Durante la presentazione del suo libro "Regime dei Padroni", il membro della segreteria nazionale della Fiom attacca duramente il governo e opposizioni sulle politiche del lavoro. Chiede alla Cgil di “sciogliere le ambiguità e convocare lo sciopero”. Intanto ieri si è svolto il secondo incontro fra azienda e sindacati sul futuro dello stabilimento Piaggio
A ridosso dello svolgimento del Direttivo generale della Cgil che discuterà la convocazione o meno dello sciopero generale - richiesto a gran voce da mesi vista la crisi economica, sociale, politica, culturale che sta attraversando il nostro paese - Giorgio Cremaschi, membro della Segreteria nazionale della Fiom, in occasione della presentazione del suo ultimo libro "Regime dei padroni", organizzata a Pontedera da Rifondazione comunista, lancia un ultimo appello al sindacato."La Cgil deve uscire da una posizione di ambiguità che è ormai inaccettabile - afferma Cremaschi. C'è una parte della popolazione, come dimostrano le numerose ribellioni di questi mesi, dai metalmeccanici, agli studenti, alla manifestazione delle donne del 13 febbraio, che non è rassegnata e la Cgil deve decidere se inseguire Cisl e Uil, che ormai sono pezzi del regime di Berlusconi, o superare le paure e rispondere a queste istanze di parte del paese"."Se il direttivo generale deciderà diversamente - prosegue Cremaschi - lo sciopero andrà fatto ugualmente e le posizioni critiche in Cgil non potranno adeguarsi a questa decisione ma dovranno trovare delle forme di protagonismo e partecipazione perché ci sono dei momenti costituenti nella vita politica di un paese, e oggi è uno di questi momenti"."E' finito - rilancia così il sindacalista della Fiom - il tempo dei giochini e degli attendismi, occorre dire chiaramente le cose come stanno perché la situazione del paese è troppo grave e ne verremo travolti se non saremo capaci di resistere: lo sciopero generale serve a questo. Non è la soluzione di tutti i nostri problemi, non lo è mai stata nella storia del nostro paese, ma serve a costruire uno schieramento contro Berlusconi e soprattutto il berlusconismo".Il dirigente del più importante sindacato dei metalmeccanici ritorna spesso sulla portata della crisi che sta investendo l'Italia: "Siamo di fronte alla crisi del potere di Berlusconi e di fronte a tutte le incriminazioni che sono a suo carico, la cosa che dovrebbe accadere è che non rimanesse al suo posto. Invece ciò non avviene e questo è il segnale ultimo della degenerazione del sistema politico italiano e anche di un'opposizione che non compie il proprio dovere. Siamo ormai ad una violazione totale della democrazia e ci stanno abituando a cose che sono inaccettabili".Cremaschi, prendendo spunto dalle tesi esposte nel suo libro spiega con forza, però, come non sia Berlusconi il problema di questo paese ma ciò che ha prodotto nel paese: "Berlusconi e Marchionne sono le facce della stessa medaglia, hanno gli stessi comportamenti e propongono un'uscita della crisi che è un ritorno all'800 per cui si deve rinunciare ad ogni diritto".E qui il sindacalista della Fiom attacca il Partito Democratico: "Non si può parlare male di Berlusconi e sostenere Marchionne, come hanno fatto in grandissima parte i dirigenti del Pd che di fatto sostengono la dirigenza Fiat. Mandare via Berlusconi non è un programma di governo, è un'esigenza della moralità della democrazia italiana, ma serve un'alternativa vera per cui il mercato e l'impresa vanno bene basta che non esagerino. Non si può combattere contro Berlusconi se la si pensa come lui su molte cose. Oggi Marchionne dice: o rinunciate al contratto nazionale e a tutti i diritti o sposto la produzione altrove"."Di fronte a tutto ciò - afferma Cremaschi - serve una vera rivoluzione democratica e non un cambio di maggioranza. L'Italia è un paese che sta franando, che sta subendo una regressione drammatica, per questo dobbiamo investire nelle ribellioni, ritrovare l'anima del conflitto altrimenti saremo travolti".E mentre il dirigente della Fiom parla del "modello Marchionne" e di crisi, al centro Sete Sois Sete Luas, proprio di fronte allo stabilimento della Piaggio, in contemporanea si è svolto presso l'Unione degli Industriali il secondo incontro tra le organizzazioni sindacali e l'azienda dopo quello dei giorni scorsi riguardo alle prospettive industriali del gruppo presieduto da Colannino.Di fatto, Piaggio e sindacati stanno discutendo del futuro dell'azienda di Pontedera, dopo che nel primo incontro di alcuni giorni fa la stessa Piaggio aveva prospettato l'apertura di una procedura di mobilità volontaria per 400 lavoratori (300 operai e 100 impiegati), annunciando come compensazione l'ingresso in azienda di giovani che attualmente compongono il bacino di lavoratori stagionali di Piaggio, senza però specificarne la quantità. Proprio questo elemento è stato ribadito nella riunione di ieri, in aggiunta anche alla conferma di voler investire nella logistica, in modo da creare a Pontedera il polo ricambi del Gruppo a livello mondiale. In questo quadro, secondo quanto spiegato da Piaggio, la città d'origine della Vespa rimarrebbe il centro di tutta l'attività di ideazione e di produzione dei veicoli.L'intenzione dell'azienda è quella di forzare i tempi come dimostra il fatto che già domani si terrà il terzo e ultimo appuntamento da cui dovrà scaturire o meno un'intesa che verrà poi sottoposta alla Rsu.E proprio nel caso della Piaggio Cremaschi è molto netto per quanto riguarda il metodo: "Questa trattativa non può essere gestita senza un'adeguata informazione dei lavoratori, forzando i tempi, e soprattutto forzando la loro necessaria partecipazione alle decisioni in tutti i passaggi e non quando i giochi sono fatti. Se ciò avvenisse sarebbe un grave errore anche da parte della stessa Fiom che andrebbe criticata, in quanto oggi la priorità è restituire potere di controllo e di rappresentanza agli operai in tutti i luoghi di lavoro, costruire forme nuove di democrazia e partecipazione".
fonte:http://www.pisanotizie.it
A ridosso dello svolgimento del Direttivo generale della Cgil che discuterà la convocazione o meno dello sciopero generale - richiesto a gran voce da mesi vista la crisi economica, sociale, politica, culturale che sta attraversando il nostro paese - Giorgio Cremaschi, membro della Segreteria nazionale della Fiom, in occasione della presentazione del suo ultimo libro "Regime dei padroni", organizzata a Pontedera da Rifondazione comunista, lancia un ultimo appello al sindacato."La Cgil deve uscire da una posizione di ambiguità che è ormai inaccettabile - afferma Cremaschi. C'è una parte della popolazione, come dimostrano le numerose ribellioni di questi mesi, dai metalmeccanici, agli studenti, alla manifestazione delle donne del 13 febbraio, che non è rassegnata e la Cgil deve decidere se inseguire Cisl e Uil, che ormai sono pezzi del regime di Berlusconi, o superare le paure e rispondere a queste istanze di parte del paese"."Se il direttivo generale deciderà diversamente - prosegue Cremaschi - lo sciopero andrà fatto ugualmente e le posizioni critiche in Cgil non potranno adeguarsi a questa decisione ma dovranno trovare delle forme di protagonismo e partecipazione perché ci sono dei momenti costituenti nella vita politica di un paese, e oggi è uno di questi momenti"."E' finito - rilancia così il sindacalista della Fiom - il tempo dei giochini e degli attendismi, occorre dire chiaramente le cose come stanno perché la situazione del paese è troppo grave e ne verremo travolti se non saremo capaci di resistere: lo sciopero generale serve a questo. Non è la soluzione di tutti i nostri problemi, non lo è mai stata nella storia del nostro paese, ma serve a costruire uno schieramento contro Berlusconi e soprattutto il berlusconismo".Il dirigente del più importante sindacato dei metalmeccanici ritorna spesso sulla portata della crisi che sta investendo l'Italia: "Siamo di fronte alla crisi del potere di Berlusconi e di fronte a tutte le incriminazioni che sono a suo carico, la cosa che dovrebbe accadere è che non rimanesse al suo posto. Invece ciò non avviene e questo è il segnale ultimo della degenerazione del sistema politico italiano e anche di un'opposizione che non compie il proprio dovere. Siamo ormai ad una violazione totale della democrazia e ci stanno abituando a cose che sono inaccettabili".Cremaschi, prendendo spunto dalle tesi esposte nel suo libro spiega con forza, però, come non sia Berlusconi il problema di questo paese ma ciò che ha prodotto nel paese: "Berlusconi e Marchionne sono le facce della stessa medaglia, hanno gli stessi comportamenti e propongono un'uscita della crisi che è un ritorno all'800 per cui si deve rinunciare ad ogni diritto".E qui il sindacalista della Fiom attacca il Partito Democratico: "Non si può parlare male di Berlusconi e sostenere Marchionne, come hanno fatto in grandissima parte i dirigenti del Pd che di fatto sostengono la dirigenza Fiat. Mandare via Berlusconi non è un programma di governo, è un'esigenza della moralità della democrazia italiana, ma serve un'alternativa vera per cui il mercato e l'impresa vanno bene basta che non esagerino. Non si può combattere contro Berlusconi se la si pensa come lui su molte cose. Oggi Marchionne dice: o rinunciate al contratto nazionale e a tutti i diritti o sposto la produzione altrove"."Di fronte a tutto ciò - afferma Cremaschi - serve una vera rivoluzione democratica e non un cambio di maggioranza. L'Italia è un paese che sta franando, che sta subendo una regressione drammatica, per questo dobbiamo investire nelle ribellioni, ritrovare l'anima del conflitto altrimenti saremo travolti".E mentre il dirigente della Fiom parla del "modello Marchionne" e di crisi, al centro Sete Sois Sete Luas, proprio di fronte allo stabilimento della Piaggio, in contemporanea si è svolto presso l'Unione degli Industriali il secondo incontro tra le organizzazioni sindacali e l'azienda dopo quello dei giorni scorsi riguardo alle prospettive industriali del gruppo presieduto da Colannino.Di fatto, Piaggio e sindacati stanno discutendo del futuro dell'azienda di Pontedera, dopo che nel primo incontro di alcuni giorni fa la stessa Piaggio aveva prospettato l'apertura di una procedura di mobilità volontaria per 400 lavoratori (300 operai e 100 impiegati), annunciando come compensazione l'ingresso in azienda di giovani che attualmente compongono il bacino di lavoratori stagionali di Piaggio, senza però specificarne la quantità. Proprio questo elemento è stato ribadito nella riunione di ieri, in aggiunta anche alla conferma di voler investire nella logistica, in modo da creare a Pontedera il polo ricambi del Gruppo a livello mondiale. In questo quadro, secondo quanto spiegato da Piaggio, la città d'origine della Vespa rimarrebbe il centro di tutta l'attività di ideazione e di produzione dei veicoli.L'intenzione dell'azienda è quella di forzare i tempi come dimostra il fatto che già domani si terrà il terzo e ultimo appuntamento da cui dovrà scaturire o meno un'intesa che verrà poi sottoposta alla Rsu.E proprio nel caso della Piaggio Cremaschi è molto netto per quanto riguarda il metodo: "Questa trattativa non può essere gestita senza un'adeguata informazione dei lavoratori, forzando i tempi, e soprattutto forzando la loro necessaria partecipazione alle decisioni in tutti i passaggi e non quando i giochi sono fatti. Se ciò avvenisse sarebbe un grave errore anche da parte della stessa Fiom che andrebbe criticata, in quanto oggi la priorità è restituire potere di controllo e di rappresentanza agli operai in tutti i luoghi di lavoro, costruire forme nuove di democrazia e partecipazione".
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