La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

mercoledì 30 giugno 2010

Pisa. Busta paga col segno meno - Pagare per lavorare

Grido d'allarme della CGIL di Pisa: "Ci siamo imbattuti in buste paga dalle quali risulta che il lavoratore deve pagare soldi all'azienda e dove compare anche la voce dedicata all'affitto", denunciano i lavoratori. Tutto questo accade a Montopoli in Val d'Arno in una cooperativa che collabora con il magazzino regionale Conad.

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fonte:http://www.tgtnews.it

Occupazione giù nelle grandi imprese: ad aprile -1,9%

Ad aprile l'indice dell'occupazione nelle grandi imprese, depurato dagli effetti della stagionalità, ha registrato una variazione congiunturale di -0,1% al lordo e netto dei dipendenti in cig. Su base annua, l'indice è sceso dell'1,9% al lordo della cig e dello 0,8% al netto. Lo rende noto oggi (30 giugno) l'Istat. Nel confronto tra la media degli ultimi tre mesi (febbraio-aprile) e quella dei tre mesi precedenti (novembre 2009-gennaio 2010), spiega, si è registrato un calo dello 0,4% al lordo della cig e dello 0,1% al netto.
Complessivamente, nei primi quattro mesi del 2010 - scrive l'Istituto - la variazione media dell'occupazione, rispetto allo stesso periodo del 2009, è stata di -2% al lordo della cig e -1,4% al netto. Nel mese di aprile 2010 l'indice dell'occupazione alle dipendenze nelle grandi imprese dell'industria ha registrato, al netto della stagionalità, una variazione congiunturale, rispetto al mese precedente, di -0,1% al lordo e +0,1% al netto della cig. La variazione, nella media degli ultimi tre mesi, rispetto ai tre mesi precedenti, è stata di -0,5% al lordo della cig e nulla al netto”, aggiunge.
In termini tendenziali, l'occupazione nelle grandi imprese ha segnato una diminuzione del 2,7% al lordo dei dipendenti in cig e un aumento dello 0,2% al netto. Complessivamente, nei primi quattro mesi 2010 la variazione dell'occupazione, rispetto allo stesso periodo del 2009, è stata di -2,9% al lordo della cig e di -1,5% al netto.
Inflazione rallenta, a giugno +1,3% annuo
L'inflazione di fondo, quella calcolata al netto dei prodotti energetici e degli alimentari non lavorati, a giugno su base annua si è attestata al +1,3% (+1,2% a maggio). Il tasso al netto della sua componente energetica è stato pari al +1,2% (+1,1% a maggio). Lo comunica l'Istituto, nella stima provvisoria sull'andamento dei prezzi al consumo. Il tasso di inflazione acquisito per il 2010, ovvero quello che si registrerebbe a fine anno nell'ipotesi che l'indice mantenga i livelli segnati a giugno, si attesta +1,2%.


fonte:http://www.rassegna.it

Paese fermo per il quinto sciopero generale di quest'anno. Scontri ad Atene

«Ladri!», la furia dei lavoratori.
Riforma delle pensioni in parlamento, per il governo la prova più dura 


«Avanti popolo, non abbassare la testa», «Ladri, siete tutti ladri», gridavano ieri centinaia di dimostranti di fronte al parlamento greco, in piazza Syntagma. Stesse scritte sui cartelli, tra cui uno che paragonava il partito socialista Pasok (al governo) con il partito conservatore della Nea Dimocratia. È il quinto sciopero generale quest'anno, convocato dai sindacati dei dipendenti pubblici (Adedy) e del settore privato (Gsee), oltre che dal Pame, il sindacato aderente al Partito comunista, per protestare contro il piano d'austerità. Di fronte ai manifestanti - non i soliti gruppi anarchici ma lavoratori e pensionati con una rabbia evidente - centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa hanno impedito a chiunque di raggiungere l'ingresso del parlamento. La sofferenza e la rabbia sociale contro il programma «lacrime e sangue» aumenta giorno dopo giorno, ed emerge sempre più chiaro un rifiuto totale nei confronti del sistema politico. Il parlamento, secondo un anziano manifestante, «non è più il simbolo della democrazia, ma della corruzione». «Tutti sono falsi, corrotti o venduti al sistema capitalistico», aggiunge un 45enne. Queste frasi si sentono sempre più spesso negli uffici, nelle cafeterie, nei negozi alla ricerca di clienti, ovunque.
Il corteo è finito con scontri, lanci di lacrimogeni e sassate, e con la maggioranza dei dimostranti in fuga in ricerca di riparo. Botte tra giovani incappucciati e agenti di polizia con lanci di lacrimogeni, bottiglie molotov e incendi di cassonetti sono scoppiati anche a piazza Omonia, dove, secondo testimonianze, un poliziotto è stato ferito. Al porto del Pireo i traghetti hanno funzionato normalmente dopo che i guardacoste hanno impedito a un gruppo di manifestanti comunisti di bloccare il traffico, come era avvenuto la settimana scorsa, provocando l'ira dei turisti. Senza problemi anche i voli internazionali, perché i controllori, pur condividendo le ragioni alla base dello sciopero, non hanno aderito per non danneggiare ulteriormente il turismo già in crisi. Fermi invece il traffico aereo interno, i trasporti ferroviari, danneggiati quelli urbani. Chiuse scuole, banche e uffici pubblici, anche se la partecipazione ai cortei era evidentemente minore rispetto alle precedenti (12mila ieri, 70mila a maggio). Questa volta l'attenzione era puntata sulla riforma delle pensioni, che eleverà l'età per l'uscita dal lavoro e gli anni di contributi. Poi c'è una riforma del mercato del lavoro che facilita i licenziamenti e taglia le liquidazioni. L'intesa con l'Ue-Fmi prevede l'entrata in vigore della riforma dal 2013 e non dal 2018, come diceva la prima bozza del disegno di legge. L'età pensionabile salirà per tutti a 65 anni, donne comprese, mentre chi avrà 40 anni di contributi potrà ritirarsi a partire dai 60 anni. In questo caso però il calcolo degli emolumenti sarà progressivamente penalizzante, riducendosi fino al 48% del salario (!).
Quando la riforma sarà legge dunque i lavoratori greci, con le retribuzioni più basse della zona euro, dovranno lavorare di più e saranno pagati ancora meno anche quando andranno in pensione. Intanto cresce la disoccupazione, salita all'11,7% (secondo i dati non ufficiali supera il 20%) nel primo trimestre di quest'anno rispetto al 10,3% dell'ultimo trimestre del 2009, raggiungendo il livello massimo da dieci anni. «Lavoro non c'è e se lo troviamo, non prenderemmo mai la pensione» dicono i giovani, mentre cresce l'emigrazione verso altri paesi europei, Stati Uniti e Australia. Rabbia e disperazione anche tra i lavoratori con anni di lavoro alle spalle. Negli ultimi mesi migliaia di dipendenti pubblici e privati, vicini alla pensione, fanno lunghe file agli uffici degli enti di previdenza per depositare domanda di uscita dal lavoro. «Se tutta questa gente va in pensione, gli enti rischiano il collasso economico» ci dice Aris Kazakos, professore del diritto di lavoro all'università di Salonicco. Il ministro del lavoro Andreas Loverdos, criticato aspramente dai sindacati e dal Kke (il partito comunista) che ha dichiarato «guerra al selvaggio attacco di classe», cerca il consenso dell'opposizione, almeno quello dei conservatori. Non a caso ben due volte ha dovuto rimandare il dibattito parlamentare: ma le proteste anche in seno al Pasok continuano. Sarà una dura prova per Papandreou il progetto di legge, che andrà alla camera questa settimana. Due mesi fa, durante la votazione parlamentare per approvare l' accordo tra Atene e la troika Ue-Fmi, il premier ellenico ha radiato tre deputati socialisti che si sono astenuti, ma ora una mossa simile, in caso di astensioni, potrebbe provocare una crisi di governo. Sono state però formalmente respinte le voci secondo le quali palazzo Maximou, sede del governo ellenico, sta esaminando l'eventualità di elezioni anticipate.

Pavlos Nerantzis

[Articolo su il manifesto del 30/06/2010]

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Il grande occhio di Marchionne

Come ai tempi di Valletta si spiano gli operai «pericolosi». Quelli della Fiom. Licenziato un lavoratore in congedo parentale: «Non si occupa del figlio»

Il reparto confino c'è già, è a Nola. Lo spionaggio anche. Sarà però dura per Sergio Marchionne raggiungere i record prestigiosi del Ragionier Valletta che era riuscito a far compilare ai suoi spioni 354.077 schede su altrettanti lavoratori della Fiat. L'importante è cominciare: dalla Fiom di Pomigliano è arrivata ieri la storia di un licenziamento costruito grazie a un sistema di spionaggio interno che ha scoperto un operaio, naturalmente della Fiom, nell'atto di alzare la serranda del negozietto della moglie mentre era in congedo parentale per accudire il figlio. Come poteva accudirlo, mentre alzava la serranda del negozio? Sembra proprio di essere ripiombati ai tempi delle schedature Fiat. In quei compitini si potevano leggere abitudini sessuali, fedeltà coniugali, frequentazioni inopportune, letture scabrose, tessere della Fiom e del Pci, drappi rossi negli armadi. Fu il giudice Raffaele Guariniello, il 24 settembre del 1970, a scoprire a due passi dalla direzione della multinazionale torinese in corso Marconi, gli armadi della vergogna Fiat pieni di vent'anni di schedature. Era il sistema Valletta, arma di supporto per sbattere fuori da Mirafiori migliaia di militanti della Fiom e del Pci. Quarant'anni dopo è il sistema Marchionne: non siamo più a Mirafiori ma a Pomigliano, ma ecco ricomparire la polizia privata che su ordine dei dirigenti apre indagini sui dipendenti «pericolosi» e una volta individuate le colpe le denuncia ai superiori, i quali procedono al licenziamento, senza neanche passare attraverso la polizia ordinaria dello stato a cui competerebbe indagare in caso di ipotesi di reato. La colpa di «Gennaro», chiamiamolo così, è grave: ha in tasca la tessera della Fiom. Dunque va tenuto d'occhio. Un bel giorno usufruisce di un congedo parentale previsto da una legge dello stato per accudire un figlio con problemi di salute. I solerti spioni della «feroce» - così veniva chiamata la Fiat dagli operai negli anni duri raccontati da Emilio Pugno e Sergio Garavini in un libro Einaudi che fece epoca - si mettono all'opera, controllano il sospetto non solo in fabbrica, dove pure ci sarebbero vincoli legistativi a tutela della privacy, ma addirittura fuori dal luogo di lavoro. Cosa scoprono? Che il furbastro durante il congedo «ha svolto attività lavorativa», in particolare aprendo e chiudendo il negozietto della moglie. «Pertanto ella» non è mai stato a disposizione del figlio «né ha messo in essere azioni finalizzate al soddisfacimento dei bisogni affettivi del bambino». Fantastici questi spioni, capaci di individuare tanto i bisogni affettivi di un bambino quanto la loro mancata soddisfazione da parte del reprobo papà operaio, che siccome alzava la serranda del negozio al mattino e la riabbassava la sera, non era in grado di dedicare tempo e affetto al figliolo.Ieri è stata consegnata a «Gennaro» la lettera di licenziamento che racconta tutti questi particolari e si conclude con la formula classica, ripetuta negli anni migliaia di volte dalla «feroce»: «è venuto meno il vincolo di fiducia» tra il dipendente e l'azienda. Prima «Gennaro» era stato convocato dall'azienda - la Sirio, di proprietà Fiat - che aveva letto al malcapitato il «rapporto di investigatori privati». Alla Fiom di Pomigliano confermano tutto, e in particolare che né i Carabinieri né la procura hanno ricevuto segnalazioni dalla Fiat e dunque non hanno effettuato alcuna indagine.
In questo caso, l'uso dei sistemi spionistici è persino più grave del licenziamento stesso. Infatti il lavoratore sostiene di poter dimostrare che alzare e abbassare le serrande di un negozio non cancella né attenzioni affettive né prestazioni di servizi essenziali per il figlio, come portarlo e andarlo a riprendere a scuola, solo per fare un esempio. Per la Fiom di Pomigliano, che sta consultandosi con gli avvocati prima di rivolgersi alla Procura della Repubblica, questo caso sta nella storia e nella cultura Fiat: «Colpirne uno per educarne cento», e quell'uno non a caso è un militante della Fiom, l'organizzazione che ha infranto il sogno plebiscitario di Sergio Marchionne. È da tempo che a Pomigliano si ha la sensazione di una ripresa massiccia dei controlli sul lavoro e sulla vita dei dipendenti. Per esempio, un capo Fiat si è lasciato scappare un avvertimento, piuttosto inquietante: «Guardate che quel tipo ha una relazione affettiva con una dipendente dell'azienda, ne abbiamo le prove. O questa storia finisce oppure c'è sempre la possibilità di un trasferimento a Nola», il reparto confino. «Quel tipo», neanche a dirlo, è un delegato della Fiom. Non siamo tra la fine degli anni Settanta e l'80, quando la Fiat accusava gli operai di fare sesso in linea di montaggio: adesso anche i sentimenti e le relazioni fuori dai cancelli sono punibili. Proprio come capitava negli anni Cinquanta. Leggiamo da una delle 354.077 schede trovate dal dottor Guariniello nel '70 (riportata nel libro dell'avvocato Bianca Guidetti Serra «Le schedature Fiat», prefatto da Stefano Rodotà, Rosenberg & Sellier editore): l'operaia C.C. è «Comunista moderata. Detiene (sic) la bandiera del Pci in casa e in tutte le cerimonie, manifestazioni sia di partito che per il lutto di qualche compagno essa ha l'incarico di portarla. Pare che l'amante della C. stessa attualmente si trovi in carcere. Nella casa non di raro era notato e per di più di sera».Ma tutto questo avveniva in anni lontani. Non può essere vero quel che oggi raccontano di Marchionne e dei suoi dirigenti i fiommini di Pomigliano: siamo convinti che l'a.d. del Lingotto potrà smentire tutto, con le prove. Magari quelle raccolte dagli spioni.

Loris Campetti
 
[Articolo su il manifesto del 30/06/2010]


fonte:http://www.ilmanifesto.it/

martedì 29 giugno 2010

Sciopero Generale 2 luglio 2010

Il volantino e il percorso dello Sciopero Generale 2 luglio 2010 


Il concentramento per Firenze e provincia sarà dalle 9 da Piazza Cavalleggeri (di fronte alla Biblioteca Nazionale). Il resto della Toscana si concentrerà invece a Piazza Demidoff.


Per la manifestazione di Firenze  partenza da Pisa alle 7.30 nel parcheggio Esselunga e da Pontedera alle 7.45 dal parcheggio di Panorama.
Prenotazione entro domani alla Fiom.
    fonte:http://www.tosc.cgil.it

      Non basta gia'  piu' questo integrativo  alla Piaggio?

      Per mercoledì 30.6.10 l' azienda ha convocato i sindacati in pompa magna all' unione industriale.

      Dato che la Piaggio, su tutto quello che ha disatteso in questi mesi dell'integrativo 2009 , non ha mai voluto confrontarsi  e cioe' su:
      -Riduzione del salario, premio di miglioramento e tutti gli altri istituti contrattuali, per gli operai in cassa integrazione fino a 3 mesi
      -Ritmi e carichi di lavoro che aumentano come le malattie articolari ma minaccia di licenziamento se si sciopera il sabato per non aggravare i dolori alle spalle e alle braccia  sottoponendoci a 48 ore di lavoro alla settimana (e poi col wcm ergo-uas: nuova metrica già prevista nel nostro integrativo 2009: la stessa dell' accordo di fiat pomigliano che diminuisce le pause!qual' é la differenza tra marchionne e colaninno!?)
      -Lavorazioni delocalizzate e futuro dei lavoratori li' adibiti (componentistica,montaggiomotori, lineevespa...?)
      C' e' da aspettarci che, se chiama l' azienda, abbia da chiederci ancora qualcosa!! Come sempre l' azienda 'modula' i dati di vendita/fatturato; perche' ad inizio anno vende tutti i veicoli prodotti ai concessionari, ma solo a giugno si viene a sapere che in realta' non ci sono vendite da quando sono finite le rottamazioni, cioe' che tutti quei veicoli sono rimasti nei magazzini dei concessionari!! e allora c'e' crisi quindi mercoledi' l' azienda mettera' in campo questi dati  (l'ha gia' anticipato con la fermata produttiva forzata di venerdi' scorso con permesso retribuito) e chiedera' ai sindacati parecchia altra cig e chissa' cos' altro...!? E la fiom -unico sindacato rimasto- cosa mettera' in campo??Pongo la questione perche' gia' dall' anno scorso la richiesta di cig della Piaggio e' triplicata e  non per la crisi, ma per aumentare i profitti, spostando quelle lavorazioni in asia, con dei sindacati che firmano senza 'colpo ferire' e dei delegati anche in Fiom che sono rimasti  in assoluto silenzio (per  ritrovarli poi  sui tetti della fabbrica e qualcuno piazzato nelle strutture sindacali?!)
      Se capiamo l' importanza di contrastare l' accordo di fiat pomigliano con uno sciopero forte  e partecipato anche dai precari come quello di lunedi' scorso in piaggio, dobbiamo essere pronti anche a contrastare con scioperi altrettanto determinati questa strategia stillicida di delocalizzazioni della piaggio e come fiom pretendere dall' azienda  l' integrazione salariale alla cig e un accordo scritto- in modo molto puntuale e non generico- per continuare a produrre in italia i motori ed i veicoli a piu' alta tecnologia e mantenere l' occupazione alle mecccaniche. E c'è un' altra questione che mi preme denunciare ora che la fiom affronta con l'accordo fiat-pomigliano il principio di  democrazia sostanziale e non solo formale del referendum: anche in piaggio il referendum viola da sempre  un diritto indisponibile e cioe' quello che gli impiegati votino su regole che non riguardano la loro specificita' lavorativa ma quella operaia, sia su orari, ritmi, carichi, pause, salute e condizioni ambientali oltre che salario (dato che gli impiegati prendono molto di piu' dagli aumenti di merito, fate conto anche più di 250 euro ogni 2 anni ad un 6° livello, stanno seduti, hanno uffici puliti caldi o climatizzati ecc...e quindi altre condizioni di lavoro con altre tipologie di problematiche).Per questo la Fiom non dovra' piu' firmare neanche accordi integrativi come quello dell' anno scorso in piaggio, che non tengano separate nelle votazioni le contrattazioni operaie da quelle impiegatizie, perche' in democrazia decide chi e' soggetto davvero a quelle regole scritte non altri, che altrimenti cosi' facendo gliele impongono!

      Rossella Porticati
      Rsu Fiom Piaggio

      Napoli sciopero generale 25 giugno 2010

      Napoli sciopero generale 25 giugno 2010,video a cura di Radiodimassa.



      fonte:http://www.youtube.com/user/radiodimassa

      Leggi anche:

      Lavoro, l’Italia malata di stress

      Di stress da lavoro ne soffre 1 italiano su 4 (il 27% dei lavoratori). E il rischio di incapparvi è in crescita, con il boom del precariato e l'aumento dei dipendenti anziani. Sono i dati dell'Inail (Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) che saranno presentati e discussi durante la mostra convegno a “Progetto Sicurezza”, promossa dall'1 al 3 luglio a Milano dall'Associazione professionale italiana ambiente e sicurezza (Aias), a dirlo. Numeri superiori alla media registrata in Europa, dove lo stress interessa circa il 22% dei lavoratori, con costi che si aggirano intorno ai 20 miliardi di euro l'anno, fra spese sanitarie e giornate di lavoro perse.Tuttavia, i dati dell’Inail sono da considerarsi “per difetto”, in quanto si tratta delle pratiche liquidate dall’istituto. In pratica, per ogni caso appurato e conclamato da un tribunale almeno altri 3-4 li possiamo rintracciare a livello potenziale. C’è poi il discorso delle “sindromi fantasma”, ovvero di quelle malattie che vengono catalogate in modo da non farle risultare correlate allo stress, e quindi non rimborsabile. Quello della lista delle malattie professionali, del resto, è un vero e proprio nodo che nessuno è in grado ancora di sciogliere in Italia.Ma torniamo allo stress. Secondo uno studio pubblicato nel 2009 dall'European Heart Journal si calcola che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato incide direttamente sull'economia europea per 44 miliardi di euro, con una perdita di produttività pari a 77 miliardi di euro. In Italia una legge prende in considerazione il problema, introducendo l'obbligo per tutte le aziende, a partire dal primo agosto, di valutare e misurare il livello di stress dei propri dipendenti. Una scadenza che ha aperto il dibattito sui metodi da adottare per la valutazione del rischio.La crisi economica, quindi, può fare da amplificatore. «È ovvio che se aumentano gli orari, se il personale non è sufficiente, se bisogna organizzare dei turni con ritmi elevati, cresce anche lo stress “cattivo”, quello che si protrae a lungo diventando dannoso». Necessaria quindi, dice un esperto del settore, «una particolare attenzione a questo fenomeno, soprattutto in questa fase». L'esperto sottolinea che la normativa italiana prevede, tra le valutazioni dei rischi sul lavoro, anche quella dello stress. Una “misurazione” che dal primo agosto avrebbe dovuto diventare obbligatoria per tutti. L'obbligo è slittato, invece, al 31 dicembre per i lavoratori del pubblico (ospedali compresi). «E presumibilmente - prevede l’esperto - slitterà anche per il privato. Bisogna considerare che valutare lo stress non è semplice come, ad esempio, valutare danni e disagi da decibel elevati». Al momento una Commissione ministeriale che coinvolge diversi esperti sta mettendo a punto i criteri che dovranno essere utilizzati per valutare lo stress dei lavoratori. «Credo sia necessario - conclude l’esperto - partire con strumenti adeguati, frutto di un lavoro approfondito».

      Fabio Sebastiani

      fonte:http://www.controlacrisi.org

      Bergamo - Prosegue la lotta alla Brembo per il rinnovo del contratto aziendale

      Ancora in lotta i lavoratori della Brembo, la fabbrica di Bombassei. Proseguono, infatti, con particolare successo, i presidi contro lo straordinario. Sabato mattina nello stabilimento di Curno sono entrati in 10 (DIECI!) su un totale di oltre 1500 dipendenti.

      Alla naturale scadenza del Contratto Aziendale abbiamo inviato alla Direzione della Brembo la comunicazione che dava il via al rinnovo; era l'autunno del 2008!Già questo dice molto di quanto sia nella fase in cui è venuto a scadere tale rinnovo, il riferimento va sia agli effetti della crisi che anche in Brembo ha “regalato” un utilizzo della CIGO in quasi tutti i siti di produzione che alle situazioni via via mutate anche nel versante sindacale. Nonostante tutto si è riusciti a presentare una piattaforma unitaria che sin dall'inizio ha avuto come elementi caratterizzanti tra gli altri :La necessità di recuperare sul P.D.R. Una quantità economica che abbiamo quantificato in una richiesta di incremento di 1500 € da ottenere nei diversi parametri che già regolano il Premio stesso (produttività, affidabilità delle consegne, scarti e il parametro collegato alla redditività che da quando è stato istituito non ha mai avuto dei miglioramenti).Su questo capitolo tra l'altro fa parte dei nostri obiettivi il riuscire ad aumentare la quota economica che viene sempre percepita di 600 € .Il problema della precarietà che finora ha avuto, di fronte all'evidenziarsi della crisi economica, un esito molto negativo per diverse centinaia di lavoratori. L'obiettivo in questo caso di consolidare il rapporto di lavoro dopo una durata massima di 15 mesi di contratto a termine.I miglioramenti delle condizioni di lavoro in diversi stabilimenti del Gruppo a partire dalle fonderie di ghisa fino alle officine di Curno e Mapello.Nel corso del 2009 il proseguire del ricorso alla CASSA INTEGRAZIONE ha posto in tutta evidenza i limiti di sviluppare un confronto costruttivo che per la verità ha avuto inizio, sulla parte normativa, solo verso il finale dell'anno.Dopo alcuni incontri considerando il fatto che la Direzione Aziendale manteneva un atteggiamento dilatorio ribadito tra l'altro con modi arroganti, la R.S.U. E le O.O. S.S. Hanno deciso di indire il primo sciopero di tutto il Gruppo a febbraio di quest'anno. La partecipazione è stata molto buona in tutti i siti.Nell'incontro successivo, finalmente la Direzione si decide a consegnare una prima proposta economica; subito sono emerse delle distanze molto forti tra le nostre richieste e quanto esposto viene da tutta la delegazione commentato con un giudizio di forte insufficienza.Nel prosieguo del confronto si evidenziano sempre più nette le tre questioni sulle quali la Direzione, senza rivendicarlo pone una opposizione di principio; per altro sulla precarietà e sulla parte di PDR che i lavoratori, secondo le nostre richieste devono percepire sempre non vi è alcun cenno di apertura, solo al finire di un incontro per altro caratterizzato da scontri verbali accesi con il capo delegazione della Brembo finalmente viene assunto l'impegno formale di sistemare l'impianto climatico per la fonderia di ghisa.A questo punto si è deciso di compiere un “giro” di assemblee in tutti i siti per spiegare ai lavoratori le difficoltà che venivano poste nel confronto e la necessità condivisa di esporre alla Direzione i punti sui quali non c'è condivisione.Nelle assemblee i lavoratori esprimono a loro volta la delusione per la posizione Aziendale; viene tra l'altro commentata da molti la notizia apparsa sulla stampa dei 6 Milioni di € che la Brembo eroga per il Management (32 persone) cifra di gran lunga superiore a quella che viene messa a budget per l'insieme di lavoratori.Qualcuno sottolinea anche che è beffardo veder premiati in quella misura personaggi che a volte non rimangono nel Gruppo che pochi anni, mentre la gran parte degli altri lavoratori sono in Brembo da decenni; qualcuno ci invita ad avviare il conflitto, qualcuno evidenzia la grande mole di investimenti fatti in quest'ultimo periodo in diverse parti del mondo di fronte ad un vuoto in Italia su questo capitolo.Si arriva quindi all'ultimo incontro nel quale, dopo la nostra esposizione sui punti da migliorare, la Direzione ribadisce la propria posizione e nel far questo si alza dal tavolo di confronto.L'insieme della R.S.U. A questo punto mette da parte ogni incertezza e si giunge alla decisione di indire 24 ore di sciopero in tutto il Gruppo.
      La prima giornata di sciopero era stata fatta a febbraio con buoni risultati di adesione, ma quanto succede il venerdì 28 maggio è semplicemente storico per la Brembo tutti i siti produttivi sono COMPLETAMENTE VUOTI la cosa evidentemente coglie di sorpresa anche il sig. A. Bombassei che sui giornali si inventa di esprimere la Sua personale delusione per il fatto che FIM e UILM “si sono fatte guidare dalla FIOM”.Nel far questo evidenzia che la situazione del confronto nel Gruppo Brembo non la conosce a fondo, infatti lo sforzo che la FIOM ha fatto in questa vicenda è stato di cercare fino in fondo di gestire ogni passaggio in piena luce e tentando sempre di trovare punti di condivisioni, non neghiamo che su alcuni punti abbiamo dovuto arretrare rispetto alle nostre posizioni di partenza ma, appunto se di questo il sig. Bombassei non tiene conto non riesce a capire che anche per le altre O.O.S.S. Assumere altre priorità, come egli sembra suggerire, diventa difficile oltre che per certi versi disonesto, nell'ambito di questo confronto. La partecipazione ai presidi dalle 5 del mattino al sabato, il clima stesso tra i lavoratori dicono di una determinazione importante che vogliamo sia riconosciuta anche nei contenuti del nuovo Contratto aziendale. Certamente la Direzione dovrebbe a sua volta rendersi conto che viene richiesto un miglioramento economico assolutamente sostenibile e la stesse parti normative sulla precarietà e sull'ambiente di lavoro possono trovare punti di accordo se finalmente si entra nell'ordine di pensiero che quanto richiesto riguarda il dare un percorso certo alle PERSONE che hanno la giusta ambizione di sapere quando e con che modalità essi possono avere il posto di lavoro a tempo indeterminato.
      VIENE DA DIRLA ALLA FANTOZZI:
      SIATE UMANI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

      fonte:http://www.rete28aprile.it

      Le imprese «all'italiana» falciano posti

      La crisi sta abbattendo tanti call center, e dove non arriva, ci pensano gli imprenditori italiani - quelli del genere Eutelia-Omega - a lasciare i lavoratori in mezzo a una strada. L'allarme arriva dalla terza assemblea nazionale dei call center, organizzata a Roma dalla Slc Cgil (dopo le prime due edizioni di Torino e Napoli). E se fino a un anno fa il problema poteva essere la gestione delle stabilizzazioni seguite alla riforma del settore avviata dal governo Prodi e dall'ex ministro del lavoro Cesare Damiano, oggi tra gli operatori non senti parlare di altro che di cassa integrazione, mobilità, o peggio ancora di assenza dello stipendio, come è avvenuto per esempio per i tanti travolti dalle vicende giudiziarie di Phonemedia (e del gruppo Omega). Un altro grosso problema sono gli appalti al massimo ribasso, in voga tra le amministrazioni pubbliche e che dunque abbassano i prezzi anche nel privato: risparmi che vengono scaricati sui lavoratori e sulle loro condizioni, con un aumento dei carichi e con situazioni di precariato e di sotto-stipendi sempre più critiche.
      Della crisi parla Daniele Corchidi, dipendente Telecontact ma in questo periodo in distacco per il sindacato: «Ho visto chiudere tanti call center - dice - Ci sono 2500 posti persi alla Phonemedia, tra Catanzaro e Vibo Valentia: i lavoratori sono ancora in cassa. E se pensiamo che Catanzaro ha 100 mila abitanti, si può capire che ogni famiglia ha almeno una persona coinvolta: era la prima azienda della città». In Calabria i call center danno lavoro a 12 mila persone, o meglio davano: «Ci sono almeno altri 700 posti a rischio alla Jonitel di Cosenza, alla Giary group di Siderno, alla Blue call di Rende e Catanzaro - continua Corchidi - E 500 contrattisti a progetto in bilico. Da 2-3 mesi in queste aziende non si pagano stipendi, così molti si dimettono. Il settore si sta sfaldando, e ormai noi più che fare i sindacalisti "contrattualisti", passiamo le giornate tra la Procura e la ricerca di ammortizzatori sociali». Reggono soltanto i grossi gruppi, come Abramo e Telecontact.
      Messo meglio è il gruppo Almaviva, proprietario tra gli altri di Atesia, il call center che qualche anno fa richiamò l'attenzione dei media per il bubbone «precariato»: circa 8000 dipendenti tra Roma, Milano, Napoli, Palermo e Catania, nella capitale dà lavoro a 2400 persone. «Non è che siano rose e fiori - dice la delegata Slc Cgil Barbara Cosimi - ma se non altro non dobbiamo vedercela, almeno per il momento, con cassa integrazione emobilità. Le commesse sono grosse e sembrano reggere. E anzi proprio nei prossimi giorni abbiamo un incontro per il passaggio di molti operatori da 4 ore giornaliere a 6: ben mille ne hanno fatto richiesta». Uno dei grossi problemi della stabilizzazione, qualche anno fa, fu proprio l'orario di lavoro: solo 4 ore, per stipendi mensili che sfiorano i 600 euro. Con 6 ore, le buste paga arriverebbero almeno a 800 euro. Che sono comunque pochi per vivere in una città cara come Roma. Ci sono poi 200 cocoprò, ma solo per le campagne a termine: «Vigiliamo perché gli outbound dei committenti più stabili - conclude Cosimi - siano dati solo ai dipendenti».
      Il problema, come evidenziato dalla relazione introduttiva del segretario Slc Alessandro Genovesi, sta nell'individuare - insieme al governo, ai datori di lavoro pubblici e privati, agli outsourcer - un minimo di regole base: «No agli appalti al massimo ribasso, sì alle clausole sociali che salvaguardino i posti nei passaggi di proprietà. Sì a una fiscalità di vantaggio, favorendo i contratti stabili». Emilio Miceli, segretario generale Slc, sollecita insieme a Fistel Cisl e Uilcom Uil «un tavolo presso il governo», e «la cancellazione della norma sull'Irap, prevista nella finanziaria, che facilita gli avventurieri che stanno affossando il settore».

      Antonio Sciotto

      [Articolo su il manifesto del 29/06/2010]

      fonte:http://www.ilmanifesto.it/

      lunedì 28 giugno 2010

      La Rete verso l’area congressuale “La Cgil che vogliamo”

      Il 6 luglio si costituirà l’area programmatica della mozione “La Cgil che vogliamo”.
      La Rete28Aprile, che ha partecipato sin dall’inizio alla costituzione e alla battaglia politica della mozione del congresso, considera questo passaggio anche un risultato del proprio impegno. Per queste ragioni la riunione del 18 giugno del gruppo nazionale di continuità ha, pur con diverse riserve, condiviso la scelta di partecipare alla costituzione della nuova area programmatica. In ogni caso tutti i componenti del gruppo nazionale di continuità verranno in questi giorni consultati per assumere la decisione finale.Le ragioni di questa scelta sono sostanzialmente:
      1.L’accelerazione del conflitto sociale e della svolta autoritaria e moderata sul piano delle relazioni sociali e su quello politico istituzionale. La vicenda di Pomigliano è costituente di una regressione autoritaria senza precedente nelle relazioni sindacali. Il cedimento di Cisl e Uil di fronte all’attacco ai diritti costituzionali dei lavoratori e la complicità e la passività di parte rilevante dell’opposizione e della grande stampa con le posizioni della Fiat, dimostrano che la regressione della democrazia nel nostro paese è a un punto drammatico. La crisi economica invece che rappresentare un punto di critica del liberismo ne ha accentuato, in Italia come in Europa, le caratteristiche brutali e autoritarie. In questo contesto le incertezze, la confusione, le posizioni ondeggianti della Cgil rappresentano un ulteriore elemento di crisi e difficoltà. Su Pomigliano la Fiom difende diritti che fino a poco tempo fa sarebbero stati intoccabili per tutti. Da tutto questo nasce la necessità di organizzare dentro la Cgil una risposta di massa e organizzata, anche in alternativa alle incertezze e agli errori del gruppo dirigente.
      2.La battaglia congressuale, al di là di tensioni e incertezze, ha rivelato l’esistenza di una grande potenzialità per costruire “La Cgil che vogliamo”. I 310.000 voti ottenuti dalla mozione sono tutti di persone in carne ed ossa che non si rassegnano al declino della Cgil e del sindacato confederale. Questa forza chiede di essere organizzata e deve essere organizzata. Per questo la costruzione dell’area programmatica è uno strumento indispensabile.
      3.Bisogna definire un’area democratica, in cui determinante sia il ruolo dei delegati e delle lavoratrici e dei lavoratori, che abbia come priorità l’iniziativa sindacale e sociale rispetto al confronto sui e nei gruppi dirigenti. Un’area di massa che opera nelle categorie e nei territori e che in questo modo non viene posta all’opposizione dalla maggioranza, ma sceglie consapevolmente di trasformare il suo dissenso in opposizione reale là ove è necessario.
      D’altra parte la spinta autoritaria in atto nella Cgil, di cui un passo è stata l’approvazione a maggioranza delle modifiche allo Statuto, la gestione maggioritaria dell’organizzazione, in gran parte delle strutture, rendono indispensabile la costituzione dell’area.
      4.La Rete28Aprile ha condotto una battaglia coerente per cambiare la linea e la pratica della Cgil e, pur in condizioni di assoluta minoranza, spesso è riuscita a far emergere le proprie idee e le proprie scelte. Ora, anche da un punto di vista statutario, bisogna scegliere. La continuità della Rete, significherebbe immediatamente la rottura dello schieramento della mozione e questo porterebbe solo risultati negativi. E’ quindi giusto e utile operare all’interno della nuova area programmatica, cercando di portarla a tutti i livelli a sostenere le posizioni più aperte, democratiche, conflittuali. L’impegno è quindi all’interno della nuova area, così come è stato nella mozione.
      La scelta di partecipare alla costruzione della nuova area programmatica implicherà comunque una battaglia politica. Si tratta di superare incertezze e burocratismo, di fare in modo che a tutti i livelli l’area esista davvero e non sia invece solo una dichiarazione di appartenenza di questo o quel gruppo dirigente. Per questo è decisivo l’impegno di tutte le compagne e i compagni della Rete, che possono essere, assieme ad altri, la forza che spinge per qualificare l’area come una sinistra sindacale di massa e organizzata dentro la Cgil.
      Per mantenere comunque legami di solidarietà politica tra le compagne e compagni che hanno condotto in questi anni l’esperienza della Rete, verranno definite sedi e strumenti, a partire dal mantenimento in piena attività del sito internet.
      Su queste basi e con queste valutazioni la scelta di sciogliersi come area programmatica Rete28Aprile e di partecipare alla costituente dell’area “La Cgil che vogliamo”, viene assunta dalla riunione del 18 giugno e portata alla consultazione di tutto il gruppo di continuità.

      Rete28Aprile


      fonte:http://www.rete28aprile.it

      Sciopero Generale: prosegue la mobilitazione il 2 luglio in Liguria, Toscana e Piemonte

      Manifestazioni e presidi in tutte le province contro la manovra 'ingiusta e iniqua'

      Dopo lo sciopero generale dello scorso 25 giugno, la mobilitazione prosegue. Il 2 luglio si fermeranno i lavoratori della Liguria (esclusa la provincia di La Spezia), Toscana e Piemonte che organizzeranno manifestazioni e presidi in tutte le province, contro una manovra ingiusta, iniqua e contenente scelte che deprimono ancora di più l’economia.
      La manovra: blocca i contratti pubblici, anche quelli già rinnovati, e gli scatti di anzianità nella scuola; taglia i trasferimenti alle Regioni e ai Comuni: meno risorse per lo sviluppo, meno prestazioni e servizi sociali, più costi per anziani, pensionati e fasce deboli; ferma per un anno la pensione per tutti i lavoratori e le lavoratrici e riduce la salvaguardia per coloro che sono in mobilità; chiude il 40% degli enti di ricerca; congela il turnover e licenzia la metà dei precari in tutta la pubblica amministrazione, blocca la contrattazione di II livello e decide nel 2012 il pensionamento a 65 anni delle lavoratrici pubbliche. La CGIL Liguria, Toscana e Piemonte ribadisce il suo fermo NO al “Collegato al lavoro” che attacca i diritti di quanti lavorano e che non accoglie neanche le osservazioni del Presidente della Repubblica.Le ore di sciopero previste sono: 4 per i settori privati e 8 per i pubblici in Piemonte e in Liguria, mentre in Toscana i lavoratori si fermeranno per 8 ore sia nei settori privati che pubblici.

      Liguria:

      - Genova, manifestazione ore 10.30 a Piazza Caricamento.
      Concentramenti ore 9.00 a Giardini Brignole (Terminal traghetti) via Milano (Coop A. Negro) -Scarica il volantino


      - Savona, i lavoratori in sciopero si concentreranno in Piazza Sisto IV alle ore 9.00 dove si svolgerà il comizio, al termine del quale prenderà avvio il corteo che percorrerà le vie cittadine per ritornare infine in piazza Sisto IV, dove si concluderà la manifestazione.

      - Imperia, i manifestanti si concentreranno alle ore 9.00 in piazza Banchi da dove partirà un corteo alle ore 9.30 -Scarica il volantino

      Toscana:

      - Firenze, manifestazione regionale con concentramento alle ore 9.30 in Piazza dei Cavalleggeri (per Firenze e provincia), in Piazza Demidoff (per il resto della regione). Comizio conclusivo della Vice Segretaria generale CGIL, Susanna Camusso.

      Piemonte:

      - Torino, manifestazione con concentramento alle 9.30 a Porta Susa e comizio conclusivo a Piazza Castello. -Scarica il volantino


      fonte:http://www.cgil.it

      Pomigliano non vola Alitalia

      Dopo il fallimento del plebiscito la diplomazia dei pasticci si è messa in moto. La Fiat in questo momento manda messaggi contraddittori e ambigui, ma è chiaro che non può certo annunciare di aver cambiato idea e di mantenere le produzioni in Polonia. Si sta quindi cercando di costruire un’operazione che, senza cambiare nulla dell’accordo respinto dalla Fiom e che ha raccolto un così vasto dissenso tra i lavoratori, salvi la faccia. A chi? Alla Fiat, prima di tutto che, attraverso un protocollo aggiuntivo, che confonderebbe quello che è così chiaro purtroppo, nel testo, e cioè che si superano leggi, Contratti e Costituzione, dovrebbe permetterebbe anche l’adesione della Cgil.Così questa operazione viene presentata non come una via d’uscita dal tunnel dell’arroganza di Marchionne, ma come una gentilezza e un’apertura verso la Cgil, che in questo modo riuscirebbe a liberarsi dell’estremismo della Fiom. Tutto questo modo di procedere è solo il segno della crisi del sistema delle relazioni sindacali in Italia che, non a caso, accompagna la crisi industriale.Questi mezzucci vengono utilizzati dopo che si è detto a mari e monti che l’accordo di Pomigliano era un precedente che, finalmente, metteva in discussione la rigidità del Contratto nazionale e dello Statuto dei lavoratori. Il ministro Sacconi prima ha parlato di svolta storica, come per il referendum sulla scala mobile, e poi adesso minimizza dicendo che Pomigliano è un caso eccezionale. Più o meno lo stesso fa il suo partner Bonanni.Il 1° luglio a Pomigliano si riuniranno delegati della Fiom della Fiat, del Mezzogiorno, dei grandi gruppi, per dare una prima risposta politica meditata a quanto sta avvenendo. E’ chiaro che l’enormità dell’attacco al Contratto e ai diritti, che si vuol far passare, attraverso il ricatto occupazionale su Pomigliano, ha in qualche modo frenato l’operazione e ne ha rivelato la brutalità. Ora bisogna reggere. E’ necessario estendere il movimento di difesa del Contratto e dei diritti e, grazie alla dignità mostrata dai lavoratori di Pomigliano, dire in tutte le sedi, con il massimo della chiarezza, che al ricatto occupazione-diritti, si risponde e si risponderà sempre di no. Pomigliano non vola Alitalia.

      Giorgio Cremaschi

      fonte:http://www.rete28aprile.it

      I lavoratori toscani a fianco degli operai di Pomigliano


      Il racconto di una delegata Fiom di un'azienda pisana della manifestazione a Napoli.

      Un corteo grande e partecipato quello che ha attraversato le strade di Napoli venerdì 25 giugno, in occasione dello sciopero generale indetto dalla CGIL contro la manovra finanziaria del governo Berlusconi.
      Una manifestazione colorata e imponente nei numeri (75.000 i partecipanti secondo gli organizzatori), che ha sancito l'insofferenza verso una manovra giudicata pesante ed iniqua da tutto il mondo del lavoro, già duramente colpito dalla crisi, soprattutto in una realtà come quella partenopea dove i tassi di disoccupazione sono tra i più alti d'Italia.
      Tutte in piazza le categorie Cgil, con le proprie bandiere e le proprie rivendicazioni, accomunate dagli ulteriori tagli che deriveranno da questa finanziaria.
      Ma anche accomunate dalla solidarietà e dall'appoggio che tutto il mondo del lavoro ha voluto esprimere ai lavoratori di Pomigliano, al centro delle cronache di queste settimane: i veri protagonisti di questo corteo.
      Lavoratori che nonostante il pesante ricatto (diritti o lavoro) cui sono stati sottoposti dal referendum imposto dalla Fiat e dai sindacati "complici", con un risultato assolutamente non scontato ed imprevisto, hanno negato il plebiscito auspicato da Marchionne e da un vastissimo schieramento bipartisan fatto di commentatori, sindacati e mondo politico di governo e di "opposizione". L'accordo che sancisce la messa in mora di diritti inalienabili come il diritto di sciopero e di malattia, e che impone ritmi lavorativi insostenibili a Pomigliano, ha infatti ottenuto uno striminzito 62%, che scende al 58% considerando i soli operai.
      Lo slogan "Pomigliano non si piega", stampato sulle magliette andate a ruba nel giro di pochissimo, ha attraversato tutto lo spezzone della Fiom che apriva il corteo con i lavoratori di Pomigliano dietro lo striscione "Siamo tutti di Pomigliano".
      Insieme ai metalmeccanici campani, anche una folta delegazione toscana; due sono stati infatti i pullman arrivati dalla Toscana: da Livorno e da Firenze. I lavoratori della Fiom Toscana hanno voluto portare il loro appoggio e sostegno ai colleghi di Pomigliano, nonostante la Toscana sia tra le tre regioni (insieme al Piemonte e Liguria) che sciopereranno il 2 luglio invece che il 25 giugno, coscienti che la battaglia che si sta compiendo in questi giorni allo stabilimento Fiat campano riguarda le future condizioni di lavoro e i diritti di tutti i lavoratori italiani, del settore privato e del settore pubblico.
      Tra i metalmeccanici pisani presenti al corteo campano, immancabili, i lavoratori Piaggio che vedono il tentativo di Marchionne come il proseguimento naturale dell'attacco sferrato da Colaninno al diritto di sciopero durante la vertenza dei sabati lavorativi, comandati successivamente a un precedente e lungo periodo di cassa integrazione.
      Tra i lavoratori delle aziende livornesi e pisane, oltre agli operai Piaggio, anche delegazioni della Lucchini di Piombino, della Solvay di Rosignano, della Magna di Guasticce, della Trw di Livorno e di Scienzia Machinale di Navacchio.
      Per la prima volta a sfilare in Campania insieme alla Cgil, i sindacati di base dello Slai Cobas che hanno indetto lo sciopero generale nello stesso giorno; anche loro una sigla protagonista nella vicenda Fiat di Pomigliano, insieme alla Fiom.
      A sancire il rilievo che la vertenza di Pomigliano riveste ormai sulla scena nazionale non è mancata la presenza dei big della politica nazionale che avevano espresso solidarietà ai lavoratori dell'azienda partenopea: da Di Pietro dell'IdV, al governatore della Puglia Vendola fino a Paolo Ferrero della Federazione della Sinistra.
      E a fianco dei lavoratori di Pomigliano e di tutti i metalmeccanici, l'ex segretario generale della Fiom Gianni Rinaldini, che ha ceduto il testimone per fine mandato a Maurizio Landini, ma che non ha voluto mancare questo appuntamento per sancire ancora una volta la sua vicinanza alle lotte per i diritti e per il lavoro.

      Giusi Di Pietro 

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      fonte:http://www.pisanotizie.it/

      Operaio di 18 anni dilaniato in fabbrica

      .Tragico infortunio ad un nastro trasportatore ieri mattina alle 7 nello stabilimento della Convett in via San Benedetto dove il ragazzo lavorava da 2 anni. Davide Minuzzo è rimasto schiacciato in un macchinario che aveva appena riparato. Vani i soccorsi: è morto sul colpo Bressanvido. Il primo maggio, Festa del lavoro, aveva compiuto 18 anni. Ieri mattina, sul posto di lavoro ha perso la vita dilaniato in un nastro trasportatore che aveva appena riparato. È una disgrazia orribile quella che ha stroncato Davide Minuzzo, giovanissimo operaio di Bolzano Vicentino. È rimasto schiacciato tra le parti mobili e quelle fisse di un macchinario, all'interno dell'azienda Convett di Bressanvido, dove lavorava da un paio d'anni. Vano ogni tentativo di soccorso: Davide è morto sul colpo per le gravissime lesioni patite.La tragedia si è consumata alle 7 di ieri mattina, nello stabilimento di via San Benedetto 14. La Convett, di cui è titolare Giuseppe Veller, produce radiatori e sistemi di raffreddamento per trasformatori elettrici, conta una ventina di dipendenti. Ieri mattina Davide Minuzzo si era recato al lavoro per il turno dalle 6 alle 14. Aveva iniziato da poco la giornata quando è successo l'irreparabile. Le circostanze dell'inforntunio sono ancora in fase di ricostruzione da parte dei tecnici dello Spisal dell'Ulss 6, accorsi con i carabinieri di Sandrigo. Dalla prima ricostruzione, l'operaio si era portato all'interno di un impianto di assemblaggio - detto "giostra"- per eseguire un piccolo intervento di manutenzione, la sostituzione di un supporto di un sensore che serve a far funzionare l'impianto stesso, in quel momento era fermo, in "emergenza". A terra era rimasto un collega di Davide, con funzione di vigilanza. Dopo aver sostituito il sensore, il macchinario è stato riavviato in modalità "manuale". È stato in quei frangenti - e in circostanze ancora tutte da chiarire - che l'operaio diciottenne è rimasto schiacciato.Quando la macchina è stata nuovamente bloccata era ormai troppo tardi. È scattato immediato l'allarme al 118 e un'ambulanza del Suem si è precipitata a Bressanvido. Il tentativo di rianimare il ragazzo è stato però inutile: Minuzzo è morto sul colpo per i gravi traumi. In azienda, dove il titolare e la ventina di dipendenti sono piombati nella disperazione, l'attività è stata sospesa per lutto. Ora, i tecnici dello Spisal e i carabinieri della stazione di Sandrigo - intervenuti in via San Benedetto per gli accertamenti - stanno raccogliendo una serie di elementi utili a chiarire le cause della tragedia. «Era un lavoratore apprezzato - fa sapere l'avvocato Novelio Furin, legale della Convett -, era giovane ma l'azienda aveva investito su di lui, formandolo al meglio». 

      Marco Scorzato
      Tommasino Giaretta

      fonte: www.ilgiornaledivicenza.it

      domenica 27 giugno 2010

      Le domande politiche di Pomigliano

      La vicenda di Pomigliano d'Arco pone delle questioni ineludibili per le forze di sinistra, sul piano sindacale come sul piano politico.
      1. In primo luogo, ci dice che la condizione di precarietà è generalizzata; non riguarda solo chi è contrattualmente precario con un rapporto di lavoro atipico: riguarda anche chi ha un contratto di lavoro a tempo indeterminato. Perché chiunque sa che basta un niente, una delocalizzazione, una ristrutturazione, una dichiarazione di stato di crisi (più o meno presunto), perché da un giorno all'altro un lavoro stabile si trasformi in lavoro precario. Al punto, che tutta la forza lavoro si sente psicologicamente precaria e ricattabile e non c'è Statuto dei lavoratori né disposizione di legge che possa porre un freno a questa deriva. Pomigliano d'Arco ci dice che non ci sono garantiti e non garantiti, insider e outsider. Il movimento della MayDay lo dice da tempo. Parte del sindacato e della sinistra per troppo tempo lo ha negato o ha fatto finta di non accorgersene.
      2. In secondo luogo, il tragico dilemma che costringe gli operai di Pomigliano a scegliere tra diritti e lavoro evidenzia in modo netto come le strategie sindacali si siano infilate in un buco nero. La riluttanza a sviluppare capacità vertenziale e propositiva sul tema della riforma del welfare, finalizzata a garantire una continuità di reddito incondizionato a prescindere dalla situazione lavorativa e contrattuale, oggi diventa un drammatico boomerang e rivela tutta la sua miopia. E' possibile ed è necessario sottrarsi a questo cul de sac. Non è difficile immaginare quale potrebbe essere l'esito del referendum del 22 giugno sull'ipotesi di nuovo contratto di lavoro a Pomigliano, se i lavoratori non avessero puntato alla testa la pistola del ricatto del reddito e del bisogno.
      3. In terzo luogo, la vicenda di Pomigliano sancisce in modo definitivo la frattura all'interno del sindacato confederale: da un lato, Cisl e Uil oramai sono del tutto subalterni ad una logica concertativa del tutto prona alle compatibilità aziendali, sino al punto di dichiarare che il compito del sindacato e siglare accordi, indipendentemente dal contenuto; dall'altro la Fiom si trova solitaria a tenere duro su principi inalienabili di base, ma rischia di essere estromessa dal tavolo delle relazioni sociali. Pomigliano ci dice che è necessario ripensare oggi la forma sindacato e le modalità di rappresentanza del lavoro, in un contesto di estrema frammentazione sociale, prima che vengano completamene chiusi gli spazi di democrazia sindacale.
      4. Infine, la vicenda di Pomigliano conferma la totale subalternità e servilismo della stampa italiana ai potentati economici, con pochissime eccezioni (tra cui questo giornale). Quegli stessi giornalisti che si indignano (giustamente) per la legge sulle intercettazioni in nome della libertà di stampa e di inchiesta, sono poi gli stessi che tacciono e si vanno imbavagliare quando hanno che fare con le gerarchie economiche e sociali. Niente di nuovo sotto il sole, si dirà, ma che almeno se ne prenda atto e si strappi quel velo di ipocrisia che costantemente aleggia sul ruolo della stampa e dei media in questo paese.

      Andrea Fumagalli

      [Articolo su il manifesto del 27/06/2010]

      fonte:www.ilmanifesto.it

      Terribili i dati sulla crisi occupazionale

      Mille imprese fallite negli ultimi 15 mesi e 16 mila disoccupati in piu' nel primo trimestre 2010.

      Ora i senza lavoro sono complessivamente 121 mila, per un tasso che secondo l'Istat a maggio si e' attestato al 7,4%. Questi alcuni degli effetti della crisi sull'occupazione in Toscana, resi noti dalla Cgil in vista dello sciopero generale di 8 ore indetto, a livello regionale, per il 2 luglio. Secondo i dati, nel primo trimestre di quest'anno sono stati siglati in Toscana 120 accordi di mobilita'. Rispetto al 2008 la cassa integrazione e' cresciuta di oltre il 515%, e nei primi 5 mesi del 2010 e' aumentata dell'86% rispetto al 2009. A crescere e' soprattutto il ricorso alla cassa in deroga e la straordinaria (+143%). In 15 mesi, ha spiegato Daniele Quiriconi della segreteria regionale Cgil toscana, ''il manifatturiero toscano ha perso 59 mila posti di lavoro e il totale degli addetti e' passato da quota 357 mila del 2008 a 298 mila del primo trimestre 2010. Nel complesso, se si considerano i contratti di solidarieta', le riduzioni di orari di lavoro, le cassa integrazioni, oltre 100 mila lavoratori hanno visto un peggioramento delle loro condizioni professionali e di reddito''. Rispetto al 2008 gli avviamenti al lavoro a tempo indeterminato sono calati del 15% nel primo trimestre di quest'anno e 86 su 100 sono con contratti a termine o precari. E' aumentato del 1024% il lavoro a chiamata intermittente. 


      fonte: http://www.toscanatv.com

      FBM HUDSON di Terno D'Isola. Ribaltone nella RSU. Due delegati UILM UIL passano alla FIOM-CGIL che ora diventa maggioranza in azienda

      Leggi  il comunicato stampa:

      FBM.pdf (95 KB)





      fonte:http://www.fiom.bergamo.it

      Tutti pazzi per gli operai Fiat

      Più che una solidarietà con gli operai di Pomigliano, un'identificazione. Ieri è scesa in piazza in tutt'Italia un'idea diversa di lavoro e di società. Un'idea fondata sulla dignità delle persone che non accettano di piegare la schiena e subire il ricatto, «se vuoi il lavoro dammi i diritti». La parola d'ordine «siamo tutti operai di Pomigliano» ha riempito le manifestazioni per lo sciopero generale della Cgil, da Milano a Bologna, dall'Aquila a Napoli.
      È stato questo il segno più forte della giornata di lotta di ieri contro la manovra e la politica economica del governo. C'è un'altra strada per uscire dalla crisi - e altri sono i soggetti da colpire - fuori dai meccanismi che l'hanno generata. Percorrerla è possibile perché ci sono le energie e i valori alternativi incarnati in chi ha il coraggio di metterli in campo. Le manifestazioni sono state invase dai metalmeccanici che non si fermano di fronte al muro di odio del governo e dei padroni, alla complicità degli altri sindacati, ai silenzi di chi dovrebbe invece stringersi a sostegno della Fiom. E degli operai che si sono riconosciuti nella sua parola d'ordine - Pomigliano non si piega - perché è la loro stessa parola d'ordine.
      Quei tanti no, e i sì di chi di chi uscendo dalle urne truccate di Pomigliano diceva «ho dovuto cedere ma voi tenete duro, avremo ancor più bisogno di un sindacato che ci rappresenti e ci difenda», sono diventati un elemento identitario, di orgoglio non solo per i meccanici, ma per tutti i lavoratori che nella loro lotta si sono identificati e ieri hanno manifestato riempiendo di senso lo sciopero della Cgil. Uno sciopero riuscito anche perché vedere che ribellarsi alla schiavitù è possibile aiuta tutti a provarci: gli insegnanti colpiti da una politica che teme la cultura, i precari a cui è negata la speranza di futuro, chi è usurato dal lavoro e vede allontarsi l'ora della liberazione, il postino, il ricercatore, l'infermiera. Ha un valore simbolico la decisione degli operai di Pomigliano di mandare una loro delegazione alla manifestazione dell'Aquila. Il valore della solidarietà.

      Loris Campetti

      [Articolo su il manifesto del 26/06/2010]

      fonte:www.ilmanifesto.it

      Giovedì 1° luglio Assemblea nazionale per il lavoro, i diritti e la democrazia a Pomigliano d’Arco


      La Fiom-Cgil ha convocato a Pomigliano d’Arco un’Assemblea nazionale per il lavoro, per i diritti, per la democrazia. All’Assemblea, che si terrà giovedì 1° luglio 2010, parteciperanno le delegate e i delegati del gruppo Fiat, dei grandi gruppi industriali metalmeccanici e delle aziende metalmeccaniche del Mezzogiorno.

      Il volantino

      fonte:http://www.fiom.cgil.it

      sabato 26 giugno 2010

      ''Pomigliano non si piega'': gli operai dissenzienti spopolano su Facebook

      Ben 11.189 fun, tante canzoni, link, articoli, ma soprattutto post di lavoratori.

      "Pomigliano non si piega": è questo una delle pagine di Facebook che spopola in questi giorni sul web. Ben 11.189 fun, senza considerare i visitatori che sono molti di più. D’altra parte la vicenda di Pomigliano non riguarda solo l’hinterland napoletano. Ma tutta la nazione e i diritti dei suoi lavoratori. L’importanza di questa vertenza è enorme dopo anni di conquiste di diritti da parte dei lavoratori Pomigliano potrebbe segnare quell’inversione di tendenza, quel giro di boa, dal quale cominciare a cancellare anni di lotte dei lavoratori italiani.

      “Noi schiavi mai”
      Non a caso il motto della pagina è “Chi combatte può perdere, chi non combatte ha già perso!!! Noi schiavi mai!!!”. E poi, coloro che hanno pubblicato la pagina scrivono: “Oggi in Italia si gioca una partita storica sul futuro dei lavoratori italiani. Sacconi, Tremonti, Mercegaglia tutti uniti per distruggere i diritti acquisiti in anni di lotte. Allo stesso tempo il silenzio della "sinistra" parlamentare sulla vicenda rende il Pd e Idv complici dell'eccidio dei diritti dei lavoratori. Tutto ciò passa per lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco attraverso l'accordo ricatto proposto da Marchionne alle organizzazioni sindacali, in cui sono previsti la cancellazione del diritto allo sciopero e peggioramenti grandissimi delle condizioni di lavoro”.

      “Pomigliano è il cavallo di Troia”

      E dopo questa premessa scrivono ancora: “Ma Pomigliano non vuole cedere non si piegherà alle richieste padronali, ma per fare questo abbiamo bisogno della solidarietà attiva di tutti i lavoratori italiani. Pomigliano è solo il cavallo di troia utilizzato per sfondare definitivamente le nostre difese. Sta a noi, nelle nostre mani, il futuro dello statuto dei lavoratori: difendiamolo fino alla morte”.

      “L’azienda deve riconoscerci la dignità”

      E poi non mancano i post, davvero numerosissimi. A parte le canzoni, gi articoli di giornale e i link vari, ci sono anche tante considerazioni. Massimiliano Comparetto ad esempio scrive: “Se l'azienda vuole l'intelligenza delle persone nel lavoro, deve riconoscerne la dignità; la contrattazione e il confronto sono una risorsa anche per la Fiat”.

      “Iscriviamoci tutti alla Fiom”

      Filippo Bellanca, che definisce “1673 eroi” coloro che hanno votato contro al referendum si rivolge, invece, a tutti i lavoratori proponendo loro di unirsi in un’unica sigla sindacale: “Adesso il passo successivo da compiere è iscriversi tutti in blocco alla Fiom, anche se non ne condividete la linea, anche se i delegati vi fanno antipatia, anche se credete che qualche componente della Rsu sia colluso. E' il momento di dare forza a quelli che, sembra, stiano facendo veramente i sindacalisti...”.

      “E’ schiavismo”
      Gabriella De Rosa invece interviene sulla questione pausa pranzo, che Marchionne vorrebbe posticipare a fine turno: “Io sulla questione della pausa pranzo spostata a fine turno considererei anche l'ipotesi di rivolgersi alla Corte europea dei Diritti dell'uomo di Strasburgo, perché una cosa simile va contro ogni elementare diritto umano. Per me è puro e semplice schiavismo. E’ una cosa tanto indecente che non è possibile passarci sopra. E ancora di più dimostra l'indecenza di quei sindacati (meglio dire servi) che hanno accettato questa schifezza disumana”.

      “Pensano solo al profitto immediato”

      Calogero Valido preferisce intervenire sulla strategia aziendale della Fiat. E dice: "La sostanza delle cose è che, se l’unico fine è il profitto immediato, non c’è spazio per nessun investimento perché i manager misurano i risultati nell’arco delle loro vite professionali e non hanno nessun interesse a seminare per le generazioni future. Questo è un compito che spetterebbe alla politica…”.

      “Grazie, anche a nome dei nostri figli”

      Infine Sergio Mirabella esprime un ringraziamento a nome di tutti i lavoratori italiani a coloro che al referendum hanno votato no: “Voi che avete votato no siete l'orgoglio di tutti i lavoratori d'Italia, l'Italia vi ringrazia per aver sventato il furto del futuro nostro e dei nostri figli!”.

      Solidarietà agli operai di Pomigliano

      Una delegazione della RSU FIOM Piaggio è andata a Napoli in solidarietà agli operai di Pomigliano.


      Napoli 25 giugno 2010 Solidarietà agli operai di Pomigliano


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      venerdì 25 giugno 2010

      La fabbrica secondo la Fiat

      La trasformazione del lavoro prevista dall’accordo renderà lo stabilimento del napoletano il più neofordista della galassia Fiat. Il modello Wcm e il sistema Ergo-Uas: la produttività massima da inculcare in ciascun operaio. Ossia: più fatica

      L’accordo Fiat di Pomigliano, al di là del risultato del referendum, apre allo studioso molti campi di riflessione. Il giurista, infatti, avrà di che ragionare attorno alla costituzionalità degli articoli 14 e 15 del testo, che prevedono che qualsiasi comportamento, collettivo o di singoli dipendenti contro l’accordo stesso (incluso quindi l’aderire a uno sciopero o proclamarlo), darà luogo a specifiche sanzioni: per i sindacati l’interruzione dei contributi e dei permessi sindacali, mentre per il lavoratore si potrà arrivare al licenziamento.
      Gli esperti di relazioni industriali, invece, avranno molti punti da approfondire, primo fra tutti la disciplina degli straordinari e dei recuperi, che prevede lo svolgimento di tali attività anche al posto della pausa per il pasto, 30 minuti alla fine di ciascun turno. I critici dell’accordo fanno notare che ciò è in contrasto con la Direttiva europea sull’orario di lavoro del 2003 (che all’art. 4 prevede, per prestazioni superiori alle sei ore di lavoro consecutive, una pausa), oltre che con la legge 66 del 2003, che fa espresso riferimento a una pausa per la mensa.
      Il sociologo del lavoro, dal canto suo, non potrà non concentrarsi sulla trasformazione dell’organizzazione di fabbrica che l’accordo prevede e che renderà lo stabilimento del napoletano il più neofordista della galassia Fiat. Su questo, dunque, ci concentreremo nei paragrafi successivi.

      Il modello Wcm

      L’articolo 5 dell’accordo, dal titolo “Organizzazione del lavoro” (scarica il testo), sancisce l’introduzione di un nuovo modello organizzativo, il Wcm (World Class Manufacturing) e il sistema Ergo-Uas. Il primo termine indica una filosofia, nata dalla produzione snella e dal toyotismo, che prevede il coinvolgimento di tutti i lavoratori, dal manager all’operaio, nel processo di miglioramento continuo del prodotto. L’obiettivo è di produrre automobili sempre più soddisfacenti per i clienti, ai costi migliori (J. Todd, World-Class Manufacturing, McGraw-Hill, London, 1995). Il Wcm pone l’accento sul miglioramento ergonomico delle postazioni lavorative per aumentare la produttività, sulla riprogettazione delle postazioni di lavoro al fine di ridurre la necessità dell’operaio di spostarsi per prendere i pezzi da montare e ridurre in tal modo i tempi del ciclo produttivo, ma soprattutto sul lavoro in team, ai quali è demandata l’attività di problem solving.Per essere produttori di classe mondiale ci vuole molta partecipazione da parte dei lavoratori: alla Toyota ogni anno arrivano circa un milione di proposte di miglioramento, tutte studiate con attenzione dalla direzione, spesso adottate e premiate. Non si può dire che in Fiat, almeno per ora, esista una filosofia comparabile. L’Ergo-Uas, dal canto suo, costituisce una metodologia già sperimentata nello stabilimento di Mirafiori, per raggiungere gli obiettivi del Wcm. Il sistema, descritto nell’allegato 2 all’accordo, si basa sulla ridefinizione dei carichi ergonomici derivanti dai nuovi assetti delle postazioni di lavoro e su un sistema di studio dei tempi – peraltro molto simile concettualmente a quello propugnato dall’ingegner Taylor all’inizio del 900 – che grazie all’informatica permette di plasmare completamente il ciclo lavorativo e i gesti degli operai al fine di ottenere, almeno in linea di principio, la produttività massima. Taylor chiamava ciò la One Best Way, il modo migliore di lavorare, che andava inculcato in ciascun operaio.

      Un’auto al minuto

      Wcm e Ergo-Uas entreranno in funzione a Pomigliano solo tra due anni, quando lo stabilimento, dopo un lungo periodo di cassa integrazione, sarà stato completamente riconvertito per la produzione della Panda e il layout del sito rivoluzionato per ottenere l’obiettivo di produrre 280mila auto, una al minuto, su una singola linea di produzione. Ma l’accordo ha già deciso che le “soluzioni ergonomiche migliorative” che verranno implementate a fine ristrutturazione porteranno a una riduzione delle pause del 25% (anziché due di 20 minuti, tre di 10 minuti, guarda caso il valore minimo previsto dalla citata Direttiva europea). Quei 10 minuti generano un aumento di produzione di circa 6.500 auto l’anno. In teoria ciò si dovrebbe ottenere a parità di fatica, in quanto il sistema di metrica del lavoro “premia” l’operaio che svolge una attività più dura con un surplus di tempo di riposo, aggiunto all’operazione, che va dall’1 al 13% .Ma le cose non paiono stare proprio così: un operaio di Mirafiori addetto alla produzione della MiTo, ove il metodo è in uso, intervistato da Repubblica, rivela che quasi tutte le lavorazioni che si svolgono in quella fabbrica prevedono il livello minimo di pausa dell’1% (con il vecchio sistema erano al 5%). La saturazione del lavoro, quindi, arriva nelle fasi attive al 99%: il rischio che la fatica aumenti è tutt’altro che teorico, e la fabbrica Wcm somiglia pericolosamente alle strutture tayloriste degli anni sessanta.Un’inchiesta realizzata a Mirafiori, ad esempio, dimostra che il 60% degli operai svolge compiti ripetitivi, che si esauriscono in circa 60 secondi o poco più, mentre per l’80% delle donne il lavoro è ripetitivo e di estrema semplicità (si veda, ad esempio, F. Garibaldo, A company in transition: Fiat Mirafiori of Turin, in International Journal of Automotive Technology and Management, vol. 8, n. 2, 2008, pp. 185-193).

      Taiichi Ohno

      Alla base della partecipazione dei lavoratori, secondo le idee originali di Taiichi Ohno, l’ingegnere che negli anni 50 progettò il Toyota Production System, vi è il principio del Jidoka (traducibile con “autonomazione”), cioè l’automazione con un “tocco umano”: un sistema che attribuisce larga autonomia al lavoratore il quale, se si accorge che qualcosa non va nella produzione, può fermarla senza chiedere pareri o permessi. Solo così, infatti, si salvaguarda sempre la qualità del prodotto.

      Una procedura kafkiana

      Il principio dell’autonomazione non ha avuto sinora larga applicazione fuori del Giappone: nelle fabbriche occidentali fermare la produzione richiede l’intervento di livelli decisionali ben sopra l’operaio. Nella fabbrica che si candida a diventare eccellenza produttiva mondiale vi dovrebbe essere, per i lavoratori, la possibilità di migliorare l’organizzazione del lavoro, partecipando alla progettazione del sistema ergonomico della fabbrica. Dire la propria sul lavoro è un elemento di controllo, che permette di adeguare le mansioni alle persone. Ma la fabbrica Wcm “made in Torino” cerca l’esatto contrario, deve adeguare le persone al lavoro. È qui, in fin dei conti, che la proposta della Fiat si scopre smaccatamente taylor-fordista. Ai lavoratori, infatti, i tempi standard vengono imposti dall’esterno, sulla base di una ricostruzione delle mansioni e dei movimenti effettuati dalla direzione con sofisticati metodi informatici. L’unica partecipazione che viene lasciata agli operai consiste nella possibilità di avanzare un reclamo quando i tempi assegnati sono troppo stretti. Ma la procedura da seguire (descritta a pag. 19 dell’allegato tecnico all’accordo) pare kafkiana: il lavoratore deve dapprima lamentarsi con il proprio responsabile, il quale, se decide di prendere in considerazione la protesta, la passa all’ente preposto allo studio dei tempi, che eseguirà, entro sette giorni, un controllo dell’operazione contestata, comunicando il risultato per via gerarchica. Se la risposta non soddisfa l’operaio, questi può avanzare una nuova protesta, questa volta scritta, tramite un rappresentante della Rsu. Anche in tal caso si avrà una risposta scritta. Se anche questa seconda volta l’esito è negativo, allora il malcapitato potrà appellarsi ad una speciale commissione che deve decidere in cinque giorni. Comunque vada, in tutto questo periodo rimane in vigore il tempo assegnato dalla Fiat (che l’operaio da cui parte la protesta non riesce a rispettare, altrimenti perché si sarebbe imbarcato in tante vicissitudini?) e nessuno può intraprendere azioni “unilaterali”: il guidatore non va mai disturbato.

      Più fatica

      Nel libro Il tubo di cristallo: modello giapponese e fabbrica integrata alla Fiat auto, scritto nel 1993 da Giuseppe Bonazzi, l’autore si domandava in che modo l’azienda avrebbe potuto ottenere dagli operai la partecipazione necessaria a far funzionare il nuovo metodo produttivo. La chiave di volta veniva individuata nella riduzione dello sforzo fisico, una novità che assumeva anche un valore simbolico: attenuando la penosità tipica del lavoro operaio, se ne aumenta il decoro, la dignità e il comfort, attivando una volontà di partecipazione e di coinvolgimento nelle innovazioni.Oggi questa esigenza non sembra più all’ordine del giorno, e lavorare nella nuova Pomigliano richiederà più fatica. Per dirla con Luciano Gallino, “occorre che le persone lavorino come robot, ma non possono essere sostituite da robot”.Una storia che raccontava già Henry Ford nel 1917; solo che si pensava fosse ormai superata. 

      Patrizio Di Nicola

      fonte:http://www.rassegna.it

      La Cgil centra lo sciopero

      C'è l'eco della battaglia di Pomigliano dietro la riuscita dello sciopero generale della Cgil contro la manovra Tremonti. Lo sciopero infatti è riuscito, le manifestazioni anche con la Cgil che parla di un milione di persone in piazza (anche se credibilmente occorre dividere per tre). Che ci sia Pomigliano a dare una mano al sindacato di Epifani, basta guardare a come ha sfilato la Fiom a Napoli, con i suoi lavoratori di Pomigliano in testa, applauditi dai lati del corteo quasi fossero eroi tornati da una dura guerra. Bene anche a Bologna, con un corteo riuscito, le fabbriche ferme e un comizio finale in cui dalla Camusso i lavoratori si aspettavano un po' di più. A Milano, invece, è sceso in piazza anche il segretario del Pd, Bersani, che prosegue nella strategia dell'attenzione verso gli operai e che batte sul versante del mondo leghista. A Milano si è svolto anche il corteo della Cub - 10 mila secondo gli organizzatori, anche qui è bene dividere per tre - mentre al termine dei vari cortei, su iniziative delle fabbriche in lotta, a cominciare dalla Maflow, si formato un corteo di circa un migliaio di persone che si è diretto fino alla sede dell'Assolombarda. «Un modo per rimarcare in piazza - dice Gigi Malabarba - l'importanza di costruire un movimento autorganizzato e unitario allo stesso tempo».La Fiom, oltre a punteggiare i vari cortei Cgil ha scelto di dare importanza alla città dell'Aquila, dove ha parlato Maurizio Landini. «La battaglia per la dignità dei lavoratori di Pomigliano è analoga alla richiesta di dignità dei cittadini di questa città» ha detto per poi chiedere alla Cgil, a maggior ragione dopo questo sciopero, una seria battaglia in difesa del contratto nazionale.La Cgil, che esce rafforzata da questa giornata, utilizzerà molto probabilmente lo sciopero per uscire dall'angolo in cui l'hanno lasciata governo, Confindustria, Cisl e Uil che è la strategia uscita dal congresso. Del resto, sulla manovra la Cgil non ha posizioni particolarmente radicali. Nelle parole d'ordine dello sciopero, ad esempio, la richiesta di ritirare il congelamento degli stipendi pubblici non c'è. La Cgil non nega la necessità di riequilibrare i conti o di fare i sacrifici; solo che chiede che i sacrifici li facciano tutti in egual modo. Per questo Camusso ha oggi rilanciato la tassa delle rendite finanziarie al 20% e l'innalzamento dell'aliquota Irpef di due punti per i redditi superiori ai 150 mila euro. Più netta è la contrarietà sul Collegato lavoro e sulla riforma dello Statuto dei lavoratori. Ovviamente, dal governo viene una chiusura totale. Il ministero della Funzione pubblica parla di un'adesione allo sciopero pari al 2,28%, cioè al limite del ridicolo. La Cgil proverà a rientrare nel gioco della triangolazione sindacale, spingendo perché si riapra la concertazione ma al momento non trova sponde. Anche dal modo in cui si snoderà la vertenza su Pomigliano si capirà se questa strategia trova interlocutori e sponde o se invece è destinata a naufragare.

      fonte:http://www.ilmegafonoquotidiano.it

      La Fiat resta in silenzio, tremano Sacconi e Bonanni

      Giorno festivo solo a Torino per San Giovanni, uffici del Lingotto chiusi, l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne sulla via di Auburn Hills, quartier generale della Chrysler alle porte di Detroit. Il «che fare» a Pomigliano, dopo l'esito del referendum favorevole alla Fiat in misura così ridotta rispetto alle aspettative, ha bisogno ancora di qualche giorno perché da Torino partano segnali più concreti. Ma nell'attesa, è il governo Berlusconi che sembra tremare.
      A Roma un silenzio quasi totale ha accolto il voto di Pomigliano, lo stizzito comunicato del Lingotto, le voci dei lavoratori campani. Solo il ministro del lavoro Maurizio Sacconi è rimasto sul campo a commentare il risultato. Dicendo per due giorni di seguito la stessa cosa: la Fiat andrà avanti con il suo piano di investimento di 700 milioni di euro a Pomigliano per trasferire la linea della Panda alla Polonia. Tanta certezza, perché se così non fosse, sarebbero grossi guai anche per l'esecutivo. Assente ingiustificato in politica industriale, privo di un ministro dello sviluppo dopo le dimissioni forzate di Claudio Scajola, in relazioni scarse con la famiglia Agnelli e semifredde con Marchionne.
      «C'è la conferma del percorso ipotizzato», ha letto Sacconi nel comunicato del Lingotto, saranno «le parti firmatarie del contratto a verificare i vari passaggi» per l'attuazione del piano. Poi, polemico: «In Italia c'è una componente, un pezzo di establishment, a cui quando le cose vanno bene secca tanto, mi dispiace, mi dispiace, rischiamo di avere davvero la Panda a Pomigliano». E la posizione Fiat «è stata inequivoca, ha preso una posizione netta, ha detto io procedo per attuare l'accordo con i firmatari». L'esibizione di tanta sicurezza è obbligatoria per il governo: senza Panda, la fabbrica va chiusa. E se arrivasse un altro modello, ci sarebbero comunque dei licenziamenti. Sacconi fa il verso a un altro che è uscito male dal voto di Pomigliano, il segretario della Cisl Raffaele Bonanni. Il quale si dice certo che il Lingotto rispetterà l'accordo firmato da lui e da altri tre sindacati e che, per attuarlo, la Fiat non ricorrerà alla creazione di una nuova società, passaggio formale per licenziare tutti e riassumere chi ci sta. Bonanni fa bene, dal suo punto di vista, a dire che è un'ipotesi inesistente. Perché se il Lingotto scegliesse questa via, chi ha firmato perderebbe la faccia. La Fiat ha due strade per procedere su Pomigliano, come per ora ha annunciato di voler fare. Nell'ipotesi migliore - la conferma dell'investimento con la Panda - non può però imporre le nuove regole in uno stabilimento che ha votato al 40 per cento no, senza passare per una «blindatura» o qualcosa di molto simile. Tanto è vero che anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, usa parole di cautela, dopo aver sparato a zero sulla Fiom alla vigilia del voto: «Difficile dire se ci sono vinti e vincitori - dice adesso Marcegaglia - siamo in una fase aperta, vedremo. La Fiat correttamente chiederà garanzie a chi ha firmato per poter fare l'investimento». Confindustria naturalmente è d'accordo sulla linea del Lingotto: «In questi anni - dice Marcegaglia - si sono persi 30 punti di competitività verso la Germania. I nostri salari sono aumentati molto più della produttività mentre in Germania molto meno e questo ha creato un gap che non si può più sostenere». La partita più bella l'hanno però giocata ieri pomeriggio, in concomitanza con quella pessima di calcio della nazionale in Sudafrica, gli operai di Termini Imerese. Accusati nei giorni scorsi da Marchionne di scioperare per vedersi a casa una precedente partita. «Gioca l'Italia, noi vorremmo lavorare e invece c'è la cassa integrazione» è lo striscione che i lavoratori dello stabilimento che la Fiat vuole chiudere alla fine del 2011 hanno fatto trovare ai cancelli, all'ora del calcio di inizio di Italia-Slovacchia. Proprio ieri è cominciato il primo dei quattro giorni di cassa integrazione per tutti gli operai di Termini Imerese, i quali avranno un'ulteriore settimana di cassa alla fine di luglio. L'iniziativa a Termini è stata organizzata da Fim, Fiom e Uilm. Tutti d'accordo, come non lo sono stati a Pomigliano.

      F. Pat.

      [Articolo su il manifesto del 25/06/2010]

      fonte:http://www.ilmanifesto.it/
      fonte vignetta:http://vukicblog.blogspot.com

      Sciopero Cgil, operai Pomigliano al corteo di Napoli

      La delegazione dei lavoratori della Fiat di Pomigliano è arrivata in testa del corteo organizzato dalla Cgil a Napoli in occasione dello sciopero generale. Lo riferiscono fonti di agenzia. Lo slogan che campeggia sullo striscione è "Siamo tutti di Pomigliano". I lavoratori scandiscono slogan contro Marchionne e contro Cisl e Uil. La delegazione di Pomigliano è partita dal piazzale antistante la stazione ferroviaria centrale e ha poi raggiunto il corteo principale all'altezza dell'incrocio tra corso Umberto e via Pietro Colletta. Con il gruppo di Pomigliano ci sono l'ex leader della Fiom, Gianni Rinaldini, ed Enzo Masini, responsabile nazionale auto delle tute blu.

      fonte:http://www.rassegna.it

      Cgil: terzo sciopero generale sprecato

      Oggi la CGIL chiama allo sciopero generale i lavoratori italiani per protestare contro la manovra del governo. E' il terzo sciopero generale indetto dalla Confederazione in meno di due anni che dovrebbe fare valere le ragioni dei penalizzati dalla crisi e dall'offensiva congiunta padronato-governo contro i diritti ed il welfare. Come i due scioperi precedenti, sarà una grande fiammata della protesta e dello sdegno di milioni di persone che mai, come oggi, si sono sentite tanto sole, abbandonate ed in balia di un tritacarne sociale che può colpire chiunque . Ma l'interprezione e la traduzione in atti concreti della protesta dei lavoratori giungerà nella alte stanze del potere edulcorata e sbiadita o non giungerà del tutto. L'intervista rilasciata da Susanna Camusso al Manifesto è assai istruttiva a proposito. La CGIL sostanzialmente non chiede niente. Si limita a commentare negativamente la "manovra" ed ad aggiungersi alle proteste del PD e delle Regioni che rimproverano al Governo rispettivamente di non sapere fare bene il suo mestiere e di tagliare i trasferimenti alle Regioni per i servizi. E' significativo che la Camusso attribuisca alla manovra il disagio dei precari senza mettere in discussione la legge Biagi che il ddl Nerozzi-Marini vorrebbe integrare con scelte respinte in Francia da un vigoroso e vittorioso sciopero. A proposito della Francia proprio ieri si è scioperato contro il progetto di portare a 62 anni l'età pensionabile. In Italia, con un minuetto messo in piedi con l'UE, il governo ha portato il pensionamento delle donne a 65 anni, senza registrare la benchè minima reazione delle nostre confederazioni che vantano oltre dieci milioni di iscritti e dovrebbero poter influire sulle scelte di questioni essenziali per la vita delle persone come le pensioni. La CGIL si presenta allo sciopero di oggi con una posizione reticente e discutibile sulla vicenda di Pomigliano d'Arco nella quale ha isolato la Fiom nella sua lotta contro il decreto Marchionne di soppressione dei diritti costituzionali e di riduzione dei metalmeccanici a macchinario vivente (WMC). La CGIL non ha neppure le carte in regola in materia di difesa del ccnl perchè è firmataria degli accordi Alitalia e, secondo Bonanni, di numerosi altri accordi aziendali di deroga al ribasso che riguarderebbe decine di migliaia di persone. Partecipa alla contrapposizione lavoro-diritti quando insiste perchè la Fiat realizzi comunque il suo investimento. Non considera che la Fiat gioca a carte coperte e che ha strumentalizzato l'esito del referendum per forzare la situazione a scelte ancora più gravose e pesanti.
      Si ha l'impressione che gli obiettivi del successore di Valletta siano diversi da quelli strombazzati come una delocalizzazione all'incontrario per raccogliere consensi ed applausi dei benpensanti. Lo sciopero di oggi non intercetta la vittoriosa strategia confindustriale di uscita dalla crisi. Oggi la Confindustria comunica la fine della recessione che seppur a prezzo di altri 260 mila licenziamenti approderà ad una ricrescita del PIL nel 2011. Una strategia basata sulla riduzione dei sindacati a pesci pilota (naucrates ductor) degli squali del capitalismo italiano che ridurrà in miseria e con meno diritti venti milioni di famiglie di lavoratori dipendenti e porterà alla cessione di un'altra fetta consistente del reddito nazionale al capitale ed alle banche. Il piagnucolio del documento che indice lo sciopero della CGIL non servirà a niente. Non esiste capitalismo compassionevole disposto a frenarsi ed ad avere un po' di riguardo per chi affonda nella crisi ed è anche inseguito dall'aumento di tutti i servizi che servono a foraggiare le privatizzazioni e l'Oligarchia politica che sta divorando l'Italia. Il padronato italiano alza il tiro e vuole mettere al riparo di possibili sentenze della Corte Costituzionali le deroghe ai diritti estorte nelle aziende ed anche con leggi dello Stato. Vuole l'abolizione dell'art.41 della Costituzione per svincolare l'Azienda dagli obblighi sociali. Non pare che su questo punto incontri grandi resistenze in Parlamento. Nel PD si è creato un fortissimo partito confindustrialista ed iperliberista. Soltanto Rosy Bindi ha speso qualche parola in difesa dei diritti dei lavoratori di Pomigliano d'Arco. Tutti gli altri hanno isolato la Fiom ed appoggiato spudoratamente le pretese di Marchionne.Sbaglia la sinistra a dare adesione acritica allo sciopero indetto dalla CGIL.Certo bisogna sostenere i lavoratori nella loro lotta di oggi ma bisogna dire nello stesso tempo che la piattaforma rivendicativa della CGIL non cambia di una virgola la situazione attuale. Non basta lamentarsi che la manovra abbasserà il PIL. Bisogna aggiungere una richiesta di aumento generalizzato dei salari e delle pensioni e la riconversione di grande parte della spesa pubblica dal parassitismo agli investimenti sociali. Diminuire di almeno il cinquanta per cento il costo della politica e destinare i cinquanta e più miliardi di ricavo al sostegno della ricostruzione delle zone terremotate ed a programmi di bonifica sociale nelle regioni del mezzogiorno o deindustrializzate. Chiedere norme che scoraggiano la fuga all'estero delle imprese. L'ultima moda è rappresentata dalla Tunisia che offre salari mensili a 125 euro. La CGIL dovrebbe inoltre abbandonare l'inerte provincialismo e chiedere la convocazione di una assemblea internazionale per il Salario Minimo Garantito e per un decalogo dei diritti che bandisca il sistema WMC causa di suicidi. L'operaio non è macchinario vivente, è un essere umano che, come dicono i credenti, è fatto ad immagine di Dio. Bisogna liberare Cristo nelle fabbriche lagers di tutto il mondo e riscoprire l'utopia internazionalista del movimento operaio e socialista. C'è una fortissima ideologia classista nell'internazionalismo dei liberisti che punta alla distruzione del ceto medio e sta omologando il welfare dell'Occidente al livello americano, il più basso. Bisogna contrapporre una strategia dei diritti che unisca l'operaio polacco a quello cinese a quello italiano.La CGIL dovrebbe chiedere al Parlamento italiano di vietare l'introduzione della WMC nelle aziende italiane perchè lesiva della salute e dei diritti delle persone.La CGIL accetta le scelte del capitalismo come leggi generali dell'economia. Sbaglia di grosso e danneggia il suo grande popolo di oltre cinquemilioni di lavoratori e pensionati che vorrebbero combattere piuttosto che inghiottire fiele e subire la prepotenza di gente come Marchionne da cinque milioni di euro l'anno...

      Pietro Ancona

      fonte:http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/

      Commenti

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