La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

lunedì 30 novembre 2009

Accordo separato: Fiom, da Fim e Uilm 'referendum truffa'



"Secondo Fim e Uilm il 96% dei loro iscritti avrebbe votato ed il 94% avrebbe approvato l’accordo separato. Un risultato da fare invidia ai regimi più disinvolti sul piano elettorale, seppur in assenza degli osservatori dell’Onu. La credibilità dei dati si commenta da sola”. A dirlo in una nota è la Fiom Cgil.

"Lo sanno bene le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici, anche quelli iscritti a Fim e a Uilm che, laddove è stato permesso loro di esprimersi, hanno respinto l’accordo separato e sonoramente contestato le due Organizzazioni Sindacali - prosegue la Fiom nella nota -. Non a caso Fim e Uilm si sono rifiutate di realizzare un certificato e regolare referendum tra tutti i dipendenti metalmeccanici e si sono sistematicamente sottratte ad un confronto democratico e unitario nelle assemblee”.

Secondo la Fiom, poi, "la realizzazione di una conferenza stampa congiunta tra Fim Uilm, Federmeccanica e Assistal è un nuovo atto di arroganza e un insulto alla categoria dei metalmeccanici. Il fatto stesso che Fim e Uilm suggellino la 'loro consultazione' con le controparti spiega meglio di ogni altra cosa che il risultato è stato esattamente quello che avevano deciso dovesse essere”, affermano ancora le tute blu Cgil.

"L’accordo separato è illegittimo, non validato dalle lavoratrici e dai lavoratori e, pertanto, la vertenza per il rinnovo del biennio economico è per noi ancora aperta - conclude la Fiom nella nota -. Inoltre questa vicenda conferma che non è più rinviabile una legge sulla democrazia e sulla rappresentanza nei luoghi di lavoro, che vincoli gli accordi al voto referendario della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori interessati. Per la Fiom la mobilitazione continua”.

fonte:http://www.rassegna.it

Podda: «Pressioni brutali Epifani sia garante»

La Funzione pubblica Cgil è in questi giorni al centro di un tourbillon di avvenimenti: c'è innanzitutto la decisione recentissima - presa giovedì scorso - di indire lo sciopero generale il prossimo 11 dicembre, insieme a istruzione e ricerca. Ma poi Carlo Podda, il segretario generale, è uno dei firmatari della mozione Due al Congresso, quella che si oppone al documento di Epifani: la polemica è forte e il leader Fp denuncia pressioni «brutali» nei territori. Di questi eventi abbiamo parlato proprio con Podda.
Iniziamo dallo sciopero.
La finanziaria stanzia 20 euro lordi medi procapite per il triennio; la riforma Brunetta massacra la contrattazione nazionale e riduce quasi a zero quella integrativa; c'è il rischio che non si facciano le prossime elezioni per le Rsu; i 2 miliardi di consulenze che Brunetta, appena insediato, aveva denunciato come uno scandalo, stanno sempre lì. E poi c'è l'insieme di diritti, di welfare universale, che viene garantito dal lavoro pubblico: e che oggi il governo sta smantellando. Ecco perché abbiamo deciso di scioperare.
Ma con Cisl e Uil perché siete su piazze diverse?
La divisione non aiuta, e abbiamo lavorato fino all'ultimo per l'unità. Fino a mercoledì sera concordavamo sulla gravità della situazione, ma Cisl e Uil non sono d'accordo a indire lo sciopero. Noi, responsabilmente, abbiamo deciso che non potevamo stare fermi.
Proprio sul welfare, c'è una critica che la mozione Uno vi muove al Congresso: voi della Due sareste troppo attenti al lavoro pubblico, e non ai diritti dei cittadini-utenti. Pecchereste cioè di poca «confederalità».
Bene, allora cade a fagiolo citare una decisione del direttivo Cgil della Sardegna di soli due giorni fa: ha bocciato un ordine del giorno in cui la Fp chiedeva di prendere una posizione netta contro la privatizzazione dell'acqua. Chi è, dunque, che si è fatto carico in questo caso dei problemi generali della cittadinanza? Ancora sull'acqua: ci sono due posizioni opposte prese da due Cgil regionali negli ultimi anni. In Puglia, la Cgil concorda con il governo di centrosinistra la ripubblicizzazione dell'acquedotto; in Sardegna, sempre con un governo di centrosinistra - quello di Soru - la Cgil ha invece detto sì alla privatizzazione dell'acqua. Quale di queste due Cgil ha ragione?
Date la colpa alla Cgil nazionale?
Nel Congresso 2006 avevamo stabilito che la Cgil è per l'acqua pubblica. E oggi vedo che la mozione Uno dice che l'acqua deve essere pubblica come proprietà, ma poi sulla gestione si può lasciare decidere ai diversi enti locali, in una sorta di «federalismo dei diritti». Al contrario, noi, nella Due diciamo chiaramente «proprietà e gestione pubblica». Anche sulla sanità integrativa: da anni chiedo al Direttivo nazionale Cgil di prendere posizione, di stabilire una linea univoca: ma l'ultima volta che se ne è discusso è stato sotto Cofferati, e mai sono arrivate risposte. Dopo tutto questo, mi si dica chi è più confederale su questi temi, e se non abbiamo fatto lo sforzo, come Fp, di far passare il carico di problemi generali dalla sola categoria a tutta la Cgil.
Eppure, insisto, siete visti come «poco confederali», fautori di una Cgil fatta solo di tre «maxi-categorie»: industria, lavoro pubblico e servizi.
Epifani chiede di non fare caricature, e allora lo chiediamo anche noi. Nella mozione non si parla mai di «tre maxi-categorie», ma si dice che si deve andare verso una semplificazione, a cominciare dalle categorie che hanno come controparte la Confindustria. Come si fa a essere più confederali con 400 diversi contratti? Io - e ribadisco l'esempio dell'acqua - su molti fronti sono per la cessione di sovranità dalle categorie alla confederazione, ma non deve essere in senso di gerarchie burocratiche, ma appunto sul farsi carico di problemi di tutti. Vorremmo che su temi che stiamo difendendo, come Fp e Fiom, dal contratto alla democrazia, al welfare, la confederazione prendesse il carico su di sè. Anche sulle primarie si fa una caricatura: noi scriviamo che «si può arrivare fino a» esse, ma sempre mantenendo un equilibrio, senza plebiscitarismi. E' un delitto chiedere che gli iscritti contino di più?
All'ultimo Direttivo avete chiesto lo sciopero generale entro dicembre. In soli 10 giorni, vi contesta Epifani.
Noi non abbiamo chiesto di farlo in 10 giorni, ma entro l'approvazione della finanziaria. Anche annunciarlo, magari per gennaio, avrebbe effetto. Invece non se ne è voluto neppure cominciare a discutere. Potevano risponderci: ok, è tardi per farlo ora, ma intanto annunciamo che ci stiamo preparando. Che poi nessuno in Cgil nega che tutti siamo su questo percorso: ma allora perché non se ne può parlare?
Epifani però aggiunge che tutti, da due anni, votate compatti nei direttivi, sempre unitari. E allora come mai, chiede, solo adesso dite che la Cgil così com'è non va più bene?
Va sempre distinto tra il senso di responsabilità nel tenere unita l'organizzazione, e il fatto che uno debba essere d'accordo su tutto, senza riserve. Noi diciamo che «tutta» la Cgil deve cambiare, essere più efficace: c'è anche l'autocritica per un percorso che abbiamo fatto tutti. Poi, se è vero che stiamo parlando di questa fase, è anche vero che il Congresso deve tracciare la linea dei prossimi 4 anni. E infine Epifani e il Direttivo ricordano bene come fu complicato il dibattito sullo sciopero generale del 12 dicembre 2008 e sulla manifestazione Fiom e Fp del 13 febbraio: dunque non è che ci svegliamo adesso. Infine vorrei chiedere al segretario generale di farsi garante del rispetto delle regole: in molti territori e strutture, specie al Sud, su dirigenti, delegati e iscritti si stanno facendo pressioni pro-mozione Uno che sono fuori dalla democrazia, che definirei brutali.

Antonio Sciotto

[Articolo il manifesto del 30/11/2009 ]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

domenica 29 novembre 2009

Alfa di Arese: 232 tecnici il lotta contro il trasferimento in massa a Torino



La FIAT chiude di fatto Arese e Formigoni fa finta di nulla. C'era una folta delegazione di lavoratori cassaintegrati dell'Alfa di Arese al presidio organizzato dall'FlmUniti-CUB davanti alla sede di Regione Lombardia. La Fiat ha infatti aperto la procedura per trasferire gli enti tecnici a Torino e chiudere così definitivamente una storica realtà industriale e occupazionale di Milano e della Lombardia. La FlmUniti CUB chiede alla Regione di assumere una buona volta un ruolo propositivo di fronte alla crisi: va avviato un intervento per sostenere il reddito dei lavoratori in cassa integrazione e mobilità, ma soprattutto vanno costruite solide prospettive di occupazione, a cominciare dall'Alfa di Arese. Questa prcedura di trasferimento in massa di tutti i lavoratori rimasti ad Arese svela infatti la vera politica industriale di Marchionne, che dichiara di non voler chiudere fabbriche in Italia, ma di fatto procede al loro svuotamento.

Formigoni e la sua Giunta hanno pesanti colpe nella vicenda Alfa, perchè in cinque anni hanno fatto solo promesse. Con l'accordo del 2004, si costruì un ambizioso progetto per Arese attraverso tre interventi: la salvaguardia dell'Alfa Romeo, il polo della mobilità sostenibile col quale si prospettavano 1000 posti di lavoro di cui 400 nuovi entro 36 mesi, l'insediamento di imprese e centri di ricerca, l'area della logistica per rioccupare 550 lavoratori allora in Cigs. A sostegno del polo della mobilità sostenibile la Regione prometteva investimenti per 358 milioni di euro ai quali si dovevano aggiungere 107 milioni di euro previsti dalla legge finanziaria destinati a Sviluppo Italia per l'acquisto delle aree e aiuto alle imprese. Di tutto questo non è stato fatto nulla.

Addirittura un terzo dei 107 milioni di euro di Sviluppo Italia è stato utilizzato per i Forestali della Calabria, il resto mai speso. Del progetto restano solo le foto di Formigoni accanto al distributore di idrogeno, portato lì esclusivamente per lo scopo. Formigoni deve passare alle azioni concrete: la Regione deve impedire alla Fiat il trasferimento degli enti tecnici a Torino, il licenziamento di fatto di altri 232 lavoratori e la cancellazione dell'Alfa a Milano.

fonte:http://www.assemblealavoratori.it

fonte Video: http://www.youtube.com/user/CUBvideo

sabato 28 novembre 2009

Piaggio: 1300 lavoratori in cassa integrazione a dicembre

Per il terzo mese consecutivo l'azienda di Pontedera ricorre alla cassa integrazione. Sempre coinvolto il settore delle meccaniche

Il primo annuncio risale a ottobre e aveva riguardato 300 lavoratori; poi la reiterazione a novembre del provvedimento che aveva coinvolto circa 500 operai, e infine ecco la "notizia natalizia": anche a dicembre le linee di gran parte dello stabilimento rimarranno ferme e circa 1300 operai dovranno fare i conti con la cassa integrazione.Per tutti e tre mesi il reparto che è sempre stato coinvolto è quello delle Meccaniche. A questo nel mese di dicembre si aggiunge anche quello della 2R. Ecco nel dettaglio come sarà articolato il provvedimento e come sarà scaglionato. A fermarsi il 3 e 4 dicembre saranno alcune linee motori e le lavorazioni meccaniche collegate, fino a un numero massimo di 250 lavoratori in Cig. Invece, il 7 dicembre la fabbrica si fermerà per due giorni approfittando della festa dell'Immacolata. A questi dal 9 si aggiungeranno altri addetti del reparto motori e di cinque linee del montaggio 2R per attestarsi a una soglia massima di mille unità. La "cassa" è destinata ad allargarsi ad altre due linee 2R dal 14 dicembre, arrivando a interessare circa 1.150 addetti. Infine nei giorni 21-23 si aggiungeranno a scalare altri lavoratori fino a una soglia massima di 1.300 persone in Cig. La cassa non riguarderà, invece, il settore delle 3 e 4 Ruote dove si lavorerà fino al 23 dicembre. La pausa natalizia quest'anno sarà, però, più lunga e il rientro in fabbrica è previsto per l'11 gennaio. All'inizio della prossima settimana è previsto un incontro tra l'azienda e i sindacati presso l'Unione degli Industriali per discutere della situazione.

Leggi anche:

- Piaggio: prosegue anche a novembre la cassa integrazione

- Piaggio: sciopero e corteo contro l'accordo separato

- Piaggio: la Fiom da sola contro la cassa integrazione

- Cosa avviene in Piaggio: tra incidenti, caldo e questione sicurezza

- Piaggio: scadenza di contratto per 300 part-time e parte la cassa integrazione

fonte:http://www.pisanotizie.it

Alla Ferrari di Maranello è stato svolto un referendum fra tutti i lavoratori sul rinnovo del contratto collettivo metalmeccanici.

Nonostante la richiesta ufficiale da parte dei rappresentanti FIOM e della segreteria FIOM provinciale di Modena, di svolgere un referendum unitario ed un’assemblea preventiva, in cui illustrare ai lavoratori le diverse posizioni in merito alla contrattazione nazionale, la RSU FIM UILM Ferrari ha deciso di svolgere il referendum in maniera esclusiva su tutti i lavoratori, cioè escludendo l’organizzazione, la FIOM che ha proposto, e attraverso la sua pressione in azienda, ottenuto, la consultazione aperta a tutti i lavoratori.
Pertanto i delegati della FIOM-Ferrari ci tengono a sottolineare che il risultato del referendum sul contratto nazionale non può assolutamente essere certificato, anche perchè le schede per il voto non sono state vidimate nelle 2 giornate in cui si è svolta la consultazione.
Inoltre sottolineamo che sulle regole che hanno determinato lo svolgimento del referendum , non c’e stato nessun coinvolgimento dei delegati della FIOM.
Se FIM e UILM con questa consultazione volevano dimostrare qualcosa, sono riusciti solo a rendere ancora più esplicita la loro vocazione di democrazia autocratica.
Ricordiamo che il risultato delle 2 ultime consultazioni in Ferrari, a cui di FIM e UILM non hanno voluto aderire, (la prima sulla riforma della modello contrattuale del 22 gennaio 2009, l’altra sulla piattaforma proposta dalla FIOM) hanno messo in luce un risultato e un orientamento dei lavoratori ben diverso da quello che oggi viene pubblicizzato da FIM e UILM.
Riteniamo che i lavoratori debbano esprimersi sulla contrattazione attraverso regole certe e trasparenti.
Oggi questo alla Ferrari non è accaduto.

Rappresentanza Sindacale FIOM Ferrari

Comunicato Sindacale FIOM Ferrari

Senza un’assemblea unitaria informativa sul contratto e senza un referendum unitario la consultazione e’ strumentale e non trasparente

La Rappresentanza Sindacale FIOM Ferrari giudica una provocazione il referendum sul contratto nazionale indetto dalla "RSU FIM e UILM" per tutti i lavoratori, lasciando la FIOM, promotrice della suddetta consultazione, fuori dai "giochi".
In particolare, ci teniamo a sottolineare che senza un dibattito nelle assemblee si produce un effetto negativo per la democrazia fra i lavoratori, che vengono portati a votare senza conoscere bene i contenuti di tale accordo.
La FIOM, da cui abbiamo avuto e tuttora abbiamo una certa autonomia, ha giudicato l'accordo sul contratto dei metalmeccanici profondamente negativo per l'introduzione di norme che riducono i diritti ed i salari dei lavoratori, in coerenza al dissenso che la CGIL ha espresso sull'accordo del 22 gennaio 2009.
In conclusione, la "RSU FIM e UILM", ha perso un'altra occasione per garantire la democrazia e la trasparenza sindacale all'interno di questa azienda, producendo un comunicato che strumentalizza "l'autonomia dalle proprie segreterie".

Perché siamo per votare NO a questa ipotesi di contratto nazionale:

* Noi non siamo per il perenne conflitto, perché chiediamo il rispetto del contratto nazionale in vigore fino al 2011, che avevamo firmato unitariamente e disdetto da FIM e UILM senza chiedere il permesso ai lavoratori.
* Con questo contratto hanno allungato la durata dei contratto di un anno,rivendicando 94€ al 3° livello; la FIOM ha chiesto 130€ al 3°, al 4° ed al 5° livello in 2 anni e detassati.
* Questo accordo separato recepisce tutti i peggioramenti sugli orari di lavoro, precariato, diritti di decisione per i lavoratori e di sciopero.
* Introduce la logica di modificare ad uso e consumo dell'azienda, salario, diritti e libertà, scavalcando tutti i contratti vigenti.
* La cosa più assurda è che chiedono il contributo "UNA TANTUM" di 30€ a tutti i lavoratori mentre a votare vanno solo gli iscritti di FIM e UILM.

AI Referendum vota NO

5 articoli per stabilire chi rappresenta il lavoro




Una legge di iniziativa popolare presentata dalla Fiom Cgil


Mancava da sempre, fin dalle prime lotte sindacali del dopoguerra. Per tre decenni il problema della «democrazia sindacale» era stato posto solo dai sindacati di base, i generale molto limitati da prassi e regole che concedevano a Cgil, Cisl e Uil un terzo dei delegati rsu ancor prima di procedere alle elezioni.
Ora il problema viene posto da una categoria-simbolo dell'industria italiana: i metalmeccanici. Lo fa la Fiom-Cgil, che ha preso atto della rottura per ora irrecuperabile con Cisl e Uil (manifestatasi con due accordi separati consecutivi: uno, in gennaio, sulla «riforma del modello contrattuale», il secondo un mese, proprio sul contratto di categoria dei meccanici). Può farlo perché soltanto ora è accaduto che due sindacati minoritari (Fim e Uilm, affiancati dagli ancor meno importanti Ugl e Fismic) hanno siglato un contratto valido erga omnes, ma che nessuno dei diretti interessati potrà davvero approvare con un voto. Un precedente che potrebbe consentire a qualasiasi associazione datoriale di «scegliersi» l'interlocutore sindacale - anche fittizio - disposto a sottoscrivere il contratto che meglio si confà a quelle imprese. Alle spalle e sulla testa di chi dovrà poi subirlo.
Lo schema di legge di iniziativa popolare sarà oggetto, da gennaio, di una campagna di raccolta firme sia nelle fabbriche che nei territori. Poi sarà presentata in parlamento. L'articolato della proposta è assai scarno, appena cinque articoli, proprio per evitare qualsiasi equivo interpretativo. Le linee di principio sono esplicitate nel breve preambolo: a) «il diritto delle lavoratrici e dei lavoratori di eleggere in ogni luogo di lavoro, anche nelle imprese con meno di 15 dipendenti, una Rsu», il voto «personale, uguale, libero e segreto», con sistema «proporzionale puro a liste concorrenti»; si vota ogni tre anni, tra settembre e novembre; b) un «sistema per la certificazione della rappresentatività sindacale» dato «dalla percentuale di voti nelle rsu e dal numero degli iscritti che versano regolari contributi sindacali» (basta con l'«autocertificazione» di ogni sigla); c) «efficacia e validità dei contratti colletivi e aziendali» sottoposta « a referendum»; anche le «ipotesi di contratti nazionali devono esser sottoscritte da organizzazioni che rappresentino nel loro complesso almeno il 40% dei lavoratori interessati»; d) ogni «ipotesi di modifica degli accordi quadro di riforma contrattuale», come quello del 15 gennaio 2009, «vanno sottoposti a referendum». Normale democrazia, insomma.

Fr. Pi.

[Articolo il manifesto del 28/11/2009 ]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

Mobilitazione permanente contro l'accordo separato




Il Comitato centrale della Fiom affina gli strumenti e prepara la «diffida» alle imprese.


La situazione può apparire tremenda. E in qualche misura lo è. C'è una crisi economica globale da cui nessuno sa veramente come riprendersi. C'è, qui, un governo che «non ha un apolitica economica, che non interviene dal lato delle entrate». E, prima o poi, «arriverà per tutti il problema del rientro dal deficit pubblico, ossia tagli alla spesa sociale». Anche gli ammortizzatori sociali «che chiediamo tutti» fino a quando potranno tamponare la massa crescente dei senza lavoro?
La Fiom Cgil affronta questo passaggio dovendosi confrontare con un «contratto separato», da cui è stata esclusa pur essendo l'organizzazione assolutamente maggioritaria tra i metalmeccanici. Per combatterlo ha preparato iniziative di lotta, scioperi, manifestazioni e ora anche una lettera di «diffida» alle aziende: chi applicherà le nuove regole, a questo punto, non potrà più dire - davanti al giudice - di non averlo saputo. E verrà chiamata a rispondere di «comportamento antisindacale» ai sensi dell'art. 28. Perché il contratto 2008 è stato disdettato da Cisl e Uil, non dalla Fiom; e quindi è considerato perfettamente vigente.
«Siccome non ci facciamo mancare niente» - scherza Gianni Rinaldini, segretario generale - c'è anche il nodo del congresso della Cgil, che stavolta si confronterà su due mozioni globalmente contrapposte. Con la Fiom che è parte significativa di quanti chiedono una «discontinuità netta» rispetto alle politiche sindacali seguite fin qui. Perché, semplicemente, «non c'è più la concertazione», con tutte le conseguenze del caso.
Ecco, in questo quadro da terremoto, questa categoria continua a gestire il conflitto sociale cercando di tenere la barra ferma su due questioni: il contratto e l'occupazione. La chiave di volta di una crescita «quest'anno anche organizzativa» (aumentano i tesserati) è la questione della «democrazia. La cosa più intollerabile, infatti, per i lavoratori è essere esclusi dalla possibilità di dire la propria - votando - sul contratto che li riguarda. «Una miscela esplosiva per Cisl e Uil», che si trovano spesso davanti il deserto o l'aperta contestazione.
La linea sull'accordo non cambia: è «illegittimo», «non rispetteremo le regole lì previste», «la vertenza per noi è ancor aperta», «iniziative su tutti i posti di lavoro». Al centro, il blocco dei licenziamenti, estensione degli ammortizzatori sociali a tutti, prolungamento del permesso di soggiorno ai migranti che intanto perdono il lavoro, raddoppio della cig ordinaria da uno a due anni, trattamento economico in cig da riportare all'80% «reale», estendere l'uso dei contratti di solidarietà e della cig a rotazione. Come spiega la delegata di Brescia, «non c'è neanche il tempo per pensare».

Francesco Piccioni

[Articolo il manifesto del 27/11/2009 ]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

Sciopero generale provinciale a Pistoia contro la crisi

Pistoia e provincia rappresentano ormai un caso in Toscana per il processo di impoverimento del territorio e per la crisi sociale conseguente

Le segreterie provinciali di CGIL CISL UIL, hanno proclamato per venerdì 11 DICEMBRE lo sciopero generale della provincia di Pistoia per l’intera mattinata con manifestazione che si snoderà da Porta lucchese a piazza del Duomo. Con oltre 7.000 licenziamenti in un anno, decine di aziende chiuse o in crisi, da Recoplast a Radici e Mas, da Ser. In. a CDM, da K2 a Mantellassi, le situazioni di Answers (in assemblea permanente dal 10 Novembre) e AnsaldoBreda, con la richiesta di licenziamenti e cassa integrazione, Pistoia e provincia rappresentano ormai un caso in Toscana per il processo di impoverimento del territorio e per la crisi sociale conseguente. Oltre a stigmatizzare il comportamento e le scelte unilaterali di alcune imprese che comportano l’espulsione dal lavoro, talvolta senza l’utilizzo degli ammortizzatori, CGIL CISL UIL di Pistoia chiedono alle Istituzioni locali, Regione in testa, di convocare un tavolo straordinario per discutere la situazione da sottoporre successivamente al Governo nazionale per tutti gli interventi che sarà possibile attivare e utili a fronteggiare la situazione. Alle banche, a Fidi toscana e a tutte le attività inerenti al finanziamento o alla garanzia per il rilan-cio di attività, va sollecitato un “cambio di passo” nella valutazione dei programmi di sviluppo di impresa, pur senza far venir meno i criteri di selettività necessari, in sintonia con la drammaticità della situazione. CGIL CISL UIL chiedono: al Ministero dello sviluppo economico un incontro per sollecitare tutte quelle misure di sostegno all’economia, alla reindustrializzazione, all’insediamento di nuove attivi-tà, oggi quanto mai necessarie per contrastare l’impoverimento in atto, al pari di quanto realizzato in favore di altri territori e province; alle imprese di sospendere le procedure per la riduzione del personale, al fine di non contribuire ad elevare ulteriormente la tensione sociale; chiedono inoltre, l’apertura di un tavolo specifico con Finmeccanica per il rilancio di AnsaldoBreda. CGIL CISL UIL intendono fare appello alle istituzioni locali, alle forze economiche, a tutte le rap-presentanza sociali ed associazionistiche del territorio, perché l’11 Dicembre non sia una giornata “CONTRO” ma “PER” Pistoia e la sua provincia e perché partecipino, nelle forme che riterranno più opportune, all’iniziativa.

fonte:http://www.toscanatv.com

venerdì 27 novembre 2009

Intercity 704: si spalancano le porte. Risucchiato carrello bar. Fortunatamente nessuna conseguenza

E' accaduto lunedì 23 novembre 2009, intorno alle ore 12.00 al treno intercity 704 (Napoli-Venezia), fermo sulla Direttissima Roma Firenze nella galleria in prossimità di Orvieto: a causa del colpo di pressione causato da un treno Eurostar Alta Velocità che procedeva in senso opposto, si sono spalancate quattro porte, due lato interbinario e due lato parete, alle vetture 1,2,3 e 10, risucchiando sul binario il carrello bar in servizio a bordo e generando sconcerto e spavento tra i viaggiatori ed il personale. Successivamente è stato ritrovato fra i binari da un altro treno cui era stato comandato la "marcia vista". Sulla linea si sono accumulati ritardi a catena. Ancora un episodio inquietante causato dal malfunzionamento delle porte dei treni, che solo per fortuite circostanze non ha avuto esiti ben più gravi e che evidenzia una carenza di affidabilità e sicurezza di quel tipo di porte già responsabili di innumerevoli infortuni a viaggiatori e ferrovieri, alcuni dei quali anche mortali.

La gravità dell'accaduto si comprende meglio da quello che poi è effettivamente successo per fortuna senza conseguenze sull'incolumità delle persone: allo spalancarsi delle porte è volato via, risucchiato dalla forte depressione, un carrellino del servizio bar di bordo, ma poteva allo stesso modo essere risucchiata una persona. Su quei treni, mancando il circuito "controllo chiusura porte" quando il treno è fermo le porte, pur restando chiuse, sono "svincolate" e non bloccate meccanicamente, cioè sono apribili a comando. E' inaccettabile che si aprano a causa della sollecitazione dovuta al passaggio di un treno "veloce" sul binario di fianco e non per manovra volontaria o intenzionale.
Sui treni regionali, gli Eurostar ed altri, dotati del sistema di sicurezza, "controllo porte chiuse" dove l'apertura delle porte e il controllo della loro chiusura avviene manualmente in cabina, questo tipo di rischio viene sicuramente ridotto, anche perché a treno fermo le porte restano bloccate.
Su molti treni espressi ed intercity, invece, in assenza di questo dispositivo di sicurezza, il sistema blocca le porte solo in velocità.

Perché continuano a circolare queste vere e proprie "porte Killer" le stesse che hanno ferito, mutilato e ucciso tante persone ? Perché le porte si sono aperte ? Difetto di progettazione? Usura? Manutenzione insufficiente? Treni troppo veloci? Noi diciamo basta.
Crediamo che una nuova indagine debba essere aperta in proposito e adottata una soluzione definitiva dato che l'attuale tentativo di risolvere i problemi con il cosiddetto" blocco porte temporaneo" è fallito.
Crediamo che ci sia da capire bene i motivi di un episodio come quello accaduto poiché i campanelli d'allarme devono essere colti in tempo, finché la "buona sorte" ce li offre senza costi umani; la sicurezza non si conserva solo ripetendo che "siamo le ferrovie più sicure d'Europa" ma lavorando sodo per cogliere l'allarme che fatti come questi evidenziano al fine di prevenire altri di maggior gravità.


I delegati RSU/RLS dell'Assemblea Nazionale dei Ferrovieri

fonte:http://www.assemblealavoratori.it/

Agile, Alcoa, Lasme, Manuli, Metalli Preziosi...VOGLIONO LICENZIARE IL NOSTRO FUTURO



I
lavoratori e le lavoratrici ex Eutelia (fino a ieri quinto operatore nell´industria delle TLC italiane) hanno occupato da qualche settimana la sede di Roma - come hanno fatto anche i loro colleghi a Milano, Ivrea e Bari - di fronte all´annuncio di 1.200 licenziamenti su 1.900 dipendenti dopo la svendita dell´azienda alla Agile srl del gruppo Omega. Lo scopo è vendere al migliore offerente i suoi 5.000 km di fibra ottica appetiti da molte aziende (Mediaset in testa). Un´azienda che non aveva dichiarato lo stato di crisi e che viveva per l´80% di commesse pubbliche con Ministeri, Enti, Bankitalia, ecc.
Contemporaneamente in Sardegna, a Portovesme, gli operai dell'ALCOA hanno occupato la fabbrica e iniziato la loro lotta contro questa multinazionale dell'alluminio che, dopo aver guadagnato miliardi godendo di tariffe agevolate, comunica via mail che si chiude e che 2.000 operai, più l'indotto e le rispettive famiglie, possono andare per stracci!
Come alla INNSE e alla Metalli Preziosi di Milano, alla Lasme di Melfi e alla Manuli di Ascoli - l'unico obiettivo è di approfittare della crisi per abbattere il costo del lavoro e fare più possibile cassa. Si sono arricchiti per anni con i frutti del nostro lavoro, ci hanno ricattato con la precarietà, ci hanno taglieggiato i salari con mutui e affitti da capogiro, ci hanno messo in guerra l´uno contro gli altri con lo sfruttamento del lavoro degli immigrati. E ora che la loro economia è in crisi vogliono farne pagare a noi i costi.

I POSTI DI LAVORO NON SI TOCCANO
ASSEMBLEA delle/dei LAVORATRICI/LAVORATORI AUTOCONVOCATE/I - MILITANT
…per una rete di sportelli e di Camere del lavoro Territoriali


fonte:http://www.assemblealavoratori.it/

Firenze. Sindacati - Botta e risposta Epifani-Bonanni

Bonanni, Cgil sciopera perchè c'è congresso

Sul nodo del pubblico impiego "non c'è diversità sul merito con la Cgil, c'è diversità sul metodo: loro purtroppo sono in congresso e ogni giorno devono proclamare lo sciopero generale". Così il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni. Uno sciopero generale, a suo giudizio, che "è l'ultima carta, prima bisogna fare la mobilitazione regione per regione".

Epifani, sciopero perchè il governo non fa nulla

"Ma figuriamoci se facciamo uno sciopero generale perchè abbiamo il congresso'. Così il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, risponde al leader cislino, Raffaele Bonanni, sulla mobilitazione del pubblico impiego (11 dicembre). Durante il congresso, dice, 'preferiremmo dedicarci alla condizione dei lavoratori. La verità - si chiede - è che se il governo continua a non far nulla per la riduzione fiscale, se non fa una manovra di stimolo come invece fanno altri paesi per rilanciare l'economia, che cosa rimane al mondo del lavoro?'.

Guarda il video

fonte:http://www.rassegna.it

fonte video:http://www.tgtnews.it

Metalmeccanici, 2/12 conf. stampa Federmeccanica-Fim-Uilm

Si terrà mercoledì 2 dicembre alle ore 11.30, presso la sala Cristallo dell’hotel Nazionale in piazza Montecitorio a Roma, la conferenza stampa di Federmeccanica, Assistal, Fim e Uilm a seguito della ratifica dell’accordo di rinnovo del ccnl del 15 ottobre scorso e della sottoscrizione di una dichiarazione comune sulla crisi del settore metalmeccanico. E’ quanto si apprende in una nota di Federmeccanica. Interverranno il presidente di Federmeccanica, Pier Luigi Ceccardi, il segretario generale Fim, Giuseppe Farina, il segretario generale Uilm, Antonino Regazzi, e il presidente Assistal, Nicola Scotti.

fonte:http://www.rassegna.it

Mille ore per il lavoro

Giovedì 3 dicembre 2009
Non stop di oltre 100 testate radiofoniche per dare voce ai lavoratori colpiti dalla crisi
Diretta on air on line dalle 20 alle 22 dalla sala Alpheus di Roma




A come Alcoa, Alitalia, Agile... Il vocabolario della crisi cresce di giorno in giorno e tende all’infinito. Per dare voce ai lavoratori alle prese con il dramma della perdita del posto di lavoro, con le sue ricadute sui lavoratori, le loro famiglie, i loro redditi, RadioArticolo1 e Radio Città Futura hanno dato vita per giovedì 3 dicembre ad una non stop che coinvolgerà nell’arco della giornata oltre un centinaio di testate radiofoniche tra emittenti locali, circuiti della radio universitarie e web radio di matrice sindacale.

Mille ore per il lavoro, questo il titolo dell’evento, si articolerà attraverso una lunga staffetta fatta di speciali, interviste, monografie dedicate ai diversi aspetti del mondo del lavoro. A partire dalla richiesta di maggiore attenzione da parte dell’informazione, si darà voce ai temi della precarietà e della disoccupazione, della sicurezza sui luoghi di lavoro, delle difficoltà legate a buste paga e pensioni sempre meno in grado di assicurare certezze per il presente e speranze per il futuro.

Saranno i lavoratori con le loro storie e le loro esperienze di lotta a dare il segno alla giornata raccontando in diretta il dramma che si sta vivendo sui luoghi di lavoro, con migliaia di persone che rischiano di restare sotto le macerie della crisi e delle mancate risposte di una nuova politica industriale ed economica.

E sempre attorno alle vicende che più stanno a testimoniare lo sbriciolarsi del nostro tessuto produttivo (dal Petrolchimico di Porto Torres ai licenziati dell’Agile ai senza salario delle case di cura abruzzesi di Villa Pini, solo per fare alcuni esempi concreti) si snoderà una serata di racconto, confronto e informazione. Ad animare l’incontro cui parteciperà anche il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani saranno i conduttori della trasmissione di RadioDue “Caterpillar” Massimo Cirri e Filippo Solibello. Oltre ai lavoratori, la diretta nazionale on air on line in onda dalla sala Alpheus di Roma (via del Commercio 36) a partire dalle 20, prevede performance di uomini dello spettacolo (Moni Ovadia, Piera Degli Esposti, Massimo Wertmuller, Enrico Capuano, Mariella Nava, La casa del vento), e brevi interventi di esponenti del mondo dell’informazione (Rinaldo Gianola, Roberto Natale, Corradino Mineo, Paolo Serventi Longhi), dei blog come Arturo Di Corinto, di scrittori come Glauco Benigni e Chiara Ingrao che con la loro presenza testimonieranno la propria partecipazione ad un rinnovato rapporto tra cultura, comunicazione e mondo del lavoro. L’iniziativa ha avuto il patrocinio della Fnsi.

fonte:http://www.radioarticolo1.it

Potetti “Grazie alla lotta delle lavoratrici e dei lavoratori, registriamo un importante passo in avanti con il comunicato del Consiglio dei Ministri”

“La lotta delle lavoratrici e dei lavoratori ha prodotto un passo in avanti nella vertenza Eutelia/Agile. Il Consiglio dei ministri ha emanato un comunicato che riprende integralmente gli impegni assunti dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio on. Gianni Letta, circa l’amministrazione straordinaria dell’Azienda, il mantenimento delle commesse e l’intervento presso il tribunale fallimentare di Roma per accelerare la discussione sull’istanza di insolvenza presentata dalle organizzazioni sindacali.”

“La riunione di ieri, con la presentazione di quello che doveva essere un piano industriale secondo la proprietà, ha svelato finalmente ai massimi livelli istituzionali l’assoluta mancanza di un progetto industriale e la completa inaffidabilità di una proprietà che, così come da mesi denunciamo, ha l’unico scopo di scaricare debiti e costi sulla collettività, completando lo spregiudicato piano messo in atto da Eutelia e dalle banche.”

“Con l’intervento del sottosegretario, che ringraziamo per l’impegno profuso, speriamo sia cominciata una nuova fase di impegno ai massimi livelli istituzionali finalizzata a rimuovere tutti gli ostacoli alla possibile soluzione di una vertenza durissima, nell’interesse esclusivo dei lavoratori e dello Stato.”

“Ringraziamo per il sostegno tutti i parlamentari dell’opposizione presenti alle iniziative delle lavoratrici e dei lavoratori.”


fonte:http://www.fiom.cgil.it/

Alcoa. Cremaschi e Bardi: “Grazie alla mobilitazione dei lavoratori, l’Azienda ha ritirato la procedura di Cassa integrazione straordinaria”

Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil responsabile per la siderurgia, e Vittorio Bardi, coordinatore nazionale Fiom-Cgil per il gruppo Alcoa, hanno rilasciato in serata la seguente dichiarazione.

“La mobilitazione dei lavoratori degli stabilimenti Alcoa di Fusina (Venezia) e Portovesme (Carbonia-Iglesias), che sono scesi oggi in sciopero e hanno effettuato una manifestazione nazionale a Roma, ha permesso di ottenere un primo importante passo in direzione del mantenimento produttivo dei due siti del Gruppo presenti nel nostro Paese. La multinazionale Usa ha accettato, infatti, la richiesta di ritirare la procedura di Cassa integrazione straordinaria.”

“Il Governo, dal suo canto, ha proposto un tavolo permanente di consultazione per mettere a punto le strategie relative all’energia, con l’obiettivo di ripristinare condizioni di competitività che consentano la continuità produttiva. Il Governo stesso ha pertanto riconvocato l’incontro per un aggiornamento sulla situazione il prossimo 9 dicembre.”

“Come sindacato dei lavoratori degli stabilimenti Alcoa, continueremo a vigilare con la massima attenzione affinché questi obiettivi si realizzino compiutamente entro il mese di dicembre.”

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Comitato centrale Fiom-Cgil. I documenti


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Gli operai tra applausi e delusione




Alcoa: raggiunto un primo risultato positivo. Ma la vicenda non è risolta: "Solite promesse"

La multinazionale Alcoa ha annunciato per il primo dicembre la chiusura definitiva degli stabilimenti di Portovesme (Carbonia) e di Fusina (Venezia) che danno lavoro a 2.500 persone.

In Sardegna, gli operai hanno occupato lo stabilimento

Altri video:

Il viaggio verso Roma:

di Francesco Fasiolo (riprese di Stefano Cipullo)

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Omega, governo invita Eutelia a pagare stipendi

Prossimo incontro il 7 dicembre

Il governo ha invitato la società Eutelia a pagare gli stipendi arretrati a tutti i dipendenti. E' quanto emerso nel corso dell'incontro a Palazzo Chigi tra azienda e sindacati, alla presenza del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Gianni Letta. Un nuovo incontro è stato programmato per il 7 dicembre, occasione in cui le parti torneranno a discutere sul destino della Omega, l'azienda venduta da Eutelia alla società Agile, i cui dipendenti sono senza stipendio da tre mesi.

Lo rende noto la Presidenza del Consiglio in un comunicato. Nell'incontro, si legge nella nota, è stato "riavviato un confronto fra azienda e sindacati dei lavoratori, al fine di individuare soluzioni in grado di risolvere la difficile vertenza". "Durante l'incontro - prosegue la nota - il sottosegretario Letta ha invitato l'azienda a pagare gli stipendi e gli arretrati a tutti i dipendenti che hanno effettivamente lavorato. Azienda e sindacati hanno concordato di tornare a Palazzo Chigi il 7 dicembre per verificare il rispetto degli impegni assunti e per definire il proseguimento della vertenza".

Agile/Eutelia/Omega. Le fotografie del presidio sotto Palazzo Chigi


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giovedì 26 novembre 2009

Giornata della violenza SULLE donne a Milano

Il 25 novembre è la giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricordato nel suo discorso ufficiale che tra le donne italiane una su tre subisce maltrattamenti e soprusi. Mancano, nel conto di Napolitano, le botte che un gruppo di donne ha preso dalla polizia proprio durante il giorno della ricorrenza a Milano, in Piazza Cadorna.

I nostri "custodi della sicurezza" hanno manganellato senza incertezze le ragazze che - durante il presidio indetto da varie realtà femministe cittadine - esponevano uno striscione con sopra scritto “Nei Cie la polizia stupra”.
Con ciò si voleva ricordare che (tra le altre) sono proprio le immigrate imprigionate nei centri di identificazione e di espulsione le figure che più scontano la falsa logica della “sicurezza per le donne” che passa di questi tempi. Chiuse in tali fortezze - costruite per rendere più tranquilli gli italiani - senza difese, ree di essere “clandestine”, anonime, sconosciute, le straniere pagano, come si può immaginare, un prezzo altissimo con i loro stessi corpi.

Ai poliziotti il concetto non è piaciuto e hanno caricato, lasciando più di una testa rotta sul campo. E poi hanno caricato una seconda volta per strappare il megafono che le donne usavano, a quel punto, anche per spiegare a chi passava da lì e domandava (in piazza Cadorna c’è una stazione, è sempre piena di gente) che cosa mai fosse successo. Le ragazze, le donne - inizialmente una cinquantina - hanno provato a resistere, spingendo contro gli scudi dei "tutori dell’ordine" con le mani e poi con le parole (tante parole).

Le cosiddette libertà civili, libertà di parola, di pensiero, di espressione, di associazione, in questo Paese sono vuoti termini insulsi, come lo è, evidentemente, il concetto di democrazia.

Si vuole il silenzio, l’adesione, la massa indaffarata e incosciente. Non che non lo sapessimo da tempo, ma è incredibile come, ogni volta da capo, riusciamo a non trovare questa realtà semplicemente rivoltante. A Milano la stessa sorte era capitata appena una settimana fa agli studenti. La città teneva però ad avere anche il primato delle cariche della polizia contro un presidio di donne in una giornata tanto particolare.

La sindaca donna di questo farwest di sceriffi scatenati ha di che essere orgogliosa: grazie allo loro presenza ci sentiamo veramente insicure.

Cristina Morini

fonte:http://www.womenews.net

Fiom, presentata proposta di legge su rappresentanza




“Come segreteria nazionale,
abbiamo presentato al Comitato centrale della Fiom l’articolato di una proposta di legge di iniziativa popolare per la democrazia sindacale. La proposta contiene norme in materia di rappresentanza sindacale e di rappresentatività dei sindacati, nonché di referendum per la validazione dei contratti”. Lo riferisce in una nota Maurizio Landini, segretario nazionale della Fiom e responsabile dell’Ufficio sindacale.

“Scopo di questa proposta – spiega - è quello di rendere realmente praticabile la democrazia sindacale, estendendo il diritto di eleggere le rappresentanze sindacali in tutti i luoghi di lavoro e introducendo criteri certificati di misurazione della rappresentatività delle organizzazioni sindacali”.

“Al medesimo scopo, sono anche finalizzate le norme che intendono far diventare il voto espresso da lavoratrici e lavoratori, tramite referendum, lo strumento con cui validare sia gli accordi aziendali che i contratti nazionali, nonché gli accordi interconfederali relativi al sistema contrattuale.”

Il testo della proposta di legge è stato illustrato ai membri del Comitato centrale Fiom dal professor Piergiovanni Alleva, ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Bologna. La raccolta di firme in calce alla proposta di legge di iniziativa popolare sarà avviata nel mese di gennaio 2010.

fonte:http://www.rassegna.it/

Alcoa, tensione tra operai e forze dell'ordine



Il corteo dei lavoratori fermato da una carica di “alleggerimento”. Partono le manganellate. Un sindacalista sviene. Epifani: “Non bisogna toccare gli operai, difendono il lavoro”. La multinazionale ha fretta: già avviata la cassa integrazione

La vicenda Alcoa arriva a Roma, dove hanno manifestato circa mille lavoratori della multinazionale americana che ha due stabilimenti in Sardegna e Veneto a rischio chiusura. Durante il corteo un sindacalista è svenuto, ed è stato portato via in autoambulanza, a causa di una carica di “alleggerimento” delle forze dell'ordine. Gli operai, diretti verso la sede del ministero dello Sviluppo economico di via Molise, volevano passare davanti all’ambasciata americana a via Bissolati. Ma in piazza Barberini carabinieri e polizia in assetto antisommossa hanno bloccato il corteo per diversi minuti.

“Non bisogna toccare gli operai, sono persone arrivate a manifestare in modo pacifico per difendere i posti di lavoro”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, giunto davanti al ministero dello Sviluppo economico dove stanno manifestano i lavoratori dell'Alcoa. Oggi, infatti, il governo ha convocato un incontro con azienda e sindacati per chiarire il futuro degli stabilimenti.

Al momento, riferiscono fonti sindacali presenti in piazza, i lavoratori hanno appreso della proposta giunta dalla direzione italiana della multinazionale che avrebbe intenzione di sospendere fino al 7 dicembre le procedure per attivare la cassa integrazione. Secondo le stesse fonti, in questo momento la dirigenza di Alcoa sta trattando insieme a rappresentanti del ministero dello Sviluppo economico sulla possibilità di sospendere le procedure di cigs. Restano presidiate tutte le vie di uscita di piazza Barberini.

Ieri, 25 novembre, la multinazionale americana ha avviato la procedura di cassa integrazione straordinaria a zero ore per stato di crisi. La decisione riguarda tutto l’organico degli impianti di produzione dell’alluminio primario: 568 lavoratori dello stabilimento sardo di Portovesme e 125 di quello veneto di Fusina.

Prosegue così la strada intrapresa la settimana scorsa dall’azienda, che aveva diffuso una nota annunciando la volontà di “procedere con immediatezza alla fermata temporanea degli impianti”, con la precisazione che tali operazioni sarebbero state attuate “nei tempi tecnici necessari”. Sul piede di guerra la Fiom, che parla di un ulteriore atto unilaterale. “Riconfermiamo che non siamo interessati a discutere di questa procedura - affermano le tute blu Cgil - e che non siamo intenzionati ad accettare la fermata della produzione. Tutti sanno che la ‘temporaneità’ di cui parla l’azienda sarebbe solo l’inizio della fine della produzione di alluminio primario in Italia”.

La questione da affrontare e da risolvere, per la Fiom, è invece quella dell’approvvigionamento energetico degli stabilimenti Alcoa per garantirne la continuità produttiva: “Per quanto ci riguarda, l’incontro al ministero dovrà costituire la sede in cui il governo metta finalmente in campo ipotesi concrete che impegnino, da subito, i produttori di energia e l’azienda a trovare le soluzioni tecniche necessarie a garantire costi energetici comparabili con quelli degli altri paesi europei”.

Alcoa.Le Foto della manifestazione

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Metalmeccanici: Fiom Modena, illegittimo referendum Fim-Uilm


È cominciato il referendum per l'approvazione dell'ipotesi d'accordo del contratto dei metalmeccanici tra gli iscritti Fim e Uilm, senza averne prima dato una diffusa, chiara e adeguata informazione alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici. E’ quanto afferma in una nota la Fiom Cgil di Modena.

“Infatti in importanti aziende del territorio modenese – sottolinea la nota – Fim e Uilm non hanno ritenuto necessario svolgere delle assemblee per informare i lavoratori sui contenuti del loro rinnovo contrattuale, e probabilmente non allestiranno nessun seggio per far votare i lavoratori. Tutto ciò avviene in un contesto – aggiunge il comunicato – in cui un centinaio di Rsu delle aziendem modenesi chiedevano, alcune in modo unitario, di fare assemblee unitarie per informare tutti i lavoratori e successivamente farli votare sul loro
contratto nazionale. Ciò non è stato possibile a causa dell'indisponibilità di Fim e Uilm al confronto e al voto di tutti i lavoratori”.

“A proposito del referendum – prosegue la Fiom –, ad oggi sappiamo soltanto che: in Cnh si sono allestiti i seggi e votano soltanto gli iscritti Fim e Uilm; in Ferrari votano tutti i lavoratori ma non sono state fatte assemblee per informarli in merito al rinnovo contrattuale, così come è logico e consuetudine fare da parte delle organizzazioni sindacali prima di un referendum; in Maserati la Rsu Uilm tramite un comunicato sindacale ha disposto di sospendere il referendum interno, quindi non si vota. È proprio il caso di dire non c’è limite all'inverosimile”.

La Fiom Cgil, conclude la nota, dichiara “illegittimi il referendum e la possibile approvazione dell'ipotesi d'accordo, in quanto non c’è stata una vera e approfondita discussione di merito e una vera consultazione sul contratto di tutti i lavoratori”.

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Dichiarazione di Giorgio Cremaschi, sull’incontro tenutosi al ministero dello Sviluppo Economico il 25 novembre sulla cantieristica navale

Grazie alla determinazione delle rappresentanze sindacali dello stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia, dello stabilimento dei Nuovi Cantieri Apuania, dei Sindaci di Carrara e di Castellammare di Stabia e delle Organizzazioni sindacali, il 10 dicembre si svolgerà l’incontro diretto con il Ministro dello Sviluppo Economico per la cantieristica navale.

Nell’incontro convocato ieri il Governo si è presentato con una serie di misure a sostegno del lavoro nella cantieristica assolutamente inadeguate.

Per questo abbiamo chiesto l’incontro diretto con il livello politico del Governo perché la situazione della cantieristica è sempre più grave con un progressivo estendersi della Cassa integrazione, a partire dai cantieri del Mezzogiorno e con il rischio di chiusura dei cantieri privati.

Abbiamo chiesto un piano vero per tutto il settore con adeguati investimenti, domanda pubblica, incentivi alla domanda privata. Ci è stato risposto che non ci sono fondi sufficienti.

Questa risposta è inaccettabile perché rischia di compromettere un settore strategico per il paese, quando altri paesi europei investono potentemente sul suo sviluppo.

Per questo i lavoratori di Castellammare e dei Nuovi Cantieri Apuania hanno deciso di rimanere nella sede del Ministero fino a che non veniva convocato l’incontro con il Ministro, un incontro in grado di compiere scelte politiche. Alla fine l’incontro è stato fissato per il 10 dicembre.

Mentre esprimiamo il nostro giudizio negativo sulle scelte del Governo sulla cantieristica ci prepariamo così, insieme alle altre organizzazioni sindacali a indire una giornata nazionale di lotta di tutto il settore in coincidenza con l’incontro con il Governo, che dovrà garantire risultati concreti a difesa dell’occupazione nel settore.

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La generazione "lavoro zero"

Disoccupati, disoccupati, disoccupati. La Grande Crisi ci sta scaricando una valanga di senza lavoro, più giovani che vecchi. Molti di più di quel milione che lasciò sul terreno la recessione del 1993. Il mercato finanziario globale si sta ricomponendo, qua e là ci sono segnali di ripresa della produzione e pallidi risvegli dei consumi, rimbalzi davvero tecnici, con tutti i governi che, infatti, non possono ancora mollare le politiche di stimolo all’economia. Ed è così che questa si sta trasformando nella crisi del lavoro, non solo negli Stati Uniti con i suoi 15 milioni di disoccupati.Anche in Italia, dove dal terzo trimestre del 2008 ad oggi sono andati in fumo più di 560 mila posti di lavoro soprattutto tra gli "under 40", dove nei primi nove mesi dell’anno è stato presentato oltre un milione e mezzo di domande per accedere all’indennità di disoccupazione e circa 60 mila per quella di mobilità, dove il ricorso alla cassa integrazione è esploso con aumenti nell’ordine del 3400 per cento e più, a seconda del settore produttivo, e dove, infine, il tasso di disoccupazione complessivo è salito al 7,4 per cento, e quello giovanile dal 18 al 25 per cento.


Non è solo il classico effetto ritardato del recupero dell’occupazione rispetto a quello della produzione, studiato e previsto dagli economisti. Questa volta c’è di più, perché stiamo vivendo la prima recessione nel mercato del lavoro dualistico: da una parte i lavoratori standard, tendenzialmente protetti da un sistema di ammortizzatori sociali ideati in pieno Novecento, ritagliati sul lavoratore maschio della grande impresa del nord industriale; dall’altra gli atipici, giovani, flessibili, precari, praticamente senza tutele, figli dell’apartheid contrattuale, quelli, insomma, della generazione paraoccupata o "zero lavoro", poco rappresentata e assai poco visibile. La crisi sta colpendo gli uni e gli altri, imbriglia i primi nell’illusione della cassa integrazione presa a dosi massicce, collocandoli ancora tutti tra le file degli occupati per quanto a orario ridotto se non azzerato; abbandona i secondi, tagliando forse definitivamente la prospettiva dell’ingresso nella cittadella, un tempo, degli insiders. È una silenziosa mutazione quella che sta avvenendo nel mercato del lavoro. I "vecchi" occupano le fabbriche con le ciminiere spente, i giovani si ripiegano, licenziati a riflettori spenti.


Era dal 1995 che la quota di lavoratori dipendenti non diminuiva più nelle indagini trimestrali dell’Istat. Dopo quasi quindici anni proprio quelli coincidenti con l’impetuosa cavalcata del lavoro flessibile, spinto dal pacchetto Treu e poi ancor più dalla legge Biagi è riaccaduto nel secondo trimestre del 2009: 0,3 per cento su base annua, pari a 168 mila posti di lavoro cancellati. È successo spiega il Cnel nel suo "Notiziario sul Mercato del lavoro" perché la moderata crescita dell’occupazione permanente (+ 0,9 per cento) non è riuscita a compensare il tracollo dei contratti a tempo determinato: 8,3 per cento pari a una perdita di 191 mila posti. E qui c’è un aspetto tipicamente italiano della crisi del lavoro: com’ era facile prevedere le aziende hanno cominciato a tagliare i livelli occupazionali non rinnovando i contratti a tempo una volta scaduti. I segnali si erano già visti alla fine del 2008, ai primi effetti dello tsunami finanziario globale sull’economia reale. Ora quei segnali si stanno consolidando.


E sono stati i giovani i primi ad essere espulsi dal mercato, dal momento che oltre il 75 per cento dei contratti a tempo determinato riguarda la fascia di età compresa tra i 15 e i 34 anni. Per questa via sta progressivamente calando la quota di lavoro a tempo determinato sul totale dei dipendenti (un punto in meno in percentuale nel primo semestre del 2009 rispetto allo stesso periodo del 2008) e anche dato assai più preoccupante la percentuale di giovani (sempre tra i 15 e i 34 anni) sul mercato del lavoro attivo. Lo certifica l’Istat nel suo ultimo "Annuario statistico 2009", presentato venerdì scorso: nella classe più giovane, quella cioè tra i 15 e i 34 anni, l’occupazione registra nella media del 2008 una riduzione dell’1,8 per cento (pari a 127 mila posti cancellati). I giovani da noi sono paraoccupati o senza lavoro. Il tasso di occupazione (indice molto più significativo del tasso di disoccupazione) tra la popolazione giovane rimane lontano dalla media europea: abbiamo il 58,7 per cento contro un tasso medio Ue del 65,9 per cento, e non si può dire che abbiamo i migliori processi formativi. Fa impressione constatare che questo divario si sia allargato proprio nell’ultimo ventennio, quello che coincide anche con la nostra flessibilizzazione del mercato del lavoro, che avrebbe dovuto dare spinta e nuove opportunità all’occupazione. Perché fino alla fine degli anni Ottanta, come dimostra nel suo recente pamphlet il demografo Masimo Livi Bacci, "Avanti giovani, alla riscossa" (Il Mulino), la partecipazione al lavoro dei maschi e le femmine italiane di età compresa tra i 20 e i 24 anni era simile a quella dei loro coetanei francesi, tedeschi e spagnoli. Ora è più bassa di 1020 punti. Un’enormità, «una perdita netta per la società», come ha scritto lo stesso Livi Bacci. Un fenomeno che incide direttamente pure sui nostri bassi tassi di natalità.


La crisi ha tagliato quasi il 10 per cento dei contratti a tempo determinato, oltre il 12 per cento dei contratti di collaborazione (co. co. pro), centinaia di migliaia di false "partite Iva" o presunto lavoro autonomo. Ha tagliato il lavoro (precario) dei più giovani. Gli economisti Tito Boeri e Vincenzo Galasso ("Contro i giovani", Mondadori), d’altra parte, hanno calcolato che chi ha tra i 16 e i 24 anni ha oggi un rischio di disoccupazione quattro volte più alto di chi ha superato i 30 anni. Oltre a guadagnare decisamente di meno rispetto ai lavoratori maturi.
Così sono proprio i giovani ad aver ingrossato le file dei disoccupati, cioè di coloro che senza un impiego lo stanno concretamente cercando. Nel primo semestre del 2009 ultimi dati dell’Istat, perché i prossimi arriveranno tra poco meno di un mese i disoccupati italiani sfiorano i due milioni di unità (1 milione 912 mila). Con un aumento di 179 mila persone, pari ad un incremento del 10,3 per cento rispetto al medesimo periodo del 2008. E dall’analisi effettuata dal Cnel emerge che ben 100 mila, cioè più della metà, dei nuovi disoccupati sono persone con un’età inferiore ai 35 anni. Quindi: prima giovani precari, poi giovani disoccupati. Mai lavoratori a tempo pieno e indeterminato. Un tragitto segnato.


Nel complesso sono cresciuti di più gli uomini disoccupati (147 mila, + 17,7 per cento) rispetto alle donne (32 mila, + 3,6 per cento). Ma è di rilievo osservare che i disoccupati sono aumentati in tutte le aree tranne che nel Mezzogiorno dove ormai prevale l’effetto scoraggiamento: non si cerca più il lavoro perché si è delusi dagli scarsi risultati ottenuti. Ci si butta, molto probabilmente, nel nero. È riemerso in questi mesi il fenomeno dell’inattività che, per così dire, "inquina" il dato relativo a un incremento moderato del nostro tasso di disoccupazione (dal 6,8 al 7,4 per cento). Certo si può dire (come fa più di un ministro) che questo tasso è assai più basso di quello spagnolo, per esempio, che si avvicina al 20 per cento, però bisognerebbe anche dire che nei primi sei mesi di quest’anno sono 492 mila le persone (+ 1,9 per cento rispetto all’anno prima) che si sono scoraggiate, hanno deciso di non cercare più lavoro, si sono rese invisibili, scomparendo dai radar delle rilevazioni statistiche. Più donne che uomini, in questo caso.


Visti più da vicino i dati dell’Istat raccontano del mutamento in atto nel mercato del lavoro, del suo paradossale invecchiamento proprio in una fase di crisi. Che, questa volta, non risparmia quasi nessun settore. Perché dopo un decennio di crescita continua anche il terziario, trasformatosi in una sorta di areatampone dell’emorragia di posti persi nell’industria, ha cominciato a ridurre l’occupazione nei servizi alle imprese, nelle comunicazioni, nel commercio: 0,8 per cento nel complesso rispetto alla prima metà del 2008. Eppure, quasi disegnando un percorso lineare in un paese per vecchi, c’è un comparto che batte la crisi: è quello dei servizi alla persona. Qui si segna un incremento significativo, +7,8 per cento. Sono i nonni che hanno bisogno delle badanti straniere. E così i lavoratori non italiani sono quelli che aumentano (+184 mila nel secondo trimestre 2009) e che compensano (in parte) la perdita di quel mezzo milione di lavoro indigeno. I giovani, italiani, restano a guardare il nuovo welfare informale.
Ma l’altra faccia del lavoro, o del non lavoro, è la pensione. Si lavora e si versano i contributi per la propria pensione. Il presente e il futuro in un patto che dovrebbe legare le generazioni tra loro. Anche quel patto, però, sta orami scricchiolando per colpa proprio del lavoro che non c’è. Perché tra lavori mal retribuiti e discontinui (quelli dei giovani, per capirsi) l’assegno pensionistico futuro rischia paurosamente di non andare oltre la soglia della sopravvivenza, con conseguenze sia sul piano sociale sia su quello economico. Perché per effetto dei nuovi coefficienti di trasformazione (un numero che in base alle aspettative di vita finisce per determinare l’ammontare della pensione) e dei vuoti contributivi dovuti ai periodi di disoccupazione, il tasso di sostituzione (il rapporto tra l’ultima retribuzione e la pensione) rimarrà tra il 50 e il 77 per cento. Ed è così che si costruisce un po’ alla volta il prossimo paese dei vecchi poveri.

Roberta Mania

[Articolo La Repubblica del 23-11-2009]

fonte:http://www.repubblica.it/


mercoledì 25 novembre 2009

Fiom, domani presenta proposta legge su rappresentanza

Nella giornata di domani (giovedì 26 novembre), si riunirà a Roma il Comitato centrale della Fiom Cgil. Esaurita la prima parte dell’Ordine del giorno, a partire dalle ore 16:00 avrà inizio la seconda parte della riunione, i cui lavori saranno aperti alla stampa. Lo riferisce una nota delle tute blu.

In questa parte pubblica dell’incontro, sarà presentata la proposta di legge di iniziativa popolare elaborata dalla Fiom e recante norme in materia di rappresentatività delle organizzazioni sindacali, nonché di rappresentanza e democrazia sindacale.

All’incontro saranno presenti, oltre al Comitato centrale della Fiom, i giuristi che hanno collaborato alla stesura e alla messa a punto del progetto.

La presentazione avrà luogo a Roma, a partire dalle ore 16:00, presso l’Auditorium di via Rieti.

fonte:http://www.rassegna.it

Governo: Megale (Cgil), continua a dividere i sindacati

"Il governo continua irresponsabilmente a dividere i sindacati”. E’ quanto afferma il segretario confederale della Cgil, Agostino Megale, alla luce dell’incontro a Palazzo Chigi tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, e i segretari generali di Cisl e Uil, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.

“E anche singolare - aggiunge il dirigente sindacale - che prima di andare ad un incontro, dal quale la più grande organizzazione sindacale è stata esclusa, Bonanni ci inviti ad una battaglia comune per la fiscalità ‘per fare più forte il sindacato’”.

“Vorrei ricordare a Bonanni - continua Megale - che il tempo delle doppiezze dovrebbe essere finito. Spieghi invece perché, dopo tre mesi di lavoro di un gruppo di esperti di Cgil Cisl e Uil per costruire una posizione comune sul tema del fisco volta a ridurre le tasse su lavoratori dipendenti e pensionati, la Cisl abbia deciso unilateralmente di fare la sua iniziativa. Alla luce dell’incontro di questa sera forse si capisce il perché. La smetta perciò - conclude - di predicare unità e di mettere poi in atto comportamenti che dividono il sindacato e i lavoratori”.

fonte:http://www.rassegna.it

La pausa pranzo ed i bambini rom

Sentita la singolare e particolarissima proposta del Ministro Rotondi, Ministro - si badi bene - all'attuazione del programma di governo (sic!) che a me sembra una nicchia a suo tempo inventata per fare posto a qualcuno rimasto a terra, in un primo momento ho pensato che si trattasse di un tipico prodotto post-prandiale concepito dopo uno dei favolosi pasti che la mensa di Montecitorio fornisce ai deputati a prezzo simbolico.
Ho pensato che il Ministro avesse ben pranzato in una tavola imbandita da un gordon bleu chef e che si sentisse la testa leggermente appannata, un piacevolissimo torpore indotto dalla bontà ed alta qualità dei piatti degustati, uno stato di beatitudine aiutato dal un cognac francese e da un magnifico sigaro.
A questo punto, ha pensato alle centinaia di migliaia di travet dei Ministeri ed a tutte le lavoratrici ed i lavoratori italiani che, cessato il pranzo, debbono tornare al lavoro. Renderanno? Non si sarà intanto abbassata la loro produttività a causa dello stomaco pieno?
E se proponessimo di abolire la pausa pranzo offrendo in alternativa una riduzione dell'orario quotidiano di lavoro?
In qualche modo ho pensato che la proposta del Ministro Rotondi somigliasse straordinariamente alla domanda di Maria Antonietta : ma perchè non mangiano brioches?" Lo stesso esprit, la stessa distanza incommensurabile dalla gente.....
Ma forse mi sbaglio e non si tratta di una gaffe madornale. L'Italia è il Paese in cui il potere è caduto nelle mani di gente che predica e pratica la cattiveria sociale. Forse dietro la faccia ridanciana del Ministro c'è qualcosa di più di una battuta di costume, di abitudini sociali, qualcosa di chi vuole favorire le famiglie ad avere più tempo per loro.
Penso che il Ministro voglia semplicemente togliere il diritto alla pausa, ad una sospensione seppur per pochi minuti del lavoro. Naturalmente sa bene che nessuno può resistere otto ore senza cibo.
Entrerebbe in crisi glicemica ed il rendimento che il Ministro vorrebbe innalzare si abbasserebbe. Quindi si mangerà con qualche sotterfugio qualcosa dietro il bancone o la scrivania dal momento che mi pare difficile che diventeremo tutti come gli anglosassoni che fanno pesanti colazioni al mattino.
Semplicemente si mira a togliere un diritto ai lavoratori.
Lavoratori che, a differenza di quanto ritiene o finge di ritenere il Ministro, non hanno soldi per consumare pasti talmente ricchi da stordirli.
Con quello che guadagnano da un pezzo hanno rinunziato alle tavole calde e sono diventati quasi tutti consumatori obbligati di panini confezionati in casa con una frittata di uova o mortadella e pizze da taglio.
Non possono permettersi di spendere più di quattro cinque euro a pasto dal momento che con i loro stipendio debbono poter assicurare la colazione ai loro bambini che vanno a scuola o mettere un pò di benzina nel motore, a comprare il cibo alla famiglia e tutto il resto.
La classe lavoratrice italiana ha consumi alimentari dequalificati.
E' stata relativamente bene fino a quando un marchingegno mostruoso chiamato concertazione non li ha inchiodati ad un parametro finto di inflazione.
Fa la spesa nel discount e non mangia più da un pezzo una bella bistecca di manzo! Si deve accontentare qualche volta di tacchini e polli che hanno sapore di plastica e che producono un brodo a volte acido e puzzolente! Provate ad incontrare un metalmeccanico o un callcenterista in un bar. Non si possono permettere un caffè espresso che costa all'incirca un euro e si debbono accontentare delle macchinette aziendali. I consumi sono stati ridotti all'osso e la qualità della vita del lavoratore dipendente è diventata quasi umiliante!
Per finire questa riflessione senza incorrere nell'accusa di "guitto" che, chissà perchè, il Ministro rivolge ai critici della sua proposta mi pare che questa assomiglia a quella che i leghisti ed altra brava gente fanno quando ritengono giusto rastrellare i bambini rom, schedarli e sottrarli alle loro famiglie. "Lo facciamo per il loro bene! perchè non vivano nelle immondezze dei campi e non chiedano l'elemosina !!!!
La pausa pranzo si fa per non fare appesantire i lavoratori, per non costringerli a laboriose digestioni in ufficio o alla catena di montaggio!
Si fa per il loro bene!!

Pietro Ancona

fonte:http://medioevosociale-pietro.blogspot.com

Il ritorno delle tuteblu

Le immagini degli operai che salgono su ciminiere alte 170 metri per restarci intere giornate, o su una gru, oppure occupano una fabbrica che ha annunciato il loro licenziamento, sono scorci di una realtà ignota ai più, frammenti che si intravvedono per un istante attraverso una finestra che viene subito richiusa. Sono immagini d'una condizione di vita e di lavoro che sebbene coinvolga ancor oggi milioni di persone è virtualmente ignota a tutto il resto della società. Scatti fotografici d'una classe sociale che resta altrimenti invisibile.
Aver reso socialmente invisibile il lavoro degli operai come insieme, come classe sociale, è uno dei tristi successi della società italiana degli ultimi decenni. Al presente, per gli uomini politici, compresi molti di sinistra, parlare degli operai come classe sembra un frusto ritornello, un indugiare su un passato irrecuperabile.

Perfino a molti sindacalisti non sembra un argomento su cui insistere; temono, a volte con ragione, di non essere più votati. Da parte loro le scienze economiche e sociali si sono impegnate soprattutto a scrutare l'avvento del post-industriale, o meglio della società della conoscenza, quel luogo radioso dove più nessuno si sporca le mani nè si rompe la schiena dalla fatica perché tutte le merci sono prodotte dalle macchine. Oppure da qualcuno in Cina o in India che anche se guadagna quattro euro al giorno e lavora settanta ore la settimana deve dir grazie, perché prima - ci assicurano - stava peggio. Pure ai narratori ed ai registi la classe che doveva andare in paradiso da tempo non interessa più. Rende maggiormente, anche sotto il rispettabile profilo della fama, occuparsi di crisi: non di quella economica, bensì degli adolescenti, dei quarantenni, delle famiglie di città o degli amori di provincia.
Di operai parla abbastanza spesso la TV. Quasi ogni giorno ci informa che qualcuno è morto cadendo dal tetto o calandosi in una cisterna o venendo travolto da un carrello mentre lavorava sui binari. Un po' più di rado ci informa che tot persone sono decedute perché hanno respirato amianto o altre sostanze nocive per decenni. Ma parla di questi come fossero sgradevoli eventi individuali, anziché elementi costitutivi della vita di tutti coloro che fanno parte, lo gradiscano o no, di una comunità di destino - che è il significato antico e perenne di classe sociale.

Eppure gli operai sono ancora tanti. Più o meno sette milioni, circa la metà nel settore manifatturiero e gli altri sparsi tra trasporti, costruzioni, industrie della conservazione, agricoltura e servizi vari. Nemmeno in un supermercato, quintessenza del terziario, i prodotti si collocano da sé negli scaffali, né le camere si rifanno da sole in un hotel. Quel che accomuna questa massa di persone, legandole materialmente a un destino collettivo, sono una serie di situazioni che basterebbero a riempire l'agenda politica di qualsiasi forza riuscisse ancora a vederle. In termini reali, le loro retribuzioni sono quasi ferme da oltre dieci anni, ovvero sono aumentate in misura minima rispetto agli altri paesi della Ue a 15. In rapporto al Pil, hanno perso in vent'anni tra 8 e 10 punti percentuali rispetto alle rendite e altri redditi da capitale. Si tratta di decine di miliardi di euro l'anno che sono andati ad altre classi sociali. A forza di riforme del sistema previdenziale fondate, più che sui bilanci effettivi dell'Inps o sull'andamento reale del rapporto tra attivi e inattivi, sull'accusa di ostinarsi a vivere più a lungo, vanno incontro a pensioni da poveri. Non bastasse, adesso la crisi ha posto questa massa di persone, grazie anche alle riforme più che decennali del mercato del lavoro, dinanzi a un aspro scenario: molti lavoratori che contavano su un'occupazione stabile l'hanno persa o stanno per perderla. Molti disoccupati non troveranno lavoro per anni. Una quota rilevante di essi non lo troverà mai più.

Le immagini degli operai che protestano, in forme nuove o tradizionali che siano, se uno guarda bene, hanno nello sfondo queste situazioni. Comuni a tutti loro. Se un politico vi dice che le classi sociali non esistono più, suggeritegli cortesemente di cambiare mestiere.

Luciano Gallino

[Articolo La Repubblica del 24-11-2009]

fonte:http://www.repubblica.it/

Alcoa, domani in 1.000 a Roma dalla Sardegna

Oltre mille persone, tra lavoratori, sindacalisti e amministratori locali, partiranno tra stasera e domani dalla Sardegna verso Roma per partecipare al corteo dei lavoratori Alcoa di Portovesme. Circa 450 lasceranno l’isola nel pomeriggio di oggi con gli autobus alla volta di Olbia, dove si imbarcheranno stanotte con una nave della Tirrenia per Civitavecchia. Altri 300 lavoratori arriveranno domani in aereo. A questi si aggiungono sindacalisti, sindaci del territorio, consiglieri regionali e provinciali. L’iniziativa è stata organizzata in concomitanza con il tavolo tra governo, Regione e azienda.

Intanto la situazione della fabbrica di alluminio si fa sempre più difficile: la società prosegue infatti nell'iter avviato alcuni giorni fa e, se non arriveranno soluzioni rapide sulla tariffa energetica, si arriverà al blocco degli impianti a dicembre. Nella tarda serata di ieri è giunta la notizia dell'avvio formale delle procedure per la cassa integrazione per i 568 dipendenti diretti dello stabilimento. Una notizia che preoccupa anche gli oltre 300 dipendenti delle ditte che lavorano in appalto a Portovesme e i circa 200 dell’indotto.

“Il presidente della Regione Sardegna Ugo Cappellacci deve guidare il corteo”, chiede intanto il segretario della Camera del lavoro del Sulcis Iglesiente, Roberto Puddu, che si è detto stupito, riferisce l'Agi, “per un presunto mancato invito formale al capo dell'esecutivo regionale”. Il sindacalista afferma che “Cappellacci è stato invitato formalmente più volte” anche in considerazione che parteciperanno alla manifestazione “anche rappresentanti della sua maggioranza appartenenti al Partito sardo d'Azione e all'Udc”.

fonte:http://www.rassegna.it

Fiat: Fiom, no a ridimensionamento in Italia

“Siamo indisponibili a qualsiasi tipo di ridimensionamento o chiusura di stabilimenti Fiat in Italia”. A dirlo è Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom, ricordando che “il nostro è un paese importatore di automobili, a differenza di Francia e Germania che ne sono esportatori, ed è il paese industrializzato che produce meno automobili al mondo”. Per il leader delle tute blu Cgil “il rischio che corrono gli stabilimenti italiani è quello di uno spostamento del baricentro Fiat dall'Italia”.

fonte:http://www.rassegna.it

AnsaldoBreda, ancora proteste a Napoli

Oggi altre due ore di sciopero dei lavoratori AnsaldoBreda di Napoli, con un presidio a via Argine di mezz'ora sempre a sostegno della vertenza contro i tagli annunciati dall'azienda. Nei prossimi giorni le organizzazioni sindacali di categoria e le Rsu definiranno un piano di iniziative per coinvolgere le istituzioni di governo territoriali e il governo nazionale.

"La partecipazione totale dei lavoratori anche allo sciopero di oggi dimostra in maniera inequivocabile - secondo il segretario generale della Fiom Cgil di Napoli, Massimo Brancato - che la strategia dei tagli deve essere sostituita da un serio piano industriale". "L'azienda - prosegue Brancato - tolga dal campo gli esuberi e si confronti seriamente su come rilanciare una attività decisiva per il sistema economico e produttivo di Napoli e dell'intero Paese. Chiediamo il sostegno determinato delle istituzioni di governo territoriali perchè questo disegno aziendale non abbia corso".

“Il progetto aziendale
che prevede esuberi - conclude Brancato - non può essere sostenuto in alcun modo dato che sono anni che l’azienda dichiara di mettere in campo strategie finalizzate al miglioramento dei livelli di efficientamento preesistenti, ma ad oggi assistiamo solo ad una continua rimodulazione organizzativa ed ad un inarrestabile carosello di nuovi dirigenti, con il conseguente vertiginoso aumento delle inefficienze manageriali".

fonte:http://www.rassegna.it

Thyssen: Fiom Terni, sui media poco spazio a nostre proteste

“Non può passare sotto silenzio, né essere sottovalutato il fatto che ieri alla Ast ThyssenKrupp di Terni la maggior parte dei lavoratori ha scioperato fermando completamente gli impianti, in solidarietà con gli operai del sito di Brescia impegnati nella difesa del proprio posto di lavoro, e che diverse centinaia di lavoratori, sia dentro che fuori dai cancelli di viale Brin, hanno manifestato, in maniera vibrante ma assolutamente corretta, il loro radicale dissenso nei confronti di Confindustria e dell'accordo separato sul contratto”. E' quanto dichiara in una nota la Fiom Cgil di Terni, all'indomani della mobilitazione messa in atto nelle Acciaierie in occasione dell'assemblea annuale di Confindustria Terni.

“Dobbiamo registrare,
senza grande sorpresa a dire il vero – prosegue la Fiom di Terni - che nelle cronache riferite legittimamente all'importante evento dell'assemblea annuale degli industriali, non solo la significativa protesta messa in atto dai metalmeccanici ternani ha trovato poco o pochissimo spazio, ma che addirittura in alcuni casi sono stati dati dei numeri assolutamente non veritieri e poco rispettosi nei confronti dei lavoratori che hanno dato vita alla protesta”.

“Nel ribadire le ragioni sindacali che ci hanno portato ad organizzare insieme a centinaia di lavoratori l'evento di ieri – conclude la Fiom - vogliamo chiarire che il nostro sindacato non chiede a nessuno che le sue iniziative vengano oltremodo enfatizzate, ma, al tempo stesso, ritiene che non possano essere nemmeno minimizzate. In ogni caso, le centinaia di lavoratori che hanno manifestato ieri insieme alla Fiom e alla Cgil continueranno nella loro protesta contro l'accordo separato e per chiedere il rispetto della Democrazia nei luoghi di lavoro”.

fonte:http://www.rassegna.it

ALCOA: 26 novembre, FIM, FIOM e UILM sciopero di 24 ore e manifestazione nazionale a Roma

Dopo le proteste dei giorni scorsi i lavoratori del colosso dell'alluminio scenderanno in piazza nel giorno dell'incontro con il Governo

FIM-CISL, FIOM-CGIL, UILM-UIL hanno proclamato, per il 26 novembre, uno sciopero di 24 ore e una manifestazione nazionale a Roma con presidio al ministero dello Sviluppo Economico presso il quale, nello stesso giorno, è previsto un incontro nazionale con il Governo e l'Azienda ALCOA.

La protesta arriva in seguito alla decisione della Commissione Europea di applicare ad ALCOA sanzioni per le tariffe elettriche speciali e alla conseguente dichiarazione dell'azienda di 'rendere inattive le attività di fusione in Italia', ossia di fermare la produzione di alluminio primario.

In una nota congiunta, FIM-CISL, FIOM-CGIL, UILM-UIL fanno sapere che "respingono qualsiasi fermata della produzione di alluminio primario nei due siti ALCOA di Portovesme e di Fusina, anche se 'spacciate' dall'azienda per 'temporanee', proprio perchè, per le caratteristiche tecniche di questi impianti, una volta spenti non sarebbero più riavviati".

Per quanto riguarda l'incontro con il Governo, conclude la nota unitaria, "ci aspettiamo che sia questa la sede autorevole per trovare le necessarie soluzioni".

fonte:http://www.cgil.it

Lettera aperta di Domenico Moccia (Seg. Gen. FISAC) a Guglielmo Epifani.

Caro Guglielmo,

dopo un Direttivo quanto mai rapido, talmente frettoloso da escludere dalla discussione un ordine del giorno di un qualche interesse e urgenza per l'azione della CGIL, abbiamo appreso dalla viva voce del responsabile organizzativo che era stata convocata in immediata successione una riunione dei segretari generali delle strutture, sottoscrittori del documento del quale tu sei primo firmatario.

Ci sembra questa un'innovazione, e non esaltante.

Innovazione perché non risultano nella nostra storia congressuale recente indizioni di riunioni di maggioranza, alle quali per giunta partecipino compagni e compagne non a titolo personale, ma in virtù del loro ruolo nell'Organizzazione.

In realtà, già da qualche giorno ci siamo resi conto del cambiamento nei comportamenti, essendo venuti a conoscenza di numerose e similari iniziative più allargate, nelle varie strutture in giro per l'Italia, alle quali è prevista la tua partecipazione, in virtù, crediamo, di primo firmatario di una delle due mozioni.

Non possiamo che prenderne atto, rivolgendoci, in questo caso, al segretario generale della CGIL.

Per la Mozione La CGIL che vogliamo

Mimmo Moccia



Documenti



fonte:http://www.lacgilchevogliamo.it







Letture. Note di attualità/15. L’industria italiana nella congiuntura

Note di attualità/15. L’industria italiana nella congiuntura

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fonte:http://www.fiom.cgil.it/

Vertenza Breda - Gli operai occupano il raccordo di Pistoia

Gli operai della Breda di Pistoia nuovamente in piazza per manifestare contro gli annunciati licenziamenti e le richieste di cassa integrazione. Sfilata lungo il grande raccordo di Pistoia e traffico cittadino paralizzato. Una delegazione è poi stata ascoltata dal prefetto in Piazza Duomo.


fonte:http://www.tgtnews.it

martedì 24 novembre 2009

Giorgio Cremaschi - “E’ molto grave il rifiuto di discutere ora dello sciopero generale”

Il Direttivo nazionale della Cgil, mentre licenziava i documenti alternativi, non ha potuto discutere della proposta di sciopero generale avanzata da diversi firmatari del documento alternativo e da altri suoi componenti. E’ un fatto molto grave. La richiesta di discutere dello sciopero generale non è stata portata alla discussione dalla segreteria e dalla presidenza del direttivo, con motivazioni di carattere burocratico. Questo mentre i lavoratori aspettano giustamente decisioni adeguate alla loro drammatica situazione. Il rinvio della discussione sullo sciopero generale, nei fatti rischia di rendere impossibile quest’azione di lotta prima della fine dell’anno. In questo modo la Cgil decide di rinunciare a pesare nel modo più forte possibile nella fase di discussione della legge finanziaria e mentre precipitano gravissime crisi occupazionali. Misure quali il blocco dei licenziamenti, la detassazione dei salari, interventi urgenti sulla disoccupazione, vanno rivendicate ora e ora ci si deve mobilitare in modo da far sì che governo e Confindustria siano messi di fronte alle loro responsabilità. La decisione della segreteria di non discutere dello sciopero generale è purtroppo ancora una volta il segnale di una contraddizione tra i messaggi di determinazione che vengono lanciati e le azioni reali che ad essi seguono. Al di là di tante chiacchiere questo rifiuto di discutere dello sciopero generale è la dimostrazione della necessità di un congresso che faccia chiarezza sulle reali intenzioni del gruppo dirigente della confederazione.

fonte: http://www.rete28aprile.it

Continua la preparazione della mobilitazione in tutto il gruppo Thyssenkrupp in solidarietà con lo stabilimento di Brescia.

La Segreteria nazionale della Fiom, in accordo con tutte le strutture interessate, ha deciso di proclamare per il 24 novembre 2 ore di sciopero in tutto il gruppo ThyssenKrupp Italia. Lo sciopero è stato deciso a sostegno della lotta dei lavoratori dello stabilimento ThyssenKrupp di Brescia, ove la multinazionale ha avviato la procedura di licenziamento per 55 lavoratori su 204. A Visano di Brescia i lavoratori sono in sciopero a oltranza dal 26 di ottobre e sono decisi a respingere questo attacco all’occupazione che oltre ad essere inaccettabile in sé può preannunciare un progressivo disimpegno della ThyssenKrupp dallo stabilimento. Il Coordinamento nazionale del Gruppo aveva già deciso una campagna di solidarietà a favore dello stabilimento bresciano che coinvolgesse tutti i 6mila dipendenti italiani della ThyssenKrupp dislocati a Terni, Ferrara, Castelfranco Veneto, in Lombardia, Toscana e in altre regioni italiane.

In questi giorni il conflitto si è aggravato e i lavoratori hanno dovuto respingere provocazioni da parte di piccoli gruppi di persone mobilitate dalla direzione aziendale.

La lotta prosegue con l’assoluta adesione della stragrande maggioranza dei lavoratori e con la solidarietà della popolazione. Quanto è avvenuto, però, è indice del fatto che la Direzione del Gruppo non ha ancora accettato di aprire una reale trattativa che escluda i licenziamenti. Per queste ragioni la Segreteria nazionale della Fiom ha proclamato lo sciopero nazionale di tutto il Gruppo.

La Fiom chiede alla ThyssenKrupp di rivedere le proprie decisioni anche perché gli stabilimenti italiani del Gruppo, da Torino a Terni, hanno già pagato prezzi altissimi e drammatici per le ristrutturazioni aziendali. Tutte le Istituzioni e il Governo debbono fare pressione sulla multinazionale tedesca perché ThyssenKrupp Italia abbandoni la linea dei licenziamenti e della chiusura degli stabilimenti.

Volantino Fiom Terni

Volantino Rsu Berco

fonte:http://www.fiom.cgil.it

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