Nota di Fabrizio Burattini su autosospensione CGN XVI Congresso

Nel lavoro della Commissione di garanzia nazionale per il XVI Congresso, a partire dalla sua riunione di insediamento a fine novembre fino alla riunione di ieri sera 26 gennaio, abbiamo potuto costatare una numerosa quantità di episodi e di comportamenti che testimoniano che il fastidio per il confronto democratico è largamente diffuso nella CGIL.
La CGIL, che per la sua storia e per la sua cultura, dovrebbe essere impegnata a fondo per contrastare la diffusa disaffezione per la democrazia che sta corrompendo il corpo sociale e la società civile del nostro paese, appare invece utilizzare questa disaffezione nelle proprie fila al solo scopo, miope ma pervicace, di riaffermare e consolidare equilibri di potere logori.

Troppo spesso accade che il lavoro per coinvolgere veramente le iscritte e gli iscritti nel dibattito tra le due mozioni venga interpretato come un inutile e dannoso intralcio, un impaccio di cui sbarazzarsi in tutti i modi: convocazione delle assemblee alla chetichella, inviti più o meno espliciti a non partecipare alle assemblee (se ad esse sono presenti entrambi i relatori) e a affluire invece massicciamente alle urne, votando a scatola chiusa per la prima mozione, schiacciante campagna diffamatoria sui contenuti della seconda mozione. Con tanti, tantissimi casi di congressi di base con risultati del voto a volte imbarazzanti, con percentuali di partecipazione e di sostegno alla prima mozione che avrebbero fatto arrossire i famosi "bulgari" di buona memoria.
Invece non assistiamo ad alcun "rossore". Anzi, capita di sentire interpretazioni dei regolamenti perlomeno fantasiose, quando non spudoratamente forzate e di parte.
E' stato il caso della interpretazione (emessa a maggioranza dalla CGN, con il voto determinante del presidente) sulla apertura dei seggi SPI nella quale la dizione "due giorni consecutivi" è stata letta come "tre giorni anche non consecutivi".
E' stato il caso, appunto ieri sera, della interpretazione del "Documento di intenti tra la segreteria nazionale della CGIL e la segreteria nazionale dello SPI", quando la frase "rispettosa dei voti individualmente espressi sui documenti nazionali alternativi nei congressi di base di quel livello congressuale confederale" è stata interpretata come "rispettosa delle percentuali tra le mozioni registrate nel Congresso dello SPI di quel livello".
Di fronte a questa nuova brutale riscrittura dei regolamenti, ieri sera, i quattro componenti della CGN indicati dalla seconda mozione si sono "autosospesi", per segnalare con questo atto il rischio di inutilità che corre quel fondamentale organismo di garanzia. Rischio peraltro confermato dal fatto che l'approvazione e la pubblicazione della delibera in questione sul "Documento d'intenti CGIL-SPI" non sono state neanche congelate di fronte all'atto di autosospensione e, dunque, al venire meno del numero legale dell'organismo.
Rischio che potrebbe amplificarsi e moltiplicarsi di fronte alle intenzioni più volte prospettate (anche se ancora mai formalizzate) di non dare corso al fondamentale punto 11.19 del regolamento che impone la perfetta corrispondenza tra il voto della base e la composizione percentuale delle platee congressuali ad ogni livello secondo il principio "una testa un voto".

Fabrizio Burattini

fonte:http://www.rete28aprile.it/

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