Mobilitazione permanente contro l'accordo separato




Il Comitato centrale della Fiom affina gli strumenti e prepara la «diffida» alle imprese.


La situazione può apparire tremenda. E in qualche misura lo è. C'è una crisi economica globale da cui nessuno sa veramente come riprendersi. C'è, qui, un governo che «non ha un apolitica economica, che non interviene dal lato delle entrate». E, prima o poi, «arriverà per tutti il problema del rientro dal deficit pubblico, ossia tagli alla spesa sociale». Anche gli ammortizzatori sociali «che chiediamo tutti» fino a quando potranno tamponare la massa crescente dei senza lavoro?
La Fiom Cgil affronta questo passaggio dovendosi confrontare con un «contratto separato», da cui è stata esclusa pur essendo l'organizzazione assolutamente maggioritaria tra i metalmeccanici. Per combatterlo ha preparato iniziative di lotta, scioperi, manifestazioni e ora anche una lettera di «diffida» alle aziende: chi applicherà le nuove regole, a questo punto, non potrà più dire - davanti al giudice - di non averlo saputo. E verrà chiamata a rispondere di «comportamento antisindacale» ai sensi dell'art. 28. Perché il contratto 2008 è stato disdettato da Cisl e Uil, non dalla Fiom; e quindi è considerato perfettamente vigente.
«Siccome non ci facciamo mancare niente» - scherza Gianni Rinaldini, segretario generale - c'è anche il nodo del congresso della Cgil, che stavolta si confronterà su due mozioni globalmente contrapposte. Con la Fiom che è parte significativa di quanti chiedono una «discontinuità netta» rispetto alle politiche sindacali seguite fin qui. Perché, semplicemente, «non c'è più la concertazione», con tutte le conseguenze del caso.
Ecco, in questo quadro da terremoto, questa categoria continua a gestire il conflitto sociale cercando di tenere la barra ferma su due questioni: il contratto e l'occupazione. La chiave di volta di una crescita «quest'anno anche organizzativa» (aumentano i tesserati) è la questione della «democrazia. La cosa più intollerabile, infatti, per i lavoratori è essere esclusi dalla possibilità di dire la propria - votando - sul contratto che li riguarda. «Una miscela esplosiva per Cisl e Uil», che si trovano spesso davanti il deserto o l'aperta contestazione.
La linea sull'accordo non cambia: è «illegittimo», «non rispetteremo le regole lì previste», «la vertenza per noi è ancor aperta», «iniziative su tutti i posti di lavoro». Al centro, il blocco dei licenziamenti, estensione degli ammortizzatori sociali a tutti, prolungamento del permesso di soggiorno ai migranti che intanto perdono il lavoro, raddoppio della cig ordinaria da uno a due anni, trattamento economico in cig da riportare all'80% «reale», estendere l'uso dei contratti di solidarietà e della cig a rotazione. Come spiega la delegata di Brescia, «non c'è neanche il tempo per pensare».

Francesco Piccioni

[Articolo il manifesto del 27/11/2009 ]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

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