La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

mercoledì 30 settembre 2009

Bulleri: vicini ad una soluzione

La proprietà porta i libri contabili in Tribunale. Il 9 ottobre nuovo incontro in Regione

Come avevamo annunciato negli scorsi giorni, questa settimana sarebbe stata decisiva per le sorti della Bulleri e dei 39 operai che da mesi lottano per difendere il proprio posto di lavoro. Una vertenza dagli esiti ancora incerti, che però ha segnato nella giornata di ieri un importante passo in avanti che può creare le condizioni per arrivare ad una soluzione positiva.

Infatti dopo mesi di silenzi, di rinvii e di comportamenti non chiari, la proprietà, ovvero la famiglia Signorino, ha dato mandato al proprio liquidatore di consegnare al Tribunale di competenza,ovvero quello di Modena, gli atti per l'avvio della procedura di ammissione al concordato preventivo dell'azienda. Questo passaggio era indispensabile per evitare il fallimento e così poter proseguire le trattative con i possibili acquirenti che in questi mesi si sono proposti. A questo punto spetterà al Tribunale nominare un liquidatore a cui toccherà fare tutte le perizie e verifiche sul valore dell'azienda e confrontarsi con gli imprenditori interessati.

"Finalmente la proprietà ha compiuto un atto che già avrebbe dovuto fare da mesi - afferma Domenico Conti della Rsu della Bulleri. Si tratta di un primo passo in avanti, ma ancora sono tante le cose da fare. Chiediamo che il tribunale nomini velocemente il liquidatore e che in tempi ristretti questi dia seguito a tutte le pratiche necessarie per proseguire le trattative. Ribadiamo che per noi è importante salvaguardare l'azienda e tutti i nostri posti di lavoro".

Questa novità può effettivamente dare un impulso in avanti alla trattative. Sono tre, come ha spiegato al nostro giornale il sindaco Franceschini, i soggetti che si sono proposti per rilevare la Bulleri. Ad oggi quello che sembra maggiormente intenzionato e con maggiori possibilità è Alberto Bulleri, che fa da capofila ad un gruppo di imprenditori che hanno già elaborato un piano industriale per il rilancio dell'azienda, i cui contenuti ancora però non sono noti.

La soluzione che si prospetta non è quella dell'acquisto immediato della fabbrica ma dell'affitto del ramo d'azienda. In quest'ottica un ruolo importante, per garantire che dal punto di vista finanziario l'operazione possa andare in porto, sarà svolto dalla Fidi Toscana che ha già dato la sua disponibilità nei precedenti incontri svolti presso la Regione.

E proprio in Regione a Firenze è già fissato per il 9 di ottobre il prossimo incontro del tavolo tecnico per proseguire il lavoro e le trattative con la speranza di chiudere gli accordi in tempi brevi.

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- Guarda il video del presidio contro il pignoramento



Francesco Auletta

fonte:http://www.pisanotizie.it

Diario della crisi, lavoratori in lotta da nord a sud

E’ di oggi l’annuncio dell’Inps di 1.722.000 domande di disoccupazione. Quando si dice che il governo non fa nulla per invertire la crisi, si dice questo. Ed è per questo che le lotte dei lavoratori continuano, perché nessuno meglio di loro sa che il prezzo di questa crisi è stato già pagato da 1.722.000 persone, e che le aziende stanno approfittando di questa congiuntura troppo spesso per speculare, e non per rilanciare.

Infatti le storie di assomigliano tutte. Repubblica.it ha aperto una sezione nella quale raccoglie tutte le denunce: ad oggi sono 216 le pagine, che contengono ben 6mila segnalazioni.

Moltissime riguardano il settore dell’Information technology, di cui Eutelia, di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi, è un esempio. Ancora in presidio a Roma, i lavoratori dell’ex-Eutelia, ora Agile, sono stati posti sotto ricatto dall’azienda: ritirare le denunce contro la cessione di ramo d’azienda, che non offre alcuna garanzia di continuità per l’occupazione, altrimenti non verranno corrisposti stipendi che i lavoratori non ricevono dalla data della cessione di Eutelia ad Agile. Il che vuol dire essere senza stipendio da più di tre mesi.


Un altro presidio che prosegue dal 2 luglio scorso è quello dell’Ideal Standard, fabbrica che produce sanitari da più di 60 anni, e che minaccia ora lo spegnimento definitivo del forno, che vuol dire chiusura certa. 119 dipendenti e 11 interinali hanno deciso – dice un comunicato della Rsu, “di restare in azienda giorno e notte” per salvaguardare gli impianti “e quindi la sopravvivenza stessa dell’azienda”. Proseguono anche i presidi della Lares e della Metalli preziosi di Paderno Dugnano, Milano, anche se “Valerio, Carlo, Luca, Stefano e Andrea”, i lavoratori che per 9 giorni e 8 notti sono rimasti a 20 metri d’altezza, hanno deciso di scendere dopo le rassicurazioni del Comune di Paderno e della Provincia di Milano che entro la settimana sarà reso noto il piano industriale che attesterà la ripresa dell’attività lavorativa. E’ possibile seguire la vicenda nella pagina del sito della Fiom di Milano.

I lavoratori Nortel invece hanno aperto un loro blog: i 38 tagli decisi dall’azienda sono un’iniziativa unilaterale, che per di più non tiene conto delle singole professionalità. Hanno piantato una tenda sul tetto dell’azienda, da dove sono stati intervistati in diretta dalle telecamere di “Annozero”, e da dove, approfittando della grande visibilità, lanciano il j’accuse: “Ernst&Jung, nel momento in cui incassa miliardi di dollari dalle vendite a peso d’oro dei rami di Nortel, vuole licenziare molti dei lavoratori che fanno parte di questi rami d’azienda”. “Perché?” è la domanda di brechtiana memoria, la cui risposta è la chiave della crisi del lavoro che stiamo attraversando.

E ancora Alcatel-Lucent, che al momento si trova “sotto osservazione” per il mantenimento del sito produttivo di Battipaglia, e che questa settimana sarà oggetto di un nuovo incontro al Ministero dello sviluppo economico. Ministero dal quale arriva la proposta di spostamento del sito produttivo della Lasme di Melfi verso la Lames di Chiavari, bocciata dall’assemblea dei lavoratori tenutasi il 25 settembre. L’assemblea, dice il documento finale, “considerando che le commesse Fiat verso Lasme2 (lo stabilimento di Melfi, ndr) non sono diminuite, non ritiene praticabile lo spostamento – prosegue il documento – anche in considerazione dei gravi disagi che interessano il sud del paese” oltre che “per le evidenti incertezze occupazionali contenute” per “tutti i 174 lavoratori”.

E prosegue la lotta alla Spx di Sala Baganza, Parma, dove dopo 8 giorni di sciopero a oltranza, i lavoratori hanno ottenuto la sospensione della procedura di mobilità e l’apertura di un confronto. “Resta ancora aperta – dice il comunicato dell’assemblea - la questione del ritiro del piano industriale che prevede la delocalizzazione”, perciò, pur sospendendo lo sciopero continua il presidio, con le caratteristiche di un’ora di assemblea tutti i giorni, mentre continua lo sciopero degli straordinari e di tutte le prestazioni legate al piano industriale che prevede la delocalizzazione, mentre si chiede la convocazione del consiglio provinciale e comunale in seduta straordinaria.

L’ultima di oggi arriva invece dalla Piaggio, che ha annunciato il taglio di 50 posti di lavoro alla moto Guzzi (su 150 occupati). La Fiom, per bocca del segretario nazionale Maurizio Landini, coordinatore del gruppo Piaggio, fa sapere che già da luglio è stato chiesto all’azienda un incontro a livello di Gruppo sulle scelte e sulle strategie produttive, ma a tutt’oggi non è stata ricevuta alcuna convocazione. “se la Piaggio del dottor Colaninno – fa sapere Ladini – pensa di ridurre il confronto sindacale a semplice ratifica di decisioni aziendali già assunte, deve sapere che ciò non è solo inaccettabile per qualsiasi sindacato, ma è un atto di arroganza verso le lavoratrici e i lavoratori di tutto il Gruppo”. In assenza di adeguate risposte, annuncia il dirigente sindacale, “la Fiom considera necessario decidere” con tutti i lavoratori e le organizzazioni sindacali, “le necessarie iniziative di mobilitazione”.

Anna Maria Bruni

fonte:http://www.dazebao.org

Cremaschi (Fiom): “No ai tagli alla Dalmine”

Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom-Cgil e responsabile per il settore siderurgico ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“L’annuncio del gruppo Tenaris Dalmine di oltre 1.000 esuberi e della chiusura di 2 stabilimenti, a Piombino e a Bergamo, è un atto inaccettabile da parte di una multinazionale che sta ancora facendo ingenti profitti. Ci opporremo con rigore e intransigenza a questi tagli e alla chiusura delle fabbriche.”
“La Tenaris, come altre multinazionali, deve capire che non può fare quello che vuole e che deve usare almeno una parte dei guadagni a sostegno dell’occupazione e degli stabilimenti industriali.”
“Le decisioni di lotta assunte dal Coordinamento sono quindi solo un primo segnale che diamo all’Azienda: se non tornerà indietro il conflitto sarà ancora più duro.”
“Governo e Confindustria si diano una mossa, visto che continuano a dire che la crisi è finita mentre anche le grandi aziende minacciano i licenziamenti e la chiusura delle fabbriche.”
“Anche per questo i metalmeccanici scenderanno in sciopero in piazza il 9 ottobre”.

fonte:http://www.fiom.cgil.it

Innse: Fiom, l'accordo sulla ripresa va firmato oggi

"Oggi è il 30 settembre, giorno entro cui - secondo il protocollo d’intesa firmato l’11 agosto davanti al Prefetto di Milano - si deve chiudere, con il trasferimento delle aree dal Gruppo Aedes al Gruppo Camozzi, l’ultimo capitolo della vicenda Innse". E' quanto si legge in una nota della Fiom di Milano.

"Non consentiamo a nessuno di mettere in discussione la ripresa dell’attività della storica fabbrica alla data stabilita e l’assunzione dal 1 di ottobre degli operai - prosegue il sindacato -. Non permettiamo a nessuno di giocare sulla pelle dei lavoratori e di tergiversare: i soggetti che hanno firmato l’intesa – a partire dal Gruppo Aedes – devono rispettare gli impegni sottoscritti nel tempo stabilito".

"Il tempo finisce oggi - avvertono i metalmeccanici -. Domani per gli operai dell’Innse deve iniziare una nuova storia, dentro alla fabbrica, con le macchine in funzione".

fonte:http://www.rassegna.it

Ccnl metalmeccanici, trattativa rinviata a 5 ottobre

“È evidente che Fim e Uilm si apprestano a firmare un accordo separato, in barba al parere di lavoratori e lavoratrici su cui ricadono gli effetti del negoziato. A maggior ragione lo sciopero del 9 ottobre ha più ragioni di essere un grande sciopero con grandi manifestazioni”. Così Laura Spezia, della segreteria nazionale Fiom, commenta l’incontro di oggi tra Federmeccanica e Fim e Uilm che proseguono la trattativa per il nuovo contratto senza la sigla dei meccanici Cgil.

Fim e Uilm hanno deciso di aspettare lunedì 5 ottobre per affrontare il nodo salario, che avrebbe dovuto essere discusso oggi. Antonino Regazzi, segretario generale Uilm, ha affermato che “occorre approfondire la parte del contratto relativa al capitolo del welfare, in particolare sostegno al reddito e previdenza complementare, su cui ci sono ancora incertezze per quanto riguarda la tempistica e le modalità di applicazione”. Il dirigente della Uilm si attende per lunedì altri due testi, oltre a quelli già presentati da Federmeccanica su tempo determinato e
part-time.

Giuseppe Farina, leader della Fim, sottolinea che una “disponibilità di Federmeccanica a proseguire positivamente” la trattativa. “Ora – ha detto – verificheremo sui testi che ci sono stati proposti questa disponibilità”. Comunque, conclude, “a partire dal 5 ottobre affronteremo il tema del salario, e da quel momento inizierà la fase conclusiva dei negoziati”.

fonte:http://www.rassegna.it

martedì 29 settembre 2009

Metalmeccanici, un confronto evanescente

L’operazione depistaggio è sostanzialmente riuscita. Almeno sin qui. Poco spazio sui giornali per una trattativa che prosegue solo tra Federmeccanica, Fim e Uilm. Cosa c'è da nascondere? Non i contenuti, certo. Piuttosto, l’assenza di un negoziato vero

L’operazione depistaggio è sostanzialmente riuscita. Almeno sin qui. Giovedì 24 settembre sui giornali c’è un solo articolo relativo al contratto nazionale dei metalmeccanici. Questo nonostante che il giorno prima si sia svolto a Roma il quarto incontro della trattativa per il rinnovo della maggiore categoria dell’industria. Ciò dipende da due fatti.

Il primo, superficiale, consiste nella nuova location della trattativa che, dalla settimana precedente, si tiene presso la sede dell’Uir, l’Unione industriali di Roma in via Andrea Noale. La quale via si trova, come si dice nella koiné neo-romanesca, “agli sprofondi”, ovvero in un luogo lontano e difficilmente raggiungibile, al di fuori del raccordo anulare. E ormai, con gli organici sempre più ridotti all’osso, non c’è un caporedattore che decida di privarsi per ore di un cronista, spedendolo a troppi chilometri di distanza dalla sede della redazione.

Il secondo fatto, sostanziale, consiste nella natura della trattativa. Divenuta evanescente, dopo che Federmeccanica ha dichiarato non negoziabile la piattaforma della Fiom e di voler quindi negoziare solo sulla piattaforma Fim-Uilm. Evanescente e dotata di un andamento quasi non raccontabile. Nel palazzone tutto vetri della Uir, le delegazioni della Fim e della Uilm, a ranghi peraltro ridotti, soggiornano in una specie di seminterrato. Gli incontri “in ristretta” con Federmeccanica si svolgono, invece, in una saletta posta al primo piano.

Ricapitolando: sede irraggiungibile e due piani di distanza tra delegazioni e luogo fisico degli incontri. Niente giornalisti e niente delegati. Che cosa c’è, in questo negoziato, che debba essere tenuto al riparo dai cosiddetti occhi indiscreti? Non i contenuti, certo. Piuttosto, l’assenza di negoziato. La Federmeccanica percorre su e giù la piattaforma Fim-Uilm, sparando una raffica di “no” o di “vedremo”. Qua e là compare la proposta di formare una commissione. L’inquadramento? È un argomento complesso, sostiene l’associazione datoriale, meglio rinviare a un successivo incontro. Formazione dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza? Niente ore aggiuntive.

Diritto di assemblea su salute e sicurezza? Idem. Corsi di lingua italiana per gli immigrati? Bella idea, ma le imprese non debbono essere obbligate a surrogare le inadempienze dei poteri pubblici. Percorsi d’assunzione per i precari? Niente che riguardi i lavoratori “in somministrazione” (ex interinali). E così via. La sera del 23, Fausto Durante, il segretario nazionale inviato dalla Fiom all’Uir per seguire l’incontro come osservatore, è raggiunto telefonicamente dall’agenzia Ansa. “L’incontro di oggi – dichiara – è risultato un insieme di chiacchiere, proposte inconcludenti e rinvii, senza alcuna possibilità di produrre risultati utili per i lavoratori”. Amen.

Mechanicus

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France Telecom, i suicidi non si fermano

Ventiquattro vittime da febbraio dell'anno scorso. La sinistra chiede le dimissioni immediate dell'amministratore delegato Didier Lombard. Lui: "Ora stop alla mobilità". Manifestazioni spontanee a Lione e Bordeaux: "Basta col management del terrore"

Continuano a togliersi la vita i dipendenti di France Telecom. Con il suicidio di ieri il conto delle vittime sale a 24 soltanto dal febbraio dell’anno scorso, più altri quattordici che hanno tentato di farlo. L’ultimo caso è quello di Jean-Paul, 51 anni, che il 29 settembre si è gettato da un viadotto sull’autostrada vicino ad Annecy, città dell’Alta Savoia vicina al confine con la Svizzera. “È stato vittima di uno spostamento che lo ha fatto crollare”, ha detto la vedova denunciando “le sofferenze sul lavoro” del marito. Dopo un breve corso, infatti, l’uomo era stato trasferito da una mansione gestionale a un call center in cui lavorano persone molte più giovani di lui e, secondo le denunce della vedova, non avrebbe retto alla depressione causata proprio dal demansionamento. Prima che il caso raggiungesse le pagine dei giornali c’è voluta l’escalation del fenomeno la scorsa estate, adesso pare che l’azienda abbia deciso di scrivere la parola fine alla mobilità.

LAVORATORI IN PIAZZA A LIONE E BORDEAUX. Manifestazioni spontanee con dipendenti di ogni età e livello si sono tenute oggi (30 settembre) in diverse città della Francia. A Lione 550 persone si sono radunate in tarda mattinata davanti alla direzione territoriale del gruppo, dove hanno affisso uno striscione con la scritta “Il management del terrore è finito”. “La direzione – ha detto un sindacalista durante il presidio – conosce bene le due ragioni principali della sofferenza sul lavoro: la mobilità imposta e gli obiettivi personali; entrambi infatti sono stati sospesi ad Annecy”. Anche a Bordeaux circa 300 dipendenti hanno manifestato per chiedere la fine delle ristrutturazioni. “Il personale non ne può più – ha sottolineato Marie-Françoise Lanuc, rappresentante di Force Ouvriere –. La gente è scesa in strada per mostrare che il malessere a France Telecom non è una moda, come dice il nostro presidente, ma è profondo. Sono 19 anni che si ristruttura, i dipendenti sono sfiniti”.

STOP ALLA MOBILITA’ DEI QUADRI. L’annuncio è arrivato ieri direttamente dall’amministratore delegato dell’ex monopolio pubblico delle tlc, Didier Lombard, dopo un incontro con i sindacati ad Annecy-le-Vieux, luogo dell’ultimo suicidio. “L’azienda – ha detto – mette fine a livello nazionale al principio di mobilità dei quadri ogni tre anni”. Il manager ha anche assicurato che il pacchetto di proposte dei delegati del personale di Annecy verrà preso nei negoziati a livello nazionale sullo stress sul lavoro a France Telecom. Intanto da Parigi il ministro del Lavoro, Xavier Darcos, chiede a Lombard di accelerare “i negoziati per la prevenzione dei rischi psicosociali” in azienda. Dopo le pressioni ricevute dal governo, infatti, l’azienda francese si era già impegnata il 15 settembre ad adottare metodi di gestione del personale “più umani” per interrompere la “spirale infernale di suicidi”. Ma Lombard aveva detto che non era possibile, come chiedevano i sindacati, mettere fine alle ristrutturazioni dall’azienda che conta 102.000 dipendenti.

SOCIALISTI E COMUNISTI: LOMBARD SI DIMETTA. I deputati comunisti e socialisti hanno chiesto le dimissioni del presidente e l’istituzione di una commissione d’inchiesta, mentre il segretario generale dell’Ump (la maggioranza di destra) Xavier Bertrand ha detto che Lombard ha “agito bene” e che le sue dimissioni non sono all’ordine del giorno. Quanto ai sindacati, reclamano il blocco di ogni tipo di ristrutturazione per tutta la durata dei negoziati in corso e non solo fino al 31 ottobre come promesso dalla direzione a fine agosto. Cinque gruppi di lavoro si riuniranno a partire da giovedì sulla “organizzazione del lavoro, le condizioni del lavoro, l’equilibrio vita privata-vita professionale, gli organismi rappresentativi del personale e le regole della mobilità”.

ALL'ORIGINE DEI PROBLEMI. La privatizzazione iniziata nel 1997, insieme alla rivoluzione tecnologica degli ultimi anni, hanno sconvolto i punti di riferimento dei lavoratori di Ft. Solo tra il 2006 e il 2008 ci sono state 14mila “mobilità interne” verso settori considerati prioritari (Adsl, cellulari, funzioni commerciali). Con un’età media di 46 anni, eredi di una cultura del servizio pubblico, i dipendenti sono stati sottoposti a una logica di redditività che aveva poco a che fare con il periodo in cui hanno cominciato la loro carriera in azienda. È da tempo che i sindacati denunciano quello che definiscono – traduzione letterale – un “management attraverso lo stress”, ovvero una strategia destinata a costringere all’uscita il personale.

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lunedì 28 settembre 2009

Operai Contro n 130 Luglio 2009



Operai Contro n 130 Luglio 2009 in Pdf


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Morto sul lavoro, tre anni senza processo

Carlo Pratelli morì in un incidente sul lavoro nel 2006, nello stabilimento Saint-Gobain di Pisa. La denuncia del figlio: “Dobbiamo ancora mettere piede in tribunale per l’udienza preliminare”. “Uno come lui non lo ritroveranno mai in azienda”

“Mio padre lavorava come autista per la ditta Mancini Attilio s.n.c di Cascina, ditta con la quale aveva trascorso praticamente tutta la vita lavorativa, guidando, aggiustando, soccorrendo altri autisti in panne. Ci sapeva fare mio padre, molto. Verniciava, saldava… un vero tuttofare, passava dai motori alle tubature del bagno, senza battere ciglio. Prezioso. Però quel giorno, durante le operazioni di carico, qualcosa è andato storto, alcune casse contenenti lastre di vetro si sono rovesciate proprio dove si trovava lui. Sei tonnellate circa in tutto”.

Carlo Pratelli è morto il 26 giugno del 2006 nello stabilimento Saint-Gobain di Pisa. Aveva 63 anni. Secondo suo figlio, Massimiliano, ingegnere di 38 anni, “uno come lui non lo ritroveranno mai in azienda”.

Massimiliano, insieme alla sua famiglia, fa parte della folta schiera dei parenti di operai morti sul lavoro in attesa di giustizia. La sua di attesa però è fuori dalla norma, batte persino quella delle vedove dell'Umbria Olii di Campello sul Clitunno, dove il processo dovrebbe prendere via il prossimo novembre a tre anni dalla tragedia. Qui tre anni sono già passati da tre mesi, ma ancora deve celebrarsi la prima seduta dell'udienza preliminare. In pratica (fatta eccezione per un falso allarme a maggio) Massimiliano e la sua famiglia devono ancora mettere piede in tribunale e non si sono nemmeno potuti costituire come parte civile. Se ne riparlerà a dicembre, salvo nuovi intoppi e rinvii.

“Dopo tre anni di silenzio quasi totale – spiega il figlio di Carlo Pratelli - solo in questi giorni, grazie al prezioso aiuto di Marco Bazzoni (operaio di Firenze che quotidianamente si prodiga per dare voce a persone come Massimiliano, ndr), siamo riusciti ad attirare l'attenzione dei media. Prima eravamo rimasti nell'ombra, nessuno ci era venuto a cercare, nemmeno i sindacati. Ora invece sono stato contattato da giornali e televisioni, Canale 5, Rai 1, La Sette, ma adesso la mia paura è che si voglia strumentalizzare il nostro caso per altri scopi, come quello di attaccare la magistratura. Per cui – prosegue Massimiliano – ora abbiamo detto basta alle telecamere”.

Da una parte la volontà di non essere strumentalizzati, dall'altra la rabbia per una tragedia che si poteva evitare e che, secondo il figlio del camionista, rischia ancora di ripetersi: “Qualcuno deve fermare i metodi di carico e di lavoro con cui operano nello stabilimento di Pisa della Saint-Gobain – dice -. Caricano le casse sui rimorchi praticamente in verticale senza fissarle in alto! I concetti di equilibrio si insegnano nei corsi di fisica alle medie!”. Questo è per Massimiliano l'aspetto meno accettabile della vicenda. Non si cura tanto del risarcimento per la terribile perdita, del quale peraltro ancora non ha visto nemmeno l'ombra, fatta eccezione per una colletta degli operai della Saint Gobain di qualche centinaia di euro (cifra che sarà comunque destinata alla realizzazione di un premio di studio intitolato a Carlo Pratelli). Quello che davvero non riesce a sopportare è che a tre anni dalla morte di suo padre le operazioni che hanno portato alla tragedia si continuino a fare esattamente allo stesso modo. Perché, in una vicenda che è ancora tutta da chiarire, una cosa è invece chiarissima per Massimiliano e per i suoi avvocati: non importa quale sia stato il comportamento di Carlo Pratelli, non importa che lui fosse un'autista e che quindi forse non sarebbe nemmeno dovuto essere lì ad aiutare nelle operazioni di carico (“ma mio padre era uno che con le mani in mano non sapeva stare”, spiega Massimiliano). Quello che importa è che quelle casse contenenti tonnellate di vetro non dovevano rovesciarsi in nessun caso.

“Ci fa imbestialire sentire i funzionari della Saint Gobain sostenere che mio padre ha toccato qualcosa che non doveva toccare e ha provocato così la caduta delle casse che poi gli è costata la vita. Loro dovevano prevenire qualsiasi possibile situazione, anche l'errore umano. E sarebbe bastato pochissimo, qualche staffa di ferro per fissare le casse dopo averle caricate”.

La Corte di Cassazione con una sentenza del maggio 2009 ha chiarito che “la normativa anti infortunistica mira a a salvaguardare l'incolumità del lavoratore non solo da rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche da quelli che possono scaturire dalle sue stesse disattenzioni, imprudenze o disobbedienze alle istruzioni e prassi raccomandate”. Quando il processo per la morte di Carlo Pratelli finalmente avrà inizio non si potrà non tenerne conto.

Tuttavia, l'omicidio colposo si prescrive in 12 anni. Sembra un tempo molto lungo, ma se ci vogliono 3 anni e mezzo per arrivare all'udienza preliminare, allora tutto è relativo.

Fabrizio Ricci

fonte:http://www.rassegna.it

9 Ottobre 2009. Manifestazione di Firenze

Concentramento a Piazza Indipendenza ore 9.00

la manifestazione si concluderà a Piazza Santissima Annunziata

interverrà Fausto Durante, segretario nazionale Fiom-Cgil

Alla manifestazione di Firenze saranno presenti le regioni
Toscana | Emilia Romagna


Tutte le manifestazioni saranno aperte dallo striscione:



fonte:http://www.fiom.cgil.it

Inps, un milione di disoccupati

In un anno all'Istituto sono giunte 1.172.000 domande di disoccupazione e ne sono state liquidate 984.286. +52% rispetto allo scorso anno. La cig schizza a quota 615,5 milioni di ore, cassa integrazione ordinaria a +409,4%

Sebbene si registrino i primi segnali di ripresa, le ricadute occupazionali della crisi continuano a farsi sentire. Stavolta a chiarirlo è stata l’Inps: in un anno l’istituto ha liquidato quasi un milione di domande di disoccupazione. Il dato si rifesce al periodo agosto 2008 – luglio 2009 ed è stato fornito oggi (28 settembre), portando a +52% i disoccupati rispetto all'anno scorso. Nella sua relazione in occasione della presentazione dell'attività e dei risultati dell'Istituto, il presidente e commissario straordinario Antonio Mastrapasqua ha chiarito poi che le domande di disoccupazione sono state effettivamente 1.172.000, mentre ne sono state liquidate 984.286, per un importo medio annuo corrisposto di circa 5.292 euro.

Nel corso degli ultimi 12 mesi,
però, anche la cassa integrazione è schizzata verso l'alto. Le ore autorizzate di cig hanno superato quota 615,5 milioni, mettendo a segno un aumento complessivo del 222,3%, rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente. Antonio Mastrapasqua, ha poi affermato che nel totale la cassa integrazione ordinaria ha registrato un incremento del 409,4% (408.919.363 ore), mentre la cassa integrazione straordinaria e' balzata dell'86,7%, a 206.635.533 ore.

Dopo le stime rese note dai sindacati che hanno più volte lanciato l’allarme occupazione, arrivano dunque dati ufficiali della previdenza sociale. 'La sfavorevole congiuntura economica che il Paese ha dovuto affrontare in questi mesi - si legge nella relazione - ha riversato sulle casse e sugli uffici dell'Inps la responsabilità di sostenere i lavoratori in difficoltà. Le ore autorizzate per i trattamenti di integrazione salariale hanno subito un massiccio incremento'. L'Inps in questo periodo ha comunque retto, mettendo a segno 'una serie di innovazioni organizzative che hanno prodotto effetti sensibili sui conti dell'Istituto'. Si registrano, infatti, maggiori entrate e minori uscite, che sommate 'sfiorano i 4 miliardi di euro'.

Di questi, però, oltre 1,5 miliardi di euro arrivano dai contributi recuperati dalla lotta al lavoro nero nei primi 365 giorni di gestione Mastrapasqua. L'aumento rispetto all'anno precedente e' significativo: 24,53 milioni di euro in più. La riforma dell'istituto previdenziale ha inoltre consentito una razionalizzazione dei tempi di erogazione delle invalidità civili: grazie al fascicolo elettronico, l'Istituto stima di abbassare i tempi di erogazione da 345 a 120 giorni, accertando così la data di visita per i richiedenti. Il risparmio stimato sarà di circa 100 milioni di euro.

fonte:http://www.rassegna.it

domenica 27 settembre 2009

Bulleri, Franceschini: “occorre arrivare in tempi brevissimi ad una soluzione”

L'intervista di Pisanotizie al sindaco di Cascina sull'andamento delle trattative per evitare la chiusura della fabbrica

La stretta finale per le sorti della Bulleri e dei suoi operai si avvicina. In questi giorni si dovrebbero sciogliere i nodi riguardo alla possibilità di un subentro di un acquirente che salvi l'azienda del fallimento.
Pisanotizie ha intervistato il sindaco di Cascina, Moreno Franceschini, per capire quale sia la reale situazione.

Qual è lo stato delle trattative sulla Bulleri?
Al momento ci sono 3 possibili acquirenti che stanno trattando con il liquidatore ed il rappresentante della proprietà. Si tratta di due imprenditori ed una cooperativa: no è locale e due no, anche se sono entrambi toscani. Questi soggetti hanno già presentato dei piani industriali: occorre ora arrivare velocemente ad un accordo che possa garantire il lavoro a tutti i dipendenti della Bulleri. Nelle scorse settimane sono stati venduti due macchinari, che erano da tempo pronti in fabbrica, e sono arrivate anche le lettere per la cassa integrazione. Si tratta di piccole e modeste boccate d'ossigeno, ma bisogna fare in fretta e chiudere le trattative.

Ad oggi quali sono i problemi maggiori che potrebbero di trovare una soluzione positiva per la Bulleri?
La questione principale da chiarire e l'ostacolo da superare per chiudere la trattativa è se la proprietà intende ripianare con questa operazione tutti i debiti o meno. Da ciò che sappiamo l'ammontare del debito dell'azienda è molto significativo per cui una simile strategia comporterebbero molte molte difficoltà. Faccio un esempio: l'Enel negli scorsi giorni era intenzionata a staccare la luce alla fabbrica in quanto le bollette, per un importo di circa 40 mila euro, non venivano pagato da mesi. Solo grazie ad un nostro intervento questo provvedimento non è stato momentaneamente preso. Ma questa è una spia di una situazione complessa per la quale ci sono dei responsabili e che non può essere fatta ricadere sul nuovo acquirente.
In queste condizioni quale accordo si potrebbe andare a definire?
In primo luogo l'obiettivo da conseguire è quello di riuscire a salvare questo sito industriale di altissimo livello e garantire il posto di lavoro a tutti gli operai della Bulleri. Il percorso di riassorbimento di tutti i lavoratori potrebbe avvenire anche scaglionato nel tempo, visto che la fabbrica deve riprendere la propria attività produttiva, ma si deve trattare comunque di tempi ragionevolmente brevi.
Quali sono i tempi delle trattative?
Entro la prossima settimana credo che occorre sciogliere i nodi e arrivare a concludere in un senso o nell'altro. Nell'ultimo incontro svolto presso la Regione si è definita anche la possibilità di un sostegno da parte di FIDI Toscana nel caso in cui subentri un nuovo soggetto. Al momento la possibilità dell'affitto del ramo d'azienda e non dell'acquisto immediato è un'opzione concreta di cui si sta discutendo.
Come giudica il comportamento della proprietà in tutti questi mesi?
Debbo dire che non c'è stata chiarezza nel modo di agire , né un volontà di dare le informazioni da parte dell'imprenditore. Grazie a questo comportamento la proprietà ancora oggi si sta lasciando tutte le porte aperte per decidere quali scelte fare. Vorrei però precisare, ancora una volta, che la Bulleri non è una di quelle aziende colpite dalla crisi in maniera molto significativa. L'impresa continuava ad avere le sue commesse, si è trattato più di un problema di gestione.
Secondo lei qualcuno sta approfittando della crisi?
La crisi c'è ed è molto forte sia a livello internazionale sia nel nostro paese, ma qualcuno che approfitta della situazione c'è. Inoltre, a mio avviso, vi è un problema di passaggio generazionale nel mondo dell'impresa. In alcuni casi i passaggi dell'attività da padre a figlio hanno determinato ottimi risultati, in altri invece gli esiti sono stati drammatici: chi subentra nella gestione di un'impresa deve entrare nella logica che se l'azienda va bene, questo non significa che non vada curata, fatta crescere, difesa.
Gli operai di contro stanno lottando da mesi per difendere il loro posto di lavoro e la "loro fabbrica"...
A loro va il mio più profondo ringraziamento per quanto hanno fatto in tutti questi mesi. Ho potuto notare che la maggiore determinazione in questa battaglia era proprio degli operai più giovani. C'è in loro una forte motivazione nel difendere il proprio lavoro che viene anche dalla soddisfazione per ciò che fanno, per le macchine che producono. Vi sono in quella fabbrica delle professionalità straordinarie che non possiamo perdere.
Il Comune di Cascina è anche intervenuto a sostegno degli operai residenti nel comune....
Al riguardo debbo ringraziare il Consiglio Comunale che ha votato in tempi rapidissimi questo provvedimento: il contributo economico del nostro comune è arrivato agli operai anche prima della cassa integrazione. Ringrazio anche i sindacati che hanno dato un contributo significativo perchè si raggiungesse questo risultato. Mi colpisce, invece, in negativo il comportamento e la proposta di "requisizione della fabbrica" da parte di Rifondazione Comunista. Si tratta di un'operazione che serve solo a fare poca chiarezza con i lavoratori, ad illuderli, in quanto non è una strada praticabile.
A parte il caso specifico della  Bulleri, come si sta facendo sentire la crisi in questi territori?
Sono numerose le piccole e medie imprese che hanno messo i lavoratori in cassa integrazione. Il dato positivo è che la Piaggio tiene e ciò anche per l'indotto è molto importante. Però le situazioni di difficoltà sono tante e parcellizzate: se le sommiamo tutte il quadro è negativo. Il Governo non può solo cantare vittoria ma deve confrontarsi con la condizione reale del paese e rendere partecipi tutti i soggetti di questa situazione di crisi, lavorando in sinergia per un suo superamento. Il compito principale della politica è quello di guardare al futuro e costruirlo giorno dopo giorno.

 Francesco Auletta 


 Leggi anche:
- Bulleri: settimana decisiva per le sorti della fabbrica e dei lavoratori
- Bulleri: rinviata l'asta prevista per questa mattina
- Bulleri: fermato il pignoramento, c'è il pericolo delle aste 

fonte:  http://www.pisanotizie.it/

sabato 26 settembre 2009

Fiat: Rinaldini (Fiom), basta sudditanza verso Lingotto

“Si apprende dai giornali che sta per essere avviata la progettazione di un nuovo modello di autovettura che la Fiat intende produrre in Serbia in centinaia di migliaia di esemplari all’anno, con sviluppo in loco del relativo indotto”. A renderlo noto è il segretario generale della Fiom Cgil, Gianni Rinaldini.
“Non è più tollerabile - prosegue il leader della Fiom - che la Fiat annunci i suoi interventi in diversi Paesi esteri, compresi i modelli la cui produzione è prevista in Cina a partire dal 2011, e continui a tacere sugli stabilimenti esistenti nel nostro Paese. Stabilimenti i cui lavoratori continuano ad essere, in misura massiccia, in Cassa integrazione”.
“Per parte nostra - afferma ancora Rinaldini - torniamo a chiedere la convocazione a Palazzo Chigi delle Parti sociali e delle Istituzioni locali interessate. La Fiat, invece di lanciare spot pubblicitari, ha il dovere di dire quali siano le sue scelte per gli stabilimenti italiani del Gruppo”.
“Sarebbe ora che qualcuno dicesse al Lingotto che non può fare quello che gli pare nel nostro Paese - conclude il segretario Fiom - pur continuando ad usufruire di consistenti risorse pubbliche. Basta con la sudditanza nei confronti della Fiat".

fonte:http://www.rassegna.it

Comunicato sindacale Gruppo Piaggio

La scelta annunciata dal gruppo Piaggio di voler tagliare 50 posti di lavoro alla Moto Guzzi (sui 150 occupati complessivi) è grave, sbagliata ed inaccettabile.
Dal mese di luglio abbiamo chiesto la convocazione di un confronto al livello di Gruppo sulle scelte e le strategie produttive di investimento dell’Azienda in tutti i suoi stabilimenti: Piaggio di Pontedera; Aprilia di Noale, Moto Guzzi di Mandello Del Lario, Derby in Spagna, ma in nessun incontro è stato ancora fissato.
Se la Piaggio del Dott. Colaninno pensa di poter ridurre il confronto sindacale a semplice ratifica di decisioni aziendali già assunti, deve sapere che ciò non solo è inaccettabile per qualsiasi sindacato ma è un atto di arroganza verso le lavoratrici e i lavoratori di tutto il Gruppo.
In assenza di adeguate e rapide risposte del Gruppo alle richieste sindacali, la Fiom considera necessario decidere con il coinvolgimento delle lavoratrici e dei lavoratori e delle OO.SS. le necessarie iniziative di mobilitazione.

IL SEGRETARIO FIOM-CGIL NAZIONALE
E COORDINATORE DEL GRUPPO PIAGGIO
Maurizio Landini

venerdì 25 settembre 2009

La risposta di un delegato della FLAI alla lettera di Mattioli a Cremaschi

Leggendo la lettera aperta di Antonio Mattioli rivolta a Giorgio Cremaschi è evidente dal linguaggio adoperato da Mattioli che Cremaschi abbia colpito nel segno e affondato il compagno segretario nazionale Flai.
Leggendo la lettera aperta di Antonio Mattioli rivolta a Giorgio Cremaschi, dopo aver quest’ultimo pubblicato una nota su l’appena rinnovato CCNL degli alimentaristi sul sito delle Rete 28 Aprile, è evidente dal linguaggio adoperato da Mattioli che Cremaschi abbia colpito nel segno e affondato il compagno segretario nazionale Flai. Infatti, Il coordinatore nazionale della Rete nella sua nota spiega con toni tranquilli l’ambiguità del CCNL appena firmato unitariamente da Fai-Flai e Uila, mentre riceve da Mattioli una risposta isterica e chiaramente offensiva nei suoi confronti.
Per quanto riguarda la parte economica ci sono da fare un paio di precisazioni su quanto affermato da Mattioli:
1] Mattioli afferma che il contratto ha durata triennale, ma in realtà non è cosi perché avrà una durata di quaranta mesi e non di trentasei, quindi il CCNL durerà quattro mesi in più rispetto a ciò era stato proposto ai lavoratori durante la presentazione della piattaforma. Mattioli parla anche di un’approvazione dei lavoratori della suddetta piattaforma con voto segreto, a questo punto verrebbe da domandare ad Antonio se è proprio cosi, si curo che il 90% dei lavoratori abbia espresso il proprio voto in modo segreto?
2]L’incremento economico spiega Mattioli, sarà di 142€ al parametro 137 di cui 116,44~, erogati nel primo biennio (biennio precedente di 108 €), pari all’8,02%, a fronte di un’Ipca del 5,62% questo è quanto si è riusciti ad ottenere durante la trattativa, il Mandato dei lavoratori va ricordato al compagno segretario Flai che era di 173€ in trentasei mesi, si è ottenuto meno e non di più. A questo punto è d’obbligo ricordare a tutta la segreteria nazionale che i 142€ sono destinati a quei lavoratori che già hanno una buona qualifica professionale e che di conseguenza si ritrovano ad avere degli stipendi più alti rispetto a chi ha una qualifica più bassa e il reddito inferiore, il parametro 137 si riferisce alla qualifica di 3° livello. Mattioli tu ti rendi conto che il 3° livello oggi è un livello quasi irraggiungibile per i lavoratori? Troppo spesso la carriera di un lavoratore si ferma al 4° livello e non va oltre e per rimediare a ciò qualche RSU propone livelli intermedi tra il 3° e il 4° livello, quindi quei 142€ andranno a pochissimi lavoratori, la stragrande maggioranza riceverà molto meno, sei d’accordo o no?
Invece per quanto riguarda la parte normativa è da dire che la flai non ha discusso per nulla con i lavoratori o con i delegati di questi argomenti, poiché spesso ai direttivi sia provinciali sia regionali fino ad arrivare al nazionale la discussione è avvenuta tra l’apparato della categoria e i membri della delegazione trattante e non tra i delegati che vi si trovavano nei vari direttivi. Questa mancanza viene giustifica dal fatto che per la categoria lo spostamento di questi ha un costo troppo oneroso per le proprie possibilità. In conclusione Mattioli farebbe bene a mettere da parte la sua arroganza e magari molto umilmente sarebbe opportuno che si rapportasse di più con i delegati o i lavoratori che svolgono il proprio lavoro all’interno di quei luoghi dove spesso, anzi troppo spesso, sono costretti a confrontarsi con situazioni molto dure e a toccare con mano l’asprezza e la dura realtà della lotta. Mi permetto di consigliare al compagno Mattioli di andare a visitare uno di quei Macelli del gruppo Cremonini, cosi da toccare con mano la realtà in cui oggi i lavoratori sia italiani sia stranieri sono costretti ad affrontare per quattro soldi e che per giunta ancora oggi si vedono negati il rinnovo del proprio CCNL di lavoro.
Cordiali saluti

Antonino Grimaldi – Lavoratore e delegato sindacale FLAI

fonte:http://www.rete28aprile.it

CCNL alimentaristi - Lettera di Antonio Mattioli

Pubblichiamo la lettera che Antonio Mattioli, segr. nazionale Flai, indirizza a Giorgio Cremaschi sulla vicenda del Ccnl degli alimentaristi


Lettera aperta a Giorgio Cremaschi

Ho letto attentamente le tue dichiarazioni in merito al rinnovo del Contratto Nazionale dell’Industria Alimentare e la prima domanda che mi sono fatto è quale testo hai letto.
La seconda domanda è quale finalità hai nel momento in cui ti attingi a sbadilare liquame sulle categorie e sui compagni, assurgendo al ruolo di giudice, o se preferisce da professore che corregge i compiti con la biro rossa o blu a seconda dei casi, mistificando la realtà ed i contenuti degli accordi.
La terza domanda è se non ti sei ancora reso conto che la “battaglia politica” passa dal confronto di merito che, a volte, prevede anche il riconoscimento delle cose ben fatte.
Lascio le risposte a chi leggerà o ascolterà.
Anche se farai fatica a capire, non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, provo a rispondere nel merito.
La durata triennale del contratto è patrimonio delle richieste della categoria dal 2004 ed era presente nella piattaforma, che tu avevi contestato, approvata per voto segreto dal 90% dei lavoratori alimentaristi.
Il Contratto decorre dal 1° Ottobre 2009 e scade il 30 Settembre 2012 con gli aumenti che decorrono dal 1° Giugno 2009 e le mensilità comprese da Giugno e Settembre verranno erogate in un'unica soluzione con la mensilità di Ottobre, stessa soluzione del rinnovo del 2005, dove tu non avevi detto nulla.
L’incremento economico del contratto è di 142€ mensili, di cui 116,44 erogati nel primo biennio (superiore al biennio precedente di 108 €), pari all’8,02%, a fronte di un’Ipca del 5,62%.
La certezza delle scadenze è indicata nel contratto ed è affidata alla negoziazione la copertura dell’eventuale ritardo del rinnovo, così come è prassi della categoria dal ’99.
Il valore punto è stato adeguato e passa dall’attuale 17,70€ ai 19,12€ nel 2012, da utilizzare per il prossimo rinnovo, mettendo in questo modo un paletto, anzi un pilastro, sulla garanzia economica per il futuro.
La moratoria per gli scioperi non prevede alcun allungamento alla presentazione della piattaforma, così come prevedono altri contratti o invii di piattaforma come nel caso della categoria alla quale appartieni.
La contrattazione aziendale è confermata e si sperimenterà la contrattazione di filiera, di settore o macroarea, acquisendo un’esperienza che storicamente è presente nell’alimentazione industriale ed ottenendo un risultato politico importante dopo che da quattro rinnovi la stavamo richiedendo.
L’ultrattività dei contratti integrativi in scadenza è di un massimo di 12 mesi con la certezza dell’erogazione del premio; abbiamo utilizzato la stessa formula inserita nel contratto dopo l’accordo del ’93, per l’adeguamento della nuova durata del contratto.
Abbiamo “eliminato” la formula della “totale variabilità” prevista nei CCNL precedenti.
L’Ente Bilaterale era presente nei contratti precedenti ed era collegato alla formazione con i relativi finanziamenti: ne abbiamo esteso le competenze alla ricerca, ed all’integrazione al reddito per le lavoratrici ed i lavoratori che utilizzano la maternità facoltativa facendola “pagare” alle imprese.
Il fondo sanitario integrativo è presente in diversi contratti di gruppo o aziendali dell’alimentazione ed averlo strutturato a livello nazionale, con i costi completamente a carico delle aziende, mi sembra un buon risultato, o no?
I lavoratori valuteranno per voto segreto nelle assemblee l’ipotesi di accordo, così come è successo per la piattaforma: questa “prassi” democratica è patrimonio della categoria.
Come vedi Giorgio quanto abbiamo definito è in linea con i documenti congressuali ed i disposti dei direttivi della Cgil e non ha nulla a che fare, come la piattaforma, con l’accordo separato del 22 Gennaio: mi permetto di affermare che è stato smontato unitariamente nei fatti se consideri anche la totale assenza di deroghe.
Ti invito a rispettare l’intelligenza delle compagne e dei compagni della delegazione trattante che sono, a pieno titolo, parte integrante della Cgil.
Voglio davvero sperare che tu abbia “sbagliato” la valutazione di merito perché hai letto qualche documento che non c’entra nulla con il rinnovo del CCNL; se così non fosse il problema è serio, ed è un problema del quale l’intera confederazione deve farsene carico.
E’ inaccettabile la mistificazione della realtà solo per ottenere visibilità.
Un obiettivo l’hai raggiunto; ancora una volta si parlerà di te.
Ci vediamo a congresso, adesso l’unica cosa che mi interessa è il giudizio dei lavoratori e della confederazione.

Antonio Mattioli
Segretario Nazionale Flai Cgil


fonte:http://www.rete28aprile.it

il 9 ottobre scendiamo nelle piazze




In tutta Italia c’è chi rischia il lavoro e con rabbia e sacrificio lotta in tutti i modi per farsi sentire.


Governo e Confindustria fanno gli ottimisti, ma sono solo chiacchiere perché per le lavoratrici e i lavoratori va sempre peggio.

Se davvero si vuol fermare la crisi si devono:
– bloccare i licenziamenti;
– fermare la chiusura delle fabbriche e le delocalizzazioni;
– dare a tutte e tutti una cassa integrazione dignitosa;
– investire per creare occupazione e non per speculare.
ci vogliono fatti ma per ottenerli bisogna lottare e farsi sentire!

Il 9 ottobre i metalmeccanici scioperano 8 ore e scendono in piazza per il lavoro la democrazia e la dignità.

Volantino 1 Volantino 2 Volantino 3 Volantino 4 Volantino 5

fonte:http://www.fiom.cgil.it/

Contratto metalmeccanici: Fiom scrive a Camera, Senato e commissioni Lavoro

La Fiom ha inviato una lettera ai presidenti di Camera, Senato e commissioni Lavoro dei due rami del Parlamento per chiedere un’audizione sulla democrazia sindacale. “Ciò a fronte della situazione che si è determinata sul negoziato contrattuale in atto nella categoria dei metalmeccanici”, spiega il leader delle tute blu Cgil, Gianni Rinaldini.

“L’assenza di regole democratiche relative alla contrattazione collettiva – è il commento del leader sindacale – può determinare la situazione paradossale per cui organizzazioni sindacali minoritarie concordino un contratto nazionale per tutte le lavoratrici e per tutti i lavoratori di una determinata categoria, iscritti e non ai sindacati, senza che né la piattaforma rivendicativa, né l’accordo conclusivo, ricevano alcuna validazione da parte delle lavoratrici e dei lavoratori interessati a tale rinnovo”.

fonte:http://www.rassegna.it

Contratto metalmeccanici. Rinaldini (Fiom): “Abbiamo scritto ai Presidenti della Camera e del Senato per chiedere un’audizione sulla democrazia sindacale alle Commissioni Lavoro”

Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“La Segreteria nazionale della Fiom ha inviato una lettera ai Presidenti della Camera e del Senato, e ai Presidenti delle Commissioni Lavoro dei due rami del Parlamento, per chiedere un’audizione sulla democrazia sindacale. Ciò a fronte della situazione che si è determinata sul negoziato contrattuale in atto nella categoria dei metalmeccanici.”
“L’assenza di regole democratiche relative alla contrattazione collettiva può determinare la situazione paradossale per cui organizzazioni sindacali minoritarie concordino un Contratto nazionale per tutte le lavoratrici e per tutti i lavoratori di una determinata categoria, iscritti e non ai sindacati, senza che né la piattaforma rivendicativa, né l’accordo conclusivo, ricevano alcuna validazione da parte delle lavoratrici e dei lavoratori interessati a tale rinnovo.”

fonte:http://www.fiom.cgil.it

Innse, intesa per l'assunzione di tutti i lavoratori

Si è concluso ieri (23 settembre) con un accordo tra rappresentanti dei lavoratori dell'Innse, sindacato e gruppo Camozzi, l’incontro per definire gli estremi dell’assunzione degli operai della Innse. E' quanto si legge in una nota della Fiom Cgil di Milano. Tutti i lavoratori, dunque, usciranno dalle liste di mobilità e diventeranno dipendenti del gruppo Camozzi.

Dopo la soluzione positiva dell’acquisizione dei macchinari, degli impianti, delle attrezzature è stato chiuso il secondo capitolo del percorso che porterà al riavvio dell’attività della storica fabbrica. Per portare a compimento gli impegni presi con il protocollo d’intesa siglato l’11 agosto scorso davanti al prefetto di Milano, manca un ultimo tassello: il trasferimenti definitivo del sito industriale e dell’area dal gruppo Aedes a Camozzi. "Ci aspettiamo - conclude il sindacato - che anche questo passo venga fatto".

fonte:http://www.rassegna.it

«Vogliono abbandonare via Parodi»

Gli operai della Guzzi in assemblea protestano contro l’annuncio dei 50 esuberi

«QUESTO è il vero inizio della fine, è chiaro che Piaggio ormai ha deciso di chiudere Moto Guzzi». Dall’assemblea dei lavoratori di Moto Guzzi per discutere il piano industriale presentato da Piaggio è emersa tanta rabbia e delusione. «Abbiamo capito - afferma Fabrizio Zucchi rappresentante delle Rsu dello stabilimento mandellese - che non è un piano industriale per il rilancio dello stabilimento ma per affossare del tutto quello che c’è. Cinquanta licenziamenti sono tantissimi. Noi ci siamo guardati in faccia, abbiamo fatto i conti. Tra i 150 dipendenti che ci sono, ad andare bene, usando criteri molto elastici, spazi per prepensionare 20 forse 25 lavoratori, a tutti gli altri che cosa accadrà? Chiaro li lasciano a casa, ma comunque anche i cento che sopravvivono al primo giro verranno fatti fuori in un secondo momento». Dall’assemblea è emersa la volontà di andare avanti a lottare e Zucchi spiega: «Non intendiamo arrenderci, abbiamo capito che ci stanno dando la mazzata finale. Dopo aver ridotto così tanto il numero di lavoratori toglieranno qualche altro pezzo alla fabbrica e nel giro di un paio d’anni chiuderanno tutto, si terranno il marchio e faranno le moto da qualche altra parte ma a Mandello non ci sarà più nulla. Lo si capisce dai volumi di produzione che Piaggio ha dichiarato, qui ci tagliano le gambe una volta per tutte con questo piano».

L’AMMINISTRAZIONE comunale ha ribadito che l’area dello stabilimento in via Parodi resta a destinazione industriale e non cambierà ma il nuovo piano di Piaggio non prevede interventi strutturali significativi sugli edifici. Quindi l’intera zona potrebbe restare una enorme scatola vuota se le previsioni dei sindacalisti si concretizzeranno. I lavoratori hanno dato mandato ai rappresentanti sindacali di manifestare completa disapprovazione verso il piano industriale presentato e nell’incontro tra parti sociali e proprietà del 5 ottobre probabilmente ci sarà una netta rottura a causa delle posizioni diametralmente opposte. «Per quello che ci riguarda - spiega Zucchi - come lavoratori siamo compatti. Ieri in assemblea c’erano praticamente tutti. Non intendiamo subire questa cosa in modo passivo ma vogliamo lottare e far sentire la nostra voce. Noi diciamo chiaramente quello che sta accadendo, abbiamo capito quali sono le intenzioni della proprietà e lo diciamo con forza. Nel momento che altri prendono posizioni diverse dovranno risponderne quando quello che stiamo dicendo noi accadrà».

UNA PROFONDA amarezza è emersa tra i lavoratori dopo il bagno di folla di «Moto di protesta» in cui i guzzisti avevano dimostrato affetto e vicinanza al marchio. È ormai diffusa la convinzione che le speranze di ripresa siano solo un sogno.

Stefano Cassinelli

fonte:http://ilgiorno.ilsole24ore.com

Bufera sulla Gilardoni cilindri

Gli operai hanno scioperato contro la cassa integrazione

LA CRISI si accanisce sempre di più su Mandello e dopo la grave situazione della Moto Guzzi, un’altra azienda è nell’occhio del ciclone. Si sta delineando infatti una situazione difficilissima per quello che riguarda la «Gilardoni cilindri» e i 350 lavoratori temono per il loro futuro. L’azienda a fine 2008 occupava 470 lavoratori, da allora sono stati tagliati 120 posti di lavoro relativi a contratti a termine e lavoratori interinali. La fabbrica attualmente lavora tre giorni alla settimana, mentre il giovedì e il venerdì tutti i dipendenti sono messi in cassa integrazione e al centralino risponde un messaggio registrato che comunica l’apertura degli uffici al lunedì.

LA PROBLEMATICA è in qualche modo restata all’interno della fabbrica fino ad ora, ma lunedì sono state indette due ore di sciopero sui due turni e i dipendenti insceneranno la loro protesta davanti ai cancelli. La decisione di scioperare, dopo una prima interruzione della produzione a luglio di mezz’ora, è stata giudicata indispensabile dalle Rsu per contestare le modalità di gestione aziendale della Gilardoni.
Durante l’assemblea dei lavoratori sono emerse una serie di preoccupazioni «per la gestione della cassa integrazione da parte della proprietà. Le rotazioni sono fatte senza un criterio di logica e non vengono in alcun modo seguite le indicazioni provenienti dai rappresentanti dei lavoratori», senza dimenticare che le Rsu e i sindacati da tempo chiedono un piano industriale che non viene presentato e sembra nemmeno essere stato elaborato dall’azienda.

SULLE PREOCCUPAZIONI manifestate dai lavoratori interviene Pierangelo Arnoldi della Fim-Cisl che spiega: «L’azienda sta attraversando un momento davvero difficile a causa della crisi del settore, anche a causa delle connessioni con Moto Guzzi ma non solo. C’è una situazione di cassa integrazione pesante e abbiamo cercato di mantenere la crisi all’interno dell’azienda stessa. Da ormai un anno e mezzo le trattative proseguono, i lavoratori stanno subendo scelte aziendali che non condividono e la gestione della cassa viene fatta senza ascoltare le indicazioni delle rappresentanze sindacali. Il protrarsi di questa situazione ha convinto i lavoratori delle necessità di portare fuori dai cancelli la protesta. La condivisione nella gestione aziendale è importante e i lavoratori fino ad ora hanno fatto di tutto per rispondere alle esigenze della proprietà».

Stefano Cassinelli

fonte:http://ilgiorno.ilsole24ore.com

Indotto Piaggio senza regole

In arrivo la cassa integrazione ma nel frattempo turni massacranti di 12 ore

Vi ricordate della vertenza sull’indotto Piaggio?Oggi la situazione è peggiore di un anno fa.

Infatti
- una delle cooperative ((la ADL) che operavano nei magazzini di Pisa Lugnano per conto della Ceva (ex Tnt) è fallita
- l’altra cooperativa (la Pega con sede a Torino e che oggi impiega 110.dipendenti circa ) negli ultimi mesi ha alternato periodi di blocco della produzione (lavoratori a casa a zero ore e senza stipendio visto che gli impegni assunti , a fine 2008, in Regione Toscana non hanno prodotto alcun ammortizzatore sociale) a settimane lavorative con turni massacranti superiori alle 10 ore giornaliere.
Stando ad alcune voci potrebbe arrivare a giorni una proposta di cassa integrazione in deroga, una proposta che mal si concilia con le ultime settimane con sabati lavorativi e richieste quotidiane di straordinari.
I Cobas denunciano la mancanza di chiarezza sull’indotto Piaggio, l’assenza di regole, la mancata comunicazione alle organizzazioni sindacali sulle situazioni che si vanno prospettando per le prossime settimane.
I lavoratori non hanno alcuna certezza sul futuro occupazionale e si trovano ogni settimana in balia di decisioni arbitrarie comunicate a fatti avvenuti allo stesso Sindacato.
I Cobas chiedono l’apertura immediata di un tavolo di tratattiva sindacale che coinvolga anche il committente (Piaggio e Ceva) e nel frattempo chiedono alla Direzione Provinciale del Lavoro di vigilare sulla regolarità del comportamento tenuto dalla Pega.

Cobas Lavoro Privato

fonte:http://www.confederazionecobaspisa.it

giovedì 24 settembre 2009

Disoccupazione in aumento, al 7.4%. Esplode la rabbia da Nord a Sud

Non ha tregua il lungo elenco di morti bianche. Questa mattina un operaio è morto a Brescia e un altro è gravemente ferito dopo la caduta da un'altezza di circa 15 metri. Il drammatico incidente sul lavoro è avvenuto nello stabilimento siderurgico della «Ori Martin» di Brescia. Invece un altro operaio, questa volta di nazionalità marocchina, è morto decapitato a Trento.

E le mobilitazioni per il mantenimento del proprio posto di lavoro continuano ad essere centrali in questo inizio di autunno, anche perché secondo i dati Istat nel 2° trimestre il numero degli occupati è calato di 378 mila unità. Il tasso di disoccupazione è salito al 7,4%, il tasso di occupazione è il più basso degli ultimi quattro anni e il dato tendenziale dell’occupazione è il peggiore dal secondo trimestre del ’94. Anche se la situazione descritta dai media è rassicurante e nonostante le dichiarazioni fiduciose di esponenti del governo, le proteste non si placano. Anzi. Sono forse l’aspetto che attualmente unisce di più l’intera penisola.

L'Ideal Standard di Brescia, azienda che produce sanitari per bagno, dava lavoro a 130 operai ed è occupata da ieri. Gli operai in assemblea all'interno hanno chiuso i cancelli della fabbrica e stilato un comunicato in cui si legge che « All'Ideal Standard di Brescia abbiamo deciso di salvaguardare il funzionamento della fabbrica dopo la dichiarazione dell'azienda di procedere allo spegnimento del forno in funzione da oltre 60 anni. Lo spegnimento significa la chiusura dell'azienda e la dismissione dell'attività produttiva. Contro questa decisione i lavoratori hanno deciso di restare in azienda giorno e notte, salvaguardando gli impianti e la stessa sopravvivenza dell’azienda». Dario Filippini, della segreteria Filcem di Brescia spiega inoltre che ai lavoratori è stato proposto il trasferimento, tra l'altro «in Inghilterra, Bulgaria, Polonia».

Prosegue anche la protesta ad Ascoli Piceno per la vicenda della Manuli: sabato mattina erano circa 1500 i manifestanti che hanno sfilato dallo stadio Del Duca al Palazzo della Prefettura dove sono rimasti per oltre due ore finché una delegazione non è stata ricevuta dal Prefetto. La Manuli ha messo in mobilità 370 operai, e la chiusura dello stabilimento rischia di mettere in ginocchio tutto il territorio piceno oltre che direttamente centinaia di famiglie. Il Gruppo Manuli sarebbe disponibile a chiedere la cassa integrazione per i 376 dipendenti dello stabilimento in alternativa alla mobilità e quindi alla cessazione dell'attività produttiva. Lo sostiene l'assessore regionale al lavoro delle Marche, Fabio Badiali, che ieri ha guidato una delegazione istituzionale e sindacale che ha incontrato a Roma, al Ministero dello sviluppo economico, rappresentanti dell'azienda. Per Badiali si tratta di 'un passo in avanti', che potrebbe aprire uno scenario futuro migliore, per la fabbrica di tubi in gomma operante nell'ascolano da quasi 40 anni. Vedremo.

Cresce poi a Napoli l’esasperazione per il mancato arrivo degli assegni della cassa integrazione agli operai Fiat di Pomigliano. Si dice che “le pezze, anche se a colori, sempre pezze restano”. In questo caso la “pezza” è l’integrativo alla cassa integrazione che la Regione Campania ha varato a Maggio per gli operai del settore auto e successivamente esteso ad altre unità produttive colpite dalla crisi. Quell’integrazione al reddito (350 euro net­ti per i primi due me­si; 240 per i restanti 6 e poi niente) si è fermato però già dopo il pagamento delle due prime tranche: mag­gio e giugno.

Su quei soldi i circa 4.500 operai della Fiat (cui si aggiungono le 2.500 unità del ba­cino di Prato la Serra e le 5.000 dell’in­dotto) ci contavano. «A Pomigliano c’è rabbia — afferma Giannone, delegato sindacale della Fiat di Pomigliano - Le ‘‘borse’’ mensili di luglio, agosto e settembre non sono arrivate. L’iniziativa della Regione nelle intenzio­ni è ottima, ma nell’applicazione un cola­brodo». Giannone spiega infatti che la Regione ha usato moduli telematici per gestire le richieste e molti operai non usano il computer «Quel che è mancato-dice- è un ‘‘ufficiale di collega­mento’’ tra la Regione e lo stabilimento».

Ieri le proteste sono esplose anche a Livorno: 170 lavoratori della Delphi, in cassa integrazioni ormai da addirittura tre anni dopo la chiusura del loro stabilimento di componentistica auto trasferito in Polonia dall’omonima multinazionale USA, sono infatti scesi in strada bloccando per ore l’Aurelia per richiamare l’attenzione di Governo centrale, istituzioni, città sulla loro vertenza. A loro si sono uniti gli operai della Giolfo&Calcagno, a loro volta in cassa integrazione dopo l'annuncio della cessazione delle attività da parte del gruppo che ha stabilimenti anche a Genova e a Bari e una delegazione di lavoratori della raffineria Eni, reduci dalle loro proteste eclatanti che hanno portato al fermo della raffineria, poi superato, grazie all’incontro al ministero dello sviluppo che ha aperto un confronto, sotto la supervisione del governo, tra Eni, sindacati e istituzioni sulla vendita dell’impianto.

Buone notizie invece dal fronte giudiziario, sono stati infatti rinviati a giudizio, dopo un’istruttoria di sette anni, sette ex dirigenti della Solvey di Ferrara, azienda chiusa nel 1998, accusati di non aver tutelato due operai dall’esposizione al cvc, cloruro vinile monomero. I due operai sono Michele Mantoan e Cipro Mazzoni, ex dipendenti del complesso chimico, colpiti da epatocarcinoma, un tumore maligno del fegato. La malattia "sembrerebbe essere connessa alla prolungata esposizione al Cvm - componente utilizzato per la produzione di Pvc (cloruro di polivinile) lavorato dalla Solvay" afferma Legambiente . La complessità della vicenda, sottolinea Legambiente, "rende necessario il dibattimento processuale, per fare chiarezza sulle possibili responsabilità dell’azienda riguardo ai tumori contratti dagli operai che vi lavoravano". Oltre a Mantoan e Mazzoni, "ad accusare malori furono altri 65 ex operai, ma per loro le posizioni sono state stralciate per decorrenza dei termini di legge". Soddisfatto della decisione del tribunale di Ferrara, Luigi Rambelli, presidente di Legambiente Emilia-Romagna, perché "viene riconosciuta la possibile correlazione tra il tumore di cui soffrono i due operai, e l’esposizione alle polveri di cloruro vinile monomero. E’ un importante passo avanti verso il riconoscimento dei diritti dei lavoratori”.

Francesca Mannocchi, Radio Città Aperta

fonte:http://www.radiocittaperta.it

Metalmeccanici: Fim e Uilm ottimiste, Fiom conferma sciopero

Giudizi agli antipodi dopo il nuovo incontro per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici. Per Fim e Uilm la trattativa "procede bene", mentre la per la Fiom la riunione di oggi è stata "inutile" e ha confermato la "necessità dello sciopero del 9 ottobre".
L'incontro di oggi si è concentrato su ambiente e sicurezza, mercato del lavoro, inquadramento e diritto allo studio, mentre per il 29 settembre è previsto un nuovo round sul salario. Oggi è stato deciso un ulteriore appuntamento per il 5 ottobre. Fim e Uilm hanno chiesto un aumento salariale su base triennale di 113 euro, oltre a 30 euro per chi non fa contrattazione aziendale, mentre la Fiom ha chiesto 130 euro per il biennio (la Cgil non ha firmato l'accordo per la riforma della contrattazione che prevede tra l'altro il rinnovo dei contratti triennale e ha fatto una piattaforma solo in vista della scadenza del biennio economico).
'La trattativa è andata bene - dice il segretario generale Fim, Giuseppe Farina sul mercato del lavoro, in particolare sul dritto di recesso nel part time e sui diritti retributivi dei lavoratori con contratto a termine". Più complicata la situazione sull'inquadramento - ha spiegato - ma "la valutazione complessiva è positiva". Sulla stessa linea il numero uno della Uilm, Tonino Regazzi: "Abbiamo avuto alcune risposte positive - ha detto - su mercato del lavoro e su ambiente e sicurezza".
Per il segretario nazionale della Fiom Fausto Durante oggi si è assistito a "chiacchiere e proposte inconcludenti", senza la possibilità di produrre nell'immediato "alcun risultato positivo e utile per i lavoratori. In più - ha aggiunto il segretario Fiom - risulta sospetta la volontà di fissare un incontro il 5 ottobre, a ridosso dello sciopero della Fiom, con evidente intenzione di influire sulla riuscita dello sciopero. Non sono giochetti di questo tipo che possono mettere in discussione la serietà delle proposte della Fiom e la riuscita dell'iniziativa di sciopero".

fonte:http://www.rassegna.it

mercoledì 23 settembre 2009

SPX (Parma) - Una prima importantissima vittoria

“ Una prima importantissima vittoria dei lavoratori e delle lavoratrici SPX: L'azienda ritira la procedura di mobilità e apre il confronto”

Dopo 8 giorni di sciopero a oltranza ed una miriade di iniziative sul territorio, ieril'assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici SPX riunita al presidio permanente haaccolto con favore la sospensione della procedura che è stata sottoscritta ieri tra le parti.
Resta ancora aperta, e la vertenza sarà certamente lunga, la questione del ritiro del piano industriale che prevede la delocalizzazione.
Nella giornata di ieri 22 settembre si è tenuto infatti un incontro con la direzione aziendale Spx, fissato esclusivamente per esporre le ragioni di contrarietà, supportate anche da valutazioni economiche, al piano industriale presentato dall'azienda e le proposte della delegazione sindacale frutto di un serio lavoro del gruppo tecnico costituitosi al presidio permanente.
L'azienda si è infine riservata di dare una risposta nel prossimo incontro fissato per il 1° ottobre.
Sin dal primo giorno della vertenza abbiamo rifiutato di discutere dei licenziamenti,ponendo al centro della lotta il mantenimento delle produzioni a Sala Baganza,consapevoli che qualora tale disastroso piano dovesse passare, aprirebbe nei fatti adun progressivo disimpegno dall'Italia della multinazionale USA.
I lavoratori e le lavoratrici sono consapevoli del fatto che la vertenza tuttavia è solo all'inizio e che, così come è stato fatto nei giorni scorsi, occorre essere pronti a tutte le iniziative di lotta che si renderanno necessarie per salvare lo stabilimento, l'occupazione e il territorio.

L'assemblea del presidio ha pertanto deciso:

● IL MANTENIMENTO DEL PRESIDIO PERMANENTE (sono previste molte iniziative)

● LA SOSPENSIONE DELLO SCIOPERO A OLTRANZA per passare a forme articolate di sciopero

● UN'ORA DI ASSEMBLEA IN SCIOPERO TUTTI I GIORNI

● LO SCIOPERO DEGLI STRAORDINARI

● LO SCIOPERO A OLTRANZA DI OGNI PRESTAZIONE LEGATA AL PIANOINDUSTRIALE E ALLA DELOCALIZZAZIONE

● RICHIESTA CONVOCAZIONE CONSIGLIO PROVINCIALE E COMUNALE IN SEDUTA STRAORDINARIA

● ASSEMBLEA PUBBLICA APERTA A TUTTE LE FORZE POLITICHE

Comunichiamo inoltre che VENERDI' 25 SETTEMBRE ALLE ORE 11.00 sarà presente ai cancelli della SPX il senatore Antonio Di Pietro, presidente dell'Italia dei valori.

Sergio Bellavita
segretario generale Fiom Parma

fonte:http://www.rete28aprile.it

Alimentaristi: un accordo complessivamente peggiorativo del sistema del 23 luglio ‘93


La firma di un contratto nazionale richiede sempre giudizi approfonditi, che si riferiscano ai testi e non solo alle dichiarazioni della prima ora o alle cifre degli aumenti salariali. Dalla lettura del testo è evidente che l’accordo degli alimentaristi applica, seppur con delle omissioni, il sistema contrattuale definito dell’accordo separato del 22 gennaio. Non lo dichiara esplicitamente, ma lo fa in concreto su punti decisivi. E’ vero che non c’è alcun riferimento a possibili deroghe al Ccnl, ma è altrettanto vero che ogni riferimento contrattuale all’accordo del 23 luglio del ’93 viene meticolosamente cancellato e le procedure dell’accordo del 22 gennaio vengono in gran parte recepite.

Infatti:

1. si accetta la decorrenza triennale del contratto nazionale e, in questo caso, addirittura la si fa slittare di quattro mesi, per una durata effettiva di 40 mesi del nuovo contratto. L’aumento salariale è quindi corrispondente a questa durata e, in quanto tale, molto inferiore a quello ottenuto dalla stessa categoria degli alimentaristi nel precedente rinnovo biennale.
Nell’accordo non si fa riferimento all’Ipca, ma si rinuncia anche a qualsiasi clausola di garanzia per adeguare i salari a un’inflazione più alta di quella considerata nell’accordo. I tre e più anni diventano quindi a totale rischio dei lavoratori. Non c’è alcuna certezza sulle decorrenze, anzi si dice esplicitamente che nel caso di allungamento dei tempi contrattuali si userà l’una tantum per coprire i ritardi. Viene abolita l’indennità di vacanza contrattuale. Infine, si recepisce dall’accordo separato il nuovo periodo di moratoria per gli scioperi, che così passa da quattro a ben sette mesi.

2. La contrattazione aziendale viene limitata qualitativamente e quantitativamente. Qualitativamente perché il salario contrattato aziendalmente è esclusivamente quello variabile. Con una clausola aggiuntiva, che subordina il premio alla possibilità di esenzioni fiscali dal governo. Che a questo punto diventa colui che decide sulla struttura dei premi. Inoltre, c’è il congelamento del valore dei premi aziendali, che può durare da dodici mesi a due anni, a seconda della scadenza degli accordi. Quindi anche i lavoratori delle aziende dove scadono i premi, dovranno aspettare almeno un anno prima di poterli aumentare. Paradossalmente, il sistema che doveva favorire la contrattazione aziendale, la inibisce per gran parte della durata della prossima vigenza contrattuale. Contrariamente alle dichiarazioni non c’è nessuna estensione della contrattazione, né a livello territoriale, né in altro modo. Tutta questa materia è affidata allo studio del nuovo Ente bilaterale, senza alcuna ricaduta reale sulla prossima contrattazione.

3. Vengono istituiti l’Ente bilaterale, che prima non c’era, con apposito finanziamento e anche il fondo sanitario integrativo di categoria, anche questo finanziato dalle aziende. Questi sono istituti auspicati dall’accordo separato sul sistema contrattuale ed esaltati da una parte del governo e del sindacato.

I lavoratori valuteranno il risultato salariale, purtroppo ancora una volta senza referendum, anche alla luce della crisi, anche se il settore alimentare non è certo in difficoltà come l’industria metalmeccanica o il tessile. Ma il giudizio di un contratto normativo non può fermarsi ai soldi. In ogni caso sul piano normativo è evidente che l’accordo è semplicemente un peggioramento complessivo del precedente accordo del 23 luglio. Si capisce allora perché gli industriali hanno tanto sostenuto la necessità di superare quell’accordo, che pure ha prodotto scarsi risultati per i salari dei lavoratori. Il nuovo sistema riduce ancora il peso del salario fisso e nazionale, ma invece che estendere la contrattazione aziendale, la limita ancora più di prima. Si è partiti da un giusto giudizio critico sull’accordo del 23 luglio ’93, che avrebbe dovuto essere migliorato e invece lo si riscrive peggiorandolo. Si riducono gli spazi di contrattazione e l’unica vera contropartita dell’accordo è costituita dall’istituzione dell’Ente bilaterale e dalla sanità integrativa. Lo scambio è quindi tra riduzione della contrattazione e incremento della funzione di servizio dei contratti dei sindacati. La Cgil si è, nel passato, pronunciata contro questo scambio, ma almeno in questo caso si è cambiata idea. Quello che non è accettabile è che lo si faccia senza dirlo. Se si vuole sceglie di ridimensionare la contrattazione a favore degli Enti e dei fondi, bisogna dirlo e discuterlo apertamente. In ogni caso noi restiamo contrari a questa scelta e non sarà questo accordo a farci cambiare idea.

Giorgio Cremaschi

Scarica il Ccnl degli alimentaristi (pdf, 3.63 MB)

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Ideal Standard (Brescia) - I lavoratori occupano la fabbrica

Comunicato stampa RSU Ideal Standard

L'assemblea dei lavoratori dell'Ideal Standard, in presidio della fabbrica dal 2 luglio scorso, hanno deciso all'unanimità di salvaguardare il funzionamento della fabbrica dopo la dichiarazione dell'Azienda di procedere allo spegnimento del forno in funzione da oltre sessanta anni.Lo spegnimento del forno significa la chiusura dell'azienda e la dismissione dell'attività produttiva, che oggi impegna 119 dipendenti e 11 lavoratori interinali.Contro questa decisione i lavoratori hanno deciso di restare in azienda giorno e notte salvaguardando gli impianti e quindi la stessa soppravvivenza dell'azienda.

FILCEM – FEMCA – UILCEM

RSU Ideal Standard Brescia

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Moto Guzzi: mazzata sui lavoratori

MOTO GUZZI resterà a Mandello ma i sacrifici saranno tanti. Questo sembra essere il quadro delineato dalle prime conferme emerse durante la presentazione del piano industriale: 50 esuberi, 18 operai e 32 impiegati, per la quasi totalità frutto di prepensionamento. Numeri pesanti in un contesto lavorativo che occupa 150 persone ma Piaggio sull’altro piatto della bilancia mette la garanzia di mantenere la produzione di Moto Guzzi a Mandello con investimenti sugli stabilimenti e soprattutto sui prodotti con una nuova gamma di moto in uscita nel 2011 con nuovi motori.

QUESTI I DATI principali emersi durante la presentazione del piano industriale di Piaggio per lo stabilimento di via Parodi a Mandello. Il direttore delle risorse umane di Piaggio, Giancarlo Milianti, e il responsabile delle relazioni istituzionali Francesco Delzio hanno illustrato ieri ai sindacati e alla Provincia il piano industriale. Piano costruito all’interno di una crisi economico-finanziaria iniziata nel 2008 e manifestatasi in tutta la sua forza nel 2009, che ha colpito pesantemente tutto il settore delle due ruote. In particolare i segmenti della moto di media e grossa cilindrata con una perdita di oltre il 22 %. A questo si aggiunge che per l’anno 2010 non si prevede un’effettiva ripresa del mercato, ma un assestamento sui numeri attuali. Ciò significa che la crisi, secondo gli economisti si fermerà, ma non si parla di ritorno ai volumi di vendita di tre anni fa.

IL PIANO, ampio e articolato, copre tutti gli aspetti critici di Moto Guzzi e gli elementi cardine del rilancio, puntando al recupero dei volumi produttivi e di vendita, al miglioramento della competitività delle attività industriali, alla continuità degli investimenti sul prodotto, a un adeguamento dei costi fissi coerente con le dimensioni del mercato e con le performance di Moto Guzzi. Tra i punti del piano industriale, oltre ai nuovi prodotti, anche la riorganizzazione della rete di vendita italiana ed europea. Verranno scelti concessionari del settore moto eccellenti che appoggeranno la rete di vendita con iniziative di promozione e di comunicazione, a partire dal lancio gamma Aquila nera per California Vintage, Bellagio e Nevada - che dovrebbe essere presentata entro un paio di settimana. Negli obiettivi di Piaggio c’è la volontà che il sito di Mandello costituisca un centro vocato all’eccellenza produttiva, che assicuri adeguati standard qualitativi e competitività dei costi, logicamente anche in relazione alla riduzione del personale. Nel piano si fa riferimento anche alla valorizzazione dell’area museale, con lo sviluppo di un progetto di rilancio con il contributo essenziale delle istituzioni locali, utile alla valorizzazione dell’offerta turistica della provincia di Lecco.

NELLE INTENZIONI di Piaggio c’è quindi un concreto assorbimento di Moto Guzzi all’interno del gruppo, ma l’Aquila manterrà le sue caratteristiche peculiari rimanendo a Mandello e sarà proposta con un nuovo stile per acquisire nuove fette di mercato, in particolare i giovani.

Stefano Cassinelli

fonte:http://ilgiorno.ilsole24ore.com

Lavoro: Cremaschi (Fiom), verso catastrofe sociale




“I nuovi catastrofici dati sulla
disoccupazione, forniti oggi dall’Istat, con quasi 400mila posti di lavoro persi in pochi mesi, dimostrano che sono privi di fondamento i segnali di ottimismo, relativi all’andamento della crisi, lanciati dal governo e dalla Confindustria”. Lo afferma il segretario nazionale della Fiom Cgil, Giorgio Cremaschi.

“Gran parte dei posti di lavoro – spiega - viene persa proprio nei settori industriali, a partire dalle imprese manifatturiere. E il peggio deve ancora venire. Infatti, con l’attestarsi della produzione industriale a un livello di un quinto inferiore a quella registrata prima del precipitare della crisi, e con segnali di ripresa produttiva irrisori, diventa evidente il rischio per altre centinaia di migliaia di lavoratori. Occorrono misure urgenti per salvare il lavoro e queste non vengono prese”.

“La Confindustria deve impegnarsi a fermare la chiusura delle fabbriche e a bloccare i licenziamenti. Il Governo e le banche devono garantire finanziamenti al sistema delle piccole e medie imprese, oggi strangolate dal credito. Finora, le uniche misure prese riguardano, e in misura largamente insufficiente, gli ammortizzatori sociali, ma questi strumenti entrano ovviamente in funzione dopo che i lavoratori sono stati dichiarati in esubero e i licenziamenti sono stati effettuati, e non per fermare il processo”. Se non si ferma la frana dei posti di lavoro, conclude, “tra breve in Italia ci sarà una catastrofe sociale".

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Ccnl metalmeccanici: Fp Cgil, in piazza con la Fiom il 9 ottobre

La segreteria nazionale della Funzione pubblica Cgil "sostiene lo sciopero generale di 8 ore dei lavoratori metalmeccanici indetto dalla Fiom Cgil per il 9 ottobre". E' quanto si apprende da una nota. La Fp Cgil, nelle sue varie articolazioni, darà tutto il proprio supporto organizzativo e politico affinché la mobilitazione delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici possa avere successo.

"Condividiamo la battaglia
della Fiom Cgil - prosegue - contro il nuovo modello contrattuale, e la necessità di minarne le basi per tornare ad un sistema che non mortifichi la democrazia sindacale. La piattaforma rivendicativa della mobilitazione del 9 mantiene un filo conduttore con la manifestazione nazionale di lavoratori pubblici e metalmeccanici del 13 febbraio 2009, allorquando portammo in piazza l'unità dei lavoratori pubblici e privati, rivendicando la continuità dei posti di lavoro, un'azione concreta sul fronte dell'aumento dei salari in chiave anticiclica - conclude -, per combattere una crisi economica che è principalmente una crisi dei consumi".

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Ccnl degli alimentaristi. Non bastavano 3 anni, si arriva a 40 mesi.

Raggiunta unitariamente l’ipotesi di accordo per il Ccnl degli alimentaristi. La durata complessiva del contratto si allunga di 4 mesi. L’aumento economico di 142 euro è quindi su 40 mesi, 4 in più oltre i 36 previsti dalla riforma contrattuale. Già questo è un fatto negativo. Aspettiamo di vedere i testi, per sapere se ha ragione Bonanni, che sostiene (con una dichiarazione che pubblichiamo sul sito) che con questo accordo la Cgil ha integralmente recepito le nuove regole dell’accordo sulla riforma contrattuale.

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Alimentaristi, arriva l'accordo unitario

Rinnovato il contratto per 450mila lavoratori: durata triennale e aumento medio di 142 euro calcolati su base negoziale. Rivista la parte normativa e istituito un fondo sanitario integrativo. La prima intesa comune dopo l'accordo separato del 22 gennaio

Arriva l’intesa unitaria degli alimentaristi. A quattro mesi dall’inizio della trattativa, dopo un incontro durato circa 24 ore, Fai Cisl, Flai Cgil, Uila Uil e Federalimentare hanno raggiunto l’ipotesi di accordo per il rinnovo contrattuale dell’industria alimentare, che interessa circa 450mila addetti. Lo annuncia la Flai in una nota. L’incremento salariale medio è di 142 euro mensili, pari al 7,3% della retribuzione, e sarà erogato in quattro tranches con decorrenza dall'1 giugno 2009: la prima di 45 euro (32% del totale) sarà in busta paga a ottobre, poi 42,6 euro dall'1 aprile 2010, 28 euro dall'1 aprile 2011 e 25 euro dall'1 giugno 2012. E' prevista un'una tantum di 227 euro per i quattro mesi di vacanza contrattuale. Il contratto avrà durata triennale, precisamente dall'1 ottobre 2009 al 30 settembre 2012.

L’intesa per il rinnovo, sottolinea la Flai, è in linea con la piattaforma unitaria approvata dal 90% dei lavoratori, non presenta deroghe contrattuali e punta allo sviluppo e alla tutela dei diritti individuali e collettivi, attraverso un lavoro di rafforzamento della parte normativa. In particolare, vengono implementati i capitoli che riguardano la sicurezza sul lavoro, la formazione e le pari opportunità. E’ stato inoltre costituito un fondo sanitario integrativo del valore di 10 euro per lavoratore, che sarà a totale carico del datore di lavoro.

“Il risultato ottenuto è straordinario – dichiara la segretaria generale della Flai, Stefania Crogi - perché abbiamo consegnato ai lavoratori dell’industria alimentare un aumento salariale che consente il pieno recupero del potere d’acquisto e perché abbiamo rinnovato il contratto utilizzando un indice negoziale”. Ovvero, senza adottare l’indice Ipca previsto dall’accordo separato del 22 gennaio. Un’intesa raggiunta in modo unitario, osserva, “dimostrando che è ancora possibile rinnovare tutti insieme i contratti di lavoro”. Per questo, a suo giudizio, “confidiamo che quanto accaduto possa segnare l’immediato ritorno a stagioni contrattuali corrette e di merito e che si ripensino quegli accordi separati che servono solo a dividere i lavoratori, a contrapporre le organizzazioni sindacali e ad inasprire il conflitto sociale nel nostro paese”. Stessa soddisfazione è espressa dalla segreteria nazionale, che “valuta le soluzioni individuate coerenti con l’impostazione da sempre sostenuta dalla Cgil”. Il rinnovo, si legge in una nota di Corso Italia, “rappresenta un reale incremento delle retribuzioni oltre l’inflazione prevista. Esclude, inoltre, la derogabilità degli istituti e delle normative del contratto nazionale”. I lavoratori sono stati consultati in tutte le fasi della vertenza e ora si esprimeranno nel referendum: lunedì (28 settembre) partono le assemblee nei luoghi di lavoro per illustrare l’ipotesi di accordo e sottoporla alla consultazione.

E l’auspicio di tornare uniti è condiviso anche dagli altri sindacati. Secondo il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, l’accordo è “un passo importante per il settore” ma anche “la strada che indica che è possibile aderire tutti e recuperare unità sindacale”. La “pazienza” dei sindacati, spiega, “ha avuto un primo risultato e spero che anche i metalmeccanici seguano la stessa strada”. Per Stefano Mantegazza, segretario generale della Uila, appena l’intesa sarà sottoscritta da tutti i 19 settori che compongono Federalimentare “si potrà dire che i lavoratori del settore avranno ottenuto uno straordinario successo in modo unitario”.

D’altronde il negoziato dell’industria alimentare è stato molto complesso e si è interrotto due volte. La prima il 22 luglio, quando le parti hanno rotto dopo 80 ore di confronto: non avevano superato il nodo dell’aumento salariale. La mediazione tra richieste sindacali (173 euro medi) e controproposta dell’azienda (130 euro medi) si aggirava intorno a 136 euro medi nel triennio, ma le categorie di Cisl e Uil avevano rilanciato chiedendo di concentrare i 136 euro sui minimi tabellari, incontrando il rifiuto delle imprese. Uno scenario che aveva prodotto tensioni anche tra gli stessi sindacati: “Fai e Uila si sono assunte la responsabilità di negare ai lavoratori il rinnovo”, scriveva la Flai. Dopo la riapertura della trattativa, un'altra rottura è arrivata il 6 agosto, sempre sul salario ma stavolta imputata a Federalimentare: “Non è riuscita a formulare una proposta di aumento salariale credibile per ragioni del tutto estranee al merito della trattativa – spiegava Stefania Crogi -, trascinando per giorni un negoziato che evidentemente non voleva chiudere”. E la Flai aveva proclamato 16 ore di sciopero che si sono svolte nel mese di agosto in tutti i luoghi dei lavoro. Ieri è ripreso il negoziato, oggi (22 settembre) le parti hanno trascorso la notte nella sede romana di Confindustria e hanno trovato l’accordo.
Dopo aver definito gli ultimi dettagli, il testo è stato formalmente siglato da tutti i sindacati e le associazioni di impresa verso le 14.45.

Emanuele Di Nicola

fonte:http://www.rassegna.it

Ccnl metalmeccanici, nuovo round per Federmeccanica-Fim-Uilm

È fissato per oggi (mercoledì 23 settembre) il nuovo round della trattativa per il nuovo contratto dei metalmeccanici. Dopo la rottura con la Fiom, che partecipa solo in qualità di osservatore, i sindacati di categoria di Cisl e Uil parleranno con la Federmeccanica di mercato del lavoro, ambiente, sicurezza, inquadramento professionale, formazione e diritto allo studio.

fonte:http://www.rassegna.it

martedì 22 settembre 2009

Bulleri: settimana decisiva per le sorti della fabbrica e dei lavoratori

I lavoratori, preoccupati dal recente silenzio sull'andamento delle trattative, chiedono garanzie ed un serio piano industriale che salvi tutti i posti di lavoro

La stretta finale per le sorti della Bulleri e dei suoi operai si avvicina. Nel corso di questa settimana si dovrebbero sciogliere i nodi riguardo alla possibilità di un subentro di un acquirente che salvi l'azienda del fallimento.

Venerdì scorso si è svolto in Regione un nuovo incontro del tavolo tecnico di lavoro e sono stati confermati due interessamenti per l'impresa di Cascina: uno, come è noto, è della famiglia Bulleri, che conosce molto bene l'azienda ed ha ottime relazioni commerciali in tutto il mondo, cosa che sarebbe di grande aiuto nel far ripartire la fabbrica; l'altro è un imprenditore lucchese, riguardo al quale non è trapelato molto, eccetto il fatto che avrebbe la liquidità necessaria per portare a termine l'operazione.

Infatti chiunque voglia salvare oggi la Bulleri deve partire da un capitale minimo di 3 milioni di euro: poco meno di un milione serve infatti a coprire gli stipendi arretrati ed il tfr dei lavoratori, e circa due milioni di euro per rimettere in moto della produzione. A questo si aggiunge che l'accordo con l'attuale proprietà prevederebbe non l'acquisto immediato, ma un affitto del ramo di azienda per un periodo di tre anni, al termine dei quali l'acquirente avrebbe poi l'opzione per rilevare l'impresa. Al riguardo non è ancora trapelata nessuna cifra sul possibile affitto che i Signorino, attuali proprietari, intendono chiedere per la fabbrica, i macchinari ed i magazzini. L'impressione è che la proprietà voglia in qualsiasi modo evitare il fallimento e non essere così trascinata in controlli e verifiche.

In questi giorni, così come da settimane avviene, il sindaco di Cascina sta seguendo le trattative passo passo e naturalmente l'elemento discriminante è la credibilità e la consistenza del piano industriale che i due possibili acquirenti presenteranno.

"Il silenzio di questi ultimi giorni- ci raccontano però alcuni operai della Bulleri - ci preoccupa. E' come se fosse caduta l'attenzione. Vogliamo chiarezza e trasparenza su quanto avverrà, su chi potrebbe subentrare ed in quali forme. Non vorremmo che si trattasse dell'ennesima presa in giro".
Girano, infatti, tra i lavoratori e non solo numerosi voci sul fatto che chiunque riesca a prendere in affitto il ramo d'azienda non potrebbe garantire inizialmente tutti e 39 i posti di lavoro: sarebbero solo una decina gli operai subito assunti per completare le macchine per le quali ci sono già gli ordinativi e che devono solo essere ultimate; mentre per gli altri lavoratori si ricorrerebbe a strumenti come la cassa integrazione, per poi andare verso un progressivo riassorbimento legato ovviamente alla ripresa della produzione e all'arrivo di nuove commesse.

"Abbiamo lottato per 7 mesi senza stipendio - ci dice un operaio della Bulleri - ed abbiamo sempre detto che qualsiasi piano di salvataggio della fabbrica deve essere per tutti i lavoratori dello stabilimento. Le forme ed i tempi si possono discutere ma ci deve essere la garanzia per tutti di essere assunti, altrimenti il rischio è veramente quello di perdere un patrimonio di professionalità e di produzione di alta qualità".

Nel frattempo sabato sono giunte agli operai le lettere con la comunicazione dell'arrivo dei soldi della cassa integrazione ordinaria, che come concordato nelle scorse settimane sarà l'Inps ad anticipare. Inoltre dopo un lunghissimo braccio di ferro durato per tutto il mese di luglio si è giunti ad un accordo con l'imprenditore polacco che ha preso da dentro la fabbrica uno dei macchinari, già pronti, che aveva commissionato. Alla fine gli operai hanno accettato di dare il via libera all'opera quando è stato raggiunto un'intesa sul prezzo da pagare, pari a 110 mila euro, a fronte delle offerte precedenti che erano state rifiutate perchè ritenute assolutamente sconvenienti. Con poco meno della metà di questo introito, riscosso dal liquidatore, ai lavoratori è stata pagata la mensilità di marzo inclusi i contributi. Due piccole boccate di ossigeno per chi da mesi presidia i cancelli della fabbrica senza ricevere lo stipendio e che ora più che mai vuole avere voce sul proprio futuro.

fonte:http://www.pisanotizie.it

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