Alcoa, tensione tra operai e forze dell'ordine



Il corteo dei lavoratori fermato da una carica di “alleggerimento”. Partono le manganellate. Un sindacalista sviene. Epifani: “Non bisogna toccare gli operai, difendono il lavoro”. La multinazionale ha fretta: già avviata la cassa integrazione

La vicenda Alcoa arriva a Roma, dove hanno manifestato circa mille lavoratori della multinazionale americana che ha due stabilimenti in Sardegna e Veneto a rischio chiusura. Durante il corteo un sindacalista è svenuto, ed è stato portato via in autoambulanza, a causa di una carica di “alleggerimento” delle forze dell'ordine. Gli operai, diretti verso la sede del ministero dello Sviluppo economico di via Molise, volevano passare davanti all’ambasciata americana a via Bissolati. Ma in piazza Barberini carabinieri e polizia in assetto antisommossa hanno bloccato il corteo per diversi minuti.

“Non bisogna toccare gli operai, sono persone arrivate a manifestare in modo pacifico per difendere i posti di lavoro”. Lo ha detto il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, giunto davanti al ministero dello Sviluppo economico dove stanno manifestano i lavoratori dell'Alcoa. Oggi, infatti, il governo ha convocato un incontro con azienda e sindacati per chiarire il futuro degli stabilimenti.

Al momento, riferiscono fonti sindacali presenti in piazza, i lavoratori hanno appreso della proposta giunta dalla direzione italiana della multinazionale che avrebbe intenzione di sospendere fino al 7 dicembre le procedure per attivare la cassa integrazione. Secondo le stesse fonti, in questo momento la dirigenza di Alcoa sta trattando insieme a rappresentanti del ministero dello Sviluppo economico sulla possibilità di sospendere le procedure di cigs. Restano presidiate tutte le vie di uscita di piazza Barberini.

Ieri, 25 novembre, la multinazionale americana ha avviato la procedura di cassa integrazione straordinaria a zero ore per stato di crisi. La decisione riguarda tutto l’organico degli impianti di produzione dell’alluminio primario: 568 lavoratori dello stabilimento sardo di Portovesme e 125 di quello veneto di Fusina.

Prosegue così la strada intrapresa la settimana scorsa dall’azienda, che aveva diffuso una nota annunciando la volontà di “procedere con immediatezza alla fermata temporanea degli impianti”, con la precisazione che tali operazioni sarebbero state attuate “nei tempi tecnici necessari”. Sul piede di guerra la Fiom, che parla di un ulteriore atto unilaterale. “Riconfermiamo che non siamo interessati a discutere di questa procedura - affermano le tute blu Cgil - e che non siamo intenzionati ad accettare la fermata della produzione. Tutti sanno che la ‘temporaneità’ di cui parla l’azienda sarebbe solo l’inizio della fine della produzione di alluminio primario in Italia”.

La questione da affrontare e da risolvere, per la Fiom, è invece quella dell’approvvigionamento energetico degli stabilimenti Alcoa per garantirne la continuità produttiva: “Per quanto ci riguarda, l’incontro al ministero dovrà costituire la sede in cui il governo metta finalmente in campo ipotesi concrete che impegnino, da subito, i produttori di energia e l’azienda a trovare le soluzioni tecniche necessarie a garantire costi energetici comparabili con quelli degli altri paesi europei”.

Alcoa.Le Foto della manifestazione

fonte:http://www.rassegna.it

fonte video :http://tv.repubblica.it

fonte foto:http://www.fiom.cgil.it/

Commenti