Due operai cinesi carbonizzati nell'azienda in cui erano costretti a dormire
Due operai cinesi sono morti carbonizzati, ieri mattina, in una palazzina di Muggiò, nei pressi di Monza, in Brianza. L'incendio, presumibilmente, si è sviluppato per un corto circuito che ha mandato in fiamme la palazzina-fabbrica dove erano costretti a dormire i due lavoratori. Che non hanno avuto scampo. La morte li ha colpiti mentre dormivano - come al solito - in uno dei piani della costruzione che fungeva anche da fabbrica «a conduzione familiare». Al momento di scrivere è ancora ignota la loro identità.
Si trovavano lì - non si sa se fossero presenti altri connazionali o le loro famiglie - per risparmiare sull'affitto di un posto letto o una casa. Non per scelta, insomma, ma, come tanti altri lavoratori nelle stesse condizioni, per obbligo. E' noto che in situazioni di questo tipo, tutto quello che si riesce a risparmiare serve a pagare i debiti contratti per arrivare in Italia o per inviare i risparmi nel paese di origine. Adeguarsi ai nostri standard di vita, per chi guadagna stipendi da fame, non è davvero semplice.L'azienda, diretta da due coniugi cinesi, è nota nella zona per la produzione di capi d'abbigliamento e salotti. E' regolarmente registrata alla Camera di Commercio e fa parte del cospicuo numero di aziende cinesi presenti nella zona. Circa 6 mila tra Milano (il 52%), Brescia (14,7%), Mantova (10,7%). In soli due anni è stato registrato un aumento delle presenze del 21%. I cinesi al lavoro sono circa 10 mila, molti dei quali accettano condizioni di lavoro uguali a quelle dei due deceduti. Se l'incendio è stato forse provocato da una casualità, non è invece del tutto accidentale che abbiano pagato con la loro vita due lavoratori obbligati a «vivere» in azienda «come topi». Nelle loro condizioni, non c'era nessuna via di fuga per la salvezza.
Si trovavano lì - non si sa se fossero presenti altri connazionali o le loro famiglie - per risparmiare sull'affitto di un posto letto o una casa. Non per scelta, insomma, ma, come tanti altri lavoratori nelle stesse condizioni, per obbligo. E' noto che in situazioni di questo tipo, tutto quello che si riesce a risparmiare serve a pagare i debiti contratti per arrivare in Italia o per inviare i risparmi nel paese di origine. Adeguarsi ai nostri standard di vita, per chi guadagna stipendi da fame, non è davvero semplice.L'azienda, diretta da due coniugi cinesi, è nota nella zona per la produzione di capi d'abbigliamento e salotti. E' regolarmente registrata alla Camera di Commercio e fa parte del cospicuo numero di aziende cinesi presenti nella zona. Circa 6 mila tra Milano (il 52%), Brescia (14,7%), Mantova (10,7%). In soli due anni è stato registrato un aumento delle presenze del 21%. I cinesi al lavoro sono circa 10 mila, molti dei quali accettano condizioni di lavoro uguali a quelle dei due deceduti. Se l'incendio è stato forse provocato da una casualità, non è invece del tutto accidentale che abbiano pagato con la loro vita due lavoratori obbligati a «vivere» in azienda «come topi». Nelle loro condizioni, non c'era nessuna via di fuga per la salvezza.
Ma. Ga.
[Articolo su il manifesto del 28/09/2010]
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