“Si prepara lo scontro più duro della storia della Repubblica”. Così il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, in una nota diramata dopo il primo incontro tra Federmeccanica e Fiom, Fim, Uilm per il contratto dei metalmeccanici svoltosi stamattina in Confindustria
Uno scontro che si era già annunciato con la disdetta unilaterale del contratto da parte di Fim e Uilm il 17 luglio scorso, in linea con l’accordo separato, e che questa mattina si è tradotto nella presentazione di due piattaforme, quella della Fiom, che rispetta la scadenza normativa del contratto a fine 2011, e l’altra di Fim-Uilm, che recepisce le nuove regole e imposta il negoziato sul principio del triennio, benedetta dal presidente di Federmeccanica Ceccardi, che già dalle prime parole ha nei fatti annunciato il muro contro muro con la Fiom.“Pur riscontrando alcune evidenti criticità – ha dichiarato a proposito della proposta Fim-Uilm - ritroviamo comunque un’impostazione utile al fine di pervenire a un’intesa. Lo stesso non può dirsi per la piattaforma della Fiom, che non è coerente con la realtà del settore e con la ragione”. Ceccardi ha poi detto a chiare lettere che la trattativa si svolgerà esclusivamente secondo le linee guida dell’accordo separato, e che in questo quadro la piattaforma Fim-Uilm è l’unica compatibile, mentre quella della Fiom “non è scritta per arrivare a un accordo”. Dello stesso tono la dichiarazione del segretario generale della Fim Beppe Farina, il quale ha annunciato che “c’è una sola piattaforma e una sola trattativa”, mentre il leader della Uilm Tonino Regazzi, si è limitato a commentare la piattaforma dicendo che il loro è un “testo responsabile ma non rinunciatario – e che - vogliamo dare qualche elemento di certezza ai lavoratori in un quadro di confusione”. La Fiom, forte anche delle reazioni di molte fabbriche all’indomani della disdetta del contratto da parte di Fim e Uilm, ha ribadito la sua posizione. “Il contratto nazionale scade nel 2011”, ha detto il leader Gianni Rinaldini e “per quanto mi riguarda – ha continuato – non diamo alcuna disdetta di quel contratto, per noi è vigente a partire dalle parti normative che non possono essere modificate. Se dovesse avvenire il contrario, oltre all’inevitabile conflitto sociale, attiveremo tutte le iniziative legali per affermare l’efficacia del contratto nazionale”. “Il Ccnl in vigore – sottolinea la Fiom - “non è una “proprietà” di Fim e Uilm, ma un diritto dei lavoratori e delle lavoratrici che se lo sono conquistato lo scorso 20 gennaio 2008 con oltre 50 ore di sciopero nell’arco di una vertenza durata più di 8 mesi”. Un contratto che prevede la scadenza per la parte economica al 31 dicembre 2009, mentre per la parte normativa al 31 dicembre 2011. Un contratto che è stato validato dal voto dei lavoratori, così come lo sarà la prossima settimana la piattaforma Fiom, sottoposta a referendum secondo una prassi cui il sindacato dei metalmeccanici Cgil non intende derogare, al contrario di Fim e Uilm, che non solo hanno disdettato senza alcuna consultazione, cosa “grave – sottolinea Cremaschi - non solo per l’industria metalmeccanica, ma anche perché nessuna minimizzazione sarà possibile di fronte al fatto che forze sindacali di minoranza, contro il sindacato di maggioranza e senza aver consultato i lavoratori, decidono di cambiare regole e normative”, ma non ne prevedono alcuna per la piattaforma. “Nei prossimi giorni – sottolinea il dirigente sindacale - i dati veri del referendum della Fiom mostreranno che la piattaforma separata di Fim e Uilm e l’accordo separato sul sistema contrattuale sono in netta minoranza tra i metalmeccanici e che un contratto fatto su quelle basi sarebbe una violazione delle più elementari norme di democrazia”.La sostanziale differenza di impostazione inoltre si riscontra anche nel merito delle richieste economiche. Fiom chiede 130 euro di aumento per il solo biennio economico 2010-2011 e 35 euro mensili per i lavoratori esclusi dalla contrattazione integrativa, Fim e Uilm invece, sempre seguendo i principi della riforma del modello contrattuale, chiedono 113 euro di aumento per il triennio 2010-2012 e 30 euro per le aziende dove non è prevista la contrattazione integrativa. Inoltre la Fiom chiede il blocco dei licenziamenti per 2 anni e un’iniziativa congiunta aziende-sindacati per convincere il governo a raddoppiare il periodo di cassa integrazione (da 52 a 104 settimane). Va detto che il presidente di Federmaccanica non si è limitato allo scontro sul contratto, ha fatto di più. Condannando gli scioperi di Melfi dei giorni scorsi sul premio di risultato, ha accusato la Fiom di fare “un uso sconsiderato dello sciopero”, con il rischio di “portare al collasso le imprese”. “Chi lo fa o è irresponsabile, perché non sa valutare le conseguenze, o ne è cosciente e in tal caso – ha minacciato - si assume una grave responsabilità”. Ma Rinaldini, che denuncia da sempre come prima causa della crisi economica proprio i bassi salari, ha immediatamente respinto le accuse al mittente, “E’ una situazione che deriva da atteggiamenti irresponsabili di Fiat”, ha dichiarato, sottolineando che “se continuano a voler mettere benzina sul fuoco è un problema loro”. Rinaldini ha poi aggiunto che, nel caso di disdetta del contratto, “nessuno venga a parlarci di coesione sociale, perché sarebbe una presa in giro”. Parole che fanno eco alla dichiarazione di stamani del leader Cgil Epifani: “Spero che Federmeccanica – ha detto all’avvio della trattativa - non lavori ad accordi separati. Il contratto è sempre più importante, non si deve lavorare per dividere, la crisi non lo consente”. Questo il quadro che si profila per il prossimo 10 settembre, giorno del nuovo appuntamento in Confindustria. “Sarà uno scontro durissimo e senza precedenti – dice Giorgio Cremaschi - che costringerà tutti a prendere posizione, sia nella politica, sia sul terreno sindacale”. “Tutta la gestione della crisi, le relazioni sindacali, i rapporti tra Cgil, Cisl e Uil saranno segnati da quello che avverrà al tavolo dei metalmeccanici. Tutta la politica dovrà tenerne conto – conclude - anche gli ineffabili dirigenti del Partito Democratico che, finora, hanno intrapreso il loro congresso ignorando quanto si sta preparando nella principale categoria industriale del nostro paese”.
Anna Maria Bruni
fonte:http://www.dazebao.org
Uno scontro che si era già annunciato con la disdetta unilaterale del contratto da parte di Fim e Uilm il 17 luglio scorso, in linea con l’accordo separato, e che questa mattina si è tradotto nella presentazione di due piattaforme, quella della Fiom, che rispetta la scadenza normativa del contratto a fine 2011, e l’altra di Fim-Uilm, che recepisce le nuove regole e imposta il negoziato sul principio del triennio, benedetta dal presidente di Federmeccanica Ceccardi, che già dalle prime parole ha nei fatti annunciato il muro contro muro con la Fiom.“Pur riscontrando alcune evidenti criticità – ha dichiarato a proposito della proposta Fim-Uilm - ritroviamo comunque un’impostazione utile al fine di pervenire a un’intesa. Lo stesso non può dirsi per la piattaforma della Fiom, che non è coerente con la realtà del settore e con la ragione”. Ceccardi ha poi detto a chiare lettere che la trattativa si svolgerà esclusivamente secondo le linee guida dell’accordo separato, e che in questo quadro la piattaforma Fim-Uilm è l’unica compatibile, mentre quella della Fiom “non è scritta per arrivare a un accordo”. Dello stesso tono la dichiarazione del segretario generale della Fim Beppe Farina, il quale ha annunciato che “c’è una sola piattaforma e una sola trattativa”, mentre il leader della Uilm Tonino Regazzi, si è limitato a commentare la piattaforma dicendo che il loro è un “testo responsabile ma non rinunciatario – e che - vogliamo dare qualche elemento di certezza ai lavoratori in un quadro di confusione”. La Fiom, forte anche delle reazioni di molte fabbriche all’indomani della disdetta del contratto da parte di Fim e Uilm, ha ribadito la sua posizione. “Il contratto nazionale scade nel 2011”, ha detto il leader Gianni Rinaldini e “per quanto mi riguarda – ha continuato – non diamo alcuna disdetta di quel contratto, per noi è vigente a partire dalle parti normative che non possono essere modificate. Se dovesse avvenire il contrario, oltre all’inevitabile conflitto sociale, attiveremo tutte le iniziative legali per affermare l’efficacia del contratto nazionale”. “Il Ccnl in vigore – sottolinea la Fiom - “non è una “proprietà” di Fim e Uilm, ma un diritto dei lavoratori e delle lavoratrici che se lo sono conquistato lo scorso 20 gennaio 2008 con oltre 50 ore di sciopero nell’arco di una vertenza durata più di 8 mesi”. Un contratto che prevede la scadenza per la parte economica al 31 dicembre 2009, mentre per la parte normativa al 31 dicembre 2011. Un contratto che è stato validato dal voto dei lavoratori, così come lo sarà la prossima settimana la piattaforma Fiom, sottoposta a referendum secondo una prassi cui il sindacato dei metalmeccanici Cgil non intende derogare, al contrario di Fim e Uilm, che non solo hanno disdettato senza alcuna consultazione, cosa “grave – sottolinea Cremaschi - non solo per l’industria metalmeccanica, ma anche perché nessuna minimizzazione sarà possibile di fronte al fatto che forze sindacali di minoranza, contro il sindacato di maggioranza e senza aver consultato i lavoratori, decidono di cambiare regole e normative”, ma non ne prevedono alcuna per la piattaforma. “Nei prossimi giorni – sottolinea il dirigente sindacale - i dati veri del referendum della Fiom mostreranno che la piattaforma separata di Fim e Uilm e l’accordo separato sul sistema contrattuale sono in netta minoranza tra i metalmeccanici e che un contratto fatto su quelle basi sarebbe una violazione delle più elementari norme di democrazia”.La sostanziale differenza di impostazione inoltre si riscontra anche nel merito delle richieste economiche. Fiom chiede 130 euro di aumento per il solo biennio economico 2010-2011 e 35 euro mensili per i lavoratori esclusi dalla contrattazione integrativa, Fim e Uilm invece, sempre seguendo i principi della riforma del modello contrattuale, chiedono 113 euro di aumento per il triennio 2010-2012 e 30 euro per le aziende dove non è prevista la contrattazione integrativa. Inoltre la Fiom chiede il blocco dei licenziamenti per 2 anni e un’iniziativa congiunta aziende-sindacati per convincere il governo a raddoppiare il periodo di cassa integrazione (da 52 a 104 settimane). Va detto che il presidente di Federmaccanica non si è limitato allo scontro sul contratto, ha fatto di più. Condannando gli scioperi di Melfi dei giorni scorsi sul premio di risultato, ha accusato la Fiom di fare “un uso sconsiderato dello sciopero”, con il rischio di “portare al collasso le imprese”. “Chi lo fa o è irresponsabile, perché non sa valutare le conseguenze, o ne è cosciente e in tal caso – ha minacciato - si assume una grave responsabilità”. Ma Rinaldini, che denuncia da sempre come prima causa della crisi economica proprio i bassi salari, ha immediatamente respinto le accuse al mittente, “E’ una situazione che deriva da atteggiamenti irresponsabili di Fiat”, ha dichiarato, sottolineando che “se continuano a voler mettere benzina sul fuoco è un problema loro”. Rinaldini ha poi aggiunto che, nel caso di disdetta del contratto, “nessuno venga a parlarci di coesione sociale, perché sarebbe una presa in giro”. Parole che fanno eco alla dichiarazione di stamani del leader Cgil Epifani: “Spero che Federmeccanica – ha detto all’avvio della trattativa - non lavori ad accordi separati. Il contratto è sempre più importante, non si deve lavorare per dividere, la crisi non lo consente”. Questo il quadro che si profila per il prossimo 10 settembre, giorno del nuovo appuntamento in Confindustria. “Sarà uno scontro durissimo e senza precedenti – dice Giorgio Cremaschi - che costringerà tutti a prendere posizione, sia nella politica, sia sul terreno sindacale”. “Tutta la gestione della crisi, le relazioni sindacali, i rapporti tra Cgil, Cisl e Uil saranno segnati da quello che avverrà al tavolo dei metalmeccanici. Tutta la politica dovrà tenerne conto – conclude - anche gli ineffabili dirigenti del Partito Democratico che, finora, hanno intrapreso il loro congresso ignorando quanto si sta preparando nella principale categoria industriale del nostro paese”.
Anna Maria Bruni
fonte:http://www.dazebao.org
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