domenica 28 febbraio 2010
Cessione Eutelia-Agile-Omega. Il tribunale di Roma condanna le società per condotta antisindacale
Il Tribunale di Roma (est. Buconi) con sentenza 14 gennaio 2010 ha dato ragione alle OO.SS. dichiarando l’antisindacalità della condotta delle due società in relazione alla mancata informativa circa le trattative in corso per l’acquisizione della totalità delle quote di Agile s.r.l. e circa il soggetto con cui erano state intavolate, alla non corretta informativa in ordine al numero dei lavoratori coinvolti nella cessione di ramo d’azienda e in ordine alla mancata partecipazione di Agile s.r.l. all’incontro del 28.5.2009.
L'aspetto più interessante della sentenza è senza dubbio l'importanza attribuita al collegamento tra la cessione di ramo d’azienda da Eutelia ad Agile e la successiva vendita di Agile da parte di Eutelia ad Omega s.p.a.
Il 19 e 20.5.2009 vengono inviate rispettivamente da Eutelia e Agile le informative alle OO. SS. circa la cessione del ramo d’azienda da parte di Eutelia (cedente) ad Agile (cessionario). Come evidenziato dalla sentenza del Tribunale, in tale comunicazione era genericamente menzionata la dismissione del ramo IT, mentre non vi era nessun riferimento alle trattative intercorrenti per il trasferimento delle quote di Agile ad Omega.
Dato che l’effettiva cessione delle quote ad Omega è avvenuta in data 15.6.2009, non è credibile - secondo il Tribunale - che all’epoca in cui è stata inoltrata l’informativa ai sindacati (fine maggio) le trattative non fossero già iniziate, come invece sostenuto da Omega e dalla società Agile.
Tale informazione era di oggettiva rilevanza per il sindacato, che avrebbe potuto giustamente informarsi sull’assetto del nuovo soggetto controllante e sulla sua solidità ed orientare conseguentemente la propria azione.
Sempre secondo il Tribunale, l’acquisto delle quote di Agile da parte di Omega avrebbe potuto determinare notevoli conseguenze giuridiche, economiche e sociali per i lavoratori, e come tale avrebbe dovuto costituire oggetto di informazione preventiva ai sensi dell’art. 47 della l. 428/90.
L’art. 47 della l. 428/90 qualifica espressamente come antisindacale quella condotta del datore di lavoro che consiste, per l'appunto, nel mancato rispetto degli obblighi di informazione e dell'esame congiunto richiesto dalle OO.SS., per cui il Tribunale ha giudicato fondato il ricorso dei sindacati ricorrenti ed ordinato alle società convenute la rimozione di tutti gli effetti della cessione del ramo d’azienda IT da Eutelia ad Agile avvenuta in data 15.6.2009.
La sentenza è importante e costituisce un precedente per porre un freno agli abusi nelle esternalizzazioni fittizie e di comodo. È ben evidente, infatti, che il trasferimento del ramo d’azienda in Agile si è rivelato un percorso intermedio e strumentale alla successiva vendita a Omega dell’attività. La strategia della doppia cessione ha consentito alle società di evitare di fornire al sindacato adeguate informazioni circa la stabilità economica e finanziaria della società Omega.
Decreto del Tribunale documento PDF
fonte:http://www.cgil.it
Grande sciopero generale in Grecia ,la classe operaia va alla riscossa
Ha mandato un messaggio di disobbedienza sociale al nemico di classe ed ai suoi rappresentanti politici. Questo è stato il modo di dimostrare che dopo attacchi ripetuti, conseguenza della crisi economica e della politica del governo, i lavoratori stanno uscendo dal loro stato di passività e passando al contrattacco.Secondo le cifre fornite dalla Gsee (la centrale sindacale greca, ndt) la partecipazione allo sciopero è stata alta in tutti i posti di lavoro.Ad esempio è stata del 100% nei cantieri navali “Scaramanga”, nelle raffinerie, sui traghetti e nei porti. Nell’edilizia, l’astensione dal lavoro è stata del 90%, mentre nell’azienda elettrica statale, in quella delle telecomunicazioni, nelle ferrovie e nelle poste si è attestata al 70%,così come nel complesso dell’industria. D’altra parte è stato calcolato che la partecipazione nelle piccole e medie aziende private la partecipazione è stata bassa, specialmente nel settore dei servizi e del commercio, settori dove la sindacalizzazione è molto bassa e la paura di essere licenziati è cresciuta moltissimo.
Ci sono stati cortei in settanta città e la maggior parte di essi sono stati molto grandi. Ancora una volta ad Atene ci sono stati due cortei separati,quello della Gsee e di Adedy (la centrale sindacale del settore privato, ndt) e il corteo del Pame, la frazione del Kke all’interno dei sindacati. I due cortei hanno visto la partecipazione di 50mila persone in totale, la maggior parte di esse nel corteo di Gsee e di Adedy (oltre 30 mila).Gli slogan più comuni erano: “la borghesia deve pagare per la crisi”, “niente più illusioni:o il capitale o i lavoratori”, “Pasok e Nuova Democrazia significano aumento dei prezzi, crisi economica e disoccupazione” , e così via.I comizi conclusivi sono stati tutti molto radicali e riflettevano l’ambiente di rabbia che sta crescendo tra le fila del movimento operaio. Il presidente della Gsee, Panagopoulos, ha parlato nel suo discorso di un grande sciopero politico ed ha sottolineato che “ i disoccupati, i pensionati e i lavoratori non devono e non si possono permettere di pagare la crisi”. Allo stesso tempo non ha espresso ancora una volta alcuna autocritica rispetto all’atteggiamento della maggioranza della Gsee nei tre mesi precedenti, quando ha partecipato con il governo al cosiddetto “dialogo sociale” seminando confusione e disillusione nel movimento operaio, fornendo inoltre al governo ed ai capitalisti il tempo necessario per lanciare il loro attacco a tutto campo. Non ha detto nulla nemmeno su come portare avanti la lotta per rispondere all’attacco di governo e padronato. La direzione del Pame ha sottolineato che i lavoratori non devono fare sacrifici per colpa dei detentori della ricchezza” ribadendo che “il Pame userà questo sciopero, imponente e riuscito, per rafforzare la sua azione cosicchè la lotta dei lavoratori diventi l’incubo permanente del governo e dei capitalisti, verso la prossima manifestazione dell’8 marzo.” In altre parole, la direzione del Pame non ha tratto alcuna lezione dal fallimento dei precedenti cortei separati e nemmeno dall’esperienza del corteo di ieri dove non è riuscita a portare in piazza un numero maggiore di persone rispetto al corteo di Gsee – Adedy, ma anche di guadagnarsi il sostegno attivo dei militanti del Kke e del Kne (la gioventù comunista). I dirigenti del Pame si rifiutano di applicare la tattica di Lenin del fronte unico, fatto che spiega perché, nonostante i lavoratori tornino a muoversi, il Pame rimanga ancora minoritario. Il fatto più importante da sottolineare è che ieri il primo passo importante è stato compiuto dal movimento operaio greco. La classe operaia ha dimostrato la propria voglia di lottare.la direzione del movimento operaio deve ora rispondere a questa disponibilità della base portando avanti la lotta, per mezzo della determinazione e dell’unità fino al momento in cui siano ritirati del tutto i provvedimenti reazionari del governo sulle pensioni, le tasse, i salari e i diritti sul posto di lavoro e si adotti una politica che garantisca i posti di lavoro i salari ed un tenore di vita decente per tutti i lavoratori.
La Redazione di "Marxistiki Foni" (Grecia)
Atene, 25 febbraio 2010
fonte:http://www.marxismo.net
sabato 27 febbraio 2010
Cala l’occupazione nelle grandi imprese
Nel 2009 l’occupazione nelle grandi imprese è diminuita dell’1,5% rispetto al 2008. Lo rileva oggi (26 febbraio) l’Istat, specificando che al netto della cassa integrazione l’occupazione è scesa del 3,7%, dato peggiore dal 2001. A dicembre l’occupazione è diminuita dello 0,2% rispetto a novembre e del 2,1% su dicembre 2008, al lordo della cig. La diminuzione nell’anno è stata particolarmente consistente per l’industria, con un -2,8% di occupazione al lordo della cig e un -8,1% al netto della cassa. Per le grandi imprese dei servizi si è registrato un calo dello 0,9% al lordo della cassa rispetto al 2008 e un -1,4% al netto della cassa. A dicembre sono state utilizzate nel complesso 39,5 ore a dicembre ogni mille lavorate (12,6 in più rispetto a dicembre 2008). L’utilizzo consistente ha riguardato le grandi imprese dell’industria con 106,9 ore ogni mille lavorate (27,1 in più rispetto al 2008) mentre i servizi si sono limitati a un utilizzo di 7,2 ore ogni mille lavorate (4,8 in più rispetto a dicembre 2008).
Capitolo retribuzioni, sempre considerando solo le grandi imprese: nella media del 2009 la paga lorda per ora lavorata ha registrato un incremento dell’1,7% rispetto alla media dell’anno precedente. A dicembre ha presentato un aumento congiunturale (al netto della stagionalità) dello 0,6%; nella media degli ultimi tre mesi (periodo ottobre-dicembre), invece, aumento dello 0,4% rispetto. Arrivano dall’Istat anche i dati aggiornati sui prezzi alla produzione dei prodotti industriali: a gennaio hanno registrato un aumento dello 0,6% rispetto al mese precedente, ma restano in calo dello 0,3% rispetto al mese di gennaio 2009. Nel confronto tra la media degli ultimi tre mesi, periodo novembre-gennaio, e quella dei tre mesi precedenti l’indice è aumentato dello 0,5%.
L’istituto nazionale di ricerca ha diffuso anche il resoconto delle ore di sciopero effettuate nelle grandi aziende: a dicembre sono state pari a 2,6 per mille ore lavorate, con una diminuzione di 0,9 ore rispetto allo stesso mese del 2008. Ma nel confronto tra la media del 2009 e il medesimo periodo dell’anno precedente si è registrato un incremento di 0,2 ore. Nel dettaglio, nelle imprese dell’industria le ore di sciopero a dicembre sono state pari a 3,9 per mille ore lavorate, con una diminuzione di 2,3 ore rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Nel confronto tra la media dei dodici mesi del 2009 e quella relativa al 2008 si registra una riduzione di 0,1 ore di sciopero per mille ore lavorate.
fonte:http://www.rassegna.it
Fiat: Fiom, nulla di fatto a tavolo su Fma Avellino
“L’azienda - aggiunge Masini - si è limitata a dichiarare che esporrà i propri progetti per ciò che riguarda la Fma quando, a fine aprile, presenterà il piano industriale relativo all’intero gruppo. Dal canto suo, il governo, nonostante le resistenze di Fiat, ha annunciato che, per quanto riguarda la Fma, riconvocherà le parti entro il mese di marzo. Lunedì 1 marzo, a Pratola Serra, terremo un’assemblea, fuori dallo stabilimento, assieme agli altri sindacati nazionali della categoria. Ciò allo scopo di decidere con i lavoratori come proseguire la mobilitazione, dato l’esito del tutto insoddisfacente dell’incontro odierno”.
fonte:http://www.rassegna.it
Asinara, prosegue occupazione “Isola cassintegrati”
Stamattina i segretari del comparto chimici di Cgil, Cisl e Uil li hanno raggiunti per portare la solidarietà del mondo sindacale e l’incoraggiamento dei loro colleghi che intanto continuano il presidio iniziato il 7 gennaio scorso sulla torre aragonese di Porto Torres. Nel parco, gli operai hanno trovato la solidarietà dei forestali e di alcuni pastori del inviati all’Asinara per catturare esemplari di capre selvatiche.
fonte:http://www.rassegna.it
venerdì 26 febbraio 2010
Congresso Cgil, alla mozione uno oltre l'80% dei voti
Il documento di Epifani ha ottenuto un milione 500 mila voti, pari all’82,93%. Alla mozione due 308 mila voti (17,07%). Oltre 60 mila assemblee. Finora sono stati presentati 94 ricorsi. Ghezzi: è possibile che minoranza non certifichi, ma non auspicabile
La mozione numero uno, “I diritti e il lavoro oltre la crisi”, primo firmatario Guglielmo Epifani, ha ottenuto un milione 500 mila 800 voti, pari all’82,93 per cento dei voti espressi. La mozione numero due, “La Cgil che vogliamo”, primo firmatario Domenico Moccia (ma sottoscritta anche da Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom e da Carlo Podda, segretario generale della Funzione pubblica), ha raccolto 308 mila 886 voti, pari al 17,07 per cento dei voti espressi. Questo il risultato in termini elettorali delle 62.049 assemblee di base che si sono svolte in tutta Italia fino al 20 febbraio, in vista del XVI Congresso nazionale della Cgil, che si svolgerà a Rimini dal 5 all’8 maggio prossimi. Lo ha reso noto Carlo Ghezzi, presidente della commissione nazionale di garanzia, nella conferenza stampa di venerdì 26 febbraio.
Nelle assemblee di base – ha spiegato Ghezzi – hanno espresso un voto valido 1.810.530 lavoratrici e lavoratori di cui 594.422 pensionate e pensionati su un totale di 5.634.657 iscritti alla Cgil alla data del 31 dicembre scorso.
Tra i lavoratori attivi – ha affermato il presidente della commissione di garanzia in una nota ufficiale – la Fiom riconferma con nettezza il tradizionale e storico primato della partecipazione più alta dei propri iscritti alle assemblee di base e al voto, mentre cresce la partecipazione degli iscritti al sindacato pensionati Spi rispetto ai precedenti congressi.
La prima mozione prevale in tutte le categorie nazionali, ad esclusione della Fiom (dove la mozione due ha ottenuto il 72,98 per cento dei voti, contro il 27,02 per cento del documento di Epifani); in tutte le Cgil regionali; in tutte le Camere del lavoro territoriali ad eccezione di quelle di Brescia e Reggio Emilia. Nella Funzione pubblica la mozione uno ha ottenuto il 55 per cento contro il 44,94 per cento. Nella Fisac (bancari) il documento sottoscritto da Epifani ha ottenuto il 64,29 per cento contro 35,71 per cento andato alla “Cgil che vogliamo”.
I risultati sono pervenuti alla commissione nazionale in 122 verbali compilati dalle commissioni territoriali di garanzia e tutto il materiale, dopo il primo assemblaggio tecnico dei dati, sarà sottoposto – ha precisato Ghezzi - ad un meticoloso controllo di tutte le documentazioni ricevute al fine di poter attivare e completare ogni verifica necessaria per offrire alla Commissione nazionale gli elementi utili per procedere alla certificazione dei dati complessivi e conclusivi del Congresso.
Finora sono stati presentati 94 ricorsi sulle oltre sessantamila assemblee di base.
Subito dopo la conclusione delle assemblee di base il 20 febbraio, sono cominciati i congressi delle Camere del lavoro e delle categorie territoriali cui seguiranno i congressi regionali e delle categorie e, infine, il Congresso nazionale.
Rispetto all’eventualità che la “Cgil che vogliamo” non certifichi i risultati forniti dalla Commissione, Ghezzi ha affermato che “sta nell’ambito delle cose possibili anche se non auspicabili”. Non sarebbe comunque una novità nella storia della Cgil: successe già nel congresso del 1991, quando la minoranza cui faceva capo Fausto Bertinotti non certificò, appunto, i risultati delle assemblee che avevano premiato la mozione di Bruno Trentin (che invitava il sindacato a superare la logica delle componenti).
La certificazione – ha ricordato ancora Ghezzi – “sarà lunga e faticosa” e difficilmente sarà controfirmata dal presidente prima della fine di aprile, ossia quando saranno stati “esperiti meticolosamente tutti i controlli”.
fonte:http://www.rassegna.it
fonte:http://www.youtube.com/user/Cgil Nazionale
CGIL: i risultati del XVI° Congresso
62.049 assemblee svolte. La prima mozione, primo firmatario Guglielmo Epifani, ha raccolto 1.500.800 voti, pari al 82,93% dei voti validi espressi; La seconda mozione, primo firmatario Domenico Moccia, ha raccolto 308.886 voti, pari al 17,07% dei voti validi espressi.
Come previsto dal Regolamento congressuale sono terminate in data 20 febbraio 2010 le assemblee di base del XVI congresso della CGIL.
Sono giunti alla Commissione Nazionale di Garanzia i 122 verbali compilati dalle Commissioni Territoriali di Garanzia di ogni Camera del Lavoro che riassumono, insieme ad alcuni dei dati più significativi sul procedere dei lavori congressuali, le indicazioni sui consensi raccolti dalle singole mozioni congressuali registrati in ogni Federazione di categoria territoriale.
La Commissione Nazionale ha organizzato la raccolta dei dati che sono stati verificati nei singoli territori sia per via informatica sia ricorrendo alla più tradizionale rilevazione cartacea.
Alcune Commissioni Territoriali hanno inviato un verbale che contiene imprecisioni che riguardano oin particolare il numero degli iscritti e il numero dei partecipanti mentre alcune hanno fornito il numero dei votanti senza il computo delle schede bianche e nulle o senza effettuare, nella apposita colonnina, la somma dei voti conseguiti dalle due mozioni. Stanno giungendo in queste ore al fax della Commissione Nazionale le ultime rettifiche, sempre ovviamente controfirmate da chi in tal modo autocorregge i propri errori. Tali imprecisioni come già sottolineato non riguardano le colonnine che riportano i voti attribuiti ad ognuna delle due mozioni. La presente nota fotografa dunque lo stato dell’arte in data odierna comprensivo di qualche imprecisione che, ritengo, vada doverosamente fatta conoscere a tutte le strutture della CGIL così come all’opinione pubblica.
Dopo il primo assemblaggio tecnico dei dati effettuato nel corso di questa settimana, si sta avviando un meticoloso controllo di tutte le documentazioni ricevute al fine di poter attivare e completare ogni verifica necessaria per offrire alla Commissione Nazionale tutti gli elementi utili per procedere alla certificazione dei dati complessivi e conclusivi del Congresso. I tempi fisiologici necessari per attuare tali operazioni non sono oggettivamente brevi per la complessità e per la mole del lavoro da svolgere.
La grande maggioranza dei verbali riassuntivi che sono pervenuti alla Commissione Nazionale non sono accompagnati da segnalazione alcuna da parte dei componenti delle Commissioni di Garanzia Territoriali (102 CdL su 122) e sono sottoscritti unitariamente da tutti. Una parte dei verbali pervenuti (esattamente da 9 CdL su 122) non è stata sottoscritta da una parte dei commissari territoriali ed è stata accompagnata dalla sottolineatura di specifici problemi, da segnalazioni o da riserve che sono state messe in evidenza. Infine, in alcune realtà (in 11 CdL sempre su 122) uno o più commissari territoriali non hanno invece ritenuto di controfirmare i verbali riassuntivi senza tuttavia sottolineare disfunzioni o problemi, nè è stata avanzata da parte di costoro la richiesta di riportare nel verbale medesimo osservazioni di alcun tipo. In ogni qual modo sulla base dei dati conteggiati da tutte le 122 Commissioni Territoriali si stanno concludendo ovunque i congressi dei sindacati territoriali di categoria mentre si stanno avviando quelli delle Camere del Lavoro sui quali le Commissioni preposte seguitano a svolgere unitariamente le loro funzioni di controllo e di vigilanza.
Il voto. La somma dei dati raccolti dalle 122 Commissioni Territoriali insediate presso ogni Camere del Lavoro ci rendiconta dell’effettuazione di 62.049 assemblee di base nelle quali hanno espresso un voto valido 1.810.530 lavoratrici e lavoratori di cui 594.422 pensionate e pensionati su un totale di 5.634.657 iscritti alla Cgil certificati in data 31 dicembre 2008. Tra i lavoratori attivi la Fiom riconferma con nettezza il tradizionale e storico primato della partecipazione più alta dei propri iscritti alle assemblee di base e al voto, mentre cresce la partecipazione degli iscritti allo SPI rispetto ai precedenti congressi. In base ai dati sin’ora raccolti si evince quanto segue.
La prima mozione, primo firmatario Guglielmo Epifani, ha raccolto 1.500.800 voti, pari al 82,93% % dei voti validi espressi. La seconda mozione, primo firmatario Domenico Moccia, ha raccolto 308.886 voti, pari al 17,07 % dei voti validi espressi. La distribuzione di tali voti conseguiti, articolati per regioni e per categorie, sono riportati nelle tabelle allegate. La prima mozione prevale in tutte le categorie nazionali, ad esclusione della FIOM, prevale in tutte le CGIL regionali, prevale in tutte le Camere del Lavoro ad eccezione di quelle di Brescia e di Reggio Emilia.
Ricorsi. Dal suo insediamento, avvenuto il 23 novembre 2009, la Commissione Nazionale ha esaminato 246 quesiti interpretativi sulla applicazione delle norme congressuali e ha emanato 13 note interpretative su aspetti specifici del Regolamento congressuale. A due terzi della effettuazione delle assemblee di base erano stati presentati nei territori all’incirca 200 ricorsi (dato già riportato nella comunicazione del segretario generale della CGIL Guglielmo Epifani al Comitato Direttivo del 2 febbraio u.s.). Non siamo in grado di comunicare oggi con esattezza il dato riferito al numero di ricorsi presentato nell’ultima fase dell’effettuazione dei congressi di base. Sappiamo che risultano a tutt’oggi in giacenza a livello territoriale, sempre per quanto concerne lo svolgimento delle assemblee di base, solo pochissimi ricorsi pendenti che sono in queste ore sottoposti ad esame da parte delle Commissioni competenti. Nella terza tabella allegata sono riportati in modo dettagliato i numeri dei ricorsi già esaminati così come dei ricorsi ancora pendenti presso la Commissione Nazionale di Garanzia suddivisi per categoria e per regioni. Il totale dei voti conteggiati in tali assemblee tuttora oggetto di contestazione appare , ad un primo esame, assommare a poche migliaia. Sono ancora in corso un numero limitatissimo di assemblee che le Commissioni di Garanzia ai diversi livelli hanno deliberato di far ripetere. Dal punto di vista puramente statistico il numero dei ricorsi presentati finora a livello nazionale (94 ricorsi su 62.049 assemblee congressuali di base che si sono tenute producendo dei contenziosi giunti sino al terzo livello di giudizio sono pari allo 0,15 %, cioè a meno di due assemblee contestate ogni 1000 organizzate) e si mostra di gran lunga inferiore al numero dei ricorsi presentati, sempre a livello nazionale, in ogni precedente congresso della CGIL.
Con il procedere dell’analisi e della catalogazione dei dati e dei materiali pervenuti potranno essere forniti a breve, sia in forma aggregata che disaggregata, ulteriori dati sull’andamento del congresso.
Nota del Presidente della C.N.G. ai componenti della Commissione Nazionale di Garanzia
Tabelle dati raccolti: - allegato 1 allegato 2 - allegato 3
fonte:http://www.cgil.it/
ALCOA: gli impianti restano aperti. Sei mesi per trovare una soluzione
Gli impianti ALCOA di Porto Vesme, in Sardegna, e di Fusina in Veneto resteranno aperti. Sei mesi è il tempo concordato, dopo il serrato confronto concluso in serata a Palazzo Chigi, per attendere le indicazioni da Bruxelles necessarie all'attuare del decreto sulla riduzione dei costi dell'elettricità.
Un decreto che interesserà il colosso dell'alluminio e le società energivore nelle grandi isole, Sardegna e Sicilia.
Attesi per oggi i rifornimrnti di allumina e coke, la cui scarsità stava mettendo a rischio la produzione. Spiragli anche sul fronte occupazionale, la multinazionale ha comunicato ai sindacati che il contratto dei lavoratori interinali è stato confermato per altri tre mesi. L'azienda si è inoltre impegnata a garantire il ritiro della domanda di cassa integrazione, la manutenzione ed il mantenimento degli impianti
Apprezzamento da parte della CGIL per l'impegno di Alcoa a trovare soluzione alla vertenza nel periodo ponte di 6 mesi, ma ritiene che le parole dell'azienda "siano ancora insufficienti". Lo ha sottolineato la Segretario Confederale della CGIL, Susanna Camusso, nel corso del tavolo.
Deve “essere chiaro – ha spiegato la dirigente sindacale - che la produzione dell'alluminio deve restare in Italia. Se non andasse a buon fine la strada intrapresa, noi non rinunceremmo a chiedere la continuità produttiva nei due stabilimenti, anche con un intervento pubblico”. La Segretaria ha inoltre ribadito l'apprezzamento per le parole dell'Amministratore Delegato di Alcoa Italia, Giuseppe Toja, ma ha precisato: “tra intenzione e impegno ci sono notevoli differenze. So che è complesso parlarne adesso - ha concluso Camusso - ma dobbiamo cominciare, e dovremmo farlo in questi mesi, a parlare di investimenti”.
»OMSA e GLAXO chiusi tavoli con alcune prime risposte positive
»Foto
»FIAT: siglato accordo per i precari di Pomigliano
fonte:http://www.cgil.it
Risposta alla conferenza stampa di C.Ghezzi
Comunicato Stampa dei componenti della
Commissione di Garanzia Congressuale Nazionale aderenti alla mozione "La Cgil che vogliamo" Carlo Baldini, Fabrizio Burattini, Elisabetta Fanti, Lorenzo Mazzoli
Apprendiamo dalle agenzie di stampa che oggi 26 febbraio alle ore 12,00 il presidente ella Commissione di Garanzia Congressuale Nazionale terrà una conferenza stampa per rendere noti i dati conclusivi delle assemblee congressuali di base che sono state ultimate la settimana scorsa. Una conferenza stampa su cui il presidente non ha il mandato di tutti i componenti della commissione e pertanto è da intendersi come una sua iniziativa unilaterale che svuota la collegialità e la terzietà dell'organo di controllo e di garanzia congressuale. Per quanto ci riguarda, ignoriamo quali dati saranno diffusi, dal momento che la Commissione stessa non li ha validati né all'unanimità né a maggioranza, che diverse commissioni territoriali e una importante regionale non hanno certificato i risultati di loro competenza e pendono ancora inevasi numerosi ricorsi. Da diversi giorni abbiamo inutilmente richiesto una verifica analitica dei dati, in assenza della quale ovviamente non può esserci alcuna validazione formale e quindi alcuna promulgazione e diffusione pubblica delle conclusioni.
fonte:http://www.rete28aprile.it
giovedì 25 febbraio 2010
Nelle officine Piaggio...
Le molte malattie professionali che l’INAIL sta riconoscendo soprattutto a chi lavora in catena, ne sono la dimostrazione più esplicita.
Anche la Piaggio stessa, che per legge e’ stata obbligata a fare una valutazione del rischio sugli stazionamenti delle linee, ha dovuto ammettere che su molte postazioni c'è un alto rischio di ammalarsi, ma naturalmente pensa di risolvere il tutto a costo zero, ovvero frazionando maggiormente le pause ( sempre gli stessi minuti ma divisi in più pause ).
Questo non e’ il modo di affrontare la questione, per migliorare effettivamente gli stazionamenti serve aprire una discussione su tutti gli aspetti tempi, pause, organizzazione del lavoro, materiali, attrezzature, spazi.
In particolare nel reparto 2R, sulle linee di montaggio i lavoratori denunciano da tempo che la situazione e’ fuori controllo e che una pratica sindacale che cerca e ricerca solamente quei compromessi al ribasso che l’azienda di volta in volta propone, oltre a non portare a dei risultati sta diventando non più sopportabile.
Gli scioperi scaturiti in 2R da questi problemi hanno dimostrato una forte volontà di non subire più questo clima in cui tutto e’ permesso all’azienda e che e’ molto sentita, nei reparti, la necessita’ di ristabilire un rapporto corretto e trasparente tra azienda, sindacato e lavoratori.
Crediamo sia questa la strada giusta per arrivare ad aprire vertenze serie con quest’azienda e miglioramenti veri delle nostre condizioni di lavoro.
Sono evidenti i tentativi di ostacolare questo percorso da più parti: l'azienda fa segnalazioni e pressioni ad alcuni delegati, mentre, paradossalmente, qualche delegato e' arrivato a chiedere "AIUTO" al capo del personale per difendersi dalle legittime contestazioni dei lavoratori.
RSU / FIOM
Sono una lavoratrice della Piaggio RLS e RSU FIOM e vorrei portare a conoscenza le problematiche che persistono nella nostra azienda.

Da anni portiamo avanti anche da soli come FIOM, le problematiche sulla salute e sicurezza dei lavoratori Piaggio.
Abbiamo scritto tantissimi verbali di richieste all'azienda, quasi sempre ignorati; è stata la nostra determinazione ed
infine le denunce agli organi di vigilanza a far sì che alcuni problemi abbiano avuto una soluzione, purtroppo quasi sempre dopo infortuni; purtroppo spesso le denunce agli organi di vigilanza non ci portano i risultati che speriamo.
Nella nostra azienda c'è assenza di formazione e informazione ai lavoratori soprattutto precari: un addestramento di pochi minuti e subito tenere il ritmo produttivo.
Noi RLS non abbiamo un'adeguata formazione ed informazione.
Da anni ci battiamo sul riconoscimento delle malattie professionali, molti sono i casi di persone operate o danneggiate agli arti superiori (soprattutto donne impiegate sulle catene di montaggio).
Questo è dovuto ad un metodo ed a una organizzazione gerarchica del lavoro, che mira alla riduzione dei costi a scapito della salute.
Ad oggi ci sono molte richieste di riconoscimento di malattie professionali, i primi esiti positivi stanno arrivando, smentendo l'azienda che nella riunione annuale con il medico competente continua a sostenere che non ci sono né problemi, né richieste di malattie professionali.
Noi come RLS informiamo il medico competente di tante problematiche che ci sono in azienda, spesso il lavoratore con problemi chiede una visita per avere un giudizio di idoneità o non idoneità alla mansione che svolge, il medico informa il responsabile dell'officina per scritto, senza rilasciare una copia al lavoratore e senza visionare se vengono rispettate le sue indicazioni che spesso sono disattese dalle gerarchie.
Il medico ad oggi ha fatto pochissime denunce di malattie professionali, non fa la visita medica quando un lavoratore cambia la mansione; spesso non viene rispettata la collocazione delle categorie protette. Ci sono postazioni che il Metodo Ocra ha rilevato a rischio ma l'azienda non le ha ancora migliorate ( purtroppo i risultati delle postazioni dove sono state fatte le rilevazioni con il metodo ocra sono quasi tutti con indicazione gialla, quindi accettabili, ma non si capisce come fa una postazione a non risultare a rischio se poi i lavoratori si ammalano agli arti superiori).
A nostro avviso il medico competente dovrebbe cercare di sanare tutti questi problemi.
L'azienda non coinvolge gli RLS sulle procedure di prevenzione sulle nuove lavorazioni: nelle ristrutturazioni delle officine es: microclima, emissione di gas di scarico, polveri e rumori, attrezzature e metodologie di lavoro, peggiora i metodi di lavoro con carrelli a spinta e rotelle manuali per ruotare i motori, ignorando i rischi e le nostre osservazioni..
La manutenzione per l'azienda spesso è un problema di costi: riduce al minimo cambi filtri,pulizie di cappe di aspirazione, pulizia degli oli, cambi delle acque emulsionanti.
La Piaggio è un'azienda che mira molto all'immagine, è certificata ed è incomprensibile la riduzione dei costi sulle lavorazioni.
Noi delegati RLS facciamo un enorme lavoro con risultati minimi; la legge 81 contiene norme molto valide che però nella sostanza non riusciamo a far applicare.
Antonella Bellagamba
RLS - RSU PIAGGIO
Fincantieri, se aumenta la “cassa”
Sarà un 2010 drammatico per Fincantieri sotto il profilo della casa integrazione se il governo non avvierà il pacchetto straordinario di commesse pubbliche preannunciato a dicembre. È quanto sostiene Giorgio Cremaschi, responsabile per la cantieristica navale nella segreteria nazionale Fiom, dopo l’ennesimo incontro al ministero dello Sviluppo economico, lo scorso 18 febbraio, da cui i sindacati aspettavano passi concreti e che invece si è concluso con un nulla di fatto. A oggi rimane – ma solo sulla carta – il ventaglio di ordini fatto intravedere dal governo tre mesi fa e di cui si è persa traccia man mano che passavano le settimane. Il ministero ha preso tempo fino all’8 marzo per concedere qualcosa in più: sul tavolo la definizione della gara per due pattugliatori da fornire alle capitanerie di porto e da costruire a Castellammare di Stabia. Ma ci vorrà almeno un anno prima che si parta con i lavori, oggettivamente troppo per risollevare le sorti del cantiere in provincia di Napoli, il più in difficoltà. Dall’agenda del governo è sparito anche il programma di navi-carcere di cui pure si era parlato,mentre per le due navi multi-funzione da realizzare nei cantieri italiani, ci sarebbero per ora solo 50 milioni a disposizione, dei circa 250 che occorrerebbero. Così com’è saltata l’assegnazione della nave Florio al cantiere di Palermo, che sabato scorso è rimasto fermo per un’agitazione dei lavoratori.
È troppo poco quanto il ministero ha messo sul tavolo, alla fine di una settimana che pure aveva registrato una novità di rilievo per il gruppo cantieristico italiano: il 17 febbraio la Fincantieri aveva siglato un accordo da un miliardo di euro con la Carnival, principale compagnia da crociera del mondo, per la realizzazione di due navi. Una commessa che rilancia strategicamente il gruppo a partire dal 2011 e, allo stesso tempo, è un forte segnale per la società, che lascia però sostanzialmente immutata la situazione per l’anno in corso, con rischi per l’occupazione negli stabilimenti più soggetti in questi mesi alla mancanza di ordini. I lavoratori in cassa integrazione, attualmente circa 700, saliranno, secondo i calcoli del sindacato, a quota 1.200 a metà anno, per arrivare a 1.600 (il 20 per cento degli addetti del gruppo) a fine 2010. Sono coinvolti tutti gli stabilimenti,ma gli impianti più a rischio sono quelli di Castellammare di Stabia, che ha già 400 dipendenti in cassa, di Palermo e di Ancona.
Grave in particolare la situazione del sito campano: esaurite le settimane di cassa integrazione ordinaria, le maestranze da giugno saranno in cassa straordinaria, preludio alle procedure di mobilità. È vero che a giorni si dovrebbe giungere all’accordo istituzionale per il varo del bacino di carenaggio, essenziale infrastruttura per il rilancio del cantiere, e che le maestranze saranno impegnate per alcuni mesi sul troncone di prora della nave Oceania,ma a prevalere è soprattutto l’allarme per l’andamento produttivo e per l’inerzia del governo: “Senza le commesse relative ai pattugliatori – afferma Massimo Brancato, segretario provinciale dei metalmeccanici della Cgil – lo stabilimento rischia seriamente”. In attesa delle commesse, il sindacato sta facendo pressione sul governo per avere informazioni su due navi da crociera che l’armatore Grimaldi aveva ordinato proprio all’impianto di Castellammare, poi svanite nel nulla con il sopraggiungere della crisi.
Se quindi, sul versante pubblico, non giungono per il momento novità sostanziali, le notizie positive per il gruppo vengono dall’estero. Fincantieri si è aggiudicata i primi due ordini del 2011, del valore complessivo di un miliardo di euro, battendo i cantieri tedeschi Meyer Werft, in corsa per la medesima commessa.A tale riguardo, un’intesa per la costruzione di due navi prototipo per il brand Princess Cruises è stata raggiunta tra il gruppo italiano e la statunitense Carnival Corporation. Il contratto, viene precisato, è subordinato alla definitiva messa a punto degli aspetti ?nanziari e tecnici dell’accordo. Le nuove navi, ciascuna di 139.000 tonnellate di stazza lorda e della capacità di 3.600 passeggeri, entreranno in servizio nella primavera del 2013 e del 2014 e saranno le più grandi finora costruite per la flotta Princess. I nuovi ordini rappresentano linfa vitale per la Fincantieri.A seguito della crisi mondiale, infatti, il comparto nel suo complesso ha subìto un crollo dell’85 per cento della domanda rispetto al 2008 e il segmento crocieristico, interamente appannaggio dei cantieri europei, è passato dai 16 ordini del 2007 ai 3 del 2008. Come se non bastasse, nel 2009 la domanda armatoriale si è azzerata; unica eccezione, la commessa a Fincantieri.
Antonio Fico
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Diritto lavoro: appello giuslavoristi per fermare "controriforma"
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I fattori di rischio per i tumori a carico dell'apparato respiratorio paranasale
Lo scorso 21 gennaio è stato organizzato , dal Dipartimento di Medicina del lavoro ISPESL, un workshop per confrontare le esperienze di sorveglianza regionale e di ricerca. In Italia sono stimabili, sulla base dei dati disponibili e presentati nel corso della giornata di studio fra i 300 ed i 400 casi/anno. Il rischio di ammalarsi aumenta in maniera rilevante negli esposti per motivi professionali alle polveri di legno e di cuoio.
Gli studi epidemiologici dimostrano infatti che una grande parte (che può arrivare al 70% per alcuni tipi istologici) dei casi si sono ammalati in conseguenza di un’esposizione all’agente cancerogeno causale subita nel luogo di lavoro. In particolare le categorie di lavoratori più esposte sono i falegnami, gli addetti nel settore della costruzione di mobili e della concia delle pelli. Nella legislazione italiana, il D. Lgs 81/2008 di riordino delle norme di tutela, salute e sicurezza nei luoghi di lavoro ha previsto l’istituzione presso l’ISPESL del Registro Nazionale dei Tumori Naso-Sinusali (ReNaTuNS).
Dopo il Registro Mesoteliomi è stato così, avviato il Registro dei TuNS che copre oggi tre regioni: Piemonte, Lombardia e Toscana dove vengono rilevati i casi incidenti mentre sono in corso studi di fattibilità in 4 regioni (Veneto, Puglia, Basilicata e Friuli) mentre in tre regioni: Lazio, Campania e Marche è stata adottata una delibera di formalizzazione della struttura di rilevazione.
Nel corso del workshop è stato fatto il punto sulle conoscenze epidemiologiche e sono stati presentati anche i risultati delel esperienze di registrazione già attive, risultati che appaiono molto importanti per la nostra attività di tutela ma anche per l'emersione di questa patologia lavorativa che sconta ancora, malgrado l'alta frazione attribuibuile, una sottodimensione degli indennizzi assicurativi.
Newsletter medico-legale INCA CGIL
Pubblichiamo in allegato la newsletter completa.
Allegati:
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CGIL: domani conferenza stampa su risultati assemblee congressuali
Domani, venerdì 26 febbraio, alle ore 12.00, presso la sede nazionale della CGIL, in Corso d’Italia 25 a Roma, il presidente della commissione di garanzia nazionale, Carlo Ghezzi, renderà noti, nel corso di una conferenza stampa, i risultati delle assemblee congressuali della CGIL, che si sono concluse nei giorni scorsi.
Nelle assemblee si sono contrapposti due documenti: “I diritti ed il lavoro oltre la crisi“ di cui è primo firmatario Guglielmo Epifani e “La CGIL che vogliamo” di cui è primo firmatario Domenico Moccia.
Dopo la conclusione delle assemblee congressuali, ulteriore passo di avvicinamento al 16° Congresso nazionale della CGIL che si svolgerà dal 5 al 8 maggio, è cominciato da questa settimana lo svolgimento dei congressi delle categorie territoriali, delle camere del lavoro territoriali, delle camere del lavoro metropolitane e delle categorie regionali, che dovranno concludersi entro il 13 marzo. Dal 15 al 25 marzo si svolgeranno i congressi delle CGIL regionali. Dal 26 marzo al 17 aprile si svolgeranno i congressi nazionali di categoria e successivamente il congresso nazionale dello SPI. Infine, dal 5 al 8 maggio, a Rimini, si celebrerà il congresso della CGIL nazionale.
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mercoledì 24 febbraio 2010
Non permetteremo alla Fiat di negare il Contratto 2008 e gli accordi aziendali
La Fiom per bloccare questi tentativi, oltre alla lotta e alla mobilitazione dei lavoratori, ha deciso di ricorrere alla magistratura per far valere i diritti negati sui seguenti aspetti contrattali.
Festività infrasettimanali operai.
Denunceremo la Fiat per comportamento antisindacale, per la disdetta degli accordi, la negazione del diritto per i nuovi assunti e l’armonizzazione praticata unilateralmente.
Orario plurisettimanale alla Sata di Melfi.
Ricorreremo con una vertenza collettiva alla magistratura per rivendicare il pagamento delle giornate non pagate dalla Fiat e per respingere il tentativo di imporre il ricorso all’orario plurisettimanale in assenza di accordo con le RSU.
Cure termali, giornate aggiuntive di ferie al personale operaio e impiegatizio.
Abbiamo concordato di procedere a rilevare tutti i casi di inadempienza delle varie società Fiat su questi temi per procedere a un approfondimento legale e alle cause presso i tribunali competenti.
fonte:http://www.fiom.cgil.it/
Ig Metall: raggiunto l’accordo nel nord Westfalia
Inoltre è stato raggiunto un accordo sull’aumento salariale.
Dopo 12 ore di trattativa l’accordo è stato raggiunto nella prima mattina del 18 di febbraio.
Questo accordo è uno strumento eccellente per governare sia il calo della produzione che per evitare licenziamenti sino a metà del 2012.
Le ragioni per questo nuovo accordo sono:
L’orario ridotto legale è la migliore opzione per i lavoratori coinvolti in termini salariali, ma con una durata limitata, così che molte aziende interessate potevano esaurire questo strumento nella seconda metà del 2010.
L’uso dell’orario ridotto legale poteva spingere le aziende al loro limite finanziario dovuto ai costi residuali.
La riduzione dell’orario di lavoro senza compensazione salariale (vecchio accordo sulla stabilizzazione dell’occupazione) causa oggi difficoltà estreme per i lavoratori.
Necessità di nuovi strumenti per uscire dalla crisi.
Gli elementi dell’accordo sono i seguenti:
Il nuovo accordo “ Futuro nel lavoro” può essere adottato da un accordo volontario nelle aziende che hanno utilizzato negli ultimi 12 mesi un orario ridotto. Quando un’azienda è in orario ridotto legale i licenziamenti non sono permessi.
Nella prima fase del così detto “orario ridotto ZiA” con durata di almeno sei mesi sia il premio ferie che la tredicesima verranno divisi per 12 ed aggiunte al salario mensile. In questo modo l’indennità del tempo ridotto aumenta e nello stesso tempo i costi residuali per gli imprenditori diminuiscono poiché pagano solo una parte dei premi relativi al numero di ore lavorate.
Nella seconda fase ovvero di ulteriori 6 mesi, ci sarà una riduzione dell’orario di lavoro con una parte di compensazione del salario ridotto (relativo alle ore lavorate). La settimana lavorativa può essere ridotta da 35 a 28 ore. Nel caso di riduzione a 31 ore una parte di compensazione progressiva dovrà essere pagata. Per esempio con una riduzione a 28 ore come compensazione verrà pagata 1,5 ore extra al salario di 28 ore. Una riduzione a 28 ore è applicabile solo con un comitato di arbitrato. L’ulteriore riduzione a 26 ore è possibile (con compensazione di un equivalente salariale di 2 ore extra) ma solo con un accordo volontario a livello aziendale.
L’accordo prevede anche strumenti per migliorare la possibilità per i giovani di un contratto al completamento del loro apprendistato.
Se l’azienda adotta l’accordo “Futuro nel lavoro” non sono permessi licenziamenti!
La durato dell’accordo “futuro nel lavoro” parte da marzo 2010 fino al 30 giugno 2012.
L’accordo collettivo “Futuro nella qualificazione” sul lavoro part-time e la qualificazione è completamente nuovo. E’ molto simile all’accordo sul pensionamento parziale, cioè è possibile partecipare alla propria qualificazione con un pacchetto tempo ricevendo un salario (parzialmente ridotto) nella fase lavorativa collegata alla qualificazione.
ACCORDO SUL SALARIO
Dal 1 maggio 2010 sino al 31 marzo 2011, è stato esteso il trattamento previsto dalla scala salariale del precedente accordo. Dal 1.5.2010 al 31.3.2011 verrà erogata una una tantum di 320 E (120E per gli apprendisti) in due tranches. La prima al 1.5.2010 e la seconda nel dicembre 2010.
Dal 1 Aprile 2011 ci sarà un aumento contrattuale del 2.7%. Questa data potrà variare negli accordi aziendali, sia di 2 mesi prima che di 2 mesi dopo. L’accordo salariale scade dopo 23 mesi ovvero il 31 marzo 2012.
Le parti hanno inoltre convenuto che il fondo pensionistico parziale (accordo del 12 gennaio 2009) è garantito dal 1 maggio al 31 di marzo 2012 in modo da poter usare in questo periodo anche questo accordo.
La commissione sindacale del Nord Westfalia deciderà sui contenuti dell’accordo l’8 marzo. Questo accordo sarà usato come modello per altre regioni ovviamente tenendo in considerazione le precondizioni regionali esistenti.
Nella trattativa parallela nel Baden Wurttempberg la IG Metall ha fondamentalmente seguito questo modello nell’accordo siglato che sarà valido fino al 30 giugno 2012 e che è stato chiamato “tempo di lavoro ridotto, qualificazione ed occupazione”.
Uwe Fink
Ufficio sindacale IG Metall
Traduzione a cura dell’Ufficio Europa FIOM
Sabina Petrucci
fonte:http://www.fiom.cgil.it
Nota esplicativa del Ministero del lavoro in merito al calcolo della riduzione oraria nel Contratto di solidarietà ai sensi del DM 46448 del 10 luglio
La soluzione chiaramente indicata è quella di ritenere il 60% come valore medio settimanale, quindi con la possibilità di fare accordi che prevedano la presenza contestuale di regimi di orari diversi per gruppi di lavoratori nella stessa azienda, alcuni dei quali possono essere sospesi con una riduzione settimanale superiore al 60%, purché altri lo siano per una quota inferiore in modo che la media non superi una riduzione del 60%complessiva.
Tale indicazione, che recepisce e sostiene una pratica contrattuale, già ampiamente praticata nella nostra categoria, è coniugata con un esplicito riferimento alla titolarità della contrattazione a livello aziendale nel definire, concordare e valutare i regimi di orario più confacenti ad affrontare le problematiche in essere, al fine di evitare in tutto o in parte la dichiarazione di esuberi strutturali ovvero percorsi di licenziamento collettivo.
Tale chiarimento, che nelle settimane scorse è stato sollecitato con nota scritta anche dalle segreterie FIM FIOM UILM di Brescia, rappresenta un’ulteriore fluidificazione delle procedure di contrattazione dei Contratti di solidarietà, strumento ancora troppo poco usato nella risoluzione delle crisi aziendali nelle aziende metalmeccaniche, per esplicita opposizione e contrarietà delle Unioni industriali e delle direzioni aziendali. Resistenza che non avviene per altre categorie dell’industria ( tessili, gomma e plastica, ceramica) dove invece l’accesso a tale strumento è più frequente e non trova l’opposizione pregiudiziale delle relative associazioni datoriali.
Trattandosi dell’unico istituto che ad oggi coniuga la possibilità di contrastare gli esuberi strutturali e insieme di garantire un’integrazione al reddito dei lavoratori pari all’80% del salario di fatto, indichiamo a tutte le strutture Fiom la necessità di sviluppare al massimo accordi che prevedano questo istituto in alternativa alla Cassa straordinaria per crisi e/o riorganizzazione.
Decreto ministero 46448 del 10 luglio 2009
fonte: http://www.fiom.cgil.it
Fiom Firenze, importante sentenza contro precarietà
“Questa vicenda - si legge nel comunicato sindacale - riguarda una dipendente che ha promosso vertenza tramite la Fiom di Firenze in collaborazione con l’ufficio vertenze della Camera del lavoro di San Casciano Val Di Pesa e patrocinata dall’avvocato Alessandra Tocci. La Fiom esprime la propria soddisfazione una sentenza che dimostra la fondatezza delle ragioni che hanno portato la dipendente, insieme al nostro sindacato, ad opporsi alla decisione assunta dall’azienda di non trasformare il contratto a termine in tempo indeterminato”.
“Quanto accaduto - prosegue la nota - dimostra ancora una volta che i lavoratori non sono soli e si possono opporre alla precarietà, perché il ricorso a modelli alternativi di rapporti di lavoro rispetto all’assunzione a tempo indeterminato spesso non sono legittimi. La sentenza poi si distingue non solo per l’obbligo in capo alla ditta di riammissione in servizio della lavoratrice, ma anche per la condanna a pagarle un risarcimento del danno pari alle retribuzioni perse fin dall’ottobre 2005, data del termine del contratto”.
fonte:http://www.rassegna.it
Decreto su formazione in azienda per percettori CIG
Valgono le avvertenze a suo tempo elaborate riguardo alla necessaria cautela nel condividere iniziative che potrebbero configurarsi come semplici occasioni per ridurre il costo del lavoro, in quanto l’impresa dovrà soltanto integrare la differenza tra l’ammortizzatore sociale e il salario contrattuale. Di qui l’attenzione da porre riguardo alla coerenza tra il progetto formativo e le prospettive di accrescimento delle competenze dei lavoratori, in connessione con le prospettive dell’impresa. In caso ciò non fosse esplicitamente evidente, la sottoscrizione deve essere negata, motivandolo con queste ragioni.
fonte:http://www.cgil.it/
martedì 23 febbraio 2010
Congresso Cgil. Giorgio Cremaschi: “Si stanno già traendo conclusioni politiche false da dati non credibili”
Allo stato attuale non è vero che in questo congresso si voti più che nei precedenti, non può essere vero che i metalmeccanici siano la categoria dell’industria che vota meno di tutte, non è vero e non è credibile che più cresce il disagio, più aumentano i partecipanti al voto e i voti alla mozione 1. Siamo davvero al limite, non possiamo continuare a discutere di un congresso che rischia di essere costruito su dati complessivamente non credibili.
Nei congressi dove le due mozioni si sono confrontate liberamente e dove c’è stata una piena trasparenza delle operazioni di voto, la mozione 2 raggiunge risultati più alti di tutta la storia delle mozioni alternative della Cgil. Questi risultati vengono abbattuti da una partecipazione innaturale là dove è presente solo la mozione 1. La Cgil fornisca allora i dati dividendo, come è possibile riscontrare dai verbali, la somma dei congressi dove erano presenti le due mozioni dalla somma dei congressi dove era presente solo una mozione, nel 99% dei casi la mozione 1.
Se la Cgil fornirà questo dato si scoprirà che in tutti i congressi dove erano presenti le due mozioni, indipendentemente dalla categoria e dal territorio, la partecipazione al voto è di un tipo. Mentre in tutti i congressi ove è presente una sola mozione, la partecipazione raggiunge i livelli da socialismo reale.
Se si vuole davvero discutere dei risultati del congresso bisogna evitare di trarre conclusioni politiche false da dati privi di credibilità.
fonte:http://www.rete28aprile.it
Sergio Marchionne, il socialista
Alla Fiat, assieme alla crisi si va accumulando un tale concentrato di vergognose sopraffazioni e sfacciate ingiustizie, che non è solo necessaria una forte lotta sociale e politica, ma una vera e propria rivolta morale.
La polizia è intervenuta massicciamente alla Fma di Pratola Serra (Avellino) per far uscire i motori contro il presidio dei lavoratori in cassa integrazione. E’ il primo massiccio intervento pubblico nella vertenza. Il primo intervento del governo, dopo le chiacchiere e gli applausi sanremesi del ministro Scajola. Gli unici soldi finora spesi dal governo nella vertenza Fiat sono quelli adoperati per pagare gli straordinari alle centinaia di poliziotti che devono presidiare lo stabilimento campano. Se questo è l’intervento del governo nella crisi, la strategia aziendale si sviluppa in perfetta sintonia con esso.
Possiamo così sintetizzare le scelte imprenditoriali di Sergio Marchionne, dopo che si sono diradati in un anno i fulgori della sua beatificazione. Si chiude dove minimamente non conviene e si aprono gli stabilimenti dove gli stati pagano gran parte dell’investimento e i lavoratori ricevono stipendi incivili. Otto miliardi di dollari sono il finanziamento del governo degli Stati Uniti all’unione Fiat-Chrysler. Quasi due miliardi ha promesso Putin alla Fiat per un nuovo stabilimento in Russia. Quasi altrettanto paga il governo messicano per fare le 500, attualmente costruite in Polonia, dove il costo del lavoro comincia ad essere eccessivo. Cifre minori, ma comunque significative, la Fiat riceverà per riprendere la produzione automobilistica in Serbia.
La Fiat investe dove lo stato paga. A livello mondiale ha accumulato in breve tempo almeno dodici miliardi di dollari di pubblici finanziamenti. Nello stesso tempo, la Fiat accompagna l’inseguimento dell’intervento pubblico con quello per i salari più bassi. Nello stabilimento serbo, ex Zastava, pare che gli operai assunti avranno contratti di pochi mesi e una paga mensile che non raggiungerà i 300 euro. Gli stipendi dei lavoratori messicani del nuovo stabilimento saranno anche più bassi e così pure quelli russi. Si estende così nel gruppo Fiat l’area dei lavoratori pagati con salari da terzo mondo, mentre si riduce l’occupazione pagata con salari occidentali. In Brasile e in Polonia, dove ci sono grandi stabilimenti Fiat, la crescita dei salari di questi anni, 500 euro in Sudamerica, 700 nel paese europeo, ha aperto la via a un brutale attacco ai diritti dei lavoratori. Ed è bene ricordare che quest’attacco alle più elementari libertà sindacali è la premessa di ogni investimento Fiat all’estero. Dall’India alla Turchia, dove i salari sono a livello di quelli serbi. In quel paese la Fiat ha estromesso dalla fabbrica il sindacato democratico e ha costruito un proprio sindacato aziendale giallo. Ovunque nel gruppo si diffondono le pratiche antisindacali, sfruttando al meglio in ogni paese ciò che permette la legge. Così l’azienda si abitua a un regime di gruppo nel quale, alla faccia di tutte le dichiarazioni, i lavoratori vengono spremuti, sfruttati e improvvisamente abbandonati quando si presentano altrove condizioni di miglior sfruttamento. Mentre rinverdisce così i fasti delle peggiori multinazionali, in Italia il gruppo dirigente Fiat affronta la crisi con una sfacciata brutalità di classe.
Sergio Marchionne, in questi giorni, si è aumentato lo stipendio del 40%, passando da 3,4 milioni di euro a 4,8. Altrettanto ha fatto Luca Cordero di Montezemolo, che però guadagna qualche centinaia di migliaia di euro più di Marchionne, perché è anche a capo della Ferrari. Complessivamente il top management dell’azienda si è aumentato gli stipendi da 11 a 19 milioni all’anno. Questo mentre il premio aziendale per gli operai e gli impiegati, nel 2009, è stato tagliato da 1.200 a 600 euro e per il 2010 si annuncia già ridotto fino a 300. La Fiat quest’anno ha perso 800 milioni di euro, come risulta dai bilanci. Ma gli azionisti si sono comunque distribuiti 250 milioni di dividendi. Si prepara la chiusura di Termini Imerese, si annunciano tagli complessivi dell’occupazione, cresce l’incertezza di molti stabilimenti, la cassa integrazione permanente oramai riduce le retribuzioni reali di un lavoratore Fiat a 900 euro netti mensili, ma la famiglia Elkann-Agnelli si distribuisce lauti guadagni.
Insomma, mentre i lavoratori del gruppo, in nome della crisi, pagano costi sociali drammatici, con vite intere che vengono messe in discussione, gli azionisti, Marchionne e Montezemolo, se la sguazzano. E’ una vergogna senza precedenti, che dovrebbe suscitare un moto d’indignazione nell’opinione pubblica e che invece, fino ad ora, viene presentata con giustificazioni o assuefazioni. La concreta strategia imprenditoriale di Marchionne è tagliare i posti di lavoro e i salari, inseguire il costo del lavoro più basso e farsi pagare gli investimenti con i soldi pubblici. Il resto sono fumi pubblicitari atti solo a mascherare la realtà.
Un dirigente della sinistra ha dichiarato che, nonostante tutto, considera ancora Marchionne un socialdemocratico. In un certo senso è vero, perché l’amministratore delegato della Fiat, anche se l’azienda va male e i lavoratori perdono il posto, vede la sua paga crescere sempre di più. Marchionne e gli azionisti della Fiat hanno raggiunto quindi il migliore dei socialismi possibili, mentre ai lavoratori del gruppo si applicano le più brutali leggi di mercato. Davvero in Fiat si gioca un pezzo di ciò che resta della democrazia in questo paese.
[Articolo su liberazione del 23/02/2010]
fonte:http://www.liberazione.it
Commissione di Garanzia Congressuale della Lombardia
Le/i sottoscritte/i componenti della Commissione di Garanzia Congressuale della Lombardia nell’impossibilità di verificare analiticamente le risultanze di ogni singolo verbale delle assemblee di base, in modo separato in cui erano presenti entrambi i relatori da quelle in cui non era presente il relatore della seconda mozione,visti i riepiloghi dei verbali delle singole categorie territoriali sottolinea che in alcuni territori e particolarmente nelle categorie dei territori di:
Brianza, dove in Fillea ha votato il 70% degli aventi diritto quando in tutte le altre categorie del territorio hanno votato al massimo il 60%;
Bergamo, dove in Filt ha votato il 73,46% degli aventi diritto e al Doc .1 è andato il 98,16%;
Mantova, dove in Fillea ha votato il 97% della categoria;
Pavia, dove in Fillea hanno votato in 1.589 e al Doc. 1 sono andati 1.589 voti; Filtea hanno votato in 395 e al Doc. 1 sono andati 395 voti;
Varese, dove in Filcams ha votato il 74,67% e al Doc. 1 è andato il 99,26%; Filcem ha votato il 70,47% e al Doc. 1 è andato il 98,22%; Fillea ha votato il 70,16% e al Doc. 1 è andato il 99,83%; Filtea ha votato il 94,49% e al Doc. 1 è andato il 94,49%; Slc ha votato il 83,13% e al Doc. 1 è andato il 98,23%;
Milano, dove in Filcams ha votato il 72,46% e al Doc. 1 è andato il 95,57%; Fillea ha votato il 75,31% e al Doc. 1 è andato il 99,44%; Filtea ha votato il 98,01% e al Doc. 1 è andato il 97,03%; Flai ha votato il 76% e al Doc. 1 è andato il 94,72%. Inoltre a Milano 4 compagni della Commissione di Garanzia Congressuale Territoriale non hanno certificato i dati relativi a Filcams e Fillea.
Cremona, dove in Fillea ha votato il 77,08% e al Doc. 1 è andato il 96,86%; Filcem ha votato il 72,64% e al Doc. 1 è andato il 97,37%; Filtea ha votato il 83,52% e al Doc. 1 è andato il 100%;
Lecco, dove allo Spi ha votato il 32,07% mentre in tutti gli altri territori hanno votato al massimo il 15% degli aventi diritti dello Spi e al Doc. 1 è andato il 97,92%; Fillea ha votato il 77,54% e al Doc. 1 è andato il 95,71%; Filtea ha votato il 73,10% e al Doc. 1 è andato il 93,81%;
Como, dove in Fillea ha votato il79,82% e al Doc. 1 è andato il 95,90%; Fisac ha votato il 93,30% e al Doc. 1 è andato il 98,56%;
Riteniamo che dei casi sopracitati i partecipanti al voto e l’espressione del voto, presentano evidenti differenze rispetto ad altre categorie. Pertanto l’attendibilità dei risultati evidenziati è inattendibile e per questo non siamo in grado di certificare i dati da noi segnalati.
Tutte le categorie non citate dei territori vengono da noi certificate.
I componenti della Commissione di Garanzia Congressuale della Lombardia Tanzi Walter - Leandro Antonio - Buizza Adriano - Baruffaldi Francesca - Bonati Renato - Beltrami Fausto
fonte:http://www.rete28aprile.it
Comunicato Stampa di Mimmo Moccia, portavoce de "La Cgil che vogliamo"
Come annunciato, si terrà lunedì 1 Marzo ore 12:00 in CGIL (Corso d'Italia, 25, Roma) la conferenza stampa della mozione “La CGIL che vogliamo”, nella quale saranno forniti dati e valutazioni sull’andamento delle assemblee congressuali di base.
La mozione ribadisce la non credibilità di molti dati di categorie e territori, dati sui quali pende la non certificazione da parte dei componenti della mozione presenti nelle Commissioni di Garanzia territoriali.
Questa situazione, unita alla non conclusione dei lavori della Commissione Nazionale di Garanzia, rende del tutto opinabili i dati sulla conclusione politica del Congresso presenti su molti organi di stampa odierni e strumentale la loro diffusione da parte di chi vuole rapidamente chiudere una non trasparente e imbarazzante vicenda congressuale.
fonte:http://www.rete28aprile.it
Agile/Eutelia: il concordato non è credibile!
Le premesse su cui si basa la proposta, appaiono infondate e palesemente strumentali. Si cerca di attribuire tutte le responsabilità dello stato in cui si trova l’azienda, al conflitto che i lavoratori hanno dovuto mettere in campo per poter “sopravvivere”.
Nella ricostruzione aziendale si cerca addirittura di far risalire al luglio scorso i presidi delle sedi da parte dei lavoratori, quando in realtà sono cominciate a novembre (ben 4 mesi dopo!) e solo dopo il mancato pagamento degli stipendi da diversi mesi. Paradossale poi è l’affermazione che le OO.SS. hanno sempre rifiutato il confronto sull’utilizzo degli ammortizzatori sociali quando, la stessa azienda in sede istituzionale ( luglio 2009 al ministero dello Sviluppo Economico), ha dichiarato che non ne avrebbe fatto ricorso e che qualsiasi ipotesi sarebbe stata fatta dopo la presentazione del piano industriale (evento avvenuto solo nel dicembre 2009 in vista dell’udienza sull’istanza di insolvenza). Dichiarazioni che hanno indotto il ministero a considerare la “crisi” aziendale risolta!
Si scopre poi che il garante ed il finanziatore della proposta di concordato è l’attuale Omega SpA che si trova nella situazione in cui a Milano i giudici che coordinano l’inchiesta penale ne chiedono il fallimento attraverso la sua controllante (Libeccio srl), considerandola una scatola vuota. Si capiscono allora alcune incongruenze che risultano evidenti nella proposta di concordato: si dice che prima dell’entrata in Cigs dei lavoratori l’azienda si impegna a pagare tutti i crediti vantati dai lavoratori (diversi milioni di € così come da relazione dei custodi) e poi dice di avere a disposizione solo 1 milione di €, all’atto dell’omologazione dello stesso.
Nulla si dice poi sui quasi 15 milioni di euro che da Agile sono andati in diverse società del gruppo Omega, senza che il gruppo dirigente sapesse spiegare perché e sulla cessione di crediti ad alcuni istituti di credito (relazione dei custodi).
Mentre in analogia con altre “strane”situazioni di questo tipo, il patrimonio immobiliare della società che sempre i custodi dichiarano ammontare a circa 15 milioni di euro diviene di 27 milioni di euro nella proposta di concordato. Omega si impegna a comprare il tutto, qualora l’azienda si dovesse accollare anche il TFR dei lavoratori, a 30 milioni di euro!
Sarebbe interessante poi avere un quadro complessivo della difesa assunta dal gruppo Omega nelle altre istanze di insolvenza presentate per capire se le società ed i soggetti garanti sono sempre gli stessi.
Nella realtà l’azienda è completamente ferma se si eccettuano quei pochi contratti ancora rimasti (e che nell’ipotesi di concordato rischierebbero ancora di più!), non per responsabilità dei lavoratori ma per l’inesistenza di qualsiasi volontà industriale/imprenditoriale dei soggetti coinvolti nella vicenda, niente verrà sborsato subito da Omega e tutto si basa su “garanzie” formali da parte di soggetti con pesanti procedure in corso.
Questa è la realtà dei fatti ed è per questo che ci aspettiamo una decisione che vada nella direzione di togliere dalle mani di questa proprietà la società ed i lavoratori!
Nessuna soluzione industriale è credibile con le società responsabili della situazione attuale. La strada per salvare la Società e i lavoratori, creando le condizioni per ripartire e recuperare le commesse necessarie, deve essere l’amministrazione straordinaria come richiesto da Fim, Fiom, Uilm e dai lavoratori.
Fim, Fiom, Uilm nazionali
fonte:http://www.fiom.cgil.it
Se trentamila vi sembran pochi
FIAT IN CASSA INTEGRAZIONE
Tutti a casa. Per due settimane gli stabilimenti Fiat del paese resteranno completamente chiusi. Trentamila persone, tra operai, impiegati, tecnici. La crisi globale ha colpito duro sull'auto, merce-pilota dello sviluppo industriale del dopoguerra, al centro di un «indotto» produttivo, commerciale e manutentivo che arriva a sfiorare il milione di occupati soltanto in Italia.
Secondo quella che è ancora la principale azienda industriale italiana, il discorso è semplice: gli ordini di nuove auto sono crollati, con il nuovo anno, del 50% rispetto a dicembre. Ossia all'ultimo mese in cui erano ancora in vigore gli incentivi statali. Ora gli incentivi non ci sono e pare che non ci saranno. Del resto, non possono «sanare» una crisi: servono soltanto a dilazionarla di qualche mese, «anticipando» le vendite future. Ora, dunque, si tratterebbe «solo» di adeguare la produzione a una domanda asfittica.
La Fiat è ormai un'azienda multinazionale, con la testa a Detroit (versante Chrysler) e arti sparsi in vari paesi (Polonia, Brasile, Turchia, prossimamente anche Serbia). Nel nostro paese restano ormai solo cinque impianti in cui si costruiscono auto (Mirafiori, Pomigliano, Melfi, Cassino e Termini Imerese); ma - significativamente - la fabbrica col più alto numero di addetti è la Sevel di Castel di Sangro (Ch), in joint venture con i francesi di psa, dove si costruisce il Ducato.
Sul futuro produttivo l'unica certezza fin qui messa nero su bianco riguarda appunto Termini. E qui si vede quanti danni possa fare un governo che finge di occuparsi dei problemi per raccattare qualche consenso. Anche ieri un ministro (Maurizio Sacconi) si è vantato - a dimostrazione che «non è detto che multinazionale sia sempre più forte di un governo volitivo», come quello in cui siede - che «l'azienda ha già cambiato atteggiamento, ora è più disponibile al dialogo». Bastano poche ore per svelare il bluff. John Elkann, giovane vicepresidente del Lingotto, si limitava a rispondere: «Su Termini abbiamo già detto tutto».
Ai lavoratori non resta dunque che battersi, salendo sui tetti o persino sul palco a Sanremo. Dalla Fiom Cgil arrivano giudizi lapidari. «Purtroppo - spiega Enzo Masini - la Fiat continua a comportarsi in modo molto chiaro. Da un lato aumenta i compensi ai dirigenti, a partire dall'amministratore delegato e dal presidente; distribuisce dividendi agli azionisti. Dall'altro scarica la crisi sui lavoratori, minacciando di tagliare posti di lavoro non solo e Termini (il punto più esposto) ma anche alla Fna e in altre parti d'Italia». Oppure. «L'azienda fa quello che vuole e che ha detto - sottolinea Giorgio Airaudo- se calano i volumi produttivi, devono diminuire i lavoratori. Con davanti un governo che si limita a far polemica sulle vecchie sovvenzioni che venivano date alla Fiat. Ovunque i governi sono intervenuti, fornendo garanzie alle imprese in cambio di garanzie per il lavoro. Qui no. In questo modo la cassa integrazione non potrà che aumentare». Nel frattempo i rapporti sociali si imbarbariscono. I lavoratori degli stabilimenti a rischio lottano con disperazione, ma si sente l'assenza di un'iniziativa di carattere generale. «Dovremo mettere in campo - aggiunge Masini - iniziative ancora più incisive per convincere governo e Fiat ad aprire una trattativa vera, non a rimpallarsi dichiarazioni per far credere che una trattativa c'è già». (Fr. Pi.)
FNA: OCCUPATA LA PROVINCIA
«Abbiamo prodotto, in quasi 20 anni, 6 milioni di motori, con turni massacranti, quelli della cosiddetta "doppia battuta", con aumenti da fame; e ora abbiamo il nulla di fronte. Chiediamo solo il lavoro che ci è dovuto».
Marino Petrillo è un delegato Rsu della Fiom, uno dei 1800 operai che da una settimana presidiano lo stabilimento di Pratola Serra, notte e giorno, senza essere degnati di unaminima attenzione né dall'azienda, né dalla politica. Sabato avevano deciso di alzare il tiro e bloccare i cancelli ai tir che trasportano i motori, domenica sono arrivati gli sfollagente e le cariche. Ma le tute blu non si arrendono e ieri una decina di dipendenti della Ceva, che da 10 anni lavorano nel compartimento logistico dell'Fna, ha occupato il consiglio provinciale dove nel pomeriggio si sarebbe dovuta tenera l'assemblea per decidere le iniziative sulla vertenza. Un ennesimo atto dettato dalla disperazione, un modo per non mollare la presa, nonostante ai cancelli i camion della Fiat ora entrino e escano con tranquillità. «E' vero su questo hanno vinto loro, i vertici aziendali - spiega Sergio Scarpa, da appena 5 giorni nuovo segretario provinciale Fiom - ma da qui gli operai non si muovono nonostante l'acquazzone, il freddo e gli acciacchi».
L'assemblea si è tenuta lo stesso altrove, i presidi non si smobilitano. Perché in Irpinia la partita è alta: sono circa 2500, compreso l'indotto, le famiglie che potrebbero finire per strada e in un territorio che di alternative non ne offre. Qui in mezzo alle montagne si sono sempre prodotti motori di alta cilindrata, dai 1600 in su, «quelli che hanno beneficiato molto poco degli incentivi statali», spiega Scarpa. Così, se per Pomigliano c'è un raggio di speranza sul progetto di produrre la nuova Panda, a Pratola non basta rifornire la Campania. «Aspetteremo in presidio fino a venerdì - comunica con sicurezza Petrillo - non abbiamo alternative; è un anno che lavoriamo una settimana al mese, da ottobre è iniziata la cig straordinaria. Le nostre famiglie, con mutui sulle spalle, non riescono più ad andare avanti con appena mille euro al mese». Una condizione che accomuna un po' tutti da queste parti e rinforza la convinzione che protestare sia l'unico modo per non soccombere. Ieri davanti la fabbrica c'era anche Giorgio Cremaschi, della segreteria Fiom, che ha condannato la repressione. A lui, nelle ultime ore, si sono aggiunti politica e sindacati. Oggi arriverà anche Susanna Camusso della segreteria Cgil.
(Francesca Pilla)
PHONEMEDIA: 48 ORE DI ATTESA
Si sono presi quarantotto ore per decidere i giudici del tribunale di Novara in merito all'istanza di insolvenza richiesta dai sindacati di categoria per il gruppo Phonemedia. Il gruppo di call center conta 7 mila lavoratori da Ivrea a Vibo. Tutti senza stipendio da 5 mesi, senza cassa integrazione e senza neppure la possibilità di dimettersi per percepire il sussidio di disoccupazione: chi di loro ci ha provato, si è visto respingere la richiesta per «mancanza di giusta causa». L'azienda d'altro canto è quella stessa Omega che pochi mesi prima di acquisire Phonemedia aveva già acquisito il ramo It di Eutelia, Agile. Una società controllata da due fondi inglesi vuoti, e guidata da Sebastiano Liori e Claudio Massa, due persone con un lungo curriculum di fallimenti sulle spalle. Ma la società non vuole mollare l'osso, forse nel tentativo di spolparlo ulteriormente, e ieri, come già ha fatto nel caso di Agile ex Eutelia, ha chiesto al giudice il concordato preventivo, la possibilità cioè di ristrutturare i debiti e così rientrare in gioco. Entro un paio di giorni al massimo dovrebbe arrivare la decisione dei giudici. La richiesta di insolvenza riguarda, nell'udienza di ieri, le sedi di Novara, Ivrea, Trino Vercellese, Monza, Bologna e Biella, ossia il nucleo originario dell'azienda costituita dall'imprenditore Cazzago, ma uguali richieste sono state depositate dai sindacati per quanto riguarda i call center di Pistoia, Vibo e Catanzaro. «Vogliamo l'estromissione dell'azienda e la nomina di commissari», sottolinea Riccardo Saccone (Slc Cgil). La vertenza procede di pari passo con quella di Agile-ex Eutelia. L'incontro previsto per oggi a palazzo Chigi è stato rinviato. Anche per Agile i sindacati hanno chiesto lo stato d'insolvenza (il tribunale si pronuncerà nei prossimi giorni), e anche lì l'azienda ha chiesto il concordato preventivo: sindacati e lavoratori sono nettamente contrari.
MERLONI, «DISASTRO SOCIALE»
«Un disastro sociale di immani proporzioni»: così un sindacalista di lunga esperienza definisce la vicenda della Antonio Merloni. Un'azienda ormai praticamente fallita, sommersa dai debiti seppure formalmente in amministrazione straordinaria, e che conta 2500 dipendenti solo tra i due stabilimenti di Fabriano, nelle Marche, e Nocera umbra, dove si producono frigoriferi, lavatrici e lavastoviglie. Ma quello costruito da Antonio Merloni era un imprero nel verop senso della parola e così accanto ai lavoratori diretti ci sono 6-7 mila lavoratori dell'indotto. Entro la fine del mese, al ministero dello sviluppo economico, dovrebbe essere formalizzata la firma dell'accordo di programma con i presidenti delle regioni interessate. In pratica l'accordo di programma sarebbe uno strumento per rendere gli stabilimenti appetibili: il governo ci metterebbe risorse, la riassunzione dei lavoratori sarebbe incentivata e l'area a quel punto diventerebbe più appetibile. Non solo: la firma dell'accordo di programma consentirebbe anche la prosecuzione dell'amministrazione straordinaria e con essa degli ammortizzatori sociali per i lavoratori. Si parla di una compagnia cinese interessata (la China Machi Holdings Group, partecipata dallo stato), in trattativa anche per lo stabilimento Videocon di Anagni. Nessuna offerta è stata finora però presentata.
THYSSEN, RICHIESTA CHOC
Cassa integrazione in deroga in cambio della rinuncia ad azioni legali nei confronti dell'azienda e dell'azzeramento dei precedenti accordi. Proposta choc quella presentata ieri a Torino dalla multinazionale dell'acciaio, Thyssen Krupp, ai sindacati. A Fim, Fiom e Uilm, che chiedevano otto mesi di cigs in deroga - dato che gli attuali ammortizzatori sociali che riguardano una trentina circa di lavoratori scadono il 2 marzo, e l'azienda ha già messo in campo la mobilità obbligatoria - l'azienda ha risposto con un ricatto bello e buono ma non inedito dai tempi della strage del 6 dicembre 2007: ha chiesto l'annullamento degli accordi precedenti, raccontano i sindacati, e «ha preteso che ulteriori incentivi all'esodo siano elargiti solo in base al ripristino del verbale di transazione tombale» che già era stato oggetto di aspre polemiche perchè, tra le altre cose, cercava di impedire ai lavoratori di costituirsi parte civile al processo. «Una provocazione», la definisce Fabio Carletti della Fiom torinese: «Noi ribadiamo la validità dei vecchi accordi e mettereremo in campo tutte le iniziative, anche legali, per farli rispettare». «Una proposta inaccettabile», anche secondo Claudio Chiarle della Fim di Torino.
GLAXO, DOMANI SI DECIDE
Non sarà un confronto facile, quello tra governo, sindacati e GlaxoSmithKline, una delle maggiori multinazionali del farmaco. Sul tavolo, domani, ci sarà il caso del centro ricerche di neuroscienze di Verona: 1.500 addetti, di cui 550 ricercatori. L'azienda non è per nulla in crisi. Nel 2009 - anno nero per molti - ha realizzato a livello globale una crescita dell'11% degli utili, ossia 2,84 miliardi di dollari. Ma si era prefissa l'obiettivo del +14%. Ha perciò deciso di tagliare cinque stabilimenti e 3.000 persone, tra Italia, Gran Bretagna, Polonia e Croazia; così da risparmiare quasi 800 milioni.
L'altro elemento decisivo nella decisione dell'impresa sembra l'apertura di centri ricerca analoghi in Cina, con la autorità locali «disposte a regalare tutto» alla Glaxo (anche 50 ricercatori, sembra) purché si insedi laggiù.
A Verona, perciò, ha preferito chiudere il reparto di neuroscienze, impegnato nella ricerca di farmaci per affrontare fenomeni come la depression, l'ansia, i disturbi del sonno o le tossidipendenze. Sembrerebbe un mercato in costante crescita, ma Glaxo lo giudica «rischioso» per gli alti costi che comporta e l'aleatorietà della platea (i «tossici», ad esempio sono tanti; ma la maggior parte dipende dalla copertura del welfare, sforbiciato in tutto il mondo), che lascia incerti i futuri guadagni. Viene la curiosità di capire cosa potrà mai dire Sacconi su questo punto: può forse promettere alla multinazionale di allargare i servizi del welfare nei prossimi anni? Al momento, l'elemento più concreto sembra in realtà un rimprovero: quest'anno la Glaxo ha avuto dallao stato 24 milioni per finanziare i propri progetti di ricerca.
AVEZZANO IN LOTTA
Hanno messo un fusto metallico nel cortile della clinica, e dentro hanno acceso un fuoco: sono le donne della « Santa Maria» e fanno il presidio a turno. Sono in Cig a rotazione, nel senso che la Cig riguarda tutte, ma 11 di loro, a turno, lavorano. Lavorano? La clinica non ha degenti, non fa ricoveri, non fa nascere bambini. Lavorano nel senso che indossano il camice e stanno dentro, in queste stanze vuote. Le altre, con altri turni, tengono il presidio. Mentre il gruppo Villa Pini è stato dichiarato fallito, il fallimento non ha finora lambito questa clinica. Perché il sistema sanitario privato di Vincenzo Angelini è un conglomerato e questa clinica ha una struttura assai diversa all'interno del gruppo: l'edificio è solo in affitto e le attrezzature nella maggior parte dei casi sono state fornita in comodato nel quadro della fornitura dei prodotti. Conseguentemente, una decisione giudiziaria di fallimento metterebbe nel piatto unicamente i posti letto per i quali la clinica è accreditata: non l'immobile né le macchine.
Perciò le lavoratrici non hanno neppure un curatore fallimentare. A dicembre sono salite sul tetto. Oggi ventilano l'astensione alle imminenti elezioni. Ma in realtà hanno paura di non tornare più al lavoro. Ora tra queste donne è nata un'idea, quella di dar vita a una cooperativa che si candida alla gestione della casa di cura. Il ragionamento è semplice: la cooperativa può subentrare a Vincenzo Angelini nel contratto di affitto dell'edificio e nell'accreditamento dei posti letto e delle prestazioni sanitarie. Se i lavoratori ricorrono all'idea della cooperazione è segno che è la sola risorsa rimasta in gioco. Ma questa idea, generosa e non priva di senso di disperazione, deve fare i conti con una prospettiva di tempi lunghi. Soprattutto, deve fare i conti con l'insostenibile leggerezza politica e intellettuale della giunta regionale sulla cui sommità si asside il commercialista teramano Gianni Chiodi, uomo dalla voce di agnello belante, dalla sintassi improbabile e dalla capacità decisoria pari allo zero. Vi anche un'altra strada, che è ora imposta dalla necessità, dalla saggezza e dalla necessità di tutelare l'utilità pubblica - visto che, come tutti sanno, l'afflusso di donne al reparto ostetricia dell'ospedale dopo la disattivazione della clinica ha creato una situazione di marasma e di pericolo. La strada è quella della requisizione della clinica per iniziativa diretta e immediata del sindaco. Una requisizione per pubblica utilità.
A.P.
[Articolo su il manifesto del 23/02/2010]
fonte:http://www.ilmanifesto.it/
Thyssenkrupp: cassa integrazione in cambio della rinuncia al processo
fonte:http://www.cgil.it
Tute al chiodo
Da ieri 30 mila operai della Fiat - tutti i dipendenti diretti dell'auto con la fortuna di accedere agli ammortizzatori sociali, mentre molti di più nell'indotto non ce l'hanno e stanno per diventare disoccupati, o lo sono già - sono in cassa integrazione. Tutti a casa, ma non siamo nel film di Comencini e la guerra è appena iniziata. La Fiat non ha ripensamenti, manda a dire John Elkann che studia da presidente della più importante industria italiana (italiana si fa per dire). Chiudere Termini Imerese, disboscare un po' dovunque nei vari stabilimenti italiani. E se le tute blu protestano, come nella fabbrica di motori di Pratola Serra, il Lingotto invoca, e ottiene, le «liberatorie» cariche di polizia.
Fiat, e ancora: Merloni, Alcoa, Eutelia, Glaxo... La lista dei disastri industriali e della ricerca sarebbe lunghissima da compilare. La politica latita o raglia a Sanremo e le imprese fanno quel che vogliono. Le multinazionali fuggono, dalla Glaxo che cancella centinaia di ricercatori, all'Alcoa che vuole affogare nel mar di Sardegna e nella Laguna veneta migliaia di operai. La ThyssenKrupp, che smantellando impianti e sicurezza a Torino ha provocato una delle peggiori stragi della storia industriale italiana, oggi ricatta i dipendenti sopravvissuti dai quali pretende la rinuncia ad azioni legali in cambio non del posto, naturalmente, ma della cassa integrazione. Parlare di leggi del mercato, in casi come questi, e non di immoralità, è intollerabile. Il fatto è che l'immoralità, nel paese di Berlusconi, non fa più scandalo.
Operai negli stadi, operai nel tempio della musica. Meglio lì che sui tetti, per carità. Nulla da dire su chi le prova tutte per rivendicare visibilità e solidarietà, molto da dire su chi si libera la coscienza con un applauso in platea o sulle curve, o un invito sul palco. Nella strategia del governo c'è il logoramento della resistenza operaia, alternando promesse da mercante e manganellate, mentre si lavora alla dismissione del sistema Italia. L'opposizione parlamentare starebbe anche con chi lavora, non lesina dichiarazioni di vicinanza verso chi perde il lavoro, ma in questo periodo è molto impegnata nella preparazione delle liste elettorali. Deve fare attenzione, però, a non tirare troppo la corda. Se non altro per non perdere essa stessa, insieme a chi non rappresenta più, il lavoro.
Loris Campetti
[Articolo su il manifesto del 23/02/2010]
fonte:http://www.ilmanifesto.it/
lunedì 22 febbraio 2010
InformaCongresso n. 11/ Non si certificheranno i risultati del congresso nazionale della Cgil
Si è sottolineato che il risultato complessivo della mozione, là dove si sono misurate in congressi trasparenti entrambe le posizioni, è complessivamente positivo, con risultati significativi anche in alcune province tra cui Bologna, Torino, Modena, Ferrara. Si conferma, inoltre, una grande forza della mozione nelle tre Camere del lavoro ove i segretari generali avevano aderito alla mozione 2.
La riunione ha però soprattutto esaminato un dato. Quello della non credibilità dei dati di alcune categorie, sia in alcune regioni, sia con questa tendenza, a livello nazionale. Mentre la partecipazione di una categoria come quella dei metalmeccanici alla fine sarà inferiore a quella dell’ultimo congresso, a causa prima di tutto della crisi, in altre categorie, oltre che nei pensionati, si registra un’improvvisa abnorme crescita dei partecipanti al voto, nei congressi ove è presente solo la mozione 1. Questo fa sì che, se le tendenze saranno confermate, Fillea, Flai e Filcams registreranno una partecipazione al voto superiore a quella dei metalmeccanici. La mozione ha quindi adottato le seguenti conclusioni politiche:
1. Si appoggia la scelta delle compagne e dei compagni nelle Commissioni di garanzia territoriali e regionali di non certificare i dati congressuali là ove si verifichino abnormi crescite della partecipazione, tali da alterare lo stesso andamento del congresso.
2. Conseguentemente la mozione assume l’orientamento di non certificare a livello nazionale i risultati complessivi, perché segnati dai risultati contestati a livello territoriale e regionale.
3. Nei congressi si aprirà dunque una battaglia per le regole della democrazia e per la trasparenza del tesseramento. Là ove si contesteranno i risultati congressuali si procederà all’elezione degli organismi con liste contrapposte.
4. Per quanto riguarda l’elezione dei segretari generali, avranno il voto della mozione solo quei dirigenti che si pronunceranno esplicitamente per il governo unitario. Gli altri riceveranno l’astensione o il voto contrario.
Queste decisioni sono state confermate anche dopo il rinvio della conferenza stampa, deciso su richiesta dei compagni Moccia, Podda e Rinaldini, per impegni improvvisi.
fonte:http://www.rete28aprile.it/
Migranti. Primo Marzo 2010 Sciopero degli stranieri

Cosa succederebbe se i quattro milioni e mezzo di immigrati che vivono in Italia decidessero di incrociare le braccia per un giorno? E se a sostenere la loro azione ci fossero anche i milioni di italiani stanchi del razzismo?
Primo marzo 2010 si propone di organizzare una grande manifestazione non violenta per far capire all'opinione pubblica italiana quanto sia determinante l'apporto dei migranti alla tenuta e al funzionamento della nostra società.
Questo movimento nasce meticcio ed è orgoglioso di riunire al proprio interno italiani, stranieri, seconde generazioni, e chiunque condivida il rifiuto del razzismo e delle discriminazioni verso i più deboli. Si collega e si ispira La journée sans immigrés: 24h sans nou, il movimento che in Francia sta organizzando uno sciopero degli immigrati per il 1 marzo 2010. Qui potete leggere il nostro manifesto programmatico.
Il colore di riferimento di Primo marzo 2010 è il giallo. Lo abbiamo scelto perché è considerato il colore del cambiamento e per la sua neutralità politica: il giallo non rimanda infatti ad alcuno schieramento in particolare.
Vi invitiamo, quindi, a usare già da oggi un braccialettino o un nastrino giallo come segno di riconoscimento.
La struttura di Primo Marzo 2010 prevede un Coordinamento nazionale, formato da:
Stefania Ragusa, presidente e coordinamento comitati,
Nelly Diop, tesoriere,
Daimarely Quintero, portavoce,
Cristina Seynabou Sebastiani,
Ilaria Sesana, ufficio stampa,
Francesca Terzoni,
Seble Woldeghiorghis
La struttura di Primo marzo 2010 prevede inoltre molteplici comitati locali.
Il logo è opera dell'artista siciliano Giuseppe Cassibba.
Per sostenerci: abbiamo aperto un conto corrente presso Banca Etica a Milano. Chi volesse darci una mano dal punto di vista economico (e, non lo nascondiamo, ne abbiamo bisogno!) può utilizzarlo.
Questo è il nostro iban: IT98V0501801600000000130877
Intestatario del conto: Primo Marzo 2010
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La Fiom aderisce all’iniziativa promossa dal “coordinamento nazionale 1° marzo”, in occasione di analoghe mobilitazioni che si svolgeranno in altri paesi europei, contro ogni forma di
discriminazione e di negazione dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori stranieri.
Forme e modalità di partecipazione alle iniziative previste saranno definite dalle organizzazioni territoriali tenendo conto delle diverse situazioni esistenti nel paese.
La Fiom aderisce all'iniziativa promossa dal "Coordinamento nazionale 1° marzo"
Fac-simile di volantino:
per iniziative già programmate a Roma
per il livello territoriale con uno spazio dedicato alla pubblicizzazione delle eventuali iniziative a livello locale
per le Rsu con uno spazio per l’indicazione dell’eventuale iniziativa di sciopero/fermata/assemblea decisa nel rispettivo posto di lavoro
Risposta ad una richiesta di chiarimenti sullo sciopero
fonte:http://www.fiom.cgil.it/
fonte:http://www.primomarzo2010.it
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