martedì 1 dicembre 2009

Dal danno alla FARSA




Dopo i danni procurati dall’accordo separato sul contratto nazionale che colpiscono i salari e i diritti dei lavoratori, Fim e Uilm annunciano portentosi risultati della loro consultazione: il 98% è andato a votare e il 95% ha detto sì.
Questa è semplicemente una farsa
L’accordo di Fim e Uilm sarebbe così bello che anche gli ammalati, anche gli infortunati, anche i cassa integrati, sarebbero tornati in fabbrica apposta per votare a favore.
Mentre tutti coloro che in queste settimane hanno gridato nelle assemblee la loro rabbia per un accordo sbagliato e ingiusto sarebbero degli infiltrati o al massimo dei lavoratori degli appalti
Prima Fim e Uilm hanno danneggiato i lavoratori con un accordo disastroso, ora li offendono con una consultazione finta.
L’unica che ride a questa farsa è la Federmeccanica, che infatti vuole festeggiare assieme a Fim e Uilm il risultato raggiunto.
Ma non si illudano gli industriali: le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici e la Fiom con loro sono e resteranno contro un accordo sbagliato e ingiusto.
Le lavoratici e i lavoratori metalmeccanici della Fiom continueranno a rivendicare un vero rinnovo del contratto nazionale, assieme a regole di democrazia che permettano di decidere con
un voto vero.

Scarica il Volantino in Pdf: Dal danno alla farsa

fonte:http://www.fiom.cgil.it/
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Fim e Uilm offendono la democrazia e il Ccnl




Come si poteva prevedere, Fim e Uilm non sono riuscite a contenersi e hanno dichiarato il loro accordo separato per il Ccnl dei metalmeccanici approvato al 95%. E' un dato falso!
Il referendum di Fim e Uilm è finto e conclude un accordo disastroso. Con questo, Fim e Uilm dimostrano soltanto quanto sia importante la democrazia sindacale. Fim e Uilm la offendono, così come offendono i diritti contrattuali delle lavoratrici e dei lavoratori.
Per questo, ribadiamo che nessuna unità è possibile con quei sindacati che disprezzano le più elementari regole di democrazia e che, così facendo, operano per allontanare ancora di più le lavoratrici e i lavoratori dai loro diritti e dallo stesso sindacato.

Rete28aprile

fonte:http://www.rete28aprile.it
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Contratto separato e crisi economica: una sola lotta

Hanno mille ragioni gli operai metalmeccanici che proseguono nelle iniziative di sciopero contro il contratto nazionale firmato da Cisl, Uil e Federmeccanica (l’associazione degli industriali).
Quel contratto, infatti, è una vergogna, perché:
allunga da 2 a 3 anni la sua durata e si fonda su un nuovo sistema di calcolo dell’inflazione, che aggrava la già fallimentare capacità di recupero salariale del vecchio sistema, tant’è vero che prevede aumenti salariali da qui a tre anni che sono roba da elemosina;basa esclusivamente sull’efficienza aziendale la contrattazione in azienda e la espone perfino al peggioramento delle condizioni fissate nel contratto nazionale;nelle vertenze aziendali imbalsama le RSU, trasferendo il potere contrattuale ai sindacati esterni, e introduce procedure che congelano gli scioperi; come nei regimi totalitari, trasforma le organizzazioni sindacali in complici delle imprese nell’esercizio del comando sui lavoratori e nella cancellazione dei loro diritti.
Respingere questo contratto significa restituire potere a chi ha davvero il diritto di esercitarlo, cioè i lavoratori: solo questa è democrazia, e non il solito “bla bla bla” ripetuto come un disco incantato da personaggi che la calpestano tutti i giorni, al punto di negare con arroganza che sul loro contratto/capestro si tenga il referendum.
E significa ridare fiato a obiettivi che sono fondamentali in questa situazione economico-sociale, non riguardando solo i metalmeccanici, ma anche tutti gli altri settori sociali attaccati dalla crisi in atto e dalla gestione che ne fanno padroni, governo e quei sindacati che sono loro complici:forti aumenti uguali per tutti e riduzione delle tasse su salari e pensioni;cassa integrazione davvero a rotazione e che duri quanto necessario, che sia estesa a tutte le aziende in crisi e che sia almeno pari all’80% reale della paga;blocco dei licenziamenti;tutela intransigente della salute e dell’integrità fisica sul posto di lavoro; rispetto integrale del diritto di sciopero.
E c’è da fare i conti anche con la voglia matta di aumentarci l’orario di lavoro a parità di paga, come ha avuto la spudoratezza di suggerire il ministro Rotondi nel suo comizietto televisivo sull’abolizione della pausa-mensa.
Questo, mentre il ministro del lavoro Sacconi sta portando avanti un’altra vigliaccata, quella del disegno di legge, già in discussione al Senato, sulla cosiddetta “certificazione”, di competenza delle commissioni composte da rappresentanti delle aziende e dei sindacati.
Una certificazione per rendere valida, anche di fronte al giudice, la rinuncia da parte del lavoratore al rispetto delle norme di legge e di quelle contrattuali a lui favorevoli.
Rinuncia che, coi tempi che corrono, il lavoratore può essere costretto a subire e sottoscrivere, a causa di minacce, intimidazioni e altri “argomenti” in cui i padroni sono imbattibili e che sindacati di comodo non sono di certo pronti a contrastare.
All’ordine del giorno va posta la necessità di non perdersi più in discussioni infinite sui tempi con cui organizzare una risposta generale a questa situazione da parte del mondo del lavoro dipendente, per impedire che essa si aggravi di continuo. È questo che stanno chiedendo operai che scendono in lotta in molte città, in modo sempre più determinato. Cosa ne pensa la Cgil?
Gli operai metalmeccanici possono essere il soggetto collettivo in grado di lanciare questa risposta, nella consapevolezza che non esiste altra strada su cui incamminarsi.

COBAS METALMECCANICI

fonte:http://www.confederazionecobaspisa.it
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Thyssen: Fiom, morte di oggi gravità inaudita

“Alla vigilia del secondo anniversario della strage avvenuta nel dicembre 2007 a Torino, un nuovo morto sul lavoro si è avuto oggi in uno stabilimento italiano della ThyssenKrupp: questa volta, all’acciaieria di Terni”. È quanto afferma in una nota il segretario nazionale della Fiom Cgil, Giorgio Cremaschi.

“E’ un fatto di una gravità inaudita - sostiene Cremaschi -, perché le circostanze della morte, che seguono a diverse e ripetute proteste sindacali su come l’azienda organizzava il lavoro, dimostrano che la ThyssenKrupp in Italia non ha imparato niente e continua a mettere a repentaglio la vita dei lavoratori. Vogliamo punizioni esemplari, da parte della legge - sottolinea il dirigente sindacale -, per tutte le inadempienze che sono a monte della tragedia odierna. Vogliamo anche testimoniare, ai compagni di lavoro e ai familiari della vittima, il totale sostegno e la rabbia della Fiom di fronte al fatto che una delle più grandi multinazionali europee si comporti in Italia in maniera indegna”.

“E’ necessario, infatti, ricordare - prosegue il segretario - che tutte le morti sul lavoro alla ThyssenKrupp derivano da una politica aziendale di risparmi e di tagli che mette in crisi la sicurezza. Questa politica continua, perché l’azienda ha deciso di licenziare più di 50 lavoratori nello stabilimento di Brescia, proponendo anche lì una drammatica riduzione degli organici che, se mantenuta, minaccerà anch’essa la salute e la sicurezza dei lavoratori”.

“La Fiom - aggiunge Cremaschi - si costituirà parte civile anche in questo procedimento contro la ThyssenKrupp. Intanto, sosteniamo tutte le iniziative di sciopero in corso. Chiediamo inoltre al governo di intervenire con tutti gli strumenti sia a livello politico, nei confronti della Germania, sia a livello economico e istituzionale, perché il comportamento che la ThyssenKrupp tiene in Italia - conclude il dirigente Fiom - è inaccettabile e indegno di quello che dovrebbe essere il modo di agire di una multinazionale europea per ciò che riguarda il rapporto tra industria e lavoro”.

fonte:http://www.rassegna.it
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Disoccupati: Istat; boom a ottobre, superati 2 milioni

Allarme rosso per gli ultimi dati sulla disoccupazione diffusi dall'Istat: il numero dei senza lavoro a ottobre, per la prima volta dal marzo del 2004, sfonda la soglia dei 2 milioni e il tasso di disoccupazione sale all'8% dal 7,8% di settembre (+1% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso), raggiungendo il valore massimo dal novembre del 2004.

Il numero delle persone in cerca di lavoro sale quindi a 2.004.000, in aumento del 2% (+39mila persone) rispetto a settembre e del 13,4% (+236mila) su base annua.

Il tasso di disoccupazione giovanile - aggiunge l'istituto di statistica - a ottobre aumentato al 26,9% dal 26,2% di settembre, con una crescita del 4,5% rispetto a ottobre dell'anno scorso.

fonte:http://www.rassegna.it
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Donne, tanta violenza poco lavoro

Sempre più “prime della classe”, ma l’immagine e il salario non riconoscono né i successi nè i sacrifici.

Donne di nuovo in piazza: contro la violenza. Perché la violenza contro le donne non si ferma.
Donne, di nuovo, in assemblea: per il lavoro. Perché l'Italia in rosa si muove all'indietro, come un gambero: l'ultima indagine del Word Economic Forum sul “gender gap” l'ha retrocessa al 72° posto, terzultima in Europa. Gli “obiettivi di Lisbona” sull'occupazione femminile sembrano sempre più lontani: era stato fissato per il 2010 l'obiettivo di portare al lavoro il 60% delle donne, siamo al 47,2. Più della metà delle donne sono ufficialmente disoccupate. Anche se poi il “pil sommerso” del loro lavoro di casa, quello cosiddetto “di cura”, pesa nell'economia italiana 300 miliardi di euro, quasi un quarto del prodotto interno lordo.
La crisi si scarica sulle lavoratrici più che sui loro colleghi perché alle donne tocca il triste primato di avere la maggioranza dei rapporti di lavoro atipici: contratti a tempo determinato, quando va bene, contratti a progetto, lavoro somministrato, collaborazioni, fino ai pagamenti con i “vaucher”, che solo in Italia su tutta Europa vengono considerati veri e propri stipendi, mentre altrove vengono considerati sostegno al reddito. Comunque tutti rapporti che iniziano e finiscono senza clamori.
Oltre al danno, la beffa: perché in questo modo quando arrivano i dati ufficiali sulla disoccupazione le donne che hanno perso il lavoro per la crisi risultano percentualmente meno dei maschi.
Eppure tutte le ricerche dicono che le donne sono tanto brave: hanno un titolo di studio (basta andare a controllare ai Centri per l'impiego: le laureate e le diplomate in attesa di occupazione sono due, tre volte tanto rispetto agli uomini), sono efficienti, in grado di svolgere più lavori (e allora ecco il part-time, per assicurare le cure per la casa, la famiglia, i figli, gli anziani). Vere prime della classe.
E mentre in televisione sfilano le veline, e l'immagine della donna che si vuol proporre è di nuovo un bel guscio vuoto (lo spot televisivo per annunciare il quiz-show di Enrico Papi “Prendere o lasciare” è tutto un programma: con la valletta bellissima, mezza nuda, diplomata ma scema, e messa alla berlina) le lavoratrici fanno i conti nel borsellino, per scoprire che guadagnano sempre meno dei loro compagni, facendo gli stessi lavori. In due regioni, nel Lazio e in Toscana, le Consigliere di Parità hanno voluto vederci chiaro e sono andate a far di conto nelle aziende. I dati sono sconfortanti: si arriva al “record” della provincia di Viterbo dove le operaie guadagnano il 65% in meno degli operai, con lo stipendio falcidiato dal part-time (spesso coatto) e da collocazioni inferiori. O a Frosinone, dove le donne dirigenti percepiscono il 48% in meno dei colleghi maschi. Non è così ovunque, ma ovunque la penalizzazione del lavoro femminile è nei numeri: stesse mansioni, collocazioni diverse, precariato, stipendi (legalmente) “tagliati”.
E il governo mentre fa roboanti annunci a favore del “Fattore D”, e assicura monitoraggi contro le discriminazioni, continua intanto l'attacco ai diritti del lavoro, indebolendo sempre più chi è meno tutelato e quindi, soprattutto, le donne.

Silvia Garambois

fonte:http://www.radioarticolo1.com


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lunedì 30 novembre 2009

Accordo separato: Fiom, da Fim e Uilm 'referendum truffa'



"Secondo Fim e Uilm il 96% dei loro iscritti avrebbe votato ed il 94% avrebbe approvato l’accordo separato. Un risultato da fare invidia ai regimi più disinvolti sul piano elettorale, seppur in assenza degli osservatori dell’Onu. La credibilità dei dati si commenta da sola”. A dirlo in una nota è la Fiom Cgil.

"Lo sanno bene le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici, anche quelli iscritti a Fim e a Uilm che, laddove è stato permesso loro di esprimersi, hanno respinto l’accordo separato e sonoramente contestato le due Organizzazioni Sindacali - prosegue la Fiom nella nota -. Non a caso Fim e Uilm si sono rifiutate di realizzare un certificato e regolare referendum tra tutti i dipendenti metalmeccanici e si sono sistematicamente sottratte ad un confronto democratico e unitario nelle assemblee”.

Secondo la Fiom, poi, "la realizzazione di una conferenza stampa congiunta tra Fim Uilm, Federmeccanica e Assistal è un nuovo atto di arroganza e un insulto alla categoria dei metalmeccanici. Il fatto stesso che Fim e Uilm suggellino la 'loro consultazione' con le controparti spiega meglio di ogni altra cosa che il risultato è stato esattamente quello che avevano deciso dovesse essere”, affermano ancora le tute blu Cgil.

"L’accordo separato è illegittimo, non validato dalle lavoratrici e dai lavoratori e, pertanto, la vertenza per il rinnovo del biennio economico è per noi ancora aperta - conclude la Fiom nella nota -. Inoltre questa vicenda conferma che non è più rinviabile una legge sulla democrazia e sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro, che vincoli gli accordi al voto referendario della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori interessati. Per la Fiom la mobilitazione continua”.

fonte:http://www.rassegna.it
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Podda: «Pressioni brutali Epifani sia garante»

La Funzione pubblica Cgil è in questi giorni al centro di un tourbillon di avvenimenti: c'è innanzitutto la decisione recentissima - presa giovedì scorso - di indire lo sciopero generale il prossimo 11 dicembre, insieme a istruzione e ricerca. Ma poi Carlo Podda, il segretario generale, è uno dei firmatari della mozione Due al Congresso, quella che si oppone al documento di Epifani: la polemica è forte e il leader Fp denuncia pressioni «brutali» nei territori. Di questi eventi abbiamo parlato proprio con Podda.
Iniziamo dallo sciopero.
La finanziaria stanzia 20 euro lordi medi procapite per il triennio; la riforma Brunetta massacra la contrattazione nazionale e riduce quasi a zero quella integrativa; c'è il rischio che non si facciano le prossime elezioni per le Rsu; i 2 miliardi di consulenze che Brunetta, appena insediato, aveva denunciato come uno scandalo, stanno sempre lì. E poi c'è l'insieme di diritti, di welfare universale, che viene garantito dal lavoro pubblico: e che oggi il governo sta smantellando. Ecco perché abbiamo deciso di scioperare.
Ma con Cisl e Uil perché siete su piazze diverse?
La divisione non aiuta, e abbiamo lavorato fino all'ultimo per l'unità. Fino a mercoledì sera concordavamo sulla gravità della situazione, ma Cisl e Uil non sono d'accordo a indire lo sciopero. Noi, responsabilmente, abbiamo deciso che non potevamo stare fermi.
Proprio sul welfare, c'è una critica che la mozione Uno vi muove al Congresso: voi della Due sareste troppo attenti al lavoro pubblico, e non ai diritti dei cittadini-utenti. Pecchereste cioè di poca «confederalità».
Bene, allora cade a fagiolo citare una decisione del direttivo Cgil della Sardegna di soli due giorni fa: ha bocciato un ordine del giorno in cui la Fp chiedeva di prendere una posizione netta contro la privatizzazione dell'acqua. Chi è, dunque, che si è fatto carico in questo caso dei problemi generali della cittadinanza? Ancora sull'acqua: ci sono due posizioni opposte prese da due Cgil regionali negli ultimi anni. In Puglia, la Cgil concorda con il governo di centrosinistra la ripubblicizzazione dell'acquedotto; in Sardegna, sempre con un governo di centrosinistra - quello di Soru - la Cgil ha invece detto sì alla privatizzazione dell'acqua. Quale di queste due Cgil ha ragione?
Date la colpa alla Cgil nazionale?
Nel Congresso 2006 avevamo stabilito che la Cgil è per l'acqua pubblica. E oggi vedo che la mozione Uno dice che l'acqua deve essere pubblica come proprietà, ma poi sulla gestione si può lasciare decidere ai diversi enti locali, in una sorta di «federalismo dei diritti». Al contrario, noi, nella Due diciamo chiaramente «proprietà e gestione pubblica». Anche sulla sanità integrativa: da anni chiedo al Direttivo nazionale Cgil di prendere posizione, di stabilire una linea univoca: ma l'ultima volta che se ne è discusso è stato sotto Cofferati, e mai sono arrivate risposte. Dopo tutto questo, mi si dica chi è più confederale su questi temi, e se non abbiamo fatto lo sforzo, come Fp, di far passare il carico di problemi generali dalla sola categoria a tutta la Cgil.
Eppure, insisto, siete visti come «poco confederali», fautori di una Cgil fatta solo di tre «maxi-categorie»: industria, lavoro pubblico e servizi.
Epifani chiede di non fare caricature, e allora lo chiediamo anche noi. Nella mozione non si parla mai di «tre maxi-categorie», ma si dice che si deve andare verso una semplificazione, a cominciare dalle categorie che hanno come controparte la Confindustria. Come si fa a essere più confederali con 400 diversi contratti? Io - e ribadisco l'esempio dell'acqua - su molti fronti sono per la cessione di sovranità dalle categorie alla confederazione, ma non deve essere in senso di gerarchie burocratiche, ma appunto sul farsi carico di problemi di tutti. Vorremmo che su temi che stiamo difendendo, come Fp e Fiom, dal contratto alla democrazia, al welfare, la confederazione prendesse il carico su di sè. Anche sulle primarie si fa una caricatura: noi scriviamo che «si può arrivare fino a» esse, ma sempre mantenendo un equilibrio, senza plebiscitarismi. E' un delitto chiedere che gli iscritti contino di più?
All'ultimo Direttivo avete chiesto lo sciopero generale entro dicembre. In soli 10 giorni, vi contesta Epifani.
Noi non abbiamo chiesto di farlo in 10 giorni, ma entro l'approvazione della finanziaria. Anche annunciarlo, magari per gennaio, avrebbe effetto. Invece non se ne è voluto neppure cominciare a discutere. Potevano risponderci: ok, è tardi per farlo ora, ma intanto annunciamo che ci stiamo preparando. Che poi nessuno in Cgil nega che tutti siamo su questo percorso: ma allora perché non se ne può parlare?
Epifani però aggiunge che tutti, da due anni, votate compatti nei direttivi, sempre unitari. E allora come mai, chiede, solo adesso dite che la Cgil così com'è non va più bene?
Va sempre distinto tra il senso di responsabilità nel tenere unita l'organizzazione, e il fatto che uno debba essere d'accordo su tutto, senza riserve. Noi diciamo che «tutta» la Cgil deve cambiare, essere più efficace: c'è anche l'autocritica per un percorso che abbiamo fatto tutti. Poi, se è vero che stiamo parlando di questa fase, è anche vero che il Congresso deve tracciare la linea dei prossimi 4 anni. E infine Epifani e il Direttivo ricordano bene come fu complicato il dibattito sullo sciopero generale del 12 dicembre 2008 e sulla manifestazione Fiom e Fp del 13 febbraio: dunque non è che ci svegliamo adesso. Infine vorrei chiedere al segretario generale di farsi garante del rispetto delle regole: in molti territori e strutture, specie al Sud, su dirigenti, delegati e iscritti si stanno facendo pressioni pro-mozione Uno che sono fuori dalla democrazia, che definirei brutali.

Antonio Sciotto

[Articolo il manifesto del 30/11/2009 ]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/
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