A Melfi sul furgone della «Primavera»: «Non ci piegate»

Il furgoncino non è esattamente quello della gloriosa «Primavera» di Melfi, i 21 giorni di lotta che nel 2004 hanno cambiato lo stabilimento lucano della Fiat e i ragazzi del vecchio «prato verde», ormai quasi tutti over 40: è un regalo dello Spi siciliano, i pensionati, ed è perfettamente attrezzato per fare da palco. Viene allestito davanti ai cancelli della Fiat Sata, non solo per richiamare quei giorni sempre impressi nella mente e nel cuore di questi operai, ma perché ormai - con gli «accordi» di Marchionne che tendono a estromettere i sindacati critici dalle fabbriche - il moderno sindacalista deve essere lui a raggiungere i lavoratori. Lo sciopero indetto dalla sola Fiom, che comunque qui è molto forte - il primo sindacato, con quasi il 30% dei consensi alle ultime elezioni delle Rsu - fa un «pienone» da 50%-60% di adesioni, bloccando completamente una linea e costringendo al «singhiozzo» un'altra, che si muove con lo stop & go anche perché dall'indotto i pezzi non arrivano con continuità.Il presidio è meno partecipato: meteorologicamente c'è una bufera. Pioggia, freddo, nebbia, e tanti operai abitano a un'ora e mezzo-due ore dallo stabilimento, con le strade lucane così scandalosamente arretrate che rischi un incidente ogni chilometro, dunque hanno scelto di aderire allo sciopero ma di non sobbarcarsi la fatica e i pericoli del viaggio. I «fiommini» però sono arrabbiati, e ripetono i loro «no» all'amministratore delegato Fiat, che vorrebbe «calare» il suo modello già passato a Pomigliano e Mirafiori, anche qui: propone il taglio delle pause, la possibilità di comandare la mezz'ora di mensa e 120 ore di straordinario. E poi chissà, la cosa non è ancora esplicita, ma forse Marchionne potrebbe arrivare a proporre anche qui le giornate di 10 ore, come a Torino, e forse addirittura i 18 turni, già rifiutati qualche tempo fa dagli operai, che attualmente hanno firmato per 17.Il primo a parlare è il segretario regionale della Fiom, Emanuele De Nicola: «Diciamo no al ricatto imposto dalla Fiat, che vuole cancellare 100 anni di conquiste dei lavoratori, i diritti sanciti dalle leggi e dalla Costituzione - urla al microfono dal camioncino - Si vogliono operai che abbassano la testa: o dici sì o non avrai più il tuo posto. Mentre Marchionne promette investimenti di miliardi sull'Italia, su cui non si impegna, e invece, nella realtà, chiude Termini Imerese e si sposta sempre più negli Usa. Dobbiamo unificare le lotte di lavoratori, precari, studenti: chiediamo alla Cgil di indire lo sciopero generale, al più presto». Applausi. Subito dopo interviene Annamaria Dente, dipendente dell'azienda del presidente degli industriali lucani: «Quello che è accaduto a Mirafiori - dice - parla a tutti noi. Vogliono il "fascismo" nelle fabbriche, ti impongono il sindacato a cui iscriverti e non ti fanno eleggere i rappresentanti. Non è vero che a Mirafiori la Fiom è stata sconfitta, quei no sono stati importantissimi. E a Susanna Camusso, che non ha parlato di sciopero generale a Bologna, voglio dire che è il momento di farlo».Poi parla Giovanni Barozzino, il delegato Fiom licenziato insieme a due colleghi, e poi reintegrato: «Lo sciopero è l'ultimo strumento di difesa che abbiamo, per questo ce lo vogliono togliere», dice. L'universitario Francesco Pavese, 24 anni, porta la solidarietà degli studenti in lotta: «Come la Fiat vi nega la possibilità di esprimervi come sindacato, così a noi è negata dalla ministra Gelmini la rappresentanza in quanto studenti». Vincenzo Russo, del Failms, paragona gli accordi Fiat alla Carta del lavoro fascista: «Il regime sciolse tutti i sindacati e ammise solo quelli consenzienti e corporativi». Un rappresentante Cub ricorda alla Fiom che «adesso voi subite quello che noi sindacati di base abbiamo vissuto per anni, esclusi dal Patto del 1993».Il comizio si conclude con un «botta e risposta» tra Franco Martini, segretario Filcams, che porta le posizioni Cgil, e Sabina Petrucci, della Fiom nazionale. Martini non prende i fischi come tanti della Cgil nelle altre piazze Fiom, anzi viene moderatamente applaudito, perché in effetti apre allo sciopero: «Se il governo, se i padroni non cambiano linea, siamo tutti d'accordo che si debba procedere fino allo sciopero generale». Ma alla Fiom non basta: «Basta con tutti questi "se" - dice Petrucci - Ne aggiungo uno io: se non ora, quando? Cosa dobbiamo aspettare che ci facciano questo governo, la Confindustria e Marchionne, per dichiarare lo sciopero generale?». Applausi. Poi alla Fiat: «È "eversiva": non riconosce le sentenze dei giudici, non rispetta le leggi e la Costituzione, fa saltare unilateralmente gli accordi. Trascura l'Italia, si sposta sempre più verso Chrysler e gli Usa. Intanto Confindustria balbetta, e Federmeccanica pare voler applicare il modello Fiat a tutto il settore, creando contratti ad hoc e newco che derogano tutti i diritti».

Antonio Sciotto

[Articolo su il manifesto del 29/01/2011]

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