Sciopero alla Ceteco: 50 operai bloccano la via Emilia




Questa mattina i lavoratori dell'azienda di proprietà della Thyssen Krupp hanno incrociato le braccia per 3 ore procedendo in corteo lungo la via Emilia. Le loro richieste: "Premi di risultato uguali per tutti e mensa aziendale".

Nuova mattinata di sciopero questa mattina per i lavoratori della Ceteco - della Thyssen Krupp - che hanno incrociato le braccia dalle 09:30 alle 12:30 per rivendicare le richieste che sono state portate avanti nell'ultimo anno. Circa 50 lavoratori hanno poi indetto un breve corteo bloccando la via Emilia, nonostante il pesante maltempo. Solidarietà e partecipazione anche da parte di altre importanti realtà locali, fra cui la Continental, la Colata Continua, la Bulleri, Scienza Machinale e la Asso Werke.

Sono circa 110 i lavoratori della fabbrica di Ospedaletto - circa 30 operai e 70 impiegati più una decina di interinali - che costruisce ascensori, montascale per disabili e montacarichi; una ditta che gode di buona salute visto che nel 2009 ha chiuso con un utile di circa 2 milioni di euro, e conta fra i suoi clienti anche enti importanti come Comune e Asl.

Le richieste degli impiegati e degli operai sono chiare: uniformità nell'erogazione del premio annuo, e una mensa aziendale.
Un tavolo di trattativa è stato aperto già da circa un anno, ma a seguito di alcune prese di posizione dell'azienda si è chiuso con un nulla di fatto, anzi, ha dato piuttosto vita nelle ultime tre settimane, a numerosi scioperi.

"Un'azienda che va bene, un'azienda che ha chiuso con un utile di circa due milioni di euro, in aumento rispetto all'anno precedente, che conta più di 100 dipendenti e fa parte di un grosso gruppo industriale come quello della Thyssen, non può non avere un contratto integrativo aziendale" ha dichiarato Natascia Merola della Fiom Cgil, e fornisce una breve cronistoria: "Non c'è disponibilità a riconoscere ai lavoratori una compartecipazione agli utili. Qui c'è sempre stato un clima clientelare, nel senso che l'azienda ha sempre dato 'premi' in modo arbitrario. La nostra richiesta è di redistribuire i soldi a tutti in maniera equa".

Dopo il primo sciopero fatto l'anno scorso, l'azienda si era rivelata disponibile a un tavolo, ma prosegue Merola, "infine l'azienda ha dichiarato che non darà la mensa, ed è vergognoso. Non riconoscerà i ticket per i buoni pasto perché potrebbero essere un costo troppo elevato per l'azienda".
Alla fine, forse per sedare gli animi, "hanno parlato di cifre, e hanno detto che avrebbero elargito un premio annuo di 300 euro che avrebbe dovuto passare da vari 'step': il primo era che solo i lavoratori di V° livello avrebbero avuto la somma totale, per gli amministrativi e altri l'azienda si riservava di dare i premi in maniera arbitraria. In un secondo momento, occorreva che il reparto di riferimento fosse andato bene. Il terzo step dipendeva strettamente dalle presenze in azienda", ed è questo il passaggio che ha scatenato le ire dei lavoratori: "Nelle assenze vengono conteggiate la malattia, l'infortunio, le assenze lunghe, la maternità, i permessi sindacali".
Da qui la decisione degli scioperi e del corteo sulla via Emilia di questa mattina.

Secondo quanto spiegato anche da Claudio Garzotto della Fim-Cisl: "La mensa attuale non è una mensa, è un locale fatiscente con uno scaldavivande, adiacente ad una sala prova macchine. L'unica proposta che hanno fatto di è 'abbellirla'". Per non parlare della sicurezza: "Si vantano degli interventi di messa in sicurezza, anche se sappiamo che la Thyssen non ha una grande reputazione in questo senso. Al di là di questo comunque, non ci sono preclusioni sulla trattativa, ma è necessario che accantonino la gestione "padronale" dell'azienda: sul premio di risultato tutti devono partecipare alle stesse condizioni".

Questo principio è stato accolto in maniera unanime dai lavoratori che hanno scioperato: "Le nostre richieste, più che definirli costi sono investimenti per l'azienda. Lavorare in condizioni più umane significa lavorare meglio" ha commentato un operaio. E un suo collega ha sottolineato: "In questa azienda si lavora molto, ma la gratificazione non è proporzionale all'impegno".

Infine, molti operai hanno posto l'accento sul modo in cui vengono conteggiati i tempi, e sul fatto che queste modalità rappresentano una forma di pressione indiretta: "I lavori vengono cronometrati con tecniche discutibili, sono infatti degli stagisti a fare questi calcoli, e non dei professionisti.
Chiedono un recupero della produttività con una formula ormai diventata un leit-motiv: "8 ore per una macchina"".

Le intenzioni dei lavoratori che hanno scioperato sono propositive: "Speriamo comunque nel lieto fine, perché quest'azienda è in salute, ha commesse anche con istituzioni e comuni, ci sono stati investimenti dalla Thyssen Krupp per nuove linee, e abbiamo ottenuto riconoscimenti anche dalla direzione tedesca per il buon lavoro svolto". "Chiediamo - concludono - ciò che, in proporzione al guadagno dell'azienda, ci spetta".

Cinzia Colosimo

fonte:http://pisanotizie.it/

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