Grande sciopero e partecipazione senza precedenti

50 mila a Milano con la Fiom

Nebbia spessa, freddo che oltrepassa maglioni e cappotti, lampioni accesi già dalle prime ore del mattino, cielo sul marciapiede. A Milano, inizia presto, molto presto, la giornata di mobilitazione convocata dalla Fiom per protestare contro il tentativo di Marchionne di ridisegnare le relazioni industriali in Italia e imporre nelle fabbriche un regime di lavoro vessatorio e ottocentesco. Sono da poco passate le cinque del mattino quando il primo gruppo di operai e studenti del Coordinamento Lavoratori Uniti Contro la Crisi, insieme ai "devoti" di S. Precario si dà appuntamento davanti allo stabilimento del gruppo Marcegaglia, di proprietà della famiglia della leader di Confindustria. Cancelli bloccati per circa mezzora, un breve corteo che paralizza la circolazione su viale Sarca, poi i 200 manifestanti si dirigono verso il centro, all'appuntamento centrale di questa giornata di sciopero generale.Almeno 90 pullman sono partiti da tutte le province lombarde. E sono tanti, oltre 50mila gli operai che hanno risposto all'appello del sindacato dei metalmeccanici. Altissima l'adesione allo sciopero: il 75% degli addetti oggi ha incrociato le braccia, con punte del 100% nello stabilimento milanese del gruppo Marcegaglia. Ma in piazza non c'erano solo le tute blu. Dietro lo striscione «La Scala si inFiomma», i lavoratori del teatro simbolo di Milano sono scesi in piazza per denunciare che «il modello Mirafiori è ormai una realtà anche da noi». Rsu della Fillea, della Filcams, della Flc, hanno deciso di ignorare le resistenze della segretaria generale Susanna Camusso e si sono schierate accanto alla Fiom nel chiedere lo sciopero generale. In coda al corteo, studenti medi e universitari, militanti e attivisti della sinistra milanese, partiti e sindacati di base, dall'Usb, ai Cobas, alla Cub.«C'è stata una partecipazione senza precedenti - ha commentato Luciano Muhlbauer della segreteria provinciale del Prc -, la presenza in piazza di altre categorie è un segnale importante perché, di fronte a un'offensiva generale, si può dare solo una risposta generale». Come già il 16 ottobre a Roma, ha commentato il segretario provinciale del Prc, Nello Patta, «questa mobilitazione testimonia il ruolo di catalizzatore della ripresa di un percorso unitario che la Fiom sta assumendo e in cui noi crediamo molto».Nonostante la manifestazione sia stata un rotondo successo, il clima in piazza è preoccupato e teso. «Il diktat Mirafiori è già entrato nelle nostre fabbriche, non esiste solo alla Fiat. Adesso se dici di no, ti rispondono "stai zitta e lavora o ti chiudo il reparto". La gente forse ancora non se ne rende conto, ma siamo tutti sotto ricatto, per questo oggi siamo qui», dice una lavoratrice della Corazzi di Cremona.Preoccupazioni a cui Landini risponde tornando a chiedere la convocazione urgente di uno sciopero generale: «So che è difficile organizzarlo - dice dal palco il segretario della Fiom - so che non risolve tutti i problemi, ma solo la Cgil può cambiare questa situazione. Bisogna osare anche se non si sa come va a finire, perché se non si fa niente si è già perso».

Alessia Candito

[Articolo su Liberazione del 29/01/2011]

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