Gli effetti della crisi nella nostra Regione: cresce la disoccupazione

Il rapporto dell'Irpet sul mercato del lavoro in Toscana nel 2009

"La Toscana del "dopo crisi" sarà profondamente diversa da quella che l'ha preceduta". Lo dice chiaramente il Rapporto Irpet sul mercato del lavoro 2009, che fornisce numeri e conferma previsioni poco rassicuranti sull'occupazione. La crisi ha colpito duro nella nostra regione, in particolare la manifattura, pilastro dell'economia toscana. Il calo dell'occupazione nel settore è marcato e altrettanto vistoso è l'aumento su base tendenziale della disoccupazione.

Terzo trimestre 2009: cala l'occupazione, soprattutto nell'industria

I dati Istat più recenti, relativi al terzo trimestre del 2009, parlano di una flessione dell'occupazione su base annua del 2% (pari a -31000 unità), leggermente superiore alla media del Centro-Nord e di poco inferiore a quella nazionale (-2,2%).
Le perdite di posti di lavoro si concentrano nell'industria che fa registrare un calo molto significativo (-10,6%, pari a -53000 unità). Nello specifico, per l'industria in senso stretto l'occupazione segna un - 10,4%, per il settore delle costruzioni un -10,9%.
Positivi invece i trend occupazionali nei servizi (+1,8%) e nell'agricoltura (+6,2%). "Si conferma - spiega l'Irpet - quel marcato fenomeno di deindustrializzazione e parallelo sviluppo del terziario che interessa la nostra regione, anche se in parte si tratta di attività a basso valore aggiunto, orientate in particolare verso i servizi alla persona".

Crescita della disoccupazione

Preoccupante anche la crescita della disoccupazione, secondo i dati Istat. Le persone in cerca di un lavoro sono risultate 94.000 (di cui 48.000 donne), rispetto alle 69.000 di un anno prima e alle 82.000 del trimestre precedente.

Il tasso di disoccupazione si attesta al 5,6% - sulla media del primo semestre- in forte ascesa rispetto al livello di un anno fa (4,2%) e a quello del secondo trimestre (4,9%). La disoccupazione, per il 2009 nel suo complesso, è prevedibile si attesti al 5,8%-5,9%, a fronte del 5% del 2008. Il fenomeno dell'inoccupazione, tuttavia, sarebbe ancora più preoccupante se si tenesse conto anche di coloro che rinunciano a cercare lavoro, dagli "scoraggiati" alle donne che lo giustificano con il loro ruolo familiare, e dei cassa integrati che sono cresciuti moltissimo.

Le categorie più colpite: donne, giovani, atipici e stranieri

Il rapporto Irpet sottolinea come i cambiamenti occorsi negli ultimi anni abbiano cambiato il volto stesso della disoccupazione in Toscana. Al suo interno si distinguono infatti alcune categorie particolarmente penalizzate:

1) Le donne. La disoccupazione acquista un carattere sempre più femminile (le donne costituiscono nel 2008 i 2/3 delle persone in cerca di lavoro, ma erano il 60% nel 2004), sebbene gli ultimissimi dati, riferiti al I semestre del 2009, evidenzino un aumento degli uomini alla ricerca di un'occupazione, diretta conseguenza della crisi in atto.

2) I giovani. Si confermano una categoria pesantemente colpita, continuando a mostrare tassi di disoccupazione più elevati degli adulti (minori assunzioni e maggiori difficoltà di rinnovo dei contratti a termine).

3) I lavoratori atipici, che costituiscono il 13,8% della forza lavoro nel 2008 (il triplo del 1993), appaiono anch'essi fortemente penalizzati dalla crisi. I lavoratori a termine -in gran parte giovani- soffrono infatti perdite occupazionali significative nel I semestre del 2009, nell'ordine del 12% per i lavoratori a tempo determinato e addirittura -15% per i collaboratori.

4) Gli stranieri sono più penalizzati dalla recessione rispetto agli italiani. Si riscontra infatti una diminuzione dei posti di lavoro disponibili per gli immigrati. "Questo a causa della loro alta partecipazione - si legge nel rapporto dell'Irpet - a settori economici particolarmente esposti alla crisi, al possesso di qualifiche professionali mediamente inferiori e al maggior numero di assunzioni con 'contratti non standard'".

Il conflitto scuola-lavoro: pochi laureati, scarso livello di istruzione degli occupati

La Toscana, così come l'Italia, si caratterizza per una bassa quota di laureati sul totale della popolazione rispetto ai paesi dell'Europa centro-settentrionale. Il processo di accesso agli alti livelli di istruzione nelle generazioni più giovani, è frenato soprattutto nel caso degli uomini. Se, infatti, le giovani donne con livello di istruzione alta sono, in Toscana, il 24%, i loro coetanei con lo stesso livello di istruzione sono solo il 14%.

Questo fenomeno interferisce con lo scarso livello di istruzione degli occupati. "Infatti - afferma l'Irpet - nel breve periodo, scoraggia i giovani a studiare e, nel lungo periodo, disincentiva l'assorbimento di figure più istruite nel sistema produttivo". La percentuale di occupati che hanno un livello di istruzione elevato, nell'industria Toscana, è, secondo i dati EUROSTAT, del 6%, contro il 21% dell'Europa dei 15. Nei servizi privati, essa sale al 18% in Toscana, ma al 29% nell'Europa dei 15. Nei servizi sociali e nei servizi pubblici la percentuale di persone con livello di istruzione alto è in Toscana del 30%, contro il 44% dell'Europa dei 15.

"Si registra, dunque, - si legge ancora nel rapporto dell'istituto di ricerca - il paradosso per cui il sistema scolastico e universitario produce più laureati di quanti il sistema produttivo sia in grado di assorbirne: offerta contenuta, domanda di lavoratori laureati ancor più bassa. A questo si uniscono le sempre maggiori difficoltà dei laureati, colpiti da più alti livelli di inattività (intesa come mancata ricerca di un lavoro), di precarietà e di sottoccupazione (che colpisce il 32% dei laureati). Continuando di questo passo, il rischio "fuga di cervelli" (per ora fermo al 9% dei laureati occupati) potrebbe colpire in misura maggiore anche la Toscana, nonostante la bassa quota di laureati".

fonte:http://www.pisanotizie.it

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