Nel pomeriggio del 24 febbraio è apparso sul sito rassegna.it il comunicato che si può leggere in allegato. Questo è il passo più significativo. “Va però chiarito che "tecnicamente" lo sciopero non è stato ancora proclamato, (NdR il neretto è originale) al contrario di quanto farebbe pensare una lettura disattenta dei giornali. Il direttivo ha accettato la proposta del segretario generale, Susanna Camusso, che aveva chiesto la possibilità di decidere quando e come andare allo sciopero generale. È un po' come quando il governo chiede al Parlamento la delega per una legge complessa (come il federalismo fiscale): una volta approvato il provvedimento "quadro", vanno scritti e licenziati anche i singoli decreti. In questo caso la segreteria, ottenuto il consenso del direttivo, dovrà decidere tempi e modi dello sciopero. Per questo la data ancora non è stata stabilita.”. Non è una dichiarazione ufficiale ma appare evidente che gli articoli di rassegna.it sono ispirati direttamente dalla segreteria, anche perché il direttivo era a porte chiuse. Il documento finale non è interpretabile: “il direttivo indice lo sciopero” consegnando alla segreteria il compito di definire le modalità di svolgimento “nei tempi più utili per la sua più ampia efficacia ed estensione”. Ora il paragone tra l’indizione dello sciopero ed una legge quadro sarà certo tema che occuperà per lungo tempo i più autorevoli emeriti giuristi. Appare però evidente che il comunicato assomiglia molto a quelle smentite che nei fatti divengono una doppia conferma. Voler precisare che lo sciopero non è stato “tecnicamente” proclamato è un goffo tentativo di ridimensionare la decisione che unanimemente il direttivo ha fatto. La decisione di indire l’astensione generale dal lavoro non è un fatto tecnico, ma una decisione politica che nasce da una analisi della situazione: di fronte alle scelte del Governo e delle associazioni padronali (da Confindustria a Confcommercio) il direttivo ha ritenuto necessario il ricorso alla mobilitazione. Che poi questa debba essere preparata perchè abbia la più ampia efficacia ed estensione, è cosa naturale per chi intende lo sciopero non un atto di testimonianza minoritaria, ma lo strumento del massimo coinvolgimento del mondo del lavoro. Però non è consentito a nessuno usare la delega che il direttivo ha consegnato alla segreteria per inficiare una chiara volontà politica del comitato direttivo. Questo intervento fuori tempo massimo per ridimensionare la decisione del principale organismo della Cgil, preoccupa molto perché nasconde non tanto la volontà di non attuare il dettato del documento finale, ma soprattutto di non voler raccogliere lo spirito del dibattito che ha certamente fatto fare un passo in avanti verso una ricomposizione unitaria della Cgil, dopo le fratture congressuali non ancora oggi ricomposte. Questa preoccupazione però anziché congelare il confronto politico nella CGIL, ci deve impegnare ancor più. tutti e tutte, a far partire immediatamente nei luoghi di lavoro la preparazione dello sciopero generale: più sarà ampio sarà l’impegno, prima realizzeremo le condizioni per fermare l’intero Paese nella speranza di estendere dal Trentino A.A. alla Sicilia, la forza della dignità del lavoro che abbiamo visto concretamente emergere dalle entusiasmanti giornate di Mirafiori.
Maurizio Scarpa
Vice presidente direttivo nazionale CGIL
La stessa interpretazione sta girando per le strutture della Cgil. Questo dimostra che la resistenza a fare lo sciopero generale nel gruppo dirigente c'è ancora tutta.
- documento approvato dal Direttivo nazionale della Cgil con l'astensione de "La Cgil che vogliamo" (leggi il testo)
- articolo su Rassegna.it (leggi il testo)
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