Carlo Pratelli morì in un incidente sul lavoro nel 2006, nello stabilimento Saint-Gobain di Pisa. La denuncia del figlio: “Dobbiamo ancora mettere piede in tribunale per l’udienza preliminare”. “Uno come lui non lo ritroveranno mai in azienda”
“Mio padre lavorava come autista per la ditta Mancini Attilio s.n.c di Cascina, ditta con la quale aveva trascorso praticamente tutta la vita lavorativa, guidando, aggiustando, soccorrendo altri autisti in panne. Ci sapeva fare mio padre, molto. Verniciava, saldava… un vero tuttofare, passava dai motori alle tubature del bagno, senza battere ciglio. Prezioso. Però quel giorno, durante le operazioni di carico, qualcosa è andato storto, alcune casse contenenti lastre di vetro si sono rovesciate proprio dove si trovava lui. Sei tonnellate circa in tutto”.
Carlo Pratelli è morto il 26 giugno del 2006 nello stabilimento Saint-Gobain di Pisa. Aveva 63 anni. Secondo suo figlio, Massimiliano, ingegnere di 38 anni, “uno come lui non lo ritroveranno mai in azienda”.
Massimiliano, insieme alla sua famiglia, fa parte della folta schiera dei parenti di operai morti sul lavoro in attesa di giustizia. La sua di attesa però è fuori dalla norma, batte persino quella delle vedove dell'Umbria Olii di Campello sul Clitunno, dove il processo dovrebbe prendere via il prossimo novembre a tre anni dalla tragedia. Qui tre anni sono già passati da tre mesi, ma ancora deve celebrarsi la prima seduta dell'udienza preliminare. In pratica (fatta eccezione per un falso allarme a maggio) Massimiliano e la sua famiglia devono ancora mettere piede in tribunale e non si sono nemmeno potuti costituire come parte civile. Se ne riparlerà a dicembre, salvo nuovi intoppi e rinvii.
“Dopo tre anni di silenzio quasi totale – spiega il figlio di Carlo Pratelli - solo in questi giorni, grazie al prezioso aiuto di Marco Bazzoni (operaio di Firenze che quotidianamente si prodiga per dare voce a persone come Massimiliano, ndr), siamo riusciti ad attirare l'attenzione dei media. Prima eravamo rimasti nell'ombra, nessuno ci era venuto a cercare, nemmeno i sindacati. Ora invece sono stato contattato da giornali e televisioni, Canale 5, Rai 1, La Sette, ma adesso la mia paura è che si voglia strumentalizzare il nostro caso per altri scopi, come quello di attaccare la magistratura. Per cui – prosegue Massimiliano – ora abbiamo detto basta alle telecamere”.
Da una parte la volontà di non essere strumentalizzati, dall'altra la rabbia per una tragedia che si poteva evitare e che, secondo il figlio del camionista, rischia ancora di ripetersi: “Qualcuno deve fermare i metodi di carico e di lavoro con cui operano nello stabilimento di Pisa della Saint-Gobain – dice -. Caricano le casse sui rimorchi praticamente in verticale senza fissarle in alto! I concetti di equilibrio si insegnano nei corsi di fisica alle medie!”. Questo è per Massimiliano l'aspetto meno accettabile della vicenda. Non si cura tanto del risarcimento per la terribile perdita, del quale peraltro ancora non ha visto nemmeno l'ombra, fatta eccezione per una colletta degli operai della Saint Gobain di qualche centinaia di euro (cifra che sarà comunque destinata alla realizzazione di un premio di studio intitolato a Carlo Pratelli). Quello che davvero non riesce a sopportare è che a tre anni dalla morte di suo padre le operazioni che hanno portato alla tragedia si continuino a fare esattamente allo stesso modo. Perché, in una vicenda che è ancora tutta da chiarire, una cosa è invece chiarissima per Massimiliano e per i suoi avvocati: non importa quale sia stato il comportamento di Carlo Pratelli, non importa che lui fosse un'autista e che quindi forse non sarebbe nemmeno dovuto essere lì ad aiutare nelle operazioni di carico (“ma mio padre era uno che con le mani in mano non sapeva stare”, spiega Massimiliano). Quello che importa è che quelle casse contenenti tonnellate di vetro non dovevano rovesciarsi in nessun caso.
“Ci fa imbestialire sentire i funzionari della Saint Gobain sostenere che mio padre ha toccato qualcosa che non doveva toccare e ha provocato così la caduta delle casse che poi gli è costata la vita. Loro dovevano prevenire qualsiasi possibile situazione, anche l'errore umano. E sarebbe bastato pochissimo, qualche staffa di ferro per fissare le casse dopo averle caricate”.
La Corte di Cassazione con una sentenza del maggio 2009 ha chiarito che “la normativa anti infortunistica mira a a salvaguardare l'incolumità del lavoratore non solo da rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche da quelli che possono scaturire dalle sue stesse disattenzioni, imprudenze o disobbedienze alle istruzioni e prassi raccomandate”. Quando il processo per la morte di Carlo Pratelli finalmente avrà inizio non si potrà non tenerne conto.
Tuttavia, l'omicidio colposo si prescrive in 12 anni. Sembra un tempo molto lungo, ma se ci vogliono 3 anni e mezzo per arrivare all'udienza preliminare, allora tutto è relativo.
Fabrizio Ricci
fonte:http://www.rassegna.it
“Mio padre lavorava come autista per la ditta Mancini Attilio s.n.c di Cascina, ditta con la quale aveva trascorso praticamente tutta la vita lavorativa, guidando, aggiustando, soccorrendo altri autisti in panne. Ci sapeva fare mio padre, molto. Verniciava, saldava… un vero tuttofare, passava dai motori alle tubature del bagno, senza battere ciglio. Prezioso. Però quel giorno, durante le operazioni di carico, qualcosa è andato storto, alcune casse contenenti lastre di vetro si sono rovesciate proprio dove si trovava lui. Sei tonnellate circa in tutto”.
Carlo Pratelli è morto il 26 giugno del 2006 nello stabilimento Saint-Gobain di Pisa. Aveva 63 anni. Secondo suo figlio, Massimiliano, ingegnere di 38 anni, “uno come lui non lo ritroveranno mai in azienda”.
Massimiliano, insieme alla sua famiglia, fa parte della folta schiera dei parenti di operai morti sul lavoro in attesa di giustizia. La sua di attesa però è fuori dalla norma, batte persino quella delle vedove dell'Umbria Olii di Campello sul Clitunno, dove il processo dovrebbe prendere via il prossimo novembre a tre anni dalla tragedia. Qui tre anni sono già passati da tre mesi, ma ancora deve celebrarsi la prima seduta dell'udienza preliminare. In pratica (fatta eccezione per un falso allarme a maggio) Massimiliano e la sua famiglia devono ancora mettere piede in tribunale e non si sono nemmeno potuti costituire come parte civile. Se ne riparlerà a dicembre, salvo nuovi intoppi e rinvii.
“Dopo tre anni di silenzio quasi totale – spiega il figlio di Carlo Pratelli - solo in questi giorni, grazie al prezioso aiuto di Marco Bazzoni (operaio di Firenze che quotidianamente si prodiga per dare voce a persone come Massimiliano, ndr), siamo riusciti ad attirare l'attenzione dei media. Prima eravamo rimasti nell'ombra, nessuno ci era venuto a cercare, nemmeno i sindacati. Ora invece sono stato contattato da giornali e televisioni, Canale 5, Rai 1, La Sette, ma adesso la mia paura è che si voglia strumentalizzare il nostro caso per altri scopi, come quello di attaccare la magistratura. Per cui – prosegue Massimiliano – ora abbiamo detto basta alle telecamere”.
Da una parte la volontà di non essere strumentalizzati, dall'altra la rabbia per una tragedia che si poteva evitare e che, secondo il figlio del camionista, rischia ancora di ripetersi: “Qualcuno deve fermare i metodi di carico e di lavoro con cui operano nello stabilimento di Pisa della Saint-Gobain – dice -. Caricano le casse sui rimorchi praticamente in verticale senza fissarle in alto! I concetti di equilibrio si insegnano nei corsi di fisica alle medie!”. Questo è per Massimiliano l'aspetto meno accettabile della vicenda. Non si cura tanto del risarcimento per la terribile perdita, del quale peraltro ancora non ha visto nemmeno l'ombra, fatta eccezione per una colletta degli operai della Saint Gobain di qualche centinaia di euro (cifra che sarà comunque destinata alla realizzazione di un premio di studio intitolato a Carlo Pratelli). Quello che davvero non riesce a sopportare è che a tre anni dalla morte di suo padre le operazioni che hanno portato alla tragedia si continuino a fare esattamente allo stesso modo. Perché, in una vicenda che è ancora tutta da chiarire, una cosa è invece chiarissima per Massimiliano e per i suoi avvocati: non importa quale sia stato il comportamento di Carlo Pratelli, non importa che lui fosse un'autista e che quindi forse non sarebbe nemmeno dovuto essere lì ad aiutare nelle operazioni di carico (“ma mio padre era uno che con le mani in mano non sapeva stare”, spiega Massimiliano). Quello che importa è che quelle casse contenenti tonnellate di vetro non dovevano rovesciarsi in nessun caso.
“Ci fa imbestialire sentire i funzionari della Saint Gobain sostenere che mio padre ha toccato qualcosa che non doveva toccare e ha provocato così la caduta delle casse che poi gli è costata la vita. Loro dovevano prevenire qualsiasi possibile situazione, anche l'errore umano. E sarebbe bastato pochissimo, qualche staffa di ferro per fissare le casse dopo averle caricate”.
La Corte di Cassazione con una sentenza del maggio 2009 ha chiarito che “la normativa anti infortunistica mira a a salvaguardare l'incolumità del lavoratore non solo da rischi derivanti da incidenti o fatalità, ma anche da quelli che possono scaturire dalle sue stesse disattenzioni, imprudenze o disobbedienze alle istruzioni e prassi raccomandate”. Quando il processo per la morte di Carlo Pratelli finalmente avrà inizio non si potrà non tenerne conto.
Tuttavia, l'omicidio colposo si prescrive in 12 anni. Sembra un tempo molto lungo, ma se ci vogliono 3 anni e mezzo per arrivare all'udienza preliminare, allora tutto è relativo.
Fabrizio Ricci
fonte:http://www.rassegna.it
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