venerdì 23 giugno 2017

Buoni spesa: Modernità o vergogna.

Dopo l'aumento in busta paga irrisorio di 1,70 euro (lordi al 5° livello), che svela a tutti la menzogna dei già miseri 9 euro dichiarati dalle OOSS, siamo ora di fronte al secondo e ultimo aumento salariale previsto  per il 2017 dal CCNL dello scorso Dicembre:  100 euro L'ANN0, pari a 8,33 mensili, in "buoni spesa ".
Reintrodotti dopo tanti anni dal Contratto Nazionale, i "buoni"non sono nemmeno un obbligo, ma una elargizione volontaria delle singole aziende, senza un minimo stabilito "per un costomassimo di 100 euro", così dice il CCNL.
Pochi euro da spendere in "esercizi" convenzionati.  Fare la fila come mendicanti per ritirarli dalle mani dell'azienda.  Il significato è molto chiaro:
CI STANNO FACENDO L'ELEMOSINA
Il pensiero va al paternalismo della FIAT e di tante altre aziende negli anni '50.  Reintrodurre, i compensi "in natura", combattuti fin dall'800 dal movimento operaio come strumenti per legare i lavoratori alle aziende, è una vergogna. La "busta paga" è una conquista inderogabile, di dignità e di indipendenza. E a chi dice che così i lavoratori risparmiano su contributi e tasse, rispondiamo che infatti chi riceve l'elemosina non ci paga né tasse né contributi.
Siamo lavoratori, non mendicanti, continueremo a pretendere che il nostro lavoro sia rispettato, a cominciare dal modo in cui viene retribuito. Chi ha voluto e firmato questo Contratto Nazionale deve vergognarsi, non ci rappresenta e dobbiamo fare in modo che non possa continuare a svendere i nostri interessi e la nostra dignità.
Delegati FIOM: Massimo Cappellini, Adriana Tecce, Massimiliano Malventi, Francesco Giuntoli,  Giorgio Guezze,  Antonella Bellagamba,  Simone Di Sacco                                                   

venerdì 16 giugno 2017

Sciopero 2 ore a fine turno!


In continuità con i problemi emersi nell’assemblea con sciopero della scorsa settimana


sciopero 

contro le forzature dell’azienda che:
 
-in 3r mette tutti i lavoratori a casa il venerdì con i loro permessi;

-in 2r invece vorrebbe il lavoro anche di sabato, mentre tra qualche settimana si farà firmare l’ennesima solidarietà , così anche in questa situazione ci sarà chi lavorerà sempre e chi mai,

tutto questo senza neanche un piano chiaro e un accordo, ma confidando semplicemente nella rassicurante complicità della maggioranza della RSU che ha ormai accettato passivamente che in Piaggio si sia passati da un lavoro ad un lavoro a chiamata!
Inoltre i lavoratori di molti reparti continuano a lavorare senza nessun sistema di raffrescamento.


sciopero


- per sospendere le fermate produttive in 3r, diminuendo il numero di veicoli e spalmarli nell’intera settimana, mentre alcuni lavoratori potrebbero essere spostati in 2r dove c’è più lavoro;

- per interrompere il ricorso al lavoro straordinario;

- per il riconoscimento da subito nei reparti non climatizzati di pause aggiuntive.

mentre rimane un obiettivo generale di tutti i lavoratori scrivere nella piattaforma dell’integrativo le rivendicazioni più generali, dal salario ai tempi di lavoro, dai PTV alla climatizzazione, dalla regolamentazione dei permessi e ferie alla rotazione in CIG.


Venerdì 16/06/17 di 2 ore a fine turno
per i PTO 1 ora a fine turno 

RSU FIOM

Bisogna evitare di farsi del male da soli


giovedì 15 giugno 2017

Piaggio. L’importanza della assemblea autoconvocata degli iscritti

L’assemblea dei delegati FIOM riunita a Pontedera il 9 Giugno 2017 ritiene molto importante l’iniziativa degli Iscritti FIOM Piaggio volta a sostenere l’azione della maggioranza dei delegati FIOM, continuamente sotto attacco da parte delle strutture territoriali FIOM, e a contrastare la firma di accordi aziendali allineati alla logica e ai contenuti del recente CCNL.
L’Assemblea degli iscritti FIOM Piaggio di sabato 13 Maggio, molto partecipata benché autoconvocata e fuori dell’orario di lavoro, ha detto basta, all’unanimità, alla subordinazione degli interessi dei lavoratori alle esigenze e alle richieste padronali e ha rivendicato il diritto degli iscritti, sancito dagli Statuti della FIOM e della CGIL, a determinare la linea sindacale in fabbrica e i contenuti della prossima Piattaforma aziendale.
Queste rivendicazioni rappresentano uno strumento importante contro i tentativi delle strutture territoriali e nazionali di FIM FIOM e ULM di trasferire in fabbrica, attraverso “piattaforme unitarie” calate dall’alto, la linea di cedimenti e di favori alle aziende che caratterizza l’ultimo CCNL.
Ritiene inaccettabili i comportamenti dei Segretari FIOM regionale e provinciale, che non solo non hanno partecipato all’Assemblea e ne hanno ritardato la convocazione, ma hanno ostentato indifferenza alle sue conclusioni e continuato a rifiutare il confronto. Fino al punto che il Segretario Generale FIOM Toscana, Braccini, ha nuovamente rivendicato un mandato ricevuto da un Coordinamento di delegati del Gruppo, in maggioranza FIM e UILM, in aperto contrasto con le decisioni dell’Assemblea degli Iscritti.
Fermo restando il diritto a decidere per tutti i lavoratori coinvolti, l’Assemblea ritiene che il coinvolgimento dei lavoratori più attivi sia essenziale per uscire dalla situazione di passività seguita alla firma del CCNL. Invita tutti i delegati FIOM a valutare la possibilità di attivare gli iscritti per sostenere nelle fabbriche la linea sindacale di opposizione e intervenire negli Integrativi con proprie Piattaforme, alternative a quanto verrà proposto sulle linee dell’ultimo CCNL.

Assemblea Nazionale Delegati FIOM dell’area di opposizione in CGIL “il sindacato è un’altra cosa”

giovedì 8 giugno 2017

Festa operaia Piaggio, dallo scioperone del 62 alle lotte di oggi



Dalle 18 alle 20  
Interventi Same di Bergamo Gkn Firenze Acciaierie Piombino Rational Massa Innse e Continental

Alle 20 
Cena accompagnata dai canti popolari con Cesare, Francesca e Gianluca che per l occasione si esibiranno insieme nel trio "un pò cosi" . Dopo movimemtiamo la serata con la New generation Street band

Assemblea nazionale dei delegati FIOM di opposizione


Venerdì 9 Giugno ore 11-16 al centro "Sete sois sete luas" davanti alla Piaggio
In occasione dell'ultimo Contratto Nazionale è diventato evidente l'allineamento della dirigenza FIOM ad una politica di unità sindacale con FIM e UILM che fa propri gli interessi aziendali e svende quelli dei lavoratori. La pesante offensiva padronale (pensioni, art.18, flessibilità e ritmi di lavoro, blocco salariale, diritti sindacali) è stata contrastata negli ultimi anni solo da quella parte dei delegati FIOM che hanno mantenuto posizioni coerenti, le hanno praticate nella lotta quotidiana in fabbrica, spesso scontrandosi con le proprie strutture sindacali territoriali, e che solo in questa prospettiva concepiscono la propria militanza sindacale.
La battaglia contro l'approvazione dell'ultimo CCNL ha spinto fin da Dicembre molti di questo delegati a incontrarsi, già due volte, allo scopo di stabilire rapporti più stretti tra le diverse realtà di fabbrica, a partire dalle esperienze più significative di lotta nelle maggiori fabbriche, tra cui la Piaggio e la Continental (che hanno entrambe respinto il CCNL) e di definire linee di azione comune contro la politica padronale e i cedimenti sindacali.
In questa fase, questo significa combattere il consolidarsi di un'unità sindacale fatta solo a spese dei lavoratori, contrastando innanzitutto i tentativi già in corso delle strutture territoriali e nazionali di FIOM FIM e UILM di far passare accordi aziendali in linea con l'ultimo CCNL e di far rassegnare i lavoratori alla assenza di alternative.
Anche alla Piaggio si è aperto lo scontro per il rinnovo dell'Integrativo. All'unanimità, l'Assemblea degli iscritti FIOM ha approvato un documento che vincola la FIOM a precisi contenuti e procedure per la definizione della Piattaforma, in contrasto con il tentativo delle strutture sindacali territoriali di imporre ai lavoratori una Piattaforma preconfezionata e senza alternative.
L'Assemblea di venerdì è la prima che si svolge, su nostra proposta, davanti a una grande fabbrica, sia per sostenere i delegati e i lavoratori al suo interno, sia per permettere e sollecitare la partecipazione all'Assemblea dei lavoratori interessati. Più in generale, con lo scopo di rappresentare a tutti l'esistenza di una forza e di una alternativa comune fra tutte le fabbriche, realistica e praticabile, nella prospettiva di riaffermare gli interessi dell'intera classe lavoratrice.
Delegati FIOM Piaggio e Continental 
dell’area di opposizione in CGIL "Il Sindacato è un'altra cosa"

lunedì 5 giugno 2017

Sciopero mercoledi 7 giugno


Nell'ultimo P.O. il responsabile del personale ha dichiarato che in giugno l'azienda:
- Chiamerà lavoratori allo straordinario su alcune linee della 2R

- Fara' fermate produttive in 3R, usando i PAR a spese dei lavoratori.

Senza tanti giri di parole, ha poi ammesso la discriminazione nei confronti di alcuni CT, non richiamati nonostante la loro anzianità lavorativa e la loro precedenza contrattuale, perché considerati troppo vecchi e quindi evidentemente inidonei ad essere sfruttati a dovere sulle catene di montaggio.

Siamo all'ennesima provocazione e la conferma dell'arbitrio e dell'arroganza dell'azienda nella gestione dell'orario di lavoro, del nostro tempo e dei nostri diritti di lavoratori.

Tutto questo in un contesto in cui:

- I P.T.V. dopo 15 anni, non sono ancora stati stabilizzati

- Da 5 anni non ci viene pagato il premio mentre gli azionisti fanno festa

- Il nostro carico di lavoro aumenta costantemente (insieme alle malattie professionali) nei periodi produttivi e contemporaneamente perdiamo forti somme di salario per le lunghe fermate in CIG e in solidarietà.

Per queste ragioni la RSU FIOM riunita ha deciso di proclamare uno sciopero di stabilimento mercoledì 7 dalle ore 9.00 con assemblea (concentramento davanti la 2R) per:

- Fare il punto della situazione, discutere e fare chiarezza su quali devono essere i punti principali da rivendicare in una piattaforma per il contratto aziendale.

Viene dichiarato inoltre lo sciopero dello straordinario in tutti i reparti a partire da sabato 10/6


RSU FIOM

venerdì 2 giugno 2017

Non ci lasciamo distrarre dagli sproloqui

Alle richieste di chiarimento in merito all'ordine del giorno presentato il 30 maggio da alcuni membri di maggioranza (in prevalenza delegati Continental) al direttivo provinciale FIOM contro i delegati e i membri appartenenti all'area congressuale "Il Sindacato è un'altra cosa", rispondiamo che non siamo interessati ad essere coinvolti nella discussione trattandosi a nostro avviso di un tentativo di spostare l'attenzione dei lavoratori dalle questioni serie che li riguardano alla discussione da bar. E' evidente la difficoltà da parte di chi ha sostenuto il documento di doversi confrontare con un clima di contestazioni e critiche proveniente dai lavoratori sia in Piaggio che in Continental (vedi assemblea iscritti FIOM in Piaggio e prese di posizione da parte dei lavoratori Continental contro la trattativa sulle pause) e suona come un tentativo scomposto di gettare discredito su chi invece sostiene le istanze dei lavoratori. Noi non ci lasciamo distrarre e, voltando pagina, continuiamo il nostro lavoro sulle questioni importanti. 
 
Il Foglio Bianco dei lavoratori Continental

Verbale dell' assemblea degli iscritti FIOM Piaggio del 13 maggio 2017








Mozione presentata all'assemblea degli iscritti FIOM Piaggio del 13-05-2017


lunedì 22 maggio 2017

Proposta di delegati e lavoratori Piaggio e Continental

Per il suo spirito e per le ragioni della partecipazione, l’Assemblea del 24 Gennaio a Firenze ci è sembrata un momento importante di consolidamento delle esperienze e di possibile svolta nella battaglia per uscire da una situazione di passività e di sconfitta dei lavoratori. La prima Assemblea, del 6 Dicembre, era stata in sostanza una riunione di promotori, in vista dell’opposizione nel Referendum sul nuovo Contratto, ma l’ampia partecipazione del 24 Gennaio ci sembra riflettere l’esistenza e il riconoscimento di un problema permanente, di collocazione di militanti che non concepiscono altra attività che non sia la difesa coerente degli interessi di classe. Quello che più ci ha colpito dell’Assemblea, nei singoli interventi come nell’aria che si respirava, è stato l’atteggiamento di indipendenza, libertà e coraggio, di chi si trova ad affrontare questioni reali, complesse e ineludibili con la propria esperienza, i propri strumenti e con la coscienza che non esistono soluzioni precostituite. Un clima perciò ben diverso da quello di riunioni rituali e ripetitive, che hanno spesso contrassegnato la vita anche delle aree di opposizione sindacale. E infatti, chi ha partecipato all’Assemblea non lo ha fatto per costituire una nuova corrente sindacale, ma per esprimere una condizione di militanza, difficoltà e tensione e ritrovare un’identità nell’incontrare e confrontarsi con chi condivide le stesse condizioni e gli stessi obiettivi. Un bisogno che sta raccogliendo militanti attivi da anni, con storie ed esperienze anche diverse, accomunati oggi dal problema della ricostruzione delle ragioni e della possibilità stessa della propria militanza. Quello che ha mosso alla partecipazione è un processo in corso da tempo, di chiusura degli spazi da parte delle strutture sindacali, molto accelerato ma non certo concluso dalla firma del Contratto nazionale, che spingerà ancora altri militanti ad avvicinarsi e ragionare sulle prospettive comuni. Molti di noi non si sono mai incontrati prima e continuiamo a sentire innanzitutto la necessità di un ambiente di discussione e di scambio di esperienze. Ma crediamo che si possa andare anche oltre e iniziare ad affrontare insieme il problema delle prospettive di una attività coerente e unitaria e del suo programma a difesa degli interessi della classe lavoratrice. Già nell’assemblea di Firenze avevamo concordato di rivederci e riteniamo che Assemblee periodiche siano il modo migliore per continuare questo lavoro di confronto. Nell’immediato per: – approfondire lo scambio sulle realtà dei posti di lavoro – condividere i problemi che sorgono dall’applicazione del Contratto Nazionale, e provare a definire delle linee di azione e di contrasto comuni – rappresentare pubblicamente l’esistenza di questa iniziativa, sia per dar forza ai militanti nei propri posti di lavoro, sia per raccogliere altre forze – mostrare, a chi cercherà di fermare il nostro lavoro, un fronte coeso a difesa di ciascun compagno e ciascun gruppo di fabbrica. Riteniamo che la cosa più utile sarebbero Assemblee in luoghi diversi, possibilmente in prossimità di grandi fabbriche e di concentrazioni operaie. Poiché da alcuni anni a Pontedera ricordiamo con una “Festa Operaia” lo sciopero storico del ’62 alla Piaggio, durato 75 giorni, proponiamo di tenere la prossima Assemblea a Pontedera il 9 Giugno prossimo in una sala di fronte allo stabilimento Piaggio.  

DELEGATI E LAVORATORI PIAGGIO E CONTINENTAL

Spazio di Opposizione: il seminario e le sue foto

Venerdì 19 e sabato 20 maggio, a Rimini, si è tenuto a Rimini “Spazio di Opposizione: verso il congresso, per un’altra linea contrattuale”, il seminario nazionale del sindacatoaltracosa-OpposizioneCgil. Il primo giorno ci siamo dedicati alla recente stagione contrattuale. Al mattino in plenaria con una introduzione generale di Eliana Como, a cui sono seguite diverse comunicazioni: sulle pensioni di Achille Zasso, sul CCNL del Pubblico impiego di Aurelio Macciò, su quello delle Telecomunicazioni di Luca Barbuto, su quello degli assicurativi di Aljosha Stramazzo, su quello del commercio-terziario di Savina Ragno ed infine su quello dei chimici di Giuseppe Stoppini. Al pomeriggio con 4 gruppi di lavoro in parallelo, su welfare e sanità pubblica (introduzione di Mario Iavazzi), salario e reddito (introduzione di Luca Scacchi), orario e organizzazione del lavoro (introduzione di Dario Salvetti), pensioni (introduzione di Ugo Lucignano), a cui è seguita una breve discussione conclusiva in plenaria (con l’illustrazione dei lavori svolti nei gruppi di lavoro). Il secondo giorno al prossimo congresso della CGIL e alla nostra prospettiva di intervento, con una discussione tutta in plenaria. Sono intervenuti 28 compagni e compagne, oltre l’introduzione e breve replica di Eliana Como (FIOM): Riccardo Antonini di Viareggio (FILT/SPI), Carlo Carelli di Lodi (FILCTEM), Massimo della Giovanna di Genova (SLC), Massimiliano Dancelli di Cremona (FIOM), Massimo Demin di Treviso (FP), Francesco Doro di Padova (FIOM), Francesco Durante di Pescara (FISAC), Delia Fratucelli di Torino (SLC), “Harper” Franzoso (SPI Torino), Andrea Furlan di Roma (FILCAMS), Alberto Giorgi di Lucca (SPI), Cristian Goglio di Torino (FLC), Paolo Grassi di Milano (NIDIL), Simone Grisa di Bergamo (FIOM), Franco Grisolia di Milano (FISAC), Mario Iavazzi di Bologna (FP), Francesco Locantore di Roma (FLC), Alberto Madoglio di Cremona (FISAC), Gianbattista Mineni di Padova (SPI), Matteo Moretti di Firenze (FIOM), Lorenzo Mortara di Vercelli (FIOM), Renato Pomari della Brianza (FIOM), Rossano Rubicondi di Perugia (CGIL), Luca Scacchi della Valle d’Aosta (FLC), Beppe Severgnini di Bergamo (SPI), Nando Simeone di Roma (FILCAMS), Gennaro Spigola di Roma (SPI), Giuseppe Stoppini di Lodi (FILCTEM).

giovedì 11 maggio 2017

Gruppo Piaggio. Inizia il percorso per definire la piattaforma per il rinnovo del contratto aziendale

Nella giornata di oggi a Pontedera si è svolto il coordinamento nazionale delle Rsu FIM FIOM UILM del gruppo Piaggio degli stabilimenti Italiani con la presenza delle segreterie nazionali.
Al centro del confronto le prospettive industriali e occupazionali degli stabilimenti italiani e le tematiche che saranno oggetto delle richieste per il rinnovo del contratto aziendale che verranno presentate alla direzione del Gruppo.
Il coordinamento delle RSU, dopo un ampio dibattito, ha dato mandato alle segreterie nazionali di FIM FIOM UILM di fare una sintesi unitaria delle posizioni che sono state discusse e che nei prossimi giorni verranno elaborate dalle Rsu e dalle organizzazioni sindacali territoriali.
Verrà poi predisposta una proposta complessiva che sarà presentata nelle assemblee degli stabilimenti per ricevere un ulteriore contributo da parte dei lavoratori del Gruppo.
L’obiettivo è di definire la piattaforma per il rinnovo del contratto aziendale e completare il relativo percorso democratico di approvazione entro il mese di giugno 2017.

Approvato con 26 favorevoli e 5 contrari.

Pontedera, 11 maggio 2017

giovedì 13 aprile 2017

Che cosa insegna l'esperienza

      Dopo che FIM e UILM in questi anni hanno fatto di tutto per affossare la Piattaforma della FIOM per il Contratto aziendale, approvata dai lavoratori nel 2013,  nello scorso autunno la maggioranza della RSU, su proposta dell'USB,decise di abbandonare quella Piattaforma e scriverne un’altra. La RSU di lunedì  10 scorso non  ha deciso niente, se non che ogni organizzazione sindacale si prenderà il tempo per fare una discussione sulla piattaforma con i propri iscritti, la prossima rsu è fissata per il 2 maggio.
E' chiaro che sui contenuti della Piattaforma si confronteranno due posizioni opposte, le stesse che si scontrano in fabbrica da diversi anni:  l'una  che vede nella  disponibilità e subordinazione dei lavoratori agli interessi e alle "fortune" dell'azienda l'unica possibilità, l'altra che parte dalle esigenze  e dai diritti dei lavoratori, e ritiene che gli operai  abbiano la forza per  affermarli  contro l'azienda. Con gli argomenti della crisi delle vendite, della competitività, della necessita degli investimenti e di aumentare la produttività, alcuni proporranno una Piattaforma che farà proprie le priorità, le strategie e le richieste dell'azienda e si appelleranno alle Istituzioni per fare un fronte comune contro la crisi. La lista delle richieste l'ha già fatta Colaninno, e sono sempre le stesse cose: concessioni sulla organizzazione del lavoro (ritmi, flessibilità, diritti) e sul salario,  e finanziamenti pubblici consistenti,  che paghino alla Piaggio i nuovi investimenti, oltre che le fermate produttive. In cambio la Piaggio dovrà assumere i soliti "impegni",mai vincolanti ovviamente,  su sviluppo e occupazione, con le Istituzioni chiamate a "garanzia".
Uno schema già visto in passato:  sono del '95 gli "impegni" sulle Nuove Meccaniche e sullo sviluppo della Valdera, con la garanzia delle Istituzioni e i finanziamenti del Comune, in cambio di aumento dei ritmi di lavoro e diminuzione delle pause in catena. Tre anni dopo,  1500 "esuberi" e nuovo "impegno" della Piaggio ad assorbirne una buona parte in cambio dei sabati lavorativi. Risultato: nel giro di pochi anni, sabati lavorativi e quasi 2000 licenziamenti. L'"impegno" sulle Nuove Meccaniche è stato ribadito ad ogni accordo, per essere dimenticato con l'arrivo di Colaninno. L'indotto Piaggio in Valdera non esiste praticamente più.
Vincolare ancora una volta I lavoratori a questa prospettiva disastrosa e` il significato della "unità sindacale" che stanno cercando di resuscitare in Piaggio, la stessa l'USB non si discosta da questa prospettiva, a meno che non si voglia considerare realistica la proposta illusoria di una riduzione dell’orario di lavoro di 10 ore a parità di salario.
Come delegati FIOM, abbiamo  combattuto da sempre questi metodi e queste illusioni, ed è su questa base che è stata costruita la Piattaforma FIOM del 2013, che poneva al centro la riduzione dei ritmi di lavoro, la sicurezza, gli aumenti salariali, i PTV. L'esperienza dimostra che la sola garanzia per l'occupazione sta nella difesa dal peggioramento dei ritmi e delle condizioni di lavoro, e che solo scontrandosi con l'azienda si può ottenere il riconoscimento degli interessi e dei diritti dei lavoratori.
Finora la crisi delle vendite l'hanno pagata i lavoratori,  in termini di riduzione dell'occupazione e del salario (CiG, Solidarietà, dimezzamento del premio), mentre l'azienda ha mantenuto i suoi profitti. La maggioranza della RSU non ha fatto niente per contrastarla e si è data da fare solo per  boicottare tutte le iniziative dei lavoratori rivolte a dare valore alle trattative con la Piaggio, come la votazione in assemblea lo scorso luglio sulla solidarietà.
Crediamo di avere sperimentato a sufficienza sulla nostra pelle gli effetti di un’azione sindacale sottomessa alla Piaggio e dell’”interesse” delle Istituzioni, e  siamo convinti che la sola strada per i lavoratori sia uscire da questa passività e rivendicare i propri interessi contando sulle proprie forze, che sono consistenti se non vengono deviate e sprecate su obiettivi illusori e controproducenti. Porteremo avanti questa prospettiva sia in fabbrica che nella FIOM, che a norma di Statuto dovrà far decidere la propria posizione  e la propria proposta di Piattaforma dall'Assemblea dei lavoratori iscritti.
Delegati FIOM: Cappellini, Tecce, Malventi,Guezze, Giuntoli, Bellagamba, Di sacco

lunedì 27 marzo 2017

Lavoratori in autogestione, così riapre la fabbrica fallita. “Si può fare, compagni. Testa alta e viva la classe operaia”

A Massa, nel cuore dell’area di crisi apuana, una fabbrica ha riaperto grazie alla determinazione dei suoi 24 operai che hanno riacceso le macchine. Si tratta della Rational Speedy Wash, stabilimento nato nel ’56 che progetta, fabbrica e spedisce in Italia e all’estero lavatrici e altri macchinari per lavanderie.
Nel 2013, per far fronte ai debiti, la proprietà aveva
avviato il concordato in continuità con Banca Intesa e gli operai avevano accettato il contratto di solidarietà riducendosi le ore di lavoro e di conseguenza il salario. Quattro anni in cui la Rational era riuscita a saldare parte dei debiti, fino ad arrivare a chiudere in pareggio il bilancio dello scorso anno. Il concordato sarebbe dovuto terminare tra cinque anni ma la banca – che ha anche un’ipoteca sul capannone dello stabilimento per un valore di 2,5 milioni di euro – nelle scorse settimane ha deciso di presentare istanza di fallimento a fronte dei debiti residui della Rational: in totale trecentomila euro. “Alcuni operai piangevano ma ci siamo subito asciugati le lacrime e un minuto dopo ci siamo detti che la fabbrica non doveva chiudere – racconta Rinaldo Valenti, operaio della Rational – la prima macchina l’abbiamo fatta riaccendere al sindaco Alessandro Volpi”. La Regione Toscana ha fatto sapere che convocherà separatamente Banca Intesa e la proprietà dello stabilimento per cercare di bloccare l’istanza di fallimento. Nel frattempo alla Rational si continua a lavorare con l’orgoglio di aver mandato un segnale a tutti gli operai che affrontano la crisi: “Sì può fare”

martedì 14 marzo 2017

2016 – Dallo statuto dei lavoratori ai lavoratori con il voucher

Sarebbe una buona notizia poter dire che l’inasprirsi delle condizioni di lavoro ha innescato un processo di nuove lotte e di reazioni operaie nell’anno passato. In realtà i settori che hanno registrato una più alta combattività sono stati quelli della logistica e quello dei trasporti, gli uni e gli altri organizzati in larga misura da sindacati di base.
Dal canto loro le organizzazioni sindacali confederali – Cgil Cisl Uil - hanno in buona sostanza rinunciato a organizzare una difesa concreta. La Cgil, in particolare, non ha trovato niente di meglio che allestire una raccolta di firme per una “Carta universale dei diritti del lavoro”, colma di ovvie buone intenzioni ma priva di consistenza concreta. E come potrebbe, ci si chiede, posto che la semplice enunciazione di ipotetici diritti suona – nell’attuale contesto - stonata come chi caldeggia una dieta vegetariana al proprietario di una macelleria. Non sarà una raccolta di firme a facilitare la conquista – o meglio, la riconquista parziale – di diritti un tempo dati per acquisiti, e persi senza nemmeno un’adeguata strategia di difesa.
A quanto pare, come difesa la Cgil sembra aver fatto il callo alla raccolta di firme: la seconda iniziativa ritenuta possibile e di ampio respiro nell’anno passato, i cui esiti potremo constatare nell’anno in corso, è l’ennesima richiesta di una serie di referendum, uno per l’abrogazione del Jobs Act e il ripristino dell’art. 18, uno sull’abolizione dei voucher e delle leggi che limitano la responsabilità in solido di appaltatore e appaltante, in caso di violazioni nei confronti del lavoratore. La Consulta ha approvato solo quello relativo a voucher e responsabilità in solido. Sempre ammesso che nel frattempo il Parlamento non trovi il tempo di legiferare in merito per evitare i referendum con qualche modifica (una proposta di legge per il secondo quesito è già stata presentata alla Camera), tutti ricordiamo che fine hanno fatto i precedenti referendum in materia di lavoro.
Chiamare a raccolta tutte le classi sociali per esprimersi su una questione che riguarda solo i lavoratori dipendenti, e sulla quale solo i lavoratori hanno da perdere, è già un atteggiamento perdente. Soprattutto dopo aver fatto digerire ai lavoratori ogni peggioramento delle proprie condizioni, spacciandolo spesso per opportunità. Chi non ha la memoria corta ricorderà i referendum interni al sindacato sui vari provvedimenti adottati dai diversi Governi (dalle pensioni allo stato sociale), su accordi firmati dalla Cgil, e per l’approvazione dei quali la Cgil stessa ha mobilitato tutte le sue truppe; e in ragione dei quali, alla fine dei conti, le condizioni di lavoro sono arrivate a essere quelle che sono.
SEMPRE PIU’ VOUCHER
Si corre a spegnere un fuoco che divampa con qualche bicchiere d’acqua…Il Governo si è inventato la tracciabilità, quando l’esplosione dei voucher è diventata fuori controllo. Da ottobre, il datore di lavoro deve inviare un sms o una mail almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione pagata con voucher all’Ispettorato nazionale, pena una sanzione. Chi e come farà i controlli, quanto saranno efficaci, al momento non è dato sapere. Nell’intero 2016 sono stati venduti 133,8 milioni di voucher, con un incremento del 23,9% sul 2015. Dal 2008, primo anno di sperimentazione, sono stati 387 milioni, per un valore di quattro miliardi di euro. Nel mezzo c’è stata la liberalizzazione introdotta con la legge Fornero nel 2012, e successivamente l’innalzamento da 5.000 a 7.000 euro l’anno per ogni lavoratore introdotto dal Governo Renzi.
Appare subito evidente l’incidenza delle vendite 2016, abbondantemente più di un terzo sul totale. Questi buoni esentasse da 10 euro lordi non prevedono contributi da parte del datore di lavoro, e una contribuzione di 2 euro e mezzo solo da parte del lavoratore. Il lavoro sganciato totalmente da qualsiasi tutela, contratto, obbligo da parte dell’impresa evidentemente è apprezzatissimo: sembrerà strano, ma le Regioni che ne fanno più uso sono quelle più ricche e produttive... dopo la Lombardia (20 milioni di voucher venduti nei primi nove mesi del 2016) c’è il Veneto con 18 milioni. Interessante il commento del segretario Cisl Veneto: “Ma l’agricoltura veneta, settore con il più alto tasso di utilizzo spesso irregolare dei voucher, attraversa un periodo positivo che ne giustifica ancora meno il ricorso. Siamo a un voucherista ogni tre dipendenti” (La Repubblica, 16.12.16).
DISOCCUPAZIONE: NIENTE DI NUOVO
Per quanto tutte le riforme sul lavoro siano state presentate come volte a favorire nuova occupazione, l’unica occupazione veramente crescente è quella tra i 50-64enni, per il semplice motivo che sono costretti a rimanere al lavoro dalle riforme pensionistiche. Per il resto, al di là delle chiacchiere a scadenza mensile sulle lievi variazioni nella conta dei disoccupati, degli inattivi, degli occupati a tempo determinato e di quelli a tempo cosiddetto indeterminato, la disoccupazione resta costante e stabile intorno al 12% (in crescita comunque rispetto all’11,6% di dicembre 2015), mentre quella giovanile non si sposta di molto dall’impressionante percentuale del 40%, a dicembre 2016 anzi al 40,01% (il livello più alto da giugno 2015). Lievi e occasionali flessioni fanno immediatamente gridare alla ripresa, subito smentite dai tonfi dei mesi successivi. D’altronde, se per l’ISTAT è sufficiente un’ora di lavoro alla settimana per essere considerati occupati, le variazioni tra un mese e l’altro possono essere molte, ma la sostanza non cambia.
Quanto agli effetti del Jobs Act sull’incremento delle assunzioni a tempo indeterminato rispetto a quelli a tempo determinato, è ormai assodato che la vera differenza l’hanno fatta gli sgravi contributivi alle aziende. Ridotta la cuccagna, si torna alla norma: le imprese non sembrano particolarmente attratte dalle assunzioni a tempo indeterminato, nemmeno con tutte le garanzie di poter licenziare in qualsiasi momento con poca spesa. Nell’ultimo trimestre 2016 il calo di questi contratti è stato del 18,7%, e le cessazioni sono state più delle assunzioni stabili. In ripresa infatti sono i contratti a tempo determinato: il saldo annuale, compresi gli stagionali, è di 146mila in più.
La cassa integrazione diminuisce; sono gli effetti della soppressione di quella in deroga e delle nuove norme sui cosiddetti ammortizzatori sociali, che ne limitano l’uso.
RETRIBUZIONI: CRESCITA AL MINIMO DAL 1982
Dal 1982 si registrano le serie storiche, e da quell’anno una crescita così bassa delle retribuzioni non si era mai vista. L’aumento medio orario nel 2016 è stato dello 0,6%, e il fatto che l’inflazione si sia mantenuta molto bassa non toglie che la tendenza si sia mantenuta costantemente in discesa. E’ l’effetto in gran parte del mancato rinnovo dei contratti di lavoro, e anche dei rinnovi nei quali la controparte ha avuto la meglio, come quello dei metalmeccanici. Nel 2016 sono stati firmati 13 contratti di lavoro, ma 49 sono ancora in attesa di rinnovo, di cui 15 appartenenti alla Pubblica Amministrazione; 3 milioni di dipendenti che anche nell’anno passato hanno ricevuto soltanto blande promesse.
In tutto quasi 9 milioni di lavoratori che non hanno atteso mai così tanto tempo per i rinnovi, sostiene l’ISTAT: l’attesa media, calcolata sul totale dei dipendenti, è di 27,1 mesi. E date le premesse (vedi contratto dei metalmeccanici), non si sa quanto sarebbe vantaggioso un rinnovo, posto che per scarsi aumenti non è escluso che vengano richieste corpose concessioni. A meno che, naturalmente, non si riesca a mettere in campo una lotta decisa e organizzata.
In più, anche fra i lavoratori dipendenti pare allargarsi la forbice tra gli stipendi dei dirigenti e gli altri. I bracci destri delle imprese hanno una retribuzione oraria tre volte superiore alla media, cinque volte e mezza se riferita alle professioni non qualificate. Di contro, per i lavoratori a tempo determinato, oltre al danno della precarietà, si aggiunge anche la beffa della paga più bassa di oltre il 20%.
IN SETTE ANNI RADDOPPIATE LE FAMIGLIE POVERE
Il lavoro non basta più: tra le famiglie operaie il tasso di immiserimento è triplicato rispetto al 2005, salendo dal 3,9 all’11,7 per cento (Dati ISTAT). I nuclei familiari più in difficoltà sono proprio quelli in cui la persona di riferimento è un operaio o è in cerca di occupazione, soprattutto se i componenti sono giovani e con più di un figlio, e sono quasi raddoppiati i bambini sotto i sei anni con gravi privazioni materiali. Il nostro Paese è, dopo la Grecia, quello in cui è aumentata di più la povertà infantile; è un dato che non stupisce, visto che una famiglia su dieci in cui la persona di riferimento è sotto i 34 anni non può permettersi un livello di vita dignitoso. In un decennio il tasso di povertà è diminuito del 4,1% tra gli anziani, la maggior parte dei quali può contare su un reddito fisso e certo come la pensione. Fino al 2011 non c’erano grandi differenze tra le varie fasce d’età, e i più poveri erano gli ultra sessantacinquenni. Oggi la recessione, con il corollario della perdita dei posti di lavoro e la precarizzazione di gran parte di quelli esistenti, ha capovolto la situazione, e il tasso di povertà è cresciuto di oltre tre volte nei giovani adulti. Non c’è da stupirsi del tracollo delle nascite: soltanto nei primi sei mesi del 2016 sono state 14mila in meno, e il decremento interessa ormai anche le famiglie immigrate.
Secondo Eurispes, quasi la metà delle famiglie non riesce a far quadrare i conti, con un incremento di circa un punto percentuale rispetto all’anno precedente. Anche l’impossibilità di far fronte a spese improvvise di almeno 800 euro è aumentata (+4.7%), raggiungendo quota 52,8%, come la quota di chi è in arretrato con mutui, prestiti o bollette (+8,7) che ha raggiunto quota 30,4%.
In compenso, chi se la spassava in passato non ha perso l’abitudine: il 20% più ricco delle famiglie italiane percepisce il 39,3% dei redditi totali, il 20% più povero ne percepisce il 6,7%. 

CCNL metalmeccanici. Legge 104: non firmate!

Il nuovo ccnl dei metalmeccanici firmato da FIM FIOM e UILM introduce un meccanismo di utilizzo della legge 104, per il quale i giorni di assenza devono essere programmati e comunicati all’azienda entro 10 giorni dalla fine del mese precedente. Un meccanismo perverso che tradisce lo spirito originario della legge, perchè i permessi per la cura di familiari disabili non sono sempre facilmente programmabili, peraltro con così largo anticipo. Aver aperto a questa possibilità nel ccnl dei metalmeccanici è stato un errore. Ci arriva notizia che in alcune fabbriche, la direzione sta già facendo firmare ai lavoratori e alle lavoratrici un apposito modulo per la programmazione (vedi sotto). Siccome, però, il testo del ccnl fa comunque riferimento anche alla legge, si può comunque provare a rifiutare la programmazione delle assenze.
Invitiamo quindi a non firmare il modulo e a continuare a utilizzare i permessi della 104 come sempre, difendendo in questo modo un diritto previsto dalla legge.

Sindacatoaltracosa in FIOM

fonte:https://sindacatounaltracosa.org/

mercoledì 8 marzo 2017

L'8 Marzo di due delegate FIOM

Nelle due più grandi fabbriche della Provincia di Pisa, Piaggio e Continental, le lotte sindacali  hanno prodotto un gruppo di delegati che da molti anni riscuotono la fiducia dei lavoratori e che oggi aderiscono alla corrente di minoranza della CGIL, "Il sindacato e` un'altra cosa".Di loro, quattro sono donne, e sono le sole delegate FIOM in queste due fabbriche.
Non c'è bisogno di ricordare quanti sacrifici in più siano richiesti a una donna per svolgere questa attività.  Anche per questo si potrebbe pensare che gli organi dirigenti della FIOM abbiano il massimo interesse al riconoscimento del loro lavoro, ma non è` precisamente così.                
Il fatto è che queste delegate stanno dalla parte dei lavoratori, sempre. 
Anche quando nelle assemblee vengono contestati i dirigenti sindacali, quando i lavoratori rivendicano il diritto di decidere sulle proprie vertenze, quando dicono NO al Contratto Nazionale, come hanno fatto in grande maggioranza sia alla Piaggio che alla Continental. 
Così succede che qualche giorno fa a due di loro, Adriana Tecce e Giada Garzella, siano arrivati degli avvisi di procedimenti disciplinari in corso nella CGIL nei loro confronti: il Segretario provinciale Comparini e quelle regionale Braccini le hanno denunciate per "offese" nei loro confronti nel corso di assemblee alla Piaggio e alla Continental. 
Con loro è stato anche denunciato  un lavoratore Piaggio iscritto alla FIOM.
Ora, come può la CGIL scioperare sulla condizione delle donne e contemporaneamente mettere sotto processo due delegate metalmeccaniche su quattro nelle maggiori fabbriche della provincia?
Colpevoli, in sostanza, solo di non essere d'accordo con i Segretari Comparini e Braccini, e di averlo manifestato insieme a tanti altri lavoratori? Sarebbe bene, forse, che certi dirigenti si rendessero conto meglio del significato delle loro azioni.

                                                                       
"Il Sindacato è un'altra cosa" in FIOM-CGIL Pisa


*foto articolo su il Tirreno 08 marzo 2017

8 marzo in Piaggio

Nella giornata dell’ 8 marzo è stato lanciato un appello internazionale alla mobilitazione da parte dei movimenti femminili di molti paesi per denunciare lo sfruttamento e la violenza che ancora oggi avviene sulle donne.
La Piaggio non è fuori da questo sistema e da questa violenza, uno  sfruttamento che  avviene ogni giorno sulla maggior parte delle donne  impiegate non a caso per il 90% in catena di montaggio, nel lavoro fisicamente più usurante e meno retribuito. 
La maggior parte infatti delle malattie professionali riguardano il genere femminile ed è ormai raro, tra chi ha lavorato per anni in catena, non avere problemi di salute legati ai ritmi di lavoro troppo alti.
 Per tutti I lavoratori, mentre il salario rimane fermo, le pressioni dell'azienda per aumentare lo sfruttamento  sono continue, come  vediamo in particolare ogni volta che avviene un cambiamento di stazionamenti sulle catene. 
E` necessario percio`reagire, a partire da ogni occasione, con l'obiettivo di mettere al centro delle rivendicazioni sindacali I ritmi, le condizioni di lavoro e il salario.
Per queste ragioni la RSU FIOM ha deciso di aderire alle iniziativa dell’8 marzo dichiarando 1 ora di sciopero a fine turno.

RSU FIOM PIAGGIO

sabato 4 marzo 2017

LOTTO marzo. Sciopero globale delle donne

Il prossimo 8 marzo sarà sciopero internazionale delle donne!
Sulla spinta delle donne argentine e polacche, in tante parti del mondo le donne si stanno mobilitando.
In Italia, dalla bellissima manifestazione del 26 novembre a Roma, il movimento di NON UNA DI MENO sta dando vita a una vera e propria mobilitazione del paese, che porterà l’8 marzo a essere non soltanto una giornata di commemorazione ma di lotta.
L’8 marzo sarà sciopero – di genere e dai generi – non soltanto in Italia, ma in altri 40 paesi del mondo, diversi dal punto di vista dell’economia, del diritto, degli usi e dei costumi, ma simili per quanto riguarda la generale condizione di subalternità e violenza contro le donne.
LOTTO marzo sciopereremo:
– contro la violenza di genere, contro le sue cause sociali e economiche e contro la cultura patriarcale e retrograda che le alimenta;
– per i diritti delle donne e contro lo sfruttamento. Contro i bassi salari, le discriminazioni, i sottoinquadramenti, la precarietà. Per la cancellazione del Jobs act e della legge Fornero. 
Per la riconquista dell’art.18 e la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario;
– per la difesa della scuola e dell’università pubblica e per la cancellazione della Buona scuola;
– contro l’ineguale divisione del lavoro di cura, il taglio dei servizi sociali e la loro privatizzazione, contro il welfare aziendale e per la riconquista di servizi pubblici universali;
– per la difesa del diritto all’aborto e l’abolizione dell’obiezione di coscienza, per il pieno accesso alla Ru486;
– per i diritti civili e per la libertà di tutte le donne, italiane e migranti.
È importante che ci sia una risposta forte nei posti di lavoro. Per fermare la violenza sulle donne è necessario mettere in discussione l’intero sistema. Non basta dire che siamo contro la violenza, se poi accettiamo che le donne siano sempre pagate meno e più discriminate sui posti di lavoro.
Tante donne non riescono a liberarsi da situazioni di violenza all’interno delle famiglie anche perché non sono autonome economicamente, hanno un salario troppo basso, un lavoro precario o una pensione da fame anche se hanno faticato tutta la vita.
La giornata di sciopero è stata lanciata dal movimento delle donne, sulla spinta del movimento internazionale.  La CGIL ha indetto varie iniziative ma non ha raccolto l’appello a dichiarare sciopero. Lo ha fatto soltanto la FLC CGIL (scuola università ricerca), dichiarando sciopero dell’intera giornata sia sui temi delle donne che sulla vertenza della scuola contro il Governo. Pensiamo che sia stato un errore da parte della CGIL non dichiarare sciopero generale di tutte le categorie ma soltanto nel settore della conoscenza. Tuttavia, tante delegate e lavoratrici della CGIL hanno partecipato in questi mesi al percorso di mobilitazione contro la violenza sulle donne e per rivendicare condizioni salariali e di lavoro dignitose e varie RSU della Cgil hanno aderito allo sciopero.
In ogni modo, varie sigle dei sindacati di base hanno proclamato lo sciopero generale dell’intera giornata in tutti i settori del mondo del lavoro. Tutte le donne potranno quindi scioperare. E potranno farlo anche gli uomini che vorranno aderire e sostenere l’iniziativa. Perché non si migliorano le condizioni di lavoro di nessuno, se non si mette in discussione il più generale sfruttamento delle donne.
Per questo sciopereremo comunque l’8 marzo. Se le nostre vite non valgono, noi non produciamo!
fonte: https://sindacatounaltracosa.org/

Fincantieri: niente pause. Sciopero a Palermo

Scatta lo sciopero ai cantieri navali di Palermo. La Fincantieri decide di eliminare la pausa pranzo di metà turno e fissarne uno unico di sette ore e mezzo. Solo alla fine della giornata lavorativa gli operai potranno recarsi in mensa. Questa decisione riguarda circa trenta operai dell’officina preparazione pezzi piccoli. L’azienda, dati alla mano, sostiene che il reparto in questione ha i più bassi ritmi di produzione. La decisione di spostare la pausa pranzo a fine turno è presa per far fronte a questo problema. Sono anni che Fincantieri, a più riprese, prova a cancellare diritti conquistati negli anni e dalle lotte. Da tempo ormai molti reparti dei cantieri navali siciliani vengono utilizzati per sperimentare forme di sfruttamento ed eventuali risposte operaie. Lo stesso tentativo, infatti, fu fatto più di cinque anni fa. L’azienda anche il quel caso provò a spostare la pausa pranzo a fine turno, ma lo sciopero lanciato dagli operai fece cambiare idea ai vertici Fincantieri. Non bastano le già precarie condizioni dello stabilimento palermitano. Questo ormai conta solo mille operai (tra dipendenti Fincantieri e ditte esterne), in diminuzione anche rispetto a stabilimenti del nord Italia che vedranno le commesse aumentare fino al 2025, mentre quelle palermitane sono pianificate fino al 2017. Nonostante gli utili milionari, l’azienda non mostra nessun interesse verso i lavoratori palermitani costantemente sotto ricatto. Da qui la scelta della FIOM di dichiarare uno sciopero di mezz’ora a fine turno perché, come sostengono gli operai, non è questo il modo di migliorare i livelli di efficenza dell’officina. I problemi, a quanto pare, sono da individuare nella cattiva organizzazione del ciclo produttivo e dei mezzi messi a disposizione dall’azienda stessa. Gli operai sostengono di non essere dei robot. Chiedono che venga, comunque, concessa una pausa di quindici minuti per una pausa pranzo veloce e altri cinque minuti per il caffè. L’azienda però non vuole cedere nemmeno un minuto. Sembrano esserci tutti i presupposti affinché lo sciopero continui ad oltranza.

giovedì 2 marzo 2017

Marcia del lavoro Pontedera - Pisa

Regia: Blasco Giurato, Edoardo Pellegrini e Luigi Perelli
Casa di produzione: Unitelefilm
Anno: 1966

Centoquaranta operai, di cui settantasei comunisti, sono stati licenziati dalla Piaggio, la grande fabbrica di Pontedera. Tra le forme di lotta contro tale provvedimento, i lavoratori licenziati hanno organizzato una "marcia del lavoro" dalla loro cittadina fino a Pisa, chiamando a partecipare tutta la cittadinanza e i lavoratori della zona, in segno di solidarietà per la difesa del posto di lavoro. Il documentario è la cronaca della marcia, che si è svolta per venti chilometri e che ha visto, accanto agli operai licenziati e alle loro famiglie, esponenti politici, sindaci, operai di altre fabbriche, sindacalisti, studenti, tutti riuniti insieme anche nel comizio finale a Pisa, durante il quale è stato chiesto con forza il ritiro dei licenziamenti.

 

fonte: Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico

lunedì 27 febbraio 2017

Lotto marzo: per uno sciopero generale

Non si migliorano le condizioni di lavoro di nessuno, se non si mette in discussione il più generale sfruttamento delle donne

In queste settimane, dentro gli appuntamenti di movimento come in tutte le strutture CGIL, abbiamo sostenuto la mobilitazione per uno sciopero internazionale delle donne il prossimo 8 marzo. Lo abbiamo chiesto, insieme a altri compagni e compagne, anche all’ultimo Comitato Direttivo della CGIL (10 febbraio 2017).
Qui sotto, potete quindi trovare un intervista a Eliana Como, componente del Comitato direttivo CGIL per il Sindacatoaltracosa-OpposizioneCGIL, uscita proprio il 10 febbraio 2017 su corriere.it, nella ventisettesima ora (a cura di Barbara Bonomi Romagnoli).

8 MARZO – LO SCIOPERO DELLE DONNE «ECCO PERCHÉ FARLO ANCHE IN ITALIA»
Cosa significa sciopero globale? Significa che ovunque le donne si asterranno da ogni forma – garantita, precaria, sottopagata, non riconosciuta – di lavoro produttivo, riproduttivo e di cura, non solo per dare un segnale chiaro nella lotta alla violenza fisica e psicologia sulle donne, ma anche per far valere il proprio peso nella comunità umana.
 I movimenti si sono rivolti a tutti sindacati chiedendo di indire lo sciopero generale nella data dell’8 marzo. Le sigle autonome e di base lo hanno fatto. La Cgil invece sembrerebbe non aver preso in considerazione l’ipotesi. Eppure ci sono molte sindacaliste, anche della Cgil, che partecipano al percorso di Nudm e alcune caldeggiano vivamente la scelta dello sciopero. «Dopo tanti anni, l’8 marzo non sarà soltanto la giornata della retorica. Così come non lo è stato lo scorso 25 novembre, con le scarpette rosse sui profili di facebook o nei negozi in centro, ma sarà una eccezionale giornata di mobilitazione in cui le donne sono protagoniste – afferma Eliana Como, del comitato centrale della Fiom e del direttivo nazionale della Cgil, sindacalista dell’area “Il sindacato è un’altra cosa” .
«C’è un tempo per piangere e un tempo per indignarsi. C’è anche un tempo per denunciare. Ma poi deve esserci un tempo per provare a cambiare le cose e mettere in discussione alla radice un intero sistema. Abbiamo superato l’approccio vittimistico sul tema della violenza e lo abbiamo sostituito con l’autodeterminazione, la partecipazione, la rivendicazione, la lotta. Il rischio è che alla fine non cambi niente e che la violenza sia condannata a parole ma tollerata nei fatti. Per questo l’8 marzo sarà una giornata di sciopero. Ci provammo già nel 2013. Era giusto anche allora, ma forse i tempi non erano maturi. Ora lo sono, anche perché l’esperienza italiana non è isolata. Anche per questo, non possiamo permetterci di perdere questo appuntamento».
Scrivono le donne di Non Una Di Meno: «Scioperiamo per rivendicare un reddito di autodeterminazione, per uscire da relazioni violente, per resistere al ricatto della precarietà, perché non accettiamo che ogni momento della nostra vita sia messo al lavoro; un salario minimo europeo, perché non siamo più disposte ad accettare salari da fame, né che un’altra donna, spesso migrante, sia messa al lavoro nelle case e nella cura in cambio di sotto-salari e assenza di tutele; un welfare per tutte e tutti organizzato a partire dai bisogni delle donne, che ci liberi dall’obbligo di lavorare sempre di più e più intensamente per riprodurre le nostre vite».
Sei d’accordo?
«Sì, e credo che le discriminazioni delle donne sui posti di lavoro siano funzionali alla loro oppressione nella società: con questo non voglio dire che la violenza contro le donne appartenga soltanto a uno strato sociale, non è così e spesso la subiscono anche professioniste affermate. Il punto però è mettere in discussione l’intero sistema. Non basta dire che siamo contro la violenza, se poi accettiamo che le donne siano sempre pagate meno e più discriminate sui posti di lavoro. Senza considerare che per tante donne liberarsi da situazioni di violenza all’interno delle famiglie è difficile proprio perché non sono in condizione di rendersi autonome economicamente, perché hanno un salario basso, un lavoro precario e incerto, magari una pensione da fame anche se è tutta la vita che faticano».
Quali sono le vertenze aperte in questo momento in Italia che riguardano in particolare le donne?
«Nel settore in cui lavoro c’è un tema generale che riguarda la condizione delle donne, soprattutto delle operaie. Nelle fabbriche metalmeccaniche italiane, le donne sono circa il 20% della forza lavoro. Non ci sono donne nelle fonderie o nei cantieri navali, ma in tanti comparti manifatturieri sono la maggioranza. Basti pensare all’elettrodomestico, all’elettronica, al motociclo ma anche all’automobile. In particolare le operaie sono impiegate sulle linee di montaggio, dove, guarda caso, le operazioni sono meno qualificate e i livelli salariali più bassi. Un tema che si affronta pochissimo, in questo settore in particolare ma anche negli altri: la salute e la sicurezza delle donne nei posti di lavoro. Concetti che non sono affatto “neutri”, ma vengono perlopiù trattati come tali. C’è differenza tra i corpi degli uomini e delle donne. Eppure, i Dpi (dispositivi di protezione individuale: guanti, occhiali, cuffie etc) sono “neutri”, cioè pensati tutti, uomini e donne. E quando si dice che sono neutri, nelle fabbriche metalmeccaniche significa in realtà che sono pensati per gli uomini. Poi le donne si dovranno adattare. Non si parla mai nemmeno di salute riproduttiva. Aldilà di ogni altra considerazione, quando è uscita la campagna sul Fertility Day a nessuno è venuto in mente di parlare del rapporto tra condizioni di lavoro e fertilità/maternità (lavoro notturno, turni di sabato e domenica, catena di montaggio)».
Perché non fare anche solo 2 ore di sciopero?
«Sono settimane che Non Una Di Meno ha lanciato l’appello per lo sciopero generale. Se la Cgil non lo proclama è perché manca la volontà. Mi auguro che la segreteria cambi idea. Credo che si debbano proclamare 8 ore, fermare l’intera giornata di lavoro. Ma se fossero meno sarebbe comunque un segnale. A oggi però la Cgil non ha proclamato nemmeno un’ora».
E questo cosa significa?
«Un’occasione perduta. Tante sindacaliste della Cgil, delegate e iscritte hanno preso parte a tutto il percorso di mobilitazione di Non Una Di Meno. La stessa Cgil in quanto organizzazione lo ha fatto, pur tra qualche contraddizione. La copertura per lo sciopero generale l’abbiamo, comunque. Grazie a varie sigle di base: tutti l’8 marzo potranno scioperare, compresi gli uomini se lo vorranno».
In alternativa cosa farete?
«Ben vengano le assemblee nei posti di lavoro, gli incontri, gli spettacoli, le iniziative cittadine. Ma senza lo sciopero il segnale è tutt’altro. Non basta più appendere uno striscione fuori dalle camere del lavoro, né presenziare a qualche flashmob, tanto meno fare il tristissimo minuto di silenzio. Una grande organizzazione come la Cgil deve avere il coraggio di dichiarare sciopero. Sarebbe auspicabile lo facesse anche per tutte quelle lavoratrici precarie che lavorano con i voucher e che subiscono le leggi sui cambi appalto».
Si può essere femminista e sindacalista?
«Si deve. Chi fa la sindacalista è chiamata a difendere le condizioni di tutti, uomini e donne. Questo non è in discussione. Noi donne siamo le prime a capire che c’è una condizione di genere da combattere. I salari sono bassi per tutti, è vero, ma per le donne lo sono sempre di più. Le condizioni di lavoro sono pessime per tutti, ma per le donne è sempre peggio. La precarietà è un problema per tutti, ma le donne sono le più colpite. Non si migliorano le condizioni di lavoro di nessuno, se non si mette in discussione il più generale sfruttamento delle donne».

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