La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

lunedì 31 gennaio 2011

Sciopero Fiom. La cronaca della giornata


fonte:http://www.youtube.com/acmosstuff

Dopo il 28, verso il "disgelo"

Lo sciopero Fiom mostra un risveglio "operaio" e sociale ancora parziale ma che vede in prima linea il protagonismo di lavoratori e studenti. Un "Forum delle opposizioni" per rilanciare la lotta.


Sono state decine di migliaia le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici scesi in piazza nella giornata nazionale di sciopero decisa dalla Fiom in risposta all'attacco concentrico dei padroni e del governo, a partire dalla violenta aggressione dell'amministratore delegato della Fiat Marchionne ai diritti e alle condizioni di vita di chi lavora.
I No di Pomigliano prima e quelli ancor più consistenti di Mirafiori poi sono stati il segnale che opporsi alla guerra di classe è possibile e che vale la pena di provarci sul serio, nonostante l'isolamento pauroso in cui i metalmeccanici sono stati relegati dall'insieme dello schieramento politico istituzionale e dai sindacati complici. E da una Cgil che, se non ha potuto chiedere la testa del gruppo dirigente di categoria per lo straordinario risultato del voto alla Fiat, ha fatto di tutto per impedire una risposta generale a un attacco che riguarda l'insieme del mondo del lavoro. Anzi, di fronte alla sacrosanta richiesta di sciopero generale reclamata ancora una volta a gran voce da tutti i cortei, ha persino replicato formalmente che lo sciopero non si decide in piazza!
Ma l'allargamento ha comunque cominciato a manifestarsi 'dal basso', attraverso l'iniziativa di alcuni settori di altre categorie, ivi compreso con iniziative di sciopero, sia da parte di iscritti della Cgil che dei sindacati di base. Questi ultimi, in gran parte reticenti a mobilitarsi con la Fiom, anche quando hanno dichiarato positivamente lo sciopero, poco hanno fatto per creare le condizioni di una convergenza nelle manifestazioni. E' da segnalare però che, più di ogni altra occasione precedente, gruppi di lavoratori e delegati e intere federazioni territoriali hanno rotto la disciplina di organizzazione autoconvocandosi in manifestazioni convergenti con i metalmeccanici della Cgil. Significativa la presenza di quasi tutte le sigle del sindacalismo di base a Milano insieme agli autoconvocati che hanno sfilato in corteo dietro la Fiom, mentre i propri gruppi dirigenti manifestavano in pochi in altri luoghi...
Soprattutto però oggi è stata ancora una volta la partecipazione studentesca a rafforzare i cortei, cercando in qualche modo di dare continuità alla giornata del 14 dicembre, seppur in una scontata fase di ripiegamento delle lotte dopo l'approvazione della riforma Gelmini.
La presenza di intellettuali e di settori tradizionalmente meno disponibili a schierarsi in modo deciso da una parte della barricata quando il conflitto mette a nudo lo scontro di classe segna anch'essa l'inizio di un disgelo, che sottrae per un momento tutta la 'tensione democratica' profusa da questi ambienti nella pura denuncia delle malefatte di Berlusconi senza alcun contenuto sociale.
Il successo anche mediatico dei manifesti di Sinistra Critica per lo sciopero generalizzato contro 'i due', Marchionne e Berlusconi, è parte di questa parziale presa di coscienza.
Ma per la Fiom e per i sindacati di base la partita è tuttora in salita. C'è da augurarsi che di fronte alle difficoltà enormi per contrastare l'attacco in corso si lavori per costruire percorsi partecipati per definire le prossime scadenze di lotta, in particolare verso lo sciopero generale e generalizzato di cui c'è bisogno. Un fronte sociale e politico di opposizione, un 'forum delle opposizioni' sarebbe la sede più utile per coordinare le forze. Anche la caduta di Berlusconi in direzione di un quadro politico più utile per i lavoratori e le lavoratrici è possibile solo con un sommovimento generale di tutta la società e non solo per le sacrosante condanne giudiziarie che si merita.

Gigi Malabarba        

Marcegaglia - Sullo sciopero del 28 gennaio

Alle imposizioni di Marchionne e Confindustria che attaccano i diritti dei lavoratori e degli studenti, e all’atteggiamento autoritario di  Marcegaglia nei suoi stabilimenti che, in nome della crisi, vuol farne pagare ai lavoratori i costi,  richiedendo maggiore flessibilità e riduzione del salario, gli operai della Marcegaglia di Milano hanno risposto aderendo  massicciamente allo sciopero nonostante il clima difficile che si respira in fabbrica.E per dare maggior peso a questo sciopero laddove non si devono accettare ricatti ma proseguire sulla strada dell’unità della lotta dei lavoratori, venerdì scorso operai della Marcegaglia insieme ad altri lavoratori  e studenti,  dalle 5 del mattino hanno presidiato  il viale consortile della BREDA dove è insediato lo stabilimento di Milano.Un gruppo numeroso e composito di lavoratori precari, dipendenti pubblici, lavoratori della sanità e immigrati erano presenti al presidio che è rimasto determinato dalle 5 del mattino fino alle 8.30.Poi  alle 9.30  raggiunto lo spezzone dei lavoratori e degli studenti autoconvocati, hanno partecipato nella manifestazione di Milano con propri  striscioni di protesta.L’ultima tappa della giornata è stato il proseguimento fino all’Assolombarda dove ci sono state delle scaramucce con la polizia.Siamo consapevoli che il 28 gennaio è stato l’inizio di un percorso di lotta importante, dove noi dobbiamo essere di stimolo all’unità dei lavoratori nel conflitto contro i padroni.Ringraziamo  San Precario, Corsari,  SOS Fornace, gli studenti della Bicocca e delle medie di Sesto san Giovanni che hanno contribuito in maniera determinante alla riuscita del presidio mattutino.I lavoratori che hanno aderito allo sciopero dimostrano a tutti  che non vogliono  piegarsi ai dettami di Marcegaglia ed essere disponibili alla lotta, in previsione dello scontro che ci sarà sulla contrattazione integrativa, sulla flessibilità e sui salari d’ingresso.Proseguiamo con forza nel lavoro di costruzione dell’unità sempre più estesa di tutti i lavoratori.Prossimo appuntamento: 26 febbraio a Roma Assemblea Nazionale dei delegati e delegate, dei lavoratori e lavoratrici, Autoconvocate/i, contro la crisi.

I lavoratori Marcegaglia Uniti contro la crisi.


fonte:http://www.rete28aprile.it

Lavori usuranti, in pensione tre anni prima

Il Cdm approva lo schema di decreto per regolare l'accesso anticipato per chi svolge mansioni faticose. Inclusi gli operai della catena di montaggio e chi fa orario notturno. Cgil: "Finalmente si accorgono che i lavori non sono tutti uguali"

Il Consiglio dei ministri ha approvato oggi (28 gennaio) lo schema di decreto legislativo, proposto dal ministro del Lavoro Maurizio Sacconi, per regolare l'accesso alla pensione anticipata per lavoratori con mansioni particolarmente faticose secondo quanto già definito dalla delega del 2010. Ora il testo, sul quale verranno sentiti i sindacati, sarà trasmesso alla Conferenza Stato-Regioni e alle commissioni parlamentari.
Secondo lo schema di decreto - riferisce l'agenzia Ansa - avranno diritto a chiedere la pensione anticipata per lavori usuranti quei lavoratori già identificati dal decreto Salvi del 1999 (lavori in galleria, lavori nelle cave, ad alte temperature, lavorazione del vetro, ecc.), i dipendenti che fanno lavoro notturno (almeno 64 notti per chi matura i requisiti dal luglio 2009, 78 per chi li ha maturati tra il 2008 e la prima metà del 2009), gli addetti alla cosiddetta linea catena (la catena di montaggio) e i conducenti di veicoli con capienza non inferiore ai nove posti (conducenti di autobus quindi, pullman turistici ecc.).
La possibilità di andare in pensione in anticipo è concessa a chi ha svolto attività usuranti per almeno sette anni negli ultimi 10 nel caso di decorrenza entro il 31 dicembre 2017, mentre dal 2018 bastera' aver effettuato lavori faticosi per metà della propria vita lavorativa.
A regime (dal 2013) l'accesso alla pensione sarà permesso con un'età anagrafica di tre anni inferiore a quella prevista (o tre punti in meno se si considera la quota tra età e anni di contribuzione, 94 invece di 97 e un'età anagrafica minima di 58 anni). In via transitoria (tra il 2008 e il 2012) l'anticipo per l'accesso alla pensione varia da uno a tre anni.
"La Cgil attende di conoscere le norme che vengono proposte per dare un giudizio di merito, ma in ogni caso, riteniamo positivo che finalmente il governo prende atto che i lavori non sono tutti uguali, e che intervenga per l'applicazione dell'anticipo per l'andata in pensione per coloro che svolgono lavori particolarmente faticosi e pesanti". Lo dichiara Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil, per la quale il testo è "un atto dovuto che attendiamo da anni, per il quale ci siamo battuti e sul quale si era, con il precedente governo, raggiunto un difficile punto di equilibrio".
"L'interruzione della legislatura - ricorda Lamonica - provocò la caduta di quel provvedimento. Oggi è necessario un vero confronto con le parti sociali per consentire un'applicazione a tutte le fattispecie di lavoratori che hanno diritto, e per impedire che spinte, che vengono da più parti, possano peggiorare il testo precedentemente proposto che aveva già notevoli punti di sofferenza".
Lamonica precisa infine che Cgil, Cisl, Uil hanno unitariamente già inviato al governo "osservazioni e proposte che, se accolte, possono rispondere positivamente ad una platea significativa di lavoratori. Quelle stesse osservazione saranno ora riproposte alle Commissioni parlamentari".

Principali situazioni di lavoro con esposizione a cancerogeni: matrice esposizione-rischio

Nella Newsletter che pubblichiamo viene proposta una “ipotesi” di matrice espostiva per le neoplasie professsionali, costruita partendo dalle conoscenze desumibili dalle monografie IARC (ivi compresa la n°100 in corso di pubblicazione).
La matrice per ogni localizzazione di organo indica quali sono i cancerogeni occupazionali noti e per ognuno di detti cancerogeni vengono indicate le attività ed i settori di attività professionali in cui si è potuta o si può determinare una esposizione.
Infine la matrice si completa con il riferimento alla voce tabellare prevista dalle Tabelle delle malattie professionali di cui al DPR 1124/65 nell'ultima revisione emanata nel 2009.

“Democrazia!” seminario Fiom/MicroMega

Conclusioni Landini al convegno "Democrazia!" di Torino


“Democrazia!” seminario Fiom/MicroMega

Introduzione Gallino al convegno "Democrazia!" di Torino


fonte:http://www.youtube.com/globaltvproject

“Democrazia!” seminario Fiom/MicroMega

Introduzione Landini al convegno "Democrazia!" di Torino




fonte:http://www.youtube.com/globaltvproject

domenica 30 gennaio 2011

Mary, operaia da catena di montaggio: sono stufa di dover scegliere tra il lavoro e i diritti

37 anni, monoreddito, un bambino alle elementari: ha votato no al referendum Fiat, sciopererà. «Non voglio i 25 euro in più al mese promessi da Marchionne. Ho bisogno di riposare qualche minuto: non sono una macchina. Non è facile seguire il bambino nel gioco dei turni. Come si fa a vivere così?»

«La catena di montaggio non si ferma mai. Si ferma solo, quando ci sono i cambi collettivi. Si cammina sempre. Noi lavoriamo camminando. Camminiamo assieme alla linea e facciamo la nostra lavorazione. Chilometri e chilometri al giorno. Camminare camminare camminare lavorando. Camminare camminare caminare per una ora e mezza e ritorni alla tua postazione. I dieci minuti di pausa, stabilita dall’ASL. diventano una specie di salvavita. Sono fondamentali per poter continuare a lavorare. Il frutto delle lotte dei nostri genitori è ciò che noi stiamo perdendo».Nessuna sorpresa! Alla fine i “sì” sono stati il 54,05% dei voti validi mentre i “no” il 45,95%. Lo scatto è stato determinato dai voti dei cosiddetti “colletti bianchi”, che hanno votato in massa, quasi un blocco unico, a favore del “sì”. “La catena di montaggio – dice uno di loro in televisione – è un luogo comune, noi – aggiunge – siamo insieme con loro “. Il guardare, basta a lenire? C’è ancora bisogno di giustificare l’irrealizzabile proposta di Marchionne ?Nei reparti della catena di montaggio, dove la Fiom è storicamente più forte, c’è stato invece un sostanziale pareggio e a prescindere da ciò che hanno votato, all’accordo Merchionne in azienda nessuno era ed è favorevole“Siamo tutti convinti che quest’accordo per noi è devastante, però la paura di rimanere disoccupati…la fifa della famiglia…di non avere più un lavoro…ci ha messo su due barricate diverse – spiega Mary”. In tutto questo c’è in ogni modo un fatto positivo, è ritornata alla ribalta la catena di montaggio della quale da decenni non si parlava più, anzi, c’è stata sempre molta attenzione a non pronunciare questa parola, perché altrimenti il teorema gli operai non esistono più, avrebbe potuto perdere forza, vacillare. E’ rimasto solo qualche vago ricordo della parodia di Chaplin e Giorgio Gaber, sui tic che il lavoro alla catena di montaggio crea. Mary, trentasette anni, un bambino che frequenta la prima elementare, monoreddito, sostenitrice del no, lavora nella catena di montaggio settore carrozzeria.Le sue convinzioni sono forti e motivate.“E’ un bel risultato. Non ci fermeremo. Andremo avanti. Se avesse vinto il no sarebbe stato un modo per aprire realmente un tavolo delle trattative, fino adesso non c’è stato. Marchionne ha sempre detto prendere o lasciare quindi mi piacerebbe che si aprisse un tavolo per le trattative e si arrivasse a un equilibrio fra le esigenze dei lavoratori e quelle dell’impresa. Il lavoratore però deve avere il suo rispetto”. Non ha incertezze, né politiche né sindacali, è contenta veramente del risultato. Crede nell’impegno e nelle lotte dei lavoratori uniti.Tu sei alla carrozzeria nella catena di montaggio. Vuoi spiegare cosa significa lavorare in questo settore?E’difficile da spiegare. Intanto bisognerebbe guardarla, poi provarla. La catena di montaggio non si ferma mai, cammina sempre. Si ferma solo, quando ci sono i cambi collettivi. Noi lavoriamo camminando. Camminiamo assieme alla linea e facciamo la nostra lavorazione. Chilometri e chilometri al giorno. Camminare, camminare, camminare, lavorando. Camminare, camminare, camminare per una ora e mezza e ritorni alla tua postazione. Poi ricominci. Ogni ora e mazza circa, abbiamo dieci minuti di pausa”.Allorquando finisce il turno, come si vive?“All’inizio arrivi a casa e ti sembra che cammini tutto, il pavimento, le pareti… se ti sdrai sul letto e chiudi gli occhi per rilassarti, sembra che tutto cammini…poi negli anni ti abitui a questo sistema…ma i primi tempi sono tremendi”.Allora la trattativa dei dieci minuti è molto importante per voi, dall’esterno non emerge il modo di lavorare perciò è facile dire guarda tutto questo macello per dieci minuti…“Per noi sono fondamentali. Marchionne dice ” ve li monetizziamo”, ma, io non li voglio i soldi per la mia pausa. A parte il fatto che stiamo parlando di venticinque euro il mese, io ci rinuncio con piacere. Voglio riposarmi perché il mio corpo ha bisogno di quei dieci minuti di riposo fisiologico per riprendere a lavorare. Sono vitali assieme alla pausa mensa che, vorrebbero spostare a fine turno. Il problema non è solo lavorare per sette ore e mezzo senza mangiare, quanto il fatto di un’interruzione fisiologica. Interrompi trenta minuti per il pranzo e poi riprendi a lavorare con maggior efficienza. Efficacia. Presenza. Non è un caso che a stabilire questa tipologia di intervalli sia stata l’ASl dopo aver verificato che troppi lavoratori si ammalavano per lo stress.Una situazione difficile da capire se, non si vive. E’veramente dura, credetemi. Nella catena di montaggio c’è gente di quasi sessanta anni, con una media di circa quarantotto anni. E’ gente distrutta. E’ gente che non vede l’ora di scappare, di andare in pensione. Sono persone che non ce la fanno più”.Una donna sola che ha tutti i problemi che possiamo immaginare, e che oggi vive anche la problematica di dipendente fiat, come concilia?“Con i turni che faccio non è facile seguire un bimbo. Quando faccio il secondo turno, di pomeriggio, mio figlio lo vedo solamente mezz’oretta al mattino, quando lo accompagno a scuola. Arrivo a casa dopo le ventitre, il bimbo dorme già. Lo sento per telefono nel pomeriggio durante le pause, gli chiedo come sta…come è andata la giornata…. se ha fatto i compiti…Tutto per telefono. E’ dura. Fortunatamente ho i miei genitori disponibili che mi danno una mano, tengono mio figlio fino a, quando rientro dal lavoro ma, è pesante”.Tu sei una donna sola, impegnata nelle battaglie sociali, ti capita di percepire, ma guarda quella con un figlio sulle spalle si mette a fare casino. Cerca la rivoluzione.”Lo sento proprio. Qualcuno mi fa battute. Noi vogliamo lavorare. IO voglio lottare perché ci sia un rinnovamento non un tornare indietro di sessanta anni. Io ho bisogno di lavorare. Lavoro da quando avevo sedici anni. Io voglio lavorare ma, nel rispetto dei miei diritti e dignità. Lotterò sempre per questo. Io sono una persona che ha problemi ma nonostante ciò, ho il coraggio di dire di No. Voglio che ci sia un cambiamento ma non a ritroso. I nostri nonni e i loro figli,hanno lottato tanto. Nonostante facessero la fame, non ci fosse istruzione, hanno lottato tantissimo per andare avanti e per conquistare ciò che noi stiamo perdendo. Adesso tocca a noi. Dobbiamo rimboccarci le maniche e lottare. Soprattutto per i nostri figli. Io lo faccio anche per lui, perché non mi debba dire un domani come hai potuto accettare questa situazione”.Pensi che Marchionne sappia tutte queste cose ? Gli vorresti dire qualcosa?“Allorché Marchionne è arrivato alla Fiat, era ben visto. Alla Mirafiori c’erano problemi…sembrava avesse carisma, eravamo ben contenti. Nessuno pensava fosse quello che si è rivelato oggi…Gli vorrei dire di fare un esame di coscienza. Io non credo che per essere competitivi nel mercato e ridurre i costi tu devi rendermi schiavo. Fai arrivare dei motori dall’America; li fai assemblare qui; li fai ritornare in America, ma sono costi! Per risparmiare imponi di mercanteggiare sui miei dieci minuti di pausa? Ma dopo aver lavorato camminando a passo spedito per una ora e mezza, penso proprio che si abbia la necessità di dire ho bisogno di riposarmi dieci minuti”.


Graziella Proto

Sciopero generale FIOM a Massa 28.1.2011

In 15mila al corteo della Fiom nella città della Eaton.Serpentone partito dalla sede della fabbrica divenuta il simbolo della lotta per il lavoro in Toscana dopo il licenziamento di 304 operai da parte della multinazionale.



sabato 29 gennaio 2011

Landini,comizio Milano



“Oggi centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori metalmeccanici, quelli iscritti e non iscritti alla Fiom, sono con noi in questa come nelle altre piazze d’Italia.” Maurizio Landini, Segretario generale della Fiom-Cgil, ha iniziato così il suo intervento a Milano, guardando una Piazza del Duomo gremita a conclusione del lungo corteo partito da Porta Venezia.“E’ il segno - ha affermato Landini - che la maggioranza dei lavoratori non solo rifiuta il modello autoritario di Marchionne, Federmeccanica e Confindustria, ma lotta per cambiare questo paese ingiusto. E’ il segno che abbiamo ragione e anche la forza per modificare il presente e costruire il futuro. Non ci fermeremo, continueremo fabbrica per fabbrica, azienda per azienda a lottare per riconquistare il Contratto nazionale, difendere i diritti e la democrazia.”“Noi - ha proseguito Landini - diciamo no alla ‘modernità’ di chi vuole i lavoratori l’uno contro l’altro in nome della competizione. Sviluppo non è riduzione dei diritti, non è negazione della democrazia, ma innovazione, ricerca, intervento pubblico. A chi, nel mondo politico e non solo, ci ha spiegato cosa avrebbe fatto se fosse stato un operaio di Pomigliano o di Mirafiori, diciamo: provate a immedesimarvi tutti i giorni con chi produce la ricchezza di questo paese e cominciate ad occuparvi seriamente di lavoro. In questa piazza non ci sono solo i metalmeccanici, ci sono lavoratori di altre categorie, ci sono i giovani, gli studenti che si stanno battendo perché anche il sapere, come il lavoro è un bene comune.”“Il rapporto che in questi mesi abbiamo costruito è l’elemento di novità ed è prezioso, perché le questioni che stiamo ponendo sono questioni generali, di tutti. E allora – ha concluso Landini tra gli applausi - abbiamo bisogno di unificare le lotte, di mettere in campo lo sciopero generale di tutti i lavoratori e solo la Fiom e la Cgil lo possono fare. Sappiamo perfettamente che non è facile da costruire, che non sufficiente, ma lo dobbiamo fare. I lavoratori sono pronti a battersi. Va bene partecipare, ma ci sono momenti in cui bisogna avere il coraggio di osare, di agire, perché se non lo fai, di sicuro hai già perso. E noi, questa battaglia la vogliamo e la possiamo vincere.”“All’assemblea nazionale della Fiom - ha infine detto Landini -, assemblea che si terrà dal 3 al 4 febbraio a Cervia, proporremo l’avvio di una campagna straordinaria di discussione nelle aziende per decidere con le lavoratrici e con i lavoratori come proseguire nella mobilitazione per il Contratto nazionale, i diritti e la democrazia.”


Sciopero Generale Fiom: la piazza

E' il giorno della risposta nazionale del sindacato Fiom-Cgil al referendum di Mirafiori, a Marchionne, alla negazione graduale dei diritti dei lavoratori in Italia e alla cancellazione del contratto nazionale che si prospetta all'orizzonte. In tutte le regioni del nostro paese i lavoratori sono scesi in piazza con picchi di adesione allo sciopero del 70-80% della categoria.Libera.tv è andata alla manifestazione di Cassino per raccogliere le voci unite di differenti lavoratori, degli studenti e dei sindacati aderenti.



Servizio di Jacopo Venier
Immagini di Roberto Pietrucci
Montaggio di Simone Bucci


fonte:http://www.youtube.com/LiberaTVredazione

Grande sciopero e partecipazione senza precedenti

50 mila a Milano con la Fiom

Nebbia spessa, freddo che oltrepassa maglioni e cappotti, lampioni accesi già dalle prime ore del mattino, cielo sul marciapiede. A Milano, inizia presto, molto presto, la giornata di mobilitazione convocata dalla Fiom per protestare contro il tentativo di Marchionne di ridisegnare le relazioni industriali in Italia e imporre nelle fabbriche un regime di lavoro vessatorio e ottocentesco. Sono da poco passate le cinque del mattino quando il primo gruppo di operai e studenti del Coordinamento Lavoratori Uniti Contro la Crisi, insieme ai "devoti" di S. Precario si dà appuntamento davanti allo stabilimento del gruppo Marcegaglia, di proprietà della famiglia della leader di Confindustria. Cancelli bloccati per circa mezzora, un breve corteo che paralizza la circolazione su viale Sarca, poi i 200 manifestanti si dirigono verso il centro, all'appuntamento centrale di questa giornata di sciopero generale.Almeno 90 pullman sono partiti da tutte le province lombarde. E sono tanti, oltre 50mila gli operai che hanno risposto all'appello del sindacato dei metalmeccanici. Altissima l'adesione allo sciopero: il 75% degli addetti oggi ha incrociato le braccia, con punte del 100% nello stabilimento milanese del gruppo Marcegaglia. Ma in piazza non c'erano solo le tute blu. Dietro lo striscione «La Scala si inFiomma», i lavoratori del teatro simbolo di Milano sono scesi in piazza per denunciare che «il modello Mirafiori è ormai una realtà anche da noi». Rsu della Fillea, della Filcams, della Flc, hanno deciso di ignorare le resistenze della segretaria generale Susanna Camusso e si sono schierate accanto alla Fiom nel chiedere lo sciopero generale. In coda al corteo, studenti medi e universitari, militanti e attivisti della sinistra milanese, partiti e sindacati di base, dall'Usb, ai Cobas, alla Cub.«C'è stata una partecipazione senza precedenti - ha commentato Luciano Muhlbauer della segreteria provinciale del Prc -, la presenza in piazza di altre categorie è un segnale importante perché, di fronte a un'offensiva generale, si può dare solo una risposta generale». Come già il 16 ottobre a Roma, ha commentato il segretario provinciale del Prc, Nello Patta, «questa mobilitazione testimonia il ruolo di catalizzatore della ripresa di un percorso unitario che la Fiom sta assumendo e in cui noi crediamo molto».Nonostante la manifestazione sia stata un rotondo successo, il clima in piazza è preoccupato e teso. «Il diktat Mirafiori è già entrato nelle nostre fabbriche, non esiste solo alla Fiat. Adesso se dici di no, ti rispondono "stai zitta e lavora o ti chiudo il reparto". La gente forse ancora non se ne rende conto, ma siamo tutti sotto ricatto, per questo oggi siamo qui», dice una lavoratrice della Corazzi di Cremona.Preoccupazioni a cui Landini risponde tornando a chiedere la convocazione urgente di uno sciopero generale: «So che è difficile organizzarlo - dice dal palco il segretario della Fiom - so che non risolve tutti i problemi, ma solo la Cgil può cambiare questa situazione. Bisogna osare anche se non si sa come va a finire, perché se non si fa niente si è già perso».

Alessia Candito

[Articolo su Liberazione del 29/01/2011]

A Melfi sul furgone della «Primavera»: «Non ci piegate»

Il furgoncino non è esattamente quello della gloriosa «Primavera» di Melfi, i 21 giorni di lotta che nel 2004 hanno cambiato lo stabilimento lucano della Fiat e i ragazzi del vecchio «prato verde», ormai quasi tutti over 40: è un regalo dello Spi siciliano, i pensionati, ed è perfettamente attrezzato per fare da palco. Viene allestito davanti ai cancelli della Fiat Sata, non solo per richiamare quei giorni sempre impressi nella mente e nel cuore di questi operai, ma perché ormai - con gli «accordi» di Marchionne che tendono a estromettere i sindacati critici dalle fabbriche - il moderno sindacalista deve essere lui a raggiungere i lavoratori. Lo sciopero indetto dalla sola Fiom, che comunque qui è molto forte - il primo sindacato, con quasi il 30% dei consensi alle ultime elezioni delle Rsu - fa un «pienone» da 50%-60% di adesioni, bloccando completamente una linea e costringendo al «singhiozzo» un'altra, che si muove con lo stop & go anche perché dall'indotto i pezzi non arrivano con continuità.Il presidio è meno partecipato: meteorologicamente c'è una bufera. Pioggia, freddo, nebbia, e tanti operai abitano a un'ora e mezzo-due ore dallo stabilimento, con le strade lucane così scandalosamente arretrate che rischi un incidente ogni chilometro, dunque hanno scelto di aderire allo sciopero ma di non sobbarcarsi la fatica e i pericoli del viaggio. I «fiommini» però sono arrabbiati, e ripetono i loro «no» all'amministratore delegato Fiat, che vorrebbe «calare» il suo modello già passato a Pomigliano e Mirafiori, anche qui: propone il taglio delle pause, la possibilità di comandare la mezz'ora di mensa e 120 ore di straordinario. E poi chissà, la cosa non è ancora esplicita, ma forse Marchionne potrebbe arrivare a proporre anche qui le giornate di 10 ore, come a Torino, e forse addirittura i 18 turni, già rifiutati qualche tempo fa dagli operai, che attualmente hanno firmato per 17.Il primo a parlare è il segretario regionale della Fiom, Emanuele De Nicola: «Diciamo no al ricatto imposto dalla Fiat, che vuole cancellare 100 anni di conquiste dei lavoratori, i diritti sanciti dalle leggi e dalla Costituzione - urla al microfono dal camioncino - Si vogliono operai che abbassano la testa: o dici sì o non avrai più il tuo posto. Mentre Marchionne promette investimenti di miliardi sull'Italia, su cui non si impegna, e invece, nella realtà, chiude Termini Imerese e si sposta sempre più negli Usa. Dobbiamo unificare le lotte di lavoratori, precari, studenti: chiediamo alla Cgil di indire lo sciopero generale, al più presto». Applausi. Subito dopo interviene Annamaria Dente, dipendente dell'azienda del presidente degli industriali lucani: «Quello che è accaduto a Mirafiori - dice - parla a tutti noi. Vogliono il "fascismo" nelle fabbriche, ti impongono il sindacato a cui iscriverti e non ti fanno eleggere i rappresentanti. Non è vero che a Mirafiori la Fiom è stata sconfitta, quei no sono stati importantissimi. E a Susanna Camusso, che non ha parlato di sciopero generale a Bologna, voglio dire che è il momento di farlo».Poi parla Giovanni Barozzino, il delegato Fiom licenziato insieme a due colleghi, e poi reintegrato: «Lo sciopero è l'ultimo strumento di difesa che abbiamo, per questo ce lo vogliono togliere», dice. L'universitario Francesco Pavese, 24 anni, porta la solidarietà degli studenti in lotta: «Come la Fiat vi nega la possibilità di esprimervi come sindacato, così a noi è negata dalla ministra Gelmini la rappresentanza in quanto studenti». Vincenzo Russo, del Failms, paragona gli accordi Fiat alla Carta del lavoro fascista: «Il regime sciolse tutti i sindacati e ammise solo quelli consenzienti e corporativi». Un rappresentante Cub ricorda alla Fiom che «adesso voi subite quello che noi sindacati di base abbiamo vissuto per anni, esclusi dal Patto del 1993».Il comizio si conclude con un «botta e risposta» tra Franco Martini, segretario Filcams, che porta le posizioni Cgil, e Sabina Petrucci, della Fiom nazionale. Martini non prende i fischi come tanti della Cgil nelle altre piazze Fiom, anzi viene moderatamente applaudito, perché in effetti apre allo sciopero: «Se il governo, se i padroni non cambiano linea, siamo tutti d'accordo che si debba procedere fino allo sciopero generale». Ma alla Fiom non basta: «Basta con tutti questi "se" - dice Petrucci - Ne aggiungo uno io: se non ora, quando? Cosa dobbiamo aspettare che ci facciano questo governo, la Confindustria e Marchionne, per dichiarare lo sciopero generale?». Applausi. Poi alla Fiat: «È "eversiva": non riconosce le sentenze dei giudici, non rispetta le leggi e la Costituzione, fa saltare unilateralmente gli accordi. Trascura l'Italia, si sposta sempre più verso Chrysler e gli Usa. Intanto Confindustria balbetta, e Federmeccanica pare voler applicare il modello Fiat a tutto il settore, creando contratti ad hoc e newco che derogano tutti i diritti».

Antonio Sciotto

[Articolo su il manifesto del 29/01/2011]

Sciopero Generale FIOM CGIL: le ragioni dei lavoratori metalmeccanici


fonte:http://www.youtube.com/CGILNAZIONALE

Cassino, 28 gennaio 2011.Sciopero generale FIOM: La piazza

E' il giorno della risposta nazionale del sindacato Fiom-Cgil al referendum di Mirafiori, a Marchionne, alla negazione graduale dei diritti dei lavoratori in Italia e alla cancellazione del contratto nazionale che si prospetta all'orizzonte. In tutte le regioni del nostro paese i lavoratori sono scesi in piazza con picchi di adesione allo sciopero del 70-80% della categoria.Libera.tv ha incontrato alcuni esponenti politici presenti alla manifestazione:Fausto Bertinotti Andrea "tarzan" Alzetta (Roma in Action) Ernesto Polselli (PD) Nando Bonessio (Verdi) Antonio Di Pietro e Maurizio Zipponi (IDV) Giovanni Russo Spena (FdS-PRC) Andrea Catarci (SEL)



Servizio di Jacopo Venier
Immagini di Roberto Pietrucci
Montaggio di Simone Bucci



fonte:http://www.youtube.com/LiberaTVredazione

Sciopero Generale FIOM CGIL: no al modello Marchionne, serve democrazia


fonte:http://www.youtube.com/CGILNAZIONALE

La richiesta è una sola: «Sciopero generale»

Torino: tutti e tutte con la Fiom. E tanta sinistra. Non pervenuto il Pd

«Troppe zoccole e troppo Berlusconi in Italia. Sono venuta in piazza per stare con gente seria». Il parere è di Raffaella Rosadi, milanese, non metalmeccanica. Già, perché ieri a Torino non c'erano solo le tute blu. E quella di Raffaella non era una voce isolata nel corteo che ieri ha attraversato Torino. Certo la stragrande maggioranza dei manifestanti erano operai e impiegati del settore metalmeccanico, ma una fetta consistente della città, umiliata dalle cronache recenti, ha trovato sfogo nel corteo della Fiom. Così, a Torino, ieri si sono saldate diverse lotte: quella contro i papponi collusi con mafia ladri ed evasori, quella contro Marchionne e la sua idea di sindacato giallo «dalla vergogna», quella contro il trio Sacconi, Gelmini, Tremonti. Ma anche contro il Pd, di cui ieri non c'era nemmeno mezza bandiera presente. Bandiere rosse a profusione, invece, divenute oggetto di un passaggio di Giorgio Airaudo nel suo comizio: «Le bandiere rosse, caro dottor Marchionne, in Italia hanno un passato glorioso perché ricordano battaglie per la civiltà, l'uguaglianza e i diritti». Delirio di applausi. E se la manifestazione di Torino era contro molte cose era anche molto pro. Pro diritti, pro sicurezza sul lavoro, pro ricerca, pro cultura, pro libertà. E osservando la moltitudine che ha trovato nella Fiom la propria interprete, viene da domandarsi cosa accadrà a Mirafiori quando questa non dovesse esserci, ed a gestire il dilagante malcontento degli operai rimanessero solo Fismic , Fim, Uilm e Ugl. Auguri. Un dato interessante: sempre dal palco Airaudo ieri ha citato lo studio de Lavoce.info che evidenzia come l'ottanta per cento di coloro che hanno votato sì al referendum di Mirafiori lo hanno fatto perché «necessario per salvare il posto di lavoro». E' la prova che dentro le carrozzerie oggi circa il 90% degli operai non crede né a Marchionne, né ai sindacati firmatari che due settimane fa si sono detti «soddisfatti della vittoria». Il corteo è partito alle dieci del mattino da Porta Susa ed ha raggiunto piazza Castello dove si sono svolti gli interventi finali. Era aperto dagli operai delle carrozzerie di Mirafiori che recavano lo striscione «Fiat: l'accordo della vergogna». Dietro di loro le rappresentanze di decine di fabbriche metalmeccaniche del torinese. Qualche nome: Lear, Sandretto, Iveco, Ceva, Bertone, trentacinque pullman operai in arrivo da tutto il Piemonte. Massiccia anche la presenza di tutti i sindacati di base. Un serpentone fatto di facce nuove e non i soliti noti che si vedono ai cortei torinesi. L'adesione alla Powertrain secondo la Fiom è stata pari all'ottanta per cento. Cifre contestate dagli industriali e dai "loro" sindacati. Dopo circa due ore di marcia tutti i manifestanti si sono raccolti per ascoltare gli interventi dei relatori. Il segretario confederale della Cgil Enrico Panini è stato autore di un disperato intervento coperto da una folla urlante che lo ha severamente contestato,scandendo lo slogan «sciopero generale». Ad iniziare la contestazione i ragazzi dei centri sociali, poi seguiti dal grosso della folla. Giorgio Airaudo, ormai semiconvinto dalle Rsu Fiom a non lasciare il sindacato, ha concluso la manifestazione con queste parole: «Con la nostra forza e con il rispetto che dobbiamo alla Cgil diciamo che sono maturi i tempi per lo sciopero generale. La Cgil deve mettersi alla testa di questo movimento per un Paese migliore, per mandare a casa un governo che ha fatto solo del male ai lavoratori. Noi non rinunceremo mai al contratto nazionale e lotteremo fabbrica per fabbrica per riconquistarlo». In mezzo alla folla Paolo Ferrero, segretario del Prc: «L'attacco di Marchionne riguarda tutti i lavoratori e quindi ci vuole una risposta generale. La Cgil deve fare un salto di qualità non lasciando da sole le persone che hanno bisogno di un riferimento sicuro. Sul versante politico è criminale mantenere le divisioni quando c'è bisogno di un punto di vista unitario».

Maurizio Pagliassotti

[Articolo su Liberazione del 29/01/2011]

La FIOM in piazza

L'orgoglio operaio da Mirafiori a Pomigliano: ora lo sciopero generale

«Tempo, vibrazione/ tempo, veloce/ tempo, veloce/ avvitare, veloce/ avvitare, veloce/ cazzo, la schiena...». Un vero spettacolo, una catena di montaggio simulata dagli «Artisti operai» che per giorni hanno battuto la Metropolitana, la Circumvesuviana, le funicolari di Napoli per mettere in scena il lavoro operaio, «la fatica». Hanno sensibilizzato l'area partenopea per coinvolgere la popolazione intorno allo sciopero generale dei metalmeccanici indetto dalla Fiom. Ora sfilano per le vie di Pomigliano con il loro striscione e ripetono lo spettacolo, stanno subito dietro 'E Zezi gruppo operaio, una presenza storica dentro i conflitti di classe, da queste parti. A Milano in piazza Duomo c'è una vera catena per far provare a tutti che vuol dire avvitare lo stesso bullone per otto ore, e far capire le ragioni della rabbia operaia contro Marchionne.L'ad vuole ridurre le pause, accelerare i ritmi, portare i turni anche a 10-11 ore consecutive, espellere la Fiom, cancellare i contratti nazionali, togliere ai lavoratori il diritto di votare e scegliere da chi farsi rappresentare. A Napoli, a Pomigliano anzi, si recita in strada con attori veri lo stesso sfruttamento, l'alienazione, la sofferenza. Così si capisce la dignità di chi nelle fabbriche Fiat ha avuto il coraggio di dire no al ricatto «lavoro contro diritti». Lo capiscono le persone affacciate alle finestre e ai terrazzi che partecipano emotivamente al grandissimo corteo operaio che avvolge la capitale di quella che una volta si chiamava «Alfa sud». Erano i tempi in cui si cantava «tira tira quella leva/ spingi a fondo quel bottone/ tu non sai quello che fai/ te lo ordina il padrone» e al cinema impazzava Mimì metallurgico.Un boccone tira l'altro, come capita con gli scioperi generali. Ieri è toccato ai metalmeccanici che hanno superato con forza la sfida, domani, ma non un domani troppo lontano magari aspettando il sol dell'avvenire, dovrebbe toccare alla Cgil il compito di chiamare tutto il mondo del lavoro e i pensionati a fermare il paese, prima che precipiti definitivamente nell'abisso. Lo chiedono i cortei in tutte le città italiane, lo chiedono i palchi metalmeccanici, lo chiedono gli studenti che la Gelmini non è riuscita a mettere dietro la lavagna, i ricercatori, i precari, le cooperative sociali, i movimenti contro le discariche, in difesa del territorio e dei beni comuni. E il lavoro che cos'è, se non «un bene comune» come recita lo striscione d'apertura di quelli che «non si piegano», quelli che »non mollano»? Pomigliano è l'inizio, il seguito si chiama Mirafiori. Ma il modello Marchionne non è roba che riguardi solo gli operai metalmeccanici, né l'insieme dei lavoratori: riguarda l'intera società. Un modello che distrugge risorse, saperi, dignità, territorio, lavoro, brucia diritti e Costituzione in nome del mercato e della globalizzazione, cancella i contratti collettivi e il futuro di un paio di generazioni. Ecco perché lo sciopero dev'essere generale, e generalizzato a tutti coloro che pagano sia la crisi che le ricette autoritarie per uscirne che rendono i poveri più poveri, possibilmente schiavi, e i ricchi più ricchi, sfrontati, intoccabili. A Susanna Camusso devono essere fischiate le orecchie, giovedì a Bologna e ieri a Pomigliano, Torino, Milano, Genova, Massa, Ancona, Bari, Melfi, Termini imerese, Padova e in tutte le piazze variopinte che gridavano in coro «sciopero generale». Lo chiedevano ai dirigenti della Cgil che hanno presenziato tutti i comizi, senza però rispondere. Per questo si sono sentiti anche fischi, e non si può dire che in piazza ci fossero provocatori. C'erano tutte le persone che tengono aperta una speranza di salvezza del paese.Piazze piene e fabbriche vuote. Federmeccanica, Marchionne, giornali, teleberlusconi e telepiddì e teleruby possono dire quel che vogliono, lo sciopero più difficile della Fiom è riuscito benissimo. Si è visto in 18 piazze, 19 con quella «anticipata» dell'Emilia. E si è anche visto un nuovo spettro aggirarsi nella società, di nome «uniti contro la crisi», che sta radicandosi da Padova a Palermo, dalla Campania alle Marche; costruisce relazioni e momenti di analisi e di lotta politico-sociale. Non sostituisce, non potrebbe e non vuole sostituire la politica, anche perché si sostituisce qualcosa che esiste. Invece l'opposizione politica al berlusconismo e al marchionnismo non esiste, non si è vista se non per alcuni frammenti. A Pomigliano, per fare un esempio, si parlava di democrazia, partecipazione e rappresentanza del lavoro mentre a Napoli si parlava di primarie fatte per scherzo e già mandate in discarica. Mentre Andrea Amendola, segretario dei metalmeccanici Fiom della Campania, gridava dal palco «dalla Fiat non ci faremo mai buttar fuori», a Napoli si intensificavano le indagini su amministratori che hanno stracciato le speranze di tanta gente perbene. Ma bisogna anche dire che mentre la dirigente nazionale della Fiom Francesca Re David chiedeva lo sciopero generale, come Landini a Milano o Airaudo a Torino o Cremaschi a Padova, altrettante bocche confederali pronunciavano parole altre, troppo vaghe rispetto a una domanda semplice, logica, precisa.Quaggiù a Pomigliano dove tutto è cominciato riaffiora l'orgoglio meridionale. Quaggiù dove impazza l'illegalità, dove la criminalità organizzata è l'unico aspetto non precario della vita collettiva, si canta e si recita il lavoro, ricordando a troppi gattini ciechi che qualsiasi rinascita, persino culturale, passa attraverso una nuova cultura del lavoro e dei diritti. È un ragionamento di massa supportato da pratiche collettive, fabbriche e università, movimenti e centri sociali, associazionismo, ambientalismo. C'è di che prendere appunti per chi volesse rifondare una rappresentanza politica. Un embrione di rappresentanza sociale esiste già, e ruota intorno alla Fiom che è e vuole continuare a essere un sindacato. Potrebbe estendersi fino a far diventare la Cgil, il più grande invaso democratico rimasto in Italia, una casa comune.

Loris Campetti

[Articolo su il manifesto del 29/01/2011]

fonte:http://www.ilmanifesto.it/

Dal conflitto sociale una nuova sinistra. Firma anche tu l'appello!

Il governo Berlusconi ha superato la prova della fiducia parlamentare ma continua a mostrare con evidenza la sua fragilità. Troppe le contraddizioni accumulate e l'incapacità di rispondere alla crisi per pronosticare una ulteriore durata della parabola berlusconiana. Questo non vuol dire che il governo non possa continuare a fare danni, anche maggiori di quelli già fatti: dalla riforma universitaria alla legislazione sul lavoro, dall'attacco alla magistratura all'invelenimento del clima complessivo. Un'epoca di arretramenti sociali, regressione democratica e destrutturazione di classe è alle nostre spalle. Il berlusconismo ha ben incarnato un modello di comando fondato sulla corruzione, la rendita parassitaria, l'eliminazione dei diritti sociali e del lavoro. Ma la regressione sociale è stata favorita anche da un modello sociale basato sulla modernizzazione del sistema capitalistico vincolata alla competizione globale e veicolato dall'Unione europea. Un modello che ha permeato il centrosinistra italiano il quale ha contribuito a sua volta a realizzare quel disegno spesso con l'aiuto decisivo della ex sinistra radicale. Non a caso, uno degli ultimi puntelli del sistema berlusconiano è proprio la non credibilità alternativa del suo principale competitore. Quel modello economico e sociale mostra però la corda e la crisi globale evidenzia come le classi dominanti, nel loro insieme, stanno portando al fallimento e all'implosione l'intera società.La giornata del 14 dicembre, con la sua rabbia fredda e determinata, espressione di una rivolta giovanile che caratterizza l'Italia e il resto d'Europa, costituisce la prima avvisaglia di una rottura sociale. Anche l'ampiezza del No a Mirafiori, dopo quello di Pomigliano, mostra la possibilità di un'altra lettura dello scontro di classe con segnali di risveglio di coscienza non prevedibili prima dell'offensiva di Marchionne.Una nuova generazione comincia ad avvertire l'intollerabilità della propria condizione e chiede conto del proprio futuro. Lo fa a volte in forma disperata proprio perché non riesce più a concepire la speranza. Ma lo fa. E accanto a essa, settori del mondo del lavoro provano a tenere aperta una possibilità di resistenza alla crisi.Noi avvertiamo l'esigenza di un'inversione di tendenza che si materializzi innanzitutto in un rinnovato protagonismo dei movimenti e dei soggetti colpiti dalla crisi e consapevoli che solo la loro unità - sulla base di rivendicazioni chiare ed efficaci, che facciano pagare la crisi a chi l'ha provocata - può generare la risorsa essenziale per resistere.Un'inversione di tendenza che però si materializzi anche in un nuovo processo politico e sociale, alternativo al sistema capitalistico in tutte le sue opzioni, berlusconiane e non.Con questo appello ci rivolgiamo innanzitutto ai settori del lavoro impoveriti dalla logica del profitto, ai ceti sociali proletarizzati dalla crisi e privati di futuro.Agli operai che ancora resistono alla logica ferrea del padrone come quelli che si battono contro la strategia di Marchionne.Ai nuovi settori umiliati dalla gestione affaristica della scienza e dell’educazione. A quel precariato in formazione, fatto di ricercatori, studenti, che hanno oggi un ruolo essenziale per elaborare una critica di sistema.Ai migranti, parte ormai decisiva del mondo del lavoro e privati di diritti, dignità, cittadinanza.A chi ancora sostiene la legittimità del conflitto tra capitale e lavoro e il carattere non collaborazionista dei sindacati.Ai cittadini e cittadine, alle comunità che si battono per la difesa del territorio, dell’ambiente e dei beni comuni dalla morsa degli interessi privati e del profitto.A chi difende e sostiene la lotta per i diritti civili fondamentali, a cominciare dalla libera espressione degli orientamenti sessuali.A coloro che hanno ancora a cuore la pace intesa come rifiuto radicale della guerra in tutte le sue espressioni, comprese quelle che mascherano con l'ipocrisia della missione umanitaria l'occupazione di territori e una logica imperiale della politica estera.A chi tiene ancora in vita il protagonismo delle donne e la loro autodeterminazione convinte della necessità di rompere l'alleanza perversa tra il familismo filo-vaticano e il culto del potere maschilista di Berlusconi.Lavoriamo, dunque, a un processo di ricomposizione e di riorganizzazione sociale consapevoli, però, che anche sul terreno politico, compreso quello elettorale, occorra organizzare una resistenza e una proposta politica, alternativa e indipendente, ai due o tre poli che oggi si stanno organizzando, per rimettere in campo un'opzione credibile della sinistra anticapitalista.L'unità contro la destra, per essere davvero tale e divenire efficace, non può rimuovere l'aspetto sociale e la dimensione di classe, altrimenti, come è accaduto già negli ultimi venti anni, si ritorce contro la stessa sinistra di classe.Sul piano elettorale, convinti che non possa comunque essere esaustivo della partecipazione politica e delle forme di resistenza al capitalismo globale, noi continuiamo a proporre la formazione, a ogni livello, di liste anticapitaliste, ecologiste, comuniste, femministe, democraticamente partecipate e funzionali a un'altra forma della politica, fuori dalla logica istituzionalista, senza cumulo di mandati, con retribuzioni in linea con gli stipendi e i salari di chi lavora, senza il carrierismo e con il rendiconto costante agli elettori e alle elettrici. Liste da presentare alle prossime elezioni amministrative e, nel caso, anche alle elezioni politiche. Lanciamo dunque una sfida innanzitutto dentro la società e in secondo luogo nelle varie latitudini della sinistra italiana, per rimettere al centro dell'agenda un'iniziativa indipendente e alternativa per ridare speranza alla possibilità di un'azione collettiva.

Per aderire all'appello:
perunanuovasinistra@gmail.com

Primi firmatari:
Marco Bertorello, lavoratore portuale, vicepresidente Direttivo FILT CGIL Genova;
Felisiano Bruni, operaio
Fabrizio Burattini, direttivo nazionale CGIL
Luigino Ciotti, associazione Primo Maggio
Lidia Cirillo, quaderni viola
Danilo Corradi, dottorando La Sapienza
Fabiola Correale, studentessa universitaria, Ateneinrivolta.org
Eliana Como, comitato centrale Fiom
Pierpaolo Corallo, Usb settore privato
Nando D'Anna, consigliere comunale SC Casoria
Gianni De Giglio, dottore di ricerca in Economia
Nadia De Mond, marcia mondiale delle donne
Paola De Nigris. studentessa universitaria, Ateneinrivolta.org
Bruno Demartinis, insegnante, direttivo Cobas Scuola Genova;
Dario Di Nepi, precario
Luciano Governali, studente universitario La Sapienza, Ateneinrivolta.org
Francesco Locantore, insegnante precario
Pasquale Loiacono, operaio Mirafiori
Aurelio Macciò, Direttivo della Camera del Lavoro CGIL di Genova
Gigi Malabarba, rivista Erre
Felice Mometti, insegnante
Tatiana Montella, precaria
Armando Morgia, RSA VIII municipio Roma
Sergio Morra, professore ordinario di Psicologia, Facoltà Scienze della Formazione – Università di Genova
Gippo Ngandu Mukendi, ricercatore precario
Giorgio Sestili, studente universitario La Sapienza, Ateneinrivolta.org
Nando Simeone, direttivo regionale Filcams Roma e Lazio
Umberto Oreste, ricercatore
Ornella Orofino, studentessa universitaria Bari
Emiliano Viti, comitato No-turbogas Albano
Rosalba Volpi, insegnante Livorno 

venerdì 28 gennaio 2011

Sciopero FIOM CGIL: tute blu in piazza in tutta Italia

Un lungo corteo di metalmeccanici, studenti, pensionati e lavoratori da 'Pomigliano a Mirafiori...' contro le scelte autoritarie di FIAT e Federmeccanica e per ribadire la necessità di democrazia e rappresentanza nei luoghi di lavoro

Straordinaria, in tutta Italia, la mobilitazione delle tute blu della CGIL. Lo sciopero generale, indetto dalla FIOM CGIL, partito ieri (27 gennaio) dall'Emilia Romagna, ha coinvolto oggi i metalmeccanici impiegati nelle fabbriche del resto del paese, che hanno incrociato le braccia per otto ore.Non solo metalmeccanici, ma anche, studenti, precari e pensionati hanno sfilato per le vie delle città, uniti per rivendicare 'contratti e diritti'. Una protesta che arriva dopo gli accordi separati negli stabilimenti FIAT di Pomigliano, prima, e di Mirafiori poi, accordi che prevedono la cancellazione del Contratto Nazionale di lavoro e quindi dei diritti dei lavoratori. 'Da Pomigliano a Mirafiori. Il Lavoro è un bene comune. Difendiamo ovunque contratto e diritti' è infatti questo lo slogan portato oggi in piazza dai lavoratori metalmeccanici, ma anche 'Per la libertà del lavoro' e 'Mirafiori: l'accordo della vergogna'. E' forte il grido di allarme lanciato dalle piazze italiane, in questa giornata di mobilitazione, come ha spiegato Maurizio Landini, Segretario generale della FIOM CGIL, dal palco a Milano: “oggi le fabbriche si sono fermate perchè i lavoratori non vogliono che il modello Marchionne si estenda, i lavoratori – ha proseguito - vogliono difendere un lavoro con i diritti e la dignità delle persone che lo fanno”.Una giornata di protesta che ha coinvolto numerose città della penisola. Un enorme e lungo corteo ha unito i lavoratori metalmeccanici dal nord al sud dell'Italia, passando non solo per le città in cui sono presenti gli stabilimenti del gruppo FIAT (Torino, Cassino, Pomigliano, Termini Imerese, Melfi e Termoli), ma anche nelle regioni in cui ci sono aziende in lotta per difendere i posti di lavoro.Di particolare rilievo la manifestazione a Torino, città che ospita lo stabilimento FIAT di Mirafiori, protagonista dell'ultimo referendum sull'accordo tra azienda e sindacati. Migliaia di manifestanti hanno dato vita ad un colorato corteo che, partito da Porta Susa ha raggiunto piazza Castello, dove un grande applauso ed un sentito ringraziamento ha accolto tutte le lavoratrici e lavoratori di Mirafiori.“Con il vostro coraggio e con il vostro voto avete riaperto una pagina della storia italiana” ha dichiarato dal palco Enrico Panini, Segretario Confederale CGIL, “quella pagina che parla della dignità del lavoro operaio, una pagina che qui si voleva chiudere”. Un ringraziamento particolare Panini lo ha dedicato ai 196 “eroi”, come li ha voluti definire, che hanno animato i 'Comitati per il no'.Una mobilitazione, quella di oggi, che ha visto in piazza la CGIL con tutte le sue categorie, al fianco dei metalmeccanici, perchè ha proseguito Panini “dove ci sono i lavoratori lì è il posto della CGIL e della FIOM”. L'accordo separato di Mirafiori, spiega il Segretario Confederale, “è la somma di deroghe e clausole vessatorie”, la protesta è nata perchè “non vogliamo che il modello di organizzazione della fabbrica autoritario, che si tenta di applicare a Mirafiori, si estenda”. Gli effetti di tale accordo, secondo Panini, “non vanno valutati in astratto”, ma su ciò che esso significa concretamente, cioè “sulle condizioni di vita dei lavoratori” e rivolgendo un invito a tutti gli entusiastici sostenitori, ha aggiunto, “lo vengano a valutare al montaggio”.La democrazia e la rappresentanza nei luoghi di lavoro, torna quindi ad essere, un tema centrale ed urgente, è per questa ragione, come annunciato dal dirigente sindacale, che la CGIL ha lanciato per i prossimi mesi una campagna di mobilitazione sul tema, a cui si aggiungeranno le 'marce per il lavoro' che coinvolgeranno tutto il territorio nazionale.Quello degli operai FIAT, ha spiegato Giorgio Airaudo, Segretario Nazionale FIOM CGIL, riferendosi al voto sull'accordo di Mirafiori, è stato un doppio atto di coraggio: il primo di chi a votato no, “nonostante i tentativi di provocazione”, il secondo di chi a votato si, perché costretto, ma che, “come spiegato la ricerca resa pubblica dall'economista Tito Boeri, nel 64% dei casi ritiene di non avere fiducia in Marchionne”, nelle sue promesse e nell'accordo. Quel si ottenuto di stretta maggioranza “è inutile”, aggiunge Airaudo, ed ora Marchionne deve riaprire le trattative.Nel ribadire un giudizio negativo sull'azione di governo, “che non è stato neanche in grado di farsi spiegare da FIAT il piano industriale”, il dirigente FIOM CGIL ha ricordato che il sindacato “non rinuncerà mai al contratto nazionale e alla libertà di ogni singolo lavoratore di eleggere i propri rappresentanti e scegliere il suo sindacato”, l'opposto di quello che vorrebbe Marchionne.In questa situazione, ha proseguito Airaudo, abbiamo il dovere di indicare percorsi che rendano i processi governabili, chiedendo più investimenti e indicando modelli di sviluppo sostenibili, perché questa è la strada per uscire dalla crisi economica, e non come vorrebbe Sacconi, limitando il diritto di sciopero nei settori privati.

Fiom, migliaia in piazza a Torino contro l'accordo Fiat

Migliaia di lavoratori partecipano al corteo della Fiom a Torino, partito dalla stazione di Porta Susa. Quaranta pullman sono arrivati da tutto il Piemonte di Andrea Giambartolomei.



Il 28 si manifesta anche in Polonia

Il sindacato polacco "Agosto 80" organizza un picchetto all'Ambasciata italiana a Varsavia per dimostrare il proprio sostegno allo sciopero della Fiom

L'esecutivo del Sindacato libero "Agosto 80" di Fiat Auto Polonia SA, i rappresentanti del nostro sindacato nel settore automobilistico e la grande maggioranza dei lavoratori della Fiat in Polonia, sostengono l'azione della Fiom in difesa dei contratti collettivi in vigore in Italia."Agosto 80" protesta fortemente contro il piano Marchionne, la cui attuazione consiste nella limitazione sistematica dei diritti dei lavoratori, nella liquidazione delle loro conquiste ottenute nel corso di decenni con l'obiettivo di obbligare i lavoratori a lavorare di più senza aumentare i loro stipendi.Il tentativo di eliminare le Fiom dalle imprese della Fiat, perché tale sindacato rifiuta una restrizione drastica dei diritti dei lavoratori, indica che Marchionne e la Fiat hanno di fatto dichiarato guerra ai loro dipendenti. L'orientamento della Fiat non ha niente a che vedere con il concetto di uno stato democratico e dimostra la volontà di porre condizioni degne dei lavoratori nord-coreani piuttosto che di quelli europei.La Fiat ha anche avviato un'attività analoga nei confronti dei lavoratori polacchi e recentemente anche dei lavoratori serbi. Sappiamo anche che questo modello di relazioni con i lavoratori la Fiat l'ha introdotto con la forza in tutte le sue imprese, cercando di aumentare la competitività non con lo sviluppo di nuovi modelli o di nuove tecnologie, ma solo a spese dei lavoratori.Il compito e il dovere di un sindacato è difendere i diritti dei lavoratori. Per questo motivo manifestiamo il nostro pieno sostegno alle azioni della Fiom. Vi auguriamo la vittoria, perché sarà una vittoria per tutti i lavoratori.Per far conoscere meglio la nostra posizione, il giorno dello sciopero nelle aziende italiane - il 28 gennaio - il nostro sindacato organizzerà un picchetto a Varsavia, davanti all'ambasciata italiana, e consegnerà all'Ambasciatore una protesta contro le violazioni dei diritti degli operai da parte del gruppo, chiedendogli allo stesso tempo, di trasmettere ai metalmeccanici italiani il sostegno del Sindacato libero "Agosto 80".L'esecutivo del Sindacato libero "Agosto 80" della Fiat Auto Polonia SA.

La Fiom annuncia: "Escalation di manifestazioni e assemblee in tutta la Toscana"

Mauro Faticanti: "Vogliamo difendere il lavoro e la rappresentanza. I soldi stanziati per gli ammortizzatori in deroga non sono sufficienti a coprire l'intero 2011"

Un'escalation di manifestazioni e assemblee in tutta la Toscana e in tutti i capoluoghi per difendere il lavoro e la rappresentanza.Lo ha annunciato il segretario regionale della Fiom Cgil, Mauro Faticanti, a margine dello sciopero dei metalmeccanici che si è tenuto a Massa."Saranno scaglionate in tutta la Toscana le marce per il lavoro che è la priorità assoluta del Paese - ha ricordato Faticanti - e il Governo non fa abbastanza, i soldi stanziati per gli ammortizzatori in deroga non sono sufficienti a coprire l'intero 2011. Faremo grandi iniziative in tutti i posti di lavoro per lanciare la nostra proposta sulla democrazia e sulla rappresentanza. E poi vogliamo i risultati. Nessuna forma di iniziativa, dal punto di vista di un sindacato è preclusa, ma le faremo come e quando saranno necessarie per arrivare a portare a casa il risultato".La manifestazione si è conclusa alle 14 con 15 mila partecipanti secondo i dati della Fiom, 10 mila per la Questura. Hanno partecipato, con le loro bandiere, l' Idv con l'onorevole Fabio Evangelisti, Sel, la Federazione della Sinistra, Prc e Carc. Presente anche una delegazione del Pd toscano guidata dal responsabile lavoro Ivan Ferrucci. Un attacco dal palco del comizio, al Pd, è stato fatto, senza mai citare il partito di centrosinistra, da Stefania Favilli, della Rsu Isi. Fulvio Fammoni della Cgil nazionale ha dichiarato guardando la piazza massese: "Questa è l'Italia reale; dicono che siamo isolati come sindacato, spero che le tv facciano vedere le immagini della folla qui riunita".E' intervenuto anche Massimo Masat della Fiom nazionale: "Il modello Fiat è un modello da terzo mondo: compete con i cinesi ma non con le altre potenze mondiali ed europee". E ha aggiunto: "dopo Mirafiori il sindacato è diviso; sono convinto che per il rispetto dei lavoratori metalmeccanici, e non solo in questa piazza, Fim e Uilm devono riflettere su quello che è successo".Dall'Empolese Valdelsa grande afflusso alla manifestazione di Massa, con decine di persone che con mezzi propri hanno fatto sentire la voce. La Fiom Cgil fa sapere che 4 pulman da Certaldo, Castelfiorentino e Empoli ha seguito la protesta. Un pulman anche della stessa camera del lavoro a Massa.

In 15mila al corteo della Fiom nella città della Eaton

Serpentone partito dalla sede della fabbrica divenuta il simbolo della lotta per il lavoro in Toscana dopo il licenziamento di 304 operai da parte della multinazionale

La grande partecipazione ha obbligato gli organizzatori del corteo della Fiom Toscana, in corso a Massa, a ritardare la partenza per aspettare l'arrivo davanti alla Eaton di oltre 1.000 lavoratori giunti in treno, e trasferiti con bus navette, e di quelli arrivati da tutta la regione al parcheggio dello stadio comunale con 90 pullman.Il corteo, partito dalla sede della fabbrica divenuta il simbolo della lotta per il lavoro in Toscana dopo il licenziamento di 304 operai da parte della multinazionale, ha sfilato lungo l'Aurelia. In testa ai manifestanti, il corteo è lungo circa un chilometro, ci sono i sindaci di tutti i Comuni della provincia di Massa Carrara. Una salva di fischi è partita dai manifestanti al passaggio davanti a un Mc Donald's."Siamo più di 15mila, grazie!". Lo ha detto Mauro Faticanti, segretario regionale della Fiom-Cgil Toscana mentre si riuniva il corteo dei manifestanti per lo sciopero generale in piazza Aranci a Massa.La questura al momento parla di un dato parziale tra gli 8mila e i 10mila partecipanti alla manifestazione. Cori contro Berlusconi e Marchionne. I più fotografati sono un gruppo di operai con la maschera di Berlusconi e la tuta rossa della Fiom. Anche il sindaco di Massa Roberto Pucci ha detto "grazie" alla Fiom-Cgil per aver organizzato questa manifestazione nella sua città.

fonte:http://www.gonews.it

Piaggio: Colaninno, dati 2010 mi soddisfano molto

"I dati 2010 del gruppo come azionista mi soddisfano molto". Lo afferma il presidente ed amministratore delegato di Piaggio, Roberto Colaninno."I dati li renderemo noti quando il consiglio di amministrazione li approverà - aggiunge Colaninno durante la presentazione a Montecarlo della nuova gamma 'Porter' - ma con la pesante crisi che c'é stata in Italia e nel mondo sono soddisfatto: con le molte innovazioni e con la scelta di puntare sui mercati asiatici il gruppo può affrontare nel 2011 la crisi internazionale con tranquillità".Piaggio in India quest'anno ha l'obiettivo di vendere un totale di 250 mila veicoli, contro i 220 mila venduti nel 2010, di cui 210 mila a tre ruote e 10 mila a quattro ruote. Sono dati resi noti al presidente ed amministratore delegato del gruppo, Roberto Colaninno.L'anno prossimo sul mercato indiano Piaggio intende lanciare una Vespa studiata appositamente per questo paese e nel futuro per i mercati vicini, completamente diversa da quella destinata all'Europa. Le caratteristiche saranno i bassi costi e facile manutenzione.Il gruppo Piaggio sta anche studiando uno sbarco in grande stile nel mercato dei veicoli commerciali leggeri in Cina, dove"c'é un trend fortissimo di spostamento dei prodotti dalla campagna verso le città, con decine di milioni di aziende di logistica che hanno bisogno di nuovi mezzi di trasporto",conclude Colaninno presentando a Montecarlo la nuova gamma dei Porter.

Un modello, quello di Marchionne, inaccettabile, da affrontare e sconfiggere anche a Maranello.

Stamattina, in vista della presentazione della nuova Ferrari (F150), i Delegati Sindacali della Fiom hanno presidiato la portineria della galleria del vento (via Grizzaga).Con alcuni cartelli e con volantini distribuiti agli ospiti arrivati per la presentazione della nuova vettura, i delegati della RSU- Fiom- Ferrari hanno denunciato il mancato rinnovo del contratto aziendale, scaduto ormai da 3 anni.Alla luce degli straordinari ricavi della Ferrari, la richiesta di rinnovo contrattuale è giusta e incontestabile.Opporre un rifiuto, come fa Montezemolo, alle richieste dei lavoratori, ed imporre un consenso forzato attraverso promesse e minacce, introduce di fatto, alla Ferrari, il metodo autoritario di Marchionne e della Fiat; cioè un modello lontano dalle relazioni sindacali costruite nel corso dei decenni alla Ferrari.Un modello, quello di Marchionne, inaccettabile, da affrontare e sconfiggere anche a Maranello.

RSU FIOM Ferrari

I Cobas invadono Firenze contro la crisi

La crisi facciamola pagare ai padroni, recita lo striscione che apre il corteo dei Cobas a Firenze nel giorno dello sciopero generale. 

La mobilitazione nazionale dei sindacati autonomi prende il via nel capoluogo toscano da Piazza San Marco. Oltre 2000 i partecipanti secondo gli organizzatori, tra lavoratori e studenti, la meta' per la questura. Uno sciopero generale contro la crisi, contro la riforma della scuola, contro un governo che, dicono i sindacati, ne fa pagare tutto il peso ai lavoratori. Pochissimi i politici presenti. Non c'e' la CGIL ma arriva da Massa l'eco della manifestazione della FIOM. C'e' chi, alla vigilia, aveva parlato di una manifestazione a rischio, soprattutto dopo le gravi minacce di ieri verso la CISL. Il passaggio del corteo ha creato alcuni disagi al traffico, bloccato per circa 20 minuti sui viali Rosselli e Belfiore. I negozi erano aperti e nessuna saracinesca abbassata. Nessun incidente lungo il percorso, salvo alcune scritte politiche comparse sui muri dei cosiddetti obiettivi sensibili, dalla Scuola Marescialli alla Caserma in via della scala, subito cancellate dal servizio di Quadrifoglio. Scritte sono comparse anche sulle vetrine delle filiali delle banche nei pressi del Duomo. Opera, dobbiamo dirlo, di un piccolissimo gruppo di ragazzi che hanno anche lanciato uova contro le finestre e vernice rossa contro la vetrina di una rivendita Fiat.

fonte:http://www.toscanatv.com

“Deludente l’intervento di Susanna Camusso, non si può continuare a far finta di niente di fronte alla richiesta di massa di sciopero generale”

L’intervento della Segretaria generale della Cgil, nella eccezionale manifestazione di Bologna, è stato assolutamente deludente. Di fronte a una piazza che era unita nel reclamare lo sciopero generale, la Segretaria generale della Cgil ha ostentatamente ignorato la parola. C’è da chiedersi dove voglia andare la Segreteria della Cgil, in un momento in cui la grande maggioranza dei lavoratori e sicuramente degli iscritti all’organizzazione, chiede e vuole lo sciopero generale. E’ evidente che le cose non vanno e che subito dopo lo sciopero dei metalmeccanici si deve aprire un confronto vero nella confederazione. Non è più accettabile il minimalismo e l’assenza di iniziativa vera di fronte alla gravità dell’attacco ai diritti e alla libertà dei lavoratori, e con la disponibilità alla mobilitazione che c’è, non solo nelle fabbriche, ma tra i giovani e gli studenti. Non si può continuare a far finta di niente di fronte a una richiesta così diffusa e convinta di sciopero generale.

Giorgio Cremaschi


fonte:http://www.rete28aprile.it

Uno sciopero generale costituente

La splendida manifestazione di Bologna ha già annunciato che quella di oggi sarà una grande giornata. In tutte le regioni d’Italia scenderanno in sciopero e in piazza i metalmeccanici e con essi lavoratrici e lavoratori di tutte le altre categorie, studenti, centri sociali, cittadini e cittadine che vogliono ifendere la democrazia. E’ lo sciopero dei metalmeccanici, ma è anche una giornata di lotta che parla a tutto il mondo del lavoro. Che ha già cominciato a rispondere. Voglio qui ricordare, e so di far torto ai tanti che trascuro, le Rsu della Margheritelli di Perugia, contratto del legno, quelle della Boglioli di Brescia, tessili, quelle delle università di Torino, i lavoratori del commercio, dei trasporti privati di Trento, e tante e tanti altri, lavoratrici e lavoratori che domani daranno i primi segnali di uno sciopero generale che coinvolga tutte le categorie. Lo stesso faranno le lavoratrici e i lavoratori che sciopereranno con i Cobas, l’Usb, la Cub, il sindacalismo di base, che hanno scelto con intelligenza di far propria la giornata di lotta della Fiom senza primogeniture di date o di sigle.Questo grande movimento di lotta ha un preciso punto di avvio.Quando nel giugno dell’anno scorso a Pomigliano la Fiom prima e poi oltre il 40% degli operai dissero no al primo dei tanti ricatti messi in piedi da Marchionne, forse non era ancora chiara la portata costituente di quel rifiuto. Eppure così è stato. Da allora le relazioni sociali, i conflitti, le istituzioni e la democrazia, si sono sempre più ridefinite sul modello proposto da Marchionne e sull’opposizione ad esso. Sin dall’inizio era chiaro che quello dell’amministratore delegato della Fiat non era semplicemente un modello produttivo particolarmente feroce e ingiusto, ma un progetto reazionario per tutta la società italiana. Il primo sostegno entusiasta alla Fiat è venuto dalla ministra dell’istruzione Mariastella Gelmini subito dichiarò che le sue riforme scolastiche si ispiravano al modello Marchionne. E’ proprio così. L’amministratore delegato della Fiat ha messo in moto la sua macchina distruttrice dei diritti e della democrazia sulla strada asfaltata da anni di governi di Berlusconi e di cedimenti della sinistra moderata al liberismo estremo. Con la crisi, invece che provare a cambiare qualcosa nel modello liberista che l’ha prodotta, le classi dirigenti, i ricchi, la casta dei manager e la grande borghesia hanno scelto una linea di pura regressione sociale. Fabbrica per fabbrica, territorio per territorio, scuola per scuola ci si propone la cura della Grecia:pagare tutto noi perché loro possano conservare tutto. Così Marchionne ha interpretato lo spirito generale della casta dei padroni e lo ha trasformato in ideologia combattente. Gli operai sono ricomparsi sulla scena dell’informazione per subire l’accusa di essere i veri artefici della crisi. Con il loro contratto nazionale, il loro assenteismo, i loro scioperi e la mancanza di voglia di lavorare. Questa offensiva reazionaria ha conquistato gran parte della stampa e dell’informazione e la maggioranza dell’opposizione a Berlusconi, il quale, nonostante il precipitare della sua crisi personale, si è visto così confermare la sua politica e la sua ideologia. Marchionne ha preso il posto di Berlusconi, è diventato la nuova bandiera del liberismo e dell’attacco ai diritti. La Lega Nord, che per anni ha chiesto i voti agli operai contro Roma ladrona e contro le grandi imprese multinazionali e la Fiat, è diventata il cane da guardia di Marchionne.Di fronte alla forza e all’arroganza di questa offensiva si poteva temere un crollo della nostra democrazia e invece il no della Fiom di Pomigliano è diventato costituente di una sempre più grande opposizione sociale, culturale, morale. La notte in cui si sono scrutinate le schede di Mirafiori mezza Italia è rimasta sveglia, per seguire quel voto con più passione che se fossero state elezioni politiche generali ed in fondo era così. Con quel referendum ricatto, si imponeva ai lavoratori la rinuncia a tutto, ma si dava anche spazio a tutti coloro che volevano tirare su la testa. E così gli operai di Mirafiori in 2300 hanno detto no per conto di milioni di persone che non ne possono più e vogliono lottare. Gli operai di Mirafiori hanno detto no per conto e assieme a tutte le lavoratrici e i lavoratori che vogliono difendere le loro libertà, il contratto nazionale, lo stato sociale. Hanno detto no assieme agli studenti,che peraltro hanno subito sentito la vicinanza della loro lotta a quella dei metalmeccanici. Hanno detto no assieme a milioni di lavoratrici e lavoratori precari che hanno capito l’imbroglio di chi, anche a sinistra, spiegava che i loro guai venivano dai privilegi degli operai. Hanno detto no assieme ai migranti che lottano contro l’apartheid e le persecuzioni della legge Bossi-Fini. Hannodetto no assieme a tutti quei movimenti che sull’ambiente, sui beni comuni, sulla democrazia e i diritti, lottano contro l’arroganza del potere e le privatizzazioni.Il no della Fiom è diventato uno spartiacque sociale e politico: chi sta con Marchionne sta di là, chi sta contro Marchionne sta di qua. Così si è messo in moto un processo unitario di massa, che certo esclude i dirigenti complici di Cisl e Uil, quei sindaci e politici della sinistra che hanno perso l’anima schierandosi con Marchionne, quel mondo dell’informazione che sbatte i tacchi appena arrivano le veline dell’amministratore delegato della Fiat. Ora si tratta di andare avanti. Bisogna chiedere con forza e ottenere dalla Cgil lo sciopero generale. Bisogna costruire un movimento in grado di durare e sconfiggere il modello sociale di Marchionne. Bisogna ricostruire una politica democratica che porti a un altro modello di sviluppo e che affermi finalmente eguaglianza e giustizia sociale. Per questo chi è in piazza oggi ha bisogno anche di ricostruire gli strumenti e i canali della propria rappresentanza. C’è un palazzo che ha ceduto armi e bagagli alla prepotenza delle multinazionali e del regime dei padroni, ma c’è un’opposizione sociale che cresce e produce impegno e cultura. Lo sciopero di oggi è dunque costituente di un grande movimento unitario e di nuove identità politiche. In pochi mesi si è rimessa in moto l’Italia, adesso bisogna andare avanti.


 Giorgio Cremaschi 

giovedì 27 gennaio 2011

“Marchionne riapra le trattative perché contrasteremo con ogni mezzo gli accordi di Mirafiori e Pomigliano”

“È bene che l’Amministratore Delegato Fiat, Sergio Marchionne, riapra le trattative perché gli accordi di Pomigliano e Mirafiori non siamo disponibili ad accettarli e li combatteremo con tutti gli strumenti possibili.” Lo ha detto il Segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, nel suo comizio a piazza Maggiore, a Bologna, in occasione dello sciopero generale dei metalmeccanici. Sciopero che solo in Emilia Romagna si è svolto con un giorno di anticipo, mentre tutte le altre Regioni faranno sciopero domani.“A Fim e Uilm, che hanno firmato gli accordi Fiat – ha continuato Landini – diciamo fermatevi, perché quelle intese separate non puntano solo a tenere fuori dalle fabbriche la Fiom e la Cgil, ma cancellano la possibilità delle lavoratrici e dei lavoratori di scegliere i loro rappresentanti. In questo modo vengono meno alla loro natura di sindacati confederali, diventando sindacati corporativi.”“Confindustria e Federmeccanica – ha proseguito Landini –, inseguendo il modello Fiat, hanno nei fatti cancellato il Contratto nazionale, dando alle aziende la libertà di scegliere se applicarlo o se fare degli accordi aziendali. La Fiom metterà in campo tutte le iniziative necessarie per riconquistare il Contratto nazionale di lavoro.”“La piazza di oggi e, siamo sicuri, anche le piazze di domani – ha ribadito Landini –dimostreranno che la maggioranza dei lavoratori sono contrari al modello Marchionne e credono che la competizione tra le imprese si deve fare sull’innovazione del prodotto e la ricerca, come stanno facendo le altre case automobilistiche, a partire dalla Volkswagen, e non sulla riduzione dei diritti di chi lavora.”“Al Ministro Sacconi, che ha definito lo sciopero generale dei metalmeccanici uno sciopero politico, rispondiamo che lui e il suo Governo, sono venuti meno al loro ruolo politico, scegliendo di fare i tifosi delle imprese piuttosto che una politica industriale che salvaguardi il lavoro come valore e questione nazionale.”“Lo sciopero di oggi non è un punto di arrivo – ha sottolineato Landini – ma una delle iniziative che abbiamo messo in campo per riconquistare il Contratto nazionale e riaprire la vertenza Fiat.”“Altre forme di mobilitazione – ha concluso Landini – dovranno essere decise nelle prossime settimane, anche in accordo con la Cgil, fino ad arrivare anche allo sciopero generale di tutti i lavoratori”.

Maurizio Landini
Sintesi dell’intervento del Segretario generale della Fiom-Cgil, Maurizio Landini, durante lo sciopero generale dei metalmeccanici dell’Emilia Romagna, che si è tenuto oggi a Bologna.

Coordinamento Uniti Contro La Crisi: "Lo sciopero di domani è solo l'inizio"

Un'assemblea cittadina ha discusso dello sciopero generale indetto dalla FIOM-CGIL per i metalmeccanici e allargato a tutte le categorie di lavoratori dai COBAS. Gli organizzatori: "Mettere insieme i diversi percorsi di mobilitazione in vista di possibili convergenze su future vertenze locali e nazionali"

Scommessa riuscita martedi sera (25 gennaio) all'Assemblea Cittadina promossa dal Coordinamento Uniti Contro La Crisi di Pisa: coordinamento nato dalla manifestazione del 16 ottobre (indetta dalla Fiom-Cgil a Roma e per la quale da Pisa partirono in 500) e che riunisce soggetti anche molto diversi. Non capita tanto spesso di vedere riuniti assieme fianco a fianco, ad ascoltare e dibattere, e in una sala tanto gremita (un centinaio le presenze, molti i giovani), studenti, precari, lavoratori dell'industria, della scuola e dell'università, esponenti di movimenti e partiti, delegati e dirigenti dei sindacati, come pure semplici cittadini. Soprattutto non è comune sentire intervenire nella stessa serata soggetti tanto variegati, appartenenti a gruppi, partiti e sindacati spesso così poco capaci di mettersi in connessione tra di loro. Una risposta molto forte che indica come l'esigenza di unire le lotte sia ormai realmente sentita e non un semplice slogan.Scopo di questa Assemblea aperta, per il coordinamento che l'ha promossa, era non solo parlare dell'importante scadenza più ravvicinata, ovvero dello sciopero generale del 28 gennaio, indetto dalla FIOM-CGIL per i metalmeccanici e allargato a tutte le altre categorie di lavoratori dai COBAS, ma anche provare a parlarsi per mettere insieme i diversi percorsi di mobilitazione in vista di possibili convergenze su vertenze locali e nazionali; come indicato nel titolo stesso dell'Assemblea "Verso lo sciopero del 28 gennaio ed oltre" e come ribadito nell'introduzione da Alessandro Breccia, dell'Assemblea Precari dell'Università di Pisa e parte del Coordinamento.Difficile rendere conto dei numerosi interventi di una serata così lunga e ricca dove sono si sono alternati tutti quei soggetti che sono toccati in forme diverse dalla crisi: dagli studenti dei diversi gruppi universitari (Sinistra Per e Tijuana Project), agli esponenti del mondo del lavoro con RSU sia FIOM che COBAS di diverse aziende e realtà lavorative della Provincia di Pisa e oltre: dalla Piaggio di Pontedera (e indotto), alle aziende hi-tech del Polo di Navacchio, alla Continental, fino alla Eaton di Massa; dai precari del mondo della formazione e della ricerca (dell'Assemblea Precari), agli RSU COBAS e FLC della Scuola, dell'Università e del Settore Pubblico; fino ad arrivare al segretario provinciale di Rifondazione Comunista, ai Movimenti per la ripubblicizzazione dell'acqua e al segretario provinciale della FIOM di Pisa. Uno spaccato di quanto ormai la percezione della crisi sia ormai diffusa in soggetti tanto diversi, accomunati dalla necessità di incrociare esperienze e percorsi di lotta.Moltissimi anche i temi affrontati da coloro che sono intervenuti in Assemblea. I vari soggetti, del mondo della formazione e del lavoro non si sono però limitati a parlare soltanto delle loro vertenze specifiche: dal tema della precarietà del mondo universitario, a quello della distruzione della Scuola e dell'Università Pubblica, alle problematiche specifiche delle varie aziende in cui si trovano a lavorare gli RSU (o a non lavorare più come nel caso della Eaton di Massa).Un dato comune a tutti è stato infatti quello di partire dalle proprie specificità, anche molto importanti, e su cui si costruiscono lotte e vertenze specifiche, per arrivare a parlare di temi e problematiche comuni a tutti, lavoratori cosiddetti garantiti, precari e studenti. Molti sono i temi comuni che sono stati ripresi da più di un intevento e le connessioni potenziali tra le varie vertenze che sono venute alla luce.Un forte appoggio è stato espresso da tutti allo sciopero del 28 gennaio indetto da FIOM, COBAS e Sindacati di Base. Uno sciopero tanto più importante, come evidenziato in molti interventi, dopo la vertenza Mirafiori e il referendum-ricatto di Marchionne ("diritti o lavoro"), che prefigura un'uscita dalla crisi fatta di supersfruttamento e cancellazione del Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (sostituito da contratti individuali o aziendali dettati dall'azienda); e che cancella il diritto di sciopero e alla rappresentanza sindacale (in fabbrica ci dovranno essere solo i delegati nominati dai sindacati conniventi con l'azienda) al fine di impedire qualsiasi protesta da parte dei lavoratori, ridotti a pura merce.Una vertenza che esula il settore del lavoro metalmeccanico: il Modello Marchionne vogliono estenderlo a tutta l'industria ed oltre, secondo l'analisi espressa da molti degli interventi. Per questo l'avviso comune di tutti i presenti sul fatto di fare fronte comune con i lavoratori di Mirafiori che si sono trovati al centro di uno scontro che va ben al di là della loro vertenza e che vuole imporre con la forza del ricatto un modello autoritario di relazioni che sfruttano il lavoro e gli negano qualsiasi voce.Proprio il tema della democrazia sindacale è stato al centro di molti interventi, con gli RSU Cobas che hanno denunciato come i sindacati di base, siano da sempre sottoposti all'inagibilità, sia per l'impossibilità di convocare le assemblee che per l'impossibilità di eleggere propri rappresentanti, e per la loro esclusione dalla contrattazione. Questo in conseguenza degli accordi stipulati negli anni '90 dai sindacati Confederali. Un modello di relazioni sindacali che ora viene estremizzato ulteriormente a partire dalla vicenda Fiat e dai contratti separati firmati da CISL e UIL ("sindacati complici"): la contrattazione potranno farla solo i sindacati che sono d'accordo con l'azienda e sarà ridotta alla firma di un contratto imposto dalla direzione.Sempre sul tema della democrazia sindacale è stato posto il tema del referendum, strumento democratico molto importante che però viene usato in maniera sempre più distorta: da una parte si nega la possibilità ai lavoratori di votare su accordi che li riguardano, dall'altra si impongono referendum solo quando l'azienda è sicura di vincere, grazie al ricatto del posto di lavoro (vedi le vicende di Pomigliano e Mirafiori) e all'appogio dato da sindacati che ormai fanno solo gli interessi dell'azienda. E' stato fatto l'esempio locale della Piaggio di Pontedera dove, con il supporto dei 900 impiegati (su 5000 addetti), sono stati fatti passare accordi pessimi che aumentano lo sfruttamento degli operai in catena di montaggio, mentre non toccano minimamente le condizioni di lavoro degli impiegati stessi.Essenziale, secondo molti degli interventi, sarebbe una legge sulla rappresentanza che desse maggior potere e rappresentanza a chi lavora, in modo da evitare che a decidere sulla pelle dei lavoratori siano sindacati per niente rappresentativi. Una legge non a caso osteggiata da Governo, Confindustria, CISL e UIL, ma che fu bloccata anche dall'ultimo Governo Prodi.La democrazia, nei posti di lavoro e nella società è stata un tema al centro del dibattito, in tutte le sue sfaccettature: il forum per l'acqua pubblica ha messo in rilievo, oltre all'importante battaglia per l'acqua bene comune che sta conducendo (e che ha portato al referendum che si terrà tra non molti mesi), proprio la democrazia partecipata come forma possibile dello stare insieme per prendere decisioni e provare a cambiare la società anche a partire dalle pratiche agite dal basso, in coerenza con gli obiettivi che ci si pongono.Strettamente connesso al tema della democrazia, è stato il tema, sollevato da più parti, dell'assenza della Politica, pochissimo presente del resto anche nell'assemblea. La critica è totale a partiti sempre più autoreferenziali e impermeabili alla società, schierati coi poteri forti e ancora portatori del pensiero unico liberista che ci ha portato alla crisi attuale. L'appoggio al Modello Marchionne e alla sua idea di società basata su sfruttamento e autoritarismo, da parte di gran parte della cosiddetta opposizione (PD in testa), è stato ripreso da più parti. Come pure la necessità di un soggetto politico attualmente assente, capace di rappresentare il lavoro e di dare forza e concretezza alle sue battaglie.Non sono mancati i momenti di dibattitto anche franco, soprattuto rispetto alla partecipazione alle manifestazioni che si terranno nella giornata del 28 gennaio: alcuni dei soggetti presenti hanno scelto di andare a Massa, anche per l'importanza della vertenza Eaton, mentre altri hanno scelto di andare a Torino per il valore simbolico nazionale che ha assunto. Ad ogni modo nei vari interventi, pur nella diversità delle opinioni, tutti hanno invitato alla più larga partecipazione alle varie manifestazioni che si terranno sul territorio nazionale.Al di là dell'appuntamento, il punto sollevato da studenti e precari, è stato piuttosto quello della necessità di costruire percorsi comuni di lotta attraverso il riconoscimento reciproco dei soggetti, in un dialogo tra pari, che consenta di andare oltre le consuete dinamiche della solidarietà tra mondi diversi. Una critica, ma anche un auspicio di molti degli intervenuti come metodo da seguire in futuro per rendere concreto lo slogan "unire le lotte".A conclusione dell'Assemblea che si è protratta fino a tardi, è stato fatto l'auspicio di non lasciar cadere nel vuoto l'evidente richiesta di momenti di confronto come questi, e di provare quindi a rivedersi anche dopo lo sciopero del 28 gennaio: una tappa di un percorso di lotte e mobilitazioni più ampie che portino, anche sul terreno locale, alla convergenza su vertenze e obiettivi comuni, al di là delle singole appartenenze.Un invito quindi a rivedersi quanto prima per rendere effettivo il percorso nato con la manifestazione del 16 ottobre e che ha trovato nuova linfa dalla resistenza degli operai di Mirafiori: un percorso che va riempito di pratiche e contenuti concreti da costrurire insieme, anche a partire da momenti come questi.

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