Ben 11.189 fun, tante canzoni, link, articoli, ma soprattutto post di lavoratori.
"Pomigliano non si piega": è questo una delle pagine di Facebook che spopola in questi giorni sul web. Ben 11.189 fun, senza considerare i visitatori che sono molti di più. D’altra parte la vicenda di Pomigliano non riguarda solo l’hinterland napoletano. Ma tutta la nazione e i diritti dei suoi lavoratori. L’importanza di questa vertenza è enorme dopo anni di conquiste di diritti da parte dei lavoratori Pomigliano potrebbe segnare quell’inversione di tendenza, quel giro di boa, dal quale cominciare a cancellare anni di lotte dei lavoratori italiani.
E dopo questa premessa scrivono ancora: “Ma Pomigliano non vuole cedere non si piegherà alle richieste padronali, ma per fare questo abbiamo bisogno della solidarietà attiva di tutti i lavoratori italiani. Pomigliano è solo il cavallo di troia utilizzato per sfondare definitivamente le nostre difese. Sta a noi, nelle nostre mani, il futuro dello statuto dei lavoratori: difendiamolo fino alla morte”.
"Pomigliano non si piega": è questo una delle pagine di Facebook che spopola in questi giorni sul web. Ben 11.189 fun, senza considerare i visitatori che sono molti di più. D’altra parte la vicenda di Pomigliano non riguarda solo l’hinterland napoletano. Ma tutta la nazione e i diritti dei suoi lavoratori. L’importanza di questa vertenza è enorme dopo anni di conquiste di diritti da parte dei lavoratori Pomigliano potrebbe segnare quell’inversione di tendenza, quel giro di boa, dal quale cominciare a cancellare anni di lotte dei lavoratori italiani.
“Noi schiavi mai”
Non a caso il motto della pagina è “Chi combatte può perdere, chi non combatte ha già perso!!! Noi schiavi mai!!!”. E poi, coloro che hanno pubblicato la pagina scrivono: “Oggi in Italia si gioca una partita storica sul futuro dei lavoratori italiani. Sacconi, Tremonti, Mercegaglia tutti uniti per distruggere i diritti acquisiti in anni di lotte. Allo stesso tempo il silenzio della "sinistra" parlamentare sulla vicenda rende il Pd e Idv complici dell'eccidio dei diritti dei lavoratori. Tutto ciò passa per lo stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco attraverso l'accordo ricatto proposto da Marchionne alle organizzazioni sindacali, in cui sono previsti la cancellazione del diritto allo sciopero e peggioramenti grandissimi delle condizioni di lavoro”.
“Pomigliano è il cavallo di Troia”
E dopo questa premessa scrivono ancora: “Ma Pomigliano non vuole cedere non si piegherà alle richieste padronali, ma per fare questo abbiamo bisogno della solidarietà attiva di tutti i lavoratori italiani. Pomigliano è solo il cavallo di troia utilizzato per sfondare definitivamente le nostre difese. Sta a noi, nelle nostre mani, il futuro dello statuto dei lavoratori: difendiamolo fino alla morte”.“L’azienda deve riconoscerci la dignità”
E poi non mancano i post, davvero numerosissimi. A parte le canzoni, gi articoli di giornale e i link vari, ci sono anche tante considerazioni. Massimiliano Comparetto ad esempio scrive: “Se l'azienda vuole l'intelligenza delle persone nel lavoro, deve riconoscerne la dignità; la contrattazione e il confronto sono una risorsa anche per la Fiat”.“Iscriviamoci tutti alla Fiom”
Filippo Bellanca, che definisce “1673 eroi” coloro che hanno votato contro al referendum si rivolge, invece, a tutti i lavoratori proponendo loro di unirsi in un’unica sigla sindacale: “Adesso il passo successivo da compiere è iscriversi tutti in blocco alla Fiom, anche se non ne condividete la linea, anche se i delegati vi fanno antipatia, anche se credete che qualche componente della Rsu sia colluso. E' il momento di dare forza a quelli che, sembra, stiano facendo veramente i sindacalisti...”.“E’ schiavismo”
Gabriella De Rosa invece interviene sulla questione pausa pranzo, che Marchionne vorrebbe posticipare a fine turno: “Io sulla questione della pausa pranzo spostata a fine turno considererei anche l'ipotesi di rivolgersi alla Corte europea dei Diritti dell'uomo di Strasburgo, perché una cosa simile va contro ogni elementare diritto umano. Per me è puro e semplice schiavismo. E’ una cosa tanto indecente che non è possibile passarci sopra. E ancora di più dimostra l'indecenza di quei sindacati (meglio dire servi) che hanno accettato questa schifezza disumana”.
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