La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

lunedì 31 ottobre 2011

Rinnovo del contratto metalmeccanici. In Piaggio bocciata la piattaforma della Fiom

Si sono tenute negli scorsi giorni le consultazioni fra i lavoratori sulla piattaforma della Fiom per il rinnovo del contratto nazionale dei metalmeccanici. Si attendono ancora i risultati delle aziende della nostra provincia, mentre si conosce l'esito del referendum alla Piaggio: con 378 No e 234 Sì i lavoratori si sono espressi in una direzione contraria a quella promossa dalla segreteria della Fiom. Per molti è il segnale che la spaccatura avviata lo scorso 28 giugno è ancora aperta

Non accenna a ricucirsi la spaccatura interna alla Cgil e in particolare alla Fiom, prodottasi con l'accordo del 28 giugno scorso e confermata dai risultati della consultazione che si è tenuta in questi giorni proprio sulla piattaforma per il rinnovo dei contratti collettivi nazionali per i metalmeccanici. Si è votato nelle fabbriche il 26, 27 e 28 ottobre, e fino a oggi per la provincia di Pisa, fra le aziende più grandi, si conoscono solo i risultati della Piaggio. Il referendum in Piaggio ha bocciato la piattaforma, con un margine di voti alto ma non netto: i No infatti sono stati 378 a fronte di 234 Sì. I seggi in cui si è registrato il maggior numero di voti contrari sono quelli delle Meccaniche, mentre alle 2R la spaccatura fra le due posizioni interne alla Fiom è stata piuttosto consistente; nei due seggi delle 2R infatti ci sono stati in un caso 30 Sì e 65 No, nell'altro invece 74 Sì e 66 no. Non è la prima volta che in Piaggio i risultati delle consultazioni vanno in una direzione diversa da quella sperata dalle segreterie della Fiom. In questo caso all'interno delle stesse Rsu della Piaggio c'è stata una diversità di posizioni, con una minoranza che invitava a votare per il Sì alla piattaforma, nonostante le numerose perplessità espresse dagli stessi lavoratori. E se la segreteria provinciale dela Fiom al momento non si è ancora espressa su questo risultato - si attendono infatti ancora gli esiti della consultazione nelle altre aziende - in una nota intanto, viene esposta la posizione delle restanti Rsu-Piaggio, che hanno invitato a votare per il No spiegandone le ragioni. "In un momento in cui vengono messi in discussione diritti e conquiste fondamentali - si legge - è della massima importanza ragionare e possibilmente intervenire sugli obiettivi e i contenuti delle piattaforme che verranno presentate per il Contratto Nazionale e che necessariamente toccano questioni critiche, che avranno conseguenze importanti e durature. La Fiom sottopone in questi giorni alla valutazione dei lavoratori la sua piattaforma - prosegue - che va a nostro avviso esaminata sia per quello che prevede sia per quello che non dice". Tra le cose che dice le Rsu evidenziano: "Acconsente alla richiesta dei padroni di prevedere nel CCNL il rinvio di intere materie alla contrattazione territoriale, di filiera, aziendale. Prevede la attivazione, nelle relazioni con le aziende, di procedure di confronto che includono il blocco preventivo degli scioperi, senza neppure chiarezza su chi e con quali modalità abbia titolo a stabilirle. Sui contratti atipici - continuano - si chiede solo la riduzione a 24 mesi per la stabilizzazione e un'indennità alla fine del rapporto di lavoro, pari a tre volte il TFR. Le richieste salariali, 206 euro lordi in tre anni (pari a 68 lordi l'anno, cioè 45 netti) non superano l'inflazione attuale". "Al Governo verrà richiesto - affermano ancora - in concerto con i padroni, di ridurre le tasse sugli aumenti salariali ma anche i relativi contributi a carico delle aziende, con la diminuzione perciò delle entrate INPS e quindi delle pensioni. Si prevede il Referendum per l'approvazione degli accordi, nazionali e aziendali, ma solo su richiesta di una organizzazione sindacale o su raccolta delle firme del 5 per cento dei lavoratori interessati (quota ben difficile da raggiungere per i contratti nazionali)". "Si prevede il rinnovo generalizzato delle RSU - spiegano - finalizzato però anche a definire rappresentatività e certificazione degli iscritti, previsti dall'intesa del 26 giugno, per dare legittimità agli accordi separati. Si chiede alle aziende un aumento del loro contributo per la previdenza integrativa, che non spetterà ai lavoratori che non hanno aderito". Passano poi però a sottolineare i punti della piattaforma che, secondo le Rsu della Piaggio, non vengono affrontati: "Nessun elenco di materie non rinviabili alla contrattazione territoriale e aziendale. Nessun limite alle quote di lavoro atipico, nessun obbligo o vincolo sugli inquadramenti, nessun vincolo su flessibilità e straordinari. Nessuna iniziativa seria sulla sicurezza, solo in rinvio alla legge, ignorando che la sua applicazione richiede precisi diritti di intervento delle Rls e adeguate sanzioni. Nessun riferimento al recupero salariale rispetto all'accordo separato del 2009". Per i delegati Fiom sono sopratutto preoccupanti "l'assenza di impegni espliciti contro l'inserimento nel contratto dei contenuti dell'accordo del 28 giugno, e al contrario, l'accettazione dei rinvii ai contratti aziendali". E ancora, "l'accettazione della possibilità di porre vincoli allo sciopero e l'ambiguità su chi li decide, che rappresenta un vero cedimento ai padroni sul diritto di sciopero" e infine, "l'accettazione della validità triennale del Ccln e dei livelli salariali previsti dall'ultimo contratto separato".

c.c.

fonte:http://pisanotizie.it/


Ferrari (Modena) - Rappresaglia anti-sciopero

La Ferrari alza il livello dello scontro. Sembra ormai dissolta del tutto la propaganda aziendale delle scorse settimane che vedeva la direzione aziendale disponibile ad aprire un confronto con i propri dipendenti per tornare alla pace sociale. Non solo la direzione aziendale non ha dato alcuna risposta alla richiesta di incontro dei Sindacati circa il futuro contrattuale di 2800 dipendenti, ma ha cominciato a inviare lettere di contestazione disciplinare ai delegati sindacali. Venerdì, 28 Ottobre 2011, Il Sig. Elvis Vito Fischetti, delegato della Fiom-Cgil ha trovato nella cassetta della posta della sua abitazione una lettera indirizzata dalla Ferrari in cui gli viene contestato formalmente che Venerdì, 14 Ottobre 2011, ha aggredito verbalmente un capo turno. Il segnale dell'azienda è inequivocabile. Con l'inizio degli scioperi, scioperi che hanno avuto una partecipazione straordinaria, la Ferrari adotta la strategia della RAPPRESAGLIA nei confronti della RSU impegnata in prima fila nella lotta di questi giorni. La lettera di contestazione si legge come un chiaro monito ai lavoratori che nell'ultima assemblea hanno approvato un pacchetto di 40 ore di sciopero. Un monito ma anche un messaggio di adesione ai metodi repressivi della Fiat, che anche a Modena vengono messi in atto. Infatti, Venerdì, 14 Ottobre, mentre la Ferrari procedeva con la contestazione ad un suo dipendente sindacalista, alla CNH veniva licenziato per la seconda volta un attivista Sindacale. La Fiat sul territorio modenese si prepara ad uno scontro decisivo in ogni stabilimento a cui bisogna rispondere con lotte che coinvolgano i lavoratori di tutto il gruppo Fiat modenese. Con la solidarietà al delegato della Fiom Elvis Fischetti, mandiamo anche un messaggio alla Ferrari: finchè non avremo certezze per il futuro dei lavoratori della Ferrari non fermeremo le azioni lotta. Qualunque forma di intimidazione avrà una risposta compatta e determinata da parte dei lavoratori della Ferrari.

RSU-FIOM-FERRARI

«La crisi è una scusa, vogliono poter scegliere chi licenziare»

Intervista a Piergiovanni Alleva, giurista e professore di diritto del lavoro 

Professor Alleva, il governo ha promesso all'Ue di approvare entro il maggio 2012 nuove regole per rendere più semplici i licenziamenti, per motivi economici, degli assunti con contratto di lavoro a tempo indeterminato. La tesi è che le tutele sindacali costituiscano un freno rispetto alla naturale propensione delle imprese ad assumere. E' così? Ma ti pare che un imprenditore che ha bisogno di manodopera e trova un lavoratore che gli piace non lo assume perché ha paura che se poi le cose gli vanno male non lo può mandare via? Se fosse così, le piccole imprese dovrebbero assumere tantissimo, perché loro ce l'hanno già il licenziamento libero. Dire che le tutele frenano l'occupazione è una balla assoluta, non c'è un avvocato del lavoro onesto che ti confermerebbe una cosa del genere. Quella lettera del governo è un inganno, sia nei confronti dell'Ue che dell'opinione pubblica italiana. E' dal 1991 che il licenziamento, sia individuale che collettivo, è perfettamente legittimo in presenza di crisi aziendali. Anzi, la giurisprudenza neoliberista è andata ben oltre, dal momento che oggi sono legalmente accettate anche riduzioni di personale dovute a scelte di carattere organizzativo, finalizzate a migliorare la redditività e l'efficenza delle imprese. Anche quelle in attivo. Ci sono dei miti da sfatare, come quello che le pubbliche amministrazioni non possono licenziare. Ma chi l'ha detto. C'è una procedura regolamentata dagli articoli 31, 32, 33, della legge 165 del 2001 che prevede che il lavoratore pubblico in esubero venga messo in una lista da cui le altre amministrazioni possono attingere per consentire la mobilità da posto di lavoro a posto di lavoro. Ma se questo non avviene scatta il licenziamento. La possibilità di opporsi legalmente e sindacalmente riguarda semmai la scelta di chi deve essere licenziato, che è tutta un'altra cosa. Da questo punto di vista, l'unica novità che il governo potrebbe introdurre sarebbe quella di dare alle imprese la facoltà di licenziare chi vogliono senza dover neanche rispettare criteri come quelli dell'anzianità, del carico famigliare ecc. Ma è evidente che ciò non ha nulla a che vedere con esigenze di carattere economico, con la necessità cioè delle aziende in crisi di procedere a riduzioni del personale. Quindi o sono dei decerebrati oppure è legittimo il sospetto che nella lettera alla Ue si parli di licenziamenti «per motivi economici» ma in realtà si pensi di consentire licenziamenti discriminatori, punitivi, giustificandoli con altre ragioni. Ai sindacati infuriati, il ministro Sacconi replica che l'Italia è l'unico paese al mondo ad avere regole così rigide sui licenziamenti. Ma non diciamo sciocchezze. In Francia i licenziamenti collettivi vanno autorizzati dalla pubblica amministrazione. Devi fargli un piano sociale e se non contiene sufficienti garanzie per i lavoratori nemmeno te lo autorizzano. La verità è che vogliono mettere i lavoratori alle corde e per questo l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori va eliminato. Però l'esplosione dei contratti precari in Italia c'è stata e sembrerebbe segnalare che l'esigenza di una maggiore flessibilità in uscita sia reale. Certo che le imprese vogliono la libertà di licenziare, ma non perché temono di non poterlo fare quando vanno in crisi. Vogliono la libertà di licenziamento per ricattare il lavoratore nelle mansioni, sugli straordinari, spremerlo al massimo con la minaccia di mandarlo via. Il vero scandalo è un altro. Quale? E' che se da un lato, come ho detto, in Italia il licenziamento per ragioni economiche è ammesso anche per fini speculativi, dall'altro abbiamo ancora un sistema di ammortizzatori sociali ingiusto, tutto basato sulla realtà della vecchia economia industrialista e che invece va rivisto e attualizzato nell'ottica di un'economia del terziario. 

Roberto Farneti 

[Articolo su Liberazione del 28/10/2011] 

domenica 30 ottobre 2011

Una brutta pagina nella storia della CGIL

La Cgil ha comunicato i dati della consultazione degli iscritti interessati sull'accordo Cgil, Cisl Uil e Confindustria del 28 Giugno 2011. Una consultazione su un accordo già firmato dalle parti sociali e quindi dalla stessa Cgil. Mi sono posto la domanda se nella situazione attuale mentre si dispiega a tutto campo un disegno autoritario fondato sul massacro sociale, sull'annullamento dei diritti e delle tutele, sulla negazione di un Contratto Nazionale degno di questo nome fosse il caso di intervenire su ciò che sta avvenendo nella vita democratica della Cgil.   Una vecchia storia, una sorta di autocensura in nome di un problema più grande, del contesto in cui ci troviamo ad operare. Ho superato queste reticenze perché convinto che non stiamo ragionando di due mondi separati ma di processi assolutamente pervasivi che attraversano l'insieme della società nelle sue stesse forme di rappresentanza sociale e politica. Mi riferisco alla democrazia che costituisce la condizione primaria del riconoscimento della autonomia della rappresentanza sociale, tanto più a fronte di posizioni diverse tra le Organizzazioni Sindacali. Nel corso di questi anni il quotidiano smantellamento di tutto ciò che conferisce al lavoro umano una condizione diversa dall'essere una merce, è avvenuto attraverso l'incrocio tra accordi separati ed atti legislativi fino all'epilogo di questa ultima fase con l’approvazione dell’articolo 8 della manovra finanziaria. Questo è stato possibile attraverso la negazione della democrazia, l'espropriazione del diritto democratico delle lavoratrici e dei lavoratori di votare i propri contratti. Le lavoratrici ed i lavoratori nella dimensione di cittadini hanno potuto votare il referendum sull'acqua bene comune e contro le centrali nucleari, mentre, nella dimensione di lavoratori non hanno potuto votare il loro contratto e di conseguenza sulla propria condizione lavorativa. Il messaggio è chiaro: come lavoratori dipendenti non esistete, non contate niente! Una enormità che si è svolta nel silenzio assordante di gran parte delle forze politiche di opposizione e del mondo intellettuale. Il modello Marchionne, che con la Legge è diventato sistema generale e la strage di Barletta, sono lì ad indicarci il futuro devastante della totale deregolazione del lavoro. La Cgil invece di interrogarsi sulla radicalità di questi processi sociali che mettono in discussione il futuro, la stessa esistenza di un Sindacato autonomo e democratico, continua nell'ordinaria amministrazione. Nell’illusorio inseguimento delle scelte della Confindustria e delle altre Organizzazioni Sindacali, come dimostra l'accordo del 28 giugno che nulla prevede sulle forme di validazione dei Contratti Nazionali ma definisce le forme di validazione ed esigibilità dei contratti aziendali “modificativi” del CCNL – Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro. Non a caso l'art. 8 della manovra finanziaria stabilisce per legge che la contrattazione aziendale può intervenire su tutte le materie che riguardano la prestazione lavorativa comprese le norme di Legge. Credo sia utile rammentare il percorso di questi ultimi mesi. Nel mese di Luglio la Cgil ha spiegato l’utilità dell'accordo unitario del 28 giugno in nome del contesto generale perché si recuperava parte dello “strappo” dell'accordo separato del 2009 e si bloccava l'offensiva in atto; nel mese di Agosto il Parlamento con il sostegno di Cisl, Uil e Confindustria ha approvato l'art.8; nel mese successivo la Cgil ha confermato l'accordo sindacale unitario perché “renderebbe inesigibile” la legge. Il tutto pare perfino incredibile, in realtà la Confindustria ha ottenuto tutto, l'accordo e la legge. Nella lettera inviata il 6 ottobre 2011 dalla Marcegaglia alle strutture della Confindustria, dopo aver illustrato l'accordo sindacale del 28 giugno, afferma “ a ciò si aggiungono le opportunità che offre l'art.8 di derogare in azienda, attraverso accordi sindacali, anche disposizioni di legge che disciplinano varie materie, tra le quali le conseguenze del recesso del rapporto di lavoro. Oggi un imprenditore iscritto a Confindustria può quindi beneficiare di tutte le flessibilità dell'accordo del 28 giugno e dell'art.8”. Nello stesso tempo Cisl e Uil continuano a firmare accordi separati che estendono agli altri stabilimenti del Gruppo Fiat, il “modello Pomigliano” fondato sulla pura e semplice discriminazione nei confronti dei delegati ed iscritti alla Fiom-Cgil, ritenendolo totalmente compatibile con l'accordo del 28 giugno. Non mi risulta che ci sia stata nessuna richiesta di chiarimento da parte della Cgil. Ma allora su che cosa si è svolta questa fantomatica consultazione degli iscritti della Cgil? Una consultazione su un accordo già firmato senza alcuna definizione di regole democratiche verificabili, né sui votanti né sull'espressione di voto, consegnate al totale arbitrio dei gruppi dirigenti. Questa deriva è pericolosa, tantopiù in una fase dove è del tutto evidente che il processo di ridefinizione dell’assetto sociale, istituzionale e politico del nostro Paese e dell’Europa è fondato sulla riduzione e svuotamento degli spazi di democrazia. Si è scritta in questo modo una brutta pagina della storia della Cgil e mi auguro che serva perlomeno ad aprire una riflessione a tutto campo e senza ipocrisie sulle nostre criticità, sulle nostre evidenti difficoltà. Questo deve essere fatto accompagnato da una forte iniziativa per l'abrogazione dell'art.8 anche utilizzando lo strumento del Referendum. 

Gianni Rinaldini 

Irisbus: i lavoratori resistono e si organizzano. E il sindacato? 5 domande a CGIL-CISL-UIL-UGL


La lotta tra FIAT e operai all'IRISBUS sta conoscendo, proprio in queste ore, momenti di forte tensione. L'azienda ha infatti deciso di utilizzare anche la armi più sporche che ha a disposizione nel tentativo di spezzare la resistenza operaia. Dapprima la provocazione della notte tra il 14 ed il 15 ottobre quando, dopo un accordo raggiunto con i sindacati proprio la sera del 14, tentò di far uscire dalla fabbrica una ventina di autobus ancora da completare; e, nei giorni successivi, provvedimenti repressivi contro una decina di operai, colpevoli di aver intralciato il piano di chiusura della FIAT, impedendo l'uscita degli autobus. In questo scenario che ruolo sta avendo il sindacato? Funziona come organizzazione al servizio delle lavoratrici e dei lavoratori o risponde ad altre finalità? Dalle cinque domande, scritte dai lavoratori in lotta di loro pugno ed indirizzate ad alcune delle principali centrali sindacali del nostro paese, emerge un quadro tutt'altro che esaltante. Un sindacato che in molti casi è accusato di essere assente (tanto a livello locale quanto a quello nazionale), se non peggio. Senza una proposta e senza un disegno strategico capace di contrastare i progetti della controparte. E che lascia aperto più di un interrogativo. Per fortuna le operaie e gli operai dell'Irisbus non hanno atteso il sindacato per condurre la lotta. Probabilmente è stato proprio grazie a questo comportamento, alla fedeltà al principio del “non delegare”, se sono riusciti finora a portare avanti una battaglia che dura già da più di 110 giorni. 5 domande a CGIL-CISL-UIL-UGL Dopo più di cento giorni trascorsi dinanzi ai cancelli dell’Irisbus di Valle Ufita si impongono alcune inquietanti domande alle confederazioni sindacali irpine e nazionali. Anche alla luce di ciò che in queste ore sta accadendo: lettere di prelicenziamento ai lavoratori, dichiarazione di Marchionne ecc. 1) Perché dinanzi ai cancelli dello stabilimento non c’è mai la presenza di un sindacalista esterno? Nonostante loro stessi hanno continuato a raccomandare pubblicamente ai lavoratori persino Domenica 23/10/2011 di continuare il presidio ai cancelli. Si risponde che l’Irpinia è attraversata da mille vertenze. Non c’è dubbio. Non ci sfiora l’idea che bisogna far mancare ad altri lavoratori la necessaria assistenza, ma è indubitabile che la vertenza Irisbus si impone per la qualità degli interlocutori e per la quantità di lavoratori coinvolti. Ed allora perché? 2) Perché la Fiat tenta di far uscire i pulmans dallo stabilimento il giorno dopo l’incontro con le OO. SS. all’Unione degli Industriali? Un incontro avviatosi in un clima di festose relazioni e conclusosi con l’obiettivo comune di abbassare i toni. Il giorno dopo si consumava la provocazione della Fiat. Perché? C’era, forse, un tacito accordo? Uno scambio? 3) Perché, dopo 100 giorni, i segretari generali nazionali delle grandi confederazioni non si sono visti dinanzi ai cancelli dell’Irisbus? In più di tre mesi il tempo per incontrare i lavoratori si sarebbe potuto e dovuto trovare soprattutto alla luce delle nove lettere di “prelicenziamento”. E allora perché? Considerano questa vertenza e il mezzogiorno una trincea non più difendibile? 4) Perché le OO. SS. non chiariscono una volta per tutte come, dove intendono condurre e indirizzare questa vertenza? Non c’è stata, da parte delle OO. SS., lo straccio di una proposta, l’apertura di un tavolo in grado di incanalare il conflitto e portarlo a risultati accettabili. Da mesi ascoltiamo e leggiamo solo dichiarazioni che scaricano il peso della vertenza sull’assenza della cosiddetta “politica”. Non c’è dubbio che i partiti, istituzioni nazionali e regionali stanno dimostrando tutta la loro pochezza, ma le OO. SS. – uniche destinatarie della rappresentanza operaia – hanno il dovere di avanzare una proposta. Se non ora, quando? 5) Quali sono gli obiettivi che le OO. SS. intendono raggiungere? Non sono per nulla chiari e in questa assenza di prospettiva la Fiat sta mettendo in campo tutta la propria potenza nel tentativo di fermare, dividere, smembrare la tenuta dei lavoratori. Perché insomma e per concludere non c’è una risposta altrettanto efficace da parte delle OO.SS. 

I lavoratori della Irisbus

Ferrari: sciopero di 40 ore - Proseguono gli scioperi

Nonostante il forte segnale che le lavoratrici e i lavoratori della Ferrari hanno dato con la grande adesione agli scioperi della scorsa settimana (90% di adesione tra gli operai), la dirigenza aziendale  è latitante. A oggi ancora  nessuna risposta alla lettera che è stata presentata nei giorni scorsi per un incontro in merito al futuro contrattuale dei lavoratori.Oggi,con le assemblee partecipate che si sono svolte , le lavoratrici e i lavoratori della Ferrari hanno danno il mandato alle RSU Fim-Fiom-Uilm per le seguenti iniziative di lotta: 
- Un pacchetto di 40 ore di Sciopero da svolgersi entro l'anno.
- Continua il blocco del lavoro Straodinario
- Blocco della Autocertificazione di Qualità 

  RSU FIOM Ferrari


fonte:http://www.rete28aprile.it/

giovedì 27 ottobre 2011

Lettere da strappare


E’ singolare come i nostri destini siano legati alle lettere. Questo antichissimo sistema di comunicazione tra le persone  sta decidendo, in questa epoca modernissima, delle nostre vite. La Bce ha mandato una lettera al governo in cui chiede di distruggere tutto lo stato sociale, tutti i nostri diritti, di mettere all’asta i nostri beni comuni per pagare le cambiali del nostro debito alle banche e alla speculazione finanziaria internazionale. Berlusconi, come la monaca di Monza, alla fine ha risposto. E ha risposto accettando tutte le condizioni capestro e mettendocene anche qualcuna in più. Da alcuni settori dell’opposizione politica e mediatica al governo è venuto il commento che quello sarebbe il libro dei sogni. Mi chiedo cosa sognino queste persone, perché lì non ci sono sogni, ma solo terribili incubi ed è la prima speranza di noi tutti che essi non si possano realizzare né oggi né mai. Non parlo solo della libertà di licenziamento, sempre desiderata e sempre più vicina, visto l’articolo 8, visti i ricatti aziendali, vista la distruzione dei diritti e l’estensione della precarietà. Oggi un tallone di ferro schiaccia il mondo del lavoro e ogni misura di flessibilità e di liberalizzazione serve solo a calare i salari e i diritti, a sfruttare di più. Per questo l’accordo del 28 giugno non è un freno ma è una inutile resa a questa aggressione. Ma a tutto questo si aggiungono poi le misure apparentemente più neutre, a partire dall’avanzo primario di bilancio, che significa in realtà la distruzione di ciò che resta dello stato sociale, per finanziare le banche. A tutto questo si aggiungono le  privatizzazioni e le liberalizzazioni. Così si cancella la nostra democrazia, a partire dal referendum di giugno, ove la grande maggioranza degli italiani aveva detto no alla privatizzazione dell’acqua e dei beni comuni. All’opposto di ciò che grida il movimento occupy wall street, non si segue ciò che chiede e ciò di cui ha bisogno il 90% della popolazione, ma si difendono gli interessi e il potere della parte più ridotta del 10%. Questa lettera di intenti è semplicemente una cambiale sulla nostra democrazia. Bisogna rifiutarla oggi, con le lotte e con la mobilitazione democratica – ci trattano come la Grecia, dobbiamo reagire come il popolo greco. Tutte queste lettere pongono anche un problema grande come una casa alle opposizioni e ai sindacati. Una volta che finalmente ci saremo liberati di Berlusconi e della sua costosissima ridicolaggine, cosa faranno tutti gli altri? Quelle lettere valgono anche per le opposizioni, valgono anche per i sindacati, valgono anche per la Confindustria, si o no? L’Europa delle banche lo vuol sapere. Ad essa non importa chi firma una lettera di intenti, ma se quella lettera si può riscuotere comunque, chiunque governi. Per difendere la nostra democrazia le opposizioni e i sindacati devono dire prima di tutto che quelle lettere non valgono nulla e non sono esigibili. Altrimenti la crisi della nostra democrazia affonderà nella palude delle finzioni. La lettera della Bce, la lettera di Berlusconi vanno strappate in faccia all’Europa, altrimenti sono tutte chiacchiere.

Giorgio Cremaschi


Ecco il testo integrale della lettera del governo italiano all'Unione europea. Si apre con un testo autografo: "Caro Herman, caro Josè Manuel..." rivolto ai presidenti del Consiglio Ue e della Commissione. La breve nota si chiude con un'altra nota autografa: "un forte abbraccio, Silvio".


Testo integrale della lettera d'intenti del Governo



"L'Italia ha sempre onorato i propri impegni europei e intende continuare a farlo.Quest'estate il Parlamento italiano ha approvato manovre di stabilizzazione finanziaria con un effetto correttivo sui saldi di bilancio al 2014 pari a 60 miliardi di euro. Sono state così create le condizioni per raggiungere il pareggio di bilancio nel 2013, con un anno di anticipo rispetto a quanto richiesto dalle istituzioni europee. Dal 2012, grazie all'aumentato avanzo primario, il nostro debito scenderà.Tuttavia, siamo consapevoli della necessità di presentare un piano di riforme globale e coerente. La situazione italiana va letta tenendo in debita considerazione gli equilibri più generali che coinvolgono l'intera area europea. Mesi di tensioni sui mercati finanziari e di aggressioni speculative contro i debiti sovrani sono, infatti, il segnale inequivocabile di una debolezza degli assetti istituzionali dell'area euro. Per quel che riguarda l'Italia, consapevoli di avere un debito pubblico troppo alto e una crescita troppo contenuta, abbiamo seguito sin dall'inizio della crisi una politica attenta e rigorosa". "Dal 2008 ad oggi il nostro debito pubblico è cresciuto, in rapporto al Pil, meno di quello di altri importanti paesi europei. Inoltre, la disciplina da noi adottata ha portato a un bilancio primario in attivo. Situazione non comune ad altri Paesi. Se problemi antichi, come quello del nostro debito pubblico, danno luogo oggi a ulteriori e gravi pericoli, ciò è soprattutto il segno che la causa va cercata non nella loro sola esistenza, ma nel nuovo contesto nel quale ci si è trovati a governarli".
A. I FONDAMENTALI DELL'ECONOMIA
"Il Governo italiano ha risanato i conti pubblici e conseguirà l'obiettivo del pareggio di bilancio nel 2013. Il debito pubblico in rapporto al PIL è stato ricondotto su un sentiero di progressiva riduzione. Nel 2014 avremo un avanzo di bilancio (corretto per il ciclo) pari allo 0,5% del PIL, un avanzo primario pari al 5,7% del PIL e un debito pubblico al 112,6% del PIL. Per realizzare questo obiettivo sono state approvate durante l'estate in tempi record due importanti manovre di finanza pubblica che comporteranno una correzione del deficit tendenziale nel quadriennio 2011-2014 pari rispettivamente a 0,2%, 1,7%, 3,3% e 3,5% del PIL. Nel 2011 si prevede un avanzo primario consistente pari allo 0,9% del PIL. Nonostante l'aumento delle spese per il servizio del debito, questo consentirà la riduzione del rapporto debito/PIL già nel 2012.I dati relativi ai primi otto mesi dell'anno in corso sono coerenti con questi obiettivi. E' doveroso segnalare che la nuova serie dei conti nazionali indica che nel 2010 il Pil italiano è cresciuto dell'1,5% e non dell'1,3% e, nei due anni della crisi, il Pil si è ridotto meno di quanto prima stimato (-1,2% invece di -1,3% nel 2008 e -5,1% invece di -5,2% nel 2009). Come conseguenza della revisione contabile operata da Eurostat il rapporto deficit/Pil, che è stato confermato a 4,6% per il 2010, è praticamente allineato a quello della Germania, rivisto dal 3,3% al 4,3%. Si noti, inoltre, che l'Eurostat ha rettificato al rialzo anche i rapporti deficit/Pil della Francia (dal 7% al 7,1%), della Spagna (dal 9,2% al 9,3%), della Grecia (dal 10,5% al 10,6%) e del Portogallo (dal 9,1% al 9,8%). In conclusione, nel 2010 l'Italia aveva, insieme alla Germania, il comportamento largamente più virtuoso in termini di indebitamento netto in rapporto al Pil.
B. CREARE CONDIZIONI STRUTTURALI FAVOREVOLI ALLA CRESCITA 
Siamo ora impegnati nel creare le condizioni strutturali favorevoli alla crescita. Il Governo ritiene necessario intervenire sulla composizione del bilancio pubblico per renderla più favorevole alla crescita. Con questo obiettivo il Governo intende operare su quattro direttrici nei prossimi 8 mesi:
Entro 2 mesi, la rimozione di vincoli e restrizioni alla concorrenza e all'attività economica, così da consentire, in particolare nei servizi, livelli produttivi maggiori e costi e prezzi inferiori
Entro 4 mesi, la definizione di un contesto istituzionale, amministrativo e regolatorio che favorisca il dinamismo delle imprese Entro 6 mesi, l'adozione di misure che favoriscano l'accumulazione di capitale fisico e di capitale umano e ne accrescano l'efficacia
Entro 8 mesi, il completamento delle riforme del mercato del lavoro, per superarne il dualismo e favorire una maggiore partecipazione".
Nei prossimi 4 mesi è, ad ogni modo, prioritario aggredire con decisione il dualismo nord-sud che storicamente caratterizza e penalizza l'economia italiana. Tale divario si estrinseca in un livello del pil del centro-nord italia che eguaglia il livello delle migliori realtà europee, e quello del mezzogiorno, che è collocato in fondo alla graduatoria europea.
A riguardo, l'esecutivo è intenzionato a utilizzare pienamente i fondi strutturali,  impegnandosi in una loro revisione globale, inclusi quelli per lo sviluppo delle infrastrutture, allo scopo di migliorarne l'utilizzo e ridefinirne le priorità in stretta collaborazione con la commissione europea. Tale revisione consentirà un'accelerazione, una riconsiderazione delle priorità dell'uso dei fondi e una regia rafforzata, dove l'italia è disposta a chiedere un sostegno tecnico alla commissione europea per la realizzazione di questo ambizioso obiettivo.
Il programma straordinario per lo sviluppo del mezzogiorno è definito in maniera evocativa "eurosud" e nasce dalla convinzione che la crescita del sud è la crescita dell'italia intera.
Il governo, quindi, definirà ed attuerà la revisione strategica dei programmi cofinanziati dai fondi strutturali 2007-2013. Tale revisione risponde alle raccomandazioni del consiglio del 12 luglio 2011 sul programma nazionale di riforma dell'italia.
Esso si basa su una più forte concentrazione dei programmi sugli investimenti maggiormente in grado di rilanciare la competitività e la crescita del paese, segnatamente intervenendo sul potenziale non utilizzato nel sud, e su un più stringente orientamento delle azioni ai risultati (istruzione, banda larga, ferrovie, nuova occupazione). Tale revisione potrà comportare una riduzione del tasso di cofinanziamento nazionale dei programmi comunitari.
Le risorse resesi disponibili a seguito di questa riduzione saranno programmate attraverso un percorso di concertazione tra il ministro delegato alle politiche di coesione, il commissario europeo competente e le regioni interessate basato su una cooperazione rafforzata con la commissione europea attraverso un apposito gruppo di azione.
Tale piano d'azione sarà definito entro il 15 novembre 2011.
a) promozione e valorizzazione del capitale umano
b) efficientamento del mercato del lavoro;
c)  apertura dei mercati in chiave concorrenziale;
d)  sostegno all’imprenditorialità e all’innovazione;
e)  semplificazione normativa e amministrativa;
f)  modernizzazione della pubblica amministrazione;
g)  efficientamento e snellimento dell’amministrazione della giustizia;
h) accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia;
i)  riforma dell’architettura costituzionale dello Stato.
a) Promozione e valorizzazione del capitale umano. L'accountability delle singole scuole verrà accresciuta (sulla base delle prove INVALSI), definendo per l'anno scolastico 2012-13 un programma di ristrutturazione per quelle con risultati insoddisfacenti; si valorizzerà il ruolo dei docenti (elevandone, nell'arco d'un quinquennio, impegno didattico e livello stipendiale relativo); si introdurrà un nuovo sistema di selezione e reclutamento.
Si amplieranno autonomia e competizione tra Università. Si accrescerà la quota di finanziamento legata alle valutazioni avviate dall'ANVUR e si accresceranno i margini di manovra nella fissazione delle rette di iscrizione, con l'obbligo di destinare una parte rilevante dei maggiori fondi a beneficio degli studenti meno abbienti. Si avvierà anche uno schema nazionale di prestiti d'onore.
Da ultimo, tutti i provvedimenti attuativi della riforma universitaria saranno approvati entro il 31 dicembre 2011.
b) Efficientamento del mercato del lavoro E' prevista l'approvazione di misure addizionali concernenti il mercato del lavoro.
1. In particolare, il Governo si impegna ad approvare entro il 2011 interventi rivolti a favorire l'occupazione giovanile e femminile attraverso la promozione: a. di contratti di apprendistato contrastando le forme improprie di lavoro dei giovani; b. di rapporti di lavoro a tempo parziale  e di contratti di inserimento delle donne nel mercato del lavoro; c.
del credito di imposta in favore delle imprese che assumono nelle aree più svantaggiate.
2. Entro maggio 2012 l'esecutivo approverà una riforma della legislazione del lavoro a. funzionale alla maggiore propensione ad assumere e alle esigenze di efficienza dell'impresa anche attraverso una nuova regolazione dei licenziamenti per motivi economici nei contratti di lavoro a tempo indeterminato; b. più stringenti condizioni nell'uso dei "contratti para-subordinati" dato che tali contratti sono spesso utilizzati per lavoratori formalmente qualificati come indipendenti ma sostanzialmente impiegati in una posizione di lavoro subordinato.
c) Apertura dei mercati in chiave concorrenziale Entro il primo  marzo 2012 saranno rafforzati gli strumenti di intervento dell'Autorità per la Concorrenza per prevenire le incoerenze tra promozione della concorrenza e disposizioni di livello regionale o locale. Verrà generalizzata, la liberalizzazione degli orari degli esercizi commerciali in accordo con gli enti territoriali.
"Le principali disposizioni contenute nella bozza di disegno di legge sulla concorrenza riguardano i settori della distribuzione dei carburanti e dell'assicurazione obbligatoria sui veicoli. Le misure relative al mercato assicurativo sono state definite all'interno di una proposta di legge di iniziativa parlamentare, che è già stata approvata dalla camera dei deputati ed è attualmente all'esame del senato. Le misure concernenti i mercati della distribuzione carburanti sono state integralmente inserite nel Decreto Legge n.98/2011 e pertanto sono già in vigore. Si è preferito adottare uno strumento legislativo quale il decreto che garantisce l'immediata efficacia degli interventi. nel medesimo decreto legge sono state inserite anche altre disposizioni di apertura dei mercati e liberalizzazioni, tra cui si ricorda in particolare la liberalizzazione in via sperimentale degli orari dei negozi.
Nel frattempo, fra i primi in Europa, l'Italia ha aperto alla concorrenza il mercato della distribuzione del gas: sono stati adottati e saranno a breve pubblicati nella gazzetta ufficiale i regolamenti che disciplinano le gare per l'affidamento della distribuzione del gas in ambiti territoriali più ampi dei comuni. Già con il Decreto Legge n.138/2011 sono state adottate incisive misure finalizzate alla liberalizzazione delle attività d'impresa e degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali. In particolare già si prevede che le tariffe costituiscano soltanto un riferimento per la pattuizione del compenso spettante al professionista, derogabile su accordo fra le parti. Il provvedimento sullo sviluppo conterrà recherà altre misure per rafforzare l'apertura degli ordini professionali e dei servizi pubblici locali. Sempre in materia di ordini professionali, nella manovra di agosto, in tema di accesso alle professioni regolamentate, è stato previsto che gli ordinamenti professionali debbano garantire che l'esercizio dell'attività risponda senza eccezioni ai principi di libera concorrenza, alla presenza diffusa dei professionisti su tutto il territorio nazionale, alla differenziazione e pluralità di offerta che garantisca l'effettiva possibilità di scelta degli utenti nell'ambito della più ampia informazione relativamente ai servizi offerti. Inoltre, già in sede di conversione della manovra di luglio (DL n. 98/2011) è stato previsto che il Governo, sentita l'Alta Commissione per la Formulazione di Proposte in materia di Liberalizzazione dei Servizi, elaborerà proposte per la liberalizzazione dei servizi e delle attività economiche da presentare alle categorie interessate. Dopo 8 mesi dalla conversione del decreto legge, tali servizi si intenderanno liberalizzati, salvo quanto espressamente regolato".
"Verranno rafforzati i presidi a tutela della concorrenza nel campo dei servizi pubblici locali, con l'introduzione a livello nazionale di sistemi di garanzia per la qualità dei servizi nei comparti idrico, dei rifiuti, dei trasporti, locali e nazionali e delle farmacie comunali, seguendo rispettivamente questa sequenza temporale 3 mesi, 6 mesi, 9 mesi e 12 mesi. Per quanto riguarda la riforma dei servizi pubblici locali che il Governo italiano - riprendendo quanto già previsto dall'articolo 23 bis del DL 112/2008 - ha approvato nella manovra di agosto 2011 escludendo il settore idrico a seguito di un referendum popolare. Con le disposizioni che si intende varare si rafforza il processo di liberalizzazione e privatizzazione prevedendo che non è possibile attribuire diritti di esclusiva nelle ipotesi in cui l'ente locale affidante non proceda alla previa verifica della realizzabilità di un sistema di concorrenza nel mercato, ossia di un sistema completamente liberalizzato. Inoltre, viene previsto un ampliamento delle competenze dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato, nonchè un sistema di benchmarking al fine di assicurare il progressivo miglioramento della qualità di gestione e di effettuare valutazioni comparative delle diverse gestioni.
d) Sostegno all'imprenditorialità e all'innovazione Entro il 2011, al fine di favorire la crescita delle imprese il Governo prevede di utilizzare la leva fiscale per agevolare la capitalizzazione delle aziende, con meccanismi di deducibilità del rendimento del capitale di rischio. Verranno potenziati gli schemi a partecipazione pubblica di venture capital e private equity, preservando la concorrenza nei relativi comparti. Il Governo trasformerà le aree di crisi in aree di sviluppo, rendendo più semplice ed efficace la procedura per definire i programmi di rilancio, che potranno essere finanziati anche con risorse comunitarie. Forte impegno dell'esecutivo verso le PMI, destinando loro il 50% delle risorse non utilizzate ogni anno del Fondo Rotativo per il Sostegno alle imprese e per gli investimenti in ricerca. Questi interventi - insieme al Contratto di Sviluppo, già operativo - rientrano a pieno titolo nell'ambito del riordino generale degli incentivi contenuto nello Statuto delle Imprese, che diventerà legge nelle prossime settimane. Per garantire la liquidità delle imprese si prevede un sistema di certificazione di debiti delle Pubbliche Amministrazioni locali nei confronti delle imprese stesse al fine di consentire lo sconto e successivo pagamento da parte delle banche, in conformità alle procedure di calcolo Eurostat e senza impatto addizionale sull'indebitamento della Pubblica Amministrazione.
e) Semplificazione normativa e amministrativa Il Governo incentiva la costituzione di "zone a burocrazia zero" in tutto il territorio nazionale in via sperimentale per tutto il 2013, anche attraverso la creazione dell'U.L.G. - Ufficio Locale dei Governi quale autorità unica amministrativa che coinvolgerà i livelli locali di governo in passato esclusi. Il Governo mira a semplificare la costituzione del bilancio delle S.r.l., la digitalizzazione del deposito dell'atto di trasferimento delle quote delle società e lo snellimento in materia di vigilanza delle società di capitali e degli organi di controllo. I rapporti con la pubblica amministrazione diventeranno più snelli grazie alla completa sostituzione dei certificati con delle autocertificazioni, mentre le certificazioni rilasciate dalla pubblica amministrazione resteranno valide solo nei rapporti tra privati".
"I controlli sulle imprese si ispireranno a criteri di semplicità e proporzionalità, al fine di evitare duplicazioni e sovrapposizioni che possano recare intralcio al normale esercizio delle attività imprenditoriali. Da ultimo, per quanto riguarda la semplificazione amministrativa verrà completata nei prossimi 6 mesi la strategia di revisione della regolamentazione settoriale, elaborando proposte puntuali di semplificazione dei procedimenti e monitorandone gli effetti. Verrà rafforzata e accelerata l'attuazione del programma di misurazione e riduzione degli oneri amministrativi derivanti da obblighi di tipo informativo previsti da leggi statali (MOA). Inoltre, ove la disciplina sia di fonte regionale e locale, verranno rafforzati ed estesi gli incentivi previsti dalla manovra estiva per i procedimenti amministrativi relativi all'avvio e alla svolgimento dell'attività d'impresa. L'obiettivo è quello di migliorare il posizionamento dell'Italia nella graduatoria internazionale relativa al Doing Business, nei prossimi 3 anni.
f) Modernizzazione della pubblica amministrazione La pubblica amministrazione è un volano fondamentale della crescita. Stiamo creando le condizioni perchè la pubblica amministrazione sia pronta ad accompagnare la ripresa, svolgendo una funzione di servizio allo sviluppo e non di zavorra burocratica. Ecco perchè la semplificazione, la trasparenza e la meritocrazia sono fondamentali. Un tassello rilevante è costituito dalla piena attuazione della Riforma Brunetta della pubblica amministrazione, in particolar modo dalle misure che rafforzano il ruolo della Commissione per la Valutazione, la Trasparenza e l'Integrità delle amministrazioni pubbliche (istituita nel dicembre del 2009) e le cui competenze saranno integrate con il disegno di legge in materia di anticorruzione, già approvato dal Senato, e attualmente all'esame della Camera dei Deputati. Esso rappresenta un passaggio importante per la completa implementazione della riforma della pubblica amministrazione in quanto individua una nuova governance per l'attività di prevenzione e contrasto della corruzione, affidando le funzioni alla Commissione e individuando con estrema puntualità le modalità di accrescimento del livello di trasparenza della pubblica amministrazione.
Per rendere più efficiente, trasparente, flessibile e meno costosa la pubblica amministrazione tanto a livello centrale quanto a livello degli enti territoriali (oltre al vigente blocco del turnover del personale) renderemo effettivi con meccanismi cogenti/sanzionatori: a. la mobilità obbligatoria del personale; b. la messa a disposizione (Cassa Integrazione Guadagni) con conseguente riduzione salariale e del personale; c. il superamento delle dotazioni organiche.
Contestualmente all'entrata in vigore della legge costituzionale recante l'abolizione e la razionalizzazione delle province è prevista l'approvazione di una normativa transitoria per il trasferimento del relativo personale nei ruoli delle regioni e dei comuni.
g) Efficientamento e snellimento dell'amministrazione della giustizia Proseguendo sulla linea delle misure definite in estate, verranno rafforzati il contrasto della litigiosità e la prevenzione del contenzioso (anche attraverso la costituzione presso il Ministero della Giustizia di un gruppo tecnico che individui situazioni a forte incidenza di litigiosità e proponga specifici interventi di contrasto).
Entro il 30 aprile 2012 verrà completato il progetto in corso presso il Ministero della Giustizia per la creazione di una banca dati centralizzata per le statistiche civili e per quelle fallimentari. Verranno rafforzati i meccanismi incentivanti per gli uffici virtuosi di cui alla Legge n. 111 del 2011.
L'obiettivo è quello della riduzione della durata delle controversie civili di almeno il 20 per cento in 3 anni.
h) Accelerazione della realizzazione delle infrastrutture ed edilizia Oltre alla realizzazione degli investimenti già concordati con le società concessionarie, il Governo solleciterà una maggiore partecipazione degli investitori privati, definendo entro il 31 dicembre 2011 standard contrattuali tipo che facilitino il ricorso al project financing, con una più chiara ed efficiente allocazione dei rischi tra le parti e accrescendo le certezze sulla redditività dell'opera e la prevenzione di comportamenti di tipo monopolistico nella determinazione dei pedaggi. Verrà rafforzata la qualità della programmazione finanziaria pubblica, definendo obiettivi pluriennali di spesa e concentrando le risorse su progetti considerati strategici.
Il Governo è impegnato nella definizione nelle prossime 10 settimane di alcune opere immediatamente cantierabili, su proposta del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, che potranno beneficiare, a titolo di contributo al finanziamento, della defiscalizzazione (IRAP, IRES) a vantaggio dei concessionari dell'opera stessa. Inoltre sono previste una serie di semplificazioni e velocizzazioni nelle procedure di approvazione dei progetti da parte del CIPE e la suddivisione degli appalti in lotti funzionali per garantire alle PMI un accesso facilitato.
Si prevede lo sblocco degli investimenti privati grazie alla semplificazione delle procedure relative ai contratti di programma dei maggiori aeroporti italiani. Infine, sono previste norme mirate all'ottimizzazione delle gestioni negli impianti portuali e di semplificazione in materia di trasporto eccezionale su gomma.
Da ultimo, è in corso di predisposizione una garanzia "reale" dello Stato (attraverso propri beni immobili, e non solo di natura finanziaria) per i mutui prima casa di giovani coppie, prive di contratto di lavoro a tempo indeterminato. Questo garantirà un nuovo impulso al mercato immobiliare e alle nuove famiglie.
I) Riforma dell'architettura costituzionale dello Stato Il Governo italiano è impegnato in un processo di complessiva riforma costituzionale. Essa riguarda tanto l'assetto costituzionale dei poteri, quanto la cornice normativa volta a promuovere le condizioni di sviluppo del mercato e una disciplina più rigorosa delle finanze pubbliche.
Pur nella complessità del processo di revisione costituzionale l'Italia intende giungere all'approvazione della prima lettura di tali disegni di legge costituzionale entro i prossimi 6/12 mesi. In particolare, quanto alla riforma dello Stato, si tratta dei seguenti provvedimenti:
A.  Disegno di legge (già approvato in prima lettura alla Camera) sulla modifica dell'elettorato attivo e passivo per l'elezione al Parlamento nazionale al fine di garantire una maggiore partecipazione giovanile alla vita politica.
B.    Due disegni di legge (all'esame del Parlamento) di riforma complessiva dell'organizzazione dei vertici delle istituzioni politiche, con particolare riferimento alla riduzione significativa del numero dei parlamentari, all'abolizione delle province, alla riforma in senso federale dello Stato, alla maggiore efficienza dei meccanismi decisionali e al rafforzamento del ruolo dell'esecutivo e della maggioranza.
Sul secondo versante, relativo alla disciplina del mercato e al rigore della finanza pubblica, si prevede: A.  Un disegno di legge (la cui approvazione è in corso proprio in questi giorni presso la Camera dei deputati) di riforma degli articoli della costituzione relativi alla libertà di iniziativa economica e alla tutela della concorrenza, nonchè alla riforma della pubblica amministrazione in funzione della valorizzazione dell'efficienza e del merito.
B.    Un disegno di legge sull'introduzione del vincolo di pareggio di bilancio sul modello già seguito in altri ordinamenti europei.
A tal fine si deve ricordare che l'articolo 138 della Costituzione Italiana impone che le leggi costituzionali ad intervallo non minore di tre mesi. Quindi, anche con la massima celerità possibile, le riforme costituzionali richiedono dei tempi minimi imprescindibili.
Le conseguenti leggi attuative saranno
successivamente attuate senza indugio, non essendovi vincoli temporali nell'ambito della Costituzione.
C.  UNA FINANZA PUBBLICA SOSTENIBILE
Le pensioni
Nella attuale legislatura la normativa previdenziale è stata oggetto di ripetuti interventi che hanno reso a regime il sistema pensionistico italiano tra i più sostenibili in Europa e tra i più capaci di assorbire eventuali choc negativi.
Grazie al meccanismo di aggancio dell'età pensionabile alla speranza di vita introdotto nel 2010 (art. 12 commi 12-bis e 12-ter, DL 78/2010, come modificato con art. 18 comma 4, DL 98/2011), il Governo italiano prevede che il requisito anagrafico per il pensionamento sarà pari ad almeno 67 anni per uomini e donne nel 2026.
Sono già stati rivisti i requisiti necessari per l'accesso al pensionamento di anzianità. Tali requisiti aumenteranno gradualmente fino ad arrivare a regime a partire dal 2013.
Questi requisiti sono in ogni caso agganciati in aumento all'evoluzione della speranza di vita.
La delega fiscale e assistenziale previdenziale Il provvedimento di iniziativa governativa è già all'esame del Parlamento e sarà approvato, entro il 31 gennaio 2012, quindi con tempi compatibili all'emanazione dei provvedimenti delegati entro il 2012. Comunque, anche al fine di accrescere la fiducia degli investitori, nel rispetto del percorso di risanamento programmato, il Governo ha fornito, con la Legge 148 del 14 settembre 2011, le risorse che saranno reperite con l'esercizio della delega per la riforma dei sistemi fiscale e assistenziale sulla base degli attuali regimi di favore fiscale e delle sovrapposizioni fra agevolazioni e conseguenti inefficienze ad oggi individuate. Tali risorse ammontano ad almeno 4 miliardi di euro nell'anno 2012, 16 miliardi nel 2013 e 20 miliardi di euro annui a decorrere dal 2014.
Contestualmente, per dare massima garanzia sul rispetto dei saldi è stata introdotta una clausola di salvaguardia. La clausola prevede che, in caso di ritardo nell'attuazione della delega oltre il 30 settembre 2012, le agevolazioni fiscali vigenti saranno ridotte del 5% per l'anno 2012 e del 20% a decorrere dal 2013. In alternativa, anche parziale, si è stabilita la possibilità di disporre con decreto del Presidente del consiglio, su proposta del Ministro dell'economia e delle finanze, la rimodulazione delle aliquote delle imposte indirette, inclusa l'accisa.
In breve, qualora la delega non fosse esercitata entro il 30 settembre 2012 o le nuove disposizioni fiscali e assistenziali non siano in grado di garantire un sufficiente effetto positivo sul deficit (almeno 4 miliardi nel 2012, 16 miliardi nel 2013 e 20 miliardi a partire dal 2014), si avrà una riduzione automatica delle agevolazioni fiscali che garantirà comunque il raggiungimento degli obiettivi di risparmio. Viceversa, se la delega verrà esercitata entro il termine e le nuove disposizioni garantiranno effetti di risparmio almeno pari a quelli previsti, non si procederà dunque al taglio automatico delle agevolazioni.
Le dismissioni
Entro il 30 novembre 2011, il Governo definirà un piano di dismissioni e valorizzazioni del patrimonio pubblico che prevede almeno 5 miliardi di proventi all'anno nel prossimo triennio. Previo accordo con la Conferenza Stato-Regioni, gli enti territoriali dovranno definire con la massima urgenza un programma di privatizzazione delle aziende da essi controllate.
I proventi verranno utilizzati per ridurre il debito o realizzare progetti di investimento locali.
La razionalizzazione della spesa pubblica Il Governo ribadisce l'impegno a definire entro il 31 dicembre 2011 il programma per la riorganizzazione della spesa previsto dalla Legge 14 settembre 2011, n. 148, in particolare per quanto riguarda: l'integrazione operativa delle agenzie fiscali; la razionalizzazione di tutte le strutture periferiche dell'amministrazione dello Stato e degli enti della previdenza pubblica in modo da creare sinergie e ottimizzare l'uso delle risorse; il coordinamento delle attività delle forze dell'ordine; la razionalizzazione dell'organizzazione giudiziaria nel suo complesso in modo da accelerare i tempi della giustizia civile; e la riorganizzazione della rete consolare e diplomatica. Il Governo attuerà i primi interventi dal 1 gennaio 2012 e darà conto dei progressi realizzati con cadenza trimestrale.
Debito pubblico
Entro il 31 dicembre 2011, il governo affiderà l'elaborazione di un piano organico per l'abbattimento del debito attraverso anche le dismissioni ad una commissione ristretta di personalità di prestigio, in collaborazione con gli enti territoriali e con le principali istituzioni economiche e finanziarie nazionali ed internazionali.
Il costo degli apparati istituzionali
Il Governo riconosce la necessità di rafforzare gli interventi volti a ridurre i costi degli apparati istituzionali. In particolare, verrà perseguita entro il 2012, una razionalizzazione e soppressione delle provincie e la riallocazione delle funzioni delle Province alle Regioni o ai Comuni, in modo da assicurare un significativo snellimento dei relativi apparati burocratici e degli organi rappresentativi.
Verrà rafforzato il regime di incompatibilità fra le cariche elettive ai diversi livelli di governo.
Il pareggio di bilancio
Il disegno di legge di riforma della Costituzione in materia di pareggio di bilancio è già all'esame della Camera dei Deputati. L'obiettivo è quello di una sua definitiva approvazione entro la metà del 2012.
Con le modifiche introdotte con la Legge n.39/2011 alla "Legge di contabilità e finanza pubblica (L. 196/2009) è stata rivista  la normativa relativa alle coperture finanziarie delle leggi a vantaggio del rafforzamento della relativa disciplina fiscale. In particolare, per la copertura degli oneri correnti della legge di stabilità è stata circoscritta la possibilità di utilizzare il miglioramento del risparmio pubblico, escludendo la possibilità di finanziare con tali risorse nuove o maggiori spese correnti.
Definire le ulteriori misure correttive eventualmente necessarie
Il Governo monitorerà costantemente l'andamento dei conti pubblici. Qualora il deterioramento del ciclo economico dovesse portare a un peggioramento nei saldi il Governo interverrà prontamente. L'utilizzo del Fondo per esigenze indifferibili sarà vincolato all'accertamento, nel giugno del 2012, di andamenti dei conti pubblici coerenti con l'obiettivo per l'indebitamento netto del prossimo anno.
D.    CONCLUSIONI
Siamo sicuri che, con l'impegno di tutti, scaturito dalla consapevolezza che ci troviamo a fronteggiare problemi che riguardano l'intera Unione e la tenuta stessa della moneta comune, dunque problemi non circoscrivibili a questa o quella debolezza o forza nazionali, consegneremo ai giovani un'Europa più forte e più coesa.

fonte video:http://www.libera.tv [Flash mob del Comitato "1 Ottobre" davanti la sede della Commissione Europea a Roma, per protestare contro il debito che la BCE vuole far pagare all'Italia. Servizio di Jacopo Venier Riprese di Roberto Pietrucci Montaggio di Simone Bucci] 

Piaggio, i primi 9 mesi con un utile netto consolidato di 46,3 milioni di euro

Ricavi netti consolidati pari a 1.200,2 milioni di euro, con un incremento del 2%


Piaggio chiude i primi 9 mesi con un utile netto consolidato di 46,3 milioni di euro, rispetto a 46,7 milioni di euro dello stesso periodo del 2010, dopo aver scontato imposte di periodo pari a 39,6 milioni di euro (pari al 46,1% del risultato ante imposte).E' quanto si legge in una nota.
I ricavi netti consolidati sono risultati pari a 1.200,2 milioni di euro, con un incremento del 2% rispetto ai 1.176,3 milioni di euro dei primi nove mesi del 2010. Al netto dell'effetto cambio, l'incremento di fatturato risulterebbe pari al 4,5%.

fonte:http://www.gonews.it/

mercoledì 26 ottobre 2011

Perché non ci piace la piattaforma FIOM

Lavoratori, in un momento in cui vengono messi in discussione diritti e conquiste fondamentali, è della massima importanza ragionare e possibilmente intervenire sugli obiettivi e i contenuti delle piattaforme che verranno presentate per il Contratto Nazionale e che necessariamente toccano questioni critiche, che avranno conseguenze importanti e durature. La FIOM sottopone in questi giorni alla valutazione dei lavoratori la sua piattaforma, che va a nostro avviso esaminata sia per quello che prevede sia per quello che non dice. 

 Quello che dice: 

 - Acconsente alla richiesta dei padroni di prevedere nel CCNL il rinvio di intere materie alla contrattazione territoriale, di filiera, aziendale.
 - Prevede la attivazione, nelle relazioni con le aziende, di procedure di confronto che includono il blocco preventivo degli scioperi, senza neppure chiarezza su chi e con quali modalità abbia titolo a stabilirle.
 - Sui contratti atipici si chiede solo la riduzione a 24 mesi per la stabilizzazione e una indennità alla fine del rapporto di lavoro, pari a tre volte il TFR
 - Le richieste salariali, 206 euro lordi in tre anni ( pari a 68 lordi l’anno, cioè 45 netti) non superano l’inflazione attuale; al Governo verrà richiesto, in concerto con i padroni, di ridurre le tasse sugli aumenti salariali ma anche i relativi contributi a carico delle aziende, con la diminuzione perciò delle entrate INPS che incideranno sulle pensioni. 
 - Si prevede il Referendum per l’approvazione degli accordi, nazionali e aziendali, ma solo su richiesta di una OS o su raccolta delle firme del 5 per cento dei lavoratori interessati (quota ben difficile da raggiungere per i contratti nazionali) 
 - Si prevede il rinnovo generalizzato delle RSU, finalizzato però anche a definire rappresentatività e certificazione degli iscritti, previsti dall’intesa del 28 Giugno per dare legittimità ad accordi separati. 
 - Si chiede alle Aziende un aumento del loro contributo per la previdenza integrativa, che non spetterà ai lavoratori che non hanno aderito.

 Quello che NON dice: 

 - Nessun elenco di materie NON RINVIABILI alla contrattazione territoriale e aziendale. 
 - Nessun limite alle QUOTE DI LAVORO ATIPICO 
 - Nessun vincolo su FLESSIBILITA’ E STRAORDINARI
 - Nessuna iniziativa seria sulla sicurezza, solo il rinvio alla legge, ignorando che la sua applicazione richiede precisi diritti di intervento delle RLS e adeguate sanzioni
 - Nessun riferimento al recupero salariale rispetto all’accordo separato del 2009 Sono soprattutto preoccupanti:

L’ ASSENZA DI IMPEGNI ESPLICITI CONTRO L’INSERIMENTO NEL CONTRATTO DEI CONTENUTI DELL’ACCORDO DEL 28 GIUGNO E AL CONTRARIO L’ACCETTAZIONE DEI RINVII AI CONTRATTI AZIENDALI L’ ACCETTAZIONE DELLA POSSIBILITA’ DI PORRE VINCOLI ALLO SCIOPERO E L’AMBUIGUITA’ SU CHI LI DECIDE, CHE RAPPRESENTA UN VERO CEDIMENTO AI PADRONI SUL DIRITTO DI SCIOPERO L’ ACCETTAZIONE DELLA VALIDITA’ TRIENNALE DEL CCLN E DEI LIVELLI SALARIALI PREVISTI DALL’ULTIMO CONTRATTO SEPARATO 

 Per questo motivi riteniamo questa piattaforma insoddisfacente negli obiettivi, del tutto inadeguata rispetto alla offensiva padronale in corso e alla pratica ricorrente degli accordi separati, e inaccettabile nella sua apertura al compromesso sui diritti fondamentali dei lavoratori.

VOTIAMO NO

Rsu FIOM Piaggio

C’è il totale ma non la somma

La Cgil ha fornito i dati ufficiali della consultazione sull’accordo del 28 giugno firmato il 21 settembre 2011. Per il commento politico rimandiamo alla dichiarazione di Gianni Rinaldini. Vogliamo però fare alcune domande: “com’è che c’è solo il totale, ma non la somma?”. “Com’è che, tranne che nel sito della Fiom, mancano in tutti gli altri siti della Cgil i risultati della consultazione tra le varie categorie?”. “Com’è che non si sa nulla sui voti territorio per territorio?” Attendiamo risposte da chi ha elaborato i dati.

p.s.: sorprende la consonanza della consultazione con i dati congressuali... perfetto!


Red. Sito Rete28Aprile

 fonte:http://www.rete28aprile.it

Consultazione fantasma degli iscritti cgil sull'accordo del 28 giugno

La CGIL ha reso noti i risultati della consultazione dei lavoratori sull’Accordo del 28 giugno e sull’Intesa applicativa. E' andata in scena la farsa della democrazia. Perché non è stata la consultazione vincolante prevista da nostro Statuto:la CGIL ha già sottoscritto e non si capisce quale vincolo possa esprimere il singolo lavoratore, cui il Direttivo con un voto a maggioranza ha cancellato il diritto ad esprimersi prima che l’Organizzazione firmi un accordo. Perché le assemblee non sono state programmate secondo criteri unificanti e certificabili di trasparenza:a totale discrezione dei gruppi dirigenti chi, dove, come e quando consultare. Perché non ci risulta che sia né partita né arrivata una campagna di assemblee. In sintesi, per come si è svolta questa consultazione non è possibile nessuna verifica dei votanti e dei voti espressi. Inoltre e soprattutto è incerta la stessa lettura dei risultati. Per cosa avrebbero votato i lavoratori iscritti?La CGIL ha sostenuto che con la doppia sottoscrizione, dell’ Accordo e dell’ Intesa, risulta annullato l’articolo 8 della manovra di bilancio.   Tutti gli altri firmatari, Confindustria in testa, sostengono l’esatto contrario, vale a dire che l’Accordo del 28 giugno e l’art.8 sono perfettamente integrabili e le imprese hanno a disposizione l’uno e l’altro. Non ci risulta che la CGIL abbia chiesto un opportuno e doveroso chiarimento agli altri firmatari. Insomma, una consultazione fantasma nel metodo e ambigua nel merito finalizzata esclusivamente a fini politici per la conferma della sottoscrizione dell'Accordo. 

Gianni Rinaldini 
coordinatore de La CGIL che Vogliamo 

Giorgio Cremaschi: “No a Berlusconi e no all’Europa delle banche, scendiamo di nuovo in lotta”

 

Ancora una volta un governo impresentabile,con un Presidente del Consiglio ridicolo e squalificato, apre la via ai diktat della dittatura  finanziaria.Diciamo di no a Berlusconi.. Ma diciamo no con altrettanta forza alle misure che i due principali governi di destra europei, quello francese e quello tedesco, insieme al potere autoritario della finanza e delle banche, vogliono imporre in Italia, così come hanno fatto in Grecia. Diciamo no al taglio delle pensioni, nuova brutale aggressione ai diritti sociali del mondo del lavoro. Diciamo no ai licenziamenti ancor più facili, alla flessibilità selvaggia, alle privatizzazioni, che contraddicono, tra l’altro, la decisione democratica del referendum. Bisogna di nuovo scendere in piazza e avere chiaro che tutti i movimenti di lotta, dai lavoratori ai cittadini indignati, agli studenti, ai movimenti ambientali, hanno oggi due avversari. Da un lato il governo in carica, dall’altro il governo unico delle banche e della finanza che ha commissariato  il governo Berlusconi e che vuole imporre le sue decisioni al nostro paese. Non c’è alcuna unità nazionale accettabile per tagliare le pensioni e i diritti dei lavoratori. Bisogna mettere in discussione la schiavitù del debito e chiarire che nessuno può pagare oggi i tassi di usura del debito pubblico per salvare le banche. Occorre una svolta radicale nelle scelte di politica economica e sociale e bisogna mettere in discussione i patti e le regole che hanno portato al disastro quest’Europa  governata dalla finanza. Per questo in tutta Italia va rilanciata la lotta per la difesa del lavoro e dello stato sociale. Bisogna  dire di no alla schiavitù del debito. 

*Video intervista a Giorgio Cremaschi della Fiom servizio di Jacopo Venier riprese di Roberto Pietrucci montaggio di Simone Bucci 

martedì 25 ottobre 2011

Lettera su manifestazioni e lotta degli operai

Qualche migliaio di Operai sono andati a Roma a piazza del popolo in sciopero, A cosa è servita la manifestazione degli operai Fiat e Fincantieri? A Poco, certo, ma pure facile affermarlo. In ogni Lotta operaia di questo periodo di crisi del capitale si scontrano due volontà, la volontà del padrone e dei suoi servi a licenziare e sfruttare maggiormente gli operai e la volontà degli operai a non farsi schiacciare. Per il solo fatto che si sono concentrati 5000 operai in una piazza con tutto il loro portato di idee, sofferenze, coscienza, come pure di speranze mal riposte, illusioni, fantasie, ne è valsa la pena. Lo Affermiamo perchè da operai abbiamo tante volte dovuto sopportare altri (e ncora lo fanno) che parlano per noi. Ma in piccolo a Roma non c'e' stato solo questo, hanno pure espresso la loro idea di lotta diversi compgni che lottano nelle fabbriche. Ancora grande è la confusione politico-sindacale tra noi operai, sia su come portare avanti alla vittoria le nostre rivendicazioni, come pure è presente "l'illusione" di avere "amici" dalla nostra parte, amici che non lavorano in fabbrica, nei cantieri, o negli scantinati, vero pure questo, ma queste cose si chiariranno nel proseguio... Gli Operai Irisbus, della Fiat di Termini Imerese, della Fincantieri di Genova, gli Operai della Piaggio di pontedera, O di Modena, Brescia, Torino, Suzzara per un volta hanno potuto vedere e condividere le "loro" esperienze, già solo per questo è stato utile. Utile non significherà risolutivo, alla faccia di tutti quelli che ci vorrebbere rassegnati, a celebrare cortei funebri, o crepare nel qualunquismo borghese dominante. Non sarà molto cio' che ci portiamo da Roma, ma per una volta tanti Operai fiat e Fincantieri hanno potuto vedere di essere un unica classe operaia che nella crisi, puo' costituirsi in qualcosa di piu' compatto e duraturo della stessa manifestazione, o delle strutture sindacali fiom e cgil di appartenenza. 

 LA LOTTA OPERAIA CONTINUA SOTTO LA SUPERFICIE... 

 Costituirsi in classe con interessi indipendenti dalle altre classi sociali che pure esistono all'interno dei sindacati maggiori e minori, non è un processo semplice ne' spontaneo, bisogna stare tra gli operai combattivi in qualsiasi condizione, favorevole o avversa, dunque non avrà spostato niente nei reali rapporti di forza, ma essi si induriscono comunque giorno per giorno e non dipende solo da noi ma da una società borghese in fallimento che ci porta al lastrico, da un sistema del profitto che mostra la corda e degrada le condizioni operaie oltremisura e cosi' facendo svela agli operai di essere veramente gli schiavi che remano per tutti gli altri. Nello stesso tempo svela pure a Noi operai che ci dobbiamo dare un m ovimento per la nostra liberazione dalla schiavitu' del lavoro salriato, la crisi del loro sistema coincide con la possibilità reale della nostra insorgenza, questo è, nelle cose, non importa se abbiamo portato solo tanta Rabbia a casa, incanaliamola per lottare meglio con piu' incisività e concretezza nelle vere bttaglie che ci aspettano nelle nostre galere industriali. Siamo coscienti tutti che è in mezzo ai nostri compagni di lavoro che sono rimasti indietro, che sono sotto ricatto perchè interinali, o che non sono ancora usciti dal torpore di un lungo sonno (comodo), opportunismi spiccioli o radicati, o sotto cloroformio del padrone e della concertazione coordinata e continuativa d parte di tutta la politica e il sindacato, che si costruisce il futuro, per il presente ci portiamo un po' di morale e spinta per fare cio' di cui sopra, non ci buttiamo a frignare se il "pallino" è ancora in mano a chi non ha la tuta d lavoro, il capitalismo è un rapporto sociale che imborghesisce e imbolsisce anche le menti piu' raffinate, ma bisogna sempre stare la dove sono i mozzi, e da casa se ne vedono pochi. 

 Un Operaio Fiat 

Piattaforma CCNL dei metalmeccanici, vota No!


Oltre 2 milioni di Metalmeccanici in Italia (industria privata, piccole medie imprese, installazione d'impianti e cooperative) il 26-27-28 Ottobre, saranno chiamati ad esprimersi sulla loro "piattaforma", purtroppo piena di insidie, tranelli, e specchietti per le allodole, ma è sempre meglio contrapporre un analisi lucida, chiara e veritiera, quindi verranno di seguito elencati, dettagliatamente tutti gli aspetti incomprensibili di una "piattaforma" che doveva rilanciare l'intera categoria Metalmeccanica ed avanzare su un terreno di diritti minati e salari ormai tristemente indeboliti. La controparte come sempre si scompone in Federmeccanica, Assistal, Unionmeccanica, Api, Federlavoro, Confcooperative, Legacoop, Agci, ma potremmo chiamarli per comodità e per natura PADRONI! 
Tale "piattaforma" si va ad inquadrare all'interno di un percorso che potremmo chiamare "la svolta Tedesca", forse a breve arriveremo a far sedere gli Operai ai tavoli dei consigli di amministrazione, a sostenere la necessità di un patto fra industriali illuminati e i loro dipendenti contro i pescecani della borsa: un coinvolgimento diretto degli operai per produrre utili per i padroni e altri sacrifici per loro stessi. Una soluzione per tappare definitivamente la bocca alla categoria più agitata Italiana, infatti si guarda ai Metalmeccanici sempre come a quell'unica categoria in grado di trascinare tutte le altre, la vera avanguardia Operaia! 
Se il nostro compito è fare la forza di resistenza per tutti i lavoratori massacrati dalla crisi, la piattaforma contrattuale doveva essere chiara e dirompente, invece si presenta con le solite autolimitazioni delle richieste per non impressionare né la Cgil, né Cisl, né Uil e nemmeno la Confindustria. 
Capitolo "Procedure di informazione e confronto preventivo": "Prevedere diritti di informazione e confronto preventivo, fin dalla fase di ideazione in materia di politiche industriali, investimenti, .....................................A fronte dell'attivazione di un tale sistema di partecipazione negoziata a livello aziendale, potrà essere concordato, con il consenso di tutte le parti, una procedura di confronto entro la quale verranno esaminati i problemi e ricercate le soluzioni senza che le parti procedano ad azioni unilaterali" tradotto significa che in ogni fase di coinvolgimento preventivo/trattativa è vietato scioperare! questa è la peggior deroga che Landini potesse sottoscrivere!!! Capitolo "Mercato del lavoro e precarietà": "ai lavoratori atipici, al termine del rapporto di lavoro, va erogata una indennità pari al 25% del monte retributivo percepito dal lavoratore per il periodo di permanenza in azienda" questo è il passaggio che sancisce definitivamente l'abbandono della lotta al precariato, passando dalle richieste di abolizione della Legge Biagi all'accettazione con regalino economico, l'unica risposta a chi è precario doveva essere la richiesta di un percorso a tappe definite di stabilizzare, regolarizzare, il rapporto di lavoro con l'assunzione a tempo indeterminato. Ma l'espediente richiesto nella piattaforma, consiglia di monetizzare anche questo genere di condizione che tanto fa soffrire i giovani! Capitolo "Difesa dell'occupazione": "Si richiede il blocco dei licenziamenti e il conseguente ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali a partire dall'estensione dei contratti di solidarietà finalizzati anche alla stabilizzazione di giovani precari/e" premesso che ormai il termine blocco dei licenziamenti più che un'azione concreta dei funzionari e dei territori, è divenuto un mero slogan, da sbandierare per conquistare un voto in più come fanno i peggior politici, va altresì detto che in tutti i territori non si contano più le fabbriche chiuse, le mobilità, che sono solo licenziamenti ammortizzati, i tagli, i ridimensionamenti che i funzionari sindacali sottoscrivono, senza un minimo di reazione, inoltre va ribadito a caratteri cubitali come questa "nuova moda" di firmare i contratti di solidarietà (CdS), rappresenta solamente l'arrendevole posizione di chi non ha più niente da dire, ha comportato dove sono stati messi in atto, la concessione di una flessibilità pesante, a vantaggio dei padroni, andate a chiedere per es. all'Alfa Acciai di Brescia dove i funzionari sindacali (tutti) sono riusciti a strappare un Contratto di Solidarietà che obbliga gli operai a concentrare la produzione di notte (dal Lunedì al Venerdì) e nel fine settimana (Sabato e Domenica) a pieno regime! e sapete perchè? Perchè l'energia elettrica costa meno!!!!!! quindi tale strumento va respinto in quanto mero strumento di solidarietà, verso i padroni che non ne hanno bisogno! Capitolo "Diritti" e "Salute e sicurezza": questi sono il chiaro esempio di false conquiste da proporre, per il semplicissimo motivo che, tutto ciò che vi è all'interno, è già previsto dalla legge e dal Testo Unico sulla Sicurezza 81/08 integrato di Dlgs 106/09, ma è ormai chiaro come le debolezze si esprimano anche in riproposizioni di concetti e diritti già previsti ed esistenti. Capitolo "Fondo nazionale per la sicurezza e le tutele sociali": "Va istituito un fondo nazionale, anche a integrazione delle risorse pubbliche, per interventi e iniziative, da definire anche a livello aziendale..................................................a favore della qualità e sicurezza del lavoro e a sostegno delle cosiddette politiche del welfare (congedi parentali e assistenza dei non autosufficienti)" tutto ciò non è nient'altro che l'introduzione camuffata di un ente bilaterale!!!! L'unica risposta possibile è che mai accetteremo il tentativo di creare sistemi paralleli finanziati anche da noi, quando questi compiti dovrebbero essere svolti dalle ASL, del • Servizio Sanitario Nazionale, dell'Inps e dell'Inail. O vogliono coprire i tagli operati dalla finanziaria a questi enti, con un nostro ulteriore impegno? E cioè nuovi sacrifici? Capitolo "Salario": i 206 € di aumento al 5° livello, dovendogli sottrarre 40 € del Contratto separato firmato da Cisl-Uil (elemosina!!!), restano 166 €, ma consideriamo che essendo lorde, si tradurranno in circa 121 € netti, ma essendo ciò, solo una richiesta, sappiamo bene come poi nel corso di una trattativa si dimezzeranno di certo, quindi c'è la concreta possibilità di portare a casa circa 60 € netti!!!!!!!!!!!!!!!! Inoltre si ricorda a tutti come tale richiesta sia vergognosamente la richiesta del triennio 2012- 13-14, lasciando aperta la porta al solito scaglionamento, un elemosina per ogni anno, andando a smentire tutta la storia dei Metalmeccanici che li vedeva sempre impegnanti a rinnovare la parte economica ogni 2 anni!!!!!!!! grazie davvero per aver regalato il triennio ai padroni come ha fatto la Cisl e la Uil, bravi!!!!!!! Infine va detto che non avendo percepito un bel niente nel 2010 e nel 2011, questa è una "piattaforma" che per quanto riguarda la parte economica è quinquennale!!!!!!!!!!!! Capolavoro di perdita di potere d'acquisto! ... e taci fino al 2014!!!!!!!!! Ma ad attirare l'attenzione di tutti noi Operai Metalmeccanici è stato quel "simpatico", al quanto sconcertante punto che, giusto per ridistribuire un minimo di ricchezza, giusto per rispondere alla crisi dei più poveri, giusto per premiare quelli che più scenderanno in piazza, giusto per far recuperare a chi meno ha, dice: "Si richiede l'incremento dell'indennità quadri del 10,4%", cioè impiegatucci quadri da 2500 € o peggio ancora da 3500 € al mese, a cui noi, andiamo a distribuire un incremento di ben il 10,4% dell' idennità: così quella che sembra una scelta di egualitarismo, nel chiedere gli stessi soldi per il 3°, 4° e 5° livello, nasconde una nuova differenzazione: ai quadri un aumento di stipendio particolare!!!!! 
Forse il mondo per voi gira al contrario, ma non per noi Operai che ci facciamo un culo per portare a casa 900/1400 € al mese, è semplicemente vergognoso!!!!! Per queste semplici e chiare motivazioni si invitano tutti i Metalmeccanici, il 26- 27-28 Ottobre a votare NO!


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  • “Grave la lettera di contestazione ai 10 lavoratori della Irisbus di Valle Ufita. L’Azienda ritiri i provvedimenti e il Governo intervenga per assicurare un futuro produttivo al sito”

    “E’ grave la scelta della Fiat di inviare una lettera di contestazione a 10 lavoratori della Irisbus di Avellino, tra cui alcuni delegati sindacali, di cui uno anche della nostra organizzazione.” “Chiediamo il ritiro di tali lettere.” “Occorre far prevalere il senso di responsabilità e ricercare una soluzione alternativa alla cessazione delle attività, per dare un futuro produttivo e occupazionale allo stabilimento di Valle Ufita della Fiat.” “Chiediamo che anche il Governo svolga fino in fondo il proprio ruolo, anche sul terreno della politica industriale, affinché un’azienda che opera nel settore della costruzione degli autobus possa avere un futuro.” “Confermiamo la nostra solidarietà e il nostro pieno sostegno alla lotta che le lavoratrici e i lavoratori della Irisbus, da più di cento giorni, stanno sostenendo in modo democratico e legittimo e nell’interesse di tutta la comunità di Valle Ufita.” 

    Maurizio Landini 
    Segretario generale della Fiom-Cgil 


    Referendum accordo interconfederale 28 giugno 2011.

     Il voto degli iscritti Fiom


    fonte:http://www.fiom.cgil.it/

    lunedì 24 ottobre 2011

    Giorno 103: la lotta dei lavoratori dell'Irisbus continua

    Il giorno 17 ottobre davanti ai cancelli dell'Irisbus, dove i lavoratori sono in presidio permanente da ormai 103 giorni, si è tenuta un'assemblea... Il motivo dell'adunata riguarda principalmente gli avvenimenti accaduti nella notte tra venerdi e sabato: il venerdi precedente durante un incontro tra i sindacati e l'azienda quest'ultima aveva chiesto di abbassare i toni della protesta per cercare tranquillamente una soluzione. I sindacati hanno accettato sperando che in questo modo la loro situazione si potesse risolvere velocemente. E stava per essere proprio così... solo che la soluzione reale dell'azienda era quella di truffare i lavoratori: durante la notte tra venerdi e sabato sono stati mandati dei lavoratori esterni alla ditta per prelevare gli autobus. Solo la costanza e la tenacia dei lavoratori ha permesso che ciò non avvenisse, infatti gli operai che stavano dormendo davanti ai cancelli, resisi conto di quanto stava accadendo, hanno chiamato a raccolta tutti gli altri lavoratori e insieme sono riusciti ad impedire che gli autobus lasciassero lo stabilimento... La lotta continua



    Fiom a piazza del Popolo

     

    Servizio di Jacopo Venier
    Riprese di Roberto Pietrucci
    Montaggio di Simone Bucci

    fonte:http://www.libera.tv/

    La Fiom c'è, manca "l'eccedenza"

    Piazza del Popolo è stata riempita a metà dal sindacato metalmeccanico. Studenti, comitati e associazioni non si sono visti. E in scena è andata la "pace" con Susanna Camusso

    I disordini nella piazza della Fiom non ci sono stati, com’era prevedibile. Gli operai dei gruppi Fiat e Fincantieri, che ieri hanno improvvisato un corteo lungo la discesa di Villa Borghese, prima di insediarsi a piazza del Popolo, non sono “black bloc” come Maurizio Landini ha cercato di spiegare per tutta la settimana a Questura e Prefettura. Ancora ieri mattina il prefetto di Roma ha voluto polemizzare con la Fiom, sottolineando che è stato giusto non concedere il corteo dopo i fatti del 15 ottobre, frasi che Landini ha bollato come “offensive nei confronti dei 300 mila che alla quella manifestazione hanno partecipato pacificamente. Se “disordini” ci sono stati, stavolta hanno assunto il volto animato ma tranquillo dei fischi a Susanna Camusso prontamente sedati dal servizio d’ordine del sindacato metalmeccanico. Per il resto è stato uno sciopero operaio più o meno riuscito – la Fiom parla di adesioni al 50 per la Fiat (l’azienda solo dell’11) e al 70 per cento per Fincantieri (secondo l’azienda 24 per cento) – con circa 5000 lavoratori in piazza. Sicuramente, però, non si è vista “l’eccedenza” cioè movimenti, associazioni e settori esterni alla Fiom. La piazza di ieri mattina, conquistata faticosamente dai metalmeccanici della Cgil, si è rivelata una tribuna importante per far parlare le condizioni concrete in cui si trovano i vari stabilimenti di Irisbus, Termini Imerese, Mirafiori, Melfi, Cassino e poi i cantieri di Ancona, Sestri o Muggiano della Fincantieri ma non ha visto una presenza significativa di studenti, comitati, associazioni e vari “amici di strada”. In questo senso, una giornata molto distante dall’enorme corteo del 16 ottobre 2010 quando la Fiom – anche allora costretta a difendersi da accuse improbabili di disordini e violenze – portò a Roma qualche centinaio di migliaia di persone e Maurizio Landini era una star televisiva. Probabilmente effetto lungo di quanto accaduto il 15 ottobre, come ammette qualcuno dei pochi studenti presenti, e della necessità di far depositare gli eventi. L’assenza però si è vista e sentita e a parte l’intervento di Stefano Rodotà – “la battaglia della Fiom è una battaglia di tutti” – questo aspetto non ha occupato la scena. Sul palco gli operai hanno raccontato tutti la stessa storia: cassa integrazione come se piovesse, stipendi che si riducono, minaccia di licenziamenti, difficoltà ad arrivare alla fine del mese, difficoltà “a dar da mangiare ai figli” come ha ripetuto più di un lavoratore. E se quelli di Irisbus avvertono i loro compagni che “a noi Marchionne ci ha già fregato”, visto che dal 1 ottobre si sono visti recapitare la lettera di messa in mobilità, quelli meno al centro dei riflettori, come gli operai della Maserati di Modena, nicchia un tempo più protetta, ora rischiano per il trasferimento della produzione alla ex Bertone di Torino. E poi, gli operai di Mirafiori che fino a ieri, nel 2011, hanno lavorato solo per 35 giorni. Oppure quelli della Fincantieri, forse i più arrabbiati, che dopo aver visto ritirare il piano aziendale portato avanti dall’amministratore delegato, oggi vedono i cantieri via via ridursi. La Fiom vive una strana contraddizione: nessuno pensa di poter fare a meno di una linea sindacale che tenga duro sui principi-chiave: difesa e rinnovo del contratto nazionale, difesa dei principi fondamentali sanciti dalla Costituzione e dalle leggi (sciopero, rappresentanza, articolo 18) affermazione della democrazia nei luoghi di lavoro a cominciare dal referendum e da una legge sulla rappresentanza. Non a caso, nel comizio conclusivo, Landini ha riepilogato questi punti per attaccare il governo ma anche per avvertire un nuovo esecutivo – sotto al palco lo ascoltavano Cesare Damiano e Stefano Fassina del Pd oltre a Vendola che ha subito una contestazione isolata - che occorre partire da lì e dalla cancellazione dell’articolo 8 voluto dal ministro Sacconi. Punti fermi che però richiedono ai delegati e ai lavoratori Fiom uno sforzo non indifferente. Anche per questo, Landini ha concluso il suo discorso, tra gli applausi, gridando che è importante “resistere un minuto in più del padrone” perché è questa la sfida che aspetta i lavoratori a Termini Imerese, alla Irisbus o alla Fincantieri, per non parlare della Fiat nel suo insieme. Insomma, una Fiom di lotta ma che deve fare i conti con la necessità di ottenere risultati La giornata di ieri ha mostrato anche la “riappacificazione” con la Cgil. Nonostante i fischi – provenienti da alcuni settori come la Ferrari di Maranello – Susanna Camusso è tornata al dialogo, ricambiato, con la Fiom. Su rinnovo del contratto, vertenza Fiat – Camusso ha accusato le complicità tra governo e Marchionne – e articolo 8, Fiom e Cgil sono più unite di prima. La richiesta di ritirare la firma dall’accordo del 28 giugno, ad esempio, l’ha fatta solo un operaio. Critiche alla Cgil stavolta Landini non ne ha fatte. 

    Salvatore Cannavò

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