Oltre tre milioni di cittadini hanno votato per esprimersi sull’accordo firmato da Cisl e Uil con Confindustria sulla riforma del modello contrattuale. Oltre il 96 per cento si è epresso contro.
Il numero di partecipanti al referendum è molto alto, se si tiene conto che rappresentano più del 70 per cento di chi votò nel 2007 alla consultazione promossa da Cgil, Cisl e Uil in occasione della firma del ‘Protocollo welfare’ con il governo Prodi.
Nel gennaio scorso la Cgil chiese agli altri due sindacati di consultare tutti insieme i lavoratori per sapere se condividevano l’accordo.Angeletti e Bonanni non accettarono e così Epifani decise di andare avanti in solitudine.
Nel commentare la scelta la Cgil ha scritto: “La democrazia deve sempre sposarsi con la trasparenza, le regole adottate per gestire il voto in questa occasione sono state le stesse condivise con Cisl e Uil nel 2007. Inoltre, grazie alla rigorosa tenuta dei seggi, abbiamo respinto tentativi di inquinare il voto. Hanno partecipato alla consultazione 3.643.836 persone”. L’organizzazione sindacale poi ha aggiunto: “Per rendere ancora più evidente il grande significato democratico che condensa questo risultato basti pensare che nel 2007 votarono 5.128.507 lavoratori e pensionati, pari al 42,41 per cento della rappresentatività di Cgil, Cisl e Uil che era di 12.092.687 tra iscritte e iscritti.
Se applicassimo lo stesso rapporto percentuale con gli iscritti alla Cgil, per reggere il confronto con il 2007, avrebbero dovuto votare 2.174.999 persone. Invece i 3.643.836 votanti nel 2009 rappresentano, rispetto ai 5.734.855 iscritti alla Cgil al 31 dicembre 2008, il 63,54 per cento”.
Insomma, un risultato che non solo coinvolge milioni di cittadini-lavoratori, ma anche assume un rilievo politico di grande importanza.
Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani ha dichiarato: “Sono dati assolutamente straordinari: noi avevamo pensato che arrivare a 2,8-2,9 milioni di votanti sarebbe stato un risultato clamoroso, ma l’esito del voto è andato oltre ogni previsione. Ha partecipato molta più gente di quella che è iscritta alla Cgil. È un dato che ha un peso politico alto”.
La reazione della Cisl è stata scomposta. Il segretario, Raffaele Bonanni, ha dichiarato: “Ci meraviglia che una organizzazione come la Cgil possa ricorrere ad una panzana così clamorosa solo per fare propaganda alla vigilia di una propria manifestazione. Ma in questo modo si mina la credibilità dell’intero sindacato confederale”
Definire l’esercizio della democrazia una “panzana” è songolare, ma Bonanni ha spiegato: “Non vogliamo davvero credere che tutta la dirigenza della Cgil abbia oggi questa opinione. Come si fa infatti a ritenere un vero referendum, una consultazione indetta “solo” da una organizzazione e con dei quesiti posti da un “solo” sindacato? Questi sono metodi che esistono laddove non c’è democrazia. Dovrebbero avere maggiore pudore e cautela prima di sciorinare numeri e tirare conclusioni politiche. E’ l’immagine di una Italia che non esiste più da tempo. La Cgil dovrebbe avere più umiltà e rassegnarsi all’evidenza dei fatti: in Italia esiste il pluralismo sindacale che al proprio interno esprime una maggioranza larga di consenso certificato come l’ultimo caso della Piaggio ha dimostrato qualche giorno fa. Forse è proprio per coprire la debàcle nei posti di lavoro che si fa ricorso alla demagogia e al populismo. Per quanto ci riguarda, la Cgil farebbe bene a tornare presto nell’alveo unitario, confrontandosi con le altre organizzazioni e con le proprie controparti come fa un sindacato evoluto ed occidentale. Questo sarebbe un fatto utile per gli italiani e per i lavoratori tutti”.
Le parole del segretario della Cisl sono il segnale del deterioramento del quadro unitario del sindacalismo italiano, ma ancor di più mostrano quanto la posizione della Cisl assuma sempre di più il linguaggio e le forme espressive del centro-destra. Il pensiero di milioni di lavoratori per Bonanni è ininfluente, anzi è considerato superfluo.
Il riferimento al ‘caso’ Piaggio è indicativo. Nella fabbrica di Pontedera i 2600 dipendenti hanno accettato un accordo che vedeva la Cgil contraria. Solo che sul voto c’è da sottolineare un fatto. Il referendum ha visto prevalere le tesi di Cisl e Uil grazie al voto degli impiegati, che però non erano coinvolti direttamente nella vicenda a differenza degli operai. Inoltre, tra il personale sono ben 600 i contratti a termine, condizione che non permette di sottrarsi alle pressioni della dirigenza aziendale. Gli impiegati della Piaggio, in preparazione del referendum, hanno fatto assemblee separate con il capo del personale e sono circa 870. Il risultato finale è stato 1490 si e 1096 no. Questi elementi non sminuiscono il valore della consultazione, ma spiegano anche angoli meno visibili dell’esito.
Intanto la Cgil prepara la manifestazione nazionale di sabato 4 aprile a Roma, dal titolo ‘Futuro si, indietro no, contro le politiche messe in campo dal governo per affrontare la crisi”. I numeri dell’iniziativa sono imponenti: “Quaranta treni speciali, due navi, 4.800 pullman, oltre un milione e 400 mila volantini, nove gazebo permanenti, insieme a decine di punti di discussione e informazione”.
Saranno cinque i cortei organizzati nella capitale, che confluiranno al Circo Massimo e partiranno rispettivamente da Piazzale dei Partigiani, Piazza Ragusa, Piazza della Repubblica, Piazzale delle Crociate alla Stazione Tiburtina e Piazza dei Navigatori.
Saranno, inoltre, circa 4mila le persone che gestiranno l’accoglienza. L’intervento conclusivo del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sarà preceduto da cinque interventi, che daranno la parola ad un operaio di Pomigliano d’Arco, a una pensionata di Roma, ad una giovane precaria della Lombardia, ad un immigrato senegalese e ad un medico, “figura professionale cui non viene chiesto di curare, ma di verificare il rapporto con lo Stato di clandestini e non” ha sottolineato il segretario confederale Panini.
In un momento molto delicato per la democrazia del Paese la Cgil sembra sempre più surrogare l’assenza dei partiti di opposizione al centro-destra, mostrando dei contorni non del tutto circoscrivibili a quelli abituali per una organizzazione sindacale. Ma anche questo è il segno della crisi della sinistra politica italiana.
fonte:http://www.inviatospeciale.com
Il numero di partecipanti al referendum è molto alto, se si tiene conto che rappresentano più del 70 per cento di chi votò nel 2007 alla consultazione promossa da Cgil, Cisl e Uil in occasione della firma del ‘Protocollo welfare’ con il governo Prodi.
Nel gennaio scorso la Cgil chiese agli altri due sindacati di consultare tutti insieme i lavoratori per sapere se condividevano l’accordo.Angeletti e Bonanni non accettarono e così Epifani decise di andare avanti in solitudine.
Nel commentare la scelta la Cgil ha scritto: “La democrazia deve sempre sposarsi con la trasparenza, le regole adottate per gestire il voto in questa occasione sono state le stesse condivise con Cisl e Uil nel 2007. Inoltre, grazie alla rigorosa tenuta dei seggi, abbiamo respinto tentativi di inquinare il voto. Hanno partecipato alla consultazione 3.643.836 persone”. L’organizzazione sindacale poi ha aggiunto: “Per rendere ancora più evidente il grande significato democratico che condensa questo risultato basti pensare che nel 2007 votarono 5.128.507 lavoratori e pensionati, pari al 42,41 per cento della rappresentatività di Cgil, Cisl e Uil che era di 12.092.687 tra iscritte e iscritti.
Se applicassimo lo stesso rapporto percentuale con gli iscritti alla Cgil, per reggere il confronto con il 2007, avrebbero dovuto votare 2.174.999 persone. Invece i 3.643.836 votanti nel 2009 rappresentano, rispetto ai 5.734.855 iscritti alla Cgil al 31 dicembre 2008, il 63,54 per cento”.
Insomma, un risultato che non solo coinvolge milioni di cittadini-lavoratori, ma anche assume un rilievo politico di grande importanza.
Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani ha dichiarato: “Sono dati assolutamente straordinari: noi avevamo pensato che arrivare a 2,8-2,9 milioni di votanti sarebbe stato un risultato clamoroso, ma l’esito del voto è andato oltre ogni previsione. Ha partecipato molta più gente di quella che è iscritta alla Cgil. È un dato che ha un peso politico alto”.
La reazione della Cisl è stata scomposta. Il segretario, Raffaele Bonanni, ha dichiarato: “Ci meraviglia che una organizzazione come la Cgil possa ricorrere ad una panzana così clamorosa solo per fare propaganda alla vigilia di una propria manifestazione. Ma in questo modo si mina la credibilità dell’intero sindacato confederale”
Definire l’esercizio della democrazia una “panzana” è songolare, ma Bonanni ha spiegato: “Non vogliamo davvero credere che tutta la dirigenza della Cgil abbia oggi questa opinione. Come si fa infatti a ritenere un vero referendum, una consultazione indetta “solo” da una organizzazione e con dei quesiti posti da un “solo” sindacato? Questi sono metodi che esistono laddove non c’è democrazia. Dovrebbero avere maggiore pudore e cautela prima di sciorinare numeri e tirare conclusioni politiche. E’ l’immagine di una Italia che non esiste più da tempo. La Cgil dovrebbe avere più umiltà e rassegnarsi all’evidenza dei fatti: in Italia esiste il pluralismo sindacale che al proprio interno esprime una maggioranza larga di consenso certificato come l’ultimo caso della Piaggio ha dimostrato qualche giorno fa. Forse è proprio per coprire la debàcle nei posti di lavoro che si fa ricorso alla demagogia e al populismo. Per quanto ci riguarda, la Cgil farebbe bene a tornare presto nell’alveo unitario, confrontandosi con le altre organizzazioni e con le proprie controparti come fa un sindacato evoluto ed occidentale. Questo sarebbe un fatto utile per gli italiani e per i lavoratori tutti”.
Le parole del segretario della Cisl sono il segnale del deterioramento del quadro unitario del sindacalismo italiano, ma ancor di più mostrano quanto la posizione della Cisl assuma sempre di più il linguaggio e le forme espressive del centro-destra. Il pensiero di milioni di lavoratori per Bonanni è ininfluente, anzi è considerato superfluo.
Il riferimento al ‘caso’ Piaggio è indicativo. Nella fabbrica di Pontedera i 2600 dipendenti hanno accettato un accordo che vedeva la Cgil contraria. Solo che sul voto c’è da sottolineare un fatto. Il referendum ha visto prevalere le tesi di Cisl e Uil grazie al voto degli impiegati, che però non erano coinvolti direttamente nella vicenda a differenza degli operai. Inoltre, tra il personale sono ben 600 i contratti a termine, condizione che non permette di sottrarsi alle pressioni della dirigenza aziendale. Gli impiegati della Piaggio, in preparazione del referendum, hanno fatto assemblee separate con il capo del personale e sono circa 870. Il risultato finale è stato 1490 si e 1096 no. Questi elementi non sminuiscono il valore della consultazione, ma spiegano anche angoli meno visibili dell’esito.
Intanto la Cgil prepara la manifestazione nazionale di sabato 4 aprile a Roma, dal titolo ‘Futuro si, indietro no, contro le politiche messe in campo dal governo per affrontare la crisi”. I numeri dell’iniziativa sono imponenti: “Quaranta treni speciali, due navi, 4.800 pullman, oltre un milione e 400 mila volantini, nove gazebo permanenti, insieme a decine di punti di discussione e informazione”.
Saranno cinque i cortei organizzati nella capitale, che confluiranno al Circo Massimo e partiranno rispettivamente da Piazzale dei Partigiani, Piazza Ragusa, Piazza della Repubblica, Piazzale delle Crociate alla Stazione Tiburtina e Piazza dei Navigatori.
Saranno, inoltre, circa 4mila le persone che gestiranno l’accoglienza. L’intervento conclusivo del segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sarà preceduto da cinque interventi, che daranno la parola ad un operaio di Pomigliano d’Arco, a una pensionata di Roma, ad una giovane precaria della Lombardia, ad un immigrato senegalese e ad un medico, “figura professionale cui non viene chiesto di curare, ma di verificare il rapporto con lo Stato di clandestini e non” ha sottolineato il segretario confederale Panini.
In un momento molto delicato per la democrazia del Paese la Cgil sembra sempre più surrogare l’assenza dei partiti di opposizione al centro-destra, mostrando dei contorni non del tutto circoscrivibili a quelli abituali per una organizzazione sindacale. Ma anche questo è il segno della crisi della sinistra politica italiana.
fonte:http://www.inviatospeciale.com
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