La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

giovedì 30 settembre 2010

La Cgil condanna lo sciopero alla Same: noi non ci stiamo!

La segreteria nazionale della Cgil non ha ancora preso posizione ufficialmente sull'accordo sulle deroghe firmato ieri da Fim Uilm e Federmeccanica e già condanna lo sciopero dei lavoratori della Same, che oggi sono usciti in oltre 600 in sciopero spontaneo e hanno fatto un presidio davanti alla sede di Treviglio della Fim. Noi siamo con i delegati della Fiom e con gli operai della Same e con tutti quelli che protesteranno contro questo sciagurato accordo, firmato da Fim e Uilm senza alcun mandato democratico da parte dei lavoratori! Non siamo d'accordo invece con la Cgil. Se continua a farsi dirigere dalla paura e dalla subalternità, la Cgil va al disastro. Noi non ci stiamo!

fonte:http://www.rete28aprile.it

La Cgil condanna lo sciopero alla Same

La Segreteria Nazionale della CGIL considera “grave, sbagliato e dannoso quello che è accaduto oggi contro la sede CISL di Treviglio”. In una nota si sottolinea che “un conto è esprimere la più ferma condanna nei confronti di un accordo separato sulle deroghe che porta alla destrutturazione del contratto nazionale di lavoro, formulare dissenso anche forte nei confronti delle scelte di  altre organizzazioni sindacali, avanzare legittime richieste di consultazione dei lavoratori metalmeccanici. Altra cosa sono forme di intolleranza come quelle che sembrano essersi manifestate oggi a Treviglio”.
fonte:http://www.rete28aprile.it

Bergamo - Scioperi spontanei alla Brembo e alla N&W

Dopo lo sciopero della Same, domani continua la mobilitazione a Bergamo contro l'accordo sulle deroghe. Scioperi spontanei alla N&W e alla Brembo, la fabbrica di Bombassei.

fonte:http://www.rete28aprile.it

Treviglio (Bergamo) - Gli operai della Same contro l'accordo sulle deroghe

Oggi sciopero spontaneo alla Same di Treviglio contro l'accordo sulle deroghe firmato ieri da Fim Uilm e Federmeccanica. Dopo l'assemblea davanti ai cancelli, corteo e presidio oltre seicento operai davanti alla sede della Cisl di Treviglio.

fonte:http://www.rete28aprile.it

Sinistra Critica interviene per prendere posizione sulla notizia di Cassa Integrazione in Piaggio

Sinistra Critica interviene per prendere posizione circa le ultime vicende della Piaggio di Pontedera, in particolare sulla notizia di Cassa Integrazione di ben 480 operai delle Meccaniche dal 14 al 28 ottobre prossimi, che seguono i 130 colleghi del reparto Motori in Cassa a metà Settembre.
Registriamo che purtroppo ci avevamo visto giusto quando in un comunicato di fine maggio dicevamo di ritenere assurdo imporre i "sabati lavorativi" e quindi 48 ore di lavoro settimanali in primavera, mentre con estrema probabilità ci sarebbe stata la Cassa Integrazione in autunno.
Sono ormai diversi anni infatti che Piaggio usa la Cassa Integrazione nel periodo autunnale, trasformando questo strumento che dovrebbe essere solo "straordinario" in una pratica sistematica. Tutto questo avviene inoltre in un clima interno di aumento della rigidità verso le più banali richieste dei lavoratori.
Non ci stancheremo mai di ricordare che tutto ciò è dovuto alla delocalizzazione produttiva che da troppi anni Piaggio adotta, importando la componentistica dall'Oriente, a discapito delle aziende dell' indotto, con il solo scopo di aumentare i propri profitti (e non a caso Piaggio ad agosto 2010 ha aumentato la quota del mercato nazionale delle "due ruote" al 34,5% rispetto al 32,8% dell'agosto 2009).
Registriamo per fortuna la maturità dei lavoratori Piaggio che anche nelle recenti assemblee interne hanno dimostrato una certa disponibilità alla lotta non solo sulle vertenze interne allo stabilimento pontederese ma anche sul più complessivo attacco ai diritti dei lavoratori che avviene a livello nazionale (come le scandalose deroghe al contratto nazionale); da questo punto di vista appoggiamo la manifestazione nazionale promossa dalla FIOM per sabato 16 ottobre a Roma.

Sinistra Critica
Organizzazione per la Sinistra Anticapitalista
Coordinamento provinciale di Pisa

Grecia: arriva legge antisciopero

E' scontro frontale fra i camionisti greci, in sciopero da 17 giorni, e il governo di Giorgio Papandreou. Tre autotrasportatori accusati di avere intralciato il traffico sono stati fermati ieri e le autorita' si preparano oggi a far applicare un nuovo articolo di legge che prevede dure pene detentive per chi persiste nella protesta 'illegale' che blocca il Paese. L'articolo e' stato presentato ieri con procedura d'urgenza come emendamento ad un testo fiscale.

fonte:http://www.controlacrisi.org

Bonanni e Angeletti contestati a Napoli da operai e lavoratori

Stamattina alcuni operai e delegati sindacali (dello stabilimento di Pomigliano d'arco e del suo indotto) col supporto attivo di studenti e lavoratori, hanno contestato la riunione di formazione per quadri e delegati sindacali "L’accordo di Pomigliano fa partire “Fabbrica Italia”.
L'incontro formativo prevedeva la partecipazione di Giuseppe Farina (segr. gen. Fim Cisl), Rocco Palombella (segr. gen. Uilm Uil), Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti (rispettivamente segretari generali di Cisl e Uil), firmatari dell'accordo separato sui contratti per lo stabilimento Gianbattista Vico di Pomigliano d'Arco.
Nell'attesa del pullman carico di delegati, sono stati scanditi cori e si è esposto uno striscione che recitava "Fottere I Metalmeccanici Umilmente Inchinati Lodando Marchionne", per sottolineare la subalternità dei quadri sindacali alle politiche della Fiat.Politiche di distruzione del contratto collettivo nazionale di lavoro, con tutte le deroghe firmate nell'accordo separato, politiche da sempre antisindacali e a danno dei lavoratori.

fonte:http://clashcityworkers.org

“Si tratta di un accordo scellerato e un attacco a tutto il mondo del lavoro”

“Con l'intesa separata sulle deroghe, Fim, Uilm e Federmeccanica cancellano nei fatti il contratto di lavoro.”
“Si tratta di uno strappo gravissimo sia sul piano democratico, sia per il sistema delle relazioni industriali del nostro Paese. Ancora una volta, alle lavoratrici e ai lavoratori metalmeccanici è negato il diritto di decidere e votare sugli accordi che li riguardano.”
“L'intesa separata sulle deroghe, che introduce il principio dell'esigibilità e delle sanzioni, nei fatti cancella il diritto alla contrattazione collettiva e svilisce il ruolo delle Rsu. Inoltre, se si possono applicare le deroghe sia in caso di crisi che di investimenti, vuol dire che sono previste sempre.”
“E' una scelta scellerata, sia sul piano del peggioramento dei diritti di chi lavora, sia perché sposta la competizione dalla qualità del lavoro e dei prodotti, alla riduzione del costo del lavoro e al peggioramento della condizione dei lavoratori.”
“Per la Fiom è un'intesa illegittima poiché il vero contratto approvato dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici rimane quello stipulato nel 2008 e rivendicheremo la sua applicazione in ogni luogo di lavoro. Per difendere quel contratto, un accordo senza deroghe, saremo in piazza a Roma il 16 ottobre.”
“L'intesa separata, che recepisce l'accordo sul modello contrattuale non firmato dalla Cgil, è un attacco non solo ai metalmeccanici, ma a tutto il mondo del lavoro.”

Maurizio Landini



La Cgil la finisca con il dialogo, che per gli altri è solo sinonimo di resa

Il consiglio sentito che diamo a Guglielmo Epifani e a tutto il gruppo dirigente della Cgil è di smetterla di parlare di dialogo. Ogni volta che lo fanno succede un guaio. Il congresso nazionale della Cgil è stato percorso dal dialogo con la Cisl, la Uil, la Confindustria, lo stesso Governo. Pochi giorni dopo tutti costoro si sono trovati senza la Cgil per concordare la finanziaria dei tagli contro cui la Cgil è stata costretta a scioperare. A Genova, sabato scorso, c’è stato un profluvio di dialoghi, la Confindustria ha offerto il patto sociale, Marchionne ha apprezzato il bon ton della Cgil. Pochi giorni dopo, il 29 settembre, Fim, Uilm e Federmeccanica, su ordine dello stesso Marchionne, hanno cominciato a distruggere il contratto nazionale con un accordo che è semplicemente una licenza in bianco per le aziende di non applicarlo.
C’è da sperare che la Cgil tragga una lezione da tutto questo, cioè che capisca che tutte le volte che parla di dialogo il Governo e la Confindustria capiscono: “resa”. E, di conseguenza, aumentano la loro pretese e i successivi accordi separati. L’attacco al contratto nazionale che si sta dispiegando dopo la vicenda di Pomigliano, è l’ultima e più grave aggressione alla civiltà del lavoro nel nostro paese. C’è una sola strada per rispondere: lo sciopero generale contro la Confindustria e la denuncia di un dialogo che è solo un’ipocrita copertura dell’attacco ai diritti.

Giorgio Cremaschi

Senza stipendio da mesi, minacciano di gettarsi da una gru

Due operai hanno fatto intendere di voler togliersi la vita da 40 metri di altezza perché le mensilità stanno arrivando in ritardo

Due operai romeni sono saliti questa mattina sulla sommita" di una gru, ad una altezza di 40 metri, all'interno di un cantiere a Sesto Fiorentino. Secondo quanto si apprende, i due operai, 39 e 33 anni, dipendenti di una ditta romena che sta effettuando lavori di meccanica ed idraulica in subappalto presso un immobile in costruzione in via Pasolini, starebbero minacciando di gettarsi per protestare contro i ritardi nel pagamento degli stipendi. Secondo le prime informazioni i due dovrebbero riscuotere sei mensilità. Sul posto ci sono i carabinieri e alcuni mezzi dei vigili del fuoco.

fonte:http://www.gonews.it

Sindacati: CGIL, rappresentanza data da mix iscritti e voto RSU

Per il sindacato di Corso d'Italia c'è un legame stretto e indissolubile tra “la misurazione della rappresentatività, come legittimazione delle organizzazioni sindacali, e la costante ricerca delle forme certe ed esigibili del coinvolgimento democratico, della partecipazione dei lavoratori e della democrazia diretta”

La rappresentatività sindacale deve essere il risultato di due parametri: “il dato associativo tra i lavoratori attivi e tra i pensionati, in relazione alle deleghe attivate dagli Enti previdenziali, certificati dalle Istituzioni pubbliche; i consensi elettorali realizzati nel voto periodico delle RSU, elette con metodo proporzionale, da generalizzarsi in tutti i posti di lavoro e, in sede di riforma della governance degli enti previdenziali dei propri rappresentanti negli organismi”. E' questa a parere della CGIL la via per definire “in modo chiaro, trasparente e 'generale'” la rappresentanza sindacale.
Un parere che la CGIL ha espresso oggi nel corso dell'audizione alla commissione Lavoro del Senato sul ddl 1337 per certificare la rappresentanza e la rappresentatività sindacale. La via indicata dal sindacato di Corso d'Italia, che riprende l'intesa raggiunta da CGIL, CISL e UIL nella piattaforma presentata nel 2008 sulle 'linee di riforma della struttura della contrattazione', definirebbe inoltre “la legittimazione a sottoscrivere accordi interconfederali e contrattuali con il pieno esercizio delle responsabilità delle organizzazioni sindacali”, come si legge nel documento consegnato alla commissione.
L’esperienza degli ultimi anni, inoltre, ha consolidato nella CGIL “la convinzione politica dello stretto e l'indissolubile legame - spiega il documento - tra la misurazione della rappresentatività, come legittimazione delle organizzazioni sindacali, e la costante ricerca delle forme certe ed esigibili del coinvolgimento democratico, della partecipazione dei lavoratori e della democrazia diretta”. Si tratta anche in questo caso della definizione di un sistema di regole con le quali, “rimanendo la piena responsabilità delle organizzazioni sindacali e dei loro organismi, certificare il consenso dei lavoratori sulle piattaforme negoziali, sul 'mandato' da verificare in esito al negoziato, fino - conclude la CGIL - al referendum conclusivo sugli accordi”.
In allegato il documento consegnato oggi dalla delegazione della CGIL - composta dal Segretario Generale, Guglielmo Epifani, dalla Vice Segretaria Generale, Susanna Camusso, e dal responsabile Settori pubblici, Michele Gentile - alla commissione Lavoro e Previdenza sociale del Senato per l'audizione sul disegno di legge 1337 'recante norme sulla rappresentanze sindacali unitarie nei luoghi di lavoro, sulla rappresentatività sindacale e sull'efficacia dei contratti collettivi di lavoro'.
  • Documento CGIL consegnato alla commissione Lavoro e Previdenza sociale del Senato

Guglielmo Epifani, il 16 in piazza per l'occupazione

Guglielmo Epifani, segretario generale Cgil.



fonte:http://www.youtube.com/fiomnet

Incontro a Torino tra Fiom e Uaw (Sindacato dell'auto - Stati Uniti)

Si è svolto ieri 28 settembre a Torino, un incontro tra una delegazione del sindacato dell'auto degli Stati Uniti (Uaw, composta dal Presidente Bob King, il vice presidente General Holiefield, dipartimento Chrysler, ed altri due rappresentanti sindacali, ed una delegazione della Fiom composta dal segretario generale Maurizio Landini, dal Segretario nazionale Giorgio Airaudo e dall'Ufficio internazionale Alessandra Mecozzi.
Nelle due ore di incontro la Fiom ha illustrato lo stato attuale dei rapporti con la Fiat in Italia e la situazione nei diversi stabilimenti. C'è stato inoltre uno scambio di valutazioni e opinioni ed è stata condivisa la necessità di rafforzare le relazioni tra Fiom e Uaw, già attive da diversi anni; questo anche per prevenire ed evitare la contrapposizione tra lavoratori e lavoratori dei due diversi paesi, nel reciproco rispetto di storie, situazioni e culture diverse.
Si è anche convenuto di procedere rapidamente alla costituzione di una rete sindacale globale Fiat/Chrysler, con il sostegno della Federazione internazionale dei sindacati metalmeccanici (Fism), e di riprendere l'iniziativa per arrivare ad un Accordo Quadro Internazionale con l'Azienda. Una nuova occasione di incontro sarà a Detroit l'8 e 9 novembre 2010, quando si terrà una riunione mondiale, promossa dalla Fism, dei sindacati del settore automobilistico.
La Fiom ha infine ringraziato il Presidente Bob King e il vicepresidente General Holiefield per il messaggio di solidarietà alla manifestazione nazionale indetta per il 16 ottobre a Roma.

Alessandra Mecozzi

fonte:http://www.fiom.cgil.it

Metalmeccanici, Fim e Uilm firmano deroghe a contratto

Federmeccanica, Fim e Uilm hanno raggiunto l'accordo sulle deroghe al contratto nazionale dei metalmeccanici. La possibilità di definire deroghe al contratto nazionale era prevista dal contratto firmato nell'ottobre 2009 e vale per il periodo 2010-2012. La Fiom non aveva siglato il contratto del 2009 e quindi non ha partecipato alla trattativa sulle deroghe stesse. Per Epifani la firma è una scelta sbagliata anche per Confindustria e Federmeccanica, per Landini della Fiom si è consumato “uno strappo democratico gravissimo”.
In caso di crisi aziendale o di sviluppo occupazionale le imprese metalmeccaniche e i sindacati potranno definire deroghe al contratto nazionale su tutte le materie, a esclusione dei minimi salariali e degli scatti di anzianità, oltre naturalmente ai diritti individuali derivanti da norme inderogabili di legge. Ecco in sintesi una scheda su cosa prevede l'accordo firmato oggi da Federmeccanica e Fim e Uilm sulla possibilità di definire «intese modificative» al contratto nazionale.
CONDIZIONI: le intese modificative saranno possibili solo per «favorire lo sviluppo economico ed occupazionale mediante la creazione di condizioni utili a nuovi investimenti, o all'avvio di nuove iniziative» o per «contenere gli effetti economici e occupazionali derivanti da situazioni di crisi aziendale». Si potrà trattare quindi solo in caso di crisi o di sviluppo.
MATERIE: non sono definite le materie sulle quali si può discutere ma solo quelle non derogabili, ovvero «i minimi tabellari, gli aumenti periodici d'anzianità e l'elemento perequativo, oltrechè i diritti individuali derivanti da norme inderogabili di legge».
CHI NEGOZIA: le intese sono definite a livello aziendale con l'assistenza delle associazioni industriali e delle strutture territoriali delle organizzazioni sindacali stipulanti.
OBIETTIVI: Le intese dovranno indicare gli obiettivi che si intendono conseguire, la durata (qualora di natura sperimentale o temporanea), i riferimenti puntuali agli articoli del contratto oggetto di modifica.
SILENZIO ASSENSO: le intese sottoscritte sono trasmesse per la loro validazione alle parti che hanno stipulato il contratto (Federmeccanica e Fim e Uilm nazionali, ndr) e, «in assenza di pronunciamento, trascorsi 20 giorni di calendario dal ricevimento, acquisiscono efficacia e modificano, per le materie e la durata definite, le relative clausole del Ccnl».
VERIFICA: Sei mesi prima della scadenza del contratto (fine 2012) «le parti si incontreranno per verificare funzionamento ed efficacia di quanto concordato e apportare eventuali integrazioni o correzioni qualora ritenuto necessario». 

fonte:http://www.unita.it

mercoledì 29 settembre 2010

Sintesi dell’intervento di Giorgio Cremaschi al seminario Cgil sulla contrattazione

Todi 22/23 settembre 2010 


Ritengo che non si possa continuare a discutere di proposte e alchimie contrattuali senza fare una riflessione sui disegni e sui progetti sociali. Su quelli nostri e su quelli che abbiamo di fronte. Non possiamo continuare a ignorare che siamo di fronte a un degrado senza precedenti della condizione di lavoro e dei salari e che in una situazione di crisi continuare a parlare di salario legato alla produttività significa semplicemente programmare la riduzione delle retribuzioni. Il progetto sociale che abbiamo di fronte, al di là delle chiacchiere, è quello di competere sul terreno del costo del lavoro e dei tagli allo stato sociale e ai diritti. L’attacco al contratto nazionale è un cardine  di questo progetto, ed è per questo che la vicenda di Pomigliano e la conseguente estensione delle deroghe contrattuali a tutti i lavoratori, è diventata centrale. Sappiamo bene che ci sono piccole e medie imprese che hanno altri problemi e che esprimono altri sentimenti, ma il disegno politico della Confindustria e delle grandi imprese italiane è oggi chiarissimo: scardinare il contratto nazionale e individualizzare sempre di più il rapporto di lavoro. In questo contesto bisogna prepararsi a scegliere. O si seguono la Cisl e la Uil sul terreno della connivenza e della complicità con questo disegno, oppure questo disegno lo si contrasta. Occorre un altro progetto sociale fondato sulla giustizia, l’eguaglianza, un altro modello di sviluppo e, naturalmente, sulla crescita dei salari e sull’estensione dei diritti. Non possiamo farci dire da Luciano Gallino, che sicuramente non è un rivoluzionario, che senza una consapevole e democratica lotta di classe il sistema industriale ed economico del paese regredisce. Dobbiamo essere consapevoli che il quadro di compatibilità che ci viene offerto da Governo, Confindustria, Cisl e Uil è per noi inaccettabile perché significa rassegnarci al degrado sociale e dei diritti nel paese. Se abbiamo un altro progetto sociale dobbiamo avere anche un altro progetto contrattuale. Non ci sono quindi le condizioni oggi per un aggiustamento dell’accordo separato del 22 gennaio 2009. Più volte la Confindustria ci ha detto che quell’accordo può essere solo integrato dalla presenza della Cgil, con piccole verifiche. D’altra parte oramai è chiaro che la questione delle deroghe è diventata centrale per tutti e se verrà concordata da Federmeccanica con Fim e Uilm, sarà inevitabilmente richiesta a tutto il mondo del lavoro. Se accettiamo questo terreno, come hanno fatto i chimici, nella sostanza accettiamo l’accordo separato, se lo contrastiamo non c’è spazio per un aggiustamento a breve. A volte è la realtà a imporci le scelte, al di là di tutte le nostre capacità di manovra. Dopo trent’anni nei quali ai lavoratori si sono chiesti sacrifici in cambio dello sviluppo, dovremmo essere in grado di rifiutare questo scambio perdente, visto che i sacrifici ci sono ma lo sviluppo no. Oramai è chiaro che la Confindustria è disposta a fare accordi con noi solo se questi accordi riducono le libertà e i diritti dei lavoratori. Questo è anche lo schema dei vari patti sociali, patti dei produttori, patti di competitività che ci vengono proposti. Sono accordi centralizzati che riducono la libertà di contrattazione e le libertà dei lavoratori. Per questo è giusto sostenere che l’attacco che oggi subisce la Fiom, e con essa la Cgil, non riguarda tanto le organizzazioni in sé, ma le libertà dei lavoratori. Lo scontro avviene con chi, come la Fiom e come la Cgil, sceglie di tutelare le libertà dei lavoratori contro le controparti. Ma se tu accetti di partecipare a questo processo, come hanno fatto Cisl e Uil, diventi interlocutore delle aziende. Un interlocutore che ha però un perimetro d’azione definito dalla competitività e dal comando dell’azienda sull’organizzazione del lavoro. Più fai accordi, meno devi contrattare davvero nei luoghi di lavoro. Più vieni riconosciuto meno devi esistere davvero là dove si lavora. Questo è lo scambio che ci viene proposto, accentuando in senso autoritario uno schema che era già contenuto nell’accordo del 23 luglio 1993. Da quell’accordo la Confindustria propone di uscire “da destra”, cioè con ulteriori vincoli a tutta la contrattazione e con lo snaturamento del contratto nazionale che da minimo garantito ai lavoratori diventa il massimo dal quale chiunque può derogare in basso. Per questo credo che si debba uscire dal politicantismo espresso da parole come “dialogo” e “confronto” e tornare a fare il nostro mestiere: quello della contrattazione e del conflitto sociale. Se facciamo questo diamo una speranza ai lavoratori e al paese, se invece chiniamo la testa agli accordi già fatti, accettiamo anche noi il degrado sociale ed economico.

Fim e Uilm firmano le dereoghe al ccnl: VERGOGNA!

Federmeccanica, Film e Uilm hanno raggiunto l'accordo sulle deroghe al contratto nazionale dei metalmeccanici.La possibilita' di definire deroghe al contratto nazionale era prevista dal contratto stesso firmato nell'ottobre 2009 ed e' valido per il periodo 2010-2012 (intese modificative). Il contratto del 2009 non era stato firmato dalla Fiom che quindi non ha partecipato alla trattativa sulle deroghe stesse.

fonte:http://www.rete28aprile.it

Serve una nuova “scala mobile", per l'indicizzazione dei salari e delle pensioni legato al reale costo della vita

I lavoratori hanno perso 5.500 euro a testa, in 10 anni

Dal duemila ad oggi i salari dei lavoratori italiani hanno perso complessivamente 5,500 euro, grazie a un’inflazione più alta di quella prevista (3.384 euro) e alla mancata restituzione del fiscal drag, calcolata in oltre duemila euro. A fare i conti - e a lanciare l’allarme - è l’Ires Cgil che ieri a Roma a presentato il suo quinto rapporto sulle retribuzioni.
Uno studio ricco di tabelle, dati, statistiche, che certifica l’impoverimento progressivo dei redditi da lavoro dipendente a vantaggio dei profitti, che dal 1995 al 2008 sono cresciuti invece di circa il 75,4%. «Al contempo, dal 1990 a oggi, si registra una crescita dei redditi da capitale (rendite) pari a oltre l’87%», rendono noto gli economisti di Corso Italia.
Aumenta insomma la forbice tra ricchi e poveri, figlia di una redistribuzione del reddito diseguale. Una ingiustizia resa ancora più forte dalla crisi economica. La riduzione dell’occupazione e l’abbattimento delle retribuzioni hanno infatti trascinato ancora più in basso il potere d’acquisto delle famiglie di operai e impiegati, che dal 2002 al 20010 hanno perso 3mila e 118 euro. Trend opposto invece per le famiglie di imprenditori e liberi professionisti, che hanno guadagnato 5mila e 940 euro. «Classificando i 30 paesi Ocse attraverso l’indice di concentrazione del reddito l’Italia risulta il sesto paese più diseguale», ricorda l’Ires Cgil. Basti pensare che nel periodo 2000-2008, a parità di potere d’acquisto, le retribuzioni lorde italiane sono cresciute solo del 2,3% rispetto alla crescita reale delle retribuzioni lorde dei lavoratori inglesi del 17,40%, francesi (11,1%) e americani (4,5%).
Già oggi, oltre 15 milioni di lavoratori dipendenti italiani guadagnano meno di 1.300 euro netti al mese. Circa 7 milioni ne guadagnano meno di mille, di cui oltre il 60% sono donne. Oltre 7 milioni (63%) di pensionati di vecchiaia o anzianità guadagna meno di mille euro netti mensili. Da chi è composto il ventaglio delle disuguaglianze italiane? Elaborando i microdati dell’indagine sulle Forze di Lavoro Istat e prendendo come riferimento il salario netto medio mensile di 1.260 euro, emerge che: una lavoratrice guadagna il 12% in meno; un lavoratore di una piccola impresa (1-19 addetti) il 18,2% in meno; un lavoratore del Mezzogiorno il 20,0% in meno; un lavoratore immigrato (extra-UE) il 24,7%; un lavoratore a tempo determinato il 26,2%; un giovane lavoratore (15-34 anni) il 27,0% in meno e un lavoratore in collaborazione il 33,3% in meno.

Cassazione: il datore di lavoro è tenuto a informare i dipendenti sui rischi specifici dell'utilizzo di un prodotto

La Quarta sezione penale della Corte di Cassazione, con sentenza n. 34771 depositata il 27/9/2010, ha stabilito che, perché possa ritenersi assolto l'obbligo di sicurezza previsto dagli artt. 21 e 22 del D.Lgs. 626/94 (vigente all'epoca dei fatti), è necessario che il lavoratore venga informato dei rischi specifici connessi all'uso di un prodotto. "Tale specificità non deve arrestarsi alla esplicitazione di un mero divieto, ma deve indicare le conseguenze per la sicurezza e la salute che determinate modalità di lavoro possono comportare." Nel caso specifico, in seguito al ricorso del legale rappresentante della società - condannato nei primi due gradi di giudizio per il delitto di omicidio colposo a seguito della morte di un proprio dipendente, avvenuta durante il lavaggio di una cisterna -, la Suprema Corte ha confermato quanto precedentemente stabilito dai giudici di merito ritenendo infondato il ricorso. In particolare, la Cassazione rileva che l'informazione specifica del rischio di esplosioni nell'utilizzo del prodotto (un solvente) non è stata data ai lavoratori addetti al lavaggio delle cisterne né risulta essere stata effettuata alcuna specifica attività di formazione in tema di sicurezza. Nel documento aziendale di valutazione dei rischi, inoltre, il pericolo di esplosioni conseguente all'uso del solvente non era stato preso in considerazione. La Corte ricorda infine che - come si legge in sentenza - "in materia di infortuni sul lavoro, la condotta colposa del lavoratore infortunato non assurge a causa sopravvenuta da sola sufficiente a produrre l'evento quando sia comunque riconducibile all'area di rischio propria della lavorazione svolta: in tal senso, il datore è esonerato da responsabilità solo quando il comportamento del lavoratore, e le sue conseguenze, presentino i caratteri dell'eccezionalità, dell'abnormità, dell'esorbitanza rispetto al procedimento lavorativo e alle direttive di organizzazione ricevute (Cassazione n. 21587/2007)."

(Data: 29/09/2010 - Autore: L.S.)
 

Il Senato approva il ddl lavoro

Il provvedimento torna alla Camera per l'approvazione definitiva. Torna l'arbitrato preventivo. Ripristinati i risarcimenti alle vittime dell'amianto di Stato. Modifiche sui licenziamenti orali e i tempi di impugnazione. L'opposizione vota no

Il Senato ha approvato il ddl lavoro in sesta lettura con 147 sì, 104 no e due astenuti. Il testo passa ora alla Camera per il varo definitivo. Palazzo Madama, in sede di Commissione e poi anche in Aula, ha infatti apportato diverse modifiche al testo ricevuto da Montecitorio. Per quanto riguarda l'introduzione dell'arbitrato nelle controversie di lavoro tra dipendente e azienda, in sostituzione del ricorso al giudice, la novità non varrà in materia di licenziamenti. E questa è una conferma. È stato però cassato il testo della Camera che recepiva un emendamento del Pd in base al quale si poteva ricorrere all'arbitrato solo per le controversie di lavoro già insorte. Il testo approvato dal Senato stabilisce che si possa ricorrere all'arbitrato anche preventivamente, e non quando insorge una controversia. La scelta se ricorrere o no all'arbitrato non potrà avvenire prima della conclusione del periodo di prova, ove previsto, oppure se non siano trascorsi almeno 30 giorni dalla data di stipulazione del contratto di lavoro, in tutti gli altri casi.Altra novità riguarda l'amianto nei navigli di Stato. L'aula ha infatti approvato un emendamento che prevede lo stanziamento di 5 milioni di euro annui per i risarcimenti alle vittime, assimila coloro che hanno perso la vita alle 'vittime del dovere' ed elimina l'eventuale illecito penale senza voler pregiudicare i risarcimenti. Dietrofront sui licenziamenti orali: i termini di impugnazione restano di cinque anni e non di 60 giorni come per le altre forme di licenziamento. Lo prevede un emendamento del relatore Maurizio Castro. In base allo stesso emendamento, i 60 giorni sono estesi anche all'impugnazione dei licenziamenti invalidi. "Il licenziamento – si legge - deve essere impugnato a pena di decadenza entro 60 giorni dalla ricezione della sua comunicazione in forma scritta, dei motivi, ove non contestuale, con qualsiasi atto scritto, anche extragiudiziale, idonee a rendere nota la volontà del lavoratore".Il ddl era stato rinviato alle Camere dal presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.Una pioggia di critiche arriva dal Partito democratico. Per la capogruppo in Senato, Anna Finocchiaro, il ddl "mortifica i diritti dei lavoratori, perchè il governo Berlusconi sceglie di stare dalla parte dei più forti. È una mistificazione dire: non lasceremo nessuno per strada. La verità è che migliaia di italiani sono senza lavoro e senza cassa integrazione". Rincara la dose il vice segretario, Enrico Letta. Il ddl doveva essere il "pezzo forte" del programma, ma si è trasformato in un "polpettone".Per Fulvio Fammoni (Cgil) il ddl " rappresenta una vera e propria controriforma del diritto e del processo del lavoro". Secondo Fammoni il testo "non contiene alcun intervento di cambiamento sui temi dell’arbitrato, della certificazione e del ruolo del giudice del lavoro, come peraltro richiesto da tanti costituzionalisti, avvocati, magistrati ed esperti del diritto del lavoro". Infatti, aggiunge, "sei mesi dopo il rinvio da parte del Capo dello Stato - conclude - si vogliono approvare provvedimenti che contengono pareri e vizio di incostituzionalità e sui quali la Corte sarà chiamata a pronunciarsi". 

fonte:http://www.rassegna.it

Statuto dei lavori, Sacconi chiede un avviso comune

In vista dell'incontro del 4 ottobre il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha scritto alle parti sociali chiedendo un avviso comune sullo "Statuto dei lavori", il nuovo provvedimento che a parere di Sacconi dovrebbe sostituire lo Statuto dei lavoratori.Nella comunicazione si legge che è rimessa alle parti sociali "la individuazione, in relazione alla produzione di un Testo Unico del lavoro di carattere innovativo, denominato 'Statuto dei lavori', di semplificazioni, abrogazioni e ri-regolazioni, nonché la definizione di una area normativa derogabile dalle parti sulla base di intese o accordi collettivi".Sacconi ricorda che "le parti sociali sono in grado, come evidenzia l'accordo di Pomigliano, di creare le condizioni favorevoli per l'attrazione di investimenti". Altri temi oggetto del confronto sono: la diffusione di più efficaci forme di controllo sull'impresa in materia di tutela della salute e sicurezza nel lavoro, con particolare attenzione agli appalti e subappalti; una rete diffusa di enti bilaterali dedicati al turismo e l'agricoltura, per il contrasto del lavoro sommerso; la modulazione degli orari di lavoro per una migliore conciliazione tra tempo di lavoro e di famiglia. Sacconi sollecita poi il concorso delle parti alle politiche attive del lavoro per rendere effettiva la sanzione della perdita del sussidio per chi rifiuta una "congrua" opportunita' di lavoro."E' evidente – aggiunge il ministro - che il primario tema inerente la vostra diretta responsabilità consiste nelle modalità di esercizio della contrattazione collettiva di prossimità in funzione di un più stretto collegamento tra salari e produttività".

Melfi: il giudice dice no al ricorso Fiom

Lo stesso magistrato che aveva emesso il provvedimento di annullamento dei licenziamenti allo stabilimento melfitano, ha dichiarato "inammissibile" il ricorso della Fiom sulle modalità di reintegro. Il sindacato preannuncia un'altra istanza al Tribunale.

Il ricorso della Fiom sulle modalità con cui la Fiat aveva attuato il reintegro dei tre operai dello stabilimento di Melfi (Potenza) licenziati nel luglio scorso è stato dichiarato "inammissibile" dallo stesso giudice del lavoro che aveva emesso il provvedimento di annullamento dei licenziamenti.L'udienza durante la quale la Fiom aveva presentato la sua istanza si è svolta il 21 settembre scorso. Il sindacato aveva contestato la decisione della Fiat di riammettere i tre licenziati permettendo loro di svolgere attività sindacale ma non di tornare a lavoro sulle linee produttive.La reazione della Fiom. Immediata la reazione delle tute blu Cgil, che hanno annunciato la presentazione per domani di un'istanza al giudice dell'esecuzione del Tribunale di Melfi 'per la definizione delle modalità di attuazione' del decreto di reintegro emanato ad agosto dal giudice del lavoro Minio. 'Il giudice del lavoro - ha spiegato l'avvocato Lina Grosso - ha dichiarato inammissibile la nostra istanza, dichiarandosi incompetente, perché non in presenza di un provvedimento di natura cautelare. Stiamo già preparando l'atto di precetto da presentare domani mattina al giudice dell'esecuzione del Tribunale di Melfi, per ottenere i necessari chiarimenti sulle modalità del reintegro dei tre lavoratori'."Il Giudice di Melfi - spiega la Fiom in una nota - non è entrato nel merito delle modalità con cui far rispettare alla Fiat l’ordine del reintegro al lavoro per i tre operai della Sata di Melfi. Ciò esclusivamente per ragioni di natura procedurale, riconducibili al fatto che tale competenza non spetta al Giudice del lavoro, ma al Giudice dell’esecuzione".La Fiom ha dato mandato ai propri legali di presentare nei prossimi giorni, così come indicato dalla odierna ordinanza del Tribunale di Melfi, un atto di precetto per avviare l’esecuzione forzata dell’ordine di reintegro nei confronti della Sata di Melfi.

Appello lavoratori in lotta contro la crisi

II° Incontro Nazionale Dei coordinamenti e dei comitati, delle delegate e delegati, delle lavoratrici e lavoratori in lotta contro la crisi.Per la costruzione unitaria e dal basso di tutte le prossime mobilitazioni contro le scelte di governo padroni e sindacati corrotti.

Non ostante le bugie raccontate ai TG e dai giornali dagli esponenti di Confindustria e Governo, la Crisi internazionale del capitalismo è tutt’altro che finita. Di conseguenza l’attacco senza precedenti alle nostre condizioni di lavoro e ai nostri salari si sta amplificando e portando alle estreme conseguenze.Dopo la finanziaria, la quasi certa approvazione del “collegato lavoro” e i diktat sull’austerità promossi dalla comunità europea, i padroni non sono soddisfatti e hanno concretamente trasformato unilateralmente in pratica, sostenuti da cisl-uil-ugl e dall’inerzia CGIL, tutte le loro richieste di flessibilità, precarietà, e produttività.Il piano Marchionne evidentemente non è un attacco contro gli operai FIAT, ma un ariete costruito ad arte per dare la spallata finale a ogni garanzia salariale e normativa dei lavoratori, pubblici e privati, in pieno accordo con CONFINDUSTRIA e Governo.Infatti la sua immediata conseguenza è la disdetta del CCNL metalmeccanico, per dare seriamente il via alla distruzione dei diritti introdotta dal contratto firmato da FIM e UILM.Sul fronte dei precari della scuola si sta portando avanti come un treno senza freni il più grande licenziamento di massa della storia repubblicana. Attacco esteso anche alle università dove  migliaia di ricercatori precari rischiano il loro  posto di lavoro. Viene sancita quindi la fine di una scuola ed università pubblica e di qualità ed un diritto allo studio sempre più negato alle classi popolari.Prosegue la campagna di criminalizzazione dei dipendenti pubblici,sfociate nel blocco delle retribuzioni per altri 4 anni e nella sospensione del rinnovo delle elezioni delle RSU.Come se non bastasse continuano i processi di privatizzazione dell’acqua,della sanità e di tutte le aziende pubbliche locali.Davanti a questo attacco fortissimo noi lavoratori non riusciamo ad opporre una resistenza capace di dare almeno dei minimi risultati contro l’enorme piano di ristrutturazione del capitalismo.Il sindacalismo di base, pur contribuendo in modo significativo nelle lotte di resistenza, allo stato attuale dimostra ancora i suoi limiti e una insufficiente capacità di attrazione tra le classi lavoratrici.La FIOM invece, l’unico sindacato tra i confederali, incatenata da decine di contraddizioni interne, fortemente limitata da una CGIL che non vuole rinnegare la via della concertazione coi padroni, oppone un corretta resistenza di principio che però non si traduce immediatamente in una forte mobilitazione almeno tra i metalmeccanici.In questa situazione di profonda sconfitta che stiamo attraversando, in cui anche le singole vertenze contro le chiusure e i licenziamenti stanno mostrando tutti i limiti dell’isolamento e della mancanza di prospettiva, tutti noi lavoratori dobbiamo ritrovare la capacità di riunirci, di riorganizzarci in maniera autonoma e indipendente, per ricostruire la nostra capacità di organizzazione e resistenza e mettere efficacemente in discussione fino a rigettare i piani di ristrutturazione dei padroni.Dopo la riunione del febbraio scorso a Roma, nella quale lanciammo la proposta di cominciare a lavorare per la costruzione di un coordinamento stabile di lotta nazionale contro la crisi, nel quale ricomporre e organizzare le lotte dei lavoratori di tutti i comparti, crediamo sia giunto il momento di riconvocarci e rilanciare la piattaforma comune di tutti i lavoratori in lotta, organizzare la partecipazione comune alla manifestazione del 16 ottobre a Roma per renderla una giornata di riorganizzazione e ricompattamento di tutta l’opposizione di classe nel nostro paese, per promuovere una mobilitazione dal basso, articolata e permanente fino all’autorganizzazione dello sciopero generale come momento finale e decisivo di una grande mobilitazione di massa dei lavoratori contro governo e padroni.
·        per bloccare i licenziamenti, le chiusure di fabbrica, le esternalizzazioni, i tagli alla scuola e alla spesa sociale.
·        contro le speculazioni edilizie e finanziarie, principali cause di chiusure e delocalizzazioni
·        per la distribuzione del lavoro che c’è - lavorare meno e lavorare tutti – a parità di salario. Accesso al reddito garantito.
·        per la stabilizzazione di tutti i precari e gli atipici
·        per dire No all’eliminazione del CCNL e alla ristrutturazione di tutto il mondo del lavoro.Chiediamo ai coordinamenti e ai comitati di lotta, alle Rsu, ai lavoratori e alle lavoratrici, ai disoccupati, ai cassintegrati, agli immigrati di sottoscrivere questo appello e partecipare al secondo incontro nazionale!

SABATO 9 OTTOBRE ORE 11.00 ALL’ARCI BELLEZZA Milano, via Giovanni Bellezza 16, nell’ambito degli Stati Generali della precarietà. Per aderire all’appello:  coordinamentolucc@yahoo.it Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.   - 3494906191 – 3495107754

Coordinamento Lavoratori Uniti Contro la Crisi, Milano; Comitato di Lotta per il Diritto al Lavoro, Livorno; Assemblea Lavoratori Autoconvocati, Torino; Coordinamento Lavoratori Autoconvocati, Roma; Coordinamento Precari Scuola (Roma) RSU Maflow, Trezzano sul Naviglio; Osvaldo Celano RSU FIOM Marcegaglia Buildtech, Milano; Agrhabi Mustafa, RSU FIOM Marcegaglia, Lomagna; Andrea Glorini RSU FIOM Microtecnica, Brugherio; Antonello Tiddia RSU Carbosulcis; Luigi Sorge, Fiat Cassino; Consiglio regione lombardia: Michele Salvi delegato RSU , USB; Sfondrini Guido delegato RSU, USB; Rallo Vito delegato RSU, USB; Galli Marina delegata RSU, USB; Valenti Angela delegata RSU, USB - Regione lombardia GIUNTA: Luciano Muhlbauer lavoratore regionale; Rosella Manganella delegata RSU, indipendente; Donatella Biancardi delegata RSU, USB; Silvia Baratella delegata RSU, USB; Fabio Squeo delegato RSU, USB; Giuseppe Binosi delegato RSU, USB; Rosalba Fabiani FILCAM-CGIL;  Riccardo De Angelis, Rsu/RLS FLMuniti-CUB Telecom Italia; Luca Climati, Rsu RdB Inpdap; Nando Simeone, Rsa FILCAMS CGIL Farmacap; Ettore Pasetto, Rsu Fiom CGIL Elsag Datamat; Andrea Fioretti, Rsa Flmuniti CUB Sirti; Francesco Cori, Coord. Precari Scuola; Francesco Paolo Caputo, Coord. Precari Scuola; Roberto Villani, Cobas Scuola; Riccardo Filesi, Coord. Cassaintegrati/CUB Trasporti Alitalia; Daniela Cortese, Rsu/RLS Snater Telecom Italia Sparkle; Domenico Calderoni, Rsu Fialtel SSC; Luigi Cefaro, Rsu Slc-Cgil Telecom Italia; Renato Caputo docente Roma; Rosalinda Renda insegnante precaria (Cps) Roma; Felice Renda insegnante Cisterna di Latina; Annnamaria Smecca maestra Cisterna; Francesco Paolo Caputoinsegnante precario (Cps) Roma;  Beniamino Caputo ricercatore precario Università La Sapienza Roma; Roberto Fucci macchinista Roma; Riccardo Tranquilli, Rsu FISAC-Cgil FONSPA; Fabrizio Cottini, FIOM CGIL Sielte; Sante Marini, FIOM CGIL Alcatel Alenia; Maurizio Bacchini, Rsu FIOM CGIL Baxter S.p.A.; Marina Citti, RLS CGIL Menarini S.p.A. Pomezia; Concetta Morelli, USB Pubblico Impiego Roma; Paolo Agrestini, lavoratore edile Cerveteri; Matteo Orlando, studente-lavoratore precario Cerveteri; Carmela Sciuto, CGIL Inpdap Roma; Cristiano Baglioni, Rsu Filcam–Cgil Vivenda SPA; Roberto Martelli Rsa RLS Usi Ait settore cooperativo; Marco Beccari, ricercatore, Trieste; Vagaggini Marco rsa filcams-cgil; claudio simbolotti, ferroviere roma; Giorgio Salerno SU-USI del Comune di Roma; Giuseppe Martelli delegato USICONS

No austerity day, l'Europa in piazza

Manifestazioni in tutta Europa per dire no ai tagli ai diritti e allo stato sociale. Il corteo principale a Bruxelles Sciopero generale in Spagna, Francia e Belgio. Monks (Ces): "I governi sono in preda al panico, è un momento cruciale"

 I lavoratori e i pensionati di tutta Europa tornano in piazza, per chiedere ai propri governi più spazio alle politiche per il lavoro e per lo stato sociale. La confederazione continentale dei sindacati (Ces) ha organizzato una giornata d’azione europea per il 29 settembre, che vedrà le organizzazioni nazionali dei lavoratori impegnate in una mobilitazione generale e contestuale.
In Spagna, in Francia e in Belgio è stato già proclamato lo sciopero. Ovunque sono previste manifestazioni che si affiancheranno a quella centrale che si terrà a Bruxelles, dove sono previste 100.000 persone. A Roma ci sarà una manifestazione nazionale a partire dalla 17 a Piazza Farnese , che verrà conclusa dal segretario generale della Cgil, Gugliemo Epifani. Rassegna.it e RadioArticolo1 seguiranno l'intera giornata in diretta dalle piazze europee (così la diretta).
Dopo le grandi mobilitazioni dello scorso anno, quindi i sindacati tornano a battersi per un’Europa più sociale e solidale, che sappia garantire lavoro, formazione, retribuzioni, protezione sociale e servizi pubblici a carattere universale. Il tutto in un continente in cui i governi stanno sempre più privilegiando il rigore monetario e fiscale a scapito delle politiche di sostegno della domanda interna e dello sviluppo.
Secondo il segretario generale della Ces, Jonh Monks, infatti, "i governi e l’Ue sono in preda al panico. Prima ancora che le nostre economie potessero iniziare a riprendersi dalla crisi finanziaria hanno tagliato i budget e hanno aumentato le tasse per realizzare l’austerity". I lavoratori del vecchio continente, dunque, scendono in piazza, per affermare con forza che "non sono loro ad aver provocato questa crisi, però sono loro a doverne sopportare l’onere". I numeri parlano chiaro: "Ci sono 23 milioni di disoccupati nell’Ue, altri milioni che lavorano in impieghi precari, mentre crescono le tensioni sociali. Dato che i tagli dovuti all’austerity non hanno ancora dispiegato a pieno i loro effetti la situazione si può definire disastrosa, e le prospettive sono ancora peggiori".
Non mancano però le alternative, "e noi le sosteniamo – dice Monks - Abbiamo fatto pressioni per un programma di ripresa Ue, finanziato da tasse sulle transazioni finanziarie e da nuove obbligazioni emesse dalla Banca centrale europea. Chiediamo investimenti a prevalenza di capitale pubblico su nuove tecnologie sostenibili, per misure finalizzate ad aiutare i giovani, che sono fortemente colpiti dalla recessione, e investimenti nei sistemi di welfare, nella sicurezza sociale e nelle pensioni. Vogliamo sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, di modo che si possa alimentare la domanda di beni e servizi. In questo momento, con i tagli del governo, i tagli delle imprese e con le famiglie impossibilitate a spendere, la domanda rischia di crollare".
Per questo il sindacato europeo vuole che "i lavoratori europei si mobilitino, riprendano fiducia, lancino un’offensiva contro l’austerity". "Siamo in un conflitto cruciale – conclude Monks - e dobbiamo vincerlo".

Ddl lavoro in Senato, l'esecutivo ci riprova

Dopo la bocciatura di Napolitano, il collegato torna a Palazzo Madama senza modifiche sostanziali. Il governo tenta di cancellare l'emendamento Pd sull'arbitrato. Verso via libera 29 settembre, poi alla Camera. Cgil: "Tutto uguale, resta controriforma"

Il Senato riprende l'esame del ddl lavoro, rinviato alle Camere a marzo dal presidente della Repubblica, per i dubbi sulla costituzionalità delle norme sull'arbitrato e sulla conciliazione delle vertenze tra lavoratore e azienda. Lo riferiscono fonti di agenzia. Il relatore della commissione Lavoro, Maurizio Castro, annuncia che il provvedimento potrebbe essere licenziato mercoledì 29 settembre dall'aula, quindi tornare alla Camera per l'approvazione definitiva.
Oggi (28 settembre) Palazzo Madama ha dato via libera ai primi 28 articoli del testo, che ne conta complessivamente 50. Attualmente, la discussione si basa sull'emendamento del relatore, Filippo Saltamartini, che ripristina le norme sull'amianto cancellate dalle commissioni Affari costituzionali e Lavoro. La commissione Bilancio ha sospeso il giudizio per la copertura finanziaria.
A quanto riferisce l'Ansa, l'intenzione della maggioranza è introdurre una modifica per aggirare l'emendamento introdotto dal Pd alla Camera. Questo consente di ricorrere all'arbitrato al momento dell'insorgere di una vertenza e non prima, come atto preventivo al momento dell'assunzione.
L'Idv, in segno di contestazione, ha letto in Senato i nomi dei morti sul lavoro nel 2010. La senatrice Giuliana Carlino ha declamato a voce alta i nomi, l'età e le circostanze della morte dei lavoratori deceduti per incidenti sul lavoro. Ha quindi chiesto un minuto di silenzio all'aula, suscitando le proteste dei banchi del centrodestra.
Pd: mortifica lavoratori, ma non passerà
Una pioggia di critiche arriva proprio dal Partito democratico. Per la capogruppo in Senato, Anna Finocchiaro, il ddl "mortifica i diritti dei lavoratori, perchè il governo Berlusconi sceglie di stare dalla parte dei più forti. È una mistificazione dire: non lasceremo nessuno per strada. La verità è che migliaia di italiani sono senza lavoro e senza cassa integrazione".
Rincara la dose il vice segretario, Enrico Letta. Il ddl doveva essere il "pezzo forte" del programma, ma si è trasformato in un "polpettone". Per questo, a suo avviso, il provvedimento, e in particolare le norme sull'arbitrato, "sia pure rivedute e corrette, anche se in modo del tutto inadeguato, verrà impallinato alla prima prova del fuoco, per il semplice motiva che è una creatura deforme".
Fammoni (Cgil), resta controriforma inaccettabile
"Il governo, e la maggioranza che lo sostiene, portano in votazione una norma di legge, il cosiddetto collegato lavoro, che rappresenta una vera e propria controriforma del diritto e del processo del lavoro". E’ quanto afferma  il segretario confederale della Cgil, Fulvio Fammoni, nel denunciare come "il primo atto del governo, dopo la pausa estiva e in un periodo di grave crisi, sia quello di abbassare i diritti per il mondo del lavoro: una scelta inaccettabile". 
Secondo il dirigente sindacale, il testo che verrà discusso, dopo il rinvio alle Camere di Napolitano, "non contiene alcun intervento di cambiamento sui temi dell’arbitrato, della certificazione e del ruolo del giudice del lavoro, come peraltro richiesto da tanti costituzionalisti, avvocati, magistrati ed esperti del diritto del lavoro". Infatti, aggiunge, "sei mesi dopo il rinvio da parte del Capo dello Stato - conclude - si vogliono approvare provvedimenti che contengono pareri e vizio di incostituzionalità e sui quali la Corte sarà chiamata a pronunciarsi".

Lettera di Gianni Rinaldini sul resoconto del seminario di Todi

Di seguito trovate il testo della lettera inviata da Gianni Rinaldini, coordinatore dell'Area Programmatica "La Cgil che vogliamo", al Segretario Generale della Cgil Guglielmo Epifani e ai Segretari Confederali Susanna Camusso e Enrico Panini in riferimento al resoconto del seminario di Lodi pubblicato nel Taccuino n.160 del 28 settembre 2010.

Consideriamo gravissimo l'invio tramite Taccuino di quelli che impropriamente vengono definiti Atti del Seminario di Todi.
Il segretario generale, nelle conclusioni, ha fatto riferimento all'invio alle strutture del complesso della documentazione, consistente in relazione, interventi , conclusioni.
 Leggiamo, invece, a sintesi del dibattito, un resoconto improprio, riduttivo, fazioso nel quale come CGIL che Vogliamo non ci riconosciamo.
E' buona norma, nel momento in cui si informano le strutture sull'andamento di una discussione così importante, che tale informazione sia completa e corretta, che gli interventi vengano riprodotti, non interpretati e meno che mai etichettati.
Ti invitiamo dunque a integrare gli Atti con le sintesi degli interventi dell'Area Programmatica La CGIL che Vogliamo , che sarà nostra cura farvi pervenire nel minor tempo possibile.
Ti chiediamo inoltre di inviare nello stesso circuito informativo del Taccuino questa nostra lettera.
Saluti

Gianni Rinaldini
Coordinatore Nazionale Area Programmatica "La CGIL che vogliamo"

Susanna Camusso, in piazza per difendere il contratto nazionale

Susanna Camusso, vicesegrataria generale Cgil.


fonte:http://www.youtube.com/fiomnet

martedì 28 settembre 2010

29 settembre: tutti i sindacati europei in lotta, tranne Cisl e Uil che preferiscono Berlusconi

Il 29 settembre è la giornata di lotta europea contro le politiche economiche dei governi. L’ha indetta la Ces, la Confederazione europea dei sindacati, e in tutta Europa ci saranno iniziative, scioperi e manifestazioni. A Bruxelles ci sarà la manifestazione centrale che vedrà la partecipazione di tutti i sindacati europei. Tutti meno due: la Cisl e la Uil. Queste due organizzazioni sindacali sono infatti le uniche che non aderiscono in Europa a questa giornata di lotta. E non che nel nostro continente non ci siano sindacati moderati e concertativi. E, tuttavia, tutti – tranne Cisl e Uil – hanno sentito il bisogno di scendere in piazza e di mobilitarsi contro quelle politiche economiche che, in tutta Europa, stanno imponendo sacrifici ai lavoratori in cambio di promesse di crescita e sviluppo. Tutti i sindacati in Europa dicono basta con queste politiche, tranne Cisl e Uil che invece le condividono e che sono diventate le organizzazioni che più sostengono e appoggiano il governo Berlusconi.Il 29 settembre, d’altra parte, Cisl e Uil saranno impegnate in altro. A concordare con la Federmeccanica la distruzione del contratto nazionale, estendendo a tutti i lavoratori le deroghe e le negazioni dei diritti imposte dalla Fiat a Pomigliano. Tutti i sindacati europei lottano per conservare o estendere il contratto nazionale, Cisl e Uil operano assieme alla Confindustria e al governo per distruggerlo. Basterebbero questi fatti per rimarcare che oggi in Italia non sono la Fiom e la Cgil ad essere isolate, ma la Cisl e la Uil che sono sempre più lontane da ciò su cui si discute e si lotta in Europa. La subalternità al governo e alla Confindustria di questi sindacati è uno dei principali ostacoli a ottenere in Italia una politica economica che difenda il lavoro e crei un vero sviluppo. Invece grazie alla complicità della Cisl e della Uil, la Confindustria può parlare di patto sociale, mentre naturalmente si prepara a distruggere i vincoli sociali del contratto nazionale. E’ ora che la Cgil, invece che continuare a offrire altre guance a chi ti prende a schiaffoni, capisca che il patto sociale con la Confindustria, Sacconi, la Cisl e la Uil è l’ultimo danno che si può fare ai diritti dei lavoratori, in Italia come in Europa.

Giorgio Cremaschi

Il flirt

Mentre l'Italia del lavoro diventa un campo di macerie, il segretario della CGIL è in pieno flirt con la Presidente della Confindustria con la quale scambia baci e sorrisi e si accinge a restituire quanto resta dei diritti mentre il Parlamento, con la finta opposizione del PD sta per demolire per sempre lo Statuto dei Diritti dei Lavoratori ed in particolare l'art.18. Mentre flirta con la Marcegaglia, dopo l'incontro di Genova preceduto da una intensa diplomazia sotterranea del PD che vorrebbe accreditarsi partito che tutelerà "con serietà" gli interessi confindustriali, Epifani finge di non vedere la sofferenza di circa sei milioni di precari condannati a meschine retribuzioni inferiori oltre il quaranta per cento dei minimi contrattuali e presenta le sue credenziali alla Confindustria: una perdita secca di circa 5 mila euro l'anno dei lavoratori dovuta a diversi fattori (parametri per i rinnovi contrattuali, fiscal drag, niente scala mobile), perdita maggiore di quella denunziata dal centro studi della CGIL se si tiene conto dei salari di fatto nella piccola e media azienda, negli studi professionali, nell'agricoltura, nel piccolo commercio. Vedete come siamo stati bravi a contenere il costo del lavoro!L'obiettivo che si è proposto la Confindustria è la sterilizzazione del ccnl attraverso deroghe. La strada è stata indicata con violenza da Marchionne il quale vorrebbe produrre in Europa a costi inferiori di tutti gli altri. Ma la deroga avrebbe effetti devastanti in tutto il Mezzogiorno d'Italia dove non esiste contrattazione articolata per settori o per territori e l'unico punto di riferimento legale è il contratto nazionale. Introduce un principio di derogabilità dai minimi nazionali che non costituiranno più un punto di riferimento. Non ho dubbi che l'ottimismo ed i larghi sorrisi di Guglielmo Epifani e di Emma Marcegaglia sono segno di una intesa già raggiunta. Questa intesa demolirà la regola che ancora mantiene un certo ordine ed una certa legalità nei posti di lavoro. Poi non ci sarà più niente. Il salario sarà quello imposto dal datore di lavoro e dipenderà dal suo buon cuore e dalle sue convenienze. L'Italia è un paese anomalo da tanti punti di vista. Ha un Parlamento tutto di destra con una opposizione che pur avendo un esteso elettorato popolare rappresenta interessi padronali al pari del centro-destra; ha sindacati che a differenza di altri sindacati europei non danno e non garantiscono niente ai lavoratori ma tolgono diritti conquistati o garantiti dalla legge. L'età pensionabile è stata innalzata ad oltre i settanta anni con una truffaldina trovata inserita in una finanziaria. Questa trovata è stata una idea geniale del governo ma è stata concordata con le tre confederazioni che hanno fatto finta di non vedere come peraltro hanno fatto in tante altre occasioni del genere. A differenza di Sacconi che si limita a parlare genericamente di "complicità sindacali", Tremonti ha voluto informare il mondo intero di quanto sono fessi ed autolesionisti i sindacati italiani!Non ho dubbi che la vicenda dei licenziamenti dei professori "precari" non troverà soluzioni nonostante il patetico appello del Presidente della repubblica, il pianto di tanti insegnanti privati del loro lavoro perduto magari dopo venti anni, le agitazioni, gli stiliti e quant'altro. La CGIL tranne che in Sicilia non ha alzato un dito in loro favore derubricando la questione in una mera vertenza di categoria. Ma la devastazione gelminiana della scuola italiana è una questione generale che riguarda il welfare, la libertà e la democrazia degli italiani. La CGIL avrebbe dovuto organizzare uno sciopero generale per la scuola come hanno fatto i sindacati francesi. Ma non lo ha fatto e non lo farà. Lo stesso atteggiamento mantiene per la sanità che oramai è diventata uno strumento per il finanziamento delle cliniche private e con una crescente insolente privatizzazione della attività dei medici. Con i soldi pubblici del servizio sanitario si sono costituiti imperi economici in tante regioni d'Italia. Imperi che attraverso i loro giornali spesso scandalistici ed aggressivi condizionano la politica italiana.In sostanza diritti, salari, scuola, sanità e pensioni sono in un tritacarne. Inoltre crescono le distanze sociali e le ingiustizie di un Paese che registra centinaia di migliaia di mutilati del lavoro, migliaia di morti, e che ha un sistema penitenziario nel quale si suicidano o vengono suicidati diecine e diecine di detenuti all'anno.Considero eversiva per la Costituzione e l'equilibrio democratico del Paese l'azione del PD e delle Confederazioni Sindacali. La dialettica politica e sindacale è stata da sempre garanzia di equilibrio e di coesione sociale. Ora che tutto il Parlamento e tutto il Sindacato si spostano a destra non c'è più equilibrio in un paese in cui il risentimento sociale diventa acutissimo ma senza vie di sbocco.

Pietro Ancona

Nessuna via di fuga per gli schiavi del XXI secolo

Due operai cinesi carbonizzati nell'azienda in cui erano costretti a dormire

Due operai cinesi sono morti carbonizzati, ieri mattina, in una palazzina di Muggiò, nei pressi di Monza, in Brianza. L'incendio, presumibilmente, si è sviluppato per un corto circuito che ha mandato in fiamme la palazzina-fabbrica dove erano costretti a dormire i due lavoratori. Che non hanno avuto scampo. La morte li ha colpiti mentre dormivano - come al solito - in uno dei piani della costruzione che fungeva anche da fabbrica «a conduzione familiare». Al momento di scrivere è ancora ignota la loro identità.
Si trovavano lì - non si sa se fossero presenti altri connazionali o le loro famiglie - per risparmiare sull'affitto di un posto letto o una casa. Non per scelta, insomma, ma, come tanti altri lavoratori nelle stesse condizioni, per obbligo. E' noto che in situazioni di questo tipo, tutto quello che si riesce a risparmiare serve a pagare i debiti contratti per arrivare in Italia o per inviare i risparmi nel paese di origine. Adeguarsi ai nostri standard di vita, per chi guadagna stipendi da fame, non è davvero semplice.L'azienda, diretta da due coniugi cinesi, è nota nella zona per la produzione di capi d'abbigliamento e salotti. E' regolarmente registrata alla Camera di Commercio e fa parte del cospicuo numero di aziende cinesi presenti nella zona. Circa 6 mila tra Milano (il 52%), Brescia (14,7%), Mantova (10,7%). In soli due anni è stato registrato un aumento delle presenze del 21%. I cinesi al lavoro sono circa 10 mila, molti dei quali accettano condizioni di lavoro uguali a quelle dei due deceduti. Se l'incendio è stato forse provocato da una casualità, non è invece del tutto accidentale che abbiano pagato con la loro vita due lavoratori obbligati a «vivere» in azienda «come topi». Nelle loro condizioni, non c'era nessuna via di fuga per la salvezza.

Ma. Ga.
 
[Articolo su il manifesto del 28/09/2010]

Sciopero alla Berlincioni, a rischio oltre 100 posti di lavoro

La Cgil accusa l'azienda: "Si manifesta la volontà di chiudere le 5 realtà produttive per problemi legati ad un indebitamento non più sostenibile, causato più da una gestione discutibile"

Le RSU e RSA del gruppo Berlincioni e la Fiom CGIL proclamano per il giorno mercoledì 29 settembre 2 ore di sciopero dalle 11.00 alle 13.00 con presidio nel piazzale antistante la Metal Tech (Viuzzo del Piscetto 2 Scandicci).
Dopo le dichiarazioni che la proprietà ha espresso la scorsa settimana, dove si manifesta la volontà di chiudere le 5 realtà produttive per un totale di 105 lavoratori per problemi legati ad un indebitamento non più sostenibile, causato a nostro avviso più da una gestione imprenditoriale discutibile che da una mancanza di lavoro, ad oggi non ci sono soluzioni che possono scongiurare questo tipo di percorso.
I lavoratori del gruppo Berlincioni che pur avendo una sofferenza nei ritardi delle ultime spettanze sono anche oggi nelle loro postazioni di lavoro per salvaguardare, anche in una situazione così difficile, la consegna degli ordini che nonostante tutto non mancano. Si auspicano che in tempi brevi, attraverso le Istituzioni e il tessuto imprenditoriale si possa scongiurare la dispersione di professionalità importanti per questo settore e per il territorio tutto. 

fonte:http://www.gonews.it

Iniziativa metalmeccanica in Versilia

L’offensiva padronale alle conquiste dei lavoratori: il caso Pomigliano e la disdetta del contratto metalmeccanico

GIOVEDI’ 30 SETTEMBRE
Cantiere Sociale versiliese(via Belluomini ex scuola INAPLI, q.re Varignano) ore 21.30 incontro-dibattito

Interventi:
Marcello Pantani Cobas Pisa
Massimo Braccini FIOM-CGIL
Antonio Montella Cobas Pomigliano d’Arco

fonte:http://www.confederazionecobaspisa.it

Istat, sempre più lavoratori in attesa di rinnovo

Erano il 13,3% nell'agosto 2009, ora sono il 36,4%, pari a 4,8 milioni. L'Istituto di statistica precisa che ad attendere sono soprattutto gli addetti dei servizi privati e della pubblica amministrazione. Intanto, le retribuzioni ad agosto restano ferme

Alla fine di agosto erano 4,8 milioni i lavoratori dipendenti in attesa del rinnovo del contratto, pari al 36,4% del totale, in lieve aumento rispetto al luglio 2010 (36,2%) e in forte crescita rispetto ad agosto 2009 (13,3%). Lo rileva l'Istat sottolineando che nello stesso periodo invece erano in vigore 36 contratti per un'incidenza in termini di monte retributivo del 60,4% e 8,3 milioni di lavoratori. L'istituto precisa anche che i lavoratori con contratto scaduto si concentrano nei servizi privati e nella pubblica amministrazione.
I mesi di attesa per i lavoratori con il contratto scaduto sono in media 13,8, in aumento rispetto a luglio 2010 (13) ma in calo rispetto ad agosto (erano 15,4). Se si distribuisce invece l'attesa media sul totale dei dipendenti, ad agosto 2010 era pari a 5 mesi a fronte dei 4,7 a luglio 2010 e dei 2 mesi dell'agosto 2009.
Sul fronte delle retribuzioni contrattuali orarie, l'Istat rileva che ad agosto sono rimaste invariate rispetto a luglio, mentre sono aumentate del 2,2% rispetto ad agosto 2009. La causa di questo stallo - dice l'Istituto - è da ricercare nel numero molto basso di adeguamenti contrattuali. Si registra, infatti, solo l'applicazione degli aumenti relativi al rinnovo del secondo biennio per i dipendenti della Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Nel dettaglio, i settori che presentano gli incrementi tendenziali più elevati sono alimentari, bevande e tabacco (5,2%), telecomunicazioni (4,5%) e commercio (3,9%). Il setore metalmeccanico ha registrato invece un incremento del 3,5%. Gli incrementi minori si osservano, invece, per trasporti, servizi postali e attività connesse (0,3%), forze dell'ordine (0,5%), pubblici esercizi e alberghi, ministeri, scuola, militari-difesa, attivita' dei vigili del fuoco (in tutti i casi l'aumento e' stato dello 0,6%). 

lunedì 27 settembre 2010

Pensioni, cosa cambia.

Decorrenze di anzianità e vecchiaia, finestre, pensioni anticipate, aumento dell'età pensionabile per le donne del pubblico impiego, ricongiunzioni. Le principali novità introdotte dal governo in materia previdenziale. A partire dal 2011

Per contenere la spesa previdenziale, il Governo, nella manovra finanziaria 2011/2012, con il decreto legge n. 78/2010 ha modificato, a partire dal prossimo anno, il regime delle decorrenze delle pensioni di vecchiaia e di anzianità attualmente in vigore ed ha introdotto le finestre sulle pensioni in totalizzazione. In sede di conversione in legge, il decreto ha subito delle modifiche e sono state introdotte ulteriori innovazioni in materia previdenziale (legge n.122/2010): applicazione delle nuove decorrenze anche sulle pensioni di vecchiaia anticipata; aumento dell'età pensionabile delle lavoratrici del pubblico impiego; innalzamento dei requisiti pensionistici in relazione alla speranza di vita; introduzione dell'onere per le ricongiunzioni dei contributi dai fondi alternativi all'Inps; aumento dell'onere per la ricongiunzione dall'Inps ai fondi esclusivi; abrogazione delle disposizioni inerenti il trasferimento gratuito della contribuzione da vari ordinamenti pensionistici all'Inps. Di seguito si riportano le principali novità introdotte dalla manovra in materia previdenziale.
» Tabella, vecchie e nuove decorrenze a confronto

Nuove decorrenze dei trattamenti pensionistici previsti dal 2011

1) Pensioni di vecchiaia e di anzianità
Per le persone che matureranno il diritto al pensionamento di vecchiaia o di anzianità a partire dal prossimo anno, la decorrenza della pensione non sarà più disciplinata in base al tipo di trattamento (pensione di vecchiaia, con 40 anni di contribuzione, di anzianità con meno di 40 anni di contributi), ma verrà unificata in una sola finestra, detta “mobile” o a “scorrimento”.Infatti, a partire dall’anno 2011, una volta maturati i requisiti anagrafici e/o contributivi, il trattamento pensionistico decorrerà trascorsi 12 mesi per i lavoratori dipendenti e 18 mesi per i lavoratori autonomi (artigiani, commercianti, coltivatori diretti, coloni mezzadri) e iscritti alla gestione separata (parasubordinati).Le nuove decorrenze si applicheranno anche per le pensioni con 40 anni di contribuzione. Infatti, contrariamente a quanto inizialmente comunicato dal Governo non è stata prevista la salvaguardia per questi trattamenti. In questi casi, l’attesa è ancora più penalizzante considerato che l’ulteriore contribuzione versata dopo i 40 anni non viene utilizzata ai fini del calcolo della pensione.Va sottolineato che, così come stabilito dall’art. 6, comma 2-bis, del decreto legge n. 248/2007 (convertito in legge n. 31/2008), nei casi di raggiungimento del 65° anno di età, il divieto di licenziamento nel settore privato è prorogato fino al momento della decorrenza del trattamento pensionistico. Un'analoga norma di salvaguardia, nel settore pubblico non è prevista, ma è auspicabile che venga tempestivamente definita.In sede di conversione in legge è stato disposto che le nuove finestre si applicheranno anche alle pensioni di vecchiaia con età previste dagli specifici ordinamenti, quindi anche alle pensioni di “vecchiaia anticipata” (prevista per dipendenti invalidi all’80%, non vedenti, iscritti al fondo Volo, marittimi, minatori, ecc.).Le nuove decorrenze opereranno anche per le pensioni di vecchiaia liquidate con il sistema di calcolo contributivo. L'impatto sugli uomini, sulle lavoratrici del pubblico impiego (per le quali dal 2012 l’età pensionabile slitterà a 65 anni) e sulle pensioni di vecchiaia totalizzate rischia di essere ancor più penalizzante poiché, andando in pensione a 66 anni (se dipendenti) o a 66 anni e mezzo (se autonomi e parasubordinati o richiedenti pensioni di vecchiaia totalizzate senza diritto autonomo a pensione), la pensione o la quota di pensione da liquidare con il sistema di calcolo contributivo sarà determinata applicando il “coefficiente di trasformazione” previsto per il 65° anno di età. La norma, infatti, non ha previsto da subito di aggiungere alla tabella dei coefficienti, quelli per gli ultrasessantacinquenni (vedi box sui coefficienti).Per i lavoratori parasubordinati, la legge n. 243/2004 aveva disposto, per gli assicurati presso la gestione separata non iscritti ad altre forme di previdenza obbligatoria, l’applicazione delle disposizioni riferite ai lavoratori dipendenti, sia per quanto riguarda i requisiti per il diritto sia per la decorrenza della pensione. Il provvedimento, invece, include anche questi lavoratori nella decorrenza del trattamento pensionistico previsto per gli autonomi (attesa dei 18 mesi).
2) Pensioni derivanti dalla totalizzazione dei periodi assicurativi (dlgs n. 42/2006)
La norma introduce le decorrenze sulle pensioni di vecchiaia e con 40 anni di contribuzione derivanti dalla totalizzazione, applicando quelle previste per i lavoratori autonomi. La pensione totalizzata decorrerà, quindi, decorsi 18 mesi dalla maturazione dei requisiti anagrafici e/o contributivi.La nuova formulazione, apportata in sede di conversione in legge, specifica che la finestra si applicherà solo a coloro che matureranno i requisiti dal 1° gennaio 2011.Pertanto, una lavoratrice che perfezionerà i requisiti per la pensione di vecchiaia totalizzata (65 anni di età e almeno 20 anni di contributi) nel mese di marzo 2011, con l’attuale normativa poteva accedere al pensionamento dal 1° aprile 2011, mentre con la nuova dovrà attendere il 1° ottobre 2012: ben 18 mesi in più e a 66 anni e mezzo di età.La decorrenza dei lavoratori autonomi è prevista anche quando si totalizzano periodi contributivi versati in fondi o gestioni da lavoro dipendente (ad esempio, Fondo lavoratori dipendenti Inps e Inpdap). In questi casi, una persona che ha svolto solo lavoro dipendente, con contribuzione versata in più fondi, viene equiparata al lavoratore autonomo, con la conseguenza di vedersi aumentare l'attesa che lo separa dalla pensione.

Lavoratori esclusi dall’applicazione della nuova decorrenza

1) Lavoratori che perfezionano i requisiti entro il 31.12.2010
Per i lavoratori che maturano i requisiti anagrafici e/o contributivi richiesti per il diritto alla pensione di vecchiaia e di anzianità entro il 31.12.2010, le finestre continueranno ad essere determinate in base alla normativa attualmente vigente, anche se l'uscita si collocherà dal 1° gennaio 2011.Pertanto i lavoratori dipendenti, che perfezionano il diritto alla pensione di vecchiaia (20 anni di anzianità contributiva e 60 anni di età se donna; 61 anni se lavoratrice del pubblico impiego; 65 anni se uomo) o i 40 anni di contribuzione nell’ultimo trimestre del 2010, potranno accedere al pensionamento dal 1° aprile 2011. Invece, i dipendenti che raggiungono “quota 95” nell’ultimo semestre del 2010 (con almeno 35 anni di contributi ed un’età anagrafica non inferiore a 59 anni) potranno andare in pensione dal 1° luglio 2011.Allo stesso modo, i lavoratori autonomi, con diritto alla pensione di vecchiaia (20 anni di anzianità contributiva e 60 anni di età se donna o 65 anni se uomo) o con 40 anni di contribuzione nell’ultimo trimestre del 2010, potranno accedere al pensionamento dal 1° luglio 2011. Invece, gli autonomi che raggiungono “quota 96” nell’ultimo semestre del 2010 (con almeno 35 anni di contributi ed un’età anagrafica non inferiore a 60 anni) potranno andare in pensione dal 1° gennaio 2012.Per i lavoratori che maturano i requisiti richiesti per il diritto alla pensione in regime di totalizzazione (D.Lgs. n. 42/2006) entro il 31.12.2010 si applica la normativa in vigore fino alla predetta data: i trattamenti decorreranno dal mese successivo a quello di presentazione della domanda di pensione totalizzata.
2) Personale della scuola
Per quanto riguarda i dipendenti della scuola, è stato espressamente previsto che rimangono le disposizioni attualmente in vigore. La decorrenza continuerà, quindi, anche dopo il 2010, ad essere fissata all’inizio dell’anno scolastico o accademico (settembre o novembre) nel caso di maturazione dei requisiti entro il 31 dicembre dello stesso anno.
3) Lavoratori in preavviso al 30.6.2010 e che perdono il titolo abilitante
Sono esclusi dalla nuova finestra “mobile” i lavoratori dipendenti:
• con periodo di preavviso in corso alla data del 30.06.2010 che matureranno i requisiti anagrafici e contributivi per il conseguimento del trattamento pensionistico entro la data di cessazione del rapporto di lavoro;
• per i quali viene meno il titolo abilitante allo svolgimento della specifica attività lavorativa per raggiungimento del limite di età (es. autisti del trasporto pubblico).
4) Lavoratori in mobilità e in assegno straordinario
Le nuove decorrenze, inoltre, non si applicheranno, nel limite complessivo di 10.000 beneficiari, ai lavoratori:
• in mobilità ordinaria, licenziati da imprese ubicate nelle Aree del Mezzogiorno, sulla base di accordi sindacali stipulati prima del 30.04.2010, con maturazione dei requisiti entro il periodo di fruizione della relativa indennità;
• in mobilità lunga, per effetto di accordi collettivi stipulati entro il 30.04.2010;
• titolari di prestazioni straordinarie a carico dei Fondi di solidarietà di settore (credito e assicurazioni che operano per fronteggiare ristrutturazioni e crisi aziendali) alla data del 31.05.2010.Va precisato che il monitoraggio verrà effettuato dall’Inps, in riferimento al momento di cessazione del rapporto di lavoro (data di collocamento in mobilità o in assegno straordinario).In considerazione della grave crisi occupazionale che ha comportato un ricorso massiccio agli ammortizzatori sociali fa emergere l'inadeguatezza del limite di 10 mila persone, previsto dalla norma. Aver inserito poi, per la prima volta, anche i lavoratori in mobilità lunga, che pure potevano andare in pensione con i vecchi requisiti in virtù di norme precedenti, riduce ulteriormente il numero delle altre tipologie di beneficiari, poiché sono 6.000 i lavoratori collocati in mobilità lunga entro il 31.12.2007 (L. n. 296/2006).

Innalzamento dei requisiti richiesti per il diritto a pensione

1) Aumento età pensionabile delle donne del pubblico impiego dal 2012
La legge n. 102/2009 aveva già innalzato in maniera graduale l'età pensionabile delle dipendenti delle amministrazioni pubbliche a partire dal 2010 (61 anni nel biennio 2010-2011, 62 anni nel biennio 2012-2013, ecc., 65 anni dal 2018). In sede di conversione, per tali lavoratrici, la legge n. 122/2010, invece, fissa a 65 anni il requisito anagrafico per il diritto alla pensione di vecchiaia a partire dal 1° gennaio 2012. L'aumento dell'età non riguarderà le lavoratrici ancora in servizio che hanno compiuto o compiranno 60 anni entro il 31.12.2009 o 61 anni entro il 31.12.2011 e con i requisiti contributivi richiesti per la pensione di vecchiaia. In questi casi è possibile chiedere all'ente di appartenenza la certificazione del diritto a pensione.Con questo brusco innalzamento dell'età pensionabile si creeranno delle disparità tra chi è nata nel 1950 (61enne nel 2011) e chi invece nell'anno successivo. Infatti, quelle della classe 1951 dovranno aspettare il 2016 e, considerando gli effetti della “finestra mobile” (attesa dei 12 mesi), andranno in pensione di vecchiaia un anno dopo, cioè a 66 anni. L'unica alternativa per le donne di lasciare il lavoro prima è quella di perfezionare i requisiti richiesti per la pensione di anzianità: almeno 35 anni di contribuzione congiuntamente all'età anagrafica minima (compresa la possibilità di usufruire del regime speciale fino al 2015) oppure, 40 anni di contributi, a prescindere dall'età.
2) Aumento dei requisiti di accesso ai trattamenti pensionistici in relazione alla speranza di vita dal 2015
La legge n. 102/2009 aveva previsto, a decorrere dal 2015, per tutti i lavoratori – privati e pubblici - l'adeguamento dell'età pensionabile in ragione dell'incremento della speranza di vita, accertata dall'Istat.Oltre all'innalzamento dell'età anagrafica prevista per il diritto alla pensione di vecchiaia, con la legge n. 122 del 2010 è stato disposto, sempre a partire dalla stessa data, l'aumento dell'età e della quota (costituita dalla somma dell'anzianità contributiva e dell'età anagrafica) richiesti per il diritto alla pensione di anzianità. L'adeguamento riguarderà anche l'età anagrafica richiesta per il diritto all'assegno sociale, attualmente riconosciuto a 65 anni. Il primo innalzamento non potrà essere superiore a 3 mesi e decorrerà dal 1° gennaio 2015, mentre il secondo partirà dal 1° gennaio 2019. Successivamente l'adeguamento sarà effettuato con cadenza triennale. L'incremento dei requisiti anagrafici riguarderà tutti, anche quelli che tradizionalmente erano esclusi da questi provvedimenti: donne del pubblico impiego già investite in precedenza dall'aumento dell'età pensionabile, minatori, personale militare, forze armate, forze di polizia, vigili del fuoco, ecc., tranne per i lavoratori che perderanno il titolo abilitante allo svolgimento della specifica attività lavorativa al raggiungimento dell'età.La norma, così come è stata formulata, rischia di avere delle conseguenze negative soprattutto sui giovani, per i quali sarà difficile fare previsioni sulla effettiva data di accesso alla pensione.

Ricongiunzioni e trasferimenti di contributi

1) Non più gratuita la ricongiunzione della contribuzione dai fondi alternativi all'assicurazione generale obbligatoria Inps
La legge n. 122/2010 ha introdotto, per le domande presentate dal 1° luglio 2010, il pagamento dell'onere per le ricongiunzioni dei contributi nell'assicurazione generale obbligatoria dell'Inps, in precedenza effettuate a titolo gratuito.I lavoratori sono tenuti a pagare le ricongiunzioni dei contributi che si vogliono trasferire dai fondi esclusivi (Inpdap, Ipost, Fondo ferrovieri), nonché dai Fondi elettrici e telefonici, al Fondo pensione lavoratori dipendenti dell'Inps.
2) Aumento dell'onere per la ricongiunzione della contribuzione dall'Inps ai fondi esclusivi  
La legge ha altresì modificato i criteri di determinazione dell'onere di ricongiunzione della contribuzione dall'Inps ai fondi esclusivi (Inpdap, Ipost, Fondo ferrovieri).Per le domande presentate dal 31 luglio 2010 saranno infatti adottati i coefficienti applicati per il settore privato (aggiornati dal 21 novembre 2007) in luogo dei coefficienti previsti con DM del 1964.
3) Abrogazione del trasferimento gratuito della contribuzione da vari ordinamenti pensionistici all'Inps
Il provvedimento ha abrogato le norme che consentivano il trasferimento gratuito della contribuzione maturata in vari ordinamenti pensionistici all'Inps.In particolare, dal 1° luglio 2010, la disposizione è già diventata applicativa per gli iscritti ai Fondi elettrici e telefonici, mentre dal 31 luglio 2010, lo è diventata per gli iscritti ai fondi esclusivi (Inpdap, Ipost, Fondo ferrovie), nonché per i militari in servizio di leva prolungata (costituzione della posizione assicurativa presso l'Inps). Sono esclusi dalla nuova normativa solo coloro che hanno presentato la domanda prima dell'entrata in vigore delle modifiche, nonché i dipendenti civili e militari dello Stato (ministeriali) che hanno lasciato il servizio entro il 30.7.2010, anche se non hanno fatto domanda, poiché il trasferimento avviene d'ufficio. L'abrogazione della costituzione gratuita della posizione assicurativa presso l'Inps è fortemente penalizzante per le dipendenti pubbliche che vorranno accedere al pensionamento di vecchiaia con i requisiti anagrafici più favorevoli previsti nel settore privato. Queste lavoratrici saranno costrette a ricorrere alla ricongiunzione della contribuzione, ora diventata onerosa. Altrettanto penalizzati saranno tutti i lavoratori che hanno versato la contribuzione in diverse gestioni pensionistiche. Contestualmente, bisognava quindi rivedere anche la normativa sulla totalizzazione gratuita dei periodi assicurativi (D.Lgs. n. 42/2006) e sulla pensione supplementare, estendendone l'operatività nei casi attualmente non previsti.

Caterina Di Francesco
Inca Nazionale

Marcegaglia attacca: ora il governo agisca La replica di Bossi: "È facile parlare"

Il leader di Confindustria chiede interventi immediati. Il leader leghista: "Questo è un Paese in cui molti parlano e pochi sanno cosa fare". Cicchitto: "Accuse ingiuste". Cisl e Uil approvano apertura con Cgil

"Il governo deve andare avanti, deve governare, ma sappia che tutto il mondo delle imprese e i cittadini stanno esaurendo la pazienza". Emma Marcegaglia attacca nuovamente il governo cui chiede interventi immediati per affrontare la crisi economica. "Bisogna fare subito - ha detto chiudendo il convegno della Confindustria su occupazione e competitività a Genova - senza tentennamenti. Il governo ascolti l'Italia che c'è qui, ma anche fuori, fatta di tanta gente che con grande senso responsabilità fra mille problemi continua a fare il proprio mestiere con determinazione". Il presidente degli industriali, che ieri aveva già lanciato l'allarme sostenendo che l'Italia sta andando più a rilento rispetto agli altri Paesi europei, oggi ha ribadito la sua posizione, incassando l'apertura della Cgil a riaprire il confronto. Pronta la replica di Umberto Bossi al nuovo attacco del leader degli industriali: "Questo governo ha dimostrato di saper fare ed è quindi già qualcosa in mezzo a tanti parlatori". Sulla stessa linea il commento del capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: "Le sue dichiarazioni sono contraddette dai comportamenti reali del governo".Marcegaglia: "Patto sociale per spronare la politica". "Il Paese ha problemi di crescita, di occupazione - ha detto Emma Marcegaglia - bisogna tornare a crescere. E' molto chiaro quello che bisogna fare, ma è venuto il momento di farlo. Anche l'Europa ci costringe a fare delle scelte. Il teatrino della politica di cui parla lo stesso Berlusconi è necessario che finisca". La presidente di Confindustria ha ribadito che la priorità deve essere l'impegno sul fronte della crisi, accantonando gli scontri politici basati sui "personalismi". La leader degli industriali ha sottolineato l'esigenza "di fare scelte a favore delle infrastrutture, della ricerca, della formazione, pur mantenendo il rigore dei conti pubblici". Quindi ha invitato "imprese e lavoratori" a collaborare per un "patto per le riforme", "un patto sociale - ha aggiunto - che possa spronare la politica", auspicando un'intesa con "tutti", imprese e sindacati. Un auspicio in vista del tavolo proposto da Confindustria che si aprirà a inizio ottobre.Bossi: "Facile parlare, governo ha agito". "E' facile parlare in questo che è un paese dove molti parlano e pochi sanno cosa fare: questo governo ha dimostrato di saper fare ed è quindi già qualcosa in mezzo a tanti parlatori" ha detto Umberto Bossi, segretario della Lega Nord e ministro delle Riforme, commentando le parole del presidente di Confindustria. "La dottoressa Marcegaglia dimentica alcune cose - aggiunge Fabrizio Cicchitto - in primo luogo, che la bassa crescita caratterizza l'economia italiana da molti anni a questa parte. In secondo luogo, di tutto può essere accusato questo governo tranne il non aver fatto una serie di provvedimenti, che se vuole potremmo elencare nel dettaglio, a favore delle imprese". "Ci sono momenti di confronto continui - sottolinea il capogruppo del Pdl alla Camera - fra governo e Confindustria per definire in modo continuativo gli interventi concreti di cui c'è necessità. Quindi ci troviamo di fronte a un impegno del governo, da parte dei suoi ministri competenti, in primo luogo i ministri del Tesoro e del Lavoro, che non può essere in alcun modo sottovalutato. Di conseguenza  - conclude Cicchitto - il taglio polemico da lei dato alle sue dichiarazioni, è contraddetto dai comportamenti reali del governo".Epifani: "Sì a dialogo se si fa seriamente". Guglielmo Epifani condivide l'allarme lanciato ieri dalla presidente di Confindustria sulle condizioni dell'industria. Ma, aggiunge, anche sul fronte dell'occupazione la situazione non è affatto rosea. "Siamo in un Paese con una ripresa troppo bassa, non si riescono a risolvere i problemi della disoccupazione. Anzi, come si è visto con la crisi di Fincantieri, si tende ad aggravarli" ha detto il segretario generale della Cgil. "Bisogna chiedere al governo una politica industriale e di investimenti e non il galleggiamento che c'è stato fino a oggi", ha aggiunto. Epifani ha poi risposto all'invito di Confindustria di riaprire il confronto. "Capisco la volontà di riaprire il dialogo, ma chiedo di fare le cose seriamente, a partire dai nodi che finora non ci hanno permesso di fare passi avanti" ha detto il leader della Cgil. "La riforma contrattuale è il nodo che ci divide da tempo, aggravato dalla disdetta del contratto dei metalmeccanici". Cisl e Uil: "Più siamo meglio è". Cisl e Uil accolgono favorevolmente i contatti tra Confindustria e Cgil per un eventuale rientro del sindacato nella trattativa per il cosiddetto "tagliando" all'accordo sul modello contrattuale siglato nel 2009. "Meno male hanno cominciato a capire che i sindacati devono fare accordi. Il nostro compito è fare le cose. E per fare le cose più siamo e meglio è" ha detto il leader della Uil, Luigi Angeletti, auspicando di coinvolgere la Cgil. Ma, aggiunge, "prima di dire che è una cosa importante aspettiamo che ci sia una firma, dopo un accordo potremo dire che è un passaggio importante". Perché una trattativa senza accordo "serve solo a far parlare i sindacalisti e far perdere tempo ai giornalisti". "Se c'è qualcosa di nuovo è importante e speriamo che si manifesti subito", dice il leader della Cisl, Raffaele Bonanni. Quanto al ruolo della Cgil, continua, "fino ad ora gli appelli sono stati numerosi e nessuno si è presentato. Speriamo che questa volta si presenti. Noi siamo preoccupati per la deriva presa dalla Cgil e non certo dal fatto che possa tornare indietro". Ma, comunque, "in ogni caso il convoglio va avanti".

Punto Fiom



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