La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

venerdì 31 luglio 2009

Il governo cambia ancora il Testo Unico

Novità sulla salva-manager e sull’entità delle sanzioni, per le imprese edili arriva la patente a punti. Lo stabilisce il decreto correttivo varato dal Consiglio dei ministri. La Cgil non ci sta: “Ridotti i diritti dei lavoratori”. Ok da Cisl e Uil

Riscritta la contestata norma ‘salva-manager’, introdotta la patente a punti per le imprese edili, rimodulate le sanzioni. Sono le principali novità contenute nel decreto legislativo approvato oggi (31 luglio) dal Consiglio dei ministri che modifica ancora una volta il Testo unico sulla sicurezza e la salute nei luoghi di lavoro. Per il ministero del Welfare, così si legge in una nota, “il provvedimento è rigorosamente coerente con i principi e i criteri direttivi della delega concessa dal Parlamento al governo nella passata legislatura”.

I COMMENTI DI CGIL, CISL e UIL
“Il governo con pervicacia continua la sua azione di riduzione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, addirittura nel fondamentale ambito della salute e sicurezza nel lavoro”. Così Paola Agnello Modica, segretaria confederale Cgil, dopo l’approvazione del decreto correttivo. Dal testo ‘informale’ del correttivo, rileva Agnello, “si evince che le ferme e vigorose proteste dei lavoratori, dei giuristi, delle Regioni, della Cgil hanno portato all’attenuazione di alcuni punti particolarmente negativi, quali quello della responsabilità dei datori di lavoro e della certificazione da parte degli enti bilaterali”.
Ma per la segretaria confederale “altri gravi punti sono rimasti ed altri se ne sono aggiunti, in direzione del rafforzamento dei poteri dei datori di lavoro a scapito dei lavoratori e loro rappresentanti”. Tra questi punti, elenca la sindacalista, “lo svuotamento delle norme di contrasto al lavoro nero e irregolare; la visita preassuntiva svolta dal medico aziendale; la riduzione dei diritti in caso di sopravvenuta inidoneità alla mansione; il controllo della funzionalità dei rappresentanti dei lavoratori da parte degli organismi paritetici: il prossimo passo sarà che Confindustria o Confapi potranno dare i voti in sede bilaterale all’attività del sindacato? E l’accordo separato Confapi addirittura prevede che l’attività degli Rlst dipenda dalle priorità definite in sede bilaterale”.
Nello stesso solco, continua, “la scelta di ridurre la valutazione dei rischi da interferenza negli appalti, di vincolare l’Rls all’esame del Dvr (Documento di Valutazione dei Rischi) solo all’interno dell’azienda. Anche le sanzioni sono state ampiamente ridotte, insieme al preventivo depotenziamento delle attività di vigilanza e ispezione deciso, con misure amministrative, dal Ministro Sacconi. Cosa che inficia in nuce la stessa ‘patente a punti’”. La Cgil, conclude Agnello, “ribadisce la propria contrarietà a questa ennesima controriforma e continuerà il suo impegno per l’integrità psicofisica di chi lavora nei luoghi di lavoro, con la contrattazione e attraverso puntuali verifiche giuridiche”.
Le modifiche non piacciono neppure alla Fiom, come ha annunciato ieri il segretario nazionale Giorgio Cremaschi. “L’operazione – ha detto il dirigente sindacale – è stata condotta in modo meticoloso e con qualche furbizia, evidentemente sotto dettatura degli esperti legali di Confindustria e delle imprese”.

Parole di compiacimento arrivano invece da Cisl e Uil. “Si apre una nuova stagione di impegno fattivo”, afferma Fulvio Giacomassi, segretario confederale Cisl, che esprime “soddisfazione per l'introduzione nel decreto di un sistema di qualificazione delle imprese basato sull'assegnazione di un punteggio per azienda sensibile ad indicatori di merito su questioni di tutela a partire dal contrasto del lavoro irregolare”. A giudizio della Cisl sono “buone anche le modifiche di carattere integrativo e migliorativo, su rappresentanza, pariteticità, finanziamento delle attività promozionali e ruolo di indirizzo delle istituzioni centrali e territoriali, in concerto con le parti sociali, nel più ampio spirito europeo”. Per il segretario confederale Uil Paolo Carcassi, poi, “sono state positivamente modificate dal governo materie importanti, quali quelle della responsabilità del datore di lavoro, quelle sugli appalti e sulla sospensione della attività , quelle sulla rappresentanza e sul reale sostegno a rappresentanti territoriali alla sicurezza”. Negativo, invece, il suo giudizio “sull’indebolimento delle sanzioni”, anche se “l’impianto complessivo del Testo Unico, che abbiamo valutato positivamente esce confermato dal correttivo”.


fonte:http://www.rassegna.it

Aumenti ?

Oggi 30/7, l’azienda ha comunicato alla RSU e ai sindacati provinciali i dati del premio di risultato riferiti al secondo trimestre (aprile – maggio – giugno ) , le cui cifre verranno erogate nelle retribuzioni di luglio,agosto e settembre.


2 ruote:

redditività val. minimo = 85.42 €
produttività val. medio = 55 € totale : 177.09 €
difettosità val. medio = 36.67 €


motori :

redditività val. minimo = 85.42 €
produttività: sotto la soglia di accesso = 27 € * totale : 149.09 €
difettosità val. medio = 36.67 €


3 ruote :

redditività val. minimo = 85.42 €
produttività val. max = 62.5 € totale : 165.92 €
difettosità : sotto la soglia di accesso = 18 € *



* I parametri al di sotto della soglia di accesso non generano, in base all’accordo, nessun reddito, la somma viene erogata sotto forma di anticipo con incidenza negativa nel saldo del premio di fine anno.


Facendo un confronto vediamo che : vecchio premio: 155 € ( 2007) nuovo premio : 127 € (2009)

Oltre alle cifre , che si commentano da sole, si determina anche una differenza salariale tra i lavoratori dei diversi reparti: un operaio delle meccaniche prenderà 30 € meno di uno della 2r, motivo?
L’azienda non da risposte precise se non quella che la meccanica ha avuto più cassa integrazione. così il lavoratore alla perdita di salario per l’integrazione dovrà sommare quella del mancato premio.

In realtà di tutti questi numeri non controlliamo nulla e l’azienda e’ libera di diminuire il nostro salario quando e come vuole.
Continuare a sottoscrivere, da parte delle organizzazioni sindacali, accordi di questo tipo contribuisce solamente a rendere i lavoratori più deboli e più poveri.
Come lavoratori vogliamo accordi e contratti che stabiliscano certezze e sarà decisiva in questo senso la battaglia che dovremo fare al rientro dalle ferie per difendere il nostro contratto nazionale .

RSU Fiom

Piaggio, risultati primo semestre

FTA Online News

Il Consiglio di Amministrazione di Piaggio & C., riunitosi oggi, ha esaminato e approvato i dati relativi all'andamento del gruppo nel primo semestre 2009.
"Il Gruppo Piaggio nel corso del secondo trimestre 2009 - precisa una nota - ha registrato un significativo miglioramento dei risultati della gestione operativa rispetto al primo trimestre dell'esercizio in corso, grazie alla competitività della propria offerta e alla forte ripresa sui mercati asiatici.
I ricavi netti consolidati del Gruppo sono risultati pari a euro 795,6 milioni, rispetto a euro 900,3 milioni del primo semestre 2008.
L'Ebitda consolidato si attesta nel primo semestre 2009 a euro 107,5 milioni (13,5% sul fatturato), rispetto a euro 128,2 milioni del primo semestre 2008.
L'Ebitda margin nel secondo trimestre 2009 è risultato pari al 17,7%, dato migliorativo rispetto al 2° trimestre dello scorso anno (Ebitda margin 17,3%).
Il risultato operativo (Ebit) è pari a euro 61,6 milioni, rispetto a euro 81,8 milioni del primo semestre
2008.
Il primo semestre 2009 si chiude con un utile netto di euro 25,7 milioni, rispetto a euro 47,3 milioni del primo semestre 2008 e al risultato netto negativo per euro 4,7 milioni del primo trimestre 2009, dopo aver scontato imposte per euro 19,4 milioni (euro 16,6 milioni nel primo semestre 2008) determinate sulla base del tax rate medio atteso per l'intero esercizio, così come disposto dallo
IAS34.
La Posizione finanziaria netta consolidata passa da -359,7 milioni euro al 31 dicembre 2008 a - 348,9 milioni euro al 30 giugno 2009, con una generazione di cassa che nel primo semestre 2009 è risultata pari a euro 10,8 milioni.
Il patrimonio netto al 30 giugno 2009 ammonta a euro 402,4 milioni, contro euro 398,2 milioni al 31 dicembre 2008 e euro 427,7 milioni al 30 giugno 2008". (CD)

fonte:http://finanza.lastampa.it

giovedì 30 luglio 2009

Ccnl Metalmeccanici: Piattaforma Fiom, 411 mila voti, 94% sì




Oltre 411 mila metalmeccanici (il 58,83% dei 699 mila lavoratori metalmeccanici presenti) hanno votato la piattaforma della Fiom, che rinnova il biennio salariale e rivendica la riduzione delle tasse e il blocco dei licenziamenti. Lo comunica la stessa Fiom, precisando che il 94,4% ha votato si', mentre il 5,6% ha votato no. 'Il dato e' in via di ulteriore miglioramento. Abbiamo un dato che valutiamo straordinario perche' la gente ha votato
l'ultima settimana di luglio con mezza categoria in cassa integrazione'. E' quanto ha annunciato il segretario generale della Fiom-Cgil Gianni Rinaldini nel corso di una conferenza stampa sul referendum sulla piattaforma per il secondo biennio economico svoltasi oggi a Roma.



'Hanno votato circa 412 mila tra lavoratori
e lavoratrici metalmeccanici e penso che arriveranno a 420 mila', ha aggiunto Rinaldini. 'I votanti - ha aggiunto - sono superiori ai 394 mila votanti metalmeccanici che avevano partecipato al referendum indetto dalla Cgil sulla riforma del sistema contrattuale il 22 gennaio scorso e non molto inferiori a quelli che hanno partecipato al referendum unitario sulla piattaforma unitaria Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil dove hanno votato 520 mila lavoratori'.



I dati

- Dati per regione

- Dati per territorio

- Confronti ultime consultazioni

- Volantino


fonte:http://www.rassegna.it
fonte:http://www.fiom.cgil.it/

Piaggio, riassunzione per 216

La Piaggio è in ripresa, o almeno così sembra dai numeri sciorinati dall’azienda nelle ultime settimane e dal fatto che 216 lavoratori con contratti a termine, la cui scadenza era prevista per il prossimo venerdì, torneranno in fabbrica tra il 24 e il 31 agosto per poco più di un mese. Una notizia valutata positivamente da Fim-Cisl e Uilm-Uil, ma giudicata negativamente da Fiom-Cgil. Sindacati ancora divisi, dunque, su un passaggio (quello della pausa estiva) che più di una volta ha creato polemiche nello stabilimento di Pontedera. La notizia del rientro al lavoro dei contrattisti è stata comunicata ieri mattina dalla stessa azienda alle Rappresentanze sindacali unitarie (Rsu) nel consueto incontro per il monitoraggio della situazione. Piaggio ha spiegato che «a conferma del recupero fatto segnare nei primi sei mesi dell’anno, grazie al successo delle proprie linee di scooter, ma anche all’andamento in controtendenza nel campo dei veicoli commerciali, i lavoratori addetti all’assemblaggio dei veicoli a due ruote e dello stabilimento “Motori” effettueranno tre settimane di vacanza e sono pertanto destinati a rientrare in fabbrica il 24 agosto prossimo». Quattro, invece, come spiegato dalla stessa casa pontederese, le settimane di ferie per i dipendenti dello stabilimento che si occupa dei veicoli commerciali. Per loro il rientro al lavoro è previsto per il 31 agosto prossimo. Poi, la sorpresa, anche per i sindacati «Metà circa dei 450 lavoratori con contratto a termine attualmente in forza a Pontedera, il cui contratto a tempo determinato scadrà il 31 luglio - ha continuato Piaggio - torneranno al lavoro tra il 24 e il 31 agosto». La prima tranche sarà composta da duecento operai, la seconda da 16 dipendenti. Tutti avranno un nuovo contratto che scadrà tra fine settembre e i primi giorni di ottobre. «E’ un fatto positivo - spiegano Uilm-Uil e Fim-Cisl - considerate le difficoltà che attraversa l’economia italiana e il mondo delle due ruote in particolare. Ci aspettavamo un rientro al lavoro dei contrattisti, ma non in questi termini». Più critica la Fiom-Cgil, con Massimo Cappellini, Rsu Piaggio, che giudica preoccupanti due dati emersi dall’incontro di ieri avuto con l’azienda: «Questi lavoratori rientreranno per circa un mese, ma la stragrande maggioranza di chi ha un contratto a termine avrà lavorato per un periodo di gran lunga inferiore rispetto al passato e per molti non ci saranno neppure i presupposti per maturare lo status di disoccupazione. L’altro elemento di preoccupazione è quello di una produzione meccanica che non riesce a decollare e che vede i propri volumi notevolmente ridimensionati, nonostante le intenzioni dichiarate da Piaggio di sviluppare questo segmento attraverso la realizzazione di nuovi modelli, che, invece, stentano a decollare».

Andreas Quirici

[il Tirreno — 29 luglio 2009 ]

fonte:http://iltirreno.gelocal.it/



La "calura" estiva può fare brutti ...scherzi !!!




Quando non si hanno argomenti sostenibili e quando nel confronto con i lavoratori si trovano molte difficoltà a motivare certe scelte, c’è chi prova a confondere le idee dicendo, nella migliore delle ipotesi, solo mezze verità o mezze bugie o, addirittura, delle semplici “balle”.
Così è in questo caso, infatti in un manifesto apparso questa mattina, la FIM-CISL ci accusa del fatto di non aver detto nelle Assemblee che non solo la FIM e la UILM hanno disdettato il CCNL, ma anche la FIOM ha inoltrato la propria disdetta.
Si sono, però, “DIMENTICATI” di precisare che loro hanno disdettato il Contratto Nazionale (come questo fosse di esclusiva loro proprietà !), sia per quanto riguarda la parte economica che normativa, due anni e mezzo prima della sua naturale scadenza ( 31/12/2011 ), mentre la FIOM ha inoltrato la disdetta solo per quanto riguarda il rinnovo del biennio economico, così come previsto dal CCNL.
Tutto il resto sono solo……”chiacchiere” !!!

FIOM - CGIL Pisa

Moto Guzzi: sindacati e sindaco in piazza per salvare l’Aquila

“Salviamo la Moto Guzzi”. Questo è il tema della manifestazione di protesta che la sede provinciale del sindacato FIOM, in collaborazione con FIM e UILM, ha programmato per sabato 19 settembre a Mandello del Lario. L’intento è raccogliere consensi per mezzo di una petizione per la difesa dello storico stabilimento. Spiega il segretario della FIOM di Lecco, Mario Venini: “L’iniziativa nasce da una mancanza di chiarezza mostrata dagli amministratori del Gruppo Piaggio, che non hanno fornito risposte precise in merito al destino dello stabilimento Moto Guzzi. L’accordo era che ci avrebbero presentato un piano industriale, precisando quali attività si sarebbero svolte nella vecchia fabbrica in fase di ristrutturazione. Invece io non ho ancora ricevuto nulla. Noi siamo preoccupati, perché non volgiamo che Mandello perda il suo valore storico. Noi volgiamo una fabbrica e non solo un museo ed una linea di montaggio. Pare che Pontedera abbia tutta l’intenzione di trasferire altrove la progettazione e la costruzione delle motociclette e dei motori Guzzi ( forse a Noale n.d.r. ). Noi chiediamo che la produzione resti a Mandello”
L’iniziativa sindacale ha ricevuto anche l’appoggio politico dell’amministrazione comunale. “Anche il sindaco di Mandello, Riccardo Mariani è con noi”, conferma Venini.
Nella stessa giornata di sabato 19 una delegazione di motociclisti partirà da Mandello del Lario per raggiungere la sede della Provincia di Lecco, dove il presidente Daniele Nava sarà invitato a firmare anche lui la petizione e, secondo quanto sostiene Venini “firmerà di sicuro”. Chi non potesse partecipare alla manifestazione, potrà aderire all’iniziativa sottoscrivendo la petizione che la FIOM ha pubblicato online all’indirizzo: www.ipetitions.com/petition/noallachiusuradellamotoguzzi/.
“Il sindacato si è anche attivato su Facebook, dove stiamo raccogliendo tutti i commenti degli appassionati della Moto Guzzi”, conclude Venini.
Intanto il Gruppo Piaggio, come ha sempre fatto in questi mesi, smentisce ogni ipotesi di smobilitazione: “La Moto Guzzi non verrà né chiusa, né venduta”

fonte:http://www.motociclismo.it

mercoledì 29 luglio 2009

Cosa avviene in Piaggio: tra incidenti, caldo e questione sicurezza

Nell'ultimo mese due incidenti nello stabilimento di Pontedera. La RSU-Fiom protesta e sciopera. Gli altri sindacati si dissociano

Nonostante sia la più grande fabbrica della provincia, e nonostante la sua storia, o forse anche per questo, è difficile che quanto avviene nello stabilimento di Pontedera esca dalle sue mura. Nell'ultimo mese diversi sono gli episodi che hanno portato gli operai a scioperare e protestare, in un clima di rottura sindacale sempre più forte, dopo le divisioni sul referendum per il contratto integrativo degli scorsi mesi.Nell'ultimo mese, infatti, la questione della sicurezza è stata al centro della vita della fabbrica e ha portato la RSU-Fiom ad intraprendere iniziative di lotta che non hanno trovato la condivisione degli altri sindacati, in particolare la Uilm.Il primo episodio avviene alle 4.30 del mattino dell'8 luglio quando si rompe un braccio meccanico, che serve a sollevare la scocca della vespa, e un operaio viene colpito. Il lavoratore è subito trasferito all'ospedale: la cosa non è grave e viene dichiarato guaribile in 6 giorni. La RSU- Fiom indice subito, per la stessa giornata, trenta minuti di sciopero dopo la pausa mensa: "da troppo tempo si verificano sempre più spesso infortuni causati da una carenza o una mancata manutenzione in tutto lo stabilimento". La Fim e la Uilm non approvano la decisione di astenersi dal lavoro, definendola "una forzatura che non aiuta un intervento serio sui problemi della sicurezza che ci sono ma che devono essere affrontati in chiave propositiva nell'apposita commissione". La Rsu-Fiom, però, rilancia che "non si deve abbassare la guardia sulla questione della sicurezza" e convoca altre due ore di sciopero per il giorno dopo con un corteo che si muove dalla fabbrica e raggiunge la sede dell'ASL, che è poco lontana. L'adesione allo sciopero è superiore al 70%. I lavoratori sottolineano la decisione spontanea di prendere questa iniziativa e di partire in corteo bloccando il traffico: "In questi mesi abbiamo fatto decine di segnalazioni mettendo in evidenza tutte le situazioni di rischio e di disagio, a partire dalla questione del caldo ad esempio, con temperature intorno ai 40 gradi, hanno spiegato i lavoratori, ma non è arrivata mai nessuna risposta né è stato fatto alcun intervento da parte dell'azienda". Così tutta questa documentazione viene portata al termine del corteo dagli operai proprio alla Asl, ovvero all'ufficio competente. Anche in questo caso Fim e Uilm si dissociano dallo sciopero, mentre la Fiom Cgil dirama una nota in cui appoggia l'iniziativa della RSU, con cui non sono mancati negli anni passati momenti di tensione: "Come FIOM-CGIL abbiamo pienamente condiviso la decisione assunta dalla RSU della Piaggio di proclamare questi due momenti di iniziative di sciopero. Al contempo non comprendiamo e non condividiamo, invece, la presa di distanza della FIM e della UILM, in quanto almeno su questi temi sarebbe proprio necessaria ed opportuna una unità d'azione seria e credibile, in modo tale da trasmettere all'Azienda un messaggio chiaro e deciso, nel senso che, sulla "sicurezza" non dobbiamo e non possiamo fare "sconti" a niente ed a nessuno". Infine nello scorso fine settimana una delle linee del reparto di montaggio delle "3R", si è messa in moto, provocando uno scontro che ha coinvolto 14 Mini van Porter. Per fortuna l'incidente è avvenuto di notte, quando non vi erano presenti operai a lavorare, "Non si è trattato di un problema di sicurezza - precisa l'azienda - Il fatto è accaduto di notte, a stabilimento deserto, ed è stato riscontrato e risolto al mattino dai manutentori, che come sempre hanno ispezionato le linee prima dell'avvio della produzione".Ma la RSU-Fiom non ha accettato la versione dell'azienda, evidenziando invece i problemi di sicurezza che ci sono all'interno della fabbrica, come ha dimostrato questo episodio, e indicendo un'ora di sciopero a fine turno in tutto lo stabilimento. "È l'ennesimo grave episodio che è avvenuto in Piaggio - denunciano i lavoratori. Gli incidenti ultimamente sono accaduti in varie parti dello stabilimento, alla "3R" come alle officine 9 e "2R". L'azienda si deve attivare per la risoluzione dei problemi, descritti più volte nei verbali dei rappresentanti della sicurezza".Questa decisione ha trovato ancora una volta la netta opposizione della Uilm che ha diffuso una nota in cui si afferma "di non essere d'accordo con questo sciopero. A quanto pare è stato indetto per la sicurezza, ma crediamo che sia un favore all'azienda perché l'incidente non ha comportato nessun rischio per la sicurezza delle persone. L'episodio si è verificato perché una centralina si è bruciata e ha dato l'input alla catena di montaggio di ripartire alla velocità normale di cadenza linea e non essendoci nessuno le macchine si sono accatastate".

fonte:http://www.pisanotizie.it

La previdenza complementare, principali dati statistici COVIP, luglio 2009




Pubblichiamo il documento della Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione riguardante i principali dati statistici sulla previdenza complementare (rendimenti, adesioni) aggiornati al 30 giugno 2009.


fonte: http://www.ufficiostampa.cgil.it

Fabbrika - Giuliano Bugani

“Incidente a Massa nelle prove in Ungheria”, la foto sequenza e i soccorsi, “La TAC è positiva. Massa sta bene. Vince Hamilton, Raikkonen secondo”.Primo, Luca Disarò, suicidato impiccandosi il 22 luglio 2009. Per te non ci sono parole. “Manca l’aria. Manca un grido, manca un Dio”
Tra questa merda che ci inonda la vita, dove le congiunzioni parademocratiche ci indicano la strada, ti abbiamo perduto di vista per un attimo. Noi, già dispersi ma ignari, credevamo averti al nostro fianco. Manca l’aria di quegli anni. Manca un grido di lotta. Dio c’è. Invece. Dio c’è sempre.A rakkogliere i nostri morti, la nostra morte. Non chiedere cosa faremo per te.
Noi non faremo niente. La TAC è positiva. Non chiedere cosa diremo a tuo padre. Vince Hamilton.Per te non ci sono parole. Non chiedere come sopravviverà tua madre. Le porteremo la foto sequenza e i soccorsi. La tua korsa è terminata. Non chiederci dove andremo domani a lavorare. Torneremo alla Chloride. Dove le Ronde chiedevano a te di andartene via. Dove le Ronde chiedevano a te quello che domani chiederanno a noi. Dove le Ronde pregano Dio. Dio non manca mai.Per te non ci sono parole. Questa è una situazione che non possiamo combattere. Dio è forte. Loro sono figli di Dio. Figli di puttana. Ma se un giorno troveremo barrikate davanti ai nostri kancelli, sapremo che Dio è morto. Allora combatteremo ad armi pari.Allora sì. Allora sì, che faremo qualcosa per te. E non sarai più il ragazzo che si è suicidato. Allora sì che faremo qualcosa per tutti quelli come te. Taglieremo forse in ritardo la corda che ti ha ucciso. Ma la taglieremo. Torneremo ancora alla Chloride. Ma sarà solo per combattere una battaglia. Faremo qualcosa per te. Io non andrò da tuo padre. Non andrò da tua madre. Ma andrò a combattere ciò che avrei dovuto fare prima della tua morte. Noi tutti dovremo andare nelle piazze a chiederti perdono. Io non andrò da tuo padre. Non potrei guardarlo. E non inseguirò la mia colpa cercando tua madre. Perché avrò vergogna.Voglio dirtelo.Queste cose devo dirtele. Ma tu dovrai dirmi che mi hai perdonato. E solo così potrò vincere il loro Dio. Non andrò nella tua casa. Io forse non arriverò mai primo. Forse non vincerò mai.Forse non avrò mai soccorsi e fotosequenze. Ma forse mi ricorderai, quando avrò tra le mani quella corsa che avresti dovuto correre insieme a me. Ma non potrò mai andare nella tua casa.In questo maledetto paese, dove i padri seppelliscono i figli.

Lettera scritta per Luca Disarò, 32 anni, operaio della Chloride di Poggio Piccolo di Castel Guelfo (Bologna), che si è tolto la vita pochi giorni fa per la paura di essere licenziato.

Leggi anche:Operaio 32enne suicida a Imola, rischiava licenziamento


fonte:http://www.rete28aprile.it

Lavoro. Cremaschi (Fiom): “Il Governo stravolge il Testo Unico sulla salute e la sicurezza sotto dettatura della Confindustria.”




Giorgio Cremaschi, segretario nazionale e responsabile Salute e Sicurezza Fiom-Cgil, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.


“Domani in Consiglio dei ministri dovrebbero essere approvate le modifiche che il Governo vuole apportare al Testo Unico sulla salute e la sicurezza sul lavoro. Da indiscrezioni e testi non ufficiali emerge un’operazione di complessivo stravolgimento del Testo Unico, di cui non c’era alcuna necessità.”
“Il lavoro è stato furbo e meticoloso, evidentemente sotto dettatura degli esperti legali di Confindustria e delle imprese. Ovunque fosse possibile le norme sono state rese più confuse, quando si tratta di rivendicare la salute dei lavoratori, e piene di scappatoie per le responsabilità delle imprese.
Questo avviene sugli appalti, sulle responsabilità penali, sul documento di valutazione dei rischi, di cui si limita l’utilizzo da parte degli Rls, e su tante altre piccole e grandi norme che vengono rese più difficili da far rispettare.”
“Anche la norma salvamanager, che viene formalmente cancellata, riemerge poi qua e là in vari articoli, anche se in forma più ambigua.”
“Complessivamente quello che si prepara a fare il Governo è un lavoro di attenuazione e riduzione della tutela della salute dei lavoratori, mentre proprio con la crisi registriamo una caduta di vigilanza e un aumento del rischio nella sicurezza sul lavoro.”
“Per questo lanciamo un allarme profondo sulle nuove norme, chiediamo alle forze politiche in Parlamento di controllare con esattezza i testi e ci rivolgiamo anche al Presidente della Repubblica, che più volte ha sollevato la questione dei morti sul lavoro, affinché eserciti tutti i suoi poteri istituzionali sul nuovo testo.”

fonte:http://www.fiom.cgil.it

martedì 28 luglio 2009

Cremaschi (Fiom): “Un referendum vero che dimostra quanto i lavoratori tengano alla democrazia sindacale”



Il referendum che si è svolto nel gruppo Fincantieri ha registrato una partecipazione al voto molto alta: 4.341 votanti, pari al 65,8% degli aventi diritto. È stato ampiamente superato il quorum necessario per la validità della consultazione e i votanti rappresentano la maggioranza assoluta del totale dei dipendenti del gruppo.
I voti favorevoli all’intesa del 16 luglio 2009, che modifica e integra l’accordo del 1° aprile 2009, sono la stragrande maggioranza: l’89,7% del totale. I voti contrari sono il 10,3%.
Le lavoratrici e i lavoratori del gruppo Fincantieri si sono pronunciati in modo chiaro e netto. A questo punto la Fiom e le Rsu procederanno alla firma definitiva delle intese.
“E’ stato un referendum vero e molto partecipato - ha dichiarato Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil - nonostante l’assurdo rifiuto della Fim e della Uilm di far votare i lavoratori.”
“L’alta percentuale di votanti, nonostante le ferie, non è solo un riconoscimento per l’impegno della Fiom, riconoscimento di cui ringraziamo i lavoratori, ma è anche la dimostrazione di quanto i lavoratori tengano alla democrazia sindacale.”
“Adesso la Fiom aderisce formalmente alle intese e inizia la fase, che non sarà semplice, della loro applicazione.”

Fiom-Cgil

fonte:http://www.fiom.cgil.it

Lavoratori, ecco cosa succede in Piaggio in una settimana.

Martedì 21 luglio in officina 9 assemblaggio un tubo non utilizzato dove passa l’acetilene perde, ma nessuno se ne accorge, ci va uno schizzo di saldatura e si incendia, per fortuna non ci sono danni ai lavoratori; spesso in questo reparto avvengono gli incendi, a volte si incendia il tessuto di in sonorizzazione delle cappe, a volte si incendiano le cappe che hanno i filtri sporchi e con gli schizzi di saldatura sono più sottoposti ad incendiarsi;

Mercoledì 22 luglio in officina assemblaggio della 3ra, si rompe una fascetta che regge un tubo di aspirazione fumi della saldatura lungo circa 3 metri e cade a terra, fortunatamente non ci sono danni ai lavoratori; le cappe di aspirazione dei fumi di saldatura spesso non funzionano, i filtri vengono puliti o cambiati soltanto quando il lavoratore si lamenta, ma spesso il lavoratore precario non si lamenta;

Giovedì 23 luglio in 2r sulla linea 2 si sfila la bilancella che porta i telai sulla linea ed i telai cadono a terra, fortunatamente il lavoratore se ne accorge ed evita che gli cadano addosso; in 2r succede frequentemente che cadono le bilancelle oppure i veicoli dalle bilancelle; viene effettuata la manutenzione soltanto quando accade un evento o quando il lavoratore si accorge del pericolo;

Venerdì 24 luglio nella notte all’ improvviso si mette in movimento la catena di montaggio del porter in 3rm, i lavoratori non ci sono, si accartocciano 13 macchine, e’ vero!
Non e’ un danno sui lavoratori, ma e’ un continuo di anomalie quella linea, c’e’ un discensore che spesso si blocca, la macchina cade, non si capisce perché, l’azienda ritiene che tanto sul discensore non c’e’ nessun lavoratore, ma proprio accanto ci sono operai che lavorano senza la dovuta tranquillità.
Su questa linea c’e’ una postazione in buca, molto umida, c’e’ poca luce e poca aria contravvenendo alle normative di sicurezza su come dovrebbe essere un posto di lavoro, ci si arriva per mezzo di una scaletta, in caso di incendio da dove esce il lavoratore?
Questa postazione e’ già stata segnalata molto tempo fa da alcuni RLS come postazione semisotterranea e non idonea, in riferimento al decreto legge 81 della sicurezza, ma per l’azienda va bene così.

Per non parlare dei reparti non climatizzati, in questi giorni le officine sono davvero forni, l’umidità’ e’ altissima e nei reparti si boccheggia, ma l’azienda non ci ha fornito neppure i dati che escono dalle centraline, ammesso che funzionino!
Ma non ci doveva essere il coinvolgimento degli RLS previsto nell’accordo integrativo ?!!

Non possiamo accettare un’ azienda che non fa prevenzione e cerca di risparmiare sulla salute e sicurezza dei lavoratori.
E’ per questi fatti che Venerdì 24 abbiamo dichiarato un’altra ora di sciopero.
Per questi fatti che consideriamo grave la decisione di non sostenere lo sciopero da parte di altre organizzazioni sindacali e altri delegati.

RLS e RSU FIOM

ScioperoRSUepolemicaUILM.pdf

Fim e Uilm Parlano lo Stesso Linguaggio della Confindustria

Dopo le proteste dei lavoratori a Foggia e Melfi contro la scelta di Fim e Uilm di disdire il contratto metalmeccanico in essere e firmarne un altro nettamente peggiorativo
LA FAILMS: Fim e Uilm Parlano lo Stesso Linguaggio della Confindustria
Risposta ai segretari di Fim-Cisl e Uilm-Uil di Capitanata da parte della FAILMS
Le idee altrui si rispettano quando sono idee degne di questo sostantivo, ma quando si legge un cumulo di idiozie come quelle scritte da due soggetti che “si dichiarano sindacalisti”, si avverte uno strano e persistente sentore di vuoto mentale e pochezza di contenuti, è come se parlassero di qualcosa che non hanno nè letto e nè capito.
Il problema della gente come il “ sig. Miroballo e la sig.ra Campodipietro”, segretari di Fim-Cisl e Uilm-Uil di Capitanata, è che, avendo altri interessi e non conoscendo effettivamente cosa sia il sindacato, cosa sia il lavoro (non avendo mai lavorato nemmeno mezz’ora pur essendo dipendenti Fiat), cosa siano i diritti dei lavoratori, ecc., non si rendono conto di come stanno le cose e continuano da “garantiti” a galleggiare nel mare di finto benessere e nell’ingranaggio della loro vita preconfezionata alle spalle di chi tutti i giorni deve andare a marcare il cartellino per portare un tozzo di pane alla propria famiglia.
Questa premessa non è polemica inutile ma serve a presentare i personaggi a chi non li conosce nella veste di “sindacalisti”.
Se essere contro lo sfruttamento del lavoro, in tutte le sue forme (soprattutto oggi che Fim e Uilm puntano di concerto alla Confindustria ad aumentare gli straordinari, il lavoro flessibile, l’agganciamento dei salari alla produttività, ecc.) significa fare una battaglia di retroguardia, ebbene, la faccio con tutta la forza che posso mettere in campo, perchè ogni piccolo traguardo che si ottiene con la lotta rappresenterà un miglioramento per TUTTI i lavoratori e non saranno certamente i segretari di Fim e Uilm di Capitanata ad impedirlo con le falsità che raccontano in giro, come io non potrò sicuramente cambiare il loro ignobile modo di essere e di fare sindacato.
Alla faccia di ogni elementare regola democratica le segreterie nazionali di Fim e Uilm, hanno unilateralmente deciso di disdettare il Contratto Collettivo Nazionale di lavoro sottoscritto lo scorso 20 gennaio 2008 e che ha scadenza per la sola parte economica il 31.12.2009 e per quella normativa il 31.12.2011, senza il mandato dei lavoratori che l’avevano approvato a maggioranza con un Referendum, dopo una vertenza durata circa sette mesi con tantissime ore di sciopero.
Il CCNL in vigore non è “Cosa Vostra”, ma è innanzitutto un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici. ( l’unico modo per poterlo disdettare era quello di fare un Referendum e mettere nelle condizioni tutti i metalmeccanici di partecipare e decidere delle proprie condizioni di vita e di lavoro, chi ve l’ha impedito?).
Purtroppo, voi non riuscirete mai a comprendere la differenza che esiste tra un sindacalista autonomo, forte del ruolo di rappresentanza e non di “potere” o di “casta” che in piena autonomia contesta anche la Confederazione a cui aderisce e gente come voi, “mezze calzette travestiti da sindacalisti”, sempre tenute a guinzaglio dalla propria Federazione che da cagnolini fedeli sono sempre pronti a riportare indietro l’osso che gli lanciano per non perdere i propri privilegi (altro che serietà e rispetto delle regole).
“Sbagliando s’impara” recita un vecchio detto, ma questi sindacati nulla hanno da imparare, perché niente hanno sbagliato: semplicemente stanno dalla parte opposta dei lavoratori, cosa confermata con una carica di arroganza “padronale” soprattutto in quest’ultimo periodo.
La disdetta del contratto in essere è stato l’ennesimo favore fatto agli industriali.

Le aziende avranno l’opportunità di poter ottenere qualsiasi modifica normativa, a partire da quelle peggiorative
contenute nell’accordo separato sul modello contrattuale (dalla deroga ai CCNL, alla riduzione del valore punto, alla limitazione della libertà contrattuale in azienda, all’introduzione dell’arbitrato e delle sanzioni verso le Rsu).
Nonostante l’OCSE conferma quello che già tutti sanno, ovvero che i lavoratori italiani sono tra i più poveri dei paesi sviluppati, per la precisione al 23° posto su 26 paesi europei, seguiti solo da Portogallo, Repubblica Ceca e Polonia, si è deciso di modificare, con durata triennale, l’adeguamento economico dei contratti nazionali di lavoro, legandolo non più al tasso di inflazione programmata (comunque nazionale) ma a un indice previsionale calcolato sulla base dell’indice armonizzato europeo (Ipca) depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati (Valore.Punto.Attuale.18.82- Valore.Punto.Depurato 15.74 = -3.08 euro circa), calcolato da un soggetto terzo.
Oltre al fatto che l’Italia imbarca un’inflazione molto maggiore di quella europea alla quale si agganceranno i contratti. In questo modo il lavoratore italiano, non solo non recupererà mai più il divario di potere di acquisto rispetto agli altri Paesi europei ma vedrà seriamente precipitare il proprio reddito a livelli al di sotto della sopravvivenza al punto che i lavoratori dipendenti italiani sono e saranno senpre più i nuovi poveri del terzo millennio.
In sostanza la ridicola richiesta fatta da questi sindacati per l’aumento mensile al 3°livello, categoria più presente nei metalmeccanici, è:

- 97 euro lordi per tre anni (circa 61 netti), più 30 euro lordi al mese (circa 19 netti) come mancia per i lavoratori metalmeccanici che non hanno il contratto integrativo ( circa il 70%);

- una contrattazione aziendale per il 30% dei lavoratori, tutta basata sulla maggiore produttività e efficienza aziendale, cioè crepare per avere qualche centesimo di elemosina in più (si punta a ridurre il salario fisso e garantito in nome di quello flessibile e variabile);

- una richiesta generica per “miglioramenti” per part-time e lavoro precario;

Altro che migliorare le condizioni salariali con un incremento del 6%

Questi “signorotti” da anni assieme ai padroni hanno demolito una ad una la maggior parte delle conquiste che i lavoratori si erano guadagnati con la lotta; se riusciranno a firmare il CCNL così come già fatto con il contratto integrativo, non basteranno 50 anni per rimediare ai guasti che arriveranno;
Ai lavoratori della Capitanata e di tutta Italia diciamo oggi che ci vuole un forte e reale rinnovamento democratico della rappresentanza sindacale; abrogare il monopolio della rappresentanza confederale conferito dal riconoscimento padronale tramite la firma dei contratti a perdere è oggi la vera emergenza democratica dei lavoratori e delle lavoratrici.

Da anni pianificano assieme ai vari governi le manovre economiche discutendo e decidendo con politici e con Confindustria senza porsi il problema di sentire il parere REALE di un solo operaio.

Foggia, 27 luglio 2009

per la FAILMS Vincenzo Russo

fonte: http://failms.org/

Solidarietà e appoggio ai lavoratori della Bulleri Brevetti di Cascina

Chiediamo impegni precisi alle Istituzioni
La proprietà deve assumersi precise responsabilità a salvaguardia di 50 lavoratori (con relative famiglie che da mesi non percepiscono lo stipendio e potrebbero ben presto trovarsi sulla strada senza lavoro e senza la cassa integrazione)
Occorrono procedure rapide per garantire ammortizzatori sociali ai lavoratori senza perdere altro tempo
Chiediamo alle Amministrazioni locali, alla Provincia e alla Regione di attivarsi costruendo un fondo speciale del quale possano beneficiare tutti i lavoratori.
Chiediamo alle Amministrazioni locali di esentare lavoratori e lavoratrici dal pagamento delle tasse, chiediamo la sospensione di mutui e pagamenti vari con un intervento diretto sulle Banche.
Chiediamo al Prefetto di impegnarsi direttamente con il Governo per trovare soluzioni rapide garantendo la cassa integrazione ordinaria e quella straordinaria, per ricollocare questo personale nella provincia di Pisa
Dal gruppo Sicar (di cui la Bulleri fa parte ) pretendiamo coerenza con il suo motto (vedere il sito internet): che l’affidabilità totale si materializzi nel cercare il rilancio dell’ azienda, nel garantire ai\lle dipendenti almeno gli ammortizzatori sociali.
Nel peggiore dei casi i macchinari contenuti nella fabbrica siano impegnati per le liquidazioni dei lavoratori

Confederazione Cobas pisa

fonte:http://www.confederazionecobaspisa.it/

lunedì 27 luglio 2009

Rebeldìa: microcamera spiava lo spazio sociale

La denuncia delle associazioni di via Battisti: “vogliamo che vengano fuori i responsabili”. Botta e risposta con Pisamo

In questi giorni è esplosa in città la vicenda della denuncia, da parte delle 30 associazioni del Progetto Rebeldìa, del ritrovamento di una microcamera collocata nel piazzale della propria sede in Via Battisti 51.
Il congegno, della dimensione di 5 centimetri, si trovava all'interno di un tubo di ferro sulla parete di confine tra il piazzale ed il parcheggio della Pisamo e puntava sullo spiazzo all'aperto dove si svolgono le attività del Progetto Rebeldìa (ricordiamo che l'area è di proprietà della CPT). I fili della microcamera erano collegati ad una centralina situata all'interno del parcheggio e connessa ad una antenna direzionata verso la palazzina dei vigili urbani."Riteniamo che quanto successo sia molto grave - affermano da Rebeldìa - e abbia aspetti inquietanti che mettono in discussione il normale andamento di una società democratica e della libera iniziativa politica e sociale in questa città. Non sappiamo per quali finalità e chi abbia compiuto questa azione, vogliamo sapere la verità e che siano individuati i responsabili. Evidentemente c'è qualcuno che pensa di poter controllare chi da anni in città organizza aggregazione sociale, sempre alla luce della sole. Non possiamo accettare né tollerare che qualcuno possa avere in questi mesi ripreso e spiato donne, uomini e bambini, impunemente. Non vorremmo fosse l'ennesimo strumento per macchinare contro il nostro progetto ed il suo sgombero".Da qui la decisione di presentare una denuncia ai carabinieri: "Pensiamo che quanto avvenuto leda gravemente il diritto alla libera associazione, e sia una forma di controllo insopportabile, vorremmo quindi sapere chi ha messo le telecamere e con quali finalità. Da parte nostra siamo ben disposti a restituire l'oggetto al diretto interessato, se e quando verrà a riprenderselo". Qualcuno ha risposto alle domande del Progetto Rebeldìa. Sul Tirreno di domenica l'amministratore unico di Pisamo, Alberto Paolicchi, ha rilasciato delle dichiarazioni che però non fanno chiarezza, ma sembrano complicare ancora di più il quadro della vicenda. "La Pisamo, non ha mai spiato o controllato l'attività svolta da Rebeldìa" afferma Paolicchi. "La società ha sempre adottato i sistemi disponibili e legittimi per tenere sotto sorveglianza tutte le aree dove sono presenti parcheggi in strutture a pagamento. Osservare le iniziative svolte da Rebeldia non rientra ovviamente nei fini e nei compiti della Pisamo. È compito nostro, invece, fare tutto ciò che è possibile e legittimo per tutelare la sicurezza delle persone e i loro beni (le auto) affidate alla custodia, nei parcheggi di via Battisti e via Cammeo. Compito, questo della sorveglianza, dovuto e necessario anche in risposta ai furti (ben quattro nell'ultimo anno) che frequentemente avvengono, e regolarmente denunciati, nell'area del parcheggio e del magazzino deposito delle biciclette che vengono ritiriate in città e del deposito dei materiali di proprietà della società"."Luoghi questi - sostiene il presidente di Pisamo - che si trovano nell'area in parte utilizzata, senza titolo alcuno, anche dall'associazione Rebeldìa. Il sistema di controllo televisivo, in atto ben da prima che l'associazione Rebeldìa si insediasse provvisoriamente nell'area, è stato mantenuto e rafforzato anche per i furti di numerose biciclette di proprietà dei cittadini, custodite nel capannone in uso a Pisamo, nello stesso luogo fisico dove opera Rebeldia".
"Curiosa infine - conclude Paolicchi - la minaccia dell'inoltro di una denuncia ai carabinieri perché indaghino sul fatto! Chi è titolare di regolare diritto ad utilizzare l'area, cioè Pisamo, si vorrebbe trasformare in criminale e chi invece la sta occupando senza titolo alcuno e illegittimamente, diverrebbe la vittima. Davvero incredibile".A questo nota il Progetto Rebeldìa risponde punto per punto e rilancia sulle responsabilità del Presidente di Pisamo: "le dichiarazioni del Presidente della Pisamo Alberto Paolicchi contengono ammissioni estremamente gravi e dichiarazioni false"."In primo luogo, sostengono le associazioni, non esiste alcuna segnalazione pubblica nello spazio di via Battisti del fatto che si tratti di un'area videosorvegliata, come previsto dalla legge. I cittadini che entrano nel piazzale non sanno di essere ripresi. Ciò è ancora più grave visto che lo spazio è frequentato da dipendenti di Pisamo e di altre ditte che lavorano per il Comune, che in questi anni sono stati spiati senza esserne a conoscenza. Inoltre, nel piazzale accedono quotidianamente privati cittadini, anche minorenni, che vengono a frequentare le attività del Progetto Rebeldia, così come altri che usufruiscono del servizio della ricicletta o della punzonatura svolto da Pisamo. Ci pare incredibile che Paolicchi sostenga con leggerezza che tutte queste persone siano state spiate illegalmente per mesi". Rebeldìa replica al Presidente di Pisamo anche sulla tempistica: "Paolicchi sostiene che questa telecamera è stata installata da Pisamo prima che Rebeldìa entrasse in quello spazio. Questa affermazione è falsa. Quella telecamera è stata installata dopo il nostro arrivo. Infatti la documentazione fotografica che alleghiamo alla denuncia dimostra che la telecamera è stata installata tra giugno e novembre 2008, mentre Rebeldia ha cominciato a utilizzare i locali dal marzo 2006, con un regolare contratto di comodato stipulato con CPT. Ad ogni modo, se anche fosse stato vero che i locali erano videosorvegliati al nostro arrivo (fatto, ribadiamo, falso), chi ha messo le telecamere avrebbe avuto l'obbligo di segnalarle agli avventori, come da normativa vigente"."In terzo luogo - proseguono le associazioni di via Battisti - Paolicchi sostiene che le telecamere avessero una funzione di prevenzione dei reati di furto. Questo è impossibile. Come abbiamo mostrato alla stampa, non si tratta di una normale telecamera di videosorveglianza come se ne trovano nel parcheggio della Pisamo, ma al contrario di un piccolo dispositivo di 5 centimetri che è stato nascosto in un tubo di ferro in modo da non poter essere visto. Questo vìola il principio fondamentale della videosorveglianza, ovvero di mettere bene in mostra le telecamere in funzione di deterrente, come espresso dalla normativa sulla Privacy".Alla luce di questi fatti Rebeldìa chiama in causa anche la CPT ed il Comune: "vi sono delle domande per cui esigiamo una risposta. Il piazzale non è di proprietà della Pisamo, bensì di CPT, che concede i locali a Pisamo per il servizio della Ricicletta. CPT era al corrente del fatto che Pisamo aveva installato delle telecamere in maniera illegale per spiare le attività del piazzale? Dato che la responsabilità dei fatti ricade su delle aziende municipalizzate, chiediamo al Comune se fosse al corrente di quanto stava avvenendo e comunque di prendere provvedimenti per tutelare i diritti di cittadini, lavoratori e migranti". Le associazioni di via Battisti chiedono quindi che venga fuori la verità e richiamano tutti i soggetti alle proprie responsabilità: "Le dichiarazioni di Paolicchi sono estremamente pesanti e ne dovrà rispondere alla città, visto che questi atti della Pisamo vìolano chiaramente le garanzie sancite dalla legge e costituiscono gravi reati penali. Anche questa volta, vorremmo sapere dove sta la legalità e dove l'illegalità. È illegale chi da anni fa iniziative sociali in città alla luce del sole ed in pubblico, o chi, da presidente di una azienda municipalizzata, è convinto di poter spiare cittadini, peraltro diramando dichiarazioni false sui media? Quanto dichiarato da Paolicchi ci dà ulteriori certezze sulla strada intrapresa, ovvero la denuncia ai carabinieri, che speriamo porti luce su questo episodio inquietante". In una nota diffusa ieri, Rifondazione Comunista esprime solidarietà alle associazioni del Progetto Rebeldìa e chiede le dimissioni del presidente di Pisamo: "Il fatto grave - il reato, se in questi termini vogliamo parlare - lo ha commesso invece proprio chi ha posizionato quella telecamera in spregio al Dlgs 196/2003 "Codice in materia di protezione dei dati personali", spiando non solo i ragazzi del progetto, ma anche i lavoratori della "Ricicletta" e gli utenti di quel servizio, "coinquilino" di Rebeldìa. Chi in Pisamo ha ordinato l'installazione di quel ridicolo apparecchio, faccia la cortesia di un elementare atto di deontologia e di igiene: dimettersi. Infine sarebbe utile ed interessante sapere dal Sindaco Filippeschi e dal Presidente Pieroni, non solo se non hanno nulla da dire al riguardo, ma quali iniziative politiche intendono intraprendere affinché in Pisamo sia fatta piazza pulita di certi personaggi".

Leggi anche:


fonte:http://www.pisanotizie.it

fonte:http://www.rebeldia.net/

Addio diritti, arriva l'«universalismo selettivo»

Universalismo selettivo. E' questa la definizione da brivido che il libro bianco di Sacconi dà dei nuovi principi che dovrebbero governare i diritti sociali. L'uguaglianza, sostiene il libro bianco, è vecchia e in ogni caso non più sostenibile né per i suoi costi nei servizi pubblici, né per le esigenze di competività che impone il mercato. Si può solo selezionare la scala e il valore dei diritti e assegnarli in base al merito. Questa filosofia ispira tutte le scelte fondamentali di politica economica e sociale del governo, le decisioni delle imprese, la politica contrattuale della Confindustria. E' così che in realtà si affronta la crisi: aumentando ancora le disuguaglianze che l'hanno provocata.
Un ultimo esempio di questa impostazione lo abbiamo nelle università. Dove una classifica di "meriti" stabilita insindacabilmente dal governo stabilisce chi avrà e chi non avrà i soldi fondamentali per studiare e ricercare. Con il merito si giustifica tutto, ma la sostanza è che basterebbe sostituire a quella parola una più precisa: "discriminazione" e avremmo il significato reale di ciò che si fa. Il merito non serve a premiare i più bravi con un di più rispetto a quanto, secondo la Costituzione, dovrebbe essere garantito a tutte e a tutti. Il cosiddetto merito serve a discriminare proprio nell'accesso ai diritti fondamentali. Interpretano bene questa impostazione quei politici vicentini che sostengono che i presidi debbano essere solo del posto.
Se i diritti per tutti non ci sono più, bisogna selezionare. Contro i migranti prima vengono gli italiani, contro gli italiani prima vengono i padani. Contro i padani prima o poi verranno i padani con gli occhi azzurri e i capelli biondi. Non c'è fine all'orrore che provoca la rinuncia ad affermare i diritti universali. Il federalismo accentuerà tutte queste discriminazioni. Già oggi abbiamo, di fronte ad una crisi uguale per tutti, venti diversi sistemi di cassa integrazione a seconda delle differenti regioni italiane. Il pacchetto anti crisi e tutta l'impostazione della prossima finanziaria si basano sulla scelta di ridurre le spese che possono garantire lavoro e diritti per tutti, selezionando, invece a chi dare e a chi togliere.
L'accordo separato sui contratti, che Fim Uilm e Confindustria, contro la Fiom, stanno ora applicando nel rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici, trasferisce l'universalismo selettivo nelle relazioni sindacali. Si riducono il salario e i diritti contenuti nel contratto nazionale, regalando alle imprese enormi spazi di autoritarismo e discriminazione nella gestione delle aziende.
Così mentre si calano i salari del contratto nazionale, la Fiat taglia i soldi del premio aziendale e se i lavoratori si ribellano, come in particolare sta avvenendo a Melfi, è la stessa organizzazione degli industriali, la Federmeccanica, a chiedere la condanna di quelle lotte giudicate irresponsabili. La selezione, la discriminazione nei diritti fondamentali non possono che accompagnarsi a un attacco a fondo alla democrazia. Uguaglianza e democrazia vivono assieme e se si mina l'una si svuota profondamente l'altra.
E' abbastanza chiara la minaccia che il governo Berlusconi rappresenta rispetto alla democrazia nelle istituzioni fondamentali nella Repubblica. E' meno evidente invece che questo autoritarismo istituzionale si fonda su un'aggressione continua a tutti i diritti democratici diffusi. Gli industriali metalmeccanici vogliono imporre un contratto che riduce i salari e i diritti con un accordo separato con Fim e Uilm, che sono in netta minoranza tra i lavoratori. I quali, ovunque abbiano potuto farlo, hanno sonoramente bocciato la controriforma del sistema contrattuale.
Se si riducono i diritti si riducono anche gli spazi di democrazia per le vittime dell'ingiustizia. Per questo lo scontro contrattuale nei metalmeccanici, l'aggravarsi della crisi e l'attacco all'occupazione, le misure selettive e discriminatorie del governo sono un tutt'uno. E in autunno possono diventare l'occasione per un grande scontro sociale. Finora, con poche eccezioni, la politica ha totalmente subito la filosofia e la pratica della selezione sociale, volute dal governo e dai padroni. In autunno lo scontro ci sarà e la politica dovrà pronunciarsi.
Oggi non si difendono i diritti fondamentali se non con una lotta radicale in nome dell'uguaglianza sociale. Senza di essa la deriva verso una società mostruosa diventa sempre più forte. Per questo i piccoli compromessi e il moderatismo sono lussi che la difesa per la democrazia non si può più permettere.

[Giorgio Cremaschi,Liberazione, 26 luglio 2009]

fonte:http://www.rete28aprile.it

domenica 26 luglio 2009

G.Cremaschi - Tanti minimizzano, ma lo scontro sul contratto dei metalmeccanici sarà al centro dell’autunno




Con il primo incontro per il contratto dei metalmeccanici si annuncia un conflitto sindacale di una durezza e di una complessità senza precedenti. La Federmeccanica ha convocato tutti i sindacati allo stesso tavolo, ma le piattaforme di Fim e Uilm da un lato, della Fiom dall’altro, non sono soltanto diverse, sono estranee tra loro. Infatti, la Federmeccanica ha teso subito a precisare, cosa che normalmente non si fa nel primo incontro e che di solito ha una funzione quasi di cortesia, che la piattaforma di Fim e Uilm è dentro il sistema di regole dell’accordo separato di aprile, mentre quella della Fiom è totalmente incompatibile.
Federmeccanica ha parlato con toni da scontro frontale, naturalmente mascherandoli sotto l’ipocrisia del senso di responsabilità. Al punto che, cosa inusuale anche nei tavoli dei metalmeccanici, ha usato una parte dell’introduzione per condannare gli scioperi in atto a Melfi, contro le scelte autoritarie e discriminanti di Fiat.
Fim e Uilm hanno svolto un ruolo di puri comprimari, dichiarando solo disponibilità rispetto alle posizioni degli industriali. La Fiom non ha semplicemente sostenuto con fermezza la propria piattaforma, ma ha già annunciato che, nel caso di accordo separato, agirà sia sul piano sindacale che su quello legale. Quello che sta maturando al tavolo dei metalmeccanici è, infatti, l’equivalente di un colpo di stato applicato alle relazioni sindacali. Il contratto dei metalmeccanici è in vigore, per la sua parte normativa, fino alla fine del 2011. Ma Fim e Uilm, in ottemperanza all’accordo separato sul sistema contrattuale, lo hanno disdettato. Non è mai avvenuto nella storia sindacale del paese che un accordo separato puntasse a cancellare contratti e normative ancora in vigore.
Ciò è grave, non solo per l’industria metalmeccanica, ma anche perché nessuna minimizzazione sarà possibile di fronte al fatto che forze sindacali di minoranza, contro il sindacato di maggioranza e senza aver consultato i lavoratori, decidono di cambiare regole e normative.
Sarà uno scontro durissimo e senza precedenti, che costringerà tutti a prendere posizione, sia nella politica, sia sul terreno sindacale. La Federmeccanica ha sottolineato nella sua introduzione che la Fiom presenta una piattaforma su due anni mentre tutte le altre categorie della Cgil, pur non condividendo l’accordo separato, l’hanno presentata su tre. Anche questo è il segno che si cercherà di dimostrare che quella dei metalmeccanici è una situazione a parte e che altrove Cgil, Cisl, Uil e Confindustria possono superare assieme le divergenze.
Il disegno di isolamento della Fiom e dei metalmeccanici, che a volte pare avere anche un consenso ben più vasto di quello, immediatamente interessato, della Confindustria e di Cisl e Uil, è destinato a fallire. La questione del salario, dei diritti contrattuali e quella ancor più rilevante della democrazia sindacale, faranno premio su tutte le manovre diplomatiche. La Fiom ha illustrato le proprie richieste con riserva, sottolineando che esse devono comunque essere sottoposte al voto vincolante del referendum tra le lavoratrici e i lavoratori che si concluderà la prossima settimana. Fim e Uilm non hanno avuto questo problema, perché hanno già dichiarato di aver acquisito un consenso plebiscitario tra i propri iscritti. Che, evidentemente, hanno potuto esprimersi anche per via telepatica, visto la scarsa partecipazione registrata alle assemblee e alle votazioni indette da queste organizzazioni.
Nei prossimi giorni, i dati veri del referendum della Fiom mostreranno che la piattaforma separata di Fim e Uilm e l’accordo separato sul sistema contrattuale sono in netta minoranza tra i metalmeccanici e che un contratto fatto su quelle basi sarebbe una violazione delle più elementari norme di democrazia.
Si apre, quindi, uno scontro drammatico e costituente dell’intero sistema di relazioni sindacali. Lo ha ben intuito l’ex segretario della Cisl, Pezzotta, sicuramente non imputabile di simpatie per la Fiom, che ha recentemente proposto, inascoltato prima di tutto dalla Cisl, di rinviare lo scontro sulle nuove regole e di fare per i metalmeccanici un accordo ponte di due anni.
Tutta la gestione della crisi, le relazioni sindacali, i rapporti tra Cgil, Cisl e Uil saranno segnati da quello che avverrà al tavolo dei metalmeccanici. Tutta la politica dovrà tenerne conto, anche gli ineffabili dirigenti del Partito Democratico che, finora, hanno intrapreso il loro congresso ignorando quanto si sta preparando nella principale categoria industriale del nostro paese.

fonte:http://www.rete28aprile.it

Rinaldini (Fiom): “Da parte nostra, nessuna disdetta del vigente accordo. La nostra piattaforma è relativa al secondo biennio economico”




“Nell’incontro avuto oggi a Roma assieme a Fim e Uilm con Federmeccanica, ho ricordato che, in un recente passato, abbiamo ricostruito faticosamente un tessuto comune che ci ha consentito di rinnovare il Contratto dei metalmeccanici poco più di un anno fa, nel gennaio 2008. Nel testo contrattuale è scritto che la parte normativa dell’accordo scadrà alla fine di dicembre del 2011. Tale Contratto è perciò pienamente vigente e la Fiom non ha dato di esso nessuna disdetta.” Lo ha detto Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom-Cgil, parlando con i giornalisti presenti al termine dell’incontro svoltosi oggi in Confindustria e cui hanno partecipato, oltre alla Federmeccanica, anche Fim-Cisl e Uilm-Uil.
“E’ del tutto incomprensibile - ha proseguito Rinaldini - che, proprio in una situazione difficile come quella creata dalla crisi economica che stiamo vivendo, sia venuto in mente a qualcuno di disdire unilateralmente un Contratto che aveva ancora davanti a sé 2 anni e mezzo di vita e di aprire un rinnovo normativo che non si sa dove ci potrà portare. All’incertezza e alla tensione sociale create dalle conseguenze della crisi economica, si aggiunge così un ulteriore motivo di incertezza e di tensione che avremmo potuto risparmiarci.”

“La nostra proposta di piattaforma contrattuale, proposta su cui - ha affermato Rinaldini - la settimana prossima chiameremo a votare le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici, è quindi relativa, coerentemente a questa impostazione, al rinnovo dell’accordo economico per il secondo biennio del vigente Contratto, quello che va dal 1° gennaio 2010 al 31 dicembre 2011. Tale piattaforma è stata pensata all’interno delle regole definite dall’accordo del 23 luglio 1993. Ciò, naturalmente, tenendo conto del fatto che l’inflazione programmata non esiste praticamente più da tempo, e non ha quindi costituito un punto di riferimento neppure per la piattaforma rivendicativa che ha portato all’accordo del gennaio 2008.”
“Abbiamo inoltre elaborato - ha aggiunto Rinaldini - una serie di proposte, alcune delle quali potrebbero essere presentate congiuntamente al Governo dalle parti sociali attive nel campo dell’industria metalmeccanica. In sintesi, oltre al blocco dei licenziamenti, raddoppio della durata della Cassa integrazione guadagni ordinaria da 52 a 104 settimane; estensione della Cigo a tutti i lavoratori, precari compresi; e una misura di defiscalizzazione che porti la tassazione degli aumenti retributivi derivanti dal rinnovo del Contratto nazionale allo stesso livello di quelli erogati a livello aziendale.”
“Il 10 settembre - ha concluso Rinaldini - torneremo al tavolo del negoziato per incontrare nuovamente Federmeccanica. Per lunedì 14 settembre, abbiamo convocato il nostro Comitato centrale per decidere quali iniziative assumere a sostegno della nostra piattaforma.”

Fiom-Cgil/Ufficio stampa

fonte:http://www.fiom.cgil.it/

Incontro del 24 luglio con Federmeccanica

Si è svolto venerdì 24 luglio a Roma l’incontro convocato da Federmeccanica con Fim, Uilm e Fiom sulle piattaforme presentate.
La Federmeccanica ha espresso una chiusura nei confronti della piattaforma presentata dalla Fiom per il rinnovo del biennio economico, giudicandola al di fuori del sistema di regole definito con l’accordo separato del 15 aprile 2009, non sottoscritto dalla Cgil.
Al contrario, Federmeccanica ha giudicato utile la piattaforma presentata da Fim e Uilm, perché coerente con le regole dell’accordo separato e tesa a garantire efficienza e competitività alle imprese.
Federmeccanica ha inoltre dichiarato che il rinnovo contrattuale ha un senso solo se garantisce pace sociale e certezza di esigibilità delle normative per le imprese, giudicando non responsabili le iniziative di sciopero in corso nello stabilimento di Melfi.
La Fiom ha ribadito l’illegittimità della disdetta del Ccnl in vigore, data da Fim e Uilm ed accolta da Federmeccanica e riconfermandone la validità fino a tutto il 31.12.2011.
La Fiom ha dichiarato che intende far rispettare il Ccnl in vigore, mettendo in atto tutte le iniziative necessarie e di considerare irresponsabile una eventuale scelta di Federmeccanica di procedere alla stipula di un accordo separato. Allo stesso tempo la Fiom ha denunciato l’atteggiamento irresponsabile della Fiat a Melfi e alla Cnh di Imola, che sta alla base dell’attuale tensione sociale.
La Fiom ha sottolineato che la ricerca di una coesione sociale per rispondere alla crisi economica in atto è alternativa alla pratica degli accordi separati e agli atti di gestione unilaterale da parte delle imprese.
In tale contesto la Fiom ha illustrato i contenuti dell’ipotesi della piattaforma per il rinnovo del biennio economico e per il blocco dei licenziamenti, ribadendo che tali richieste saranno confermate a conclusione della consultazione e del Referendum in corso tra le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici.
Su proposta di Federmeccanica la trattativa è stata riconvocata per giovedì 10 settembre 2009.
La Fiom giudica grave e sbagliata la posizione espressa da Federmeccanica che rischia di produrre semplicemente un nuovo accordo separato.
Questo atteggiamento è il contrario di quello che serve oggi per difendere il salario, l’occupazione e il sistema industriale del Paese.

Segreteria Nazionale Fiom

InformaContratto n. 1


fonte: http://www.fiom.cgil.it/



Incidente notturno in Piaggio

Maxi tamponamento in Piaggio. Sono 14 i Mini van Porter coinvolti, tutti quelli che all’ultimo turno di giovedì erano rimasti sulla linea del reparto montaggio “3R”. L’incidente è accaduto nel cuore della notte. La linea si è messa in marcia a fabbrica vuota e i veicoli sono avanzati sul nastro trasportatore, alla velocità di mezzo metro al minuto, fino ad accatastarsi. «Non si è trattato di un problema di sicurezza - precisa l’azienda - Il fatto è accaduto di notte, a stabilimento deserto, ed è stato riscontrato e risolto al mattino dai manutentori, che come sempre hanno ispezionato le linee prima dell’avvio della produzione». L’episodio, che ha messo in allarme le Rsu e i responsabili della sicurezza, ha contribuito a nuovi sbandamenti nel sindacato. Ancora in solitaria la Rsu Fiom, che ha indetto un’ora di sciopero a fine turno in tutto lo stabilimento. «È l’ennesimo grave episodio che è avvenuto in Piaggio - afferma la Rsu - Gli incidenti ultimamente sono accaduti in varie parti dello stabilimento, alla “3R” come alle officine 9 e “2R”, montaggio e trattamenti termici. Inoltre, le problematiche ambientali nei reparti non climatizzati stanno portando i lavoratori a una sofferenza inaccettabile. L’azienda si deve attivare per la risoluzione dei problemi, descritti più volte nei verbali dei rappresentanti della sicurezza». È invece nella Uilm che si sono avuti i contraccolpi maggiori. Dopo una prima adesione all’agitazione, lanciata da un suo sindacalista, è stato tirato il freno. «L’organizzazione non è d’accordo su questo sciopero - dice Benedetto Benedetti, Rsu Uilm - A quanto pare è stato indetto per la sicurezza, ma crediamo che sia un favore all’azienda perché l’incidente non ha comportato nessun rischio per la sicurezza delle persone». E aggiunge: «L’episodio si è verificato perché una centralina si è bruciata e ha dato l’input alla catena di montaggio di ripartire alla velocità normale di cadenza linea e non essendoci nessuno le macchine si sono accatastate». La Fim ha aderito allo sciopero di un’ora nel reparto dell’incidente. «Di giorno, con i lavoratori sulla linea non sarebbe successo nulla. Se si fosse messa in moto in modo autonomo chiunque avrebbe potuto arrestarla premendo un pulsante».

Manolo Morandini

[Articolo il Tirreno — 25 luglio 2009]

fonte:http://iltirreno.gelocal.it/

ScioperoRSUepolemicaUILM.pdf

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Incidenti sul lavoro, continua la strage negli appalti

Secondo incidente mortale in 4 giorni in provincia di Varese. Il lavoratore era dipendente di una ditta d’appalto dell’Enel. A denunciarlo è la Fiom di zona. “Occorre fare di più, e non deregolamentare le leggi sulla sicurezza sul lavoro”

Ancora un incidente mortale sul lavoro. Questa volta è accaduto ad un lavoratore della Errepi di Samarate VA, Vincenzo Petrosino, 54 anni, è morto giovedì 23 luglio, a Monte Olimpino, vicino a Como.
Il lavoratore stava manovrando una gru posta su un camion per conto dell’Enel. Sarebbe stato, secondo la prima ricostruzione, proprio il camion la causa dell’incidente quando, per cause in corso di accertamento, l'autocarro con a bordo la gru e parcheggiato ai margini della strada si è messo in movimento travolgendolo. Petrosino, con altri 2 lavoratori, aveva appena sostituito un pilone dell’illuminazione.
L’incidente avviene a pochi giorni dal precedente, avvenuto il 20 luglio 2009 alla Ghircol di Gorla Maggiore (Varese), in cui ha perso la vita Gianni Macchi, 53 anni. L’uomo stava lavorando al tornio quando il macchinario gli ha risucchiato il braccio creandogli una forte emorragia oltre ad un trauma da schiacciamento. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Legnano, è morto dopo 24 ore di rianimazione.
La Fiom Cgil di Varese ha emesso un comunicato nel quale dichiara che “nei primi mesi del 2009 gli infortuni, compresi quelli mortali, nel settore metalmeccanico sono aumentati rispetto al 2008. Questi incidenti mortali e i dati sugli infortuni smentiscono nei fatti gli ottimisti che vogliono modificare peggiorandole le norme di legge sulla sicurezza, al contrario occorre fare molto di più per la sicurezza sul lavoro”.
“Continua la strage negli appalti delle grandi aziende, dall’Enel, alle Ferrovie dello stato, alle grandi raffinerie”. E’ la denuncia di Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom e responsabile salute e sicurezza. “Questo stillicidio continuo di morti nei cantieri – continua il dirigente sindacale - assegna gravissime responsabilità alle grandi aziende, Enel tra queste, che evidentemente non controllano come dovrebbero tutta la struttura della sicurezza nella catena degli appalti”.
Anche Cremaschi addebita le responsabilità al governo “quando vuole indebolire, deregolamentare, peggiorare la legislazione sul lavoro e in particolare quella che individua le responsabilità in tutta la catena degli appalti”, mentre “occorre rafforzare l’intervento della legge e delle istituzioni anziché deregolamentarlo”.
“Chiediamo che questi morti – conclude - siano da monito alle decisioni che sta assumendo in questi giorni il Consiglio dei Ministri rispetto al Testo Unico sulla salute e la sicurezza sul lavoro.”

Am.B.

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sabato 25 luglio 2009

Operaio 32enne suicida a Imola, rischiava licenziamento

Ieri sera un operaio di 32 anni che soffriva di depressione è stato trovato impiccato nella sua casa di Castel San Pietro (Bologna). Il giovane era dipendente della Chloride di Poggio Piccolo di Castel Guelfo che qualche mese fa, così riferisce la Fiom Cgil, gli aveva annunciato che avrebbe dovuto cercarsi un altro lavoro dal primo luglio, facendo pressioni e convocandolo spesso. È quanto avrebbe detto la vittima a Stefano Pedini, della segreteria della Fiom Imola.
Proprio ieri pomeriggio, dice ancora la Fiom, in un incontro dei sindacati con l'azienda la situazione sembrava destinata a sbloccarsi. Perciò alla fine una delegata Rsu l'aveva chiamato per riferirgli l'esito del confronto, ma il cellulare era staccato. Pedini conosceva da tempo il giovane, che era assunto da 7-8 anni nell'azienda elettronica con un contratto a tempo indeterminato ed era iscritto alla Cgil. Lavorava come collaudatore e proprio in quel reparto, che occupa 18 operai, erano previsti sei esuberi.
“So che sei lavoratori erano stati contattati singolarmente dall'azienda qualche mese fa - ha ricostruito Pedini all’Ansa - per annunciare loro il ridimensionamento del reparto, dato che la produzione veniva spostata in Cina”. Decisione che, dice Pedini, è stata comunicata solo in un secondo momento ai sindacati che poi hanno avviato confronti, assemblee con i lavoratori e proclamato, lunedì scorso, uno sciopero.
Ma mentre a quattro collaudatori era stato proposto di passare ad altre mansioni in altre sedi italiane del gruppo, per due era previsto il licenziamento. Uno di loro era il suicida. “Mi ha chiamato un mese e mezzo fa e mi ha detto che stava subendo delle pressioni dall'azienda, che lo chiamava continuamente perché andasse via. Era preoccupato”, ha concluso il sindacalista.

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Ccnl metalmeccanici: Fiom, da parte nostra nessuna disdetta contratto vigente

“Nell’incontro avuto oggi a Roma assieme a Fim e Uilm con Federmeccanica, ho ricordato che, in un recente passato, abbiamo ricostruito faticosamente un tessuto comune che ci ha consentito di rinnovare il contratto dei metalmeccanici poco più di un anno fa, nel gennaio 2008. Nel testo contrattuale è scritto che la parte normativa dell’accordo scadrà alla fine di dicembre del 2011. Tale contratto è perciò pienamente vigente e la Fiom non ha dato di esso nessuna disdetta.” Lo ha detto Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil, parlando con i giornalisti presenti al termine dell’incontro svoltosi oggi in Confindustria e cui hanno partecipato, oltre alla Federmeccanica, anche Fim Cisl e Uilm Uil.

“E’ del tutto incomprensibile - ha proseguito Rinaldini - che, proprio in una situazione difficile come quella creata dalla crisi economica che stiamo vivendo, sia venuto in mente a qualcuno di disdire unilateralmente un contratto che aveva ancora davanti a sé due anni e mezzo di vita e di aprire un rinnovo normativo che non si sa dove ci potrà portare. All’incertezza e alla tensione sociale create dalle conseguenze della crisi economica, si aggiunge così un ulteriore motivo di incertezza e di tensione che avremmo potuto risparmiarci”.

“La nostra proposta di piattaforma contrattuale, proposta su cui - ha affermato Rinaldini - la settimana prossima chiameremo a votare le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici, è quindi relativa, coerentemente a questa impostazione, al rinnovo dell’accordo economico per il secondo biennio del vigente contratto, quello che va dal 1 gennaio 2010 al 31 dicembre 2011. Tale piattaforma è stata pensata all’interno delle regole definite dall’accordo del 23 luglio 1993. Ciò, naturalmente, tenendo conto del fatto che l’inflazione programmata non esiste praticamente più da tempo, e non ha quindi costituito un punto di riferimento neppure per la piattaforma rivendicativa che ha portato all’accordo del gennaio 2008”.

“Abbiamo inoltre elaborato - ha aggiunto Rinaldini - una serie di proposte, alcune delle quali potrebbero essere presentate congiuntamente al governo dalle parti sociali attive nel campo dell’industria metalmeccanica. In sintesi, oltre al blocco dei licenziamenti, raddoppio della durata della cassa integrazione guadagni ordinaria da 52 a 104 settimane; estensione della cigo a tutti i lavoratori, precari compresi; e una misura di defiscalizzazione che porti la tassazione degli aumenti retributivi derivanti dal rinnovo del contratto nazionale allo stesso livello di quelli erogati a livello aziendale”.

“Il 10 settembre - ha concluso Rinaldini - torneremo al tavolo del negoziato per incontrare nuovamente Federmeccanica. Per lunedì 14 settembre, abbiamo convocato il nostro Comitato centrale per decidere quali iniziative assumere a sostegno della nostra piattaforma”.

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Metalmeccanici, la Fiom pronta ad azioni legali

La trattativa a piattaforme separate si apre nel caos. Le tute blu Cgil: il Ccnl scade a fine 2011, se viene disdetto ricorriamo alla magistratura civile. Federmeccanica preferisce Fim e Uilm, ma non vuole dare aumenti per il 2010. Prossimo incontro 10/09

Il contratto dei metalmeccanici va rinnovato solo per la parte economica,
che scade il 31 dicembre. In caso di accordo separato tra Federmeccanica, Fim e Uilm per il triennio 2010-2012 sulla base del nuovo modello contrattuale, la Fiom ricorrerà alla magistratura civile. Parte così la trattativa per il rinnovo contrattuale dei metalmeccanici, nella riunione che si è tenuta oggi (venerdì 24 luglio) a Roma, ed entra subito nel caos. Dopo la riforma dei contratti firmata senza la Cgil, come inevitabile, arrivano sul tavolo le divisioni tra sindacati e le piattaforme separate: una della Fiom, che rispetta la scadenza normativa del contratto a fine 2011, e l’altra di Fim-Uilm, che recepisce le nuove regole e imposta il negoziato sul principio del triennio. Ma non solo: nel frattempo il presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi, annuncia che l’accordo separato “è il Vangelo” di questa trattativa, al di fuori di quello non si farà nulla. E apre il confronto dicendo che non ci sono soldi per dare aumenti contrattuali nel 2010. Poi la trattativa viene aggiornata a giovedì 10 settembre.

“Il contratto nazionale scade nel 2011”, ha ricordato il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini. “Per quanto mi riguarda – ha affermato – non diamo alcuna disdetta di quel contratto, per noi è vigente a partire dalle parti normative che non possono essere modificate. Se dovesse avvenire il contrario, oltre all’inevitabile conflitto sociale attiveremo tutte le iniziative legali per affermare l’efficacia del contratto nazionale”. Nel caso di disdetta, a suo avviso, “nessuno venga a parlarci di coesione sociale, perché sarebbe una presa in giro”. Oggi la Fiom ha illustrato la proposta alla controparte, confermando le richieste della piattaforma: tra queste ci sono 130 euro di aumento per il 2010-2011, il blocco dei licenziamenti per 2 anni, un’iniziativa congiunta aziende-sindacati per convincere il governo a raddoppiare il periodo di cassa integrazione (da 52 a 104 settimane).

Federmeccanica preferisce Fim e Uilm
Federmeccanica si è dichiarata disponibile “a dialogare con tutti coloro che si siederanno al tavolo a settembre – ancora Ceccardi -, ma quello che deciderà di fare la Fiom è un problema suo”. La preferenza delle imprese per le richieste di Fim e Uilm, che già si conosceva, con l’avvio della discussione viene formalizzata: “Nella loro piattaforma, pur riscontrando alcune evidenti criticità, ritroviamo comunque un’impostazione utile al fine di pervenire a un’intesa. Lo stesso non può dirsi per la piattaforma della Fiom, che non è coerente con la realtà del settore e con la ragione”. Ceccardi si spinge a dire che il testo dei metalmeccanici Cgil “non è scritto per arrivare a un accordo”. Una posizione subito ripresa dagli altri sindacati: per il segretario generale della Fim, Beppe Farina, “c’è una sola piattaforma e una sola trattativa”. Tonino Regazzi, leader della Uilm, parla di “testo responsabile ma non rinunciatario, vogliamo dare qualche elemento di certezza ai lavoratori in un quadro di confusione”.

Ceccardi, nessun aumento nel 2010
E comunque le aziende metalmeccaniche non possono concedere aumenti nel 2010. Con questa premessa sono state accolte le organizzazioni di categoria. “Ci sono difficoltà tali che il 2010 non dovrebbe essere appesantito da ulteriori aggravi – ha spiegato il presidente -, che sia il più leggero possibile perché le imprese non sono in grado di sostenere quei costi”. Questo sarà l’anno peggiore nella storia industriale del paese, nella visione di Federmeccanica, e il prossimo “anche per i più ottimisti non lascia intravedere significative inversioni del trend, con inevitabili conseguenze su tenuta delle imprese e livelli occupazionali”. Cresce il ricorso al credito bancario, le aziende già devono corrispondere 30 euro medi di aumento dovuti dal prossimo settembre, insomma altri soldi non sono disponibili. Su queste difficoltà oggi “è stato lanciato un messaggio”, ha concluso Ceccardi, se verrà recepito dalle organizzazioni non ci saranno costi legati al rinnovo, altrimenti “vedremo in corso d’opera”. Ma non sembra recepito, neanche da Fim e Uilm: entrambi i sindacati stavolta si lamentano dell’impostazione imprenditoriale, specificando che non rinunceranno agli aumenti per i prossimi 12 mesi. Rinaldini spiega che “una delle cause delle difficoltà economiche è proprio il livello basso delle retribuzioni”, ma ripete comunque che non intende firmare un rinnovo triennale.

Lo scontro sugli scioperi a Melfi
Una giornata convulsa, dunque, dove molti fattori sono entrati in sede di trattativa. Come lo stabilimento Fiat di Melfi, dove la Fiom ha respinto l’intesa sul premio di risultato. Federmeccanica giudica la situazione inaccettabile e accusa il sindacato di fare “un uso sconsiderato dello sciopero”, con il rischio di “portare al collasso le imprese”. Così Ceccardi: “Chi lo fa o è irresponsabile, perché non sa valutare le conseguenze, o ne è cosciente e in tal caso si assume una grave responsabilità”. Pronta la replica di Rinaldini: “E’ una situazione che deriva da atteggiamenti irresponsabili di Fiat – a suo giudizio -, se continuano a voler mettere benzina sul fuoco è un problema loro”.

La giornata era iniziata con le parole di Guglielmo Epifani. A margine del primo incontro, parlando dell’avvio della trattativa, aveva detto: “Spero che Federmeccanica non lavori ad accordi separati. Il contratto è sempre più importante, non si deve lavorare per dividere, la crisi non lo consente”. Avvertimento ignorato

E.D.N.

fonte:http://www.rassegna.it

venerdì 24 luglio 2009

Referendum nazionale sull’ipotesi di piattaforma per il rinnovo del biennio economico 2010-2011 del contratto nazionale metalmeccanici.

Risultatati delle votazioni svoltesi in Piaggio nei giorni 22-23/ 07/ 09 :

Numero votanti 1226 (1160 operai e 66 impiegati )


Si : 1047

No: 165

Bianche : 7

Nulle : 7



Nota: Non siamo in grado di stabilire la percentuale di votanti rispetto ai presenti in fabbrica perché la Piaggio si e’ rifiutata di fornirci i dati..


Rsu Fiom Piaggio

Contratto metalmeccanici, primo incontro in Confindustria. Ed è già scontro

“Si prepara lo scontro più duro della storia della Repubblica”. Così il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, in una nota diramata dopo il primo incontro tra Federmeccanica e Fiom, Fim, Uilm per il contratto dei metalmeccanici svoltosi stamattina in Confindustria

Uno scontro che si era già annunciato con la disdetta unilaterale del contratto da parte di Fim e Uilm il 17 luglio scorso, in linea con l’accordo separato, e che questa mattina si è tradotto nella presentazione di due piattaforme, quella della Fiom, che rispetta la scadenza normativa del contratto a fine 2011, e l’altra di Fim-Uilm, che recepisce le nuove regole e imposta il negoziato sul principio del triennio, benedetta dal presidente di Federmeccanica Ceccardi, che già dalle prime parole ha nei fatti annunciato il muro contro muro con la Fiom.“Pur riscontrando alcune evidenti criticità – ha dichiarato a proposito della proposta Fim-Uilm - ritroviamo comunque un’impostazione utile al fine di pervenire a un’intesa. Lo stesso non può dirsi per la piattaforma della Fiom, che non è coerente con la realtà del settore e con la ragione”. Ceccardi ha poi detto a chiare lettere che la trattativa si svolgerà esclusivamente secondo le linee guida dell’accordo separato, e che in questo quadro la piattaforma Fim-Uilm è l’unica compatibile, mentre quella della Fiom “non è scritta per arrivare a un accordo”. Dello stesso tono la dichiarazione del segretario generale della Fim Beppe Farina, il quale ha annunciato che “c’è una sola piattaforma e una sola trattativa”, mentre il leader della Uilm Tonino Regazzi, si è limitato a commentare la piattaforma dicendo che il loro è un “testo responsabile ma non rinunciatario – e che - vogliamo dare qualche elemento di certezza ai lavoratori in un quadro di confusione”. La Fiom, forte anche delle reazioni di molte fabbriche all’indomani della disdetta del contratto da parte di Fim e Uilm, ha ribadito la sua posizione. “Il contratto nazionale scade nel 2011”, ha detto il leader Gianni Rinaldini e “per quanto mi riguarda – ha continuato – non diamo alcuna disdetta di quel contratto, per noi è vigente a partire dalle parti normative che non possono essere modificate. Se dovesse avvenire il contrario, oltre all’inevitabile conflitto sociale, attiveremo tutte le iniziative legali per affermare l’efficacia del contratto nazionale”. “Il Ccnl in vigore – sottolinea la Fiom - “non è una “proprietà” di Fim e Uilm, ma un diritto dei lavoratori e delle lavoratrici che se lo sono conquistato lo scorso 20 gennaio 2008 con oltre 50 ore di sciopero nell’arco di una vertenza durata più di 8 mesi”. Un contratto che prevede la scadenza per la parte economica al 31 dicembre 2009, mentre per la parte normativa al 31 dicembre 2011. Un contratto che è stato validato dal voto dei lavoratori, così come lo sarà la prossima settimana la piattaforma Fiom, sottoposta a referendum secondo una prassi cui il sindacato dei metalmeccanici Cgil non intende derogare, al contrario di Fim e Uilm, che non solo hanno disdettato senza alcuna consultazione, cosa “grave – sottolinea Cremaschi - non solo per l’industria metalmeccanica, ma anche perché nessuna minimizzazione sarà possibile di fronte al fatto che forze sindacali di minoranza, contro il sindacato di maggioranza e senza aver consultato i lavoratori, decidono di cambiare regole e normative”, ma non ne prevedono alcuna per la piattaforma. “Nei prossimi giorni – sottolinea il dirigente sindacale - i dati veri del referendum della Fiom mostreranno che la piattaforma separata di Fim e Uilm e l’accordo separato sul sistema contrattuale sono in netta minoranza tra i metalmeccanici e che un contratto fatto su quelle basi sarebbe una violazione delle più elementari norme di democrazia”.La sostanziale differenza di impostazione inoltre si riscontra anche nel merito delle richieste economiche. Fiom chiede 130 euro di aumento per il solo biennio economico 2010-2011 e 35 euro mensili per i lavoratori esclusi dalla contrattazione integrativa, Fim e Uilm invece, sempre seguendo i principi della riforma del modello contrattuale, chiedono 113 euro di aumento per il triennio 2010-2012 e 30 euro per le aziende dove non è prevista la contrattazione integrativa. Inoltre la Fiom chiede il blocco dei licenziamenti per 2 anni e un’iniziativa congiunta aziende-sindacati per convincere il governo a raddoppiare il periodo di cassa integrazione (da 52 a 104 settimane). Va detto che il presidente di Federmaccanica non si è limitato allo scontro sul contratto, ha fatto di più. Condannando gli scioperi di Melfi dei giorni scorsi sul premio di risultato, ha accusato la Fiom di fare “un uso sconsiderato dello sciopero”, con il rischio di “portare al collasso le imprese”. “Chi lo fa o è irresponsabile, perché non sa valutare le conseguenze, o ne è cosciente e in tal caso – ha minacciato - si assume una grave responsabilità”. Ma Rinaldini, che denuncia da sempre come prima causa della crisi economica proprio i bassi salari, ha immediatamente respinto le accuse al mittente, “E’ una situazione che deriva da atteggiamenti irresponsabili di Fiat”, ha dichiarato, sottolineando che “se continuano a voler mettere benzina sul fuoco è un problema loro”. Rinaldini ha poi aggiunto che, nel caso di disdetta del contratto, “nessuno venga a parlarci di coesione sociale, perché sarebbe una presa in giro”. Parole che fanno eco alla dichiarazione di stamani del leader Cgil Epifani: “Spero che Federmeccanica – ha detto all’avvio della trattativa - non lavori ad accordi separati. Il contratto è sempre più importante, non si deve lavorare per dividere, la crisi non lo consente”. Questo il quadro che si profila per il prossimo 10 settembre, giorno del nuovo appuntamento in Confindustria. “Sarà uno scontro durissimo e senza precedenti – dice Giorgio Cremaschi - che costringerà tutti a prendere posizione, sia nella politica, sia sul terreno sindacale”. “Tutta la gestione della crisi, le relazioni sindacali, i rapporti tra Cgil, Cisl e Uil saranno segnati da quello che avverrà al tavolo dei metalmeccanici. Tutta la politica dovrà tenerne conto – conclude - anche gli ineffabili dirigenti del Partito Democratico che, finora, hanno intrapreso il loro congresso ignorando quanto si sta preparando nella principale categoria industriale del nostro paese”.

Anna Maria Bruni

fonte:http://www.dazebao.org

Picchettaggio all'All.co a Ospedaletto 0 Mobilitazione dei lavoratori contro i licenziamenti



Il gruppo industriale All.co è attualmente una delle più importanti realtà nel settore dell'alluminio estruso in Italia. L'azienda si legge nel profilo di presentazione del proprio sito ha "500 dipendenti, un fatturato di 150 milioni di euro, una produzione di 80000 tonnellate annue di profili in alluminio, 8 presse di notevole capacità, svariati impianti di verniciatura e sublimazione, forni per ottenere alluminio secondario, centri di distribuzione e stabilimenti in tutta Italia ed all'estero".
Fanno parte del gruppo All.co, che ha la sua sede a Pisa nella zona industriale di Ospedaletto, diverse aziende: la Fin.Al con sede a Padova, l'Anodal a Pietrasanta, l'Hta di Pontedera e l'Alumil di Borgo a Mozzano (LU).
Ed è proprio nello stabilimento in provincia di Lucca che l'azienda ha dapprima tenuto in cassa integrazione a zero per 6 mesi gli operai, ed il 3 luglio ha proceduto ad inviare 8 le lettere di licenziamento, scegliendo il trasferimento della produzione nello stabilimento di Pontendera.
Una dura e lunga trattativa che i lavoratori stanno conducendo nei confronti di un gruppo che in maniera unilaterale ha deciso di prendere questi provvedimenti, nonostante che in questi mesi gli stabilimenti ALL.CO siano entrati in stato di agitazione , proclamando alcuni scioperi ed informando la cittadinanza dello stato di crisi e della volontà aziendale di non voler tornare indietro sui suoi passi.
Questa scelta è stata confermata da un recente incontro svolto presso l'associazione industriali, dove la Fiom- CGIL ha ricevuto l'ennesimo secco dall'azienda a qualunque genere di trattativa. Alla luce di questa nuova chiusura il sindacato ha indetto uno sciopero unitario di 4 ore di tutto il gruppo ALL.CO che si è svolto mercoledì 22, con un picchetto davanti ai cancelli della sede centrale dell'azienda a Pisa nella zona di Ospedaletto, a partire dalle ore 7:15. "Non accetteremo assolutamente né riduzioni di personale né che la crisi venga fatta pagare ai lavoratori" dicono Fiom Cgil di Padova, Pisa e Lucca e le Rsu dei vari stabilimenti.
A fianco dei lavoratori si schiera anche Rifondazione Comunista, che invita ad essere presenti al presidio di questa mattina. "Quanto sta avvenendo è molto grave, afferma Antonio Piro responsabile lavoro del PRC di Pisa. Il padrone dell'All.co non solo ha messo in mezzo ad una strada gli operai di Borgo a Mozzano ma lo spostamento di parte della produzione a Pontedera significherà anche che i lavoratori di Pontedera saranno ancora più sfruttati per 'compensare' la messa fuori produzione dei loro colleghi di Lucca". "Nello stabilimento di Borgo a Mozzano, inoltre l'azienda ha sempre risparmiato sulla sicurezza, come denunciato anche dall'RLS, il quale in questi mesi aveva denunciato più volta la priorità di intervento contro il rischio incendi. E puntualmente Mercoledì 24 Giugno scorso si è avuto un tremendo incendio alla pressa che solo per caso non ha causato vittime. Le fiamme sono divampate a neanche 2 metri da dove lavoravano alcuni operai".
Anche la Confederazione Cobas esprime, in una nota "pieno sostegno alla lotta dei lavoratori di tutto il gruppo All.co".




fonte:http://www.pisanotizie.it

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