La banca non finanzia l’azienda Gli operai chiudono i conti correnti

Schio, sindacati e Confindustria alleati: «Boicottaggio»

Stretta del credito, gli istituti bancari non finanziano l'azienda che ha ordini per tre milioni di eu­ro e le maestranze annunciano un inedito sciopero contro le banche. Ovvero un boicottag­gio: «Stiamo pensando di av­viare la chiusura collettiva dei conti correnti da parte dei lavo­ratori, perché andare davanti alla banca a protestare non ser­virebbe a niente» fanno sapere Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil. Succede a Schio (Vicenza) alla «Smit Textile», azienda mecca­notessile produttri­ce di telai con 185 dipendenti e 80 an­ni di storia, nata come «costola» della Lanerossi.
Dagli industriali arriva piena solida­rietà: «Se non si boicotta il prodot­to, ma si boicotta­no quegli istituti che nemmeno a queste condizioni danno credi­to, hanno ragione a fare lo scio­pero e fanno bene a farlo» dice Luigi Schiavo, presidente del raggruppamento scledense di Confindustria.
Smit Textile, ex Nuovo Pi­gnone, è fra i leader mondiali nella produzione di telai ad ele­vato contenuto tecnologico. Negli ultimi anni l'azienda ha vissuto momenti di grave crisi: l'anno scorso c'è stato un pas­saggio di proprietà, Smit è sta­ta ricapitalizzata, a gennaio 2009 era stata annunciata una riorganizzazione e negli scorsi mesi la dirigenza si è accordata con istituzioni e sindacato per un periodo di cassa integrazio­ne straordinaria. Questa setti­mana dirigenza e maestranze hanno avuto un nuovo con­fronto sulla situazione. «La so­cietà è in ginocchio per la stret­ta del credito – commenta Mas­similiano Bianco, Fiom - pur avendo in cassa ordini e lettere di credito per oltre tre milioni di euro, equivalenti a circa cen­to macchine da realizzare da qua ad agosto, l'azienda non riesce ad avere dagli istituti bancari i finanziamenti per ac­quisire quel che manca dai for­nitori e poter lavorare. E' un pa­radosso – continua il sindacali­sta - questi hanno le lettere di credito in mano ma le banche non si accontentano, come non si accontenterebbero delle fatture: vorrebbero i documen­ti di effettiva consegna dei mac­chinari».
Angelo Nigro, Uilm, sottoli­nea che «vengono ristretti an­che i fidi per i quali prima non c'erano problemi. Forse ci so­no interessi occulti da parte di qualcuno, magari straniero, che vuole rilevarla». Per questi motivi Cgil, Cisl e Uil intendo­no avviare una protesta inedi­ta, diretta agli istituti di credi­to. «Oggi parte una richiesta di incontro con due filiali scleden­si di importanti gruppi bancari – precisa Maurizio Doppio, Fim Cisl – se quanto ci è stato riportato dall'azienda verrà confermato intendiamo avvia­re un ritiro collettivo dei conti correnti da parte dei 185 lavora­tori ». «Scioperare e manifesta­re davanti agli istituti di credi­to chiedendo di darci i soldi non servirebbe a niente – ag­giunge Bianco – se le cose so­no proprio come ci sono state descritte, i 185 lavoratori can­celleranno i conti correnti che hanno con gli istituti».
Dal raggruppamento locale di Confindustria arrivano se­gnali di piena condivisione con le organizzazioni sindaca­li, per il caso specifico. «Sono allibito – commenta Luigi Schiavo - sono in completa sin­tonia con i sindacati, in questo caso. Lì gli operai ci sono, le competenze ci sono, gli ordini ci sono: finanziateli. Non si chiede di coprire buchi prece­denti, ma di permettergli di la­vorare. Altrimenti il risultato sarà che 185 operai e impiegati rimarranno a casa, creando un problema sociale, e che quelle macchine verranno fatte da indiani e cine­si ». Schiavo ricorda che «Smit è un'azienda storica, a Schio, una di quelle 'navi scuola' che hanno formato generazioni di imprenditori. Sono sempre sta­ti leader nella produzione di te­lai, hanno gli uomini e il 'know how'. Trovo assurdo che gli istitu­ti di credito per l'ennesima vol­ta si comportino così: se ci so­no lettere di credito, la banca deve impegnarsi per lo meno per quello specifico capitolo. Posso capire che in certi casi ci siano dubbi sui piani di rilan­cio, ma se si tratta dei «soldi­ni » per acquistare i bulloni e completare macchine per cui ci sono ordini, la banca dovreb­be darli. In definitiva – conclu­de l'industriale – se la protesta è rivolta a quegli istituti che non danno finanziamenti nem­meno a queste condizioni, le maestranze hanno ragione e fanno bene a farla».

Andrea Alba

fonte:http://corrieredelveneto.corriere.it/

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