Una proposta inaccettabile del Gruppo Stoiber: cancellare l’obbligo per le piccole imprese di effettuare la valutazione dei rischi

Diminuire i costi per la prevenzione a scapito della sicurezza dei lavoratori. Tira un forte vento di deregulation in Europa. Una gruppo di esperti della Commissione europea propone di cancellare l’obbligo per le piccole imprese di effettuare la valutazione dei rischi
Se l’Italia piange, l’Europa non ride. Da noi, con la controriforma del Testo unico, si vogliono annacquare le responsabilità datoriali per la prevenzione dei rischi e per i danni alla salute dei lavoratori. In Europa, un gruppo di esperti di alto livello (denominato “Hlg”), incaricato dalla Direzione generale Imprese della Commissione di studiare misure volte ad alleggerire gli oneri amministrativi delle aziende per applicare le direttive (con l’obiettivo della cosiddetta “better regulation”), propone di annullare per le piccole imprese l’obbligo di produrre la relazione che documenti la valutazione dei rischi (il noto Dvr). Questa sola misura, secondo gli esperti, farebbe scendere i costi attuali per la prevenzione del 31% (pari a 834 milioni di euro), ma equivarrebbe – secondo l’Istituto della Ces per la salute e la sicurezza, Hesa - a minare tutta l’impalcatura della strategia europea per la prevenzione dei rischi sul lavoro dettata dalla direttiva “quadro” 89/391/EEC (in particolare, il nostro Titolo I del Testo unico).
Le proposte non si fermano qui. L’Hlg (noto a anche come “Gruppo Stoiber”, dal nome del suo presidente, ex leader conservatore della Baviera) suggerisce alla Commissione diverse altre “raccomandazioni”. Propone di definire indirizzi comuni che restringano il campo delle attività ispettive ai soli settori a maggior rischio, con un risparmio per gli oneri amministrativi delle imprese del 12% (pari a 109 milioni di euro) e limitare in generale la frequenza delle ispezioni, così da ridurre i costi di un altro 7% (15 milioni di euro). Nel mirino anche l’obbligo di denunciare gli infortuni, per il quale si suggerisce di procedere solo per via telematica, riducendo così le spese di circa il 90% (151 milioni di euro). Ma c’è dell’altro, rivolto in particolare all’area dei cantieri temporanei e mobili (in pratica il settore delle costruzioni, regolato dalla direttiva 92/57/EEC, notoriamente il più rischioso, attuata in Italia con il Titolo IV del Testo unico), per il quale si propone di eliminare l’obbligo di redigere il piano di sicurezza e quello di coordinamento delle relative misure di prevenzione in rapporto con le ditte appaltatrici. E, infine, annullare anche l’obbligo di comunicare all’autorità competente l’apertura del cantiere. Un risparmio di altri 485 milioni di euro.
Come sopra accennato, la reazione della Ces è stata immediatamente durissima. Se tali misure venissero accettate, si scardinerebbe l’intero impianto della tutela della salute e della sicurezza dei lavoratori in Europa. La battaglia per vincere questa tendenza a tagliare i costi a scapito della vita dei lavoratori si preannuncia difficilissima, anche considerando la nuova composizione del Parlamento europeo scaturito dalle ultime elezioni, certamente meno favorevole del precedente alle istanze sociali. Un elemento in favore del mantenimento dell’attuale assetto si è già tuttavia registrato, perché la Direzione generale Affari Sociali della Commissione ha espresso un primo parere contrario a simili cambiamenti.
Un punto debole su ci si sta concentrando la risposta sindacale è il fatto che risultano del tutto oscure le fonti e i metodi con cui il Gruppo Stoiber ha proceduto alle sue valutazioni. Nel documento presentato alla Commissione risulta che l’Hlg, per misurare gli oneri amministrativi delle direttive, si è rivolto ad un Consorzio composto di società (Capgemini, Deloitte, Rambolle management), che non hanno reso noto alcunché delle procedure adottate per le loro analisi. Così non si sa quali sono stati i soggetti coinvolti per valutare le situazioni nei vari paesi, quali i documenti esaminati, chi è stato intervistato, quali i dati presi in considerazione, quali le ragioni di enormi differenze riscontrate (1.400 minuti per una denuncia d’infortunio in Romania e 5 in Finlandia), quali, infine gli accorgimenti di qualità adottati per garantire la validità dell’indagine. Su questi temi è cominciato il confronto nell’ultima plenaria del Comitato Consultivo il 18 giugno scorso.

fonte:http://www.ufficiostampa.cgil.it

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