«Abbiamo paura, diventerà un museo»

Annuncio choc, i dipendenti dello storico marchio vivono momenti di apprensione

«BISOGNEREBBE essere orgogliosi di questo marchio, i miei amici arrivano in Italia e mi dicono che è un grande onore lavorare in un’azienda così famosa, invece qui non interessa, l’hanno comprata e ora vogliono chiuderla», nelle parole di Cristopher Kusimerzk, operaio polacco impiegato nel settore sviluppo e collaudo, sono perfettamente sintetizzati i pensieri di tutti. «Lavoro qui da dieci anni - spiega Kusimerzk - e non c’è stato un giorno di tranquillità, sempre con i timori di chiusura sempre a dover far sciopero. Qui non si lavora solo per lo stipendio, si lavora per tenere alto un nome famoso in tutto il mondo che rappresenta l’Italia. Invece chi ha comprato questo marchio mette a rischio questo nome facendo fare i pezzi in Cina per le moto. Si lavora in condizioni assurde quando invece si potrebbe fare tutto il prodotto qui tenendo alto il nome dell’Italia e garantendo il lavoro agli operai».
IL MALESSERE diffuso tra i lavoratori è tanto fuori dalla fabbrica di Mandello in occasione dell’ora di protesta fatta contro la ventilata decisione della Piaggio, proprietaria di Guzzi, di trasferire anche la produzione se non aumenteranno le vendite. «C’è paura - afferma Giuseppe Francioso delle Rsu - perché non si sa dove si andrà a finire. Dopo i primi lavori di ristrutturazione della fabbrica c’era un clima positivo, speravamo che ci fosse una reale intenzione di andare avanti, invece è arrivata questa botta. Chiudere la Guzzi significa lasciare a casa ancora tanti lavoratori per non parlare dell’indotto con le aziende del territorio e il turismo che questo marchio è capace di attrarre».
LE CRITICHE dei lavoratori sono rivolte soprattutto alla dirigenza di Piaggio che non avrebbe saputo strutturare l’attività e Manuel Belingheri delle Rsu afferma: «Come al solito le decisioni sono prese da qualcuno che non ci fa avere, come lavoratori, una parte attiva nella situazione poi però le conseguenze di scelte sbagliate ricadono su di noi.
Hanno tagliato già tantissimo il personale per ridurre i costi, ora, in piena crisi, parlano di vendere migliaia di moto in più altrimenti si chiude perché ci sono troppi costi. Allora il problema non siamo noi lavoratori ma le scelte aziendali errate».
Il malessere è diffuso tra i lavoratori come spiega Silvana D’Elia: «Ho un contratto part-time verticale, quindi lavoro solo sette mesi all’anno, ora anche questi pochi mesi di lavoro sono a rischio.
Per tre anni ho lavorato qui con contratti per un’agenzia, poi per la Guzzi e poi ancora per l’agenzia.
ALLA FINE il tempo indeterminato è arrivato solo con il part time e adesso chissà se riusciremo a fare anche questi pochi mesi». L’analisi della situazione è pessima secondo i lavoratori e Diego Manzoni delle Rsu ricorda che «meno di due mesi fa Roberto Colaninno garantiva che la ristrutturazione sarebbe andata avanti. Ora si cambia rotta e si chiede di produrre e soprattutto di vendere 5mila moto in più all’anno altrimenti entro un paio di mesi, se le cose non andranno meglio, si valuterà di chiudere. Sono cose che fanno riflettere perché manca ogni minima strategia aziendale o non interessa nulla di produrre a Mandello, si vuole solo sfruttare il marchio, lasciare qui un negozio, un museo e fare tutto il resto altrove, il tutto senza rendersi conto che il legame con Mandello per i guzzisti vuol dire molto». Da nove anni Valeria Viglienghi lavora in Guzzi e parla di «situazione pessima perché decidere del nostro futuro in due mesi significa che hanno già deciso, e ci stanno solo spingendo a lasciare il lavoro. Aspettiamo con speranza perchè trovare un altro impiego ora è molto difficile. Se portano via da Mandello l’azienda non ci sono possibilità per nessuno di trasferirsi a centinaia di chilometri per poter lavorare».

Stefano Cassinelli

fonte:http://ilgiorno.ilsole24ore.com

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