Paese fermo per il quinto sciopero generale di quest'anno. Scontri ad Atene

«Ladri!», la furia dei lavoratori.
Riforma delle pensioni in parlamento, per il governo la prova più dura 


«Avanti popolo, non abbassare la testa», «Ladri, siete tutti ladri», gridavano ieri centinaia di dimostranti di fronte al parlamento greco, in piazza Syntagma. Stesse scritte sui cartelli, tra cui uno che paragonava il partito socialista Pasok (al governo) con il partito conservatore della Nea Dimocratia. È il quinto sciopero generale quest'anno, convocato dai sindacati dei dipendenti pubblici (Adedy) e del settore privato (Gsee), oltre che dal Pame, il sindacato aderente al Partito comunista, per protestare contro il piano d'austerità. Di fronte ai manifestanti - non i soliti gruppi anarchici ma lavoratori e pensionati con una rabbia evidente - centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa hanno impedito a chiunque di raggiungere l'ingresso del parlamento. La sofferenza e la rabbia sociale contro il programma «lacrime e sangue» aumenta giorno dopo giorno, ed emerge sempre più chiaro un rifiuto totale nei confronti del sistema politico. Il parlamento, secondo un anziano manifestante, «non è più il simbolo della democrazia, ma della corruzione». «Tutti sono falsi, corrotti o venduti al sistema capitalistico», aggiunge un 45enne. Queste frasi si sentono sempre più spesso negli uffici, nelle cafeterie, nei negozi alla ricerca di clienti, ovunque.
Il corteo è finito con scontri, lanci di lacrimogeni e sassate, e con la maggioranza dei dimostranti in fuga in ricerca di riparo. Botte tra giovani incappucciati e agenti di polizia con lanci di lacrimogeni, bottiglie molotov e incendi di cassonetti sono scoppiati anche a piazza Omonia, dove, secondo testimonianze, un poliziotto è stato ferito. Al porto del Pireo i traghetti hanno funzionato normalmente dopo che i guardacoste hanno impedito a un gruppo di manifestanti comunisti di bloccare il traffico, come era avvenuto la settimana scorsa, provocando l'ira dei turisti. Senza problemi anche i voli internazionali, perché i controllori, pur condividendo le ragioni alla base dello sciopero, non hanno aderito per non danneggiare ulteriormente il turismo già in crisi. Fermi invece il traffico aereo interno, i trasporti ferroviari, danneggiati quelli urbani. Chiuse scuole, banche e uffici pubblici, anche se la partecipazione ai cortei era evidentemente minore rispetto alle precedenti (12mila ieri, 70mila a maggio). Questa volta l'attenzione era puntata sulla riforma delle pensioni, che eleverà l'età per l'uscita dal lavoro e gli anni di contributi. Poi c'è una riforma del mercato del lavoro che facilita i licenziamenti e taglia le liquidazioni. L'intesa con l'Ue-Fmi prevede l'entrata in vigore della riforma dal 2013 e non dal 2018, come diceva la prima bozza del disegno di legge. L'età pensionabile salirà per tutti a 65 anni, donne comprese, mentre chi avrà 40 anni di contributi potrà ritirarsi a partire dai 60 anni. In questo caso però il calcolo degli emolumenti sarà progressivamente penalizzante, riducendosi fino al 48% del salario (!).
Quando la riforma sarà legge dunque i lavoratori greci, con le retribuzioni più basse della zona euro, dovranno lavorare di più e saranno pagati ancora meno anche quando andranno in pensione. Intanto cresce la disoccupazione, salita all'11,7% (secondo i dati non ufficiali supera il 20%) nel primo trimestre di quest'anno rispetto al 10,3% dell'ultimo trimestre del 2009, raggiungendo il livello massimo da dieci anni. «Lavoro non c'è e se lo troviamo, non prenderemmo mai la pensione» dicono i giovani, mentre cresce l'emigrazione verso altri paesi europei, Stati Uniti e Australia. Rabbia e disperazione anche tra i lavoratori con anni di lavoro alle spalle. Negli ultimi mesi migliaia di dipendenti pubblici e privati, vicini alla pensione, fanno lunghe file agli uffici degli enti di previdenza per depositare domanda di uscita dal lavoro. «Se tutta questa gente va in pensione, gli enti rischiano il collasso economico» ci dice Aris Kazakos, professore del diritto di lavoro all'università di Salonicco. Il ministro del lavoro Andreas Loverdos, criticato aspramente dai sindacati e dal Kke (il partito comunista) che ha dichiarato «guerra al selvaggio attacco di classe», cerca il consenso dell'opposizione, almeno quello dei conservatori. Non a caso ben due volte ha dovuto rimandare il dibattito parlamentare: ma le proteste anche in seno al Pasok continuano. Sarà una dura prova per Papandreou il progetto di legge, che andrà alla camera questa settimana. Due mesi fa, durante la votazione parlamentare per approvare l' accordo tra Atene e la troika Ue-Fmi, il premier ellenico ha radiato tre deputati socialisti che si sono astenuti, ma ora una mossa simile, in caso di astensioni, potrebbe provocare una crisi di governo. Sono state però formalmente respinte le voci secondo le quali palazzo Maximou, sede del governo ellenico, sta esaminando l'eventualità di elezioni anticipate.

Pavlos Nerantzis

[Articolo su il manifesto del 30/06/2010]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

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