La Funzione pubblica Cgil è in questi giorni al centro di un tourbillon di avvenimenti: c'è innanzitutto la decisione recentissima - presa giovedì scorso - di indire lo sciopero generale il prossimo 11 dicembre, insieme a istruzione e ricerca. Ma poi Carlo Podda, il segretario generale, è uno dei firmatari della mozione Due al Congresso, quella che si oppone al documento di Epifani: la polemica è forte e il leader Fp denuncia pressioni «brutali» nei territori. Di questi eventi abbiamo parlato proprio con Podda.
Iniziamo dallo sciopero.
La finanziaria stanzia 20 euro lordi medi procapite per il triennio; la riforma Brunetta massacra la contrattazione nazionale e riduce quasi a zero quella integrativa; c'è il rischio che non si facciano le prossime elezioni per le Rsu; i 2 miliardi di consulenze che Brunetta, appena insediato, aveva denunciato come uno scandalo, stanno sempre lì. E poi c'è l'insieme di diritti, di welfare universale, che viene garantito dal lavoro pubblico: e che oggi il governo sta smantellando. Ecco perché abbiamo deciso di scioperare.
Ma con Cisl e Uil perché siete su piazze diverse?
La divisione non aiuta, e abbiamo lavorato fino all'ultimo per l'unità. Fino a mercoledì sera concordavamo sulla gravità della situazione, ma Cisl e Uil non sono d'accordo a indire lo sciopero. Noi, responsabilmente, abbiamo deciso che non potevamo stare fermi.
Proprio sul welfare, c'è una critica che la mozione Uno vi muove al Congresso: voi della Due sareste troppo attenti al lavoro pubblico, e non ai diritti dei cittadini-utenti. Pecchereste cioè di poca «confederalità».
Bene, allora cade a fagiolo citare una decisione del direttivo Cgil della Sardegna di soli due giorni fa: ha bocciato un ordine del giorno in cui la Fp chiedeva di prendere una posizione netta contro la privatizzazione dell'acqua. Chi è, dunque, che si è fatto carico in questo caso dei problemi generali della cittadinanza? Ancora sull'acqua: ci sono due posizioni opposte prese da due Cgil regionali negli ultimi anni. In Puglia, la Cgil concorda con il governo di centrosinistra la ripubblicizzazione dell'acquedotto; in Sardegna, sempre con un governo di centrosinistra - quello di Soru - la Cgil ha invece detto sì alla privatizzazione dell'acqua. Quale di queste due Cgil ha ragione?
Date la colpa alla Cgil nazionale?
Nel Congresso 2006 avevamo stabilito che la Cgil è per l'acqua pubblica. E oggi vedo che la mozione Uno dice che l'acqua deve essere pubblica come proprietà, ma poi sulla gestione si può lasciare decidere ai diversi enti locali, in una sorta di «federalismo dei diritti». Al contrario, noi, nella Due diciamo chiaramente «proprietà e gestione pubblica». Anche sulla sanità integrativa: da anni chiedo al Direttivo nazionale Cgil di prendere posizione, di stabilire una linea univoca: ma l'ultima volta che se ne è discusso è stato sotto Cofferati, e mai sono arrivate risposte. Dopo tutto questo, mi si dica chi è più confederale su questi temi, e se non abbiamo fatto lo sforzo, come Fp, di far passare il carico di problemi generali dalla sola categoria a tutta la Cgil.
Eppure, insisto, siete visti come «poco confederali», fautori di una Cgil fatta solo di tre «maxi-categorie»: industria, lavoro pubblico e servizi.
Epifani chiede di non fare caricature, e allora lo chiediamo anche noi. Nella mozione non si parla mai di «tre maxi-categorie», ma si dice che si deve andare verso una semplificazione, a cominciare dalle categorie che hanno come controparte la Confindustria. Come si fa a essere più confederali con 400 diversi contratti? Io - e ribadisco l'esempio dell'acqua - su molti fronti sono per la cessione di sovranità dalle categorie alla confederazione, ma non deve essere in senso di gerarchie burocratiche, ma appunto sul farsi carico di problemi di tutti. Vorremmo che su temi che stiamo difendendo, come Fp e Fiom, dal contratto alla democrazia, al welfare, la confederazione prendesse il carico su di sè. Anche sulle primarie si fa una caricatura: noi scriviamo che «si può arrivare fino a» esse, ma sempre mantenendo un equilibrio, senza plebiscitarismi. E' un delitto chiedere che gli iscritti contino di più?
All'ultimo Direttivo avete chiesto lo sciopero generale entro dicembre. In soli 10 giorni, vi contesta Epifani.
Noi non abbiamo chiesto di farlo in 10 giorni, ma entro l'approvazione della finanziaria. Anche annunciarlo, magari per gennaio, avrebbe effetto. Invece non se ne è voluto neppure cominciare a discutere. Potevano risponderci: ok, è tardi per farlo ora, ma intanto annunciamo che ci stiamo preparando. Che poi nessuno in Cgil nega che tutti siamo su questo percorso: ma allora perché non se ne può parlare?
Epifani però aggiunge che tutti, da due anni, votate compatti nei direttivi, sempre unitari. E allora come mai, chiede, solo adesso dite che la Cgil così com'è non va più bene?
Va sempre distinto tra il senso di responsabilità nel tenere unita l'organizzazione, e il fatto che uno debba essere d'accordo su tutto, senza riserve. Noi diciamo che «tutta» la Cgil deve cambiare, essere più efficace: c'è anche l'autocritica per un percorso che abbiamo fatto tutti. Poi, se è vero che stiamo parlando di questa fase, è anche vero che il Congresso deve tracciare la linea dei prossimi 4 anni. E infine Epifani e il Direttivo ricordano bene come fu complicato il dibattito sullo sciopero generale del 12 dicembre 2008 e sulla manifestazione Fiom e Fp del 13 febbraio: dunque non è che ci svegliamo adesso. Infine vorrei chiedere al segretario generale di farsi garante del rispetto delle regole: in molti territori e strutture, specie al Sud, su dirigenti, delegati e iscritti si stanno facendo pressioni pro-mozione Uno che sono fuori dalla democrazia, che definirei brutali.
Antonio Sciotto[Articolo il manifesto del 30/11/2009 ]
fonte:
http://www.ilmanifesto.it/

Podda: «Pressioni brutali Epifani sia garante»