La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

lunedì 28 febbraio 2011

Lo sciopero va proclamato ora. Basta con gli indugi

L’accordo separato per le lavoratrici e i lavoratori del commercio è un ennesimo colpo durissimo ai diritti, al contratto nazionale, alle libertà delle persone. Con questo accordo, dopo i metalmeccanici e tutti i lavoratori pubblici, anche i milioni dei lavoratori del commercio entrano in un regime di devastazione contrattuale che esclude la Cgil.Oramai la maggioranza dei lavoratori italiani sono senza un contratto nazionale firmato da tutti. A questo punto i contatti unitari non sono la regola, ma l’eccezione minoritaria e la sostanza è quella, invece di un sistema delle imprese che, in pieno accordo con il Governo, punta alla rottura sindacale e alla distruzione del contratto nazionale.La Cgil deve prendere atto della realtà e non bisogna più perdere tempo. Occorre definire subito la data per lo sciopero generale e questa deve essere ravvicinata, anche unificando e accorpando tutte le decisioni di lotta già prese. La Segreteria nazionale deve dunque dare conseguenza al voto del Direttivo e fissare la data per uno sciopero generale che dovrà provare a fermare sul serio tutto il paese.Il deterioramento del quadro democratico, per l’azione sconsiderata del Presidente del Consiglio, reclama anch’esso una risposta immediata. A questo punto ogni ulteriore rinvio sarebbe tanto incomprensibile quanto colpevole. Lo sciopero generale va proclamato ora.

  • Segnaliamo il sito Sciopero generale con il Documento conclusivo dell'assemblea nazionale autoconvocata, l'articolo di "Liberazione" sull'assemblea stessa, prese di posizione a favore di uno sciopero generale, un primo commento all'accordo separato del commercio. 


fonte:http://www.rete28aprile.it

Dai tetti alla mobilitazione: i lavoratori si autoconvocano

Sabato 26 al Teatro Colosseo, a Roma, si è tenuta la terza Assemblea autoconvocata dei lavoratori, per costruire un coordinamento permanente, e arrivare alla convocazione dello sciopero generale Delegati sindacali e non, per la costruzione di una rappresentanza dei lavoratori, oltre le tessere.


Che le lotte di questi mesi stiano dando segni di maturazione, lo si è visto ieri con la terza Assemblea nazionale autoconvocata dei “Coordinamenti, dei comitati, delle delegate e dei delegati, delle lavoratrici e dei lavoratori contro la crisi”. L’intenzione è seria, la determinazione di più. Ed il segnale, paradossalmente, viene dal fatto che nessun lavoratore è intervenuto “contro” la Cgil, rea di giocare a rimpiattino con uno sciopero generale di cui tutti sentono l’esigenza, anzi l’urgenza da molto tempo, tanto da sentir ripetere, in quasi tutti gli interventi, che “già si sarebbe dovuto fare da tempo”. Né tantomeno per parteggiare con questa o quella sigla sindacale di base, quantunque a tutte quelle che “si mobilitano” è andato l’apprezzamento di tutti. Così come è andato alla Fiom, a cui si va ascritto il merito oltre che di rimanere in prima linea e di continuare a chiedere lo sciopero generale alla Cgil, anche quello di disvelare, come ha sottolineato Riccardo de Angelis, Rsu Maflow nella relazione di apertura, la politica di Marchionne come la rotta sulla quale governo e Confindustria in Italia, e complessivamente poteri forti sul piano internazionale, si stanno muovendo per uscire dalla crisi. Un “modello Marchionne che, dopo Mirafiori e Pomigliano, - si legge nel documento finale dell’assemblea - sta estendendosi oltre la stessa Fiat. Quel modello, con il pretesto della crisi e della concorrenza globale, punta allo smantellamento dei diritti e delle tutele sindacali e vuole riportare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori indietro di un secolo”.La consapevolezza diffusa che questa sia la politica che, va detto, si sta già praticando, ha portato a Roma sabato mattina al Teatro Colosseo circa trecento tra lavoratori e lavoratrici, delegate e delegati, sindacalisti, per un’assemblea vera, dove si è sentita dopo molto tempo la coincidenza chiara fra l’analisi della situazione e le sue ricadute sulle condizioni reali di ciascuno. Non una “narrazione” quindi, vogliamo dire proprio citando un termine tanto abusato quanto distaccato, ma una “materializzazione” nella “presenza” di lavoratori e lavoratrici del pubblico e del privato, delle fabbriche e delle scuole, della sanità, e delle cooperative sociali, dei precari di tutti i settori, dei cassaintegrati e dei licenziati (in fondo all’articolo il link delle adesioni).E, accanto a loro, gli studenti di Ateneinrivolta, dalla stessa parte della barricata, perché “lo smantellamento del diritto alla studio determinato dalla riforma Gelmini – ha detto Giorgio Sestili, intervenuto in rappresentanza – è un problema che non riguarda solo gli studenti, ma tutti i lavoratori”, anche come padri e madri. Gli studenti continueranno perciò a fare la loro parte in questo percorso di costruzione di una giornata di mobilitazione nazionale, della quale architrave deve essere una convocazione permanente determinata dallo sviluppo di coordinamenti locali fino a quello nazionale, in un lavoro continuo di ricostruzione di una cultura e di un’organizzazione le cui parole d’ordine sono state ricucite nel documento finale. Contro i licenziamenti, le speculazioni edilizie e finanziarie fra le prime cause delle chiusure e delle delocalizzazioni, per il salario minimo, per la stabilizzazione dei precari, per la distribuzione del lavoro con il reimpiego dei tanti cassintegrati, licenziati e disoccupati, per la difesa del contratto nazionale e dello Statuto dei lavoratori, per il ritiro del collegato lavoro e della riforma Gemini. Insomma un’organizzazione dei lavoratori, e non per i lavoratori. Questo è il senso della giornata e dei contenuti che sono stati espressi. Tanto solidi, come dicevamo all’inizio, da non aver bisogno di schierarsi con un sindacato, ma piuttosto di costruire il proprio percorso, chiamando i sindacati – tutti – a confrontarcisi, ricostruendo così un’unità, determinata dal protagonismo dei lavoratori stessi. Confortante, da questo punto di vista, l’intervento di Giorgio Cremaschi, presidente del Comitato Centrale della Fiom, che dopo aver chiesto all’assemblea di “schierarsi con il popolo libico in lotta”, ha posto l’accento tanto sulla gravità della fase politica, che ha definito “resa dei conti finale”, quanto sulla necessità di “ricostruire la partecipazione dal basso, ritrovando le sedi dove poter discutere, partecipare e unirsi oltre le tessere”. “C’è bisogno di ricostruire un momento, che il movimento dei lavoratori ha già conosciuto – ha detto Cremaschi – in cui si era delegati come rappresentanti dei lavoratori, al di là della tessera”. Indipendentemente da tutti gli appuntamenti lanciati dai sindacati per i prossimi giorni (l’11 marzo sciopero dell’Usb, il 25 di Fp e Flc), “che io valorizzo tutti – ha detto – è necessario arrivare a uno sciopero generale vero”, concludendo con l’augurio di andare avanti per la strada intrapresa, consolidandola. Altrettanto va detto dell’intervento del segretario nazionale Fiom Sergio Bellavita, che ha voluto esordire con un chiarimento. Le “scuse ufficiali della Fiom”, per l’episodio avvenuto alla Thales Alenia Space, nel quale in un primo momento la stessa Fiom aveva firmato per l’esclusione di due rappresentanti Usb, in quanto non firmatari di accordo integrativo. Chiarito doverosamente il punto, Bellavita ha sottolineato l’importanza della costruzione di un “sindacato dei lavoratori”, come unica variabile per un sindacato di classe, di cui quell’assemblea è già un segno tangibile, dimostrato dal fatto che “l’unità sindacale, qui, è rappresentata”. Bellavita ha poi chiarito a MicroMega che le condizioni per la costruzione di questo percorso ci sono nella misura in cui i lavoratori non verranno lasciati soli. Detto da un dirigente Fiom, è un’ulteriore conferma della battaglia combattuta sul fronte interno. Mentre da questa parte, un nuovo appuntamento è la conferma che quello di sabato non è stato solo un momento di confronto, perché la costruzione di una giornata di mobilitazione nazionale è un impegno per tutti.

Anna Maria Bruni


fonte:http://temi.repubblica.it/micromega-online

domenica 27 febbraio 2011

"Uno sciopero vero che fermi il paese"

"Uno sciopero vero che fermi il paese". Non ci si aspettava tanta partecipazione all'assemblea dei lavoratori e delle lavoratrici autoconvocati che si è svolta ieri a Roma. Più di trecento persone, un po' dai quattro angoli del Bel Paese, che raccontano della voglia di mobilitarsi ma, soprattutto, della volontà di farlo nella chiarezza degli obiettivi. E quindi più che "sciopero generale", che ormai in bocca alla Cgil sta diventando sinonimo di "grande iniziativa" e basta, è meglio parlare di "sciopero generalizzato".Presenti delegati e delegate di sigle sia dei sindacati di base, praticamente tutti, che di alcune categorie della Cgil (metalmeccanici, chimici, commercio, pubblico impiego, scuola), l'assemblea ha rilanciato con chiarezza l'idea di una mobilitazione permanente. Un messaggio preciso all'indirizzo delle "burocrazie sindacali" che la protesta è un'arma in mano ai lavoratori; al Governo che il suo tempo è ormai finito; e alla Confindustria che la crisi i lavoratori non intendono pagarla. Ma quello che la terza assemblea degli autoconvocati ha posto con maggiore chiarezza è stata l'urgenza di unificare le lotte. Del resto, la disarticolazione non può dar luogo ad alcuna proposta alternativa, alcuna piattaforma che sia in grado di dare una prospettiva alle tante lotte di resistenza che si vanno articolando da un anno e mezzo a questa parte in Italia. Sul palco hanno preso la parola i delegati di Mirafiori, della Maflow, della Manuli, ed anche i precari della Scuola, gli operatori della Sanità, e i "precari" delle cooperative sociali appesi, con un contratto a tempo indeterminato, alla scure dei tagli al welfare.Oggi che il "cerchio" della protesta si sta allargando coinvolgendo i diritti del lavoro e quelli civili, il mondo del precariato e le centinaia di migliaia di lavoratori coinvolti dalla crisi, come chi lotta per avere una casa e chi per non far chiudere l'ospedale, nessun sindacato sembra aver voglia di elaborare una proposta convincente e vincente. Per quanto riguarda la politica, in particolare quella che occupa i banchi del Parlamento, forse nemmeno si sta accorgendo che c'è un Paese che lotta.Ed è una lotta, come testimoniano le decine di interventi dal palco, che vede finalmente protagonisti tanti giovani. "Ormai non si puo più rinviare - sottolinea Giorgio Cremaschi - l'urgenza di costruire una lotta, e una partecipazione, dal basso. Chi sta con Marchionne è nostro nemico". Un impegno, questo, che è ritornato in molti interventi. Del resto di alternative non ce ne sono. In una fase in cui il modello sindacale prevalente va verso la corporativizzazione, e quello che rimane non è in grado di reagire in modo efficace, i lavoratori come è stato ripetuto, "devono prendere in mano il proprio destino". "Se non ora quando?", hanno ripetuto alcuni delegati, visto che questo percorso andava fatto "prima". Intanto, l'obiettivo è quello di stabilizzare l'esperienza in alcuni coordinamenti territoriali, che siano in grado di ripetere l'assemblea degli autoconvocati. L'idea è di accumulare forze in vista di un obiettivo preciso, una manifestazione di "tutte le opposizioni sociali contro Governo e Confindustria", costruendo, contemporaneamente, un "protagonismo dei lavoratori" dentro il quale i sindacati si devono confrontare. Da qui la proposta di un tavolo aperto a tutte le sigle sindacali, e ai movimenti, in cui riuscire a creare un vero e proprio laboratorio delle lotte e delle iniziative.Tra gli altri, è intervenuta anche Emidia Papi, del Coordinamento nazionale di Usb, che in nome della indipendenza e della autonomia ha criticato l'evocazione di una Cgil che "parla di sciopero come sinonimo di competitività".Nel documento finale le critiche più aspre sono contro l'offensiva di Sergio Marchionne. "Quel modello, con il pretesto della crisi e della concorrenza globale, punta allo smantellamento dei diritti e delle tutele sindacali e vuole riportare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori indietro di un secolo". "L'assemblea, inoltre, invita tutti i movimenti sindacali, sociali, ambientali che si oppongono all'offensiva padronale e governativa - conclude il documento - a individuare un percorso comune che costruisca tempestivamente, al di là delle ambiguità, delle timidezze e dei continui rinvii della Cgil, una giornata di lotta e di mobilitazione nazionale e una grande manifestazione a Roma".

Fabio Sebastiani

[Articolo su Liberazione del 27/02/2011]

Bertone, la terza guerra di Marchionne

In arrivo il "modello Pomigliano" e comincia lo scontro tra i sindacati. "Qui vogliono fare la 'Maseratina', ma come faranno a venderne 50mila? In sei anni di cassintegrazione gli operai hanno accettato di lavorare in altre fabbriche del gruppo.

Si ricomincia: urla e lacrime, bandiere e insulti, litigi e psicodrammi davanti ai cancelli di una fabbrica. Ieri è successo di tutto. L’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ha aperto la sua “terza guerra contrattuale”. Forse ci sarà un nuovo referendum, ma le polemiche sono già iniziate.Di nuovo “il contratto Pomigliano” proposto in un’azienda, un’offerta “prendere o lasciare”, con la Fiat che dice: “Accettate le nuove regole o ce ne andiamo”. E di nuovo una complessa partita a scacchi con gli operai: sui diritti, sulla produzione, sulla qualità.Con due sole grandi varianti. La prima: questa volta la Fiat sceglie una fabbrica-simbolo, la più rossa d’Italia, dove la Fiom, ha il 65 per cento (perché?). La seconda: questa volta in gioco non c’è una struttura dove regna l’assenteismo, ma uno stabilimento in cassa integrazione da sei anni che però è un marchio di eccellenza assoluta, dove le mancate presenze non hanno mai superato il 4 per cento (meno della metà del tasso medio piemontese). E dove gli operai – pur di lavorare – hanno accettato di essere “prestati” ad altre società (che senso ha, qui, la battaglia per l’iperproduttività? Lo vedremo presto). Infine, l’ultimo paradosso: questo ennesimo scontro fra Marchionne e la Fiom si celebra dentro impianti contesi dai grandi marchi per produrre le loro vetture di lusso, e che la Fiat ha comprato nel 2009 dai commissari per soli 20 milioni di euro, impegnandosi a investirne 50 e a produrre due modelli: sono passati due anni e, per ora, non sono arrivati né i primi né i secondi.Ieri queste incrostazioni e queste contraddizioni sono esplose tutte insieme, quando i 1.100 lavoratori si sono riuniti in assemblea plenaria per votare un documento in vista del prossimo incontro con i manager Fiat, programmato per lunedì. A stragrande maggioranza, le tute blu della Bertone hanno approvato il documento della Fiom, che offre alla Fiat di rinunciare al “contratto Mirafiori” in cambio di autoregolamentazione e monitoraggio del tasso di assenteismo. Un voto prevedibile: nelle elezioni della Rsu i delegati della Cgil sono stati 10, mentre Uilm, Fim e Fismic (il sindacato aziendale) si sono spartiti solo 5 seggi (1 a testa e 3 Fismic). Così, a fine assemblea è esplosa la tensione: chi accusava Fim e Uilm di fare il gioco del “canadese”, chi, come Cono Meluso, del Fismic, attaccava: “È vero, la Fiat aveva preso un impegno, nel 2009. Ma se ora la Cgil dice no al nuovo contratto e la Fiat se ne va, noi che ci guadagniamo?”. Un operaio Fim, Pasquale Borraccia, grida alla sua segretaria: “Non ci tutelate, quel contratto fa schifo!”.L’accordo del 2009 era questo: produrre “due modelli Chrysler”. Ma nell’ultimo colloquio il piano è cambiato: “Ora – dice Margot Calliero, della Film – qui vogliono una Maserati”. Anzi, la cosiddetta “Maseratina”: una nuova vettura che sfrutta il marchio di ultralusso, ma che dovrebbe costare 40-50 mila euro, come una Mercedes: “Ne venderemo 50 mila”, ha annunciato Marchionne. Gli uomini della Cgil sono più prudenti: “Io stapperei lo champagne – spiega Giacomo Zulianello – però l’anno scorso la Maserati ha venduto 5.817 vetture. Quante possibilità ci sono di aumentare il fatturato del 1000 per cento?”.Spiega un’operaia, Monica Voltàn: “In questi anni, pur potendo restare in cassa integrazione, molti, fra cui io, abbiamo scelto di alzarci alle tre e mezzo del mattino per andare a lavorare in Pininfarina a Baio. Pullman all’andata e al ritorno, a casa alle 16.30. Non capisco: perché dovremmo rinunciare alla pausa pranzo?”. Spiega un altro operaio, Antonio Mengoni: “Il pasto a metà turno è importante per questo: molti si alzano già alle 4 per venire in fabbrica, alle undici e mezza sono già in piedi da sette ore!”.Se apri la giacca a vento di Michele Pandiscia, questa storia la trovi plasticamente rappresentata, a strati: sopra il giaccone verde marchiato Pininfarina. Poi la giacchetta blu Bertone. Sotto ancora il camicione della Sevel. La stratigrafia di una piccola odissea in giro per l’Italia alla ricerca del lavoro. Già. Perché gli operai Bertone sono un’eccellenza. E perché molti di loro sono arrivati fino alla Sevel, in Abruzzo (in cambio di una diaria aggiuntiva di 60 euro) pur di non restare fermi. La Bertone è stata l’alta moda dell’automobilistica: ha lavorato per Fiat, Opel, Volvo, e persino per Bmw (tiratura limitata full price della Mini Minor.) Dicono che qui ci sia il miglior reparto verniciatura d’Europa, un impianto di alta professionalità, perfettamente interconnesso alle arterie di ferroviarie e autostradali. E allora, a cosa serve il pugno di ferro?“Questo – spiega Giorgio Airaudo, responsabile Auto della Fiom – era l’atelier della macchina. Il gioiello europeo: qui le carrozzerie si chiamano, non a caso, ‘abbigliamento’. Questa trattativa può essere il terzo atto di un muro contro muro con Marchionne che non porta da nessuna parte. Oppure l’occasione per costruire un nuovo percorso condiviso. Forse – prova a ipotizzare Airaudo con un sorriso – lo scopo di Marchionne è quello di farsi bocciare il piano, per dire che sono stati i lavoratori a non volerlo? Spero di no”. Margot Calliero a questo interrogativo scuote la testa: “E allora? Io ho paura che la Fiat dica: ‘Arrivederci e grazie’. In ogni caso, se la Fiom dice no, noi non firmeremo accordi separati in una fabbrica dove loro hanno la maggioranza. Ma anche la responsabilità”.Nel 2009, dopo una lunga trattativa, Marchionne era riuscito a spuntarla sulla Rossignolo. Il veterano dell’industria piemontese era andato in fabbrica a spiegare cosa voleva fare. Aveva entusiasmato gli operai. Ma la scelta dei commissari che amministravano l’azienda dopo la morte del vecchio Bertone era caduta sulla Fiat. Ed è su questo che gli uomini della Cgil si impuntano . “Noi – spiega Zulianello – non siamo come Mirafiori. Qui un accordo lo abbiamo già firmato. La Fiat ha avuto la Bertone per due lire perché aveva detto che avrebbe prodotto. Sono loro che devono onorare i patti, stavolta: noi abbiamo già fatto l’impossibile per salvare l’azienda e lavorare”. Ma forse la strategia della Fiat ha due possibilità di vittoria: se sarà bocciata potrà dire che è colpa del sindacato. E se vincerà potrà andare negli stabilimenti che mancano vantando di aver battuto la coppia degli “indomabili” Landini e Airaudo. La partita a scacchi ha come posta il futuro dell’auto in Italia. Chi la spunterà?

[Articolo su Il Fatto Quotidiano del 26 febbraio 2011]

Luca Telese

"Sciopero generale: se non ora, quando?" - Cremaschi (FIOM)

All'assemblea dei delegati autoconvocati RSU, intervista a Giorgio Cremaschi, presidente del comitato centrale FIOM.



Servizio di Jacopo Venier
Immagini di Roberto Pietrucci
Montaggio di Simone Bucci


Piaggio: primo sciopero contro la proposta dell'azienda

La RSU-Fiom contraria all'intesa: due ore di astensione dal lavoro per spiegare ai lavoratori la proposta dell'azienda

Alla Piaggio si è svolto venerdì 25 febbraio il primo sciopero promosso dalla RSU Fiom della Paggio contro la proposta di intesa avanzata ai sindacati negli scorsi giorni dall'azienda che prevede la messa in mobilità volontaria di 400 lavoratori di cui 300 operai e 100 impiegati.Nel corso del consiglio di fabbrica svoltosi nella giornata del 25 febbraio, per parlare della trattativa sulla procedura di mobilità la stessa RSU-Fiom ha presentato due documenti da mettere in votazione a tutta la RSU della Piaggio"Il primo documento - spiegano dal sindacato dei metalmeccanici della Cgil - chiedeva di fare un'assemblea retribuita prima dell'incontro di martedì prossimo per informare i lavoratori sulla trattativa in corso; e nel secondo documento chiedevamo alla RSU Piaggio di valutare negativamente l'ipotesi d'accordo proposta dalla Piaggio sulla mobilità"."La riduzione del 10% dell'occupazione complessiva - prosegue la RSU-Fiom - prefigura o un corrispondente aumento dei ritmi di lavoro o la diminuzione della produzione che significherebbe, in pratica, un'accelerazione del ridimensionamento delle officine meccaniche con gravi conseguenze sullo stabilimento e sull'occupazione di Pontedera, tutti e due i documenti respinti dal consiglio di fabbrica". Contro questi documenti si sono espressi le altre sigle sindacali Fim, Uilm e Ugl che intenderebbero fare un percorso assembleare solo dopo la firma sull'accordo.Da qui la decisione della RSU-Fiom della Piaggio di dichiarare due ore di sciopero con un'assemblea che coinvolgesse tutto lo stabilimento per informare i lavoratori sulla trattativa in corso e per esprimere il proprio giudizio negativo sull'accordo.Infine secondo quanto riferito dal sindacato i previsti incontri tra le organizzazioni dei lavoratori e l'azienda previsti per martedì e giovedì prossimo sono stati rinviati a data da destinarsi.

fonte:http://www.pisanotizie.it/

Nota richiesta di chiarimento di Maurizio Scarpa

Nel pomeriggio del 24 febbraio è apparso sul sito rassegna.it il comunicato che si può leggere in allegato. Questo è il passo più significativo. “Va però chiarito che "tecnicamente" lo sciopero non è stato ancora proclamato, (NdR il neretto è originale) al contrario di quanto farebbe pensare una lettura disattenta dei giornali. Il direttivo ha accettato la proposta del segretario generale, Susanna Camusso, che aveva chiesto la possibilità di decidere quando e come andare allo sciopero generale. È un po' come quando il governo chiede al Parlamento la delega per una legge complessa (come il federalismo fiscale): una volta approvato il provvedimento "quadro", vanno scritti e licenziati anche i singoli decreti. In questo caso la segreteria, ottenuto il consenso del direttivo, dovrà decidere tempi e modi dello sciopero. Per questo la data ancora non è stata stabilita.”. Non è una dichiarazione ufficiale ma appare evidente che gli articoli di rassegna.it sono ispirati direttamente dalla segreteria, anche perché il direttivo era a porte chiuse. Il documento finale non è interpretabile: “il direttivo indice lo sciopero” consegnando alla segreteria il compito di definire le modalità di svolgimento “nei tempi più utili per la sua più ampia efficacia ed estensione”. Ora il paragone tra l’indizione dello sciopero ed una legge quadro sarà certo tema che occuperà per lungo tempo i più autorevoli emeriti giuristi. Appare però evidente che il comunicato assomiglia molto a quelle smentite che nei fatti divengono una doppia conferma. Voler precisare che lo sciopero non è stato “tecnicamente” proclamato è un goffo tentativo di ridimensionare la decisione che unanimemente il direttivo ha fatto. La decisione di indire l’astensione generale dal lavoro non è un fatto tecnico, ma una decisione politica che nasce da una analisi della situazione: di fronte alle scelte del Governo e delle associazioni padronali (da Confindustria a Confcommercio) il direttivo ha ritenuto necessario il ricorso alla mobilitazione. Che poi questa debba essere preparata perchè abbia la più ampia efficacia ed estensione, è cosa naturale per chi intende lo sciopero non un atto di testimonianza minoritaria, ma lo strumento del massimo coinvolgimento del mondo del lavoro. Però non è consentito a nessuno usare la delega che il direttivo ha consegnato alla segreteria per inficiare una chiara volontà politica del comitato direttivo. Questo intervento fuori tempo massimo per ridimensionare la decisione del principale organismo della Cgil, preoccupa molto perché nasconde non tanto la volontà di non attuare il dettato del documento finale, ma soprattutto di non voler raccogliere lo spirito del dibattito che ha certamente fatto fare un passo in avanti verso una ricomposizione unitaria della Cgil, dopo le fratture congressuali non ancora oggi ricomposte. Questa preoccupazione però anziché congelare il confronto politico nella CGIL, ci deve impegnare ancor più. tutti e tutte, a far partire immediatamente nei luoghi di lavoro la preparazione dello sciopero generale: più sarà ampio sarà l’impegno, prima realizzeremo le condizioni per fermare l’intero Paese nella speranza di estendere dal Trentino A.A. alla Sicilia, la forza della dignità del lavoro che abbiamo visto concretamente emergere dalle entusiasmanti giornate di Mirafiori. 

Maurizio Scarpa 
Vice presidente direttivo nazionale CGIL 

La stessa interpretazione sta girando per le strutture della Cgil. Questo dimostra che la resistenza a fare lo sciopero generale nel gruppo dirigente c'è ancora tutta.
- documento approvato dal Direttivo nazionale della Cgil con l'astensione de "La Cgil che vogliamo" (leggi il testo)
- articolo su Rassegna.it  (leggi il testo) 

Battaglia politica: La Snop e Mirafiori

L'accordo della Fiat, siglato a Mirafiori il 23 dicembre 2010, contiene alcune clausole che potrebbero portare al peggioramento della salute dei lavoratori. Per questo motivo la Snop ha diffuso una sua presa di posizione (pdf 210 kb) e un approfondimento sul sistema Ergo-Uas, utilizzato per migliorare le prestazioni lavorative.

Materiali disponibili:


Download this file (Ing. Russo - EAWS Un nuovo metodo per la valutazione del rischio [modalità compa) Allegato 7 accordo di Mirafiori (pdf 900 kb): il testo, diviso in tre sezioni, è dedicato alla spiegazione del sistema Ergo-Uas
Download this file (Tuccino - Organizzazione lavoro FIAT.pdf) Organizzazione del lavoro in Fiat e effetti sulla salute dei lavoratori (pdf 40 kb): tempi e metodi di lavoro secondo il sistema Ergo-Uas, approfondimento a cura di Francesco Tuccino
Download this file (Tuccino - Saggio WCM Ergouas.pdf) World Class Manufacturing e sistema ErgoUas (pdf 92 kb): saggio di Francesco Tuccino
Download this file (Un nuovo metodo per la valutazione del rischio.ppt) Eaws–European assembly worksheet: un metodo nuovo per la valutazione del rischio (ppt 1,2 Mb): presentazione sul sistema Eaws a cura della Ausl 5 di Pisa

Grande successo dell'assemblea a Roma

Grande successo dell'assemblea autoconvocata oggi a Roma. Oltre 300 i delegati e le delegate presenti. Segue il documento finale. III Assemblea Nazionale dei Coord e de comitati, delle delegate e delegati, delle lavoratrici e dei lavoratori autoconvocati contro la crisi.

Nel 3 incontro Nazionale, riuniti a Roma nel nuovo teatro Colosseo, abbiamo assistito ad un evidente salto di qualità e di partecipazione, rilanciando la necessità di un rinnovato e radicale protagonismo di classe, emerso negli oltre 30 interventi di lavoratori e lavoratrici.
All’assemblea hanno preso parte più di trecento delegati e lavoratori che hanno voluto in tal modo sollecitare la massima unità e la massima incisività nella lotta contro il modello Marchionne che, dopo Mirafiori e Pomigliano, sta estendendosi oltre la stessa Fiat. Quel modello, con il pretesto della crisi e della concorrenza globale, punta allo smantellamento dei diritti e delle tutele sindacali e vuole riportare la condizione delle lavoratrici e dei lavoratori indietro di un secolo.
La denuncia del piano Marchionne come unico modello di gestione della crisi, ha visto la necessità del rilancio della piattaforma di lotta sulla quale chiedere una mobilitazione vasta e unitaria contro queste politiche antipopolari:
• Blocco dei licenziamenti, delle chiusure delle fabbriche, delle esternalizzazioni, dei tagli all’istruzione, alla ricerca e alla spesa sociale;
• lotta all’aumento dei ritmi e alla produttività;
• contro le speculazioni edilizie e finanziarie, principali cause di chiusure e delocalizzazioni;
• per la distribuzione del lavoro: “lavorare meno lavorare tutti” a parità di salario; per l’accesso e la continuità del reddito;
• per la stabilizzazione di tutti i precari|e e gli atipici, cancellazione delle leggi sulla precarietà
• per dire No all’eliminazione del CCNL e alla ristrutturazione dei diritti di tutto il mondo del lavoro;
• Per una effettiva reale e diretta rappresentanza sindacale dei lavoratori in ogni luogo di lavoro, tutti eleggibili tutti elettori;
• Contro la Bossi-Fini, per l’estensione dei diritti ai lavoratori migranti
• Ritiro del collegato al lavoro e della Riforma Gelmini.
• Contro lo statuto dei lavori, per la difesa dello statuto dei Lavoratori
L’assemblea, inoltre, invita tutti i movimenti sindacali, sociali, ambientali che si oppongono all’offensiva padronale e governativa a individuare un percorso comune che costruisca tempestivamente, al di là delle ambiguità, delle timidezze e dei continui rinvii della Cgil, una giornata di lotta e di mobilitazione nazionale e una grande manifestazione a Roma.
Per questo proponiamo a tutti i soggetti interessati, un percorso dal basso e partecipato finalizzato alla costruzione di una assemblea nazionale che lanci la mobilitazione.
Infine, ribadiamo la necessità di costruire coordinamenti locali e\o rafforzare e sviluppare quelli già esistenti, per costruire un coordinamento nazionale effettivamente rappresentativo di tutti i territori e che possa sviluppare il conflitto di classe in tutto il paese per contribuire alla costruzione di un vero sciopero generale e generalizzato unitario e dal basso.
Assemblea dei coordinamenti e dei comitati dei lavoratori e lavoratrici autoconvocati contro la crisi.

fonte:http://www.rete28aprile.it

venerdì 25 febbraio 2011

O.d.G. per richiedere l'assemblea retribuita dei lavoratori

Ordine del giorno presentato il 24 febbraio 2011 dalla maggioranza RSU FIOM Piaggio per richiedere l'assemblea retribuita dei lavoratori per discutere della trattativa in corso.









Favorevoli       8
Contrari          12
Astenuti          2

Piaggio, Colaninno: "Il contratto a tempo indeterminato? Finito"

Nel corso di un convegno a Bologna: “ Senza l'Asia non potremmo parlare di premi produttività ma di riduzione dei salari"

Manda un messaggio chiaro e inequivocabile da Bologna, nel corso di Manifutura Festival, il presidente della Piaggio, Roberto Colaninno rispetto alle prospettive dello stabilimento pontederese e anche alla linea che ha intenzione di tenere con le organizzazioni sindacali, mettendo un carico da novanta sul confronto che si è aperto in queste settimane sulla riorganizzazione occupazionale all'interno della fabbrica."Se possiamo soddisfare le richieste del contratto aziendale italiano - ha spiegato il presidente della Piaggio - lo dobbiamo al consolidamento dei risultati in Cina e India"."Se non esistessero infatti gli stabilimenti dell'azienda in Asia - ha insistito l'imprenditore al vertice del gruppo di Pontedera - oggi ci ritroveremmo a discutere di una riduzione del salario complessivo 2010 rispetto al 2009"."E il premio di produttività e di risultato percepito dai lavoratori italiani - ha aggiunto - è stato possibile grazie ai risultati di quelli non italiani".Ma il numero uno di Piaggio ha chiarito anche la sua posizione sul tema della flessibilità in maniera molto netta: "Vorrei che nella mia impresa si lavorasse a tempo continuato, anche il sabato e la domenica. E in quel caso non avrei bisogno della flessibilità. Ne ho bisogno, invece, quando non riesco a soddisfare la domanda, o quando questa raggiunge una volatilità non prevedibile"."Nell'attuale contesto economico - ha proseguito - sono stati introdotti elementi come la stagionalità, e altri tipi di contratto che hanno portato a problematiche condivisibili", che riguardano i giovani e il tempo determinato".E qui l'affondo finale da parte di Colannino: "Credo che sia finito il contratto a tempo indeterminato come concetto". Il percorso lavorativo, ha chiarito, è "costituito da una somma di lavori in diversi luoghi e con diverse esperienze. Questo pone problemi importanti sul fronte dei trasporti, della mobilità accettabile, delle scuole e degli ospedali".

Maflow.“Solidarietà ai lavoratori in lotta”

“Esprimo la più netta condanna per l’intervento delle Forze dell’ordine contro i lavoratori della Maflow di Milano, che lottano per il lavoro. L’Azienda ha violato tutti gli accordi e tanti lavoratori si trovano in mezzo a una strada.”“Di fronte allo sciopero l’Azienda stessa ha cercato vergognosamente di provocare gli scontri e, purtroppo, le Forze dell’ordine si sono prestate a colpire lavoratrici e lavoratori che lottano per il loro diritto a lavorare. Ancora una volta esprimiamo tutta la solidarietà alle lavoratrici e ai lavoratori della Maflow e ribadiamo che è inaccertabile l’uso delle forze dell’ordine contro chi difende diritti garantiti dalla Costituzione della Repubblica.”

Giorgio Cremaschi

La FIAT non vuole nessun accordo con il sindacato necessaria l’assemblea con i lavoratori

Si è svolto l’incontro tra la Direzione FIAT-SATA le OO.SS. e la RSU di stabilimento per discutere della comunicazione della FIAT di modifica dell’organizzazione del lavoro ( Ergo-uas ) con il taglio delle pause di 10 minuti.La FIOM-CGIL di Basilicata unitamente alla RSU ha ribadito le proposte avanzate negli incontri precedenti per migliorare le condizioni di lavoro senza tagliare le pause, portando degli aggiustamenti al sistema Ergo-uas proposto dalla FIAT.Inoltre la delegazione FIOM sulla base delle 2.984 firme raccolte tra i lavoratori ha chiesto alla Direzione SATA di aprire la discussione sul Piano Industriale, gli Investimenti,l’Occupazione e i Modelli da produrre alla SATA.La Direzione SATA unilateralmente ha deciso, rigettando le proposte sindacali, che dal 14 Marzo 2011 partirà con l’Ergo-uas su tutte le lavorazioni dello stabilimento con il taglio delle pause di 10 minuti e l’aumento dei ritmi di lavoro, ( questa volta senza referendum !!!! ) La delegazione FIOM ha giudicato inaccettabile i comportamenti della FIAT e ha chiesto di fare le Assemblee prima del 14 Marzo 2011 per decidere insieme ai lavoratori le azioni da mettere in campo per far cambiare posizione alla FIAT.

Notiziario del lavoro - 25 febbraio 2011


fonte:http://www.youtube.com/CGILNAZIONALE

Sciopero generale: Il momento è ora

La decisione del Direttivo della Cgil di indire lo sciopero generale è sicuramente un passo avanti, che nasce dalla spinta profonda dei movimenti di lotta di questi mesi. Tuttavia lo sciopero generale ancora non è in campo perché la data non è stata fissata, e in questa decisione contraddittoria sta tutto il passaggio politico che vive oggi la Cgil.Il dibattito nel Comitato direttivo ha visto per la prima volta una scomposizione degli schieramenti congressuali. Non solo la Fiom, non solo la minoranza congressuale, seppure con diversi accenti, ma anche i pensionati, la Cgil emiliana, la Flc hanno chiesto lo sciopero generale in tempi ravvicinati. Sull'altro versante, alcune strutture del Nord, in particolare Milano e la Liguria, hanno considerato sbagliata la scelta dello sciopero ora. In mezzo, un vasto schieramento di gruppi dirigenti che da un lato sente la necessità dello sciopero generale ma dall'altro non può non cogliere la contraddizione di esso con quanto sinora affermato dal gruppo dirigente centrale.All'assemblea nazionale della Fiom, tenutasi ai primi di febbraio, il responsabile dell'industria della confederazione aveva detto con franca brutalità che lo sciopero generale non era all'ordine del giorno perché la Cgil tentava, da un lato, di ricostruire un dialogo sulla rappresentanza con Cisl e Uil, dall'altro, un patto per la crescita con Confindustria. Proprio in quei giorni, però, il Governo, Cisl e Uil firmavano l'ennesimo accordo separato per i dipendenti pubblici, mentre la Confindustria e la Federmeccanica mostravano un sempre più convinto allineamento con le posizioni di Marchionne. Ora la trattativa per il rinnovo del contratto del commercio sta riproponendo lo stesso drammatico scenario. Le imprese, in accordo con Cisl e Uil, pretendono una revisione totale al ribasso dei contratti, la liquidazione dei due livelli di contrattazione, lo smantellamento dei diritti personali dei lavoratori, dai riposi alla malattia, la piena acquisizione dentro i testi contrattuali di tutte le più barbare norme sulla flessibilità volute dal governo. Un progetto distruttivo, per una categoria già massacrata dalla flessibilità e dalla precarietà, che la Cgil, anche nelle sue componenti più moderate, non può sottoscrivere. Se quindi si arrivasse a un altro accordo separato, la maggioranza dei lavoratori italiani sarebbe sottoposta ad un regime contrattuale che esclude la Cgil e che devasta il contratto nazionale, le libertà personali e sindacali.Di fronte a tutto questo era difficile continuare a negare la realtà. Ed infatti, già nella relazione e nel dibattito, per la prima volta da molto tempo, è emersa la consapevolezza di quanto sia difficile la ricostruzione a breve dell'unità con Cisl e Uil, mentre si è diffusa l'accusa a queste due organizzazioni di essere complici di Governo e Confindustria. Tuttavia, questa presa d'atto della realtà non ha prodotto una riflessione di fondo su quale linea alternativa costruire. La realtà cambia, ma si cerca di affrontarla continuando sulla strada sin qui seguita. Per questo, di fronte alla pressione di categorie e strutture, si è deciso lo sciopero generale, ma senza fissarne la data. Sono queste una riserva politica e anche una contraddizione, che possono indebolire la funzione e la stessa efficacia dello sciopero. In questa contraddittorietà delle decisioni sta, con chiara evidenza, la difficoltà strategica della Cgil. Una difficoltà che riflette quella dell'opposizione politica a Berlusconi. Quest'ultimo, nonostante il criminale sostegno a Gheddafi, i processi, l'impresentabilità politica e morale, continua a stare al suo posto, mentre l'opposizione continua a non mordere sul serio.C'è una ragione di fondo in tutto questo, la stessa che rende difficile il cammino della Cgil. Berlusconi, per quanto impresentabile, è riuscito a costruire un blocco di potere stabile con la Confindustria, la Cisl, la Uil. Questo blocco di potere è stato rafforzato ed è sostenuto dall'offensiva autoritaria e anticostituzionale di Marchionne che, con il consenso diffuso che raccoglie nei palazzi della politica e del potere, ha finito per puntellare il dominio scricchiolante del padrone di Mediaset. L'evidente asimmetria tra scontro politico e scontro sociale rafforza totalmente il Presidente del Consiglio.Il Parlamento è diviso a metà, la grande stampa e l'opinione pubblica sono contro Berlusconi, ma il consenso verso Marchionne sfonda a sinistra e conquista le imprese e i sindacati complici. Così l'offensiva contro Berlusconi finisce per perdere materialità sociale ed è proprio l'opposizione che si indebolisce. Solo la grande opposizione sociale e civile, quella che ha visto come sua ultima espressione l'eccezionale mobilitazione delle donne del 13 febbraio, può cambiare le carte in tavola. Ma questa opposizione ha bisogno di decisioni e lotte che vedano come avversari non solo Berlusconi, ma anche Marchionne e il blocco di potere economico e sindacale che lo sostiene. Questa è la dura realtà dello sciopero generale che la Cgil ora deve fare. Uno sciopero generale che, per non essere un puro atto di testimonianza, deve collocarsi appieno nella radicalità dei movimenti che scuotono il paese.La Cgil ha deciso lo sciopero ma non ne ha fissato la data. E' quindi compito di tutte e tutti coloro che sinora si sono battuti per esso, far precipitare la scadenza in tempi politici necessari ad incidere sulla realtà attuale. Già domani si svolgerà a Roma un'assemblea di delegati autoconvocati, che potrebbe rilanciare la mobilitazione per lo sciopero generale. A giorni è prevista l'assemblea della minoranza congressuale della Cgil. Tutti i movimenti oggi hanno interesse a mobilitarsi perché questa benedetta data dello sciopero finalmente arrivi, e arrivi in tempo utile per incidere sullo scontro politico in atto oggi. Lo sciopero generale non dovrà essere un ennesimo appuntamento rituale, come gli ultimi che si sono svolti. Dovrà essere un'incontro e un atto di forza di tutti i movimenti assieme al mondo del lavoro. Dovrà provare a bloccare davvero il Paese. Dovrà vedere uniti il mondo del lavoro, che si vede cancellare i contratti nazionali, con quel mondo precario, che a un contratto nazionale non è mai arrivato. Dovrà vedere la lotta sociale unirsi con la protesta civile e morale contro Berlusconi e il suo governo. Dovrà essere uno sciopero sociale e politico al tempo stesso. Tutto questo ancora non c'è. C'è solo in campo una decisione formale e incompleta del Direttivo Cgil. Sta a tutti noi adesso agire perché in Italia ci sia finalmente un vero sciopero generale. Quando l'otterremo dovremo far sì che esso sia un momento di avvio della lotta contro il sistema di potere che, da Berlusconi a Marchionne, ci sta facendo pagare tutti i costi della crisi.

Giorgio Cremaschi


[Articolo su Liberazione del 25/02/2011]

giovedì 24 febbraio 2011

Piaggio, fumata grigia sull'intesa

Ieri pomeriggio il terzo incontro in una settimana tra Piaggio e sindacati. L'azienda ha confermato il piano di messa in mobilità volontaria di 400 dipendenti, di cui 300 operai e 100 impiegati. Oggi incontro della RSU: si discute sui tempi della trattativa per consentire un confronto con i lavoratori. Prossimi incontri il primo e il tre marzo.

Non sembra al momento avere buon esito la strategia della Piaggio, intenzionata a chiudere in tempi brevissimi un'intesa con le organizzazioni sindacali per quanto riguarda la ristrutturazione occupazionale all'interno della fabbrica.Si è infatti svolto ieri pomeriggio (mercoledì 23 febbraio) il terzo incontro, nel giro di appena una settimana, tra Piaggio e sindacati nel corso del quale l'azienda ha confermato il suo piano di messa in mobilità volontaria di 400 dipendenti, di cui 300 operai e 100 impiegati. Come spiegato dai rappresentanti dei lavoratori, la decisione rientrerebbe nell'operazione di ricambio generazionale inserita nel piano triennale presentato dall'azienda alcuni mesi fa.L'uscita occupazionale sarebbe "compensata" dalla trasformazione di contratti di lavoratori part-time in full-time e di contratti a tempo determinato in part-time, così com'era stato stabilito nell'accordo sindacale del 6 marzo 2009. In questo caso, però, non vi è una stima numerica precisa rispetto alla stabilizzazione di giovani lavoratori: si parla di circa 130 lavoratori.L'azienda avrebbe giustificato questa scelta che riguarda oltre il 10% della manodopera, spiegando che i lavoratori stimati in esubero corrisponderebbero al numero di dipendenti vicini alla pensione e che avrebbero già manifestato l'intenzione di sfruttare una via preferenziale verso la fine della loro attività lavorativa in Piaggio. A fronte di simili numeri è difficile parlare di compensazione con nuovi ingressi - che infatti non sono stati quantificati - quanto piuttosto di una scelta che va nel senso del ridimensionamento occupazionale.L'obiettivo della Piaggio era già nella giornata di ieri di arrivare ad una conclusione definendo l'intesa, ma da parte della RSU, ed in particolare di una parte dei delegati della Fiom, è arrivato lo stop all'imposizione di questi tempi per poter avere un confronto con i lavoratori.
Oggi è prevista la riunione proprio della RSU che dovrà prendere decisioni importanti. Infatti per il primo e il tre di marzo sono in programma due nuovi incontri con la Piaggio con l'annunciata volontà da parte dell'azienda di ratificare l'intesa in quella occasione. Occorrerà quindi vedere quali saranno all'interno della RSU le posizioni delle varie organizzazioni sindacali e quale sarà, quindi, l'indirizzo che emergerà nella riunione di oggi all'interno della RSU: se si procederà a una consultazione dei lavoratori, o se si assumerà la decisione di andare ai prossimi tavoli presso la sede dell'Unione degli Industriali per sottoscrivere l'accordo.I malumori all'interno della fabbrica in questi mesi sono stati numerosi e diverse le proteste e gli scioperi soprattutto all'interno delle meccaniche per i ritmi di lavoro e per le condizioni di sicurezza in cui si è costretti a lavorare alla catene. Inoltre il richiamo da parte dall'azienda all'accordo del 2009 non favorisce visto che proprio su questo la Fiom fece una dura battaglia per gli effetti negativi che avrebbe avuto, a differenza di Fim e Uilm che lo sostennero.Insomma, si tratta di uno scenario molto fluido su cui certamente pesa il fatto che, nonostante le promesse e le dichiarazioni fatte dal Presidente di Piaggio, Roberto Colaninno, non vi è alcuna notizia dell'atteso incontro che si sarebbe dovuto svolgere nel mese di febbraio, e che ormai viene rinviato da mesi, con le organizzazioni sindacali e le istituzioni locali per chiarire quali siano le sue intenzioni rispetto alla fabbrica di Pontedera, e come si voglia nei fatti concretizzare quel processo di riorganizzazione delle attività produttive che lo stesso Colaninno ha auspicato in più momenti.Questo ulteriore slittamento potrebbe anche essere determinato dal fatto che il numero uno delle due ruote intenda presentarsi al tavolo con un nuovo accordo in tasca, un'intesa che di fatto segna le strategie anche per quanto riguarda le prospettive occupazionali della fabbrica di Pontedera.

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FIAT/Melfi: FIOM CGIL, inaccettabile la riduzione delle pause

Il prossimo 14 marzo entrerà in vigore nello stabilimento FIAT di Melfi (Potenza) il sistema ergonomico di lavoro 'Ergo-Uas', che sostituirà l'attuale metodo Tmc2, e che modificherà le pause: dalle attuali due di 20 minuti l'una, diventeranno tre di dieci minuti ciascuna.Per Maurizio Landini, Segreatrio Generale FIOM CGIL, la riduzione delle pause allo stabilimento della FIAT di Melfi (da 40 a 30 minuti per ogni turno di lavoro) è “inaccettabile”. L'azienda aveva annunciato il cambiamento dell'organizzazione del lavoro già lo scorso ottobre dando disdetta degli accordi sui tempi di lavoro a partire dal 31 gennaio 2011.“Noi sulla riduzione delle pause non siamo d'accordo, per questo - ha proseguito Landini - abbiamo proposto un'assemblea unitaria delle RSU. In quello stabilimento c'è già la mensa a fine turno da quando è nato l'impianto e ora è la fabbrica con la più alta percentuale di lavoratori con ridotte capacità lavorative”.

fonte:http://www.cgil.it

Direttivo CGIL22-23 febbraio Dichiarazione Astensione La CGIL che Vogliamo

La proclamazione dello sciopero generale della CGIL espressa nel documento proposto dalla segreteria a conclusione di due giorni di dibattito vero e partecipato è un passo avanti e costituisce un segnale impegnativo per l’intera organizzazione chiamata a rispondere ad una situazione politica economica e sociale di enorme gravità.L’assenza nel documento stesso di una scadenza certa entro la quale effettuare la mobilitazione motiva l’astensione dell’Area Programmatica la CGIL che Vogliamo, astensione che potrà trasformarsi in voto favorevole nel caso di uno sciopero entro il mese di aprile e di voto contrario in presenza di una dilazione immotivata e ingiustificata dei tempi dello stesso.

Gianni Rinaldini 
Coordinatore Nazionale Area programmatica

fonte:http://www.lacgilchevogliamo.it

Cgil: il decreto lavori usuranti è un atto dovuto

Il testo va migliorato.


"Un atto dovuto, perchè è ora che si prenda finalmente atto che i lavori non sono tutti uguali". E' il commento di Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, a proposito dell'imminente arrivo in commissione Lavoro del decreto sui lavori usuranti. Gli effetti del riconoscimento di benefici di legge ai lavoratori che svolgono particolari mansioni faticose (tre anni di pensionamento anticipato), potrebbero interessare una platea che - nel 2007 - e' stata calcolata di circa 5.000 persone l'anno."Abbiamo apprezzato molto, con Cisl e Uil - sottolinea Lamonica - la ripresa della discussione sui lavori usuranti e abbiamo anche apprezzato che il governo sia ripartito dallo schema lasciato dal governo Prodi". Tuttavia la sindacalista  non nasconde che nel testo ci sono delle "criticità su cui concordano anche Cisl e Uil, tant'è vero che abbiamo scritto una lettera unitaria alle commissioni Lavoro e Bilancio, chiedendo di essere auditi".I problemi sono sostanzialmente due: il primo è quello del lavoro notturno. "Chiediamo che - spiega Lamonica - non sia alzato il tetto minimo di 64 notti lavorate per poter accedere alla categoria usurante: è una soglia che deve essere mantenuta e non innalzata.Oltrettutto, si potrebbe conteggiare il lavoro notturno non solo in numero di notti lavorate, ma anche in ore equivalenti, perchè alcune categorie di notte lavorano 6 ore, altre 8 e per queste ultime la sommatoria delle ore, alla fine, potrebbe dare l'equivalente di 64 notti".Altra spina dolente: le disposizioni transitorie fino al 2017. "Per accedere ai benefici, di qui al 2017, il testo parla di 7 anni lavorati in usuranti su 10 totali lavorati, compreso l'ultimo anno. Noi chiediamo che l'ultimo anno non sia considerato, perchè come spesso accade, per motivi di età o di salute il lavoratore magari viene rimosso proprio in quell'anno dal lavoro più pesante".E poi i sindacati chiedono che le regole transitorie possano essere valide, ma in alternanza con quelle del dopo 2017, che prevedono la concessione del beneficio di lavoro usurante al lavoratore che abbia svolto almeno il 50% della sua attività all'interno delle categorie previste dalla legge (catena di montaggio, autisti pubblici, cave, miniere etc).Infine, il problema delle risorse. "Nel 2007 agli usuranti era stata destinata una certa somma (2,52 miliardi di euro per il decennio 2008-2017 ndr), che non è mai stata spesa e dunque il risparmio c'è già stato". "Le risorse vanno mantenute - conclude Lamonica - ovviamente con l'attualizzazione necessaria".

«Sciopero generale ora»

Inattesa conclusione del Direttivo della confederazione. Stravolte le divisioni congressuali, «discussione vera».

Contrordine, compagni! Il Direttivo della Cgil - il cosiddetto« parlamentino» - si è chiuso in maniera molto diversa da quel che lasciava presagire la relazione introduttiva del segretario generale, Susanna Camusso. Alla fine, le è stato dato un mandato per la proclamazione dello sciopero generale di tutta la confederazione. Unico margine concesso: decidere la data e, forse, le modalità. Ma senza troppi margini.Al termine di due giorni di dibattito vero, intenso, senza più concessioni alle appartenenze - «minoranza» e «maggioranza» del congresso di Rimini - è arrivata una decisione davvero inattesa. Sono mesi che la Cgil incassa con un mugugno appena accennato cose che in altri tempi l'avrebbero spinta a bloccare tutto il paese. Lo stesso accordo separato sulla «riforma del modello contrattuale» era stato accolto, sì, con un sciopero generale; ma di sole 4 ore e con manifestazioni regionali. Nel lessico sindacale: il minimo della pena per non perdere la faccia.Di lì in poi, però, una raffica di schiaffi dolorosi. È stato affontato con una certa sufficienza, inizialmente, il «modello Pomigliano»; quasi fosse colpa della Fiom il fatto che l'accordo non fosse modificabile nemmeno con la «firma tecnica» che qualcuno provava a suggerire. Anche dopo Mirafiori - con risultato del referendum in bilico fino all'ultima scheda - c'era stato un supporto sincero, ma tiepido.Poi la frana. La scuola (e l'università) nemmeno ascoltate durante la «riforma Gelmini». La funzione pubblica, svillaneggiata dal ministro Renato Brunetta, che ha portato sul tavolo un documento da firmare senza neppure consentirne prima la lettura; trattamento identico a quello riservato al sindacato di base Usb. Una vera provocazione, a certi livelli.Problemi di rapporti in qualsiasi situazione. Poi, ieri mattina, il segretario del commercio, Franco Martini, è salito alla tribuna per spiegare quanto male fosse messa la «no stop» sul contratto di categoria. In pratica, si è alle viste di un altro «contratto separato»; ma nessuno, in questo caso, se l'è sentita di sorridere. Difficile accusare di «antagonismo ideologico» quella categoria.È saltato il tappo. Come spiegavano poi sia Gianni Rinaldini (coordinatore della minoranza de «La Cgil che vogliamo») che Maurizio Landini, sanguigno segretario genarle della Fiom, «c'è stata finalmente una discussione vera, aperta, costruttiva, che si è conclusa nell'unico modo logico; il mandato a proclamare lo sciopero generale di tutte le categorie».La relazione iniziale di Susanna Camusso era stata assai meno tranchant. Chi voleva ironizzare, lo faceva dicendo «faremo uno sciopero certamente entro la fine della legislatura». La richiesta di mandato avanzata dalla Camusso, del resto, recitava chiaramente: «uno sciopero generale o una manifestazione nazionale di sabato». Nulla di tutto questo. Pensionati, metalmeccanici, scuola e università chiedevano lo sciopero generale e basta. Altri singoli esponenti di altre categori facevano altrettanto. Fino a raggiungere, ad occhio, la metà del direttivo.Un solo mandato, dunque. E non discrezionale. La minoranza si è astenuta, infatti: «voteremo sì solo se la data sarà fissata entro il mese di aprile». Mentre dventerà contrario «se fosse rimandato a tempi indefiniti». L'onda anomala sale per il Mediterraneo. Preparate la tavola da surf.

Rocco Di Michele

[Articolo su il manifesto del 24/02/2011]

Vinyls: operai da un anno sull'Isola dell'Asinara

I lavoratori Vinyls da un anno sull'Isola dell'Asinara, ribattezzata 'Isola dei Cassintegrati'. Ricorre oggi (24 febbraio) l'anniversario dell'occupazione del carcere da parte dei lavoratori Vinyls per far sentire la loro voce e rivendicare certezze non solo sul futuro dell'azienda ma anche dell'intero ciclo del cloro.A distanza di un anno la situazione non appare cambiata di molto. Gli operai, nonostante le rassicurazioni del Governo, sono ancora di fronte a ritardi e poche certezze, infatti si attende ancora la firma dei preliminari di vendita tra Eni e Gita che si sarebbe dovuta concludere già lo scorso 31 gennaio. La protesta continua anche sulla terraferma, dove da oltre un anno (7 gennaio 2010), i lavoratori Vinyls occupano la torre Aragonese a Porto Torres e numerose sono state le proteste anche negli altri stabilimenti (Marghera e Ravenna).Nei giorni scorsi i dipendenti hanno annunciato che la mobilitazione proseguirà fino a che non sarà raggiunto l'accordo tra le due società per il passaggio degli impianti del ciclo del cloro, “siamo determinati a difendere il nostro posto di lavoro”, hanno dichiarato.La CGIL chiede al Governo un'accelerazione sulla questione che “non si può più trascinare”, come ha dichiarato Vincenzo Scudiere, Segretario Confederale della CGIL. “A questo punto, bisogna stringere i tempi e dare corso agli impegni presi - ha detto - in particolare è arrivato ormai il momento di stringere l'accordo con Gita”.

mercoledì 23 febbraio 2011

Sciopero generale: da direttivo Cgil segnale positivo

La decisione assunta dal Direttivo Nazionale della Cgil di indire lo sciopero generale e dare mandato alla Segreteria per valutare i tempi e i modi con cui mettere in campo una mobilitazione generale del mondo del lavoro va nella direzione da molto tempo indicata dall'Area Programmatica “la Cgil che vogliamo” e delineata unitariamente dal Direttivo della Fp-Cgil, che nel proclamare lo sciopero di categoria aveva auspicato che questo potesse inserirsi in un percorso di lotta confederale. Un fatto positivo che permette adesso di costruire una forte mobilitazione generalizzata che difenda il valore della democrazia sindacale, oggi messa in crisi dalle scelte del Governo e dagli accordi separati tanto nel settore privato quanto in quello pubblico, il contratto nazionale e quindi i salari delle lavoratrici e dei lavoratori.Una difesa della democrazia sindacale e della dignità del lavoro che oggi, a causa della crisi economica e del sentimento di frustrazione che lo stallo istituzionale suscita in molti cittadini, assume i caratteri di una battaglia universale e si configura come una vera e propria difesa dei valori costituzionali e della tenuta del nostro sistema democratico, che rischia di indebolirsi irrimediabilmente perché inserito in una drammatica spirale di diseguaglianza e arretramento delle condizioni materiali e di lavoro degli italiani, colpevolmente perseguito dal Governo e finalizzata a mutare alla radice la nostra società e il nostro sistema economico.

Carlo Podda


fonte:http://www.lacgilchevogliamo.it

Cgil, la mobilitazione prosegue

Il Direttivo dà mandato alla segreteria di decidere i tempi e le modalità di prosecuzione delle iniziative di mobilitazione, sciopero generale incluso

Il Comitato Direttivo Nazionale della CGIL, al termine della due giorni di discussione, ha votato il documento politico sulla situazione politica ed economica - con 83 voti a favore, nessun contrario e 20 astensioni - dove si dà mandato alla segreteria di decidere i tempi e le modalità di prosecuzione delle iniziative di mobilitazione - la campagna sulle regole per la democrazia e la rappresentanza sindacale e le marce per il lavoro - incluso il ricorso allo sciopero generale.    

fonte:http://www.rassegna.it

Fabbrica Bmw a misura di operai 'anziani'

In Germania postazioni di lavoro ergonomiche e ritmi lavoro piu' lenti

Con un'iniziativa presentata come senza precedenti al mondo, la Bmw ha presentato una fabbrica di automobili fatta su misura per operai 'anziani' dei quali il gruppo tedesco non vuole perdere l'esperienza. Situata nel sud della Germania, a Dingolfing, l'impianto ha una catena di montaggio con postazioni di lavoro ergonomiche dotate fra l'altro di schienali, buona illuminazione e ritmi piu' lenti rispetto a quelli di altre fabbriche. Nel segnalare che si tratta di una novita' mondiale, la Bmw annuncia che nell'impianto lavorano operai di ogni eta' ma la fabbrica e' dedicata soprattutto a quelli piu' anziani ed esperti che il gruppo automobilistico bavarese spera cosi' di mantenere al lavoro piu' a lungo anche grazie a camere per il relax e mensa salutista. Si spera di estendere l'iniziativa a 4.000 dipendenti in impianti di paesi di lingua tedesca per far fronte alla carenza di manodopera specializzata e alla diminuzione delle nascite. L'Unione delle Camere di commercio tedesche (Dihk) stima che in Germania manchino 400 mila operai specializzati.

fonte:http://www.ansa.it

Nuovi massimali d'indennità e mobilità

Importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale, mobilità e disoccupazione ed importo dell’assegno per attività socialmente utili relativi all’anno 2011.Si riporta la misura, in vigore dal 1° gennaio 2011,degli importi massimi dei trattamenti di integrazione salariale,mobilità e disoccupazione – al lordo ed al netto della riduzione prevista dall’art. 26 L. 41/86 e distinti in base alla retribuzione soglia di riferimento –nonché la misura dell’importo mensile dell’assegno per l’attività socialmente utili.


fonte:http://www.fiom.cgil.it/

Cgil, sciopero generale o manifestazione

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha chiesto al direttivo del sindacato di dare mandato alla segreteria per decidere la proclamazione di uno sciopero generale o, in alternativa, di una manifestazione nazionale.

Il segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, ha chiesto al direttivo del sindacato di dare mandato alla segreteria per decidere la proclamazione di uno sciopero generale o, in alternativa, di una manifestazione nazionale, da fissare di sabato, per continuare la mobilitazione contro il governo. Lo riferiscono fonti di agenzia.Intervenendo al direttivo, iniziato ieri a Roma, Camusso ha sottolineato la necessità di proseguire la mobilitazione già avviata con marce per il lavoro e la campagna per le regole sulla democrazia e la rappresentanza, e alla fine di questo percorso valutare se esistono le condizioni per proclamare uno sciopero o indire una manifestazione.La minoranza Cgil e la Fiom chiedono da tempo uno sciopero generale. I metalmeccanici hanno tenuto il loro, di categoria, lo scorso 28 gennaio. Mentre funzione pubblica, scuola e conoscenza hanno indetto uno sciopero nazionale di un'intera giornata per il prossimo 25 marzo.Gli interventi al direttivo proseguiranno per tutta la giornata. La replica di Camusso è attesa nel pomeriggio.

fonte:http://www.rassegna.it

martedì 22 febbraio 2011

Da Pontedera Cremaschi rilancia: "Sciopero generale subito"

Durante la presentazione del suo libro "Regime dei Padroni", il membro della segreteria nazionale della Fiom attacca duramente il governo e opposizioni sulle politiche del lavoro. Chiede alla Cgil di “sciogliere le ambiguità e convocare lo sciopero”. Intanto ieri si è svolto il secondo incontro fra azienda e sindacati sul futuro dello stabilimento Piaggio

A ridosso dello svolgimento del Direttivo generale della Cgil che discuterà la convocazione o meno dello sciopero generale - richiesto a gran voce da mesi vista la crisi economica, sociale, politica, culturale che sta attraversando il nostro paese - Giorgio Cremaschi, membro della Segreteria nazionale della Fiom, in occasione della presentazione del suo ultimo libro "Regime dei padroni", organizzata a Pontedera da Rifondazione comunista, lancia un ultimo appello al sindacato."La Cgil deve uscire da una posizione di ambiguità che è ormai inaccettabile - afferma Cremaschi. C'è una parte della popolazione, come dimostrano le numerose ribellioni di questi mesi, dai metalmeccanici, agli studenti, alla manifestazione delle donne del 13 febbraio, che non è rassegnata e la Cgil deve decidere se inseguire Cisl e Uil, che ormai sono pezzi del regime di Berlusconi, o superare le paure e rispondere a queste istanze di parte del paese"."Se il direttivo generale deciderà diversamente - prosegue Cremaschi - lo sciopero andrà fatto ugualmente e le posizioni critiche in Cgil non potranno adeguarsi a questa decisione ma dovranno trovare delle forme di protagonismo e partecipazione perché ci sono dei momenti costituenti nella vita politica di un paese, e oggi è uno di questi momenti"."E' finito - rilancia così il sindacalista della Fiom - il tempo dei giochini e degli attendismi, occorre dire chiaramente le cose come stanno perché la situazione del paese è troppo grave e ne verremo travolti se non saremo capaci di resistere: lo sciopero generale serve a questo. Non è la soluzione di tutti i nostri problemi, non lo è mai stata nella storia del nostro paese, ma serve a costruire uno schieramento contro Berlusconi e soprattutto il berlusconismo".Il dirigente del più importante sindacato dei metalmeccanici ritorna spesso sulla portata della crisi che sta investendo l'Italia: "Siamo di fronte alla crisi del potere di Berlusconi e di fronte a tutte le incriminazioni che sono a suo carico, la cosa che dovrebbe accadere è che non rimanesse al suo posto. Invece ciò non avviene e questo è il segnale ultimo della degenerazione del sistema politico italiano e anche di un'opposizione che non compie il proprio dovere. Siamo ormai ad una violazione totale della democrazia e ci stanno abituando a cose che sono inaccettabili".Cremaschi, prendendo spunto dalle tesi esposte nel suo libro spiega con forza, però, come non sia Berlusconi il problema di questo paese ma ciò che ha prodotto nel paese: "Berlusconi e Marchionne sono le facce della stessa medaglia, hanno gli stessi comportamenti e propongono un'uscita della crisi che è un ritorno all'800 per cui si deve rinunciare ad ogni diritto".E qui il sindacalista della Fiom attacca il Partito Democratico: "Non si può parlare male di Berlusconi e sostenere Marchionne, come hanno fatto in grandissima parte i dirigenti del Pd che di fatto sostengono la dirigenza Fiat. Mandare via Berlusconi non è un programma di governo, è un'esigenza della moralità della democrazia italiana, ma serve un'alternativa vera per cui il mercato e l'impresa vanno bene basta che non esagerino. Non si può combattere contro Berlusconi se la si pensa come lui su molte cose. Oggi Marchionne dice: o rinunciate al contratto nazionale e a tutti i diritti o sposto la produzione altrove"."Di fronte a tutto ciò - afferma Cremaschi - serve una vera rivoluzione democratica e non un cambio di maggioranza. L'Italia è un paese che sta franando, che sta subendo una regressione drammatica, per questo dobbiamo investire nelle ribellioni, ritrovare l'anima del conflitto altrimenti saremo travolti".E mentre il dirigente della Fiom parla del "modello Marchionne" e di crisi, al centro Sete Sois Sete Luas, proprio di fronte allo stabilimento della Piaggio, in contemporanea si è svolto presso l'Unione degli Industriali il secondo incontro tra le organizzazioni sindacali e l'azienda dopo quello dei giorni scorsi riguardo alle prospettive industriali del gruppo presieduto da Colannino.Di fatto, Piaggio e sindacati stanno discutendo del futuro dell'azienda di Pontedera, dopo che nel primo incontro di alcuni giorni fa la stessa Piaggio aveva prospettato l'apertura di una procedura di mobilità volontaria per 400 lavoratori (300 operai e 100 impiegati), annunciando come compensazione l'ingresso in azienda di giovani che attualmente compongono il bacino di lavoratori stagionali di Piaggio, senza però specificarne la quantità. Proprio questo elemento è stato ribadito nella riunione di ieri, in aggiunta anche alla conferma di voler investire nella logistica, in modo da creare a Pontedera il polo ricambi del Gruppo a livello mondiale. In questo quadro, secondo quanto spiegato da Piaggio, la città d'origine della Vespa rimarrebbe il centro di tutta l'attività di ideazione e di produzione dei veicoli.L'intenzione dell'azienda è quella di forzare i tempi come dimostra il fatto che già domani si terrà il terzo e ultimo appuntamento da cui dovrà scaturire o meno un'intesa che verrà poi sottoposta alla Rsu.E proprio nel caso della Piaggio Cremaschi è molto netto per quanto riguarda il metodo: "Questa trattativa non può essere gestita senza un'adeguata informazione dei lavoratori, forzando i tempi, e soprattutto forzando la loro necessaria partecipazione alle decisioni in tutti i passaggi e non quando i giochi sono fatti. Se ciò avvenisse sarebbe un grave errore anche da parte della stessa Fiom che andrebbe criticata, in quanto oggi la priorità è restituire potere di controllo e di rappresentanza agli operai in tutti i luoghi di lavoro, costruire forme nuove di democrazia e partecipazione".

fonte:http://www.pisanotizie.it

Adesione Area Manifestazione 12 marzo

L’Area congressuale La CGIL che Vogliamo aderisce alla manifestazione del 12 marzo a difesa della Costituzione.Ai frequenti attacchi alla giustizia, all’equilibrio dei poteri istituzionali, alla libertà di stampa e informazione si accompagnano la riduzione dei diritti contrattuali e costituzionali dei lavoratori così come agiti nella vicenda FIAT e nel lavoro pubblico e nella scuola.Altrettanto grave è la decisione assunta del Governo di modificare la prima parte della Costituzione nell’art.41 sulla libertà d’impresa, di fatto descrivendo un assetto sociale del Paese fondato sulla sopraffazione e sull’autoritaritarismo.

Allarme morti sul lavoro: a gennaio sono già 50

I dati dell'Osservatorio Vega Engineering di Mestre: escluse le morti in itinere, nel primo mese del 2011 raddoppiati i decessi rispetto al gennaio 2010. Aumenta la mortalità femminile, il sud in testa alla classifica. Più colpiti i quarantenni

La strage sul lavoro in Italia continua ogni giorno. Anzi si aggrava. Il 2011 è infatti iniziato nel peggiore dei modi, con 50 croci sul lavoro, quasi due al giorno. Una cifra altissima, che raddoppia il numero dei morti sul lavoro rilevati nello stesso mese dello scorso anno: in tutto il primo semestre del 2010 non si era mai arrivati ad un dato così elevato.
E' questa la prima istantanea scattata dagli esperti dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro Vega Engineering di Mestre, e tra l'altro si riferisce solo agli incidenti mortali accaduti in luogo di lavoro ordinario escludendo quindi quelli in itinere e dovuti alla circolazione stradale. La cifra altrimenti sarebbe ancora più eclatante.
Stavolta a indossare la maglia nera non sono più le regioni del Nord, ma quelle del Sud. Sicilia e Campania sono in testa con 7 vittime, seguite dalla Lombardia (6), dall’Emilia Romagna (5) e dal Veneto (4). Accanto ai numeri assoluti, però, appare altrettanto significativo l’indice di mortalità rispetto alla popolazione lavorativa. I valori più elevati arrivano dalla Valle D’Aosta (35,5 contro una media nazionale di 4,4) insieme alla Basilicata (15,7) e alla Calabria (5,1). Friuli, Molise Marche Toscana e Umbria sono le uniche regioni a non essere state coinvolte nel mese di gennaio.
Nella classifica provinciale in cima ci sono Catania e Napoli, con 4 morti, seguite da Bologna e Milano (3), Matera, Aosta, Savona, Messina, Caserta, Lecce, Verona e Torino (2). Aosta, Matera e Savona, comunque guidano la classifica provinciale per incidenze rispetto alla popolazione lavorativa.
Ancora una volta l’agricoltura è il luogo maggiormente votato alla disgrazia con il 32 per cento delle vittime. Il doppio di quelle rilevate nel settore delle costruzioni (16 per cento). Altrettanto preoccupante il 12 per cento degli eventi mortali registrati nel commercio e attività artigianali e il 10 per cento dei trasporti, magazzinaggi e costruzioni.
Un nuovo dato, invece, emerge nell’indagine delle cause che hanno portato alla morte i lavoratori. La caduta dall’alto non è più in cima alla graduatoria. Nel 24 per cento dei casi, infatti, si è trattato di un decesso per schiacciamento avvenuto in seguito alla caduta di oggetti pesanti. Nel 20 per cento dei casi si è trattato di una caduta dall’alto e per il 16 per cento delle vittime la causa è stata un incidente dovuto al ribaltamento/investimento di un mezzo in movimento. Seguono nella classifica: il contatto con organi lavoratori in movimento (12 per cento), investimento da mezzo semovente (10 per cento) e incendio (6 per cento).
Altrettanto inquietante, secondo Vega Engineering, il dato sulla mortalità femminile: sono già due le vittime. A fine 2010 se ne contavano 17. Un dato, quindi, decisamente superiore alla media. Gli stranieri sono 4 pari all’8 per cento del totale (era il 10 per cento nel 2010). La fascia d’età più colpita, poi, è sempre quella tra i 40 e i 49 anni, ovvero il 36 per cento delle vittime. Il 20 per cento tra i 30 e i 39 e il 18 per cento tra i 60 e i 69 anni. Dai 70 anni in su si rileva l’8 per cento delle vittime.
L'ultimo, ma non meno importante grafico elaborato dagli esperti dell’Osservatorio è quello relativo ai giorni della settimana in cui gli episodi mortali sono stati più frequenti. Si scopre così un’altra novità perché con il nuovo anno i giorni neri cambiano: sono martedì e giovedì. Lo scorso anno il mercoledì e il venerdì. Nel Nordest, invece, sul podio al secondo posto c’è la domenica.

Notiziario del lavoro - 22 febbario 2011


fonte:http://www.youtube.com/user/CGILNAZIONALE

lunedì 21 febbraio 2011

Settimana decisiva per lo sciopero generale

E’ questa una settimana decisiva per lo sciopero generale. Il 22 e il 23 si riunisce il Direttivo nazionale della Cgil, per la prima volta da molti anni a porte chiuse. Questa decisione è il segno della difficoltà del dibattito interno. Dopo la Fiom e la minoranza congressuale anche diverse strutture, tra queste pare la Cgil Emilia, si sono espresse a favore dello sciopero generale. La Federazione della conoscenza ha convocato il suo sciopero per il 21 marzo e la Funzione pubblica per il 25. E’ chiaro che dopo l’accordo separato nei pubblici, mentre continua l’attacco della Fiat, della Confindustria e del Governo ai diritti e al contratto nazionale, la Cgil è a un bivio. Non sarebbe difficile, in fondo, prendere la decisione sullo sciopero generale. Sarebbe una decisione popolare anche sul piano dell’opinione pubblica, vista l’arroganza crescente di Berlusconi e il disgusto collettivo che essa sta suscitando. Tuttavia lo sciopero generale impone alla Cgil di dare una risposta alle affermazioni che un suo segretario, Vincenzo Scudiere, ha fatto a una recente assemblea della Fiom. Qui si è detto che la Cgil non aveva all’ordine del giorno lo sciopero generale perché si tentava una ripresa di dialogo unitario e sulla rappresentanza, mentre non si rinunciava a costruire con la Confindustria un “Patto per la crescita”. Se questa è stata la motivazione per il no allo sciopero, è evidente che la proclamazione della mobilitazione generale porterebbe a dover considerare fallita questa prospettiva. Questa è l’impasse della maggioranza del gruppo dirigente, da un lato tentata dallo sciopero, per le spinte oggettive che ci sono nel sindacato e nel paese, dall’altro spaventata a dover concludere che la rottura con Cisl, Uil e Confindustria è destinata a durare e ad accentuarsi. Anche le incertezze del Partito Democratico coinvolgono il gruppo dirigente della Cgil. Tutto questo sfocia così nella discussione nel Direttivo, che non potrà più produrre ulteriori rinvii.Tutti sono chiamati a scelte chiare, tocca alla Cgil, ma anche alla sua minoranza. Quest’ultima finora ha vivacchiato all’ombra della Fiom. E’ chiaro che se la Cgil deciderà lo sciopero generale si aprirà una fase nuova dentro l’organizzazione. Se invece questo non dovesse avvenire la minoranza dovrà uscire dalle sue incertezze e trasformarsi in una posizione pubblica e di massa. In ogni caso l’assemblea di delegati autoconvocata a Roma per il 26 febbraio assume un ruolo  sempre più importante, alla luce delle decisioni che pochi giorni prima saranno prese dal Direttivo della Cgil.

Giorgio Cremaschi

“La nuova tragedia al cantiere navale di Monfalcone ripropone il dramma del degrado del lavoro”

Giorgio Cremaschi, Presidente del Comitato centrale della Fiom-Cgil, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“La terribile morte del lavoratore dipendente da una ditta attiva in appalto presso il cantiere navale di Monfalcone, ripropone in tutto il suo dramma la questione dell’organizzazione del lavoro e dell’attacco continuo alla salute e alla sicurezza dei lavoratori.”
“Esprimiamo tutto il nostro dolore, tutta la nostra rabbia e tutta la nostra solidarietà ai familiari e ai colleghi della vittima. Prima di tutto, dobbiamo però sottolineare che si sta cercando di recuperare produttività mettendo a rischio la sicurezza dei lavoratori, in una ricerca insensata di risultati a breve che spesso si trasforma in tragedie.”
“La risposta forte dei lavoratori di Monfalcone è il segnale che nei luoghi di lavoro non si può più andare avanti così. Ci saranno adesso tutte le iniziative sindacali e legali volte a individuare e colpire le evidenti responsabilità aziendali.”
“Quanto accaduto a Monfalcone ci dice, una volta di più, che occorre rilanciare la lotta per la salute e la sicurezza dei lavoratori di fronte alla ricerca di una competitività fondata sul degrado del lavoro, sul sistema degli appalti e dei subappalti, sull’intensificazione dei ritmi e dello sfruttamento.”



“Le norme sulla detassazione del cosiddetto salario di produttività costituiscono un attacco al Contratto nazionale come fonte di diritti universali”

Laura Spezia, segretaria nazionale della Fiom-Cgil e responsabile dell’Ufficio sindacale, ha rilasciato oggi la seguente dichiarazione.

“Ritengo gravi e inaccettabili le norme sulla detassazione del cosiddetto ‘salario di produttività’ contenute nella recente circolare congiunta del Ministero del Lavoro e dell’Agenzia delle Entrate.”
“La Fiom e la Cgil non hanno mai condiviso la politica governativa volta a detassare solo questo cosiddetto ‘salario di produttività’. Ciò perché noi riteniamo via sia invece l’esigenza di diminuire in generale la pressione fiscale sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti e dei pensionati. Abbiamo quindi sostenuto e sosteniamo che vadano detassati gli aumenti derivanti dal Contratto nazionale, ovvero quegli aumenti che incidono in maniera generalizzata, e più egualitaria, sui salari di tutti i lavoratori.”
“Invece, con la recente circolare congiunta si inserisce, addirittura, un criterio di penalizzazione dell’erogazione delle maggiorazioni salariali previste dal Contratto nazionale di lavoro, escludendo esplicitamente tali erogazioni dalla base di calcolo per la maturazione dei vantaggi della detassazione. Infatti, a seguito delle direttive ministeriali, nel 2011 verranno detassate solo le ore di straordinario o le maggiorazioni per lavoro a turni, notturno e, comunque, connesso alla flessibilità dell’orario, previste da accordi aziendali e non più quelle previste dal Contratto nazionale.”
“Si tratta di un attacco senza precedenti al Contratto, nonché di un ulteriore passo verso il suo smantellamento come fonte primaria di diritti universali per i lavoratori di uno stesso settore. Per questa via viene creata una condizione di disparità nei diritti tra lavoratori e lavoratori e tra azienda e azienda.”
“La circolare congiunta va immediatamente revocata.”




Vinyls, 11 giorni sulle torri a Marghera e Ravenna

Prosegue da undici giorni la protesta delle "Torri Gemelle" Vinyls: l’alto silo occupato nello stabilimento di Ravenna e la torcia a 150 metri d’altezza di Porto Marghera. È quanto si apprende dal blog dell'Isola dei cassintegrati. "Le precarie condizioni della passerella sulla torcia del terzo stabilimento, quello di Porto Torres, non hanno permesso agli operai sardi di continuare il presidio, ma al Nord l’occupazione continua fino alla firma degli accordi Eni-Gita. Il ministro Romani e i vertici Eni dicono che è tutto a posto, che bisogna aspettare solo quindici giorni", ma i lavoratori non si fidano.

fonte: http://www.rassegna.it

E adesso il modello Mirafiori fa scuola. Ora tocca alle Officine di Grugliasco

Il contratto per i metalmeccanici voluto dall'ad del Lingotto Marchionne potrebbe essere applicato anche all'ex carrozzerie Bertone rilevate dalla Fiat.A distanza di poco più di un mese dal referendum per l’accordo di Mirafiori, il contratto per i metalmeccanici voluto dall’ad del Lingotto Sergio Marchionne potrebbe essere applicato anche a un’altra azienda della galassia automotive del Torinese, le Officine automobilistiche Grugliasco, ex carrozzerie Bertone rilevate dalla Fiat nel 2009 dopo un’amministrazione straordinaria sotto il controllo di un commissario. Tra i lavoratori, riuniti in assemblea da venerdì scorso, sono subito sorti dubbi e contrasti, ma alcuni delegati elaboreranno una piattaforma alternativa da proporre all’azienda.L’ad Fiat si è impegnato a investire 500 milioni di euro circa per avviare la produzione di un modello Maserati dal dicembre 2012, con l’obiettivo di riportare al loro impiego tutti i lavoratori in cassa-integrazione da quasi sette anni, e portare lo stabilimento alla produzione di 50mila vetture l’anno. Questa l’assicurazione, a patto che si garantisca un migliore utilizzo e una maggiore governabilità dello stabilimento, come fatto per Mirafiori. Una condizione che ha subito suscitato polemiche: “Dal momento in cui a Pomigliano avevano proposto il nuovo tipo di accordo sentivamo che sarebbe arrivato anche da noi”, dichiara il delegato della Fiom Giacomo Zulianello.E come a Mirafiori è stato imposto un diktat. Stando al delegato, nell’incontro tra azienda e rappresentanti sindacali martedì scorso all’Unione industriali di Torino, è stato detto che se non si giungerà a un accordo verranno portati i libri al ministero dell’Economia facendo ricadere lo stabilimento nelle condizioni di 15 mesi fa. In parole povere, se il nuovo accordo non fosse accolto, le Oag torneranno a essere amministrate da un commissario liquidatore.Venerdì si è tenuta un’assemblea delle rappresentanze sindacali unitarie, composte da 10 delegati della Fiom, una della Fim, uno della Uilm e i tre della Fismic, per illustrare i piani ai 650 lavoratori presenti. Tutte vedono positivamente il ritorno alla produzione però alcune sigle vogliono arrivare a una proposta condivisa. Tuttavia ci sono stati momenti di tensione tra i delegati della Fiom e quelli della Fismic dopo l’attacco del segretario generale Roberto Di Maulo, che ha definito l’atteggiamento della Fiom “criminale, antistorico e reazionario”. Un’altra dichiarazione che non è piaciuta a molti lavoratori presenti all’assemblea è stata quella di un funzionario della Fismic: “Ha detto che la pausa mensa a fine turno serve a non usurare la catena di montaggio, come se fosse più importante della condizione fisica degli operai. La gente ha iniziato a criticarlo contestandolo nel merito”, racconta Zulianello.Giovedì i delegati di Fiom e Uilm si incontreranno per pianificare le controproposte. “Abbiamo richiesto di discutere dei punti dell’accordo e arrivare a una mediazione”, spiega Zulianello. Le proposte alternative riguarderanno la gestione dei turni, degli straordinari e sulle quantità di produzione. Non parteciperanno i delegati di Fim e Fismic: “La Fiom non l’ha concordato con noi”, ha detto Margot Cagliero della Fim. Il sindacato autonomo erede di quello aziendale vuole invece “firmare l’accordo così come l’ha presentato la Fiat”. Venerdì 25 ci sarà un’assemblea per discutere e votare e dopo tre giorni riprenderà il confronto tra azienda e sindacati.Nel frattempo vanno avanti le discussioni per il distacco di alcuni lavoratori in altre aziende, una misura alternativa alla cassa-integrazione. Già 130 dipendenti sono in forza agli stabilimenti Pininfarina di Bairo Canavese e San Giorgio Canavese, ma per rimanere in attività si sono visti obbligati a sessanta chilometri di strada in più per raggiungere il posto di lavoro. Ma si sta anche discutendo della possibilità di trasferire 150 lavoratori nello stabilimento Sevel di Atessa, in provincia di Chieti, come richiesto dall’azienda.

Andrea Giambartolomei

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