Manifestazioni in tutta Europa per dire no ai tagli ai diritti e allo stato sociale. Il corteo principale a Bruxelles Sciopero generale in Spagna, Francia e Belgio. Monks (Ces): "I governi sono in preda al panico, è un momento cruciale"
I lavoratori e i pensionati di tutta Europa tornano in piazza, per chiedere ai propri governi più spazio alle politiche per il lavoro e per lo stato sociale. La confederazione continentale dei sindacati (Ces) ha organizzato una giornata d’azione europea per il 29 settembre, che vedrà le organizzazioni nazionali dei lavoratori impegnate in una mobilitazione generale e contestuale.
In Spagna, in Francia e in Belgio è stato già proclamato lo sciopero. Ovunque sono previste manifestazioni che si affiancheranno a quella centrale che si terrà a Bruxelles, dove sono previste 100.000 persone. A Roma ci sarà una manifestazione nazionale a partire dalla 17 a Piazza Farnese , che verrà conclusa dal segretario generale della Cgil, Gugliemo Epifani. Rassegna.it e RadioArticolo1 seguiranno l'intera giornata in diretta dalle piazze europee (così la diretta).
Dopo le grandi mobilitazioni dello scorso anno, quindi i sindacati tornano a battersi per un’Europa più sociale e solidale, che sappia garantire lavoro, formazione, retribuzioni, protezione sociale e servizi pubblici a carattere universale. Il tutto in un continente in cui i governi stanno sempre più privilegiando il rigore monetario e fiscale a scapito delle politiche di sostegno della domanda interna e dello sviluppo.
Secondo il segretario generale della Ces, Jonh Monks, infatti, "i governi e l’Ue sono in preda al panico. Prima ancora che le nostre economie potessero iniziare a riprendersi dalla crisi finanziaria hanno tagliato i budget e hanno aumentato le tasse per realizzare l’austerity". I lavoratori del vecchio continente, dunque, scendono in piazza, per affermare con forza che "non sono loro ad aver provocato questa crisi, però sono loro a doverne sopportare l’onere". I numeri parlano chiaro: "Ci sono 23 milioni di disoccupati nell’Ue, altri milioni che lavorano in impieghi precari, mentre crescono le tensioni sociali. Dato che i tagli dovuti all’austerity non hanno ancora dispiegato a pieno i loro effetti la situazione si può definire disastrosa, e le prospettive sono ancora peggiori".
Non mancano però le alternative, "e noi le sosteniamo – dice Monks - Abbiamo fatto pressioni per un programma di ripresa Ue, finanziato da tasse sulle transazioni finanziarie e da nuove obbligazioni emesse dalla Banca centrale europea. Chiediamo investimenti a prevalenza di capitale pubblico su nuove tecnologie sostenibili, per misure finalizzate ad aiutare i giovani, che sono fortemente colpiti dalla recessione, e investimenti nei sistemi di welfare, nella sicurezza sociale e nelle pensioni. Vogliamo sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, di modo che si possa alimentare la domanda di beni e servizi. In questo momento, con i tagli del governo, i tagli delle imprese e con le famiglie impossibilitate a spendere, la domanda rischia di crollare".
Per questo il sindacato europeo vuole che "i lavoratori europei si mobilitino, riprendano fiducia, lancino un’offensiva contro l’austerity". "Siamo in un conflitto cruciale – conclude Monks - e dobbiamo vincerlo".
In Spagna, in Francia e in Belgio è stato già proclamato lo sciopero. Ovunque sono previste manifestazioni che si affiancheranno a quella centrale che si terrà a Bruxelles, dove sono previste 100.000 persone. A Roma ci sarà una manifestazione nazionale a partire dalla 17 a Piazza Farnese , che verrà conclusa dal segretario generale della Cgil, Gugliemo Epifani. Rassegna.it e RadioArticolo1 seguiranno l'intera giornata in diretta dalle piazze europee (così la diretta).
Dopo le grandi mobilitazioni dello scorso anno, quindi i sindacati tornano a battersi per un’Europa più sociale e solidale, che sappia garantire lavoro, formazione, retribuzioni, protezione sociale e servizi pubblici a carattere universale. Il tutto in un continente in cui i governi stanno sempre più privilegiando il rigore monetario e fiscale a scapito delle politiche di sostegno della domanda interna e dello sviluppo.
Secondo il segretario generale della Ces, Jonh Monks, infatti, "i governi e l’Ue sono in preda al panico. Prima ancora che le nostre economie potessero iniziare a riprendersi dalla crisi finanziaria hanno tagliato i budget e hanno aumentato le tasse per realizzare l’austerity". I lavoratori del vecchio continente, dunque, scendono in piazza, per affermare con forza che "non sono loro ad aver provocato questa crisi, però sono loro a doverne sopportare l’onere". I numeri parlano chiaro: "Ci sono 23 milioni di disoccupati nell’Ue, altri milioni che lavorano in impieghi precari, mentre crescono le tensioni sociali. Dato che i tagli dovuti all’austerity non hanno ancora dispiegato a pieno i loro effetti la situazione si può definire disastrosa, e le prospettive sono ancora peggiori".
Non mancano però le alternative, "e noi le sosteniamo – dice Monks - Abbiamo fatto pressioni per un programma di ripresa Ue, finanziato da tasse sulle transazioni finanziarie e da nuove obbligazioni emesse dalla Banca centrale europea. Chiediamo investimenti a prevalenza di capitale pubblico su nuove tecnologie sostenibili, per misure finalizzate ad aiutare i giovani, che sono fortemente colpiti dalla recessione, e investimenti nei sistemi di welfare, nella sicurezza sociale e nelle pensioni. Vogliamo sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori, di modo che si possa alimentare la domanda di beni e servizi. In questo momento, con i tagli del governo, i tagli delle imprese e con le famiglie impossibilitate a spendere, la domanda rischia di crollare".
Per questo il sindacato europeo vuole che "i lavoratori europei si mobilitino, riprendano fiducia, lancino un’offensiva contro l’austerity". "Siamo in un conflitto cruciale – conclude Monks - e dobbiamo vincerlo".
fonte:http://www.rassegna.it
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