La denuncia delle associazioni di via Battisti: “vogliamo che vengano fuori i responsabili”. Botta e risposta con Pisamo
In questi giorni è esplosa in città la vicenda della denuncia, da parte delle 30 associazioni del Progetto Rebeldìa, del ritrovamento di una microcamera collocata nel piazzale della propria sede in Via Battisti 51.
Il congegno, della dimensione di 5 centimetri, si trovava all'interno di un tubo di ferro sulla parete di confine tra il piazzale ed il parcheggio della Pisamo e puntava sullo spiazzo all'aperto dove si svolgono le attività del Progetto Rebeldìa (ricordiamo che l'area è di proprietà della CPT). I fili della microcamera erano collegati ad una centralina situata all'interno del parcheggio e connessa ad una antenna direzionata verso la palazzina dei vigili urbani."Riteniamo che quanto successo sia molto grave - affermano da Rebeldìa - e abbia aspetti inquietanti che mettono in discussione il normale andamento di una società democratica e della libera iniziativa politica e sociale in questa città. Non sappiamo per quali finalità e chi abbia compiuto questa azione, vogliamo sapere la verità e che siano individuati i responsabili. Evidentemente c'è qualcuno che pensa di poter controllare chi da anni in città organizza aggregazione sociale, sempre alla luce della sole. Non possiamo accettare né tollerare che qualcuno possa avere in questi mesi ripreso e spiato donne, uomini e bambini, impunemente. Non vorremmo fosse l'ennesimo strumento per macchinare contro il nostro progetto ed il suo sgombero".Da qui la decisione di presentare una denuncia ai carabinieri: "Pensiamo che quanto avvenuto leda gravemente il diritto alla libera associazione, e sia una forma di controllo insopportabile, vorremmo quindi sapere chi ha messo le telecamere e con quali finalità. Da parte nostra siamo ben disposti a restituire l'oggetto al diretto interessato, se e quando verrà a riprenderselo". Qualcuno ha risposto alle domande del Progetto Rebeldìa. Sul Tirreno di domenica l'amministratore unico di Pisamo, Alberto Paolicchi, ha rilasciato delle dichiarazioni che però non fanno chiarezza, ma sembrano complicare ancora di più il quadro della vicenda. "La Pisamo, non ha mai spiato o controllato l'attività svolta da Rebeldìa" afferma Paolicchi. "La società ha sempre adottato i sistemi disponibili e legittimi per tenere sotto sorveglianza tutte le aree dove sono presenti parcheggi in strutture a pagamento. Osservare le iniziative svolte da Rebeldia non rientra ovviamente nei fini e nei compiti della Pisamo. È compito nostro, invece, fare tutto ciò che è possibile e legittimo per tutelare la sicurezza delle persone e i loro beni (le auto) affidate alla custodia, nei parcheggi di via Battisti e via Cammeo. Compito, questo della sorveglianza, dovuto e necessario anche in risposta ai furti (ben quattro nell'ultimo anno) che frequentemente avvengono, e regolarmente denunciati, nell'area del parcheggio e del magazzino deposito delle biciclette che vengono ritiriate in città e del deposito dei materiali di proprietà della società"."Luoghi questi - sostiene il presidente di Pisamo - che si trovano nell'area in parte utilizzata, senza titolo alcuno, anche dall'associazione Rebeldìa. Il sistema di controllo televisivo, in atto ben da prima che l'associazione Rebeldìa si insediasse provvisoriamente nell'area, è stato mantenuto e rafforzato anche per i furti di numerose biciclette di proprietà dei cittadini, custodite nel capannone in uso a Pisamo, nello stesso luogo fisico dove opera Rebeldia".
"Curiosa infine - conclude Paolicchi - la minaccia dell'inoltro di una denuncia ai carabinieri perché indaghino sul fatto! Chi è titolare di regolare diritto ad utilizzare l'area, cioè Pisamo, si vorrebbe trasformare in criminale e chi invece la sta occupando senza titolo alcuno e illegittimamente, diverrebbe la vittima. Davvero incredibile".A questo nota il Progetto Rebeldìa risponde punto per punto e rilancia sulle responsabilità del Presidente di Pisamo: "le dichiarazioni del Presidente della Pisamo Alberto Paolicchi contengono ammissioni estremamente gravi e dichiarazioni false"."In primo luogo, sostengono le associazioni, non esiste alcuna segnalazione pubblica nello spazio di via Battisti del fatto che si tratti di un'area videosorvegliata, come previsto dalla legge. I cittadini che entrano nel piazzale non sanno di essere ripresi. Ciò è ancora più grave visto che lo spazio è frequentato da dipendenti di Pisamo e di altre ditte che lavorano per il Comune, che in questi anni sono stati spiati senza esserne a conoscenza. Inoltre, nel piazzale accedono quotidianamente privati cittadini, anche minorenni, che vengono a frequentare le attività del Progetto Rebeldia, così come altri che usufruiscono del servizio della ricicletta o della punzonatura svolto da Pisamo. Ci pare incredibile che Paolicchi sostenga con leggerezza che tutte queste persone siano state spiate illegalmente per mesi". Rebeldìa replica al Presidente di Pisamo anche sulla tempistica: "Paolicchi sostiene che questa telecamera è stata installata da Pisamo prima che Rebeldìa entrasse in quello spazio. Questa affermazione è falsa. Quella telecamera è stata installata dopo il nostro arrivo. Infatti la documentazione fotografica che alleghiamo alla denuncia dimostra che la telecamera è stata installata tra giugno e novembre 2008, mentre Rebeldia ha cominciato a utilizzare i locali dal marzo 2006, con un regolare contratto di comodato stipulato con CPT. Ad ogni modo, se anche fosse stato vero che i locali erano videosorvegliati al nostro arrivo (fatto, ribadiamo, falso), chi ha messo le telecamere avrebbe avuto l'obbligo di segnalarle agli avventori, come da normativa vigente"."In terzo luogo - proseguono le associazioni di via Battisti - Paolicchi sostiene che le telecamere avessero una funzione di prevenzione dei reati di furto. Questo è impossibile. Come abbiamo mostrato alla stampa, non si tratta di una normale telecamera di videosorveglianza come se ne trovano nel parcheggio della Pisamo, ma al contrario di un piccolo dispositivo di 5 centimetri che è stato nascosto in un tubo di ferro in modo da non poter essere visto. Questo vìola il principio fondamentale della videosorveglianza, ovvero di mettere bene in mostra le telecamere in funzione di deterrente, come espresso dalla normativa sulla Privacy".Alla luce di questi fatti Rebeldìa chiama in causa anche la CPT ed il Comune: "vi sono delle domande per cui esigiamo una risposta. Il piazzale non è di proprietà della Pisamo, bensì di CPT, che concede i locali a Pisamo per il servizio della Ricicletta. CPT era al corrente del fatto che Pisamo aveva installato delle telecamere in maniera illegale per spiare le attività del piazzale? Dato che la responsabilità dei fatti ricade su delle aziende municipalizzate, chiediamo al Comune se fosse al corrente di quanto stava avvenendo e comunque di prendere provvedimenti per tutelare i diritti di cittadini, lavoratori e migranti". Le associazioni di via Battisti chiedono quindi che venga fuori la verità e richiamano tutti i soggetti alle proprie responsabilità: "Le dichiarazioni di Paolicchi sono estremamente pesanti e ne dovrà rispondere alla città, visto che questi atti della Pisamo vìolano chiaramente le garanzie sancite dalla legge e costituiscono gravi reati penali. Anche questa volta, vorremmo sapere dove sta la legalità e dove l'illegalità. È illegale chi da anni fa iniziative sociali in città alla luce del sole ed in pubblico, o chi, da presidente di una azienda municipalizzata, è convinto di poter spiare cittadini, peraltro diramando dichiarazioni false sui media? Quanto dichiarato da Paolicchi ci dà ulteriori certezze sulla strada intrapresa, ovvero la denuncia ai carabinieri, che speriamo porti luce su questo episodio inquietante". In una nota diffusa ieri, Rifondazione Comunista esprime solidarietà alle associazioni del Progetto Rebeldìa e chiede le dimissioni del presidente di Pisamo: "Il fatto grave - il reato, se in questi termini vogliamo parlare - lo ha commesso invece proprio chi ha posizionato quella telecamera in spregio al Dlgs 196/2003 "Codice in materia di protezione dei dati personali", spiando non solo i ragazzi del progetto, ma anche i lavoratori della "Ricicletta" e gli utenti di quel servizio, "coinquilino" di Rebeldìa. Chi in Pisamo ha ordinato l'installazione di quel ridicolo apparecchio, faccia la cortesia di un elementare atto di deontologia e di igiene: dimettersi. Infine sarebbe utile ed interessante sapere dal Sindaco Filippeschi e dal Presidente Pieroni, non solo se non hanno nulla da dire al riguardo, ma quali iniziative politiche intendono intraprendere affinché in Pisamo sia fatta piazza pulita di certi personaggi".
In questi giorni è esplosa in città la vicenda della denuncia, da parte delle 30 associazioni del Progetto Rebeldìa, del ritrovamento di una microcamera collocata nel piazzale della propria sede in Via Battisti 51.
Il congegno, della dimensione di 5 centimetri, si trovava all'interno di un tubo di ferro sulla parete di confine tra il piazzale ed il parcheggio della Pisamo e puntava sullo spiazzo all'aperto dove si svolgono le attività del Progetto Rebeldìa (ricordiamo che l'area è di proprietà della CPT). I fili della microcamera erano collegati ad una centralina situata all'interno del parcheggio e connessa ad una antenna direzionata verso la palazzina dei vigili urbani."Riteniamo che quanto successo sia molto grave - affermano da Rebeldìa - e abbia aspetti inquietanti che mettono in discussione il normale andamento di una società democratica e della libera iniziativa politica e sociale in questa città. Non sappiamo per quali finalità e chi abbia compiuto questa azione, vogliamo sapere la verità e che siano individuati i responsabili. Evidentemente c'è qualcuno che pensa di poter controllare chi da anni in città organizza aggregazione sociale, sempre alla luce della sole. Non possiamo accettare né tollerare che qualcuno possa avere in questi mesi ripreso e spiato donne, uomini e bambini, impunemente. Non vorremmo fosse l'ennesimo strumento per macchinare contro il nostro progetto ed il suo sgombero".Da qui la decisione di presentare una denuncia ai carabinieri: "Pensiamo che quanto avvenuto leda gravemente il diritto alla libera associazione, e sia una forma di controllo insopportabile, vorremmo quindi sapere chi ha messo le telecamere e con quali finalità. Da parte nostra siamo ben disposti a restituire l'oggetto al diretto interessato, se e quando verrà a riprenderselo". Qualcuno ha risposto alle domande del Progetto Rebeldìa. Sul Tirreno di domenica l'amministratore unico di Pisamo, Alberto Paolicchi, ha rilasciato delle dichiarazioni che però non fanno chiarezza, ma sembrano complicare ancora di più il quadro della vicenda. "La Pisamo, non ha mai spiato o controllato l'attività svolta da Rebeldìa" afferma Paolicchi. "La società ha sempre adottato i sistemi disponibili e legittimi per tenere sotto sorveglianza tutte le aree dove sono presenti parcheggi in strutture a pagamento. Osservare le iniziative svolte da Rebeldia non rientra ovviamente nei fini e nei compiti della Pisamo. È compito nostro, invece, fare tutto ciò che è possibile e legittimo per tutelare la sicurezza delle persone e i loro beni (le auto) affidate alla custodia, nei parcheggi di via Battisti e via Cammeo. Compito, questo della sorveglianza, dovuto e necessario anche in risposta ai furti (ben quattro nell'ultimo anno) che frequentemente avvengono, e regolarmente denunciati, nell'area del parcheggio e del magazzino deposito delle biciclette che vengono ritiriate in città e del deposito dei materiali di proprietà della società"."Luoghi questi - sostiene il presidente di Pisamo - che si trovano nell'area in parte utilizzata, senza titolo alcuno, anche dall'associazione Rebeldìa. Il sistema di controllo televisivo, in atto ben da prima che l'associazione Rebeldìa si insediasse provvisoriamente nell'area, è stato mantenuto e rafforzato anche per i furti di numerose biciclette di proprietà dei cittadini, custodite nel capannone in uso a Pisamo, nello stesso luogo fisico dove opera Rebeldia".
"Curiosa infine - conclude Paolicchi - la minaccia dell'inoltro di una denuncia ai carabinieri perché indaghino sul fatto! Chi è titolare di regolare diritto ad utilizzare l'area, cioè Pisamo, si vorrebbe trasformare in criminale e chi invece la sta occupando senza titolo alcuno e illegittimamente, diverrebbe la vittima. Davvero incredibile".A questo nota il Progetto Rebeldìa risponde punto per punto e rilancia sulle responsabilità del Presidente di Pisamo: "le dichiarazioni del Presidente della Pisamo Alberto Paolicchi contengono ammissioni estremamente gravi e dichiarazioni false"."In primo luogo, sostengono le associazioni, non esiste alcuna segnalazione pubblica nello spazio di via Battisti del fatto che si tratti di un'area videosorvegliata, come previsto dalla legge. I cittadini che entrano nel piazzale non sanno di essere ripresi. Ciò è ancora più grave visto che lo spazio è frequentato da dipendenti di Pisamo e di altre ditte che lavorano per il Comune, che in questi anni sono stati spiati senza esserne a conoscenza. Inoltre, nel piazzale accedono quotidianamente privati cittadini, anche minorenni, che vengono a frequentare le attività del Progetto Rebeldia, così come altri che usufruiscono del servizio della ricicletta o della punzonatura svolto da Pisamo. Ci pare incredibile che Paolicchi sostenga con leggerezza che tutte queste persone siano state spiate illegalmente per mesi". Rebeldìa replica al Presidente di Pisamo anche sulla tempistica: "Paolicchi sostiene che questa telecamera è stata installata da Pisamo prima che Rebeldìa entrasse in quello spazio. Questa affermazione è falsa. Quella telecamera è stata installata dopo il nostro arrivo. Infatti la documentazione fotografica che alleghiamo alla denuncia dimostra che la telecamera è stata installata tra giugno e novembre 2008, mentre Rebeldia ha cominciato a utilizzare i locali dal marzo 2006, con un regolare contratto di comodato stipulato con CPT. Ad ogni modo, se anche fosse stato vero che i locali erano videosorvegliati al nostro arrivo (fatto, ribadiamo, falso), chi ha messo le telecamere avrebbe avuto l'obbligo di segnalarle agli avventori, come da normativa vigente"."In terzo luogo - proseguono le associazioni di via Battisti - Paolicchi sostiene che le telecamere avessero una funzione di prevenzione dei reati di furto. Questo è impossibile. Come abbiamo mostrato alla stampa, non si tratta di una normale telecamera di videosorveglianza come se ne trovano nel parcheggio della Pisamo, ma al contrario di un piccolo dispositivo di 5 centimetri che è stato nascosto in un tubo di ferro in modo da non poter essere visto. Questo vìola il principio fondamentale della videosorveglianza, ovvero di mettere bene in mostra le telecamere in funzione di deterrente, come espresso dalla normativa sulla Privacy".Alla luce di questi fatti Rebeldìa chiama in causa anche la CPT ed il Comune: "vi sono delle domande per cui esigiamo una risposta. Il piazzale non è di proprietà della Pisamo, bensì di CPT, che concede i locali a Pisamo per il servizio della Ricicletta. CPT era al corrente del fatto che Pisamo aveva installato delle telecamere in maniera illegale per spiare le attività del piazzale? Dato che la responsabilità dei fatti ricade su delle aziende municipalizzate, chiediamo al Comune se fosse al corrente di quanto stava avvenendo e comunque di prendere provvedimenti per tutelare i diritti di cittadini, lavoratori e migranti". Le associazioni di via Battisti chiedono quindi che venga fuori la verità e richiamano tutti i soggetti alle proprie responsabilità: "Le dichiarazioni di Paolicchi sono estremamente pesanti e ne dovrà rispondere alla città, visto che questi atti della Pisamo vìolano chiaramente le garanzie sancite dalla legge e costituiscono gravi reati penali. Anche questa volta, vorremmo sapere dove sta la legalità e dove l'illegalità. È illegale chi da anni fa iniziative sociali in città alla luce del sole ed in pubblico, o chi, da presidente di una azienda municipalizzata, è convinto di poter spiare cittadini, peraltro diramando dichiarazioni false sui media? Quanto dichiarato da Paolicchi ci dà ulteriori certezze sulla strada intrapresa, ovvero la denuncia ai carabinieri, che speriamo porti luce su questo episodio inquietante". In una nota diffusa ieri, Rifondazione Comunista esprime solidarietà alle associazioni del Progetto Rebeldìa e chiede le dimissioni del presidente di Pisamo: "Il fatto grave - il reato, se in questi termini vogliamo parlare - lo ha commesso invece proprio chi ha posizionato quella telecamera in spregio al Dlgs 196/2003 "Codice in materia di protezione dei dati personali", spiando non solo i ragazzi del progetto, ma anche i lavoratori della "Ricicletta" e gli utenti di quel servizio, "coinquilino" di Rebeldìa. Chi in Pisamo ha ordinato l'installazione di quel ridicolo apparecchio, faccia la cortesia di un elementare atto di deontologia e di igiene: dimettersi. Infine sarebbe utile ed interessante sapere dal Sindaco Filippeschi e dal Presidente Pieroni, non solo se non hanno nulla da dire al riguardo, ma quali iniziative politiche intendono intraprendere affinché in Pisamo sia fatta piazza pulita di certi personaggi".
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fonte:http://www.pisanotizie.it
fonte:http://www.rebeldia.net/
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