'Si comincia: dopo il 16 ottobre, verso l’11 dicembre '

Contro la “riforma” Gelmini ma anche per generalizzare la protesta fino allo sciopero generale. Continua l’ottobre caldo del mondo dell’istruzione che, dopo i cortei dell’8 e del 16, tornerà in piazza domani con mobilitazioni nei diversi territori e il 30 con la manifestazione nazionale indetta dai precari della scuola a Napoli. Due tappe importanti in vista del 11 dicembre, giorno in cui studenti e ricercatori scenderanno in piazza insieme a precari, centri sociali, movimenti per i diritto all’abitare, per i beni comuni e a difesa dei territori per chiedere uno sciopero generale e generalizzato. Domani la mobilitazione partirà dagli studenti delle superiori che con le iniziative sparse nei diversi territori vogliono “moltiplicare” la manifestazione nazionale del giorno successivo. L’invito è per a una mobilitazione coordinata del mondo della conoscenza contro la precarietà e le politiche di questo governo. Ma non solo. Dall’assemblea a La Sapienza del 17 ottobre, il day after la grande manifestazione Fiom, le date del 29 e del 30 sono state investite di un ruolo ancora più importante: iniziare il percorso di “pressione” sulla Cgil verso lo sciopero generale che culminerà nella manifestazione “di movimento” dell’11 dicembre. Perché precario è tutto un paese. Precario è il lavoro, dentro e fuori il mondo della conoscenza. Precario è il diritto all’istruzione in cui i tagli del governo creano «una linea di demarcazione forte tra chi può accedere al sapere e chi no». Precari sono «i luoghi dove studiamo, ricerchiamo, lavoriamo e viviamo». Precaria è la casa in un paese dove, con l’avanzare della crisi, l’emergenza abitativa si aggrava sempre di più. Precari sono i diritti dei territori, la loro vivibilità, completamente venduti agli interessi economici con scelte calate dall’alto. Così domani e dopodomani toccherà a studenti e ricercatori il compito di tenere alto il livello del conflitto verso l’11 dicembre. «Perché precario è il nostro futuro» scrivono gli studenti (dell’Unione degli studenti) che annunciano che domani scenderanno in piazza anche per chiedere adeguate politiche di welfare e di tutela per tutti coloro che vivono i luoghi della formazione, forme che renderebbero precari e studenti autonomi dal proprio contesto sociale e familiare e liberi dal ricatto della precarietà. «La difficoltà di programmare e pensare il proprio futuro è la più grande barbarie dei potenti nei confronti delle nostre generazioni».

Ylenia Sina

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