La CGIL parla di “una battuta d'arresto nei progetti di investimento da parte dell'azienda”. L'azienda si chiude nel silenzio e oggi il Comune incontra i sindacati.
Purtroppo le prime voci che avevamo raccolto ieri e di cui avevamo dato notizia trovano conferma: "tre settimane di cassa integrazione a partire dal prossimo marzo e 30 lavoratori interinali non riassorbiti in azienda". Questi sono i provvedimenti presi dalla multinazionale Saint-Gobain per la sede di Pisa, in cui sono impiegate 400 persone compreso l'indotto. E' quanto reso noto dalla Cgil di Pisa, come riporta un'ANSA di ieri pomeriggio.
Il segretario provinciale della Cgil di Pisa, Gianfranco Francese, da noi ascoltato ieri ha affermato che ciò che sta emergendo dalle prime verifiche è che "il progetto sottoscritto nel 2007 di costruire il nuovo Float (forno di colata n.d.r.) nelle ultime settimane ha avuto una battuta d'arresto e prende piede l'ipotesi della riparazione. Ciò ci lascia perplessi ed insospettiti. In queste ore ci sono incontri bilaterali tra il sindacato di categoria e l'azienda per avere chiarezza sulle intenzioni del gruppo".
I lavori di riparazione ed il non avvio al momento della costruzione del nuovo forno sono i maggiori segnali che fanno temere ai sindacati la possibilità di un disimpegno del gruppo sul territorio pisano.
Infatti il Progetto Float costituisce uno degli impegni maggiori che la Saint-Gobain aveva preso nel 2007 con i sindacati e l'amministrazione comunale: un progetto che prevedeva di investire in una nuova linea di colata del vetro passando dalle attuali 625 tonnellate a 830 tonnellate al giorno, con un miglior rendimento di fusione, ma soprattutto con una forte riduzione dei consumi energetici specifici.
La realizzazione di questo forno era parte centrale dell'investimento di 100 milioni di euro in 5 anni programmato nel 2007 e che avrebbe dovuto garantire la stabilità occupazionale e lo sviluppo del sito industriale.
Occorre ricordare che questi impegni furono presi dall'azienda sulla base di un accordo con l'amministrazione comunale che rese possibile, a vantaggio di Saint-Gobain, una operazione urbanistico-finanziario del valore di circa 25 milioni di euro.
Sulla base di questo accordo la Saint-Gobain ha trasferito nell'area est dello stabilimento la produzione e ha venduto ad imprenditori locali l'area ovest dove, grazie ad una variante urbanistica al piano strutturale approvata dal Comune di Pisa, verranno realizzate residenze, uffici e aree commerciale.
Ad oggi l'azienda francese ha già incassato i proventi derivanti dalla valorizzazione dell'area. Per queste ragioni il segretario Gianfranco Francese della CGIL afferma che come prima cosa "occorre rispettare i patti. In tempi di crisi economica globalizzata bisogna che i lavoratori abbiano rassicurazioni da parte dell'azienda soprattutto quando le sedi centrali sono all'estero e non vorremo che in un momento di crisi qualcuno ne approfittasse".
E' giunta infine la notizia che il Comune oggi incontrerà i sindacati e che ha inviato una lettera all'amministratore delegato di Saint-Gobain per un incontro urgente.
Sul fronte aziendale nessun commento e nonostante le sollecitazioni non è stata rilasciata alcuna
dichiarazione.
Insistenti le voci sul disinvestimento dell'azienda nel territorio pisano. Il gruppo taglia migliaia di posti di lavoro in tutta Europa. E a Pisa?La Saint-Gobain è l'ultima della grandi fabbriche della città di Pisa. Ma per quanto lo sarà ancora?
In questi giorni si stanno rincorrendo numerosi voci sul futuro della fabbrica in cui sono impiegati tra impianto ed indotto circa 400 persone. Complessivamente il gruppo conta solo in Italia ben 32 Società Controllate, occupa circa 4.500 dipendenti e fattura oltre 1.700 milioni di euro l'anno.
Crediamo sia utile dare voci agli interrogativi che in molti si stanno ponendo, in attesa di una risposta ufficiale dell'azienda che chiarisca definitivamente e con forza le prospettive imprenditoriali del gruppo sul territorio pisano.
Il quesito principale riguarda la conferma o meno da parte del gruppo francese dell'investimento di 100 milioni di euro in 5 anni, programmato nel 2007 e che avrebbe dovuto garantire stabilità occupazionale e sviluppo del sito industriale.
Le notizie che vengono infatti dalla sede di Parigi vanno nella direzione di pesanti tagli. Il Sole 24 Ore del 20 febbraio ha reso nota la decisione del gruppo "di un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro e un nuovo piano di riduzione dei costi per 600 milioni con nuovi tagli occupazionali. La ricapitalizzazione, garantita al 100%, aumenterà la flessibilità finanziaria e il piano di risparmi porterà a 1 miliardo le economie fatte dal 2008. Lo scorso anno sono stati tagliati 8.000 posti di lavoro (contro i 4.400 annunciati a luglio) e ci saranno altre riduzioni dell'organico nel 2009, ma non c'è un obiettivo definito".
Sulla Stampa sempre del 20 febbraio si dava notizia della pubblicazione dei dati riguardanti l'andamento della Saint-Gobain nel 2008: "Nel periodo di riferimento gli utili del gruppo sono passati dagli 1,48 miliardi di euro del 2007 agli 1,37 miliardi di fine 2008. Il bilancio è stato caratterizzato da buone performance nel corso dei primi nove mesi del 2008 e da una rapido deterioramento delle attività nel corso dell'ultimo quarto dello scorso esercizio (-5,5% la crescita organica nel periodo) ".
Le forti preoccupazioni sui pesanti tagli annunciati dalla Saint-Gobain erano, d'altronde, già state espresse dai sindacati confederali di categoria FILCEM - FEMCA - UILCE.
In una nota congiunta del 21 ottobre 2008 i sindacati chiedevano chiarezza al gruppo sulle strategie: "C'è un clima di crescente incertezza sul futuro, mentre si moltiplicano i segnali contraddittori con lo scenario di relativa tranquillità esposto a maggio durante la riunione di osservatorio e rispetto ai programmi di sviluppo ed investimento annunciati in quella e in altre sedi. Alla congiuntura internazionale sfavorevole, si sommano infatti le logiche dei fondi di investimento che anche nel Gruppo S.Gobain con Wendel, sollecitano decisioni e imprimono accelerazioni tali da compromettere il consolidato sistema di relazioni sindacali in essere e rischiano di avere ricadute pesanti per i lavoratori". Per questo, concludevano i sindacati, "chiediamo di conoscere quanto prima e in apposito incontro le strategie del Gruppo nel nostro paese, che per quanto ci riguarda dovranno confermare gli impegni assunti in termini di investimenti, innovazioni produttive ed organizzative, stabilizzazione dei siti e dell'occupazione".
"Negli ultimi anni la Saint-Gobain"- come sottolinea Federico Giusti dei Cobas - "ha delocalizzato molte sue produzioni dove il costo della manodopera è irrisorio e si può operare nel quasi totale disprezzo dell'ambiente e dei diritti, licenziando al contempo in Usa e Nord Europa migliaia di lavoratori per puntare sull'edilizia e sui prodotti per costruzione e abitazione. Uno dei settori che ne sta facendo le spese è quello vetro dove sono impiegati tra Francia e Italia migliaia di lavoratori".
La richiesta ricorrente è quella della chiarezza. Cosa sta avvenendo a Pisa dietro le mura della fabbrica? E' solo una voce o ha una concretezza la notizia che lunedì possa essere spento il forno numero 4? E soprattutto dopo l'eventuale chiusura vi è già un progetto concreto dell'azienda per riattivarlo?
Gli altri investimenti previsti come "indispensabili perchè lo stabilimento pisano possa mantenere la competitività," illustrati dal dottor Riccardo Garrè, amministratore delegato di Saint-Gobain Glass Italia S.p.A, nell'aprile del 2007, al Consiglio Comunale di Pisa, verranno mantenuti?
Occorre ricordare che questi impegni furono presi nel 2007 dall'azienda sulla base di un accordo con l'amministrazione comunale che rese possibile, a vantaggio di Saint-Gobain, una operazione urbanistico-finanziario del valore di circa 25 milioni di euro.
Sulla base di questo accordo la Saint-Gobain ha trasferito nell'area est dello stabilimento la produzione e ha venduto ad imprenditori locali l'area ovest dove, grazie ad una variante urbanistica al piano strutturale approvata dal Comune di Pisa, verranno realizzate residenze, uffici e commerciale.
Il valore indispensabile di questa operazione urbanistica per la realizzazione dei progetti di espansione ed investimento da parte della Saint-Gobain li esplicitò sempre il dottor Garrè nell'aprile del 2007 quando dichiarò che "la realizzazione di tali progetti è subordinata e resa anche possibile dalla cessione di una porzione dello stabilimento, in relazione alla quale è stato elaborato e proposto un Piano Integrato di Intervento che prevede nell'area Ovest importanti strutture di natura industriale, commerciale e residenziale e che per essere realizzato, comporta da parte dell'Amministrazione Comunale di Pisa l'adozione di una variante urbanistica".
La variante è stata approvata e Saint-Gobain ha fatto fruttare la vendita di quelle aree, ed ora?
E' questo quello che si chiede il consigliere comunale del PRC Maurizio Bini che esprime profonda preoccupazione per quanto sta avvenendo e chiede da parte dell'azienda delle risposte precise: "Non sarebbe tollerabile che dopo aver preso degli impegni la Saint-Gobain ritrattasse tutto. Hanno ottenuto una variante urbanistica che per loro ha significato un ritorno economico enorme, ed ora non possono certo disattendere agli impegni presi. Nel caso ciò avvenisse credo che sarebbe gravissimo ed ognuno sarebbe chiamato alle proprie responsabilità, a partire da chi ha deciso di fare certi accordi con questa azienda senza tutelarsi".
Tante sono quindi le domande e grandi sono le attese di centinaia di lavoratori e delle loro famiglie riguardo a quelle che sono le intenzioni della Saint-Gobain.
La speranza di tutta la città ed anche la nostra è che l'azienda fornisca delle risposte positive e che non vi sia nessun piano di ridimensionamento.
fonte:http://www.pisanotizie.it/
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