La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

sabato 28 febbraio 2009

«E' incostituzionale legare la protesta alla rappresentatività»

Un vero e proprio «attacco alla democrazia», un «colpo di mano che va sventato sul nascere». Questo il duro giudizio dei sindacati di base Cub, Confederazione Cobas e SdL Intercategoriale sulle nuove regole per gli scioperi contenute nel disegno di legge delega varato ieri dal Consiglio dei ministri. Un attacco che ha come obiettivo quello di «imporre per legge la pace sociale» e che necessita di una risposta immediata, a partire dallo sciopero del trasporto aereo del 4 marzo. La difesa del diritto di sciopero e della democrazia sindacale saranno inoltre al centro della manifestazione nazionale del 28 marzo a Roma contro la politica economica del governo e dello sciopero generale indetto dalle tre organizzazioni per il 23 aprile.
Fabrizio Tomaselli, coordinatore nazionale di SdL. La Costituzione tutela il diritto di sciopero «nell'ambito delle leggi che lo regolano». Non è quindi incostituzionale proporre nuove regole. Perché sostenete il contrario?
Perché quando una legge di fatto impedisce l'esercizio del diritto di sciopero, questa è una violazione della Costituzione. Con queste norme in alcuni settori non si potrà più scioperare. Legare la possibilità di indire uno sciopero alla rappresentatività più o meno ampia di chi lo propone, di fatto trasforma il diritto individuale del lavoratore in un diritto esclusivamente prerogativa delle organizzazioni sindacali. Oggi come oggi anche gruppi di lavoratori non inquadrati in una specifica organizzazione sindacale possono promuovere scioperi. E' il caso di tanti coordinamenti di base: basti ricordare l'ultimo sciopero per la sicurezza effettuato dall'assemblea nazionale dei ferrovieri. Queste norme non solo sono incostituzionali ma anche inapplicabili, perché a tutt'oggi non esiste una legge sulla rappresentanza in grado di misurare la rappresentatività delle singole organizzazioni ai vari livelli: aziendale, di settore e nazionale. Nelle aziende dove gli iscritti ai sindacati sono meno del 50% dei lavoratori - e sono tantissime - ogni sciopero dovrebbe essere preceduto da un referendum, mentre in quelle dove la sindacalizzazione fosse più bassa del 20% il diritto di sciopero verrebbe di fatto abolito.
La questione della rappresentatività è stata sollevata anche da Antonio Martone, presidente della Commissione di garanzia. Martone cita l'esempio di uno sciopero Alitalia che avrebbe provocato la cancellazione di oltre 200 voli pur avendo ottenuto poche decine di adesioni...
Quello che dice Martone non è vero. L'equivoco nasce dal fatto che quando c'è uno sciopero nel settore dei trasporti, spesso l'adesione di molti lavoratori non viene conteggiata a causa delle cancellazioni preventive di treni e voli operate dalle aziende, al fine di evitare disagi ai passeggeri.
Misurare in via preventiva il livello di adesione agli scioperi non può essere un modo per venire incontro alle esigenze dei cittadini?
In qualsiasi parte del mondo l'esercizio dello sciopero è libero. Un lavoratore ha il diritto di decidere il giorno stesso se scioperare o meno. Anche perché, dal giorno della proclamazione, lo stato della vertenza può cambiare. L'adesione preventiva individuale espone invece il singolo lavoratore a forme di intimidazione da parte delle aziende, soprattutto in quelle piccole.
Si parla di sciopero virtuale. Ma per quale motivo un lavoratore dovrebbe dichiararsi in sciopero e lavorare gratis?
Parlare di sciopero "virtuale" è una contraddizione in termini. E' evidente che in questo modo si rischia di creare un forte squilibrio tra quello che ci rimetterebbe il lavoratore, pur lavorando, e il danno subito dall'impresa. Inoltre, specie nei trasporti e nei servizi, l'efficacia dello sciopero è legata anche al danno di immagine per le aziende.
Intanto il Codacons si schiera con voi e la Cgil e al governo manda a dire «di non utilizzare la scusa dei consumatori per violare la Costituzione». Una solidarietà inaspettata?
Questa contrapposizione con l'utenza spesso è strumentalizzata. Basti ricordare le battaglie comuni tra pendolari e lavoratori per l'efficienza dei servizi di trasporto ferroviario. Ci sembra che questa volta il Codacons abbia colto correttamente l'incostituzionalità delle norme proposte dal governo.

Roberto Farneti

[Articolo di Liberazione del 28 Febbraio 2009]

fonte:http://www.liberazione.it/

Sindacati divisi. Epifani: «Cappa su un diritto di libertà»

Cisl e Uil: recepite le nostre indicazioni. Letta (Pd): «Sbagliato lo strumento della legge delega». Gasparri (Pdl): «Tutelati tutti i lavoratori, in particolare i cittadini»

Il Consiglio dei ministri ha dato via libera al ddl delega di riforma degli scioperi nei settori che incidono sul diritto alla mobilità e alla libertà di circolazione, ma la polemica sulla nuova disciplina, ovviamente, prosegue.
«Mi pare una formulazione abbastanza equilibrata». Così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, da Palermo ha commentato il disegno di legge delega varato dal Cdm sulla riforma degli scioperi nel settore dei trasporti, ricordando che «va incontro a quello che la Cisl ha richiesto, cioé di circoscrivere l'intervento solo ai trasporti, l'unico comparto dove non c'è una regolamentazione precisa».
Bonanni, quindi, ha lanciato un appello agli altri sindacati confederali: «Chiedo alla Cgil e alla Uil di farsi carico delle esigenze di raggiungere un equilibrio fra il diritto dei lavoratori allo sciopero e quello dei cittadini alla mobilità«. Ed infine alla Cgil ricorda che «queste materie così delicate hanno bisogno di un sindacato con i piedi per terra e responsabile. Perché non fa parte della tradizione sindacale confederale italiana - conclude - un sindacato che alza gli scudi e grida sempre al lupo facendo allarmismo».
Per ilsegretario generale della Uil trasporti Giuseppe Caronia «va bene discutere delle regole» che disciplinano gli scioperi «l'importante é non mettere in discussione il diritto» a manifestare. In ogni caso Caronia dice sì alla riforma, anche perché «il Governo ha recepito molte delle indicazioni fornite dalle parti sociali», ma con qualche riserva su alcuni punti qualificanti del ddl. In particolare «lo strumento dello sciopero virtuale non può essere preso in considerazione quando si parla di sciopero generale di una categoria - ha spiegato il numero uno della Uilt - in quel caso l'unica mobilitazione possibile é quella tradizionale». In altre circostanze però «non sono contrario. quando ci sono per esempio delle controversie sui rinnovi contrattuali - continua Caronia - allora lo sciopero virtuale può essere un buon surrogato che risponde alle esigenze dei lavoratori senza ledere la libertà di movimento dei cittadini».
Quanto al referendum consultivo preventivo obbligatorio per i sindacati che non superano il 50 per cento di rappresentatività «sono abbastanza perplesso e ho dei dubbi su come si applicherà concretamente - ha osservato il leader della Uil trasporti - anche se concettualmente capisco la scelta di contenere le proteste delle organizzazioni minori che non sono rappresentative dei lavoratori». tra l'altro, aggiunge Caronia, «il modello di rappresentatività» è in concreto il risultato di «un'obiettiva misurazione di adesione al sindacato».
Per il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, «un sindacato diviso - ha detto concludendo a Brindisi un convegno della confederazione - non definisce un problema per l'economia, definisce un problema per i lavoratori». Inoltre «siamo coloro che, per essere onesti, nel settore del trasporto aereo e ferroviario e nel trasporto pubblico locale, abbiamo pagato in termini di iscritti i prezzi più alti per essere rigorosi e coerenti nel rispetto dei codici di autoregolamentazione». Questo è accaduto - ha sottolineato Epifani - «anche quando altri, che oggi fanno a noi lezioni, in realtà assumevano i comportamenti più singolari e irresponsabili possibili».
«Ma un conto è questo - ha proseguito - un conto è provare a partire dal settore dei trasporti per mettere una cappa su un diritto di libertà che è per tutti noi il diritto allo sciopero». Secondo Epifani, in quel caso «non c'è un problema di conciliazione di diritti, ma è il segno che vuoi rendere più debole la capacità di rappresentazione e di risposta del lavoro e della sua dignità e rendere più forte quella della controparte. Per noi questo non è accettabile».
Sul fronte più strettamente politico, l'opposizione prova a dare segnali di reazione: «Il diritto di sciopero va regolamentato e non compresso. E questa novità deve riguardare solo il settore dei trasporti». Ad affermarlo è Enrico Letta, responsabile welfare per il Partito Democratico. «Per arrivare ad una riforma davvero utile ai cittadini, ai sindacati più rappresentativi e alla produttivitá del paese, è necessaria una discussione libera in Parlamento e un buon lavoro di concertazione», dice Letta. «Di conseguenza - ha proseguito Letta - è sbagliato, a nostro avviso, lo strumento della legge delega. Il Partito Democratico affronterà, quindi, la discussione in Parlamento per eliminare la previsione di deleghe e cambiare in meglio il testo del Consiglio dei ministri».
Di avviso diametralmente opposto, il capogruppo del pdl alla Camera Maurizio Gasparri: «Ben venga il disegno di legge del Governo per regolamentare gli scioperi, che tutela e rispetta tutti i lavoratori, in particolare i cittadini, che rispettano il diritto di sciopero, ma vogliono servizi pubblici funzionanti, soprattutto nei trasporti. Sosterremo la proposta del Governo, che non lede i diritti ma anzi rafforza quelli della gente comune».

fonte:http://www.ilsole24ore.com/

Pomigliano come Melfi: Si può vincere

Eccezionale riuscita dello sciopero cittadino di Pomigliano, che è stato davvero generale nel senso antico, con tutte le fabbriche, le attività, i negozi fermi, dimostra che la lotta dei lavoratori Fiat può vincere. A Pomigliano si è aggrovigliato uno dei nodi del conflitto sociale nel nostro paese. La Fiat sta gestendo la crisi nella maniera più barbara e brutale, vivendo alla giornata, chiedendo gli straordinari negli stabilimenti dove c’è qualche commessa in più e mettendo in cassa integrazione dove invece non si vende. Pomigliano è ferma da mesi e non c’è allo stato attuale alcuna vera risposta produttiva e occupazionale. (...)

Qui passano allora le alternative che mette in campo la crisi. Da un lato c’è la guerra fra i poveri, le discriminazioni sociali, il conflitto fra chi spera di avere un lavoro e chi non ci spera più. Il tutto alimentato dalle scelte del governo, della Confindustria. Anche la controriforma del sistema contrattuale punta ad alimentare la guerra tra i poveri, colpendo il contratto nazionale e nello stesso tempo inventandosi una contrattazione sulla produttività che in questa situazione è solo il “si salvi chi può”, di chi può.
La costruzione di un’alternativa a tutto questo può basarsi anche sulla rivolta sociale che si sta organizzando a Pomigliano, questa lotta oggi parla a tutti. A Pomigliano, come a Melfi qualche anno fa, la lotta per la difesa dei diritti del lavoro diventa una lotta contro le discriminazioni, contro la rottura sociale, contro l’idea che si esce dalla crisi scaricandone tutti i costi sui lavoratori.
La risposta che il sindacato deve dare a Pomigliano deve essere molto netta. Occorre trasformare questa vertenza in una battaglia generale contro l’attuale gestione della crisi. Ci vuole un vero intervento pubblico sull’industria che costringa le imprese, a partire dalla Fiat, a tenere aperti tutti gli stabilimenti e a distribuire il lavoro tra tutti i lavoratori. Attualmente questo non c’è. Il governo e la Fiat, al di là delle chiacchiere, non stanno assumendo alcun impegno occupazionale e sociale. Per questo la lotta di Pomigliano parla a tutti, dicendo, come fecero qualche mese fa gli studenti: “la vostra crisi non intendiamo pagarla noi”.

fonte:http://www.rete28aprile.it/

Genta il sabotatore

Dopo appena due giorni dall'incontro in Regione in cui il Vicepresidente Rossoni obbligava Genta a rinunciare alla sua folle idea di smontare le macchine utensili poichè alla INNSE esiste una reale continuità produttiva,dato l'interesse da parte di più imprenditori, il "ribelle" Genta si comporta come quel bambino che, non accettando la sconfitta, lascia il campo portandosi a casa il prorio pallone.
Questo ha fatto Genta oggi.!!!
Ha la consapovolezza che dopo l'incontro in regione di mercoledi la sua partita è finita.Ha fallito!
Ma piuttosto che vedere la "sua" fabbrica in mano ad un altro imprenditore e vedere sfumare il successo della sua speculazione...decide di sabotare i macchinari cercando di danneggiare irrimediabilmente il loro funzionamento ,con il fine di impedire qualsiasi passaggio di prorietà e avvallare la sua tesi che in INNSE i macchinari sono obsoleti e superati...per poi venderli come ferro vecchio come un qualsiasi rottamaio ( ricordiamo i suoi 6,5 milioni di euro di debiti ).
Gli operai l'hanno colto sul fatto e sono intervenuti immediatamente.Ha smontato dei relè e dei fusibili ma chissà quanti danni avrebbe commesso se il presidio non avesse avuto i suoi "grandi fratelli" !!!!!
Ha dovuto ammetterlo persino davanti alla polizia scientifica!
Il risultato è una sconfitta definitiva.La RSU è entrata immediatamente, il "padrone " è stato cacciato via dalle autorità e alcuni operai INNSE con la RSU e un mediatore di Genta (a lui non gli è permesso di rientare ) inizieranno da lunedi la manutenzione dei loro macchinari per consegnarli , finalmente cosi , ad un imprenditore serio .

fonte:INNSE Blog

Oggi completamente ferma Pomigliano d’Arco. Partecipazione corale della città alla manifestazione sindacale in difesa dello stabilimento auto.

“La prima grande risposta sociale alla crisi.” Questo, nell’opinione del Segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, è il significato della giornata di lotta vissuta oggi a Pomigliano D’Arco.
I sindacati dei metalmeccanici - Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Fismic - avevano infatti indetto per oggi lo sciopero generale di 4 ore dei metalmeccanici del polo industriale di Pomigliano D’Arco (Napoli). Lo sciopero, che ha completamente bloccato gli stabilimenti metalmeccanici della zona, è però andato nettamente oltre i confini dell’iniziativa sindacale, trasformandosi nell’occasione per una risposta corale del territorio alla grave situazione determinatasi nella filiera dell’auto, a partire dall’uso massiccio della Cassa integrazione ordinaria attuato dalla Fiat nello stabilimento intitolato a Giambattista Vico.
I programmi di Cassa integrazione già noti arrivano fino al 19 aprile. Negli ultimi mesi i lavoratori dello stabilimento hanno lavorato, nei casi migliori, una settimana al mese. Ciò ha determinato una forte perdita di reddito per le famiglie dei 5mila dipendenti della Fiat Auto e gravissime preoccupazioni per il futuro di queste famiglie e delle 15mila dei lavoratori dell’indotto.
“Vogliamo un piano industriale” e “Pomigliano non si tocca”: ecco due degli slogan più gridati durante il corteo che è partito intorno alle 9.30 del mattino dalla stazione della Circumvesuviana di Pomigliano, snodandosi poi per le vie della cittadina campana e raggiungendo, intorno alle 11.00, piazza Primavera. Dietro lo striscione della Fiat Auto di Pomigliano, le file dei manifestanti si sono via via ingrossate, raggiungendo i 20mila partecipanti.
Durante la manifestazione, praticamente tutti gli esercizi commerciali sono rimasti con le saracinesche abbassate, per esprimere la solidarietà dei negozianti e degli artigiani con i lavoratori in lotta.
Al corteo, aperto dai gonfaloni del Comune di Pomigliano e di altri Comuni della Campania, tra cui quello di Castellammare di Stabia, sede di un cantiere navale della Fincantieri, hanno partecipato anche molti studenti, con il gagliardetto del locale liceo, parroci, suore e membri di organizzazioni parrocchiali.
Nel corso del comizio conclusivo hanno preso la parola, tra gli altri, il Sindaco di Pomigliano D’Arco, Antonio Della Ratta, e il Vescovo di Nola, Monsignor Beniamino Di Palma.
Per le organizzazioni sindacali hanno parlato Giovanni Sgambati, Segretario generale della Uilm Campania, Giampiero Tipaldi, Segretario generale della Cisl di Napoli, e Gianni Rinaldini, Segretario generale della Fiom.

fonte:http://www.fiom.cgil.it

venerdì 27 febbraio 2009

Piaggio Calo contenuto di ricavi (-7%) e utili (-25%). E il dividendo resta uguale

Il gruppo Piaggio ha registrato nel 2008 un utile netto di 43,3 milioni, in calo rispetto ai 60 milioni del 2007. La proposta di dividendo è di 6 centesimi di euro per azione, in linea con lo scorso anno. I ricavi scendono a 1.570,1 milioni, rispetto ai 1.692,1 milioni del 2007. Nel 2008 Piaggio ha venduto complessivamente 648.600 veicoli, tra scooter, moto e veicoli commerciali a tre o quattro ruote. Le vendite di Vespa hanno superato le 100mila unità. Le vendite di veicoli a due ruote hanno registrato un calo del 10% a 1.180.7 milioni, a fronte di una crescita del 2,4% dei veicoli commerciali (389,4 milioni di fatturato). La domanda è scesa in Italia (-7,1%, con un calo del 10,6% per il segmento moto) e in Europa (-6%, -10% per le moto). Ma nel Nord America al calo del 6% complessivo visto nelle due ruote si segnala un balzo del 35% degli scooter. Piaggio Group Americas ha venduto il 28,7% di veicoli in più, con un fatturato in crescita del 19,8% a 95 milioni, principalmente grazie ai volumi commerciali di Vespa. A fine 2008 la posizione finanziaria netta di Piaggio era negativa di 359,7 milioni (269,8 milioni a fine 2007).
Nel 2009 Piaggio intende focalizzarsi sullo sviluppo di nuovi prodotti, la razionalizzazione dei costi di produzione e l’aumento della produttività intraprendendo azioni finalizzate alla crescita delle vendite dei veicoli commerciali a tre/quattro ruote in India e in Europa. Particolare attenzione verrà dedicata al rilancio del marchio Moto Guzzi e al consolidamento nel settore scooter in Europa e America. Nel 2009 sono previsti nuovi investimenti di prodotto, tra i quali avranno particolare rilievo le motorizzazioni ibride, con il lancio commerciale dello scooter Mp3 e il completamento della gamma moto di Aprilia nelle grosse cilindrate. All’estero, il 2009 sarà l’anno della Vespa in Vietnam, mentre sarà ultimato il nuovo stabilimento motori in India.

fonte:http://www.ilgiornale.it

Pomigliano: Una lotta di popolo

Questa mattina lo sciopero del comprensorio di Pomigliano, convocato da Fiom-Fim-Uilm si è trasformato in una manifestazione di un'intera città.
Un corteo impressionante di oltre 30mila persone ha attraversato le vie di Pomigliano.
Oltre ai lavoratori della Fiat, quelli dell'Avio, dell'Alenia, i lavoratori dei 3 stabilimenti della Ergom-Magneti Marelli (Napoli, Marcianise, Caivano), i lavoratori del pubblico impiego, della sanità, della scuola.
Erano presenti delegazioni degli altri stabilimenti Fiat (Mirafiori, Termoli, Cassino, Melfi, Termini Imerese) e dei metalmeccanici di tutta la Campania.
Ma la manifestazione ha assunto un carattere impressionante perchè è un'intera città che si è mobilitata. Non c'era una sola scuola aperta oggi a Pomigliano. Gli studenti erano in piazza per lottare al fianco dei lavoratori per il loro futuro. I negozi erano chiusi e i commercianti della città e le loro associazioni hanno sfilato in piazza. C'erano tutte le sigle sindacali, nessuna esclusa (significativi gli spezzoni dello Slai, dei Cobas, del SdL).
C'erano alcune le bandiere delle forze di sinistra (Pdci, Sinistra democratica)e soprattutto di Rifondazione Comunista che aveva uno spezzone con oltre 300 militanti (con delegazioni pervenute da Caserta, Ciampino e da altre realtà).
C'erano gli oratori, le suore e il vescovo di Nola che è intervenuto dal palco esigendo garanzie per i lavoratori che "non devono pagare per i profitti di qualcun'altro". Non mancava veramente nessuno stamattina a Pomigliano.
In testa al corteo, in mezzo agli operai a saltare e gridare slogan i segretari della Fiom, Giorgio Cremaschi e Gianni Rinaldini.
La determinazione di un'intera città è emersa con forza. Si respirava fiducia nel corteo, certo c'è preoccupazione ma allo stesso tempo fiducia che rimanendo uniti qualsiasi ostacolo può essere rimosso.
A manifestare una quantità impressionante di giovani, bambini, massaie, pensionati. L'emozione cresceva piano piano che il corteo avanzava. Determinazione e unità questo ha dimostrato oggi la classe operaia di Pomigliano, attorno alla quale si è schierato un intero territorio, e i sindaci della zona erano lì a dimostrarlo con i gonfaloni comunali.
Dall'università di Napoli le varie rappresentanze dell'Onda, tra cui i compagni del Csu di Lettere e Scienze Politiche.
Al comizio conclusivo ha preso la parola Gianni Rinaldini. Il segretario generale della Fiom ha chiesto "la proroga della cassa integrazione ordinaria, che deve coprire anche i lavoratori precari", ha aggiunto che "non solo Marchionne, ma deve uscire allo scoperto la proprietà che non è precisamente a corto di liquidità visto i profitti fatti in questi anni" si è poi cimentato sulle proposte della Fiom, tra cui spicca la tassazione dei redditi alti, "per difendere tutti gli stabilimenti e tutti i posti di lavoro esistenti nel gruppo e in tutto l'indotto, nessuno escluso".
Ha poi annunciato dal palco la convocazione di una manifestazione a Torino, di tutti i lavoratori del gruppo Fiat. Appena ha finito di pronunciare queste parole nella piazza c'è stato un applauso liberatorio. Ed ha insistito ripetutamente sulla necessità di mantenere uniti i lavoratori di tutti gli stabilimenti. Ha infine sottolineato come la cassa dell'Inps che copre la cassa integrazione è in attivo di 14 milioni di euro nonostante il governo abbia scandalosamente prelevato da lì risorse per mandare i soldati in Afghanistan.
Un compagno di Rifondazione Comunista della Fiat di Termoli ha fatto notare come a fronte di stabilimenti che hanno fatto 20 settimane di cassa integrazione con salari a 500, 600 euro (includendo lo stabilimento dei cambi a Termoli), c'è invece l'altro stabilimento di Termoli che produce motori per la Polonia, dove non solo non c'è cassa integrazione ma ai lavoratori sono stati chiesti gli straordinari, nonostante lavorino già su 17 turni.
I compagni che lì lavorano facevano notare che se si vuole colpire la Fiat è lì che bisognerebbe scioperare e non solo dove il lavoro non c'è. Giusta osservazione che dimostra che è un'intera strategia politica e sindacale va ridiscussa e che sono i lavoratori che in fabbrica lavorano che possono avanzare le proposte più efficaci per condurre il conflitto.
Per questo è indispensabili creare degli ambiti orizzontali di confronto tra i lavoratori dei diversi stabilimenti del gruppo Fiat, a partire dai compagni di Rifondazione. Un primo passo è statofatto sabato scorso quando il responsabile industria del Prc, Alessandro Favilli, ha convocato il coordinamento dei lavoratori del Prc nel gruppo Fiat.
I compagni di Termoli come quelli di Melfi non erano potuti venire per ragioni climatiche (nevicate di questi giorni) ma sono venuti oggi a Pomigliano per incontrare i compagni del circolo Prc Fiat di Pomigliano. È un inizio, ma è un inizio importante per costruire la nuova Rifondazione nel caldo delle lotte, in una mobilitazione che assume un'importanza decisiva per le sorti del conflitto sociale nel nostro paese.

Alessandro Giardiello

fonte:http://www.marxismo.net

Scioperi, Ichino: anche il Pd può votare il ddl

Sugli scioperi nel settore nei trasporti non è impensabile "una convergenza parlamentare". Lo afferma il senatore del Partito democratico, Pietro Ichino, in un'intervista alla Stampa. Proprio ieri Ichino, insieme ad altri firmatari, ha presentato un documento a Palazzo Madama sul tema degli scioperi, sottolineando che "solo nuove regole di democrazia sindacale possono riportare il conflitto alla sua funzione economico-sociale originaria".
La bozza governativa, spiega, rispecchia in gran parte le sue proposte, anche se in queste lo sciopero virtuale è pensato "sempre come strumento aggiuntivo e facoltativo rispetto allo sciopero tradizionale, il governo invece ne fa in alcuni casi la sola forma di lotta sindacale possibile". Il testo prevede anche l'obbligo per i lavoratori di comunicare preventivamente l'adesione allo sciopero, che la proposta del giuslavorista non contiene. In ogni caso, ribadisce che possono crearsi gli estremi per condividere il provvedimento e anche il Pd può votare il ddl nei passaggi parlamentari.
"In Italia, in quasi tutti i comparti del settore dei trasporti pubblici, la frequenza media degli scioperi da decenni è superiore a uno al mese. Questo non accade in alcun altro Paese europeo - conclude - E questa non è lotta sindacale: è diventata una caricatura grottesca del sindacalismo".

fonte:http://www.rassegna.it/

Showdown sul diritto di sciopero

Il disegno di legge delega al governo è all'ordine del giorno del Consiglio dei ministri di domani. Si accende lo scontro tra governo e Cgil: "Credo che ci sia una larga convergenza con la gran parte delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro. Temo però che manchi la Cgil", ha affermato il ministro Sacconi. Non si fa attendere la reazione di Epifani: il governo, avverte "stia attento, perché in materia di libertà del diritto di sciopero costituzionalmente garantito bisogna procedere con molta attenzione" . Le reazioni politiche

La crisi economica morde sempre più e il governo, colpevolmente cosciente del fatto che le misure anticrisi finora adottate sono assolutamente insufficienti e che l'effetto annuncio non basterà a farlo passare indenne in una recessione economica che ha appena iniziato a farsi sentire, decide di dare il colpo finale al mondo del lavoro per disinnescare il pericolo di una vasta opposizione sociale. Così, arriva lo showdown sul diritto di sciopero. Ufficialmente si tratta di "far convivere" il diritto costituzionale alla protesta dei lavoratori con quello degli interessi dei cittadini-utenti. Ufficialmente la nuova regolamentazione riguarderà solo il settore dei trasporti. Ma la realtà rischia di essere molto diversa: il governo rifiuta di legiferare sulla democrazia sindacale, respinge l'ipotesi che le lavoratrici e i lavoratori possano decidere sulle piattaforme e sugli accordi con il loro voto e, nello stesso tempo, gli impone di non scioperare o di scioperare virtualmente.

I tempi della riforma. La proposta di riforma delle leggi che regolano le agitazioni nei servizi pubblici essenziali, specificatamente nei trasporti verrà approvata domani in consiglio dei ministri.
Tre i punti chiave della bozza: l'idea di introdurre un referendum in azienda per verificare se la maggioranza dei lavoratori vuole l'agitazione, l'ipotesi di chiedere una comunicazione anticipata dell'adesione di un dipendente allo sciopero, infine, il concetto di "sciopero virtuale". In pratica una giornata di agitazione che prevede comunque il lavoro di chi aderisce e che porta in beneficenza il corrispettivo dovuto e non pagato dall'azienda a chi sciopera.

Il ministro Sacconi ha detto di "confidare in una larga convergenza con la gran parte delle organizzazioni sindacali e dei datori di lavoro" ad eccezione della Cgil.
Poi in un confronto/scontro a distanza con Guglielo Epifani, il ministro definisce "assurde" le accuse di forzatura sul diritto di sciopero e anticipa che il governo "non accetterà veti".
"Ricordo a Epifani - dice il ministro del welfare - che il Governo ha proceduto a definire un cauto percorso di consultazione con le parti sociali relativamente all'ipotesi di regolazione delle modalità di conciliazione tra diritto di sciopero e diritto alla libera circolazione delle persone. Il Consiglio dei ministri del 17 ottobre scorso (ben oltre quattro mesi fa) ha approvato prime linee guida in materia, cui è seguita una consultazione delle parti sociali con la presenza di tutti i segretari generali (Epifani era rappresentato dal segretario confederale Solari). Sono stati richiesti contributi anche scritti e in tempi ancor più lunghi di quelli annunciati - prosegue Sacconi -. Si ritorna ora al Consiglio dei Ministri sulla base di un testo che ha recepito molte delle indicazioni presentate dalle parti sociali.
Si tratterà ovviamente di un disegno di legge (e non di un decreto legge) contenente deleghe che, una volta approvate dal Parlamento, saranno oggetto di relativa consultazione espressamente prevista dalla norma".

Il monito della Cgil. Se il Governo intende riformare il diritto di sciopero dei servizi di pubblica utilità con l'obiettivo di ridurre una libertà garantita dalla Costituzione, la Cgil si opporrà.
"Vedremo cosa il Governo deciderà affettivamente - ha detto Epifani - stia molto attento perchè in materia di libertà, di diritto allo sciopero che è una libertà delle persone costituzionalmente garantite, bisogna procedere con grande attenzione".
Epifani ha aggiunto che "se il Governo intende, partendo dal problema del rispetto del diritto degli utenti, ridurre una libertà fondamentale la Cgil si opporrà ora e dopo". Il leader della Cgil ha comunque confermato la disponibilità della sua organizzazione a confrontarsi con l'esecutivo. "Naturalmente - ha detto - su materie come questa se il Governo decide, nella sua bontà, di discutere anche con le organizzazioni sindacali noi siamo pronti. Naturalmente, sulla base delle nostre opinioni".
Epifani ha ricordato che "il sindacato confederale italiano è sempre stato attento a conciliare il diritto di sciopero con quello degli utenti, in modo particolare nel settore dei trasporti. Se c'è da aggiustare qualcosa di una normativa pure rigida che abbiamo - ha sottolineato - eventualmente questo lo si può vedere. Ma se si vogliono introdurre forzature che limitano poteri e prerogative è un'altra questione".

Secondo il leader della Cgil "tutto dipende da cosa il Governo decide e dalle questioni che porrà. A mio modo di vedere non si può decidere uno sciopero con il 51%, mentre il 49% non può mai scioperare". Sullo sciopero virtuale, Epifani ha affermato che "può essere aggiuntivo e mai sostitutivo". Sul fatto di dichiarare l'adesione preventiva allo sciopero, il segretario generale della Cgil ha osservato che "può essere un modo per rendere inutile uno sciopero. Attorno a questi nodi è evidente che ruoterà il confronto, se il Governo intende aprirlo. Il Governo stia molto attento su questa cosa". Il numero uno di Corso Italia ha confermato che su questi temi si tenterà una intesa anche con Cisl e Uil. Ma - ha concluso - "se uno pensasse di estendere ad altri settori lo sciopero e di forzare la Costituzione è chiaro che ci sarebbe un problema di democrazia. Infatti non c'è solo il problema del diritto degli utenti, talvolta uno sciopero fatto bene aiuta a regolare il conflitto meglio di altre forme improprie".
Ma i sindacati non fanno fronte comune. La Cisl ha detto sì al progetto del governo a patto che riguardi solo i trasporti.

Plausi nel centrodestra. Il presidente della commissione di Garanzia per gli scioperi, Antonio Martone, approva il progetto di riforma che il Governo si accinge a varare, spiegando che "va bene perché raccoglie molte delle indicazioni giunte in questi anni dal Parlamento". Occorre comunque gradualità ed "è importante che i criteri sulla rappresentanza arrivino dalle parti sociali".

Netta la posizione del presidente della Camera, Gianfranco Fini: "E' auspicabile" che almeno alcuni aspetti dell'esercizio del diritto dello sciopero "possano essere riassorbiti sul terreno politico delle trattative tra datori di lavoro e sindacati, ma è sempre più urgente avviare una riflessione sulla 'tenuta' della vigente disciplina di settore per individuarne lacune e prospettare ipotesi di adeguamento alla nuova realtà". Fini, aprendo i lavori dell'Autorithy sull'attuazione della legge sullo sciopero, aggiunge: "Non si tratta di soffocare il diritto di sciopero, ma di armonizzarlo con l'esercizio degli altri diritti di tutti i cittadini, con un bilanciamento che deve tener conto dell'evoluzione sociale".

Paolo Bonaiuti, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, afferma: "Non si può più pensare agli scioperi selvaggi. C'è l'idea del cosiddetto 'sciopero virtuale'. Oggi lo sciopero dei trasporti non punisce certo l'azienda degli autobus o dei treni, ma il pendolare e chi deve andare al lavoro. Allora perché non fare uno sciopero virtuale: si fa sapere che lo scioperante avanza delle rivendicazioni nei confronti dell'azienda, dopodiché il denaro che il lavoratore avrebbe perso a causa dello sciopero si potrà destinare alla beneficenza o ai fondi per la cassa integrazione".

E Umberto Bossi spiega così la posizione della Lega in merito all'intervento sullo sciopero che il Governo sta preparando: "Gli scioperi selvaggi non vanno bene, perchè portano via altri diritti ai cittadini. Bisogna trovare un compromesso con il diritto allo sciopero che è garantito dalla Costituzione e che è parte della nostra storia".

Il Partito democratico è atteso al varco. Di "proposta positiva", in riferimento allo sciopero virtuale, parla il giuslavorista Pietro Ichino, senatore democratico. Da lui è stata depositata a Palazzo Madama quattro mesi fa un ddl sul tema. "La nostra proposta è stata discussa a novembre con le parti sociali ivi comprese la associazioni dei consumatori, quella del governo, per ora, è solo un atto unilaterale. Ignoriamo quali consultazioni abbia fatto in proposito il governo e quali siano stati i risultati, in tutti i casi non è certo questo il modo di procedere su questa materia", spiega Ichino. "Il governo si è rifatto alla nostra elaborazione inserendo elementi di provocazione e alcune contraddizioni che non giovano alla limpidezza della sua iniziativa e rischiano di essere controproducenti sul piano dell'applicazione pratica".

Pierluigi Mantini dice "no" a forzature, ma sottolinea come "certamente c'e' la necessita' di regolamentare meglio lo sciopero nei servizi pubblici essenziali, per arrecare un danno limitato all'utenza e per evitare che si arrivi a quelle forme riconducibili agli scioperi selvaggi".

Enrico Letta, Tiziano Treu e Cesare Damiano si affidano ad una nota congiunta: "La materia dello sciopero è troppo rilevante, sul piano costituzionale e politico, per essere affrontata con iniziative unilaterali del Governo, tanto più con lo strumento della legge delega, già largamente abusato dall'esecutivo", scrivono.
"Condividiamo l'esigenza che l'esercizio dello sciopero sia reso compatibile con la tutela dei cittadini e che si possano trovare regole per migliorare questa tutela, specie nel settore dei trasporti dove la regolamentazione attuale non ha impedito gravi disagi ai cittadini soprattutto per iniziative conflittuali di organizzazioni poco o niente rappresentative. La definizione di queste regole deve essere oggetto di una ricerca comune con le parti sociali che possa essere base di una soluzione legislativa".
"Riteniamo quindi urgente - proseguono i tre esponenti del Pd - che il Governo predisponga un tavolo di confronto con tutte le parti interessate per valutare gli interventi più adatti in materia: strumenti negoziali di prevenzione dei conflitti, procedure di proclamazione che verifichino l'effettiva volontà dei sindacati e dei lavoratori in ordine al conflitto, anche con ricorso al referendum, forme alternative di conflitto, come lo sciopero virtuale, non lesive dei diritti dei cittadini".

Per Rosy Bindi, il governo sbaglia tempi e modi per intervenire sulla regolamentazione del diritto di sciopero nel trasporto pubblico. "La scelta di un disegno di legge delega che incide in maniera così rilevante su questa materia appare molto problematica, sembra infatti prevalere la volontà politica di sterilizzare il dissenso che non la ricerca di contemperare i legittimi interessi dei lavoratori e degli utenti". E la vicepresidente della Camera aggiunge: "Lo sciopero è un diritto costituzionalmente garantito, limitarne il ricorso in presenza di una situazione economica e sociale assai difficile diventa pericoloso soprattutto se queste norme dovessero configurarsi come il nuovo tassello di una strategia che produce la divisione tra i sindacati e la contrapposizione tra lavoratori. Serve prima di tutto un confronto con le parti sociali e con il Parlamento, espressione della rappresentanza dell'interesse generale".

Netto il senatore Paolo Nerozzi, della sinistra democrats: "Nessuna legge sullo sciopero senza un accordo con Cgil, Cisl e Uil".
"E' indispensabile - aggiunge Nerozzi - lavorare contemporaneamente, in tema di regolamentazione dello sciopero, a nuove norme utili a garantire la certezza della rappresentanza sindacale, a partire della piattaforma sindacale unitaria che già prevedeva importanti innovazioni in tal senso. Il compito del legislatore, in questa materia così delicata, dovrebbe attenersi al recepimento degli accordi delle parti sociali. Naturalmente dovremo leggere attentamente quello che il governo sta predisponendo. Ma - continua il senatore del Pd - da subito desidero invitare l'esecutivo a fare molta attenzione in materia di libertà del diritto di sciopero. Si tratta della libertà delle persone, costituzionalmente garantita. E' necessario, quindi, procedere con cautela, sensibilità e coinvolgimento di tutti. Inoltre - conclude Nerozzi - un provvedimento che assumesse un taglio ideologico in tema di restringimento del diritto di sciopero, rischierebbe di aumentare la conflittualità sia nelle modalità tradizionali sia in vecchie forme corporative".

La sinistra annuncia le barricate. "Dopo aver cancellato la rappresentanza e il conflitto sul terreno politica e istituzioni, questo Governo prova a cancellare le esperienze di conflitto sociale e i diritti inalienabili dei lavoratori e lavoratrici, sia individuali che collettivi". E' quanto dichiara Franco Giordano, esponente del Movimento per la Sinistra. "E' veramente inquietante, occorre una mobilitazione democratica - dice Giordano - perchè quello che si mette in atto è una vera e propria stretta autoritaria: in un momento di crisi drammatica vogliono imbavagliare il mondo del lavoro, scaricando su di esso tutti i costi della crisi".

Per Giorgio Cremaschi della Fiom-Cgil ed esponente della Rete 28 Aprile, "il diritto allo sciopero è un diritto individuale e già esistono le leggi che lo disciplinano. Trasformarlo in un potere dei sindacati maggioritari, tra l'altro da attuare in forme virtuali, cioè inesistenti, significa semplicemente cancellare tale diritto. Né vale la tesi per cui questa misura eccezionale e antidemocratica avrebbe effetti solo nel settore dei trasporti. E' evidente, infatti, che i principi che qui vengono affermati, proprio perché affrontano temi di carattere costituzionale, non possono essere ristretti a un solo settore. Limitare la libertà, imporre autoritariamente le decisioni e reprimere il dissenso è una caratteristica tipica dei sistemi antidemocratici e, nella nostra storia, è la caratteristica autentica del fascismo", continua il sindacalista.
"Se il Governo andrà avanti su queste misure, occorrerà una risposta politica e sindacale senza precedenti, sia sul piano delle relazioni sociali e sindacali, sia sul piano del ricorso alla magistratura e alla Corte Costituzionale. E' chiaro che dopo questa scelta, con questo Governo ci puo' essere solo rottura e conflitto sociale".

Per Paolo Ferrero: "Il governo attacca il diritto di sciopero, perché vuole far pagare la crisi ai lavoratori e portare avanti un disegno complessivo di attacco e stravolgimento della Costituzione, aggredendo i sindacati dopo averlo fatto con la magistratura". Secondo il leader del Prc il governo pensa di "cominciare con i trasporti per poi cambiare il diritto di sciopero in tutti i settori perché vogliono stravolgere tutto. L'attacco a questo diritto costituzionale è sempre motivato in modo diverso- spiega - ma la verità è che i lavoratori sono costretti a scioperare perché le aziende non rispettano i contratti, soprattutto quelle dei trasporti.Il governo vuole la guerra tra i poveri per coprire le sue responsabilità".

Ida Rotano

fonte:http://www.aprileonline.info

G.Cremaschi: "La legge antisciopero è autentico fascismo"

Il Governo rifiuta di legiferare sulla democrazia sindacale. Respinge l’ipotesi che le lavoratrici e i lavoratori possano decidere sulle piattaforme e sugli accordi con il loro voto e, nello stesso tempo, impone ad essi di non scioperare o di scioperare virtualmente. (...)

Come in altri piani il Governo si sta inventando un suo sistema costituzionale che non ha nulla a che vedere con la Costituzione della Repubblica nata dalla Resistenza.
Il diritto allo sciopero è un diritto individuale e già esistono le leggi che lo disciplinano. Trasformarlo in un potere dei sindacati maggioritari, tra l’altro da attuare in forme virtuali, cioè inesistenti, significa semplicemente cancellare tale diritto. Né vale la tesi per cui questa misura eccezionale e antidemocratica avrebbe effetti solo nel settore dei trasporti. E’ evidente, infatti, che i principi che qui vengono affermati, proprio perché affrontano temi di carattere costituzionale, non possono essere ristretti a un solo settore. Il Governo vuole colpire il diritto di sciopero perché sa perfettamente che nei prossimi mesi ci saranno sempre più conflitti sociali dovuti alla crisi e alla sua gestione sbagliata e ingiusta. Limitare la libertà, imporre autoritariamente le decisioni e reprimere il dissenso è una caratteristica tipica dei sistemi antidemocratici e, nella nostra storia, è la caratteristica autentica del fascismo.
Se il Governo andrà avanti su queste misure, occorrerà una risposta politica e sindacale senza precedenti, sia sul piano delle relazioni sociali e sindacali, sia sul piano del ricorso alla magistratura e alla Corte Costituzionale. E’ chiaro che dopo questa scelta, con questo Governo ci può essere solo rottura e conflitto sociale.

fonte:http://www.rete28aprile.it

Riforma o sabotaggio? Scioperi, "Il governo stia attento"




L'avvertimento di Epifani: "No a forzature che limitano poteri e prerogative". Il 27 il ddl all'esame del governo. Garante: 1339 scioperi nel 2008, ha pesato la vertenza Alitalia. Adesione preventiva: diritti costituzionali a rischio

Il governo “stia attento, perché in materia di libertà del diritto di sciopero costituzionalmente garantito bisogna procedere con molta attenzione”. L'avvertimento all'esecutivo, che si appresta a varare un ddl delega per la riforma del diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali e soprattutto nei trasporti, viene dal segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani. “Se c’è qualcosa da aggiustare rispetto a una normativa già rigida – aggiunge il leader di Corso d'Italia – eventualmente lo si può vedere. Ma se si vogliono introdurre forzature che limitano poteri e prerogative è altra questione”.

L’APPROVAZIONE IN CDM. Intanto dal ministro della Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, arriva la conferma che il governo sta per approvare nel Cdm di domani (venerdì 27 febbraio) il testo di legge del ministro Sacconi. “Lo sciopero - ha aggiunto Brunetta - va tutelato, ma vanno tutelati anche la mobilità, la vita e il lavoro. Quando due valori entrano in conflitto servono la regola e la legge”. Quanto alle perplessità della Cgil, il ministro ha commentato con un laconico “ce ne faremo una ragione”.

Difficile, ad ogni modo, che le battute sprezzanti inducano la Cgil a più miti consigli. Dal momento che è in gioco un diritto costituzionale di ciascun cittadino italiano, e non una prerogativa di questa o quell'altra organizzazione sindacale. Già ieri il segretario confederale Fabrizio Solari si augurava che “a guidare l’iniziativa del governo sul diritto di sciopero non sia, dopo aver favorito la rottura del sindacato, il tentativo di impedire che il dissenso possa manifestarsi”. La legge attualmente in vigore, ha ricordato, “è la più severa d’Europa, ed è una legge osservata, visto che le contestazioni della commissione di Garanzia non vanno oltre lo 0,7 per cento”.

Più di un dubbio, inoltre, sulla decisione di modificare una normativa di questo genere tramite delega al governo, e dunque senza passare per un dibattito parlamentare.

LE PRINCIPALI NOVITA’ DEL DDL. La prima: verrà creato lo “sciopero virtuale” e alcune categorie (in primo luogo i trasporti) non potranno più assentarsi dai propri luoghi di lavoro, per cui lo sciopero sarà proclamato ma non compiuto realmente. La seconda: a proclamare lo sciopero potrà essere solo un'organizzazione sindacale riconosciuta e la mobilitazione dovrà avere l’adesione preventiva del 50 per cento dei lavoratori di quel settore. Altrimenti, se manca questa seconda condizione, ci sarà bisogno di un referendum confermativo tra tutti i lavoratori.

1.339 SCIOPERI NEL 2008. Secondo i dati forniti dalla Commissione di garanzia sugli scioperi, lo scorso anno ne sono stati effettuati 1.339 tra nazionali e locali, il 39 per cento dei quali nei trasporti. Si tratta una crescita complessiva del 4 per cento rispetto al 2007. Gli ‘stop’ con rilevanza nazionale sono stati 201, dei quali 77 nei trasporti, con una crescita significativa rispetto ai 165 del 2007. Dati sui quali, afferma la stessa commissione, pesa per gran parte la difficile vertenza dell’Alitalia.
Antonio Martone, presidente della Commissione, ha sostenuto oggi durante la sua relazione annuale la necessità di “assicurare il rispetto del principio di ragionevolezza e proporzionalità tra i limiti all’esercizio del diritto di sciopero e il sacrificio dei diritti della persona costituzionalmente tutelati”.

REAZIONI E COMMENTI. “È sempre più urgente avviare una riflessione sulla tenuta della vigente disciplina di settore per individuare lacune e prospettare ipotesi di adeguamento”. Così il presidente della Camera Gianfranco Fini che, parlando in occasione della presentazione della relazione annuale del garante degli scioperi, ha detto che “non si tratta ovviamente di soffocare il diritto di sciopero ma di armonizzarlo con l’esercizio degli altri diritti di tutti i cittadini in un opera di bilanciamento che deve tenere conto dell’evoluzione sociale”. “Si vuole portare così a compimento l’attacco al lavoro e alla democrazia alla base dell’accordo separato sulla contrattazione, si vuole distruggere l’autonomia del sindacato e la possibilità che questo ha di organizzare i lavoratori”, attacca il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero. Così anche per Gianni Pagliarini, responsabile lavoro del Pdci, secondo cui il governo sta lavorando a un disegno di legge “vergognoso” sul terreno giuridico e politico-sindacale. “Mentre fa finta di tutelare i cittadini – dice – attacca il sacrosanto diritto allo sciopero, garantito dalla Costituzione e mai così messo pesantemente in discussione”.

Non esattamente dello stesso avviso il Partito democratico. “L’introduzione dello strumento del referendum tra i lavoratori per proclamare lo sciopero - spiega Cesare Damiano - può essere un passo avanti. Quello che non ci piace è la dichiarazione preventiva di adesione allo sciopero dei lavoratori. Stiamo parlando di un diritto costituzionale, molto delicato”. E secondo Pietro Ichino le proposte del governo rispecchiano “in gran parte” quelle avanzate dal Pd. Il giuslavortista lo afferma in due interviste alla Stampa e al Giornale, dicendosi convinto che si possa trovare in Parlamento “una convergenza tra maggioranza e opposizione”. Le misure sugli scioperi, spiega, sono necessarie perché “i trasporti si fermano in media una volta al mese. Questa non è lotta sindacale, è diventata una caricatura grottesca del sindacalismo”.

fonte:http://www.rassegna.it/

Arriva lo «sciopero virtuale» E subito piace a Cisl, Uil e Ugl

Trasporti, ecco la bozza della legge «delega» al governo per varare misure che blocchino le vertenze

Scioperare meno, anzi quasi per nulla. Di più: scioperare per finta. In modo che chi lavora ci rimetta una giornata di paga, e chi dà lavoro alla fine riesca pure a guadagnarci. Lo chiamano «sciopero virtuale», un neologismo tutto italiano. Sì, perché l'idea è del governo Berlusconi e non ha alcun precedente. In nessuna parte del mondo.
Ed è solo una delle misure del pacchetto anti-sciopero che verrà portato alla discussione nel consiglio dei ministri di domattina. Lì, a Palazzo Chigi, il governo si assegnerà una «delega» per poter varare una legge sulla materia. Con meno discussioni possibili. Una legge che di fatto renderà difficilissimo aprire una vertenza nei trasporti.
Le misure sarebbero dovute restare segrete. Ma prima un'agenzia, poi un'altra, hanno cominciato a diffondere qualche paragrafo, qualche frase. Alla fine, ieri è venuto fuori tutto il progetto. Inutile dire che neanche un'ora dopo la diffusione delle notizie, erano già arrivate le dichiarazioni entusiastiche dei segretari della Cisl, della Uil, dell'Ugl. Tutti concordi - usano esattamente le stesse parole - nel sostenere che la «delega» va benissimo, a patto che il governo si limiti ai trasporti.
Un via libera in piena regola, dunque. Anche al cosiddetto «sciopero virtuale». Di che si tratta? Si parla di quella nuova normativa, secondo la quale, in alcuni settori giudicati «essenziali», i lavoratori non potranno scioperare mai. Neanche con molto preavviso, come oggi, neanche nei periodi caldi, com'è già previsto da anni. Semplicemente non possano scioperare. Punto e basta.
L'astensione dal lavoro verrà sostituita da qualcos'altro. Funzionerà - dovrebbe funzionare - così: il sindacato indice lo sciopero. I dipendenti vanno lo stesso al lavoro, svolgono le loro mansioni ma rinunciano alla paga. Quei soldi verranno poi inseriti in un fondo, sul cui uso si discuterà assieme al sindacato. Questo è lo sciopero virtuale. Fabrizio Tomaselli, che è uno dei dirigenti del Sindacato dei Lavoratori, spiega che a parte l'assurdità di un'organizzazione che di punto in bianco verrebbe privato di qualsiasi potere contrattuale, il risultato dello sciopero «virtuale» sarebbe anche un illecito guadagno per le aziende. «Perché c'è un elemento che non viene conteggiato. Per capire: ci sono i mezzi messi a disposizione dalle aziende, e c'è il salario dei dipendenti. Ma poi c'è quello che si chiama plusvalore. La ricchezza in più prodotta dal lavoro. E quella finirebbe tutta intera nelle tasche delle imprese anche durante gli scioperi. Francamente mi sembra un po' troppo...».
Fin qui le battute. Sulla misura talmente grottesca che ha catturato l'attenzione di tutti. Ma in ogni caso restano gli altri provvedimenti: che prevedono la possibilità di organizzare uno sciopero nel settore solo dopo un referendum fra i dipendenti. A meno che non lo indica un'organizzazione che abbia più del 50 per cento di «rappresentatività». Soglia altissima, in un settore dove l'intera sindacalizzazione si aggira su quelle percentuali. E ancora: la «delega» parla esplicitamente dell'impossibilità a fermate del lavoro in alcuni «servizi essenziali». Che ancora non sono definiti e dove potrebbe rientrare qualsiasi attività. Di più: ci saranno anche settori dove bisognerà dichiarare prima l'adesione allo sciopero. Dovrà farlo ogni singolo lavoratore, firmando una dichiarazione. Ce n'è abbastanza, insomma, per parlare di un vero progetto antisciopero. Segno che il governo ha intenzione di procedere con la mannaia anche nel settore dei trasporti. E intanto si difende varando un provvedimenti anti-opposizione.

[Articolo di Liberazione del 26 Febbraio 2009]

fonte:http://www.liberazione.it/

Venerdì 27 febbraio 2009 sciopero generale dei metalmeccanici delle aziende di Pomigliano d’Arco

La grave crisi economica che sta investendo il Paese ha immediatamente rivelato la sua portata in alcuni settori industriali, in particolare in quelli che producono beni di consumo di massa, come il settore auto.
Lo stabilimento Fiat Auto di Pomigliano si presenta come il più colpito dalla crisi tra tutti quelli del Gruppo: dal mese di settembre ad oggi sono già 19 le settimane di cassa integrazione effettuate, ed altre ancora ne verranno nel corso dei prossimi mesi.
Si tratta di 5.000 lavoratori, a cui vanno aggiunti i circa 10.000 dell’indotto, che stanno subendo la situazione in modo insostenibile e a cui, ad oggi, viene negato anche di conoscere quale prospettiva industriale si determinerà per Pomigliano.
A fronte di ciò occorre continuare nella mobilitazione dei lavoratori ed allargarla, sulla base delle rivendicazioni che unitariamente abbiamo avanzato, dal sostegno al reddito fino a quello necessario per il rilancio delle produzioni industriali, dell’insieme del sistema produttivo di Pomigliano.
Su questi obiettivi si terrà, venerdì 27 febbraio, una grande manifestazione a Pomigliano promossa dal Comune di Pomigliano d’Arco, da FIM, FIOM, UILM, FISMIC e dalle RSU di Fiat Auto e delle aziende collegate che partirà alle ore 9,30 dal piazzale antistante la Circumvesuviana per raggiungere, in corteo, Piazza Primavera. Alla manifestazione hanno già aderito, tra gli altri, CGIL, CISL e UIL, il Vescovo di Nola e vi parteciperanno delegazioni di RSU da tutta la provincia di Napoli.
Per favorire la più ampia partecipazione dei lavoratori metalmeccanici alla manifestazione, le Segreterie Provinciali di FIM, FIOM, UILM e FISMIC proclamano per venerdì 27 febbraio lo sciopero generale di 4 ore, dalle 9,00 alle 13,00, per tutte le aziende metalmeccaniche del territorio di Pomigliano d’Arco.



fonte:http://www.fiom.cgil.it/

giovedì 26 febbraio 2009

La Saint-Gobain prepara tre settimane di cassa integrazione




La CGIL parla di “una battuta d'arresto nei progetti di investimento da parte dell'azienda”. L'azienda si chiude nel silenzio e oggi il Comune incontra i sindacati.


Purtroppo le prime voci che avevamo raccolto ieri e di cui avevamo dato notizia trovano conferma: "tre settimane di cassa integrazione a partire dal prossimo marzo e 30 lavoratori interinali non riassorbiti in azienda". Questi sono i provvedimenti presi dalla multinazionale Saint-Gobain per la sede di Pisa, in cui sono impiegate 400 persone compreso l'indotto. E' quanto reso noto dalla Cgil di Pisa, come riporta un'ANSA di ieri pomeriggio.
Il segretario provinciale della Cgil di Pisa, Gianfranco Francese, da noi ascoltato ieri ha affermato che ciò che sta emergendo dalle prime verifiche è che "il progetto sottoscritto nel 2007 di costruire il nuovo Float (forno di colata n.d.r.) nelle ultime settimane ha avuto una battuta d'arresto e prende piede l'ipotesi della riparazione. Ciò ci lascia perplessi ed insospettiti. In queste ore ci sono incontri bilaterali tra il sindacato di categoria e l'azienda per avere chiarezza sulle intenzioni del gruppo".
I lavori di riparazione ed il non avvio al momento della costruzione del nuovo forno sono i maggiori segnali che fanno temere ai sindacati la possibilità di un disimpegno del gruppo sul territorio pisano.
Infatti il Progetto Float costituisce uno degli impegni maggiori che la Saint-Gobain aveva preso nel 2007 con i sindacati e l'amministrazione comunale: un progetto che prevedeva di investire in una nuova linea di colata del vetro passando dalle attuali 625 tonnellate a 830 tonnellate al giorno, con un miglior rendimento di fusione, ma soprattutto con una forte riduzione dei consumi energetici specifici.
La realizzazione di questo forno era parte centrale dell'investimento di 100 milioni di euro in 5 anni programmato nel 2007 e che avrebbe dovuto garantire la stabilità occupazionale e lo sviluppo del sito industriale.
Occorre ricordare che questi impegni furono presi dall'azienda sulla base di un accordo con l'amministrazione comunale che rese possibile, a vantaggio di Saint-Gobain, una operazione urbanistico-finanziario del valore di circa 25 milioni di euro.

Sulla base di questo accordo la Saint-Gobain ha trasferito nell'area est dello stabilimento la produzione e ha venduto ad imprenditori locali l'area ovest dove, grazie ad una variante urbanistica al piano strutturale approvata dal Comune di Pisa, verranno realizzate residenze, uffici e aree commerciale.
Ad oggi l'azienda francese ha già incassato i proventi derivanti dalla valorizzazione dell'area. Per queste ragioni il segretario Gianfranco Francese della CGIL afferma che come prima cosa "occorre rispettare i patti. In tempi di crisi economica globalizzata bisogna che i lavoratori abbiano rassicurazioni da parte dell'azienda soprattutto quando le sedi centrali sono all'estero e non vorremo che in un momento di crisi qualcuno ne approfittasse".
E' giunta infine la notizia che il Comune oggi incontrerà i sindacati e che ha inviato una lettera all'amministratore delegato di Saint-Gobain per un incontro urgente.
Sul fronte aziendale nessun commento e nonostante le sollecitazioni non è stata rilasciata alcuna
dichiarazione.

Insistenti le voci sul disinvestimento dell'azienda nel territorio pisano. Il gruppo taglia migliaia di posti di lavoro in tutta Europa. E a Pisa?La Saint-Gobain è l'ultima della grandi fabbriche della città di Pisa. Ma per quanto lo sarà ancora?

In questi giorni si stanno rincorrendo numerosi voci sul futuro della fabbrica in cui sono impiegati tra impianto ed indotto circa 400 persone. Complessivamente il gruppo conta solo in Italia ben 32 Società Controllate, occupa circa 4.500 dipendenti e fattura oltre 1.700 milioni di euro l'anno.
Crediamo sia utile dare voci agli interrogativi che in molti si stanno ponendo, in attesa di una risposta ufficiale dell'azienda che chiarisca definitivamente e con forza le prospettive imprenditoriali del gruppo sul territorio pisano.
Il quesito principale riguarda la conferma o meno da parte del gruppo francese dell'investimento di 100 milioni di euro in 5 anni, programmato nel 2007 e che avrebbe dovuto garantire stabilità occupazionale e sviluppo del sito industriale.
Le notizie che vengono infatti dalla sede di Parigi vanno nella direzione di pesanti tagli. Il Sole 24 Ore del 20 febbraio ha reso nota la decisione del gruppo "di un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro e un nuovo piano di riduzione dei costi per 600 milioni con nuovi tagli occupazionali. La ricapitalizzazione, garantita al 100%, aumenterà la flessibilità finanziaria e il piano di risparmi porterà a 1 miliardo le economie fatte dal 2008. Lo scorso anno sono stati tagliati 8.000 posti di lavoro (contro i 4.400 annunciati a luglio) e ci saranno altre riduzioni dell'organico nel 2009, ma non c'è un obiettivo definito".
Sulla Stampa sempre del 20 febbraio si dava notizia della pubblicazione dei dati riguardanti l'andamento della Saint-Gobain nel 2008: "Nel periodo di riferimento gli utili del gruppo sono passati dagli 1,48 miliardi di euro del 2007 agli 1,37 miliardi di fine 2008. Il bilancio è stato caratterizzato da buone performance nel corso dei primi nove mesi del 2008 e da una rapido deterioramento delle attività nel corso dell'ultimo quarto dello scorso esercizio (-5,5% la crescita organica nel periodo) ".
Le forti preoccupazioni sui pesanti tagli annunciati dalla Saint-Gobain erano, d'altronde, già state espresse dai sindacati confederali di categoria FILCEM - FEMCA - UILCE.
In una nota congiunta del 21 ottobre 2008 i sindacati chiedevano chiarezza al gruppo sulle strategie: "C'è un clima di crescente incertezza sul futuro, mentre si moltiplicano i segnali contraddittori con lo scenario di relativa tranquillità esposto a maggio durante la riunione di osservatorio e rispetto ai programmi di sviluppo ed investimento annunciati in quella e in altre sedi. Alla congiuntura internazionale sfavorevole, si sommano infatti le logiche dei fondi di investimento che anche nel Gruppo S.Gobain con Wendel, sollecitano decisioni e imprimono accelerazioni tali da compromettere il consolidato sistema di relazioni sindacali in essere e rischiano di avere ricadute pesanti per i lavoratori". Per questo, concludevano i sindacati, "chiediamo di conoscere quanto prima e in apposito incontro le strategie del Gruppo nel nostro paese, che per quanto ci riguarda dovranno confermare gli impegni assunti in termini di investimenti, innovazioni produttive ed organizzative, stabilizzazione dei siti e dell'occupazione".
"Negli ultimi anni la Saint-Gobain"- come sottolinea Federico Giusti dei Cobas - "ha delocalizzato molte sue produzioni dove il costo della manodopera è irrisorio e si può operare nel quasi totale disprezzo dell'ambiente e dei diritti, licenziando al contempo in Usa e Nord Europa migliaia di lavoratori per puntare sull'edilizia e sui prodotti per costruzione e abitazione. Uno dei settori che ne sta facendo le spese è quello vetro dove sono impiegati tra Francia e Italia migliaia di lavoratori".
La richiesta ricorrente è quella della chiarezza. Cosa sta avvenendo a Pisa dietro le mura della fabbrica? E' solo una voce o ha una concretezza la notizia che lunedì possa essere spento il forno numero 4? E soprattutto dopo l'eventuale chiusura vi è già un progetto concreto dell'azienda per riattivarlo?
Gli altri investimenti previsti come "indispensabili perchè lo stabilimento pisano possa mantenere la competitività," illustrati dal dottor Riccardo Garrè, amministratore delegato di Saint-Gobain Glass Italia S.p.A, nell'aprile del 2007, al Consiglio Comunale di Pisa, verranno mantenuti?
Occorre ricordare che questi impegni furono presi nel 2007 dall'azienda sulla base di un accordo con l'amministrazione comunale che rese possibile, a vantaggio di Saint-Gobain, una operazione urbanistico-finanziario del valore di circa 25 milioni di euro.
Sulla base di questo accordo la Saint-Gobain ha trasferito nell'area est dello stabilimento la produzione e ha venduto ad imprenditori locali l'area ovest dove, grazie ad una variante urbanistica al piano strutturale approvata dal Comune di Pisa, verranno realizzate residenze, uffici e commerciale.
Il valore indispensabile di questa operazione urbanistica per la realizzazione dei progetti di espansione ed investimento da parte della Saint-Gobain li esplicitò sempre il dottor Garrè nell'aprile del 2007 quando dichiarò che "la realizzazione di tali progetti è subordinata e resa anche possibile dalla cessione di una porzione dello stabilimento, in relazione alla quale è stato elaborato e proposto un Piano Integrato di Intervento che prevede nell'area Ovest importanti strutture di natura industriale, commerciale e residenziale e che per essere realizzato, comporta da parte dell'Amministrazione Comunale di Pisa l'adozione di una variante urbanistica".
La variante è stata approvata e Saint-Gobain ha fatto fruttare la vendita di quelle aree, ed ora?
E' questo quello che si chiede il consigliere comunale del PRC Maurizio Bini che esprime profonda preoccupazione per quanto sta avvenendo e chiede da parte dell'azienda delle risposte precise: "Non sarebbe tollerabile che dopo aver preso degli impegni la Saint-Gobain ritrattasse tutto. Hanno ottenuto una variante urbanistica che per loro ha significato un ritorno economico enorme, ed ora non possono certo disattendere agli impegni presi. Nel caso ciò avvenisse credo che sarebbe gravissimo ed ognuno sarebbe chiamato alle proprie responsabilità, a partire da chi ha deciso di fare certi accordi con questa azienda senza tutelarsi".
Tante sono quindi le domande e grandi sono le attese di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie riguardo a quelle che sono le intenzioni della Saint-Gobain.
La speranza di tutta la città ed anche la nostra è che l'azienda fornisca delle risposte positive e che non vi sia nessun piano di ridimensionamento.

fonte:http://www.pisanotizie.it/

Part-time Verticale e Contratto a Termine in Piaggio

E’ gia’ da qualche settimana che alla “spicciolata” stanno rientrando in piaggio le lavoratrici ed i lavoratori con contratto a part-time verticale.
Anche questa volta la dirigenza aziendale non si smentisce, nel senso che i rientri avvengono attraverso criteri decisi unilateralmente che, non apparendo oggettivi, alimentano il dubbio di “favoritismi” che, giustamente, sono sempre meno tollerati ed accettati dai lavoratori.
Percio’ ci rivolgiamo alla direzione aziendale affinche’, se pur in corso d’opera, modifichi la pratica quotidiana applicando, per i prossimi rientri, il criterio dell’anzianita’ che e’, forse, l’unico ad avere al suo interno il concetto dell’ oggettivita’.
Questo stesso criterio, vogliamo sperare che l’azienda lo voglia applicare quando, nelle prossime settimane, verranno nuovamente chiamati un certo numero di lavoratrici e di lavoratori con contratto a termine.
Se cosi’ non avverra’, sara’ nostro diritto/dovere denunciare quello che noi percepiremo come un grave errore e per questo metteremo in campo tutte le iniziative utili a rimuovere gli ostacoli per il raggiungimento di questi obiettivi.


Marcello Franchi Fiom-Cgil Pisa

Primo sciopero alla Piaggio

C’è un clima complicato. Alla Piaggio, il giorno dopo la rottura della trattativa sull’integrativo nei reparti la produzione si è fermata per trenta minuti a turno per consentire alle Rsu di illustrare ai lavoratori l’esito dell’incontro fallito. Sulle loro teste ci sono le nuvole della crisi che non risparmia l’azienda pontederese e le incertezze per un confronto che pare di nuovo a un punto morto. E l’equilibrio si fa difficile anche per le stesse organizzazioni sindacali che dal tavolo si sono allontanate unite. La linea anche per amministrare il pacchetto di otto ore di sciopero verrà definita nei prossimi giorni così come se ripartire nel confronto dalla nuova proposta della direzione Piaggio. È categorico il segretario provinciale Fiom Marcello Franchi: «È chiara la volontà dell’azienda di non fare l’accordo. A ottobre ci siamo fermati su una proposta ritenuta irricevibile perciò non è possibile adesso presentarne una peggiorativa di oltre 300 euro. È un dato che unitariamenti i sindacati ritengono inaccettabile». E aggiunge: «Non si può tornare indietro. Se come sindacato accettassimo una cosa del genere sarebbe davvero grave. Qualcuno potrebbe chiederci perché non avete firmato tre mesi fa?». Eppure, appare sempre più difficile che il mutato scenario ecomnomico possa essere tenuto fuori dalla stanza della trattativa. «Negli ultimi tre mesi del 2008 c’è stata una progressiva contrazione dei volumi di produzione e un peggioramento della situazione generale - sostiene il segretario provinciale Fim Angelo Mangino - Il passo avanti rispetto alla proposta avanzata dall’azienda a ottobre non c’è stato, anzi ne ha presentata una completamente diversa. Ma adesso la situazione rischia di scapare di mano e di non incrociareil sentimento diffuso tra i lavoratori che hanno preso sufficiente coscienza della crisi. E ciò confligge un po’ con la necessità di chiudere un accordo avendo a riferimento una piattaforma definita a fine 2007 in un contesto che è radicalmente mutato». «Allo stato attuale non ci sono le condizioni per chiudere l’accordo così come impostato un anno fa - afferma Marcello Casati segretario provinciale Uilm - La trattativa deve essere gestita a livello locale perché le segreterie nazionali non sono in condizione di fare retromarcia rispetto alle richieste di ottobre. L’obiettivo è cercare di chiuderla perché non vorrei avere la responabilità di veder gettare il bambino con l’acqua sporca». E aggiunge: «Nella proposta portata da Piaggio economicamente c’è qualche soldo in meno ma dobbiamo anche vedere quello che sta accadendo a livello nazionale e amche nel nostro territorio. Tra le priorità deve esserci quella di ricostruire una fiducia reciproca, che è importante non solo per i rapporti con Piaggio ma anche per la aziende dell’indotto. Perciò la posizione dell’azienda come quella sindacale non sono più adeguate ai tempi».

Manolo Morandini

[Articolo del Tirreno del 25 Febbraio 2009]

fonte: http://iltirreno.repubblica.it/

mercoledì 25 febbraio 2009

La CGIL nel bivio

Come era ovvio i nodi dell’accordo separato sul sistema contrattuale stanno rapidamente arrivando al pettine. Se c’era chi si illudeva che Confindustria e Governo, realizzando un accordo che stravolge il sistema contrattuale, pensassero poi di accantonarlo di fronte alla crisi, ha probabilmente fatto un ragionamento di buon senso, ma privo di agganci con la realtà. Si stanno già avviando le discussioni sindacali sui rinnovi dei contratti e la confusione è totale.
I problemi di fondo sono almeno quattro: (...)

1. la democrazia. Possono le categorie della Cgil fare piattaforme unitarie con le altre organizzazioni firmatarie dell’accordo separato, senza affermare prima il diritto dei lavoratori a decidere con i referendum su piattaforma, accordo, eventuali dissensi tra i sindacati? Oppure si riproduce lo stesso meccanismo che ha portato all’accordo separato, una piattaforma unitaria senza vincoli e senza regole democratiche?

2. si chiederanno aumenti salariali per due o per tre anni e, per la parte normativa, essa varrà tre o quattro anni? Le clausole di tregua dureranno quattro mesi, come nel sistema in vigore, o sette, come in quello appena sottoscritto?

3. gli aumenti verranno richiesti in continuità con le ultime piattaforme, che erano tutte al di sopra dell’inflazione, o sulla base del nuovo indice concordato nell’accordo separato?

4. le clausole di deroga nell’applicazione del contratto nazionale saranno esplicitamente eliminate dal tavolo di trattativa oppure ne faranno parte?

Coerenza vuole che solo avendo chiarito tutti questi quattro punti, oltre ad altri non meno rilevanti quali il ruolo degli enti bilaterali, sia possibile definire piattaforme unitarie.
La Fiom, per bocca del suo segretario generale, ha annunciato in piazza San Giovanni, che non applicherà un accordo che non condivide e che non è stato votato dai lavoratori. Altre categorie non stanno facendo la stessa cosa. C’è quindi il rischio che nascano piattaforme unitarie, o anche differenziate, che nei fatti siano l’accettazione passiva dell’accordo separato da parte di interi settori della Cgil. Se a tutto questo si aggiunge che la Confindustria, per spingere la Cgil verso l’accettazione di fatto dell’intesa, sarebbe intenzionata a disdettare formalmente il sistema di regole previsto dall’accordo del 23 luglio, e che peraltro è già recepito in tutti i contratti nazionali, si capisce bene come potremmo davvero trovarci, come dice Epifani, nei prossimi mesi di fronte al caos contrattuale. Il problema però è che questo caos sarebbe anche dentro la Cgil. Si è più volte detto che il più grande sindacato italiano, dopo l’accordo di gennaio, era di fronte a un bivio: protestare ma poi subire l’intesa, oppure contrastarla davvero. Il rischio è che questo bivio non sia davanti alla Cgil, ma dentro di essa.

fonte:http://www.rete28aprile.it

Marcegaglia: grave incendio all’inizio del terzo turno nello stabilimento di Milano.

Già altre volte era capitato che i lavoratori della Marcegaglia di V.le Sarca dovessero intervenire per spegnere i focolai di incendio prodotti dall’ autocombustione dei metalli.
Già altre volte avevano segnalato con forza l’assenza di sicurezza di parte degli impianti e, soprattutto, il mal funzionamento del sistema di aspirazione che li costringeva a lavorare in una nuvola di polveri.
Questa notte attorno alle 22.30, all’inizio del terzo turno, una parte della linea di lavorazione ha preso fuoco. Secondo una prima ricostruzione ad incendiarsi sono stati i residui e le polveri di poliuretano (che saturavano l’ambiente) prodotte dalla fresatura dei pannelli frigo.
Dopo l’intervento dei vigili del fuoco, questa mattina secondo l’azienda la produzione avrebbe dovuto ripartire.
La Rsu della Marcegaglia ha già indetto un’ora di sciopero con assemblea.
Per quanto ci riguarda, la produzione non deve riprendere fino quando non saranno ripristinate le condizioni per lavorare in sicurezza.

fonte:http://www.fiom.milano.it/

Lavoro, Epifani: "Sarà una giungla per tutti"

Il leader della Cgil in audizione alla Camera: dopo l'intesa separata "non firmeremo neanche gli accordi sottostanti". "Questo implicherà una situazione complicata". Settore per settore, secondo i rapporti di forza, si creerà una piccola giungla

“C’è grande disordine sotto il cielo delle relazioni contrattuali. Un caos destinato a crescere, un’entropia dello stesso modello destinata ad esplodere”. Così il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, sintetizza la situazione che si è venuta a creare dopo l'accordo separato del 22 gennaio sulla riforma dei contratti, che il sindacato di Corso d’Italia non ha firmato. Epifani lancia l’allarme nel corso di un’audizione alla commissione Lavoro della Camera. E spiega: “Non firmeremo neanche gli accordi sottostanti e questo implicherà una situazione complicata. Settore per settore, a seconda dei rapporti di forza, si creerà una piccola giungla".

Per il dirigente sindacale, quando si è detto che questo accordo “darà certezze al Paese si è detta una sciocchezza, avrebbe dato certezza se ci fosse stata la condivisione di tutti. Se così non è, non ci sarà neanche questa certezza”. Senza nascondersi, poi, Epifani dice che anche “la Cgil avrà problemi, ma lo stesso problema avranno Cisl, Uil e Confindustria. Noi faremo la nostra piattaforma ispirata a ciò che pensiamo e chiederemo il voto dei lavoratori, dove ci sono accordi separati siamo andati al referendum, come sulla scuola. Se si vuole andare avanti così lo si faccia, ma non è la nostra strada e non si doveva seguire”.

Con la sua opposizione al mantenimento del Tfr in azienda, Tremonti “non difende i lavoratori, ha solo il problema che gli mancano 5 miliardi in bilancio”, ha aggiunto Epifani a margine dell’audizione, ricordando che il suo sindacato è favorevole al mantenimento (solo per un certo periodo) del Tfr in azienda, anziché all'Inps, così come chiesto da Confindustria: “Non c’è alcun rischio per i lavoratori”, ribadisce Epifani, perché il Tfr è assicurato da un fondo di garanzia che interviene in caso di fallimento dell'impresa: “Bisogna ricordarlo a Tremonti: non si difendono così i lavoratori”. Il dirigente sindacale ha poi sollecitato una rapida distribuzione delle risorse alle regioni per gli ammortizzatori sociali: “Bisogna fare presto”, ha detto ricordando che, in attesa delle autorizzazioni per i nuovi fondi destinati agli ammortizzatori, ci sono 600 milioni di vecchi stanziamenti da distribuire tra le Regioni.

Infine, interpellato dai cronisti, Epifani è tornato anche sui contratti di solidarietà, uno degli strumenti usati per arginare gli effetti della crisi sui posti di lavoro. Premesso che “se ne sono fatti pochi” e che sono “escluse le piccole e medie imprese”, a giudizio di Epifani si tratta di contratti che “hanno un senso se l'impresa ha un futuro”. Per il segretario della Cgil, i contratti di solidarietà funzionano se servono per superare una fase difficile, ma soltanto per le aziende che pensano di superarlo: “Così si mantiene una manodopera formata di cui si avrà bisogno se cambia il cielo”. E cita il caso della Volkswagen. Accanto, ha concluso, “ci vorrebbe una politica di sviluppo industriale”.

fonte:http://www.rassegna.it

Piaggio, salta l'accordo ed è subito sciopero: 8 ore

Clima teso tra sindacati e vertici Piaggio. Dopo la schiarita che aveva permesso di riaprire la trattativa interrotta a ottobre sul rinnovo del contratto integrativo è di nuovo stallo. La frattura si è consumata ieri al tavolo aperto sul tema presso l’Unione industriale pisana. I sindacati hanno proclamato otto ore di sciopero e nei prossimi giorni definiranno le modalità di attuazione nei diversi reparti. «L’azienda si è presentata con una proposta economicamente inferiore a quella di ottobre - affermano Fim Fiom e Uilm - Motivandola con la negativa congiuntura economica, ha illustrato anche un meccanismo che potrebbe prevedere una trattenuta a conguaglio di oltre 350 euro sul vecchio premio di risultato». La delegazione sindacale considera inaccettabile l’impostazione dell’azienda e chiede di formulare una nuova e diversa proposta. «La direzione si è ripresentata al tavolo della trattativa, confermando l’impostazione precedentemente assunta - sostengono i sindacati - ed evidenziando così un’esplicita volontà di non rinnovare l’accordo aziendale alla Piaggio». Diversa la lettura dell’azienda. «Nonostante uno scenario economico internazionale molto problematico e altamente imprevedibile - afferma la direzione del gruppo -, che si riflette negativamente anche sul settore delle due ruote determinando un consistente calo delle vendite in Italia ed Europa, le proposte avanzate oggi dall’azienda sul piano retributivo sono decisamente favorevoli rispetto alle condizioni di mercato». Un’ottica che per il momento appare distante da quella dei sindacati. «La proposta aziendale prevede l’erogazione di una “una tantum” di 700 euro entro il mese di marzo 2009 - spiega la direzione Piaggio - Tale somma è frutto dell’erogazione di 375 euro lordi in busta paga a marzo, cui si accompagna l’impegno dell’azienda a non trattenere la somma di 325 euro lordi - quale conguaglio negativo in base al precedente contratto integrativo - a consuntivo sul premio di risultato già anticipato ai dipendenti nel 2008, e pari in media a 1.566 euro». Proposta che in base ai calcoli dell’azienda dovrebbe comportare per il 2008 un aumento di 50 euro rispetto al 2007. Il gruppo Piaggio illustra anche l’ipotesi di integrativo portata al tavolo della trattativa. «A regime nel 2011 configura per esempio nel caso di un operaio di 4º livello una retribuzione aggiuntiva di 1.760 euro lordi l’anno, sulla base di un valore medio che include tra l’altro la polizza sanitaria integrativa per i dipendenti, e rappresenta un incremento del +93% rispetto all’impatto in busta paga nel 2007 del precedente integrativo».

Manolo Morandini

[Articolo del Tirreno del 24 Febbraio 2009]

fonte: http://iltirreno.repubblica.it/

martedì 24 febbraio 2009

Allarme Cgil: «Situazione grave, il governo faccia di più»

Sacconi rilancia la «settimana corta». La protesta dei pensionati Cisl: social card e bonus sono stati un flop

Il segretario della Cgil, Guglielmo Epifani, ha rinnovato ieri la richiesta al governo di un'accelerazione sul fronte degli ammortizzatori sociali. La situazione è critica e gli ottimismi del governo non contagiano nessuno, o quasi. L'Italia sta meglio di altri paesi se ci si riferisce al fatto che non ha guai sul versante del sistema bancario e finanziario, dice Epifani richiamando l'allarme occupazione del governatore della Banca d'Italia Mario Draghi, ma i problemi per il nostro paese sono nell'economia reale. E da questo punto di vista, «il governo ha fatto poco e in ritardo»: «I nostri lavoratori hanno i salari più bassi d'Europa ed è questo che ci fa dire di stare meglio».
Dell'estensione dei cosiddetti ammortizzatori sociali a chi ne è sprovvisto (i moltissimi precari, a vario titolo) per ora non si parla neppure. Ma anche per gli 'aventi diritto' la situazione è tutt'altro che rosea: in accordo con le regioni, il governo ha stanziato 8 miliardi (in due anni) per gli ammortizzatori in deroga (destinati alle medie imprese). Ma perchè tale somma sia effettiva servono provvedimenti specifici del governo (per ora i soldi stanziati effettivamente sono solo 151 milioni di euro), e singoli accordi regione per regione. Secondo Fulvio Fammoni (Cgil), con quanto messo effettivamente sul piatto al momento «in alcune realtà si farà fatica a coprire il pregresso di gennaio e febbraio). Mentre la crisi morde e preannuncia che il peggio - in termini di aumento della cassa integrazione e di licenziamenti o disoccupazione per i più deboli - deve ancora arrivare.
Il ministro del lavoro, Sacconi, dal canto suo ha rilanciato la «settimana lavorativa corta» per fronteggiare la crisi. «Non bisogna parlare, bisogna fare - dice Epifani - Siamo d'accordo con qualunque proposta che tenga i lavoratori dentro le aziende, ma per fare la settimana corta non abbiamo tutti gli strumenti». «Forse il governo sottovaluta anche il rapporto tra settimana corta e politica industriale - conclude - perchè se si chiudono le imprese che hanno futuro non c'è riduzione dell'orario di lavoro che tenga». Secondo la Cisl invece le risposte del governo alla crisi non sono ancora sufficienti ma poco ci manca: «Gli 8 miliardi stanziati dal governo vanno bene, meglio non poteva andare, il problema è quello di investire di più», dice il segretario Bonanni. Non lasciandosi scappare l'occasione dell'ennesima tirata: «La Cgil la smetta di andare in piazza una volta al mese». Ma in casa Cisl fortunatamente sopravvive un po' di dibattito, ieri espresso senza mezzi termini dalla categoria dei pensionati. La situazione è pessima, e ciò che preoccupa i pensionati Cisl «è il preoccupante vuoto d'iniziativa del sindacalismo confederale», che contrasta con «la forte spinta dei delegati di base nei congressi territoriali». Un «flop» la social card, più o meno altrettanto il bonus fiscale, nulla di fatto «sul fondo per la non autosufficienza, potere d'acquisto delle pensioni...». I pensionati Cgil si preparano alla manifestazione nazionale del 5 marzo, l'invito è d'obbligo: «Se vuole essere coerente fra ciò che urla e che fa, il segretario Cisl venga a manifestare con noi a Roma il 5 marzo», replica Carla Cantone (Spi Cgil).

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

Brescia, operai al lavoro solo di notte così la fabbrica risparmia sull'energia

È notte fonda per il lavoro in Italia. È una notte buia che alle acciaierie Alfa di Brescia comincia alle sette di sera e finisce alle 11 di mattina. È questo l'orario in cui i 740 operai, dovranno lavorare se passerà l'accordo sindacale ora al vaglio di un referendum proposto dalla Fiom. I lavoratori lo approveranno, non hanno altra scelta. Vengono già da oltre un anno di cassa integrazione ordinaria e l'alternativa che ha messo loro di fronte l'azienda è: “Iniziamo a licenziare o passiamo a nuovi orari”.
Nuovi turni, dunque, che cancelleranno tutti gli orari tradizionali e lasceranno i forni accesi soltanto di notte (durante la settimana), di sabato e di domenica. Questo perché in quelle ore l'energia elettrica costa di meno e l'Alfa Acciai che produce materiali per l'edilizia dice che non ce la fa a mantenere la produzione attuale con questi costi.
“La liberalizzazione del mercato dell'energia elettrica ha trasformato in una trattativa privata quella tra azienda e fornitori di energia – spiega sconsolato Francesco Bertoli della Fiom –. Certo, il governo potrebbe cercare di adottare iniziative per calmierare i costi per le imprese, ma finora non lo ha fatto”.
Finora, quindi, gli unici a modificare le loro “pretese” sono i 740 operai di Brescia. Per loro si apre un periodo di vita “alla rovescia”. Come Arturo Massolari e sua moglie Elide, i due personaggi de “L'avventura di due sposi” di Italo Calvino. Quando le loro famiglie andranno a dormire loro andranno in azienda a lavorare. Quando i loro figli andranno a scuola loro staranno riposando. La loro cena sarà a colazione e la loro colazione sarà a cena. I loro fine settimana saranno in compagnia degli altiforni e le loro albe saranno a pomeriggio.
“Servirà tutto questo a dare ai lavoratori un futuro stabile? È difficile da dire – ammette Bertoli – in questa zona la situazione è nerissima. Qui, almeno per un po', garantiremo agli operai il lavoro, e con questa ipotesi di accordo non avranno ripercussioni istituti contrattuali quali ferie, premi e tredicesima. Ma stiamo parlando di una condizione eccezionale. In tante altre aziende sono già scattati i licenziamenti”.
Nel racconto di Calvino, quando Arturo andava al lavoro, Elide andava a letto. “Dalla propria parte, coricata, strisciava un piede verso il posto di suo marito, per cercare il calore di lui, ma ogni volta s'accorgeva che dove dormiva lei era più caldo, segno che anche Arturo aveva dormito lì, e ne provava una grande tenerezza”. Amori difficili in un Italia che è tornata difficile.

Cesare Buquicchio

fonte:http://www.unita.it

Contratto Piaggio: l’azienda offre ancora meno !!....

In data odierna si è svolto, presso l’Unione Industriale Pisana, un incontro di verifica per la ripresa della trattativa sul contratto integrativo della Piaggio di Pontedera.
La riunione è stata negativa in quanto l’Azienda si è presentata con una proposta economicamente inferiore a quella del 17 Ottobre scorso, quando si era rotto il negoziato.
La Direzione, motivandolo con la negativa congiuntura economica, ha illustrato anche un meccanismo che potrebbe prevedere una trattenuta a conguaglio di oltre 350 €uro sul vecchio premio di risultato.
La delegazione sindacale, considerando inaccettabile tale impostazione, ha chiesto di non procedere a quanto sopra ed ha invitato l’Azienda a formulare una nuova e diversa proposta tale da migliorare le condizioni offerte il 17 Ottobre.
La Direzione si è ripresentata al tavolo della trattativa, confermando l’impostazione precedentemente assunta ed evidenziando così un’esplicita volontà di non rinnovare l’accordo aziendale alla Piaggio.
Pertanto, in coerenza con quanto deciso nelle assemblee del 6 Febbraio, si rende necessario procedere alla mobilitazione di tutti i lavoratori.
Fim, Fiom, Uilm e le RSU decidono di proclamare 8 ore di sciopero da attuarsi con forme articolate nei reparti e le cui modalità verranno comunicate nei prossimi giorni.
Partecipiamo Uniti !!!

Difendiamo il diritto ad un buon accordo aziendale !!!


FIM, FIOM, UILM NAZIONALI
FIM, FIOM, UILM PISA
LA DELEGAZIONE TRATTANTE DELLA RSU PIAGGIO

Piaggio, sindacati proclamano 8 ore di sciopero

Sciopero di 8 ore allo stabilimento Piaggio di Pontedera. Lo hanno deciso i sindacati al termine di un incontro per la ripresa della trattativa sul contrattointegrativo della Piaggio di Pontedera. Una nota sindacale spiega che "la riunione e' stata negativa in quanto l'Azienda si e' presentata con una proposta economicamente inferiore a quella del 17 ottobre scorso, quando si era rotto ilnegoziato". I sindacati spiegano che "la Direzione, motivandolo con la negativa congiuntura economica, ha illustrato anche un meccanismo che potrebbe prevedere una trattenuta a conguaglio di oltre 350 euro sul vecchio premio di risultato. La delegazione sindacale, considerando inaccettabile tale impostazione, ha chiesto di non procedere a quanto sopra ed ha invitato l'Azienda a formulare una nuova e diversa proposta tale da migliorare le condizioni offerte il 17 Ottobre". Per i sindacati, "la Direzione si e' ripresentata al tavolo della trattativa, confermando l'impostazione precedentemente assunta ed evidenziando cosi' un'esplicita volonta' di non rinnovare l'accordo aziendale alla Piaggio.

fonte:http://www.affaritaliani.it/

Piaggio, proclamate otto ore di sciopero per l'integrativo

Fiom, Fim e Uilm annunciano la proclamazione di 8 ore di sciopero alla Piaggio di Pontedera dopo l'esito negativo dell'incontro di oggi, tenuto presso l’Unione Industriale Pisana, per la ripresa della trattativa sul contratto integrativo dell'azienda di Pontedera.
"La riunione è stata negativa - scrivono i sindacati dei metalmeccanici nazionali e di Pisa - in quanto l’Azienda si è presentata con una proposta economicamente inferiore a quella del 17 Ottobre scorso, quando si era rotto il negoziato. La Direzione, motivandolo con la negativa congiuntura economica, ha illustrato anche un meccanismo che potrebbe prevedere una trattenuta a conguaglio di oltre 350 € sul vecchio premio di risultato".
La delegazione sindacale, considerando inaccettabile tale impostazione, ha chiesto di non procedere a quanto sopra ed ha invitato l’Azienda a formulare una nuova e diversa proposta tale da migliorare le condizioni offerte il 17 Ottobre. La Direzione si è ripresentata al tavolo della trattativa, confermando l’impostazione precedentemente assunta ed evidenziando così - a detta dei sindacati - un’esplicita "volontà di non rinnovare l’accordo aziendale alla Piaggio".
"Pertanto - concludono Fiom, Fim e Uilm d'accordo con la Rsu -in coerenza con quanto deciso nelle assemblee del 6 Febbraio, si rende necessario procedere alla mobilitazione di tutti i lavoratori con 8 ore di sciopero da attuarsi con forme articolate nei reparti e le cui modalità verranno comunicate nei prossimi giorni".

fonte:http://www.rassegna.it

Piaggio,offerta a dipendenti Pontedera una tantum di 700 euro

Nonostante scenario economico molto problematico

I vertici del gruppo Piaggio hanno incontrato oggi, presso l'Unione industriale pisana, le organizzazioni sindacali e le Rsu al fine di riaprire le trattative per il rinnovo del contratto integrativo dei dipendenti di Pontedera, offrendo 700 euro di una tantum per il 2008 da pagare a marzo prossimo. "Nonostante uno scenario economico internazionale molto problematico e altamente imprevedibile che si riflette negativamente anche sul settore delle due ruote determinando un consistente calo delle vendite in Italia ed Europa - spiega Piaggio in una nota - le proposte avanzate oggi dall'azienda sul piano retributivo sono decisamente favorevoli rispetto alle condizioni di mercato. La proposta aziendale prevede l'erogazione di una "una tantum" di 700 euro entro il mese di marzo 2009".
"Tale somma - chiarisce l'azienda - è frutto dell'erogazione di 375 euro lordi in busta paga a marzo, cui si accompagna l'impegno dell'azienda a non trattenere la somma di 325 euro lordi - quale conguaglio negativo in base al precedente contratto integrativo - a consuntivo sul premio di risultato già anticipato ai dipendenti nel 2008, e pari in media a 1.566 euro. La proposta dell'azienda comporta nel complesso, per il 2008, un aumento di 50 euro rispetto al 2007 nonostante le sensibili difficoltà di mercato già ricordate".
Per quanto concerne la nuova ipotesi di contratto integrativo, la proposta presentata oggi dal gruppo Piaggio ai rappresentanti sindacali "configura a regime nel 2011 - a titolo di esempio, per un operaio di quarto livello - una retribuzione aggiuntiva di 1.760 euro lordi l'anno, sulla base di un valore medio che include tra l'altro la polizza sanitaria integrativa per i dipendenti, e che rappresenta un incremento del +93% rispetto all'impatto in busta paga nel 2007 del precedente integrativo".

fonte:http://notizie.virgilio.it

Alcuni dati sull’immigrazione in Italia

L’immigrazione in Italia inizia a diventare un fenomeno numericamente rilevante negli anni ’80. Alcune comunità tuttavia sono strutturalmente presenti in Italia già molto prima di quel periodo, in particolare per quanto riguarda i paesi nord africani e soprattutto le ex-colonie.

Il primo provvedimento di “regolarizzazione” su vasta scala fu di tipo amministrativo e risale infatti al 1982, mentre la prima legge sugli stranieri viene approvata nel 1986 in applicazione della convenzione OIL 134/197, dopo un lungo iter iniziato nel 1981, fissando una prima scadenza per la presentazione delle domande nell’aprile 1987, che vede poi tre successive proroghe e conduce all’accoglimento di 105.000 domande. La cosiddetta legge “Martelli” risale al 1990 e comprende anche una sanatoria generalizzata per tutti coloro che riescono a provare l’ingresso in Italia prima del 31.12.1989 (222.000 regolarizzazioni). Nuovi provvedimenti seguono nel 1995 e nel 1998, rispettivamente con 246.000 e 217.000 regolarizzazioni.

La legge del 30.7.2002, nota come “Bossi-Fini” dispone una regolarizzazione per colf e badanti e viene seguita da un decreto legge del 9.9.2002 per quanto riguarda il lavoro dipendente e vedono la presentazione di oltre 700.000 domande di regolarizzazione. La “Bossi-Fini” da un lato è quindi di fatto l’ultimo provvedimento di regolarizzazione vera e propria su vasta scala, dall’altro svela tutta l’ipocrisia della retorica sulla clandestinità. Un’indagine condotta Fondazione Andolfi CNEL nel 2003 su 400 lavoratrici domestiche rivela dati molto significativi aiuta a capire meglio cosa significano i numeri sempre più elevati che ogni anno vengono presentati al momento dell’emanazione del cosiddetto “decreto flussi”, evidenziando la differenza tra i numeri di “irregolari”, in ragione degli anni di permanenza in Italia:

  • in Italia da 2 anni: irregolarità del 68,3%
  • in Italia tra i 3 e i 5 anni: irregolarità del 38,8%
  • in Italia tra i 6 e i 10 anni: irregolarità del 12,6%

Da una lettura complessiva di questi dati si evince non solo che l’immigrazione verso l’Italia è in un costante (ed evidentemente inarrestabile) aumento, ma che è la natura stessa dell’impianto legislativo ad essere totalmente inadeguata al fenomeno migratorio e di fatto genera clandestinità. La presenza di migranti “irregolari” è infatti attualmente stimata in circa 1.000.000 di persone. Ma non si tratta solo di ipocrisia, ci sono anche delle vere e proprie mistificazioni, quando ad esempio si “dimentica” la rilevanza numerica dei e delle migranti provenienti dai paesi neocomunitari, che hanno una situazione molto diversa.

In base al dossier statistico della Caritas del 2008, il numero totale di migranti regolarmente residenti in Italia è pari a 3.987.000 persone, per le quali riportiamo qui di seguito la ripartizione per paese di origine:



Considerando i continenti di origine, il 52% del numero totale di migranti viene da paesi europei, il 23% dall’Africa, il 16% dall’Asia, il 9% dal sud e nord America. La presenza nel territorio italiano è ripartita come segue: 36% nelle regioni del nordovest, il 27% nel nordest, il 25% al centro, il 9% nel sud e il 3% nelle isole.

Sempre in base ai dati della Caritas, il 58,3% opera nel settore dei servizi, il 35,3% nell’industria, il 7,3% nel settore agricoltura e pesca, per il rimanente 3,7% non è invece possibile individuare con precisione il settore di lavoro. Pur in assenza di dati statistici precisi relativi al settore metalmeccanico, è ragionevole ritenere che una parte prevalente del 35,3% attribuito al settore industriale coincida con il settore metalmeccanico. Per un approfondimento sulla situazione nel nostro settore, che è articolata in modo diverso da quello qui rappresentato per quanto riguarda la situazione complessiva, si rinvia ai dati dell’inchiesta Fiom, trattati nell’articolo di Eliana Como.

È utile rappresentare infine la rilevanza del contributo delle lavoratrici e dei lavoratori migranti all’economia italiana, evidenziando ad esempio la partecipazione al PIL che è pari a circa il of 9% (in costante crescita) e quella al gettito fiscale per circa 1,9 miliardi di euro.

Molti sarebbero i dati e gli aspetti da analizzare in modo approfondito rispetto alle condizioni di vita e di lavoro delle persone migranti in Italia. La sanità, la casa, la libertà di culto, la scuola e più complessivamente l’accesso cultura e la possibilità di contribuire alla costruzione della stessa. Ci aiuterebbe a capire meglio cosa potrebbe significare ciò che si definisce “integrazione” se non si avesse di questo termine una concezione completamente sbagliata e a senso unico e un’idea che sarebbe meglio rappresentata dal termine “assimilazione”.

Ma soffermiamoci ancora sulla retorica della “clandestinità”, così pesantemente usata dal governo e dai media per giustificare provvedimenti che compongono il cosiddetto “pacchetto sicurezza”, sempre citando dati elaborati dalla Caritas: tra le denunce nelle quali gli stranieri hanno una più alta incidenza sulle denunce totali (tra il 70 e il 90%), riguardano le leggi sull’immigrazione, la tratta e il commercio degli schiavi, le false dichiarazioni sull’identità e la riproduzione abusiva di materiali audiovisivi. Da questi dati risulta evidente la strumentalità della gestione dell’informazione tesa a suscitare allarme sociale, rappresentando i migranti come se fossero tutti potenziali pericolosi delinquenti, omettendo però di dire che gli stranieri stessi, in circa un sesto dei casi sono vittime di reati violenti contro la persona, compresi omicidi tentati e consumati e violenze sessuali. È inoltre chiarissimo che le infrazioni della legislazione sull’immigrazione e le false dichiarazioni sull’identità sono conseguenza diretta di una legislazione sbagliata, così come il reato odioso della tratta e del commercio di schiavi commesso da migranti contro altri migranti, non avrebbe alcun motivo di essere se non in rapporto a una situazione complessiva di irregolarità diffusa nel mondo del lavoro, per altro assolutamente riconducibile a italianissimi sfruttatori.

Sveva Haertter

fonte:http://www.fiom.cgil.it

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