E’ di oggi l’annuncio dell’Inps di 1.722.000 domande di disoccupazione. Quando si dice che il governo non fa nulla per invertire la crisi, si dice questo. Ed è per questo che le lotte dei lavoratori continuano, perché nessuno meglio di loro sa che il prezzo di questa crisi è stato già pagato da 1.722.000 persone, e che le aziende stanno approfittando di questa congiuntura troppo spesso per speculare, e non per rilanciare.
Un altro presidio che prosegue dal 2 luglio scorso è quello dell’Ideal Standard, fabbrica che produce sanitari da più di 60 anni, e che minaccia ora lo spegnimento definitivo del forno, che vuol dire chiusura certa. 119 dipendenti e 11 interinali hanno deciso – dice un comunicato della Rsu, “di restare in azienda giorno e notte” per salvaguardare gli impianti “e quindi la sopravvivenza stessa dell’azienda”. Proseguono anche i presidi della Lares e della Metalli preziosi di Paderno Dugnano, Milano, anche se “Valerio, Carlo, Luca, Stefano e Andrea”, i lavoratori che per 9 giorni e 8 notti sono rimasti a 20 metri d’altezza, hanno deciso di scendere dopo le rassicurazioni del Comune di Paderno e della Provincia di Milano che entro la settimana sarà reso noto il piano industriale che attesterà la ripresa dell’attività lavorativa. E’ possibile seguire la vicenda nella pagina del sito della Fiom di Milano.
I lavoratori Nortel invece hanno aperto un loro blog: i 38 tagli decisi dall’azienda sono un’iniziativa unilaterale, che per di più non tiene conto delle singole professionalità. Hanno piantato una tenda sul tetto dell’azienda, da dove sono stati intervistati in diretta dalle telecamere di “Annozero”, e da dove, approfittando della grande visibilità, lanciano il j’accuse: “Ernst&Jung, nel momento in cui incassa miliardi di dollari dalle vendite a peso d’oro dei rami di Nortel, vuole licenziare molti dei lavoratori che fanno parte di questi rami d’azienda”. “Perché?” è la domanda di brechtiana memoria, la cui risposta è la chiave della crisi del lavoro che stiamo attraversando.
E ancora Alcatel-Lucent, che al momento si trova “sotto osservazione” per il mantenimento del sito produttivo di Battipaglia, e che questa settimana sarà oggetto di un nuovo incontro al Ministero dello sviluppo economico. Ministero dal quale arriva la proposta di spostamento del sito produttivo della Lasme di Melfi verso la Lames di Chiavari, bocciata dall’assemblea dei lavoratori tenutasi il 25 settembre. L’assemblea, dice il documento finale, “considerando che le commesse Fiat verso Lasme2 (lo stabilimento di Melfi, ndr) non sono diminuite, non ritiene praticabile lo spostamento – prosegue il documento – anche in considerazione dei gravi disagi che interessano il sud del paese” oltre che “per le evidenti incertezze occupazionali contenute” per “tutti i 174 lavoratori”.
E prosegue la lotta alla Spx di Sala Baganza, Parma, dove dopo 8 giorni di sciopero a oltranza, i lavoratori hanno ottenuto la sospensione della procedura di mobilità e l’apertura di un confronto. “Resta ancora aperta – dice il comunicato dell’assemblea - la questione del ritiro del piano industriale che prevede la delocalizzazione”, perciò, pur sospendendo lo sciopero continua il presidio, con le caratteristiche di un’ora di assemblea tutti i giorni, mentre continua lo sciopero degli straordinari e di tutte le prestazioni legate al piano industriale che prevede la delocalizzazione, mentre si chiede la convocazione del consiglio provinciale e comunale in seduta straordinaria.
L’ultima di oggi arriva invece dalla Piaggio, che ha annunciato il taglio di 50 posti di lavoro alla moto Guzzi (su 150 occupati). La Fiom, per bocca del segretario nazionale Maurizio Landini, coordinatore del gruppo Piaggio, fa sapere che già da luglio è stato chiesto all’azienda un incontro a livello di Gruppo sulle scelte e sulle strategie produttive, ma a tutt’oggi non è stata ricevuta alcuna convocazione. “se la Piaggio del dottor Colaninno – fa sapere Ladini – pensa di ridurre il confronto sindacale a semplice ratifica di decisioni aziendali già assunte, deve sapere che ciò non è solo inaccettabile per qualsiasi sindacato, ma è un atto di arroganza verso le lavoratrici e i lavoratori di tutto il Gruppo”. In assenza di adeguate risposte, annuncia il dirigente sindacale, “la Fiom considera necessario decidere” con tutti i lavoratori e le organizzazioni sindacali, “le necessarie iniziative di mobilitazione”.
Anna Maria Bruni
fonte:http://www.dazebao.org
Infatti le storie di assomigliano tutte. Repubblica.it ha aperto una sezione nella quale raccoglie tutte le denunce: ad oggi sono 216 le pagine, che contengono ben 6mila segnalazioni.
Moltissime riguardano il settore dell’Information technology, di cui Eutelia, di cui abbiamo già parlato nei giorni scorsi, è un esempio. Ancora in presidio a Roma, i lavoratori dell’ex-Eutelia, ora Agile, sono stati posti sotto ricatto dall’azienda: ritirare le denunce contro la cessione di ramo d’azienda, che non offre alcuna garanzia di continuità per l’occupazione, altrimenti non verranno corrisposti stipendi che i lavoratori non ricevono dalla data della cessione di Eutelia ad Agile. Il che vuol dire essere senza stipendio da più di tre mesi.
Un altro presidio che prosegue dal 2 luglio scorso è quello dell’Ideal Standard, fabbrica che produce sanitari da più di 60 anni, e che minaccia ora lo spegnimento definitivo del forno, che vuol dire chiusura certa. 119 dipendenti e 11 interinali hanno deciso – dice un comunicato della Rsu, “di restare in azienda giorno e notte” per salvaguardare gli impianti “e quindi la sopravvivenza stessa dell’azienda”. Proseguono anche i presidi della Lares e della Metalli preziosi di Paderno Dugnano, Milano, anche se “Valerio, Carlo, Luca, Stefano e Andrea”, i lavoratori che per 9 giorni e 8 notti sono rimasti a 20 metri d’altezza, hanno deciso di scendere dopo le rassicurazioni del Comune di Paderno e della Provincia di Milano che entro la settimana sarà reso noto il piano industriale che attesterà la ripresa dell’attività lavorativa. E’ possibile seguire la vicenda nella pagina del sito della Fiom di Milano.
I lavoratori Nortel invece hanno aperto un loro blog: i 38 tagli decisi dall’azienda sono un’iniziativa unilaterale, che per di più non tiene conto delle singole professionalità. Hanno piantato una tenda sul tetto dell’azienda, da dove sono stati intervistati in diretta dalle telecamere di “Annozero”, e da dove, approfittando della grande visibilità, lanciano il j’accuse: “Ernst&Jung, nel momento in cui incassa miliardi di dollari dalle vendite a peso d’oro dei rami di Nortel, vuole licenziare molti dei lavoratori che fanno parte di questi rami d’azienda”. “Perché?” è la domanda di brechtiana memoria, la cui risposta è la chiave della crisi del lavoro che stiamo attraversando.
E ancora Alcatel-Lucent, che al momento si trova “sotto osservazione” per il mantenimento del sito produttivo di Battipaglia, e che questa settimana sarà oggetto di un nuovo incontro al Ministero dello sviluppo economico. Ministero dal quale arriva la proposta di spostamento del sito produttivo della Lasme di Melfi verso la Lames di Chiavari, bocciata dall’assemblea dei lavoratori tenutasi il 25 settembre. L’assemblea, dice il documento finale, “considerando che le commesse Fiat verso Lasme2 (lo stabilimento di Melfi, ndr) non sono diminuite, non ritiene praticabile lo spostamento – prosegue il documento – anche in considerazione dei gravi disagi che interessano il sud del paese” oltre che “per le evidenti incertezze occupazionali contenute” per “tutti i 174 lavoratori”.
E prosegue la lotta alla Spx di Sala Baganza, Parma, dove dopo 8 giorni di sciopero a oltranza, i lavoratori hanno ottenuto la sospensione della procedura di mobilità e l’apertura di un confronto. “Resta ancora aperta – dice il comunicato dell’assemblea - la questione del ritiro del piano industriale che prevede la delocalizzazione”, perciò, pur sospendendo lo sciopero continua il presidio, con le caratteristiche di un’ora di assemblea tutti i giorni, mentre continua lo sciopero degli straordinari e di tutte le prestazioni legate al piano industriale che prevede la delocalizzazione, mentre si chiede la convocazione del consiglio provinciale e comunale in seduta straordinaria.
L’ultima di oggi arriva invece dalla Piaggio, che ha annunciato il taglio di 50 posti di lavoro alla moto Guzzi (su 150 occupati). La Fiom, per bocca del segretario nazionale Maurizio Landini, coordinatore del gruppo Piaggio, fa sapere che già da luglio è stato chiesto all’azienda un incontro a livello di Gruppo sulle scelte e sulle strategie produttive, ma a tutt’oggi non è stata ricevuta alcuna convocazione. “se la Piaggio del dottor Colaninno – fa sapere Ladini – pensa di ridurre il confronto sindacale a semplice ratifica di decisioni aziendali già assunte, deve sapere che ciò non è solo inaccettabile per qualsiasi sindacato, ma è un atto di arroganza verso le lavoratrici e i lavoratori di tutto il Gruppo”. In assenza di adeguate risposte, annuncia il dirigente sindacale, “la Fiom considera necessario decidere” con tutti i lavoratori e le organizzazioni sindacali, “le necessarie iniziative di mobilitazione”.
Anna Maria Bruni
fonte:http://www.dazebao.org
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