La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

martedì 31 marzo 2009

Referendum: una prova di forza degli operai

Con 1000 No, respingendo a maggioranza l’ accordo, gli operai hanno dato una grossa prova di forza e di lucidita’.

Hanno mostrato di aver avvertito con chiarezza che approvare accordi di tale genere significa rinunciare a rivendicare i propri interessi e a difendere le proprie condizioni di lavoro.

Straordinario anche il risultato del voto alla 2r, dove almeno l’ 80% degli operai stabili ha votato no.Globalmente, 2 operai stabili su tre, hanno respinto l’ accordo.

Alla Piaggio, che ha usato ogni forma di pressione e arma di ricatto, a Fim Uilm e Ugl, sempre disponibili ad ogni “starnuto” aziendale, che hanno chiesto ai lavoratori una dichiarazione di resa senza neanche iniziare a lottare, gli operai hanno risposto in modo deciso: non ci stiamo e Fim Uilm e Ugl non ci rappresentano.

Ed e’ evidente, aldila’ delle strumentalizzazioni, che questi sindacati non rappresentano neanche gli interessi dei precari, in quanto hanno sostenuto leggi che aumentano il precariato e che solo la Fiom ha contrastato.

Il voto degli impiegati ha deciso, ancora una volta, l’ esito del referendum.
Gli impiegati partecipano pochissimo alla vita e all’ attivita’ sindacale, ma si risvegliano sotto il pungolo della Piaggio e, al momento del referendum sugli accordi aziendali, vanno a votare in massa; da 15 anni costringono gli operai a subire accordi che peggiorano le loro condizioni di lavoro.
La rabbia degli operai per questo fatto e’ crescente e sicuramente il problema di chi vota e per cosa vota deve cominciare ad essere posto con forza. chi vota deve decidere sulle questioni che lo riguardano, non su quelle che riguardano altri.
Secondo noi la Rsu della Fiom dovrebbe anche formalmente riconoscere il significato di questo voto e, in rappresentanza della maggioranza degli operai, e sostenere tutte le iniziative di lotta contro questo accordo.

Ma un punto fermo da cui ripartire gli operai lo hanno definitivamente fissato.

Con il voto al referendum e con la massiccia partecipazione allo sciopero, con corteo interno, indetto 2 settimane fa’ alle meccaniche e alla 3r, il corpo produttivo e sindacale della fabbrica ha lucidamente espresso la propria posizione: non ci stiamo e Fim Uilm e Ugl non ci rappresentano.

Le indicazioni degli operai sono per noi evidenti: si tratta di cogliere nelle prossime settimane e mesi ogni occasione possibile per dar vita a iniziative di lotta che contrastino quello che in questo accordo ostacola il miglioramento delle nostre condizioni in fabbrica.


DELEGATI FIOM PIAGGIO ADERENTI ALLA RETE 28 APRILE IN CGIL
Cappellini, Bellagamba, Recce, Malventi, Porticati, Forti


Referendum una prova di forza degli operai.pdf

Bonanni (Cisl), Cgil non accetta pluralismo sindacale

Il leader della Cisl Raffaele Bonanni non lesina parole dure per definire la consultazione referendaria della Cgil che ha visto la partecipazione di oltre 3,5 milioni di lavoratori e pensionati in Italia. Bonanni parla infatti di "panzana clamorosa" solo per fare "propaganda alla vigilia di una propria manifestazione".
"Per quanto ci riguarda - ha detto il segretario Cisl - la Cgil farebbe bene a tornare presto nell'alveo unitario, confrontandosi con le altre organizzazioni e con le proprie controparti come fa un sindacato evoluto ed occidentale. Questo sarebbe un fatto utile per gli italiani e per i lavoratori tutti".

fonte:http://www.rassegna.it

Il referendum della Cgil boccia Cisl e Uil

Oltre tre milioni di cittadini hanno votato per esprimersi sull’accordo firmato da Cisl e Uil con Confindustria sulla riforma del modello contrattuale. Oltre il 96 per cento si è epresso contro.

Il numero di partecipanti al referendum è molto alto, se si tiene conto che rappresentano più del 70 per cento di chi votò nel 2007 alla consultazione promossa da Cgil, Cisl e Uil in occasione della firma del ‘Protocollo welfare’ con il governo Prodi.
Nel gennaio scorso la Cgil chiese agli altri due sindacati di consultare tutti insieme i lavoratori per sapere se condividevano l’accordo.Angeletti e Bonanni non accettarono e così Epifani decise di andare avanti in solitudine.
Nel commentare la scelta la Cgil ha scritto: “La democrazia deve sempre sposarsi con la trasparenza, le regole adottate per gestire il voto in questa occasione sono state le stesse condivise con Cisl e Uil nel 2007. Inoltre, grazie alla rigorosa tenuta dei seggi, abbiamo respinto tentativi di inquinare il voto. Hanno partecipato alla consultazione 3.643.836 persone”. L’organizzazione sindacale poi ha aggiunto: “Per rendere ancora più evidente il grande significato democratico che condensa questo risultato basti pensare che nel 2007 votarono 5.128.507 lavoratori e pensionati, pari al 42,41 per cento della rappresentatività di Cgil, Cisl e Uil che era di 12.092.687 tra iscritte e iscritti.
Se applicassimo lo stesso rapporto percentuale con gli iscritti alla Cgil, per reggere il confronto con il 2007, avrebbero dovuto votare 2.174.999 persone. Invece i 3.643.836 votanti nel 2009 rappresentano, rispetto ai 5.734.855 iscritti alla Cgil al 31 dicembre 2008, il 63,54 per cento”.
Insomma, un risultato che non solo coinvolge milioni di cittadini-lavoratori, ma anche assume un rilievo politico di grande importanza.
Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani ha dichiarato: “Sono dati assolutamente straordinari: noi avevamo pensato che arrivare a 2,8-2,9 milioni di votanti sarebbe stato un risultato clamoroso, ma l’esito del voto è andato oltre ogni previsione. Ha partecipato molta più gente di quella che è iscritta alla Cgil. È un dato che ha un peso politico alto”.
La reazione della Cisl è stata scomposta. Il segretario, Raffaele Bonanni, ha dichiarato: “Ci meraviglia che una organizzazione come la Cgil possa ricorrere ad una panzana così clamorosa solo per fare propaganda alla vigilia di una propria manifestazione. Ma in questo modo si mina la credibilità dell’intero sindacato confederale”
Definire l’esercizio della democrazia una “panzana” è songolare, ma Bonanni ha spiegato: “Non vogliamo davvero credere che tutta la dirigenza della Cgil abbia oggi questa opinione. Come si fa infatti a ritenere un vero referendum, una consultazione indetta “solo” da una organizzazione e con dei quesiti posti da un “solo” sindacato? Questi sono metodi che esistono laddove non c’è democrazia. Dovrebbero avere maggiore pudore e cautela prima di sciorinare numeri e tirare conclusioni politiche. E’ l’immagine di una Italia che non esiste più da tempo. La Cgil dovrebbe avere più umiltà e rassegnarsi all’evidenza dei fatti: in Italia esiste il pluralismo sindacale che al proprio interno esprime una maggioranza larga di consenso certificato come l’ultimo caso della Piaggio ha dimostrato qualche giorno fa. Forse è proprio per coprire la debàcle nei posti di lavoro che si fa ricorso alla demagogia e al populismo. Per quanto ci riguarda, la Cgil farebbe bene a tornare presto nell’alveo unitario, confrontandosi con le altre organizzazioni e con le proprie controparti come fa un sindacato evoluto ed occidentale. Questo sarebbe un fatto utile per gli italiani e per i lavoratori tutti”.
Le parole del segretario della Cisl sono il segnale del deterioramento del quadro unitario del sindacalismo italiano, ma ancor di più mostrano quanto la posizione della Cisl assuma sempre di più il linguaggio e le forme espressive del centro-destra. Il pensiero di milioni di lavoratori per Bonanni è ininfluente, anzi è considerato superfluo.
Il riferimento al ‘caso’ Piaggio è indicativo. Nella fabbrica di Pontedera i 2600 dipendenti hanno accettato un accordo che vedeva la Cgil contraria. Solo che sul voto c’è da sottolineare un fatto. Il referendum ha visto prevalere le tesi di Cisl e Uil grazie al voto degli impiegati, che però non erano coinvolti direttamente nella vicenda a differenza degli operai. Inoltre, tra il personale sono ben 600 i contratti a termine, condizione che non permette di sottrarsi alle pressioni della dirigenza aziendale. Gli impiegati della Piaggio, in preparazione del referendum, hanno fatto assemblee separate con il capo del personale e sono circa 870. Il risultato finale è stato 1490 si e 1096 no. Questi elementi non sminuiscono il valore della consultazione, ma spiegano anche angoli meno visibili dell’esito.
Intanto la Cgil prepara la manifestazione nazionale di sabato 4 aprile a Roma, dal titolo ‘Futuro si, indietro no, contro le politiche messe in campo dal governo per affrontare la crisi”. I numeri dell’iniziativa sono imponenti: “Quaranta treni speciali, due navi, 4.800 pullman, oltre un milione e 400 mila volantini, nove gazebo permanenti, insieme a decine di punti di discussione e informazione”.
Saranno cinque i cortei organizzati nella capitale, che confluiranno al Circo Massimo e partiranno rispettivamente da Piazzale dei Partigiani, Piazza Ragusa, Piazza della Repubblica, Piazzale delle Crociate alla Stazione Tiburtina e Piazza dei Navigatori.
Saranno, inoltre, circa 4mila le persone che gestiranno l’accoglienza. L’intervento conclusivo del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sarà preceduto da cinque interventi, che daranno la parola ad un operaio di Pomigliano d’Arco, a una pensionata di Roma, ad una giovane precaria della Lombardia, ad un immigrato senegalese e ad un medico, “figura professionale cui non viene chiesto di curare, ma di verificare il rapporto con lo Stato di clandestini e non” ha sottolineato il segretario confederale Panini.
In un momento molto delicato per la democrazia del Paese la Cgil sembra sempre più surrogare l’assenza dei partiti di opposizione al centro-destra, mostrando dei contorni non del tutto circoscrivibili a quelli abituali per una organizzazione sindacale. Ma anche questo è il segno della crisi della sinistra politica italiana.

fonte:http://www.inviatospeciale.com

Chi come Bonanni rifiuta che i lavoratori decidano sugli accordi non ha diritto di commentare il voto Piaggio

Dopo il risultato del referendum alla Piaggio, che ha visto sconfitta la posizione della Fiom di rifiuto all’accordo, dilagano sui giornali giudizi conclusivi sul futuro del principale sindacato dell’industria. Dal Foglio al Corriere della sera, da Bonanni a non ben precisati ambienti della Cgil, la vittoria del sì alla Piaggio viene quasi presentata come una nuova marcia dei 40.000, questa volta precari, che avrebbe posto fine al conflitto di classe. Anche il segretario della Cgil viene tirato in ballo. E’ bene allora ricordare che alla Piaggio, da tempo, c’è una maggioranza sindacale formata da Fim, Uilm e Ugl, con la Fiom primo sindacato, ma in minoranza nella Rsu e nel voto complessivo. E’ utile inoltre ricordare che la presenza dei lavoratori precari è sempre stata una caratteristica sulla quale si sono giocate molte votazioni, anche perché alla Piaggio il meccanismo di reclutamento dei lavoratori precari è sempre governato dalle strutture di consenso aziendale. Molti dei precari che hanno votato erano presenti in azienda da poche settimane e quindi erano ancora più psicologicamente concentrati sulle condizioni della loro assunzione che su quelle effettive di lavoro. La maggioranza degli operai, compresi i precari, ha votato contro l’accordo, mentre praticamente tutti gli impiegati hanno votato a favore. Questa è la sostanza che significa:

1) che i problemi di consenso delle posizioni della Fiom nella Piaggio non riguardano tanto i precari operai, che dopo pochi mesi di presenza in fabbrica vengono conquistati sempre dalla necessità di lottare, ma gli impiegati;
2) gli impiegati da tempo si muovono in azienda al di fuori di qualsiasi rapporto con l’organizzazione sindacale, e in particolare con la Fiom. Il loro numero è poi particolarmente rilevante in rapporto agli operai, in quanto l’azienda usufruisce di un vastissimo decentramento produttivo.

In questo senso il voto non ha rappresentato alcun ribaltone, non c’è stata alcuna sconfitta, non c’è stato alcun cambiamento di posizione. Il voto ha semplicemente registrato la realtà della Piaggio così come è da almeno quindici anni.
Naturalmente questo non significa che la Fiom non debba interrogarsi su quanto avvenuto per trovare la linea migliore per agire. La sostanza è che il voto degli impiegati ha deciso un peggioramento delle condizioni di lavoro di una parte rilevante degli operai. Questo è un problema che nel futuro non potrà che essere affrontato, visto che ogni forma democratica richiede anche una forma di solidarietà.
In ogni caso non c’è alcuna sconfitta alla Piaggio, il clima nello stabilimento tra gli operai è semmai di rabbia per un accordo che resta pessimo. La sfida per la Fiom è quindi quella di continuare la lotta nei reparti negli stabilimenti, pur avendo accettato il referendum e sottoscritto l’accordo. Occorre cioè che l’azienda capisca che quella che ha in mano è una maggioranza numerica ma non è la maggioranza sufficiente per avere la tranquillità nella produzione.
Infine bisogna rispondere a Bonanni e alla Cisl a muso duro: chi rifiuta il referendum là dove sa di perdere, come sta avvenendo sul sistema contrattuale, non ha alcun diritto di giocare a proprio favore il senso democratico della Fiom, che accetta un voto il cui risultato contraddice le sue scelte. Bonanni potrà parlare del referendum della Piaggio solo dopo che ha accettato di far votare su tutti gli accordi, altrimenti la sua è solo una ridicola e fastidiosa strumentalità.
Forse non è chiaro per tanti commentatori che con la crisi può succedere di tutto. Possono esserci lavoratori che accettano soluzioni più moderate, ma anche lavoratori che si radicalizzano profondamente. Questo vedremo nei prossimi mesi in tante situazioni aziendali. Pensare che il voto Piaggio segni il definitivo successo del moderatismo sindacale, quasi fossimo tornati indietro di trent’anni, ci dice solo che tanti commentatori debbono aggiornare il loro calendario. Non siamo all’inizio dei successi del liberismo, come dopo i 35 giorni alla Fiat, ma nel pieno di una crisi che il liberismo ha scatenato. Contro questa crisi, e contro il modo con cui la gestiscono le imprese, le lotte sono destinate a crescere.

fonte:http://www.rete28aprile.it/

Forme di lotta

Mentre dilaga in Francia lo scandalo di imprese che retribuiscono generosamente dirigenti incapaci o disonesti a suon di milioni, sebbene le perdite da essi causate vengano coperte dallo Stato, ai lavoratori che perdono anche il salario che permette loro di sopravvivere talvolta non resta che fare un po' di paura al direttore della loro fabbrica per ottenere le briciole


Il 24 marzo Luc Rousselet, direttore industriale dello stabilimento farmaceutico 3M di Pithiviers, nei pressi di Orléans, dipartimento del Loiret, era stato incaricato di illustrare al personale il progetto aziendale che prevede nel corso del 2009 la soppressione di 110 posti di lavoro ed il trasferimento di altri 40 in un altro stabilimento, sui 235 attuali: il personale lo aveva "trattenuto" nell'ufficio dove, sentendosi minacciato, si era rifugiato. Il sequestro è durato due giorni, dopodiché Rousselet è stato liberato e ha potuto poi lasciare senza difficoltà l'ufficio nel quale era costretto a trattenersi.
Fra i fischi dei lavoratori, dopo molte ore di trattative fra i delegati del personale dello stabilimento 3M-Salute e i rappresentanti di 3M-Francia, alla presenza di un mediatore nominato dalla sotto-prefettura di Pithiviers. Il delegato sindacale di Force Ouvrière, Jean-François Caparros, ha spiegato agli operai inferociti che un protocollo d'accordo era stato firmato con la direzione di 3M-Francia, nel quale 3M si impegnava a mettere a disposizione mezzi nettamente superiori a quelli previsti per far fronte alle conseguenze sociali del suo progetto di ristrutturazione e soddisfare le esigenze di ricollocamento del personale, mentre Luc Rousselet ha dichiarato di essere contento per i dipendenti, per i quali - a suo dire - il progetto aziendale avrà conseguenze molto dure, della ripresa delle trattative.

I sindacati non hanno in realtà ottenuto gran cosa, solo un accordo di principio con la direzione della fabbrica che permette di sbloccare il conflitto, rimettere in libertà il direttore e riprendere le trattative in vista di un risultato tutto da costruire per i 110 lavoratori licenziati, delusi dall'accordo senza contropartite concrete siglato dai loro rappresentanti e dalla rinuncia che esso implica all'unico mezzo di pressione di cui disponevano.
Il sequestro dei dirigenti di stabilimenti industriali o/e la distruzione dei materiali e delle attrezzature ivi immagazzinati da parte dei dipendenti non sono nuovi in Francia e risalgono almeno al 1970: due settimane fa, in questo stesso mese di marzo, l'amministratore delegato di SONY-Francia era stato trattenuto per una notte nel sito industriale di Pontoux-sur-l'Adour (dipartimento delle Lande), oggetto anch'esso di un "piano di ristrutturazione".

Negli anni 2000 vanno ricordati l'occupazione della fabbrica e il sequestro dei suoi dirigenti da parte degli operai di Cellatex (Ardenne), che minacciavano di versare nella Mosa i prodotti chimici stoccati nei depositi, quella della fabbrica di Daewoo di Longwy (dipartimento di Meurthe et Moselle) nel marzo 2003 che sequestrarono i loro dirigenti e minacciavano di versare nel fiume dei prodotti chimici, quella della fabbrica "Les Mossley" di Hellemmes (dipartimento del Nord) del maggio 2003, durante la quale gli operai si impadronirono di uno stock di 700 tonnellate di filo del valore di 3 milioni di euro.

E ancora quella della BRS di Devecey (dipartimento del Doubs) del febbraio 2008 dove gli operai sequestrarono il padrone, che aveva tentato di delocalizzare la loro fabbrica con tutti i macchinari in Slovacchia senza prevenire i dipendenti e quella della fabbrica Kléber di Toul (dipartimento di Meurthe et Moselle) del marzo 2008, dove gli operai trattennero due quadri per ottenere condizioni migliori di licenziamento. Quando la disoccupazione colpisce milioni di lavoratori come conseguenza della moltiplicazione dei piani di ristrutturazione, la reazione è spesso immediata e non è raro che si scateni improvvisa in occasione di incontri, all'interno delle fabbriche colpite, di "comitati d'impresa" che mettono intorno a un tavolo dirigenti, rappresentanti del personale e lavoratori, come successe a Sartrouville (dipartimento delle Yvelines) nel 1995, quando, dopo il sequestro del direttore di Thompson-CSF ed del suo capo del personale, le trattative vennero spostate nei locali del municipio per evitare nuovi incidenti.

Sono forme di lotta che appaiono quando i lavoratori hanno la sensazione che gli strumenti classici per sostenere le loro rivendicazioni, come lo sciopero, la manifestazione, la trattativa sono ormai inefficaci e che, in mancanza di reali interlocutori sia a livello di mass-media che a quello della controparte - che si limita a spiegare che la chiusura è "inevitabile" - non sono presi in considerazione.

Mentre dilaga in Francia lo scandalo di imprese che retribuiscono generosamente dirigenti incapaci o disonesti a suon di milioni, sebbene le perdite da essi causate vengano coperte dallo Stato, ai lavoratori che perdono anche il salario che permette loro di sopravvivere talvolta non resta che fare un po' di paura al direttore della loro fabbrica per ottenere, come nel caso di Pithiviers, un premio di trasferimento di 5000 euro, 24 mesi di congedo-mobilità o un'indennità di due-tre anni di salario, secondo l'anzianità, briciole rispetto alle stock-options.

Giustiniano Rossi


fonte:http://www.aprileonline.info

lunedì 30 marzo 2009

Cgil: accordo separato, 3,5 milioni di no



L’esito della consultazione organizzata dalla Cgil: il 96% boccia l’intesa separata sui contratti. Epifani: “Ci sentiamo più forti. Ci sono milioni di persone che condividono le nostre parole d’ordine. Le nostre richieste al governo non sono astruse”


Dati alla mano, la bocciatura è netta. Sembra proprio che l’accordo separato per la riforma del modello contrattuale non piaccia a moltissimi lavoratori italiani. Oltre tre milioni e mezzo di persone hanno votato contro l’intesa del 22 gennaio, in una consultazione organizzata dalla sola Cgil. I votanti in totale sono stati 3.643.836, vale a dire il 71,05% di quanti si recarono alle urne nei posti di lavoro nell’ultima consultazione analoga: ma quella era unitaria, organizzata anche con Cisl e Uil, e si svolse nell’ottobre 2007 sul Protocollo welfare. Nel 2007 votarono 5.128.507 persone. Quindi la Cgil ha portato al voto, da sola, due terzi di quelle persone. E il 96,27% (ossia 3.464.178 votanti) ha bocciato l’accordo separato.

“Al voto hanno partecipato molte più persone di quanto sono gli iscritti alla Cgil”, ha spiegato il segretario generale Guglielmo Epifani presentando i risultati in una conferenza stampa. “E’ un voto che dovrebbe pesare e far riflettere. Avevamo proposto a Cisl e Uil di fare assieme una consultazione democratica – ha proseguito Epifani -. Non hanno accettato, e abbiamo dovuto farla da noi”. “Il problema delle regole democratiche – spiega Epifani - lo porremo con più forza di quanto abbiamo fatto fino a ora”. Secondo il segretario generale della Cgil non deve passare “un’idea della democrazia a schemi variabili”, mentre “dobbiamo considerare il voto dei lavoratori dirimente in alcuni passaggi”.


Tornando ai dati, le assemblee nei luoghi di lavoro sono state 59.377. Anche qui, sola soletta e in un clima che le è decisamente poco favorevole, la Cgil è riuscita a superare la soglia del 2007, quando di assemblee insieme a Cisl e Uil ne organizzò 52 mila. Abbiamo raddoppiato il valore di rappresentatività”, ha sottolineato in conferenza stampa il segretario confederale di Corso d’Italia Enrico Panini, ricordando che per il protocollo del 22 luglio 1993 i voti totali furono 1.327.000 e parlando perciò di un “risultato di altissimo valore in riferimento ad altri pronunciamenti”. Panini ha poi elencato i voti di alcuni luoghi di lavoro: "alla Fincantieri di Porto Marghera hanno votato 818 dipendenti su 1.100, e ben 716 contro accordo. Alla Nuova Pignone di Firenze su 2.200 lavoratori, 1.635 hanno detto no. Alla Fiat di Termini Imprese i no hanno raggiunto il 96.6%. Alla Biesse di Pesaro 580 lavoratori su 1.100 hanno votato no, e lì la Cgil pesa solo per un quarto. E nel gruppo Nestlè su 2.400 lavoratori sono stati raccolti 1.328 voti per un 94% di no".

Le regioni dove il no è stato più forte sono nel centro-sud: in Umbria, Lazio, Campania, Sicilia e via dicendo la bocciatura è andata oltre il 97%. Il sì all’accordo separato guadagna qualche consenso in più, invece, nelle regioni del Nord e Nordest: 7,6% in Friuli Venezia Giulia, 5,81% in Trentino, 5,66% in Veneto, 6,09% in Valle d’Aosta, 5,18% in Lombardia. Mentre in tutte le altre regioni, Piemonte compreso (4,8%), il sì oscilla tra il 4 e il 2%. Per quanto riguarda le categorie dei lavoratori attivi, i più propensi al no sono nel pubblico impiego (19,1%), seguiti dai metalmeccanici (13,2%), dalla conoscenza (9,5%), da chimici (6,3%) e dall’edilizia (6,5%).

“Ci sentiamo più forti. Ci sono milioni di persone che condividono le nostre parole d’ordine e il nostro no all’accordo separato”, ha detto ancora Epifani. Forte di questi dati, la Cgil si avvia alla manifestazione nazionale del 4 aprile. L’appuntamento è a Roma, Circo Massimo, per una manifestazione che “si annuncia davvero imponente”, come ha avvertito Panini. “Collocheremo il palco alle spalle del Tevere – ha aggiunto Panini - , proprio per lasciare tutto il Circo Massimo ai manifestanti”.

4800 pullman, 2 navi, 44 treni speciali: questi i mezzi che trasporteranno il “popolo della Cgil” a Roma. I cortei saranno cinque, uno dei quali sarà aperto dagli operai Fiat di Pomigliano. Alta anche l’affluenza prevista degli studenti, oltre alla partecipazione del mondo della ricerca, della cultura, dell’università, della politica, dello spettacolo e dell’amministrazione. Sul palco (34 metri di larghezza, con un’acustica assicurata da 22 torri e 12 megaschermi) si avvicenderanno, prima del comizio finale di Epifani, un rappresentante degli operai di Pomigliano, un medico, un immigrato, oltre agli artisti tra i quali sono previsti Luis Bacalov, i Modena City Ramblers, Pierfrancesco Favino (che leggerà un testo di Giuseppe Di Vittorio) e Shel Shapiro.

L'obiettivo della mobilitazione – ha detto ancora Epifani in un’altra conferenza stampa, tenutasi in mattinata presso la sede della stampa estera - è "guardare la crisi per quello che è". "Non è facile - spiega - perché il governo la sottovaluta scientemente, ed è l'unico governo al mondo che lo fa. Affronta la crisi con due freni a mano tirati e questo vuol dire farla pagare di più a lavoratori, pensionati e giovani". L'esecutivo definisce la Cgil "catastrofista" ma, ricorda Epifani, "l'Ocse e l'Fmi dipingono quadri più pesanti dei nostri". La maggioranza non ha il consenso di tutto il paese, secondo Epifani, e "noi rappresentiamo la parte dell'Italia che chiede più coesione sociale". Attualmente in Italia non c'è un conflitto sociale preoccupante, ma "comunque le persone stanno male", sono rassegnate e hanno paura per l'esito della crisi. Con le politiche attuate finora, però, "le disuguaglianze torneranno a crescere", per questo serve più giustizia sociale e una nuova linea economica.

“Le nostre richieste al governo non sono molto astruse – dice Epifani –, come ad esempio il raddoppio della durata della cassa integrazione ordinaria. Lì il governo deve solo risponderci sì o no”. “Il governo non apre i tavoli di confronto. Non solo con noi, neanche con Cisl e Uil” - prosegue Epifani, criticando le decisioni prese finora dall’esecutivo per fronteggiare la crisi. “Abbiamo chiesto – ha ricordato il leader sindacale – un tavolo per la chimica e ancora non sappiamo se e quando si aprirà. Lo abbiamo chiesto per la Fiat, per gli anziani e i pensionati. E altri ancora. Ma non ne è partito neppure uno". "Questo è un governo – ha aggiunto Epifani – che si rapporta alla crisi in maniera sostanzialmente autoreferenziale. E quello che fa con noi lo fa anche con le istituzioni locali. Siamo di fronte a una stranezza, perché negli altri paesi, come Stati Uniti, Francia, Spagna e Inghilterra, si sono aperti tavoli con tutte le parti sociali. Il nostro invece è un governo che non sceglie questa strada nel metodo, questo mi pare il segno distintivo”.

D.O.

fonte:http://www.rassegna.it

domenica 29 marzo 2009

Piaggio, Cgil e Fiom «incassano» e firmano

Epifani: «Dobbiamo riflettere sul voto». Rinaldini: «L'esito è vincolante»

Cgil e Fiom prendono atto di aver perso il referendum alla Piaggio di Pontedera, rifletteranno sull'esito del voto, ma come è ovvio si dispongono a firmare l'accordo già siglato da Fim, Uilm e Ugl. Così come hanno decretato i lavoratori. Va ricordato che hanno votato in 2.632 (su 2.940 aventi diritto), con 1.490 che si sono espressi a favore (pari al 56,61%) e 1096 che hanno votato contro l'accordo (il 41,64%); le schede bianche sono state 22 e quelle nulle 24.
E' passata quindi la proposta in base alla quale i dipendenti Piaggio riceveranno entro marzo una «una tantum» di 437 euro lordi, mentre l'integrativo prevede a regime, nel 2011, una retribuzione aggiuntiva media di 1.760 euro lordi l'anno per un operaio di quarto livello. Sul versante del mercato del lavoro, Piaggio con il contratto integrativo si è impegnata ad assumere a tempo pieno i 266 part-time attualmente in organico e a fare entrare con contratto part-time (a tempo indeterminato) 300 lavoratori stagionali che abbiano superato i 36 mesi di contratti a termine.
Secondo il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, «la Cgil e la Fiom devono riflettere sul voto dei precari favorevole all'accordo». «Dal punto di vista democratico - ha rilevato poi Epifani - significa che quando hai opinioni diverse il voto dei lavoratori è l'unico che può dirimere per evitare che le cristallizzazioni continuino. Per questo avevamo chiesto anche il voto sulla riforma degli assetti contrattuali. Il caso della Piaggio conferma che bisogna avere più coraggio nella democrazia. Riguardo al risultato, dispiace - e credo che debba essere motivo su cui dobbiamo riflettere - che il voto dei precari di quell'azienda sia stato a favore dell'accordo».
«La Fiom prende atto del voto espresso dalle lavoratrici e dai lavoratori della Piaggio - afferma il segretario Gianni Rinaldini - Pur ribadendo le proprie posizioni, firmerà l'accordo per la semplice ragione che riteniamo vincolante l'esito del referendum. Auspichiamo anzi che questo metodo democratico impegni tutte le organizzazioni sindacali a livello aziendale, nazionale e confederale». «Le ragioni portate avanti dalla Fiom - continua Rinaldini - nel corso della vertenza per l'integrativo aziendale sono risultate maggioritarie nel voto espresso dagli operai, comprensivo dei lavoratori con contratto a termine, mentre sono risultate largamente minoritarie nel voto espresso dagli impiegati». La Uilm legge l'esito come «grande vittoria dei lavoratori», mentre l'Ugl invita la Cgil ad «atteggiamenti più prudenti».

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

Piaggio, la Cgil tradita dai precari

Alla Piaggio la Fiom perde il referendum sul nuovo patto integrativo e viene da chiedersi se con questo voto si celebri il funerale di Cipputi, la tuta blu per antonomasia inventata dalla matita di Altan. Ma non è così, Cipputi è vivo e lotta, ma soccombe, e a mandarlo a gambe all’aria sono seicento Cipputi junior, tute blu anche loro, ma condannate alla precarietà. A far saltare il banco, infatti, non è stato soltanto il voto massiccio degli impiegati (517 a favore e solo 96 contrari alla proposta di integrativo), ma soprattutto la ribellione di chi ha visto nell’accordo la possibilità di liberarsi del giogo della precarietà e proprio sullo scambio “meno aumenti salariali più stabilizzazione”, Colannino ha vinto la sua partita a scacchi non il sindacato rosso che più rosso non si può. I circa seicento operai part time e a tempo determinato hanno pensato che l’aumento del salario è una bella cosa, ma il posto fisso e l’orario pieno sono molto meglio. David Belcari, delegato Fiom, lo riconosce senza tanti giri di parole: «Noi operai siamo di molto incazzati, perché con questi stipendi è difficile arrivare a fine mese, ma Colanninno ha lavorato sulle nostre divisioni, ha fatto leva sul precariato e ha vinto». E se le tute blu, come garantisce Belcari e come emerge dal voto e dai mille no operai, sono ancora compatte, «in fabbrica non c’è più la solidarietà che c’era una volta. Adesso - spiega - i dipendenti fissi pensano solo ai loro stipendi, i precari esclusivamente ad ottenere una stabilizzazione». Il sindacato più rosso che c’è, insomma, ha accettato la sfida di Colaninno ed ha perso. A Pontedera, infatti, tra gli operai Rifondazione comunista va ancora forte e l’ala radicale del sindacato, la Rete 28 aprile, è ben rappresentata: sono loro che hanno trascinato la Fiom a dire no all’integrativo e ad affrontare un referendum difficile da vincere. Bisogna infatti risalire a una dozzina di anni fa per ritrovare una Fiom capace di far eleggere più della metà dei delegati. Correva l’anno 1997 e da allora la Fiom ha continuato ad essere la forza più rappresentativa in fabbrica: forte, fortissima, ma non più egemone. Per la Cgil, tutto sommato, la sconfitta della Fiom non è un dramma, anzi. Guglielmo Epifani, il segretario generale della confederazione, non ha usato giri di parole per commentare il voto: la Cgil e la Fiom, ha detto, devono «riflettere sul voto dei precari favorevole all’accordo». In fin dei conti, la Fiom i suoi consensi li ha conservati, ma gli è mancato il voto dei nuovi, di quelli che farebbero carte false pur di sentirsi a casa propria e non degli ospiti quando varcano i cancelli della Piaggio. «La Fiom - aggiunge Marcello Casati, leader della Uilm - ha preteso che gli interinali votassero a parte e su 41 ci sono stati 39 sì e due nulle. Io penso che questa sia stata la sconfitta del sindacato politicizzato ed “egoistico”. Ha prevalso invece il sindacato che vuol contrattare e che vuol fare accordi. La Fiom dovrà cambiare: gli operai sono cambiati, i venti o trenta che urlano in assemblea non si trascinano più tutti dietro, bisogna tener conto anche del parere di quelli che ascoltano e che stanno zitti». Anche la Fiom non si straccia le vesti per la sconfitta e rivendica anzi il metodo referendum come l’unico sistema capace di risolvere le diatribe tra le varie sigle sindacali. Intanto, in Piaggio stanno per entrare in fabbrica altri 250 stagionali per far fronte all’aumento della domanda che sempre si registra nei mesi estivi e arriva anche il premio di produzione, primo effetto dell’approvazione dell’accordo. Nei prossimi mesi, sessantasei part time verranno trasformati in tempo pieno e entro il 2011 circa settecento lavoratori saranno definitivamente stabilizzati: Cipputi saprà far pace con quei ragazzi in tuta blu?

Carlo Bartoli

[Articolo del Tirreno del 28 Marzo 2009]

fonte: http://iltirreno.repubblica.it/

sabato 28 marzo 2009

Vertenza Piaggio, sì all’accordo a maggioranza. Ma non fra gli operai

L’esito del referendum vincola la Fiom, che nella gestione dell’accordo continuerà a “sostenere le posizioni espresse nella consultazione”. Parola di Rinaldini. Ma la rabbia fra gli operai è tanta: non possono decidere gli impiegati sulle nostre condizioni. Il referendum è un limite? Ne parliamo con Massimo Cappellini, Rsu Fiom della Piaggio

“L’esito del referendum svoltosi a Pontedera indica che la maggioranza dei dipendenti della Piaggio ha approvato l’ipotesi di accordo aziendale. Questo esito rende quindi valido tale accordo. La Fiom ne prende atto e procederà, come si era impegnata, a firmarlo.” Così Maurizio Ladini, segretario nazionale Fiom e responsabile del settore rende noto il risultato della consultazione sulla vertenza contrattuale in Piaggio e la conseguente posizione della Fiom. Ma il referendum, nonostante sia riconosciuto da tutti come strumento democratico, non fa giustizia della posizione degli operai, che sono i diretti interessati – e i più colpiti – dall’accordo. Se infatti si va a guardare il loro voto, questo ha espresso a maggioranza assoluta il No. “Il risultato – prosegue Ladini - indica che la maggioranza degli oltre 2.000 operai che hanno partecipato al voto ha bocciato l’accordo. Questo conferma che la posizione della Fiom era poggiata su validi motivi. Pertanto, per evitare peggioramenti delle condizioni di lavoro, la Fiom, nella gestione dell’accordo, sosterrà le posizioni espresse nel corso della consultazione.” Anche Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, sottolinea l’esito negativo fra gli operai e ribadisce che nella gestione dell’accordo “la Fiom sosterrà le posizioni espresse nella consultazione”. Dunque le parole dei due segretari lasciano intendere che il risultato del referendum chiude una vertenza ma lascia aperto il conflitto. Ma si riparte da una posizione arretrata? Lo chiediamo a Massimo Cappellini, Rsu Fiom, impegnato in questa vertenza nella delegazione trattante.


Che cosa dicono gli operai di questo risultato?
C’è parecchia rabbia tra gli operai. Il voto parla chiaro. Ancora una volta il referendum è passato per il voto degli impiegati, che non sono direttamente coinvolti dalle condizioni poste nell’accordo, eppure l’azienda li ha portati in massa a votare. Oltretutto, qui ci sono almeno 600 operai con contratti a termine che hanno subito pressioni dai sindacati firmatari e dall’azienda. Ciononostante la stragrande maggioranza ha votato No. Questo peserà nella gestione dell’accordo, quando verranno fuori tutte le contraddizioni e le ricadute in negativo. Deve essere chiaro che noi non daremo una mano per farci infliggere condizioni inaccettabili

Che rapporto c’è fra gli operai e gli impiegati? Siete riusciti a fare assemblee insieme e a discutere con loro delle vostre condizioni?
Gli impiegati hanno fatto assemblee separatamente, e con il capo del personale. Sono circa 870. Questo determina un distacco netto nel rapporto con gli operai, con i quali non c’è nessun rapporto.

Quindi secondo te il referendum in questo caso è stato un limite allo sviluppo di una battaglia realmente democratica?

Il referendum è uno strumento democratico, ma è uno degli strumenti. Ma se in 1000 hanno votato contro e sono la forza attiva, questo deve far riflettere anche il sindacato. Negli anni ’70 si diceva “chi lotta decide”, il sindacato deve trovare di nuovo forme per far contare chi partecipa e chi lotta. Questo non vuol essere contro gli impiegati, se partecipano e lottano con noi, così come possono esserci lavoratori che non hanno mai partecipato a uno sciopero. Deve contare chi partecipa e chi lotta. Non una maggioranza indiscriminata.

Mi pare che tu poni lo stesso problema che si pose con il referendum sul protocollo welfare dell’autunno 2007, ovvero il coinvolgimento al voto di chi non aveva partecipato attivamente a una battaglia per evitare che passassero condizioni peggiorative, è così?
Sì. Si allarga il più possibile la platea dei votanti in modo indiscriminato, perdendo di vista così sia i protagonisti che gli obiettivi. E’ uno strumento che deve essere ripensato

In ogni caso sia Rinaldini che Landini hanno espresso una posizione chiara su come andare avanti ora. La Fiom continuerà a sostenere le posizioni espresse nelle assemblee. Tu cosa ne pensi?

Penso che la Fiom debba rappresentare il No degli operai. Io mi batterò perché ci sia una posizione critica verso questo accordo. E continuano ad essere validi altri strumenti democratici, come lo sciopero.

Anche se il governo sta approvando serie limitazioni al diritto di sciopero, che rischiano di coinvolgere anche il settore privato. Guarda l’accordo separato… Dunque questo esito fa ripartire il conflitto da una posizione più difficile?

Sì, e penso che la Fiom non dovrebbe firmare, per difendere chi si batte in fabbrica e fa stare in piedi il sindacato. E comunque gli operai che hanno votato No sono ancora quelli che possono bloccare la produzione, e non possono essere sostituiti dagli impiegati. Questo l’azienda lo deve sapere.

Anna Maria Bruni

fonte:http://www.dazebao.org

Ora anche le fabbriche bocciano Epifani: più soldi, meno ideologia

«Dobbiamo riflettere», ha detto Guglielmo Epifani. Dove la riflessione non serve tanto a prendere atto degli errori per poi cambiare rotta, quanto a cercare un qualche schema che renda meno dura la realtà: i lavoratori vogliono intascare aumenti di salario e se la Cgil non glieli garantisce, loro gli voltano le spalle. La cartina di tornasole è stato un referendum che ha dato ragione a tutti i sindacati, Cisl e Uil in testa, e torto alla Cgil, proprio in una roccaforte del sindacato di sinistra: la Piaggio. In sintesi, il premio di 1.760 euro lordi l’anno ai lavoratori di Pontedera non era gradito alla Fiom. Insufficiente anche l’assunzione a tempo pieno dei 266 lavoratori a tempo e l’ingresso con contratto part-time di 300 stagionali. Quindi i duri della Cgil hanno deciso di non firmare e tentare il referendum, sicuri di spuntarla. Le cose sono andate diversamente. Hanno votato in 2.632 su 2.940 aventi diritto, con 1.490 che si sono espressi a favore (pari al 56,61 per cento) e 1096 che hanno votato contro. Come dire, al di fuori della militanza, nessuno ha seguito la Fiom.
Come se le docce fredde non fossero bastate, si è poi scoperto che a votare contro la Cgil, sono stati proprio i lavoratori più deboli. Ne ha preso atto lo stesso segretario generale: «Dispiace e credo che debba essere motivo su cui deve riflettere la Fiom e la Cgil, che il voto dei precari sia stato a favore dell’accordo».
E a quanto spiega il segretario generale della Uilm Antonino Regazzi, gli atipici, hanno qualche ragione di essere arrabbiati con Epifani, Gianni Rinaldini e compagnia.
«Il negoziato è durato un anno. In giugno avremmo potuto chiudere con condizioni migliori sia sul piano salariale, sia su quello delle tutele ai lavoratori a tempo determinato. Ancora la crisi non si era manifestata del tutto». A dire no, manco a dirlo, è stata la Fiom. «Ormai - spiega ancora Regazzi - i lavoratori, e non solo alla Piaggio, sono convinti che la Fiom non sia più un sindacato». O meglio che sia «un sindacato antagonista». Nemmeno quando parlano di riforma delle regole, spiega Regazzi, quelli della Fiom fanno sul serio. «A loro preme solo fare naufragare il sindacato concertativo» quindi quello che fa accordi. «E la Cgil li segue».
Un bel cambiamento rispetto a qualche mese fa. Quando lo stesso Regazzi diceva che la Fiom-Cgil era tornata ai tavoli per chiudere gli accordi e ottenere aumenti per i lavoratori. La spiegazione del cambiamento di rotta sta tutta in una coincidenza di date: «Il ritorno della Fiom al sindacalismo antagonista e le elezioni politiche».
Si ripropone, quindi, il più classico incantesimo del sindacalismo italiano: con Berlusconi al governo, la Cgil non può dire sì. È successo con il pubblico impiego, con il commercio e, soprattutto, sulla riforma dei contratti. Poi anche in azienda: alla Ferrari e ora alla Piaggio.
Ma adesso tutto può cambiare. Quello con l’azienda di Colaninno, «è un accordo importante. Non è un’azienda qualsiasi, è il palcoscenico da oltre 30 anni della lotta politica della Fiom e proprio qui» l’organizzazione delle tutte blu Cgil «è stata sconfitta». L’interpretazione del segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni è apparentemente semplice. «In tempo di crisi i lavoratori tengono i piedi per terra scegliendo una collaborazione con l’azienda e non l’imposizione di condizioni astratte». Dove astratte sta per politiche. Il sostegno alla linea antagonista pagata negando soldi in busta paga ai lavoratori dipendenti.
E ora lo scenario rischia di ripetersi anche in un’altra azienda simbolo delle lotte della Cgil: la Fincantieri. La Fiom ha detto no e ha fatto sciopero contro un’ipotesi di accordo da circa 1600 euro lorde all’anno. Salario fresco, che - assicurano sindacalisti del gruppo - fa gola anche ai dipendenti della Fiom. Sicuri che sia una tassa troppo alta per mantenere una linea antagonista.

Antonio Signorini

fonte:http://www.ilgiornale.it/

I salari fermi da quindici anni!!

I salari sono al palo da quindici anni per corresponsabilità della CGIL che ha firmato nel 93 gli accordi di concertazione con i quali si impegnava a non chiedere miglioramenti superiori al tasso di inflazione programmata!
Lo scarto tra inflazione reale ed inflazione programmata è enorme ed è sempre stato enorme in questi quindici anni!!
Gli accordi furono firmati da Trentin che, dopo, si dimise da Segretario della CGIL.
Epifani fa una finta protesta dal momento che tuttora le categorie si attengono al tetto della inflazione programmata come nel 1993 (ora sono circa cento euro mensili lordi). Non si può andare avanti a furia di menzogne.

Pietro Ancona

[Commento su Aprile della nota della CGIL sui salari italiani]

fonte:http://medioevosociale-pietro.blogspot.com

venerdì 27 marzo 2009

Rispetteremo l’esito vincolante del referendum. le nostre ragioni confermate dal voto contrario degli operai, compresi i contratti a termine.

Ieri, 26 Marzo 2009, si è concluso il referendum in Piaggio sull’ipotesi d’accordo per l’integrativo aziendale.

E’ prevalso il SI all’accordo con 1495 voti, mentre il NO si è fermato a 1096. All’interno di questo dato generale, che non vogliamo assolutamente sminuire, è utile e corretto rilevare che, nel voto scomposto, tra gli operai è prevalso il NO all’accordo con 1000 voti, il SI si è attestato a 973, mentre tra gli impiegati il SI è risultato largamente maggioritario.

Noi, così come abbiamo più volte ripetuto, rispetteremo il voto delle lavoratrici e dei lavoratori e per questo motivo, pur rimanendo convinti delle nostre ragioni di merito, sottoscriveremo l’accordo.
E’ ovvio che nella gestione quotidiana dell’accordo, la nostra organizzazione, per evitare il peggioramento delle condizioni di lavoro e salariali, sosterrà le posizioni espresse nella consultazione da tanti lavoratori che, con il loro NO all’accordo, hanno condiviso le nostre argomentazioni.
La grande partecipazione al referendum ( 89,60%) dimostra che abbiamo fatto bene ad insistere con caparbietà e determinazione affinché fossero i lavoratori, tramite referendum vincolante, a mettere la parola decisiva.
Se facessimo sempre così, eviteremo la brutta pratica degli “accordi separati”, come ad esempio quello sul “modello contrattuale” che non avendo il gradimento della più grande organizzazione sindacale e non prevedendo uno strumento democratico che vincoli tutti, non può che trasformarsi in un conflitto permanente nei luoghi di lavoro, indebolendo così il potere contrattuale del mondo del lavoro.
Un ringraziamento sincero a tutte le lavoratrici e a tutti i lavoratori, senza eccezione alcuna, per la loro partecipazione attiva in questo passaggio democratico e determinante ed un ringraziamento particolare alle nostre compagne e compagni per l’impegno profuso a sostegno delle nostre convinzioni.

FIOM-CGIL Nazionale
FIOM-CGIL Pisa

Alla Piaggio vince il SI, ma tra gli operai prevale il NO

Altissima l'affluenza. Con il 56,6% prevale il Si nel referendum sull'accordo integrativo alla fabbrica di Pontedera. Decisivo il voto degli impiegati. Mentre tra gli operai vince il NO

Il primo dato che emerge dal referendum svoltosi in questi giorni alla Piaggio è la fortissima partecipazione: si sono recati alle urne in 2.632 lavoratori, pari all'89,52% della forza lavoro presente alla Piaggio.
Il 56,61% dei votanti (1.490) ha detto SI. I NO sono stati 1.096 ovvero il 41,64%. Le schede bianche 22 e nulle 24.
Per 394 voti vince quindi la posizione favorevole all'accordo integrativo, in uno spoglio da cui emergono alcuni dati significativi. Determinante per la vittoria del Sì è stato infatti il massiccio pronunciamento degli impiegati che costituisce poco meno di un terzo del totale dei voti favorevoli (421).
Tra gli operai l'esito è stato molto incerto fino alla fine con una vittoria del No, anche se di poche decine di voti. Nei reparti della produzione (Meccaniche, 2R, 3Rm) in cui la FIOM è più presente, si è registrata la bocciatura dell'accordo dello scorso 6 marzo con 1.000 voti mentre a promuoverlo sono stati in 975.
Proprio alle Meccaniche, in cui il NO ha vinto di 59 voti, l'11 marzo si era svolto uno sciopero con una manifestazione interna alla fabbrica: una mobilitazione che però non aveva avuto l'approvazione della segreteria provinciale della stessa FIOM.
Si conclude così una battaglia durata oltre un anno e mezzo che ha visto da un lato CISL, UIL e UGL sottoscrivere con la Piaggio un accordo separato, e la FIOM contrastare i contenuti del documento sia per quanto riguarda la parte salariale sia per le modifiche sull'orario di lavoro.
"Abbiamo perso e firmeremo l'accordo anche se restano validi i motivi di contrasto all'intesa" ha affermato il segretario provinciale FIOM di Pisa, Marcello Franchi al termine dello spoglio delle schede. Maurizio Landini, segretario nazionale FIOM ha così commentato l'esito del voto: "Questa esperienza conferma l'importanza democratica del referendum, unico strumento capace di ricomporre diverse posizioni sindacali evitando accordi separati. Il risultato, peraltro, indica che la maggioranza degli operai, ha bocciato l'accordo. Questo conferma che la posizione della FIOM era poggiata su validi motivi e che, pertanto, per evitare peggioramenti delle condizioni di lavoro, la FIOM, nella gestione dell'accordo, sosterrà le posizioni espresse nel corso della consultazione".
Sul fronte del SI è unanime il coro di soddisfazione. Maurizio Iacoponi, segretario provinciale UGL Metalmeccanici dichiara: "I lavoratori hanno premiato le organizzazioni che si sono spese per l'occupazione e la salvaguardia salariale".
"I sindacati in questa vicenda si sono fatti del male - sostiene il segretario provinciale UILM Marcello Casati - speriamo ci serva di lezione". Gli fa eco Eros Panicali, segretario nazionale della UILM "Il risultato del referendum alla Piaggio è un grande risultato per i lavoratori, per il sindacato e per l'azienda motoristica. E' stata premiata la linea della UILM e della FIM-CISL, che chiedevano l'intesa. Si è dimostrata la responsabilità dei lavoratori anche in un momento di difficoltà".
Il segretario provinciale FIM Angelo Mangino incalza: "I lavoratori hanno scelto la concretezza dei contenuti dell'accordo", mentre Bruno Vitali, segretario nazionale FIM-CISL, dice: "In un momento difficile come quello attuale le maestranze della Piaggio hanno privilegiato la "realpolitik" di un accordo sindacale che stabilizza circa 900 precari, introduce la sanità integrativa a supporto dei salari, interviene sull'organizzazione del lavoro nei reparti e consente un prezioso incremento delle buste paga in tempi di crisi".

Leggi anche:

- Tensione e rabbia alla Piaggio

- Piaggio: interrotte le votazioni per il referendum

- Si vota alla Piaggio

- Colaninno-CGIL: scontro sulla Piaggio

- Sciopero alla Piaggio

- Piaggio: Firmato accordo per integrativo, No della Fiom


fonte: http://www.pisanotizie.it

Piaggio: Epifani, serve più coraggio nella democrazia

La Cgil e la Fiom devono “riflettere sul voto dei precari favorevole all'accordo”.
A dirlo è il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, commentando l’approvazione, attraverso il referendum tra i lavoratori, dell'intesa integrativa alla Piaggio (che non era stata sottoscritta dalla Fiom).

“Dal punto di vista democratico - ha rilevato Epifani - significa che quando hai opinioni diverse il voto dei lavoratori è l'unico che può dirimere per evitare che le cristallizzazioni continuino. Per questo avevamo chiesto anche il voto sulla riforma degli assetti contrattuali. Il caso della Piaggio conferma che bisogna avere più coraggio nella democrazia”.

fonte:http://www.rassegna.it/

Comunicato sindacale RSU-Fiom Ferrari auto

La RSU-Fiom Ferrari auto esprime totale solidarietà ai lavoratori della "Eurallumina" nello stabilimento di Portovesme nel Sulcis, per la drammatica situazione che colpisce un territorio già debilitato da una situazione economica e sociale insostenibile

RSU FIOM Ferrari auto
Maranello


fonte:
http://formicheoperaie.blogspot.com

“Il voto dei lavoratori rende valido l’accordo e noi lo firmeremo."

Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom-Cgil responsabile per il settore delle due ruote, ha rilasciato in serata la seguente dichiarazione.

“L’esito del referendum svoltosi a Pontedera indica che la maggioranza dei dipendenti della Piaggio ha approvato l’ipotesi di accordo aziendale. Questo esito rende quindi valido tale accordo. La Fiom ne prende atto e procederà, come si era impegnata, a firmarlo.”
“Questa esperienza conferma l’importanza democratica del referendum, unico strumento capace di ricomporre posizioni sindacali tra loro diverse, evitando accordi separati.”
“Il risultato, peraltro, indica che la maggioranza degli oltre 2.000 operai che hanno partecipato al voto ha bocciato l’accordo. Questo conferma che la posizione della Fiom era poggiata su validi motivi. Pertanto, per evitare peggioramenti delle condizioni di lavoro, la Fiom, nella gestione dell’accordo, sosterrà le posizioni espresse nel corso della consultazione.”
A spoglio non ancora concluso, si apprende che al voto hanno partecipato oltre 2.000 operai e oltre 600 impiegati, pari a oltre 2.600 dipendenti su un totale di 2.940 aventi diritto. Con una partecipazione di oltre il 90%.

“Riteniamo vincolante l’esito del referendum. Auspichiamo che questo metodo democratico impegni tutte le organizzazioni sindacali a tutti i livelli”

Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“La Fiom prende atto del voto espresso dalle lavoratrici e dai lavoratori della Piaggio e, pur ribadendo le proprie posizioni, firmerà l’accordo per la semplice ragione che riteniamo vincolante l’esito del referendum. Auspichiamo anzi che questo metodo democratico impegni tutte le organizzazioni sindacali a livello aziendale, nazionale e confederale.”
“Le ragioni portate avanti dalla Fiom nel corso della vertenza per l’integrativo aziendale sono risultate maggioritarie nel voto espresso dagli operai, comprensivo dei lavoratori con contratto a termine, mentre sono risultate largamente minoritarie nel voto espresso dagli impiegati.”
“Ribadisco che la Fiom, anche per evitare peggioramenti delle condizioni di lavoro, sosterrà, nella gestione dell’accordo, le posizioni espresse nella consultazione.”

fonte: http://www.fiom.cgil.it/

giovedì 26 marzo 2009

Referendum approvato con una maggioranza del 57,5%





Meccaniche Vince Il No Di 59 Voti
3rm Vince Il Si Di 28 Voti
2r Vince Il Si Di 4 Voti

Operai Totale Vince Il No Di 27 Voti
Impiegati Vince Il Si Di 421 Voti

Favorevoli 1490
Contrari 1096
Vince Il Si Di 394 Voti

Si 57,5% No 42,5%

Piaggio/ Cisl: A Pontedera vince la realpolitik

L'accordo sottoscritto dalla maggioranza della RSU della Piaggio lo scorso 6 marzo è stato oggi definitivamente approvato dai lavoratori con una maggioranza del 58% (1490 sì e 1096 no). Molto alto - afferma la Cisl in una nota - il dato di affluenza al voto che ha visto partecipare oltre 2600 dipendenti su 2950 (89,6%). "In un momento difficile come quello attuale - sottolinea Bruno Vitali, segretario nazionale Fim-Cis - alle maestranze della Piaggio hanno privilegiato la "realpolitik" di un accordo sindacale che stabilizza circa 900 precari, introduce la sanità integrativa a supporto dei salari, interviene sull'organizzazione del lavoro nei reparti, consente un prezioso incremento delle buste paga in tempi di crisi". La Fim nazionale "si è impegnata a fondo per una conduzione unitaria della vertenza già all'atto della formulazione della piattaforma rivendicativa la scorsa estate. Ciò ha portato ad una mediazione delle richieste, tra le diverse organizzazioni sindacali, che si sono rivelate troppo alte e che hanno messo in stallo la vertenza dopo oltre nove mesi di trattative unitarie. La Fim nazionale - ha aggiunto Vitali - ha ritenuto comunque doveroso mantenere l'assetto unitario anche dopo la definitiva rottura del negoziato in sede nazionale, lasciando libertà alle RSU dello stabilimento di procedere secondo le loro valutazioni. Il negoziato è ora definitivamente concluso con l'espressione di voto degli iscritti ai sindacati e di tutti i lavoratori della Piaggio".


fonte:http://www.wallstreetitalia.com

Contro lo stravolgimento del testo unico


Volantino sul Testo Unico


fonte: http://www.fiom.cgil.it/

Le norme applicative dell’accordo separato che vogliono uccidere la libertà di contrattazione e il contratto nazionale

Pubblichiamo il testo integrale della proposta conclusiva presentata dalla Confindustria il 16 marzo a Cgil, Cisl e Uil con la quale si definiscono le norme applicative per l’accordo separato del 22 gennaio sulla riforma della contrattazione.
Tali norme aggravano e rendono ancora più vincolanti gli aspetti negativi di quell’accordo e cioè:
- la riduzione del salario del contratto nazionale;
- la centralizzazione confederale di tutta la contrattazione;
- le deroghe al contratto nazionale;
- la totale flessibilità del salario a livello aziendale;
- un sistema di conciliazione che limita profondamente le libertà di contrattazione nei luoghi di lavoro;
- la centralità degli Enti Bilaterali in sostituzione della contrattazione e della legge.
(scarica il documento)

fonte:http://www.rete28aprile.it

Tensione e rabbia alla Piaggio

Il Reportage di Pisanotizie sul referendum alla fabbrica di Pontedera: i sigilli rotti, le urne sostituite, la voce degli operai, le regole violate, il ruolo dell'azienda, le posizioni della FIOM e della FIM
Nel pomeriggio di ieri giunge il dato sull'affluenza ai seggi: ha votato il 59,4% sul totale degli aventi diritto, il che dà validità al referendum ed al suo esito. Le urne sono aperte anche oggi, chiuderanno nel pomeriggio alle 14,30 e a seguire ci sarà lo scrutinio.
Ma ieri alla Piaggio era percepibile un clima molto teso dopo l'episodio registrato nella giornata di martedì in cui una signora delle pulizie ha aperto la stanza dove erano contenute le schede rompendo i sigilli. A questo si aggiunge anche la decisione della commissione elettorale di sostituire una delle urne dopo che erano stati sollevati dei dubbi sulla sua possibile manomissione.
Abbiamo raccolto le opinioni di alcuni lavoratori durante la pausa pranzo per cercare di dare una risposta ai molti interrogativi che abbiamo posto nell'articolo di ieri su come sia possibile che avvengano simili episodi in occasione di un evento così importante come un referendum.
"C'è un climaccio - dice un operaio che lavora in catena dal 1994. Quanto è avvenuto non è una cosa chiara. La porta era chiusa a chiave, e la commissione aveva anche messo la chiave in una busta con tanto di firme. E poi? Ditemi a cosa servono tutte queste cose: quello che è successo è la dimostrazione che i seggi non vanno lasciati incustoditi. Qui alla Piaggio facciamo anche una figura ridicola: alle elezioni politiche in un giorno e mezzo votano 60 milioni di persone, qui per farne votare 3500 ci stanno 4 giorni. A mio giudizio andava azzerato tutto e si ripartiva di nuovo. Così a noi rimane il dubbio e c'è sempre polemica. Una cosa è certa, in 15 anni che sono alla Piaggio ho visto un continuo peggioramento delle modalità con cui si svolgono i referendum".
Un altro operaio, in Piaggio da 31 anni,
si pone questa domanda: "Non riesco a capire come mai nessuno abbia detto a questa signora che in quella stanza c'erano le schede. E' una cosa un pò anomala. Il problema è che in fabbrica c'è un clima di rassegnazione: o prendere o lasciare, per cui prendere qualcosa è meglio che niente. Ciò che a me fa più rabbia è che negli ultimi anni non si è mai provato ad ottenere qualcosa di più."
Massimo, operaio delle meccaniche, incalza: "Come al solito alla Piaggio non si riesce a fare un referendum con regole chiare e trasparenti. Non è la prima volta: qui da sempre non si rispetta nessun regolamento. Proseguire con il voto è fuori da ogni logica, occorreva azzerare tutto. E' impensabile che il voto duri 4 giorni, ci sono dei regolamenti che stabiliscono che le votazioni devono svolgersi per 36 ore consecutive. L'azienda ha delle responsabilità evidenti perché era affidata a lei la custodia delle schede".
Il problema tra i lavoratori iscritti alla FIOM è anche più profondo, e va oltre le modalità di voto e l'episodio di martedì: "non si doveva arrivare così al referendum - dice Angela - il referendum doveva essere l'ultimo atto dopo una serie di azioni di lotta. Queste sono le settimane di maggiore produzione in fabbrica: a ottobre e novembre quando la produzione era minore abbiamo fatto decine di mobilitazioni, ed ora invece che lo sciopero avrebbe delle conseguenze per l'azienda non si blocca nulla."
"Purtroppo oggi dove non vi è il sindacato non si riescono nemmeno a fare i referendum" - rileva Rossella - "ma dove vi è il sindacato e si potrebbero fare le lotte per difendere salario e diritti, si usa, invece, il referendum per evitare gli scioperi."
Claudio Bardi, delegato della Fiom, membro della commissione elettorale
e sostenitore del NO, ci spiega la sua posizione: "io sarei stato anche per azzerare tutto perché non va bene che accadono certe cose, ma non vi erano le condizioni. Troppe pressioni, condizionamenti e soprattutto possibili strumentalizzazioni, così ho preferito decidere di pronunciarmi a favore della prosecuzione delle votazioni. Qui ci sono tante cose strane. Io non penso che ad esempio per un referendum in cui c'è un SI ed un NO abbia molto senso fare una commissione elettorale composta sulla base dell'appartenenza alla sigla sindacale. La commissione oggi è fatta da 7 membri: 2 della Fiom, 2 della Fim, 2 della Uim ed uno della UGL, per cui il Si ed il NO non sono ugualmente rappresentati in commissione."
Domandiamo che cosa sia successo in merito all'urna del seggio numero 6: "Anche lì c'è stato un disguido, poi chiarito, sulla questione del sigillo. Abbiamo congelato quell'urna e ne abbiamo fatto una nuova: la 6 bis."
Abbiamo infine intervistato telefonicamente il segretario della Fim Angelo Mangino, sostenitore del SI, che ci dice: "La porta è stata aperta inavvertitamente, la cosa è stata immediatamente chiarita: le urne non sono state manomesse, nessuno le ha toccate e a giudizio di tutti il voto che era stato espresso è risultato valido, infatti questa mattina le votazioni sono riprese regolarmente. Sono cose che capitano, la vicenda è così banale che non credo che meriti tanta attenzione".

A quanto ci è stato riferito una delle urne, nello specifico l'urna numero 6, risulta al momento "congelata" poiché sarebbe risultata con i sigilli non conformi?

"La cosa non corrisponde al vero, tutta la commissione elettorale ha confermato che nessuna urna è stata toccata. C'è una dichiarazione della commissione elettorale appesa alle bacheche in cui vengono ricostruiti i fatti e in cui si dice che le urne non sono state toccate e tutto si è svolto regolarmente, ricostruzione che è stata sottoscritta da tutta la commissione. Vi è inoltre un'altra dichiarazione agli atti della commissione in cui in riferimento all'urna numero 6, sulla quale erano stati sollevati dei dubbi , la commissione elettorale riunita con le segreterie provinciali di fim uilm e fiom, afferma che l'urna numero 6 non risulta danneggiata né manomessa e che le schede contenute sono tutte schede regolari che contribuiranno insieme alle altre al risultato finale."

Oggi quindi le operazioni di voto sono continuate utilizzando la stessa urna numero 6?

"Sì, l'unica operazione che è stata fatta per eccesso di scrupolo è stata quella di togliere le schede contenute nell'urna e metterle in una busta conservata dal presidente della commissione in modo da tenerle separate da quelle che verranno dopo. Ma solo per una questione di zelo poiché le schede sono state dichiarate tutte valide".

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fonte: http://www.pisanotizie.it

mercoledì 25 marzo 2009

Piaggio: interrotte le votazioni per il referendum

Rotti i sigilli nella stanza con le urne. Una signora delle pulizie dichiara di avere aperto inavvertitamente la porta. Un'urna viene cambiata. Oggi e domani si riprende a votare

Giornata piena di polemiche ieri alla Piaggio. Da lunedì si sta svolgendo nella fabbrica di Pontedera il referendum sull'accordo integrativo siglato Cisl, Uil e Ugl, con la contrarietà della Fiom: un voto importante su cui si sono concentrate anche le attenzioni sindacali.Ieri mattina quando la commissione elettorale si è presentato davanti la stanza delle RSU nella quale erano conservato le urne, ha trovato i sigilli divelti. Da qui la decisione in un primo momento di sospendere le operazioni di voto in tutti gli 8 seggi per capire cosa fosse avvenuto, mentre si iniziava a discutere in fabbrica tra i lavoratori di un possibile sabotaggio.Poi la confessione di una signora delle pulizie, di essere stata lei ad aprire la porta, di non essere stata avvertita da nessuno e dichiarando di averla però subito richiusa riconsegnando le chiavi alla sorveglianza Piaggio.
Solo nel pomeriggio è giunta la decisione della commissione elettorale, che dopo essersi riunita con le segreterie provinciali, ha deciso di non annullare il referendum e di riprendere le operazioni di voto da oggi alle 11:00 fino alle 22.30, prolungandole fino a domani alle 14.30. La stessa commissione elettorale ha diffuso ieri in serata una nota nella quale ufficialmente ha reso pubblica questa scelta presa all'unanimità "anche dal presidente del seggio, confermando che nessuna urna è stata manomessa e che le operazioni di voto si sono svolte nella più assoluta correttezza e trasparenza".All'interno della stanza, dove erano stati rotti i sigilli, erano conservate le urne dei seggi e l'attenzione si è concentrata su quella del seggio 6, installato nell'officina 2R, poiché, secondo quanto fatto rilevare da un delegato della FIOM, sembra che anche sull'urna i sigilli fossero stati manomessi.In via precauzionale, non si capisce bene secondo quali procedure e criteri, l'urna (nella quale dovrebbero essere contenute intorno alle 150 schede) è stata sigillata e sarà esaminata al momento dello spoglio. Al seggio 6 le operazioni procederanno con una nuova urna.L'avvenimento non può che lasciare perplessi. L'espressione del voto da parte dei lavoratori per decidere di un accordo che tocca la materialità della propria vita è qualcosa di estremamente serio, un esercizio di democrazia da tutelare. Quanto avvenuto ieri alla Piaggio è molto grave e non crediamo che si possa parlare, come qualche giornalista ha fatto, "di un piccolo, familiare, umano, simpatico pasticcio".Non possiamo non porre a noi stessi, ai nostri lettori e a tutti i soggetti coinvolti alcune domande: com'è possibile che in una fabbrica come la Piaggio, durante una consultazione che coinvolgerà 3500 operai, avvengano simili episodi? Com'è possibile che la signora delle pulizie abbia aperto una porta sigillata e perchè? Com'è possibile non fosse stata avvertita? Com'è possibile che non si sia pensato a nessuna forma di vigilanza?Per tutta la giornata di ieri l'esercizio del voto è stato sospeso, la commissione elettorale ha trascorso ore e ore a decidere, e oggi riprenderanno le votazioni: tutto questo non avrà alcuna influenza sul voto? Congelare l'urna del seggio 6, esaminandola solo al momento dello spoglio, decidendo così di prenderne una nuova, è sintomo di trasparenza? Quand'è che in una qualsiasi votazione si cambiano le urne in corsa, tanto più dopo che i sigilli della stanza nella quale è contenuta sono stati rotti?Il rispetto delle garanzie nell'esercizio del voto è uno dei pilastri della democrazia, soprattutto in una fabbrica in cui i condizionamenti e le pressioni sono molto forti.Pochi giorni prima del voto, Colaninno è duramente intervenuto nella campagna referendaria: "Spero che il referendum che la prossima settimana verrà fatto per raccogliere la decisione di tutti i lavoratori della Piaggio sia a favore di questo contratto, perché alternative a questo contratto non ce ne sono: o è questo o non c'è altro contratto". Non è mancata l'immediata risposta della CGIL con Epifani in persona: " Colaninno non può dire che se non si accetta non ci sarà nessun contratto. Colannnino deve dire: rispetto il voto dei lavoratori".Occorre non solo rispettare la volontà dei lavoratori, ma metterli realmente in condizione di poter esercitare liberamente e con tutte le garanzie il loro diritto di voto. Quanto è avvenuto ieri corrisponde a queste necessità?

Francesco Auletta

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Piaggio: slitta la conclusione del referendum per il contratto integrativo

L'imprevisto è stato causato dall'apertura di una porta sigillata dove erano custodite le urne

Un imprevisto ha fatto slittare di un giorno la conclusione del referendum per il contratto integrativo alla Piaggio di Pontedera (Pisa), iniziato lunedì pomeriggio ma rinviato a causa dell'inavvertita apertura di una porta, che era stata sigillata, della stanza delle rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) dove erano custodite le urne.

Il fatto è avvenuto stamani e ha rischiato di far annullare la votazione della proposta di contratto integrativo firmata da Fim-Cisl, Uilm-Uil e Ugl, ma non dalla Fiom-Cgil. "Accertato che la porta è stata aperta inavvertitamente dalla signora delle pulizie - si spiega in una nota della commissione elettorale - e che è stata immediatamente rinchiusa, riconsegnando le chiavi alla sorveglianza Piaggio, si conferma che nessuna urna è stata manomessa e che le operazioni di voto si sono svolte nella più assoluta correttezza e trasparenza". Le operazioni di voto proseguiranno da domani, alle 11, e si concluderanno alle 14.30 del 26 marzo.

fonte: http://www.gonews.it/

Conto alla rovescia per il Testo Unico

Si avvicina il consiglio dei ministri che dovrebbe approvare il decreto correttivo. Molte le bozze in circolazione sulla rete. Interrogazione del Pd. Il pm Guariniello: "Non sia un'occasione per tornare indietro"

La parola chiave è “sanzioni”. E lo sappiamo tutti. Attorno alla riduzione delle sanzioni ruota la riscrittura del Testo unico sulla sicurezza che il consiglio dei ministri dovrebbe approvare il prossimo 27 marzo. Circolano in rete da diversi giorni numerose bozze non definitive del decreto correttivo approntato dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. L’agenzia Apcom ha reso pubblica una bozza – poi smentita dal ministro – che prevede “multe più leggere per le imprese, in alcuni casi più che dimezzate; eliminazione dell'ipotesi del solo arresto a favore di un sistema che privilegi l'applicazione di sanzioni, che prevedono l'alternativa tra arresto e ammenda; rimodulazione degli obblighi per il datore di lavoro; potenziamento del ruolo della bilateralità; introduzione di misure di semplificazione relative, per esempio, alle comunicazioni dell'Inail, modalità della formazione e utilizzo del libretto formativo del cittadino, e procedure e condizioni di operatività dello strumento della sospensione dell'attività imprenditoriale”.


Approfondisci:


  • Articolo 21: appello contro le modifiche, firma


fonte:http://www.rassegna.it

martedì 24 marzo 2009

Lapo Elkann ospite di Fabio Fazio a “Che tempo che fa”




"Alla Piaggio ero Lapo Rossi, operaio alla linea 2.[per 2 mesi] Un giorno ero in tribuna a vedere la Juve e mi hanno visto. Col caldo, a Pontedera, nei capannoni era faticoso.[30 gradi] Ho fatto sciopero contro mio cugino Giovannino: non volevo ottenere niente, però, seguivo la corrente. "


Lapo Elkann


Il Video Rai.TV - Che tempo che fa 2008-09 Lapo Elkan [Time 6.32]
Video correlato Lotte a 40 gradi

lunedì 23 marzo 2009

Piaggio, la Fiom invita a votare No




Lunedì 23 e martedì 24 marzo alla Piaggio si svolgerà il referendum sull'ipotesi di accordo aziendale sottoscritta da Fim e Uilm ma non dalla Fiom. Il segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini a nomem della sua organizzazione invita a votare "No".
«Infatti, l'aumento di 51 euro lordi annui per l'intero 2008 è un offesa alla dignità di chi lavora alla Piaggio», ha detto Rinaldini.
«Inoltre, la totale variabilità del premio di risultato non fornisce alcuna garanzia di erogazioni salariali reali di qui in avanti».
Rispetto all'orario di lavoro «il testo sancisce un peggioramento delle condizioni di utilizzo della banca delle ore nel caso dei sabati alternativi».
«Non sono le lavoratrici e i lavoratori della Piaggio quelli che devono pagare le avventure e gli affari di Colaninno in vicende tipo Alitalia», ha concluso Rinaldini.

[Articolo di Liberazione del 22 Marzo 2009]

fonte:http://www.liberazione.it/

Lavoro: il governo non manometta il testo unico sulla sicurezza




Quasi un anno fa, aderiste all'appello per il reintegro del macchinista Dante De Angelis, ma adesso c'è una battaglia più grossa da combattere, ed è quella per la difesa del Testo unico per la sicurezza sul lavoro, che rischia di essere smantellato da questo governo.Per favore, firmate l'appello di Articolo 21 in difesa del Testo Unico (Dlgs 81 del 9 Aprile 2008).Per farlo, cliccate sul link a fine email, e inserite nell'apposito modulo, nome, cognome, professione, email, e città.Per chi vuole inviare la sua adesione via fax, può farlo al seguente numero: 0763/340879 Inoltre, se vi va, inserite anche un commento in merito. Sono oltre 5000, tra mail, lettere e fax le persone che in pochissime ore hanno già aderito all’appello lanciato dall’associazione Articolo 21 e da Cesare Damiano contro qualsiasi ipotesi di manomettere il testo unico sulla sicurezza e di indebolire l’impegno contro quell’autentica strage che è rappresentata dalle morti sul lavoro.


Il governo ha annunciato, ma speriamo si tratti di un falso annuncio, che nel prossimo Consiglio dei Ministri intenderebbe manomettere il testo unico per la sicurezza sul lavoro approvato nel precedente governo e peraltro in larga parte ancora disatteso. Si parla insistentemente di un'ulteriore riduzione delle sanzioni e delle pene peraltro molto esigue che vengono in molti casi sostanzialmente aggirate per mancanza dei necessari controlli. Intenzioni che non ci piacciono affatto e che sono in assoluta sintonia con le posizioni piu volte espresse dalla parte più aggressiva della Confindustria. Qualche giorno fa il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ha fatto di questo tema un tratto distintivo del suo mandato aveva invitato tutti a non abbassare la guardia anche e soprattutto in questo periodo di grave crisi economica e sociale. I provvedimenti annunciati al di là delle giustificazioni fornite non vanno in questa direzione. Per queste ragioni Articolo21 ha deciso di lanciare una campagna e una raccolta di firme per chiedere al governo di non assumere questa decisione e di non portare questi provvedimenti al prossimo Consiglio dei Ministri.


  • Articolo 21: appello contro le modifiche, firma

Gli stipendi degli operai

Sono un operaio Piaggio dello stabilimento di Pontedera (30 anni di anzianità).
A dicembre il sig. Colaninno ha creato dei nuovi dirigenti, a gennaio ha diminuito la paga ai suoi dipendenti diminuendo il premio di risultato che era stato, guarda caso detassato dal Governo Berlusconi.
In un anno gli operai Piaggio rimetteranno diverse centinaia di euro, quando tutti dicono che molti operai non riescono ad arrivare a fine mese.

Un operaio della Piaggio per email
[Noi riteniamo che la partecipazione attiva dei lavoratori in tutte le fasi della vita sindacale sia la sola vera garanzia per la difesa e il miglioramento delle condizioni di lavoro e che per questo sia essenziale una chiara conoscenza della situazione sia della fabbrica che delle iniziative sindacali, locali e nazionali.Se vuoi scrivere degli argomenti e sei disposto a discuterli, invia un testo per email (ilmanifestino@gmail.com), anche breve ma argomentato, e lo pubblicheremo nella sezione la voce dell'officina. Grazie.]

domenica 22 marzo 2009

Otto seggi in fabbrica ecco dove saranno allestiti

L’appuntamento con l’urna alla Piaggio è per lunedì dalle ore 16,30. Una tre giorni elettorale incui i due fronti sindacali saranno impegnati a seguire l’andamento del voto. Sono circa 3.500 i lavoratori chiamati al voto nella tre giorni referendaria. Nel dettaglio lunedì si vota soolo nelpomeriggio fino alle 22,30. I seggi, otto in tutto, riapriranno martedì dalle 11 alle 22,30. Invece, mercoledì dalle 7,30 alle 14,30. A seguire nel pomeriggio di mercoledì lo scrutinio dei voti e la proclamazione del risultato. La mappa dei seggi è articolata in base al peso dei singoli reparti per numero di addetti. Tre quelli che saranno in funzione alle “Meccaniche”, due alla “2R” e altrettanti per gli impiegati, uno alla “3R”.

[Articolo del Tirreno del 21 Marzo 2009]

fonte: http://iltirreno.repubblica.it/

Ulim chiama alle urne i precari

Il conto alla rovescia. Tra due giorni aprono le urne e saranno i lavoratori Piaggio a prendere la parola. Una tappa che è destinata a segnare, nel bene o nel male, un punto di svolta sulla questione del contratto integrativo aziendale ma anche negli equilibri sindacali. Chiuso il giro delle assemblee a riaprire idealmente la partita del confronto è il segretario provinciale della Uilm Marcello Casati. «Domani (oggi per chi legge) sentirò i colleghi delle altre organizzazioni sindacali perché l’accordo sull’integrativo non riguarda solo chi oggi lavora in Piaggio ma anche tutta quella parte di precariato che rappresenta il bacino a cui il documento fa riferimento per la stabilizzazione nei prossimi anni -afferma Casati - In tutto sono 350 e ad oggi un’ottantina sono stati inseriti attraverso agenzie di lavoro interinale. La norma è chiara e dice che non hanno diritto al voto. E anche se riusciremo ad allestire un seggio a loro dedicato comunque non inciderebbe sull’esito finale dello scrutinio. Eppure, tra queste persone ci sono operai che lavorano per Piaggio da quattro o cinque anni. L’obiettivo non è di cambiare il risultato elettorale ma di evidenziare la portata di quest’accordo che riguarda anche loro». Sulla questione dell’accordo Fiom sottolinea la necessità di “un no responsabile per riaprire la trattativa sul salario e l’orario”. E aggiunge Marcello Franchi, segretario provinciale Fiom: «Ci rivolgiamo anche ai dipendenti che, assunti con part time verticale e con contratto a termine, sono rientrati al lavoro in questi giorni. Il percorso di stabilizzazione e il diritto di procedura nell’assumere in base all’anzianità lavorativa sono conquiste importanti ottenute, anche, con il contributo determinante di tutta la delegazione della Fiom da non mettere in discussione». Difficile fare proiezioni sull’esito delle urne. Il fronte del “sì”, Uilm, Fim e Ugl che hanno sottoscritto l’ipotesi d’accordo lo scorso 6 marzo, sulla carta può contare sul 51,43% dei voti, stando all’esito delle ultime elezioni delle rappresentanze sindacali. Nel 2007, infatti, Uilm raccolse 465 voti, 339 la Fiom e 135 l’Ugl. Sul fronte opposto c’è il principale sindacato, la Fiom: forte di 868 voti, pari al 48,57%. Ma i numeri in questa vicenda non lasciano dormire sonni tranquilli a nessuno. Non solo perché la geografia del 2007 disegnava una “Piaggio” divisa in due metà. Oggi, lo scenario di crisi consiglia di leggere quei numeri con la lente della prudenza.

Manolo Morandini


[Articolo del Tirreno del 21 Marzo 2009]

fonte: http://iltirreno.repubblica.it/

«Abbiamo paura, diventerà un museo»

Annuncio choc, i dipendenti dello storico marchio vivono momenti di apprensione

«BISOGNEREBBE essere orgogliosi di questo marchio, i miei amici arrivano in Italia e mi dicono che è un grande onore lavorare in un’azienda così famosa, invece qui non interessa, l’hanno comprata e ora vogliono chiuderla», nelle parole di Cristopher Kusimerzk, operaio polacco impiegato nel settore sviluppo e collaudo, sono perfettamente sintetizzati i pensieri di tutti. «Lavoro qui da dieci anni - spiega Kusimerzk - e non c’è stato un giorno di tranquillità, sempre con i timori di chiusura sempre a dover far sciopero. Qui non si lavora solo per lo stipendio, si lavora per tenere alto un nome famoso in tutto il mondo che rappresenta l’Italia. Invece chi ha comprato questo marchio mette a rischio questo nome facendo fare i pezzi in Cina per le moto. Si lavora in condizioni assurde quando invece si potrebbe fare tutto il prodotto qui tenendo alto il nome dell’Italia e garantendo il lavoro agli operai».
IL MALESSERE diffuso tra i lavoratori è tanto fuori dalla fabbrica di Mandello in occasione dell’ora di protesta fatta contro la ventilata decisione della Piaggio, proprietaria di Guzzi, di trasferire anche la produzione se non aumenteranno le vendite. «C’è paura - afferma Giuseppe Francioso delle Rsu - perché non si sa dove si andrà a finire. Dopo i primi lavori di ristrutturazione della fabbrica c’era un clima positivo, speravamo che ci fosse una reale intenzione di andare avanti, invece è arrivata questa botta. Chiudere la Guzzi significa lasciare a casa ancora tanti lavoratori per non parlare dell’indotto con le aziende del territorio e il turismo che questo marchio è capace di attrarre».
LE CRITICHE dei lavoratori sono rivolte soprattutto alla dirigenza di Piaggio che non avrebbe saputo strutturare l’attività e Manuel Belingheri delle Rsu afferma: «Come al solito le decisioni sono prese da qualcuno che non ci fa avere, come lavoratori, una parte attiva nella situazione poi però le conseguenze di scelte sbagliate ricadono su di noi.
Hanno tagliato già tantissimo il personale per ridurre i costi, ora, in piena crisi, parlano di vendere migliaia di moto in più altrimenti si chiude perché ci sono troppi costi. Allora il problema non siamo noi lavoratori ma le scelte aziendali errate».
Il malessere è diffuso tra i lavoratori come spiega Silvana D’Elia: «Ho un contratto part-time verticale, quindi lavoro solo sette mesi all’anno, ora anche questi pochi mesi di lavoro sono a rischio.
Per tre anni ho lavorato qui con contratti per un’agenzia, poi per la Guzzi e poi ancora per l’agenzia.
ALLA FINE il tempo indeterminato è arrivato solo con il part time e adesso chissà se riusciremo a fare anche questi pochi mesi». L’analisi della situazione è pessima secondo i lavoratori e Diego Manzoni delle Rsu ricorda che «meno di due mesi fa Roberto Colaninno garantiva che la ristrutturazione sarebbe andata avanti. Ora si cambia rotta e si chiede di produrre e soprattutto di vendere 5mila moto in più all’anno altrimenti entro un paio di mesi, se le cose non andranno meglio, si valuterà di chiudere. Sono cose che fanno riflettere perché manca ogni minima strategia aziendale o non interessa nulla di produrre a Mandello, si vuole solo sfruttare il marchio, lasciare qui un negozio, un museo e fare tutto il resto altrove, il tutto senza rendersi conto che il legame con Mandello per i guzzisti vuol dire molto». Da nove anni Valeria Viglienghi lavora in Guzzi e parla di «situazione pessima perché decidere del nostro futuro in due mesi significa che hanno già deciso, e ci stanno solo spingendo a lasciare il lavoro. Aspettiamo con speranza perchè trovare un altro impiego ora è molto difficile. Se portano via da Mandello l’azienda non ci sono possibilità per nessuno di trasferirsi a centinaia di chilometri per poter lavorare».

Stefano Cassinelli

fonte:http://ilgiorno.ilsole24ore.com

sabato 21 marzo 2009

Pronte le modifiche al Testo Unico

Secondo un’anticipazione dell’agenzia Apcom è pronto il decreto correttivo al Testo unico in materia di sicurezza e salute sul lavoro, e il prossimo Cdm l’approverà. Ma il ministro Sacconi smentisce l’agenzia: “Non esiste un testo definito”

Secondo quanto riporta l’agenzia l’Apcom, è pronto un decreto correttivo al Testo unico in materia di sicurezza e salute sul lavoro, elaborato dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi e che il governo approverà nel prossimo consiglio dei ministri. Il ministro però smentisce la notizia e nega che sia già pronto alcun provvedimento.
Secondo quanto riporta l’Apcom, il testo del ministero dovrebbe prevedere “multe più leggere per le imprese, in alcuni casi più che dimezzate; eliminazione dell'ipotesi del solo arresto a favore di un sistema che privilegi l'applicazione di sanzioni, che prevedono l'alternativa tra arresto e ammenda; rimodulazione degli obblighi per il datore di lavoro; potenziamento del ruolo della bilateralità; introduzione di misure di semplificazione relative, per esempio, alle comunicazioni dell'Inail, modalità della formazione e utilizzo del libretto formativo del cittadino, e procedure e condizioni di operatività dello strumento della sospensione dell'attività imprenditoriale”. Si tratterebbe di disposizioni "integrative e correttive" alla legge numero 123 del 3 agosto e di provvedimenti di attuazione del decreto legislativo numero 81 del 9 aprile 2008, ossia il precedente testo unico approvato dal governo Prodi.

Il ministero però smentisce: 'In relazione a notizie di agenzia – si legge in una nota del dicastero - relative a bozze sulle correzioni al Testo unico sulla sicurezza sul lavoro, il Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali precisa che non esiste un testo definito di decreto delegato correttivo, essendo ancora in corso l'attivita' di redazione del testo stesso'. 'Alcune indiscrezioni – prosegue la nota - riportate dalle agenzie sono gia' superate da successive elaborazioni, ancorche' non definitive”.
Le intenzioni del governo di ammorbidire la parte sanzionatoria della nuova normativa approvata dal centrosinistra erano ampiamente note da tempo. Prima della fine del 2008 il governo aveva chiesto alle parti sociali un avviso comune condiviso in base al quale procedere per delle integrazioni e modifiche alle norme. Vista la contrarietà della Cgil a stravolgere il T.U., l’esecutivo ha deciso di procedere autonomamente senza il consenso di tutte le parti sociali, ma con l’appoggio della Confindustria che sin dall’inizio si è opposta alle sanzioni.
'Aspettiamo di vedere la versione definitiva del decreto correttivo (…) per dare un giudizio circostanziato'. Ma le scelte compiute dall'esecutivo in questi mesi su questa materia 'non ci lasciano per niente tranquilli'. Lo afferma il responsabile del Lavoro del Pd, Cesare Damiano. Nessuno si oppone a correzioni 'la' dove il testo presenta inesattezze o necessita' di chiarimenti', spiega Damiano. 'Ma sarebbe inaccettabile uno stravolgimento dell'impianto normativo”.

Articolo 21: appello contro le modifiche, firma

fonte:http://www.rassegna.it/

Commenti

Si comunica che il Manifestino non pubblica ne' insulti ne' affermazioni non motivate .Se vuoi scrivere degli argomenti e sei disposto a discuterli, invia un testo, anche breve ma argomentato, e lo pubblicheremo.Grazie

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