sabato 3 dicembre 2016

Fiom Trieste. ODG sul ccnl metalmeccanici

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Il direttivo della FIOM CGIL di Trieste assume la relazione del segretario generale e la proposta della segreteria   provinciale ed   esprime   un   giudizio   pesantemente  negativo  sull’accordo  per   il   rinnovo   del CCNL 2016­2019.
Nell’accordo siglato, che rinnova l’accordo separato Fim Uilm ­ Federmeccanica del 2012,  si introduce un   salario   “ipotetico”   basato   sull’IPCA   (indicatore   osteggiato   dalla   fiom   stessa   nei   passati   rinnovi separati) con aumenti dei minimi che perverranno con 6 mesi di ritardo impedendo nei fatti la certezza del recupero del potere d’acquisto. In aggiunta viene sciaguratamente stabilita l’assorbibilità  di tutti gli incrementi   fissi   della   contrattazione   aziendale   futura   (ad   eccezione   di   quelli   legati   alla   modalità di effettuazione della prestazione) e di quella individuale che non sia espressamente “non assorbibile”.
Nei fatti e per la prima volta, vengono introdotti degli aumenti che non sono uguali per tutte le lavoratrici ed i lavoratori.
Il ruolo di tutela universale del CCNL inoltre, viene indebolito dall’accettazione da parte della Fiom della tanto osteggiata “sanità
integrativa” (Metasalute) e su aumenti destinati alla stessa ed alla previdenza integrativa complementare (Cometa), appannaggio solo per quei lavoratori che hanno deciso di aderire a tale istituto.
Il nuovo accordo introduce strumenti di fidelizzazione aziendale del lavoratore (Flexible Benefit) di cui si indica solo il valore, lasciando di fatto mano libera alle aziende sulla gestione e la scelta dei servizi erogabili.
Tali voci, visto l’aumento ­nemmeno certo­ di soli 51 euro erogati sui 4 anni, sono un costo contrattuale pagato tutto dai lavoratori, come fra l’altro quella della “formazione soggettiva” ed a nostro giudizio non possono   in   nessun   caso   essere   ricomprese   fra   l’aumento   salariale   del   CCNL   in   quanto   non   a disposizione di tutti i lavoratori afferenti al comparto metalmeccanico.
L’accordo siglato fa sue le “intese modificative”, le famose deroghe su cui la stessa Fiom dichiarava “un contratto derogabile non
è più un contratto”, introducendo quanto previsto dal TU sulla rappresentanza del 31 Gennaio 2014, che qui viene digerito da questo accordo, in contraddizione con tutto il percorso fatto dalla FIOM a partire dal contrasto del modello FIAT, ed in pieno contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale su quest’ultima.
Il nuovo contratto aggiunge una serie di altri peggioramenti: per la legge 104, in piena applicazione dell’art.8 si peggiora quanto previsto per legge obbligando il lavoratore a pianificazione preventiva dei permessi richiesti, si innalza l’età  massima per cui i trasferimenti potranno avere carattere obbligatorio, il futuro riassetto dell’inquadramento lascia intendere che in una fase successiva dell’applicazione vi sarà per le aziende la possibilità di demansionamenti.
La scelta di firmare questo accordo è  incomprensibile, questo alla luce della piattaforma votata dalle lavoratrici  e dei  lavoratori  ma   soprattutto   alla   disamina   puntuale  del   percorso  intrapreso dal   gruppo dirigente della FIOM per la difesa e la riconquista di un vero contratto nazionale di tutte le lavoratrici e dei lavoratori.
Un   tale   insieme   di   regole   rappresenta   un   sistema   contrattuale   completamente   diverso   basato   sullo svuotamento completo del contratto nazionale e sulla perdita del suo ruolo di tutela generale dei diritti dei lavoratori. Del resto la FIOM a tutti livelli già indicava il CCNL separato del 2012 come un “contratto svuotato completamente di ogni valore”.
Per  il  direttivo provinciale  della  Fiom  CGIL di  Trieste,  l’intesa  raggiunta  il 26  novembre  sul Ccnl tra Federmeccanica, Fim Fiom e Uilm mina l’esistenza della contrattazione collettiva e va bocciata senza alcuna riserva.

Approvato con 1 astenuto

fonte: https://sindacatounaltracosa.org/

Quando era il segretario della FIOM a sfidare l’organizzazione. La vicenda sul TU del 10 gennaio.

Nell’ultima Assemblea Generale della CGIL, martedì scorso, il segretario generale della FIOM ha concluso il suo intervento affermando il voto dei lavoratori sul nuovo CCNL dei metalmeccanici è anche merito del Testo Unico del 10 gennaio. Affermazione ripresa nelle conclusioni di Susanna Camusso che ha rimarcato esplicitamente come sia molto positivo il fatto in sé ma anche che finalmente Maurizio Landini riconosca l’importanza del Testo Unico del 10 gennaio.
All’epoca della firma dell’accordo, il giudizio della FIOM sul TU fu infatti molto duro e su quella vicenda lo stesso segretario generale sfidò apertamente l’organizzazione, tanto che Susanna Camusso avviò contro di lui una procedura di contestazione agli organismi interni.
È bene ricordare ogni tanto la storia. Non soltanto per il merito (visto che oggi la maggioranza della FIOM firma una ipotesi di accordo per il rinnovo del ccnl dei metalmeccanici che recepisce il TU) ma anche per il metodo. Si può forse cambiare idea sui contenuti di un accordo, ma è meno comprensibile come si possa cambiare idea sulle pratiche di dissenso interne all’organizzazione.
Oggi che non è più lui a non approvare una decisione presa da un livello superiore, è lo stesso segretario della FIOM a invocare quelle regole di “democrazia” interna che rendono difficile dissentire da una decisione assunta a maggioranza. Una circolare della FIOM nazionale di pochi giorni fa vieta di presentare ordini del giorno o documenti sul ccnl dei metalmeccanici nei direttivi territoriali e ricorda che i dirigenti della FIOM e le strutture sono vincolate dal voto del Comitato Centrale a sostenere nelle assemblee quanto deliberato. Fermo restando il contenuto della circolare della FIOM, ecco cosa accedeva invece tra gennaio e febbraio del 2014.
A pochi giorni dalla firma del TU da parte della CGIL, il Comitato Centrale della FIOM del 16 gennaio approvò un ordine del giorno (leggi) presentato dalla Segreteria nazionale in cui si esprimeva fermamente contro l’accordo appena firmato. Il Comitato Centrale chiese in quel documento “che la Cgil ritiri la firma al Testo unico sulla rappresentanza Confindustria, Cgil Cisl Uil e si chieda la riapertura del negoziato”.
In quello stesso Comitato Centrale, Gianni Venturi, allora schierato con Susanna Camusso contro la linea di maggioranza della FIOM, dichiarò di non partecipare al voto (leggi), considerando indisponibile al Comitato Centrale il giudizio sul TU firmato dalla CGIL: “il mancato accoglimento della richiesta di stralciare dal documento programmatico della FIOM la parte relativa al giudizio di merito sul testo unico sulla rappresentanza, in quanto materia non disponibile al Comitato Centrale stesso, non consente né di sottoscrivere il documento programmatico della FIOM, né di partecipare al voto finale del Comitato Centrale”.
Sulla stessa vicenda, la segretaria della Cgil Susanna Camusso il 22 gennaio, in pieno Congresso, arrivò a scrivere di suo pugno una lettera per chiedere al Collegio Statuario di valutare il comportamento del segretario generale della FIOM Maurizio Landini (leggi). Al centro delle polemiche erano ancora le dure critiche del segretario dei metalmeccanici per l’accordo firmato con Confindustria sulla rappresentanza e in particolare le dichiarazioni fatte da Landini nel Direttivo CGIL del 17 gennaio, quello che aveva approvato a maggioranza l’accordo del 10 gennaio.
Nel documento approvato dal Comitato Centrale il 16 gennaio, la FIOM prendeva posizione anche sulla modalità di votazione del TU, dichiarando che “è necessario prevedere una consultazione vincolante e straordinaria in cui garantire l’espressione e l’illustrazione di diverse valutazioni e giudizi”.
La stessa posizione venne ripresa dal successivo Comitato Centrale, quello del 22 febbraio 2014 (leggi). Il documento approvato ribadiva infatti che “tale consultazione, per avere un carattere vincolante, deve avvenire con trasparenti e precise regole democratiche:
• distribuzione del testo dell’accordo;
• diritto al voto alle lavoratrici ed ai lavoratori, o almeno le iscritte e gli iscritti alla Cgil, che
lavorano in aziende in cui si applicano i Contratti nazionali stipulati con Confindustria e con
federazioni di categoria ad esse aderenti, definendo il perimetro delle aziende coinvolte;
nelle assemblee devono essere presenti relatori per esplicitare i diversi giudizi e punti di vista presenti nella nostra organizzazione;
• il voto certificato e segreto deve svolgersi nell’arco di un periodo definito a conclusione dell’iter assembleare;
lo spoglio dei risultati deve avvenire contemporaneamente a conclusione delle giornate di votazione e l’esito deve essere certificato dalle singole commissioni elettorali in cui siano rappresentati tutti i punti di vista e le posizioni“.
Insomma, all’epoca la FIOM chiedeva che la consultazione sull’accordo del 10 gennaio avvenisse secondo regole democratiche semplici quanto banali: entrambe le posizioni devono essere rappresentate ai lavoratori e alla lavoratrici. I metalmeccanici e le metalmeccaniche voteranno il loro ccnl avendo invece ascoltato soltanto la posizione del SI.
Davvero, si può cambiare idea su tutto. Ma quando si invoca un principio democratico per sé e poi lo si vieta agli altri, c’è qualcosa che non torna.
In ogni modo, noi non abbiamo cambiato idea. Né nel merito del TU né nel metodo. Il sindacatoaltracosa prosegue la campagna per il NO, tentando come ci sarà possibile di informare al meglio i lavoratori e le lavoratrici.

sindacatoaltracosa FIOM

giovedì 1 dicembre 2016

Un accordo che vorrebbe la resa dei lavoratori

Il Contratto che FIOM FIM e UILM vogliono firmare contiene:

NESSUN AUMENTO SALARIALE: solo l'inflazione, restituita per ogni anno solo dal Giugno dell'anno successivo e senza gli aumenti dell'energia. Per il 2016, l'aumento previsto, da Giugno '17, è di 9 euro lordi mensili per il quinto livello. I 50 euro a regime di cui parlano le OO SS per il 2019 sono solo il risultato di una loro previsione per l'inflazione.
Altri 42 euro verranno versati dalle aziende "IN NATURA": in fondo pensioni, fondo sanitario, "benefit" aziendali non precisati, corsi di formazione, tutto esente da contributi.
ABOLIZIONE DELLE PARTI FISSE SICURE NEI PREMI AZIENDALI: il rinnovo degli integrativi potrà SOLO prevedere premi "totalmente variabili" legati ai carichi di lavoro (come l'esperienza in Piaggio dimostra, a totale arbitrio dell'azienda), oppure aumenti per lavoro straordinario, notturno, festivo, turni.
ORARIO SETTIMANALE FLESSIBILE: l'orario di 40 ore rimane SOLO COME MEDIA; le aziende hanno a disposizione 80 ore annuali per aumenti fino a 48 ore settimanali. In Piaggio questo significherà verosimilmente 10 sabati lavorativi. L'azienda potrà anche ordinare 40 ore di straordinario obbligatorio. Prevista una "Banca del tempo" per fare da giovani tanti straordinari, da accantonare per sopravvivere all'aumento dell'età pensionabile.
Inoltre restrizioni sull'uso dei permessi per la 104 e conferma delle regole sulla malattia introdotte nel contratto 2012, non firmato dalla FIOM.
NON E' TUTTO: l'Accordo dà a Federmeccanica e alle OO SS due DELEGHE IN BIANCO: - una per DEFINIRE, entro Gennaio '17, I RAPPORTI SINDACALI secondo il "Testo Unico" del Gennaio '14: "esigibilità" degli accordi, divieti di sciopero, sanzioni ai delegati che indicono scioperi contro accordi firmati dalla maggioranza della RSU o fuori dei periodi ammessi. - una seconda per SOSTITUIRE il sistema attuale di INQUADRAMENTO e di scatti di ANZIANITA' con uno basato su "aree e fasce professionali" , in sostanza ad arbitrio delle aziende.
Questi punti non sono solo peggioramenti inaccettabili su aspetti fondamentali dei rapporti di lavoro. Sottoscrivere la fine dell'orario settimanale, il blocco dei salari, il loro pagamento in natura, il divieto di sciopero contro accordi in vigore, gli aumenti legati all'anzianità, contraddice e rinnega i principi stessi che hanno sempre guidato le rivendicazioni e le lotte dei lavoratori.
Questo accordo mostra anche chiaramente qual è oggi il programma della "unità sindacale" e quale sarà il contenuto delle prossime Piattaforme "unitarie" per gli integrativi aziendali.
I Referendum sull'Accordo saranno fatti, dopo un anno e mezzo di trattative, in fretta tra il 19 e il 21 Dicembre, con tante fabbriche chiuse, Piaggio compresa. Di questo non c'è altra ragione che la sua totale insostenibilità di fronte ai lavoratori.

Delegati FIOM Piaggio contro l'Accordo:  

Cappellini, Guezze, Giuntoli, Di Sacco, Bellagamba, Tecce, Malventi   

Delegati FIOM Continental contro l'Accordo: 

Silvia Cini, Giada Garzella

AG Cgil. E.Como: inaccettabile dire di noi “infezione pericolosa”

intervento di Eliana Como alla Assemblea Generale della Cgil del 29 novembre 2016

Intervengo soltanto su uno dei temi affrontati nella relazione introduttiva di Susanna Camusso: i delegati e le delegate sono la base e il valore principale della nostra organizzazione; a loro la Cgil deve tutto.
Sono pienamente d’accordo con questa affermazione. Ma vorrei che fosse vero sempre, anche quando i delegati e le delegate hanno opinioni diverse da quelle della maggioranza e dei gruppi dirigenti. Invece non è così.
Proprio mentre ascoltavo le parole della segretaria generale sulla loro importanza, ho letto su FB un bruttissimo commento riferito a un appello di delegati da parte di un importante dirigente della Fiom, un segretario regionale. È un appello in cui si critica il contratto nazionale dei metalmeccanici e, certo, si invita a votare NO. Legittimo, direi. Quel segretario regionale, tra le altre cose, scrive in quel post pubblico che “le aree sono una infezione pericolosa”, riferendosi evidentemente a me e a quei delegati.
Testuali parole: infezione pericolosa.
Normalmente non do molto peso ai commenti su FB e per questa ragione non farò denuncia alla Commissione di Garanzia né inviterò altri a farlo. Certo, vi ricordo che per aver scritto su FB molto meno, tempo fa alcuni delegati furono persino espulsi dalla CGIL.
Ho deciso di intervenire qui, nell’organismo più alto di questa organizzazione, per denunciare politicamente questo episodio perchè lo ritengo gravissimo. Non per le accuse o gli insulti che vengono fatti a me. Ne ho sentite tante in questi giorni, non è questo il problema. Ma insultare in questo modo i delegati e le delegate è davvero inaccettabile. Sempre. Anche quando sono contrari alle decisioni assunte dalla maggioranza. “Infezioni pericolose” è un termine che non deve appartenere a questa organizzazione.

Notiziario N.8 – Ccnl metalmeccanici


Scarica il notiziario del sindacatoaltracosa N.8 – dicembre 2016. CCNL metalmeccanici: né il pane né le rose

fonte: https://sindacatounaltracosa.org/

Volantino ccnl metalmeccanici. Senza pane e senza rose!

fonte: https://sindacatounaltracosa.org/

martedì 29 novembre 2016

Metalmeccanici. C’è chi dice NO! Delegat@ per il NO

Pubblichiamo l’appello di delegat@ FIOM a sostenere le ragioni del NO all’ipotesi di accordo del ccnl dei metalmeccanici. Il 6 dicembre appuntamento a Firenze!

In un anno di trattative con Federmeccanica, la Fiom ha di fatto posto la parte economica come unica condizione imprescindibile per la firma del contratto. Quanto firmato non rispetta nemmeno questa condizione. Non si tratta di discutere se 92 euro di aumento siano tanti e pochi. Per il semplice motivo che non sono 92, non sono certi e non sono per tutti.
Si arriva tale cifra solo sommando 51 euro di aumenti salariali al resto delle misure di welfare aziendale (7,69 euro di aumento sulla previdenza, 12 sulla sanità, 13,6 di welfare, per un totale di 85 euro mensili che arrivano a 92,68 con la quota per il diritto alla formazione continua).
Pochi spiccioli, quindi, ma in compenso tanta confusione. Innanzitutto perché si sommano voci di salario diretto a prestazioni di welfare, come se si trattasse di voci sostitutive l’una dell’altra. In secondo luogo perché si sancisce che si possa accedere a tale “aumento” solo accettando di far parte del welfare integrativo: non un diritto universale, ma basato un rapporto con un fondo privato o con un fondo aziendale.
Infine, nemmeno i 51 euro salariali sono certi e per tutti. Non lo sono perché riassorbibili da tutti gli aumenti “fissi collettivi della retribuzione eventualmente concordati in sede aziendale” (con l’esclusione di quelli legati alla modalità di effettuazione della prestazione lavorativa).
Non lo sono perché sono aumenti solo “stimati”. L’effettivo importo verrà deciso ex-post: dopo la comunicazione annuale da parte dell’Istat dell’Ipca. L’Ipca (Indice Prezzi al Consumo Armonizzato) è un calcolo dell’inflazione che esclude dal paniere le voci energetiche importate. Un metodo truffaldino, dalla Fiom in passato contestato, che di fatto regala alle aziende la possibilità di pretendere una sorta di scala mobile al contrario. E se non bastasse, questa destrutturazione dell’aumento salariale si lega a una parte normativa estremamente negativa.
In primo luogo, passa quasi sotto silenzio il fatto che la Fiom firmando questo contratto abbia accettato contemporaneamente il contratto separato del 2012 precedentemente osteggiato. Se la Fiom ha ragione oggi, aveva torto ieri. Se aveva ragione ieri, ha torto oggi. Questo è e da qua non se ne esce.
Il contratto 2012 era stato osteggiato per misure come aumento degli straordinari obbligatori, flessibilità oraria, penalizzazione della malattia e apertura alle deroghe. Tutto questo viene recepito, con buona pace di 8 anni di battaglie. E c’è in fondo un legame diretto tra il fatto che si accetti la penalizzazione della malattia (contratto 2012) e la limitazione della 104 (l’attuale rinnovo) e dall’altro si apra alla sanità integrativa. Diritto universale alla salute, all’assistenza e alla malattia sono inversamente proporzionali a qualsiasi forma di integrazione della sanità. In seconda battuta questo contratto, come dimostra la gioia di Renzi, Poletti e Federmeccanica, risponde a un obiettivo e un modello ben preciso. Gli obiettivi che si poneva il fronte padronale possono essere riassunti in tre grandi capitoli:
– blocco dei salari, ogni qualsiasi aumento dovrà venire a livello aziendale, in modo totalmente variabile e in cambio di aumento dei carichi di lavoro, indebolendo sempre di più la “paga oraria”;
– introdurre un sistema di fidelizzazione del lavoratore attraverso una rete di benefits aziendali;
– sfondare sul terreno dell’orario, con 80 ore a disposizione delle aziende per prolungare l’orario settimanale fino a 48 ore, adattando la vita del lavoratore a esigenze e fluttuazioni del mercato.
Dal punto di vista di Federmeccanica la missione è compiuta. I premi aziendali sono dichiarati variabili in maniera stringente: collegati a quella produttività che il lavoratore non controlla e che non determina di certo da solo. Si introducono una serie di misure di welfare aziendale e di benefits azienali. E si allargano le possibilità della plurisettimanalità: la settimana lavorativa deve essere “mediamente” di 40 ore, allungabile e accorciabile a seconda delle esigenze.
Non siamo solo a un pessimo contratto. Siamo a un modello che lentamente, ma inesorabilmente, mina la stessa sindacalizzazione. Si mettono in moto tutti quei processi che legano il lavoratore a mille fili all’andamento della “sua” azienda. Si recepiscono quei meccanismi che spaccano il fronte tra lavoratori di aziende “che tirano” e aziende in crisi. Si crea un interesse diretto del lavoratore a non fermare mai la macchina aziendale, magari con uno sciopero che mina la produttività. Si pensa di salvarsi entrando sotto l’ombrello del rapporto bilaterale sindacato-azienda dove il lavoratore trova conveniente aderire al sindacato per aderire ai servizi che ne derivano. Ma questo modello è veleno per la Fiom. E’ l’approdo a un aziendalismo che oggi si rivolge contro le punte avanzate dell’organizzazione e domani contro l’organizzazione intera.
Il tutto senza aver mai posto realmente il rifiuto del Jobs Act e la richiesta a Cisl e Uil di disconoscere la firma del contratto separato in Fiat.
Siamo delegati e delegate della FIOM e facciamo appello immediatamente a tutti i lavoratori e le lavoratrici, e agli altri delegati e delegate ad attrezzarsi perchè le ragioni del NO a questo contratto siano conosciute, sostenute, argomentate e diffuse nelle assemblee che si terranno e nel referendum del 19-20-21 dicembre, con l’obiettivo di una forte affermazione del NO nonostante le regole tutt’altro che democratiche della consultazione non consentino che il NO abbia la stessa agibilità del SI durante il percorso referendario. Invitiamo ad un incontro a Firenze il 6 dicembre per coordinare i metalmeccanici che dicono NO a questo contratto, a partire da quelli che appartengono alla nostra organizzazione e come noi hanno sostenuto in tutti questi anni le lotte di resistenza che pur tra mille contraddizioni ha portato avanti. Un primo passo di una battaglia per la difesa di un modello sindacale rivendicativo, unificante, conflittuale e partecipativo.
Il nostro NO deve vivere da subito, soprattutto nelle grandi fabbriche, nella battaglia della consultazione sul contratto, e diventare un punto di riferimento per affermare una pratica sindacale opposta a quella dell’attuale gruppo dirigente.

Primi firmatari

Matteo Moretti, Michele Di Paola, Mauro Sassi, Luciano Morelli, Giuseppe Iapicca, Massimo Barbetti (RSU FIOM GKN) Giorgio Mauro, Andrea Paderno, Matteo Carioli, Matteo Barbaro, Gianfranco Cannone, Roberto Rivoltella, Gianluca Paris, Alfonso De Martino, Jury Guerini, Alberto Vitali, Marco Fontanella, Franco Ruggeri, Luca Carlessi, Massimiliano Finardi, Massimo Mandelli, Rocco Vizzone, Daniele Gatti (RSU FIOM Same) Massimo Cappellini, Antonella Bellagamba, Massimiliano Malventi, Adriana Tecce,Giorgio Guezze, Francesco Giuntoli, Simone Di Sacco (RSU FIOM Piaggio) Giuseppe Faillace, Giuseppe Imparato, Ciro Palmieri (RSU FIOM Motovario) Gianplacido Ottaviano, Giuseppe Principato (RSU FIOM Bonfiglioli) Mario Viscido, Maurizio Mazza, Giuseppe Gomini (RSU FIOM Ducati) Silvia Cini, Giada Garzella (RSU FIOM Continental) Serafino Biondo (RSU FIOM Fincatieri Palermo) Stefano Fontana (FIOM Fincantieri Marghera) Gabriele Severi, Franco Batani (RSU FIOM Marcegaglia Forlì)


CC FIOM. E.Como: non condivido questa ipotesi di accordo

Intervento di Eliana Como al Comitato Centrale del 27 novembre 2016 

Non è facile intervenire su una ipotesi di accordo per il rinnovo del ccnl in solo 5 minuti. Quindi vado subito al punto. Per quanto ho sentito nell’introduzione e letto nel testo che ci avete consegnato oggi, non condivido questa ipotesi di accordo e non penso che questo sia un accordo pulito, come lo ha definito il segretario generale. Brevemente queste sono le ragioni principali. 1. I minimi salariali saranno assorbiti dal 2017 dalle parti fisse del salario. Questo renderà tutti i premi di risultato variabili, come d’altra parte è espressamente scritto nell’ipotesi d’accordo. 2. Gli aumenti salariali saranno calcolati sull’inflazione ex post e verranno erogati sei mesi dopo dall’inizio dell’anno. Per la prima volta, gli aumenti salariali di un ccnl non sono certi ma soltanto prevedibili. In ogni modo, se anche l’andamento dell’inflazione da qui al 2019 fosse quello previsto oggi, l’aumento sarebbe di 51 euro in quattro anni! Non invento io le cifre. Sto al comunicato che è uscito ieri sul sito della Fiom nazionale. Peraltro trovo del tutto scorretto che si dica in quel comunicato che l’aumento complessivo arriverà a 92 euro, sommando ai 51 euro di aumento salariale la sanità integrativa, il welfare, persino la formazione e Cometa (vi ricordo che quando lo faceva la Fim nei ccnl separati la abbiamo giustamente sempre criticata). Fino a pochi giorni fa la segreteria diceva che il welfare non doveva essere alternativo all’aumento salariale. Ora invece viene sommato ai 51 euro per dire quale sarà l’aumento complessivo. Forse ho capito male io. Altrimenti c’è davvero qualcosa che non torna. Il welfare non è sostitutivo oppure l’aumento è di 92 euro. Se si sono invece affermate entrambe le cose, in una delle due affermazioni, prima o dopo, non si è detta la verità. 3. La legge 104 viene peggiorata nella sostanza. Seppure nel testo si richiama il diritto a fruire dei permessi di cui alla L.104/1992, si accetta che i lavoratori e le lavoratrici debbano dire quando saranno in permesso addirittura 10 giorni prima che inizi il mese di riferimento. Se anche sono fatte salve le urgenze, nella pratica questo determinerà un netto peggioramento nell’utilizzo dei permessi. 4. Rinnovando il ccnl del 2012, accettiamo tutto quello che non è espressamente modificato, per esempio l’aumento delle ore di straordinario obbligatorio, le ore di flessibilità e la malattia. 5. Se è un bene che siano state cancellate le deroghe salariali del 2012, vengono però riconosciute quelle normative con l’applicazione del TU. Le deroghe saranno uno straordinario elemento di ricatto, anche se si introduce il vincolo che debbano avvenire d’intesa con le organizzazioni territoriali per essere valide. Trovo inoltre pericoloso che sulle altre parti relative all’applicazione al Testo Unico del 10 gennaio (come clausole di raffreddamento e sanzioni), ci si affidi a una commissione che partirà dopo la firma del contratto. Per tutte queste ragioni, sono contraria a questa ipotesi di accordo. È evidente come è stato detto nell’introduzione che rispetto alla piattaforma presentata da Federmeccanica lo scorso anno ci sono stati dei miglioramenti. Ed è altrettanto evidente che quando si dice che una ipotesi di accordo non va bene, si deve pensare a quale sarebbe l’alternativa se non si firmasse. Vi ricordo però che sono due argomenti che usavano Fim e Uilm nel 2009 e nel 2012. Noi giustamente rifiutammo allora quella logica. Peraltro non ho affatto capito la ragione di questa accelerazione dei tempi. Mi viene da pensare che si volesse chiudere prima del 4 dicembre. Non so se sia così, ma penso in ogni modo che aver firmato prima del referendum costituzionale sia un errore. Questo consegna al governo la possibilità di propagandare l’idea di un paese rappacificato, con la promessa di una chiusura imminente della vertenza dei lavoratori e delle lavoratrici pubbliche e in cui anche i metalmeccanici e le metalmeccaniche firmano il loro contratto. Chiudo dicendo che non c’è bisogno che vi preoccupiate di dire ai funzionari cosa devono fare per la consultazione. I funzionari lo sanno benissimo quale è il loro ruolo, quali sono le loro responsabilità e quale sarà il mandato che uscirà oggi da questo Comitato Centrale. I lavoratori e le lavoratrici sapranno cosa votare. Di questo mi preoccuperei molto di più. Al tempo stesso ho sentito in questi ore tanti delegati che non sono d’accordo con questa ipotesi e per questa ragione dico da subito che per il sindacatoaltracosa e per tutti coloro che lo riterranno, la campagna per il NO va avanti oltre il 4 dicembre. Su questo gli “avvertimenti” che ho sentito nell’introduzione non servono proprio. Ci conosciamo da un po’ Maurizio, dovresti aver imparato che non ci fanno cambiare idea. Per tutto il resto, come ho detto altre volte, vale l’articolo 4 dello Statuto. 

Contratto dei metalmeccanici. Il nostro NO

 Il nostro giudizio sull'ipotesi d'accordo firmata da Fim Fiom e Uilm per il ccnl dei metalmeccanici

Il giudizio del sindacatoaltracosa in FIOM sull’ipotesi d’intesa raggiunta per il contratto nazionale dei metalmeccanici è totalmente negativo.
Non solo infatti si introduce per la prima volta un aumento non certo ma meramente ipotetico del salario al momento della stipula. Se anche l’ipotesi previsionale fosse confermata, l’aumento in questione sarà di soli 51,7 euro sui minimi in 4 anni, ovvero quasi la metà di quanto stipulato da pressoché tutte le altre categorie della Cgil. Peraltro, gli aumenti saranno dati con enorme ritardo, sei mesi la fine dell’anno di riferimento.
Questo accordo mette la parola fine a qualsiasi possibilità futura di contrattazione e aumento del salario da parte sindacale a livello nazionale e generale, attraverso l’introduzione del meccanismo dell’aumento automatico e esclusivo dei minimi ex post in base all’indice IPCA reale. Stessa caratteristica avrà l’elargizione dei piani di Flexible Benefit, le cui modalità di gestione e caratteristiche saranno lasciate completamente in mano aziendale.
A questo si aggiunga l’assorbibilità di tutti gli incrementi fissi della contrattazione aziendale futura (ad eccezione di quelli legati alla modalità di effettuazione della prestazione) e di quella individuale. D’ora in avanti gli aumenti del contratto nazionale non varranno più per tutti, esattamente come richiesto fin da subito da Federmeccanica, a meno che i premi di risultato non siano tutti variabili, come d’altra parte espressamente indicato dalla stessa ipotesi di accordo. Ciò determina la fine di quella politica salariale di secondo livello basata sul consolidamento dei premi che, come Fiom, abbiamo provato a portare avanti in questi anni con grandi difficoltà. Anche i soldi dati dalla controparte alle voci previdenza integrativa e sanità non sono per tutti ma solo per chi usufruisce di tali istituti.
Essendo rinnovato il ccnl separato del 2012 vengono di fatto accettati anche dalla Fiom quei peggioramenti contro cui ci siamo opposti in questi anni come per esempio la malattia, il numero di ore di straordinario obbligatorio e la flessibilità.
A questo si aggiungano una serie di ulteriori peggioramenti persino al ccnl 2012 sia sulla gestione della legge 104 (si chiede una pianificazione 10 giorni prima del mese di riferimento), sui trasferimenti (si innalza l’età massima per cui sono obbligatori a 52 anni per gli uomini e 48 per le donne), sul futuro inquadramento che rischia di aprire a possibilità di demansionamenti e perdite.
Infine l’intesa dà applicazione al Testo Unico del 10 gennaio 2014, riconoscendo così le intese modificative (leggi deroghe) contro cui abbiamo lottato negli scorsi 8 anni. Tali deroghe saranno un elemento di straordinario ricatto a cui sarà difficile opporsi anche qualora venisse introdotto (cosa che comunque ad oggi il testo ancora non prevede) il vincolo che possano avvenire solo d’intesa con tutte le sigle sindacali territoriali. Inoltre, è pericoloso e sbagliato che si affidi a una commissione che partirà solo dopo la firma del contratto il compito di deliberare su temi delicati previsti dal TU come l’esigibilità degli accordi (leggi possibili clausole di raffreddamento e/o sanzioni).
Un tale insieme di regole, oltre a rappresentare un sistema contrattuale completamente nuovo, significa lo smantellamento completo del contratto nazionale così come lo abbiamo conosciuto in questi decenni nel suo ruolo di tutela generale dei diritti dei lavoratori.
Nei prossimi giorni, pubblicheremo un volantino più dettagliato. Da subito diciamo che sosterremo tutti i delegati e le delegate che si opporranno a questa intesa.

Comitato Centrale Fiom-Cgil. Roma, 27 novembre 2016. I Documenti

Comitato Centrale Fiom-Cgil
Roma, 27 novembre 2016

Al termine dei lavori del Comitato Centrale Fiom sono stati presentati due documenti che sono stati votati in contrapposizione.
Il documento presentato dalla Segreteria nazionale della Fiom è stato approvato con 115 voti a favore, quello presentato da Gulio Troccoli primo firmatario è stato respinto con 10 voti a favore, 2 sono stati i voti di astensione.

L’obiettivo, deciso nell’Assemblea nazionale della Fiom svolta a Cervia, di riconquistare un rinnovato contratto collettivo nazionale di lavoro unitario per tutti i metalmeccanici è stato raggiunto.
Tre condizioni sono state decisive: la capacità di mobilitazione e di lotte delle lavoratrici e dei lavoratori; la volontà e la capacità di ricercare una nuova sintesi unitaria da parte di Fim, Fiom e Uilm; la scelta di Federmeccanica di giungere al contratto unitario e di modificare le posizioni espresse lo scorso 22 dicembre 2015.
Il Comitato centrale giudica positivamente il lavoro svolto dalla delegazione trattante della Fiom e approva il giudizio espresso e le proposte contenute nella relazione del Segretario generale.
Giovedì 1 dicembre 2016 è convocata a Roma la riunione congiunta degli organismi dirigenti di Fim, Fiom e Uilm.
Successivamente Fim, Fiom e Uilm organizzeranno la consultazione certificata delle lavoratrici e dei lavoratori attraverso le assemblee e un voto segreto che si svolgerà il 19, 20 e 21 dicembre 2016 per validare l’ipotesi di accordo.
Nel caso di approvazione da parte della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti nel voto segreto di procedere alla sottoscrizione formale dell’accordo così come convenuto tra Federmeccanica, Fim, Fiom e Uilm.
Il Comitato centrale impegna pertanto tutte le strutture e tutte le delegate e i delegati della Fiom-Cgil a uno sforzo straordinario di coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori e a sostegno dell’ipotesi di accordo.
Il Comitato centrale invita gli iscritti alla Fiom e tutte le lavoratrici e lavoratori metalmeccanici a partecipare alle Assemblee al voto e ad approvare l’ipotesi di accordo.



Dichiarazione di voto di Giuliana Righi

Dichiarazione di voto di Eliana Como

Documento Troccoli - RESPINTO

Ipotesi Accordo Ccnl Metalmeccanici 26-11-2016

Documento Segreteria nazionale Fiom-Cgil - APPROVATO


FIOM: usciamo dalla delegazione trattante per il CCNL!!!

Il Sindacato è un’altra cosa esce dalla delegazione trattante Fiom per il rinnovo del contratto nazionale.
 
A fronte delle concessioni fatte dalla Fiom (e da noi ampiamente annunciate) sul tavolo di trattativa per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, i compagni dell’area di Opposizione in Cgil, pur non essendo ancora terminato il confronto, hanno ritenuto coerente con le proprie posizioni rassegnare le dimissioni dalla delegazione trattante. Riportiamo l’intervento con cui Paolo Brini motiva a nome del Sindacato è un’altra cosa tale decisione.
Compagni e compagne, il punto a cui è giunta la trattativa permette di dare una valutazione complessiva dello stato dell’arte. Per quanto mi riguarda la scelta nostra di cedere sulle deroghe (seppur nella versione “10 gennaio” e non ccnl separato 2012), di accettare gli assorbimenti, di rinunciato al recupero dei 6 mesi di ritardo degli aumenti salariali, di cedere su alcune limitazioni alla 104, di accettare di discutere in merito alla disponibilità e fruibilità aziendale dei 5 Par collettivi, mi spinge a dire che non ci sono più le condizioni di continuare la trattativa. Anche su sollecitazione di Landini, al penultimo Comitato Centrale avevo spiegato che essendo abituato a giudicare sul merito, qualora nel proseguo della trattativa avessi ritenuto superato un limite per me accettabile avrei dato le dimissioni. Pertanto dato che ritengo ora quel limite varcato, sono a comunicare a nome non solo mio ma anche di Eliana Como, Simone Grisa e Sasha Colautti, che se la delegazione trattante, nel pieno della propria legittimità, decide di proseguire il confronto fino all’affondo finale con Federmeccanica per firmare il contratto, noi diamo le dimissioni dalla delegazione trattante.
La delegazione ha successivamente approvato, con 6 voti contrari, il proseguo e la conclusione della trattativa. In nostri compagni e le nostre compagne sono conseguentemente usciti dalla delegazione.

Il sindacato è un’altra cosa – OpposizioneCGIL in FIOM

domenica 13 novembre 2016

In Piaggio le organizzazioni provinciali continuano a portare avanti un metodo e una pratica sindacale perdente

Come RSU Fiom, non abbiamo condiviso lo svolgimento di un referendum che ha messo i lavoratori di fronte a un SI' o un NO alle richieste dell'azienda, rinunciando ad una trattativa sulle priorità che a luglio i lavoratori in assemblea avevano votato e indicato al sindacato come irrinunciabili e che mettevano al centro le cause dei fermi produttivi e delle sue ricadute negative su salario e occupazione . Ma i segretari provinciali di FIM, FIOM e UILM, portando con sé la maggioranza dei delegati, hanno deciso di seguire il percorso suggerito dall’azienda. Hanno imposto che si parlasse solamente di ammortizzatori sociali e presentato ai lavoratori l’accettazione o meno della proposta aziendale in forma di vero ricatto (anche se sapevano di dire il falso): o si vota SI' oppure ci saranno licenziamenti. In Piaggio come in tutte le aziende dell’indotto, di fronte alle pretese aziendali il comportamento delle organizzazioni sindacali è sempre lo stesso: quello di aiutare le aziende a far man bassa dei soldi dell’INPS senza mai metterne in discussione le strategie, con il risultato di arrivare a situazioni non più recuperabili e sfinire l’istinto e la capacità di ribellione degli operai. Da questo punto di vista la Ristori ne è un esempio significativo. La firma appena messa sul contratto di Solidarietà fornisce alla Piaggio strumenti di totale flessibilità ed arbitrio nella gestione del'orario di lavoro e di ricatto e discriminazione nei confronti dei lavoratori, e produrrà una drastica riduzione occupazionale con l’ulteriore procedura di mobilità: infatti un accordo che compensasse realmente le uscite avrebbe dovuto prevedere una percentuale di assunzione a full time del 240% ( considerando che i ptv già lavorano 7 mesi l’anno) del numero delle uscite e non 30% come è stato siglato. In pochi anni e in pochi accordi di questo tipo siamo passati da più di 3000 dipendenti agli attuali 2650 a 2500 dopo l’applicazione di questo accordo, altro che difesa della Valdera e incontri con le istituzioni. Di questo passo a stare sereni saranno la Piaggio e i suoi azionisti, ma molto meno i lavoratori della Piaggio, della Ristori e delle altre aziende legate alla Piaggio. 

 RSU FIOM Piaggio

lunedì 7 novembre 2016

Al referendum votiamo no!

Come i lavoratori sanno, 
dal giorno dopo le assemblee di Luglio, in cui erano state poste chiare ed irrinunciabili condizioni a trattative sulla Solidarietà, sono partite le manovre e le tresche per aggirare le loro decisioni e rispondere con un "obbedisco" alla chiamata dell'azienda. Già il 18 Luglio, dopo il rifiuto della Piaggio a trattare sui punti richiesti dai lavoratori,denunciammo l'approvazione, da parte della RSU, di un ordine del giorno per firmare comunque la Solidarietà e lasciare ai lavoratori soltanto la possibilità di dire un SI' o un NO a cose fatte. Dopo diverse riunioni in cui la Piaggio li ha messi alle strette, la maggioranza della RSU e le Segreterie Provinciali di FIOM, FIM e UILM hanno deciso che era ora di stringere i tempi. Il 28 ottobre, infatti, la RSU ha bocciato la mozione presentata da noi, maggioranza dei delegati FIOM, che pretendevamo il rispetto della volontà dei lavoratori. Hanno poi deciso il rinvio di ogni rivendicazione a dopo la chiusura sulla Solidarietà e addirittura respinto la richiesta di un'assemblea retribuita prima di andare a trattare con l'azienda. In tutta la vicenda il ruolo dell'USB è stato solo comico: costretti prima a sostenere la nostra posizione nelle assemblee di Luglio, nell'ultima RSU i delegati USB hanno sconfessato se stessi due volte, votando contro i risultati di quelle assemblee e sostenendo la decisione di rinvio. Per di più, i delegati USB si sono fatti promotori della costruzione di una nuova Piattaforma insieme a FIM e UILM, che non ha altro scopo che affossare la Piattaforma FIOM approvata tre anni fa da 1200 lavoratori (quasi l'unanimità dei votanti), e da loro stessi sostenuta. Dopo la riunione di giovedì scorso, in cui l'azienda ha chiesto una soluzione in tempi rapidi, FIM, UILM e il Segretario provinciale FIOM hannodeciso di dar seguito al loro schema di Luglio: assemblee di pura informazione e referendum su un accordo già pronto. Gli argomenti in favore della firma sono solo pretestuosi e ridicoli: dire che la Solidarietà è meglio della CIG perché può coprire fino a tre anni su cinque di sospensione del lavoro vuol dire prevedere di stare a casa sette mesi l'anno! Non c'è poi niente di più chiaro e sperimentato di quanto valgano gli "impegni" a discutere delle Meccaniche! Se poi si aggiungesse l’ennesima firma sulla mobilità di 180 persone, anche considerando il 25% di trasformazione dei ptv, il risultato sarebbe la perdita di altri 150 posti di lavoro. In realtà, come dimostra l'esperienza degli ultimi anni e come è anche chiaro dai quattro mesi di insistenza della Piaggio, la Solidarietà è importante per l'azienda perché le fornisce strumenti di totale flessibilità ed arbitrio nella gestione del'orario di lavoro e di ricatto e discriminazione nei confronti dei lavoratori. Ma soprattutto, all'azienda preme dimostrare che i lavoratori non possono dire NO alle sue richieste, né mettere condizioni sui contenuti e gli obiettivi delle trattative. Quello che piace all'azienda sono sindacati e RSU ubbidienti, disponibili a subire i piani della Piaggio (diminuzione occupazione, aumento prodotti importati, aumento carichi di lavoro), che si limitano a chiedere l'elemosina e si adoperano per spegnere ogni iniziativa dei lavoratori tesa a rivendicare reali cambiamenti a partire dalle proprie esigenze... COME I LAVORATORI SANNO. 

AL REFERENDUM VOTIAMO NO!  

RSU FIOM

giovedì 27 ottobre 2016

Come RSU FIOM, non condividiamo per niente la disponibilità espressa in Comune e sulla stampa dai Segretari Provinciali di FIOM, FIM e UILM alla firma anche quest'anno di Contratti di Solidarietà alla Piaggio


Come RSU FIOM, non condividiamo per niente la disponibilità espressa in Comune e sulla stampa dai Segretari Provinciali di FIOM, FIM e UILM alla firma anche quest'anno di Contratti di Solidarietà alla Piaggio.
Come e` stato ampiamente discusso in fabbrica fin da prima dell'estate, e come è confermato dalla reiterata insistenza della Piaggio, la richiesta di applicazione della Solidarietà risponde a precisi interessi dell'azienda, che in questo modo risparmia sui contributi e introduce a suo arbitrio flessibilità negli orari, discriminazioni sulla presenza in fabbrica e aumento dei ritmi di lavoro.
Nelle assemblee di Luglio, i lavoratori hanno espresso una posizione chiara e formale sulla Solidarietà. A larghissima maggioranza, hanno deciso che la trattativa con la Piaggio sulla Solidarietà può iniziare solo in cambio di un limite all'uso delle produzioni importate importati, il pagamento del premio di produzione non corrisposto da quattro anni e la stabilizzazione dei part-time verticali.
Ignorando il voto dei lavoratori, RSU e organizzazioni sindacali, si porrebbero ancora una volta in una logica di subalternità alle richieste dell'azienda, toglierebbero di mezzo un'occasione per far valere le rivendicazioni dei lavoratori e avallerebbero un'operazione di finanziamento della Piaggio da parte dell'INPS, cioè con i soldi dei lavoratori, impropria e ingiustificata.
Al contrario, si tratterebbe finalmente di contrastare i piani della Piaggio, che da vent'anni, grazie ad accordi sindacali compiacenti e l'uso dei soldi dell'INPS, stagionalizza la produzione, incrementa le lavorazioni fatte all’estero, aumenta i ritmi di lavoro, riduce l’occupazione, allo scopo di diminuire al massimo i costi e far salire i guadagni degli azionisti
Noi, come RSU FIOM, continueremo a batterci con I lavoratori per far valere il loro diritto a decidere e a trattare su Solidarietà e condizioni lavorative secondo I propri interessi.

RSU FIOM

venerdì 21 ottobre 2016

Cosa succede nella Fiom di Pisa

Alla CGIL provinciale, CGIL regionale,
CGIL nazionale, FIOM nazionale, 
agli iscritti FIOM della provincia di Pisa, 
agli organi di informazione 

Nella FIOM di Pisa, in particolare nel suo Direttivo, da quando ne è segretario Marco Comparini, ex “Coordinatore Unico” della RSU della Continental, continuano a verificarsi violazioni dei principi della democrazia interna e dello Statuto della CGIL. 1) Negli ultimi due Direttivi si trattava di sostituire membri dimessi del Direttivo e dell’Assemblea Provinciale della FIOM, in rappresentanza dell’Area di minoranza “Il sindacato è un’altra cosa”. Per Statuto, e prassi consolidata, nella CGIL ogni Area sceglie i propri rappresentanti negli organi dirigenti. Nei due Direttivi, l’Area di maggioranza ha invece per due volte affermato il diritto e il potere della maggioranza di scegliere anche i rappresentanti della minoranza. Infatti, ha respinto la lista proposta, ha imposto modalità di votazione al di fuori di qualsiasi prassi nella CGIL e ha preteso di esaminare e votare separatamente ciascun rappresentante della minoranza. Il tutto per mettere il veto su uno dei compagni proposti, lavoratore della Continental. 2) Nel penultimo Direttivo, la maggioranza ha votato un “Regolamento” interno che viola apertamente sia la lettera che lo spirito di quanto esplicitamente previsto dallo Statuto della CGIL. Il “Regolamento” approvato prevede infatti che per ogni assenza dal Direttivo debba essere prodotta una “giustificazione”, sottoposta alla valutazione non si sa di chi, e che dopo tre assenza “ingiustificate” decada l’appartenenza al Direttivo. Attribuire alla maggioranza il potere di scegliere tutti i componenti degli organi dirigenti significa abolire la rappresentatività di questo organi e far saltare le basi stesse di un’organizzazione democratica. Per questo, in 14 membri dell’area di opposizione, abbiamo abbandonato i due Direttivi, non intendiamo parteciparvi finché non saranno ristabilite le garanzie democratiche statutarie e abbiamo deciso di denunciare pubblicamente, a tutti gli iscritti FIOM della provincia di Pisa, questa situazione di autoritarismo e di arbitrio. Abbiamo presentato in proposito ricorso agli organi preposti della CGIL. Autoritarismo e arbitrio che caratterizzano tutta la gestione della FIOM di Pisa, come dimostrano diversi altri episodi: Il Segretario Provinciale ha tentato, in occasione dell’elezione della RSU Piaggio, di imporre ai candidati la sottoscrizione di un documento dai contenuti arbitrari e in violazione dello Statuto della CGIL, facendo marcia indietro solo all’ultimo momento e di fronte al rifiuto di candidati dell’area di maggioranza. In Piaggio è arrivato a consentire il finanziamento della FIOM alla stampa dei volantini solo per quelli da lui approvati. Nell’ultimo Direttivo, dopo la nostra uscita, è stato messo in votazione, e poi approvato, senza alcuna verifica sui fatti, un documento, presentato da due membri del Direttivo, uno dei quali è della Continental e molto legato al Segretario, che altro non è che un elenco di calunnie nei confronti di delegati Piaggio e Continental della nostra Area.  

L’Area “il sindacato è un’altra cosa” nella FIOM – Pisa 

giovedì 20 ottobre 2016

Il direttivo Fiom Pisa condanna i delegati della Piaggio

Un inaccettabile odg della Fiom di Pisa contro l'autonomia delle Rsu e i comitati di lotta 

Questo OdG è stato approvato dal Direttivo della FIOM di Pisa del 17 Ottobre, dopo che 14 compagni dei 17 dell’Area lo avevano abbandonato per il rifiuto  della maggioranza di eleggere nel
Direttivo i nomi da noi proposti in rappresentanza dell’Area. I 3 rimasti hanno votato a favore di questo OdG.
Chiediamo che venga pubblicato sul sito per dare un’idea dei metodi che vengono impiegati quando si tratta di fermare la nostra iniziativa in fabbriche importanti. Il comportamento della Fiom di Pisa con Piaggio e Continental assomiglia infatti sempre più a quello della Fiom Bergamo con la Same e le altre fabbriche dell’Area.

Beppe Corrado  
Comitato Centrale Fiom
  • Leggi qui l’OdG approvato dal direttivo della Fiom di Pisa: pagina 1pagina 2.
fonte: https://sindacatounaltracosa.org

20.11.2014 Ordine del Giorno respinto sulla vertenza Ristori

Riproponiamo un articolo pubblicato nel 2014 che riporta di un Ordine del Giorno sulla vertenza Ristori presentato dai membri dell'area di opposizione Fiom al Direttivo Provinciale di Pisa. L'OdG in questione è stato respinto dalla maggioranza dei dirigenti sindacali di Pisa. 

Mozione sulla crisi della Ristori, presentata al Direttivo FIOM del 20.11.2014 

Il Direttivo provinciale FIOM Pisa considera negativa per i lavoratori l’intesa raggiunta il 5 Novembre scorso tra la Proprietà, il Commissario concordatario e le OOSS con la mediazione della Regione, in quanto non risponde alle istanze alla base delle lotte portate avanti dai lavoratori della Ristori, anche con il sostegno dei lavoratori Piaggio: 1. Viene confermata la grossa riduzione della produzione e vengono confermati i licenziamenti che ne conseguono 2. Anche per i lavoratori destinati a rimanere in produzione, non è prevista nessuna certezza per il futuro, visto che la produzione dipende unicamente da commesse che la Piaggio sta continuando a trasferire altrove 3. Non è previsto nessun meccanismo certo di rotazione sul lavoro fino all’apertura della procedura di mobilità 4. Date le dimensioni della riduzione dell’occupazione, è solo fumo negli occhi parlare di mobilità volontaria 5. In definitiva, gli strumenti di protezione promessi non sono altro che quelli garantiti dalla legge 6. Anche per gli stipendi arretrati c’è solo un impegno parziale e incerto, visto che le risorse disponibili dipendono dall’esito del concordato preventivo Per questo, aver indotto i lavoratori a sospendere la lotta e riprendere il lavoro rappresenta solo un favore alla proprietà, ai creditori, ma soprattutto alla Piaggio che avrà i pezzi che richiede, per tutto il tempo necessario a completare il trasferimento delle commesse alla Ristori. L’accordo sottoscritto, come tanti altri in questi anni in Italia, non è altro che l’accompagnamento verso la chiusura della fabbrica Per rispondere ai problemi dei lavoratori della Ristori, come delle tante altre fabbriche in crisi dell’indotto Piaggio è necessario affrontare le ragioni vere della deindustrializzazione della Valdera, che stanno tutte nelle scelte della Piaggio di portar via un numero sempre maggiore di lavorazioni, sia interne che dell’indotto. La politica sindacale che negli ultimi 20 anni ha concesso alla Piaggio quanto ha richiesto su tutti gli aspetti delle condizioni di lavoro, in fabbrica e nell’indotto, e sul ricorso continuo alle casse dell’INPS attraverso la CIG e la Solidarietà; la subalternità e il sostegno politico ed economico alla Piaggio di Comune, Provincia e Regione, si sono rivelate un disastro per i lavoratori e per l’intero tessuto sociale ed economico della Valdera. E’ necessario che la FIOM rompa con questa politica e con chi intende continuarla, unisca i lavoratori della Piaggio e della Valdera, definisca una piattaforma rivendicativa comune e costringa la Piaggio ad un confronto serrato e sostanziale per invertire la sua politica industriale.  

Respinto con 31 voti contrari e 12 voti favorevoli

mercoledì 19 ottobre 2016

Fiom Pisa, comunicato sull'incontro in Regione Toscana per la Piaggio e l'indotto - 19.10.2016

Il giorno 19 Ottobre presso gli uffici della Regione Toscana si è tenuto il previsto incontro con il Presidente della Regione e i suoi collaboratori. All'incontro richiesto congiuntamente da FIOM-CGIL, UILM UIL di Pisa e il Presidente dell'Unione dei Comuni della Valdera e i Sindaci di Pontedera e Santa Maria a Monte, hanno partecipato anche la FIM-CISL di Pisa, la FIOM Toscana e le tre confederazioni CGIL, CISL e UIL. La FIM-CISL di Pisa dopo aver espresso anticipatamente la propria posizione, ha abbandonato il tavolo, non rendendosi, nei fatti, ancora una volta disponibile a nessun tipo di confronto riguardante solo la Piaggio e le aziende dell'indotto. La delegazione Sindacale e i Sindaci, hanno illustrato al Presidente la grave crisi industriale ed occupazionale nella quale versano la quasi totalità delle aziende metalmeccaniche della Valdera e in particolare quelle le cui commesse dipendono esclusivamente o in larga parte da Piaggio. Tutti i partecipanti alla riunione hanno convenuto sul fatto che, ferme restando le singole criticità e la crisi generalizzata del settore, Piaggio assume un ruolo determinante nella possibilità di ricercare soluzioni e progetti in grado di rilanciare il settore della componentistica, in particolare delle due ruote. Gli interlocutori hanno inoltre convenuto sul fatto che, se correttamente sviluppato ed organizzato, il distretto metalmeccanico e della componentistica della Valdera ha al suo interno le capacita' professionali e tecnologiche in grado di competere ed attirare nuovi investimenti e commesse anche al di fuori della Piaggio stessa. A tal fine, la Regione Toscana si è resa disponibile a verificare in tempi brevi se vi sono le possibilità di formulare progetti e proposte di lavoro per facilitare la ricerca di sinergie tra le aziende del settore. Nel corso della riunione è stata affrontata anche la questione della vertenza Ristori, punta dell'iceberg di questa situazione di grave crisi. Anche in questo caso, la Regione si è resa ulteriormente disponibile allo studio di soluzioni alternative ai 61 licenziamenti dichiarati dall'azienda. FIOM-CGIL e UILM-UIL di Pisa, giudicano estremamente positivo il fatto che tra i diversi interlocutori ci sia piena condivisione delle ragioni della crisi del settore e una convergenza sulle strade da percorrere e sulle iniziative da mettere in campo. Per quel che ci riguarda, al fine di confermare il nostro giudizio positivo, saranno fondamentali le proposte concrete che i vari interlocutori saranno in grado di formulare. Se tali proposte arriveranno, FIOM e UILM non faranno certamente mancare il proprio contributo fattivo e se necessarie le ulteriori iniziative di sostegno e di lotta.  

Segreterie Provinciali FIOM-CGIL e UILM-UIL di Pisa

fonte:http://www.fiomtoscana.it/

venerdì 14 ottobre 2016

Fiom Pisa - Officine Ristori, il comunicato stampa

FIOM CGIL, UILM UIL di Pisa e la RSU delle Officine Ristori intendono chiarire alcuni aspetti del recente accordo che ha scongiurato i 61 licenziamenti annunciati dalla proprietà per il 5 Ottobre scorso. In particolare tendono a precisare quanto segue: l'accordo sottoscritto non è assolutamente ciò che auspicavamo, ma è il massimo che potevamo realizzare in quella situazione. Va tenuto di conto del fatto che quella con la Ristori non è e non sarà una normale trattativa sindacale tra le parti, ma su tutta la discussione pesa come un macigno la situazione finanziaria dell'azienda che si trova da circa un anno in regime di concordato in continuità. Non c'è stata nessuna benevolenza della proprietà, ma al contrario, se non fosse stato per il presidio 24 ore su 24 per 2 settimane e per lo sciopero e la manifestazione dello scorso 3 Ottobre, 61 lavoratori della Ristori avrebbero già la lettera di licenziamento in tasca. Il resto sono solo chiacchere e fantasia, se non peggio! Gli altri sindacati che in questi giorni si sono sciacquati la bocca con ricette e soluzioni miracolose, in realtà in tutti questi mesi non hanno fatto assolutamente niente per dare un'aiuto concreto a questi lavoratori e per cercare di cambiare la situazione. A cominciare dalla FIM-CISL che per bocca del suo Segretario, giudica l'accordo una resa se non addirittura un danno, ma che, nonostante ore e ore di discussioni tra di noi, non si è mai reso disponibile a nessuna iniziativa unitaria, ne alla Ristori ne tantomeno in Piaggio. Invece di nascondersi dietro ad una telecamera, lo venga a dire in faccia ai lavoratori che la colpa è loro e di FIOM e UILM e non della Ristori e della Piaggio! Del resto questo sindacato è lo stesso che anche di fronte all'attacco ai diritti del lavoro perpretato dal governo con il JOBS ACT, non ritenne necessario neppure partecipare allo Sciopero Generale del Dicembre 2015, poi proclamato solo dalla CGIL e dalla UIL. Aspettiamo di vedere cosa saranno in grado di dire e di fare nel difficile confronto che ci apprestiamo a riprendere con la Piaggio...... Per non parlare poi dell'USB: un sindacato che dopo averci offeso e calunniato per mesi, che considera gli altri sindacati dei nemici dei lavoratori e dei complici delle aziende, ha avuto anche la pretesa di chiedere di fare un intervento nel corso della Manifestazione di Montecalvoli! Noi crediamo, però, che la verità di come stanno le cose sia incontrovertibile e sotto gli occhi di tutti: in questa vicenda, a partire da due anni fa quando si scongiurarono 75 licenziamenti, la FIOM e la UILM, pur tra mille difficoltà, sono state le uniche organizzazioni sindacali che, mettendoci la faccia, con iniziative di lotta, anche dure, decidendo sempre insieme ai lavoratori, hanno mantenuto aperto uno spiraglio e una speranza per i lavoratori della Ristori, così come per tutti gli altri dell'indotto Piaggio. La nostra battaglia è appena iniziata, ci attendono due mesi nei quali proveremo in tutti i modi che ci sono consentiti, a salvare il posto di lavoro e la dignità ai lavoratori della Ristori, confidando nel ruolo fattivo delle istituzioni e supportati dal sostegno di tanti lavoratori e cittadini comuni che ci sono stati vicini in tutti questi giorni difficili.  

Fiom-Cgil Pisa 
Uilm-Uil Pisa 
RSU Officine Ristori 

giovedì 13 ottobre 2016

Se maometto non va alla montagna, i lavoratori Iscot di Pontedera vanno alla sede centrale della Iscot di Torino

Domani venerdì 14 ottobre alle ore 10 del mattino, come lavoratori Iscot dello stabilimento Sole di Pontedera, saremo a Torino, in via Isonzo 22 alla sede centrale della Iscot Italia S.P.A.
Siamo al venticinquesimo giorno di presidio permanente e di sciopero. Dal 1 ottobre due di noi sono stati estromessi dallo stabilimento Sole di Pontedera come pura ritorsione contro i diritti che ci siamo conquistati. Non è perdonabile che dei lavoratori interinali, tenuti al cappio da un sistema che ci vedeva lavorare anche 18 ore al giorno per poi essere mandati a casa nei momenti di minor produttività, ottengano un contratto a tempo indeterminato? E che per ottenerlo siano disposti a dire la verità, ovvero che negli stabilimenti Sole non c’è sicurezza sul lavoro, che la Iscot non sia l’azienda che vuol far credere ma assomigli più ad un’agenzia di caporalato che subappalta alle agenzie interinali l’assunzione di tutta la sua forza lavoro? E che per ottenerlo decidano di lottare sacrificando famiglia e comodità, dando un segnale di riscatto per tutti i precari, gli interinali, i part time del territorio? 
Due di noi, Alessandro e Cesare, sono tenuti a casa dalla Iscot, per volontà esplicita della Sole e di Confindustria. La Iscot da lunedì 17 li vuole obbligare ad un trasferimento forzato in un “magazzino confino” nonostante che dal 1 ottobre dovrebbero, come da contratto appena sottoscritto, essere a lavoro assieme agli altri colleghi nello stabilimento Sole.
Nessuna trattativa vuole sbloccare questa situazione, la posizione è tanto immotivata quanto puro esercizio di potere. Per questo siamo in sciopero, di nuovo, totale e continuato dal 1 ottobre. Per questo picchettiamo i cancelli contro i tentativi di sostituzione che la Iscot vuole fare con nuovi interinali.
Mercoledì c’è stata una grande assemblea di tutto il piazzale Piaggio: centinaia di lavoratori sono scesi in sciopero per appoggiare questa vertenza che è diventata il simbolo contro i contratti\ricatti interinali.
Noi saremo a Torino domani alla sede centrale della Iscot: vogliamo dire ai vertici di questa grande azienda che Cesare ed Alessandro devono subito rientrare nel loro posto di lavoro; che lunedì 17 contesteremo il trasferimento presso il “reparto confino” e che sarà oramai troppo tardi per recuperare ogni trattativa. La Iscot per quanto ci riguarda, se non vuole rispettare i contratti conquistati con dignità dai 7 interinali, se ne faccia una ragione.
Saremo a Torino, in via Isonzo 22, perché la Iscot, colosso che gestisce appalti per conto di Ferrari, Iveco, Maserati, Ford, e Unicredit, è simile ad un gigante coi piedi di argilla. La sua forza è basata sulla rassegnazione di centinaia di lavoratori precari ed interinali in tutta Italia. Noi abbiamo iniziato a dire NO.
Presidio permanente lavoratori Iscot-Sole Pontedera

Il governo intervenga per tutelare i lavoratori dell'Iscot


Il ricatto che stanno facendo ai lavoratori della società Iscot Srl di Pontedera, conosciuti perché per circa un mese hanno fatto presidio fuori dai cancelli della Sole Spa per difendere i propri diritti, è vergognoso e rappresenta un modello di precarizzazione del lavoro e sfruttamento ormai diffusa su tutto il territorio nazionale. Lavoratori interinali vessati, che hanno bisogno di essere immediatamente tutelati. Per questo motivo il Movimento 5 Stelle ha presentato un'interrogazione al Ministero del lavoro e delle politiche sociali, a firma della portavoce Sara Paglini, per capire se è a conoscenza della problematica nonché per conoscere le iniziative che intende assumere per risolverla.
I lavoratori della Iscot hanno lavorato facendo turni massacranti, sopportando provocazioni continue assimilabili al mobbing e in condizioni di lavoro prive delle basilari condizioni di prevenzione e sicurezza, con l'unico obiettivo di conservare il proprio lavoro. Sono mancati i controlli degli enti preposti e l'appoggio dei principali sindacati. La situazione però non era più tollerabile ed i lavoratori non hanno avuto altra scelta che organizzarsi per difendere i propri diritti. Una difesa più che legittima ma che non sarebbe piaciuta soprattutto alla società committente dell'appalto, ovvero alla Sole Spa, che starebbe facendo pressione per disfarsi di quei lavoratori più attivi nella difesa dei propri diritti, ai quali sarebbe stato offerto o il licenziamento volontario o il trasferimento. Un atteggiamento che non solo non può essere tollerato, ma che va fermamente contrastato. Ricordiamo che la società Sole Spa vede a capo lo stesso vice presidente di Confindustria il Dr. Maurizio Stirpe.
Il Movimento 5 stelle ha denunciato anche presso l'aula del Senato questo gravissimo caso di vessazione dei lavoratori e si fa carico della situazione, iniziando a responsabilizzare direttamente il Ministro Poletti, il quale è invitato a rispondere il prima possibile. 

domenica 9 ottobre 2016

La stampa locale sul caso Iscot


Interpellanza parlamentare al Ministro Poletti sul caso Iscot

La Senatrice del Movimento 5 Stelle Sara Paglini ha annunciato un’interpellanza parlamentare al Ministro del Lavoro Giuliano Poletti riguardo alla situazione dei lavoratori Iscot, che nonostante la firma dei contratti di alcuni giorni fa, sono stati costretti a tornare allo sciopero a causa delle ritorsioni effettuate dall’azienda.
Di seguito il comunicato redatto dalla Senatrice Paglini
PONTEDERA – Il caso della Iscot srl non ha ancora trovato una soluzione. I lavoratori della Iscot sono rimasti per quasi un mese in presidio fuori dai cancelli della Sole SpA, azienda dell’indotto Piaggio e Fiat , sette lavoratori impiegati per le pulizie generali dello stabilimento e degli impianti industriali. Si tratta di lavoratori che erano stati assunti tramite agenzia interinale e costretti a lavorare con turni massacranti.
Hanno sopportato provocazioni continue e minacce di licenziamento, venendo tenuti in condizioni di lavoro prive delle basilari condizioni di prevenzione e sicurezza, con l’imposizione tra l’altro della reperibilità anche in tarda notte. Proprio per questo dopo 7 mesi di sfruttamento gli operai Iscot hanno deciso di intraprendere una dura battaglia per i loro diritti, nonostante fossero ancora interinali e quindi senza nessuna tutela sono entrati in sciopero a presidiare i cancelli della fabbrica Sole SpA dove lavorano nel servizio di pulizie industriali. La situazione sembrava essersi risolta il 22 settembre con la firma dei 7 contratti a tempo indeterminato con i quali la vertenza sembrava essersi conclusa. Tuttavia due dei lavoratori sono stati nuovamente convocati dall’azienda Iscot per rendere noto oralmente di alcune questioni che la proprietà intendeva sottoporre .
I lavoratori hanno reso noto che azienda gli ha informati che non potevano più prendere servizio sull’appalto perché la società Sole SpA, azienda committente dell’appalto, ha identificato i due lavoratori come soggetti pericolosi per l’organizzazione del lavoro della Sole.
Quindi le alternative poste ai due lavoratori sono state: il licenziamento volontario a fronte di una buona uscita o il trasferimento a Bologna su un altro appalto. Tuttavia i due lavoratori non si sono piegati a questo ricatto e hanno rifiutato qualsiasi accordo.
Nella giornata dell’otto ottobre, c’è stata un’ennesima lacerazione , il tentativo da parte dell’azienda di sostituire in blocco i lavoratori con nuove maestranze che si sono presentati ai cancelli .
Cosa fermamente denunciata e respinta da parte di chi da giorni lotta per i propri diritti!
In tutta questa fase di ingiustizie , durante il presidio , le istituzioni non si sono fatte mai vive ma al loro posto oggi si sono presentati addirittura spiegamenti di forze dell’ordine.
La situazione che si è creata a Pontedera è incandescente e rappresenta un modello di precarizzazione del lavoro ormai diffusa su tutto il territorio nazionale.
Molti sono gli interinali che subiscono vessazioni e troppi sono i casi di mancata denuncia e mancanza di controllo di quanto accade.
In relazione ai fatti appresi e’ stata stilata un’interpellanza parlamentare dalla senatrice del M5Stelle Sara Paglini facente parte della commissione , lavoro alla quale il Ministro Poletti dovrà dare risposta .
Sen. Sara Paglini
Portavoce M5Stelle

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Si comunica che il Manifestino non pubblica ne' insulti ne' affermazioni non motivate .Se vuoi scrivere degli argomenti e sei disposto a discuterli, invia un testo, anche breve ma argomentato, e lo pubblicheremo.Grazie

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