La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

martedì 30 giugno 2009

Allergie professionali: alcuni dati

Gli ultimi decenni sono stati caratterizzati da un aumento esponenziale dei soggetti affetti da patologie allergiche delle quali ben i ¾ interessano le vie respiratorie.
Nella popolazione lavoratrice le allergie di origine professionale interessano più frequentemente sia la cute (eczemi) che le vie respiratorie (riniti ed asme).


Pubblichiamo la newsletter INCA completa
23° 2009 numero newsletter-1.pdf


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Una proposta inaccettabile del Gruppo Stoiber: cancellare l’obbligo per le piccole imprese di effettuare la valutazione dei rischi

Diminuire i costi per la prevenzione a scapito della sicurezza dei lavoratori. Tira un forte vento di deregulation in Europa. Una gruppo di esperti della Commissione europea propone di cancellare l’obbligo per le piccole imprese di effettuare la valutazione dei rischi
Se l’Italia piange, l’Europa non ride. Da noi, con la controriforma del Testo unico, si vogliono annacquare le responsabilità datoriali per la prevenzione dei rischi e per i danni alla salute dei lavoratori. In Europa, un gruppo di esperti di alto livello (denominato “Hlg”), incaricato dalla Direzione generale Imprese della Commissione di studiare misure volte ad alleggerire gli oneri amministrativi delle aziende per applicare le direttive (con l’obiettivo della cosiddetta “better regulation”), propone di annullare per le piccole imprese l’obbligo di produrre la relazione che documenti la valutazione dei rischi (il noto Dvr). Questa sola misura, secondo gli esperti, farebbe scendere i costi attuali per la prevenzione del 31% (pari a 834 milioni di euro), ma equivarrebbe – secondo l’Istituto della Ces per la salute e la sicurezza, Hesa - a minare tutta l’impalcatura della strategia europea per la prevenzione dei rischi sul lavoro dettata dalla direttiva “quadro” 89/391/EEC (in particolare, il nostro Titolo I del Testo unico).
Le proposte non si fermano qui. L’Hlg (noto a anche come “Gruppo Stoiber”, dal nome del suo presidente, ex leader conservatore della Baviera) suggerisce alla Commissione diverse altre “raccomandazioni”. Propone di definire indirizzi comuni che restringano il campo delle attività ispettive ai soli settori a maggior rischio, con un risparmio per gli oneri amministrativi delle imprese del 12% (pari a 109 milioni di euro) e limitare in generale la frequenza delle ispezioni, così da ridurre i costi di un altro 7% (15 milioni di euro). Nel mirino anche l’obbligo di denunciare gli infortuni, per il quale si suggerisce di procedere solo per via telematica, riducendo così le spese di circa il 90% (151 milioni di euro). Ma c’è dell’altro, rivolto in particolare all’area dei cantieri temporanei e mobili (in pratica il settore delle costruzioni, regolato dalla direttiva 92/57/EEC, notoriamente il più rischioso, attuata in Italia con il Titolo IV del Testo unico), per il quale si propone di eliminare l’obbligo di redigere il piano di sicurezza e quello di coordinamento delle relative misure di prevenzione in rapporto con le ditte appaltatrici. E, infine, annullare anche l’obbligo di comunicare all’autorità competente l’apertura del cantiere. Un risparmio di altri 485 milioni di euro.
Come sopra accennato, la reazione della Ces è stata immediatamente durissima. Se tali misure venissero accettate, si scardinerebbe l’intero impianto della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori in Europa. La battaglia per vincere questa tendenza a tagliare i costi a scapito della vita dei lavoratori si preannuncia difficilissima, anche considerando la nuova composizione del Parlamento europeo scaturito dalle ultime elezioni, certamente meno favorevole del precedente alle istanze sociali. Un elemento in favore del mantenimento dell’attuale assetto si è già tuttavia registrato, perché la Direzione generale Affari Sociali della Commissione ha espresso un primo parere contrario a simili cambiamenti.
Un punto debole su ci si sta concentrando la risposta sindacale è il fatto che risultano del tutto oscure le fonti e i metodi con cui il Gruppo Stoiber ha proceduto alle sue valutazioni. Nel documento presentato alla Commissione risulta che l’Hlg, per misurare gli oneri amministrativi delle direttive, si è rivolto ad un Consorzio composto di società (Capgemini, Deloitte, Rambolle management), che non hanno reso noto alcunché delle procedure adottate per le loro analisi. Così non si sa quali sono stati i soggetti coinvolti per valutare le situazioni nei vari paesi, quali i documenti esaminati, chi è stato intervistato, quali i dati presi in considerazione, quali le ragioni di enormi differenze riscontrate (1.400 minuti per una denuncia d’infortunio in Romania e 5 in Finlandia), quali, infine gli accorgimenti di qualità adottati per garantire la validità dell’indagine. Su questi temi è cominciato il confronto nell’ultima plenaria del Comitato Consultivo il 18 giugno scorso.

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Disastro a Viareggio: esplode treno, 13 morti e 50 feriti

Tredici morti tra cui un bambino carbonizzato, 50 feriti di cui 35 feriti ustionati in modo grave (alcuni nel 90% del corpo), altre decine di persone contuse, sotto schock, disperse, un migliaio di abitanti evacuati: è il bialncio ancora provvisorio del disastro che si è consumato stanotte alla stazione di Viareggio dove un treno merci carico di gpl è deragliato innescando una serie di esplosioni e un terribile incendio che ha provocato anche il crollo di alcune palazzine.
Alla base della tragedia ci sarebbe la rottura di un asse di un carrello del vagone merci, "un incidente tipico che non è stato mai tenuto nella giusta considerazione nonostante l'elevatissimo rischio connesso", secondo quanto sostengono in una nota i delegati Rsu/Rls dell'Assemblea Nazionale dei Ferrovieri, organismo trasversale composto da lavoratori e iscritti a tutte le sigle sindacali.
"Il fatto che i carri possano essere di proprietà delle singole aziende produttrici delle merci trasportate e non del gruppo FS - prosegue la nota - non può essere utilizzato come giustificazione, anzi, questa circostanza pone drammatici interrogativi sulle modalità di controllo e di verifica adottate per l'ammissione a circolare sulla rete".
Rsu ed Rls delle Ferrovie esprimono dunque "profondo dolore per le tante vittime innocenti di questa tragedia e il ringraziamento ai soccorritori", ma al tempo stesso fanno appello "a tutte le autorità istituzionali affinché non ignorino le segnalazioni di pericolo che come ferrovieri portiamo a conoscenza dell'opinione pubblica poiché - dicono ancora nella nota - il trasporto ferroviario è un servizio complesso in cui anche il più piccolo incidente o guasto, può determinare immani tragedie e come tale va analizzato e preso, sempre, nella massima considerazione".
"Rinnoviamo la pù ferma critica al gruppo dirigente delle Ferrovie - conclude la nota dei ferrovieri - che ha dirottato risorse e tecnologia sul servizio 'luccicante' dell'alta velocità lasciando che il resto del servizio ferroviario, in particolare merci e pendolari, deperisse sia in termini di qualità che di sicurezza".
In questo momento il sottosegretario alla Protezione civile, Guido Bertolaso, sta compiendo un sopralluogo sulla zona dell'incidente a bordo di un elicottero dei vigili del fuoco: lo stesso Bertolaso prenderà parte ad una riunione operativa che è stata convocata presso il Municipio, e a cui parteciperanno autorità e soccorritori. Da Roma è anche partito il ministro dell'Interno Roberto Maroni, che raggiungerà la città per analizzare la situazione. La Procura di Lucca ha aperto un'inchiesta sull'accaduto.

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Termini, operai Fiat in piazza

Cortei, blocchi e picchetti contro la decisione di non produrre più auto nello stabilimento dal 2012

C’è orgoglio operaio anche qui dove mare, sole e caldo convivono con la fabbrica. Termini Imerese racchiude tutte le contraddizioni della Sicilia. La Fiat vi produce automobili dagli anni Settanta, ma non vuole più farlo. L’amministratore delegato, Sergio Marchionne, è stato chiaro fino ai limiti della brutalità, alcuni giorni fa, quando ha escluso un futuro per le auto in Sicilia, «anche se la Regione dovesse investire nelle infrastrutture», visto che lo stabilimento è la classica cattedrale nel deserto, senza logistica, senza un tessuto produttivo attorno, dove si assemblano auto a costi troppo alti. E ora i suoi operai si sentono traditi, abbandonati, furiosi.Ieri hanno bloccato a più riprese, la mattina e il pomeriggio, la ferrovia e l’autostrada. Hanno spezzato in due la Sicilia. Hanno costretto i viaggiatori a lunghe attese e grandi disagi. «Ma ne valeva la pena - dice uno degli operai che ha fatto i blocchi - perché abbiamo dato a tutti il nostro volantino e ora sanno che qui si sta per chiudere. E sarà un disastro per l’intera Sicilia». Gli operai di Termini Imerese, circa 2000 considerano i dipendenti Fiat e i giovani che lavorano in imprese esterne, ne fanno una questione di vita o di morte. Di stipendi che rischiano di svanire in una terra così avara di occasioni. Di crisi mortale per una cittadina da 27mila abitanti. Di un favore immenso alla criminalità organizzata. «Sono entrato in Fiat nel 1978, una vita fa», racconta Salvo, uno degli anziani in tuta blu. «Noi di Termini Imerese non siamo secondi a nessuno. Qui produciamo 400 vetture al giorno, le Lancia Ypsilon, e sono garantite. Pensate che un tempo volevano addirittura metterci un bollino, «Made in Termini Imerese», perché era sinonimo di qualità. Alla Fiat lo sanno perché ci hanno mandato in tante fabbriche a fare i «recuperi», risistemando le auto malfatte che stazionavano nei piazzali.
Una volta, a Pomigliano, abbiamo recuperato 6.500 auto in un colpo solo».
Il destino di Termini Imerese è sul punto di cambiare. Dal 2011 non si produrranno più auto. Ma gli operai non ci stanno. I sindacalisti ai cancelli promettono «lotta dura e lunga». «In questa vicenda - si lamenta Roberto Mastrosimone, Fiom-Cgil - sentiamo troppi silenzi. Oggi ci sentiamo soli». Ce l’hanno con la politica, con la gente, con gli altri operai. «Nessuno ha parlato, ma s’illudono negli altri stabilimenti se pensano che toccherà solo a Termini Imerese», aggiunge Vincenzo Comella, Uilm. E Giovanni Scavuzzo Battaglia, Fim-Cisl: «Abbiamo dovuto dare una risposta forte alle parole di Marchionne. Ora aspettiamo i tavoli di confronto con l’azienda. Ma sarebbe bene che Cgil Cisl e Uil entrino in campo».E ieri s’è fatto sentire segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani: «Non ha senso dire oggi che Termini non potrà più fare automobili da qui a due anni. Noi oggi abbiamo un calo di domanda, e quindi è tutto il settore auto, come gli altri settori dei beni durevoli, che non ha sbocco. Inutile dire quello che sarà dopo. Adesso vediamo, teniamo le persone, non pregiudichiamo nessun futuro». Marchionne ha prospettato per Termini Imerese la via della «riconversione». Ma gli operai non ci credono. Alla sola parola scuotono la testa. Non sa che pensare anche il sindaco Salvatore Burrafato, eletto appena quindici giorni fa. Figlio di un brigadiere delle guardie penitenziarie che fu ucciso dalla mafia, Burrafato guida una giunta anomala dove sono confluiti pezzi di Pd, una parte del Pdl che si riconosce nella leadership di Gianfranco Micciché e l’Mpa, il partito del Governatore Raffaele Lombardo. «Quando mi hanno eletto - racconta Burrafato - pensavo di dover affrontare altre sfide. Invece mi trovo catapultato nel pieno di una drammatica crisi sociale. Va recuperato un ritardo pauroso. Si parlava di chiudere la fabbrica già 7 anni fa. Da allora, nulla è successo. I governi, sia quello regionale, che nazionale, se ne sono disinteressati. Ora ci sarebbe la volontà della Regione Sicilia d’intervenire. Ma vedo emergere contro di noi un pregiudizio grande come una casa».

Francesco Grignetti

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lunedì 29 giugno 2009

Saint-Gobain: i lavori per il nuovo forno entro il 2010

Firmato un accordo tra multinazionale e sindacati presso il Ministero dello Sviluppo Economico

E' stato siglato dai sindacati e la Saint-Gobain a Roma presso il Ministero dello Sviluppo Economico un accordo sulla presenza della multinazionale in Italia.La Saint-Gobain il 21 aprile scorso aveva presentato un pesantissimo piano di ristrutturazione per alcuni dei suoi impianti produttivi nel nostro paese: chiusura dello stabilimento cuneese "Sekurit" di Savigliano, un drastico calo degli occupati in quello "Euroveder" di Cervasca, il rinvio a data da destinarsi del rifacimento del forno "float", a Pisa e 67 esuberi tra contratti a tempo indeterminato e non.Come si ricorderà, ci fu una reazione da parte dei lavoratori con scioperi territoriali e lunghe giornate di presidio sul territorio, uno sciopero nazionale, manifestazioni davanti le sedi Saint Gobain di Milano e di Parigi, due riunioni al ministero dello Sviluppo Economico.Come stabilito nell'ultimo incontro e nel conseguente verbale sindacale del 28 maggio scorso al Ministero dello Sviluppo Economico a seguito delle aperture e del "ripensamento" da parte dell'azienda manifestati in quella sede, si sono tenuti tutti i relativi confronti territoriali e gli accordi conseguenti ratificati nell'incontro di giovedì scorso a Roma.Per la "Sekurit" di Savigliano dunque non si procede più a nessuna chiusura, "ma si confermano, spiegano i sindacati in una loro nota, 100 unità lavorative; per gli altri lavoratori scatta a giugno la cassa integrazione straordinaria per 12 mesi ed una procedura di esodo incentivato; procedura di mobilità anche per 150 addetti; previste inoltre possibili ricollocazioni infragruppo e rientro di attività"Per lo stabilimento "Euroveder" di Cervasca, "da 149 esuberi previsti,inizialmente, dicono i sindacati di categoria, si è scesi fino a 129, con una ulteriore possibilità di applicare il "contratto di solidarietà" per 30 addetti. Anche in questo caso scattano a giugno 12 mesi di cassa integrazione straordinaria, mobilità e incentivi all'esodo. Saint Gobain ha confermato una ulteriore ricapitalizzazione di 5 milioni di euro all'inizio del 2010".Infine per quanto riguarda Pisa i sindacati hanno annunciato che si farà "un investimento di 20 milioni di euro per il rifacimento del forno "float", a Pisa: i lavori partiranno entro e non oltre il 31 dicembre 2010. Anche qui sarà avviata a luglio la procedura di cassa integrazione straordinaria per 12 .mesi, oltre ad aver stabilito incentivi all'esodo per il personale in esubero (45 unità circa)"."Come sempre la mobilitazione dei lavoratori dentro la strategia industriale che la categoria persegue, paga", commenta Alberto Morselli, segretario generale Filcem-Cgil. Strategia che è anche quella - prosegue il dirigente sindacale - di convincere le istituzioni e la politica sulla bontà dei nostri argomenti, soprattutto quando si arriva a quei "ripensamenti" che danno un futuro alle attività produttive e all'occupazione. Purtroppo - aggiunge Morselli - la crisi generale non è superata affatto: servono misure strutturali per rilanciare e sviluppare l'industria, oltre a maggiori ammortizzatori sociali per la fase congiunturale".
"Vigileremo affinché i contenuti delle intese finora raggiunte siano rispettate", conclude Morselli.

fonte: http://www.pisanotizie.it

Gruppo di continuità del 23 giugno

Breve resoconto della riunione del gruppo di continuità nazionale della R28A, tenutosi a Roma il 23 giugno.

Il contesto: l’aggravarsi della crisi e la posizione intransigente di Confindustria

Siamo di fronte ad un aggravamento della crisi economica affrontato con una brutale politica di classe, che punta a ridurre occupazione, diritti, salario.
Il consiglio direttivo della Confindustria, dopo l’accordo separato con Cisl e Uil, ha eletto un coordinamento diretto da Bombassei (il documento potete trovarlo sul sito della Rete28Aprile) che guiderà l’applicazione dell’accordo separato, controllando e verificando la coerenza tra rinnovi contrattuali e nuovo sistema di regole. Ogni accordo dovrà prevedere l’esplicita accettazione dell’accordo separato e essere in linea con le indicazioni dell’ISAE sulla dinamica inflazionistica prevista fino al 2012.
A questo punto è evidente che tutte le categorie che dovessero arrivare ad accordi unitari non potranno che farlo accettando le regole del 22 gennaio. E’ poco probabile, infatti, che la Confindustria accetti mediazioni sull’applicazione dell’accordo.
I Metalmeccanici presenteranno piattaforme separate e come Rete28Aprile dovremo fare il punto su tutti i rinnovi contrattuali e gli accordi che, se le condizioni rimarranno queste, dovranno essere respinti.
Il livello dello scontro, in prospettiva, si radicalizzerà, anche all’interno del sindacato, tra le posizioni più intransigenti e rigorose e quelle del “meno peggio”, in particolare su due fronti, entrambi per noi inaccettabili:
- gli aumenti salariali collegati non più al contratto nazionale ma al merito, secondo la formula “lavorare di più per guadagnare di più”;
- i licenziamenti. Su questo punto in particolare, ribadiamo la nostra posizione di totale rifiuto: non si possono accettare le mobilità a meno che non siano chiaramente ed esplicitamente volontarie. Noi dobbiamo dire in modo chiaro NO ai licenziamenti, in ogni caso, rifiutando gli accordi che non prevedano uscite volontarie. Sull’accordo Unilever dovrà essere chiaro il punto sulla volontarietà e fin d’ora diciamo che ci impegneremo perché nessuno rimanga per strada.

Il Congresso della CGIL

Il direttivo nazionale del 21 luglio – dopo la conferenza di programma dal 15 al 17 luglio a Chianciano - aprirà i lavori del 16° congresso della CGIL. Entriamo in questa discussione con importanti categorie in piena trattativa per i rinnovi contrattuali e con la Filcams che firma una pura resa, siglando l’accordo che aveva respinto un anno fa e che lascia inalterati i punti fondamentali, cioè l'obbligatorietà delle domeniche, l'allungamento dell'orario d lavoro per i nuovi assunti apprendisti e la possibilità del mancato riposo settimanale. E, inoltre, con la CNA che chiede che nell’accordo degli artigiani con Cgil, Cisl e Uil venga fatto un riferimento all’accordo separato.
In questo quadro, il congresso della Cgil sarà proprio sulla politica sindacale e non sui massimi sistemi come sostengono alcuni dirigenti della Cgil. Anzi, la burocrazia che nega la realtà è quella che si sta preparando a transitare in un’altra realtà; in questo contesto appelli all’unità vanno solo nella direzione di garantire le burocrazie.
Per ora le posizioni più vicine alla nostra sono:
- quella della Fiom, con Rinaldini che sembra si stia indirizzando sempre più chiaramente verso la decisione di una mozione alternativa;
- quella di una parte della FP che per ora sospende il giudizio, ma che, a sentire il segretario generale nazionale, potrebbe prendere una posizione alternativa;
- quella di LS, che per ora non è ancora chiara, ma che lascia pensare che ci potrebbe essere una divisione al suo interno, tra chi si schiera con la maggioranza e chi invece decide per un documento alternativo.
Noi – che abbiamo ribadito più volte e già da tempo – la decisione di sostenere un documento alternativo, dobbiamo cercare un’alleanza più larga possibile, anche se è evidente che tanto più l’alleanza su una posizione alternativa sarà larga, tanto più c’è il rischio che sia il frutto di una mediazione. In quel caso, si tratterà di chiarire la nostra partecipazione a questa possibile alleanza, per esempio con un nostro documento programmatico in cui spieghiamo la nostra posizione e chiariamo come e perché ci staremo dentro. La mozione alternativa è diversa dalle tesi, come nell’ultimo congresso, questo per noi significa che quelli che aderiranno dovranno partecipare al congresso confederale e senza accordi che li mantengano in categoria. Questo sarebbe inaccettabile per la Rete28Aprile.
Si tratterà di valutare anche i tempi del Congresso. Se la discussione congressuale deve essere vera – come vogliamo – e non soltanto rituale, dobbiamo pretendere che il Congresso prenda il tempo necessario. Sarà importante fare quanto possibile perché i congressi di base inizino a gennaio, in modo da avere l’agibilità dei compagni e delle compagne.
Ribadiamo, inoltre, anche a seguito della polemica avvenuta sul caso Unilever, per come si è sviluppata consolidando le appartenenze politiche, cosa che non abbiamo apprezzato, la nostra posizione di indipendenza rispetto a qualsiasi gruppo o partito politico. Il sindacato che vogliamo è un sindacato di classe e indipendente.

L’organizzazione

Definiremo una Commissione Politica ed una Organizzativa. Entrambe non risponderanno ad appartenenze geografiche, ma all’impegno che potrà dedicare ciascun compagno e compagna che si rende disponibile.
Avvicinandoci al Congresso, è prioritario individuare, non soltanto dei referenti territoriali, ma anche e soprattutto dei referenti nazionali di categoria.
Nei territori dove non siamo organizzati - Abruzzo, Umbria e in parte Sicilia - identificheremo direttamente compagni/e che si occupino del Rete nella regione.
Giorgio Cremaschi farà delle proposte organizzative su alcune realtà territoriali, che fino ad ora non hanno trovato un accordo sulle modalità di organizzazione.
Il sito della Rete (www.rete28aprile.it) è uno strumento importante di informazione, comunicazione e organizzazione; in vista del Congresso lo diventerà ancora di più. Dobbiamo implementarlo il più possibile, inviando alla redazione le notizie e i comunicati dai territori e dalle categorie. Invitiamo tutte e tutti a utilizzarlo e diffonderlo.
Dal 28 al 30 agosto si terrà la terza festa nazionale della Rete28Aprile, come gli anni scorsi a Sala Baganza (Parma). In concomitanza con la festa, sabato 29 e domenica 30 agosto, nello spazio festa, è convocato il gruppo di continuità Nazionale.
Data l’importanza di questo appuntamento, anche in vista del Congresso, è prioritario che i compagni e le compagne di tutti i territori si organizzino per partecipare e contribuire alla piena riuscita. A breve diffonderemo il programma dettagliato della festa.

A cura della Redazione del sito della R28A

fonte:http://www.rete28aprile.it

“Appoggio totale alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori di Termini Imerese”

Il Segretario generale della Fiom-Cgil, Gianni Rinaldini, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“Esprimo il mio totale appoggio alle lavoratrici e ai lavoratori della Fiat Auto di Termini Imerese che, in questi giorni, sono scesi in lotta, una volta di più, a difesa della loro fabbrica.”
“Si tratta di una giusta e necessaria risposta alle inaccettabili dichiarazioni con cui l’Amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, ha reso nota la volontà aziendale di non proseguire la produzione di auto nello stabilimento siciliano.”
“Dichiarazioni inaccettabili, oltre che sul piano del merito, anche sul piano del metodo, visto che giungono a pochi giorni di distanza dall’incontro di Palazzo Chigi in cui Governo, Regioni, Azienda e sindacati avevano definito un percorso di confronto sulle prospettive del Gruppo in Italia.”
“Dichiarazioni inaccettabili e anche incomprensibili, visto che la Fiat aveva detto e ripetuto che intendeva proseguire a produrre auto a Termini Imerese, purché venisse supportata dai poteri pubblici. Non si capisce quindi perché tale volontà di chiusura venga espressa adesso che ci sono interlocutori che si mostrano disponibili a intavolare una trattativa industriale con l’Azienda stessa.”

fonte:http://www.fiom.cgil.it/

domenica 28 giugno 2009

Giù l’occupazione nelle grandi industrie

Ad aprile è scesa del 4,1% rispetto all’anno scorso, il calo più ampio dal 2001. In frenata l'aumento degli stipendi. Contratti nazionali in vigore per 10,7 milioni di dipendenti, 18 gli accordi da rinnovare. Diminuiscono le ore di sciopero

OCCUPAZIONE.
Scende ancora l’occupazione nelle grandi imprese: al netto della cassa integrazione, il calo ad aprile rispetto al mese precedente è stato dello 0,4%. In termini tendenziali, rispetto cioè ad aprile 2008, l'occupazione va giù dell’1,3% al lordo e del 4,1 al netto della cig (è il calo più ampio dal 2001). Lo comunica l'Istat.
RETRIBUZIONI. Le retribuzioni contrattuali orarie, a maggio, sono cresciute del 3% rispetto allo stesso mese del 2008. I ricercatori parlano invece di variazione nulla rispetto ad aprile. L’aumento su base annua risulta comunque in frenata rispetto ai mesi precedenti per il progressivo esaurirsi degli effetti dei rinnovi contrattuali. Sempre a maggio, l’inflazione si è attestata allo 0,9% su base annua, mentre l’aumento nel periodo dall'inizio dell'anno, in confronto al corrispondente periodo del 2008, è del 3,6%.
CONTRATTI. Quelli in vigore alla fine di maggio sono 60, che regolano il trattamento economico di circa 10,7 milioni di dipendenti (81,9%). Risultano invece in attesa di rinnovo 18 accordi, che coinvolgono circa 2,4 milioni di dipendenti (18,1%). A maggio, ricorda ancora l’Istituto di statistica, sono stati rinnovati due contratti, giornalisti e ricerca, mentre nessuno è scaduto. Sempre a maggio si rileva una copertura totale per l'agricoltura, alte percentuali per industria e servizi privati, basse nella pubblica amministrazione (48,3%).
SCIOPERI. Nel periodo gennaio-marzo 2009 il numero delle ore non lavorate per conflitti (originati dal rapporto di lavoro) è stato di 491 mila (il 79,4% in meno rispetto al valore corrispondente dell'anno 2008). Lo comunica ancora l'Istat, spiegando che tra le motivazioni, quella denominata "altre cause", residuale rispetto alle sei motivazioni codificate, presenta l'incidenza maggiore (30,3%). Il 28,1% delle ore non lavorate per conflitti è invece da imputare alla motivazione "licenziamento e sospensione dei dipendenti".

fonte:http://www.rassegna.it

sabato 27 giugno 2009

Crisi: Rinaldini (Fiom), industriali appiattiti su posizioni governo

"Le posizioni espresse da Federmeccanica e Confindustria sono totalmente sdraiate su quelle del governo", lo ha detto Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil, a margine dell'assemblea di Federmeccanica a Torino.
Inoltre, rincara Rinaldini, gli industriali "chiedono l'annullamento del ruolo proprio della contrattazione e la gestione unilaterale, da parte delle imprese, delle condizioni di lavoro, dall'orario al salario".
Il leader Fiom ha poi commentato i provvedimenti
anticrisi del governo: "Nelle misure annunciate oggi dal governo non c'è nulla per i lavoratori e per i loro redditi, nè quindi per il consumo interno. Viene confermata una scelta che porta inevitabilmente all'aggravarsi della crisi".

fonte:http://www.rassegna.it

venerdì 26 giugno 2009

Via libera del Cdm al decreto anticrisi

"Manovrina" da due miliardi di euro. Tra le misure principali, la detassazione degli utili delle imprese e 25 mln per la cigs. Stretta a stipendi e consulenze nelle società pubbliche. Prorogato fino a dicembre l'uso dell'esercito nelle grandi città

Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo decreto legge anticrisi. Il testo prevede molte misure tra cui la detassazione degli utili delle imprese. Arrivano ulteriori 25 milioni di euro per il 2009 per rifinanziare le proroghe per la cigs a 24 mesi per cessata attività. Stabiliti anche i rimborsi per i piccoli risparmiatori e gli azionisti che hanno investito in obbligazioni Alitalia e la riduzione del costo dell'energia per imprese e famiglie.
L’articolo 1 prevede progetti di formazione per i lavoratori in cassa integrazione che altrimenti sarebbero costretti a casa. “Al fine di incentivare la conservazione e la valorizzazione del capitale umano nelle imprese nell'eccezionale periodo di crisi - si legge nel testo - in via sperimentale per gli anni 2009-2010 i lavoratori già destinatari di trattamenti di sostegno al reddito di rapporto di lavoro, possono essere utilizzati dall'impresa di appartenenza in progetti di formazione o riqualificazione che possono includere attivita' produttiva connessa all'apprendimento”. Inoltre, “al lavoratore spetta a titolo retributivo la differenza tra trattamento di sostegno a reddito e retribuzione”.
Tra gli altri provvedimenti, stretta sugli stipendi e sulle consulenze nelle società pubbliche e una norma per velocizzare i pagamenti delle pubbliche amministrazioni nei confronti delle imprese, per evitare si accumulino altri debiti nei confronti dei privati. La norma stabilisce anche una responsabilità del funzionario che decide gli impegni di spesa.
Stanziati poi 190 milioni di euro per aumentare gli assegni legati ai contratti di solidarietà. "In via sperimentale per gli anni 2009-2010 - si legge - l'ammontare del trattamento di integrazione salariale per i contratti di solidarietà è aumentato nella misura del 20% del trattamento perso a seguito della riduzione di orario nel limite massimo di 40 milioni di euro per l'anno 2009 e 150 milioni di euro per l'anno 2010".
Per i terremotati
dell'Abruzzo tasse e rate posticipate a gennaio 2010 senza sanzioni e interessi. Arrivano poi 1.250 militari in più a pattugliare le strade delle città. Il piano per le città sicure viene inoltre prorogato fino al 31 dicembre. Il personale sarà a disposizione dei Prefetti delle province "per l'impiego nei comuni dove si rende maggiormente necessario".
Nel dl ci sono anche provvedimenti che evitano il licenziamento dei precari della pubblica amministrazione. Soddisfatto il segretario generale della Funzione pubblica Cgil, Carlo Podda: “Due successi per i lavoratori e le organizzazioni sindacali risultano evidenti dal testo del decreto: la ghigliottina del 30 giugno (data contenuta nell'atto senato 1167, provvedimento mai approvato, come termine per le stabilizzazioni, ndr) viene cancellata. E per la prima volta non si parla del 31 dicembre 2009 come termine ultimo per le stabilizzazioni, ma del triennio 2010-2012”.
“Entrambi questi punti – prosegue il sindacalista – così come i correttivi apportati alle norme riguardanti le assenze per malattia, ci lasciano sperare che il ministro Brunetta abbia iniziato a ravvedersi. Per noi riformisti, meglio tardi che mai”. Adesso, dice Podda, “ci aspettiamo che si proceda presto alla consultazione delle organizzazioni sindacali per delineare una strategia condivisa per la definitiva soluzione del problema. Alla luce di questi provvedimenti, possiamo ritenere scongiurato il rischio che migliaia di dipendenti pubblici perdano il loro posto di lavoro, auspicando che si apra una nuova fase che porti alla ridefinizione di regole certe che garantiscano i diritti dei lavoratori pubblici”.
Il decreto “è del tutto insufficiente rispetto ai problemi sociali che abbiamo di fronte”. Così commenta il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini a margine dell'assemblea generale di Federmeccanica a Torino. A suo giudizio i problemi urgenti sono “estendere gli ammortizzatori sociali, bloccare i licenziamenti e raddoppiare la cassa integrazione”.

La misura, Formazione per lavoratori in cig
Strategie anticrisi, I sindacati chiedono di essere coinvolti
Pubblica amministrazione, salvi i precari

fonte:http://www.rassegna.it

Incidente alla Comital: morto uno dei lavoratori coinvolti

Esprimo profondo dolore per la morte sopravvenuta del lavoratore marocchino, gravemente ustionato alla Comital di Spinetta Marengo.
Esprimo dolore e solidarietà ai famigliari mentre emerge nel modo più tragico la conferma del dato statistico che, di fronte a un leggero e non decisivo calo delle morti complessive registrate sul lavoro, vede in forte aumento le morti dei lavoratori migranti e dei lavoratori precari. Ancora una volta un incidente che poteva essere evitato con il rispetto delle più elementari norme di sicurezza, in un’azienda che appartiene a un grande gruppo, miete vittime.
Mentre esprimiamo auguri e sostegno ai lavoratori feriti, confermiamo che la Fiom non lascerà nulla di intentato perché siano accertate e punite tutte le responsabilità. A tal senso la Fiom si costituirà parte civile nel procedimento penale in corso.

dichiarazione di Giorgio Cremaschi

fonte:http://www.fiom.cgil.it

Comunicato Fiom-Cgil di Alessandria

"La Stampa" del 25 giugno 2006

Ccnl metalmeccanici: Fiom, nostra piattaforma 30 giugno, più soldi di Fim-Uilm

“La piattaforma della Fiom, che sarà presentata il 30 giugno, sarà su due anni con una cifra sicuramente superiore a quella che chiedono Fim e Uilm”. Lo rende noto Giorgio Cremaschi della segreteria nazionale Fiom, dopo la presentazione della piattaforma Fim e Uilm per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici. “Tutte le parti normative del contratto nazionale - aggiunge Cremaschi - restano in vigore, non accetteremo le regole che altri hanno concordato il 15 aprile. Sottoporremo come sempre le nostre richieste alla consultazione dei lavoratori”.

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Ccnl metalmeccanici, arriva la piattaforma Fim-Uilm

Fim e Uilm, i sindacati dei metalmeccanici di Cisl e Uil, hanno approvato la piattaforma per il rinnovo del contratto: prevede la richiesta di un aumento di 113 euro per il prossimo biennio a partire dal 2010 e un potenziamento del welfare integrativo. Lo comunicano in una nota congiunta i segretari generali Giuseppe Farina (Fim) e Antonino Ragazzi (Uilm). L’ipotesi di rinnovo arriva proprio alla vigilia dell'assemblea di Federmeccanica che si svolgerà domani a Torino, ed è la prima che viene presentata in base alle nuove regole previste dalla riforma del modello contrattuale siglata da Cisl e Uil, ma non da Cgil.
Dal punto di vista retributivo le richiesta sono: +6% sui tabellari minimi (113 euro al quinto livello); recupero dei differenziali salariali per eventuali scostamenti tra inflazione prevista e reale; promozione della contrattazione di secondo livello e 30 euro al mese per i lavoratori di quelle aziende dove questa non si svolge (elemento perequativo). L'altro punto riguarda il welfare integrativo, per cui si chiede di creare un fondo di solidarietà per i lavoratori sospesi o malati e un incremento dello 0,5% del contributo aziendale al Fondo di previdenza complementare.

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giovedì 25 giugno 2009

Contratti: il momento della verità

Oggi la Fim e la Uilm decidono la loro piattaforma per i metalmeccanici. Lo faranno in totale ossequio a quanto definito dagli accordi separati del 22 gennaio e del 15 aprile, nei quali si è definito un rigido sistema centralizzato per i contratti nazionali e per tutta la contrattazione.
In questo modo Fim e Uilm non solo rompono con la Fiom e con la pratica unitaria faticosamente riconquistata negli ultimi due rinnovi contrattuali dei metalmeccanici, ma decidono di affidarsi totalmente al potere e alle decisioni della Confindustria che, in una sua recente riunione, ha deciso di istituire una commissione centrale di controllo (sic!) che ha il compito di guidare tutti i rinnovi contrattuali.
Per la Confindustria l’autonomia dei singoli contratti non c’è più e i prossimi rinnovi serviranno unicamente ad applicare quanto definisce l’accordo separato. Che impone prima di tutto che i salari possano crescere nei prossimi tre anni solo in base all’inflazione programmata nell’indice Ipca, amministrato dall’istituto Isae, secondo un altro accordo separato. In questa selva di sigle la sostanza è che il salario del contratto nazionale sparisce, perché con i nuovi indici e con l’abbassamento delle paghe di riferimento su cui calcolare gli aumenti, deciso il 15 aprile, difficilmente un operaio delle linee di montaggio arriverà a 30 euro lordi mensili annuali di aumento. Ma il nuovo sistema impone ai firmatari anche di adeguare la parte normativa dei contratti. Si apre così la via alla revisione dei diritti. Dalla contrattazione aziendale, che sarà ancor più irreggimentata, con la totale flessibilità del salario e con la brutale rigidità della prestazione di lavoro, agli enti bilaterali, all’arbitrato. La nuova stagione contrattuale che Fim e Uilm aprono, propone dunque una centralizzazione senza precedenti della contrattazione, che punta ad imporre nuove regole a chi non le ha firmate e senza alcun serio coinvolgimento democratico dei lavoratori.

La Fiom deciderà di rispondere a questa scelta presentando una propria piattaforma, che esige la continuità del contratto esistente e che dunque rifiuta di applicare regole non condivise e non concordate. Si apre così nella principale categoria dell’industria uno scontro sindacale senza precedenti. Infatti un’eventuale accordo separato di Fim e Uilm e Federmeccanica sarebbe qualcosa di profondamente diverso e peggiore da quanto è già avvenuto nel passato. Una nuova intesa separata oggi sarebbe una sorta di costituzione autoritaria, che stabilisce un sistema di regole senza e contro il principale sindacato della categoria.
Anche nelle altre categorie il clima volge alla tempesta. L’unica piattaforma unitaria presentata sinora, quella degli alimentaristi, si è trovata di fronte a una posizione rigidissima delle aziende, che hanno chiarito che per esse l’accordo può solo applicare il nuovo sistema contrattuale. E già al primo incontro ci sono state rilevanti distinzioni di giudizio tra i tre sindacati. Telecomunicazioni ed aziende elettriche hanno anch’esse piattaforme separate, anche se qui la Cgil, ha presentato richieste salariali sui tre anziché due anni, a differenza di quanto invece farà la Fiom.
Tutte le prossime vertenze contrattuali saranno sottoposte all’aggressione dell’accordo separato. Che non è stato un incidente di percorso, ma una scelta ben meditata della Confindustria e del Governo. Con l’aggravarsi della crisi, con il pesante carico che essa comporta sull’occupazione e sulla sicurezza sul lavoro, le imprese pensano che sia giunto il momento di regolare i conti con tutta l’autonomia della contrattazione. Il Governo a sua volta punta a costruire un regime sindacale che emargini definitivamente la Cgil. La Confindustria lo segue e lo scavalca sul piano sociale. Infatti su questo piano le critiche che oggi la Confindustria indirizza al governo sono tutte “da destra”, cioè a favore del taglio delle pensioni e della sanità pubblica, delle privatizzazioni, dei licenziamenti e della precarizzazione. Anche di fronte alla sciagurata ipotesi del ritorno alle gabbie salariali, lanciata dalla Lega, la risposta della Confindustria è ancor più a destra. Le gabbie salariali, dicono i padroni, non si possono fare perché sarebbero troppo rigide. E, come ha ricordato il ministro Sacconi, nell’accordo separato c’è ben di più, visto che lì si afferma il principio della deroga verso il basso dei salari e dei diritti, territorio per territorio, azienda per azienda, là ove l’economia e il mercato lo richiedano.
Bisogna prendere sul serio gli industriali quando dicono che per essi la crisi è un’occasione. Sì un’occasione per far fuori ogni autonomia sindacale ogni diritto certo dei lavoratori.
Si apre la stagione della verità per la Cgil. O si accetta il sistema contrattuale che la Confindustria vuole imporre, o lo si contrasta fino in fondo. In mezzo non c’è niente. La scelta della Filcams-Cgil, che un anno dopo sottoscrive tale e quale l’intesa separata per il commercio che aveva giustamente rifiutato, dimostra che non c’è via di mezzo tra la resa e il conflitto. I metalmeccanici della Fiom, pur nelle difficoltà della crisi, scelgono la seconda strada. Bisogna far sì che non restino soli nella Cgil e nel Paese a farlo.

G.Cremaschi

fonte:http://www.liberazione.it/

2008: L’anno nero dei fondi pensione, la rivincita del Tfr.

Un calo del 6,3% dei rendimenti dei fondi negoziali nel 2008, gli azionari perdono quasi il 25% del rendimento, Il Tfr si rivaluta del 2,7% nel 2008.
LA CUB: Rilanciare la previdenza pubblica


Un calo del 6,3% dei rendimenti dei fondi negoziali nel 2008 e un ulteriore calo dell’ 1% nei primi tre mesi del 2009, gli azionari perdono quasi il 25% del rendimento, Il Tfr si rivaluta del 2,7% nel 2008 cui si aggiunge lo 0,3% del primo trimestre del 2009. Rilanciare la previdenza pubblica.
Il 2008 stato l’anno nero per i fondi pensione. I rendimenti aggiornati al 31 marzo 2009, segnano un calo del 6,3% dei rendimenti dei fondi negoziali nel 2008 e un ulteriore calo dell’ 1% nei primi tre mesi del 2009: in particolare la diminuzione è del 24,5% (2008) e del 5% (primo trimestre 2009) per il comparto azionario; del 9,4% e 1,7% per il bilanciato; del 3,9% e 0,9% del misto mentre c’è un rialzo dell’1,6% e dello 0,6% per l’obbligazionario puro.
Andamento simile per i fondi aperti, i cui rendimenti scendono del 14% nel 2008 e di un ulteriore 2,2% tra gennaio e marzo di quest’anno con il picco di un taglio del 27,6% (2008) e del 5,6% (2009) per l’azionario a cui si oppone un apprezzamento del 4,9% e del 1,3% per l’obbligazionario puro.
I Pip, piani di investimenti individuali, nel 2008 realizzano un calo dei rendimenti del 24,9% mentre nel primo trimestre la riduzione ha toccato il 4,6%: in caduta del 36,5% (2008) e del 7,6% (2009) le linee azionarie e in salita del 2,7% e dello 0,9% quelle obbligazionarie.
Il Tfr, che anche nel 2007 aveva reso mediamente più dei fondi, si rivaluta del 2,7% nel 2008 cui si aggiunge lo 0,3% del primo trimestre del 2009.
I fondi pensione sono in crisi in tutti i paesi in cui sono presenti; negli Usa, le perdite arrivano fino al 50% e scatta l’allarme pensione per milioni di lavoratori.
I numeri e il volume delle perdite, l’esplosione della crisi finanziaria, il crollo dei valori azionari hanno reso evidente a tutti quanto sostenuto dalla Cub: nel conferimento del tfr ai fondi pensione c’e solo un forte rischio per il salario dei lavoratori e un forte guadagno, a prescindere dalla resa dell’investimento, per i gestori, le banche e gli speculatori che hanno la possibilità di “giocare” con i soldi dei lavoratori.
Come al solito, invece di prendere atto del fallimento e della truffa della previdenza complementare, pensano di introdurre cambiamenti perché tutto continui come prima.
Non serve la riforma della riforma, la soluzione c’è già:
· rilancio la previdenza pubblica, quale strumento unico, universale per il mantenimento del reddito percepito prima del pensiona-mento e opporsi alla riduzione delle pensioni attese con peggioramenti delle aliquote su cui calcolarle e all’aumento dell’età pensionabile.
· diritto (oggi negato) al recesso dall’adesione ai fondi e ad interrompere i versamenti e richiedere quanto versato.
· cancellazione per i nuovi assunti del silenzio assenso per lo scippo del tfr ai fondi pensione.

a cura dell'ufficio studi della CUB

fonte:http://www.cub.it

Comunicato della Segreteria nazionale sulla ventilata richiesta di danni da parte della Fincantieri

La Segreteria nazionale della Fiom considera priva di qualsiasi fondamento la richiesta di risarcimento di 20 milioni di euro ventilata dai legali della Fincantieri nel processo per antisindacalità in atto contro l’azienda. Tale richiesta è la conferma piena della cultura e delle scelte antisindacali del gruppo. In Fincantieri infatti, dopo un accordo separato che ha violato le più elementari regole di democrazia, vi sono state azioni di sciopero, mobilitazioni, volantini e prese di posizione che rientrano nel più puro ambito dei diritti sanciti dalla Costituzione della Repubblica.
Tutte le iniziative sindacali a seguito dell’accordo separato, hanno ricevuto un eccezionale consenso dai lavoratori, in tutti i cantieri, come, dopo tutti gli altri, dimostra lo sciopero pressoché totale dello stabilimento di Sestri Ponente il 24 giugno. Peraltro la Fincantieri è stata più volte sanzionata dalla magistratura, ultimo caso ad Ancona, che ha definito come antisindacali i suoi comportamenti tesi a limitare il diritto di sciopero. La minaccia dei danni è quindi un ulteriore elemento che dimostra la strada negativa che l’azienda ha intrapreso a partire dall’accordo separato. Tale minaccia è priva di qualsiasi fondamento giuridico e materiale, ma è, purtroppo l’ennesima dimostrazione che l’azienda ha intrapreso una strada di rottura e scontro con il più importante sindacato del gruppo e la grande maggioranza dei lavoratori. Non saranno certo atteggiamenti di questo genere che faranno deviare la Fiom dalla decisione di perseguire un accordo giusto e condiviso da tutti i lavoratori del gruppo.

fonte:http://www.fiom.cgil.it/

Comunicato Rsu Fiom Fincantieri Sestri Ponente

Secolo XIX. Fincantieri chiede i danni alla Fiom: venti milioni

la Repubblica. Fincantieri, Sestri si ferma ma sulla protesta è polemica

mercoledì 24 giugno 2009

Inail, 1.120 morti sul lavoro nel 2008




L'Istituto ottimista, ma è un bilancio drammatico. Meno infortuni perchè cambia la struttura economica dell'Italia: dal modello agricolo a quello postindustriale. Le malattie professionali sono in forte aumento e restano sottostimate

L’Inail è ottimista. I dati sugli infortuni mortali sono ancora molto alti, ma la tendenza fa ben sperare, anche se aumentano le malattie professionali e aumentano gli infortuni mortali tra i lavoratori immigrati. Ecco dunque i dati forniti oggi dall’Inail nella sua Relazione annuale: 874.940 infortuni sul lavoro e 1.120 incidenti mortali. “L’anno 2008 si è chiuso con un bilancio infortunistico che, pur nella drammaticità dei numeri, segna un incoraggiante record storico – spiegano i dirigenti dell’Inail - per la prima volta dal 1951, primo anno per il quale si dispone di statistiche attendibili e strutturate, nel nostro paese il numero di infortuni mortali è sceso al di sotto dei 1.200 casi l’anno. Nel 2008, infatti, i morti del lavoro sono diminuiti del 7,2% rispetto ai 1.207 dell’anno precedente”.
Secondo l’Inail, il 2008 conferma una tendenza che, con l’unica eccezione del 2006, è in corso da molti anni: da un punto di vista statistico l’andamento storico del fenomeno degli infortuni mortali appare ridotto ad un quarto rispetto ai primi anni Sessanta. Anche perché nel frattempo è cambiata profondamente la struttura economica dell’Italia: nel giro di pochi anni si è passati da una economica agricola a una economia postindustriale. E questo ovviamente ha inciso anche sul numero degli infortuni. “Nel giro di circa quaranta anni – spiega l’Inail - si è passati dal tragico record storico di 4.664 morti sul lavoro del 1963, apice del boom economico, ai poco più di 1.500 di inizio millennio. Tale trend decrescente è poi proseguito negli anni Duemila: tra il 2001 e il 2008 gli infortuni mortali sono diminuiti di circa il 28% in valori assoluti e di oltre il 33% se il dato è rapportato agli occupati, che nello stesso periodo di tempo sono aumentati dell’8,3%. In ogni caso va detto che il calo è stato continuo e sostenuto dal 2001 (1.546 infortuni mortali) al 2005 (1.280 casi) per interrompersi per un improvviso quanto imprevisto rialzo nel 2006, che ha registrato 1.341 decessi. Fortunatamente i dati 2007 (1.207) e 2008 (1.120) hanno segnato di nuovo una decisa riduzione degli eventi mortali.”
Ma la rassicurazione statistica non basta. Il problema degli infortuni sul lavoro e in particolare degli infortuni mortali è ancora molto pesante. Quali sono i peggiori pericoli per i lavoratori? Sicuramente il nemico numero uno è la strada, colpevole di oltre la metà delle morti bianche. Dei 1.120 infortuni mortali del 2008, infatti, 335 sono quelli determinati da circolazione stradale in occasione di lavoro (autotrasportatori, commessi viaggiatori, addetti alla circolazione stradale, ecc.) e 276 quelli in itinere, ovvero sul percorso casa lavoro e viceversa, accaduti prevalentemente su strada. Un dato particolarmente importante quest’ultimo se si tiene presente che alcuni Paesi dell’Europa a 15 (Danimarca, Irlanda, Paesi Bassi, Regno Unito e Portogallo) non rilevano gli infortuni in itinere e che tra questi, Irlanda e Regno Unito, non registrano neppure quelli stradali occorsi durante l’esercizio dell’attività lavorativa.

Le malattie professionali sono in aumento. E il fenomeno è spesso sottostimato. Sono infatti quasi 30mila (per l’esattezza 29.704) le denunce di malattie professionali pervenute all’Inail nell’anno 2008 per il riconoscimento e l’eventuale indennizzo di una patologia insorta durante l’attività lavorativa. Si tratta di circa 1.000 denunce in più (3,2%) rispetto all’anno 2007 che aveva registrato a sua volta un aumento di ben 2mila casi (+7,4%) in confronto con il 2006. Nel giro degli ultimi due anni, dunque, le patologie denunciate all’Inail sono cresciute di ben 3mila casi, vale a dire di 11 punti percentuali. Un incremento verosimilmente dovuto all’emersione del fenomeno e alla maggiore sensibilità verso un problema troppo spesso sottovalutato piuttosto che a un peggioramento delle condizioni di salubrità negli ambienti di lavoro.

Ma dove si manifesta maggiormente il fenomeno? La maggior parte delle malattie professionali denunciate nel 2008 riguardano l’Industria – rispondono all’Inail - e i Servizi, gestione che da sola assomma il 93% dei casi di tecnopatia. In particolare sono 27.539 le patologie denunciate nell’Industria e Servizi, 1.817 in Agricoltura e 348 tra i dipendenti del conto Stato. Nel 2008, inoltre, l’incidenza delle malattie non tabellate (ovvero quelle patologie per le quali è richiesto al lavoratore l’onere della prova del nesso causale con l’attività lavorativa svolta) ha raggiunto l’86% di tutte le denunce, contro il 79% del 2004. Questa percentuale, poi, aumenta ancora per l’agricoltura, dove si attesta al 94% del totale delle denunce.

L’ipoacusia e sordità si conferma come prima malattia professionale per numero di denunce, con un’incidenza che però diminuisce di anno in anno, passando dal 30% (circa 7.500 casi) al 20% del totale nel 2008 (circa 5.700 casi). Sono infatti altre le patologie emergenti, in particolare quelle che colpiscono l’apparato muscolo-scheletrico: le denunce per tendiniti (oltre 4mila nel 2008) e le affezioni dei dischi invertebrali (circa 3.800) sono più che raddoppiate negli ultimi cinque anni. Numericamente rilevanti sono poi anche le denunce per artrosi (circa 1.900 casi) e per sindrome del tunnel carpale (circa 1.500). Restano inoltre ancora oggi significative l’asbestosi (circa 600 casi l’anno), patologia che presenta periodi di latenza di anche quaranta anni e che secondo le stime raggiungerà il picco di manifestazione intorno al 2025 e la silicosi (quasi 300 casi nel 2008), caratterizzata da una tendenziale contrazione nel corso del quinquennio 2004-2008. Una particolare importanza stanno infine assumendo i disturbi psichici lavoro-correlati, che nell’ultimo quinquennio hanno avuto una consistenza numerica pari a circa 500 casi l’anno, di cui larga parte individuati come “mobbing”. Infine, tra i primi posti in graduatoria risultano i tumori con 2000 denunce pervenute nel 2008: un fenomeno in crescita e non ancora pienamente rappresentato dai numeri.

Paolo Andruccioli

fonte:http://www.rassegna.it

G.Cremaschi - Nota stampa su FIAT

“La Fiat ha già detto che chiude due stabilimenti e cancella dagli 8 ai 10 mila posti di lavoro. Cosa fanno politica e Governo?”

“E’ incredibile il silenzio che accompagna la decisione della Fiat di chiudere due stabilimenti produttivi in Italia, uno dell’auto, uno delle macchine movimento terra, a Termini Imerese e a Imola, con oltre 2.000 posti di lavoro cancellati, senza considerare l’indotto. Nello stesso tempo, a Melfi, la Fiat si rimangia l’accordo per non licenziare i precari, e lascia a casa decine e decine di lavoratori in contratto a termine, che si aggiungono alle migliaia che ha cancellato in tutta Italia. Se sommiamo tutti questi numeri viene fuori che la Fiat sta, tra lavoratori precari e stabilimenti che vuole chiudere, cancellando dagli 8 ai 10 mila posti di lavoro in Italia. E’ un fatto di una gravità senza precedenti, rispetto al quale la politica e il Governo tacciono o fanno finta di non vedere.”

fonte:http://www.rete28aprile.it

Circolare INPS n.82 del 16/06/2009

Vi invio il testo della circolare INPS n.82 del 16/06/2009 in cui l’istituto “aggiorna “ la propria interpretazione relativa al trattamento di malattia in presenza di cassa integrazione ordinaria e straordinaria.
Il tema è fortemente sentito, e più volte nei mesi scorsi, da più strutture e RSU ci sono state richiesti chiarimenti in quanto esistono prassi differenziate tra azienda e azienda e anche tra le varie INPS provinciali. Abbiamo più volte cercato di capire presso l’INPS nazionale se esistesse un’interpretazione univoca, senza ricevere risposte definitive.
Tuttavia il testo che vi inviamo, da una prima lettura, ci solleva alcune perplessità in quanto ci sembra determinare condizioni di diritto diversificate tra i soggetti a seconda che si sia in presenza di una sospensione a 0 ore di tutto il reparto o, invece, si determini una sospensione a rotazione.
Per questi motivi abbiamo richiesto un approfondimento di natura giuridica e giurisprudenziale ad alcuni componenti della Consulta giuridica nazionale.
Vi invieremo quanto prima, con successiva comunicazione, l’esito di tale approfondimento.
Vi preghiamo di farci pervenire eventuali pareri in merito, da parte degli uffici giuridici di supporto alle vostre strutture.

Circolare INPS n.82 del 16/06/2009


fonte:http://www.fiom.cgil.it

Testo Unico: Cgil, assolutamente contrari a correttivi

Una contrarietà fondata su ragioni di metodo, “la Cgil ha richiesto a gran voce di avere momenti veri di confronto con il governo per l’attuazione del Testo Unico”, e allo stesso tempo su “profonde motivazioni di merito”, il testo del governo “è una vera e propria controriforma”. È la segretaria confederale della Cgil, Paola Agnello Modica, a ribadire il dissenso dell’organizzazione sindacale nei confronti del provvedimento del governo che modifica il Testo Unico salute e sicurezza nel corso dell’iniziativa ‘Le ragioni del No al correttivo’, mentre alla Camera e al Senato le commissioni competenti esprimono il loro parere sul decreto correttivo al Testo Unico. Parere che invece le Regioni hanno già espresso, ricorda la dirigente della Cgil, “bocciando il testo”.
“Il governo ha provveduto a rinviare l’entrata in vigore di punti importanti del decreto 81 e ha scelto di predisporre un correttivo in maniera unilaterale”, afferma la dirigente sindacale nel sostenere che “l’intera costruzione viene modificata: si interviene infatti, attraverso un correttivo di 130 articoli, con una pluralità di modifiche tali da togliere i pioli all’intera impalcatura”. Ed è per questo motivo che Agnello sostiene come il testo predisposto dal governo si configuri come “una vera e propria controriforma”.
La segretaria confederale punta l’indice contro un testo che, dice, “è in contrasto con la prima parte del codice penale, quello civile, così come è in contrasto rispetto alla Costituzione, alle direttive europee ma anche rispetto allo Statuto dei Lavoratori”. Sotto accusa l’articolo 10 bis, il cosiddetto ‘salva manager’, “che - fa sapere la sindacalista - sposta l’asse della responsabilità dall’imprenditore al lavoratore: appare evidente la scelta di alleggerire le responsabilità dei datori di lavoro scaricandole su altri soggetti, ovvero i lavoratori”.
Secondo Agnello Modica, “tale articolo, se approvato, avrebbe effetti devastanti non solo sui processi più famosi in corso, come quello Thyessen e Eternit, ma cancellerebbe - continua la sindacalista - le centinaia di processi per incidenti che non hanno avuto la stessa eco mediatica”. Così come è netta la contrarietà rispetto alle deleghe attribuite agli organismi paritetici che, ha affermato, “diventano organi di certificazione affidando così alle parti compiti che non possono avere: non possono cioè decidere sui diritti individuali indisponibili come - conclude Agnello - sono quelli relativi alla salute e alla sicurezza nei luoghi di lavoro”.

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martedì 23 giugno 2009

Lucca: Fiom vince causa contro Inail per riconoscimento infortunio

“Come Fiom Cgil Provinciale, congiuntamente al patronato Inca Cgil, avevamo promosso una causa contro l’Inail perché non avevano riconosciuto ad un lavoratore dipendente della Perini di Mugnano – Lucca un infortunio sul lavoro, nel periodo dal 19 settembre al 4 novembre 2005,valutando il caso come di competenza dell’Inps”. E’ quanto si legge in una nota del segretario provinciale, Massimo Braccini.
Il lavoratore, spiega, a cui mancavano 3 anni al raggiungimento della pensione, il 27 febbraio 2006 venne licenziato, perché secondo l’azienda aveva superato il periodo di comporto di malattia. “Contestammo fermamente il licenziamento del lavoratore – prosegue - e come sindacato mettemmo in piedi sia azioni di mobilitazione che azioni legali, perché ritenevamo grave, ingiusto, immorale ed illegale il comportamento tenuto dalla Perini nei confronti di un lavoratore che aveva dovuto affrontare un lungo periodo di malattia perché gravemente ammalato”.
La Fiom ha intrapreso 2 azioni legali distinte, una contro l’Inail e una contro l’azienda. Il 18 giugno il Tribunale di Lucca (Sezione Lavoro) ha riconosciuto l’infortunio del lavoratore per aver riportato una inabilità temporanea assoluta nel periodo contestato, condannando l’Inail al pagamento delle indennità giornaliere e alle spese di lite.
“Come Fiom – afferma Braccini - siamo pienamente soddisfatti della sentenza del Tribunale. Questo sicuramente mette in discussione anche il calcolo del periodo di comporto sulla malattia adottato dall’azienda perché, la sentenza ha accertato che un determinato periodo di malattia doveva essere considerato infortunio e questo, può incidere favorevolmente anche sulla causa in corso contro il licenziamento per superamento del periodo di comporto per malattia”.
“Abbiamo sempre pensato che licenziare un lavoratore dopo una lunga e grave malattia sia un’intollerabile ingiustizia sociale, questa prima sentenza comincia a far luce su un grave caso e conferma le ns. ragioni e quelle del lavoratore che, pensiamo debba essere reintegrato al più presto nel suo posto di lavoro”.

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lunedì 22 giugno 2009

Crisi. I falsi di Confindustria sui risparmi per le famiglie

Una intollerabile mistificazione della realtà. Nessuna manovra del governo a sostegno delle famiglie a reddito fisso Indispensabili. Le richieste di Federconsumatori e Adusbef


È intollerabile la mistificazione della realtà messa in atto dalla Confindustria, che ha diffuso dati fuori da ogni logica. Affermare, infatti, che le famiglie italiane, nel 2009, risparmieranno oltre 3.000 Euro significa illudere e creare false aspettative nella cittadinanza, facendole credere che, nei prossimi mesi, tutto volgerà per il meglio.Rendere pubblici errori clamorosi di questo genere, non solo è dannoso ai fini “psicologici”, ma produce conseguenze assai concrete. Continuare ad annunciare risparmi e ripresa, sicuramente, fornisce un aiuto al Governo nella sua volontà di non mettere in campo nessuna manovra a sostegno delle famiglie a reddito fisso, quelle più duramente colpite dalla crisi e dai vertiginosi rincari avvenuti nel corso del 2008.Non ci importa se passeremo, ancora una volta, per catastrofisti, come più volte ci hanno definito, ma non ci stancheremo di dire la verità al Paese. Purtroppo, non avrà luogo alcun risparmio. Semmai si verificherà un riallineamento della spesa delle famiglie su valori normali, dopo i forti rincari verificatisi nello scorso anno per costi energetici, con il costo del petrolio a 147 Dollari al barile e per i mutui, con il tasso di sconto oltre il 4% Un discorso particolare, in questo senso, va dedicato ai mutui. Non si può sostenere, infatti, che, grazie alla diminuzione del Tasso di Sconto, vi saranno benefici per la totalità delle famiglie. A quanto ci risulta, le famiglie interessate da tale “risarcimento”, cioè quelle che avevano contratto mutui a tasso variabile e che negli scorsi anni hanno visto crescere a livelli esponenziali l’importo delle proprie rate, sono circa 3 milioni e 200 mila, mentre le famiglie italiane, stando ai dati Istat, sono 24 milioni. Come si può affermare che la totalità degli italiani beneficerà di un fatto che tocca appena il 13% delle famiglie?
Ma, anche accettando l’impostazione “di comodo” presa in considerazione dal Centro Studi di Confindustria, l’importo che le famiglie avranno indietro per tali fattori è di circa 700 Euro, cifra ben lontana da quella dichiarata da Confindustria, destinata, tra l’altro, a diminuire per gli effetti della crisi, se il Governo non si deciderà ad avviare indispensabili manovre per rilanciare la domanda di mercato, a partire da una defiscalizzazione del reddito fisso.

Rosario Trefiletti e Elio Lannutti

fonte:http://www.dazebao.org

Termini imerese: tute blu in lotta per continuare a produrre le Lancia

Lo avevano minacciato tre giorni fa e ora sono passati ai fatti: gli operai della Fiat sono di nuovo in sciopero. Ad incrociare le braccia stavolta sono le tute blu dello stabilimento di Termini Imerese, dove attualmente vengono assemblate le Lancia Y. Esasperati per la possibile chiusura o riconversione, a seguito dell'annuncio del cambio di linea produttiva fatto giovedì scorso dall'amministratore delegato del Lingotto, Sergio Marchionne, gli operai dello stabilimento del comune palermitano hanno iniziato la settimana lavorativa alzando il livello della guardia. Due ore di sciopero, stamattina, in piena ora di punta, dalle 07:30 alle 09:30, con i lavoratori dell'azienda torinese e quelli dell'indotto a braccia conserte fuori dalla fabbrica. Le tute blu del Lingotto hanno anche bloccato, per circa mezz'ora, i binari della stazione di Fiumetorto, lungo la linea ferroviaria Palermo-Messina, causando la cancellazione di diverse corse regionali.
A decidere lo stop al lavoro di due ore è stata, questa mattina, l'assemblea del primo turno di lavoro, in rappresentanza dei 1.400 lavoratori dello stabilimento, tra operai e impiegati e di altri 600 operai dell'indotto. In questo momento gli operai sono di nuovo sul loro posto di lavoro, ma hanno annunciato che la protesta continuerà ad oltranza, fin dal pomeriggio, in attesa di ricevere un'eventuale convocazione per la discussione annunciata dall'assessore regionale all'Industria, Marco Venturi, prevista per domani a Palazzo d'Orléans e dove parteciperanno anche il governatore della Regione Sicilia, Raffaele Lombardo e i sindacati regionali e di categoria. Nel tavolo di confronto di domani sarà varato un documento unitario da sottoporre alla Fiat, alternativo rispetto alle previsioni del Lingotto che conta di tagliare la produzione di automobili nello stabilimento siciliano dal 2011.
«Nella vertenza Fiat il governatore Raffaele Lombardo recuperi il tempo perduto. E tolga ogni alibi alla casa del Lingotto», chiede il segretario regionale della Fim Cisl, Salvatore Picciurro, alla vigilia dell'incontro di domani. Per il sindacalista, le dichiarazioni di Marchionne sul prossimo assetto di Termini Imerese rendono il futuro dello stabilimento siciliano «problematico e incerto». Per questo, «occorre un impegno chiaro delle istituzioni, a tutti i livelli, a partire da quello regionale». A Lombardo, precisa la Fim Cisl, «chiediamo d'intervenire su Roma e Torino e di rilanciare, grazie al tavolo con sindacati e imprese, le condizioni di una rinnovata competitività del comprensorio termitano». Anche in forza, sottolinea il sindacato, di un «contratto di programma che Fiat per un verso, il governo nazionale per un altro, sono chiamati ad attuare».
Intanto, rispondendo a una precisa richiesta avanzata dal capogruppo di Rifondazione Comunista, Antonio Marotta, questa mattina il Consiglio Provinciale di Palermo ha proposto l'Ente Provincia come capofila di un tavolo con i comuni del comprensorio termitano per affiancare organizzazioni sindacali e maestranze della Fiat di Termini Imerese. Ad annunciarlo il Presidente provinciale, Giovanni Avanti: «Un'azione comune - ha detto Avanti - per sostenere una realtà produttiva di primo piano del territorio provinciale e per capire quale piano industriale ci sia dietro questo annuncio. Sull'opportunità di questa iniziativa abbiamo discusso con il neo sindaco di Termini Salvatore Burrafato». E lo stesso Marotta: «La Provincia deve attivarsi così come ha fatto nel 2005, con una presenza forte che deve vedere anche la partecipazione del Consiglio provinciale per affrontare una questione che preoccupa giustamente i dipendenti, le loro famiglie e l'indotto». «Insieme al presidente Avanti – ha concluso il presidente del Consiglio provinciale, Marcello Tricoli - saremo presenti nel tavolo con i sindacati e i dipendenti per un confronto con l'azienda che dovra' fare chiarezza sul futuro dello stabilimento termitano».
Lo sciopero degli operai termitani, assieme al no del piano Marchionne da parte dei sindacati, la Fiom in testa, potrebbero essere all'origine della caduta del titolo in borsa del Lingotto, in rosso (-2,67%), nonostante dalla Germania si dicano certi di non ritenere ancora chiusa la partita sulla Opel. Secondo il Financial Times il fallimento dell'accordo con la Opel costituirebbe per la Fiat una difficoltà ulteriore nello smantellamento degli stabilimenti di Termini e Pomigliano d'Arco. «Il declino del centrosinistra – scrive l'autorevole quotidiano finanziario londinese- ha indebolito i sindacati e il consolidamento del gruppo a livello mondiale, con i plausi del presidente americano Barack Obama, hanno spinto l'orgoglio italiano. L'accordo Opel però, dopo quello con Chrysler, avrebbe fornito una copertura politica alla chiusura degli stabilimenti Fiat della Sicilia e di Napoli». In conclusione, il fallimento dell'intesa con i tedeschi «renderà più difficile spiegare il piano di restringimento della produzione nel Paese».
La protesta degli operai termitani si pone in continuità con quanto accade in quasi tutti gli altri impianti della Fiat nello stivale, non ultima la chiusura, per oltre una settimana, degli stabilimenti Fiat di Melfi “Plastic Components” e “Sistemi sospensioni”. Un blocco che, a causa della sospensione dal lavoro di 13 operai della Magneti Marelli e della minaccia di blocco di oltre 80 situazioni contrattuali, portò a un calo di produzione di ben 7000 unità, prima che si giungesse a un accordo tra le parti. E anche il sito siciliano non è la prima volta che dichiara guerra all'arma bianca alla casa automobilistica di Torino. Già sette anni fa le tute blu scesero per strada e bloccarono il comune del palermitano evitando così una chiusura che allora sembrava in dirittura di arrivo. «Come allora anche oggi - dice Roberto Mastrosimone della Fiom Cgil - impediremo i piani di quanti vogliono ancora una volta penalizzare Termini Imerese. Iniziamo con lo sciopero e l'occupazione dei binari della stazione, ma non ci fermeremo».

Simone Di Stefano

fonte:http://www.dazebao.org

Intervista a Luciano Gallino: "Ecco la conseguenza di 45 tipi diversi di contratti a termine".

È accaduta la cosa più semplice che potesse accadere: a perdere il lavoro sono stati anzitutto coloro che possono essere mandati via senza dover affrontare alcuna trattativa sindacale».Intervista a Luciano Gallino

È accaduta la cosa più semplice che potesse accadere: a perdere il lavoro sono stati anzitutto coloro che possono essere mandati via senza dover affrontare alcuna trattativa sindacale». Sui temi del lavoro Luciano Gallino è un conservatore convinto. «Non è scritto nelle leggi della globalizzazione che ci debbano essere 45 tipi di contratti a termine», dice al telefono dalla Svizzera dove si trova con un gruppo di colleghi sociologi. Ma per il professore torinese all’origine di questo aumento della disoccupazione «ci sono ragioni mondiali e ragioni tutte italiane». E su questo punto la pensa come Emma Marcegaglia e Mario Draghi: «Siamo ultimi in Europa per la ricerca, la produttività è ferma a dieci anni fa, l’organizzazione del lavoro è quella degli anni cinquanta».
Professor Gallino, perché così tanti giovani fra i disoccupati?
«La politica del lavoro di questi ultimi anni ha presentato il conto. Sette contratti firmati su dieci erano a tempo determinato. Era prevedibile che, in caso di crisi, a perdere il posto per primi sarebbero stati gli under 35».
Il tasso di disoccupazione però è ancora sotto l’8%. Secondo alcuni entro la fine dell’anno dovrebbe superare addirittura il 10%. Il dato è forse al di sotto delle attese dei più pessimisti?
«Non saprei. Va però sottolineato che la differenza fra noi e altri Paesi, come gli Stati Uniti, è che il nostro tasso di disoccupazione indica solo coloro che cercano attivamente lavoro. E’ probabile che il numero di disoccupati reali sia superiore».
Crede ci sia il rischio di tensioni sociali per il futuro?
«Per il momento, fortunatamente, sembra di no. I Paesi a rischio sono altri: penso alla Francia o agli Stati Uniti».
Secondo lei cosa ci salva da questa eventualità?
«A sostenere i redditi dei più giovani ci sono le famiglie e - non dimentichiamolo - il lavoro nero, che vale il 18% del prodotto interno lordo. Anche quella è una forma di assistenza al reddito. Ma quello è anche, aggiungo, il sintomo di una totale mancanza di diritti. Per di più per chi ne può usufruire, quelli che noi barbaramente chiamiamo “ammortizzatori sociali”, come se si trattasse di un pezzo di un’auto, sono i peggiori d’Europa. Questo è un sistema di tutele deprimente».
Che intende dire?
«Un lavoratore tutelato riceve al massimo il 60% dello stipendio per pochi mesi. E questo provoca sentimenti di ansia e frustrazione. Per avere più fiducia nel futuro ci vorrebbero tutele più lunghe».
Il ministro Sacconi invita i giovani a tenere duro e ad accettare il lavoro che trovano, anche i più umili. E’ d’accordo?
«A mio avviso ciò che il ministro Sacconi auspica avviene già da molto tempo».
Lei punta il dito contro l’eccesso di contratti a termine, ma forse grazie ad essi stiamo evitando una crisi ancora peggiore. Non è così?
«Non sostengo che i contratti a termine debbano sparire, ma 45 tipologie sono francamente troppe. Ce ne dovrebbero essere al massimo 6 o 7. Tutti gli altri contratti dovrebbero essere a tempo indeterminato».
Non c’è invece un problema di eccessiva tutela per chi il lavoro ce l’ha?
«E’ evidente che c’è un problema di riequilibrio delle tutele fra generazioni. Ma la crisi, non va dimenticato, sta colpendo tutti. All’Inps nei primi quattro mesi di quest’anno sono state depositate un milione di domande di sussidi. Questo significa che al netto della crisi i problemi delle imprese sono altri. Ovvero una bassa produttività, poca ricerca, una organizzazione del lavoro vecchia di cinquant’anni. Per risolvere questi problemi la flessibilità del lavoro serve a poco».

Alessandro Barbera

fonte: http://www.cgil.it

Ue: Italia prima per tasse sul lavoro

Nel nostro paese le tasse e i contributi sociali rappresentano il 44% del costo del lavoro. La media dell’eurozona è rimasta ferma al 34,4%. Anche in tempo di crisi, in Europa le imposte sul lavoro rimangono la principale fonte di entrate fiscali L'Italia è il Paese dell’Unione Europea con il più alto carico fiscale sul lavoro.

Nel nostro paese le tasse e i contributi sociali rappresentano il 44% del costo del lavoro, contro il 42,3% della Svezia e il 42,3% del Belgio. E’ questo il verdetto che viene fuori dai dati diffusi oggi (22 giugno) dall’Eurostat. Il confronto tra i paesi dell’Unione è stato effettuato dall’istituto europeo di statistica sui dati certi più recenti, quelli relativi al 2007.
A fronte della tassazione record italiana, invece, la media delle tasse sul lavoro nell’eurozona rispetto al 2006 è rimasta ferma al 34,4%, dopo esser costantemente diminuita dal 2000. L'edizione di quest'anno del rapporto “Taxation trends in the European Union”, tra l’altro, fornisce una panoramica delle misure fiscali adottate negli stati membri per rispondere alla recessione economica mondiale. Ebbene, anche in tempo di crisi, in Europa le imposte sul lavoro rimangono la principale fonte di entrate fiscali, e rappresentano quasi la metà del totale delle entrate nei 27 paesi dell’eurozona. Le imposte sul capitale incidono, invece, per un 23% del totale, mentre i tributi sui consumi rappresentano il 28%.
In Italia, tra il 2000 e il 2008
, e' invece diminuita di un punto percentuale l'aliquota massima applicata ai redditi delle persone fisiche, passata dal 45,9 al 44,9%. Le aliquote maggiori applicate sui redditi sono invece quelle registrate in Danimarca (59%), in Svezia (56,4%) e in Belgio (53,7%) mentre le minori si riscontrano in Bulgaria ( 10%), Repubblica Ceca (15%) e Romania ( 16%). La tassazione sui redditi d'impresa tocca invece i livelli piu' alti a Malta (35%), in Francia (34,4%) e in Belgio (34%) e i piu' bassi in Bulgaria e a Cipro (10%) e in Irlanda (12,5%).
Nonostante tutto l'Italia resta il quinto paese nella Ue per pressione fiscale complessiva
, con il 43,3%, superiore sia alla media dell'Ue-27 (superata di 5,8 punti), sia a quella della zona Euro (superato di 5,1 punti). L'Italia inoltre e' il quarto paese in Europa con la tassazione piu' elevata sulle imprese. La tassazione sulle imprese italiane - secondo il rapporto - e' rimasta quest'anno stabile al 31,4%, stesso livello del 2008 quando si era scesi dal 37,3% del 2007. Un fsco piu' pesante si registra solo per le aziende di Malta (35%), Francia (34,4%) e Belgio (34%).
L'Italia, però, risulta tra i paesi con il minor carico fiscale sui consumi. Proseguendo una tendenza al rialzo iniziata nel 2002, l'aliquota fiscale media sul consumo nella zona euro è aumentata marginalmente, da 22,0% nel 2006 al 22,2%. In Italia invece il carico e' risultato pari al 17,1% contro il 33,7% della Danimarca, il 27,8% della Svezia, il 27,1% dell'Ungheria, il 15,4% della Grecia e il 15,9% della Spagna.
Nei 27, poi, l'aliquota fiscale media sul capitale, è stata del 28,7% nel 2007. Le percentuali più alte aliquote fiscali implicite sul capitale sono stati registrati a Cipro (50,5%), Danimarca (44,9%) e Regno Unito (42,7%), e il più basso in Estonia (10,3%), Lituania (12,1%) e Lettonia (14,6% ). Dal 2000 ad oggi, infine, si sono registrate significative variazioni del rapporto tra fisco e pil dei paesi membri. Le maggiori diminuzioni si sono registrate in Slovacchia, dove la pressione fiscale complessiva è scesa dal 34,1% nel 2000 al 29,4% nel 2007; e la Finlandia (dal 47,2% al 43,0%). I maggiori incrementi si sono invece osservati a Cipro (dal 30,0% al 41,6%) e Malta (dal 28,2% al 34,7%).

Carlo Ruggiero

vedi anche: Industria: fatturato a picco

fonte:http://www.rassegna.it

domenica 21 giugno 2009

Sciopero alla Mpt Plastica

Sciopero alla Mpt Plastica. I lavoratori ieri hanno incrociato le braccia per due ore a ogni turno. L’agitazione è stata indetta dalle organizzazioni sindacali per le chiusure della proprietà in materia di rinnovo del premio aziendale. Uno sciopero che ha sfidato il caldo con picchetto di fronte ai cancelli della fabbrica dalle 12 alle 16. Sono 140 gli addetti di quella che è una delle principali aziende dell’indotto Piaggio per la fornitura di stampati in plastica. E stando alle cifre del sindacato l’80% ha aderito allo sciopero. Fenca Cisl e Filcem Cgil chiedono all’azienda di fare un passo in avanti. «Il premio viene definito per un quadriennio e da inizio anno ci stiamo confrontando con la direzione per definire il nuovo accordo - chiariscono i sindacalisti - A luglio stando al vecchio accordo i lavoratori avrebbero dovuto avere in busta 900 euro ma stante questa situazione non riceveranno un euro». La questione muove sul filo della crisi che impone all’azienda di fare i conti con la contrazione del proprio fatturato. «Siamo consapevoli della particolarità di questa fase e pertanto avevamo proposto di non fare aumenti rispetto al vecchio accordo, che prevedeva per il 2008 in capo all’anno 1.850 euro lorde in busta - spiegano - C’è una questione di principio che impone di non tornare indietro rispetto alle posizioni conquistate che abbiamo messo da parte. La nostra non è una rivendicazione sterile. Per andare incotro all’azienda abbiamo proposto una sorta di rateizzazione». In pratica, ai lavoratori quest’anno sarebbero stati versati 700 euro a luglio e 550 euro a gennaio, spalmando i restanti 600 euro sui rinnovi del prossimo biennio. «L’azienda ha fatto muro e perciò ci siamo trovati costretti a scioperare - precisano le organizzazioni sindacali - E lo abbiamo fatto in un periodo in cui non avremmo voluto perché siamo in una fase di pieno produttivo. Nutriamo speranze, invece, alla Metal Plastic di Pontedera dove stiamo trattando per il rinnovo del premio, sono 140 i lavoratori interessati».

M.M.

[Articolo il Tirreno del 20 giugno 2009]

fonte:http://iltirreno.gelocal.it/

La banca non finanzia l’azienda Gli operai chiudono i conti correnti

Schio, sindacati e Confindustria alleati: «Boicottaggio»

Stretta del credito, gli istituti bancari non finanziano l'azienda che ha ordini per tre milioni di eu­ro e le maestranze annunciano un inedito sciopero contro le banche. Ovvero un boicottag­gio: «Stiamo pensando di av­viare la chiusura collettiva dei conti correnti da parte dei lavo­ratori, perché andare davanti alla banca a protestare non ser­virebbe a niente» fanno sapere Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. Succede a Schio (Vicenza) alla «Smit Textile», azienda mecca­notessile produttri­ce di telai con 185 dipendenti e 80 an­ni di storia, nata come «costola» della Lanerossi.
Dagli industriali arriva piena solida­rietà: «Se non si boicotta il prodot­to, ma si boicotta­no quegli istituti che nemmeno a queste condizioni danno credi­to, hanno ragione a fare lo scio­pero e fanno bene a farlo» dice Luigi Schiavo, presidente del raggruppamento scledense di Confindustria.
Smit Textile, ex Nuovo Pi­gnone, è fra i leader mondiali nella produzione di telai ad ele­vato contenuto tecnologico. Negli ultimi anni l'azienda ha vissuto momenti di grave crisi: l'anno scorso c'è stato un pas­saggio di proprietà, Smit è sta­ta ricapitalizzata, a gennaio 2009 era stata annunciata una riorganizzazione e negli scorsi mesi la dirigenza si è accordata con istituzioni e sindacato per un periodo di cassa integrazio­ne straordinaria. Questa setti­mana dirigenza e maestranze hanno avuto un nuovo con­fronto sulla situazione. «La so­cietà è in ginocchio per la stret­ta del credito – commenta Mas­similiano Bianco, Fiom - pur avendo in cassa ordini e lettere di credito per oltre tre milioni di euro, equivalenti a circa cen­to macchine da realizzare da qua ad agosto, l'azienda non riesce ad avere dagli istituti bancari i finanziamenti per ac­quisire quel che manca dai for­nitori e poter lavorare. E' un pa­radosso – continua il sindacali­sta - questi hanno le lettere di credito in mano ma le banche non si accontentano, come non si accontenterebbero delle fatture: vorrebbero i documen­ti di effettiva consegna dei mac­chinari».
Angelo Nigro, Uilm, sottoli­nea che «vengono ristretti an­che i fidi per i quali prima non c'erano problemi. Forse ci so­no interessi occulti da parte di qualcuno, magari straniero, che vuole rilevarla». Per questi motivi Cgil, Cisl e Uil intendo­no avviare una protesta inedi­ta, diretta agli istituti di credi­to. «Oggi parte una richiesta di incontro con due filiali scleden­si di importanti gruppi bancari – precisa Maurizio Doppio, Fim Cisl – se quanto ci è stato riportato dall'azienda verrà confermato intendiamo avvia­re un ritiro collettivo dei conti correnti da parte dei 185 lavora­tori ». «Scioperare e manifesta­re davanti agli istituti di credi­to chiedendo di darci i soldi non servirebbe a niente – ag­giunge Bianco – se le cose so­no proprio come ci sono state descritte, i 185 lavoratori can­celleranno i conti correnti che hanno con gli istituti».
Dal raggruppamento locale di Confindustria arrivano se­gnali di piena condivisione con le organizzazioni sindaca­li, per il caso specifico. «Sono allibito – commenta Luigi Schiavo - sono in completa sin­tonia con i sindacati, in questo caso. Lì gli operai ci sono, le competenze ci sono, gli ordini ci sono: finanziateli. Non si chiede di coprire buchi prece­denti, ma di permettergli di la­vorare. Altrimenti il risultato sarà che 185 operai e impiegati rimarranno a casa, creando un problema sociale, e che quelle macchine verranno fatte da indiani e cine­si ». Schiavo ricorda che «Smit è un'azienda storica, a Schio, una di quelle 'navi scuola' che hanno formato generazioni di imprenditori. Sono sempre sta­ti leader nella produzione di te­lai, hanno gli uomini e il 'know how'. Trovo assurdo che gli istitu­ti di credito per l'ennesima vol­ta si comportino così: se ci so­no lettere di credito, la banca deve impegnarsi per lo meno per quello specifico capitolo. Posso capire che in certi casi ci siano dubbi sui piani di rilan­cio, ma se si tratta dei «soldi­ni » per acquistare i bulloni e completare macchine per cui ci sono ordini, la banca dovreb­be darli. In definitiva – conclu­de l'industriale – se la protesta è rivolta a quegli istituti che non danno finanziamenti nem­meno a queste condizioni, le maestranze hanno ragione e fanno bene a farla».

Andrea Alba

fonte:http://corrieredelveneto.corriere.it/

sabato 20 giugno 2009

Operai della Provincia di Milano Chiediamo il vostro aiuto

Siamo gli operai della Innse, da più di un anno resistiamo alla chiusura della fabbrica.
Presidiamo lo stabilimento giorno e notte sabato e domenica.
Siamo stati licenziati, messi in mobilità ma non ci siamo arresi, finchè c'è la fabbrica e ci sono gli operai c'è la possibilità di riprendere il lavoro.
Tutti dicono che i posti di lavoro non vanno cancellati, si fanno belli parlando delle politiche attive del lavoro, dimostrino cosa sono capaci di fare.
Noi, come operai INNSE, abbiamo dimostrato lavorando, gestendo direttamente la produzione contro la decisione del padrone di cessare l'attività, che la fabbrica funzionava e funziona.
Lo abbiamo fatto da giugno a settembre dello scorso anno, finchè su ordine del magistrato siamo stati messi fuori dalla fabbrica, ci siamo accampati in portineria e da quel giorno non siamo andati più via. Diversi acquirenti si sono proposti per acquisire la fabbrica ma il vecchio padrone aveva altri interessi, in accordo con l'immobiliare voleva ripulire il capannone e vendersi tutte le macchine.
Per un anno ha tentato e ritentato di smontare il macchinario, si è fatto scortare dalle forze dell'ordine, fino a far picchiare a manganellate gli operai che si opponevano, è successo il 10 febbraio. Un fatto che ci rimarrà impresso nella memoria.
Da quel giorno tutti hanno capito che le istituzioni non potevano perdere la faccia per un rottamaio del genere e lo hanno consigliato di calmarsi. Ma non è servito, ha iniziato col vendersi quattro macchine ed ha mandato il nuovo padrone con l'ufficiale giudiziario per iniziare a smontarle. Naturalmente li abbiamo respinti.
Naturalmente ha preso in giro anche coloro che stanno ai diversi livelli istituzionali e che stanno cercando una soluzione per riprendere la produzione in INNSE.
Naturalmente il decreto di smontaggio è finito nelle mani di Prefetto e Questura e tocca a loro decidere quando e come con la forza lo attueranno.
In questa situazione, operai della Provincia di Milano vi chiediamo un aiuto diretto, la nostra unica forza è il numero.
Noi siamo decisi a non far mettere mano sul macchinario finchè è aperta la porta di una ripresa della fabbrica ma da soli non possiamo farcela. Centinaia di operai sui cancelli, il giorno del prossimo colpo di mano, convinceranno tutti che è meglio desistere da questa prova di forza.
Operai delle fabbriche della Provincia di Milano, vi chiediamo il sostegno diretto perché siamo convinti che la lotta della INNSE non è solo la nostra lotta, è la lotta di tutti gli operai che sono stati buttati in mezzo alla strada, di tutti quegli operai che ricattati hanno subito la chiusura delle loro fabbriche ma non si sono rassegnati.
Se l'INNSE resiste tutti possono resistere, e l'INNSE potrà resistere solo con il vostro sostegno.

Confermate la vostra solidarietà.
Aderite al presidio della INNSE, telefonate a 349 520 5238


Le RSU della INNSE Milano Lambrate 22 giugno 2009

fonte:INNSE

Sirti: si spezza palo del telefono, grave operaio

Martedì 16 giugno 2009 a Romano D’Ezzelino (VI) l’operaio Sirti Giuseppe Ferro, 54 anni abitante di Piombino Dese (PD) dipendete del cantiere Sirti di Mareno di Piave (TV) è stato vittima di un grave infortunio sul lavoro.
Ricoverato presso l’ospedale di Bassano del Grappa, ha riportato contusione varie, fratture alla spalla e a diverse costole, oltre ad un grave trauma al polmone. Non è in pericolo di vita.
Mentre il lavoratore stava intervenendo sulla linea telefonica della Telecom, il palo su cui poggiava la scala si è spezzato e il lavoratore è precipitato in strada travolto dal palo stesso.
Questo infortunio è emblematico delle condizioni in cui versa la rete telefonica, che oltre ad essere obsoleta e inadeguata, mette anche a grave rischio la vita dei lavoratori che intervengono nella manutenzione e riparazione dei sempre più frequenti guasti. Nel caso specifico c’era una palo vecchio e marcio, inoltre c’è il sospetto che per risparmiare sui costi i pali non vengano più trattati adeguatamente e sostituiti periodicamente, fattori che limitano la loro robustezza e sicurezza.
La responsabilità di questo, come di altri infortuni, nelle imprese d’appalto per conto Telecom è da ricercare nei vertici della società, che tagliando sui costi e sugli investimenti di manutenzione, rende sempre più pericoloso intervenire sulla rete telefonica.
Da gennaio 2009 nelle imprese del settore delle installazioni telefoniche vi sono stati diversi infortuni molto gravi dove sono tragicamente deceduti tre operai.
È evidente che c’è un crescente grave problema generale di sicurezza nel settore, frutto anche delle scelte di disinvestimento di Telecom sull’intera rete telefonica fissa del nostro Paese. Fatto aggravato dal mancato orientamento dell’Autorità per le garanzie nelle telecomunicazioni, ente di emanazione governativa, nel vincolare allo sviluppo, alla sicurezza e alla manutenzione della rete, la recente autorizzazione all’aumento del canone telefonico concesso alla Telecom.
È una situazione a cui anche come lavoratori e sindacato dobbiamo prepararci a dare delle risposte nell’interesse nostro e generale dei cittadini.

fonte:http://www.fiom.cgil.it

Fiat Mirafiori, la Fiom vince le elezioni Rsu con il 26,3%

La Fiom Cgil si conferma il primo sindacato in questa tornata elettorale di Fiat Mirafiori con il 26,3%. E' quanto si legge in una nota. "Vi è stata una grande partecipazione - spiega - alla quale nel mese di luglio si aggiungeranno le votazioni della Cleantecno, Magneti Marelli e Delivery Mail (circa 500 lavoratori)".

Nell’ultima votazione alla costruzione stampi, conclusa oggi, la Fiom è passata dal 50,6% al 62,3% e la Fim ha registrato un calo dal 34% al 29%, la Fismic dal 9,6% al 8,2% , la Uilm non ha trovato candidati e gli altri sindacati non erano presenti.

Il segretario della Fiom Cgil di Torino, Giorgio Airaudo, dichiarato: “Muovere il voto in uno stabilimento come Mirafiori dove, da anni, non entrano nuove assunzioni, tranne le 30 assunzioni dell’accordo sindacale di gennaio 2007 su circa 15mila addetti, è sempre un’impresa difficile e quindi i movimenti, spesso, sono minimi e l’importante risultato della Fiom che è ritornata ad essere il primo sindacato tra gli operai delle meccaniche, il primo sindacato nel montaggio alle carrozzerie. È per noi, molto importante come importante è avere aumentato i voti alla Presse, alla Costruzione Stampi ed avere confermato il nostro ruolo di sindacato alla Sirio (servizi di vigilanza)".

I metalmeccanici Cgil hanno invece registrato
dei cali alla verniciatura e costruzione sperimentale e tra gli impiegati delle carrozzerie, su cui si impegnano a riflettere. "Incrementiamo il nostro ruolo dove le condizioni sono particolarmente pesanti e vincolanti - conclude -, ringraziamo tutte le lavoratrici ed i lavoratori che ci hanno confermato il primo sindacato e confermiamo la nostra battaglia a difesa del contratto nazionale, a difesa del salario e delle condizioni di lavoro”.

fonte:http://www.rassegna.it

Fiat: Termini Imerese, forte tensione a direttivo Fiom

Clima surriscaldato a Termini questa mattina nel direttivo convocato d'urgenza dalla Fiom Cgil con tutti i delegati di fabbrica dello stabilimento e dell'indotto che appare il più penalizzato dalla clamorosa svolta produttiva, al momento densa di incognite.

Roberto Mastrosimone della Fiom di Termini Imerese attacca il presidente della Regione Sicilia Raffaele Lombardo. L'agenzia Agi riporta le sue parole: "Lombardo è l'unico governatore assente ieri nell'incontro con Marchionne, nonostante sia notorio che Termini è il sito che rischia più di tutti. Anche la presenza dell'assessore all'Industria Venturi - ha detto Mastrosimone - non poteva essere sufficiente perché si è insediato solo qualche giorno fa e, peraltro, proviene da Confindustria".

"In sostanza - secondoil sindacalista siciliano - è emerso lo scarso interesse della Regione per una vicenda che si consumerà con la chiusura dello stabilimento automobilistico che dal 2011 sarà altra cosa".

Questo non vuol dire che tra i lavoratori ci sia però rassegnazione. "Ci batteremo fino all'ultimo - afferma ancora Mastrosimone - usando tutte le iniziative necessarie per far cambiare rotta all'azienda e inchiodare alle proprie responsabilità i vari livelli politici. Lo stabilimento automobilistico di Termini è un bene, un patrimonio indispensabile non solo per i lavoratori, ma per l'economia di un territorio e di una regione".

fonte:http://www.rassegna.it

venerdì 19 giugno 2009

Crisi: Toscana, 132 mila lavoratori colpiti

E' stato il segretario generale della Cgil Toscana Alessio Gramolati a presentare, nell'ambito di una iniziativa pubblica che si è tenuta a Firenze, il 3° Report sull'economia regionale con dati aggiornati a maggio 2009. “Il virus della crisi”, ha detto, “non non è stato debellato, muta ma non per questo è meno pericoloso e virulento”. Lo riferisce la Cgil Toscana in un comunicato.

Dal report si evince che sono 1.263 le aziende interessate a vario modo da processi di crisi, erano 1.000 soltanto cento giorni fa, 132.000 i lavoratori interessati, erano 122.000. Ancora in crescita la cassa integrazione, anche se con un trend rallentato, e gli effetti peggiori della crisi volano verso l'alto: sono 18.209 i licenziamenti con una crescita dell' 87% rispetto a febbraio. “E siamo solo all'inizio”, ha detto Gramolati, “se ne aggiungeranno, infatti, altri 10.000 in autunno, cui ne seguiranno altri 5.000 nei primi mesi del 2010 se nel frattempo non si raddoppieranno le ore di cassa integrazione a disposizione delle aziende e dei lavoratori”.

“Una crisi che non risparmia nessun settore”
ha tenuto a precisare Gramolati citando, tra gli altri, il dato negativo dell'export toscano che ha fatto registrare un calo del 16.9% nel trimestre gennaio marzo. In questa situazione il sindacato contratta soluzioni che salvaguardino il più possibile il reddito dei lavoratori e la loro non esclusione dai processi produttivi. “Delle 1263 imprese interessate a processi di crisi”, è sempre Gramolati a parlare, “347 avevano annunciato licenziamenti. Grazie sull'azione dei sindacato si arrivati ad accordi per la Cassa Integrazione Speciale in 195”.”Se ai dipendenti di quelle aziende”, ha aggiunto, “resta ancora la possibilità, una volta superata la crisi, di tornare al lavoro lo si deve all'azione dei lavoratori e delle loro rappresentanze sindacali”.

Dura, infine, l'accusa rivolta al governo dal segretario generale della Cgil Toscana: “In questa situazione tutti gli attori sociali sono in campo, lavoratori, loro rappresentanze sindacali, imprese, istituzioni, c'è un solo grande assente, il governo che ha fronte di decine di richieste di intervento non ha mai risposto, si è limitato a qualche passerella elettorale”.

fonte:http://www.rassegna.it

Alla Moto Guzzi nuovo stop alla produzione

UN’ALTRA settimana di cassa integrazione ordinaria per i lavoratori della Moto Guzzi di Mandello. La conferma ufficiale è arriva ieri durante un incontro presso l’Unione industriali e così i battenti della storica fabbrica mandellese resteranno chiusi dal 22 giugno. Oggi si svolgerà un’assemblea con i lavoratori in cui le rappresentanze sindacali comunicheranno la cassa integrazione e si decideranno eventuali forme di protesta di fronte all’ennesima chiusura.
«PURTROPPO i miglioramenti che ci si aspettava - spiega Giuseppe Francioso delle Rsu - non sono arrivati, secondo la proprietà Piaggio c’è stata una flessione delle vendite e questo ha portato alla nuova cassa integrazione e noi ne facciamo le spese».
La situazione si fa difficilissima con questa nuova sospensione della produzione che era nell’aria. Negli storici stabilimenti di Mandello sono ancora impiegati 183 lavoratori, ma Moto Guzzi vuol dire anche indotto con tante aziende esterne che producono parti dei veicoli e naturalmente anche il mondo legato alle concessionarie.
Ora è difficile pensare a nuove strategie anche se dall’assemblea di oggi tra i lavoratori potrebbe scaturire la volontà di nuove proteste, forse scioperi o più probabilmente picchetti davanti alla storica azienda motociclistica di Mandello del Lario.
«VEDREMO che cosa fare ascoltando tutti - spiega Francioso - oggi dalle 15 parleremo e valuteremo le possibilità. Ci rendiamo conto che la situazione si fa sempre più difficile. Stiamo attraversando un momento di profonda difficoltà con le moto di grossa cilindrata e la crisi economica non aiuta certo una produzione come la nostra». In azienda sale comunque anche il risentimento verso i vertici della Piaggio accusati di non affrontare il problema con strategie adeguate. La flessione delle vendite tocca tutto il mercato delle due ruote ma secondo molti lavoratori la Piaggio non crede abbastanza in Guzzi e la produzione potrebbe lasciare Mandello. Anche l’annullamento per il secondo anno consecutivo delle giornate dedicate alla Guzzi che richiamavano migliaia di appassionati è letto come un segno delle volontà di staccarsi dalle sponde del Lario.
DALLA PIAGGIO arrivano rassicurazioni ma la continua flessione del mercato delle moto di grossa cilindrata non permette di portare avanti la produzione a ritmo pieno e per questo si è deciso di ricorrere nuovamente alla cassa integrazione che dovrebbe essere l’ultima fino alle vacanze di agosto. A settembre potrebbe arrivare la decisione definitiva sul futuro dell’Aquila di Mandello.
Qualche settimana fa, durante un incontro che si è svolto a Roma, i vertici di Piaggio avevano assicurato alle istituzioni locali che non sarebbero stati effettuati tagli alla produzione. Alla luce dei nuovi dati di vendita queste rassicurazioni potrebbero non avere più nessun peso.

Stefano Cassinelli

fonte:http://ilgiorno.ilsole24ore.com

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