La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

domenica 31 gennaio 2010

Licenziamenti ritirati, gli operai scendono dal tetto. Racconto di una città deturpata e senza lavoro

L’hanno storpiato proprio bene questo posto che aveva ogni ben di Dio. Il paese antico, il porto, il belvedere sul golfo. I pescherecci sotto costa tirano le reti.

Era un paradiso. Con le spalle al mostro sembra una cartolina. Poi mi giro e ce l’ho davanti. La Fiat di Termini è un’altra Italsider, uno sfregio ai piedi delle Madonie. Lungo la litoranea le macchine delle tute blu posteggiate, da lontano un fuoco acceso nel bidone. Dallo skyline osceno sbuca, dentro il perimetro Fiat, un parallelepipedo giallo alto cinque piani. Sopra, sul tetto, uomini in piedi. Uno penzola con le gambe nel vuoto, quasi a volersi buttare giù.
Sono ombre cinesi, silhouette, fantasmi neri. Sbaffi di china. L’azienda che li sta licenziando si chiama Delivery. Pulivano cassoni, prima di perdere l’appalto. La prima cosa che viene da chiedergli: come avete fatto a sopportare tutto questo.
Ad accettare che un posto bello e struggente lo violentassero così. Loro neanche se lo ricordano quando è arrivata la Fiat, quarant’anni fa. Gli aiuti al Sud, la questione meridionale. Soldi di Stato, complicità, silenzi. Quarant’anni fa il paradiso, per le ombre sul tetto, era uno stipendio invece che migrare al Nord.
Così hanno costruito la fabbrica e ucciso il mare. Finché qualcuno pagava per questi posti di lavoro, si campava. Ma è bastata la crisi e un po’ di concorrenza per svelare il bluff: assemblare Lancia quaggiù è un’assurdità.
Il paradosso. I tir portano i pezzi della Y da Melfi. Ogni tir, cinque auto smontate. Carrozzerie, telai, motori, scatole dello sterzo. "Senza di noi le macchine non esistono. Prendono i pezzi, li azzeccano e ci mettono quattro gomme sotto".
Pino si tira su i pantaloni nella cabina del camion. Da tre giorni ci dorme dentro perché non lo fanno scaricare. Sciopero. Ma quando la catena di montaggio funziona, per ogni tir che arriva c’è una bisarca che porta le auto nuove all’imbarco di Catania. Avete capito? Catania, non Termini Imerese. Dove il porto industriale l’hanno fatto, ma è vuoto. Invece di dieci chilometri, i camion ne fanno centocinquanta. Poi salgono di nuovo sulla nave e riportano le auto a Nord.
Come andare da Londra a Parigi passando dal Giappone. Invece di costruirle tutte qui, le macchine le "azzeccano" soltanto. Non è un’industria, è un ricovero. Anzi, un cimitero: dentro questa cattedrale del voto di scambio muore la classe operaia siciliana.
Ecco perché ora l’amministratore delegato di Fiat Sergio Marchionne, coi modi spicci da yankee del Michigan, taglia corto: "Gli operai di Termini ci costa meno stipendiarli a casa fino alla pensione che fargli montare macchine". Sembra che per ogni Y finita Fiat perda mille euro. Chissà se è vero. Ma del progetto di riportare in Sicilia una vera catena produttiva non c’è più neanche l’ombra.
Le mogli. Tredici donne – le mogli delle ombre cinesi – hanno bloccato l’ingresso, l’azienda ha preso la palla al balzo e spento i motori. La catena non gira più. A giudicare dal piazzale pieno di Lancia in tutte le tonalità del grigio, tanta fretta di produrre non c’era. Gli italiani aspettano gli incentivi, mica si fanno intenerire dagli operai sui tetti.
Antonino li ha fatti vestire tutti uguali. Visti da lontano, dentro il mirino della telecamera, potresti scambiarli per tredici velisti pronti a salpare su qualche Mascalzone Latino.
Si sono messi il k-way blu col freddo bagnato che fa. Tranne Giuseppe, uno dei più giovani. Lui è rosso e all’inizio non vuole neppure parlare. Sul tetto, tra gli sfiati caldi di CO2 – la fabbrica ronza sempre un po’, anche se solo al minimo – hanno deciso i dettagli per la trasmissione. Parlerà Antonino, il capo.
Ma quando Annozero li spara in diretta, Peppe coglie l’attimo. Ascolta le rivendicazioni del portavoce, paziente, poi gli prende gentilmente il cellulare dalle mani e chiama la sua Matilde, giù ai cancelli. Si parlano Matilde e Giuseppe. "Amore come stai?". La sua voce scende tranquilla dal tetto, solo un po’ "ibridata" dalla messa in onda. "Tutto bene. Tutto bene". "I piccoli?” "Tutto bene Peppe, tutto bene. Tu resisti che noi stiamo bene".
Mi sento un guardone. Uno spettatore di Carramba, un infiltrato al Grande Fratello. Ma Giuseppe e Matilde parlano come se io non esistessi. E in una notte tempestosa di gennaio si dimenticano la fatica e il dolore. Anche le altre donne hanno lasciato i bambini a casa. Parlano poco, piangono magari. Ma non mollano di un centimetro. Sono quasi tutte giovani, sui trent’anni e anche meno.
Nessuna difesa. Quelli del sindacato, in presidio anche loro, non sanno bene che fare. Chi devono difendere, chi rappresentano? I 1300 operai Fiat occupati fino alla fine del 2011, quando la catena si fermerà per sempre? I seicento dell’indotto ancora vivi? Cosa deve fare il delegato Mastrosimone della Fiom? E la giovane rappresentante della Fim ammacchiata fra le donne? Guardare in basso, tra i baffoni agitati di chi ha ancora due anni di stipendio, o alzare gli occhi all’insù, verso i tredici fantasmi della Delivery?
Non te lo dirà mai nessuno, anzi è tutta una fratellanza operaia. Ma il problema c’è: la crisi non divide solo assunti, precari, padri e figli. L’ultima trincea separa cassintegrabili e non. Un confine che passa da Termini Imerese: da una parte i figli legittimi della Fiat, dall’altra i sottosfigati delle pulizie.
Un bel dilemma. Se questi non scendono dal tetto, Marchionne non fa ripartire la produzione e i cipputi della Lancia perdono soldi. I camionisti, poi: inferociti per lo sciopero, da tre giorni bestemmiano i santi e le diarie finite in trattoria. Un corto circuito micidiale, un budino sul quale Fiat affonda il cucchiaio.
Ecco perché le bandiere rosse sventolano, ma addosso ai cancelli ci sono Matilde e le altre. Quelle senza tessere né ideologie, zero. "Abbiamo votato questo governo, adesso questo governo ci tira fuori dai guai" sibila Annamaria. Qualcuna fa una smorfia, ma in fondo la moglie di Antonino dice il vero: quando mai la Sicilia è stata di sinistra? Eppure oggi qui il governo è meglio che stia alla larga. Perché un conto è trattare col sindacato, un altro convincere Matilde e le altre.
Sono le mogli casalinghe degli addetti alle pulizie in appalto di una fabbrica del Sud già morta prima di morire. Hanno chiesto ai loro uomini di resistere fino a venerdì, il giorno della trattativa a Roma. Non hanno più niente da perdere.
E alla fine vincono. Antonino e gli altri scendono dopo dieci notti d’inferno. La Delivery ha ritirato i licenziamenti. É arrivata una cassa integrazione in deroga e loro sembrano ostaggi tornati a casa dalla guerra. É venerdì sera, Giuseppe prende la mano di Matilde. Se ne vanno verso il mare, alle spalle la fabbrica dove non entreranno più. Se non arrivano i cinesi o l’Ikea, resteranno solo tetti su cui salire qui a Termini, città senza più lavoro né bellezza.

Corrado Formigli

da il Fatto Quotidiano del 31 gennaio

fonte:http://antefatto.ilcannocchiale.it

E li chiamano salari

Italia fanalino di coda tra i Paesi dell'Ocse per salari percepiti e nella top ten per il cuneo fiscale. E' quanto emerge dall'ultimo rapporto dell'Eurispes 'Italia 2010'. La retribuzione media dei lavoratori italiani è di 14.700 euro netti. Dal rapporto Eurispes emerge anche che la laurea non è più garanzia di lavoro stabile e ben retribuito; che gli italiani sono più pessimisti per la crisi economica; che gli incidenti sul lavoro costano al Paese 40 mld l'anno

Italia fanalino di coda sugli stipendi: Dalla classifica 2008, a parità di potere d'acquisto, il nostro Paese occupa il ventitreesimo posto sui trenta paesi dell'Ocse, con un salario medio netto annuo che ammonta a 21.374 dollari, pari a poco più di 14.700 euro. Lo rileva l'Eurispes nel 'Rapporto Italia 2010', dove si legge inoltre che a pesare ulteriormente sulle buste paga degli italiani è il cuneo fiscale (la differenza tra il costo del lavoro per l'impresa e la retribuzione netta percepita dal lavoratore medio).
Nella classifica Ocse, si collocano tra i primi dieci: Corea del Sud (39.931 dollari), Regno Unito (38.147), Svizzera (36.063), Lussemburgo (36.035), Giappone (34.445), Norvegia (33.413), Australia (31.762), Irlanda (31.337), Paesi Bassi (30.796) e Usa (30.774). Mentre l'Italia, con 21.374 dollari, occupa la ventitreesima posizione, collocandosi dopo quegli altri paesi europei con retribuzioni nette annue che si aggirano in media intorno ai 25mila dollari, tra i quali: Germania (29.570), Francia (26.010), Spagna (24.632). L'Italia supera solo: Portogallo (19.150), Repubblica Ceca (14.540), Turchia (13.849), Polonia (13.010), Slovacchia (11.716), Ungheria (10.332) e Messico (9.716).
Volendo fare un paragone con gli altri cittadini europei, il lavoratore italiano percepisce un compenso salariale che è inferiore del 44% rispetto al dipendente inglese, guadagna il 32% in meno di quello irlandese, il 28% in meno di un tedesco, il 19% in meno di un greco, il 18% in meno del cittadino francese e il 14% in meno di quello spagnolo.
I lavoratori italiani incassano dunque ogni anno retribuzioni medie tra le più basse dei paesi industrializzati, mediamente il 17% in meno della media Ocse, il cui valore è pari a 25.739 dollari. Se invece come termine di paragone viene assunta l'Europa a 15 (27.793 dollari annui di media), lo stipendio italiano è inferiore del 23% o nell'Europa a 19 (mediamente 24.552 dollari annui), il compenso medio annuo del lavoratore italiano è minore del 13%.
Passando al cuneo fiscale, assumendo come parametro un lavoratore dal salario medio single e senza figli, il peso del cuneo fiscale è pari al 46,5% (lo 0,25% in più rispetto al 2007 e l'1,1% in più rispetto al 2005)), che determina la "sesta posizione del nostro Paese tra i 30 paesi Ocse". In parole povere, spiega l'Eurispes, il lavoratore italiano percepisce un compenso salariale "pari a quasi la metà del costo effettivamente sborsato dal datore di lavoro per la sua prestazione professionale, a causa dell'eccessivo costo del lavoro".
Se invece di un lavoratore single e senza figli si prende come punto di riferimento la figura-tipo di un lavoratore dal salario medio sposato e con due figli, il carico del cuneo fiscale "si riduce, continuando comunque a mantenere un valore elevato" (36%), facendo scendere l'Italia all'undicesimo posto in classifica.

fonte:http://www.aprileonline.info

La Confindustria dentro il Congresso CGIL

Da un pezzo notiamo assonanze tra la Marcegaglia ed Epifani. Mentre una parte della destra rappresentata da Sacconi vorrebbe la ghettizzazione della CGIL e la sua chiusura nel lazzaretto degli intoccabili, la Marcegaglia ha sempre tenuto aperto un filo di dialogo con questa naturalmente all'interno di una sua strategia di egemonia sociale e culturale. La CGIL annunzia uno sciopero prevalentemente rivolto a chiedere riduzioni fiscali. La Marcegaglia ed il giornale della Confindustria contemporaneamente chiedono una riforma fiscale e, se da un lato lodano Tremonti per avere evitato all'Italia la fine della Grecia, dall'altra diventano sempre più insistenti nella richiesta di diminuire le tasse.Insomma un contrappunto che è anche gioco delle parti. Io giudico la linea della CGIL incentrata ad una difesa dei salari soltanto attraverso il fisco perdente e deleteria per i lavoratori. Intanto ogni diminuzione del fisco si riflette a breve o lunga scadenza sulla diminuzione del welfare. Meno entrate fiscali è meno scuola, meno sanità, meno pensioni e meno salario differito sotto forma di servizi. La diminuzione del fisco non conviene ai lavoratori ed al progetto di vita delle loro famiglie. Abbiamo visto il disastro provocato dall'abbattimento dell'Ici. Infatti meno tasse significano spiccioli in più per ogni singolo lavoratore e tanti miliardi in meno per lo Stato! Inoltre affrontare come tema centrale di uno sciopero soltanto la questione fiscale significa fare un favore alla Marcegaglia ed ai datori di lavoro: si lancia un messaggio che esclude aumenti salariali in busta paga. Insomma sembra che mentre la Cisl e l'Uil abbiano un asse con il governo e la destra italiana, esista un altro asse tra la Confindustria, il PD e la CGIL fondato su scelte del maggiore sindacato italiano basate su richieste di politiche economiche fotocopiate dall'ufficio studi della Confindustria e su un gioco di rimessa nella vicenda sociale. Insomma la Confindustria sta a monte e determina gli eventi, la CGIL si colloca a valle e cerca in qualche modo, dove proprio non può farne a meno, la riduzione del danno. Scoppiato lo scandalo nella CGIL dei voti congressuali con l'autosospensione dei rappresentanti della mozione due dalla Commissione di Garanzia, trovandosi Epifani in evidenti difficoltà, la Confindustria interviene nel dibattito CGIL con un occhiuto articolo sarcastico del Sole 24 ore che attacca Bertinotti e Cofferati per il loro sostegno alla mozione due. Li definisce "il gatto e la volpe" ed invita Epifani a fare come Mourinho cioè a fottersene di coloro che dissentono ed andare avanti per la sua strada.
Una strada che conduce all'inferno dal momento che la CGIL per quanto abbia una dirigenza di destra è vissuta dai lavoratori italiani come il loro Sindacato per antonomasia essendo sempre vivo il suo grande mito costruito negli anni che vanno da Di Vittorio a Luciano Lama. La CGIL non può assistere ancora per molto tempo allo schiavismo imposto a cinque milioni di persone con la legge Biagi. Quanto tempo potranno resistere i giovani a 400 euro al mese? Fino a quando le loro famiglie continueranno ad aiutarli forse si rassegneranno a subire ma la corda è troppo tesa e rischia di spezzarsi.La CGIL non può continuare ad assecondare le privatizzazioni che comportano aumenti delle bollette, che falciano gran parte degli stipendi e dei salari. La CGIL non può assistere ancora per molto ai licenziamenti per aziende che chiudono senza altra ragione che la ricerca di profitti ancora più grassi.Sebbene la mozione Due non sia coraggiosa nell'affrontare i "fondamentali" della sofferenza operaia essa è già stata criminalizzata dalla Confindustria e dal corteo di pennivendoli che un giorno si e l'altro no predicano la "modernità" consistente nella supina accettazione di salari sempre più bassi, uno Stato sempre più asservito ai privati, tutto per la gloria di quanti ogni estate si radunano a gozzovigliare nel mare antistante Villa Certosa con le loro "barche" miliardarie attorno al capo della destra. Le due mozioni che si contendono il Congresso della CGIL sono aldisotto della linea che potrebbe garantire la resurrezione dei lavoratori italiani dopo anni di sprofondamento nel pozzo delle sconfitte sociali. Bisognerebbe chiedere poche cose essenziali per il ribaltamento di uno stato di cose che sta riducendo venti milioni di persone e le loro famiglie alla povertà ed all'emarginazione: abolizione della legge Biagi, Salario Minimo Garantito, nazionalizzazione dei settori essenziali dell'economia, fine delle privatizzazioni ed abolizione immediata di tutte quelle che agiscono in regime di monopolio a cominciare dall'acqua.Le due mozioni congressuali sono distanti anni luce da queste rivendicazioni.Ma un Congresso, come uno sciopero, potrebbero dire cose diverse da quelle che si vorrebbe che dicessero. Può sfuggire di mano alla nomenclatura e dare una possibilità di condizionamento agli iscritti, la straordinaria base dei tesserati alla CGIL fatta di persone motivate, colte, combattive, con un vivo senso di giustizia. Nei palazzi e nei salotti le alleanze trasversali ed anomale possono fare il successo di una persona o di un gruppo. Nella coscienza profonda del Paese sono altri i valori e le bandiere da fare agitare dal vento.
Mentre l'ombra nera della miseria si stende su intere regioni del paese, risuona come attualissimo Carlo Marx: " I lavoratori non hanno niente da perdere al di fuori delle loro catene" che tradotto significa: l'Italia ha bisogno di socialismo!| Vale la pena di lottare per questo se vogliamo evitare di degenerare in una massa di mendicanti che pietiscono un tozzo di pane!

Pietro Ancona

fonte:http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/

sabato 30 gennaio 2010

Gli effetti della crisi nella nostra Regione: cresce la disoccupazione

Il rapporto dell'Irpet sul mercato del lavoro in Toscana nel 2009

"La Toscana del "dopo crisi" sarà profondamente diversa da quella che l'ha preceduta". Lo dice chiaramente il Rapporto Irpet sul mercato del lavoro 2009, che fornisce numeri e conferma previsioni poco rassicuranti sull'occupazione. La crisi ha colpito duro nella nostra regione, in particolare la manifattura, pilastro dell'economia toscana. Il calo dell'occupazione nel settore è marcato e altrettanto vistoso è l'aumento su base tendenziale della disoccupazione.

Terzo trimestre 2009: cala l'occupazione, soprattutto nell'industria

I dati Istat più recenti, relativi al terzo trimestre del 2009, parlano di una flessione dell'occupazione su base annua del 2% (pari a -31000 unità), leggermente superiore alla media del Centro-Nord e di poco inferiore a quella nazionale (-2,2%).
Le perdite di posti di lavoro si concentrano nell'industria che fa registrare un calo molto significativo (-10,6%, pari a -53000 unità). Nello specifico, per l'industria in senso stretto l'occupazione segna un - 10,4%, per il settore delle costruzioni un -10,9%.
Positivi invece i trend occupazionali nei servizi (+1,8%) e nell'agricoltura (+6,2%). "Si conferma - spiega l'Irpet - quel marcato fenomeno di deindustrializzazione e parallelo sviluppo del terziario che interessa la nostra regione, anche se in parte si tratta di attività a basso valore aggiunto, orientate in particolare verso i servizi alla persona".

Crescita della disoccupazione

Preoccupante anche la crescita della disoccupazione, secondo i dati Istat. Le persone in cerca di un lavoro sono risultate 94.000 (di cui 48.000 donne), rispetto alle 69.000 di un anno prima e alle 82.000 del trimestre precedente.

Il tasso di disoccupazione si attesta al 5,6% - sulla media del primo semestre- in forte ascesa rispetto al livello di un anno fa (4,2%) e a quello del secondo trimestre (4,9%). La disoccupazione, per il 2009 nel suo complesso, è prevedibile si attesti al 5,8%-5,9%, a fronte del 5% del 2008. Il fenomeno dell'inoccupazione, tuttavia, sarebbe ancora più preoccupante se si tenesse conto anche di coloro che rinunciano a cercare lavoro, dagli "scoraggiati" alle donne che lo giustificano con il loro ruolo familiare, e dei cassa integrati che sono cresciuti moltissimo.

Le categorie più colpite: donne, giovani, atipici e stranieri

Il rapporto Irpet sottolinea come i cambiamenti occorsi negli ultimi anni abbiano cambiato il volto stesso della disoccupazione in Toscana. Al suo interno si distinguono infatti alcune categorie particolarmente penalizzate:

1) Le donne. La disoccupazione acquista un carattere sempre più femminile (le donne costituiscono nel 2008 i 2/3 delle persone in cerca di lavoro, ma erano il 60% nel 2004), sebbene gli ultimissimi dati, riferiti al I semestre del 2009, evidenzino un aumento degli uomini alla ricerca di un'occupazione, diretta conseguenza della crisi in atto.

2) I giovani. Si confermano una categoria pesantemente colpita, continuando a mostrare tassi di disoccupazione più elevati degli adulti (minori assunzioni e maggiori difficoltà di rinnovo dei contratti a termine).

3) I lavoratori atipici, che costituiscono il 13,8% della forza lavoro nel 2008 (il triplo del 1993), appaiono anch'essi fortemente penalizzati dalla crisi. I lavoratori a termine -in gran parte giovani- soffrono infatti perdite occupazionali significative nel I semestre del 2009, nell'ordine del 12% per i lavoratori a tempo determinato e addirittura -15% per i collaboratori.

4) Gli stranieri sono più penalizzati dalla recessione rispetto agli italiani. Si riscontra infatti una diminuzione dei posti di lavoro disponibili per gli immigrati. "Questo a causa della loro alta partecipazione - si legge nel rapporto dell'Irpet - a settori economici particolarmente esposti alla crisi, al possesso di qualifiche professionali mediamente inferiori e al maggior numero di assunzioni con 'contratti non standard'".

Il conflitto scuola-lavoro: pochi laureati, scarso livello di istruzione degli occupati

La Toscana, così come l'Italia, si caratterizza per una bassa quota di laureati sul totale della popolazione rispetto ai paesi dell'Europa centro-settentrionale. Il processo di accesso agli alti livelli di istruzione nelle generazioni più giovani, è frenato soprattutto nel caso degli uomini. Se, infatti, le giovani donne con livello di istruzione alta sono, in Toscana, il 24%, i loro coetanei con lo stesso livello di istruzione sono solo il 14%.

Questo fenomeno interferisce con lo scarso livello di istruzione degli occupati. "Infatti - afferma l'Irpet - nel breve periodo, scoraggia i giovani a studiare e, nel lungo periodo, disincentiva l'assorbimento di figure più istruite nel sistema produttivo". La percentuale di occupati che hanno un livello di istruzione elevato, nell'industria Toscana, è, secondo i dati EUROSTAT, del 6%, contro il 21% dell'Europa dei 15. Nei servizi privati, essa sale al 18% in Toscana, ma al 29% nell'Europa dei 15. Nei servizi sociali e nei servizi pubblici la percentuale di persone con livello di istruzione alto è in Toscana del 30%, contro il 44% dell'Europa dei 15.

"Si registra, dunque, - si legge ancora nel rapporto dell'istituto di ricerca - il paradosso per cui il sistema scolastico e universitario produce più laureati di quanti il sistema produttivo sia in grado di assorbirne: offerta contenuta, domanda di lavoratori laureati ancor più bassa. A questo si uniscono le sempre maggiori difficoltà dei laureati, colpiti da più alti livelli di inattività (intesa come mancata ricerca di un lavoro), di precarietà e di sottoccupazione (che colpisce il 32% dei laureati). Continuando di questo passo, il rischio "fuga di cervelli" (per ora fermo al 9% dei laureati occupati) potrebbe colpire in misura maggiore anche la Toscana, nonostante la bassa quota di laureati".

fonte:http://www.pisanotizie.it

venerdì 29 gennaio 2010

Fiat: Delivery Mail; ritirati licenziamenti, operai giù da tetto

La Delivery Mail ha ritirato le lettere di licenziamento per i 18 lavoratori, 13 dei quali da dieci giorni si trovano sul tetto del capannone del Lingotto a Termini Imerese (per questo denunciati alla procura della Repubblica). Al posto dei licenziamenti per i lavoratori scatterà la cassa integrazione in deroga con l'impegno della Regione siciliana a trovare loro una ricollocazione nell'ambito delle soluzioni che saranno trovate per lo stabilimento della Fiat.
'Lunedì - dice l'assessore regionale alle Attività produttive, Marco Venturi - ci riuniremo con i sindacati per la Cig in deroga. Questa è la notizia positiva di oggi, per il resto l'incontro al ministero è stato utile e aspettiamo la riunione del 5 febbraio per valutare le proposte giunte al ministero e cosa intende fare la Fiat".
E i lavoratori a questo punto scendono dal tetto dove per nove notti hanno dormito all'addiaccio per protestare contro i licenziamenti. Gli operai, stremati e infreddoliti, vengono aiutati dai vigilantes della fabbrica.

fonte:http://www.rassegna.it

Disoccupazione all'8,5%, record dal 2004

A dicembre cresce dell'1,5% su base annua. 306mila gli occupati in meno tra dicembre 2008 e dicembre 2009. I senza lavoro sono 2.138.000, 57 mila in più rispetto a novembre. A crescere tra gli inattivi soprattutto uomini e giovani

Il tasso di disoccupazione a dicembre sale all'8,5 per cento dall'8,3 per cento di novembre. Lo rende noto l'stat, specificando che la disoccupazione è in crescita di 1,5 punti percentuali rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. E' il dato peggiore da gennaio 2004, i senza lavoro sono 2.138.000, 57 mila in più rispetto a novembre.
Sono 306mila gli occupati in meno tra dicembre 2008 e dicembre 2009 a causa delle crisi economica. Lo scorso mese, secondo i dati , il numero di occupati è stato pari a 22,914 milioni (dati destagionalizzati), sostanzialmente invariato rispetto a novembre e inferiore dell'1,3 per cento nel confronto con dicembre dell'anno prima (-306mila persone). Il tasso di occupazione si è attestato quindi al 57,1 per cento , invariato rispetto a novembre e inferiore di 1,1 punti percentuali rispetto a dicembre 2008.
La disoccupazione giovanile, inoltre, è pari al 26,2 per cento, invariato rispetto al mese precedente ma in aumento di 3 punti percentuali rispetto a dicembre 2008.Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni, invece, è pari a 14 milioni 822 mila unità, con una riduzione dello 0,2 per cento (-25 mila unità) rispetto a novembre 2009 e un aumento dell'1,1% (+164 mila unità) rispetto a dicembre 2008. Il tasso di inattività è pari al 37,6 per cento (-0,1 punti percentuali rispetto al mese precedente e in aumento di 0,3 punti percentuali rispetto a dicembre 2008).
A crescere è soprattutto la disoccupazione tra gli uomini. La disoccupazione maschile, prosegue infatti l'Istituto, a dicembre e' pari a un milione 116 mila unita', in aumento del 2,5 per cento rispetto al mese precedente e del 25,6 per cento (+227 mila unita') rispetto allo stesso mese dell'anno precedente. Il numero di donne disoccupate raggiunge 1 milione 22 mila unita', in aumento del 3 per cento rispetto novembre (+29 mila unita'), e del 19,2 per cento rispetto a di-cembre 2008 (+164 mila unita'). Il tasso di disoccupazione maschile e' uguale al 7,5 per cento, in crescita sia rispetto novembre (+0,2 punti percentuali) sia rispetto a dicembre 2008 (+1,5 punti percentuali). Il tasso di disoccupazione femminile e' pari al 10 per cento, in crescita sia rispetto novembre (+0,2 punti percentuali) sia rispetto al mese di dicembre 2008 (+1,5 punti percentuali).
Gli uomini inattivi sono pari, a dicembre, a 5 milioni 188 mila unita', con una modesta variazione congiunturale (+0,2 per cento) a fronte di un significativo aumento su base annua (+2,3 per cento, pari a +115 mila unita'). Le donne inattive sono 9 milioni 634 mila, con una riduzione congiunturale dello 0,4 per cento (-36 mila unita') e un aumento tendenziale dello 0,5 per cento (+49 mila unita').

In Europa
, 23 milioni senza lavoro

fonte:http://www.rassegna.it

Maserati (Modena) - Processo al delegato FIOM per i fatti del 2008

Il sindacato chiede pari dignità per tutti i testimoni. Comunicato della Fiom di Modena

Nei mesi scorsi si sono svolte le prime udienze e sono stati sentiti i primi testimoni al processo per i fatti accaduti l'11 dicembre 2008 in Maserati.
Tutti ricordano quegli avvenimenti, determinati dalla decisione della Direzione Aziendale Maserati di non rinnovare, e quindi di terminare, il rapporto di lavoro a ben 112 lavoratori somministrati, da tempo in forza all'azienda.
A quella decisione, contrastata dalle Organizzazioni Sindacali, i lavoratori hanno reagito spontaneamente, promuovendo uno sciopero di 8 ore per lo stesso giorno 11/12/2008, al quale hanno aderito moltissimi lavoratori, esprimendo la loro profonda disapprovazione per le decisioni aziendali.
Lo sciopero si è svolto in modo pacifico per tutta la sua durata, anche se molti lavoratori hanno manifestato rabbia, sconcerto e delusione. Molti di essi, infatti, da diversi mesi, e in molti casi da alcuni anni, erano dipendenti Maserati e speravano di trovare stabilità nel lavoro e costruire una propria prospettiva di vita. Ma di fronte alla decisione aziendale, hanno dovuto prendere atto che, purtroppo, queste loro giuste aspirazioni non potevano realizzarsi.
In quei giorni è accaduto anche che un delegato sindacale della Fiom/Cgil di Modena, ha ricevuto una lettera, contenente la contestazione di addebiti disciplinari, e, successivamente, l'intimazione di un licenziamento in tronco, in quanto accusato, in sostanza, di avere partecipato attivamente alla lotta dei lavoratori precari.
Si tratta di un licenziamento basato su 4 addebiti disciplinari completamente infondati.
Nei primi due addebiti la Maserati lo accusa di avere partecipato alle ore 8 e alle ore 8.30 di quella mattina a due cortei interni insieme alle altre Rsu, per sollecitare i colleghi a scioperare e per chiedere un colloquio informativo ad un alto dirigente Maserati, ma tutti i suoi colleghi di lavoro e le altre Rsu hanno dichiarato di averlo visto arrivare con la propria autovettura solo intorno alle ore 9.15 – 9.20, per cui il lavoratore non poteva aver partecipato a quelle iniziative sindacali.
Dall'istruttoria processuale svolta fino ad ora, anche le altre accuse che la Maserati ha rivolto al nostro delegato sono risultate, a nostro parere, chiaramente infondate, per cui non ci sono prove, tanto meno evidenti, idonee a giustificare il licenziamento di un lavoratore.
Nella istruttoria sono stati chiamati diversi testimoni, notoriamente presenti in azienda l'11 dicembre 2008, tra i quali, uno scelto dal giudice tra i testimoni indicati a propria difesa dal lavoratore, che ha ribadito con la propria testimonianza l'infondatezza dell'accusa.
Fatichiamo a crederlo, ma abbiamo dovuto constatare che il giudice ha stabilito che il testimone di cui sopra, da lui stesso chiamato a deporre, ed un altro testimone indicato dal lavoratore, che la stessa azienda aveva qualificato come persona seria e responsabile, non sarebbero attendibili, in quanto facenti parte del Comitato Direttivo della Fiom/Cgil di Modena.
Ci chiediamo: ma allora i testimoni che svolgono attività sindacale nella Fiom/Cgil non sarebbero attendibili in sè, mentre i testimoni della Maserati sì?
Il braccio destro del direttore delle risorse umane dell'azienda e i vigilantes, testimoni della Maserati, tutti dipendenti di una azienda del gruppo Fiat, alla quale la Maserati appartiene, sarebbero attendibili in sè? Sarebbe questa la giustizia?
Lo neghiamo alto e forte, tanto che il lavoratore ha denunciato per falsa testimonianza tre dei quattro testimoni indicati dall'azienda.
Una cosa sola allora chiediamo: che tutti i testimoni abbiano pari dignità davanti alla Legge e che le loro deposizioni siano valutate per il contenuto delle rispettive dichiarazioni e non per la loro iscrizione ad un Sindacato.
Per parte nostra riteniamo che, qualora dall'istruttoria non emerga, come fino ad ora a nostro avviso non è emersa, la prova certa delle accuse rivolte al delegato Fiom, la Maserati debba provvedere al suo immediato reintegro nel posto di lavoro.

Segreteria Fiom/Cgil Modena

fonte:http://www.rete28aprile.it/

A Carlo Ghezzi, Presidente CNG per il XVI Congresso

Oggetto: autosospensione dalla CNG per il XVI Congresso

Caro Carlo,
il lavoro della Commissione di Garanzia Nazionale per il XVI Congresso aveva fin qui prodotto alcuni risultati significativi nel cercare, attraverso una interpretazione seria e rigorosa del Regolamento congressuale, di offrire un quadro di regole quanto più adeguato al sereno svolgimento del Congresso.
Su un punto, pur importante, non avevamo trovato una sintesi (ci riferiamo alle modalità di voto nei congressi dello SPI) ed a maggioranza, con voto determinante del Presidente, la CNG ha assunto una decisione, da noi non condivisa, ma formalmente legittima e da noi rispettata.
Quanto accaduto però nell’ultima riunione della Commissione di ieri sera in tema di quota di solidarietà dello SPI non consente di passare oltre.
Trattasi di un punto fondamentale del Regolamento ed una interpretazione tesa, nei fatti, a mettere in discussione il rispetto delle platee congressuali confederali scaturite dal voto delle assemblee di base, inficia un riferimento che non può non essere considerato acquisito. E’ appena il caso di sottolineare che la formulazione dell’Intesa tra CGIL e SPI allegata al Regolamento è identica a quella sottoscritta in congressi precedenti.
Per tali considerazioni, auspicando una ricomposizione (resa ancor più difficile dalla formalizzazione da parte tua della decisione sul punto in questione, appresa questa mattina e avvenuta malgrado la nostra uscita a seguito di dichiarazione formale di autosospensione dalla CNG), con profondo rammarico per le implicazioni politiche e regolamentari che comporta, ma con altrettanta convinzione rispetto al ruolo di garanzia, ti confermiamo la decisione di autosospensione dalla CNG.
Fraterni saluti

I componenti CNG: Carlo Baldini, Fabrizio Burattini, Elisabetta Fanti, Lorenzo Mazzoli

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Nota di Fabrizio Burattini su autosospensione CGN XVI Congresso

Nel lavoro della Commissione di garanzia nazionale per il XVI Congresso, a partire dalla sua riunione di insediamento a fine novembre fino alla riunione di ieri sera 26 gennaio, abbiamo potuto costatare una numerosa quantità di episodi e di comportamenti che testimoniano che il fastidio per il confronto democratico è largamente diffuso nella CGIL.
La CGIL, che per la sua storia e per la sua cultura, dovrebbe essere impegnata a fondo per contrastare la diffusa disaffezione per la democrazia che sta corrompendo il corpo sociale e la società civile del nostro paese, appare invece utilizzare questa disaffezione nelle proprie fila al solo scopo, miope ma pervicace, di riaffermare e consolidare equilibri di potere logori.

Troppo spesso accade che il lavoro per coinvolgere veramente le iscritte e gli iscritti nel dibattito tra le due mozioni venga interpretato come un inutile e dannoso intralcio, un impaccio di cui sbarazzarsi in tutti i modi: convocazione delle assemblee alla chetichella, inviti più o meno espliciti a non partecipare alle assemblee (se ad esse sono presenti entrambi i relatori) e a affluire invece massicciamente alle urne, votando a scatola chiusa per la prima mozione, schiacciante campagna diffamatoria sui contenuti della seconda mozione. Con tanti, tantissimi casi di congressi di base con risultati del voto a volte imbarazzanti, con percentuali di partecipazione e di sostegno alla prima mozione che avrebbero fatto arrossire i famosi "bulgari" di buona memoria.
Invece non assistiamo ad alcun "rossore". Anzi, capita di sentire interpretazioni dei regolamenti perlomeno fantasiose, quando non spudoratamente forzate e di parte.
E' stato il caso della interpretazione (emessa a maggioranza dalla CGN, con il voto determinante del presidente) sulla apertura dei seggi SPI nella quale la dizione "due giorni consecutivi" è stata letta come "tre giorni anche non consecutivi".
E' stato il caso, appunto ieri sera, della interpretazione del "Documento di intenti tra la segreteria nazionale della CGIL e la segreteria nazionale dello SPI", quando la frase "rispettosa dei voti individualmente espressi sui documenti nazionali alternativi nei congressi di base di quel livello congressuale confederale" è stata interpretata come "rispettosa delle percentuali tra le mozioni registrate nel Congresso dello SPI di quel livello".
Di fronte a questa nuova brutale riscrittura dei regolamenti, ieri sera, i quattro componenti della CGN indicati dalla seconda mozione si sono "autosospesi", per segnalare con questo atto il rischio di inutilità che corre quel fondamentale organismo di garanzia. Rischio peraltro confermato dal fatto che l'approvazione e la pubblicazione della delibera in questione sul "Documento d'intenti CGIL-SPI" non sono state neanche congelate di fronte all'atto di autosospensione e, dunque, al venire meno del numero legale dell'organismo.
Rischio che potrebbe amplificarsi e moltiplicarsi di fronte alle intenzioni più volte prospettate (anche se ancora mai formalizzate) di non dare corso al fondamentale punto 11.19 del regolamento che impone la perfetta corrispondenza tra il voto della base e la composizione percentuale delle platee congressuali ad ogni livello secondo il principio "una testa un voto".

Fabrizio Burattini

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"Continua la mobilitazione a Portovesme e a Fusina perché Alcoa non chiuda. Manifestazione a Roma per l'incontro con la Presidenza del Consiglio"

Fiat di Melfi. Sciopero: cresce la tensione nello stabilimento

SCIOPERO al MONTAGGIO dei lavoratori del 3° turno del 28 Gennaio della FIAT di Melfi contro le azioni della Direzione FIAT, di VIOLAZIONE del Contratto Nazionale di Lavoro in materia di Orario di Lavoro di erogazione del SALARIO e delle condizioni di lavoro.
La Direzione FIAT di Melfi nelle ultime settimane ha messo in campo azioni discriminatorie verso i lavoratori con trasferimenti da un reparto all’altro con cambi di turnazione e l’aumento dei carichi di lavoro sulle postazioni che provocano grandi disagi ai lavoratori e per ultimo nella busta paga di Gennaio:

- NON ha PAGATO ai lavoratori i giorni 24 e 31 Dicembre 2009;
- NON ha PAGATO la Cassa Integrazione pur in presenza dell’approvazione del Comitato INPS Regionale;

La Direzione FIAT di Melfi stà facendo degenerare ogni possibilità di confronto assumendosi la responsabilità del conflitto che inevitabilmente crescerà qualora le azioni della Direzione non rientrino nel confine del Contratto Nazionale di lavoro al fine di assicurare il Rispetto dei DIRITTI e del SALARIO.

FIOM CGIL Basilicata

Volantino in Pdf


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Alcoa. Cremaschi (Fiom): “Il Governo fermi l’Azienda. Solidarietà ai lavoratori in lotta”

Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil e responsabile per la siderurgia e la metallurgia non ferrosa, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“Fiom esprime totale solidarietà ai lavoratori di Alcoa che, in queste ore, si battono per far capire a tutto il Paese che si sta chiudendo una fabbrica, lasciando 1.500 persone in mezzo a una strada.”
“Il Governo ha preso delle misure tecniche, ma non ha sinora esercitato in alcun modo le pressioni politiche necessarie a far sì che la multinazionale americana dell’alluminio non tratti l’Italia come una colonia.”
“Su questa vicenda, si misurano le volontà reali delle imprese e del Governo di intervenire sulla crisi. Il tempo è scaduto. Il Governo fermi Alcoa o altrimenti anch’esso sarà responsabile del disastro.”

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giovedì 28 gennaio 2010

La Fiat blocca Termini. «Scendete dal tetto»

Il titolo crolla in Borsa. Stop della produzione in Sicilia

Stabilimenti sempre più caldi alla Fiat, dopo l'annuncio improvviso - due giorni fa - della messa in cassa integrazione di tutte le fabbriche italiane per due settimane. Gli animi si sono esacerbati, oltretutto, perché la mannaia sui dipendenti è arrivata esattamente 24 ore dopo la distribuzione di un lauto dividendo agli azionisti da parte dell'amministratore delegato Sergio Marchionne. I diversi impianti sono entrati in ebollizione, ma come se non bastasse ieri mattina l'azienda ha aggiunto benzina sul fuoco: ha deciso lo stop immediato della produzione a Termini Imerese, con la messa in libertà di tutti i 1350 operai a tempo indeterminato; in pratica, ha spiegato, finché non cesseranno le proteste e l'occupazione del tetto. Senza contare, tra l'altro, che si bloccano così anche i 600 dell'indotto. Male anche il titolo in Borsa, in calo sin dal mattino, fino a raggiungere -4,8% nel pomeriggio.
La direzione della Fiat siciliana ha spiegato con un telegramma il perché del blocco dell'assemblaggio della Lancia Y a Termini: «Da alcuni giorni - dice l'azienda - lo stabilimento è teatro di manifestazioni e proteste che in varie forme ne hanno disturbato l'attività lavorativa. Dal 26 gennaio ha avuto la forma di un presidio dei cancelli con blocco delle merci in entrata e in uscita. Il mancato ricevimento di componenti da parte dei fornitori blocca la produzione. Perdurando questa impossibilità di svolgere l'attività, a partire dal 27 gennaio l'azienda è costretta a sospendere dal lavoro tutto il personale, fatto salvo quello strettamente necessario per questioni tecniche e organizzative di presidio degli impianti».
Lo stop alle linee, aggiuge Fiat, «sarà revocato non appena si avranno garanzie certe dello scioglimento del blocco e del ripristino delle condizioni di normalità e sicurezza, compreso l'allontanamento dallo stabilimento delle persone che in questo momento, illegalmente e arbitrariamente, ivi stazionano». Il riferimento è ai 13 operai della «Delivery Mail», appalto che cura le pulizie dei cassoni, sul tetto da 10 giorni: con altri 5 colleghi, sono stati i primi licenziati della «nuova fase» (quella iniziata con l'annuncio che Termini cesserà di fare auto da fine 2011).
Blocchi e proteste non sono mancati anche negli altri stabilimenti. A Pomigliano, i 38 precari della Fiat a cui il contratto è scaduto (e non è stato rinnovato) a fine anno, hanno bloccato la circolazione. Tensioni anche a Mirafiori, dove l'annuncio della cassa - seppure i torinesi ci siano più che abituati - è arrivato come una doccia fredda: alcuni temono che si possa concretizzare la voce secondo cui Fiat avrebbe intenzione di ridurre le linee di produzione, dalle attuali quattro a solo una. Le tute blu si fanno i conti in tasca: le due settimane di cassa, da fare a cavallo tra febbraio e marzo, vogliono dire ben 300 euro in meno in busta paga. Secondo i lavoratori, poi, è un modo con cui Marchionne vuole pressare il governo a varare nuovi incentivi auto.
E Marchionne, dal canto suo, ieri è volato a Detroit, dove può occuparsi della Chrysler. I ministri Scajola e Sacconi hanno spiegato di aver saputo delle due settimane di cassa solo dai giornali: Scajola ha definito la misura «inopportuna», e con Sacconi ha annunciato di voler «riavviare il dialogo». Si spera sempre. Dall'altro lato, il leader della Cisl Raffaele Bonanni parla di «ricatto»: «Ci fanno trovare 30 mila cassintegrati all'incontro del 29 gennaio con il governo». A questo punto, quindi, tutti guardano al tavolo di domani a Roma. Intanto è confermato lo sciopero di tutto il gruppo per il 3 febbraio.

Antonio Sciotto

[Articolo il manifesto del 28/01/2010]

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L'Alcoa ha deciso: chiude il 6 febbraio. Blocchi e operai incatenati

Nota ufficiale da Pittsburgh, sede della multinazionale Usa: stop di sei mesi. Ma per i sindacati vuol dire fine della produzione

Il prossimo 6 febbraio gli impianti Alcoa di Fusina in Veneto e di Portovesme in Sardegna si fermeranno. Lo ha annunciato una nota arrivata da Pittsburgh, sede della multinazionale americana dell'alluminio. La comunicazione ufficiale è di ieri, ma la decisione è stata presa l'altroieri a Roma, subito dopo il fallimento del negoziato al ministero dello sviluppo. Alcoa ha detto «no» alla proposta del governo, formalizzata la scorsa settimana con un decreto legge, che abbatte i costi dell'elettricità. Per l'azienda, infatti, il provvedimento è a rischio di nuove sanzioni da parte dell'Ue per aiuti di Stato. Alcoa ha già subito una multa di quasi 300 milioni di euro da Bruxelles per precedenti provvedimenti in materia tariffaria varati dal governo italiano.
Alcoa non dice di volere chiudere: si dichiara pronta a riavviare la produzione quando da Bruxelles arriverà il disco verde al decreto, si parla di sei mesi, e se verificherà la possibilità di «fermare gli impianti - dicono da Pittsburgh - in maniera ordinata e corretta». Ma già dallo scorso 11 gennaio è scattata la cassa integrazione e sulla reale volontà dell'azienda di mantenere aperti i due stabilimenti italiani i dubbi ormai sono fortissimi.
Ora comunque la palla passa a Palazzo Chigi, dove per il 5 febbraio è fissato un incontro tra il governo e i vertici dell'Alcoa. Intanto a Portovesme la tensione è molto alta. Quando l'altroieri la notizia del fallimento della trattativa al tavolo ministeriale è rimbalzata in Sardegna, un gruppo di operai si sono incatenati ai cancelli della centrale Enel, poco lontana dallo stabilimento Alcoa, mentre chi presidiava l'ingresso della fabbrica s'è trasferito ai cancelli Enel per bloccare i rifornimenti di materie prime necessarie a far marciare la centrale. Ieri mattina gli operai incatenati sono stati fatti sgomberare dalla polizia e ieri pomeriggio c'è stata un'assemblea. «La motivazione portata da Alcoa per bloccare la produzione - dicono le rappresentanze sindacali di fabbrica - è chiaramente un pretesto. Il ministero dello sviluppo ha accontentato l'azienda con un provvedimento di riduzione dei costi energetici inattaccabile dalla commissione europea». L'assemblea ha chiesto un incontro a Palazzo Chigi prima di quello già convocato per il 5 febbraio.
Sul caso intervengono anche le segreterie nazionali di Fim, Fiom e Uilm, che giudicano inaccettabile la fermata degli impianti a Fusina e a Portovesme e la conferma della cassa integrazione. «E' l'ennesimo atto unilaterale - dicono i sindacati - da parte di un'azienda che smentisce costantemente gli impegni presi. La trattativa è fallita per la completa indisponibilità di Alcoa ad apprezzare gli ulteriori vantaggi ottenuti con l'ultimo decreto sull'energia, vantaggi che soddisfano completamente le richieste avanzate dalla multinazionale». «La fermata degli impianti non sarebbe altro - dicono Fim, Fiom e Uilm - che l'avvio della chiusura definitiva della produzione di alluminio primario in Italia».

Costantino Cossu

[Articolo il manifesto del 28/01/2010]

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Il suicidio della CGIL

Con un anticipo di oltre quaranta giorni che contrasta con la drammatica condizione dei lavoratori italiani che precipita di giorno in giorno per una crisi dell'occupazione e dei salari causata in gran parte da scelte di convenienza e di lucro del padronato, la CGIL annunzia uno sciopero generale per il dodici marzo prossimo.
C'è un passo avanti rispetto la manifestazione del 15 novembre scorso perché si farà in un giorno lavorativo e quindi assumerà un significato che si collocherà dentro il rapporto di lavoro e non soltanto verso il governo ma si tratterà ancora una volta di una battaglia perduta in partenza dal momento che le rivendicazioni sono limitate, cannoni caricati a salve o al massimo con proiettili di gomma destinati a rimbalzare e non produrre che il grande fracasso massmediatico dei pennivendoli di regime che si scateneranno per sbranare la CGIL che si "isola" da Cisl ed Uil, è vetero-sindacalista, incapace di capire la "modernità" etcc...etc...
In sostanza, lo sciopero deluderà le attese della classe lavoratrice senza peraltro essere gradito dal padronato, dalla destra e dal suo governo. Tutti faranno a gara per mettere alla gogna il grande e comunque temuto sindacato italiano perchè rompe l'omertà (Sacconi la chiama complicità) delle forze politiche e sindacali tutte protese ad ingraziarsi i favori della Confindustria.

Lo sciopero si farà su tre punti che riguardano la politica economica, il fisco, l'immigrazione. Sul primo punto non si dice niente sulle privatizzazioni diventate davvero pericolose non soltanto per l'aumento delle bollette, dal momento che la maggior parte di esse si fanno in regime di monopolio, ma anche perché sostituiscono pezzi sempre più estesi di occupazione pubblica con quella privata e sottopagata.
Non è raro incontrare negli ospedali infermieri collocati da cooperative fasulle e agenzie pagati al quaranta per cento in meno dei loro colleghi.
Il secondo punto riguarda il fisco.
La CGIL chiede delle cose che sono sicuramente sacrosante ma che calate nell'inferno dei salari di oggi avranno effetti insignificanti, meschini.
Dare qualche euro in più attraverso la manovra fiscale non cambierà se non impercettibilmente la busta paga.
Oggi la questione più importante è l'aumento dei salari e sopratutto la richiesta di una legge per il Salario Minimo Garantito per tagliare l'artiglio a quanti se la cavano con due o tre euro l'ora specialmente per i biagizzati e gli immigrati.
Avere una legge sul Salario Minimo Garantito significherebbe mettere un fondo al pozzo senza fine di salari sempre più bassi.
Abbiamo un padronato che non si vergogna di offrire soltanto cento euro al mese ad un giovane laureato.
Il SMG non dovrebbe essere inferiore a sette euro l'ora.
Diventerebbe strumento di liberazione e di unificazione di lavoratori bianchi e neri ed avrebbe l'effetto di spingere verso l'alto i salari oggi inferiori del quaranta per cento a quelli inglesi, tedeschi o francesi.
A chi gli chiedeva cosa ne pensasse della scala mobile Epifani ha risposto di esserne stato sempre nemico fin dal 1984 e dichiarandosi offeso con la Marcegaglia che gli attribuiva una qualche tentazione al suo ripristino.
Bisogna invece recuperare la scala mobile.
Mentre l'inverno più gelido è caduto sui lavoratori che si buscano la bronco-polmonite a fare gli stiliti del ventunesimo secolo sulle torri delle aziende, alla Camera Cazzola, Ichino ed altri lavorano silenziosamente per distruggere il poco che resta di protezione dalla schiavizzazione. A differenza di tutti i cittadini italiani i lavoratori non avranno più diritto ad un giudice ma si dovranno accontentare di un arbitro che deciderà della loro vita una sola volta.
Il giudice non potrà intervenire anche se lo volesse.
L'art.18 e lo Statuto dei Diritti vengono aggirati da esperti manipolatori del diritto che hanno studiato tutte le astuzie immaginabili per mettere i dipendenti nelle mani dei loro datori di lavoro.
Perchè la CGIL abitata da milioni di lavoratrici e lavoratori tra i più coscienti, colti, informati e combattivi che abbia il Paese, si comporta in questo modo?
Perchè dopo avere assistito inerte a tutte le devastazioni del liberismo selvaggio, scroccone, parassitario giocando di rimessa e fingendo di accettare per "modernità" cose più vecchie del cucco, offre ai lavoratori una lotta che è un gioco di specchi che non produrrà niente?
Qui il discorso riguarda la sua natura ed il suo prossimo Congresso.
La CGIL è "controllata" da una struttura di "funzionari" la cui legittimazione non viene dagli iscritti ma dall'appartenza al PD.
Ai miei tempi c'erano due o tre correnti politiche ai quali si riferivano i quadri dell'apparato che si richiamavano ai socialisti ed ai comunisti.
Oggi il riferimento è quasi assoluto al PD il quale concede alla CGIL soltanto lo spazio "fisco"sul quale operare.
Soltanto un cambiamento di linea del PD potrà restituire ai lavoratori la loro forte e gloriosa CGIL che ha segnato con le sue lotte e le sue conquiste la storia civile dell'Italia.
Ma questo non sarà possibile.
Il PD è con Ichino che vorrebbe abolire gli ammortizzatori sociali perchè impoltroniscono i disoccupati.
Il PD è con Letta che ha imposto, seppur attraverso i contratti di categoria, l'accordo separato sulla riforma della contrattazione.
Detto tutto questo, mi auguro che lo sciopero abbia comunque un grande successo e sia capace di suscitare grandi emozioni nell'opinione pubblica.
A volte una cosa partita male può essere trasformata dalla gente e dai suoi bisogni e diventare altra, utile a fare riflettere e a fare cambiare il corso della storia.

Pietro Ancona

fonte:http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/

mercoledì 27 gennaio 2010

Landini (Fiom): “Accordo separato contro i lavoratori delle cooperative. Si firma senza la Fiom che, nelle elezioni delle Rsu, sta sopra il 90%”


“Oggi, 26 gennaio 2010, le Associazioni cooperative, Fim e Uilm hanno realizzato un’intesa separata sul Ccnl per gli addetti alle aziende cooperative metalmeccaniche, assumendo integralmente l’accordo separato interconfederale del 22 gennaio 2009 e i contenuti dell’intesa separata con Federmeccanica.”
“Sul salario viene sancita la riduzione programmata del potere d’acquisto delle retribuzioni. Siamo in presenza di un aumento medio per il 2010 di ben 14 euro netti mensili, ad una durata del Contratto di 3 anni senza alcun meccanismo certo di recupero dei salari rispetto all’inflazione reale.”
“Sulla contrattazione, l’intesa separata accetta i vincoli previsti dall’intesa interconfederale, compresa la possibilità di derogare dall’applicazione del Ccnl e si introduce il ricorso alla bilateralità.”
“Per la Fiom-Cgil si tratta di un’intesa illegittima, in quanto il Ccnl del 2008 è tuttora in vigore sugli aspetti normativi fino al 31 dicembre 2011.”
“E’ un’intesa di assoluta minoranza. Basta verificare la quasi inesistenza di iscritti e di delegati della Fim e della Uilm eletti nelle Rsu di imprese cooperative metalmeccaniche.”
“Si vuole autoritariamente imporre questo accordo separato alle lavoratrici e ai lavoratori, impedendo loro di poter decidere democraticamente sul Contratto nazionale tramite referendum.”
“Per la Fiom-Cgil la vertenza per il rinnovo del biennio economico 2010-2011 è ancora aperta e gli aumenti che verranno corrisposti saranno considerati un’erogazione unilaterale.”
“E’ grave, sbagliata e autoritaria la scelta della Associazioni cooperative di procedere ad un’intesa separata in palese difetto di rappresentatività e di rappresentanza, in quanto stipulata con organizzazioni sindacali di assoluta minoranza.”
“Pertanto la Fiom-Cgil non accetterà né riconoscerà alcun vincolo alla propria azione contrattuale nelle aziende cooperative metalmeccaniche sia sul piano salariale che normativo, e deciderà liberamente tutte le azioni necessarie a contrastare tale accordo separato, nel rapporto democratico con le lavoratrici e i lavoratori interessati.”
“Gli addetti delle aziende cooperative metalmeccaniche sono circa 10mila. Nelle ultime elezioni delle Rsu, ben oltre il 90% dei voti sono andati alle delegate e ai delegati della Fiom.”

Puntofiom Contratto n.6

L'Accordo separato | Lettera allegata all'accordo



fonte:http://www.fiom.cgil.it

InformaCongresso N.8:I rappresentanti della mozione 2 si autosospendono nella commissione di garanzia

Il congresso della Cgil sta purtroppo degenerando. Come era prevedibile, la spinta a voler affermare a tutti i costi un risultato sta facendo saltare una regola dopo l’altra. Alla base di tutto questo c’è la scelta della maggioranza di non riconoscere legittimità politica al documento alternativo. Sin dall’inizio, invece che affrontare e discutere delle differenze, si è alimentata una campagna contro coloro che vorrebbero rompere la Cgil. Questo clima pessimo si è verificato anche nella riunione del Direttivo del 25 e 26 gennaio. Accuse, insinuazioni, atteggiamenti di assoluta insofferenza verso le posizioni diverse, hanno caratterizzato tutta la riunione. Ora però dal clima politico, inaccettabile, si sta passando alle questioni formali. Già in queste settimane abbiamo denunciato la corsa all’inseguimento che devono fare i rappresentanti della mozione 2 verso congressi le cui date cambiano in continuazione, non appena si presenta la possibilità che essi siano svolti con la presenza di tutti. Abbiamo denunciato lo strano fenomeno del doppio regime congressuale: altissima partecipazione dove c’è solo la mozione 1, bassa dove ci sono tutte e due le mozioni. Abbiamo verificato che ci sono realtà, soprattutto nello Spi, nella Flai, nella Fillea, ove la presenza ai congressi è bassissima, mentre gruppi dirigenti la dichiarano molto alta. Abbiamo quindi lanciato un appello per documentare per iscritto tutte le irregolarità.
Ora però siamo di fronte a una situazione nuova e ancor più grave. La Commissione di garanzia ha deciso a maggioranza, assenti tutti i componenti della mozione 2, di cambiare in corso d’opera le regole del congresso. Nella sostanza, i delegati espressi dai pensionati, in solidarietà con le altre categorie, non saranno calcolati sulla base dell’andamento complessivo di tutti i congressi, ma solo su quelli dello Spi. Se questa misura viene mantenuta e ad essa non segue una delibera che garantisce che comunque nei congressi delle Camere del lavoro i delegati corrispondano esattamente ai voti effettivamente raccolti dalle mozioni, avremo una violazione formale del regolamento congressuale e un’alterazione reale del congresso. Per protestare contro questa scelta i rappresentanti della mozione 2 della Commissione nazionale di garanzia si sono autosospesi. Ora il congresso della Cgil è a rischio. Solo pochi giorni separano la Cgil da un disastro, le cui responsabilità sarebbero addebitabili esclusivamente alla volontà di sopraffazione della maggioranza.

fonte:http://www.rete28aprile.it

Congresso: Piaggio di Pontedera vince il documento 2 "La CGIL che vogliamo"



Termini Imerese, già una settimana sul tetto della Fiat

Sono ancora lì, appollaiati sul tetto della Fiat di Termini Imerese. Erano in 16 martedì scorso quando, ricevuta la lettera di licenziamento, hanno deciso di arrampicarsi fin lassù, ma tre di loro si sono ammalati e quelli rimasti non stanno molto meglio. Gli operai della Delivery Mail, fabbrica dell'indotto che dà lavoro a 18 persone, sanno che quella in corso è la madre di tutte le battaglie. Hanno mogli e figli, vivono in famiglie monoreddito. Accoccolato sotto una canna d'aspirazione dello stabilimento, dove i fumi tossici portano almeno un po' di caldo, Tommaso La Bua dice al telefono che «da qui scenderemo o per tornare a lavorare o dentro una bara».
I tredici operai guardano il piazzale della fabbrica, dove oltre i cancelli ci sono i parenti che portano fagotti con i viveri e qualche ricambio, sollevati con una fune calata dal tetto. Fa un freddo cane e il vento spira con forza, tanto che le brandine sono ben piegate e messe da parte, perché basta una folata di maestrale per portarle via. Passano la giornata a guardare verso il basso i loro compagni, che da una settimana scioperano 2 ore al giorno, una per turno. Guardano i cassoni usati per il trasporto dei materiali e che un tempo ripulivano - era questo il loro lavoro. Adesso container e scatole vuote ripartono sporchi, perché la Fiat ha deciso che il servizio lo farà in proprio, che non ha bisogno di loro; ma intanto plastica e cartacce riprendono la strada del ritorno con il loro carico di residui.
Annamaria Lo Pinto è la moglie di Antonio Tarantino, anche lui sul tetto. Oggi, insieme ad altre donne, ha deciso che porterà le tende davanti allo stabilimento e organizzerà un presidio permanente. «I nostri uomini devono tenere duro - dice - e noi saremo con loro fino alla fine». Loro fanno un cenno con la mano, ed è come se avessero capito.
Ieri, un accademico incontro in prefettura non ha portato a nulla. I titolari della Delivery mail hanno allargato le braccia: senza un contratto con la Fiat possiamo solo licenziare e chiudere. Ma i sindacati non mollano e avvertono Torino che la vertenza è una sola: indotto e Fiat vivranno o moriranno insieme.
Enzo Masini, coordinatore nazionale auto della Fiom Cgil, ha spiegato che l'incontro convocato per venerdì prossimo dal ministro Claudio Scajola «non è quello richiesto unitariamente dalle organizzazioni sindacali, che chiedono, invece, di mantenere l'impegno assunto da Palazzo Chigi il 22 dicembre scorso, ovvero quello di aprire i tavoli relativi ai vari comparti del gruppo sul piano industriale, per discuterlo e modificarlo. La volontà di chiudere lo stabilimento di Termini Imerese non è un incidente, ma parte di quel piano che, se attuato, avrebbe pesanti ricadute sull'intera industria nazionale». La Fiom andrà alla riunione, ma determinata a rifiutare «qualsiasi 'idea' di incontro tecnico e per rendere chiaro, anche al governo, il no alla Fiat e al suo piano».
Il tavolo, quindi, rischia di aprirsi per chiudersi subito dopo se non sarà bloccata la procedura di licenziamento dei 18 della Delivery Mail e se non saranno reintegrati a Pomigliano i 38 lavoratori con contratto a tempo determinato.
«Basta con questa patetica legge del più forte - dice Roberto Mastrosimone, segretario provinciale della Fiom - che razza di priorità è il licenziamento di 18 persone dell'indotto, nel mezzo di una vertenza. Questo è cannibalismo sociale: cominciano con i più deboli e pensano di essere a metà dell'opera. Ma c'è un concetto che qui tutti abbiamo imparato con chiarezza e si chiama solidarietà».

Federico Scarcella

[Articolo il manifesto del 26/01/2010]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

Fiat: Rinaldini, cig è schiaffo a lavoratori

Confermato sciopero unitario 3 febbraio

“La Fiat ieri ha annunciato che distribuirà agli azionisti il dividendo di 237 milioni di euro e oggi comunica la cassa integrazione per 2 settimane di tutti gli stabilimenti dell’auto e dei veicoli commerciali. La situazione è paradossale, tenuto conto che nel frattempo l’azienda ha licenziato 38 lavoratori precari di Pomigliano e 16 di Termini Imerese”. Lo dichiara oggi (26 gennaio) Il Segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini.

L'azienda, spiega, "da un lato licenzia, dall’altro distribuisce gli utili. Questo è uno schiaffo alla condizione delle lavoratrici e dei lavoratori, che hanno perso il lavoro o che da tempo sono in cassa senza alcuna integrazione al reddito da parte dell’azienda”.

“E, alla vigilia dell’incontro previsto per il 29 gennaio, utilizza un’operazione di blocco della produzione come strumento di pressione nei confronti del Governo e di risparmio per quanto riguarda la liquidità finanziaria del gruppo. Nel denunciare l’atteggiamento inaccettabile della Fiat – conclude -, ribadiamo la necessità che il confronto avvenga, a partire da Termini Imerese, sull’insieme delle aziende del gruppo e confermiamo lo sciopero unitario del 3 febbraio”.

Fiat chiude le fabbriche per due settimane

fonte:http://www.rassegna.it

martedì 26 gennaio 2010

Piaggio, inizia la cassa alle Meccaniche

Due settimane di cassa integrazione ordinaria. Sono quattrocento gli addetti alle Meccaniche della Piaggio che da questa mattina sono costretti a casa per il rallentamento della produzione deciso dall’azienda. Freno tirato in casa della Vespa soprattutto per tenere conto del passo ridotto a cui marciano le produzioni destinate agli altri marchi del Gruppo. Il provvedimento interessa 400 dei 580 addetti al reparto. Il rallentamento delle produzioni è stato disposto dall’azienda per tenere conto della scarsa visibilità del mercato delle due ruote, in particolare in Europa. Proseguono, infatti, a pieno ritmo le lavorazioni per i veicoli commerciali e anche per il motore dell’Aprilia da 1000 Cc. Lo stabilimento ha aperto i cancelli l’11 gennaio dopo il progressivo stop della produzione a dicembre, che ha fatto registrare un massimo di 1.300 lavoratori in cassa integrazione, nell’ultima settimana del mese, prima della fermata per le feste di Natale. Di certo ci sono le misure comunicate dall’azienda ai sindacati per questa e la prossima settimana. Il futuro, invece, resta ancora carico di incognite. Una difficoltà che i sindacati hanno sottolineato più volte, specie per le Meccaniche. «L’auspicio è che si tratti di un atteggiamento di prudenza dell’azienda, ma è certo che il lavoro in quel reparto è legato anche a Guzzi e Aprilia, realtà alle prese con problemi più gravi rispetto a quelli che abbiamo a Pontedera», sottolineano i sindacati metalmeccanici. Una nota in positivo viene dal consuntivo 2009 delle vendite sul mercato italiano delle due ruote. Il gruppo di Pontedera ha archiviato l’anno con una quota del 30,2%, in crescita dell’1,7% rispetto al 2008. Anche sul fronte dei veicoli commerciali lo scorso anno si è chiuso con numeri in positivo: cresciute del 5,4% le vendite a quota 5.332 unità a fronte di una quota di mercato del 2,94 per cento, aumentata dello 0,74 per cento rispetto al 2008.

[Articolo il Tirreno — 25 gennaio 2010]

fonte:http://iltirreno.gelocal.it/

Epifani, il 12 marzo lo sciopero generale

L’annuncio del segretario generale della Cgil in un’intervista a Repubblica. "Protesta necessaria: i lavoratori e pensionati strozzati dal fisco, decisione strettamente sindacale". Al governo: "Risponda alle nostre richieste"

Lo sciopero generale della Cgil si terrà venerdì 12 marzo. “È una protesta necessaria, i lavoratori sono strozzati dal fisco, il governo agisca”. Lo annuncia il leader della confederazione, Guglielmo Epifani, spiegando le ragioni della mobilitazione in un'intervista a Repubblica. “Da tempo - osserva Epifani - chiediamo una riduzione delle imposte sul lavoro dipendente e sui pensionati. Lo scorso anno dicemmo che sarebbe aumentato il prelievo sulle buste paga e tutti i dati l'hanno confermato”.

Dunque “non facendo nulla, come ha scelto il governo le tasse sul lavoro dipendente e sui pensionati continuano a salire”, aggiunge il leader sindacale. Epifani sottolinea che non si tratta di uno sciopero preventivo, ma di una 'decisione strettamente sindacale', e si dice pronto a revocarlo 'se il governo dovesse venire incontro alle richieste' della Cgil. 'Una ventina di giorni fa - aggiunge - abbiamo inviato una lettera al governo con le nostre proposte. Non abbiamo ricevuto alcuna risposta'. Se non si fa nulla, insiste, 'i lavoratori finiscono per pagare più tasse perché così agisce il drenaggio fiscale'.

Tra le proposte della Cgil, l'idea di 'operare uno spostamento dell'imposizione dal lavoro ad altre forme di reddito'. Basta con l'attuale sistema, dice Epifani, dove 'c'è chi paga sempre per tutti e chi non paga mai'. 'Con la Cisl e la Uil - aggiunge - avevamo definito una posizione comune. Poi sono sparite. E per la prima volta hanno promosso un'iniziativa congiunta sul fisco con il governo e senza la Cgil".

» Fisco, Il piano della Cgil
» Intervista, Più evadono più paghi

fonte:http://www.rassegna.it

lunedì 25 gennaio 2010

Lettera di una figlia alle lavoratrici e lavoratori in lotta (dedicato ad un padre speciale)

Una strada. Lunga e senza fine. Questa è l'avventura che stanno affrontando i lavoratori. Un momento... di quale azienda fanno parte questi uomini? Eutelia? Agile? Omega? Nessun uomo o donna conosce il destino di questi. Di loro si conosce solo il passato, un passato travagliato, pieno di lotte, sofferenze e inganni. Gli uomini e le donne che sono stati travolti da questo vortice sono padri e madri di famiglia che lottano per il proprio posto di lavoro per crearsi un futuro, ma purtroppo questa possibilità è ostacolata da tante cose: dallo Stato, dalla cattiva amministrazione del Governo e dagli eventi sorprendenti e drastici della vita. Io mi chiamo Camilla Polimadei e mio padre è un lavoratore, che sta lottando per il proprio posto di lavoro, come tutti, ovviamente quando dico tutti, mi riferisco a quei lavoratori che credono in quello che fanno, stando uniti al gruppo e non spaventandosi per quello che li minaccia e che pertanto ostacola le loro vite. Mio padre si trova a lottare tutti i giorni, dormendo in azienda, aiutando i propri colleghi e se stesso nella difesa del proprio lavoro, ma nonostante tutto, è presente nella mia vita, facendomi da papà, da maestro nelle piccole cose della vita e facendomi soprattutto da mammo. Un anno e tre mesi fa i componenti della mia famiglia sono diminuiti diventando da tre a due. Mia madre è morta a causa di un infarto improvviso. Così la vita di mio padre e la mia sono state completamente sconvolte. Anche mia madre assistette alla lotta di papà per il lavoro, quando si trattò di Alchera (anche quello un episodio ricco di inganni), ma in quel momento era diverso, perché anche mamma lavorava e, quindi, a molte cose pensava lei: tutte le spese tra la danza, la scuola e i piccoli regali che mi faceva ogni giorno. Ma ora la situazione è diversa: mio padre è solo e, quindi, sta lottando ancora di più con le unghie e con i denti per assicurarci un futuro. Se mia madre fosse qui, illuminerebbe i nostri pensieri di positivismo, vedendo in tutta questa brutta avventura i lati positivi. Molte volte, in questo periodo, voi tutti vi scoraggiate, pensando che tutto quello che fate sia inutile, sì solo uno spreco di tempo, ma questo non è affatto vero. La realtà in questo momento è difficile da cambiare, soprattutto se si vede dall'altra parte sempre un cancello sbarrato, un rifiuto per la richiesta di aiuto, di cambiamenti.


Ecco ogni volta che questo accade, prendete il lato positivo che cambia per ognuno di voi: può essere il sorriso di un figlio che vive nel suo piccolo mondo, innocente e che vi incoraggia sempre a lottare, una moglie che vi prepara la cena e che vi ama più di ogni altra cosa e, soprattutto, la sicurezza di non essere soli, di essere circondati da persone nella vostra stessa situazione e che vi appoggiano. Tutto questo vi porta sempre ad un unico scopo "NON MOLLARE MAI", mai, qualunque sia la situazione. Io incoraggio mio padre a far questo, dicendogli di continuare a credere nella bontà dell'uomo e di vivere tutto questo senza vere rimpianti, così da dire in futuro "NON MI SONO PERSO NIENTE".

Tutto questo fa capire una cosa importante: niente e nessuno ti regalano qualcosa, soprattutto un lavoro, ma si deve guadagnare e magari fa riflettere sulla propria idea politica da cambiare o da mantenere. Oggi giorno non si può parlare di duemila lavoratori che rischiano il posto di lavoro, ma si deve parlare di Marrazzo "ovviamente".

Vi rendete conto che il ministro regionale è andato con dei trans? O mio Dio! E il Papi che fine ha fatto? Divorzia o no? E' andato con quelle ragazze? Tanto tempo è stato sprecato ed è sprecato ora per parlare di queste cose e sinceramente non voglio sprecare neanche un secondo in più per parlare di questo schifo Per citare un grande combattente un eroe che tutti voi conoscerete, vorrei dire una cosa: "Hasta la victoria sempre", una frase che viene spesso usata nelle manifestazioni cui partecipo degli studenti, che vengono sempre più organizzate per far fronte a questa riforma Gelmini che sta portando troppe disfunzioni nella scuola. Adesso anche studiare è diventato un privilegio, mi sembra che il ciclo della storia si stia ripetendo come sempre: la crisi economica, la scuola è frequentata solo da chi se la può permettere.

C'è sempre una cosa essenziale che devo ricordarmi e che colgo l'occasione di ricordare anche a voi: bisogna sempre lottare per vincere, senza pentirsi senza impaurirsi, ma lottando, lottando e ancora lottando. Solo così l'ignoranza potrà essere sconfitta e le persone incapaci di guardare al di là dei propri interessi e della propria ricchezza potranno essere sconfitte e magari loro stesse potranno capire quello che hanno sbagliato e che non hanno mai fatto.

Concludo questa lettera dicendovi, cari lavoratori, che vi voglio bene e che vi ammiro, perché siete per me degli esempi fantastici di vita!

CAMILLA POLIMADEI (15 anni)

fonte:http://www.assemblealavoratori.it/

Leggi salva-premier, «a rischio anche i processi all'amianto»

Sergio Bonetto è l'avvocato di parte civile nei processi torinesi ThyssenKrupp e Eternit. Trent'anni di esperienza sulle spalle come avvocato del lavoro - buona parte dei quali dedicati alle vittime dell'amianto - prima di pronunciare «parole grosse» ci pensa due volte, «ma questa volta è proprio il caso di dirlo, che se passa così com'è la legge sul processo breve è obiettivamente eversiva, perchè non esisterebbe più un processo con una ragionevole garanzia di essere portato a termine». E la cosa paradossale - continua Bonetto - è che se ne potrebbe guadagnare in produttività: «Certo, condannando a raffica tutti i poveracci che non si difendono e lor signori invece no».
La legge sul processo breve rischia dunque di insabbiare i processi per le morti sul lavoro?
Non è tanto un rischio, l'attuale stesura - e speriamo che non sia definitiva - equivale a una sorta di amnistia. I processi penali in materia di lavoro hanno una caratteristica, che cosiste nel fatto che spesso sono necessarie consulenze tecniche. Non c'è nessuna logica nell'individuare una tempistica obbligata, è un'assurdità. Persino nel caso Thyssen, se facciamo una consulenza, andiamo fuori tempo per tutti.
I famigliari delle vittime della Thyssen hanno lanciato l'allarme: se passa la legge il processo sarà menomato e resterà solo l'amministratore delegato, l'unico con una condanna superiore a dieci anni.
Un'altra delizia: il processo che si sdoppia, per alcuni è breve, per altri è un po' più lungo, e si tratta di diversi imputati in relazione agli stessi fatti. È delirante, se ci si pensa. Ma il rischio di andare oltre i termini sussiste anche per i processi più lunghi. Basterrebbe convincere la Corte che è necessaria un'altra perizia e siccome le perizie non durano mai meno di 4-6 mesi, il rischio di superare i termini c'è in ogni caso e per tutti.
E il caso Eternit?
È un esempio di quello che ho appena detto. In teoria, trattandosi di un'imputazione per disastro doloso (oltre all'omissione dolosa di misure di sicurezza) che prevede una pena di dodici anni, non dovrebbe rientare nell'amnistia, ma è improbabile che, accusati di avere inquinato mezza Italia con l'amianto, la difesa dei due imputati non richieda al tribunale un'altra perizia. Non solo: la difesa ha indicato per ora 3500 testimoni, basterebbe che la Corte ne ascoltasse anche solo un quarto per non rientrare nei tempi previsti. Anche per la Thyssen: mancano ancora un centinaio di testi per la difesa e siamo a 55 udienze. O la corte d'assise li riduce oppure siamo a rischio.
Del processo Umbria Olii, che ha richiesto tre anni solo per essere allestito, cosa ne sarebbe?
C'è l'imputazione di omicidio colposo, siamo nei limiti imposti di due anni, e quindi dovrebbe sparire.
Ha un'idea di quanti potrebbero essere i processi a saltare?
In materia di infortunistica sul lavoro quasi tutti. E anche quelli che sopravvivono in primo grado, rischiano poi d'incartarsi in appello, dove non è infrequente per la Corte decidere di fare una nuova consulenza per controllare quella di primo grado. Il messaggio è chiaro: forse è meglio che lasciate perdere i processi perchè tanto non ve li lasciamo fare.
C'è un problema di lunghezza eccessiva dei processi, anche nel caso delle morti sul lavoro?
C'è un problema che è dato dal carico di lavoro dei giudici e, non ultimo, dal fatto che mentre i poveracci hanno avvocati che si fanno imporre i rinvii dal giudice, chi può permettersi bravi avvocati può tirarla più facilmente per le lunghe. Circola voce tra l'altro che tra i progetti di Berlusconi ci sia anche quello di vietare ai tribunale di tagliare la lista dei testimoni della difesa. Oggi il giudice può valutare se è il caso di sentirli o no, domani potrebbe essere tenuto a sentirli tutti, e se io ti compilo la lista con l'elenco del telefono ho anche risolto il problema di fare il processo. Sarebbe stato più ragionevole tagliare i termini di prescrizione, sempre di amnistia si sarebbe trattato, ma così si ottiene lo stesso risultato scaricandone la responsabilità sui giudici. È come se avessero detto: tutti i reati si prescrivono in due o tre anni da quando comincia il processo. 'Processati di tutta Italia unitevi', questo è il messaggio che passa.

Sara Farolfi

[Articolo il manifesto del 24/01/2010]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

«Decide chi lavora»

Proposta di legge su rappresentanza sindacale e referendum sui contratti

Se una democrazia è davvero in pericolo, lo si vede in primo luogo sui posti di lavoro. E dall'osservatorio della Fiom Cgil, il sindacato largamente maggioritario tra i metalmeccanici, la situazione è «esplosiva».
A un anno esatto dall'«accordo separato» sulla riforma del modello contrattuale (Cisl, Uil e Ugl da un lato, governo e Confindustria dall'altro), la Fiom lancia - da febbraio - una campagna di raccolta firme a sostegno di una legge di iniziativa popolare che regoli la rappresentanza sindacale e la validazione degli accordi contrattuali. Lo fa in controtendenza rispetto a quel che sta combinando il governo «nel silenzio generale». «Un attacco sistematico e organico a tutta la legislazione sul lavoro» - che viene di fatto sostituita integralmente - per ridurre a nulla il potere contrattuale dei lavoratori.
Il tutto è contenuto del ddl sul lavoro in discussione al Senato, lo stesso «pacchetto» in cui è compresa la possibilità di avviare al lavoro come apprendisti anche i 15enni - in pieno obbligo scolastico - considerando quell'anno come «formazione». Ben più gravi appaiono però le modifiche che la Fiom ha potuto verificare. In pratica, si prevede l'abolizione dell'art. 18 dello Statuto dei lavoratori (che vieta il licenziamento «senza giusta causa»); l'escamotage è il ricorso all'«arbitrato», con l'obbligo di «sceglierlo» come modalità di risoluzione delle controversie future col datore di lavoro già al momento della firma del contratto di assunzione (quando il lavoratore è debolissimo). In questo modo sarebbe impedito intanto il ricorso al giudice, mentre la «sentenza» verrebbe scritta da «arbitri» di cui è impossibile al momento individuare identità, autonomia e competenze.
Un secondo punto riguarda ancora l'apprendistato, con la retribuzione che potrebbe essere decisa a livello aziendale, territoriale, regionale, riammettendo la «percentualizzazione». Un istituto che era stato superato alcuni anni fa fissando il salario degli apprendisti a «non meno di due livelli» sotto quello della qualifica corrispondente. Se si può pagare un apprendista anche meno, si apre la rincorsa ad assumere «solo apprendisti», con salari variabili a seconda del territorio o dell'azienda. Magari persino del singolo individuo.
Altri dettagli saranno presto resi noti. ma il tutto avviene, dice la Fiom, in una situazione in cui non ci sono più regole condivise per la firma e la convalida dei contratti. Nel settore metalmeccanico, com'è noto, è stato siglato un accordo che esclude la Fiom. Nel settore pubblico il contratto è stato di fatto eliminato. Nell'artigianato (oltre un milione di dipendenti), il 15 dicembre è iniziata una trattativa per il rinnovo (8 euro di aumento!) senza neppure convocare la Cgil al tavolo.
Soprattutto, «siamo in un paese in cui i contratti sono validi per tutti i dipendenti, ma vengono firmati da sindacati minoritari e i lavoratori non possono nemmeno votare se sono d'accordo oppure no». Su questa strada, spiegano Gianni Rinaldini - segretario generale - e Maurizio Landini, membro della segreteria, «siamo all'arbitrio, con un padrone potrebbe decidere di farsi un suo sindacato e firmare accordi solo con quello». Il vuoto legislativo in materia di rappresentanza sindacale, infatti, non permette di ricorrere al «paracadute» della legge quando non si riesce a trovare l'accordo tra le parti. A quel punto «è la controparte che legittima il suo interlocutore». Anche un signor Nessuno.
La proposta di legge Fiom, quindi, prevede il diritto di eleggere Rsu anche nei posti con meno di 15 dipendenti, con voto «personale, libero, uguale e segreto»; con il proporzionale puro, su liste concorrenti e senza più la garanzia di un terzo dei delegati riservato ai sindacati «maggiormente rappresentativi». Le organizzazioni ammesse alla trattativa sui contratti nazionali debbono avere - come nel pubblico impiego - una rappresentanza certificata di almeno il 5% (ottenuta con un mix tra voti presi alle elezioni rsu e numero di iscritti che pagano regolarmente le quote); mentre i contratti aziendali vengono sottoscritti dalle Rsu.
Ma il punto fondamentale, la «vera novità», è il referendum tra tutti i lavoratori per validare o annullare qualsiasi accordo che li riguardi. »Con il referendum non sono possibili contratti separati o incertezze su quale sia valido: sono i lavoratori a dire sì o no». Il riferimento è proprio alla situazione dei metalmeccanici: Cisl e Uil hanno disdettato il vecchio contratto e ne hanno firmato uno nuovo. La Fiom considera valido fino al 2011 quello «vecchio». Mentre Federmeccanica si trova in una posizione singolare: non ha disdettato il vecchio, ma ne ha siglato un altro. Cose che succedono, ma solo fuori dalla democrazia. Interessante però la reazione dei lavoratori: nonostante l'occupazione si stia drasticamente riducendo, la Fiom nel 2009 ha registrato un aumento degli iscritti, invertendo una tendenza più che decennale.

[Articolo il manifesto del 23/01/2010]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

domenica 24 gennaio 2010

Roma, 20 gennaio: si è tenuto il Forum tra i dirigenti firmatari della mozione e rappresentanti del mondo dell'economia

Pubblichiamo l'audio degli interventi di economisti e dirigenti firmatari intervenuti al Forum del 20 Gennaio organizzato da "La CGIL che vogliamo". Ai lavori, coordinati da Marigia Maulucci, sono interventi:

Nicoletta Rocchi, Segretaria Confederale CGIL
Silvano Andriani, Presidente CESPI
Riccardo Realfonso, Dir. Dip. Analisi Sistemi Econ.- Univ. del Sannio
Maurizio Franzini, Dir. Dip. Economia Pubblica - Univ. La Sapienza
Vincenzo Visco, Presidente NENS
Tito Boeri, Ordinario Economia - Univ. Bocconi
Giorgio Cremaschi, Segretario Nazionale FIOM CGIL
Riccardo Bellofiore, Ordinario Facoltà di Economia - Univ. di Bergamo
Paolo Leon, Dip. Economia Pubblica - Univ.
Roma Tre
Stefano Fassina, Direttore MENS
Roberto Pizzuti, Ordinario di Politica Economica - Univ. La Sapienza
Domenico Moro, Economista
Massino Roccella, Prof.re Ordinario D
iritto del lavoro - Univ. di Torino
Alfonso Gianni, ex Sottosegretario all'Economia
Francesco Garibaldo, CNEL
Nicola Cacace, Direttore ISRI
Gianni Rinaldini, Segretario Generale FIOM CGIL

iconamp3-b Apertura lavori Marigia Maulucci (1' 54'')

iconamp3-b Nicoletta Rocchi, Segretaria Confederale CGIL (8' 52'')

iconamp3-b Silvano Andriani, Presidente CESPI (20' 48'')

iconamp3-b Riccardo Realfonso, Dir. Dip. Analisi Sistemi Econ. e Sociali - Univ. del Sannio (19' 26'')

iconamp3-b Maurizio Franzini, Dir. Dip. Economia Pubblica - Univ. La Sapienza (9' 06'')

iconamp3-b Vincenzo Visco, Presidente NENS (25' 43'')

iconamp3-b Tito Boeri, Ordinario Economia - Univ. Bocconi (22' 39'')

iconamp3-b Giorgio Cremaschi, Segretario Nazionale FIOM CGIL (13' 42'')

iconamp3-b Riccardo Bellofiore, Ordinario Facoltà di Economia - Univ. di Bergamo (24' 58'')

iconamp3-b Paolo Leon, Dip. Economia Pubblica - Univ. Roma Tre (11' 36'')

iconamp3-b Stefano Fassina, Direttore MENS (22' 44'')

iconamp3-b Roberto Pizzuti, Ordinario di Politica Economica - Univ. La Sapienza (23' 53'')

iconamp3-b Domenico Moro, Economista (15' 10'')

iconamp3-b Massino Roccella, Prof.re Ordinario di diritto del lavoro - Univ. di Torino (21' 29'')

iconamp3-b Alfonso Gianni, ex Sottosegretario all'Economia (21' 17'')

iconamp3-b Francesco Garibaldo, CNEL

iconamp3-b Nicola Cacace, Direttore ISRI (19' 28'')

iconamp3-b Gianni Rinaldini, Segretario Generale FIOM CGIL (16' 51'')


fonte:http://www.lacgilchevogliamo.it

sabato 23 gennaio 2010

Conferenza dei lavoratori e delle lavoratrici indetta dalle Federazioni PRC di Pisa e Livorno


Venerdì 29 gennaio 2010, presso Centro Civico (g.c.) in via K. Marx 25 a Stagno (Livorno), si terrà la Conferenza dei lavoratori e delle lavoratrici indetta dalle Federazioni PRC di Pisa e Livorno, in preparazione della Conferenza nazionale del 30 e 31 gennaio a Torino.

Dal 1985 al 2008 lo spostamento di denaro, dai salari verso la rendita e i profitti, è stato di 185 miliardi di euro, ben oltre 8 punti percentuali di PIL. I salari Italiani sono fra i più bassi di tutta L’Europa occidentale, mentre il lavoro precario ha assunto proporzioni tali da impedire ad intere generazioni di pensare al proprio futuro. Di pari passo migliaia di operai sono morti e altri migliaia sono rimasti invalidi, a causa degli eccessivi ritmi di lavoro e della mancanza di investimenti sulla sicurezza.

Congresso Cgil: lettera Moccia

Ai Segretari Gen CategorieNaz. Regionali CdLT
Care/i compagne/i, nome della mozione La CGIL che vogliamo, desidero portare la vostra attenzione su quanto sta avvenendo in molti congressi di base, nei quali il Regolamento congressuale non viene correttamente applicato : mancata o ritardata presentazione dei calendari, non rispetto del termine di preavviso per i cambiamenti di data,estromissione dei rappresentanti della nostra mozione dalla presenza alle operazioni di voto e di scrutinio, modalità scorrette di apertura dei seggi.
Queste materie sono oggetto di ricorso alle Commissioni di garanzia e ci risulta che il contenzioso stia aumentando vertiginosamente.
Mi rivolgo dunque a voi per chiedervi di rimuovere ogni ostacolo, di garantire la piena agibilità ,di promuovere il massimo della partecipazione e confronto al dibattito congressuale: è interesse, infatti, non solo della nostra mozione ma dell’intera CGIL , che lo stesso si svolga con correttezza, trasparenza, lealtà e rispetto reciproco.
Valori che sarebbero fortemente messi in discussione qualora non fossimo messi in condizione di partecipare a tutti i Congressi, come invece è nostra ferma intenzione fare e qualora i congressi stessi continuassero a svolgersi in spregio delle norme.
Cordiali saluti

p. La CGIL che vogliamo
Mimmo Moccia


fonte:http://www.rete28aprile.it

venerdì 22 gennaio 2010

Giorgio Cremaschi: “Col processo breve amnistia generalizzata per i morti sul lavoro”

Giorgio Cremaschi segretario nazionale della Fiom-Cgil e responsabile per il settore della salute e sicurezza ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“La legge sul processo breve varata ieri dal Senato rappresenta un amnistia generalizzata per tutte le incriminazioni per gli omicidi sul lavoro. Il testo della legge cancella tutti i processi per gli infortuni mortali avvenuti entro il 2006. Sono esclusi da questa misura solo i processi ThyssenKrupp ed Eternit perché in quel caso le incriminazioni avvengono per reati con pena superiore a 10 anni.”

“Tutte le morti sul lavoro ove ci sono state incriminazioni per omicidio colposo verso dirigenti e responsabili aziendali, sono invece nei fatti cancellate. E’ una legge tremenda e scandalosa, a soluzione preventiva e vergognosa per la strage continua che c’è nei luoghi di lavoro. Chiediamo, assieme ai familiari delle centinaia di vittime sul lavoro, che vogliono giustizia in Tribunale, che la Camera fermi questa legge. Ci rivolgiamo in ogni caso al Presidente della Repubblica perché intervenga per fermare questo scempio della giustizia.”

fonte:http://www.fiom.cgil.it

giovedì 21 gennaio 2010

Rinaldini. Iniziativa Fiom su contratto e democrazia sindacale

A un anno di distanza dall’accordo separato sul sistema contrattuale raggiunto il 22 gennaio 2009 da Governo, Confindustria, Cisl e Uil, e a tre settimane dall’inizio del periodo cui si riferisce l’accordo contrattuale separato siglato da Fim e Uilm con Federmeccanica e Assistal il 15 ottobre 2009,la Fiom illustrerà la situazione determinatasi nella maggiore categoria dell’industria a seguito della stagione di accordi separati che ha caratterizzato l’anno da poco concluso.

In particolare, Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, nel corso di una conferenza stampa che si svolgerà venerdi 22, alle ore 12,30 presso la sede del sindacato nazionale,presenterà, il lancio della proposta di legge di iniziativa popolare su “Democrazia sindacale, rappresentanza e rappresentatività dei sindacati” e farà il punto sull’iniziativa sindacale della Fiom nei confronti delle imprese che applicano il contratto Federmeccanica. La Fiom aveva già portato in sede istituzionale la vicenda contrattuale. I dirigenti del sindacato infatti avevano incontrato i membri della Commissione Lavoro del Senato

Nel corso della audizione. Rinaldini aveva fatto presente che un Contratto nazionale di categoria, la cui parte normativa ha durata quadriennale, era stato disdettato da due organizzazioni sindacali appena un anno e mezzo dopo la sua firma, e senza aver ricevuto alcun mandato dalle lavoratrici e dai lavoratori interessati. In secondo luogo, questi stessi sindacati hanno presentato alla controparte una piattaforma priva, anch’essa, di un mandato proveniente dall’insieme dei lavoratori interessati. In terzo luogo, l’intesa separata, siglata il 15 ottobre, non sarà sottoposta al referendum vincolante della categoria, ma solo al giudizio degli iscritti alle due organizzazioni citate.

“Rinaldini aveva anche in quella sede la necessità di definire, per mezzo di un’apposita legge, norme che regolino la misurazione e la certificazione della rappresentatività delle diverse organizzazioni sindacali e la validazione, tramite referendum, degli accordi derivanti dalla contrattazione collettiva.”

fonte:http://www.dazebao.org

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