Più welfare per un sindacato «confederale»

Quasi tre milioni di iscritti, una rete capillare di leghe nel territorio, il sindacato dei pensionati Cgil è una vera potenza, e la segretaria generale Carla Cantone ieri ha rivendicato con forza il suo peso nella confederazione. In apertura del diciottesimo congresso Spi, 790 delegati al Palacongressi di Riccione, la relazione di Cantone è quasi un antipasto della Cgil che presenterà mercoledì prossimo Guglielmo Epifani, dal congresso di Rimini. Un sindacato che nel recente scontro tra le due mozioni, ha rafforzato la sua «confederalità»: parola complicata, lontana dal linguaggio parlato, ma che in sostanza vuol dire il polo opposto rispetto al modello della mozione due, quella di Moccia, Rinaldini, Cremaschi e Podda. Questi ultimi propugnano un sindacato più di lotta e del lavoro, tanto da voler diluire i pensionati facendoli progressivamente confluire nelle categorie degli attivi. Al contrario, il modello che ha vinto - pure nello Spi e grazie anche ai tanti voti dello Spi - è quello di un'organizzazione che predilige il concetto più generale di «cittadinanza» e che contratta con il governo e gli enti locali per il welfare, non solo con le imprese per il salario. Una Cgil che scioglie il conflitto frontale, preferendo i tavoli, il «dialogo sociale», i servizi. Che diventa quasi un'«istituzione».
Chissà se questo nuovo modello - e nello Spi la mozione Epifani ha preso il 93 per cento - potrà fare da viatico a Carla Cantone per il posto di segretario generale Cgil, in autunno, dato che oggi proprio lei è data come la principale rivale di Susanna Camusso per la successione allo scranno più alto del sindacato. Ieri Cantone ha sottolineato la fedeltà alla confederalità, il protagonismo dello Spi per smontare, grazie ai suoi voti e alla sua forte presenza in Cgil (oltre la metà degli iscritti), il modello propugnato dalla Fiom e dalle altre categorie «ribelli» (pubblici e bancari). «Ritengo offensiva e povera culturalmente l'insistenza di chi, tentando maldestramente di inserirsi nella dialettica del nostro congresso, esprime un intimo fastidio per il voto espresso dai pensionati, esaltando solo il voto di 'quelli che al mattino si svegliano per andare al lavoro'», ha detto con energia dal palco. «Siamo stati accusati di gettare un macigno sulla Cgil, di cambiare le regole in corso d'opera e di rifiutare la solidarietà. Una strumentale bugia». «Non siamo una categoria dello spirito, né tantomeno dei riservisti, richiamati in servizio in caso di necessità: noi ci siamo sempre, nei territori e nelle piazze».
Insomma, il messaggio è: non percepiteci come un'enorme palla al piede della Cgil, o un serbatoio di voti e risorse da usare solo quando serve (lo Spi è di gran lunga la categoria più ricca), ma al contrario proprio da noi viene la chiave della Cgil di domani. Come? Con la confederalità, appunto. E dunque: «Rafforzare e valorizzare la contrattazione territoriale, in vista anche di un maggiore peso con il governo nazionale». Ecco i campi d'azione: «La mensa negata ai bimbi che non pagano, la sanità che il governo taglia; i voucher in agricoltura, il fisco ingiusto, l'evasione». La Cgil deve agire su tutti questi fronti, non solo sui luoghi di lavoro, e ottenere di più sul welfare. Un sindacato di tutti e per tutti, non solo delle tute blu.
Quanto alle richieste concrete dello Spi, Cantone sollecita un tavolo al governo: «Finora hanno ignorato tutti i nostri appelli. Dobbiamo discutere dei meccanismi di adeguamento delle pensioni, troppo basse, e dell'estensione della quattordicesima». I pensionati chiedono anche una «legge per la non autosufficienza, sostenuta da adeguati finanziamenti». E un messaggio a Cisl e Uil, raccolto positivamente dai successivi interventi dei segretari di Fnp e Uilp: «Dopo 20 mesi di separazione, torniamo a parlare, ne sentiamo tutti il bisogno. Andiamo uniti di fronte al governo».

Antonio Sciotto

[Articolo su il manifesto del 28/04/2010]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

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