Nel suo articolo pubblicato dal “Corriere della Sera” giovedì 21 maggio, Dario Di Vico, per accusare di irresponsabilità la Fiom rispetto alla vertenza Fincantieri, utilizza l’aggressione dello Slai Cobas contro la manifestazione unitaria delle lavoratrici e deilavoratori del gruppo Fiat svoltasi a Torino sabato 16 maggio.Come dire che non esiste più alcun limite, quando si assume come obiettivo esplicito quello di costruire delle vere e proprie campagne di disinformazione contro chi osa non condividere determinate scelte di un’azienda di peso. E allora parliamo della Fincantieri. Se la Fincantieri fosse andata in Borsa, così comepreconizzato dal suo Gruppo dirigente è probabile che oggi, con quello che sta succedendo, ci troveremmo a discutere di una situazione aziendale totalmente diversa. La nostra opposizione a quella scelta, così come in precedenza la nostra contrarietà all’ipotesi di costruire Finmeccanica 1 (il militare) e Finmeccanica 2 (il civile), sostenuta anche da Fincantieri, non si sono rivelate sbagliate. Per quanto riguarda poi la recentissima leggenda secondo cui avremmo impedito la cerimonia di consegna di una nave da crociera nel cantiere di Marghera, ricordo che, come è peraltro ben noto, non abbiamo né tentato, né deciso di impedire la consegna, ma abbiamo semplicemente promosso iniziative per darevisibilità al conflitto sociale sulla vertenza aziendale aperta, e cosi faremo in futuro. Al contrario, è stata la Fincantieri ad annullare la cerimonia di Marghera, paventando pretestuosamente il rischio di "possibili incidenti". Alla Fincantieri, il 1° aprile scorso è stato sottoscritto un accordo aziendale con alcune organizzazioni sindacali senza la firma della Rsu e della Fiom. La richiesta della Fiom di fare esprimere le lavoratrici e i lavoratori sull’intesa separata, tramite referendum, è stata respinta, a differenza di quanto avvenuto recentemente alla Piaggio. Come definire l´atteggiamento di Fincantieri che legittima quell’accordo? Siamo di fronte ad un sopruso, all’imposizione di un accordo separato e, a quanto risulta, privo di consenso. Allora domando: quei lavoratori e quelle lavoratrici che costruiscono le navi hanno diritto di potersi esprimere su un accordo aziendale che riguarda le loro condizioni lavorative e retributive? La Fiom sostiene che gli accordi devono essere validati democraticamente dagli interessati, fatti salvi quei diritti individuali che giudichiamo indisponibili. Se questo vuole dire essere estremisti, lo confesso pubblicamente: sono un estremista.
Gianni Rinaldini
Segretario generale della Fiom‐Cgil
L'articolo di Dario Di Vico
fonte:http://www.fiom.cgil.it/
Gianni Rinaldini
Segretario generale della Fiom‐Cgil
fonte:http://www.fiom.cgil.it/
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