I lavoratori, preoccupati dal recente silenzio sull'andamento delle trattative, chiedono garanzie ed un serio piano industriale che salvi tutti i posti di lavoro
La stretta finale per le sorti della Bulleri e dei suoi operai si avvicina. Nel corso di questa settimana si dovrebbero sciogliere i nodi riguardo alla possibilità di un subentro di un acquirente che salvi l'azienda del fallimento.
Venerdì scorso si è svolto in Regione un nuovo incontro del tavolo tecnico di lavoro e sono stati confermati due interessamenti per l'impresa di Cascina: uno, come è noto, è della famiglia Bulleri, che conosce molto bene l'azienda ed ha ottime relazioni commerciali in tutto il mondo, cosa che sarebbe di grande aiuto nel far ripartire la fabbrica; l'altro è un imprenditore lucchese, riguardo al quale non è trapelato molto, eccetto il fatto che avrebbe la liquidità necessaria per portare a termine l'operazione.
Infatti chiunque voglia salvare oggi la Bulleri deve partire da un capitale minimo di 3 milioni di euro: poco meno di un milione serve infatti a coprire gli stipendi arretrati ed il tfr dei lavoratori, e circa due milioni di euro per rimettere in moto della produzione. A questo si aggiunge che l'accordo con l'attuale proprietà prevederebbe non l'acquisto immediato, ma un affitto del ramo di azienda per un periodo di tre anni, al termine dei quali l'acquirente avrebbe poi l'opzione per rilevare l'impresa. Al riguardo non è ancora trapelata nessuna cifra sul possibile affitto che i Signorino, attuali proprietari, intendono chiedere per la fabbrica, i macchinari ed i magazzini. L'impressione è che la proprietà voglia in qualsiasi modo evitare il fallimento e non essere così trascinata in controlli e verifiche.
In questi giorni, così come da settimane avviene, il sindaco di Cascina sta seguendo le trattative passo passo e naturalmente l'elemento discriminante è la credibilità e la consistenza del piano industriale che i due possibili acquirenti presenteranno.
"Il silenzio di questi ultimi giorni- ci raccontano però alcuni operai della Bulleri - ci preoccupa. E' come se fosse caduta l'attenzione. Vogliamo chiarezza e trasparenza su quanto avverrà, su chi potrebbe subentrare ed in quali forme. Non vorremmo che si trattasse dell'ennesima presa in giro".
Girano, infatti, tra i lavoratori e non solo numerosi voci sul fatto che chiunque riesca a prendere in affitto il ramo d'azienda non potrebbe garantire inizialmente tutti e 39 i posti di lavoro: sarebbero solo una decina gli operai subito assunti per completare le macchine per le quali ci sono già gli ordinativi e che devono solo essere ultimate; mentre per gli altri lavoratori si ricorrerebbe a strumenti come la cassa integrazione, per poi andare verso un progressivo riassorbimento legato ovviamente alla ripresa della produzione e all'arrivo di nuove commesse.
"Abbiamo lottato per 7 mesi senza stipendio - ci dice un operaio della Bulleri - ed abbiamo sempre detto che qualsiasi piano di salvataggio della fabbrica deve essere per tutti i lavoratori dello stabilimento. Le forme ed i tempi si possono discutere ma ci deve essere la garanzia per tutti di essere assunti, altrimenti il rischio è veramente quello di perdere un patrimonio di professionalità e di produzione di alta qualità".
Nel frattempo sabato sono giunte agli operai le lettere con la comunicazione dell'arrivo dei soldi della cassa integrazione ordinaria, che come concordato nelle scorse settimane sarà l'Inps ad anticipare. Inoltre dopo un lunghissimo braccio di ferro durato per tutto il mese di luglio si è giunti ad un accordo con l'imprenditore polacco che ha preso da dentro la fabbrica uno dei macchinari, già pronti, che aveva commissionato. Alla fine gli operai hanno accettato di dare il via libera all'opera quando è stato raggiunto un'intesa sul prezzo da pagare, pari a 110 mila euro, a fronte delle offerte precedenti che erano state rifiutate perchè ritenute assolutamente sconvenienti. Con poco meno della metà di questo introito, riscosso dal liquidatore, ai lavoratori è stata pagata la mensilità di marzo inclusi i contributi. Due piccole boccate di ossigeno per chi da mesi presidia i cancelli della fabbrica senza ricevere lo stipendio e che ora più che mai vuole avere voce sul proprio futuro.
Commenti