venerdì 30 aprile 2010
Piaggio: le 'minacce' di Colaninno alla FIOM
Giorni tesi alla Piaggio. L'Amministratore delegato della Piaggio Roberto Colaninno, in un incontro tenutosi due giorni fa con la direzione aziendale e una delegazione delle Rsu ha espresso dichiarazioni dai toni molto duri sugli scioperi della flessibilità che dallo scorso 6 marzo, sono stati indetti dalla Fiom in ogni sabato lavorativo.
"Sulle linee di montaggio i ritmi di lavoro sono diventati negli ultimi anni insopportabili e danno origine a un gran numero di malattie professionali. In questa situazione la richiesta di lavorare anche il sabato denota la volontà della Piaggio di imporre ai lavoratori una fatica che va oltre i limiti fisici" - si legge nel blog dei lavoratori della Piaggio.
Per questo motivo infatti, è appunto dallo scorso 6 marzo che il sabato la Fiom indice lo sciopero. Ma la protesta non è piaciuta a Colaninno, che nell'incontro del 28 non solo ha definito lo sciopero "ingiustificato", ma dalle considerazioni è passato alle minacce alla stessa Fiom: "Se una organizzazione di minoranza continuasse a proclamare scioperi contro sabati lavorativi di cui la Piaggio ha assoluta necessità, nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori che decidessero di aderire allo sciopero l'Azienda (su sua diretta indicazione) considererebbe tale scelta un'assenza ingiustificata e procederebbe al licenziamento delle persone" e, inoltre "la Piaggio ha bisogno di lavorare e se a Pontedera, non lo si vuol fare l'Azienda può tranquillamente far produrre da altre parti del mondo".
Parole durissime che hanno immediatamente scatenato la reazione del sindacato, che certo è stato provato dalle recenti elezioni delle Rsu, ma che non si può definire organizzazione di minoranza nel contesto storico della Piaggio. Nella serata di ieri è giunta la lettera indirizzata a Colaninno, del segretazio nazionale Maurizio Landini e quello provinciale Marcello Franchi: "Siamo stati informati che nel corso di un incontro, convocato urgentemente dalla Direzione Aziendale il 28 aprile 2010 con una delegazione della RSU, Lei in qualità di Presidente ed Amministratore del Gruppo Piaggio avrebbe fatto affermazioni, che se confermate assumono un sorprendente ed inaspettato carattere di antisindacalità".
"Tutto ciò assume un carattere intimidatorio ed antisindacale - proseguono i sindacati - ci riporta a tempi e logiche autoritarie che pensavamo superate e in ogni caso al di fuori del sistema di relazione del Gruppo Piaggio e pertanto proporremo a tutte le organizzazioni sindacali di convocare un'assemblea per discutere di quanto è accaduto con tutte le lavoratrici e i lavoratori della Piaggio. Le chiediamo di rettificare tali dichiarazioni, in caso contrario ci sentiamo liberi di agire nelle forme più opportune per tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, compreso il diritto di sciopero.
La invitiamo quindi formalmente, con la chiarezza necessaria, a smentire quanto sopra richiamato e se tale smentita non dovesse pervenire entro 5 giorni dalla presente valuteremo anche le azioni legali più opportune".
La lettera continua: "Le ricordiamo che in applicazione di tali accordi, già da qualche tempo la Fiom-Cgil ha avanzato all'Azienda precise richieste:
evitare che si continui a considerare un fatto naturale ed inevitabile il ricorso alla Cig ordinaria e ai sabati lavorativi. Rafforzare il ruolo delle produzioni meccaniche a Pontedera attraverso adeguati investimenti ed interventi organizzativi, in quanto oltre al ricorso a periodi di CIG, continua ad aumentare l'utilizzo di componenti meccaniche e di motori prodotti al di fuori di Pontedera. Avviare un vero confronto sulle condizioni di lavoro (tempi, ritmi, carichi di lavoro, metodologie organizzative) con particolare riferimento alle linee di montaggio dove si sta registrando un aumento delle malattie professionali dovute ai sistemi di lavoro utilizzati. Procedere ad assunzioni, tanto più a fronte di una positiva domanda del mercato dando piena applicazione a quanto previsto dagli accordi aziendali trasformando a tempo indeterminato lavoratori oggi assunti a termine, sia assumendo ulteriori persone con contratto a termine".
E' ancora senza risposta, sostiene la Fiom "la richiesta da noi avanzata a settembre del 2009 di confrontarsi sulle strategie del Gruppo e definire la costituzione di un Coordinamento sindacale di gruppo. Infine non dovrebbe sfuggire ad una Azienda importante quale la Piaggio che uniformarsi alla scelta di Federmeccanica che ha imposto un accordo separato sul CCNL in modo illegittimo senza la firma della Fiom-Cgil e contro il parere della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori, significa avere aperto un contenzioso, che sosteremmo sia sul piano giuridico che contrattuale. Del resto la nostra organizzazione su tale materia Vi ha formalmente inviato una lettera di diffida. Per l'insieme delle ragioni fin qui esposte le richiediamo di fissare un apposito incontro tra tutte le parti per discutere e confrontarci a partire dai temi qui esposti. Perché le soluzioni ai problemi si ricercano discutendo e contrattando tra le parti. Cercare di imporle, si deve sapere, apre altri scenari".
Nel frattempo questa mattina, con concentramento alla 2R, i lavoratori hanno indetto sciopero dalle ore 09:00.
A fronte del dato in crescita - Piaggio ha chiuso il primo trimestre del 2010 con ricavi per 340,6 milioni di euro, in rialzo dell'11,2% sullo stesso periodo del 2009, e con un utile netto di 2,9 milioni di euro contro una perdita di 4,7 milioni dello scorso anno - le buone relazioni sindacali si fanno indispensabili.
fonte: http://www.pisanotizie.it
giovedì 29 aprile 2010
Lettera al Presidente Amministratore delegato Dott. Roberto Colaninno
In particolare dichiarare che “se una organizzazione di minoranza continuasse a proclamare scioperi contro sabati lavorativi di cui la Piaggio ha assoluta necessità, nei confronti delle lavoratrici e dei lavoratori che decidessero di aderire allo sciopero l’Azienda (su sua diretta indicazione) considererebbe tale scelta un’assenza ingiustificata e procederebbe al licenziamento delle persone” e, inoltre “che la Piaggio ha bisogno di lavorare e se a Pontedera, non lo si vuol fare l’Azienda può tranquillamente far produrre da altre parti del mondo”.
Tutto ciò assume un carattere intimidatorio ed antisindacale e ci riporta a tempi e logiche autoritarie che pensavamo superate e in ogni caso al di fuori del sistema di relazione del Gruppo Piaggio e pertanto proporremo a tutte le organizzazioni sindacali di convocare un’assemblea per discutere di quanto è accaduto con tutte le lavoratrici e i lavoratori della Piaggio.
Le chiediamo di rettificare tali dichiarazioni, in caso contrario ci sentiamo liberi di agire nelle forme più opportune per tutelare i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori, compreso il diritto di sciopero.
La invitiamo quindi formalmente, con la chiarezza necessaria, a smentire quanto sopra richiamato e se tale smentita non dovesse pervenire entro 5 giorni dalla presente valuteremo anche le azioni legali più opportune.
Cogliamo inoltre l’occasione per ricordarLe che gli accordi sindacali in Piaggio oltreché dalle RSU sono firmati anche dalle Organizzazioni Sindacali tra cui la Fiom-Cgil territoriale di Pisa e la Fiom-Cgil Nazionale.
Tali accordi, tra le varie normative prevedono che, a fronte di esigenze produttive, le Parti si incontrino per valutare ed assumere in modo condiviso le decisioni più idonee: dalle assunzioni, alla gestione degli orari, ect.. ed in ogni caso nei primi tre mesi di ogni anno.
Le ricordiamo che in applicazione di tali accordi, già da qualche tempo la Fiom-Cgil ha avanzato all'Azienda precise richieste:
evitare che si continui a considerare un fatto naturale ed inevitabile il ricorso alla Cig ordinaria e ai sabati lavorativi.
Di rafforzare il ruolo delle produzioni meccaniche a Pontedera attraverso adeguati investimenti ed interventi organizzativi, in quanto oltre al ricorso a periodi di CIG, continua ad aumentare l’utilizzo di componenti meccaniche e di motori prodotti al di fuori di Pontedera.
Di avviare un vero confronto sulle condizioni di lavoro (tempi, ritmi, carichi di lavoro, metodologie organizzative) con particolare riferimento alle linee di montaggio dove si sta registrando un aumento delle malattie professionali dovute ai sistemi di lavoro utilizzati.
Di procedere ad assunzioni, tanto più a fronte di una positiva domanda del mercato dando piena applicazione a quanto previsto dagli accordi aziendali trasformando a tempo indeterminato lavoratori oggi assunti a termine, sia assumendo ulteriori persone con contratto a termine.
Ed inoltre è ancora senza risposta la richiesta da noi avanzata a settembre del 2009 di confrontarsi sulle strategie del Gruppo e definire la costituzione di un Coordinamento sindacale di gruppo.
Infine non dovrebbe sfuggire ad una Azienda importante quale la Piaggio che uniformarsi alla scelta di Federmeccanica che ha imposto un accordo separato sul CCNL in modo illegittimo senza la firma della Fiom-Cgil e contro il parere della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori, significa avere aperto un contenzioso, che sosteremmo sia sul piano giuridico che contrattuale. Del resto la nostra organizzazione su tale materia Vi ha formalmente inviato una lettera di diffida.
Per l’insieme delle ragioni fin qui esposte le richiediamo di fissare un apposito incontro tra tutte le parti per discutere e confrontarci a partire dai temi qui esposti.
Perché le soluzioni ai problemi si ricercano discutendo e contrattando tra le parti.
Cercare di imporle, si deve sapere, apre altri scenari.
p. la Fiom-Cgil nazionale
Maurizio Landini
p la Fiom-Cgil territoriale di Pisa
Marcello Franchi
Art. 40 della costituzione :Il diritto di sciopero si esercita……..
ieri 28 aprile 2010 il Presidente della Piaggio ha convocato la delegazione RSU .
In questa riunione ha comunicato senza mezzi termini che il diritto di sciopero in Piaggio deve finire e che d’ora in avanti chi sciopererà verrà severamente punito con il licenziamento.
Il riferimento in particolare è alla dichiarazione di sciopero della FIOM per la giornata di sabato.
Una vera e propria minaccia verso i lavoratori contro i fondamentali diritti della legge e della costituzione di questo paese.
È fondamentale reagire a questo attacco con la massima fermezza e compattezza per difendere il sacrosanto diritto alla libertà di sciopero e all’esistenza di un sindacato autonomo dei lavoratori e non dell’azienda.
Per questi motivi domani 30 aprile sciopero dalle ore 9.00 con concentramento alla 2R
RSU FIOM Piaggio
I lavoratori del cantiere navale pronti a bloccare il Giro d'Italia
Un gruppo di lavoratori del cantiere navale Nca di Marina di Carrara potrebbe decidere di bloccare l'arrivo della tappa del giro d'Italia, la Fidenza-Marina di Carrara del prossimo 14 maggio. E' quanto si legge in una nota, diffusa da Daniele Corsini della Rsu dove si sostiene "l'intenzione di mettere in atto forme di lotta alternative agli inutili scioperi, iniziando con il blocco dell'imminente tappa del Giro d'Italià. L'arrivo della tappa, la sesta, è previsto proprio sul viale Colombo a Marina di Carrara dove ha sede il cantiere navale Nca. "I lavoratori - prosegue la nota sindacale - protestano vista l'incertezza di Nca, i mancati stanziamenti del Governo a supporto della navalmeccanica e l'avvio della cassa integrazione a partire dal 3 maggio".
La Cig scatterà per 13 settimane e inizialmente coinvolgerà 25 dipendenti tra operai e impiegati. Nel periodo di minor carico lavorativo, previsto per l'estate, potrà arrivare ad interessare 105 dipendenti su un totale di 198, sempre rispettando la proporzione del 75% di operai e del 25% di impiegati. Nel prossimo luglio Nca consegnerà anche l'ottavo e ultimo ferry-cruise del gruppo Grimaldi Grandi Navi Veloci e saranno concluse le operazioni di 'refitting' (manutenzione e aumento dei posti cabina) che interessano in queste settimane tre navi già realizzate da Nca per l'armatore genovese Aldo Grimaldi. La forza lavoro di Nca, a pieno regime e con l'indotto arriva ad un impiego di 800-900 operai.
fonte:http://www.gonews.it
Ddl lavoro, le modifiche sull'arbitrato / SCHEDA
SOLO A POSTERIORI - Con l'emendamento del Pd approvato per un solo voto, è passato il principio che si potrà ricorrere all'arbitrato solo per controversie già insorte, e non, come si leggeva nella versione precedente del testo, "che dovessero insorgere". Insomma, si potrà scegliere di ricorrere o meno all'arbitrato dopo che si è aperta una controversia con il datore di lavoro, non più una volta per tutte al momento dell'inizio del rapporto di lavoro.
NO PER LICENZIAMENTO - Già in precedenza, in commissione Lavoro alla Camera, era stato dato via libera all'emendamento che esclude le controversie relative al licenziamento tra quelle coinvolte dalla clausola compromissoria sul ricorso all'arbitrato. Per i licenziamenti, dunque, resta l'obbligo di ricorrere al giudice del lavoro. Una modifica rispetto alla prima versione del ddl lavoro, per la quale il governo e i sindacati (tranne la Cgil, che la giudica insufficiente) hanno manifestato soddisfazione.
SOLO DOPO PERIODO PROVA - Altra modifica rispetto a quanto previsto in origine: si potrà sottoscrivere la clausola compromissoria sull'arbitrato, ovvero decidere se rendere possibile questa strada alternativa nella risoluzione delle controversie, non più al momento della firma del contratto del lavoro, ma dopo un periodo di prova o comunque dopo 30 giorni dalla firma del contratto.
fonte:http://www.rassegna.it
Ddl Lavoro: passato all'esame della Camera
fonte:http://www.cgil.it
mercoledì 28 aprile 2010
Grecia. La crisi ci riguarda. In gioco c’è l’euro
I conti truccati dal governo di destra
Certo il Governo greco precedente (di destra) aveva truccato i conti ma lo aveva fatto con il compiacente aiuto (con lauti guadagni) di grandi finanziarie internazionali che hanno costruito strumenti ingannevoli. Quelli che Warren Buffet ha chiamato armi finanziarie di distruzione di massa. Non a caso oggi Goldman Sachs, forse la più grande banca d'affari del mondo, è sotto inchiesta negli USA, con gravi accuse che comportano anche il carcere per i suoi responsabili Sono due i versanti che la crisi greca mette in luce. Il primo è che la speculazione finanziaria ha individuato nel differenziale dei tassi del debito pubblico da quelli tedeschi il tallone d'Achille di molti paesi. Questo differenziale dei tassi sta sostituendo il vecchio attacco della speculazione ai cambi delle monete.
Ls speculazione non mollerà la presa
La Grecia è stato il primo obiettivo e la speculazione non mollerà facilmente la presa sia perchè ormai ha sborsato molti soldi per portare la Grecia al collasso finanziario, sia perchè l'Europa ha reagito troppo tardi e male, con l'atteggiamento di chi pensa che il "peccatore" (in questo caso greco) deve pagare lui stesso il prezzo della crisi. Anche i prestiti che con grande ritardo sono stati decisi dall'Europa non bastano, costano cari a chi li usa, vanno prima o poi restituiti e paradossalmente, proprio per questo, hanno incoraggiato la speculazione. L'Europa sembra non avere capito che in gioco c'è l'euro, debole nei cambi, e l'Unione stessa. Non a caso per la prima volta c'è chi ha proposto l'uscita della Grecia dall'euro. Questa proposta per quanto sbagliata mette in luce che la vera posta in gioco è l'euro, la costruzione di una politica economica europea. La risposta europea è egemonizzata dalle chiusure nazionali. La crisi greca fa tremare i fondamenti della storia economica dell'Europa degli ultimi 15-20 anni. Inoltre i costi sociali imposti dalle misure adottate dal Governo greco per impedire la bancarotta dello stato sono pesantissimi, generano comprensibili reazioni e non è detto neppure che saranno sufficienti. E' in causa l'idea stessa di Europa, che al suo interno non può non avere una politica di solidarietà, di coesione sociale e di rafforzamento dell'Unione, altrimenti mette in luce una grave fragilità politica, istituzionale. Come sta accadendo alla prima vera prova l'Unione va in crisi e rischia di affossare l'euro. Per questo l'Italia dovrebbe riflettere con più serietà sul caso greco, con meno supponenza, sia perchè se la speculazione dovesse vincere sarebbero guai per tutti, sia perchè è in gioco l'Europa stessa. La frase di Tremonti: la crisi non è finita, è degna di Lapalisse.Il secondo aspetto è che la speculazione finanziaria è viva più che mai ed è in grado di mordere. Nel momento più grave della crisi finanziaria, che è all'origine dell'attuale crisi economica, sono state pronunciate parole di fuoco contro la speculazione e una forte critica verso l'appoggio che ha trovato nelle banche. Poi però non è successo nulla. Passata la tempesta...la strumentazione di controllo e regolazione dei mercati finanziari mondiali è la stessa di prima. Non solo non sono stati adottati provvedimenti concreti per mettere sotto controllo la speculazione finanziaria ma è stato consentito che riprendesse vigore. Prima speculando sui prodotti petroliferi (ancora Goldman Sachs), poi sulle materie prime fino all'attacco a stati nazionali approfittando dei varchi aperti nel sistema euro.
Le contraddizioni di Obama
Obama sta tentando di adottare alcune misure di controllo sulle banche ma continua ad avere una visione USA-centrica che indebolisce alla fine le sue stesse possibilità. La situazione richiede misure di sistema per governare i processi finanziari mondiali.Altrimenti finisce - come è accaduto recentemente - che gli USA si facciano interpreti verso gli altri paesi delle preoccupazioni dei fondi speculativi per un possibile eccesso di regolamentazione (dove ? quando ?) e questo suona contraddittorio con le dichiarate intenzioni di voler mettere sotto controllo la situazione finanziaria.Tornando all'Italia, c'è poco da stare allegri. La Grecia preoccupa, eccome. Il debito pubblico massicciamente collocato all'estero crea una dipendenza oggettiva. Per di più il debito pubblico italiano cresce senza fare nulla per sostenere l'economia. Il paese regredisce nei grandi numeri e nel tenore di vita. Una base economica più piccola per far fronte ad un debito pubblico più grande. Se la speculazione dovesse girare verso di noi cosa accadrebbe ? Il silenzio di Tremonti e del Governo sulla Grecia non ci salverebbe, anche se entro luglio arriverà una manovra correttiva di almeno 10 miliardi di euro. Primo assaggio di quello che verrà. Purtroppo è stata sprecata la possibilità di adottare provvedimenti seri contro la speculazione e l'unico vero provvedimento sembra essere...fare le corna, cosa in cui il Presidente del Consiglio è un vero esperto.
Alfiero Grandi
fonte:http://www.dazebao.org
Le proposte della FIOM per un accordo nazionale unitario con Unionmeccanica Confapi
L’accordo separato si può evitare
È sbagliata, dannosa e illegittima l’ipotesi fino a ora perseguita al tavolo della trattativa da Unionmeccanica, Fim e Uilm di recepire il modello contrattuale separato e realizzare un’intesa separata sul rinnovo del Ccnl senza il consenso della Fiom e contro il parere della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori interessati.
La proposta della Fiom
La Fiom‐Cgil riconferma la volontà di evitare un’intesa separata attraverso la realizzazione di un accordo ponte della durata di almeno 1 anno, in cui:
-si riconfermi la validità normativa del Ccnl unitario del 25 gennaio 2008 in vigore;
-si preveda per l’anno 2010 l’impegno a evitare licenziamenti attraverso il ricorso alternativo e condiviso a tutti gli ammortizzatori sociali disponibili;
-si definisca una soluzione salariale transitoria anche attraverso una una tantum e un successivo aumento su base mensile, che tenga conto delle piattaforme sindacali presentate; in ogni caso la soluzione salariale individuata dovrà essere l’unico costo diretto contrattuale, verificando le possibilità di defiscalizzazione delle erogazioni definite;
-si utilizzi la durata dell’accordo ponte per discutere e definire in modo condiviso i rimandi del Ccnl del 25 gennaio 2008 in vigore, con priorità in materia di Organismo nazionale bilaterale e Mercato del lavoro.
L’indennità di vacanza contrattuale va erogata
Il biennio economico del Ccnl è scaduto il 31 gennaio 2010. La trattativa, per responsabilità e violazione delle procedure da parte di Unionmeccanica, è iniziata in grave ritardo, a gennaio 2010.
Pertanto, in applicazione del Ccnl in vigore, la Fiom‐Cgil ha rivendicato l’erogazione della indennità di vacanza contrattuale (Ivc) a decorrere dal mese di febbraio 2010, per tutte le lavoratrici e i lavoratori.
Assemblee e iniziative sul territorio
Tali proposte la Fiom‐Cgil le ripresenterà al tavolo della trattativa con Unionmeccanica, al fine di evitare la realizzazione di un’intesa separata.
Nel caso Unionmeccanica assuma definitivamente la decisione di procedere a un’intesa separata, la Fiom‐Cgil è fin d’ora impegnata a contrastarla sul piano contrattuale e giuridico‐legale, anche aprendo vertenze a livello territoriale.
Le strutture territoriali della Fiom‐Cgil sono impegnate a realizzare assemblee nei luoghi di lavoro e ad attivarsi nei confronti delle rappresentanze territoriali di Unionmeccanica.
fonte: http://www.fiom.cgil.it/
Disoccupazione: Istat, nel 2009 sale al 7,8%
fonte:http://www.rassegna.it
Isola Cassaintegrati, confermata offerta araba Ramco
fonte:http://www.rassegna.it/
Amianto, 3mila morti l'anno per malattie correlate
In Italia ci sono ancora 30 milioni di tonnellate di materiale contenente amianto, 500 chili per abitante. Numeri che si incrociano con l'alta presenza di decessi per malattie "asbesto correlate", ovvero legate all'esposizione all'aminato: circa 3mila casi l'anno solo nel nostro paese. E' quanto emerge dal terzo rapporto prodotto dal Registro nazionale dei mesoteliomi (Renam), istituito presso l'Ispesl, che verrà pubblicato nei prossimi giorni.
La rilevazione riferisce di un archivio che a gennaio 2009 registra 9.166 casi di mesotelioma maligno, rilevati in ragione di un sistema di ricerca attiva e di analisi standardizzata delle storie professionali, residenziali e familiari dei soggetti ammalati. Fino a 45 anni la malattia è rarissima (solo il 2,7% del totale dei casi registrati), l'età media alla diagnosi è pari a 68,3 anni. In media, la malattia si presenta generalmente dopo piu' di 40 anni dall'inizio dell'esposizione, ma la variabilità è estremamente ampia.
fonte: http://www.rassegna.it
Più welfare per un sindacato «confederale»
Chissà se questo nuovo modello - e nello Spi la mozione Epifani ha preso il 93 per cento - potrà fare da viatico a Carla Cantone per il posto di segretario generale Cgil, in autunno, dato che oggi proprio lei è data come la principale rivale di Susanna Camusso per la successione allo scranno più alto del sindacato. Ieri Cantone ha sottolineato la fedeltà alla confederalità, il protagonismo dello Spi per smontare, grazie ai suoi voti e alla sua forte presenza in Cgil (oltre la metà degli iscritti), il modello propugnato dalla Fiom e dalle altre categorie «ribelli» (pubblici e bancari). «Ritengo offensiva e povera culturalmente l'insistenza di chi, tentando maldestramente di inserirsi nella dialettica del nostro congresso, esprime un intimo fastidio per il voto espresso dai pensionati, esaltando solo il voto di 'quelli che al mattino si svegliano per andare al lavoro'», ha detto con energia dal palco. «Siamo stati accusati di gettare un macigno sulla Cgil, di cambiare le regole in corso d'opera e di rifiutare la solidarietà. Una strumentale bugia». «Non siamo una categoria dello spirito, né tantomeno dei riservisti, richiamati in servizio in caso di necessità: noi ci siamo sempre, nei territori e nelle piazze».
Insomma, il messaggio è: non percepiteci come un'enorme palla al piede della Cgil, o un serbatoio di voti e risorse da usare solo quando serve (lo Spi è di gran lunga la categoria più ricca), ma al contrario proprio da noi viene la chiave della Cgil di domani. Come? Con la confederalità, appunto. E dunque: «Rafforzare e valorizzare la contrattazione territoriale, in vista anche di un maggiore peso con il governo nazionale». Ecco i campi d'azione: «La mensa negata ai bimbi che non pagano, la sanità che il governo taglia; i voucher in agricoltura, il fisco ingiusto, l'evasione». La Cgil deve agire su tutti questi fronti, non solo sui luoghi di lavoro, e ottenere di più sul welfare. Un sindacato di tutti e per tutti, non solo delle tute blu.
Quanto alle richieste concrete dello Spi, Cantone sollecita un tavolo al governo: «Finora hanno ignorato tutti i nostri appelli. Dobbiamo discutere dei meccanismi di adeguamento delle pensioni, troppo basse, e dell'estensione della quattordicesima». I pensionati chiedono anche una «legge per la non autosufficienza, sostenuta da adeguati finanziamenti». E un messaggio a Cisl e Uil, raccolto positivamente dai successivi interventi dei segretari di Fnp e Uilp: «Dopo 20 mesi di separazione, torniamo a parlare, ne sentiamo tutti il bisogno. Andiamo uniti di fronte al governo».
Antonio Sciotto
[Articolo su il manifesto del 28/04/2010]
Giornata internazionale contro gli infortuni: Epifani, lavorare in sicurezza è un diritto
Un'occasione, quella di oggi, 28 aprile, definita dal Capo dello Stato “un importante contributo per diffondere l'impegno a prevenire gli incidenti sul lavoro e le malattie professionali”. Giorgio Napolitano ha infatti inviato un messaggio all'INCA nel quale spega come sia “necessario concorrere efficacemente a definire e promuovere le strategie volte a combattere il drammatico fenomeno degli infortuni e delle morti sul lavoro per radicare una cultura della legalità, della sicurezza e della promozione del 'buon lavoro' e della 'buona impresa”.
Tra i numerosi partecipanti al dibattito, il Segretario Generale della CGIL, Guglielmo Epifani che ha sottolineato come per far diminuire gli incidenti sul lavoro anche “il sindacato deve fare di più” perchè “troppo spesso siamo distratti, dobbiamo riscoprire l'attenzione che dobbiamo a questi problemi”. Il leader sindacale ricorda come il tema della sicurezza sia in stretto rapporto con quello del lavoro sommerso “basti pensare agli arresti dei 'caporali' avvenuti nei giorni scorsi a Rosarno: dove c'è la schiavitù, dove ti negano il diritto ad essere una persona, fa ridere che qualcuno si ponga il problema della sicurezza sul lavoro”.
Tuttavia Epifani, parlando del rapporto con le imprese, invita a non generalizzare “c'è impresa e impresa” e nonostante ritenga che il comportamento della Thyssen Krupp sia stato vergognoso prima, durante e dopo l'incidente, “ci sono migliaia e migliaia di imprenditori che invece affrontano seriamente questo problema. Si deve riconoscere – ha proseguito il Segretario Generale - dove ci si comporta bene e dove ci si comporta male. E a me non dispiacerebbe che così facesse anche Confindustria”.
Infine Epifani ha ribadito l'importanza di un aumento delle sanzioni, “per chi non fa il suo dovere”, ritenendole necessarie per far fronte al problema degli infortuni sul lavoro. “Noi abbiamo avuto una discussione forte con il governo e con Confindustria”, e ricorda il testo unico, con sanzioni più forti, formulato durante il governo Prodi, e punta il dito sul governo attuale che “ha ridotto le sanzioni e in alcuni casi le ha annullate. Ma se non c'è mai una sanzione come si può far rispettare una norma ed ottenere dei risultati?”.
- Iniziativa INCA CGIL a Cesena per promuovere una nuova cultura della salute e della sicurezza nei posti di lavoro
- Documento OIL 2010: Italiano - Inglese
- Video-intervista al Presidente dell'INCA CGIL
fonte:http://www.cgil.it
Ddl lavoro: presidio davanti alla Camera contro legge ingiusta ed iniqua
Più di mille lavoratori oggi si sono riuniti in presidio davanti a Montecitorio per protestare contro il 'DDL Lavoro'. Il testo, che si trova nuovamente in Parlamento dopo che il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, non ha apposto la sua firma per la pubblicazione, ha trovato delle ipotesi di modifica nella commissione lavoro, che però non mutano il giudizio negativo della CGIL. Come spiega Fulvio Fammoni, Segretario Confederale della CGIL, "ci troviamo difronte ad una norma che lede gravemente i diritti dei lavoratori e permangono vizi di incostituzionalità”.
Tutti gli interventi, che si sono succeduti in piazza, sono stati un coro unanime di critiche verso la proposta del governo che prevede di affidare la giustizia, in materia di lavoro, ad arbitri che si troveranno a giudicare in base al principio dell'equità e non secondo i vincoli di legge. Anche lo spostamento a trenta giorni dall'assunzione della stipula della clausola compromissoria, non modifica di fatto la situazione, perché, come fa osservare Fammoni, “come farà un precario, un migrante a rifiutarsi di sottoscriverla?”.
A conclusione della giornata di mobilitazione anche la notizia che un emendamento proposto dal PD, trova i voti in aula per essere approvato, apportando delle modifiche al testo. “La mobilitazione messa in campo in questi mesi dalla CGIL sul 'DDL Lavoro' produce oggi un nuovo significativo risultato”, commenta Fammoni ed aggiunge, "ci dicono spesso che le iniziative di mobilitazione sono inutili e non producono risultati invece, una coerente mobilitazione ha prima portato in luce una legge sbagliata, con il conseguente rinvio alle Camere da parte del Quirinale, ha poi prodotto primi significativi cambiamenti in commissione e oggi segna un decisivo passo falso nella maggioranza di governo”.
Secondo il dirigente sindacale “anche una granitica maggioranza di più di cento voti di fronte a norme palesemente sbagliate non riesce a reggere. Per questo - ha concluso Fammoni - la nostra mobilitazione, coma abbiamo annunciato, continuerà”.
fonte:http://www.cgil.it
martedì 27 aprile 2010
Precisazioni e Ricorso per il rinnovo della RSU-RLS
In virtù di ciò alla FIOM spettano 5 seggi (4 più 1 per il “resto” più alto), ma in considerazione del fatto che dal verbale che ci è pervenuto (corretto a mano), questa assegnazione non è ben chiara, abbiamo ritenuto doveroso e necessario fare le suddette precisazioni.
Per quanto riguarda, invece, l'assegnazione dei seggi relativamente al collegio impiegati, facciamo ricorso, in quanto abbiamo rilevato che Cod. Commissione ha assegnato 2 seggi alla FIM ed 1 seggio ciascuno alla FIOM, UILM e UGL, lasciando in sospeso l'assegnazione del 6° seggio tra la FIOM e la UILM, in quanto Organizzazioni che hanno ottenuto gli stessi voti.
Dato che questa assegnazione rientra nella quota dei 2/3, è chiaramente compito di Cod. Commissione decidere a chi attribuire detto seggio.
Questa decisione deve scaturire, ovviamente, nel rispetto delle procedure previste dalla regolamentazione vigente in materia.
In attesa di quanto sopra, Cordialmente Salutiamo.
Il Segretario G/le FIOM-CGIL Pisa
Marcello Franchi
I giuristi bocciano il ddl lavoro
La crisi della giustizia del lavoro non si può negare ed è evidente soprattutto in alcune zone meridionali dove negli uffici e nei tribunali si accumulano cause, mentre il contenzioso previdenziale ha raggiunto livelli mai visti. Le soluzioni proposte dal governo non solo non risolvono le questioni sul tappeto, ma al contrario sembrano mirare a ben altri obiettivi. Lo ammettono anche i giuristi più vicini al governo: obiettivo del testo del collegato lavoro (rinviato alle Camere dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano) non è il decongestionamento del contenzioso, ma l’ulteriore deregolamentazione del settore con relativo indebolimento del ruolo della magistratura e del sindacato.
Obiettivi che vengono perseguiti dal governo Berlusconi con costanza e metodo e si legano da una parte al Libro Verde (poi divenuto Bianco) del ministro Maurizio Sacconi e dall’altra al progetto di riforma dello Statuto dei lavoratori. In gioco, dunque, ci sono i diritti dei lavoratori e la sopravvivenza stessa di un sistema di giustizia del lavoro che si vorrebbe progressivamente smantellare a favore dell’arbitrato. È questo – in estrema sintesi – il senso di un importante convegno organizzato la scorsa settimana al Cnel dalla Consulta giuridica del lavoro della Cgil, da Magistratura democratica e dalla Rivista giuridica del lavoro (Ediesse) e coordinato da Sergio Mattone, presidente onorario aggiunto della Corte di Cassazione.
La Cgil ha voluto organizzare il convegno nell’ambito della sua campagna di mobilitazione contro il ddl lavoro. Il sindacato non è infatti soddisfatto delle modifiche che sono state apportate al testo del governo da parte della Commissione lavoro. Un giudizio che durante il convegno è stato confermato in modo pressoché unanime dai tanti giuristi che hanno partecipato al dibattito. Al Cnel ha parlato anche Luca Palamara, presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm), che haspiegato come la “riforma” del governo è totalmente sbagliata. Secondo Palamara i problemi della giustizia del lavoro non si risolvono con l’introduzione dell’arbitrato o peggio con la riduzione del potere dei giudici. Si tratterebbe al contrario di dedicare risorse per la riorganizzazione degli uffici (“fermi all’Ottocento”), riequilibrare i tagli che sono stati confermati anche nell’ultima legge finanziaria e infine intervenire sul sovraffollamento carcerario e la criminalità organizzata. In realtà al governo di tutte queste cose interessa ben poco, ha confermato il giurista Luigi Mariucci (Università Ca’ Foscari di Venezia) perché quello che conta veramente è la reintroduzione dell’istituto ottocentesco dell’arbitrato.
Proprio l’arbitrato (lasciato nelle mani dei Consulenti del lavoro) è uno dei punti più delicati perché alla fine gli “arbitri” saranno sempre più spesso professionisti con buona probabilità legati alle imprese piuttosto che ai lavoratori. Dietro lo schema del governo, ha spiegato Mariucci c’è l’idea (o meglio l’ideologia) della liberazione della società dal conflitto che viene definito perfino “diabolico”, mentre – come dovrebbe essere naturale in una democrazia – il problema “è rendere il conflitto utile”. Con la sua dettagliata relazione sulle modifiche al ddl lavoro uscita dalla Commissione parlamentare, Valerio Speziale (Università di Pescara), ha messo in evidenza i vari profili di incostituzionalità a cui il testo è ancora esposto, a partire dalla vera e propria abdicazione dei diritti futuri che si chiede ai lavoratori imponendo loro la firma sul ricorso all’arbitrato. Spezialeha criticato anche il concetto di “equità” abbinato ad arbitrato e ha detto che le modifiche apportare non risolvono i problemi delle clausole compromissorie e del regime delle impugnazioni, che sono state poi il tema della relazione di un altro giurista molto critico nei confronti dei provvedimenti del governo, Massimo Roccella (Università di Torino).
Per il giurista Marco Pivetti, qualunque norma che renda obbligatorio il ricorso all’arbitrato è da considerare comunque illegittima e quello che è certo è che i lavoratori vogliono avere a che fare con i giudici del lavoro, non con gli arbitrati. Ma il rischio vero, sempre secondo Pivetti, è che se la norma voluta dal governo dovesse passare, è scontato che poi sarà inserita in tutti i contratti. Anche Tiziano Treu (vicepresidente della Commissione lavoro del Senato) condivide le tesi critiche dei giuristi. Il collegato lavoro del governo Berlusconi, per Treu, è perfino più grave e pericoloso della legge 30. L’arbitrato rischia di derubricare il diritto, anche se Piergiovanni Alleva (Università delle Marche), ha invitato tutti ad avere un atteggiamento laico neiconfronti dello stesso arbitrato. Una posizione gradita da Antonio Vallebona (giurista all’Università di Tor Vergata), considerato da qualcuno il vero ispiratore delle nuove norme del governo.
È stato lo stesso Vallebona ad ammettere durante l’incontro del Cnel che lo scopo primario del collegato lavoro non è per nulla il decongestionamento delle aule di tribunale. L’obiettivo, dice il giurista, è la “civilizzazione del contenzioso”, una formula che naturalmente non convince la Cgil. Lo ha detto nelle sue conclusioni il segretario confederale Fulvio Fammoni che non solo ha confermato le mobilitazioni della Cgil, ma ha anche spiegato che nel caso in cui la legge dovesse passare e in attesa della sentenza della Corte costituzionale, la Cgil si attiverà per tutelare tutti quei lavoratori che con il ricatto della firma per l’arbitrato saranno ancora più esposti al potere delle aziende
Paolo Andruccioli
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A Lodz, operai a 450 euro al mese
Grandi gruppi industriali come la Siemens, Gillet, Merloni e per ultimo la Dell hanno piantato le tende nei dintorni di questa città, la cui posizione (nel cuore della Polonia) ha favorito anche lo sviluppo della logistica. In un solo anno il tasso di disoccupazione nella regione è passato dal 25% (2007) al 6,5% (2008), tanto da far gridare i giornali locali lo slogan del miracolo economico.
Arrivano i taiwanesi
Quando arriviamo ai cancelli della Foxconn - multinazionale taiwanese a cui la Dell ha ceduto l'impianto di Lodz nel dicembre 2009 -, il turno mattutino è appena finito. Gli operai escono dalla fabbrica e raggiungono lo spiazzo antistante dove sono parcheggiate le macchine e due autobus navetta che collegano l'impianto industriale alla città. In lontananza si vedono delle ruspe a lavoro. «Vedi quelle - fa segno col dito Marek, 26 anni, operaio saldatore della Foxconn - stanno spianando i terreni per l'autostrada. Arriveranno anche qui, e quando la finiranno di costruire potrò tornare a casa in 15 minuti». L'autostrada è una delle opere messe in cantiere per gli Europei del 2012, anno in cui è previsto il completamento dell'opera. Marek abita in un piccolo paese a 20 km da Lodz. È sposato e ha due bambini. «Io sono stato assunto dalla Foxconn alcuni mesi dopo il passaggio di proprietà - ci racconta - e spero che mi rinnovino il contratto. Fra due mesi mi scade». Con Marek si fermano a parlare una decina di altre persone, anche se la maggior parte preferisce schivare le domande sulle condizioni di lavoro in fabbrica e sulla rappresentanza sindacale. «Hanno paura di parlare con i giornalisti perché gli scade il contratto a breve e non vogliono avere problemi», ci confida Slawomir, 35 anni, uno dei primi operai ad essere assunto dalla Dell nel 2007. «Sono andato in Irlanda per la formazione - racconta - siamo partiti dalla Polonia in 400 e nessuno a Limerick allora parlava di chiusura delocalizzazione». «Mi dispiace che tanta gente in Irlanda abbia perso il lavoro per la chiusura della fabbrica - continua - ma vorrei anche che qualcuno si dispiacesse per le fabbriche che vengono chiuse in Polonia. Non siamo noi operai a decidere dove costruire o delocalizzare». Slawomir è un rappresentante sindacale di Solidarnosc e non nasconde le difficoltà che ci sono nei rapporti con la proprietà. «Le attività sindacali all'interno della fabbrica vengono osteggiate e il sindacato non è visto di buon occhio - ribadisce - e questo succedeva con la Dell e succede anche ora con la Foxconn».
È una strana avventura quella intrapresa dal colosso americano dell'informatica qui in Polonia. Il primo impianto era entrato in produzione nel 2006. L'obiettivo era quello di espandersi e penetrare i mercati dell'Europa centrale e dei paesi dell'ex blocco sovietico. Operazione resa ancora più appetibile dalle condizioni favorevoli del luogo: lavoro a basso costo, fiscalità agevolata e 52 milioni di euro messi a disposizione dal governo polacco per la creazione del polo industriale. Ma nel giro di pochi anni la Dell fa tutto e il contrario di tutto. Prima costruisce l'impianto a Lodz, chiude quello di Limerick per delocalizzare in Polonia al suono di fanfare e squilli di tromba e subito dopo vende tutto ai taiwanesi della Foxconn. «Non cambierà niente - diceva Rafael Branowski, portavoce del gruppo americano - la Dell diventerà semplicemente un cliente della Foxconn e comprerà i componenti elettronici prodotti nella fabbrica e i computer continueranno ad essere made in Poland».
La schiavitù del XXI secolo
Qualcosa invece era cambiato visto che 400 dipendenti interinali vennero licenziati dopo l'annuncio in conferenza stampa, suscitando l'ira del sindacato e dei lavoratori. «A non cambiare è l'attitudine della proprietà nei confronti degli operai», tuona Waldemar Krenc, a capo del sindacato nella regione di Lodz e membro del comitato centrale di Solidarnosc. «Oggi alla Foxconn lavorano circa due mila operai, tre mila con l'indotto. Tutti con contratto a tempo determinato - racconta - che viene rinnovato ogni sei mesi, e a chi va bene ogni anno». Lo stipendio medio di un lavoratore è di circa 450 euro al mese. «È questa la cifra che prendono i nostri operai, quanto la protezione sociale nei paesi ricchi come la Germania e la Danimarca - continua - ma qui se uno perde il lavoro non c'è la protezione sociale e quando c'è la crisi nessuno protesta perché ha paura di essere licenziato. È la schiavitù del ventunesimo secolo». Le cifre che ci mostra sono interessanti. «Nel 2009 le maggiori compagnie private hanno fatto il pieno dei profitti mentre la disoccupazione è cresciuta al 13% in tutto il paese».
A Lodz il numero dei senza lavoro oggi è fermo al 10%. Secondo Krenc, tutto sommato, non è male se si pensa al 25% del 2007. Il fronte di lotta del sindacato adesso sono i contratti di lavoro. Solidarnosc sta facendo pressioni per ottenere contratti a tempo indeterminato (un tabù per la quasi totalità degli operai a Lodz) e a venirgli incontro nella lotta, paradossalmente, è il mercato del lavoro. «Si sta creando una situazione singolare - dice il sindacalista - a causa del numero crescente di aziende nella regione e la mancanza di manodopera dovuta all'emigrazione massiccia negli anni precedenti». In pratica, le imprese si contendono i lavoratori a suon di aumenti di salario e benefit. «Ma tutto questo non basta - conclude Krenc - ciò che conta è la sicurezza di un lavoro stabile e anche qui in Polonia come in Irlanda possono chiudere una fabbrica da un giorno all'altro e delocalizzare la produzione in Cina. Il lavoratore è considerato un costo e non una risorsa e il movimento di capitali in giro per l'Europa alimenta la guerra fra poveri». E a proposito, l'Europa dove sta?
Mauro Caterina
[Articolo su il manifesto del 27/04/2010]
1° Maggio giornata di lotta e di festa del lavoro, non di ipocrisia e shopping!
La prima nota stonata è che il corteo del 1° Maggio non si concluderà, come tradizione, in piazza San Carlo, a Torino.
Si poteva e si doveva, nel rispetto reciproco, garantire piazza San Carlo alla manifestazione dei lavoratori il 1° Maggio e adibire per accogliere il Papa successivamente, come previsto.
Così non è stato.
E’ la prima manifestazione “unitaria” del 1° Maggio dopo l’Accordo separato sul modello contrattuale.
Sfileranno insieme:
• Chi ha firmato accordi che riducono il potere d’acquisto dei salari e destrutturato il Contratto Nazionale e la Contrattazione Collettiva e chi questo accordo non lo ha firmato e si batte per affermarne uno alternativo;
• Chi si mobilita contro il collegato al lavoro che attacca l’art. 18 e apre la strada al contratto individuale e chi firma l’avviso comune per favorirne, dopo la mancata firma del provvedimento da parte del Presidente della Repubblica, per favorirne la riedizione sotto mentite spoglie;
Il rischio è di rendere sempre meno comprensibili le posizioni di merito e di indebolire le necessarie iniziative di lotta.
Inoltre, alle lavoratrici ed ai lavoratori del Commercio, imprese ed istituzioni d’accordo, viene imposto di lavorare il 1° di Maggio, per garantire l’apertura dei centri commerciali.
Ma al di là delle vibrate proteste sul piano sindacale non si è andati oltre. Un 1° Maggio di shopping nei grandi magazzini è un’offesa a tutti i diritti e a tutte le lotte del mondo del lavoro.
Gli attacchi della Confindustria ed i provvedimenti del Governo puntano a spogliare di diritti il lavoro e relegarlo a merce tra le merci.
Il sindacato deve sempre operare per unificare il lavoro, costruendo una rete solidale tra lavoratori dei diversi settori e categorie, e per consolidare ed estendere diritti e la contrattazione collettiva.
Il 1° Maggio deve tornare ad essere una giornata di festa e di lotta per riproporsi sul terreno della difesa della dignità del lavoro e della riconquista di un percorso di emancipazione.
Rete 28 Aprile Torino
fonte:http://www.rete28aprile.it
28 aprile è la Giornata mondiale per la Salute e Sicurezza sul lavoro
Il 28 aprile per gli Rls, le Rsu della Fiom deve essere una giornata come tante altre, per continuare a battersi per affermare diritti ed effettive tutele per la salute e la sicurezza della lavoratrici e dei lavoratori.
In allegato vi inviamo un documento redatto dalla OIL che riteniamo utile ai fini dell’azione che svolgiamo.
fonte: http://www.fiom.cgil.it
Fiat disdetta accordi sindacali Pomigliano
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Sconcertante delibera sullo sciopero: la Commissione di garanzia abolisce gli artt. 39,40 e 41 della Costituzione
Si tratta di un obbligo di astensione dallo sciopero, in media di circa 60 giorni, che, ad avviso della Commissione deve essere imposto a garanzia del “proficuo svolgimento delle trattative in corso”.
Il Garante confonde le clausole di tregua con le procedure di raffreddamento e conciliazione di cui alla l. n. 146/1990 e viola diritti costituzionalmente garantiti.
Evidente è la violazione della stessa legge n.146/90 che ha un ambito di applicazione tassativamente circoscritto alla garanzia dei diritti degli utenti costituzionalmente garantiti, nei quali non sono ricompresi gli interessi privati delle parti allo svolgimento sereno delle trattative.
La delibera, inoltre, costituisce un obbligo a trattare in capo alle aziende del settore credito in palese violazione dei principi costituzionali alla base dell’autonomia privata.
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Amianto: Palermo, condannati dirigenti Fincantieri per omicio colposo plurimo e lesioni
“La sentenza è importante, innanzitutto, perché riafferma senza incertezze che la vita e la salute dei lavoratori devono essere sempre tutelate dalle imprese e dai loro dirigenti” ha dichiarato Maurizio Marcelli Coordinatore Nazionale dell’Ufficio Salute, ambiente e sicurezza della FIOM CGIL. “Va sottolineato, inoltre - prosegue Marcelli - che la sentenza riconosce l’obbligatorietà del risarcimento nei confronti della FIOM che si era costituita parte civile in rappresentanza generale dei lavoratori colpiti nei propri diritti.Questa sentenza ci rafforza nella decisione da tempo presa di costituirci sempre come parte civile quando si è in presenza di infortuni gravi o di infortuni mortali a danno di lavoratori metalmeccanici”.
Il valore emblematico oltre che concreto della decisione del Tribunale di Palermo è stato sottolineato dalla Segretaria Generale della CGIL Sicilia Mariella Maggio “la sentenza che dà ragione di anni di battaglie sindacali e che arriva a pochi giorni dalla giornata europea della sicurezza sul lavoro”
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lunedì 26 aprile 2010
Informacongresso N. 14 - La Rete28Aprile verso il Congresso Cgil
Relazione e dibattito hanno condiviso i seguenti punti:
1 – La maggioranza della Cgil ha reso esplicita la scelta che nei congressi di fabbrica era taciuta: si cerca a tutti i costi l’accordo con Cisl e Uil e si torna, tra due anni, al tavolo della concertazione confederale per rientrare nell’accordo separato sulla riforma contrattuale. Come ha detto il Segretario della Fiom, se questa scelta fosse stata dichiarata esplicitamente anche nei congressi di base, nessuno avrebbe potuto dire che non c’erano differenze tra le due mozioni. Ma questa è la realtà della Cgil, prima si costruisce il consenso e poi si spiega a cosa serve, a quali scelte deve essere indirizzato.
2 – Questa scelta moderata della maggioranza della Cgil si verifica nel momento in cui più duro si fa l’attacco ai diritti dei lavoratori. Al centro di questo attacco c’è non solo il Governo e la Confindustria ma anche la Fiat. Che con la scelta di imporre con il ricatto occupazionale a Pomigliano lo stravolgimento di tutte le condizioni di lavoro, pratica la linea della destrutturazione del contratto nazionale. Come è già accaduto, oggi, dopo un momento di incertezza è la Fiat che sceglie di schierarsi con la parte più brutale dell’attacco ai diritti dei lavoratori. La Fiat diventa oggi l’azienda più leghista d’Italia, perché pratica la deroga totale al contratto nazionale, territorio per territorio, azienda per azienda.
3 – L’attacco ai diritti avviene assieme a uno smottamento profondo dei sentimenti e della stessa tenuta democratica del paese. Al Nord, ma anche in alcune zone del Mezzogiorno, nel territorio e tra la popolazione ormai prendono campo e legittimità posizioni xenofobe e razziste. Adro, in provincia di Brescia, è il simbolo del degrado a cui può giungere la rottura di ogni principio di solidarietà democratica. La crisi della democrazia italiana si avvita, mentre crescono le spinte autoritarie e non si risolve la crisi economica. Tutto questo definisce un passaggio senza precedenti per drammaticità e durezza.
4 – In questo contesto non c’è una via di mezzo: o ci si oppone nettamente, andando anche controcorrente, al degrado della democrazia e dei diritti, oppure si sceglie la linea della cogestione del disastro. La scelta della maggioranza della Cgil di rientrare dentro il quadro definito da Confindustria, Cisl e Uil, pone per la prima volta la stessa Cgil di fronte al rischio della ininfluenza e della crisi politica e culturale. Parallelamente a quello che avviene nell’opposizione politica a Berlusconi. Per questo, oggi più che mai, è indispensabile costruire dentro la Cgil una forza organizzata che, in dissenso esplicito con la linea prevalente, porti avanti un messaggio e una pratica di resistenza.
5 – La mozione 2 è di fronte a scelte costituenti. Fallito il disegno di fermare il processo in corso nella Cgil, si tratta di scegliere se aderire ad esso o se contrastarlo. Qui c’è una differenza politica nella mozione che si è manifestata in tutti i congressi, con comportamenti diversi, a volte persino opposti. La coerenza della Rete28Aprile, in alcuni casi, è diventata un elemento sul quale si sono puntate sia le asprezze della maggioranza, sia le scelte non chiare della minoranza. Per questo a volte verso le compagne e i compagni della Rete28Aprile ci sono state discriminazioni ed esclusioni inaccettabili.
6 – A questo punto si tratta di scegliere. La Rete28Aprile proporrà a tutta la mozione 2 di costituirsi in area programmatica di dissenso e opposizione rispetto alle scelte della maggioranza della Cgil, già nel Congresso. E’ impensabile, infatti, che in quella sede, viste le premesse dei congressi precedenti, si possa trovare una mediazione avanzata. O si accetta il quadro della maggioranza, oppure ci si oppone ad esso.
7 – Decisive saranno le scelte che compirà la maggioranza della Fiom, unica categoria ove la mozione 2 ha nettamente prevalso e ove il congresso nazionale ha confermato e rafforzato le tesi di quella mozione. Se la maggioranza della Fiom sceglierà di farsi carico di costruire un’alternativa dentro la Cgil, allora tutte le scelte della confederazione potranno essere profondamente condizionate. Se invece la maggioranza della Fiom rifluirà nell’isolamento all’interno della categoria, tutto l’impegno per cambiare la Cgil sarà più pesante.
8 – In ogni caso la Rete28Aprile garantirà che dal Congresso si esca con un’area di minoranza e dissenso organizzata, sia che essa, come è auspicabile, comprenda tutta la mozione, sia che essa sia solo una sua parte. E’ questo un dovere che la Rete ha assunto dall’inizio del congresso e che intende portare avanti in ogni caso. Pertanto la Rete presenterà queste posizioni sia al seminario della mozione 2 del 29 e 30 aprile, sia all’assemblea dei delegati di mozione, convocata per il 4 maggio.
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Legge sullo sciopero: continua l’esame dei ddl sullo sciopero presentati dal Governo e dal sen. Ichino
Durante la seduta del 21 aprile 2010, il relatore per la Commissione affari costituzionali, il sen. Benedetti Valentini (Pdl), ha richiamato l’irrisolta questione della inattuazione dell’art. 39 cost, implicitamente sottolineando la vaghezza delle numerose disposizioni, contenute nel testo del Governo, che fanno richiamo alla “rappresentatività sindacale”. Ha chiarito, come già aveva fatto il sen. Giuliano nella precedente audizione, che l’ambito di applicazione della revisione della legge sullo sciopero riguarda tutti i servizi pubblici essenziali e non solo quelli che hanno riflesso sulla mobilità e sulla libera circolazione delle persone (come, invece, è indicato nel titolo del disegno di legge)
Il sen. Benedetti Valentini ha riferito anche dell’art. 4 contenuto nel testo del Governo: tale norma prevede che la proclamazione dello sciopero deve essere data, oltre che ai soggetti attualmente previsti dalla l. n. 146/1990, anche alla Commissione di garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.
Il senatore ha dato poi conto dell’art. 5, comma 2, del ddl governativo, il quale prevede la possibilità di redigere, entro due anni dalla data di entrata in vigore della nuova legge sullo sciopero, un testo unico delle disposizioni in materia di sciopero.
Il sen. Benedetti Valentini ha inoltre segnalato che le disposizioni previste nel ddl presentato dal sen. Ichino non si applicano allo sciopero virtuale e che gli accordi valutati idonei dalla Commissione sostituirebbero la disciplina dello sciopero prevista dalla legge.
Il sen. Passoni (PD) ha contestato la scelta fatta dal Governo di prevedere un regime sanzionatorio di maggior rigore per il servizio del trasporto pubblico, diversificato rispetto al regime sanzionatorio omogeneo previsto per tutti gli altri servizi pubblici essenziali.
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Bialetti: Fiom, azienda vuole produrre Moka in Cina
Cremaschi: "Sarà un banco di prova della volontà del Governo di mantenere le produzioni in Italia". Intanto i lavoratori rispondono offrendo un caffè in piazza per difendere il lavoro.
“La Moka Express, la famosa macchinetta da caffè con ‘l’omino coi baffi’, rischia di non essere più un prodotto fatto in Italia. Infatti, la proprietà della Bialetti vuole delocalizzare interamente il ciclo produttivo in Cina e conservare solo il marchio". A denunciarlo in una nota è il segretario nazionale della Fiom Cgil, Giorgio Cremaschi."Tutto ciò - si legge nella nota - oltre a determinare la chiusura della fabbrica e il licenziamento delle lavoratrici e dei lavoratori occupati presso lo stabilimento di Omegna, rappresenterebbe un danno incalcolabile per l’immagine industriale del nostro Paese. Uno dei prodotti che rappresentano la cultura e il modo di vivere dell’Italia, che entra in tutte le case, sarebbe fatto in Cina”.
Secondo Cremaschi, "la Regione Piemonte e il Governo nazionale sono oggi di fronte a un banco di prova concreto rispetto alla volontà di conservare il sistema manifatturiero in Italia e di impedire delocalizzazioni disastrose per il lavoro e per l’immagine industriale del nostro Paese. Per questo - aggiunge il segretario - la Fiom nazionale ha assunto la vertenza Bialetti come simbolica della difesa del made in Italy e ha espresso piano sostegno a tutte le iniziative dei lavoratori”.
Domani, martedì 27 aprile, le lavoratrici e i lavoratori della Bialetti di Omegna (Verbano-Cusio-Ossola), 120 dipendenti diretti più l’indotto, manifesteranno a Torino, in piazza Castello, sotto la sede della Regione Piemonte. Nel corso della manifestazione, verrà preparato e offerto caffè con la Moka Express.
Dopo l’offerta pubblica di caffè, una delegazione dei lavoratori e dei sindacati territoriali di Omegna incontrerà il presidente della Regione Piemonte, Cota, per chiedere un intervento attivo dell’Istituzione regionale affinché la produzione non sia delocalizzata.
Mercoledì 28 aprile, presso il ministero dello Sviluppo Economico, si svolgerà a Roma un incontro nazionale sulla vertenza; incontro in cui verrà chiesto al Governo di intervenire per fermare la delocalizzazione e costruire un piano industriale che garantisca la continuità della produzione in Italia.
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Congresso Cgil, Epifani: “Il nostro progetto per il paese”
“Chiederemo ancora un progetto per affrontare la crisi. Nel paese continua a mancare un’idea programmatica di quello che si deve fare”. Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, oggi (26 aprile) a Roma illustra il sedicesimo congresso nazionale della Confederazione, che si terrà a Rimini dal 5 all’8 maggio. Un appuntamento che chiude una stagione congressuale particolare, con la divisione tra le due mozioni che ha visto prevalere il primo documento con l’82,9% dei consensi. “E’ stato un congresso democratico in cui ha vinto la mozione uno – spiega Epifani -, ora l’ambizione è parlare come sempre a tutto il paese, non solo ai nostri iscritti”. Le due parole d’ordine saranno lavoro e occupazione: “Nei prossimi due anni c’è il rischio che la ripresa arrivi, ma senza portare occupazione. In questa fase di crisi, la scelta del governo di ridurre le tutele dei lavoratori è sbagliata, anche dal punto di vista morale”. Il congresso si aprirà proprio con la relazione del segretario, che ne anticipa alcuni temi: parlerà di contratti perché, ribadisce, “il sindacato si muove intorno alla contrattazione. E’ questo strumento che lo distingue dagli altri tipi di rappresentanza sociale”. Fondamentali anche i diritti dei lavoratori, per rispondere all’introduzione dell’arbitrato e alla proposta di superare lo Statuto dei lavoratori. “Sacconi pensa che il datore e il lavoratore siano in posizione paritaria – continua -, noi non lo consideriamo un rapporto alla pari. Il lavoratore è nella posizione più debole, come dice chiaramente la nostra Costituzione”.
Nei tre giorni saranno molti gli ospiti e le discussioni. La Cgil invita i rappresentanti sociali e politici più vicini, ma anche la controparte: sarà presente il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, ed Emma Marcegaglia, primo presidente di Confindustria all’assise del sindacato. Di solito partecipa il vice presidente delle imprese con delega alle relazioni industriali. Per il governo ci sarà anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. A rappresentare l’opposizione il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, il presidente dell’Idv, Antonio Di Pietro, ma anche il presidente della Puglia, Nichi Vendola e i rappresentanti della sinistra radicale. Mercoledì 5 maggio, dopo la relazione di Epifani, è previsto l’intervento del presidente della Repubblica emerito, Oscar Luigi Scalfaro, poi parleranno gli ospiti stranieri: Guy Ryder, segretario generale dell’Ituc (Confederazione internazionale dei sindacati) e il leader della Ces, John Monks. Per i magistrati interverrà il responsabile dell’Anm, Luca Palamara, quindi il presidente di Libera, Don Luigi Ciotti. Ai rapporti sindacali è dedicata la mattina di giovedì 6: atteso il contributo dei segretari di Cisl e Uil, Bonanni e Angeletti, poi nel pomeriggio l’intervento del professor Stefano Rodotà (ex garante della privacy). Altri momenti importanti: giovedì la tavola rotonda dal titolo “L’analisi di genere della Cgil”, venerdì l’intervento di Umberto Romagnoli, docente di Diritto del lavoro all’università di Bologna. Sabato è il giorno delle conclusioni di Epifani e del direttivo nazionale che eleggerà il segretario generale. “Con tutta probabilità sarò riconfermato – specifica Epifani – fino alla data di scadenza del mio mandato”. Ribadisce anche i temi sul tavolo: i diritti delle donne, con due categorie (Filcams e Slc) che hanno appena eletto direttivi a maggioranza rosa, la situazione dei migranti e del Mezzogiorno.
Il congresso sarà l’occasione per presentare il documento “Verso il bilancio sociale 2007-2009”. Lo spiega il segretario confederale, Enrico Panini: l’organizzazione renderà conto delle scelte, obiettivi e risorse, delle attività svolte e i risultati conseguiti nell’ultimo triennio. In questo modo permetterà agli interlocutori – interni ed esterni al sindacato - di conoscere e valutare la sua missione sociale. “Una scelta altamente innovativa – afferma -, si tratta della prima esperienza di rendicontazione sociale di un sindacato a livello nazionale ed europeo”. L’obiettivo è estendere il bilancio sociale a tutte le strutture e categorie per realizzare in tempi brevi uno strumento che renda conto dell’intero sistema Cgil. Il congresso si tiene al Convention Bureau della Riviera di Rimini, che sarà coperto da una connessione wi-fi libera e gratuita. Così Panini: “E’ una decisione per combattere l’apartheid digitale, il divario che affligge il nostro paese”. Un altro atto simbolico riguarda l’ambiente: la Confederazione limiterà il consumo di carta consegnando materiale su cd e chiavi Usb.
A conferma dell’attenzione all’attualità, infine, Epifani commenta l’arresto dei caporali a Rosarno: “Sono fatti che aumentano la nostra preoccupazione – dice -, danno forza e ragione alla scelta di celebrare lì il Primo Maggio”. La festa del lavoro sarà tesa ad “affermare il principio del rispetto di chi lavora spesso in condizioni di schiavitù. In tante campagne bisogna affermare la legalità”. I diritti di migranti saranno al centro di sabato prossimo e torneranno come tema del congresso.
I quattro giorni saranno seguiti da un gruppo di lavoro in diretta audio, video e web. Aggiornamenti costanti, foto e approfondimenti saranno curati dal portale Cgil (www.cgil.it), dall'Ufficio stampa nazionale, e dalle testate giornalistiche Rassegna Sindacale, Rassegna.it e RadioArticolo1. Verranno aggiornati in diretta anche i profili della Confederazione su twitter e facebook.
Emanuele Di Nicola
fonte:http://www.rassegna.it
Ddl Lavoro: giornata di mobilitazione sotto le prefetture di tutta Italia
La CGIL promuove per oggi (26 aprile) una giornata di presidi sotto le prefetture di tutte le citta d'Italia per dire 'No alla controriforma del diritto e del processo del lavoro’. Dopo il rinvio del ddl al Parlamento da parte del Presidente della Repubblica e dopo le modifiche apportate da Governo e maggioranza, la CGIL prosegue la sua mobilitazione contro una legge definita “sbagliata e incostituzionale”. Le correzioni al testo collegato lavoro proposte in Commissione Lavoro alla Camera sono state ritenute dalla CGIL insufficienti e non rispondenti alle osservazioni critiche mosse dal presidente della Repubblica. In particolare il Segretario Confederale della CGIL Fulvio Fammoni ha puntato il dito contro gli aspetti ‘controversi’ del provvedimento, ovvero arbitrato e conciliazione, sostenendo che “insieme all’intero impianto del provvedimento del governo, fanno parte di un disegno organico, partito dal Libro Verde del ministro Sacconi nel luglio del 2008, che ha come obiettivo la riduzione sistematica dei diritti dei lavoratori, la marginalizzazione della contrattazione collettiva e perfino della magistratura del lavoro”.
A questa giornata di protesta, che coinvolgerà tutto il territorio nazionale, seguiranno altre iniziative durante tutto l'iter parlamentare. Già per mercoledì 28 aprile la CGIL, in occasione della votazione del provvedimento in Aula, promuove un presidio davanti Montecitorio. “Se dopo tutti i pareri contrastanti - fa sapere Fammoni - provenienti anche da eminenti giuristi di diversa estrazione, la legge venisse approvata la CGIL è pronta ad aiutare e tutelare i lavoratori senza aspettare il giudizio di costituzionalità che avrà invece tempi troppo lunghi”.
Intanto oltre 300 giuristi, tra i quali Valerio Onida e Sergio Mattone, hanno lanciato ieri (25 aprile), dalle pagine del quotidiano 'Il Sole 24 Ore' con uno spazio a pagamento, un appello per chiedere al Parlamento di procedere allo stralcio degli articoli 30, 31, 32 e 50 del Ddl lavoro, che prevedono una serie di cambiamenti nel processo del lavoro e in particolare sull'arbitrato. In via subordinata allo stralcio, l’appello chiede di apportare, almeno, una serie di modifiche. Tra le quali: che per il ricorso all’arbitrato sia eliminata la clausola compromissoria; che eventualmente il ricorso all’arbitrato sia possibile esclusivamente al momento della nascita della controversia; che si tratti, comunque, di giudizio arbitrale secondo diritto e non secondo equità; che, quanto alla certificazione, resti ferma la potestà del giudice del lavoro in ordine alla ricognizione dell’autenticità della volontà contrattuale
fonte: http://www.cgil.it/
Immigrazione: trenta caporali arrestati a Rosarno
fonte:http://www.cgil.it
sabato 24 aprile 2010
Piaggio: i risultati delle elezioni della RSU
Si è conclusa la tre giorni di voto per le RSU della Piaggio.
Iniziate martedì mattina e concluse giovedì sera, hanno visto una buona partecipazione: su un totale di 3326 aventi diritto, sono stati 2402 i voti effettuati, pari al 72,2%.
Il totale dei seggi da assegnare è 33, di cui 22 nella quota "eleggibili", e 11 nella quota "nominabili", assegnati comunque sulla base delle percentuali ottenute.
I dati che si evidenziano subito sono un calo della Fiom-Cgil nel collegio degli operai, un sensibile aumento complessivo sia della Fim-Cisl che dell'Ugl e la Uilm che ha perso circa il 3%.
Nel collegio operai, su 2473 addetti, gli aventi diritto erano 2283; hanno votato in 2040, ossia l'89,3%.
I voti si sono così ripartiti:
Fiom 845 - 44,02%
Fim 519 - 27,03%
Uilm 428 - 22,29%
Ugl 132 6,8%
bianche 47
nulle 69
voti validi 1924
Per gli impiegati, su un totale di 853 impiegati aventi diritto hanno votato in 368, ossia poco più del 43%.
La ripartizione è stata:
Fim 133 - 37,6%
Fiom 89 - 25,2%
Uilm 89 - 25,2%
Ugl 42 - 11,8%
tot voti validi 353
Infine, per la RLS, commissione che vigila sulla sicurezza e la mensa:
Fim 650 - 29,4%
Fiom 842 - 38,02%
Uilm 543 - 24,6%
Ugl 169 - 7,6%
voti 2204 complessivi
Soddisfazione è stata espressa da Angelo Mangino, segretario provinciale della Fim-Cisl, che allude subito alla Fiom, senza nasconderlo, nel commentare il voto: "Per noi sicuramente è una buona giornata che premia anni di gestione di una linea sindacale responsabile".Mangino non parla del dopo voto, si limita a constatare le tensioni sindacali dell'ultimo anno, e rivendica le scelte della Cisl sia sul piano locale "Quando abbiamo firmato l'integrativo Piaggio dell'anno scorso, caratterizzato dalla non adesione della Fiom, il referendum è passato comunque" - che nazionale: "Questo risultato premia il fatto che abbiamo firmato il contratto nazionale".
In conclusione, "c'è un riconoscimento alla Fim che cresce fra gli operai dell'8% e complessivamente del 6,28% come rappresentanza generale. Siamo in attesa che la commissione completi l'attribuzione dei seggi; al momento la Fim ha certamente 4 delegati degli operai e 2 tra gli impiegati. Con la quota del terzo eleggibile andremo a 9 di sicuro, se non 10".
Di segno opposto e preoccupato il commento di Angela Recce della Fiom, che analizza anch'essa il risultato in base all'ultimo integrativo: "Un'occasione per intervenire su questi problemi e ottenere aumenti salariali consistenti e certi che invece si è risolto in un aumento miserabile del premio e in cedimenti su tutto il resto".
Sulla scia di un "dispiacere nel vedere un voto così cresciuto per l'Ugl", Recce denuncia lo sfondo su cui si posano queste elezioni: "L'accordo è stato voluto da Fim, Uilm e Piaggio, bocciato dagli operai ed approvato solo grazie al voto degli impiegati e sfruttando la condizione di ricattabilità dei precari".
"Con 430 precari - prosegue - le elezioni si svolgono in un clima clientelare. Se fra i precari stessi non si assume consapevolezza della propria condizione, il rischio è di diventare merci di scambio dei sindacati".
"Non abbiamo ottenuto la maggioranza - continua - abbiamo piuttosto perso un delegato prezioso per la 2R, ma siamo ancora presenti e determinati". Non si sbilancia nell'attribuzione dei seggi, ma afferma "che l'impegno di molti delegati e candidati è stato premiato con grandi numeri". In generale, conclude "per ogni sigla, più che i contenuti sono state votate le persone".
Cinzia Colosimo
fonte:http://www.pisanotizie.it
venerdì 23 aprile 2010
In arrivo la legge antisciopero!Pd e Pdl tutti uniti appassionatamente contro il diritto di sciopero
Nella storia del movimento operaio, lo sciopero è stata un’arma vincente per impedire licenziamenti e conquistare diritti collettivi, per affermare alti valori come il ripudio della guerra. Senza conflitto il padronato non avrebbe ceduto sulla riduzione dell’orario di lavoro e saremmo ancora con orari giornalieri superiori a 10 ore.
Tanto interesse verso lo sciopero virtuale si spiega facilmente. Infatti le trattenute non avverranno automaticamente ma su esplicita richiesta del lavoratore. Le trattenute andrebbero a un fondo cogestito (sul modello degli enti bilaterali) che deciderà le modalità di gestione e la destinazione del denaro, insomma i padroni potranno decidere l’uso di questi soldi.
Lo sciopero virtuale è particolarmente “indicato” per i trasporti all’interno di una logica che vede la supremazia del cittadino sul lavoratore. Ma a guadagnarci sono ancora una volta per le aziende che non spendono per i carburanti, non spendono per gli stipendi e magari potranno anche apparire come magnati di qualche associazione benefica o onlus (cosi’ da pagare meno tasse), non perdono il guadagno derivante dagli abbonamenti e dai biglietti e non perdono i benefici destinati alle aziende in deficit.
Eliminando lo sciopero si bandisce il conflitto, si afferma un diritto di cittadinanza che mette al primo posto i profitti aziendali e soprattutto si vorrebbe dimostrare l’inutilità dello sciopero tradizionale e del conflitto. Questa logica, subalterna al capitale, fa prevalere l’interesse del cittadino che in caso di sciopero “subisce” alcuni disservizi (per esempio la impossibilità di usare il mezzo pubblico). Ovviamente, lo stesso cittadino paga un prezzo assai più salato in termini economici, vedi l’aumento delle tariffe di servizi privatizzati, l’aumento delle rette degli asili, i servizi sanitari a pagamento, un costo della vita ormai insostenibile. Ma il cittadino utente è chiuso in un ambito sempre più angusto dove il conflitto (in sé e per sé) è negativo. Al resto pensano i media che amplificano i disservizi derivanti da uno sciopero nei trasporti tacendo invece su tutti gli altri disservizi derivanti dalla assenza di conflitto nei luoghi di lavoro, dalla privatizzazione dei beni comuni che comporta aumento delle tariffe dimenticando che per anni hanno decantato gli effetti benefici del libero mercato (ma il costo della vita non è mai stato cosi’ alto come nei nostri giorni).
L’obiettivo del Pd e Pdl è quello di rivedere e stravolgere la disciplina in materia di diritto di sciopero limitandone fortemente l’esercizio (basta leggere le procedure necessarie per la indizione e perfino per una eventuale revoca dello sciopero). Da qui la proposta del Ministro Sacconi di sottoporre a referendum tra i lavoratori la possibilità di indire lo sciopero nei trasporti. L’iter parlamentare di queste leggi liberticide sarà alquanto breve e saremo impossibilitati a scioperare in molti periodi dell’anno (la legislazione vigente -la legge 146\90- già lo prevede). Gli stessi contratti nazionali recepiranno queste norme e in certi casi potranno renderle ancora più ristrettive, salvo poi estendere, attraverso accordi sindacali di categoria e nuova legislazione, queste norme dal settore trasporto a tutti gli altri comparti.
E’ anticostituzionale una forte limitazione del diritto di sciopero? L’art 40 della Costituzione prevede che il diritto di sciopero sia esercitato solo nell’ambito delle leggi che lo regolano, quindi basterà modificare la legislazione per impedirlo. E senza lo sciopero, i lavoratori saranno privati di uno strumento con cui raggiungere obiettivi quali il miglioramento delle loro condizioni lavorative e di vita, salari più alti. Un lavoratore con meno potere contrattuale diventa un cittadino più debole, i cui diritti sono limitati ai minimi termini mentre aumentano a dismisura i suoi doveri. Se bandiamo il conflitto otterremo solo un risultato: indebolire i lavoratori e questo obiettivo perseguono i disegni legislativi in materia di sciopero in discussione nel Parlamento. Per queste ragion,i ogni limitazione del diritto di sciopero è inaccettabile perchè sono in gioco diritti collettivi e conquiste decennali. Del resto, gli attacchi allo Statuto dei lavoratori (attraverso il collegato lavoro) e al diritto di sciopero corrono sugli stessi binari liberticidi e allo stesso modo dovranno essere respinti. A tale scopo serve attivare fin da ora dei comitati unitari in difesa dello statuto dei lavoratori e del diritto di sciopero.
fonte:http://www.confederazionecobaspisa.it
Aggiornato l’elenco delle malattie per i quali è obbligatoria la denuncia ex art. 139 T.U.
Nella Gazzetta Ufficiale del 1 aprile è stato pubblicato l'”aggiornamento dell'elenco delle malattie per le quali è obbligatoria la denuncia ai sensi e per gli effetti dell'articolo 139 del testo unico approvato con decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n.1124, e successive modifiche ed integrazioni”, aggiornamento allegato al decreto del Ministero del lavoro e delle politiche sociali del 1 dicembre 2009, pubblicato in G.U. Del 19 marzo 2010.
L'aggiornamento oltre ad una migliore veste grafica delle tre diverse liste, che le rende più fruibili e di migliore consultazione, ha introdotto novità che riguardano solo la componente malattie e codice identificativo essendo rimasto invariato il numero e la qualificazione degli agenti.
Il Decreto che interviene a sostituire l’ultimo aggiornamento dell’elenco delle malattie che risaliva al 2008 (decreto del 14 gennaio 2008) , è costituito da tre gruppi di malattie:
lista 1 – malattie la cui origine è di elevata probabilità,
lista 2 – malattie la cui origine è di limitata probabilità,
lista 3 – malattie la cui origine è possibile.
Ricordiamo che la denuncia è obbligatoria nel caso in cui un medico accerti una malattia professionale che rientra tra quelle elencate nel decreto ministeriale, ai sensi dell’articolo 139 del decreto del Presidente della Repubblica 30 giugno 1965, n°1124 “È obbligatorio per ogni medico, che ne riconosca l'esistenza, la denuncia delle malattie professionali, che saranno indicate in un elenco da approvarsi con decreto del Ministro per il lavoro e la previdenza sociale di concerto con quello per la sanità, sentito il Consiglio superiore di sanità. La denuncia deve essere fatta all'ispettorato del lavoro competente per territorio, il quale ne trasmette copia all'Ufficio del medico provinciale”.
Pubblichiamo la Newsletter completa
- Gezzetta Ufficiale supplemento n. 66
fonte:http://www.cgil.it
Sciopero alla Ceteco: 50 operai bloccano la via Emilia
Questa mattina i lavoratori dell'azienda di proprietà della Thyssen Krupp hanno incrociato le braccia per 3 ore procedendo in corteo lungo la via Emilia. Le loro richieste: "Premi di risultato uguali per tutti e mensa aziendale".
Nuova mattinata di sciopero questa mattina per i lavoratori della Ceteco - della Thyssen Krupp - che hanno incrociato le braccia dalle 09:30 alle 12:30 per rivendicare le richieste che sono state portate avanti nell'ultimo anno. Circa 50 lavoratori hanno poi indetto un breve corteo bloccando la via Emilia, nonostante il pesante maltempo. Solidarietà e partecipazione anche da parte di altre importanti realtà locali, fra cui la Continental, la Colata Continua, la Bulleri, Scienza Machinale e la Asso Werke.
Sono circa 110 i lavoratori della fabbrica di Ospedaletto - circa 30 operai e 70 impiegati più una decina di interinali - che costruisce ascensori, montascale per disabili e montacarichi; una ditta che gode di buona salute visto che nel 2009 ha chiuso con un utile di circa 2 milioni di euro, e conta fra i suoi clienti anche enti importanti come Comune e Asl.
Le richieste degli impiegati e degli operai sono chiare: uniformità nell'erogazione del premio annuo, e una mensa aziendale.
Un tavolo di trattativa è stato aperto già da circa un anno, ma a seguito di alcune prese di posizione dell'azienda si è chiuso con un nulla di fatto, anzi, ha dato piuttosto vita nelle ultime tre settimane, a numerosi scioperi.
"Un'azienda che va bene, un'azienda che ha chiuso con un utile di circa due milioni di euro, in aumento rispetto all'anno precedente, che conta più di 100 dipendenti e fa parte di un grosso gruppo industriale come quello della Thyssen, non può non avere un contratto integrativo aziendale" ha dichiarato Natascia Merola della Fiom Cgil, e fornisce una breve cronistoria: "Non c'è disponibilità a riconoscere ai lavoratori una compartecipazione agli utili. Qui c'è sempre stato un clima clientelare, nel senso che l'azienda ha sempre dato 'premi' in modo arbitrario. La nostra richiesta è di redistribuire i soldi a tutti in maniera equa".
Dopo il primo sciopero fatto l'anno scorso, l'azienda si era rivelata disponibile a un tavolo, ma prosegue Merola, "infine l'azienda ha dichiarato che non darà la mensa, ed è vergognoso. Non riconoscerà i ticket per i buoni pasto perché potrebbero essere un costo troppo elevato per l'azienda".
Alla fine, forse per sedare gli animi, "hanno parlato di cifre, e hanno detto che avrebbero elargito un premio annuo di 300 euro che avrebbe dovuto passare da vari 'step': il primo era che solo i lavoratori di V° livello avrebbero avuto la somma totale, per gli amministrativi e altri l'azienda si riservava di dare i premi in maniera arbitraria. In un secondo momento, occorreva che il reparto di riferimento fosse andato bene. Il terzo step dipendeva strettamente dalle presenze in azienda", ed è questo il passaggio che ha scatenato le ire dei lavoratori: "Nelle assenze vengono conteggiate la malattia, l'infortunio, le assenze lunghe, la maternità, i permessi sindacali".
Da qui la decisione degli scioperi e del corteo sulla via Emilia di questa mattina.
Secondo quanto spiegato anche da Claudio Garzotto della Fim-Cisl: "La mensa attuale non è una mensa, è un locale fatiscente con uno scaldavivande, adiacente ad una sala prova macchine. L'unica proposta che hanno fatto di è 'abbellirla'". Per non parlare della sicurezza: "Si vantano degli interventi di messa in sicurezza, anche se sappiamo che la Thyssen non ha una grande reputazione in questo senso. Al di là di questo comunque, non ci sono preclusioni sulla trattativa, ma è necessario che accantonino la gestione "padronale" dell'azienda: sul premio di risultato tutti devono partecipare alle stesse condizioni".
Questo principio è stato accolto in maniera unanime dai lavoratori che hanno scioperato: "Le nostre richieste, più che definirli costi sono investimenti per l'azienda. Lavorare in condizioni più umane significa lavorare meglio" ha commentato un operaio. E un suo collega ha sottolineato: "In questa azienda si lavora molto, ma la gratificazione non è proporzionale all'impegno".
Infine, molti operai hanno posto l'accento sul modo in cui vengono conteggiati i tempi, e sul fatto che queste modalità rappresentano una forma di pressione indiretta: "I lavori vengono cronometrati con tecniche discutibili, sono infatti degli stagisti a fare questi calcoli, e non dei professionisti.
Chiedono un recupero della produttività con una formula ormai diventata un leit-motiv: "8 ore per una macchina"".
Le intenzioni dei lavoratori che hanno scioperato sono propositive: "Speriamo comunque nel lieto fine, perché quest'azienda è in salute, ha commesse anche con istituzioni e comuni, ci sono stati investimenti dalla Thyssen Krupp per nuove linee, e abbiamo ottenuto riconoscimenti anche dalla direzione tedesca per il buon lavoro svolto". "Chiediamo - concludono - ciò che, in proporzione al guadagno dell'azienda, ci spetta".
Cinzia Colosimo
fonte:http://pisanotizie.it/Commenti
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