità.
Le rivendicazioni delle lavoratrici madri, che in precedenza erano esonerate dal lavoro notturno. La rabbia dei cassaintegrati lasciati per mesi senza alcuna indennità, per la mancata comunicazione della Cai. La sensazione diffusa che tutto sarebbe potuto andare diversamente, anche per i contribuenti italiani, costretti ad accollarsi i costi della 'bad company' (ma è ancora da stabilire se la nuova Alitalia sia una 'good company', considerati i ritardi e i disservizi già accumulati nei primi mesi).
Sulla vicenda intervengono il segretario generale della Fiom Giorgio Cremaschi, il giornalista Marco Travaglio e Dario Fo, che lancia un fermo invito a "non arrendersi, a non sperare che le cose si salvino da sole. Non si può accettare una storia del genere: l'unica fiducia e speranza bisogna averla in noi stessi, ognuno deve fare la propria parte. Se si perde questa battaglia ce ne saranno altre del genere, e allora sarà il disastro totale".
E, in fondo al documentario, il pacato e pungente monologo di Ascanio Celestini. "A me piacciono gli aerei di carta". Un po' come quelli di Alitalia. E d'altra parte, un Paese dove le case crollano per il terremoto perché sono costruite con la sabbia del mare, ricorda Celestini, cos'altro si merita se non una compagnia di carta?
"Tutti giù per aria" verrà presentato l'1 giugno al Teatro Ghione, a Roma, alle 20.30. L'ingresso è a sottoscrizione. Altre informazioni sul sito dell'iniziativa.
fonte:http://finanza.repubblica.it/
Le rivendicazioni delle lavoratrici madri, che in precedenza erano esonerate dal lavoro notturno. La rabbia dei cassaintegrati lasciati per mesi senza alcuna indennità, per la mancata comunicazione della Cai. La sensazione diffusa che tutto sarebbe potuto andare diversamente, anche per i contribuenti italiani, costretti ad accollarsi i costi della 'bad company' (ma è ancora da stabilire se la nuova Alitalia sia una 'good company', considerati i ritardi e i disservizi già accumulati nei primi mesi).
Sulla vicenda intervengono il segretario generale della Fiom Giorgio Cremaschi, il giornalista Marco Travaglio e Dario Fo, che lancia un fermo invito a "non arrendersi, a non sperare che le cose si salvino da sole. Non si può accettare una storia del genere: l'unica fiducia e speranza bisogna averla in noi stessi, ognuno deve fare la propria parte. Se si perde questa battaglia ce ne saranno altre del genere, e allora sarà il disastro totale".
E, in fondo al documentario, il pacato e pungente monologo di Ascanio Celestini. "A me piacciono gli aerei di carta". Un po' come quelli di Alitalia. E d'altra parte, un Paese dove le case crollano per il terremoto perché sono costruite con la sabbia del mare, ricorda Celestini, cos'altro si merita se non una compagnia di carta?
"Tutti giù per aria" verrà presentato l'1 giugno al Teatro Ghione, a Roma, alle 20.30. L'ingresso è a sottoscrizione. Altre informazioni sul sito dell'iniziativa.
fonte:http://finanza.repubblica.it/
domenica 24 maggio 2009
Fuori la politica dalla fabbrica Fim: serve il punto sull'integrativo
Domani la Fiom replica lo sciopero della flessibilità in Piaggio. I numeri delle adesioni nel complesso non sfondano quota 10% ma per le Rsu dei metalmeccanici aderenti a Cgil il conto non dovrebbe considerare i precari che su quelle linee sono la maggioranza. Sul confronto che si è aperto sulla gestione dell’accordo integrativo a prendere la parola è la Rsu Fim: «Pensavamo che il voto referendario fosse stato chiarissimo». E aggiungono: «Se il nostro confronto continuerà a essere condizionato dalle appartenenze agli schieramenti della politica, e da questa ne derivano le decisioni e le iniziative, allora non ci siamo. I 1.496 sì hanno già trasferito il mandato al sindacato, non abbiamo bisogno di tornare da loro per discutere e confrontarci di nuovo dichiarando lo sciopero. Abbiamo noi il dovere di assumerci le responsabilità, non i lavoratori». Ma al di là delle divisioni la Fim rinnova dal canto suo l’appello all’unità: «Da solo nessuno può farcela. La Fiom persistendo nella divisione non farà altro che il gioco dell’azienda, e il risultato sarebbe un lento ma inesorabile declino del sindacato. Questo creerebbe un danno enorme e irreparabile per lo sviluppo futuro dell’azienda e del territorio. Per noi la controparte era, è e sarà sempre l’azienda. Sia chiaro, per quanto ci riguarda l’unità è solo una delle condizioni necessarie, l’altra è la disponibilità ai cambiamenti e all’innovazione delle forme e dei contenuti dell’azione sindacale e della contrattazione». Sull’integrativo la Rsu Fim propone di fare il punto: «È necessario fermare la macchina, ripartire dalle relazioni sindacali fondamentali per la gestione e sospendere la flessibilità in attesa dell’incontro ufficiale urgente».
M.M.
[Articolo del Tirreno del 22 Maggio 2009]
M.M.
[Articolo del Tirreno del 22 Maggio 2009]
sabato 23 maggio 2009
Fiat: Rinaldini (Fiom), non si può pensare a chiusure in Italia
"Ci vuole subito un incontro e non è possibile pensare a chiusure nel nostro Paese". E' quanto ribadisce il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, commentando la precisazione della Fiat sul numero degli esuberi in Europa previsti dall'offerta per Opel (meno di 10.000 secondo il Lingotto).
Rinaldini annuncia anche che, in occasione del congresso internazionale dei metalmeccanici a Goteborg, a margine del quale domenica si terrà una riunione dei sindacati coinvolti nella vicenda Fiat per fare il punto, potrebbero essere decise iniziative di mobilitazione comune.
fonte:http://www.rassegna.it
Rinaldini annuncia anche che, in occasione del congresso internazionale dei metalmeccanici a Goteborg, a margine del quale domenica si terrà una riunione dei sindacati coinvolti nella vicenda Fiat per fare il punto, potrebbero essere decise iniziative di mobilitazione comune.
fonte:http://www.rassegna.it
venerdì 22 maggio 2009
Contro la crisi e contro il razzismo!

Manifestazione Nazionale
Campagna Nazionale “Da che parte stare”
La crisi colpisce duro, la crisi colpisce tutti: donne e uomini, italiani e migranti. Eppure, per rispondere alla crisi, il governo produce e sancisce differenze. È razzismo istituzionale: la legge Bossi-Fini e il “pacchetto sicurezza” inseguono il sogno di una forza lavoro usa e getta, vogliono ridurre i migranti e le migranti alla perenne espellibilità. Tutti i lavoratori e le lavoratrici in cassa integrazione, sospesi dal lavoro e licenziati vedono ogni progetto di vita frantumarsi di fronte ai loro occhi. Tra i lavoratori, i precari con contratti a termine e senza garanzie sono messi alla porta per primi. Tra i lavoratori, i migranti vivono una doppia precarietà, sanno che il permesso di soggiorno non sarà rinnovato, la clandestinità è una minaccia più vicina, l’espulsione una possibilità sempre presente. Per questo è ora di scegliere DA CHE PARTE STARE.
Il razzismo istituzionale colpisce duro: il Governo Berlusconi, con la Lega Nord in prima fila e buona parte dei media, hanno dato il via ad una campagna di odio che si indirizza prevalentemente contro i “clandestini” ma criminalizza tutti i migranti giustificando il loro sfruttamento. La proposta di un “contributo” per il rinnovo dei permessi – che si aggiunge al furto dei contributi previdenziali e pensionistici che non possono essere ritirati – mostra che il salario dei migranti è considerato risorsa sempre disponibile. Si tratta di denaro che, con quello di tutti i lavoratori, pagherà nuovi Centri di identificazione ed espulsione. E mentre il razzismo istituzionale si legittima sul corpo delle donne facendo strada a ronde e linciaggi popolari, la violenza continua nelle case, i tagli alla scuola e al welfare pretendono di rinchiudere tutte le donne tra le mura domestiche, riservando alle migranti solo un posto da “badanti”. Per questo è ora di scegliere DA CHE PARTE STARE.
La crisi mostra spietatamente che lo sfruttamento non conosce differenze: tutti hanno mutui e affitti da pagare, l’incubo del giorno dopo. Il razzismo istituzionale impedisce però ai migranti di sperare persino nelle già povere “misure anticrisi”. Ammortizzatori sociali, piani edilizi, bonus bebè non li riguardano: devono solo pagare, e farlo in silenzio. L’abolizione del divieto di denunciare i migranti irregolari che si rivolgono alle strutture sanitarie è l’espressione più meschina di una strategia che vuole produrre una clandestinità politica oltre che legale. Impedire di certificare la nascita dei figli e delle figlie dei migranti senza documenti pone un’ipoteca sulle prossime generazioni. Per questo è ora di scegliere DA CHE PARTE STARE.
Contro i colpi duri della crisi e del razzismo istituzionale, la risposta deve essere altrettanto forte. È ora di scegliere DA CHE PARTE STARE, e tutti e tutte siamo chiamati in causa. Le organizzazioni autonome dei migranti, che in questi anni hanno tenuto alta la lotta contro la legge Bossi-Fini, le associazioni e i movimenti antirazzisti, i sindacati, tutti siamo tenuti a schierarci contro questa politica del razzismo. Fino a quando i migranti saranno esposti al ricatto, tutti saranno più ricattabili. È tempo di ritessere il filo della solidarietà, di avviare in ogni territorio una nuova grande azione concreta di lotta capace di opporsi a un attacco alle condizioni di vita che colpisce prima di tutto i migranti, ma non solo i migranti.
È ORA DI STARE DALLA PARTE DEI MIGRANTI E DELLE MIGRANTI. Per questo, facciamo appello a tutti i lavoratori, le lavoratrici, gli studenti e le studentesse, le associazioni e i sindacati, affinché siano parte di questa lotta. Con questo appello inizia il percorso per una mobilitazione che arrivi a una grande manifestazione nazionale il 23 maggio a Milano, una città del nord dove più evidenti sono le caratteristiche dell’offensiva del razzismo istituzionale e più marcati gli effetti della crisi. Affinché gli effetti della legge Bossi-Fini non amplifichino quelli della crisi, NOI CHIEDIAMO:
- che i permessi di soggiorno siano congelati in caso di licenziamento, cassa integrazione, mobilità, sospensione dal lavoro;
- che i migranti, così come tutti quei lavoratori che non usufruiscono di ammortizzatori, partecipino alla pari di ogni altro lavoratore a ogni misura di sostegno e vedano salvaguardati i contributi che hanno versato;
- che i migranti e tutti i lavoratori possano rinegoziare i loro mutui in caso di perdita del lavoro; il blocco degli sfratti per tutti i lavoratori e le lavoratrici nella stessa condizione, perché sappiamo che un migrante senza contratto di locazione è un lavoratore clandestino;
- il mantenimento del divieto di denuncia dei migranti senza documenti che si rivolgono alle strutture sanitarie e della possibilità di registrare la nascita dei loro figli;
- il ritiro della proposta di un permesso di soggiorno a punti e di qualunque tipo di “contributo” economico, sia esso di 80 o di 200 €, per le pratiche di rinnovo dei permessi.
- il blocco della costruzione di nuovi centri di identificazione ed espulsione, l’utilizzo dei fondi stanziati per iniziative a favore di tutti i lavoratori colpiti dalla crisi, la cancellazione di ogni norma che preveda l’allungamento dei tempi di detenzione, la chiusura dei CIE.
- la garanzia di accesso al diritto d’asilo e il blocco immediato dei respingimenti alla frontiera in attesa della promulgazione di una legge organica in materia.
fonte: www.dachepartestare.org
Cremaschi (Fiom): “Con lo sciopero di oggi, i lavoratori del Gruppo hanno votato sull’accordo separato del 1° aprile bocciandolo sonoramente.”
La vertenza rimane aperta
“La Fincantieri - ha sottolineato Cremaschi - dovrebbe spendere meno energie per cercare il consenso dei giornali e occuparsi di più dei rapporti con i propri clienti, di un’organizzazione efficace del lavoro e degli investimenti necessari per assicurare ai cantieri un adeguato livello di innovazione.”
“Ho detto - ha scandito Cremaschi - che la Fincantieri conduce una campagna antisindacale nei nostri confronti. Non è un’affermazione fatta a caso. In queste settimane, la Fincantieri è già stata condannata due volte per attività antisindacale, prima dai Giudici di Venezia e poi da quelli di Ancona. Ebbene, voglio annunciare oggi qui che la settimana prossima denunceremo una terza volta Fincantieri per attività antisindacale. E facendo questo ci riferiremo, in particolare, al contrasto evidente che c’è tra quanto sancito dal Contratto dei metalmeccanici rinnovato il 20 gennaio dell’anno scorso e il comportamento di Fincantieri in questa vertenza. Infatti, il Contratto stabilisce che i programmi produttivi che servono per il calcolo del Premio di risultato devono essere ‘concordati’. Ma i programmi previsti per questo accordo separato non possono essere concordati per tre motivi: primo, non hanno avuto il consenso del sindacato maggiormente rappresentativo, e cioè la Fiom-Cgil. Secondo, non sono stati validati dal voto referendario dei lavoratori dal momento che nessun referendum è stato indetto. Terzo: la maggioranza assoluta delle Rsu ha sottoscritto un testo in cui dichiara che non approva l’accordo del 1° aprile.”
“L’accordo separato - ha concluso Cremaschi - và cambiato con il consenso dei sindacati e dei lavoratori. Sappia la Fincantieri che la vertenza rimane aperta e che quando facciamo questa semplice affermazione la facciamo sul serio.”
(Dall’inviato Fernando Liuzzi.)
fonte:http://www.fiom.cgil.it
“La Fincantieri - ha sottolineato Cremaschi - dovrebbe spendere meno energie per cercare il consenso dei giornali e occuparsi di più dei rapporti con i propri clienti, di un’organizzazione efficace del lavoro e degli investimenti necessari per assicurare ai cantieri un adeguato livello di innovazione.”
“Ho detto - ha scandito Cremaschi - che la Fincantieri conduce una campagna antisindacale nei nostri confronti. Non è un’affermazione fatta a caso. In queste settimane, la Fincantieri è già stata condannata due volte per attività antisindacale, prima dai Giudici di Venezia e poi da quelli di Ancona. Ebbene, voglio annunciare oggi qui che la settimana prossima denunceremo una terza volta Fincantieri per attività antisindacale. E facendo questo ci riferiremo, in particolare, al contrasto evidente che c’è tra quanto sancito dal Contratto dei metalmeccanici rinnovato il 20 gennaio dell’anno scorso e il comportamento di Fincantieri in questa vertenza. Infatti, il Contratto stabilisce che i programmi produttivi che servono per il calcolo del Premio di risultato devono essere ‘concordati’. Ma i programmi previsti per questo accordo separato non possono essere concordati per tre motivi: primo, non hanno avuto il consenso del sindacato maggiormente rappresentativo, e cioè la Fiom-Cgil. Secondo, non sono stati validati dal voto referendario dei lavoratori dal momento che nessun referendum è stato indetto. Terzo: la maggioranza assoluta delle Rsu ha sottoscritto un testo in cui dichiara che non approva l’accordo del 1° aprile.”
“L’accordo separato - ha concluso Cremaschi - và cambiato con il consenso dei sindacati e dei lavoratori. Sappia la Fincantieri che la vertenza rimane aperta e che quando facciamo questa semplice affermazione la facciamo sul serio.”
(Dall’inviato Fernando Liuzzi.)
fonte:http://www.fiom.cgil.it
Fiom: “Riaprire la trattativa per l’integrativo di Gruppo”. Due mila lavoratori in corteo per le vie di Trieste
Si è conclusa a mezzogiorno la manifestazione nazionale dei lavoratori Fincantieri promossa dalla Fiom-Cgil per la conquista di un giusto accordo integrativo di Gruppo. Il corteo, cui hanno partecipato due mila lavoratori, ha preso le mosse da piazza Libertà e, dopo aver percorso via Cavour, e dopo essere sfilato davanti alla sede nazionale di Fincantieri alla Marina di Trieste, ha piegato a sinistra raggiungendo piazza Borsa, ove si è svolto il comizio conclusivo.
Sul palco, si sono succeduti al microfono numerosi lavoratori, introdotti, di volta in volta, dalle parole di Sandro Bianchi, coordinatore nazionale Fiom del gruppo Fincantieri, o di Antonio Saulle, segretario generale della Fiom di Trieste.
I motivi per cui i lavoratori di Fincantieri non accettano l’accordo separato firmato il 1° aprile di quest’anno dall’Azienda con Fim-Cisl, Uilm-Uil e Ugl metalmeccanici, e chiedono quindi la riapertura della trattativa, sono stati ricordati e illustrati da Giuseppe Giovedì, del cantiere di Castellammare di Stabia (Napoli), Giulio Troccoli, del cantiere di Sestri Ponente (Genova), Oronzo Savino della Isotta Fraschini di Bari e Moreno Luxic del cantiere di Monfalcone (Gorizia). Dal palco hanno preso la parola anche i lavoratori in Cassa integrazione della System Sensor, azienda metalmeccanica di Trieste, e della Safilo (montature per occhiali) di Udine.
Il comizio è stato infine concluso da Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom responsabile per le costruzioni navali
(Dall’inviato Fernando Liuzzi.)
Sul palco, si sono succeduti al microfono numerosi lavoratori, introdotti, di volta in volta, dalle parole di Sandro Bianchi, coordinatore nazionale Fiom del gruppo Fincantieri, o di Antonio Saulle, segretario generale della Fiom di Trieste.
I motivi per cui i lavoratori di Fincantieri non accettano l’accordo separato firmato il 1° aprile di quest’anno dall’Azienda con Fim-Cisl, Uilm-Uil e Ugl metalmeccanici, e chiedono quindi la riapertura della trattativa, sono stati ricordati e illustrati da Giuseppe Giovedì, del cantiere di Castellammare di Stabia (Napoli), Giulio Troccoli, del cantiere di Sestri Ponente (Genova), Oronzo Savino della Isotta Fraschini di Bari e Moreno Luxic del cantiere di Monfalcone (Gorizia). Dal palco hanno preso la parola anche i lavoratori in Cassa integrazione della System Sensor, azienda metalmeccanica di Trieste, e della Safilo (montature per occhiali) di Udine.
Il comizio è stato infine concluso da Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom responsabile per le costruzioni navali
(Dall’inviato Fernando Liuzzi.)
Lettera di Gianni Rinaldini al Corriere della Sera
Nel suo articolo pubblicato dal “Corriere della Sera” giovedì 21 maggio, Dario Di Vico, per accusare di irresponsabilità la Fiom rispetto alla vertenza Fincantieri, utilizza l’aggressione dello Slai Cobas contro la manifestazione unitaria delle lavoratrici e deilavoratori del gruppo Fiat svoltasi a Torino sabato 16 maggio.Come dire che non esiste più alcun limite, quando si assume come obiettivo esplicito quello di costruire delle vere e proprie campagne di disinformazione contro chi osa non condividere determinate scelte di un’azienda di peso. E allora parliamo della Fincantieri. Se la Fincantieri fosse andata in Borsa, così comepreconizzato dal suo Gruppo dirigente è probabile che oggi, con quello che sta succedendo, ci troveremmo a discutere di una situazione aziendale totalmente diversa. La nostra opposizione a quella scelta, così come in precedenza la nostra contrarietà all’ipotesi di costruire Finmeccanica 1 (il militare) e Finmeccanica 2 (il civile), sostenuta anche da Fincantieri, non si sono rivelate sbagliate. Per quanto riguarda poi la recentissima leggenda secondo cui avremmo impedito la cerimonia di consegna di una nave da crociera nel cantiere di Marghera, ricordo che, come è peraltro ben noto, non abbiamo né tentato, né deciso di impedire la consegna, ma abbiamo semplicemente promosso iniziative per darevisibilità al conflitto sociale sulla vertenza aziendale aperta, e cosi faremo in futuro. Al contrario, è stata la Fincantieri ad annullare la cerimonia di Marghera, paventando pretestuosamente il rischio di "possibili incidenti". Alla Fincantieri, il 1° aprile scorso è stato sottoscritto un accordo aziendale con alcune organizzazioni sindacali senza la firma della Rsu e della Fiom. La richiesta della Fiom di fare esprimere le lavoratrici e i lavoratori sull’intesa separata, tramite referendum, è stata respinta, a differenza di quanto avvenuto recentemente alla Piaggio. Come definire l´atteggiamento di Fincantieri che legittima quell’accordo? Siamo di fronte ad un sopruso, all’imposizione di un accordo separato e, a quanto risulta, privo di consenso. Allora domando: quei lavoratori e quelle lavoratrici che costruiscono le navi hanno diritto di potersi esprimere su un accordo aziendale che riguarda le loro condizioni lavorative e retributive? La Fiom sostiene che gli accordi devono essere validati democraticamente dagli interessati, fatti salvi quei diritti individuali che giudichiamo indisponibili. Se questo vuole dire essere estremisti, lo confesso pubblicamente: sono un estremista.
Gianni Rinaldini
Segretario generale della Fiom‐Cgil
L'articolo di Dario Di Vico
fonte:http://www.fiom.cgil.it/
Gianni Rinaldini
Segretario generale della Fiom‐Cgil
fonte:http://www.fiom.cgil.it/
Fiom: sciopero di Gruppo con adesioni superiori al 90%. Trieste: partita da piazza Libertà la manifestazione nazionale per l’accordo integrativo
“Noi costruiamo le navi, noi decidiamo sugli accordi”: è questa la scritta che campeggia sullo striscione che apre il corteo dei lavoratori Fincantieri, promosso dalla Fiom-Cgil, che è partito alle 10.00 del mattino di oggi da piazza Libertà, antistante la Stazione ferroviaria. Nell’ambito della giornata nazionale di lotta per la conquista dell’integrativo di Gruppo, al corteo, che intorno alle 10.45 è giunto davanti alla Direzione centrale di Fincantieri alla Marina di Trieste, partecipano lavoratori provenienti dagli otto cantieri navali del Gruppo, dalle sedi impiegatizie e dalle imprese collegate.
Stando alle notizie che giungono da tutte le sedi di Fincantieri, la riuscita dello sciopero di otto ore proclamato per oggi dalla Fiom è pressoché totale e, comunque, superiore al 90%. Si calcola che solo poche centinaia di lavoratori sugli 8 mila dipendenti diretti di Fincantieri abbiano varcato, stamattina, i cancelli degli stabilimenti. Stando a queste stesse prime notizie, l’iniziativa di lotta della Fiom ha coinvolto con successo anche i dipendenti delle ditte di appalto.
(Dall’inviato Fernando Liuzzi.)
fonte:http://www.fiom.cgil.it
Stando alle notizie che giungono da tutte le sedi di Fincantieri, la riuscita dello sciopero di otto ore proclamato per oggi dalla Fiom è pressoché totale e, comunque, superiore al 90%. Si calcola che solo poche centinaia di lavoratori sugli 8 mila dipendenti diretti di Fincantieri abbiano varcato, stamattina, i cancelli degli stabilimenti. Stando a queste stesse prime notizie, l’iniziativa di lotta della Fiom ha coinvolto con successo anche i dipendenti delle ditte di appalto.
(Dall’inviato Fernando Liuzzi.)
fonte:http://www.fiom.cgil.it
Mirafiori, Fim e Uilm aprono sugli straordinari
I due sindacati pronti a ridiscutere il blocco. Scattano i sabati lavorativi: per le prime 40 ore l'azienda può decidere da sola. Peverati: segnale in vista dell'incontro con il governo Ma la Fiom: non si salva così l´auto
Straordinari il sabato a Mirafiori, dopo sei mesi nei quali la cassa integrazione si è portata via due settimane di lavoro ogni quattro e dopo che, in aprile e maggio, la cassa è scesa della metà? L´ipotesi diventa quasi un simbolo delle distanze di oggi e di quelle che potrebbero accentuarsi domani tra le diverse organizzazioni, anche in vista del voto che - a metà giugno - dovrà rileggere le rappresentanze unitarie nella più grande fabbrica torinese a metà giugno, tra meno di un mese. E il banco di prova è domani. Domani, infatti, scatteranno i sabati lavorativi (40 ore l´anno) che, secondo il contratto, l´azienda può disporre unilateralmente, senza consultare i sindacati. E Fim e Uilm sembrano favorevoli a ridiscutere il blocco e a mandare un segnale di disponibilità e di flessibilità in vista del possibile incontro col governo che, dopo settimane di pressione, potrebbe avvenire la prossima settimana. Decisamente contraria, invece, la Fiom.
Il "no" agli straordinari era stato annunciato in modo unitario dai principali sindacati (Fiom, Fim, Uilm e Fismic) nella assemblee che hanno preceduto la manifestazione. Assemblee che tutti concordano nel definire partecipate, ricche di applausi e di interventi. Un´iniziativa di lotta simbolica, ma uno strumento di pressione comunque significativo per chiedere e ottenere di essere informati e consultati. A distanza di una settimana, però, è possibile cogliere sfumature diverse nel modo in cui i sindacati hanno comunicato ufficialmente il "no" al lavoro in più: la Fim, per esempio, lo ha già fatto alle Meccaniche ma non alle Carrozzerie, un segno del dibattito che attraversa il sindacato.
E Claudio Chiarle, leader dei metalmeccanici della Cisl a Torino, già mercoledì ha dichiarato a Repubblica: «I segnali che arrivano dal mercato sono importanti; Mirafiori deve dimostrare di essere uno stabilimento che sa rispondere alle esigenze produttive per candidarsi a accogliere nuovi modelli». Il segretario della Fim non vuole e non può sconfessare ciò che è stato detto nelle assemblee. Ma, certo, si colloca tra coloro che ritengono che non sia più possibile per chi rappresenta i lavoratori limitarsi al confronto, alla contrattazione e se necessario allo scontro con l´azienda. Ieri il segretario della Uilm Maurizio Peverati è stato anche più esplicito: «Il problema è semplice: se è vero, come ha detto ieri al Senato il ministro Sacconi, che la prossima settimana il governo convocherà le parti sociali, qual è il segnale che vogliamo far arrivate prima di questo appuntamento? Io credo che sia opportuno dimostrare come i lavoratori e i loro sindacato sappiano e possano accogliere le esigenze produttive».
Anche se non c´è ancora una convocazione ufficiale, il riferimento di Peverati è alle dichiarazioni del ministro fatte a Palazzo Madama rispondendo a un´interrogazione sulla crisi dell´auto e sul piano per la Opel. Secca la reazione della Fiom: «In questi mesi - dice il segretario Giorgio Airaudo - non mi pare proprio che la Fiat si sia preoccupata di trattare bene né i sindacati né i lavoratori italiani. Dunque non mi pare che si possa prospettare un problema di forma. Più in generale, la discussione su straordinari sì o no come possibile strumento per la salvezza di una fabbrica mi pare assai vecchia. In questa crisi, il livello è ben altro: i nuovi prodotti, che non ci risultano essere stati progettati, perché si parla tutt´al più di restyling o di ritocchi a vecchi modelli. E, ancora, quell´eccedenza mondiale di produttività che anche oggi Sergio Marchionne ha indicato nel 20 per cento, come dicono tutti gli indicatori mondiali. Se questo è il quadro, c´è qualcuno che pensa davvero che lavorare di più, magari 48 ore alla settimana come gli operai polacchi, possa salvare l´auto in Italia?».
Vera Schiavazzi
fonte:http://torino.repubblica.it/
Straordinari il sabato a Mirafiori, dopo sei mesi nei quali la cassa integrazione si è portata via due settimane di lavoro ogni quattro e dopo che, in aprile e maggio, la cassa è scesa della metà? L´ipotesi diventa quasi un simbolo delle distanze di oggi e di quelle che potrebbero accentuarsi domani tra le diverse organizzazioni, anche in vista del voto che - a metà giugno - dovrà rileggere le rappresentanze unitarie nella più grande fabbrica torinese a metà giugno, tra meno di un mese. E il banco di prova è domani. Domani, infatti, scatteranno i sabati lavorativi (40 ore l´anno) che, secondo il contratto, l´azienda può disporre unilateralmente, senza consultare i sindacati. E Fim e Uilm sembrano favorevoli a ridiscutere il blocco e a mandare un segnale di disponibilità e di flessibilità in vista del possibile incontro col governo che, dopo settimane di pressione, potrebbe avvenire la prossima settimana. Decisamente contraria, invece, la Fiom.
Il "no" agli straordinari era stato annunciato in modo unitario dai principali sindacati (Fiom, Fim, Uilm e Fismic) nella assemblee che hanno preceduto la manifestazione. Assemblee che tutti concordano nel definire partecipate, ricche di applausi e di interventi. Un´iniziativa di lotta simbolica, ma uno strumento di pressione comunque significativo per chiedere e ottenere di essere informati e consultati. A distanza di una settimana, però, è possibile cogliere sfumature diverse nel modo in cui i sindacati hanno comunicato ufficialmente il "no" al lavoro in più: la Fim, per esempio, lo ha già fatto alle Meccaniche ma non alle Carrozzerie, un segno del dibattito che attraversa il sindacato.
E Claudio Chiarle, leader dei metalmeccanici della Cisl a Torino, già mercoledì ha dichiarato a Repubblica: «I segnali che arrivano dal mercato sono importanti; Mirafiori deve dimostrare di essere uno stabilimento che sa rispondere alle esigenze produttive per candidarsi a accogliere nuovi modelli». Il segretario della Fim non vuole e non può sconfessare ciò che è stato detto nelle assemblee. Ma, certo, si colloca tra coloro che ritengono che non sia più possibile per chi rappresenta i lavoratori limitarsi al confronto, alla contrattazione e se necessario allo scontro con l´azienda. Ieri il segretario della Uilm Maurizio Peverati è stato anche più esplicito: «Il problema è semplice: se è vero, come ha detto ieri al Senato il ministro Sacconi, che la prossima settimana il governo convocherà le parti sociali, qual è il segnale che vogliamo far arrivate prima di questo appuntamento? Io credo che sia opportuno dimostrare come i lavoratori e i loro sindacato sappiano e possano accogliere le esigenze produttive».
Anche se non c´è ancora una convocazione ufficiale, il riferimento di Peverati è alle dichiarazioni del ministro fatte a Palazzo Madama rispondendo a un´interrogazione sulla crisi dell´auto e sul piano per la Opel. Secca la reazione della Fiom: «In questi mesi - dice il segretario Giorgio Airaudo - non mi pare proprio che la Fiat si sia preoccupata di trattare bene né i sindacati né i lavoratori italiani. Dunque non mi pare che si possa prospettare un problema di forma. Più in generale, la discussione su straordinari sì o no come possibile strumento per la salvezza di una fabbrica mi pare assai vecchia. In questa crisi, il livello è ben altro: i nuovi prodotti, che non ci risultano essere stati progettati, perché si parla tutt´al più di restyling o di ritocchi a vecchi modelli. E, ancora, quell´eccedenza mondiale di produttività che anche oggi Sergio Marchionne ha indicato nel 20 per cento, come dicono tutti gli indicatori mondiali. Se questo è il quadro, c´è qualcuno che pensa davvero che lavorare di più, magari 48 ore alla settimana come gli operai polacchi, possa salvare l´auto in Italia?».
Vera Schiavazzi
fonte:http://torino.repubblica.it/
Pensioni: Cisl e Uil, età si può alzare
“Siamo disposti a discutere di tutto, anche sulle pensioni”. Lo ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, rispondendo all'assemblea di Confindustria all'appello del presidente degli industriali di fare subito le riforme. Più esplicitamente d’accordo sulla proposta di alzare l’età si è detto il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni: “Pensiamo sia la cosa giusta se è in regime di libertà e se serve a finanziare il legame tra le pensioni e il costo della vita”.
fonte:http://www.rassegna.it
fonte:http://www.rassegna.it
Fincantieri: assemblea a Palermo, "azzerati investimenti"
Preoccupazione per il futuro dei Cantieri navali di Palermo, dove lavoratori e sindacati denunciano l'azzeramento degli investimenti, il degrado dei bacini e salari bassi. C'e' tensione nella sede palermitana di Fincantieri, dove oggi si e' svolta un'assemblea, alla presenza del segretario nazionale Fiom Cgil Giorgio Cremaschi, in preparazione della manifestazione nazionale che si terra' domani per protestare contro l'accordo separato siglato da Fincantieri con Fim e Uilm. Anche a Palermo domani gli operai del Cantiere si asterranno dal lavoro, mentre una delegazione partecipera' al corteo nazionale in programma a Trieste.
"A Palermo c'e' una ragione in piu' per chiedere all'azienda di riaprire la trattativa e giungere cosi' a un accordo sia sull'occupazione che sulle condizioni di lavoro e sul salario che sia davvero condiviso dai lavoratori - dice il segretario Fiom Cgil Francesco Piastra - Nell'accordo sottoscritto gli investimenti per il Cantiere di Palermo sono stati azzerati. E' grave: riteniamo che per il cantiere di Palermo occorrono invece investimenti nei bacini, che si trovano in stato di degrado. La battaglia da noi significa non solo recuperare sul fronte dei diritti e del salario ma anche dare una prospettiva industriale ai 545 lavoratori". Soddisfatto per l'alta partecipazione all'iniziativa di oggi e' Giorgio Cremaschi: "Il nostro giudizio negativo sull'accordo separato viene confortato dall'adesione convinta dei lavoratori. Abbiamo commentato anche la gravita' dell'attacco antisindacale dell'azienda, che ieri e' stata per questo condannata dalla magistratura ad Ancona".
fonte:http://www.rassegna.it
"A Palermo c'e' una ragione in piu' per chiedere all'azienda di riaprire la trattativa e giungere cosi' a un accordo sia sull'occupazione che sulle condizioni di lavoro e sul salario che sia davvero condiviso dai lavoratori - dice il segretario Fiom Cgil Francesco Piastra - Nell'accordo sottoscritto gli investimenti per il Cantiere di Palermo sono stati azzerati. E' grave: riteniamo che per il cantiere di Palermo occorrono invece investimenti nei bacini, che si trovano in stato di degrado. La battaglia da noi significa non solo recuperare sul fronte dei diritti e del salario ma anche dare una prospettiva industriale ai 545 lavoratori". Soddisfatto per l'alta partecipazione all'iniziativa di oggi e' Giorgio Cremaschi: "Il nostro giudizio negativo sull'accordo separato viene confortato dall'adesione convinta dei lavoratori. Abbiamo commentato anche la gravita' dell'attacco antisindacale dell'azienda, che ieri e' stata per questo condannata dalla magistratura ad Ancona".
fonte:http://www.rassegna.it
Chimica: i lavoratori italiani della Saint Gobain Glass Italia manifestano a Parigi
“Irricevibile” per FILCEM-CGIL, FEMCA-CISL, UILCEM-UIL il piano della multinazionale francese fatto solo di tagli, chiusure di stabilimento, licenziamenti
Centinaia i lavoratori dell'industria del vetro, provenienti dai tredici stabilimenti italiani della “Saint Gobain”, oggi manifestano tutta la loro rabbia a Parigi davanti alla sede della potente multinazionale francese del vetro che ha presentato in Italia un piano industriale fatto solo di tagli, chiusure di stabilimento, licenziamenti, e che i sindacati del settore FILCEM-CGIL, FEMCA-CISL, UILCEM-UIL hanno bollato come “irricevibile”. Ad attenderli ci sono anche i loro colleghi francesi, belgi e spagnoli che hanno espresso loro la piena solidarietà.
La manifestazione di Parigi si è tenuta in concomitanza con la riunione del CAE (Comitato aziendale europeo) dove i rappresentanti italiani e degli altri paesi presenti sono stati ricevuti dai massimi dirigenti della Saint Gobain, per continuare la battaglia fino in fondo, ribadendo il loro “no” al piano di “Saint Gobain Glass Italia”. I vertici della società, dopo aver ascoltato le ragioni dei lavoratori hanno dato appuntamento al 28 maggio, data dell'incontro che si svolgerà presso il Ministero dello Sviluppo Economico, per una risposta a seguito di un'ulteriore riflessione.
Rimangono tuttavia vive le perplessità della FILCEM-CGIL, considerando che nemmeno il riuscitissimo sciopero del 29 aprile scorso (oltre il 90% la partecipazione dei lavoratori) ha fatto recedere la “Saint Gobain” da un piano “lacrime e sangue” che punta decisamente a ridimensionare la sua presenza e il suo impegno in Italia. La “linea dura” della multinazionale prevede:
1. chiusura dello stabilimento “Sekurit” di Savigliano, a Cuneo (coinvolti 225 lavoratori diretti e 73 dell'indotto);
2.ristrutturazione dell'impianto “Euroveder” di Cervasca, sempre in provincia di Cuneo, e taglio occupazionale di 143 lavoratori su 250;
3.fermata (almeno per un anno) del “float” (forno per produzione di vetro piano) dello storico stabilimento “Saint Gobain Glass” di Pisa, contestuale ristrutturazione e taglio per 70 addetti;
4. forti preoccupazioni per la continuità produttiva dello stabilimento “Flovetro” di San Salvo, a Chieti.
“Sorprendente – commenta Alberto Morselli, segretario generale Filcem-Cgil – la velocità con la quale si stringono accordi e si valorizzano le industrie francesi per riaprire il capitolo nucleare in Italia, mentre si è incapaci di difendere l'industria e i posti di lavoro in Italia che dipendono da altre società francesi. Serve – conclude il segretario – un ruolo più autorevole dello Stato nei confronti delle multinazionali: lo stiamo cercando … con il lanternino!”
fonte:http://www.cgil.it
Centinaia i lavoratori dell'industria del vetro, provenienti dai tredici stabilimenti italiani della “Saint Gobain”, oggi manifestano tutta la loro rabbia a Parigi davanti alla sede della potente multinazionale francese del vetro che ha presentato in Italia un piano industriale fatto solo di tagli, chiusure di stabilimento, licenziamenti, e che i sindacati del settore FILCEM-CGIL, FEMCA-CISL, UILCEM-UIL hanno bollato come “irricevibile”. Ad attenderli ci sono anche i loro colleghi francesi, belgi e spagnoli che hanno espresso loro la piena solidarietà.
La manifestazione di Parigi si è tenuta in concomitanza con la riunione del CAE (Comitato aziendale europeo) dove i rappresentanti italiani e degli altri paesi presenti sono stati ricevuti dai massimi dirigenti della Saint Gobain, per continuare la battaglia fino in fondo, ribadendo il loro “no” al piano di “Saint Gobain Glass Italia”. I vertici della società, dopo aver ascoltato le ragioni dei lavoratori hanno dato appuntamento al 28 maggio, data dell'incontro che si svolgerà presso il Ministero dello Sviluppo Economico, per una risposta a seguito di un'ulteriore riflessione.
Rimangono tuttavia vive le perplessità della FILCEM-CGIL, considerando che nemmeno il riuscitissimo sciopero del 29 aprile scorso (oltre il 90% la partecipazione dei lavoratori) ha fatto recedere la “Saint Gobain” da un piano “lacrime e sangue” che punta decisamente a ridimensionare la sua presenza e il suo impegno in Italia. La “linea dura” della multinazionale prevede:
1. chiusura dello stabilimento “Sekurit” di Savigliano, a Cuneo (coinvolti 225 lavoratori diretti e 73 dell'indotto);
2.ristrutturazione dell'impianto “Euroveder” di Cervasca, sempre in provincia di Cuneo, e taglio occupazionale di 143 lavoratori su 250;
3.fermata (almeno per un anno) del “float” (forno per produzione di vetro piano) dello storico stabilimento “Saint Gobain Glass” di Pisa, contestuale ristrutturazione e taglio per 70 addetti;
4. forti preoccupazioni per la continuità produttiva dello stabilimento “Flovetro” di San Salvo, a Chieti.
“Sorprendente – commenta Alberto Morselli, segretario generale Filcem-Cgil – la velocità con la quale si stringono accordi e si valorizzano le industrie francesi per riaprire il capitolo nucleare in Italia, mentre si è incapaci di difendere l'industria e i posti di lavoro in Italia che dipendono da altre società francesi. Serve – conclude il segretario – un ruolo più autorevole dello Stato nei confronti delle multinazionali: lo stiamo cercando … con il lanternino!”
fonte:http://www.cgil.it
Guzzi, c’è ancora troppa incertezza
La sorte della Guzzi resta incerta. Almeno per ora però non ci sono notizie brutte. Questo il bilancio dell’incontro avvenuto ieri a Roma tra i responsabili Piaggio e i rappresentanti delle istituzioni del territorio. Attorno al tavolo l’onorevole Lucia Codurelli, il presidente provinciale Virginio Brivio, Riccardo Mariani, sindaco di Mandello, Giancarlo Milianti, direttore del personale di Piaggio, Francesco Delzio, direttore delle relazioni istituzionali e Mario Venini, segretario provinciale della Fiom-Cgil. La Piaggio ha fatto presente che ancora una volta non sono state prese decisioni definitive su Guzzi, quindi i timori di una possibile chiusura degli stabilimenti sono stati fugati. Il momento per il mercato resta negativo, tanto che nei primi tre mesi del 2009 le vendite delle moto in Italia sono scese del 27% e in Europa del 26% rispetto allo stesso periodo del 2008. Quindi una situazione che non aiuta certo Moto Guzzi: gli incentivi governativi stanno avendo effetto positivo ma sono efficaci solo per gli scooter e per le rottamazioni. Per le moto di grossa cilindrata i risultati sono limitati.
Aspetti positivi emersi dall’incontro riguardano invece la riapertura del tavolo istituzionale territoriale prima dell’estate, gli investimenti promozionali sul marchio Guzzi e la creazione di nuove moto come la Stelvio Ntx e la V7. Resta comunque la preoccupazione per la situazione di incertezza. «Al momento non mi sento tranquillo - ha detto il primo cittadiono - non sono arrivate brutte notizie, ma nemmeno dati positivi o tali da farci sperare in una risoluzione del problema. Le famiglie, i lavoratori, il paese restano ancora sospesi nel dubbio, si sono fatti passi avanti come la riapertura del tavolo istituzionale, ma mancano notizie chiare sul piano industriale per il futuro. Tutto è legato all’andamento del mercato che purtroppo continua ad andare male». Mariani comunque ha rassicurato i propri cittadini e ha garantito che non abbasserà la guardia. «Voglio tenere un canale aperto con lavoratori e sindacati per cercare soluzioni comuni - ha spiegato sempre il primo cittadino -. La Piaggio afferma che vuole mantenere la produzione a Mandello, noi continueremo ad impegnarci per rendere questa strada facile da percorrere».
Anche il presidente della Provincia, Virginio Brivio, è intervenuto sulla delicata questione. «La riapertura del dialogo - ha dichiarato Brivio - è un importante passo avanti. Certo la crisi del mercato non aiuta, ma non dobbiamo darci per vinti e fare di tutto per salvare lo stabilimento. Da parte nostra stiamo anche cercando di percorrere la strada legata a nuove disponibilità economiche che potrebbero aprirsi grazie alla Regione. È nostro compito tentare ogni pista che potrebbe garantire la permanenza della Guzzi sul nostro territorio». L’onorevole Codurelli, che ha lavorato per rendere possibile l’incontro nella capitale, ha ribadito l’importanza della ripresa delle trattative. «Il mercato attraversa un momento estremamente negativo - ha detto - e in questo contesto per Guzzi le difficoltà si amplificano. È comunque significativa la ripresa del dialogo tra Piaggio e le istituzioni, i sindacati e le associazioni di categoria sul territorio: questa è una strada che può essere fondamentale per superare le difficoltà. Gli incentivi governativi purtroppo sono arrivati tardi e le quote di vendita sono scese di molto».
Stefano Cassinelli
fonte:http://ilgiorno.ilsole24ore.com
Aspetti positivi emersi dall’incontro riguardano invece la riapertura del tavolo istituzionale territoriale prima dell’estate, gli investimenti promozionali sul marchio Guzzi e la creazione di nuove moto come la Stelvio Ntx e la V7. Resta comunque la preoccupazione per la situazione di incertezza. «Al momento non mi sento tranquillo - ha detto il primo cittadiono - non sono arrivate brutte notizie, ma nemmeno dati positivi o tali da farci sperare in una risoluzione del problema. Le famiglie, i lavoratori, il paese restano ancora sospesi nel dubbio, si sono fatti passi avanti come la riapertura del tavolo istituzionale, ma mancano notizie chiare sul piano industriale per il futuro. Tutto è legato all’andamento del mercato che purtroppo continua ad andare male». Mariani comunque ha rassicurato i propri cittadini e ha garantito che non abbasserà la guardia. «Voglio tenere un canale aperto con lavoratori e sindacati per cercare soluzioni comuni - ha spiegato sempre il primo cittadino -. La Piaggio afferma che vuole mantenere la produzione a Mandello, noi continueremo ad impegnarci per rendere questa strada facile da percorrere».
Anche il presidente della Provincia, Virginio Brivio, è intervenuto sulla delicata questione. «La riapertura del dialogo - ha dichiarato Brivio - è un importante passo avanti. Certo la crisi del mercato non aiuta, ma non dobbiamo darci per vinti e fare di tutto per salvare lo stabilimento. Da parte nostra stiamo anche cercando di percorrere la strada legata a nuove disponibilità economiche che potrebbero aprirsi grazie alla Regione. È nostro compito tentare ogni pista che potrebbe garantire la permanenza della Guzzi sul nostro territorio». L’onorevole Codurelli, che ha lavorato per rendere possibile l’incontro nella capitale, ha ribadito l’importanza della ripresa delle trattative. «Il mercato attraversa un momento estremamente negativo - ha detto - e in questo contesto per Guzzi le difficoltà si amplificano. È comunque significativa la ripresa del dialogo tra Piaggio e le istituzioni, i sindacati e le associazioni di categoria sul territorio: questa è una strada che può essere fondamentale per superare le difficoltà. Gli incentivi governativi purtroppo sono arrivati tardi e le quote di vendita sono scese di molto».
Stefano Cassinelli
fonte:http://ilgiorno.ilsole24ore.com
giovedì 21 maggio 2009
La crisi sulla pelle dei precari
Ma la crisi economica è vera o si esagera? Bisogna essere ottimisti o pessimisti? Nella discussione tra i poli dello scacchiere politico s’inserisce il sindacalista Cremaschi (Fiom). Portando l’esempio della Piaggio, «dove i precari non hanno alcuna possibilità di essere confermati». “Krisis. Economia e società: capire i problemi e fornire le risposte”. Questo il titolo dell’intensa tavola rotonda alla Scuola Sant’Anna, promossa dalla sua associazione allievi. Sono intervenuti gli onorevoli Pierluigi Bersani (Pd), Benedetto Della Vedova (Pdl), Giorgio Cremaschi (segreteria nazionale Fiom), Federica Guidi (presidente giovani imprenditori di Confindustria), oltre al direttore della Scuola, Maria Chiara Carrozza. Coordinatore del dibattito il giornalista Marco Panara, curatore di “Affari e Finanza” di Repubblica. Il botta e risposta tra Bersani e Della Vedova è stato a distanza, scandito dalla scaletta dei rispettivi interventi, e soft nei toni. Ma nette le differenze emerse, come prevedibile. «Sì al decisivo intervento dello Stato», nel primo caso. «No perchè si aumenta il debito pubblico», nel secondo. Per Bersani il punto focale è essenzialmente uno: «Diminuire i divari di reddito. La crisi è l’occasione per capire che nessuno può stare bene da solo: e per nessuno s’intende l’individuo, una famiglia, un Paese. Si è chiesto alla politica di essere leggera, retorica e di fare buona comunicazione. Non è la politica che intendo io», e il riferimento al premier è diretto. Bersani, che del Pd è responsabile economico, ha dettato la sua ricetta: «Un buon meccanismo redistributivo dei redditi; una fiscalità equa; tavoli sociali; un welfare universalistico. In questo momento - ha aggiunto - si avverte una forte domanda di politica e di Stato per far fronte alle difficoltà». Per l’ex ministro il tutto ha un costo: 15 miliardi di euro, «un punto percentuale di Pil, denaro fresco per realizzare subito opere pubbliche. Servono cantieri locali, dedicati alle infrastrutture, per muovere l’economia». E poi un omaggio a Pisa: «L’altro aspetto essenziale è continuare ad investire in ricerca ed innovazione: qui siamo a Pisa, la capitale della conoscenza». Di diverso tenore il pensiero di Benedetto Della Vedova, già esponente di Forza Italia, ora onorevole del Popolo della Libertà. «Attenzione: fare di più molto spesso vuol dire spendere di più. E allora si rischia un aumento del debito pubblico. In trent’anni è stata creata e distribuita ricchezza. Non credo sia giusto buttare tutto a mare». Il polso della situazione, sul campo, descritto dal sindacalista Cremaschi: «Per qualcuno la crisi non c’è più. Ma io penso che il peggio debba ancora arrivare». L’esempio della Piaggio: «I precari non hanno alcuna possibilità di essere confermati. In più i contratti a termine sono destinati a passare da 6 a 3 mesi. Questo pensano le aziende delle loro prospettive. Non è questione di fare allarmismi, ma di pensare in questa ottica e adottare misure in linea». Il punto di vista, infine, degli imprenditori. Federica Guidi (direttore generale del gruppo Ducati Energia): «Occorre intervenire sulla pressione fiscale e la produttività per favorire le imprese e non schiacciarle in un mercato globale dove si lavora anche fino a 45 ore settimanali».
[Articolo del Tirreno del 19 maggio 2009]
fonte:http://iltirreno.gelocal.it/
[Articolo del Tirreno del 19 maggio 2009]
fonte:http://iltirreno.gelocal.it/
Solidarietà al compagno Rinaldini
La RSU-FIOM FERRARI AUTO esprime solidarietà al segretario nazionale FIOM Gianni Rinaldini per l’episodio che suo malgrado l’ha visto parte lesa nel giorno della manifestazione indetta dal coordinamento nazionale del gruppo FIAT. Al contempo la RSU FERRARI AUTO condanna fermamente la provocazione portata da alcuni lavoratori iscritti allo SLAI COBAS, il cui unico intento era di cercare di essere i soli protagonisti, manifestando una priorità che per la FIOM rimane un tema centrale sulla discussione per i diritti dei lavoratori, ma che non era all’ordine del giorno dell’iniziativa. Per quale altra ragione questi lavoratori non avrebbero aspettato il proprio turno per esprimere il loro parere, dal momento che anche a loro era stato concesso il diritto di intervento, concordato dopo quello del segretario della FIOM, nonostante le loro continue provocazioni verbali ed insulti anche verso la stessa FIOM lungo tutto il corteo? Ribadiamo inoltre che la FIOM-CGIL NON ha firmato alcun accordo, ma anzi vi si è fermamente opposta, in merito al trasferimento al reparto confino di Nola di oltre 300 lavoratori della Fiat di Pomigliano.
Concordiamo con chi stigmatizza l’accaduto ma diciamo altresì che certi episodi creano una forte spaccatura nel fronte unito dei lavoratori, facendo credere all’opinione pubblica tramite i Mass media, che una strategia di lotta e mobilitazione, come quella messa in campo in questo caso principalmente dalla FIOM, a piena difesa dei lavoratori, sia una strategia da non perseguire perché crea episodi di violenza incontrollata.
Inoltre stigmatizziamo il comportamento tenuto da alcune forze politiche, che attraverso loro portavoce, in merito all’episodio, non hanno fatto altro che strumentalizzare, chiedendo la repressione sul nascere di manifestazioni e scioperi dei lavoratori, come se questi servissero solamente a creare disordini e violenza gratuite, mentre esse sono assolutamente il nocciolo della democrazia. Le stesse forze politiche che avendo paura di un’organizzazione che nasce con l’intento della democrazia, ancora una volta, tacciano la CGIL di terrorismo, sperando in questo modo di intimidirne militanti e simpatizzanti.
Un grazie alle 15000 persone che hanno rivelato che il mondo del lavoro esiste ancora, ed è un mondo totalmente contrapposto a quello dei padroni.
RSU FIOM Ferrari Auto
fonte:http://formicheoperaie.blogspot.com
Concordiamo con chi stigmatizza l’accaduto ma diciamo altresì che certi episodi creano una forte spaccatura nel fronte unito dei lavoratori, facendo credere all’opinione pubblica tramite i Mass media, che una strategia di lotta e mobilitazione, come quella messa in campo in questo caso principalmente dalla FIOM, a piena difesa dei lavoratori, sia una strategia da non perseguire perché crea episodi di violenza incontrollata.
Inoltre stigmatizziamo il comportamento tenuto da alcune forze politiche, che attraverso loro portavoce, in merito all’episodio, non hanno fatto altro che strumentalizzare, chiedendo la repressione sul nascere di manifestazioni e scioperi dei lavoratori, come se questi servissero solamente a creare disordini e violenza gratuite, mentre esse sono assolutamente il nocciolo della democrazia. Le stesse forze politiche che avendo paura di un’organizzazione che nasce con l’intento della democrazia, ancora una volta, tacciano la CGIL di terrorismo, sperando in questo modo di intimidirne militanti e simpatizzanti.
Un grazie alle 15000 persone che hanno rivelato che il mondo del lavoro esiste ancora, ed è un mondo totalmente contrapposto a quello dei padroni.
RSU FIOM Ferrari Auto
fonte:http://formicheoperaie.blogspot.com
Dichiarazione di G. Cremaschi sull'episodio che ha coinvolto G. Rinaldini e lo SLAI-COBAS
“Sono stato informato che è stato dichiarato da un esponente dello Slai-Cobas di Napoli che avrei sostenuto che Rinaldini è semplicemente scivolato.
Questo è falso. La verità è che sicuramente Rinaldini non è stato scaraventato giù dal palco, come invece è stato sostenuto con enfasi su alcuni mass media.”“E’ vero però che l’azione sconsiderata di un piccolo gruppo dello Slai-Cobas c’è stata. In particolare ho personalmente assistito all’episodio più importante. Un lavoratore non identificato, proveniente dal gruppo dello Slai-Cobas, è salito sul piccolo palco e mentre iniziava a parlare Rinaldini lo ha spintonato, come mostrano anche le foto, facendolo cadere. Io stesso, insieme ad altri, ho provveduto ad allontanare quel lavoratore dal palco, chiamandolo provocatore.”“Questo è quanto è avvenuto e anche se Rinaldini non è stato rovesciato dal palco, è comunque successo un fatto inaccettabile. Lo Slai-Cobas dovrebbe condannarlo e scusarsi prima di dire qualsiasi altra cosa.”
Giorgio Cremaschi
fonte:http://www.rete28aprile.it
Questo è falso. La verità è che sicuramente Rinaldini non è stato scaraventato giù dal palco, come invece è stato sostenuto con enfasi su alcuni mass media.”“E’ vero però che l’azione sconsiderata di un piccolo gruppo dello Slai-Cobas c’è stata. In particolare ho personalmente assistito all’episodio più importante. Un lavoratore non identificato, proveniente dal gruppo dello Slai-Cobas, è salito sul piccolo palco e mentre iniziava a parlare Rinaldini lo ha spintonato, come mostrano anche le foto, facendolo cadere. Io stesso, insieme ad altri, ho provveduto ad allontanare quel lavoratore dal palco, chiamandolo provocatore.”“Questo è quanto è avvenuto e anche se Rinaldini non è stato rovesciato dal palco, è comunque successo un fatto inaccettabile. Lo Slai-Cobas dovrebbe condannarlo e scusarsi prima di dire qualsiasi altra cosa.”
Giorgio Cremaschi
fonte:http://www.rete28aprile.it
In bagno col permesso firmato dall'azienda
Occorre un permesso per andare in bagno alla Magneti Marelli - Sistemi Sospensioni spa, azienda del gruppo Fiat. Un permesso scritto. Almeno nella fabbrica di Sulmona, dove lavorano oltre 750 operai. Si tratta di un tagliando su carta intestata - grande quanto un post-it - dal titolo "permesso interno".
Qui viene annotato il nominativo, il numero di riconoscimento dell'officina dove si lavora, l'orario. In basso, la motivazione per cui ci assenta (seppur brevemente). Quest'ultimo spazio completamente in bianco, è il più lungo.
E a leggerne alcuni, di questi tagliandi - compilati appena pochi giorni fa - si scopre che ogni operaio (per andare in bagno) si "giustifica", paradossalmente, a modo suo. Non c'è mai una richiesta standard. C'è chi chiede di "recarsi presso il wc", chi di andare prima "in bagno e poi all'esterno", chi scrive di doversi assentare per un bisogno "fisiologico". Sotto ogni coupon c'è sempre la firma del capo-officina. Altrimenti il permesso non è valido, ed è vietato assentarsi.
Secondo quanto ufficiosamente spiegato dall'azienda al personale, questo tipo di controllo si è reso necessario in quanto nella fabbrica si lavora in postazioni singole e l'assenza compromette le varie fasi. Quindi "è fondamentale coordinare ogni singolo movimento per ottimizzare turni e produzione". Ma, ufficialmente interpellato, il responsabile del personale, Michele Villani, ha preferito non rilasciare dichiarazioni in merito: "Non sono autorizzato a parlare con la stampa", ha spiegato.
Certo è che questa nuova regola nella fabbrica di Sulmona ha scatenato la dura reazione dei sindacati. Per le segreterie provinciali di Fiom, Fim, Uil e Ugl "la prassi di chiedere il permesso per andare in bagno" affermano "non rispetta la dignità della persona e nemmeno la privacy delle donne che devono chiederlo perfino per esigenze legate al ciclo mestruale". I sindacati contestano anche l'iniziativa dell'azienda di voler imporre una pausa di 18 minuti per tutti i lavoratori, e chiedono pause individuali e non collettive.
E la difficoltà che vivono gli operai con l'introduzione di questo permesso-bagno è fin troppo evidente. "Anche prima era necessario comunicarlo seppure verbalmente, ma adesso... Perdiamo più tempo a cercare il responsabile nei vari reparti per la firma - spiega un addetto all'officina - che ad espletare in nostri bisogni fisiologici. E poi, sinceramente, ci sembra una violazione della privacy che non è contemplata dal contratto di lavoro".
I sindacati della triplice hanno inviato anche una lettera all'Ispettorato del lavoro, per denunciare strane anomalie nella mancata rotazione della cassa integrazione, nell'uso degli interinali e nel frequente ricorso agli straordinari.
Il gruppo Magneti Marelli produce alternatori, batterie per auto, bobine, centraline, navigatori, quadri di bordo, sistemi elettronici, sistemi di accensione, sistemi di scarico e sospensioni per auto e motoveicoli. Dal prossimo 25 maggio nella sede di Sulmona scatteranno altre tre settimane di cassa integrazione. Che è in corso già da sei mesi.
Giuseppe Caporale
fonte:http://www.repubblica.it/
Qui viene annotato il nominativo, il numero di riconoscimento dell'officina dove si lavora, l'orario. In basso, la motivazione per cui ci assenta (seppur brevemente). Quest'ultimo spazio completamente in bianco, è il più lungo.
E a leggerne alcuni, di questi tagliandi - compilati appena pochi giorni fa - si scopre che ogni operaio (per andare in bagno) si "giustifica", paradossalmente, a modo suo. Non c'è mai una richiesta standard. C'è chi chiede di "recarsi presso il wc", chi di andare prima "in bagno e poi all'esterno", chi scrive di doversi assentare per un bisogno "fisiologico". Sotto ogni coupon c'è sempre la firma del capo-officina. Altrimenti il permesso non è valido, ed è vietato assentarsi.
Secondo quanto ufficiosamente spiegato dall'azienda al personale, questo tipo di controllo si è reso necessario in quanto nella fabbrica si lavora in postazioni singole e l'assenza compromette le varie fasi. Quindi "è fondamentale coordinare ogni singolo movimento per ottimizzare turni e produzione". Ma, ufficialmente interpellato, il responsabile del personale, Michele Villani, ha preferito non rilasciare dichiarazioni in merito: "Non sono autorizzato a parlare con la stampa", ha spiegato.
Certo è che questa nuova regola nella fabbrica di Sulmona ha scatenato la dura reazione dei sindacati. Per le segreterie provinciali di Fiom, Fim, Uil e Ugl "la prassi di chiedere il permesso per andare in bagno" affermano "non rispetta la dignità della persona e nemmeno la privacy delle donne che devono chiederlo perfino per esigenze legate al ciclo mestruale". I sindacati contestano anche l'iniziativa dell'azienda di voler imporre una pausa di 18 minuti per tutti i lavoratori, e chiedono pause individuali e non collettive.
E la difficoltà che vivono gli operai con l'introduzione di questo permesso-bagno è fin troppo evidente. "Anche prima era necessario comunicarlo seppure verbalmente, ma adesso... Perdiamo più tempo a cercare il responsabile nei vari reparti per la firma - spiega un addetto all'officina - che ad espletare in nostri bisogni fisiologici. E poi, sinceramente, ci sembra una violazione della privacy che non è contemplata dal contratto di lavoro".
I sindacati della triplice hanno inviato anche una lettera all'Ispettorato del lavoro, per denunciare strane anomalie nella mancata rotazione della cassa integrazione, nell'uso degli interinali e nel frequente ricorso agli straordinari.
Il gruppo Magneti Marelli produce alternatori, batterie per auto, bobine, centraline, navigatori, quadri di bordo, sistemi elettronici, sistemi di accensione, sistemi di scarico e sospensioni per auto e motoveicoli. Dal prossimo 25 maggio nella sede di Sulmona scatteranno altre tre settimane di cassa integrazione. Che è in corso già da sei mesi.
Giuseppe Caporale
fonte:http://www.repubblica.it/
Fiat-Opel. Ore decisive a Berlino
Alle 18 sono state presentate le offerte di Fiat, di Magna e del fondo americano Ripplewood. Ma il termine è stato misteriosamente spostato alla mezzanotte. Forse un'altra offerta arriverà entro quell'ora.
Siamo alla svolta finale per la Opel. “Aspettiamo i piani delle parti interessate, cioè la Fiat , la Magna e altre” ha dichiarato il portavoce del Governo tedesco Ulrich Willhelm, ricordando che i piani dovranno essere presentati entro le diciotto di oggi. Essi, ha detto ancora il portavoce, saranno poi esaminati in modo spedito. Alla luce di queste valutazioni, ha concluso, ci saranno altri incontri e colloqui in seno al governo tedesco e con i governatori delle regioni che ospitano gli impianti della Opel in Germania. Si terranno anche “colloqui intensi” con il governo Usa, con i vertici della General Motors e uno “scambio di informazioni con i partner europei”. Il termine per le proposte di acquisto era stato fissato per le 18. La scadenza, però, è stata misteriosamente prorogata alla mezzanotte. In un primo tempo, si era sparsa la voce che fosse stata la Fiat stessa a chiedere una proroga. L'ipotesi è stata però smentita dal rispetto dell'orario concordato da parte del Lingotto. Ora si ritiene che sia in dirittura di arrivo un'altra proposta di acquisto, ma non si sa da dove.
Insomma, ore febbrili sia a Torino che a Berlino per il futuro della casa automobilistica tedesca e per la possibilità di creare un supergruppo che potrebbe diventare il protagonista in Europa.
Oggi Marchionne ha illustrato all’assemblea degli azionisti della “G.A. Agnelli Sapa” le scelte strategiche che hanno portato il Lingotto a formulare la sua offerta per la Chrysler e per la Opel. Poi, poco prima delle 15, l’elicottero ha lasciato il centro sperimentale del gruppo automobilistico di Balocco con a bordo Marchionne e Luca Cordero di Montezemolo. Ma l’amministratore delegato della Fiat non presenterà di persona la lettera di intenti per l’acquisizione della Opel. Saranno i legali di fiducia del gruppo torinese a presentarla formalmente entro le diciotto.
L’altro competitore della Fiat, cioè l’azienda austro-canadese di componentistica auto “Magna”, secondo il quotidiano “Handelsblatt”, illustrerà al consiglio di fabbrica tedesco il suo piano di acquisizione. Il quotidiano cita anche una lettera che lo stesso consiglio di fabbrica avrebbe indirizzato alla casa di Torino per invitarla a fare altrettanto.
Man mano che si sviluppa l’iniziativa concorrenziale di acquisizione della Opel, il Governo tedesco mostra di essere intenzionato a concedere un finanziamento ponte per aiutare la casa madre automobilistica controllata dalla General Motors, oramai sempre più in procinto di fallire. Il Governo federale e i Lander sono pronti a conferire un capitale pari a 1,5 miliardi di euro nell’ambito di un’eventuale amministrazione fiduciaria. Soltanto il governo federale del Nord Reno-Wesrfalia metterà 150 milioni, la Renania-Palatinato si è impegnata per altri 100 milioni, a condizione che siano mantenuti tutti i posti di lavoro a Kaiserslautern.
Secondo il ministro Scajola, intervenuto oggi alla trasmissione di Maurizio Belpietro su Canale 5, “il dovere dell'Italia, del Governo e anche degli italiani è quello di lasciare tranquilli i dirigenti della Fiat, l'ottimo Marchionne, in questa trattativa. Abbiamo già detto - ha aggiunto Scajola - e ripetiamo che appena si profilerà la conclusione in un senso e o nell'altro, io me l'auguro positiva, della trattativa con la Fiat, il Governo convocherà l'azienda, le forze sociali e anche le Regioni dove sono interessati gli stabilimenti”.
Ma i sindacati, soprattutto la Cgil, sono molto critici sul comportamento tenuto fino a questo momento dai vertici della Fiat, che non hanno mai pensato di coinvolgere, almeno in colloqui formali, i lavoratori, il capitale più importante. “Questa storia più si trascina, più è surreale” ha dichiarato oggi Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil al margine del XVI Congresso della Cisl, ed ha aggiunto: “speriamo si possa formalizzare tutto molto presto, in modo che ci consenta di capire cosa può avvenire negli stabilimenti italiani e per il gruppo. Al momento, “siamo nell'incertezza più assoluta. Il Governo non sa nulla. È una trattativa - ha proseguito Epifani - che Fiat fa con due Stati e il Paese non ne sa nulla”. Invece, a suo parere, “le conseguenze sui nostri stabilimenti e sul nostro indotto possono essere rilevanti. Anche la nuova società, qualora nascesse, sarà ovviamente diversa da quella che conosciamo”.
Più duro il giudizio di Giorgio Cremaschi, membro della segreteria della Fiom-Cgil: “Continuiamo a essere tenuti all'oscuro circa una situazione che può portare a esiti drammatici, come la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese e il drastico ridimensionamento di Pomigliano. In realtà non ne sappiamo nulla, perché Marchionne sta trattando con tutti tranne che con noi”.
Fulvio Lo Cicero
fonte:http://www.dazebao.org
Siamo alla svolta finale per la Opel. “Aspettiamo i piani delle parti interessate, cioè la Fiat , la Magna e altre” ha dichiarato il portavoce del Governo tedesco Ulrich Willhelm, ricordando che i piani dovranno essere presentati entro le diciotto di oggi. Essi, ha detto ancora il portavoce, saranno poi esaminati in modo spedito. Alla luce di queste valutazioni, ha concluso, ci saranno altri incontri e colloqui in seno al governo tedesco e con i governatori delle regioni che ospitano gli impianti della Opel in Germania. Si terranno anche “colloqui intensi” con il governo Usa, con i vertici della General Motors e uno “scambio di informazioni con i partner europei”. Il termine per le proposte di acquisto era stato fissato per le 18. La scadenza, però, è stata misteriosamente prorogata alla mezzanotte. In un primo tempo, si era sparsa la voce che fosse stata la Fiat stessa a chiedere una proroga. L'ipotesi è stata però smentita dal rispetto dell'orario concordato da parte del Lingotto. Ora si ritiene che sia in dirittura di arrivo un'altra proposta di acquisto, ma non si sa da dove.
Insomma, ore febbrili sia a Torino che a Berlino per il futuro della casa automobilistica tedesca e per la possibilità di creare un supergruppo che potrebbe diventare il protagonista in Europa.
Oggi Marchionne ha illustrato all’assemblea degli azionisti della “G.A. Agnelli Sapa” le scelte strategiche che hanno portato il Lingotto a formulare la sua offerta per la Chrysler e per la Opel. Poi, poco prima delle 15, l’elicottero ha lasciato il centro sperimentale del gruppo automobilistico di Balocco con a bordo Marchionne e Luca Cordero di Montezemolo. Ma l’amministratore delegato della Fiat non presenterà di persona la lettera di intenti per l’acquisizione della Opel. Saranno i legali di fiducia del gruppo torinese a presentarla formalmente entro le diciotto.
L’altro competitore della Fiat, cioè l’azienda austro-canadese di componentistica auto “Magna”, secondo il quotidiano “Handelsblatt”, illustrerà al consiglio di fabbrica tedesco il suo piano di acquisizione. Il quotidiano cita anche una lettera che lo stesso consiglio di fabbrica avrebbe indirizzato alla casa di Torino per invitarla a fare altrettanto.
Man mano che si sviluppa l’iniziativa concorrenziale di acquisizione della Opel, il Governo tedesco mostra di essere intenzionato a concedere un finanziamento ponte per aiutare la casa madre automobilistica controllata dalla General Motors, oramai sempre più in procinto di fallire. Il Governo federale e i Lander sono pronti a conferire un capitale pari a 1,5 miliardi di euro nell’ambito di un’eventuale amministrazione fiduciaria. Soltanto il governo federale del Nord Reno-Wesrfalia metterà 150 milioni, la Renania-Palatinato si è impegnata per altri 100 milioni, a condizione che siano mantenuti tutti i posti di lavoro a Kaiserslautern.
Secondo il ministro Scajola, intervenuto oggi alla trasmissione di Maurizio Belpietro su Canale 5, “il dovere dell'Italia, del Governo e anche degli italiani è quello di lasciare tranquilli i dirigenti della Fiat, l'ottimo Marchionne, in questa trattativa. Abbiamo già detto - ha aggiunto Scajola - e ripetiamo che appena si profilerà la conclusione in un senso e o nell'altro, io me l'auguro positiva, della trattativa con la Fiat, il Governo convocherà l'azienda, le forze sociali e anche le Regioni dove sono interessati gli stabilimenti”.
Ma i sindacati, soprattutto la Cgil, sono molto critici sul comportamento tenuto fino a questo momento dai vertici della Fiat, che non hanno mai pensato di coinvolgere, almeno in colloqui formali, i lavoratori, il capitale più importante. “Questa storia più si trascina, più è surreale” ha dichiarato oggi Guglielmo Epifani, segretario generale della Cgil al margine del XVI Congresso della Cisl, ed ha aggiunto: “speriamo si possa formalizzare tutto molto presto, in modo che ci consenta di capire cosa può avvenire negli stabilimenti italiani e per il gruppo. Al momento, “siamo nell'incertezza più assoluta. Il Governo non sa nulla. È una trattativa - ha proseguito Epifani - che Fiat fa con due Stati e il Paese non ne sa nulla”. Invece, a suo parere, “le conseguenze sui nostri stabilimenti e sul nostro indotto possono essere rilevanti. Anche la nuova società, qualora nascesse, sarà ovviamente diversa da quella che conosciamo”.
Più duro il giudizio di Giorgio Cremaschi, membro della segreteria della Fiom-Cgil: “Continuiamo a essere tenuti all'oscuro circa una situazione che può portare a esiti drammatici, come la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese e il drastico ridimensionamento di Pomigliano. In realtà non ne sappiamo nulla, perché Marchionne sta trattando con tutti tranne che con noi”.
Fulvio Lo Cicero
fonte:http://www.dazebao.org
Iscriviti a:
Post (Atom)
Commenti
Si comunica che il Manifestino non pubblica ne' insulti ne' affermazioni non motivate .Se vuoi scrivere degli argomenti e sei disposto a discuterli, invia un testo, anche breve ma argomentato, e lo pubblicheremo.Grazie
Disclaimer
Questo blog non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 7.03.2001.
Le immagini e l'articoli sono reperite nel Web, quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al creatore che provvederà prontamente alla rimozione del materiale utilizzato.
Le immagini e l'articoli sono reperite nel Web, quindi valutate di pubblico dominio. Se gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo al creatore che provvederà prontamente alla rimozione del materiale utilizzato.