LA FAILMS: Fim e Uilm Parlano lo Stesso Linguaggio della Confindustria
Risposta ai segretari di Fim-Cisl e Uilm-Uil di Capitanata da parte della FAILMS
Le idee altrui si rispettano quando sono idee degne di questo sostantivo, ma quando si legge un cumulo di idiozie come quelle scritte da due soggetti che “si dichiarano sindacalisti”, si avverte uno strano e persistente sentore di vuoto mentale e pochezza di contenuti, è come se parlassero di qualcosa che non hanno nè letto e nè capito.
Il problema della gente come il “ sig. Miroballo e la sig.ra Campodipietro”, segretari di Fim-Cisl e Uilm-Uil di Capitanata, è che, avendo altri interessi e non conoscendo effettivamente cosa sia il sindacato, cosa sia il lavoro (non avendo mai lavorato nemmeno mezz’ora pur essendo dipendenti Fiat), cosa siano i diritti dei lavoratori, ecc., non si rendono conto di come stanno le cose e continuano da “garantiti” a galleggiare nel mare di finto benessere e nell’ingranaggio della loro vita preconfezionata alle spalle di chi tutti i giorni deve andare a marcare il cartellino per portare un tozzo di pane alla propria famiglia.
Questa premessa non è polemica inutile ma serve a presentare i personaggi a chi non li conosce nella veste di “sindacalisti”.
Se essere contro lo sfruttamento del lavoro, in tutte le sue forme (soprattutto oggi che Fim e Uilm puntano di concerto alla Confindustria ad aumentare gli straordinari, il lavoro flessibile, l’agganciamento dei salari alla produttività, ecc.) significa fare una battaglia di retroguardia, ebbene, la faccio con tutta la forza che posso mettere in campo, perchè ogni piccolo traguardo che si ottiene con la lotta rappresenterà un miglioramento per TUTTI i lavoratori e non saranno certamente i segretari di Fim e Uilm di Capitanata ad impedirlo con le falsità che raccontano in giro, come io non potrò sicuramente cambiare il loro ignobile modo di essere e di fare sindacato.
Alla faccia di ogni elementare regola democratica le segreterie nazionali di Fim e Uilm, hanno unilateralmente deciso di disdettare il Contratto Collettivo Nazionale di lavoro sottoscritto lo scorso 20 gennaio 2008 e che ha scadenza per la sola parte economica il 31.12.2009 e per quella normativa il 31.12.2011, senza il mandato dei lavoratori che l’avevano approvato a maggioranza con un Referendum, dopo una vertenza durata circa sette mesi con tantissime ore di sciopero.
Il CCNL in vigore non è “Cosa Vostra”, ma è innanzitutto un diritto delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici. ( l’unico modo per poterlo disdettare era quello di fare un Referendum e mettere nelle condizioni tutti i metalmeccanici di partecipare e decidere delle proprie condizioni di vita e di lavoro, chi ve l’ha impedito?).
Purtroppo, voi non riuscirete mai a comprendere la differenza che esiste tra un sindacalista autonomo, forte del ruolo di rappresentanza e non di “potere” o di “casta” che in piena autonomia contesta anche la Confederazione a cui aderisce e gente come voi, “mezze calzette travestiti da sindacalisti”, sempre tenute a guinzaglio dalla propria Federazione che da cagnolini fedeli sono sempre pronti a riportare indietro l’osso che gli lanciano per non perdere i propri privilegi (altro che serietà e rispetto delle regole).
“Sbagliando s’impara” recita un vecchio detto, ma questi sindacati nulla hanno da imparare, perché niente hanno sbagliato: semplicemente stanno dalla parte opposta dei lavoratori, cosa confermata con una carica di arroganza “padronale” soprattutto in quest’ultimo periodo.
La disdetta del contratto in essere è stato l’ennesimo favore fatto agli industriali.
Le aziende avranno l’opportunità di poter ottenere qualsiasi modifica normativa, a partire da quelle peggiorative contenute nell’accordo separato sul modello contrattuale (dalla deroga ai CCNL, alla riduzione del valore punto, alla limitazione della libertà contrattuale in azienda, all’introduzione dell’arbitrato e delle sanzioni verso le Rsu).
Nonostante l’OCSE conferma quello che già tutti sanno, ovvero che i lavoratori italiani sono tra i più poveri dei paesi sviluppati, per la precisione al 23° posto su 26 paesi europei, seguiti solo da Portogallo, Repubblica Ceca e Polonia, si è deciso di modificare, con durata triennale, l’adeguamento economico dei contratti nazionali di lavoro, legandolo non più al tasso di inflazione programmata (comunque nazionale) ma a un indice previsionale calcolato sulla base dell’indice armonizzato europeo (Ipca) depurato dalla dinamica dei prezzi dei beni energetici importati (Valore.Punto.Attuale.18.82- Valore.Punto.Depurato 15.74 = -3.08 euro circa), calcolato da un soggetto terzo.
Oltre al fatto che l’Italia imbarca un’inflazione molto maggiore di quella europea alla quale si agganceranno i contratti. In questo modo il lavoratore italiano, non solo non recupererà mai più il divario di potere di acquisto rispetto agli altri Paesi europei ma vedrà seriamente precipitare il proprio reddito a livelli al di sotto della sopravvivenza al punto che i lavoratori dipendenti italiani sono e saranno senpre più i nuovi poveri del terzo millennio.
In sostanza la ridicola richiesta fatta da questi sindacati per l’aumento mensile al 3°livello, categoria più presente nei metalmeccanici, è:
- 97 euro lordi per tre anni (circa 61 netti), più 30 euro lordi al mese (circa 19 netti) come mancia per i lavoratori metalmeccanici che non hanno il contratto integrativo ( circa il 70%);
- una contrattazione aziendale per il 30% dei lavoratori, tutta basata sulla maggiore produttività e efficienza aziendale, cioè crepare per avere qualche centesimo di elemosina in più (si punta a ridurre il salario fisso e garantito in nome di quello flessibile e variabile);
- una richiesta generica per “miglioramenti” per part-time e lavoro precario;
Altro che migliorare le condizioni salariali con un incremento del 6%
Questi “signorotti” da anni assieme ai padroni hanno demolito una ad una la maggior parte delle conquiste che i lavoratori si erano guadagnati con la lotta; se riusciranno a firmare il CCNL così come già fatto con il contratto integrativo, non basteranno 50 anni per rimediare ai guasti che arriveranno;
Ai lavoratori della Capitanata e di tutta Italia diciamo oggi che ci vuole un forte e reale rinnovamento democratico della rappresentanza sindacale; abrogare il monopolio della rappresentanza confederale conferito dal riconoscimento padronale tramite la firma dei contratti a perdere è oggi la vera emergenza democratica dei lavoratori e delle lavoratrici.
Da anni pianificano assieme ai vari governi le manovre economiche discutendo e decidendo con politici e con Confindustria senza porsi il problema di sentire il parere REALE di un solo operaio.
Foggia, 27 luglio 2009
per la FAILMS Vincenzo Russo
fonte: http://failms.org/
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