La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

domenica 31 ottobre 2010

Costo lavoro: Berlusconi, Marchionne ha ragione

Per Berlusconi, Sergio Marchionne ha ragione: il costo del lavoro e la forza dei sindacati in Italia fanno pendere la bilancia delle preferenze degli imprenditori verso la Cina, ma questo non significa un addio della Fiat all'Italia. 'La questione e' molto semplice. Marchionne - spiega Berlusconi al termine del Consiglio europeo a Bruxelles - ha detto una verita''. Non ha detto che la Fiat non ha avuto aiuti dall'Italia.' Oggi, 'si trova a dover gestire stabilimenti in Italia con un altissimo costo della manodopera ed in cui ci sono delle presenze sindacali che comportano un modus operandi' con delle regole 'molto limitative per l'azienda'. 

Dagospia: Marchionne vuole mettere lo spezzatino Fiat nella Chrysler e mettere l’Italia sul piano del terzo mondo

Le parole dette da Sergio Marchionne in tv domenica durante la trasmissione “Che tempo che fa” non sono state frutto di una gaffe ma la conclusione di un processo di elaborazione strategica che vuole la presenza della Fiat in Italia ridotta al pari di qualsiasi altro paese del terzo mondo dove una multinazionale ha insediamenti produttivi.Questa interpretazione, esposta con particolari e dettagli dal sito Dagospia.com, spiega meglio il senso dell’autogol di Marchionne e aggrava la rottura del rapporto tra Fiat e Italia che quell’uscita in tv aveva aperto.Marchionne, secondo Dagospia, vuole spostare il baricentro del gruppo da Torino a Detroit, dove sembra che il suo intervento sulla già disastrata casa automobilistica Chrysler stia funzionando, anche grazie al denaro del Governo americano e al drastico taglio, accettato dai lavoratori, degli oneri di sicurezza sociale, che gravavano per 1.200 dollari ad auto prodotta.Poiché a pensare in modo critico non si fa mai male, resta da capire l’interesse personale di Marchionne nell’operazione, al di là della gloria, e quanto la liquidazione della Fiat italiana come azienda capogruppo non abbia al fondo anche l’obiettivo di fornire le eventuali risorse necessarie a rendere meno opaco, o più brillante, il trionfo. Non si deve infatti dimenticare che i tedeschi della Mercedes, certo meno brillanti e geniali di Marchionne, hanno lasciato nella Chrysler oltre dieci miliardi di dollari.Giornali e sindacati italiani, in modo scandalosamente superficiale questi ultimi, hanno sempre trattato l’avventura americana della Fiat in modo del tutto acritico, per cui il pubblico italiano vede la vicenda dietro un velo di assoluta opacità. Si sa anche poco del trattamento economico di Marchionne, non tanto lo stipendio, quasi una miseria in rapporto col titanico impegno, quanto i premi futuri.Secondo Dagospia Marchionne ha esposto la sua strategia nel corso di una riunione segreta, a porte chiuse, senza testimoni, con John Elkann, principale azionista della Fiat, Gianluigi Gabetti, fedele custode dei segreti della famiglia Agnelli dai primi anni ’70, Franzo Grande Stevens, avvocato di fiducia della famiglia da ugual tempo.Durante la riunione l’amministratore delegato avrebbe spiegato il modello da seguire. Abbandonare la città piemontese – che Marchionne, residente in Svizzera non ha mai amato – e costruire una multinazionale con il suo baricentro negli Stati Uniti. Questa nuova strutturazione permetterà in futuro alla Fiat di «tagliare i rami secchi nei paesi dove la redditività e la competitività camminano per strade diverse».La Fiat è stata a lungo un sinonimo di industria di Stato e gli stessi Agnelli non hanno mai pensato di recidere il profondo legame dell’industria con Torino e con l’Italia. La famiglia Agnelli, rappresentata da Yaki Elkann, e la vecchia guardia dell’Avvocato, rappresentata da Gabetti e Stevens ma anche da Montezemolo, hanno dunque accolto con qualche perplessità i progetti di Marchionne. Soprattutto i due grandi vecchi hanno osservato che senza i quasi 30000 lavoratori odierni del gruppo Fiat in Italia l’azienda perderebbe i flussi di denaro contante che le permettono di operare in Borsa e sul mercato finanziario nelle condizioni odierne.Inoltre durante la riunione si sarà sicuramente posto il problema degli ormai famosi 20 miliardi che Marchionne ha promesso di investire in Italia, senza parlare dei 6 miliardi di dollari che la Fiat deve restituire al governo americano. L’amministratore delegato italo-canadese avrebbe assicurato che la liquidità arriverà dal recente scorporo del settore automobilistico e di quello dei veicoli industriali.Da tempo circola, infatti, la voce che la Fiat venderà in blocco il segmento dei veicoli industriali. C’è chi dice addirittura che la conclusione dovrebbe avvenire entro la fine dell’anno e che in pole position si trovi un’azienda americana l’AGCO. Una volta privata la Fiat di un settore nel quale Marchionne non crede più, tutti gli sforzi saranno allora puntati su Chrysler e sui nuovi modelli automobilistici che usciranno nel 2011. A quel punto, la Fiat sarà veramente pronta fare i bagagli.

sabato 30 ottobre 2010

Epifani: 'divisi non si vince'

Intervista dell'Espresso al Segretario Generale della CGIL, tanti i temi trattati: la morsa della crisi, l'inerzia del Governo. Lo strappo di CISL e UIL. Alla vigilia dell'addio Epifani fa un bilancio e lancia un appello per rispondere a Marchionne

Certo non poteva immaginarselo Guglielmo Epifani che gli ultimi giorni al vertice della CGIL sarebbero stati per lui tra i più tesi e complicati degli otto, lunghi anni di segreteria. Prima l'affondo della FIOM a Melfi e il teso referendum a Pomigliano; poco dopo la manifestazione di Roma con l'annuncio della più estrema delle minacce sindacali che lo ha costretto a ricordare dal palco di San Giovanni che lo sciopero generale è “una delle armi che può essere utilizzata, anche se non l'unica”.Poi, come se non bastasse, il tam tam di voci e indiscrezioni che immancabilmente accompagnano ogni cambio al vertice - un futuro politico o no? con il Pd, per il quale ha votato, o magari con Nichi Vendola che platealmente lo abbraccia al congresso del suo partito? - alle quali lui risponde, altrettanto immancabilmente, che per ora leggerà, studierà e farà ricerca, come peraltro prescrive l'incarico di presidente della Fondazione CGIL cui è stato destinato. Infine, la nuova provocazione di Sergio Marchionne che al tavolo delle trattative con il governo e il sindacato ha preferito lo show da Fabio Fazio (“Senza l'Italia faremmo meglio”), su cui persino gli azionisti della Fiat sono corsi ai ripari (“Via dall'Italia? Niente di più sbagliato”).Inevitabile che proprio da qui cominciasse il colloquio che gli aveva chiesto "L'espresso" per fare un bilancio del suo lavoro di sindacalista alla vigilia del 3 novembre, ultimo giorno di lavoro alla CGIL.L'attualità preme. Ed Epifani esordisce polemico: "In molti sognano la Germania. Ma allora il modello tedesco andrebbe preso tutto, e non solo per la parte che si preferisce: cosa sarebbe successo in Germania se l'amministratore di un grande gruppo avesse parlato in diretta tv di un'importante trattativa, delegittimando i suoi interlocutori naturali e dicendo falsità, come ha fatto Sergio Marchionne sui turni di Mirafiori? Sarebbe stato cacciato. Se la Fiat ha 22 mila lavoratori in cassa integrazione non può pensare di avere utili; e se sono in cassa integrazione è perché sul mercato i suoi modelli non si vendono".Allora, Epifani, lo scontro si fa di nuovo duro? Dopo tanti sforzi per costruire un'immagine riformista della CGIL, è di nuovo l'ora di un conflitto frontale con il governo?"Ho seguito le scelte del direttivo della CGIL: aspettiamo la manifestazione del 27 novembre e poi decideremo. Faccio notare che abbiamo già fatto due scioperi generali quest'anno: a luglio, e a marzo. E non ho sentito polemiche al riguardo. E poi, stiamo parlando forse di un governo che fa cose pro-labour, che fa politica industriale, che investe in ricerca come gli altri governi europei, che alleggerisce le tasse sul lavoro dipendente? O non piuttosto di un governo che fa tutto il contrario?".Però si sono di nuovo enfatizzato le divisioni con CISL e UIL, che di sciopero non vogliono sentir parlare. L'unità sindacale non è più un valore?"Certo che lo è, e infatti in tutta Europa i sindacati stanno agendo uniti di fronte alla crisi, anche se prima erano divisi".È il contagio della protesta contro Sarkozy?"No: è la CISL che dice che scioperano solo i sindacati comunisti. In Europa scioperano tutti, o manifestano contro i governi, che stanno facendo pagare la crisi ai più deboli. In Italia, solo la CGIL si è mossa".Non solo qui, monta di nuovo la rabbia operaia?"Quando la gente perde il lavoro, si arrabbia eccome. Se non è avvenuto quello che abbiamo visto nelle strade di Parigi o di Atene, è perché noi sappiamo governare la conflittualità, e se neanche un sasso ha rotto una vetrina, va riconosciuto che è merito della CGIL".Nel 2001 lei prese il posto di Cofferati dopo la battaglia in difesa dell'articolo 18 sul licenziamento, e della manifestazione del Circo Massimo. Allora il governo Berlusconi fece marcia indietro. Oggi lo scenario è rovesciato: tutte le sicurezze del mondo del lavoro sono minate. Non è un gran bilancio."Siamo stati i primi a porre il problema del declino industriale e a segnalare la lenta redistribuzione del reddito a sfavore dei salari. Allora ci chiamarono catastrofisti. Oggi tutti parlano di declino, anche il mondo confindustriale. D'altra parte in questi anni si è avuto il più lungo governo di centrodestra, e l'attuale è più accorto e furbo del precedente. E per prima cosa ha diviso il sindacato".Dimostri che è un obiettivo che viene da lontano."Anche allora c'era Sacconi, anche allora Bombassei; anche nel 2001 con il Patto dell'Italia fu fatto il tentativo di dividerci. Oggi, è questa la novità, non è stato fatto mai alla luce del sole. È stata una divisione lavorata dietro le spalle, in incontri riservati: mai proposto un tavolo pubblico di riflessione, sulla crisi, sulle manovre. Solo incontri di rito. In questo è stato un governo più insidioso".Quando ve ne siete accorti?"Quando ci fu la cena riservata con Bonanni, Angeletti e la Marcegaglia a casa di Berlusconi, che lui smentì, ma che c'è stata. La divisione ha finito per creare un sindacato di opposizione e uno di governo".Che contropartita hanno avuto CISL e UIL?"Bisogna chiedere a loro. Ma è una situazione pericolosa: una volta che dividi, rendi ingovernabili i luoghi di lavoro".Nostalgia dei tavoli a palazzo Chigi?"Avevano un vantaggio: permettevano soluzioni più trasparenti, più razionali, e la trattativa. Per esempio, di fronte all'innalzamento dell'età della pensione, noi avremmo preteso un innalzamento delle pensioni per i giovani. Invece niente".Agli industriali va meglio così?"Il governo ha corporativizzato il consenso: ha stabilito un rapporto diretto con le singole rappresentanze degli interessi. Gli industriali ne hanno tratto vantaggi, ma anche loro oggi vivono una stagione di disincanto".Quali settori sono stati privilegiati?"Quelli dove contavano i rapporti internazionali: penso al settore energetico; agli interessi dietro gli accordi con la Libia; a quelli dietro infrastrutture demenziali come il ponte sullo Stretto. Gli interessi dei grandi. Mentre il governo ha lasciato a se stessi i piccoli e i medi".Ma la Marcegaglia appare alquanto tremontiana."Lo è a giorni alterni: perché la sua base elettorale attende".L'ultimo momento unitario dopo l'articolo 18?"Proclamare uno sciopero se il governo Prodi non fosse intervenuto sul fisco. Quello che rimprovero a CISL e UIL è che, mentre con Prodi noi eravamo pronti a scioperare, in questi due anni e mezzo non si è fatto nulla, anzi: lo scudo fiscale è stato un condono, l'Ici è stata tolta ai più abbienti e oggi loro restano zitti".La CISL ha fatto la sua manifestazione..."Sto parlando di scioperi: l'abbiamo fatto da soli, in febbraio".Non si è pentito della rottura sul nuovo modello contrattuale?"Lo abbiamo fatto per quattro motivi molto seri. Uno: il nuovo modello fa pagare solo ai lavoratori l'inflazione importata. Due: introduce deroghe definitive al contratto nazionale, il che vuol dire farlo sparire. Tre, le sanzioni: si applicano solo ai lavoratori e mai all'impresa (se la Fiat non fa più un modello, che sanzione dai?). Quattro: la contrattazione di secondo livello, che a parole tutti vogliono allargare, è rimasta quella dell'accordo del '93. Così è successo che noi abbiamo firmato tutti i contratti dove non c'erano quelle cose, e non quelli con deroghe e sanzioni, tipo il contratto dei meccanici. A conferma che quando c'è la CGIL si fanno i contratti migliori, dove non ci siamo, si sommano incertezze e conflitti. Non ha senso tenere fuori dall'accordo il sindacato più grande".Un bello spot di propaganda."Altroché: dove la Fiom è forte, le imprese non applicheranno il nuovo contratto; dov'è debole, sarà messa all'angolo e reagirà balcanizzando il conflitto".È per questo che serve una legge per regolare i meccanismi della rappresentanza."Direi rappresentanza e democrazia. Cioè come si validano accordi e come si misura la rappresentatività delle organizzazioni. Sulla rappresentatività sono tutti d'accordo: deve essere un mix tra le deleghe e il voto delle Rsu. Peccato che nel settore pubblico, dove si dovrebbe votare a novembre per eleggere centomila delegati, Brunetta stia cercando di rinviare...".E sul tema di chi decide quando i sindacati hanno opinioni diverse?"A Pomigliano c'è stato un referendum. Se si fa lì, si deve fare dappertutto. O solo dove si è convinti di vincere? ".Gli altri sindacati non vogliono il voto?"La mia impressione è che dicano sì ma che prendano tempo. Perché a Pomigliano si è andati al referendum se la maggior parte dei delegati aveva sottoscritto l'accordo? Perché c'era un forte dissenso, ed è stato necessario il ricorso ai lavoratori. Domando: e allora perché non si è votato anche sul tema delle deroghe, che CISL e UIL hanno firmato per i metalmeccanici pochi giorni fa?".Legge sì o legge no?"Preferisco l'accordo tra i sindacati e poi una legge che confermi l'accordo. Ma se non ci si riesce, dobbiamo chiedere la legge".La delega sindacale a cosa deve servire?"A firmare. Si vota sempre quando tutti sono d'accordo. La cosa strana è che non si voti quando l'accordo non c'è... Perché a Pomigliano l'azienda si è fermata dopo il risultato del referendum con il 60 dei sì? Quello che conta nelle relazioni sindacali è il consenso di tutti. Perché i turni li fanno gli operai".Nessun mea culpa sulla produttività così bassa delle nostre fabbriche?"Non è che in Italia non si lavora. Noi lavoriamo come i tedeschi, solo che lì hanno una produttività-paese diversa dalla nostra, con imprese dove l'innovazione è motore della crescita, che investono nella qualità".Le ipertutele nei luoghi di lavoro non andrebbero emendate?"È come prendersela con l'Albania e non con la Cina: il cuore del problema è la politica industriale, la dimensione d'impresa, i servizi, la struttura finanziaria. Quando gli imprenditori credono in quello che fanno vanno avanti, quando pensano a comprare palazzi, banche, giornali, non ce la fanno".Siamo meno sensibili alle battaglie sul lavoro?"È un paese allo sbando, e la battaglia per la centralità del lavoro è molto difficile. Quando sono diventato segretario c'era la speranza che si potesse cambiare il quadro politico. Ma oggi, a chi affido oggi questa speranza?".Non le piace questo centrosinistra?"Il centrosinistra è in difficoltà. È necessario costruire un'alternativa vera a questo governo, una forza in grado di rappresentare una speranza. Ci vuole un progetto alto, poi si cercherà una leadership".Luca di Montezemolo può esserlo?"Ho sempre avuto buoni rapporti con lui. Ma non ho ancora capito cosa voglia né da che parte intenda stare".Tentato dalla politica?"La scelta di oggi è lo studio e la ricerca. È un modo di dare una mano a un progetto". 

Lo sciopero generale diventa patto sociale

Ad un mese dall'intesa di massima fatta a Genova tra una Marcegaglia raggiante ed un Epifani su di giri, ieri è stata comunicata la conclusione di una prima fase di accordi per il Patto Sociale. Si tratta di un miglioramento degli ammortizzatori sociali, di interventi per il sud e l'innovazione (soldi alle imprese) della semplificazione della pa. Una intesa è stata raggiunta anche per una riforma dell'apprendistato che, non dubito, considererà "minorenni" ed in formazione persone fino a ventinove anni di età. Un escamotage giuridico per giustificare decurtazioni di salario e di diritti. Questa intesa comunicata con toni trionfalistici e con accenti di grande positività alla stampa interviene all'indomani dell'annunzio del Ministro Brunetta della soppressione di trecento mila posti nella pubblica amministrazione e del varo della legge sul collegato lavoro , durante le agitazioni dei lavoratori della scuola minacciati di licenziamento, subito dopo le pesanti ed urtanti dichiarazioni di Marchionne sulla Fiat e sulla Fabbrica Italia, nello scenario desolato della crisi che ha falcidiato l'occupazione in diverse regioni d'Italia con punte di estrema pesantezza in Sardegna ed in genere nel Sud.L'influenza dei lavoratori italiani nel Patto già siglato dalle Confederazioni è eguale a zero. Nessun miglioramento della condizione dei precari magari con una limitazione del ventaglio delle possibilità di elusione offerte dalla legge Biagi al padronato, nessuno accenno al miglioramento necessario dei salari e delle pensioni richiesto financo dal governatore della Banca d'Italia che vengono congelati a tempo indefinito, nessun alt al processo di cancellazione rapida dei diritti specialmente per i nuovi assunti. Per i lavoratori stranieri presenti in Italia e trattati come bestiame umano nessuna misura di salvaguardia, nessun intervento per assicurare a loro ed ai loro disgraziati fratelli italiani del precariato, il rispetto dei ccnl. Nessun accenno e nessuna voglia di istituire il Salario Minimo Garantito e di rivedere il sistema pensionistico dimagrito dalle leggi da Dini a Berlusconi fino a diventare quasi inconsistente e specchio di una popolazione impoverita e ridotta in miseria che è stata condannata a vivere una vecchiaia di stenti ed in certi casi anche di fame.Il Patto Sociale si realizza tra soggetti ed organizzazioni (banche, associazioni imprenditoriali e di lavoratori, governo) che si rifiutano di registrare esprimere e rappresentare il conflitto sociale e le profonde insoddisfazioni che percorrono il Paese.All'indomani della vibrante manifestazione dei meccanici del 16 ottobre che proponeva lo stato di insoddisfazione di collera e di disperazione dei lavoratori italiani, la risposta sta in un insieme di atti condivisi o tacitamente accettati dalla Cgil e dal PD che accelerano la disintegrazione del mondo del lavoro attaccato nei suoi diritti e nella sua stessa consistenza fisica. I trecento mila posti di lavoro che vengono soppressi nella pubblica amministrazione chiudono la speranza ad altrettanti giovani ed alle loro famiglie senza alcun beneficio per lo Stato. Non ci sarà una diminuzione proporzionale dei costi dal momento che molti dei servizi verranno privatizzati ad amici della cricca che sta al governo e si introdurranno altre figure di managers e di dirigenti con un costo per ognuna pari a quello di molti posti soppressi.Mi domando come la CGIL non provi vergogna, in questo contesto sociale, di stipulare un patto che accredita questo Governo in Europa e nel mondo proprio nel momento in cui infligge durissimi colpi ai lavoratori che non esita a diffamare assieme a Marchionne ed alla Marcegaglia ed a privare di diritti e di decenti condizioni di vita.Questo Patto sociale serve subito ad una cosa sola: a dare una base per i soldi che la Confindustria spillerà al governo. Servirà anche a chiudere per sempre la stagione delle lotte e degli scioperi. Come potrà la CGIL fare uno sciopero contro un Governo ed un Padronato con i quali ha stipulato il patto sociale che i sindacati europei non concessero mai neppure ai governi socialdemocratici? Bisogna dire che Berlusconi è fortunato. Sarkozy masticherà amaro dopo le dure proteste che ha dovuto subire. Non credo che ci sia qualcuno in Europa che come Berlusconi possa vantare un successo così grande. Ad ogni colpo di staffile che il suo governo infligge ai lavoratori i sindacati rispondono con grandi salamelecchi. Più picchia e più consenso e sottomissione ottiene!! Mussolini si liberò delle Camere del Lavoro che fece incendiare dalle sue squadracce prima di costruire il suo modello di Stato Corporativo. Berlusconi non ha bisogno di ridurre alla ragione nessuno. Bonanni, Angelletti ed ora Epifani sono pronti a seguirlo dappertutto, anche in capo al mondo....I sindacati servono, come in USA, da campieri del padrone e del governo.La manifestazione che la CGIL ha indetto a Roma per il 27 novembre sarà una rassegna di forze per mostrare il peso e l'influenza della CGIL. Lo sciopero che Landini continua a chiedere appare, come dice Sacconi, una richiesta "anacronistica, uscita dagli anni settanta". Gli anni dei diritti e della ascesa sociale della classe operaia.Ed è vero. Non siamo più in una democrazia nella quale i sindacati rappresentano i lavoratori, ma in un regime in cui i sindacati rappresentano propri interessi che non coincidono più con quelli dei loro iscritti. Come in USA.

Pietro Ancona

Incidenti lavoro: Operaio di 21 anni muore nel barese

Un operaio di 21 anni, Michele De Marinis, di Monopoli (Bari), è morto stamani al policlinico di Bari per le ferite subite nella caduta dal tetto di un capannone sul quale stava montando pannelli fotovoltaici. L'incidente è avvenuto ieri nella zona industriale di Modugno, a pochi chilometri da Bari. Il giovane - secondo le indagini dei carabinieri - ha fatto un volo di circa sette metri riportando ferite gravi. Lavorava per una ditta specializzata nel montaggio di pannelli fotovoltaici.

venerdì 29 ottobre 2010

I lavoratori della Magna di Guasticce denunciano l’accordo (sottoscritto anche dalla Fiom) che riduce le pause

Siamo un gruppo di operai della Magna Closures di Guasticce ed apprendiamo con sollievo e con rammarico che alla Ducati di Bologna (fonte “La Repubblica” del 15/10/10) la FIOM ha indetto uno sciopero dopo che la direzione ha deciso di abolire due pause da 5 minuti l’ una (prima della mensa ed a fine turno) per “recuperare efficienza produttiva”.Il Sollievo è nello scoprire che in questo assalto totale ai nostri diritti c’è ancora qualcuno che crede di poter cambiare le cose,il Rammarico nel constatare quanto invece fatto dalla FIOM della Magna di fronte alla medesima richiesta di togliere le due pause, ovvero firmare un accordo per abolirle. In un caso il sindacato ha rispettato il suo ruolo, ovvero dare forza ai lavoratori, da noi invece ci ha impaurito con lo spettro della MOBILITA’, per farci digerire inoltre una totale flessibilità di orari ed un ulteriore aumento dei carichi di lavoro a disposizione della direzione.Diritti storici cancellati con un colpo di spugna, in cambio solo di promesse, ma con la dura realtà di 150 persone ancora per 30 mesi in cassa integrazione, e dopo boh….Vorremmo dire alla “nostra FIOM” che noi diamo già “più del massimo” all’ azienda, lavorando a ritmi insostenibili e con malattie professionali non riconosciute che ci affliggono (artriti, borsiti, tendiniti, calcificazioni ossee, allergie al grasso). Per voi però non è sufficiente, e andate avallando le richieste aziendali di ulteriori aumenti dei carichi di lavoro procapite,e tagli di postazioni manuali con “meccanizzazioni”. Così non si aumentano gli esuberi?!Fra poco i nostri figli non ci riconosceranno piu’ perche’ molto probabilmente il fine settimana  lavoreremo, invece di stare all’ aria aperta con loro. E se ci chiederanno di stare in collo, dovremo spiegargli che abbiamo dolori così forti a spalle e braccia da non farcela. E quando ci verranno gli occhi a mandorla dovremo dirgli che è in nome della competitivita’.Forse non porteranno via le produzioni, intanto però si mettono in saccoccia le nostre vite!!!
                                               
“Un gruppo di operai e operaie Magna”

fonte:http://www.confederazionecobaspisa.it/

'Si comincia: dopo il 16 ottobre, verso l’11 dicembre '

Contro la “riforma” Gelmini ma anche per generalizzare la protesta fino allo sciopero generale. Continua l’ottobre caldo del mondo dell’istruzione che, dopo i cortei dell’8 e del 16, tornerà in piazza domani con mobilitazioni nei diversi territori e il 30 con la manifestazione nazionale indetta dai precari della scuola a Napoli. Due tappe importanti in vista del 11 dicembre, giorno in cui studenti e ricercatori scenderanno in piazza insieme a precari, centri sociali, movimenti per i diritto all’abitare, per i beni comuni e a difesa dei territori per chiedere uno sciopero generale e generalizzato. Domani la mobilitazione partirà dagli studenti delle superiori che con le iniziative sparse nei diversi territori vogliono “moltiplicare” la manifestazione nazionale del giorno successivo. L’invito è per a una mobilitazione coordinata del mondo della conoscenza contro la precarietà e le politiche di questo governo. Ma non solo. Dall’assemblea a La Sapienza del 17 ottobre, il day after la grande manifestazione Fiom, le date del 29 e del 30 sono state investite di un ruolo ancora più importante: iniziare il percorso di “pressione” sulla Cgil verso lo sciopero generale che culminerà nella manifestazione “di movimento” dell’11 dicembre. Perché precario è tutto un paese. Precario è il lavoro, dentro e fuori il mondo della conoscenza. Precario è il diritto all’istruzione in cui i tagli del governo creano «una linea di demarcazione forte tra chi può accedere al sapere e chi no». Precari sono «i luoghi dove studiamo, ricerchiamo, lavoriamo e viviamo». Precaria è la casa in un paese dove, con l’avanzare della crisi, l’emergenza abitativa si aggrava sempre di più. Precari sono i diritti dei territori, la loro vivibilità, completamente venduti agli interessi economici con scelte calate dall’alto. Così domani e dopodomani toccherà a studenti e ricercatori il compito di tenere alto il livello del conflitto verso l’11 dicembre. «Perché precario è il nostro futuro» scrivono gli studenti (dell’Unione degli studenti) che annunciano che domani scenderanno in piazza anche per chiedere adeguate politiche di welfare e di tutela per tutti coloro che vivono i luoghi della formazione, forme che renderebbero precari e studenti autonomi dal proprio contesto sociale e familiare e liberi dal ricatto della precarietà. «La difficoltà di programmare e pensare il proprio futuro è la più grande barbarie dei potenti nei confronti delle nostre generazioni».

Ylenia Sina

28.10.10 - Same (Treviglio - Bergamo) - Continua la mobilitazione: assemblea, sciopero e corteo interno

Anche oggi, grande assemblea dellla Fiom alla Same di Treviglio. Di nuovo, come due settimane fa, le assemblee sono state separate. La Fim ha paura di affrontare i lavoratori, non rispetta le regole democratiche della RSU e, complice l'azienda, convoca l'assemblea in contemporanea a quella indetta dalla RSU, a maggioranza Fiom. Oltre 700 persone hanno partecipato alla assemblea della RSU Fiom, circa 30 a quella di Fim e Uilm. L'assemblea della Fiom ha deciso di riconquistare il tavolo della trattativa, sospeso dall'azienda dopo i fatti del 30 settembre. Per i lavoratori viene confermata la piena fiducia ai delegati della Fiom e al funzionario, messa pesantemente in discussione dall'azienda e da Fim e Uilm, sindacati complici dell'azienda. A termine dell'assemblea si è deciso di entrare immediatamente in sciopero con corteo interno e presidio sotto la palazzina generale della Same. Domani, 29 ottobre, ci saranno ulteriori iniziative di sciopero. 

Fincantieri: al tavolo sindacati delusi, drammatica la situazione del settore

Secondo la CGIL le risposte sono “ancora molto indefinite”, vi sono seri rischi per la cantieristica navale se il percorso individuato non troverà “immediata attuazione”

Il tavolo sulla navalmeccanica delude i sindacati. Si è svolto ieri (28 ottobre), presso il Dicastero di Via Veneto, l'incontro sulla cantieristica navale, alla presenza, oltre che del nuovo ministro dello sviluppo economico, Paolo Romani, anche di un gruppo di Parlamentari, della Fincantieri, dei sindacati e dei rappresentanti delle Regioni e dei Comuni interessati ai nove cantieri navali, per discutere della “drammatica” situazione in cui versa il settore e che rischia di peggiorare.Dopo quasi un anno dall'ultimo incontro (18 dicembre 2009), i sindacati si sarebbero aspettati di più, mentre dal tavolo è emersa l'impossibilità di prevedere, nel prossimo futuro, con certezza, commesse che possano saturare le capacità produttive della Fincantieri, sebbene siano in corso dei negoziati per l'acquisizione di nuovi ordini sia civili che militari. Tuttavia, su richiesta dei sindacati, il Ministro si è impegnato: a coordinare nel tavolo dello Sviluppo economico le diverse Amministrazioni centrali, che possano assicurare le risorse e i progetti al settore; ad affrontare i problemi del comparto, confermando l'impegno del Governo a sostenere la priorità della cantieristica nella prossima manovra economica per il 2011. Vengono invece rinviati al confronto aziendale i temi relativi ai carichi di lavoro e alla loro distribuzione tra i cantieri. Tutti questi impegni dovranno svilupparsi entro il mese di novembre per arrivare ad una riunione di verifica subito dopo.A commentare l'esito dell'incontro è il Segretario Confederale della CGIL, Vincenzo Scudiere che ha parlato di “risposte ancora molto indefinite”, mettendo in evidenza che “ci sono seri rischi per la cantieristica se non dovesse trovare immediata attuazione il percorso individuato”. La priorità, secondo il dirigente sindacale, è “salvare il sistema fronteggiando l'emergenza per non aggravare l'intervento della Cassa integrazione” ciò ha spiegato, “accelerando le commesse e facendo gli investimenti per l'ammodernamento del sistema”. “In questo processo – conclude Scudiere - un ruolo attivo deve essere svolto dalle istituzioni sia nazionali che locali”.“Non ci siamo proprio” ha ribadito al termine dell'incontro Giorgio Cremaschi, responsabile FIOM CGIL per la cantieristica navale, “è passato un anno e la velocità delle risposte è inadeguata. C'è - ha aggiunto - un gravissimo ritardo nelle misure prese, che sono anche insufficienti”. Il problema secondo Cremaschi è che rispetto ad un anno fa “la situazione è precipitata” e ricorda che tra fine anno e inizio anno prossimo “tre cantieri chiuderanno completamente (Palermo, Catania e Ancona) e in tutti gli altri c'è una crescita enorme di Cassa”. Il sindacalista FIOM CGIL ha quindi annunciato che adesso riprenderanno le iniziative di mobilitazione in tutti i cantieri.

Istat Lavoro, retribuzioni al rallenty

L'istituto di statistica registra una crescita dell'1,7% a settembre rispetto al 2009. E' il dato più basso dal 2007 e in più l'inflazione è all'1,6%. Intanto 4,8 milioni di lavoratori, quasi tutti nel pubblico impiego, aspettano il rinnovo del contratto.

In un anno, da settembre 2009 a settembre 2010, le retribuzioni contrattuali orarie sono aumentate dell'1,7%, il dato più basso dal 2007 (anche allora ci fu una crescita dell'1,7%). In più nello stesso periodo l'inflazione è cresciuta dell'1,6%, azzerando praticamente l'effetto degli aumenti. Lo rileva l'Istat, aggiungendo che a livello congiunturale l'aumento su agosto è stato dello 0,3%.
I settori che presentano gli incrementi più elevati sono alimentari, bevande e tabacco (5,2%), telecomunicazioni (4,5%) e servizi di informazione e comunicazione (3,5%). Gli incrementi minori si osservano, invece, per trasporti, servizi postali e attività connesse (0,3%), forze dell'ordine (0,5%), ministeri, scuola, militari-difesa, attività dei vigili del fuoco (in tutti i casi l'aumento è stato dello 0,6%).L'Istituto di statistica aggiunge poi che i contratti in vigore, a settembre, risultano essere 36 che regolano il trattamento economico di circa 8,3 milioni di dipendenti; a cui corrisponde un incidenza in termini di monte retributivo pari al 60,4%. Sono invece in attesa di rinnovo 42 accordi, relativi a circa 4,8 milioni di dipendenti e al 39,6% del monte retributivo totale. La copertura dei rinnovi è totale nel settore agricolo, e pari al 94,6% per l'industria e al 68,9% per i servizi privati. Nella pubblica amministrazione da gennaio scorso tutti i contatti sono scaduti e la copertura risulta nulla. 

fonte:http://www.rassegna.it/

Piaggio: oltre 46 milioni di utile netto nei primi nove mesi dell'anno

Rispetto allo stesso periodo del 2009, una crescita del 16,5 %. Tra i progetti principali dei prossimi mesi la prosecuzione dell'espansione in Asia

Nei primi nove mesi dell'anno Piaggio ha registrato un utile netto di 46,7 milioni, in crescita del 16,5% rispetto allo stesso periodo del 2009.Lo evidenzia una nota del gruppo, che a fine settembre ha sommato ricavi per 1.176 milioni, in aumento dello 0,3%, e un margine operativo lordo (Ebitda) di 172,3 milioni (+0,1%).L'indebitamento finanziario netto è di 342 milioni, in diminuzione rispetto ai 352 milioni registrati sia il 30 settembre sia il 31 dicembre dell'anno scorso. Nei primi nove mesi i mezzi Piaggio venduti nel mondo sono stati 493mila, in crescita del 3,9%, con il prossimo ampliamento dello stabilimento del Vietnam e, nei progetti principali dei prossimi mesi, la prosecuzione dell'espansione in Asia. 

Le bugie di Marchionne, Fabio Fazio e Raffaella Carrà

Nell’intervista televisiva con Fabio Fazio l’amministratore delegato della Fiat ha fornito due dati. L’Italia, ha detto Marchionne, è al 118° posto su 139 paesi per efficienza del lavoro e al 48° per competitività. Fazio non ha chiesto nulla su questi dati come su tutto il resto, così un grande manager ha potuto vendere tranquillamente nella tv pubblica numeri che gli servivano per dimostrare che i lavoratori sono sfaticati e che le aziende fanno tutto il loro dovere.Infatti, se l’Italia è al 118° posto, immagino dietro a paesi arretratissimi, per efficienza del lavoro e al 48° per competitività, vuol dire che i poveri imprenditori con la loro fatica recuperano i disastri di quei fannulloni che mantengono come dipendenti.Questi dati hanno girato tranquillamente sulla grande stampa. Eppure sono di parte e usati in maniera falsa.Questa classifica è quella del Word economic forum, cioè l’associazione di padroni, banchieri e manager che si riunisce ogni anno a Davos in Svizzera. E per contestare i dati e le scelte di questo meeting è nato il Social forum.Sarebbe come se noi fossimo andati in televisione a dare i dati della Fiom senza dire che sono i dati della Fiom.In ogni caso, però, non solo Marchionne non ha detto la fonte, e neppure gli è stato chiesto, ma ha usato in maniera assolutamente distorta e falsata quei dati.Infatti, come si può vedere da una semplice ricerca su internet, il Word economic forum stabilisce una classifica della competitività dei paesi sulla base dei giudizi dei manager. Vengono calibrati i giudizi su diversi fattori e il 48° posto dell’Italia è frutto dell’equilibrio tra di essi. Ad esempio, il 101° posto dato al mercato finanziario e posizioni altrettanto basse per la giustizia fiscale, la corruzione, la competitività ambientale, la pubblica amministrazione.Per quanto riguarda il lavoro l’Italia è, secondo i manager del Word economic forum, al 20° posto per costi ridondanti del lavoro. Cioè il costo del lavoro è molto più virtuoso dei costi della finanza, degli investimenti nell’innovazione tecnologica o del sistema politico. Anzi, li riequilibra enormemente, è il fattore più virtuoso di tutta la classifica.Il 118° posto l’Italia lo riceve non per l’efficienza dei lavoratori, ma per l’efficienza del mercato del lavoro, cioè per la libertà delle imprese, e qui ci sarebbe molto da discutere, di assumere e anche licenziare. E’ un giudizio, naturalmente, ma se Marchionne avesse detto in televisione: “siamo tra gli ultimi per la possibilità di licenziare” non avrebbe fatto la stessa figura.Molti di noi hanno chiesto che per riequilibrare la tracotanza unilaterale e anche le offese di Marchionne ai lavoratori Fiat, i tre licenziati e reintegrati a Melfi, da lui esplicitamente citati, vengano invitati con lo stesso tempo in trasmissione. Allo stato non c’è risposta, mentre sulla stampa sono annunciate interviste riparatorie con la nuova segretaria della Cgil, che non è assolutamente la stessa cosa.Ci viene in mente che negli anni Ottanta Raffaella Carrà, quando conduceva Domenica In, invitò in trasmissione Luigi Lucchini, barone dell’acciaio che aveva in corso dure vertenze sindacali a Brescia. La Fiom di Brescia chiese che venissero ascoltati i lavoratori delle aziende di quell’imprenditore e la settimana dopo Raffaella Carrà chiamò un delegato sindacale a raccontare come si viveva davvero in quelle fabbriche.Chissà perché tutte le volte che si fa un paragone con fatti del passato si scopre che siamo andati solo indietro.

Giorgio Cremaschi


Da oggi il sito di MicroMega ospita un nuovo blog, "Il regime dei padroni", firmato da Giorgio Cremaschi, Presidente del Comitato Centrale della Fiom-Cgil e già collaboratore della nostra rivista.


fonte:http://temi.repubblica.it/micromega-online

Lavoro, web. Verso il sindacato open source

Internet è sono fondamentale per dialogare, ascoltare, aggregare una platea sterminata. E spesso disseminata in luoghi diversi da quelli tradizionali. Così si possono affrontare le difficoltà del sindacato e ottenere maggiore radicamento tra i lavoratori

Nell’ultimo quarto di secolo in molti paesi avanzati si è assistito a crescenti difficoltà nell’azione sindacale, con conseguente riduzione della rappresentatività sociale e in parte anche dell’influenza sulla scena pubblica. Ovviamente si tratta di esperienze nazionali differenti per intensità e per caratteristiche specifiche dei singoli contesti di riferimento. In alcuni casi si può parlare di una semplice fase di ripiegamento, in altri la tendenza in atto assume i tratti di un vero e proprio declino. Tuttavia, indipendentemente dal diverso grado di intensità, il clima di difficoltà dei sindacati nelle società moderne appare un fenomeno generalizzato.
Recenti studi comparati offrono una fotografia puntuale sullo stato di salute dei sindacati. In particolare la ricerca di Jelle Visser (“Union membership statistics in 24 countries”, Monthly Labor Review, n. 1, gennaio 2006, pp. 38-49) sulla sindacalizzazione in 24 paesi, mette a confronto il numero di iscritti e l’andamento dei tassi di sindacalizzazione. Nel 1980, ben 17 paesi hanno un numero di iscritti al sindacato più elevato rispetto al decennio precedente, in alcuni casi un massimo storico (ad esempio negli Usa, in Italia e nel Regno Unito).
L’unica eccezione negativa è rappresentata dalla Francia, che nei 10 anni di crescita generalizzata registra un calo nel numero di iscritti. Gli anni 90 segnano un’inversione di tendenza e la sindacalizzazione cresce solo in 8 paesi su 24: Canada, Australia, Corea, Finlandia, Svezia, Norvegia, Danimarca, Spagna. In 10 paesi i sindacati perdono quote di iscritti (Usa,Nuova Zelanda, Giappone, Germania, Francia, Italia,Regno Unito, Irlanda, Paesi Bassi,Austria; la situazione del Belgio resta sostanzialmente stabile). L’ultima decade fa registrare un’ulteriore battuta d’arresto: la sindacalizzazione ontinua a ridursi o si mantiene pressoché stabile, e gli iscritti aumentano in soli 6 paesi, ossia Norvegia, Danimarca, Olanda Belgio, Spagna e Germania. La difficoltà si palesa con più evidenza se osserviamo i tassi di sindacalizzazione. Nel 2000 quasi ovunque la densità sindacale ha valori inferiori rispetto al 1970 e al 1980. In Australia, Nuova Zelanda, Usa e Austria le percentuali di sindacalizzazione si dimezzano nell’arco di 30 anni, e in molti altri casi il calo è superiore ai 10 punti. Unica eccezione è rappresentata da un blocco di paesi che migliorano i già alti tassi di sindacalizzazione: Finlandia, Svezia, Belgio, Spagna e, almeno rispetto agli anni 60, la Danimarca. In sostanza nel decennio appena passato i sindacati hanno vissuto un momento di seria difficoltà, anche se non sempre questo ha avuto ripercussioni sulla capacità di negoziare e di essere riconosciuti dalla controparte e dai governi. Il sindacato open source La rappresentanza sindacale necessita oggi di un rinnovamento per passare da un modello tradizionale di azione in cui informazione, orientamento, discussione e decisione si susseguono secondo una precisa liturgia organizzativa, a un modello reticolare e orizzontale, più consono al modo di comunicare che utilizzano i giovani lavoratori e le stesse imprese. Internet rappresenta un’opportunità per ricostruire i legami tra sindacato e lavoratori compromessi dal decentramento e dalla flessibilizzazione degli ultimi decenni. Peraltro si tratta di un ritorno alle origini, nel senso che nel sindacato la comunicazione ha sempre avuto un ruolo di primo piano. Lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (Ict) ha posto una nuova sfida ai sindacati, costretti ad adeguarsi agli standard comunicativi raggiunti dalle altre organizzazioni e a trasferire le proprie attività e funzioni di rappresentanza sul web, perseguendo un cambiamento che è riduttivo definire tecnologico in quanto è soprattutto culturale. Lo scenario di utilizzo delle Ict da parte del sindacato, in particolare nel nostro paese, non è ancora ben definito. Le rilevazioni svolte da chi scrive su un campione di sindacati di vari settori e territori hanno dimostrato con chiarezza che il web viene utilizzato soprattutto come “vetrina informativa”, a volte con linguaggi autoreferenziali, altre volte con logiche giornalistiche, mentre sono rari i tentativi di rendere gli spazi online funzionali all’interazione organizzativa con i lavoratori.In Italia la riflessione intorno al rapporto tra Internet e sindacato stenta a decollare, mentre all’estero il dibattito è ricco e fruttuoso. Ad esempio in Gran Bretagna lo studioso R. Darlington della Lse (“The creation of the E-Union: the use of Ict by British Unions”, Internet Economy Conference, Centre for Economic Performance, London School of Economics, 7 novembre 2000) parlava di e-unions già dal 2000, alla luce della considerazione che in Rete aumenta l’importanza degli intermediari in grado di offrire servizi e coordinamento ai lavoratori. Di qui il suggerimento ai sindacati di trasformarsi rapidamente in eunions e di fornire servizi digitali agli iscritti. Da una ricerca su oltre 100 siti web di organizzazioni di rappresentanza australiane, condotta da Sandra Cockfield nel 2003 (“Union recruitment and Organising on the WWW”,Monash University,Working Paper 23/03, maggio 2003), risulta che l’uso che essi fanno del web è ancora limitato, e che manca una strategia intesa a reclutare e coinvolgere i lavoratori. Cosa, va detto, che sarebbe più facile fare tramite Internet che non nei modi tradizionali, almeno quando i lavoratori operano in piccole unità produttive decentrate, se non addirittura in telelavoro, quindi fuori dell’azienda. Nello stesso periodo, Diamond e Freeman (“Will Unionism Prosper in Cyber Space? The Promise of the Internet for Employee Organization”, British Journal of Industrial Relations, settembre 2002), individuavano 5 funzioni principali che Internet può assolvere per le organizzazioni di rappresentanza:

• fornire servizi individualizzati agli iscritti;
• costruire sezioni sindacali virtuali tra le aziende senza rappresentanze organizzate;
• incrementare il dibattito e la democrazia interna;
• divenire uno spazio per nuove forme di conflitto (i cyber strike);
• collegare sindacati e lavoratori di paesi diversi.

Oggi – mutuando il linguaggio del sistema operativo Linux – si può parlare di sindacato open source, inteso come forma organizzativa che fa un uso intensivo se non esclusivo di Internet per informare gli iscritti, ma soprattutto per connettere tra loro attivisti e delegati di aziende diverse e per fornire ai lavoratori servizi che vanno al di là di quelli legati alla contrattazione collettiva. Il sindacato open source costituisce una comunità virtuale di sindacalisti e lavoratori; proprio come avviene nella vita reale, esso porta avanti campagne di tesseramento, ha leader e militanti, porta avanti lotte e rivendicazioni. Per il sindacato open source l’uso di Internet non è inteso come mero affiancamento di un nuovo canale di comunicazione a quelli sinora utilizzati, ma come innovazione radicale di un modo tradizionale di essere sindacato. In tal senso la Rete serve a creare una dimensione associativa nuova, nella quale opera una rete sociale di nuovi interessi e di nuove iniziative, finalizzata a espandere la copertura sindacale e a fornire servizi agli iscritti vecchi e nuovi. Ci vorrà coraggio, ma forse questa strada porterà il sindacato a un maggior radicamento tra i lavoratori post industriali.

Patrizio Di Nicola
docente di Sociologia dell'organizzazione all'Università di Roma La Sapienza

Cgil, 3 novembre elezione nuovo segretario generale

Camusso subentra e Epifani

Mercoledì 3 novembre il comitato direttivo nazionale della Cgil eleggerà il nuovo segretario generale dell’organizzazione sindacale. Informato dei risultati della consultazione individuale di tutti i suoi componenti, il direttivo - così come prevede la procedura - passerà all’elezione, con voto a scrutinio segreto, del nuovo numero uno di Corso d’Italia che subentrerà a Guglielmo Epifani giunto al termine del suo secondo e ultimo mandato. Il successore sarà l'attuale vice segretaria generale, Susanna Camusso.Il direttivo è stato convocato a Roma presso il centro congressi Frentani in Via dei Frentani 4 alle ore 9.30. Al termine delle procedure che porteranno all’elezione del nuovo segretario generale, Guglielmo Epifani e il neo eletto segretario incontreranno la stampa per comunicare i risultati. Il giorno dopo, inoltre, giovedì 4 novembre, in una giornata aperta alla stampa e a tanti invitati, la Cgil ha promosso un’iniziativa per salutare Guglielmo Epifani e per dare il benvenuto al nuovo segretario generale. L’incontro è fissato al Teatro Quirino in Via delle Vergini 7 con inizio alle ore 10.

Fiat, on line il rapporto "A motori spenti"

"A motori spenti. Rapporto sulla Fma e l’industria dell’auto in provincia di Avellino". Questo il titolo della ricerca della Fiom di Avellino presentata la scorsa settimana. Il rapporto sullo stabilimento irpino del Gruppo Fiat è ora consultabile e sfogliabile on line.


fonte:http://www.rassegna.it/
fonte:http://issuu.com/

Dati Istat-Disoccupazione giovanile sopra il 26%

Le cifre dell'Istituto: a settembre tasso complessivo all'8,3% contro l'8,1% di agosto. Tra i giovani nella fascia 15-24 anni il 26,4% è senza lavoro. Gli inattivi sfiorano il 28%. L'occupazione maschile sempre molto sopra quella femminile.

La disoccupazione a settembre sale all'8,3%, contro l'8,1% registrato ad agosto. Lo comunica oggi (29 ottobre) l'Istat, diffondendo le stime provvisorie. La disoccupazione giovanile (ovvero nella fascia 15-24 anni), secondo l'Istituto, a settembre è arrivata al 26,4% dal 25% di agosto.Sempre nello stesso mese, il tasso di occupazione è pari al 57%: è in crescita dello 0,1 % rispetto ad agosto e scende dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Il numero di occupati a settembre, secondo i dati destagionalizzati, aumenta dello 0,2% rispetto ad agosto e diminuisce dello 0,1% rispetto a un anno fa. Il numero di inattivi di età compresa tra 15 e 64 anni cala dello 0,5% rispetto ad agosto e aumenta dell'1% rispetto a settembre 2009. Il tasso di inattività, pari al 37,9%, risulta in calo rispetto al mese precedente (-0,2 punti percentuali) e in aumento rispetto a settembre 2009 (+0,2%).L'occupazione maschile registra un aumento mensile dello 0,3% e una diminuzione di pari entità rispetto al corrispondente mese dell'anno precedente. Tra le donne, invece, scende dello 0,1% rispetto ad agosto, ma cresce dello 0,2% rispetto a settembre 2009. L'occupazione maschile risulta pari al 67,7%, in aumento dello 0,2% mensile e in diminuzione dello 0,4%  su base annua. Il tasso di occupazione femminile a settembre è pari al 46,3%, dato invariato rispetto ad agosto, ma scende dello 0,1% rispetto a settembre 2009.

Trani, operai Franzoni Filati sul campanile

Alcuni operai della Franzoni Filati di Trani sono da qualche ora sul campanile della chiesa di San Giuseppe, a Trani. Protestano per attrarre l'attenzione sulla propria condizione dal momento che oggi si tiene a Roma al ministero dello Sviluppo un incontro per la loro occupazione. In totale sono 147 i lavoratori in cassa integrazione a rischio licenziamento a fine mese se non sarà trovata una soluzione. Inoltre, i lavoratori chiedono al tavolo ministeriale di discutere anche dell'attuazione di un accordo di programma che la Regione Puglia ha esteso anche per la Franzoni. 

Amianto. Parlano i lavoratori

E adesso andiamo a Pisa, dove si è svolto il convegno regionale sull’amianto. Il nostro Simone Bachini ha raccolto le storie di alcuni lavoratori, che hanno lavorato a contatto con l’ amianto.
fonte:http://www.tgtnews.it

giovedì 28 ottobre 2010

Sentenza dà ragione ad un rappresentante FIOM-CGIL che venne definito “infame”. Aveva mosso segnalazioni sulla sicurezza in azienda

Un volantino sindacale con parole pesanti, rivolte contro un RSU e RLS (Rappresentante dei Lavoratori alla Sicurezza) della FIOM-CGIL, ha avuto, oggi, il giudizio che il sindacato si aspettava: il Tribunale di Treviglio ha emesso questa mattina una sentenza di primo grado con cui si condanna il lavoratore e componente del Direttivo provinciale della UILM-UIL, Andrea Diotti, per il delitto di diffamazione aggravata a mezzo stampa. Diotti è condannato a 600 euro di multa, al risarcimento del danno per 3000 euro e al pagamento dello spese della difesa quantificati in 2637 euro.La vicenda risale al novembre 2007, quando in una bacheca sindacale delle Fonderie Officine Pietro Pilenga di Comun Nuovo, era apparso un comunicato che definiva “infame” il Rappresentante della FIOM-CGIL Valter Albani. Assistito dall’avvocato Pamela Nodari, Albani aveva, quindi, depositato alla Procura della Repubblica una denuncia per diffamazione l’8 febbraio del 2008.“La bacheca sindacale su cui apparve il volantino diffamante” spiega Albani, “era stata fornita dall’azienda al dipendente Diotti, malgrado non fosse membro della RSU, dunque non ne avesse alcun diritto. In quel volantino mi si definì per iscritto ‘persona infame’ a causa di una serie di segnalazioni che avevo mosso di situazioni di grave pericolo in azienda. Era quello che dovevo fare, del resto, essendo stato eletto Rappresentante dei Lavoratori alla Sicurezza. Si trattava di casi in cui verificavo il mancato rispetto da parte di alcuni lavoratori delle norme basilari della sicurezza e di specifiche direttive aziendali, mancanza che metteva a rischio l’incolumità degli altri lavoratori all’interno dei reparti. Inviavo queste segnalazioni all’azienda per raccomandata con ricevuta di ritorno. La Pilenga, però, anziché prendere misure per ripristinare la sicurezza, ha distribuito le copie delle segnalazioni ai diretti interessati, come emerso dagli atti in Tribunale. Inoltre, durante e dopo l’affissione del comunicato sindacale ho subito per quasi due anni episodi anonimi di ritorsione: dal taglio delle gomme della mia auto, a scritte infamanti su volantini e muri, fino all’introduzione di escrementi nel mio armadietto”.Ora la sentenza del Tribunale dà ragione ad Albani. Fra 15 giorni saranno disponibili le motivazioni. Da quel momento la controparte avrà 30 giorni per ricorrere in appello.“La sentenza rende giustizia in un caso di aggressione subita da un nostro delegato, che per anni ha sopportato ritorsioni di ogni genere non solo da parte dell’azienda ma anche da parte di dirigenti e delegati sindacali” ha commentato Eugenio Borella, segretario generale provinciale della FIOM-CGIL di Bergamo.

fonte:http://www.fiom.bergamo.it

Sulla Fiom il primo sbaglio di Grillo

Di fronte alla prima sollecitazione importante da parte di un significativo soggetto sociale come quello operaio, Grillo reagisce con l’istinto di una politica un po’ vecchia. L’istinto un po’ settario di chi sente minacciato il proprio raggio d’azione e spara a zero contro un fatto politico che probabilmente non mancherà di condizionare lo schieramento del centrosinistra e della sinistra in generale.Intendiamoci, Grillo dice anche molte cose giuste e per questo non mi sembra si possa definire qualunquista. E’ vero che gli operai sono stati lasciati soli dai rappresentanti dei partiti «superpagati e da sindacalisti dalle mani morbide», è vero che i precari sono tali «grazie alle leggi di Prodi e Berlusconi» che hanno fatto addirittura dei referendum per alzare l’età pensionabile o limitare il welfare. Ed è giusto ribadire alcuni progetti precisi come «il sussidio di disoccupazione, la lotta all’evasione o veri uffici di collocamento». Ma è nella conclusione della sua lettera che Grillo tradisce un po’ di cecità e di stizza. Quando scrive che «sul palco gli unici autorizzati a parlare erano gli operai. Nessuno li rappresenta più» fa finta di non vedere che sul palco hanno parlato quasi solo operai, precari, studenti, esponenti del “popolo viola” e del Forum dell’acqua pubblica. In particolare i tre operai di Melfi, Pomigliano e Termini Imerese hanno fatto forse l’intervento più efficace. E questo è successo per espressa decisione di un’organizzazione, la Fiom, che con quella manifestazione, e con l’iniziativa intrapresa dallo scorso giugno, smentisce l’ultima affermazione di Grillo, perché qualcuno a rappresentare gli operai c’è ancora.La manifestazione del 16 ottobre è stata una manifestazione indetta dalla Fiom che ha generato un fatto nuovo: ha cioè riproposto una ipotesi di «trasformazione sociale», come insiste a dire Landini, a partire dai temi del lavoro e della precarietà aggiungendo, fatto quasi storico per l’organizzazione dei metalmeccanici, la rivendicazione del Reddito di cittadinanza che sostanzialmente è quel sussidio di disoccupazione di cui parla Grillo. Un’altra soggettività si è quindi riaffacciata sulla scena sociale e politica e, a giudicare dalla sua lettera, Grillo la sente come avversaria mentre invece non sarebbe per nulla male se dinamiche nate e cresciute a distanza si parlassero.Non sappiamo quale sarà l’effetto direttamente politico del 16 ottobre: la Fiom non fonderà, giustamente, un partito e gran parte della sua forza potrà essere catturata dai partiti della sinistra e anche dal Pd (che si sono già buttati sulla “preda”). Non sarebbe male, invece, che da quella piazza, come da quella di Cesena, dalla manifestazione del “popolo viola”, dall’esperienza del referendum contro l’acqua ai privati, dai movimenti studenteschi, da quelli dei precari e dei ricercatori, dal mondo della scuola, prendesse forma un percorso, un movimento unitario, un sussulto di partecipazione che recuperi la parte migliore del biennio 2001-2003 quando furono diversi soggetti a prendere parola e a manifestarsi e, per un breve momento – penso al Social Forum di Firenze del 2002 – riuscirono anche a incontrarsi.Incontrarsi oggi è la strada giusta, riuscire ad affermare un’autonomia dal quadro politico esistente e, se ci si riesce, descrivere un’altra ipotesi di lavoro. La piazza del 16 parla anche di questo. Grillo un po’ meno, desideroso forse di recintare un terreno, anche elettorale, ormai cresciuto in quasi tutti i sondaggi. E’ il primo sbaglio importante che compie.

Salvatore Cannavò

Gli operai di piazza San Giovanni

Sono per la solidarietà agli operai di piazza San Giovanni,non a coloro che erano sul palco,non ai ai sindacalisti con le mani morbide e un posto che li aspetta in Parlamento,non ai rappresentanti dei partiti con gli stipendi più alti d'Europa pagati dai lavoratori.Sono per la solidarietà agli operai di piazza San Giovanni,non ai giornalisti presenti che vivono di finanziamenti pubblici,non ai filosofi con il culo sempre al caldo e sempre in prima fila alle manifestazioni del popolo,non ai cacciatori di voti con la loro bandiera pronta per le televisioni,non ai frombolieri delle parole che non hanno mai risolto un solo problema.Sono per la solidarietà agli operai di piazza San Giovanni,a chi ha perso il lavoro perché delocalizzato in Cina o in Romania, ma marchiato sempre "Made in Italy", per colpa di ogni governo, di sinistra o di destra,a chi è precario grazie alle leggi di Prodi e di Berlusconi con il silenzio assenso dei sindacati,a chi ha perso il TFR divorato dai fondi grazie ai sindacati,a chi ha visto migliaia di colleghi morti sul lavoro nel silenzio delle Istituzioni,a chi ha salutato i propri figli, partiti a decine di migliaia verso altri Paesi europei dopo una laurea pagata dalla famiglia con grandi sacrifici.Sono per gli operai, per i lavoratori di piazza San Giovanni,non per il lavoro inutile, a ogni costo, per le centrali nucleari, la TAV in Val di Susa, la cementificazione dell'Italia, per la produzione di carcasse targate Fiat,a questo ricatto non ci sto.Sono per un sussidio di disoccupazione dello Stato per vivere in attesa di un lavoro, come avviene in altri Paesi europei,sono per veri uffici di collocamento che funzionino,sono per la lotta all'evasione, una lotta dura, implacabile, per evitare che i lavoratori dipendenti paghino sempre per tutti.Sono per la solidarietà agli operai di piazza San Giovanni,presi per i fondelli una volta di più da coloro che li hanno venduti,ad applaudire persone benestanti grazie alle loro tasse,a vederli dal vivo invece che in televisione,ad ascoltare promesse da parte di chi non ne ha mai mantenuta una, per incapacità o per calcolo.Sul palco gli unici autorizzati a parlare erano gli operai. Nessuno li rappresenta più.
Beppe Grillo

Morti sul lavoro e indennizzo mobile

Non vogliamo crederci, diteci che non è vero, che si tratta solo di uno scherzo, qualcuno dal palazzo di giustizia di Torino faccia uscire una smentita o almeno una rettifica.

Ci riferiamo alla notizia, apparsa sulla Repubblica, ed oggi ripresa da altri giornali, relativa ad una sentenza emessa dal tribunale di Torino, nella quale sarebbe stato deciso un forte sconto sull’indennizzo dovuto dal proprietario di un cantiere edile alla famiglia di un giovane albanese, morto dopo essere precipitato da una impalcatura. Per altro nella sentenza, al morto, viene anche imputato il concorso di colpa nel suo decesso, perché non avrebbe rispettato tutte le norme previste. La notizia, già sorprendente in sé, si colora ulteriormente di tinte fosche, perché lo sconto sull’indennizzo sarebbe stato deciso in relazione alla situazione economica del paese di provenienza. In altre parole se resta ferito o peggio muore un operaio albanese, tunisino, o comunque di un paese con un prodotto interno lordo distante dal nostro, secondo la sentenza, sarebbe giusto e doveroso applicare le norme guardando al paese di provenienza, e non a quello dove il decesso si è consumato. Saremmo così in presenza di una sorta di “indennizzo mobile” che potrebbe salire o scendere a seconda dell’indice di inflazione e dello stato patrimoniale della vittima e dei suoi familiari.Per la verità il giudice ha fondato la sentenza su una precedente decisione della Cassazione che aveva introdotto un simile parametro, sentenza per altro successivamente ribaltata da una successiva sempre della Cassazione, nella quale viene ribadito il principio di uguaglianza in vita e “post mortem”. Non siamo abituati a commentare le decisioni dei tribunali, quando le condividiamo o quando restiamo, come in questo caso, quanto meno sconcertati, per usare un eufemismo.Per questo ci piacerebbe che il giudice spiegasse pubblicamente le sue ragioni, che il presidente del tribunale fornisse spiegazioni comprensibili, questo non per celebrare i processi in sede impropria, ma per tentare di comprendere la genesi, le motivazioni, il contesto nel quale è maturata una simile decisione che, comunque, avrà delle possibili conseguenze, per non lasciare spazio ad interpretazioni imprecise o fuorvianti..In quanti processi sarà richiamata questa decisione? Quanti imprenditori chiederanno lo sconto?Non sarà più conveniente disporre, sempre e comunque, di personale precario, debole, senza diritti e che potrà costare di meno in caso di infortunio?Naturalmente non ci sono state file di automobili per andare a visitare il cantiere dove è morto l’operaio albanese, così come non ci sono state file di curiosi per andare a vedere i luoghi dove ogni giorno muoiono lavoratrici e lavoratori, italiani e stranieri. Se non ci sono almeno 3 decessi non scatta neppure l’attenzione mediatica, possono sparire senza una foto, senza una riga, cifre da aggiungere al contatore delle morti più sporche che ci siano, altro che morti bianche, queste sono davvero morti nere, nerissime.Queste non sono morti da utilizzare per acchiappare voti e invocare le ronde padane, queste morti non meritano neppure un plastico a “Porta a Porta”. Altro che “Avetrana minuto per minuto..”

Beppe Giulietti

Renzi e Cgil ancora ai ferri corti

La scintilla che ha innescato la polemica e' quella relativa all'apertura dei negozi il Primo Maggio a Firenze. Alcuni commessi dei negozi del centro hanno inviato una lettera al primo cittadino sottolineando che 'lavorano 363 giorni su 365 all'anno e che il problema non e' solo etico'. I commessi di Zara, Coin e la Rinascente si dicono pronti ricorrere al giudice se davvero venisse violata la legge regionale come sono convinti che si farebbe obbligando al lavoro il Primo Maggio senza accordo sindacale. 'E' una posizione ideologica - sostiene Mauro Fuso, segretario fiorentino della Cgil - ha ragione Epifani - che ha condannato l'apertura dei negozi intervenendo a Firenze al congresso di Sinistra e Liberta''. Il sindaco Renzi rispedisce al mittente l'accusa di posizione ideologica dicendo che questa riguarda i sindacati, poiche' nessuno e' obbligato a tenere aperto. 'Si toglie la liberta' ai dipendenti - ribatte Fuso -, poiche' se i titolari decidono di aprire loro come fanno a rifiutarsi?.

Prove di sciopero alla francese per l'Inghilterra


Monta la rabbia contro i tagli del governo Cameron. Decine di migliaia ai primi cortei mentre si preparano le iniziative sindacali. Dai manifestanti la richiesta è "sciopero generale"

Sabato scorso per le strade è scoppiata la rabbia contro i Conservatori. A scioperare e manifestare contro l'attacco del governo ai lavoratori, al mondo della formazione, alla spesa sociale c'era gente comune.I pompieri di Londra hanno organizzato picchetti contro le minacce del conservatore Brian Coleman di licenziarli tutti nel caso non accettino contratti peggiori. I lavoratori della metropolitana si sono rifiutati di lavorare nelle fasce protette durante lo sciopero – portando al blocco totale delle linee.Circa 50.000 persone hanno protestato contro i Conservatori. Hanno rifiutato la menzogna secondo cui i tagli (promossi dal governo Cameron, una maxi-stangata da 90 miliardi di euro, ndt) sarebbero “inevitabili” e hanno fatto appello alla mobilitazione unitaria per fermarli. Lo “spirito della Francia”, dove milioni di persone si sono mobilitate per difendere le pensioni, è stato a lungo invocato.Questa giornata ha lasciato intravedere le potenzialità di costruzione di un movimento di massa che sconfigga i Conservatori e fermi i loro attacchi.Il corteo principale si è svolto ad Edimburgo, dove hanno sfilato circa 25.000 persone. La manifestazione, convocata dalla TUC (le Trade Unions, il sindacato britannico, ndt) scozzese, ha riunito sindacalisti, attivisti, pensionati, studenti, disabili e disoccupati.Carol Ashe, un'insegnante che sta svolgendo il suo tirocinio, ha viaggiato in uno dei nove pullman del sindacato insegnanti Eis partiti da Glasgow per unirsi al corteo. “I tagli dei conservatori sono troppo da sopportare per il paese” ha detto al Socialist Worker . “Io sto svolgendo un tirocinio per diventare insegnante ma l'ho dovuto sospendere quando mi sono ammalata; il sistema di welfare mi ha sostenuta in un momento davvero importante – sono dipesa da questo. Dovrebbe essere così anche per altre persone. Non credo che molte persone imbroglino sui sussidi. La gente prova soltanto a tirare avanti”.Al corteo erano presenti grandi delegazioni di studenti. Stanno già risentendo dell'impatto dei tagli – e sono preoccupati del loro futuro. Callum Morrison, uno studente di storia dell'università di Galsgow, ha dichiarato al Socialist Worker “I tagli sono già effettivi nella nostra università. Credo che l'istruzione nel nostro paese sarà distrutta senza una protesta o una resistenza”.Altri si sono scagliati contro le bugie dei conservatori utilizzate per giustificare i tagli “I Tories sono un partito di persone ricche che non usano nessuno dei servizi che vogliono tagliare” ha detto David Jameson, studente alla Caledonian University “la gente come loro è colpevole della crisi, ma vogliono che siano gli studenti e i lavoratori a pagare per essa”. Al corteo – come in molti altri posti – si è dibattuto sulle prospettive. L'idea di una giornata di sciopero generale era molto apprezzata e coglieva il sentimento di rabbia presente tra i manifestanti. I settori più militanti del corteo hanno acceso fumogeni e cantato “Tous ensembles, tous ensembles, Greve Generale! [Tutti insieme, sciopero generale!]” in solidarietà con i lavoratori francesi. Alan Ferguson, segretario nazionale della sezione dell'Eis per l'istruzione superiore, ha dichiarato “quella di oggi è stata una manifestazione grandiosa, ma deve essere l'inizio di una campagna molto più ampia. Dobbiamo cominciare da ora a lottare per una giornata nazionale di sciopero generale”.Gordon Martin, segretario di settore per l'Rmt (sindacato dei trasporti, ndt) nel Lanarkshire, ha detto al Socialist Worker “Siamo davanti al peggior governo dai tempi della Tatcher. Prima gli Scozzesi imparano la lezione francese, meglio è! Se tutto va bene, oggi ci ha dato la possibilità di lanciare una campagna ben più grande – non può rimanere una manifestazione isolata”.

Sadie Robinson
da Socialist Worker

fonte video:http://www.youtube.com/LiberaTVredazione

Fiat: sindacati, no alla proposta sui permessiFiat: sindacati, no alla proposta sui permessi

Fim, Fiom, Uilm e Fismic stavolta sono d'accordo e chiudono la porta alla proposta di una nuova regolamentazione per i permessi sindacali aggiuntivi rispetto a quelli previsti dalla legge. Intesa raggiunta, invece, sulla costituzione dei nuovi Cae

La proposta "non è accettabile". Fim, Fiom, Uilm e Fismic stavolta sono d'accordo e chiudono la porta alla proposta della Fiat per una nuova regolamentazione dei permessi sindacali aggiuntivi rispetto a quelli previsti dalla legge. È quanto emerso dopo l'incontro di oggi (28 ottobre) con l'azienda all'Unione Industriale di Torino. La Fiat ha disdetto nei mesi scorsi in alcune società di Fiat Group Automobiles e Powertrain gli accordi sui permessi sindacali, che risalgono agli anni '70, chiedendo nuove regole. Oggi ha proposto una clausola di responsabilità: se non si rispettassero gli accordi raggiunti scatterebbe una penale che può consistere anche in una riduzione dei permessi sindacali aggiuntivi. La controproposta dei sindacati, sulla quale la Fiat darà una risposta nel prossimo incontro, spiegano le quattro sigle in un comunicato unitario, 'ipotizza un'autoregolamentazione del numero dei componenti dei direttivi provinciali e il mantenimento dell'attuale monte ore complessivo per le Rsu e per gli esperti". È stata invece raggiunta un'intesa sul Comitato Aziendale Europeo (Cae), l'organismo nel quale azienda e rappresentanti sindacali europei del gruppo si scambiano informazioni: dal primo gennaio, dopo lo scorporo, i Cae saranno due, uno per l'Auto e uno per Fiat Industrial. "È utile - commenta Giorgio Airaudo, responsabile auto della Fiom nazionale - che, visto lo scorporo, si sia deciso di istituire subito il Cae anche per Fiat Industrial, mentre non è accettabile la proposta dell'azienda sull'agibilità sindacale. Abbiamo formulato una nostra controproposta. Siamo disposti ad autoregolamentare il numero dei direttivi e a ridurre gli esperti, ma non è accettabile per noi il fatto che le libertà sindacali aggiuntive agli accordi e alle leggi siano subordinate a un principio di responsabilità del sindacato, dei suoi delegati e dei suoi iscritti".Intanto scatta nuova cassa integrazione alla Powertrain, le ex Meccaniche di Mirafiori. Era dalla seconda metà del 2007, sottolinea la Fiom, che il reparto, in cui si produce il cambio per le vetture di fascia bassa, non era interessato dal provvedimento. Andranno in cassa dal 22 al 28 novembre tutti i 1.200 dipendenti. La scelta è stata motivata dal Lingotto Fiat con un calo produttivo. "Questa decisione - sottolineano Federico Bellono ed Edi Lazzi della Fiom di Torino - conferma le nostre preoccupazioni sul futuro dello stabilimento e sulle prospettive. I timori sono rafforzati dal fatto che la cassa interessa anche realtà finora non toccate. E' un motivo in più perché si apra tavolo con l'azienda".

mercoledì 27 ottobre 2010

Cremaschi: "Fazio porti a 'Che tempo che fa' anche i tre operai licenziati dalla Fiat". Firma l'appello

"Nel nome della par condicio e anche del rispetto delle persone chiediamo che Fabio Fazio inviti alla trasmissione Che tempo che fa domenica sera i tre lavoratori licenziati dalla Fiat a Melfi che il giudice ha reintegrato sul lavoro perché ha riconosciuto l’antisindacalità del licenziamento.Facendo conoscere, con lo stesso spazio che ha avuto Sergio Marchionne, le condizioni reali di lavoro dei tre lavoratori che, secondo l’amministratore delegato della Fiat, avrebbero fermato 1.200 persone, si compie un atto di informazione e di senso civico. E’ bene che chi fa davvero il lavoro dei metalmeccanici faccia conoscere cosa vuol dire taglio delle pause e riduzione dei diritti.Per questo insistiamo che Fabio Fazio chiami nella sua trasmissione Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte, Marco Pignatelli."

Giorgio Cremaschi, Presidente Comitato Centrale della Fiom-Cgil

Fiat. Gli operai Mirafiori scrivono a Fazio: ospiti anche noi

La lettera firmata da 600 lavoratori: "Hai invitato Marchionne, anche noi vogliamo dire la nostra". Raitre risponde: il 7 novembre in studio Susanna Camusso. E intanto scatta la nuova cassa integrazione di una settimana per i 1.200 della Powertrain

"Vorremmo raccontare la nostra vita di operai, vorremmo raccontare il nostro lavoro che è fondamentale per generare ricchezza per il Paese". Scrive così in una lettera indirizzata a Fabio Fazio, conduttore della trasmissione "Che tempo che fa", un gruppo di lavoratori di Mirafiori che chiedono di poter esprimere il loro punto di vista così come ha fatto Sergio Marchionne la scorsa settimana. La lettera è firmata da circa 600 lavoratori che scrivono ancora: "Vorremmo raccontare come funziona il ciclo produttivo, come le auto si costruiscono e prendono forma dentro le officine, nelle linee di montaggio e come questo accada a costo di enormi sacrifici da parte di persone che dedicano la loro vita a svolgere questo mestiere". Pronta la risposta di Raitre affidata a Loris Mazzetti, capostruttura di rete e responsabile del programma, che annuncia la presenza in studio il prossimo 7 novembre di Susanna Camusso. "La sua presenza in studio - spiega Mazzetti - era stata organizzata a prescindere da quella di Marchionne: ci sembrava giusto essere i primi a raccontare l'approdo di una donna al vertice della Cgil. Sarà la Camusso, se ha qualcosa da dire, a rappresentare le ragioni e le istanze dei lavoratori". Quanto alla puntata con l'ad della Fiat, "mi sorprende - sottolinea il capostruttura di Raitre - che nessuno riconosca la capacità della trasmissione e di Fabio Fazio di tirar fuori tutte le osservazioni di Marchionne che stanno animando, nel bene e nel male, il dibattito di questi giorni".Intanto, è di oggi la notizia del ricorso a nuova cassa integrazione proprio allo stabilimento Fiat di Mirafiori. Il provvedimento, annunciato dall'azienda ai sindacati, riguarda gli addetti della Powertrain ex Meccaniche, nella settimana dal 22 al 28 novembre per un totale di 1.200 persone. "Questo annuncio - sottolinea Federico Bellono, segretario provinciale della Fiom di Torino - rappresenta un fatto particolarmente preoccupante. In quest'area, infatti, almeno dal 2007 non si faceva cassa integrazione: è un annuncio che indica che le cose vanno abbastanza male. E' un ulteriore segnale - aggiunge - delle difficoltà di Fiat ed anche da questo fatto deriva la assoluta necessità di un incontro sulla situazione e le prospettive dell'azienda. Ci aspettiamo che perche' questo confronto ci sia si muova anche il governo, tanto più alla luce della nomina del nuovo ministro".

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Contesta Bonanni, ma è in malattia: licenziato

E' successo ad un operaio torinese, immortalato in vari scatti alla festa del Pd di Torino. Lui però non ci sta e fa ricorso: "L'Inps mi ha visitato quel giorno e avevo tutto il diritto ad essere là". Poi accusa la Cisl: "C'è stata una loro pressione"

Lo hanno licenziato perché, nonostante fosse in malattia, ha preso parte alle contestazioni contro il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, a Torino lo scorso settembre in occasione della festa del Pd. Le foto e i video che lo inquadrano lo dimostrano in modo inequivocabile. Lui però farà ricorso, perché sostiene che la sua presenza era più che legittima e contrattacca avanzando il sospetto che "dietro il licenziamento ci sia una pressione esercitata da parte della Cisl"."Il giorno stesso della manifestazione - ha spiegato oggi l'operaio licenziato, da 10 anni dipendente di Itinera, azienda di manutenzione stradale - sono stato visitato dall'Inps, che ha confermato i giorni di malattia decisi dal mio medico in vista di un piccolo intervento che dovevo sostenere. Ma poi, considerato che le mie condizioni non mi impedivano di uscire, sono andato alla manifestazione". Poi, come detto l'accusa: per l'operaio dietro al licenziamento si celerebbe una "azione politica dell'azienda insieme al sindacato"."Comunque - sottolinea ancora Piccione - dovrebbe essere l'Inps a contestare la cosa. Invece l'Inps dice che va tutto bene mentre l'azienda mi licenzia, sostenendo che è venuto meno il rapporto di fiducia. Io lavoro per l'Itinera da quasi dieci anni e non possono licenziarmi così".A stretto giro arriva la dura replica della Cisl del Piemonte: "Respingiamo con forza - si legge in una nota - qualsiasi insinuazione sul nostro operato in relazione all'ipotesi avanzata dall'operaio Damiano Piccione, che ci attribuisce una pressione nei confronti dell'azienda per il suo licenziamento. Non è nella nostra cultura e tanto meno nel nostro dna - scrive la Cisl - danneggiare i lavoratori, chiedendone l'allontanamento dal posto di lavoro solo perché non la pensano come noi o ci contestano in modo non democratico". "In queste settimane - scrive ancora il sindacato piemontese - abbiamo subito intimidazioni e aggressioni anche di una certa gravità e in nessun caso abbiamo ritenuto di ricorrere a vie legali quand'anche erano noti i responsabili. Ancora una volta - conclude la Cisl piemontese - ci troviamo in presenza di dichiarazioni che tentano di screditare la nostra organizzazione, ma questo non ci impedirà di continuare con responsabilità e trasparenza la nostra azione di tutela del mondo del lavoro. Diciamo no a qualsiasi forma di denigrazione e strumentalizzazione".

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Incidente sul lavoro.Sciopero generale dell'edilizia

Lavoro, salute, sicurezza, non possono essere argomenti di secondaria importanza per i lavoratori. I sindacati confederali del settore dell’edilia della provincia di Grosseto indicano lo sciopero generale.

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Sciopero e picchetti davanti alla Ducati

Questa mattina si è svolta mezza giornata di sciopero e picchetti davanti alla Ducati energia in difesa di due impiegati licenziati. Il nodo della questione ascoltando gli operai che protestavano davanti alla fabbrica è semplice: "vogliono che lavoriamo velocemente, perchè devono consegnare le commesse e poi danno la colpa ai lavoratori se la qualità non è buona". Lo sciopero di oggi che come abbiamo detto era in difesa di due impiegati a cui è stato chiesto anche il risarcimento di quasi 200 mila euro a testa, ha visto una forte partecipazione operaia di solidarietà perchè dicono che la situazione in fabbrica sta diventanto invivibile. E comunque ci tengono a far sapere "lo abbiamo detto agli impiegati, oggi ci siamo ma la prossima volta che tocca a noi e loro fanno finta di niente non sappiamo come va a finire".

Vedi anche:

Domani sciopero alla Ducati contro i licenziamenti


Ferrrovie: Assolti macchinista e capotreno incidente Casalecchio di Reno del 30-9-2003

Non indagate le "altre" responsabilità sul mancato attrezzaggio tecnologico della linea

Concluso ieri con l'assoluzione perché il fatto non costituisce reato, il processo a carico dei nostri compagni di lavoro i Gabriele Martini, macchinista e Daniele Boscolo, capotreno, del treno 11432 che il 30 settembre 2003 superò il segnale di via impedita della stazione di Casalecchio Garibaldi urtando il paraurtil.La sentenza e' stata emessa dal tribunale di Bologna, i sez. collegiale presieduta dal Dott. Leonardo Grassi,Gabriele era difeso dall'avvocato Desi Brunio mentre Daniele era difeso dagli avvocati, Stella Pancari e Stefano Vezzadini, tutti del foro di Bologna.I feriti, tra cui il macchinista Martini, furono circa 160, ma a distanza di pochi giorni dall’incidente si registrò, purtroppo, anche il decesso, di un viaggiatore.L’accusa, di disastro colposo e omicidio colposo e, in origine di lesioni colpose, poi venute meno per la remissione di querela da parte delle persone offese risarcite da trenitalia, era sostenuta dalla P.M. Morena Plazzi, la quale aveva chiesto la pena di anni tre di reclusione.Il macchinista si era sempre difeso sostenendo di avere avuto con certezza la segnalazione di via libera prima con semaforo giallo e poi a luce verde alla fermata di Casalecchio di Reno e di avere in tal senso impostato la velocità.Secondo il consulente della procura, Giorgio Diana, dalla verifica dell’unità di controllo non sarebbe emerso il passaggio del semaforo da giallo a verde, che consentiva un aumento della velocità. Secondo i consulenti degli imputati , Roberto de Paolis, Eugenio Sarti e Alfonso Micucci, invece, le indagini tecniche erano state parziali e non avevano esaminato soprattutto le parti periferiche di un impianto di nuova costruzione.La difesa di Gabriele e' stata sostenuta da una serie di testimonianze di macchinisti e capotreni,che proprio sulla tratta Porretta-Bologna durante la loro guida allo stesso semaforo avevano avuto segnalazioni non corrispondenti al segnale successivo e avevano dovuto attuare interventi d’emergenza. questi “ inconvenienti di esercizio “ si erano verificati ripetutamente, prima e dopo l’incidente di Casalecchio.Nel processo è emerso che su quella linea il treno viaggiava senza alcuna attrezzatura di sicurezza:né la cosiddetta “ripetizione segnali“ in cabina, che preannuncia il colore dei segnali al macchinista, nè il sistema SCMT ( sistema di controllo della marcia del treno ), che in caso di errore umano( ma anche di malore del conducente ) provoca l’arresto del treno.Il treno , pur predisposto per essere in sicurezza, viaggiava affidato alla sola capacitàe tenuta umana, perché RFI non aveva ancora dotato sulla linea i doverosi sistemi di sicurezza. da cio' risultano evidenti le analogie con quanto successo a Crevalcore nel 2005.La difesa degli imputati, si è molto adoperata perché venissero indagati altri profili di responsabilità, anche perché lo stesso consulente del P.M. prof. Diana, ha scritto testualmente che “la presenza della ripetizione segnali o del dispositivo SCMT avrebbe evitato l’incidente”, mancanza con tutta evidenza non addebitabile al personale di servizio ma questo tema fondamentale non è stato oggetto, di sufficiente approfondimento.Esprimiamo assieme ai nostri colleghi, ai legali ed ai consulenti grande soddisfazione per l’esito del processo, che ha dato credito alla versione del macchinista, con la speranza che anche per il futuro aumenti l’attenzioneper il tema della sicurezza nella circolazione dei treni e non tutto venga sempre liquidato con l’attirbuzione della causa del disastro all’errore umano.

Incontro Fiom-Cgil.Epifani contro Marchionne

Guglielmo Epifani ancora una volta a Firenze. Il segretario della Cgil ha incontrato i metalmeccanici della Fiom ed ha parlato del caso Marchionne.
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Prossimo obbiettivo lo statuto dei lavoratori

Il 19 ottobre 2010 sarà ricordato come una data di svolta nel diritto del lavoro italiano. L’approvazione definitiva del cd “Collegato lavoro” rappresenta il culmine di un arretramento dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che li ha riportati, sostanzialmente, indietro di 60 anni. (VEDI SOTTO SCHEDA DI SINTESI).Si tratta di una legge che si muove in parallelo all’attacco padronale culminato (…per ora) nel “modello Pomigliano” (divieto di scioperi che mettano in discussione l’accordo Marchionne – CISL e_UIL; divieto di ammalarsi troppo; turni continuativi di 7,5 ore, con pausa a fine turno; triplicazione dello straordinario obbligatorio; ecc.) e nella disdetta del Contratto nazionale dei metalmeccanici da parte di Federmeccanica.Il tutto come esito, da un lato, della globalizzazione capitalistica e delle trentennali politiche neoliberiste ( causa diretta della più grave crisi economico-finanziaria degli ultimi 80 anni, che si pretende di risolvere radicalizzando l’attacco all’occupazione, ai diritti, al salario e al welfare), e, dall’altro, delle politiche concertative dei sindacati confederali che hanno mostrato di condividere molti dei falsi miti del neoliberismo (scambio salario-occupazione tradotto nell’abolizione della scala mobile e nella cd. “politica dei redditi”; scambio flessibilità-occupazione, che ha dato il via agli interventi legislativi di precarizzazione del lavoro; ecc.). Situazione aggravata dal costituirsi di un vero e proprio blocco unitario tra Confindustria, CISL, UIL e UGL, quanto meno a partire dalla firma dell’accordo separato che li ha visti concordi nel varare il “nuovo modello di Contratto collettivo nazionale”. L’accordo del 22/01/09 costituisce una sorta di legittimazione preventiva del “modello Pomigliano”, infatti esso ha introdotto, per la prima volta in Italia, la possibilità che i contratti aziendali siano peggiorativi di quelli nazionali.E il prossimo obiettivo è l’abolizione dello Statuto dei Lavoratori. Il ministro Sacconi, dopo aver espresso tutta la sua soddisfazione per l’approvazione del “Collegato”, lo ha immediatamente annunciato: “ E ora il Governo proporrà all’esame del Parlamento il disegno di legge delega sullo Statuto dei lavori, per realizzare compiutamente il sogno di Marco Biagi per un diritto del lavoro moderno a misura della persona.” (….in fondo anche gli schiavi erano persone!).Si può sperare che l’”opposizione” parlamentare si muova da subito e non solo dopo l’ultimo minuto utile, come ha fatto riguardo al “Collegato lavoro”? O che il PD, per opporsi al Governo, non presenti un progetto di legge in materia di lavoro, addirittura peggiore del suo? E’ francamente arduo farlo!Si può sperare che le lotte in atto in altri paesi europei (segnatamente in Francia, dove non c’è stata l’opera distruttiva della coscienza di sé perpetrata in Italia dai sindacati concertativi) possano divenire un esempio contagioso. Si può sperare, innanzi tutto, che le notevoli potenzialità che si sono espresse nella straripante manifestazione strettasi attorno alla FIOM il 16 ottobre possano trovare la via della costruzione di un movimento unitario di opposizione. Anche se questo percorso, oltre alla negativa situazione dei rapporti di forza, trova molti ostacoli sul suo cammino. Dall’evidente assenza persino di candidati plausibili ad una rappresentanza politica di un’opposizione che si proponga un nuovo modello di sviluppo economico, sociale, ambientale, democratico (mi sembrerebbe addirittura di maramaldeggiare se dovessi fare l’elenco delle manchevolezze delle organizzazioni politiche che si contrappongono ostinatamente tra loro, pur dichiarandosi tutte anticapitaliste. E soffrendo, le “maggiori” di loro, di sindrome da dipendenza dal PD. Per non dire dei nuovi funamboli della parola alla Vendola!). Al pesante condizionamento politico del PD nei confronti della CGIL nell’auspicarne il ritorno all’ovile con CISL e UIL, al peso dell’elefantiaca struttura burocratica della CGIL naturale portatrice di “moderazione”, alla disponibilità del gruppo dirigente confederale all’ipotesi di un nuovo (?) patto sociale, fino al surreale proposito di Epifani di mettere in conflitto tra loro Confindustria e Federmeccanica! All’apparente impossibilità del sindacalismo di base di darsi un percorso unitario e, quindi, di acquisire i requisiti oggettivi per “imporre” la propria presenza. Alle difficoltà di conciliare tra loro le priorità dell’opposizione di classe con quelle dell’opposizione ambientalista, anche se su questo terreno si è fatto qualche passo avanti, riscontrabile in gran parte nell’intervento di Landini all’Assemblea nazionale dei movimenti per l’acqua pubblica. E i molti, singoli conflitti in atto nei posti di lavoro e sui territori sono tra loro isolati e, quindi, risultano inefficaci. Ma siamo in molti a proporci l’indispensabile inversione di rotta, pur riconoscendoci in diversi “agglomerati” (associazioni, organizzazioni politiche o sindacali) o in nessuno di essi.Sarà possibile individuare come obiettivo unitario di lotta quello della difesa dello Statuto dei Lavoratori, al quale il governo ha già dichiarato guerra?

Sergio Casanova
Attac Genova

SCHEDA DI SINTESI DEI CONTENUTI DEL “COLLEGATO LAVORO” 

Gli aspetti più devastanti del “Collegato lavoro” sono:
  1. la rinuncia preventiva a rivolgersi al giudice nelle controversie col datore di lavoro e l’impegno ad accettare la decisione di arbitri privati;
  2. la possibilità per gli arbitri di decidere secondo equità, disapplicando le norme di legge ed i contratti collettivi di lavoro;
  3. la possibilità per i “contratti individuali certificati” (anche dai consulenti del lavoro che stabilmente collaborano con i datori di lavoro) di derogare alla legge ed ai contratti collettivi, aprendo lo spazio alla contrattazione privata in deroga a quella collettiva;
  4. la possibilità dei contratti individuali certificati di individuare ulteriori cause di licenziamento oltre quelle stabilite dai contratti collettivi;
  5. la retroattività dell’effetto vincolante per il giudice delle certificazioni rispetto anche ai contratti in corso;
  6. il divieto del giudice di sindacare le valutazioni tecniche organizzative e produttive dei datori di lavoro (e quindi di entrare nel merito delle ragioni dei licenziamenti, dei trasferimenti, dei contratti a termine);l’impossibilita’ di impugnare tutti i contratti precari esistenti, trascorsi due mesi dall’entrata in vigore della legge;
  7. il termine di due mesi per impugnare il licenziamento orale (ad oggi non esiste un termine anche perché è impossibile al lavoratore provare quando è stato licenziato “a voce”);
  8. il termine di due mesi per impugnare un trasferimento o un contratto a termine illegittimo (oggi non c’è alcun termine);
  9. un termine di sei mesi per iniziare la causa (oggi non c’è alcune termine);
  10. la riduzione del risarcimento per i contratti a termine illegittimi da due a dodici mensilità mentre oggi non vi è alcun limite al risarcimento danni a favore del lavoratore.

Questa legge ( che rispolvera una concezione ottocentesca della contrattazione, quando ogni lavoratore era solo davanti al padrone ) coerentemente, abbassa l’età dell’obbligo scolastico e, quindi, anticipa l’età dell’ingresso sul mercato del lavoro! Infatti prevede la possibilità assolvere l’ultimo anno di obbligo scolastico, fissato a 16 anni, anche con l’apprendistato, che quindi varrà per i 15enni come stare in classe.

Commenti

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