Di stress da lavoro ne soffre 1 italiano su 4 (il 27% dei lavoratori). E il rischio di incapparvi è in crescita, con il boom del precariato e l'aumento dei dipendenti anziani. Sono i dati dell'Inail (Istituto nazionale per l'assicurazione contro gli infortuni sul lavoro) che saranno presentati e discussi durante la mostra convegno a “Progetto Sicurezza”, promossa dall'1 al 3 luglio a Milano dall'Associazione professionale italiana ambiente e sicurezza (Aias), a dirlo. Numeri superiori alla media registrata in Europa, dove lo stress interessa circa il 22% dei lavoratori, con costi che si aggirano intorno ai 20 miliardi di euro l'anno, fra spese sanitarie e giornate di lavoro perse.Tuttavia, i dati dell’Inail sono da considerarsi “per difetto”, in quanto si tratta delle pratiche liquidate dall’istituto. In pratica, per ogni caso appurato e conclamato da un tribunale almeno altri 3-4 li possiamo rintracciare a livello potenziale. C’è poi il discorso delle “sindromi fantasma”, ovvero di quelle malattie che vengono catalogate in modo da non farle risultare correlate allo stress, e quindi non rimborsabile. Quello della lista delle malattie professionali, del resto, è un vero e proprio nodo che nessuno è in grado ancora di sciogliere in Italia.Ma torniamo allo stress. Secondo uno studio pubblicato nel 2009 dall'European Heart Journal si calcola che solo il trattamento sanitario del disturbo depressivo collegato incide direttamente sull'economia europea per 44 miliardi di euro, con una perdita di produttività pari a 77 miliardi di euro. In Italia una legge prende in considerazione il problema, introducendo l'obbligo per tutte le aziende, a partire dal primo agosto, di valutare e misurare il livello di stress dei propri dipendenti. Una scadenza che ha aperto il dibattito sui metodi da adottare per la valutazione del rischio.La crisi economica, quindi, può fare da amplificatore. «È ovvio che se aumentano gli orari, se il personale non è sufficiente, se bisogna organizzare dei turni con ritmi elevati, cresce anche lo stress “cattivo”, quello che si protrae a lungo diventando dannoso». Necessaria quindi, dice un esperto del settore, «una particolare attenzione a questo fenomeno, soprattutto in questa fase». L'esperto sottolinea che la normativa italiana prevede, tra le valutazioni dei rischi sul lavoro, anche quella dello stress. Una “misurazione” che dal primo agosto avrebbe dovuto diventare obbligatoria per tutti. L'obbligo è slittato, invece, al 31 dicembre per i lavoratori del pubblico (ospedali compresi). «E presumibilmente - prevede l’esperto - slitterà anche per il privato. Bisogna considerare che valutare lo stress non è semplice come, ad esempio, valutare danni e disagi da decibel elevati». Al momento una Commissione ministeriale che coinvolge diversi esperti sta mettendo a punto i criteri che dovranno essere utilizzati per valutare lo stress dei lavoratori. «Credo sia necessario - conclude l’esperto - partire con strumenti adeguati, frutto di un lavoro approfondito».
Fabio Sebastiani
fonte:http://www.controlacrisi.org
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