La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

sabato 30 aprile 2011

PuntoFiom 6/2011. Riprendiamo il confronto

Dopo le sentenze che affermano la validità del Ccnl del 2008, la Fiom sospende la presentazione dei ricorsi

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fonte:http://www.fiom.cgil.it/

1° Maggio giornata di lotta e di festa del lavoro, non di ipocrisia e shopping!

La prima nota stonata è che il corteo del 1° Maggio non si concluderà, come tradizione, in piazza San Carlo, a Torino.Si poteva e si doveva, nel rispetto reciproco, garantire piazza San Carlo alla manifestazione dei lavoratori il 1° Maggio e adibire per accogliere il Papa successivamente, come previsto.Così non è stato.E’ la prima manifestazione “unitaria” del 1° Maggio dopo l’Accordo separato sul modello contrattuale.Sfileranno insieme:Chi ha firmato accordi che riducono il potere d’acquisto dei salari e destrutturato il Contratto Nazionale e la Contrattazione Collettiva e chi questo accordo non lo ha firmato e si batte per affermarne uno alternativo;Chi si mobilita contro il collegato al lavoro che attacca l’art. 18 e apre la strada al contratto individuale e chi firma l’avviso comune per favorirne, dopo la mancata firma del provvedimento da parte del Presidente della Repubblica, per favorirne la riedizione sotto mentite spoglie;In questa divaricazione, cosa c’è di unitario?Il rischio è di rendere sempre meno comprensibili le posizioni di merito e di indebolire le necessarie iniziative di lotta.Inoltre, alle lavoratrici ed ai lavoratori del Commercio, imprese ed istituzioni d’accordo, viene imposto di lavorare il 1° di Maggio, per garantire l’apertura dei centri commerciali.Ma al di là delle vibrate proteste sul piano sindacale non si è andati oltre. Un 1° Maggio di shopping nei grandi magazzini è un’offesa a tutti i diritti e a tutte le lotte del mondo del lavoro.Gli attacchi della Confindustria ed i provvedimenti del Governo puntano a spogliare di diritti il lavoro e relegarlo a merce tra le merci.Il sindacato deve sempre operare per unificare il lavoro, costruendo una rete solidale tra lavoratori dei diversi settori e categorie, e per consolidare ed estendere diritti e la contrattazione collettiva.Il 1° Maggio deve tornare ad essere una giornata di festa e di lotta per riproporsi sul terreno della difesa della dignità del lavoro e della riconquista di un percorso di emancipazione.

RETE28APRILE TORINO

Domani è il primo maggio

Domani primo maggio festa del lavoro Non sappiamo se la ricorrenza che simboleggia valori di libertà ed eguaglianza dei lavoratori e del loro movimento di emancipazione sarà rispettata dappertutto. Il sindaco di Firenze, mediocre successore di Giorgio La Pira, ha deciso di consentire ai commercianti l'apertura dei negozi.. Vedremo quindi nel giorno sacro al riposo dei lavoratori le commesse ed i commessi, le persone peggio pagate e più sfruttate alle quali non si applica che raramente il contratto di lavoro, stare dietro ai banchi o, come pretendono alcuni sadici imprenditori, a fare da "statuine", in piedi per otto ore in atteggiamento gradevole ma all'impiedi dal quale possono sciogliersi soltanto per servire i clienti. Il fascista in doppio petto sindaco di Roma, il famoso Alemanno che guida la città più violenta contro gli immigrati, i diversi, i rom si è subito unito alla decisione del rampante giovanotto toscano che piace tanto a Berlusconi. Anche Milano e Bologna sono della partita. Spiegava stamane un signore al conduttore Mascini di prima pagina che sosteneva la tesi dei negozi aperti come dal punto di vista economico e degli interessi delle aziende, l'apertura per il primo maggio è del tutto inutile. Le famiglie da molto tempo si sono fatte un budget di spesa dal quale è difficile decampare. Non è quindi con un giorno di apertura in più che si spenderà di più e, alla fine, l'apertura dei negozi è una perdita in termini di energia consumata ed oneri da sopportare ivi compresi lo straordinario del personale. Gli incassi del primo maggio non si sommano agli incassi di tutti i giorni dell'anno. Difficilmente sono un di più. Perchè allora c'è una campagna martellante, incensante, che coinvolge le "migliori penne" dei grandi giornali? Sicuramente per motivi ideologici e politici. Lavoratori senza il primo maggio festivo sono lavoratori più sconfitti ed umiliati. Si tratta quindi di un tassello da aggiungere al lavoro nero, alla precarietà, ai bassi infimi salari, alla incessante campagna sempre in corso per la riduzione fino all'annichilimento dei diritti della classe lavoratrice. In effetti, nel quadro generale della deregolation dei diritti sindacali a cominciare dal ccnl la persistenza della festa del primo maggio rappresenta una contraddizione, una colonna che resta in piedi circondata da macerie e che va anche esse abbattuta.Ho letto che il 1 maggio sarà ricordato dalle tre maggiori confederazioni sindacali in moltissime località d'Italia dopo un anno di polemiche non risolte. In effetti questa unità sindacale ostentata è una sovrastruttura surreale di profonde divisioni. Da molto tempo non è più possibile fare uno sciopero generale unitario e le ragioni delle divisioni sono gravi: riguardano la Fiat, le deroghe contrattuali, l'adesione di Cisl ed Uil al patto dei "complici" di Sacconi. Riguardano anche la scuola e si allargano a tanti altri campi. Perchè allora si continua a stare insieme dando all'Italia una rappresentazione bugiarda della realtà? Perchè nella CGIL c'è una forzatura che viene dal vertice confederale e dal PD suo partito di riferimento per realizzare l'unità ed alle condizioni dettate dalla Cisl di Bonanni. In fondo la CGIL avrebbe firmato gli accordi di Pomigliano e di Mirafiori ma ha dovuto astenersi per la vivace opposizione della Fiom titolare sgradita alla Camussi della trattativa. In altre cose la CGIL ha soltanto finto di essere in disaccordo con il governo: mi riferisco alla "riforma delle pensioni", al collegato lavoro e sopratutto al precariato che ha condiviso con gli accordi del 27 luglio 2007 firmati con Prodi.Il disagio per una celebrazione unitaria è dovuto essenzialmente alle mancate risposte "unitarie" al profondo malessere dei lavoratori che si è espresso anche in forme di disperazione come l'ondata di neostiliti e l'Isola dei Cassi Integrati o con i pietosi suicidi registrati nel corso dell'anno.Cinquecentomila lavoratori pubblici perdono il posto di lavoro e tra questi oltre centomila insegnanti. Il precariato sta diventando maggioritario e presto sarà l'unica forma di lavoro dipendente. Questo genera disagio rabbia rancore collera in milioni di persone che non possono ipotizzare il loro futuro, ma il vertice della CGIL insiste nella sua politica unitaria fondata sull'accettazione dei dicktat Cisl e Confindustria. Firma a Genova un "patto sociale" con Confindustria su quattro punti cruciali e non non sottoscrive in pieno gli accordi con Confindustria e Governo sui temi della "produttività" ancora in discussione non perchè contrario ma per motivi di opportunità e di gestione della sua base sociale. La Cgil vorrebbe smottare a destra senza pagare dazio, in modo soft indolore.L'unità sindacale presentata il 1° maggio è piena di contenuti contrari agli interessi dei lavoratori. Realizziamo in Italia la contraddizione delle contraddizioni: sindacati forti di oltre undici milioni di iscritti tra i maggiori del mondo occidentale che gestiscono iscritti impoveriti e con processi di impoverimento salariale e giuridico in corso assai pesanti! Sindacati ricchi e potenti e loro iscritti che vivono la vita di fabbrica quasi con terrore ed umiliati dalle minacce di licenziamento o di riduzione coatta del salario. Quindi bisognerebbe che la CGIL convochi un Congresso straordinario per una riflessione radicale sulla linea di politica sindacale oppure che si cominci a pensare ad una nuova Confederazione che unisca il dissenso interno alla CGIL alla militanza del sindacalismo di base. Insomma fare una nuova Confederazione capace di riscoprire e difendere gli interessi dei lavoratori nel solco della tradizione del movimento operaio italiano anteriore alla fase della concertazione (1992).Forse la Cgil è riformabile? E' riconducibile alla sua natura di sindacato di classe e non di conglomerata di servizi? Questo è molto dubbio. Bruno Buozzi e poi Giuseppe Di Vittorio dopo la capitolazione di Rigola e D'Aragona, i due primi segretari generali della CGIL (1906/1926), al Patto di Palazzo Vidoni imposto da Mussolini, ci misero tantissimo lavoro per recuperare la CGIL dalla perdita di se stessa e della sua identità profonda di strumento del movimento operaio. Ma questo ora è quasi impossibile perché la CGIL ha una forte maggioranza di destra e perchè i partiti del socialismo pci e psi non ci sono più ed i loro epigoni sono liberisti e confindustrialisti. Nei partiti quello che resta fuori dal PD è un pulviscolo che tarda ad aggregarsi. Inoltre la stessa sinistra "radicale" non è tutta assente da processi di ammaloramento politico. Il Sel di Vendola aspira a congiungersi con il PD e PRC stenta a spiccare un nuovo volo assieme agli altri frammenti del comunismo italiano. Per avere un segnale di cambiamento di linea serio la CGIL dovrebbe abrogare i contratti atipici applicati al suo personale tecnico ed amministrativo ed al personale delle sue conglomerate. Sarebbe interessante sapere come viene assunto il personale del Caf e come viene retribuito. Quali cambiamenti sono avvenuti nel trattamento del valoroso personale dell'Inca da quanto è stata varata la legge Biagi. Bisognerebbe inoltre convincere la CGIL a fare la grande guerra al precariato ed a rinunziare alla concertazione disdicendo gli accordi firmati nel 1993 da Bruno Trentin. Combattere e non assecondare la cosidetta contrattazione di secondo livello se questa diventa sostitutiva del ccnl. Recuperare tantissimi temi della sua storia sempre validi e sempre attuali. Non c'è niente di obsoleto in ciò che faceva prospera l'Italia. Le politiche liberiste jugulatorie di oggi fanno infelici i lavoratori e rovinano l'Italia come ha rilevato allarmato Draghi. Nel fallimento di CGIL CISL UIL c'è anche il fallimento della Confindustria trattata a pesci in faccia dalla Fiat ed insidiata da vicino dalla sua consorella francese che ha steso una Opa gigantesca non soltanto su Parmalat, ma su quanto resta dei gioielli della nostra media industria.L'abbandono della CGIL del campo antimperialistico e della pace genera sbandamenti come l'adesione o il silenzio sui bombardamenti dei nostri fratelli e delle nostre sorelle libiche. Non credo proprio che la CGIL di Di Vittorio o di Lama o di Vittorio Foa avrebbe mai ammainato le sue bandiere ed appoggiato i raid aerei e le tante guerre ascare al servizio delle multinazionali USA. La scelta della pace senza se e senza ma deve tornare ad essere un punto fondamentale di rifondazione della nuova CGIL. Ma forse il gruppo dirigente centrale soffocherà ogni tentativo in questa direzione e continuerà a trasformarsi in sindacato di servizi e poi sindacato imprenditore.Inni e bandiere sono simboli dell'identità, della storia, della cultura delle organizzazioni. Al tremendo concertone di Roma che si ripete da anni e che vive di una sua vita staccata dalla realtà del Paese non si suoneranno l'inno dei lavoratori e l'internazionale. Si suoneranno invece al loro posto "va pensiero" e l'inno di Mameli. Una scelta nazionalistica contraria alla tradizione internazionalista. Non capisco il "Va pensiero" se non come omaggio agli ebrei che piangono la patria perduta. In effetti la patria perduta la piangono oggi i Palestinesi ed in quel poco che è loro rimasta ci vivono prigionieri. In moltissime manifestazioni non si intoneranno gli inni proletari. E' molto triste quanto accade ed è segno non di una linea sindacale che cambia e diventa più "moderna", ma di una forza che smarrisce la coscienza di sè, la coscienza di essere un grande corpo collettivo dotato di intelligenza sociale. I lavoratori rischiano di restare soli, e in parte già lo sono, di fronte a coloro dai quali dipende la loro vita.Non va bene, non va proprio bene. E' una regressione dallo spirito di appartenenza alla classe operaia che ci riporta all'epoca pre moderna degli "spirits anemals" del capitalismo che ritornano alla grande.

Pietro Ancona


fonte:http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/

venerdì 29 aprile 2011

Gruppo Piaggio: Incontro dell'osservatorio sulle strategie industriali

Nell’incontro del 26 aprile la Piaggio ha presentato alle organizzazioni sindacali e a una rappresentanza delle Rsu il progetto produttivo per i prossimi 5 anni, le strategie commerciali nelle diverse aree del mondo, l’organizzazione complessiva del Gruppo, e a grandi linee il piano industriale di sviluppo dei nuovi modelli.L’azienda ha confermato il coordinamento del centro di comando a Pontedera, per quanto riguarda progettazione, sviluppo, innovazione e stile ha indicato di massima le diverse produzioni per gli stabilimenti Piaggio, Aprilia, Guzzi.Sono previsti investimenti per 600 milioni di euro, di cui oltre i 300 milioni in Italia, confermando così la stessa quantità di risorse investite negli ultimi anni.Il Gruppo conferma un buon andamento, pur in presenza di una flessione consistente del mercato del motociclo soprattutto in Europa, i cui effetti si sono sentiti negli stabilimenti italiani sia in riferimento ai processi di ristrutturazione che sul premio di risultato.La Fiom ha evidenziato la mancanza del dettaglio necessario su prodotti e volumi, indispensabile per garantire l’occupazione nei diversi stabilimenti del Gruppo, considerando conclusa la fase di ristrutturazione, anzi chiedendo crescita e stabilizzazione dell’occupazione.Non ci sono, infatti, nell’esposizione fatta dall’azienda elementi utili per valutare i piani per il 2012‐2013, ma solo una visione generale del percorso. È necessario in modo urgente un approfondimento di merito serio sul rilancio delle diverse produzioni del marchio Aprilia, su cui l’esposizione dell’azienda è stata particolarmente insoddisfacente. Come pure l’annoso problema delle meccaniche della Piaggio di Pontedera, non è certo risolto dall’annuncio dello sviluppo del motore a 3 valvole.Abbiamo richiesto incontri, a breve, di dettaglio e l’azienda si è impegnata in questo senso.Verificheremo, nei prossimi mesi il rispetto di questo impegno, che deve porre fine ad una fase di incertezza sulle prospettive che dura ormai da tempo, in Piaggio, Aprilia e Guzzi, pur con caratteristiche diverse.

FIOM‐CGIL Nazionale


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Sciopero generale Cgil. Il volantino Fiom

Contro il modello autoritario di Marchionne,della Federmeccanica, della Confindustria e del Governo.Per il lavoro, i diritti, la legalità,la democrazia, il contratto, per cambiare questo Paese.

In questi mesi sono aumentati in tutti i settori gli accordi separati: nella scuola, nel pubblico impiego e nel commercio. Ormai la maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori dipendenti italiani sono senza contratto nazionale o in presenza di accordi separati.Governo e Confindustria vogliono cancellare la contrattazione collettiva e il sistema dei diritti. E la distruzione del contratto nazionale è il passaggio fondamentale di questa strategia.Ma... le importanti sentenze dei tribunali di Torino e Modena che sanciscono la validità e la vigenza del Contratto nazionale dei metalmeccanici del 2008, sottoscritto da tutti i sindacati e approvato con il referendum da parte dei lavoratori e delle lavoratrici, costituiscono un importante successo della Fiom-Cgil contro il tentativo di impedire l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale e cancellare la democrazia nei luoghi di lavoro.Dopo la straordinaria manifestazione del 16 ottobre a Roma e lo sciopero generale dei metalmeccanici indetto dalla Fiom il 28 gennaio, è giunto il momento di dare continuità alle mobilitazioniLo sciopero generale del 6 maggio, quindi, è lo strumento per unificare le lotte, per la riconquista del contratto nazionale, per battersi contro la precarietà, in difesa del lavoro, dello Stato sociale, della Costituzione, dei diritti per tutti - nativi e migranti,per la scuola pubblica e per l’affermazione di un nuovo modello di sviluppo che abbia al centro il valore del lavoro e la dignità delle persone.Lo sciopero generale deve essere una tappa di un percorso di lotta più ampio che riguarda tutti.Questa sfida vogliamo e possiamo vincerla




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«Buon Primo Maggio, compagne e compagni!»

In vista dello sciopero generale Senza timidezze e autocensure

Bisogna ringraziare prima di tutto i sindaci di Firenze e di Milano che, seguendo la moda dello spirito bipartisan con cui in Italia si approvano le peggiori nefandezze, hanno deciso che il Primo Maggio i lavoratori del commercio dovranno lavorare.
Bisogna ringraziare questi sindaci di centrodestra e centrosinistra, perché così hanno contribuito a chiarire che il Primo Maggio è ancora, come si scriveva sull'Avanti nel 1914, «una giornata di festa e di lotta».
Fu l'Internazionale dei lavoratori a decidere che il Primo Maggio, in ricordo dei militanti socialisti e anarchici impiccati a Chicago, sarebbe stato un appuntamento di lotta e festa, in particolare nella battaglia per le 8 ore. Oggi che l'orario di lavoro è di nuovo totalmente in discussione. Oggi che l'Unione Europea, tra le sue tante porcherie, propone orari fino a 65 ore settimanali, e che i contratti separati firmati in Italia, dalla Fiat al commercio, impongono il taglio delle pause e la brutale flessibilità degli orari, oggi il Primo Maggio ridiventa fino in fondo una giornata di lotta per la libertà delle lavoratrici e dei lavoratori.
Nella furia revisionista che oggi colpisce il nostro paese anche il Primo Maggio è in discussione. Lo fanno i sindaci che si dichiarano aideologici, e quindi rispettosi solo dell'ideologia e degli interessi del mercato; lo fanno tutti coloro che non hanno mai davvero accettato che le date che segnano la lotta per la democrazia e i diritti in Italia, diventassero feste. Il 25 Aprile viene così da un lato vilipeso e dall'altro affogato in una retorica neorisorgimentale che permette anche ai fascisti di celebrare la Resistenza. Contro il Primo Maggio l'attacco è più frontale. Già il ministro Calderoli aveva dichiarato che si poteva fare a meno di festeggiarlo e immagino che prima o poi ci sarà qualche parlamentare che proporrà, come per l'articolo 1 della Costituzione, l'abolizione di questa eredità comunista. Però, per fortuna, tutto questo suscita anche la risposta.
Il 25 Aprile è stata così una giornata di lotta, scandita da quei fischi in piazza che tanto hanno indignato Il Corriere della Sera, ma che in realtà sono la più limpida risposta all'ipocrisia con cui si mascherano i veri significati di quella data. Per il Primo Maggio ora si apre lo stesso scenario. Da un lato le celebrazioni ufficiali, compresa quella di Cgil Cisl e Uil a Marsala: celebrazioni assurde, perché con tutto quello che tocca oggi il mondo del lavoro, pensare di andare a festeggiare lo sbarco dei garibaldini significa proprio non voler parlare del significato attuale del Primo Maggio. D'altra parte, se si dicesse la verità, si dovrebbe cominciare col sostenere che oggi il terribile attacco che subiscono i lavoratori viene da politiche economiche e sociali attuate dal governo e dalla Confindustria, condivise e sottoscritte da parte di Cisl e Uil. Tacere su questo significa tacere sulla condizione reale nella quale oggi si svolge la festa dei lavoratori.
Per questo il Primo Maggio di oggi non può che essere una giornata di annuncio e preparazione dello sciopero generale del 6 maggio. Uno sciopero che, nonostante le timidezze e le autocensure della Cgil, è una risposta all'attacco globale che oggi colpisce i diritti fondamentali delle lavoratrici e dei lavoratori. Il Primo Maggio si scenda dunque in piazza e si scioperi, dove si vuole impedire ai lavoratori di fare festa. Troviamoci a Bologna dove la Cgil locale ha avuto il coraggio di dire a Cisl e Uil: «Basta con l'ipocrisia, non possiamo festeggiare assieme». Andiamo a Milano, dove si svolgerà la may-day, una delle più importanti manifestazioni del lavoro precario nel nostro paese. Andiamo ovunque si possa affermare e, se necessario urlare, la rabbia di un mondo del lavoro che da solo sta pagando tutti i costi della crisi.
Facciamo del Primo Maggio una giornata che ricordi davvero i sacrifici di coloro che l'hanno per primi promossa. Nel 1889 il congresso della Seconda Internazionale adottava la decisione storica che ha portato alla festa del Primo Maggio, indicendo: «una grande manifestazione internazionale… una volta per sempre perché simultaneamente in tutti i paesi e in tutte le città, in questo giorno stabilito, i lavoratori presentino alle autorità le loro rivendicazioni… Buon primo maggio compagne e compagni».

Giorgio Cremaschi

[Articolo su Liberazione del 29/04/2011]

fonte:http://www.liberazione.it/

Contratti, la Fiom stravince e offre di riaprire il tavolo

La Fiom porge il ramoscello d'ulivo. E dopo aver ottenuto ben nove pronunciamenti a favore, è pronta a sospendere i ricorsi contro applicazione del contratto dei metalmeccanici, siglato nel 2009 solo da Fim e Uilm. Cosa chiede in cambio? La possibilità di aprire un tavolo di confronto sulla rappresentanza sindacale, che eviti in futuro accordi separati e che quindi punti dritto dritto al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro in scadenza alla fine del 2011.
Il leader della Fiom, Maurizio Landini, a latere dell'assemblea nazionale dei delegati di Fincantieri, prova a rimettere in ordine il caos assoluto che regna nel settore dei metalmeccanici. E' chiaro che la strada delle ritorsioni economiche verso i lavoratori iscritti alla Fiom non è praticabile. E nemmeno è pensabile il "doppio binario", ovvero un trattamento economico per gli iscritti Fiom e uno diverso per gli iscritti alle organizzazioni sindacali che hanno firmato l'accordo separato. Si rischia il giudizio della Corte costituzionale perchè il principio della "non discriminazione" è garantito dalla Costituzione. Quindi, l'unica è rimettersi a discutere. «In questo modo si potrebbero evitare gli accordi separati e quando non si raggiunga un accordo si potrà usare lo strumento del referendum tra i lavoratori, uno strumento democratico, purchè non si tocchino i diritti indisponibili», dichiara Landini. Sospendere i ricorsi vuol dire che la Fiom non presenterà quelli che ha nel cassetto. Altri sono in corso presso i tribunali. E già nei prossimi giorni potrebbero essere chiusi con un decreto dei giudici. Il 18 giugno, poi, è prevista la prima udienza del ricorso, sempre della Fiom, sulla vicenda Fiat.
«Queste sentenze confermano quello che la Fiom ha sempre detto e scritto alle aziende -continua Landini- ovvero che il contratto del 2008 è in vigore fino alla fine di quest'anno e finchè non sarà firmato un nuovo contratto con la sottoscrizione di tutti i soggetti resta valido quello». Le sentenze hanno stabilito il comportamento antisindacale delle aziende e hanno ordinato a tutte l'applicazione del contratto del 2008.
Landini, quindi, sottolinea che «con i giudici che danno ragione alla Fiom e dicono che l'accordo separato non è valido, si apre un problema per le aziende. E infatti Federmeccanica è in subbuglio. E' tutta una girandola di riunioni per tentare di capire come andare avanti. «Noi vogliamo restituire ai lavoratori metalmeccanici un contratto nazionale unico - aggiunge Landini -. Siamo pronti a presentare anche una piattaforma, ma prima dobbiamo stabilire le regole sulla rappresentanza». Questa apertura nei confronti degli altri sindacati, secondo Landini non è assolutamente da interpretare come «un atto di debolezza». «Il nostro obiettivo è riconquistare un contratto nazionale unitario per evitare problemi ai lavoratori e alle imprese. Non diamo nessun ultimatum a nessuno, perchè non ci piacciono. Nemmeno quando li impongono a noi».
Sulla partita Fincantieri la Fiom ha deciso oltre alle otto ore di sciopero, già annunciate, del 6 maggio, altre due ore, il prossimo mese. L'assemblea nazionale dei delegati è servita a «riportare ad un livello nazionale la vertenza Fincantieri» di fronte al silenzio del Governo e della stessa azienda. La Fiom chiede al governo di riconvocare il tavolo nazionale sulla cantieristica navale e rivendica: «commesse pubbliche immediate per riavviare i cantieri chiusi; sostegno al reddito dei lavoratori in cassa integrazione; investimenti che consentano di andare su nuovi mercati». «Qualsiasi piano riorganizzativo deve escludere la chiusura dei cantieri e tagli», avverte la Fiom, precisando: «Siamo pronti ad affrontare qualsiasi discussione ma ci deve essere la conferma dei contratti e delle leggi vigenti senza ricorrere a deroghe o scorciatoie».

Fabrizio Salvatori

[Articolo su Liberazione del 28/04/2011]

fonte:http://www.liberazione.it/

giovedì 28 aprile 2011

Assalto al 1 Maggio

L'assalto alla Festa del 1 maggio attuato da numerosi Sindaci e dalla destra italiana che vorrebbero i negozi aperti si inscrive in una linea di desacralizzazione di una data finora rispettata dalle democrazie in omaggio al lavoro ed alla sua fondamentale importanza. Non è un caso che gli USA il Paese ideologicamente alla guida del capitalismo e che ha represso alla fine dello ottocento con il sangue dei sindacalisti e dei lavoratori il loro diritto ad esistere come classe non celebra il 1 Maggio che è una giornata feriale come tutte le altre. Coloro i quali vogliono abolire la festa affermano l'idea che quello che conta non è il lavoratore ma la sua prestazione ed il valore di questa prestazione vogliono essere soltanto loro a determinarla. Vogliono cancellare il lavoratore come soggetto sociale titolare di diritti e ridurre la sua funzione a quella di mero strumento da impiegare per realizzare profitti. Credo che in qualche modo l'iniziativa del sindaco pd di Firenze e del sindaco di destra di Roma avrà un risultato. Il 1 Maggio comincerà ad essere per i dipendenti del commercio una giornata di lavoro come tutte le altre. Dal commercio si passerà presto a tutti gli altri settori. Questa tendenza non è sufficientemente contrastata da tutti i sindacati e dalla opinione liberal e di sinistra. Si inscrive in una linea di riduzione del ruolo sociale e della funzione politica dei lavoratori che ha fatto grandi passi in avanti in Italia segnando lo sgretolamento dello Statuto dei Diritti e delle indicazioni della stessa Costituzione che mette il lavoro a fondamento della Repubblica. Lavorare il giorno che celebra il riscatto del lavoro è coerente con la legge Biagi, con il collegato lavoro, con la fine del sistema pensionistico. E' un messaggio con il quale si rafforza l'offensiva contro le classi lavoratrici per segnarne la sconfitta definitiva.Se la CGIL è davvero a difesa della festa del 1 Maggio dovrebbe organizzare la contestazione dei negozi che alzano le serrande ed inviare gruppi di sostegno a sostegno ai lavoratori del commercio spesso non in condizioni di difendersi e che sono pagati malissimo con uno sfruttamento "industriale" della legge Biagi che ne ha garantito la precarizzazione diffusa. Dovrebbe dichiarare di considerare in sciopero tutte le aziende commerciali che restano aperte e chiedere l'intervento degli ispettori del lavoro per bonificare il lavoro nero che è assai diffuso Contrapporre consumatori ai lavoratori è un gioco spesso aiutato da un giornalismo miope o embedded e da partiti che strizzano l'occhio ai bottegai ed ai supermercati. I lavoratori sono anche consumatori e non hanno meno diritti di altri.Non sottovalutare la guerra dei negozi aperti sarebbe opportuno per le organizzazioni sindacali e la sinistra italiana. Ma viviamo in tempo di frastornamento e forse ci si lascerà trascinare dalla corrente avversa.

Pietro Ancona

Piaggio: Colaninno a Pontedera illustra nuovo piano

Mantenimento dei livelli occupazionali ed un progetto di investimenti che arriverà ai 600 milioni di euro nei prossimi cinque anni: questi i punti principali toccati dal Presidente di Piaggio Roberto Colaninno che allo stabilimento di Pontedera ha incontrato la delegazione nazionale dei sindacati.
fonte:http://www.50canale.tv

mercoledì 27 aprile 2011

“Sospenderemo la presentazione di altre cause per chiedere a Federmeccanica, Fim, Uilm un confronto su rappresentanza e democrazia”

“Le sentenze finora hanno confermato ciò che sosteniamo da tempo: il Contratto nazionale del 2008 è ancora in vigore.”Inoltre, la sentenza di ieri a Torino mette a tacere anche chi ipotizzava che ai lavoratori potessero essere sottratti gli aumenti in corso.”“L'obiettivo della Fiom è quello di riconquistare un Contratto nazionale unitario che sia approvato dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici. A tal fine abbiamo deciso di sospendere la presentazione di ulteriori cause per chiedere a Federmeccanica e a Fim e Uilm di aprire un confronto per raggiungere un accordo sulla rappresentanza e sulla validazione democratica delle intese, con l'obiettivo di impedire la pratica degli accordi separati.”“Si rafforza, inoltre, la necessità di presentare la piattaforma per il rinnovo del Contratto.”

Maurizio Landini
segretario generale della Fiom-Cgil

fonte:http://www.fiom.cgil.it

Conferenza stampa di Maurizio Landini sulle sentenze dei tribunali di Modena e Torino riguardo la validità del Ccnl dei metalmeccanici del 2008


fonte:http://www.fiom.cgil.it

Piaggio, ieri l'incontro tra Colaninno e sindacati

Giudizi positivi da Ugl e Cisl, la Fiom: "Aspettiamo di entrare più nel merito del piano quinquennale: per adesso Colaninno è stato molto vago"

Un incontro interlocutorio in cui non sono stati definiti impegni precisi per i prossimi anni in particolare sul fronte occupazione. E' questo l'esito dell'atteso incontro tra il presidente Roberto Colaninno e le segreterie nazionali di Fiom-Cgil, Uilm, Uil, Fim-Cisl e Uglm che si è svolto ieri presso la Piaggio di Pontedera.
Il confronto ha riguardato il piano quinquennale che dal 2012 che vedrà Piaggio, Aprilia e Moto Guzzi rinnovare gradatamente la gamma dei veicoli, con una forte spinta per i motori ibridi e gli elettrici, ma anche, tra gli altri, per un motore 3 valvole utile per vari modelli e che sarà prodotto in 65 mila esemplari all'anno, di cui una buona parte a Pontedera.
Interventi di rifacimento saranno compiuti allo stabilimento Moto Guzzi di Mandello del Lario, a Pontedera sarà costruito il centro mondiale ricambi e il centro ricerca per le due, tre e quattro ruote. In Aprilia, a detta del presidente, la fase di ristrutturazione del personale non è ancora finita, mentre durante l'incontro è stata ribadita da Colaninno l'intenzione di "internazionalizzare" e non delocalizzare, "perché non più vantaggioso" ed é stato evidenziato come "il mercato italiano e quello europeo delle due ruote sia in forte difficoltà, con conseguenze negative anche per Piaggio che resta molto forte sugli altri mercati mondiali".
Un giudizio positivo sull'incontro viene da parte di Bruno Vitali, segretario nazionale di Fim-Cisl: "Piaggio è in salute e ha programmi espansivi e di stabilizzazione dei livelli occupazionali. Non ha più intenzione di delocalizzare e questo è senza dubbio un aspetto molto importante per un'azienda ormai divenuta globale".
Molto più cauti Francesca Re David della segretaria nazionale Fiom-Cgil e il segretario nazionale di Uilm-Uil Eros Panicali. "Aspettiamo di entrare più nel merito del piano quinquennale - ha detto la prima - perché per adesso Colaninno è stato molto vago. Non accetteremo altre vertenze per riduzione di organico nei tre stabilimenti del gruppo".
Panicali ha sottolineato che "l'incontro era stato chiesto da tempo, ma per adesso mancano le cifre degli investimenti e dei livelli occupazionali di quello che per adesso è più un percorso che non un vero e proprio piano industriale".
Insomma da parte di Colaninno non è stato presentato un vero e proprio piano industriale ma alcune linee di indirizzo della strada che si intende percorre dal 2012 in avanti, ma ad oggi ancora mancano numeri e cifre precise che possano far capire il reale futuro per lo stabilimento di Pontedera e del suo indotto.

fonte:http://www.pisanotizie.it

martedì 26 aprile 2011

Colaninno spiega il piano Piaggio ai sindacati. In Italia investimenti per 300 milioni

Davanti alle segreterie nazionali rinnovato l'impegno per rinnovare i modelli. In Valdera sarà costruito il centro mondiale ricambi e quello di ricerca

Oltre 600 milioni di euro saranno investiti nel Gruppo Piaggio di cui la metà per gli stabilimenti italiani. E' quanto ha spiegato il presidente Roberto Colaninno nell'incontro avuto oggi a Pontedera con le segreterie nazionali di Fiom-Cgil, Uilm, Uil, Fim-Cisl e Uglm. Il confronto ha riguardato il piano quinquennale che dal 2012 vedrà Piaggio, Aprilia e Moto Guzzi rinnovare gradatamente la gamma dei veicoli, con una forte spinta per i motori ibridi e gli elettrici, ma anche, tra gli altri, per un motore 3 valvole utile per vari modelli e che sarà prodotto in 65 mila esemplari all'anno, di cui una buona parte a Pontedera.
Interventi di rifacimento saranno compiuti allo stabilimento Moto Guzzi di Mandello del Lario, a Pontedera sarà costruito il centro mondiale ricambi e il centro ricerca per le due, tre e quattro ruote. In Aprila, a detta del presidente, non la fase di ristrutturazione del personale non è ancora finita, mentre durante l'incontro è stata ribadita da Colaninno l'intenzione di non delocalizzare più, "perché non più vantaggioso" ed é stato evidenziato come "il mercato italiano e quello europeo delle due ruote sia in forte difficoltà, con conseguenze negative anche per Piaggio che resta molto forte sugli altri mercati mondiali".
Giudizio positivo da parte di Bruno Vitali, segretario nazionale di Fim-Cisl: "Piaggio è in salute e ha programmi espansivi e di stabilizzazione dei livelli occupazionali. Non ha più intenzione di delocalizzare e questo è senza dubbio un aspetto molto importante per un'azienda ormai divenuta globale". Guardinga Francesca Re David della segretaria nazionale Fiom-Cgil e il segretario nazionale di Uilm-Uil Eros Panicali.
"Aspettiamo di entrare più nel merito del piano quinquennale - ha detto la prima - perché per adesso Colaninno è stato molto vago. Non accetteremo altre vertenze per riduzione di organico nei tre stabilimenti del gruppo". Panicali ha sottolineato che "l'incontro era stato chiesto da tempo, ma per adesso mancano le cifre degli investimenti e dei livelli occupazionali di quello che per adesso è più un percorso che non un vero e proprio piano industriale".

Il Contratto nazionale del 2008 è in vigore lo conferma anche la Magistratura

I primi 9 pronunciamenti dei Tribunali di Torino e di Modena confermano la piena validità del Ccnl del 20 gennaio 2008 fino alla scadenza naturale della sua efficacia, sottoscritto unitariamente da tutte le organizzazioni sindacali e approvato con referendum dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici, e ciò nonostante la sottoscrizione del Ccnl separato del 2009.È un primo importante successo della Fiom-Cgil contro il tentativo, insito negli accordi separati, di limitare e impedire l’esercizio della libertà e dell’attività sindacale.Sono infatti state condannate per attività antisindacale la Bulloneria Barge di Borgaro, le aziende Emmegi, Maserati,Rossi, Glem gas, Ferrari, Case New Holland e Titan Italia di Modena per:
- “aver negato la perdurante applicazione del Ccnl 20 gennaio 2008, sottoscritto anche dalla Fiom-Cgil, applicando l’accordo ‘separato’ del 15 ottobre 2009 ai lavoratori iscritti alla Fiom e ai lavoratori non iscritti ad alcun sindacato”;
- “aver richiesto ai lavoratori non iscritti ad alcun sindacato il versamento della contribuzione straordinaria in favore di Fim e Uilm per il Ccnl separato del 2009 senza informare gli stessi della contemporanea applicazione in azienda del Ccnl del 20 gennaio 2008”.
Un’ulteriore importantissima sentenza del Tribunale di Torino nei confronti della Tyco Electronics Amp Italia, nel riconfermare la validità del Ccnl del 2008, impone all’azienda di continuare a erogare gli aumenti salariali in atto a tutti i lavoratori, quale condizione di miglior favore.
La non erogazione costituirebbe comportamento antisindacale e discriminatorio e in ogni caso violazione dell’articolo 36 della Costituzione.
I Tribunali di Modena e di Torino, in applicazione delle leggi del nostro paese, hanno, quindi, ordinato l’applicazione del Ccnl 2008 ai lavoratori iscritti alla Fiom-Cgil e ai lavoratori non iscritti ad alcun sindacato che, solo dopo una completa informazione, non manifestino adesione al Ccnl del 2009.
Le norme peggiorative e le deroghe previste dall’accordo separato 2009, quindi, potranno essere applicate solo agli iscritti alla Fim e alla Uilm (derogabilità del Ccnl su tutte le materie, peggioramento dei diritti per i lavoratori assunti a tempo determinato, introduzione di clausole elastiche e flessibili per l’orario delle lavoratrici e lavoratori part time)
Di fronte a tali pronunciamenti la Fiom ribadisce la necessità di giungere alla definizione di un Contratto nazionale condiviso tra tutte le parti e con il consenso delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici.
La Fiom propone a Fim, Uilm e Federmeccanica, quale questione prioritaria, di definire regole cogenti sulla rappresentanza e sulla democrazia capaci di impedire la pratica degli accordi separati.
Il Contratto nazionale del 2008 è in vigore. lo conferma anche la Magistratura (volantino Fiom nazionale)

Accolto il ricorso Fiom alla Tyco: confermata la validità del contratto del 2008 e divieto per l'azienda di sospendere gli aumenti

La Fiom-Cgil rende noto oggi, martedì 26 aprile, il Tribunale di Torino ha emesso un secondo pronunciamento, dopo quello in merito alla Bulloneria Barge di Borgaro, relativo alla Tyco Electronics Amp Italia di Collegno (500 dipendenti) in merito al ricorso presentato dalla Fiom-Cgil circa l' applicazione del contratto nazionale dei metalmeccanici del 2009, firmato dai Fim e Uilm e non dalla Fiom perché considerato peggiorativo del contratto del 2008. Il giudice, oltre a ribadire l'applicabilità del contratto del 2008 per gli iscritti alla Fiom-Cgil e per i non iscritti che ne facciano richiesta, ha anche sottolineato esplicitamente che l'azienda non può né sospendere gli aumenti contrattuali né tanto meno chiedere la restituzione degli aumenti già corrisposti. Elena Poli, avvocato dalla Fiom-Cgil, dichiara: «È il secondo ricorso che vinciamo a Torino. La particolarità di questa sentenza è che il giudice vieta all'azienda di sospendere gli aumenti retributivi sia nei confronti degli iscritti alla Fiom-Cgil sia dei non iscritti che aderiscono al contratto del 2008».Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom-Cgil, dichiara: «Alla luce di queste importanti decisioni del tribunale, spero che Federmeccanica lasci perdere le ritorsioni sui lavoratori ventilate in questi giorni e rilanciate anche a Torino da Vincenzo Ilotte, presidente dell'Amma. A Ilotte vorrei anche dire di condividere l'idea secondo cui a livello sindacale debba valere il principio di maggioranza, dove per maggioranza si intende ovviamente quella dei lavoratori che va verificata e certificata attraverso il voto».

6 maggio: sciopero generale. E dopo?

Il 6 maggio sarà sciopero generale proclamato dalla Cgil.
Alcuni dei sindacati di categoria che le si riferiscono, come la Fiom, glielo chiedevano da svariati mesi, ma la segretaria generale, signora Camusso, era tutta protesa a riallacciare rapporti sindacalmente suicidi con gli industriali diretti dalla signora Marcegaglia, coi dirigenti di Cisl e Uil (compari in nefandezze sindacali) e, per questa via, con quella specie di bellimbusto in pullover di cascemir che è Marchionne (amministratore delegato della Fiat).
E, per dimostrare di essere disponibile al colloquio, cioè a concedere ai padroni quanto faceva loro comodo, la Cgil autorizzava i suoi sindacati di categoria a firmare, insieme a quelli di categoria di Cisl e Uil, ben 83 degli 89 contratti nazionali arrivati a scadenza.
Contratti nazionali rinnovati più o meno alle orribili condizioni imposte dalle imprese e da Cisl e Uil, quelle condizioni che la Fiom nazionale, giustamente, aveva respinto nell’ottobre 2009 e che avevano dato luogo a una situazione retributiva e normativa che peggio non si poteva.
Si può dire che lo sciopero del 6 maggio arriva troppo tardi? Non si tratta, certo, di uno sciopero tempestivo, ma si può sempre dire: “meglio tardi che mai”! E si può anche dire che i vari sindacati di categoria hanno in qualche modo sopperito a una inadeguatezza grossolana di questo sciopero, quella della durata ridicola di 4 ore voluta dalla signora Camusso, prolungandola a tutta la giornata.
Ma ci sono due questioni sulle quali non è facile trovare rimedi consolatori: la questione degli obiettivi sui quali è stato proclamato lo sciopero e la questione della prospettiva da dare allo sciopero stesso.
Intanto, nella piattaforma del 6 maggio non c’è traccia di veri obiettivi da rivendicare nei confronti delle imprese. Come dire: non è proprio il caso d’interrompere il dialogo tra Camusso e Marcegaglia!!!
Tant’è vero che la segreteria nazionale Cgil, per dimostrare d’avere un occhio di riguardo (e che riguardo!) per le imprese, ha sfornato recentemente una tale proposta di controriforma del sistema contrattuale, che dirigenti sindacali di primo piano (Rinaldini, segretario generale della Fiom fino all’anno scorso, e Cremaschi, attuale presidente del comitato centrale della Fiom) hanno espresso critiche pesantissime nei confronti di quella proposta, parificandola all’accordo stipulato nel gennaio 2009 da Cisl-Uil-Ugl, Confindustria e governo, che la Cgil aveva giudicato inaccettabile.
Rispetto al governo (che -grazie al solito servilismo di Cisl, Uil e Ugl- ha chiuso la partita dei rinnovi contrattuali nel pubblico impiego facendo trovare i lavoratori con un pugno di mosche) la Cgil avanza come obiettivi concreti e condivisibili: 1) la riduzione delle tasse in busta paga; 2) una sorta di 14a mensilità per le pensioni. Ma per il resto fa solo un elencone rivendicativo senza quantificare niente.
Una rivendicazione tanto infinita e generica e, insieme, ambiziosa (una trentina di punti raggruppati in una decina di paragrafi), da suscitare diffidenza in chi ha presente la storia di questo sciopero: proclamato con ritardo e più per dovere d’ufficio che per convinzione; deciso per tappare la bocca a chi lo chiedeva da mesi; concepito più per buttare fumo negli occhi che per costruire la prospettiva di un vero e necessario conflitto generale contro l’assalto portato ai lavoratori da padroni e governo.
Iscritti e simpatizzanti Cobas sono orientati a partecipare alla giornata del 6 maggio, non per aderire al progetto sindacale della Cgil, ma per stare a fianco dei loro compagni di lavoro scioperanti, ai quali il Cobas propone la prospettiva di un percorso di lotta oltre il 6 maggio, su obiettivi con cui rispondere davvero ai bisogni e alle esigenze di chi lavora: per la difesa della condizione lavorativa; per i diritti (compreso quello di sciopero e di ricorso al giudice) oggi sotto minaccia di accordi-capestro e di leggi inique; per il rispetto della nostra dignità e della nostra salute; contro la prepotenza e i ricatti della gerarchia aziendale; per il rilancio del contratto nazionale; per forti aumenti salariali; per la garanzia occupazionale e la stabilizzazione dei precari.

Cobas Magna
via s. lorenzo 38, pisa, aprile/maggio 2011. telef.: 050 563083. e-mail: confcobaspisa@alice.it

Oggi l'atteso incontro tra Colaninno e i sindacati

Dopo mesi di rinvii oggi il presidente di Piaggio dovrebbe illustrare il nuovo piano industriale per la fabbrica pontederese

E venne finalmente il giorno dell'incontro. Dopo rinvii e slittamenti di mesi si svolgerà oggi l'atteso incontro tra il presidente della Piaggio, Roberto Colaninno e le organizzazioni sindacali sul futuro delle fabbriche delle due ruote, visto che in questa occasione lo stesso Colaninno dovrebbe finalmente presentare il piano industriale per lo stabilimento pontederese.
Occorrerà quindi vedere quale sarà il punto di equilibrio e se vi saranno, tra le strategie di investimento che la Piaggio sta conducendo in Asia con un'attenzione ora anche verso la Cina e il Brasile, le possibile linee di sviluppo per quanto riguarda la produzione a Pontedera. Colaninno arriva a questo incontro dopo l'accordo siglato nelle scorse settimane sulla mobilità volontaria per 400 dipendenti, di cui 300 operai e 100 impiegati, un'intesa che non ha mancato di lasciare strascichi soprattutto all'interno della Fiom.
La vera partita in gioco nel piano industriale riguarda il futuro delle Meccaniche, il cuore produttivo della fabbrica e su questo i lavoratori attendono risposte chiare. E risposte le aspettano anche le decine di aziende dell'indotto che da mesi si trovano in grave sofferenza.
Intanto però all'interno della fabbrica di Pontedera il clima tra i lavoratori è caldo e continua da settimane la protesta portata avanti dalla RSU-Fiom contro l'aumento dei ritmi di lavoro lungo le linee. Nella giornata di venerdì scorso proprio per questo alla 2R come alle Meccaniche, i lavoratori hanno incrociato le braccia: "Lavorare in questo modo diventa pesantissimo - spiegano dalla RSU-Fiom, ma l'alta adesione allo sciopero, anche di molti lavoratori precari, dimostra come i lavoratori siano determinati a non subire più queste condizioni".
"La Piaggio oltretutto, continua ad essere inadempiente nel valutare il rischio per la salute - spiegano dal sindacato - e propone ai sindacati solo palliativi a costo zero e non serie soluzioni. L'aumento delle malattie professionali degli ultimi anni, ne è la più grave conseguenza. Di questi aspetti è informata anche la ASL".
"La Piaggio dopo aver ottenuto la procedura di mobilità getta la maschera - concludono dalla RSU-Fiom - e chiede più lavoro per chi rimane. Per questi motivi sarà necessario continuare il conflitto fino a quando la Piaggio non riconoscerà un ruolo effettivo del sindacato in fabbrica e non saranno stabilite condizioni di lavoro migliori".

fonte:http://www.pisanotizie.it

lunedì 25 aprile 2011

Assedio alla FIOM

Per il signor conduttore di Prima Pagina radio3

Dalle sue prime battute vedo che parteciperà all'assedio della Fiom come tanti pennivendoli embedded a cominciare dai signori del Sole 24 Ore che lei ha citato.
Il grande storico Castronovo - come lei lo definisce- fa derivare le sconfitte della Fiom dal fatto che perde sempre con la Fiat. La Fiat che vende i gioielli della industria automobilistica italiana per comprare azioni della Crysler e si agginge a chiudere la nostra industria automobolistica dopo aver fagogitato ed omologato ai suoi livelli miserrimi la grande Alfa Romeo e la Lancia. La Fiat che certamente non possiamo definire pensosa degli interessi dell'Italia e che si permette di fare cose che solo in un paese di servi sono possibili.
Se La Fiom ha perso contro la Fiat è perchè c'è in Italia una situazione sindacale abnorme con Cisl ed Uil sempre al servizio del padronato e contro i lavoratori.
La causa intentata dalla Fiom vi farà diventare pazzi e dovrete ricorrere ad un colpo di forza politico legislativo per ovviarne le gravi conseguenze. I lavoratori Fiom saranno meglio pagati e più tutelati dei lavoratori della Cisl e dell'Uil firmatarie di contratti meno rispettosi delle loro esigenze. Si aprirà una bella contraddizione e dovrete consolare Bonanni.
Ultima cosa: siete come tori che caricano sempre a testa bassa.. Oggi, un uomo di cultura degno di questo nome, un giornalista già pensionato, dovrebbe rendersi conto che non c'è da assediare la Fiom ma la Marcegaglia e Marchionne. Per il bene dell'Italia.

Pietro Ancona

fonte:http://medioevosociale-pietro.blogspot.com/

Lo avrai, camerata Kesselring...

Albert Kesselring, che durante il secondo conflitto mondiale fu il comandante delle forze armate germaniche in Italia, a fine conflitto (1947) fu processato e condannato a morte per i numerosi eccidi che l'esercito nazista aveva commesso ai suoi ordini (Fosse Ardeatine, Strage di Marzabotto e molte altre). Successivamente la condanna fu tramutata in ergastolo, ma egli venne rilasciato nel 1952 per le sue presunte gravi condizioni di salute. Tale gravità fu smentita dal fatto che Kesselring visse altri otto anni libero nel suo Paese, ove divenne quasi oggetto di culto negli ambienti neonazisti della Baviera.
Tornato libero, Kesselring sostenne di non essere affatto pentito di ciò che aveva fatto durante i 18 mesi nei quali tenne il comando in Italia ed anzi dichiarò che gli italiani, per il bene che secondo lui aveva loro fatto, avrebbero dovuto erigergli un monumento. In risposta a queste affermazioni Piero Calamandrei scrisse la celebre epigrafe, dedicata a Duccio Galimberti, "Lo avrai, camerata Kesselring...", il cui testo venne posto sotto una lapide ad ignominia di Kesselring stesso, deposta dal comune di Cuneo, e poi affissa anche a Montepulciano, in località Sant'Agnese, a Sant'Anna di Stazzema, ad Aosta, all'ingresso delle cascate delle Marmore e a Borgo San Lorenzo, sull'antico palazzo del Podestà.


Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.
Non coi sassi affumicati
dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non colla terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non colla neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non colla primavera di queste valli
che ti videro fuggire.
Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi
che volontari si adunarono
per dignità e non per odio
decisi a riscattare
la vergogna e il terrore del mondo.
Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA.



Partigiani italiani sfilano per le strade di Milano appena liberata nel 1945.


fonte:http://it.wikipedia.org

I “contorsionismi” di Pietro Ichino

E’ (ormai) da tempo che, nel nostro Paese, le discussioni intorno alle questioni del lavoro hanno assunto un carattere paradossale. Tutti convergono sul problema della diffusa precarietà e sulla conseguente opera di vera e propria “ghettizzazione” cui finiscono per essere destinati milioni di lavoratori. Persino la Presidente di Confindustria ha, recentemente, “scoperto” che in Italia “C’è un problema di flessibilità in ingresso, forse eccessiva, con strumenti che vanno tarati.” e - al fine di porvi rimedio, “a modo suo” - ha posto “un problema di flessibilità in uscita che, appunto, prima o poi va affrontato”! Naturalmente, l’esito finale previsto dalla collega del Presidente del Consiglio in carica dovrebbe essere rappresentato dal bilanciare l’eccessiva flessibilità in entrata con una corrispondente dose di flessibilità “in uscita”. Si tratterebbe, in sostanza, della riproposizione di un antico tema: il superamento dell’art. 18 dello Statuto. Però, a ben vedere, la soluzione proposta dalla Marcegaglia non presenta nulla di eclatante o stravagante; rientra nell’assoluta normalità che la rappresentante della maggiore associazione degli imprenditori italiani continui la consueta “litania” di accuse e improperi all’indirizzo dell’art. 18. Responsabile - a suo parere - di un’infinita sequenza di “freni allo sviluppo”: dal “nanismo” delle aziende al basso indice di produttività dei lavoratori, passando, inevitabilmente, attraverso la perversa “rigidità” di un mercato del lavoro fiero e insormontabile ostacolo verso il definitivo sviluppo dell’occupazione! Al riguardo, tuttavia - come già evidenziato in altra occasione - è solo il caso di rilevare che l’ultimo rapporto sull’occupazione in Europa rileva che tutti i paesi che precedono l’Italia nella speciale graduatoria relativa al “grado di rigidità normativa” che disciplina i rapporti di lavoro, presentano (ad eccezione del Belgio) tassi di occupazione superiori alla media dell’UE a 27. E’ questo il caso di Svezia, Germania, Belgio, Francia Spagna e Portogallo. Tra l’altro, la posizione “defilata” del nostro Paese - nell’ambito della suddetta classifica - dovrebbe (risolutivamente) smentire la strumentale indicazione della “giusta causa” quale essenza della fantomatica e specialissima “rigidità” della normativa italiana. La stessa posizione di quanti - nell’ambito della maggioranza di governo - continuano a difendere strenuamente tutti i provvedimenti di legge adottati dai governi Berlusconi - a partire dal famoso “Libro bianco” del lontano 2001 - non rappresenta, a mio parere, alcuna sorpresa, né infrange alcuna illusione in merito alle reali intenzioni dell’ex ministro del lavoro Maroni e del suo degno successore. E’ sin troppo evidente che, per costoro, si tratterebbe di rendere “compiutamente operativa” - come amano sostenere - la legge 30/03; adottando, in particolare, semplici provvedimenti di sostegno al reddito (i c.d. “ammortizzatori sociali”) di tipo più generalista. In definitiva, per i fautori di questo tipo di soluzione - di là da qualsiasi retorica circa la (cattiva) sorte di milioni di lavoratori “di serie B” - è importante che nulla alteri l’attuale “status quo”. Resta, al riguardo, solo da registrare il profondo rammarico per un’opzione che, nei fatti, realizza un’inconsueta “comunione d’intenti” tra l’Esecutivo in carica e Cisl e Uil! A ben vedere, è proprio questo il primo aspetto “stravagante” della questione lavoro nel nostro Paese. Infatti, la cronaca degli ultimi anni, a partire dall’insediamento del Berlusconi II, è stata caratterizzata dal susseguirsi di una serie di accordi sindacali “separati” - da quello sulla (contro)riforma del rapporto di lavoro a tempo determinato (D. Lgs. 368/2001) a quello sulla “Contrattazione di secondo livello”, fino alla recentissima firma “disgiunta” sull’ipotesi di Ccnl del settore Terziario - che hanno fatto da contraltare a una profonda e sistematica divergenza di posizioni rispetto ai provvedimenti adottati dai governi di centrodestra. Non è questa, però, l’occasione per affrontare un esame “di merito” della situazione realizzatasi tra le maggiori Confederazioni sindacali. In questa sede mi preme (solo) evidenziare che riesce davvero difficile non contestare adeguatamente, se non, addirittura (nei fatti) condividere - come troppo spesso hanno (recentemente) fatto Cisl e Uil - provvedimenti governativi che spaziano dall’abrogazione della legge 188/2007 (che cercava, per quanto possibile, di porre un argine all’abuso del ricorso alle c.d. dimissioni “in bianco”) all’arbitrato “secondo equità”! Il tutto va, comunque, rinviato a più approfondite indagini e riflessioni. Tornando all’aspetto più eclatante e, appunto, paradossale di come viene affrontata la questione “lavoro” nel nostro Paese, è - piuttosto - opportuno evidenziare la/e posizione/i assunta/e dal più grande partito di opposizione. In questo senso, il Pd - nel mentre afferma di considerare il lavoro un “tema” centrale della propria azione politica, lasciando intendere di volersi ergere a sostenitore delle rivendicazioni di una rilevante parte di quei soggetti la cui esistenza è scandita da una qualsiasi attività prestata in cambio di una sostanziale “dipendenza economica” - dimostra di non essere in grado di sapere, o (forse) potere, andare oltre il semplice “effetto placebo” e si esercita, quindi, in precari e incomprensibili giochi di equilibrismo. E’ questa la prima sensazione che scaturisce dalla presa d’atto che, nel Partito democratico, se l’Assemblea nazionale approva - a maggioranza molto ristretta - una precisa linea d’indirizzo, rispetto alle modalità attraverso le quali tentare di risolvere il problema della dilagante “precarietà” di tanta parte dei lavoratori italiani, contemporaneamente, Pietro Ichino - a nome dei senatori - è artefice di tutt’altra ipotesi. Anticipo che non è mia intenzione entrare nel merito della (prima) proposta “ufficiale” del Pd. Mi limito a evidenziare che reputo la soluzione ideata: cioè l’aumento del costo del lavoro “atipico” - per renderne meno “appetibile” il massiccio e reiterato ricorso - frutto di un malcelato sentimento di sostanziale acquiescenza allo “status quo” realizzatosi nel mercato del lavoro italiano. Espressione dell’unica sintesi possibile in un partito “bicefalo” che, a mio avviso, soffre di un male incurabile: l’assoluta incapacità di assumere una posizione univoca; soprattutto se in linea con i trascorsi di ex e lontana “sinistra” di una parte dei suoi dirigenti più noti! Reputo più interessante, invece, rilevare qualche “segno particolare” della seconda proposta dello stesso Pd. Allo scopo, chiarisco, innanzi tutto, i due motivi per i quali considero “ufficiale” - e degna di dignità almeno pari alla prima - anche l’ipotesi cara a Pietro Ichino. Il primo è rappresentato dal fatto che la soluzione adottata in sede di Assemblea nazionale è stata - come già anticipato - approvata con appena tre/quattro voti di scarto (una cinquantina quelli favorevoli e circa altrettante astensioni). Il secondo, determinante ai fini dell’esito del precedente, è dettato dalla circostanza che al Senato - a nome e per conto del Pd - Pietro Ichino aveva già presentato, insieme con una cinquantina di altri suoi colleghi, un ddl che, sostanzialmente, parte dalle stesse premesse, si pone lo stesso obiettivo, ma prevede l’adozione di un provvedimento di tutt’altra natura: il suo “tutti a tempo indeterminato ma nessuno inamovibile”. Un eufemismo attraverso il quale il più (implicitamente) “aziendalista” presente tra le fila del Partito democratico, insiste - in estrema sintesi - nel perseguire lo stesso obiettivo al quale tende la presidente di Confindustria; il definitivo superamento dell’art. 18 dello statuto! Tra l’altro, a mio parere, quella di Ichino è (ormai) divenuta una vera e propria ossessione: fino al punto di riproporla in “tutte le salse” quale panacea del mercato del lavoro italiano. L’ultima occasione, solo in ordine di tempo, è stata rappresentata da una recente sentenza attraverso la quale il Tribunale di Genova ha accolto il ricorso e riconosciuto a 15 insegnanti “precari” - con tre anni di servizio su posti vacanti - un maxi risarcimento danni pari a circa 30 mila Euro per la mancata stabilizzazione. Al riguardo, considero semplicemente disarmante la versione che Ichino offre delle motivazioni (non ancora ufficializzate) della sentenza. Innanzi tutto, non condivido l’affermazione secondo la quale i circa 150 mila “precari” della scuola - potenziali beneficiari dello stesso trattamento riconosciuto ai 15 ricorrenti - rappresentino l’effetto della “flessibilità” di cui ha oggi bisogno il sistema scolastico. Nulla di più falso. Si tratta di una sostanziale distorsione della realtà! I 150 mila si trovano nella non invidiabile condizione di “precari pluriennali” non in conseguenza di una sana - legittima, motivata e comprensibile - esigenza di “flessibilità” del sistema scolastico, ma semplicemente perché la legge 124/99 - che ne consente l’utilizzo - non prevede l’obbligo, da parte del Ministero dell’Istruzione, di applicare i limiti che devono essere rispettati, nel settore privato, dal datore di lavoro che utilizza un lavoratore a tempo determinato (la causale, il carattere temporaneo e non stabile dell’esigenza e le limitazioni rispetto ai periodi di durata massima del rapporto). Non a caso, il giudice, in applicazione della direttiva sul lavoro a termine (1999/70/Ce), si è assunto - attraverso la sentenza - la responsabilità di disapplicare la vigente normativa (la suddetta 124/99) che, in sostanza, permette alla P. A. di operare “in deroga”, consentendo il reiterato ricorso a rapporti di lavoro a tempo determinato anche per sopperire a esigenze di carattere ordinario. Quindi - di fronte alla situazione che ha determinato il provvedimento del Tribunale di Genova - piuttosto che auspicare (sempre e comunque) la “soluzione Ichino” che, personalmente, valuto alla stregua di una sottospecie del contratto di lavoro a termine - con le (due) aggravanti dell’indeterminatezza della data di scadenza e del superamento delle garanzie offerte dalla “giusta causa” - riterrei più serio e corretto che ci si ponesse il problema di evitare, nel pubblico come nel privato, l’ingiustificata reiterazione dei rapporti di lavoro a tempo determinato. Anche il (mio) secondo motivo di critica è dettato da una questione d’informazione poco corretta. Infatti, il senatore Ichino, nel corso di un articolo pubblicato dal Corriere della Sera, il 31 marzo 2011, afferma che - in virtù dell’applicazione della direttiva 1999/70 - “lo stesso identico problema è destinato a riproporsi anche nel settore privato”. Di qui, l’inderogabile esigenza di ricorrere - sempre e comunque - all’ipotesi prevista dal suo ddl. 1481/09. In effetti, l’esercizio di una più corretta informazione, avrebbe dovuto sconsigliare al Prof. Ichino di sostenere - in termini quasi profetici, come se dovuti a un’improvvisa “visione” o, piuttosto, nel senso di una catastrofe annunciata - che il problema è “destinato a riproporsi” anche nel settore privato. In realtà, nel settore privato, il problema si pone già da molti anni a questa parte: a partire dalla controriforma operata - anche con il suo assenso, oltre a quello di Cisl e Uil - attraverso il D. Lgs. 368/2001! Da quando, cioè, il sostanziale superamento delle c.d. “causali oggettive”, per il ricorso ai rapporti di lavoro a tempo determinato, ha prodotto il proliferare e l’ingiustificata reiterazione di tale tipologia contrattuale. D’altra parte, come già rilevato, la sentenza 520/2011, nasce sulla scorta dell’applicazione al pubblico di norme già previste - anche se (spesso) eluse o evase - per il settore privato; fatta salva la trasformazione del rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

Renato Fioretti
Collaboratore redazionale di Lavoro e Salute

domenica 24 aprile 2011

La Fiat spilorcia in Italia,fa shopping in America

Passo decisivo verso l'integrazione tra la Fiat e la casa di Detroit. "Siamo pronti ad assumerne il controllo", afferma Marchionne, l'obiettivo è arrivare al 51% entro l'anno. Rimane invece aperta la questione delle scarse vendite in Italia e del confronto sindacale, con lo scontro aperto con la Fiom sulll'ennesimo ricatto occupazionale alla ex Bertone di Grugliasco

Fiat sempre più americana. Siglato l'accordo per acquisire entro giugno un ulteriore 16% di Chrysler, rifinanziando il debito ai governi Usa e canadese. Passo decisivo verso l'integrazione tra la Fiat e la casa di Detroit. «Siamo pronti ad assumerne il controllo», afferma Marchionne, l'obiettivo è arrivare al 51% entro l'anno. Rimane invece aperta la questione delle scarse vendite in Italia e del confronto sindacale. Anche per le Officine automobilistiche di Grugliasco si cerca di imporre l'accordo del dicembre 2010 al posto del contratto nazionale. Marchionne vuole la resa della Fiom che nello stabilimento ex Bertone ha il maggior numero di iscritti fra i dipendenti.
Il ricatto è sempre lo stesso: Senza l'approvazione della Fiom «in tempi brevissimi» del piano per la ripresa dell'attività produttiva delle Officine automobilistiche di Grugliasco, Fiat «rinuncerà al progetto e avvierà la ricerca di una nuova allocazione per l'investimento relativo alla produzione della nuova Maserati del segmento E».
«L'azienda - continua il comunicato - si riserva di tenere in considerazione la richiesta di Cisl, Uil e Fismic di dare la preferenza a un sito italiano». La strategia per isolare la Fiom non è nuova. «Per l'ex Bertone è questione di qualche giorno. O c'è l'accordo sindacale e il rilancio dell'impianto o c'è il suo definitivo abbandono».
Secca la risposta della Fiom. «E' inaccettabile scaricare sui lavoratori l'uscita dal contratto nazionale», commenta il segretario generale Maurizio Landini. E mette in chiaro: «Non è accettabile scaricare» sui lavoratori dell'Ex Bertone «la decisione di uscire dal Contratto nazionale e la decisione di fare o meno l'investimento annunciato».
«È nota la posizione contraria della Fiom a quell'accordo, come del resto dimostra il fatto che abbiamo depositato un ricorso al Tribunale di Torino» aggiunge Landini: «Noi rispettiamo l'autonomia delle Rsu, non avendo un'idea autoritaria del loro ruolo. Quindi parteciperemo alle assemblee e illustreremo le nostre ragioni». Alla Bertone si vota il 2 e il 3 maggio.

Red

fonte:http://www.paneacqua.eu

sabato 23 aprile 2011

“Dopo Torino, arriva la sentenza del Tribunale di Modena su sette aziende, confermando che il Contratto in vigore è quello del 2008”

“Con la sentenza di oggi del Tribunale di Modena - che riguarda sette aziende: Emmegi, Maserati, Rossi, Glem Gas, Ferrari, Case New Holland e Titan - viene accolto l'obiettivo del nostro ricorso: si conferma che il Contratto del 2008 è quello legittimamente in vigore. A questo punto è utile che tutte le parti, compresa Federmeccanica, si pongano il problema di definire un vero contratto nazionale condiviso da tutte le parti e che abbia il consenso delle lavoratrici e dei lavoratori.”
“La sentenza, che si aggiunge a quella di Torino, dimostra che la strada degli accordi separati aumenta i problemi anziché risolverli. E si riafferma la necessità che sulla rappresentanza e rappresentatività si arrivi a una soluzione certa, fino ad arrivare a una legislazione in materia.”
“Proponiamo a Federmeccanica e Fim e Uilm di avviare su tale materia un confronto per impedire il protrarsi della pratica degli accordi separati, per il bene delle lavoratrici e dei lavoratori.”

Maurizio Landini


fonte:http://www.fiom.cgil.it

Modena - Fiom: illegittima la disdetta da parte di Fim e Uilm del ccnl del 2008

Sentenza molto importante al Tribunale di modena dove le aiende più importanti della provincia tra cui le 3 del gruppo Fiat, Ferrari, Maserati e New Holland sono state condannate per comportamento anti-sindacale ed è stata data ragione alla Fiom in merito all'applicazione del CCNL del 2008.
Questa sentenza, a differenza di quella di Torino, ha chiarito alcuni aspetti su cui Fim e Uilm in questi giorni hanno aizzato una campagna falsa e di disinformazione. La sentenza infatti stabilisce innanzitutto che non solo per gli iscritti alla Fiom, ma anche per i non iscritti, salvo esplicita richiesta, deve essere applicato il CCNL del 2008 firmato anche dalla Fiom. Inoltre chiarisce che a fronte di quanto stabilito dall'art.38 della costituzione agli scirtti alla Fiom ed ai non iscritti non sarà richiesto di restituire i soldi degli aumenti elargiti dal CCNL separato del 2009, smentendo pertanto la campagna diffamatoria di Confindustria Fim e Uilm di questi giorni. In più la sentenza chiarisce anche che è antisindacale la richiesta di una ulteriore trattenuta per quota contratto ai non iscritti in quanto già richiesta per il rinnovo del CCNL 2008.
Un ulteriore passo verso la riconquista del contratto nazionale!

fonte:http://www.rete28aprile.it

venerdì 22 aprile 2011

Scioperi in tutto lo stabilimento contro l’aumento dei carichi di lavoro

Oggi alla 2R come alle meccaniche, i lavoratori hanno incrociato le braccia contro l’aumento dei ritmi di lavoro imposti dall’azienda.
Alle meccaniche l’azienda ha fatto saltare un incontro e in 2R continua a non dare risposte adeguate.
Lavorare in questo modo diventa pesantissimo,ma l’alta adesione allo sciopero, anche di molti lavoratori precari, dimostra come i lavoratori siano determinati a non subire più queste condizioni.
La Piaggio oltretutto, continua ad essere inadempiente nel valutare il rischio per la salute e propone ai sindacati solo palliativi a costo zero e non serie soluzioni.
L’aumento delle malattie professionali degli ultimi anni, ne è la più grave conseguenza.
Di questi aspetti è informata anche la ASL.
La Piaggio dopo aver ottenuto la procedura di mobilità getta la maschera e chiede più lavoro per chi rimane.
Per questi motivi sarà necessario continuare il conflitto fino a quando la Piaggio non riconoscerà un ruolo effettivo del sindacato in fabbrica e non saranno stabilite condizioni di lavoro migliori.

RSU FIOM PIAGGIO

giovedì 21 aprile 2011

"Fiat-Chrysler: la Fiat segue la via disastrosa dell’Olivetti"

La scalata alla Chrysler da parte della Fiat è una buona notizia sicuramente per Marchionne e la famiglia Agnelli-Elkann, potrà produrre utili finanziari, ma è una pessima notizia per il paese. In realtà così l’industria Fiat diventa un decentramento della Chrysler, come la Dacia in Romania lo è per la Renault. E’ un disastro che viene pagato tutto dai lavoratori e dall’apparato industriale italiano ed è un film già visto, purtroppo. Anche l’Olivetti, altra eccellenza produttiva nazionale, è stata sacrificata e poi distrutta per fare la scalata alla Telecom. Allora come oggi, subalternità e servilismo politici e sindacali, coprono di elogi la spregiudicatezza dei manager. E così viene nascosto l’ennesimo disastro nelle politiche industriali e nei diritti del lavoro del nostro paese. 

Giorgio Cremaschi 

fonte:http://www.rete28aprile.it

Sciopero Generale 6 Maggio

Il reddito dei lavoratori e dei pensionati ha perso potere d'acquisto.E' aumentata la disuguaglianza a tutto discapito dei redditi da lavoro dipendente e da pensione.La metà dei lavoratori dipendenti è senza un contratto nazionale degno di questo nome.Essere giovane e/o donna nel nostro Paese vuol dire essere o disoccupato o precario.Il Governo non attiva interventi per lo sviluppo e taglia risorse alla Scuola, all'Università e alla Ricerca.Confindustria e Confcommercio pensano di aumentare la competitività delle aziende riducendo i diritti dei lavoratori, assumendo di fatto il modello FIAT.E' intollerabile scaricare sui lavoratori il peso di scelte politiche e industriali sbagliate costringendoli a decidere tra il lavoro e i diritti.Scioperiamo il 6 maggio contro il governo e la confindustria per una forte redistribuzione del reddito attraverso il fisco e la contrattazione la riconquista del contratto nazionale come unico strumento di unificazione del mondo del lavoro e estensione dei diritti dei lavoratori.La certezza della rappresentanza dei firmatari dei contratti, la validazione dei lavoratori sugli accordi attraverso il voto.Il superamento della precarietà.

FIAT: ancora Cassa integrazione per le 2200 tute blu di Termini Imerese

La FIAT di Termini Imerese si ferma ancora. Da oggi e per diciotto giorni le 2.200 tute blu della fabbrica che assembla la Lancia Ypsilon e dell'indotto tornano in Cassa integrazione.
Gli operai rientreranno al lavoro il 9 maggio, ma dovranno lasciare nuovamente libere le catene di montaggio dal 16 al 18 maggio. Ultimi passaggi prima della fine della quarantennale stagione del Lingotto in Sicilia, da dove le insegne Fiat saranno tolte a fine anno.
Tra Palermo e Roma prosegue, intanto, il lavoro serrato per far decollare il polo industriale di Termini. Ieri le manifestazioni di interesse della Blucar Srl, per la produzione di veicoli elettrici, e del gruppo Guaraldo, per la realizazione di un supermercato, si sono aggiunte alle proposte di De Tomaso, Cape, Med Studios, Lima Corporate, Biogen, Newcop e Dr. 

FIAT: Camusso, Marchionne conferma lo spostamento verso gli USA

Per la leader della CGIL l'accordo raggiunto da FIAT per l'acquisto di un altro 16% di Chrysler è “la conferma dello spostamento Oltreoceano del baricentro del Lingotto”. Per la vicenda ex Bertone Camusso ha richiamato il Gruppo al rispetto degli accordi assunti col Governo

“Un'ulteriore conferma dello spostamento Oltreoceano del baricentro del Lingotto” ha commentato così Susanna Camusso, Segretario Generale della CGIL, l'accordo raggiunto quest'oggi dalla FIAT con il gruppo Chrysler e con gli altri soci della casa di Detroit per acquisire un ulteriore 16% dell'azienda. Il prezzo complessivo per l'esercizio della call-option sarà di 1,26 miliardi di dollari USA. La FIAT ha quindi annunciato che la sua quota in Chrysler è salita al 46% e che entro l'anno avrà quel 5% di azioni che le mancano per assumere il controllo della società di Detroit.
Il raggiunto accordo tra FIAT e Chrysler non stupisce però la leader della CGIL, che dichiara “non è una particolare novità”, anzi risulta “la conferma di uno spostamento di orientamento di FIAT e di un atteggiamento per cui invece che la presentazione di un piano completo su Fabbrica Italia, c'è il suo annuncio pezzetto per pezzetto, probabilmente subordinato a quanto avviene, mano a mano, negli Stati Uniti”. La vera attenzione della FIAT di Marchionne è rivolta soprattutto agli Stati Uniti non all'Italia, è orientata, ha precisato Camusso, al progetto Chrysler “in parte rispettando gli impegni assunti con il governo americano, in parte pensando che là sarà il futuro di questo gruppo”.
E riferendosi all'eventuale trasferimento della produzione della ex Bertone in America Camusso ha richiamato il Gruppo al rispetto degli accordi assunti col Governo “Bertone è un'azienda rilevata dall'amministrazione controllata - ha affermato - rispetto alla quale la FIAT ha assunto degli impegni con il governo e con i lavoratori, presentando un piano industriale. E' da qui che bisogna partire per un giudizio sulla vicenda Bertone”.

fonte:http://www.cgil.it

Piaggio, Atac

Trasmissione redazionale di inchiesta ed approfondimento sulle lotte ed il mondo del lavoro, ogni lunedì dalle ore 12 in diretta dalle frequenze di Radio Onda Rossa. Il termine “Inchiesta”, si configura come metodo di ricostruzione dei cambiamenti del mondo del lavoro dal punto di vista soggettivo di chi è sfruttato, partendo dalla conoscenza e dalle esigenze degli operai del proprio lavoro. L'aggettivo “operaio” è declinato nel significato sintetizzatore di tutte le condizioni di lavoro subordinato, in tutti i settori produttivi, dal pubblico al privato.

65°: collegamento con lavoratori Piaggio dopo firma accordo, anche da parte Fiom, su peggioramento condizioni di lavoro; collegamento con lavoratori Atac di Roma riguardo attuale situazione aziendale.

mercoledì 20 aprile 2011

“Nelle assemblee di Melfi i lavoratori si esprimono condividendo la scelta di non firmare l'ipotesi di accordo del 31 marzo”

La Fiom nazionale e la Fiom Basilicata hanno diffuso oggi il seguente comunicato congiunto.

“Tra martedì 19 e mercoledì 20 aprile si sono svolte le assemblee della Fiom-Cgil presso lo stabilimento Sata di Melfi per esaminare l'ipotesi d'accodo del 31 marzo sull’introduzione dell’Ergo-Uas e il taglio dei 10 minuti di pausa a partire dal 1° gennaio 2012.”
“Sull'ipotesi di intesa, la Fiom ha sospeso il giudizio e ha inviato una lettera, condivisa unanimemente da tutte le Rsu elette nella lista della Fiom-Cgil alla Fiat-Sata, nella quale si chiedeva all'Azienda chiarimenti sull'effettiva sperimentazione dell’accordo del 31 marzo.”
“Come è noto, la risposta della Fiat-Sata è stata negativa e ha esplicitato che i 10 minuti di pausa saranno comunque tagliati a partire dal 1° gennaio 2012.”
“Alle assemblee hanno partecipato circa 2.000 lavoratrici e lavoratori dello stabilimento. Al termine è stato chiesto loro se condividessero la scelta della Fiom di non procedere alla firma dell’intesa vista l'assenza di una effettiva e agibile sperimentazione sull’Ergo-Uas e sul taglio dei 10 minuti di pausa.”
“Le assemblee hanno votato all’unanimità il consenso alla Fiom di non firmare conclusivamente l'accordo.”
“Con queste assemblee si conferma la volontà dei lavoratori, che già con 2.984 firme avevano sostenuto la posizione della Fiom di non peggiorare le condizioni di lavoro, ma di aprire una discussione generale sui piani produttivi e gli investimenti per lo stabilimento Sata di Melfi.”

fonte:http://www.fiom.cgil.it

Democrazia nella Cgil

In riferimento alla vicenda di Fulvio Flammini, il funzionario sindacale defenestrato dalla Cgil del Trentino, mi preme fare chiarezza su quanto è accaduto e sta accadendo in Cgil a Trento. Credo che si siano persi di vista gli oggetti principali del contendere: la democrazia, la rappresentanza e la legalità.

A marzo del 2010 “La Cgil che vogliamo” ha perso il congresso locale della categoria dei trasporti (Filt) e questo è vero ma è altrettanto vero che la rappresentatività della minoranza all'interno del comitato direttivo della categoria dei trasporti è di circa il 45% dei componenti e questo nonostante le irregolarità riscontrate durante l'elaborazione dei verbali delle votazioni delle assemblee dei lavoratori (parte delle irregolarità erano conosciute dal presidente della commissione regionale di garanzia, che non ha battuto ciglio). A marzo 2010 Paolo Sboner è stato eletto segretario generale della Filt trentina dal direttivo della categoria a seguito di proposta presentata dal segretario generale della Cgil trentina Paolo Burli e dal segretario nazionale della categoria dei trasporti. Lo stesso giorno il direttivo della categoria è stato artatamente aumentato del 30% dal signor Sboner, contro ogni regola statutaria, facendo entrare tutte persone che lo appoggiano. Lo stesso Burli ammetterà in seguito che non si può aumentare un direttivo artatamente del 30%, lavandosene comunque le mani, lui che è o si proclama il legale rappresentante della Cgil del Trentino. Contro l'aumento irregolare del 30% è stato fatto ricorso alla commissione interna che in seguito si è dichiarata incompetente a deliberare e poi a quella nazionale che non ha nemmeno risposto (altra infrazione statutaria). Il signor Sboner tra la fine del 2010 e l'inizio del 2011 si è assentato per più di tre mesi consecutivi senza aver avuto l'autorizzazione della Cgil trentina lasciando la categoria praticamente sguarnita, con il solo Antonio Beccati, ex segretario della Filt trentina per quasi dieci anni consecutivi (altra infrazione allo statuto dell'organizzazione che prevede un massimo di otto anni di incarichi politici nella segreteria) a gestire la categoria, peraltro malamente e senza alcuna autorizzazione del comitato direttivo (altra infrazione statutaria). Dopo il ritorno del segretario Sboner, la segreteria della categoria è stata eletta a marzo del 2011 contro ogni regola statutaria, che ne impone l'elezione entro il termine di tre mesi dall’elezione del segretario (quindi la segreteria è stata eletta un anno dopo). Il signor Beccati, contro ogni regola statutaria, fa ancora attualmente parte della segreteria. Sempre a marzo del 2011 è stato approvato il bilancio contabile preventivo della categoria contro ogni regola statutaria (è ovvio che i bilanci preventivi si approvano l'anno precedente a quello di riferimento).Veniamo a Flammini. La Cgil trentina, per cacciarlo, si è inventata le più assurde giustificazioni, smontate una ad una: dalla mancanza di permessi sindacali per distaccarlo dall'azienda nella quale lavorava alla mancanza di denaro nella categoria per pagarne eventualmente il distacco; dalla panzana che il suo allontanamento era da addebitare ad un normale turnover visto che lavorava ininterrottamente da vent'anni in quella categoria (N.B.: Flammini non ricopriva incarichi politici nella segreteria della categoria e quindi la regola statutaria che non si può stare più di otto anni consecutivi in un punto fisso non può essere applicata a lui e quindi lui può stare lì ancora) alla panzana che voleva restare a seguire i camionisti perché gli piace il potere (non so quale sia il potere di cui parlava Burli...). Alla fine è venuta a galla la verità e cioé che l'ordine partiva dalla Filt nazionale. Giova ricordare che più di un anno fa in una riunione alla presenza di un compagno che ora fa parte dell’area di minoranza, Paolo Burli dichiarava scocciato all’allora segretario della categoria Antonio Beccati che gli stava dando già in quel periodo l’opportunità di fare fuori Flammini. Si capisce quindi che le ragioni dell’allontanamento non sono maturate negli ultimi mesi ma da un bel po’ di tempo, ancora prima del congresso del 2010. E' ben vero che la Cgil del Trentino l'estate scorsa ha offerto un posto a Flammini presso l'ufficio vertenze (vietandogli di seguire quelle di chi lavorava come camionista) così come è vero che Flammini alla fine aveva accettato il posto così come è vero che la Cgil del Trentino si è rimangiata la proposta cacciandolo. Sembra che a Flammini sia stato perfino proposto da qualche funzionario della Cgil, pur di liberarsene, un pensionamento anticipato attraverso metodi non proprio regolari. Perché tutto questo accanimento nei confronti di una persona che ha rimesso parte della sua salute nel lavoro (lavoro che non si può fare solo nei normali orari di ufficio ma anche la sera e nei fine settimana visto che i camionisti sono in giro fino alle sette di sera oppure tornano il venerdì sera dall’estero) e che ha un appoggio praticamente all'unanimità da parte dei camionisti, che vogliono che resti a fare il funzionario sindacale alla Filt? Racconto un episodio accaduto anni fa che forse può servire a fare qualche ragionamento. Una multinazionale con sede in provincia di Trento alla fine degli anni ’90 capitola dopo uno sciopero di 8 giorni consecutivi ed è costretta a sottoscrivere un accordo con la Filt. Il testo di quel contratto aziendale introduce una serie di tutele ivi inclusa quella contributiva degli autisti, molto spesso aggirata dai padroni del settore. Un autista, anni dopo ed in prossimità del suo pensionamento, si rivolge ad un avvocato che, letto quell’accordo, ritiene la multinazionale inadempiente e la denuncia all’Inps per evasione contributiva, indicando Fulvio Flammini come possibile interprete delle norme violate. Gli ispettori avviano un’indagine e dopo accurati controlli contestano alla grande impresa qualche milione di euro per mancati versamenti contributivi, proprio sulla scorta dell’interpretazione autentica che Flammini aveva fornito loro per conto della Filt del Trentino. Cos’è accaduto? Che il padrone s’è rivolto ai vertici nazionali Filt ai quali ha chiesto di poter reinterpretare l’accordo. Come è finita? L’accordo è stato reinterpretato a favore dell’azienda e a sfavore dei lavoratori. Quindi, dopo aver ottenuto un buon contratto aziendale, la Filt nazionale concorda con la multinazionale di rivedere in peggio l’accordo. Non vi sembra che ci sia qualcosa di strano? Faccio un’altra considerazione: se un’azienda multinazionale dei trasporti riesce a convincere i vertici della Filt nazionale a modificare un accordo a sfavore dei lavoratori, ho l'impressione che tale azienda multinazionale dei trasporti abbia potuto influenzare anche le decisioni della Cgil trentina nella volontà di allontanare Flammini dal seguire la contrattazione aziendale perché danneggia gli interessi aziendali. Come si può spiegare la gioia delle imprese di autotrasporto alla notizia dell'allontanamento di Flammini dal sindacato? Ci sono ditte che dopo la cacciata di Flammini hanno chiesto alla Filt trentina di ridurre il salario accessorio dei camionisti e che hanno minacciato ritorsioni nei confronti di alcuni di loro che si erano rivolti in passato a lui. Qualche settimana fa alcuni lavoratori della ditta di trasporti ex La Piana sono stati messi in mobilità con il consenso degli attuali vertici della Filt trentina senza che essi abbiano detto nulla in merito, senza verificare se c'era qualche possibilità di tutelarli prima del licenziamento. Vi pare normale? Come è possibile che i lavoratori della ditta multinazionale Arcese proclamino ed attuino uno sciopero di dieci giorni senza l'appoggio della categoria presso la quale sono iscritti? Nemmeno le bandiere della categoria sono state date ai lavoratori… Chi sostituisce Flammini non è all’altezza e sarebbe meglio per i lavoratori che si dimettesse prima possibile. Sboner non ha praticamente mai accettato di parlare con i camionisti iscritti alla Cgil.Altri esempi di malagestione che la Cgil, nonostante i ricorsi presentati, non ha ritenuto degni di essere sanzionati sono i seguenti: qualche mese fa a Franco Tessadri (altro dirigente sindacale che pochi giorni fa è stato sospeso insieme a Flammini e a Ezio Casagranda), componente della R.s.u. di Trentino Trasporti s.p.a., componente del Comitato direttivo della Filt Cgil del Trentino e componente del Comitato direttivo della Cgil del Trentino, è stato tolto il mandato di rappresentanza della Filt in ambito aziendale e cacciato da una delle commissioni R.s.u. di cui faceva parte. Esecutore materiale il segretario generale Paolo Sboner. Anche Franco Tessadri fa parte dell’area programmatica “La Cgil che vogliamo”. Un caso? Qualche mese fa si è svolta presso la sede della Cgil trentina un’assemblea indetta dall’area programmatica, dove hanno partecipato più persone appartenenti a più categorie. A Franco Tessadri è stato negato dal segretario Paolo Sboner il permesso sindacale per potervi partecipare. Che comportamento è questo? Il 20 settembre scorso sono venuto a conoscenza che un funzionario della Filt trentina ha chiesto dei soldi ad un associato per impugnare sanzioni disciplinari. Solo un malinteso? Non ne sono sicuro visto che sembra che abbia offerto all’associato anche uno sconto per la prestazione. Sono emersi documenti che attestano che Sboner in passato, quando non era ancora segretario generale della categoria, ha utilizzato permessi sindacali per andare in ferie. Il segretario generale della Cgil trentina cosa ha fatto dopo essere venuto a conoscenza dell’uso irregolare dei permessi sindacali? Niente. Anzi ha accusato la minoranza di fare dossieraggio. Chi ha autorizzato Sboner ad utilizzare permessi sindacali per andare in ferie? Antonio Beccati in passato utilizzava il proprio mezzo per le trasferte di lavoro romane con relativo guadagno sul rimborso spese. Questo atteggiamento mi appare come uno strumento poco nobile per “arrotondare” la paga: infatti lo scorso dicembre il direttivo confederale della Cgil del Trentino ha deliberato che per le trasferte dei funzionari sindacali si debba adoperare il mezzo più economico in modo da far risparmiare l’organizzazione. Un provvedimento ad hoc? Sarebbe stato più corretto dire ai lavoratori come vengono spesi i soldi della categoria: è importante che sappiano che persino il costo per l’uso della toilette da parte di un sindacalista è stato rimborsato dalla categoria. Qualche mese fa una lavoratrice ha telefonato al signor Sboner chiedendogli un chiarimento sulla possibilità di ottenere un permesso per studiare e lui, segretario sindacalista, ha telefonato direttamente alla direzione dell’azienda senza l’autorizzazione della lavoratrice comunicando di aver ricevuto la richiesta di chiarimenti da parte della lavoratrice. E’ questo il modo di fare sindacato? Da chi ho saputo questa storia? Da una componente della segreteria confederale della Cgil trentina!I compagni trentini che hanno aderito all’area programmatica “La Cgil che vogliamo”, compresi quindi anche quelli delle altre categorie, sono stati accusati dalla Cgil del Trentino di strumentalizzare la vicenda per opportunismo ma non è vero: l’area programmatica è presente nella categoria dei trasporti ed i compagni che fanno parte delle altre categorie sostengono la battaglia dei lavoratori. Si chiede il rispetto della democrazia, della rappresentanza, delle regole, del buon senso. E’ strumentalizzazione questa? L’ottobre scorso un dirigente Rsa della Filt Cgil del Trentino, sostenitore della maggioranza, ha presentato le proprie dimissioni sia come membro supplente del Collegio sindacale della categoria sia come Rsa stesso a causa degli allontanamenti di Flammini e di Tessadri. Se anche un componente della maggioranza se ne va, sembra proprio che le accuse di strumentalizzazione si sbriciolino penosamente. Dopo un anno di lotte, se Flammini non rientrerà alla Filt, i camionisti, che rappresentano circa un terzo degli iscritti della categoria, se ne andranno dalla Cgil trentina, causandole un danno di rappresentanza e una consistente perdita di soldi. E il segretario organizzativo della Cgil del Trentino Mirko Carotta qualche giorno fa esce sui giornali chiedendo ai lavoratori e pensionati di iscriversi al sindacato... Le parole dei componenti della segreteria della Cgil trentina sulla democrazia, sulla rappresentanza, sulla regolarità sono vuote. L’area programmatica, viste le infrazioni accadute nella categoria, ha da tempo chiesto un congresso di categoria straordinario come prevede lo statuto ma la Cgil non ha nemmeno risposto (altra infrazione statutaria). Ho l’impressione forte che chi avrebbe dovuto far rispettare le regole se ne stia infischiando di tutta la storia perché è meglio perdere i lavoratori e un bravo sindacalista che avere un problema “politico”. Il comportamento di questa parte di Cgil è vergognoso e la “Cgil che vogliamo” nazionale deve sostenere fattivamente la battaglia per la democrazia, per la rappresentanza e per la legalità.

Mirko Sighel
Componente del Comitato direttivo della Cgil del Trentino

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