La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

giovedì 30 aprile 2009

Comunicato Stampa FIOM CGIL Pisa

Anche se con qualche giorno di ritardo, ci è capitato di leggere gli ultimi interventi del Segretario Pro/le della UILM di Pisa sull’integrativo Piaggio. Ancora una volta, il buon Casati, non trova niente di più stimolante che prendersela con la FIOM-CGIL. Ovviamente non siamo rimasti né sorpresi né stupiti, perché dal segretario della UILM pisana siamo abituati ad aspettarci di tutto e di più.
Siamo invece, sinceramente un po’ meravigliati dalla grande capacità che Egli ha di stravolgere la realtà dei fatti e nell’accusare quasi sempre la FIOM e la CGIL di “difetti” che, invece, fanno parte integrante del DNA della UILM da Lui guidata.
In particolare è incomprensibile come il massimo dirigente della UILM pisana (nonché presidente del Comitato Prov/le INPS !!!) possa accusare la nostra Organizzazione di incoerenza. Tutto si potrà dire della FIOM e di come abbia condotto la trattativa Piaggio, tranne quello di essere stati incoerenti. Questo non è accettabile e chi ha seguito minimamente la vicenda, sa bene che questa accusa è semplicemente ridicola e del tutto infondata.
Come si può dire che la FIOM ha rifiutato il voto degli impiegati, quando subito dopo il Referendum abbiamo detto di voler firmare l’accordo proprio per rispetto dell’esito referendario che, come sappiamo, è stato determinato proprio dal voto degli impiegati ?
Ed ancora, come si può dire la stessa cosa per quanto riguarda i “precari”, quando tutti sanno che la FIOM è stata determinante se non, addirittura, decisiva per il raggiungimento del buon risultato raggiunto sul capitolo del “mercato del Lavoro” ?
Come si fa a sostenere che saremmo incoerenti per aver firmato (solo per rispetto del voto referendario) lo stesso accordo siglato in precedenza dall’ UGL, quando è la prima volta che, grazie alla UILM e non solo, l’UGL si è trovata a firmare l’integrativo alla Piaggio allo stesso tavolo e nello stesso momento ?
Infine la questione di chi è “pachiderma” e di chi è “ gazzella”.
Se essere definiti pachidermi significa voler sottoporre al voto delle lavoratrici e dei lavoratori, ad esempio, l’accordo separato sulla riforma del sistema contrattuale o l’accordo “Fincantieri” ed essere, invece, gazzelle significa firmare in fretta e furia e senza sottoporli al giudizio dei lavoratori, la FIOM è onorata di essere classificata come pachiderma.
All’amico Casati vorremmo dare un solo consiglio: dato che per Lui conta più “l’apparire” che “l’essere”, continui pure a scrivere e “sparare” su ciò che, forse, più teme e più soffre, cioè la FIOM e la CGIL, ma per cortesia lasci stare la “coerenza”, perché è una parola di cui non conosce il significato.

Marcello Franchi - FIOM-CGIL Pisa

La rivolta della Fiom

«A parte l'iniziativa che si terrà a L'Aquila, ritengo che la Cgil dovrebbe annullare tutte le altre iniziative unitarie già programmate per il 1 maggio».

È quanto ha chiesto ieri il segretario nazionale della Fiom, Fausto Durante, al comitato centrale del sindacato dei metalmeccanici della Cgil che si concluderà oggi. La richiesta è giunta in risposta alle dichiarazioni rese ieri dal leader della Cisl, Raffaele Bonanni, durante un forum con il Riformista. Il numero uno della confederazione di via Po aveva rivendicato il merito degli accordi che si stanno facendo unitariamente in molte aziende ed aveva aggiunto che «chi continua a scatenare il jihad è la Fiom, non noi. In questo Epifani ha una responsabilità: sembra il ventriloquo di Cremaschi».
La richiesta di Durante scaturisce dunque, ha spiegato ieri, dalla volontà di difendere la Fiom «dall'aggressione» lanciata da Bonanni, perché «da lui definita come la jihad sindacale» ed è una reazione al tentativo «di mettere in discussione l'autonomia di tutta la nostra categoria rispetto al rinnovo contrattuale dei metalmeccanici».
Giorgio Cremaschi, segretario nazionale delle tute blu della Cgil, tirato in ballo esplicitamente da Bonanni, ha fatto sapere di condividere la proposta di Durante. «È una pura ipocrisia a festeggiare assieme a chi ti insulta, non ti rispetta e si mette d'accordo con le aziende e il governo per colpirti e danneggiarti. Fino a che la Cisl avrà questa linea deve essere chiaro che non è possibile nessun clima unitario».
Nel corso del forum, Bonanni si era soffermato anche sulla delicata trattativa in corso tra le tute blu per tentare di convergere su una piattaforma unitaria per il rinnovo dei contratti. Proprio lunedì si è svolto il primo incontro tra i vertici di Fiom, Uilm e Fim. L'incontro è stato definito nella serata «interlocutorio» ed è ovvio che la strada è tutta in salita. Ad oggi Fim e Uilm si preparavano a presentare prima dell'estate le richieste secondo il nuovo modello contrattuale, mai sottoscritto dalla Cgil. La Fiom, dal canto suo, aveva detto che avrebbe presentato la piattaforma secondo i dettami del vecchio contratto, in autunno. La riunione di lunedì era quindi il segno di un tentativo estremo di scendere a patti, di trovare un percorso unitario.
Negli ultimi giorni si vociferava di una possibilità che la vertenza si concludesse con una “moratoria” della riforma fino a dopo la crisi. Un'ipotesi di cui Bonanni ha parlato esplicitamente, nel forum, aggiungendo però, che per la Fiom sarebbe stata una sconfitta: «dimostra che sono loro che hanno capito, dopo tanto, ostentato antagonismo, che dobbiamo venirci incontro». Un'interpretazione che non deve essere piaciuta molto, ai vertici delle tute blu.

Tonia Mastrobuoni

fonte:http://www.ilriformista.it

Informativa dei Rappresentanti Fiom dei Lavoratori per la Salute e la Sicurezza

Da Anni In Piaggio Come R.L.S. Fiom Portiamo Regolarmente Avanti, Praticamente Da Soli, L’ Attivita’ Di Rilevazioni Delle Problematiche Nei Reparti, Di Scrittura Dei Verbali Dove, In Modo Puntuale E In Riferimento Agli Articoli Di Legge, Chiediamo Miglioramenti Reali E Risolutivi All’ Azienda, Di Controllo E Di Verifica Degli Interventi Aziendali, Di Denuncia Agli Organi Di Vigilanza ( Asl, Ispettorato Del Lavoro ).
Ma L’ Atteggiamento Della Piaggio E’ Di Totale Ostilita’ A Soluzioni Condivise E Ad Un’applicazione Corretta Delle Leggi.
L’ Attivita’ Dei Rls Fim E Uilm E’ Praticamente Inesistente E La Piaggio Continua A Prendere Decisioni Unilaterali Sempre Improntate Alla Riduzione Dei Costi.

La Piaggio Non Ha Mai Riconosciuto Il Ruolo Paritario Del Rls Di Fronte Alla Legge E Non Da’ Risposte Serie Ai Problemi Posti, Per Esempio:

Linee Di Montaggio: Abbiamo Denunciato Piu’ Volte Che Il Modo In Cui L’ Azienda Organizza I Carichi E Ritmi Di Lavoro Porta In Molti Casi Ad Avere Problemi Alle Articolazioni Fino A Dover Arrivare Ad Interventi Chirurgici E Alla Malattia Professionale, Chiedendo Interventi Specifici Sulle Singole Postazioni. L’ Azienda Da Anni Su Questi Rischi Di Salute E’ Fuori Legge.
In Seguito Alle Nostre Denunce Alla Asl La Piaggio Deve Valutare I Rischi Dei Lavoratori, Attraverso Filmati Che Riprendono I Movimenti Delle Loro Articolazioni, Nell’ Effettuazione Delle Operazioni Di Montaggio, Per La Rilevazione Dei Movimenti Piu’ Rischiosi E Il Loro Miglioramento Attraverso Maggiori Pause Di Riposo, Adozione Di Attrezzature Per Sollevare, Ridistribuzione Delle Operazioni Con Aggiunta Di Postazioni In Piu’. A Distanza Di Un Anno E Mezzo, Aldila’ Dei Buoni Proposoti ‘A Parole’, Solo Per Prendere Tempo Ed Evitare Immediate Sanzioni Amministrative E Penali, Nei Fatti I Lavoratori Non Hanno Visto Ancora Nessun Miglioramento.

Non Ci Sono Risposte Da Parte Di Questa Azienda Anche Su Altri Problemi Denunciati Quali La Corretta Manutenzione E Pulizia Dei Macchinari E Delle Attrezzature Di Lavoro, Il Problema Ancora Aperto Del Caldo Nelle Officine, Una Sorveglianza Sanitaria Che Non Rispetta I Criteri Di Tutela Dei Lavoratori

Cosa Fare Per Migliorare Questa Situazione:

Come Lavoratori: Ogni Volta Che Subiamo Un Infortunio, Anche Di Lieve Entita’, O Lavoriamo In Una Situazione Di Disagio O Malessere, Dobbiamo Comunicare Il Problema Al Responsabile E Poi Recarci In Infermeria, Che E’ Obbligata A Registrare L’ Evento Ai Fini Della Prevenzione Infortunistica, All’ Assistenza Sanitaria E Se Necessario A Mandarci Al Pronto Soccorso.

Nel Caso In Cui Abbiamo Contratto Una Malattia In Seguito Al Tipo Di Lavoro Che Abbiamo Svolto In Azienda O Ad Un Infortunio E’ Necessario Fare Domanda Per Il Riconoscimento Della Malattia Professionale: E’ Possibile Farlo Gratuitamente Nelle Sedi Sindacali O Direttamente Da Un Medico Del Lavoro Dell’ Inail O Della Asl

Su Qualsiasi Problema Informare Il Delegato.

Come Rls: Dobbiamo Portare Avanti La Nostra Attivita’ In Stretto Rapporto Con I Lavoratori Attraverso Un Costante Aggiornamento Sulle Problematiche Nei Reparti (In Futuro Comunicheremo Ai Lavoratori I Verbali Che Inviamo All’ Azienda Come Rls Fiom).
Come Rsu: E’ Fondamentale Rafforzare Questa Attivita’ Con Lo Sciopero.

Questa Pensiamo Sia L’ Unica Strategia Utile; Perche’ Negli Anni Le Questioni Di Salute E Sicurezza Sono Diventate Un Problema Da Risolvere Anche Per L’azienda Solo Quando Siamo Stati In Grado Di Supportarle Con Scioperi E In Alcuni Casi In Seguito Alle Prescrizioni Della Asl, Che Obbligano L’ Azienda Ad Attuare Delle Soluzioni.


Rls e Rsu Fiom Piaggio

Testo unico, le regioni bocciano Sacconi

Con le sole eccezioni della Lombardia e dell'Abruzzo, la Conferenza delle regioni dice no alle modifiche in materia di sicurezza sul lavoro. Sacconi insiste: "Andremo avanti". Norma salva manager, appello dei giuristi: non va riscritta, ma cancellata

Il decreto correttivo al testo unico sulla sicurezza sul lavoro elaborato dal ministro del Welfare Maurizio Sacconi non piace alle Regioni. Tutte, con l'esclusione della Lombardia e dell'Abruzzo, hanno infatti bocciato oggi in sede di Conferenza delle regioni il testo proposto dal governo, esprimendo un parere negativo. Tra le motivazioni addotte ci sarebbe l'invasione delle competenze regionali.

Il presidente della Conferenza, Vasco Errani, ha spiegato che il parere negativo "si concentra principalmente sugli articoli 2 bis e 10 bis del provvedimento". "Il primo – spiega - mette in discussione le competenze delle Regioni e propone un sistema di controlli non credibile". Il secondo articolo è la norma salva-manager che, come denunciato dalla Fiom, scagionerebbe i vertici aziendali da responsabilità dirette in caso di gravi incidenti quando l'evento "sia imputabile" al fatto colposo del preposto, dei progettisti, dei fabbricanti, dei fornitori, degli installatori, del medico competente o del lavoratore. Le regioni hanno bocciato l’articolo, sottolinea sempre Errani, perché “attraverso un eccesso di interpretazione della delega, si costruisce un sistema che, di fatto, mette in discussione responsabilità anche precedenti come nel caso del processo Thyssen che si troverebbe in una difficile situazione".

“Andiamo avanti, ovviamente”, ha detto lo stesso Sacconi al termine dell'incontro con i governatori: “Le Regioni di centrodestra – – ha aggiunto – si esprimeranno in modo diverso, vedrete. Il parere negativo della Conferenza è una posizione più politica che di merito”. Quanto alla definizione del ruolo degli enti bilaterali, Sacconi precisa che “è uno dei punti di maggiore condivisione con le parti sociali”.Infine, sulla 'riscrittura della norma penale' legata alla responsabilità penali in caso di incidenti sul lavoro, il ministro ha specificato che 'quest'aspetto non è competenza delle Regioni', ma ha anche ribadito che, 'al di là del dato formale' su questo punto saranno apportati dei correttivi. "La norma verrà riscritta - ha concluso il titolare del Welfare -, a noi interessa risolvere questo punto perché sia certo il contenuto e le finalità' di questa misura.

Il decreto correttivo approvato dal Consiglio dei ministri il 27 marzo intacca profondamente la normativa varata dal governo Prodi (il Dlgs 81). Vengono modificati 136 articoli su 306. Gli interventi più sostanziali riguardano il dimezzamento delle sanzioni alle imprese non in regola, l’introduzione (già varata col dl milleproroghe) delle visite preassuntive (vietate dallo Statuto dei lavoratori), la limitazione delle Rsu e del sindacato nella contrattazione delle condizioni di lavoro che hanno ripercussioni sulla salute e sicurezza. Per il momento l’unica marcia indietro del ministro Sacconi è proprio sulla norma salva manager. Il ministro si è impegnato a riscriverla, in seguito alle critiche dei familiari delle vittime della ThyssenKrupp e del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano.

“Il parere negativo della conferenza delle Regioni conferma che le posizioni espresse da tempo sia dal Pd che dai sindacati erano giuste e non dettate da alcun pregiudizio ideologico”, commenta il senatore del Pd e vicepresidente della commissione parlamentare d'inchiesta sugli incidenti sul lavoro, Paolo Nerozzi: "Adesso ci aspettiamo che il ministro Sacconi corregga il tiro”. In particolare, aggiunge l'ex dirigente della Cgil, “ci aspettiamo non solo lo stralcio della cosiddetta norma salva-manager, su cui anche il presidente Napolitano ha sollecitato un intervento, ma anche un ripensamento sulla norma dello schema del decreto che prevede la possibilità per gli enti bilaterali e le università di rilasciare certificazioni di conformità alle prescrizioni in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro sui modelli organizzativi e gestionali adottati dalle imprese”.

Dello stesso avviso la Fiom, come riferisce il segretario nazionale Giorgio Cremaschi: "È una decisione importante che ci conforta nella mobilitazione che abbiamo messo in campo per impedire che questa norma (la 'salva-manager', ndr) passi. A questo punto, ci attendiamo che il governo faccia effettivamente decadere l’articolo 10 bis, senza riscriverlo o ripresentarlo in versione diversa, come ha invece ipotizzato ripetutamente il ministro del Welfare”.

Stando a un appello lanciato da professori di diritto penale e di altre discipline giuridiche, quella norma “non può essere 'riscritta', ma che va completamente cancellata”. Altrimenti – si legge nell’appello lanciato da Giorgio Marinucci, “si stravolgerebbero i principi consacrati nel codice penale, spogliando i soggetti che rivestono posizioni al vertice dell'impresa del loro indiscusso ruolo di garanti della vita e dell'incolumità fisica dei lavoratori: cesserebbero i loro doveri di controllare le eventuali negligenze dei preposti e dei medici aziendali, e di scegliere con oculatezza e diligenza i soggetti esterni all'azienda”.

fonte:http://www.rassegna.it

Giorgio Cremaschi: 1° maggio senza ipocrisia

Bene ha fatto il comitato centrale della Fiom, dopo che la questione era stata sollevata dal segretario nazionale Fausto Durante, a considerare prive di senso le manifestazioni per il 1° maggio assieme a Cisl e Uil. Non si tratta solo della gravità di un accordo separato sulle regole contrattuali, che senza alcuna verifica democratica, vuole imporre una nuova costituzione delle relazioni sindacali senza il consenso. Non si tratta neppure del rapporto privilegiato che Cisl e Uil hanno oramai senza freni con il governo. Al punto che sono state le uniche organizzazioni a tacere su quella norma salva-manager che ha suscitato scandalo ovunque.
La questione è molto più semplice. Come si fa ha inneggiare all’unità dei lavoratori assieme a chi, come il segretario della Cisl, ti insulta in continuazione, non ha alcun rispetto, né minimo riconoscimento, della diversità delle posizioni sindacali, cavalca insieme al governo e alla Confindustria una campagna di emarginazione ed esclusione delle tue ragioni e delle tue richieste? Questo è quello che sta facendo da tempo e sempre di più, con un linguaggio rozzo e brutale, ai limiti della violenza, il segretario della Cisl. Ultimamente con un’intervista sgangherata e priva della minima sensibilità, al quotidiano Il Riformista, ove ha paragonato la Cgil alla Bosnia e la Fiom alla Jiahd islamica. No, far finta di niente, rispondere porgendo l’altra guancia, significherebbe solo danneggiare l’unità sindacale. Che è una cosa seria e utile ma che non può essere trasformata e ridicolizzata in un teatrino ove i gruppi dirigenti fanno finta di andare d’accordo quando poi se ne dicono e fanno di tutti i colori. Basta con questa finta unità ipocrita e burocratica che danneggia e allontana ogni prospettiva di vera unità sindacale.
Bene ha fatto la Fiom a chiedere un chiarimento preventivo su tutto questo. Basta con l’ipocrisia proprio a partire dal 1° maggio. Tutti dobbiamo impegnarci ad affermare che l’unità delle lavoratrici e dei lavoratori non si costruisce sui ricatti, sulle prepotenze, sugli insulti, sugli accordi separati imposti senza alcuna democrazia.

fonte:http://www.rete28aprile.it

Basta con il jihad, la Cgil dialoghi

Colloquio. Raffaele Bonanni, capo della Cisl in un forum con “Il Riformista” - all'indomani del sì all'accordo del sindacato americano che entrerà nel capitale di Chrysler e della vittoria della lista dei dipendenti di Bpm - chiede un sindacalismo partecipativo.

Raffaele Bonanni è soddisfatto. L'esito positivo della vertenza tra i sindacati della Chrysler e la Fiat, ma soprattutto la vittoria ai vertici della Popolare di Milano del candidato appoggiato da Cgil, Cisl e Uil, Massimo Ponzellini, lo hanno rafforzato nella convinzione che l'«antichissima» battaglia del suo sindacato per una vocazione partecipativa e non conflittuale è «moderna e vincente». Certo, questo deve valere anche per le controparti: il governo e la Fiat dovranno mostrare la stessa disponibilità all'ascolto quando si affronterà lo spinoso capitolo degli stabilimenti a rischio in Italia. Ma intanto «la lotta di classe è sepolta» e la cronaca dimostra che ha ragione chi cerca «sempre e comunque» la via del dialogo. Il risultato, osserva il numero uno di via Po in questo forum con il Riformista, è che oggi la Cisl ha raggiunto la Cgil e vanta gli stessi iscritti, se si contano i lavoratori attivi. Un segno della volontà sempre più diffusa del confronto, tra i lavoratori, al posto della contrapposizione, sostiene Bonanni. Tutto il resto, in particolare lo «jihadismo» della Fiom e la scarsa disponibilità al dialogo della Cgil, sono strategie «senza sbocchi», novecentesche e obsolete. Che rischiano di spaccare per sempre non solo i lavoratori, ma anche il Partito democratico. E, dopo le divisioni sulla riforma del modello contrattuale e le mobilitazioni solitarie della Cgil, se in migliaia di aziende si continua a gestire la crisi unitariamente, se unitariamente si è vinta la battaglia su Ponzellini e se i metalmeccanici e altre categorie stanno tentando, nonostante tutto, di elaborare unitariamente una piattaforma, è «esclusivamente» merito della Cisl.

Bonanni, dopo quelli canadesi, anche i sindacati statunitensi Uaw hanno raggiunto un accordo definito “doloroso” ma che, dicono, “consente di sfruttare la seconda chance per la sopravvivenza di Chrysler” con la Fiat. Che ne pensa?
Quello che è avvenuto negli Stati Uniti è quello che naturalmente accade quando un’azienda è in crisi e i sindacati pensano al bene dei lavoratori. Noi non siamo tra coloro che ritengono, come diceva Totò, che bisogna fare politica “a prescindere”. L'aspetto della vicenda che mi preme di sottolineare è che questa azienda ha detto che è disposta a consegnare una fetta abbastanza importante della sua quota azionaria ai lavoratori. Altro che in Italia, dove, come si sa, ci sono stati fior fior di manager che hanno controllato grandi aziende con percentuali dello zero virgola, provocandone oltretutto lo sfascio, e dove i piccoli azionisti non contano mai niente. La disponibilità della Uaw a convertire crediti sanitari in azioni riguarda una quota considerevole, il 20 per cento. Io lo ritengo un episodio importante, è un progetto riformista. Un nostro vecchio pallino che rilanceremo con forza il 20 maggio al congresso della Cisl.

Siete disponibili anche ad assumervene i rischi, ad accettare i tagli dello stipendio come hanno fatto gli operai canadesi di Chrysler o altri sacrifici, come avviene in momenti di crisi in paesi come la Germania?
Sono decenni che predichiamo il sistema tedesco. Sin da quando Enrico Mattei propose di fare questa cosa, di introdurre il sistema tedesco in Eni e si trovò l’opposizione della Confindustria di Costa ma anche dei comunisti. La Confindustria perché non voleva che nel capitalismo familiare che si stava costruendo potesse entrare uno “zoticone” di sindacalista per dirgli cosa dovevano fare. Il Partito comunista perché non voleva che un operaio potesse essere responsabilizzato dall’azienda: a quel punto saltavano i presupposti per la lotta di classe. Questi condizionamenti culturali influenzano ancora sia la Confindustria - tuttora fredda su quest’ipotesi – sia la sinistra che non sembra disposta a discutere di questo. Una discussione si deve fare, a mio avviso, ma con tutti. Sarebbe interessante capire la Cgil che cosa pensa di fare, soprattutto in questa fase. Ho visto un’intervista di Epifani, ha detto e non ha detto. Si preoccupa solo del Sol dell’Avvenire, soprattutto il suo, oppure che cosa?

Quindi lei sottoscriverebbe anche qui eventuali decurtazioni in busta paga, o altri sacrifici, se le aziende ve lo chiedessero.
Ripeto, dobbiamo imparare a ragionare in un'altra maniera, metterci sempre attorno ad un tavolo con la volontà di ascoltare e non con la preclusione ideologica o la volontà di applicare il modello conflittuale a prescindere, come fa la Fiom. È vero, i lavoratori Chrysler rinunciano a una quota di stipendio o altro, ma hanno l'opportunità di partecipare alla vita dell'azienda. La democrazia economica è importante. Dobbiamo imitare la Germania: lì nei periodi di crisi le aziende rielaborano, assieme ai sindacati, i propri piani. Un sindacalismo maturo non può che fare così. Lì, per evitare la delocalizzazione verso la Polonia dove un' ora di lavoro costa 8 euro o altri paesi dell'est, la Dgb, il sindacato che somiglia di più alla Cisl, si sta muovendo in silenzio per trovare soluzioni per fortificare le produzioni e scongiurare le “fughe all'estero”. Questo vuol dire anche che partecipa alla discussione sulle strategie aziendali. Io spero che l'esempio Chrysler influenzi anche il dibattito italiano.

In Italia, in due stabilimenti del Sud, Termini Imerese e Pomigliano, la tensione è altissima da mesi perché non si sa che fine faranno. E l'amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, all'ultima assemblea ha detto a chiare lettere che non può mantenere tutti gli stabilimenti aperti. Qual è la soluzione, in questo caso?
Bisogna rivoluzionare le produzioni, puntare sulle auto ibride, ecologiche, a idrogeno. Ho detto giorni fa a Torino che le produzioni italiane si salvano se si indirizzano verso veicoli di nicchia ed ecologica. Dobbiamo fare di tutto per costruire automobili con questa specializzazione. A quel punto vale la pena, per noi, anche fare una nuova richiesta al governo per risorse in più. Già per quelle precedentemte stanziati avevamo chiesto che venissero indirizzate lì e che non servissero per andarsene a produrre in altri stabilimenti.

E se discutendo, discutendo non si arriva a nulla e Fiat decide comunque di chiudere Pomigliano e Termini Imerese?
Il paese non può stare senza l'automobile, in particolare il Mezzogiorno. Senza la Fiat, il Mezzogiorno va a gambe all'aria, non se lo può permettere nessuno. Soprattutto adesso.

È soddisfatto della nomina di Massimo Ponzellini alla presidenza della Banca popolare di Milano? Lì pare che, assieme a Cgil e Uil, abbiate incassato una vittoria, oltretutto unitaria.
Lì abbiamo difeso una postazione: lì i lavoratori si scelgono chi amministrano. Quella banca è amministrata da sempre dal voto dei lavoratori: non mi pare che abbia debiti o rapporto negativo con piccoli imprenditori. Perciò, è un caso che dovrebbe fare scuola. Quando passò il sistema duale, noi insistemmo molto per stare nei consigli di vigilanza, per farci stare rappresentanti delle piccole imprese che sono paria come noi in queste vicende o gli stakeholder o gli enti locali. Invece gli amministratori delle grandi banche continuano a decidere tutto da soli, se la cantano e se la suonano.

Perché Ponzellini?
Abbiamo contrastato l'ex presidente, Roberto Mazzotta, perché si è messo contro i lavoratori, ha negato l’utilità della nostra presenza nell’azionariato e si è messo in uno schieramento diverso. Ponzellini si è detto disponibile invece a fare una discussione nuova, con noi e gli abbiamo dato fiducia. Alcuni dicevano che ce la saremmo battuta all’ultimo voto, invece il risultato è stato due terzi contro un terzo. Sono rimasto molto contento, abbiamo scelto non un uomo qualsiasi, ma un uomo di esperienza. È un esperimento importante e continueremo a fare questa battaglia per una maggiore partecipazione dei sindacati alla vita delle banche e delle aziende. Dobbiamo distruggere l’attuale tendenza alla verticalizzazione, dobbiamo riformare il sistema. È la nostra ossessione da sempre. È una battaglia culturale e politica che vorremmo fare assieme alla Cgil, perciò vorrei capire se Epifani è d’accordo.

Evidentemente sì, se ha già condotto questa battaglia con voi.
No, Epifani non si è mai espresso con chiarezza su questa battaglia che io conduco con forza da anni. Mi fa pensare che una parte della politica e del sociale ritenga ancora che queste partite vadano gestite in maniera novecentesca: non hanno ancora fatto i conti con il 21esimo secolo. Sono rimaste ancorate, forse, allo scontro tra classi. Che invece è mroto e sepolto: oggi non posso più pensare di avere come unica controparte Confindustria: c’è la Cina che fa dumping, c’è la politica, sono queste le controparti. Il cortocircuito avviene quando si portano avanti i conflitti senza uno sbocco. La vicenda della Fiom è tutta così: loro stanno abbarbicati sulle loro posizioni e logiche ribellistiche e non si capisce dove vanno a parare.

Se si guarda ai fatti delle ultime settimane, lo scontro tra lei ed Epifani sembra una vicenda sempre più astratta. In migliaia di aziende in crisi a causa della recessione, vi muovete come un sol uomo, con Cgil e Uil. Del fronte unito Cgil-Cisl-Uil a favore del candidato Ponzellini nella Banca popolare di Milano abbiamo già detto. Infine, c'è anche il tentativo in corso, tra i vostri tre sindacati metalmeccanici, di elaborare una piattaforma unitaria per il rinnovo, nonostante la vostra divisione sul modello contrattuale.
L’unità si sta facendo grazie alla Cisl. Se dobbiamo stare appresso alla Fiom, loro continuano a fare ovunque la <+corsivo>jihad<+tondo>. E la Cgil continua ad alimentare la guerra con falsi referendum ed inutili mobilitazioni. Se avessimo dovuto rispondere a tutte le provocazioni dei colleghi della Cgil sarebbe stato molto difficile fare gli accordi nelle aziende, invece li stiamo facendo. La Cisl è solida, non è come la Cgil che sembra ormai la Bosnia....visti i problemi interni che ha. Il sindacato non deve solo salvaguardare il posto di lavoro, deve anche contribuire a creare un clima positivo. Questi accordi sono molto più merito nostro. Chi continua a scatenare la <+corsivo>jihad<+tondo> è la Fiom, non noi. In questo, Epifani ha una responsabilità: Cremaschi sembra il suo ventriloquo. E con questa guerra contro tutti Epifani rischia di spaccare non solo i lavoratori, ma il Partito democratico.

Intanto il leader del Pd, Enrico Franceschini, è andato alla manifestazione del 4 luglio.
Lo sento spesso, abbiamo le stesse radici politiche, l’ho sentito anche la mattina della manifestazione. Il fatto è che quella manifestazione ha portato più voti a Berlusconi che contro. Ma ognuno sa quello che guadagna e quello che perde quando partecipa a quel tipo di iniziative.

Il segretario generale della Fiom, Gianni Rinaldini, vi accusa di essere un sindacato “complice”, invece che “partecipativo”.
Ecco, le sembra responsabile che si usino argomenti di questo tipo nell’Italia che ha vissuto drammaticamente un certo decennio? Noi, comunque, continueremo a lavorare per l’unità, ma non rinunceremo mai alla nostra responsabilità. Anche perché abbiamo gli stessi iscritti.

Di chi?
Noi della Cisl abbiamo ormai gli stessi iscritti della Cgil, tra i lavoratori attivi. Proprio perché dialoghiamo e i lavoratori apprezzano. Tra l'altro Epifani, dopo le mobilitazioni, la piazza del 4 aprile, lo sciopero eccetera, al direttivo della scorsa settimana ha fatto un mezzo passo indietro. Ha detto: adesso gestiamocela categoria per categoria, ha spostato la mira. Non c’è molta coerenza. O la riforma dei contratti è sbagliata o è giusta.

Ma può finire in un modo o nell’altro: gli alimentaristi stanno convergendo su un contratto che accoglie molti dettagli del nuovo modello. Ma tra i metalmeccanici si vocifera che si potrebbe sospendere tutto fino a dopo la crisi, fare una sorta di moratoria e rinnovare solo la parte economica dei contratti.
Vedremo. Se i metalmeccanici fanno la moratoria, io questa libertà gliela lascio. Ma se la Fiom la volesse, vi chiedereste il perché?

Perché significa far slittare l'applicazione della riforma in una delle categorie più importanti.
Quindi che posizione è? Io la definirei difensiva: senza prospettiva. Dimostra che sono loro che hanno capito, dopo tanto, ostentato antagonismo, che dobbiamo venirci incontro. La Fiom, in sostanza, se vuole la moratoria, sta cambiando linea, sta cambiando strategia dopo le piazze e gli scioperi.

Tonia Mastrobuoni

fonte:http://www.ilriformista.it

Primo Maggio senza domani

Mi domando che cosa racconteranno i tre segretari (perchè non hanno invitato anche la Polverini con la quale condividono tutto?) alla gente che, nella convinzione sempre meno ferma che i Sindacati li rappresentino e li difendino, si recherà ai comizi per ascoltare i loro discorsi e ricavarne una qualche speranza per un futuro che in molti non riescono più ad immaginarsi. Se facciamo un bilancio dal primo maggio scorso a questo le cose sono certamente peggiorate anche con la partecipazione attiva del Sindacato. E' stato firmato un accordo da Cisl,Uil e Ugl per riformare in peggio, molto in peggio, il contratto nazionale di lavoro. La CGIL non ha firmato ma ha preteso di assistere quale convitato di pietra alla stipula degli accordi contro i quali ha fatto una manifestazione nazionale con milioni di lavoratori. Ma già dall'ultimo Direttivo della CGIL si evince che
non ci sarà una reale resistenza al nuovo modello contrattuale dettato dalla Confindustria e che le categorie dovranno adottarlo in occasione dei rinnovi dei loro contratti. Questo per il tabù dell'unità sindacale, una condizione che un tempo dava forza ai lavoratori e che oggi è un pesante macigno posto sulle loro spalle.
Il diritto di sciopero è stato rimesso in discussione e, con provvedimenti amministrativi assunti dai Comuni,le piazze, una dopo l'altra, si stanno vietando. A Roma vige già un accordo sottoscritto anche dalla CGIL per evitare manifestazioni e cortei ed è di oggi la notizia che Milano si accinge a fare lo stesso e per i cortei di protesta e per la preghiera degli islamici. Il Primo Maggio nasce con la rivendicazione delle otto ore di lavoro. Una rivendicazione che, nel corso di quasi un secolo di lotte è pervenuta al le quaranta ore settimanali ed addirittura alle trentacinque ore in Francia ora abolite da Sarkozy). Le 35 ore del governo socialista francese furono il canto del cigno. Ora siamo nel piano di una tendenza opposta volta a negare ai lavoratori la disponibilità del tempo della loro vita. Una normativa europea alla quale i governi si adeguano rapidamente stabilisce 11 ore di riposo consecutive. I lavoratori hanno l'obbligo di dare la disponibilità di tredici ore alla loro azienda.La settimana lavorativa può anche essere di sessanta ore. La tendenza è di andare anche oltre. Non siamo alla condizione dei lavoratori cinesi costretti a dormire in fabbrica per prestare tutta la loro vita all'impresa ma l'evoluzione della questione non promette niente di buono. Se guardiamo ai salari ed alle pensioni non esiste alcuna richiesta di loro miglioramento. Le pensioni sono state quasi annullate da un ciclo di controriforme iniziato da Dini e che non si è ancora concluso e per i salari nessuna rivendicazione viene avanzata al padronato. Si chiede qualche spicciolo al Governo attraverso la detassazione o qualche piccolo intervento fiscale. L'allarme sulla tristissima condizione dei lavoratori è stato lanciato diverse volte non dai sindacati ma dalla Istat e dalla Banca d'Italia. Quattro milioni di lavoratori sono precari oramai stabili nel senso che non esiste alcuna prospettiva di assunzione a tempo indeterminato. I lavoratori a tempo indeterminato sono assediati e minacciati da nuove aggressioni al loro status. In Parlamento ferve una attività bipartisan di squadroni di guastatori del diritto al lavoro consacrato in tante leggi dello Stato e nello Statuto dei Diritti dei Lavoratori. Oggi è sotto tiro la legge sui licenziamenti individuali. Si vuole negare il diritto alla magistratura di intervenire. Il datore di lavoro diventa DIO inappellabile. Se ti licenzia non sarai più tutelato dal diritto naturale e civile di ricorrere ad un giudice come è sempre stato. Leggevo oggi che ventidue bambini di un paese del milanese non hanno più i pasti perchè le loro famiglie non pagano il tiket. 14 di questi sono rom. Le maestre si privano del loro vassoio per dare da mangiare ai bambini. L'amministrazione comunale (centro-sinistra) sostiene che è giusto che vengano lasciati a digiuno. A che cosa servono i soldi del Comune? A pagare grassi emolumenti agli amministratori. E' ormai chiaro che Comuni e Regioni servono a mantenere una oligarchia di politici sempre più benestanti che, con le privatizzazioni, arricchiscono anche i loro famigli. Una nuova classe sociale quella dei "politici a tempo" pieno si ritaglia una consistente e burrosa fetta dal reddito nazionale.Questa classe è presente a tutti i livelli della pubblica amministrazione.
E' oramai chiaro, chiarissimo, che i Sindacati Confederali italiani che celebrano insieme il Primo Maggio non hanno alcuna intenzione di mettere in discussione i salari, le pensioni, la legge Biagi.Inoltre la loro opposizione alle leggi liberticide del Governo verso gli immigrati è assai convenzionale.
Una volta il Primo Maggio era anche dedicato alla Pace nel mondo. Ora non se ne parla più e non c'è un pronunciamento contro le spese militari e le missioni coloniali in Irak ed Afghanistan. La manifestazione del 4 aprile della CGIL è stata l'ultima di questa triste fase della storia italiana. Non se ne faranno più
mentre il Parlamento fabbrica nuove catene per il lavoro dipendente. Oramai non si limita più a togliere diritti ma anche a creare condizioni di vera e propria . inferiorità civile. Apprendiamo della condanna inflitta a Cofferati per comportamento antisindacale. Ha comunicato alle maestranze di un teatro che avrebbero pagato tutti con la loro giornata di lavoro per lo sciopero di un gruppo di loro colleghi. Ieri sera l'ho visto ad una trasmissione televisiva. Difendeva il suo punto di vista, non mostrava nessun pentimento, nessun senso di vergogna per quello che aveva fatto. Ecco: questo è il punto a cui siamo giunti. Cofferati è capolista del PD è sarà eletto al Parlamento Europeo.

Pietro Ancona

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mercoledì 29 aprile 2009

Conferenza stampa di Gianni Rinaldini del 29 aprile 2009




Comitato centrale Fiom.

Odg migranti | Odg nave Pinar | Dispositivo sulle risorse



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Eutelia, 150 posti a rischio in Toscana

Si è tenuto ieri (lunedì 27 aprile) l'incontro tra l'assessorato al Lavoro della Regione Toscana, una delegazione dei lavoratori e i propri rappresentanti per discutere della situazione della Eutelia, la società che opera nelle telecomunicazioni che ha annunciato la volontà di dismettere il settore information technology con 1800 lavoratori in Italia e circa 150 in Toscana.

A quanto si apprende da una nota della Camera del Lavoro di Firenze, la delegazione "ha esposto i problemi e i rischi legati alla perdita dei posti di lavoro che farebbero perdere anche un servizio fondamentale per la collettività oltre che l’ovvio depauperamento di in pezzo strategico dell'industria italiana". Eutelia è l'unica realtà italiana ad operare su tutto il territorio nazionale, ricordano, sia nella telefonia che nell'informatica e potrebbe mantenere intatte tutte le proprie potenzialità se solo fossero supportate da adeguati investimenti e capacità manageriale.

"È convinzione delle organizzazioni sindacali - dice - che questa attività abbia ancora un futuro perché sono molte le commesse in essere e tali da garantire un futuro certo per i lavoratori". I sindacati hanno ringraziato la Regione per l'impegno, ma hanno anche chiesto di restare al fianco dei lavoratori. Il rappresentante della Toscana, infine, ha preso l'impegno di contattare le altre Regioni nelle quali Eutelia ha filiali con lo scopo di istituire in tavolo di concertazione utile a trovare una soluzione in questo momento particolare dell'azienda.

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Primo Maggio: Durante (Fiom), annullare iniziative unitarie

"A parte l’iniziativa che si terrà a L’Aquila, ritengo che la Cgil dovrebbe annullare tutte le altre iniziative unitarie già programmate per il Primo Maggio". Lo dichiara in una nota il segretario nazionale della Fiom, Fausto Durante. Questo, spiega, si rende necessario per tutelare i metalmeccanici "dall’aggressione lanciata dal segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, da lui definita come la 'jihad sindacale', nonché tentando di mettere in discussione l’autonomia di tutta la nostra categoria rispetto al rinnovo contrattuale dei metalmeccanici".

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lunedì 27 aprile 2009

Confindustria, 650mila posti in meno nel 2009

I dati del Centro studi degli industriali: cassa integrazione vicina ai livelli del ’93, Pil lento. Ma ad aprile arrivano anche i “primi timidi segnali” di ripresa. Intanto l’Istat certifica: la disoccupazione torna a crescere, non accadeva da nove anni

Altri quattro anni. Tanto bisognerà attendere ancora affinché il Pil italiano ritorni ai livelli del primo trimestre degli ultimi dodici mesi: a fine 2010, infatti, il prodotto interno lordo sarà ancora di oltre il 3% inferiore rispetto all’inizio dell’anno scorso, per la ripresa totale ci vorrà il 2013. Quanto all'utilizzo della cassa integrazione, intanto, siamo tornati molto vicino ai massimi del 1993. Queste alcune delle stime sulla crisi diffuse oggi (27 aprile) dal centro studi Confindustria nella tradizionale ‘Congiunura flash’. Previsioni difficili (ma del tutto non nuove) anche in materia di occupazione: “Già a fine 2008 la somma delle unità di lavoro era di un punto inferiore (-240 mila occupati) rispetto a inizio anno; entro il 2009 diminuirà di almeno altre 650 mila unità”, aggiuge il dossier.

Se la ripresa sarà lenta, “arrivano comunque i primi, timidi, segnali di stabilizzazione nella caduta dell’attività industriale”. Per la prima volta da undici mesi a questa parte, infatti, l’indice di produzione destagionalizzato segnala una variazione mensile positiva: +1,5% in aprile su marzo, quando al contrario si era avuto un calo del 3,2% su febbraio. Rassicurazioni anche in tema di deflazione: non c’è alcun rischio, garantiscono da Viale dell’Astronomia, soprattutto grazie alle “rigidità strutturali dei mercati del lavoro e dei beni, sia in Italia sia in Europa”.

LA DISOCCUPAZIONE TORNA A CRESCERE DOPO NOVE ANNI. L’anno scorso, nella classe di età compresa tra 15 e 64 anni, il tasso di occupazione (cioè il rapporto tra gli occupati e la popolazione) si è attestato al 58,7%, appena 0,1 decimi di punto percentuale in più rispetto al 2007. E il tasso di disoccupazione, dopo nove anni di discesa ininterrotta, è tornato a crescere, posizionandosi al 6,7%. Lo rileva l’Istat. Nel dettagli, le regioni con il tasso di disoccupazione più alto si confermano Sicilia (13,8%), Campania (12,6%), Sardegna (12,2%) e Calabria (12,1%). Piemonte e Sardegna peggiorano i propri risultati nella graduatoria regionale, salendo rispettivamente dalla tredicesima all'undicesima posizione e dalla quinta alla terza. In generale permangono molto ampi i divari territoriali: in Sicilia l'indicatore è quasi cinque volte più elevato del Trentino-Alto Adige.

FAMMONI (CGIL), È LA CONFERMA CHE SERVONO INTERVENTI RAPIDI. "I dati Istat confermano un tasso di occupazione sostanzialmente fermo, una disoccupazione che già inizia a risentire gli effetti della crisi e un’inattività che si mantiene molto alta, insieme al crescente divario territoriale e a una nettissima divaricazione a scapito dell’occupazione femminile”. È il commento del segretario confederale Cgil, Fulvio Fammoni, secondo cui "serve molto altro a tutela dell’occupazione e per bloccare i licenziamenti”. Fammoni ribadisce quindi le richieste al governo del sindacato di Corso Italia: "Estendere la cassa integrazione ordinaria da 52 a 104 settimane, rivalutare l’importo dell’assegno, pensare norme più favorevoli per i contratti di solidarietà, dare incentivi per il lavoro stabile, fermare le norme sui precari nella pubblica amministrazione".

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Il Primo maggio ravvicina Cgil-Cisl-Uil

Manifestazione sobria a L'Aquila. Epifani: "Occorre far ripartire la città" rilanciando e sostenendo “l'occupazione e la ricostruzione”. Concerto a Roma col big Vasco Rossi. Avviata anche una raccolta di fondi per gli orfani dei morti sul lavoro

Per un giorno le tre maggiori confederazioni del lavoro italiane, Cgil-Cisl-Uil, metteranno da parte le polemiche per sintonizzarsi su un linguaggio comune. E quel giorno è il Primo maggio, Festa dei lavoratori. Le tre confederazioni confermano le tradizionali iniziative comuni: la manifestazione strettamente sindacale del mattino, il concertone romano dal pomeriggio a sera. Per un giorno non si parlerà di accordi separati e di visioni sempre più distanti sul lavoro e la difesa dei lavoratori.

Ma sarà un Primo maggio sobrio, quello presentato da Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti. Per la manifestazione sindacale Cgil Cisl Uil confermano la scelta dell'Aquila. La manifestazione sarà “discreta” per evitare disagi alla popolazione, senza rinunciare alla solidarietà. "Non ci sarà nessun corteo e per, ovvie ragioni, non sarà previsto l'utilizzo di materiale propagandistico d'organizzazione". Cgil, Cisl e Uil garantiscono una presenza "significativa quanto discreta": 4.000 persone, di cui 3.000 provenienti dalle strutture abruzzesi. Una manifestazione "sobria", dunque, che si concentrerà sugli interventi dei segretari generali Guglielmo Epifani, Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.

La manifestazione si svolgerà nella mattinata del primo maggio presso il piazzale della Scuola di formazione permanente della Guardia di Finanza e avrà – scrivono le tre organizzazioni – “una caratterizzazione sobria al fine di testimoniare la nostra presenza evitando, al contempo, di arrecare disagi alla popolazione ed alle persone impegnate negli interventi di sostegno”. L’intenzione è quella “di esprimere, attraverso una presenza tangibile, un forte messaggio di solidarietà alla popolazione colpita”. “Tale decisione – spiegano Cgil, Cisl e Uil - ha anche lo scopo di assicurare il nostro fattivo impegno per una ricostruzione in grado di garantire sicurezza, lavoro e sviluppo.”

Come ha spiegato Epifani, "occorre far ripartire la città" rilanciando e sostenendo “l'occupazione e la ricostruzione”. "Avevamo deciso di dedicare la giornata al tema della crisi e della salvaguardia dell'occupazione - ricorda -, ma di fronte alla tragedia che ha colpito i lavoratori e la popolazione dell'Abruzzo, ci è sembrato un gesto di assoluto nostro dovere spostare da Siracusa a L'Aquila le celebrazioni". Il capoluogo abruzzese aggiunge alla crisi e alla disoccupazione anche il problema della ricostruzione, dichiara Epifani, per questo adesso è necessario "rimettere in moto le attività produttive". Il Tg3 seguirà in diretta la manifestazione dalle 10.30 alle 11.15.

Da parte sua Bonanni auspica che il Primo maggio possa essere un'occasione di riavvicinamento tra i sindacati. "Siamo i sindacati dei lavoratori e dobbiamo lavorare insieme - ha detto Bonanni -. Ci sono dei litigi ma spero che la Festa dei lavoratori serva ad avvicinarci sempre di più perché i problemi che abbiamo davanti sono molto gravosi".

Quanto al concerto a Roma, i leader sindacali si sono detti convinti che sarà un successo, grazie soprattutto alla presenza del 'big' della musica italiana, Vasco Rossi. "A Roma ci sarà il tradizionale concerto, che riteniamo sarà molto più affollato rispetto agli anni precedenti - ha auspicato Angeletti – anche grazie alla presenza di Vasco Rossi. Ogni volta battiamo un record e questa volta lo supereremo ancora".

Morti sul lavoro, iniziativa per i parenti delle vittime
Dal primo maggio al 10 maggio sarà inoltre attivo il numero unico 48585 (sms al costo di un euro dai cellulari Tim, Vodafone, Wind, 3, Coop Voce e di 2 euro per telefonata da rete fissa Telecom) per consentire la raccolta di fondi finalizzati all'istituzione di borse di studio destinate agli orfani dei morti sul lavoro. "Il mondo che vorrei", titolo di una canzone di Vasco Rossi e tema del concertone del primo maggio, e' anche il nome della raccolta di fondi promossa da Cgil, Cisl e Uil. Il progetto comprende quattro tipologie di borse di studio: mille euro per gli studenti delle scuole primarie; 2mila per gli studenti delle secondarie superiori; 3500 euro per gli studenti universitari. Il bando per l'assegnazione delle borse di studio sarà pubblicato sul sito www.ilmondochevorrei.org e sui siti di Cgil, Cisl e Uil.

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Alle lavoratrici ed ai lavoratori della Piaggio la Fiom-Cgil ha sottoscritto l’accordo

Venerdì 17 aprile 2008, la Fiom-Cgil con la seguente dichiarazione a verbale ha sottoscritto l’accordo aziendale in Piaggio.

“La Fiom-Cgil Nazionale, la Fiom-Cgil di Pisa ed i componenti della RSU eletti nella lista Fiom-Cgil prendono atto del pronunciamento favorevole espresso tramite referendum dalla maggioranza dei dipendenti della Piaggio di Pontedera che in tal modo rendono valido l’accordo aziendale.
Nel rispetto di tale pronunciamento democratico la Fiom-Cgil sottoscrive il presente accordo aziendale.
La Fiom-Cgil nel contempo conferma il giudizio espresso nel corso della consultazione, ed in coerenza opererà per la gestione ed applicazione del presente accordo aziendale.”


Il nostro impegno è chiaro: ogni decisione su atti negoziali deve essere sempre verificata, discussa ed assunta in un rapporto democratico con le lavoratrici ed i lavoratori della Piaggio.
Questa semplice ma precisa regola noi intendiamo praticarla quotidianamente a partire dalla gestione ed applicazione del nuovo accordo aziendale.
Ci riferiamo a tutti i rinvii definiti ad esempio in materia di ambiente e sicurezza sul lavoro, al riconoscimento di elementi retributivi di professionalità, a partire dal 3° livello, alla gestione degli orari e della banca-ore, alla necessaria trasparenza ed applicazione dei criteri definiti in materia di assunzioni ed occupazione e alle questioni salariali.
Pertanto sull’insieme dei contenuti dell’accordo aziendale al fine di dare concrete risposte alle esigenze delle lavoratrici e dei lavoratori, riteniamo necessario che sia rapidamente convocato un incontro tra la Direzione Aziendale, la RSU e tutte le Organizzazioni Sindacali firmatarie.

FIOM-CGIL NAZIONALE
FIOM-CGIL TERRITORIALE PISA

Fiat convince solo i sindacati esteri

Chrysler: dopo il sì di quelli canadesi, accordo sul taglio dei costi anche con gli americani. E in caso di acquisto di Opel, garantisce che non chiuderà le fabbriche tedesche. La preoccupazione della Fiom: "Ora decida cosa vuole fare anche in Italia"

E’ arrivato anche l’accordo con il sindacato americano. Nella giornata del 25 aprile Fiat, Chrysler e il governo Usa hanno raggiunto un’intesa con la Uaw, l’organizzazione dei lavoratori dell'industria automobilistica statunitense. Il testo accetta di tagliare il costo del lavoro in cambio delle concessioni e facilitazioni finanziarie previste dall'amministrazione Obama. In particolare, a quanto si apprende, vengono accolte le proposte dell’azienda sulla riduzione complessiva di 19 dollari orari e la ristrutturazione del fondo pensioni, che consentiranno di risparmiare circa 200 milioni di dollari l’anno. Un accordo “doloroso”, dice il sindacato in una nota, che però “consentirà di sfruttare una seconda chance per la sopravvivenza di Chrysler”. Il termine per ratificare l’intesa è mercoledì 29 aprile.

Nella notte del 25 aprile Fiat ha ottenuto il sì dei sindacati canadesi. Non ci sono tagli salariali, in questo caso, ma la Caw ha firmato la rinuncia a un pacchetto di benefits per un risparmio sui costi annuo stimato in 200 milioni di dollari Usa. In settimana dovrà essere approvato dagli 8.000 lavoratori dei tre stabilimenti in Canada. Ora il problema da risolvere è la ristrutturazione del debito di Chrylser con le banche, pari a 6,9 miliardi di dollari, in questo senso resta in piedi l'ipotesi di bancarotta pilotata all'esame del Tesoro americano.

Se compra Opel non chiude fabbriche tedesche
In caso di acquisto di Opel, il Lingotto non chiuderà nessuna fabbrica in Germania. E’ questa la novità di oggi, riportata dal sito del settimanale Der Spiegel. Alla controllata di General Motors “ci sono varie società interessate”, come ha detto venerdì un portavoce della cancelleria tedesca, ma intanto Fiat assicura il mantenimento dei livelli occupazionali. Inoltre, sempre secondo il giornale, avrebbe garantito che nell’eventuale fusione non erediterebbe l’indebitamento del gruppo.

Masini (Fiom), decida cosa fare in Italia
“Oggi la Fiat è un attore di prima grandezza a livello internazionale, ma deve decidere cosa vuole fare in Italia”. Così il coordinatore nazionale della Fiom per il settore auto, Enzo Masini, commenta la situazione del gruppo in un’intervista a rassegna.it. Analizza quindi gli accordi raggiunti all’estero: lo scenario in Usa non è paragonabile al nostro Paese, a suo giudizio, perché “lì il taglio del costo del lavoro si collega al nodo della protezione sociale, che è praticamente inesistente”. Più plausibile un raffronto con il Canada, che ha un sistema pensionistico e sanitario pubblico come il nostro. Qui, spiega Masini, vengono dimezzati i permessi retribuiti che passano da 80 a 40 ore, sono ridotti i benefits di sanità integrativa, i nuovi assunti entrano con il 70% delle buste paga attuali con il +5% annuo, quindi “ci metteranno 6 anni per arrivare al livello salariale degli altri”. In questa fase, per la Fiom, il gruppo si muove solo all’estero. “In Canada garantisce il mantenimento delle fabbriche, per la Opel fa lo stesso – secondo il sindacalista -, il rischio è che diventi più internazionale trascurando proprio l’Italia”. L’altro problema è “la latitanza del governo”: bisogna aprire subito un tavolo di confronto tra esecutivo, sindacati e azienda con lo scopo di salvaguardare la presenza italiana. “Non solo auto, Fiat ha quasi il monopolio anche di camion, trattori e altri prodotti – conclude -, se si ridimensiona, allora ridimensiona l’intero settore”.

Scajola, tavolo dopo negoziato con Chrysler
Il governo convocherà il tavolo con Fiat e sindacati, ma lo farà dopo il negoziato con Chrysler per "non turbare la trattativa in corso". Lo dice il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. "Di fronte a un consolidamento più significativo della ripresa del mercato dell'auto, che ci auguriamo potrà avvenire il mese prossimo - aggiunge - potrà essere matura una valutazione complessiva degli investimenti Fiat in Italia".


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Presidio operai Saint-Gobain sotto l'Unione Industriali

I sindacati di categoria: "dall'azienda piano irricevibile”. Mercoledì manifestazione a Milano. I sindacati scrivono al Ministro Scajola


Mentre la Saint-Gobain manda rassicurazioni sugli investimenti, ma non fornisce la data di ricostruzione del nuovo forno Float confermando esuberi e cassa integrazione per gli operai dello stabilimento di Pisa, i sindacati di categoria proclamano lo sciopero per mercoledì 29 aprile con una manifestazione nazionale dei lavoratori di tutto gruppo a partire dalle ore 10.30 davanti alla Sede centrale di via Ettore Romagnoli, a Milano.Filcem-Cgil, Femca-Cisl, Uilcem-Uil confermano in una nota congiunta diffusa venerdì 24 aprile la bocciatura totale delle proposte della Saint-Gobain sulla ristrutturazione prevista dalla multinazionale per l'Italia: "Lo ribadiamo con forza: il piano presentato dal Gruppo Saint Gobain è inaccettabile e deve cambiare. Innanzitutto per le immediate e drammatiche conseguenze sul piano sociale con oltre 450 lavoratori lavoratori licenziati dagli stabilimenti Sekurit ed Euroveder nella sola provincia di Cuneo. In secondo luogo per la pesante ipoteca che questi tagli, uniti alla mancata conferma del rifacimento del forno presso lo stabilimento S.G.Glass di Pisa e all'indeterminatezza dell'impegno futuro nella Flovetro di S.Salvo (Ch) lasciano chiaramente intravedere".Secondo il piano presentato il 21 aprile e di cui gli stessi sindacati hanno dato notizia la multinazionale prevede: "la chiusura dello stabilimento Sekurit di Savigliano (225 lavoratori diretti e 73 dell'indotto); la ristrutturazione di Euroveder di Cervasca e taglio di 143 addetti su 250; il fermo almeno per un anno del Float dello storico stabilimento di Pisa e nessuna certezza, ma solo generici impegni sul rifacimento del forno e conseguente ripartenza, con una contestuale ristrutturazione e tagli per 70 addetti; incertezza sulla continuità produttiva dello stabilimento Flovetro si San Salvo".I sindacati spiegano che "queste decisioni, ove confermate e realizzate, porterebbero a un irrimediabile ridimensionamento della presenza di tutto il Gruppo Saint Gobain in Italia. Per questi motivi abbiamo chiesto al Ministro per lo Sviluppo economico di convocare con urgenza un incontro fra le Parti e nel contempo abbiamo diffidato l'azienda dall'assumere qualsiasi iniziativa unilaterale relativamente al piano presentato".E', infatti, del 23 aprile una lettera indirizzata al Ministro Scajola in cui si chiede: "vista la gravità delle decisioni comunicate dal Gruppo Saint-Gobain Italia e relative a: chiusura stabilimento Sekurit di Savigliano (Cn); pesante ristrutturazione stabilimento Euroveder di Cervasca (Cn); mancato impegno per il rifacimento del forno presso lo stabilimento S.Gobain Glass di Pisa; la convocazione presso il Suo Ministero di un incontro urgente".Al contempo Filcem- Femca e Uilcem confermano, però, tutte le iniziative d mobilitazione: "Nelle ultime settimane, i lavoratori coinvolti e i Sindacati territoriali hanno già dato vita a numerose e partecipate iniziative di mobilitazione e di lotta con il coinvolgimento della popolazione e delle Istituzioni locali. Tali iniziative dovranno proseguire per tutto il tempo necessario e ritengono necessario che la vertenza aperta contro il piano aziendale venga sostenuta da tutti i lavoratori del Gruppo".L'appuntamento è, quindi, per mercoledì 29 aprile, giorno in cui sono anche previste 4 ore di sciopero di tutti i lavoratori del Gruppo Saint-Gobain Italia, con la manifestazione nazionale che si terrà a Milano.Anche da Pisa i lavoratori dello stabilimento di Porta a Mare si iniziano ad organizzare per partecipare al corteo.

Leggi anche:

- Saint-Gobain: confermati investimenti, ma nessuna data per il nuovo forno

- Saint Gobain: anche oggi è sciopero

- Guarda le foto del presidio sotto l'Unione degli industriali

- Saint-Gobain: ancora sciopero e presidio all'Unione Industriali

- Saint-Gobain, scontro in consiglio comunale

- Gli operai bloccano l'Aurelia contro i licenziamenti

- Guarda le foto del blocco dell'Aurelia

- Guarda il video: "Operai della Saint-Gobain in sciopero"

- Le voci della Saint-Gobain: la parola degli operai


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sabato 25 aprile 2009

Incidenti lavoro: Rinaldini (Fiom), governo destruttura regole

'Il governo sta quotidianamente destrutturando, attraverso i decreti, tutta la questione relativa alla sicurezza sul lavoro'. Lo afferma con Labitalia, Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil. 'Le modifiche al Testo Unico annunciate dal governo -prosegue Rinaldini- sono del resto coerenti con quello che e' gia' stato fatto sulle dimissioni in bianco, sulla denuncia anticipata delle assunzioni, sull'orario di lavoro'. Rinaldini denuncia 'il tentativo, da parte del governo, di far passare sotto silenzio, un'operazione che impatta sulla sicurezza della persona'. Un'operazione, che almeno per quel che riguarda la cosiddetta 'norma salva manager' 'per fortuna e' stata smascherata dal sindacato aggiunge Rinaldini- con l'aiuto dei legali che collaborano con noi'.

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Manager sequestrati, torna di moda il regicidio

I “bossnapping”, accettati dalla maggioranza dei francesi, sembrano dare anche risultati. Un’inclinazione a rifare il 1793, si dice a destra. Senza mediazioni, i lavoratori sono indotti a fare da sé. La pratica ha una lunga tradizione

Forse è un vocabolario un tantino esagerato, ma il moltiplicarsi dei riferimenti alla Rivoluzione francese nel dibattito sulla crisi economica la dice lunga sul clima sociale che da qualche tempo si è instaurato in Francia. Sequestri di manager in seguito a piani sociali lacrime e sangue. Azioni di boicottaggio più o meno violente e occupazioni di fabbriche. Il tutto accompagnato da un sostegno deciso dell’opinione pubblica alle posizioni dei sindacati – anche loro presi un po’ alla sprovvista – che si è manifestato fra l’altro in occasione dei due scioperi nazionali di gennaio e marzo che hanno portato in piazza fra i due e i tre milioni di lavoratori. Nonostante i segnali di malessere si traducano sempre più spesso in azioni clamorose, il presidente della repubblica non sembra però incline a ulteriori iniziative. Per Sarkozy quello che si doveva fare è già stato fatto col piano anticrisi del governo di François Fillon. Punto e basta. Eppure è dalla sua maggioranza che continuano a essere evocati i rischi dell’immobilismo di fronte ad una situazione sociale sempre più degradata. L’ex premier Dominique de Villepin ha osservato che “in Francia esiste un rischio rivoluzionario”. Il capogruppo della maggioranza all’Assemblea nazionale, Jean François Copé, ha constatato “l’inclinazione dei francesi a voler fare in continuazione il 1793”. Anche Sarkozy ha dovuto ammettere che è difficile governare un “paese regicida”, ma questo non lo ha spinto a fare qualcosa in direzione dei lavoratori. Senza mediazioni, lasciati soli di fronte ad una crisi che si manifesta giorno dopo giorno con nuovi annunci di chiusure e licenziamenti, i lavoratori sono allora indotti a fare da sé. Privi di interlocutori politici, senza un dialogo sociale degno di questo nome e di fronte alla rigidità delle aziende, si stanno diffondendo così le azioni dirette che spesso scavalcano i sindacati. Ad esempio i lavoratori di due filiali di Edf e Gdf, in sciopero da diversi giorni per rivendicare aumenti salariali, sono passati a tagliare gas e elettricità. Circa 70mila cittadini hanno subito black out momentanei e i sindacati hanno preso le distanze da queste azioni. Ma le iniziative più spettacolari sono stati i bossnapping, i sequestri dei manager. In poco più di un mese se ne sono contati almeno sei. Dopo la Sony, 3M, Caterpillar, Scapa, Faurecia, la scorsa settimana è stato il turno della Fm Logistic, cinque dirigenti della quale sono stati sequestrati per una giornata intera nella sala riunioni del sito di Woippy, a est di Parigi. Obiettivo: costringerli a riprendere il negoziato sulle condizioni di licenziamento. L’azienda ha infatti deciso di chiudere il sito entro il 2010 e di sopprimere i 489 posti di lavoro. Come in quasi tutti i bossnapping precedenti i lavoratori non contestano la sostanza dei piani sociali, ma solo il numero dei licenziamenti e le indennità. Le “operazioni”, bisogna dire, finora hanno funzionato e in quasi tutti i negoziati i lavoratori hanno ottenuto un aumento delle indennità di licenziamento e, come nel caso della Caterpillar, la diminuzione dei posti soppressi. Il che fa pensare che se il governo nonsi muoverà, i sequestri continueranno. Due settimane fa Sarkozy aveva condannato i bossnapping, ma le sue minacce non sono servite a fermare il fenomeno né a invertire l’appoggio dell’opinione pubblica. Interrogato dai sondaggisti, il 45 per cento dei francesi ha infatti dichiarato di ritenere “accettabile” il sequestro come metodo di contestazione sociale. Se poi il 30 per cento approva in pieno, è il 63 per cento che giudica quello dei sequestri come un comportamento “comprensibile”. Sulla stessa lunghezza d’onda sono anche i sindacati. Bernard Thibault, segretario generale della Cgt, ha parlato dei sequestri come di “epifenomeni” e ammesso che, “anche se la Cgt non li incoraggia”, spesso “sono organizzati sul territorio in un quadro sindacale”.
I media fanno un gran rumore. I giornali gli danno un gran risalto, ma in realtà in pochi ricordano che il sequestro dei dirigenti da parte dei lavoratori è una pratica che in Francia ha una lunga tradizione. Poco sindacalizzati, e con un dialogo sociale che non è mai stato realmente tale, i lavoratori francesi hanno storicamente un rapporto stretto con l’azione diretta. L’unica differenza tra ieri e oggi sta nel fatto che mentre un tempo si sequestrava per rivendicare i diritti, in questi mesi i lavoratori usano l’arma del bossnapping come strumento difensivo, mossi da un sentimento d’ingiustizia e spesso di disperazione. “Il sequestro è una pratica ricorrente, che risale ai tempi del Fronte popolare e che è stato ripreso in particolar modo negli anni che hanno seguito il ’68”, ricorda il politologo e specialista del movimento sindacale René Mouriaux. Rispetto a quello che sta accadendo in questi giorni, solo le ragioni e il contesto sono differenti. Negli anni 70 le azioni erano “offensive, per la conquista di nuovi diritti” nel contesto della crescita dei “Trenta gloriosi”, il trentennio del boom. La radicalizzazione che si può costatare oggi è invece dovuta alla difesa del lavoro. “Si tratta di conflitti difensivi in una congiuntura economica molto degradata in settori di attività e in bacini di lavoro a loro volta degradati”, spiega il sociologo Jean Michel Denis. Azioni della “disperazione” quelle alla Caterpillar o alla Sony, in linea col conflitto alla Cellatex, dove nel 2000 i lavoratori avevano minacciato di far saltare la fabbrica di Givet, nelle Ardenne, per ottenere un aumento delle indennità di licenziamento. Qualcosa è evidentemente successo però, perché negli ultimi dieci anni “le lotte si erano intensificate ma non radicalizzate”, dice Jérome Pélisse, specialista dei conflitti del lavoro dell’università di Reims. Tra il 2003 e il 2004 ad esempio, i sequestri o le minacce di distruzioni di beni non hanno rappresentato che l’un per cento dei conflitti. “Al contrario tra il ’98 e il 2004 sono aumentati gli scioperi brevi e le forme di lotta senza interruzione del lavoro: petizioni, rifiuto degli straordinari e così via”. Secondo l’esperto i sequestri di questi giorni servono per “ridare un corpo e una figura a chi prende le decisioni. I luoghi del potere si erano diluiti e i salariati non avevano più presa su chi decide”. I sequestri tendono a confutare allora la convinzione che si era diffusa negli ultimi anni che nessuno era più veramente responsabile delle decisioni economiche, “come se esse si fossero imposte automaticamente”. Per Pelisse la violenza simbolica esercitata sul manager non è allora che la risposta alla violenza che subiscono i lavoratori quando vengono licenziati, “una violenza sociale e invisibile”. Sequestrare il padrone, dice Isabelle Sommier, direttrice del Centro di ricerche politiche della Sorbona, “appare allora come un sussulto di dignità per attirare l’attenzione sulla propria sorte ingiusta”. Per Michel Ducret della Cgt il bossnapping è “la forma d’azione dei lavoratori che sono, alla fine, senza fiato”, e, aggiunge Nicolas Benoit, della Cgt Catarpillar, “noi sindacati siamo un po’ scavalcati da questa collera che monta”.
Secondo Guy Groux, ricercatore del Centro studi sulla vita politica francese, non ci sono dubbi che “con la successione di piani sociali questo tipo di pratiche si estenderà, tanto più che può rivelarsi efficace”. Se le grandi manifestazioni di piazza e gli scioperi nazionali indetti unitariamente dai sindacati non smuovono il governo di un passo, “le lotte radicali localizzate, frutto della disperazione”, finora hanno ottenuto risultati concreti.

Luca Sebastiani
fonte:http://www.rassegna.it

venerdì 24 aprile 2009

Quattro morti sul lavoro in poche ore

Due operai, un agricoltore e un camionista deceduti in 4 diversi incidenti. In Abruzzo una vittima tra le macerie. Sacconi si dice pronto a riscrivere il "lodo salvamanager". 116 cantieri edili sequestrati per violazione delle norme sulla prevenzione

Non si ferma la strage dei morti sul lavoro. Nella sola mattinata di oggi (24 aprile) si contano altre quattro vittime. Un operaio addetto alla raccolta dei rifiuti. Umberto La Cognata di 50 anni, è morto a Gela mentre lavorava investito da un'autocompattatore. Verso le 5.30, in via Venezia, La Cognata era sceso dall'autocompattatore per raccogliere una bottiglia, ma è stato travolto dallo stesso automezzo in manovra. Nonostante i soccorsi non c'è stato nulla da fare.

Un altro operaio, Tullio Di Giacomo di 43 anni, è morto nell'ennesimo incidente di oggi
, avvenuto in Abruzzo, nella zona del terremoto. Il fatto si è consumato in un cementificio a San Giovanni di Cagnano Amiterno, in provincia de L'Aquila. Dalle prime informazioni sembra che l'operaio sia stato travolto dal crollo di una parete di una struttura rimasta danneggiata dal terremoto. Sul posto si sono recati carabinieri e vigili del fuoco.

Un camionista e un agricoltore sono invece scomparsi in due incidenti sul lavoro
avvenuti nelle ultime ore in provincia di Brescia. A Ome il coltivatore è stato travolto dal proprio trattore, dopo che il veicolo si era ribaltato. L'incidente è avvenuto nella serata di ieri ma il corpo della vittima è stato scoperto solo stamani dalla moglie che, non avendolo visto rincasare lo cercava da ore. Anche il camionista e' stato travolto dal proprio veicolo, un camion parcheggiato, con il motore acceso nel piazzale di un'azienda siderurgica. Il mezzo si è messo improvvisamente in movimento ed ha investito il camionista che stava chiacchierando con dei colleghi poco lontano.

Il tutto avviene mentre la questione della sicurezza sul lavoro, e più specificamente le modifiche al Testo unico relative al “lodo salva manager” denunciate dalla Fiom Cgil, continuano ad essere uno dei temi al centro del dibattito politico italiano. Dopo il monito lanciato con autorevolezza dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano nei giorni scorsi, infatti, il governo si è detto “pronto a riscrivere quella disposizione che ha lo scopo di definire con certezza l'ambito dell'eventuale concorso di colpa dell'imprenditore rispetto a una responsabilità che si è rivelata prevalente nei sottoposti". Ad affermarlo è stato il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, intervenuto a 'Panorama del giorno' di Maurizio Belpietro. La responsabilità degli incidenti, ha sottolineato Sacconi, può essere "determinata anche da semplice ma importante trascuratezza nella vigilanza" che però "deve essere certa e mai oggettiva, perché la responsabilità penale richiede un nesso con il verificarsi dell'evento".

Nel frattempo, sul territorio italiano, continuano a venire allo scoperto enormi insufficienze nella prevenzione degli incidenti. Stamattina, al termine di una lunga operazione condotta in tutta la provincia di Avellino, sono state notificate 104 denunce a vario titolo nei confronti di imprenditori, direttori dei lavori e responsabili di cantieri edili. I controlli effettuati dai carabinieri hanno accertato violazioni alle norme sulla prevenzione degli infortuni e del lavoro nero, ma anche la mancata corresponsione di contributi previdenziali. Nei 107 cantieri irregolari, sia pubblici che privati, tra gli oltre 480 lavoratori 83 sono risultati abusivi, perché mai assunti dal titolare. Nell’operazione, tra l’altro, sono state contestate 189 infrazioni amministrative per oltre 300 mila euro, mentre sono anche stati sequestrati 4 fabbricati abusivi.

Un altro blitz contro gli incidenti sul lavoro e il sommerso, però, è stato eseguito nelle stesse ore anche in alcuni cantieri edili del trapanese. I funzionari dell’ispettorato del lavoro di Trapani hanno infatti messo sotto controllo nove ditte, hanno sentiti 30 lavoratori di cui uno è risultato in nero. Durante l’operazione sono state contestate violazioni in materia di sicurezza sui luoghi di lavoro per un ammontare di 45.500 euro nonché, provvedimenti di illecito amministrativo per 4 mila euro. Le norme violate in materia di sicurezza riguardano ponteggi, impianti elettrici, scavi di cantiere non protetti e il mancato uso dei dispositivi di protezione.

fonte:http://www.rassegna.it

Contratti: Rinaldini (Fiom Cgil), non applicheremo accordo separato

Ribadiamo che non applicheremo le regole contenute nell'accordo separato sulla riforma del modello contrattuale'. A sostenerlo e' Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom Cgil, presente stamani a Piombino alla manifestazione unitaria di Fiom, Fim e Uilm per la difesa dei posti di lavoro e per il futuro del distretto siderurgico locale. Lunedi' prossimo il segretario generale Fiom incontrera' i leader di Fim e Uilm per un primo confronto per il rinnovo del contratto dei metalmeccanici, in scadenza il 31 dicembre prossimo.
'Avremo uno scambio di pareri anche perche' le scadenze contrattuali sono ravvicinate - spiega Rinaldini - ma e' chiaro che se le altre organizzazioni sceglieranno di applicare le regole firmate da Cisl e Uil noi non ci staremo'.

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Il sindacato dei paradossi

C'è un serio problema di democrazia al fondo dello scontro che si è aperto tra le confederazioni sindacali sulla riforma del modello contrattuale. Cisl, Uil e Ugl hanno sottoscritto l'accordo con Confindustria dichiarandosi convinti di aver così tutelato al meglio gli interessi dei propri associati. La Cgil, viceversa, non ha firmato perché ritiene che quell'intesa contenga le premesse per una depauperazione di salari e stipendi.
Nessuno dei due fronti, però, è in grado di dire che cosa pensino al riguardo i più diretti interessati, cioè i lavoratori. La Cgil ha chiesto che si organizzasse un referendum generale sui termini del patto raggiunto con Confindustria dichiarandosi pronta a sottoscriverlo in caso di sconfitta, le altre confederazioni hanno rifiutato seccamente questa proposta. A questo punto sempre la Cgil ha tenuto una consultazione al proprio interno che ha dato un sostegno massiccio alla posizione negativa assunta dal segretario Guglielmo Epifani. Dal lato opposto si è replicato sbandierando il risultato di un referendum, svolto negli stabilimenti Piaggio di Pontedera su un accordo aziendale, dove la posizione più rigida di Cgil è uscita perdente nel voto.
A parte la sproporzione evidente fra i due casi, le polemiche che ne sono seguite non hanno fatto altro che sottolineare il punto cruciale: l'assenza di un'intesa fra i sindacati per sottoporre le scelte dei vertici alla verifica del consenso/dissenso della base. Il tema della democrazia sindacale si trascina insoluto ormai da decenni per una principale ragione che proprio questi ultimi sviluppi hanno reso del tutto evidente: a dispetto della tanta retorica sparsa sull'unità sindacale, le confederazioni concorrenti della Cgil temono che la loro voce risulti ridimensionata dal voto dei lavoratori, accrescendo di conseguenza il peso e il ruolo di quello che da tempo è comunque considerato il sindacato maggioritario.
Questo fronte del rifiuto ai referendum fra i lavoratori, guidato principalmente dai vertici della Cisl, ha un chiaro obiettivo: isolare la Cgil e cercare così di logorarne il primato sulla distanza. Una strategia che oggi trova una sponda importante sul terreno politico perché si incontra con un analogo disegno perseguito da tempo dal governo Berlusconi per indebolire il sindacato maggiore che il premier taccia di 'comunista'. Del resto Raffaele Bonanni non fa che replicare lo stesso tentativo compiuto dalla Cisl di Savino Pezzotta durante la precedente esperienza ministeriale del Cavaliere, quando si arrivò, sempre senza Cgil, alla firma del cosiddetto 'Patto per l'Italia': accordo che si rivelò un boomerang per i suoi sottoscrittori perché si risolse in un clamoroso buco nell'acqua.
Non è la prima volta, insomma, che il verde della Cisl - a contatto con Berlusconi - tende a ingiallire nella speranza di poter poi rifiorire a spese del rosso Cgil. Che vi sia lotta politica per la supremazia anche fra sigle sindacali non stupisce di certo. Ma continua a lasciare interdetti che tutto ciò avvenga rifiutandosi di chiamare i lavoratori a dire la loro opinione. Non è così che i sindacati possono ergersi, come vorrebbero, ad alfieri della democrazia.

Massimo Riva

fonte:http://espresso.repubblica.it/

giovedì 23 aprile 2009

Domande (cruciali) alla Cgil

La Cgil ad un bivio, fra riflusso e rilancio strategico

Nei giorni scorsi, secondo copione, Confindustria, Cisl, Uil, Ugl hanno chiuso il cerchio, con il governo a fare da sensale. Esito pervicacemente voluto dai protagonisti dell'intesa separata. Che segna la chiusura (irreversibile?) di una fase, quella di una coabitazione sindacale ormai del tutto infragilita dalla presenza di linee oggettivamente divaricanti. La Cisl incarna ormai un modello sideralmente lontano dalla propria storica tradizione autonomistica. Persino la linea che fu di Savino Pezzotta ("contrattare sempre, in qualsiasi contesto, il meno peggio") è definitivamente tramontata. Il nuovo scenario è ormai inscritto in una logica consociativa, al cui centro campeggia, come protagonista assoluta, l'impresa, con le sue incontestabili esigenze di competitività. Confindustria chiede complicità al lavoro. Cisl e Uil la concedono senza un fremito. Fino a destrutturare il contratto nazionale, ridotto ad un' asettica procedura contabile, strutturalmente impossibilitato a difendere il reddito dei lavoratori. E per giunta derogabile, in ogni azienda dove il padrone, dietro la minaccia dei licenziamenti, ne dovesse chiedere, "in tutto o in parte", la cancellazione. Ma cosa ottiene, in cambio, un sindacato ridotto a terminale subalterno del sistema d'impresa?
Per i lavoratori, assolutamente nulla, visto che della diffusione della contrattazione aziendale - spacciata come vera contropartita di tutta l'operazione - non vi è neppure l'ombra. Anzi, i pochi che potranno svolgerla dovranno sottostare a regole ferree, che fanno del salario una variabile aleatoria e revocabile della redditività d'impresa. Otterrà invece qualcosa il sindacato, trasmutato nella sua superfetazione burocratica, totalmente immerso in quel reticolo di commissioni bilaterali che, dal centro alla periferia, cogestiranno servizi, garantiranno la pace sociale, ammortizzeranno ogni conflitto. Un sindacato al quale i padroni devolveranno la gestione di quello che si chiama "sottogoverno", vale a dire l'intermediazione del consenso dei lavoratori all'azienda, in cambio di qualche limitato favore, a beneficio dei propri associati, come compenso per la rigida obbedienza al comando d'impresa. Questo è - né più né meno - il modello alla cui corda si vorrebbe impiccare tutto il movimento sindacale italiano. E' intuitivo quale via d'uscita dalla crisi esso prepari. Ora, che la Cgil si sia sottratta a questo scempio ed abbia dimostrato di mantenere una grande capacità di mobilitazione è certo un fatto positivo ed incoraggiante. Rivela che esistono, nel lavoro, riserve morali che possono contrastare una simile deriva e che i giochi non sono ancora fatti. Tuttavia, il gesto volontaristico, dettato dall'istinto di sopravvivenza, non è di per sé sufficiente. Serve una strategia, altrimenti il 4 aprile sarà stato un canto del cigno. Dico una strategia, e non soltanto una tattica, perché la piattaforma di cui quello che è ancora il più grande sindacato italiano si deve saper dotare è molto più che un esercizio di semplice manutenzione ordinaria. Oggi, tutti i "nodi" elusi dal congresso di tre anni or sono si ripresentano. Ovviamente aggravati, perché il tempo non fa sconti. La Cgil sarà dunque costretta a ragionare in corsa, perché i prossimi appuntamenti contrattuali rischiano di vederla correre da sola. Sempre che al suo interno non prevalgano coloro che spingono per una ritirata a Canossa, rischio tutt'altro che scongiurato. L'ipotesi non è peregrina e potrebbe rapidamente materializzarsi se le singole categorie della Cgil dovessero rientrare nel gioco dalla porta di servizio, condividendo con i propri partners di Cisl e Uil piattaforme per i rinnovi contrattuali perfettamente compatibili con il modello che la Cgil ha invece respinto al tavolo centrale. Sarebbe davvero la "balcanizzazione" del sindacato di Corso Italia. E, con essa, la fine della storica caratterizzazione della Cgil come sindacato generale, come confederazione di lavoratori, non già come federazione di categorie. Vogliamo invece immaginare che la deriva verso un sistema neo-corporativo non si compia. Proviamo, allora, a proporre alcuni temi, sino ad ora rimossi, che potrebbero dare il segno di una svolta. In primo luogo, la questione salariale. I redditi da lavoro sono arretrati ovunque, in Europa. Ma in nessun paese come in Italia, dove il sindacato si autoproclama in ottima salute. Come mai? Diciamo, da quando si è affermata (e ancor dura) la tesi secondo cui la moderazione salariale favorisce l'accumulazione, che favorisce gli investimenti, che favoriscono l'occupazione. Questa fallace convinzione, compulsivamente perseguita nella contrattazione, ha progressivamente portato all'abolizione della scala mobile e alla sistematica soppressione di tutte le voci retributive indicizzate, ritenute responsabili della corsa dei prezzi. Ci si è così limitati ad inseguire, senza successo, l'inflazione, quella programmata, deliberatamente sottostimata rispetto a quella reale. In compenso, si è contribuito al consolidamento di una cultura imprenditoriale che ha fatto della riduzione del costo del lavoro il principale fattore di competitività. Identica parabola hanno subito i rapporti di lavoro. La martellante campagna sulla flessibilità, contro il lacci e i laccioli che ingessano la prestazione lavorativa, la richiesta di scardinare le regole che ne contenevano l'utilizzo arbitrario, sono state introiettate dal sindacato come un dazio da pagare al post-fordismo, alla modernità. Si sono così aperte brecce, e poi voragini, nella contrattazione e nella legislazione, in continuo reciproco rimando derogatorio. E il mercato del lavoro si è trasformato in un vero e proprio emporio del precariato, prêt-à-porter.
Per cent'anni, la riduzione dell'orario di lavoro ha scandito le tappe del progresso sociale dei lavoratori e del Paese. Poi, proprio quando la scienza incorporata nelle moderne tecnologie ne avrebbe consentito un'ulteriore contrazione, con formidabile beneficio per l'occupazione e per la qualità esistenziale, il trend si è mutato nel suo contrario. Il tema viene persino derubricato dalle richieste sindacali. L'orario di lavoro aumenta a dismisura insieme alla disoccupazione involontaria. "Se vuoi sopravvivere, lavora di più", è diventato non solo lo slogan del padrone, ma la realtà interiorizzata da un'intera generazione. Il sistema di protezione sociale ha subito una profonda erosione: dagli ammortizzatori sociali (per estensione e per qualità), alle pensioni, decurtate attraverso un'impressionante sequenza di manomissioni, ad onta della buona salute dell'Inps e malgrado i livelli di rendimento siano in rapidissima decrescita, con buona pace dei lavoratori adibiti per decenni a mansioni "usuranti", ai quali non si riconosce neppure il risarcimento di un anticipato diritto alla pensione. Mentre per i giovani di due generazioni, approdati all'occupazione nella stagione dei lavori "atipici" si apre la concreta prospettiva di non poter accedere, in vecchiaia, a nessun trattamento pensionistico. Ma la svolta che si rende necessaria coinvolge anche questioni non meramente contrattuali o di strategia redistributiva. Il sindacato è stato fortemente contaminato dall'ideologia mercatista, che ha ispirato un'ondata di privatizzazioni, anche dei servizi pubblici sociali, a cui si è opposta un'assai labile resistenza, con pesanti conseguenze tanto per i lavoratori quanto per i cittadini, vistisi trasformare da titolari di diritti in clienti di prestazioni a pagamento. Ancora. Si pensi al tema del patto di stabilità, vera e propria camicia di Nesso che ha congelato la spesa sociale dei governi (ricordate Padoa Schioppa?) non meno delle sinapsi del sindacato, incapace di contestare una politica di bilancio talmente restrittiva da inibire qualsiasi serio progetto di investimento, in particolare sul terreno della spesa sociale. Non soltanto ipotesi di "deficit spending", ma persino più modeste proposte di congelamento del debito sono parse fughe nell'utopia, da scansare in favore del tradizionale approccio monetaristico. Alla luce di quanto sta succedendo nel mondo, sarebbe il caso di allargare un poco gli orizzonti del possibile.
Infine, e certo non da ultima, la questione democratica. Chi e come decide, e su che cosa, è problema tuttora irrisolto nella Cgil. Per le altre organizzazioni sindacali il tema non sussiste: formalmente, decidono gli iscritti, in realtà è operativa una delega in bianco ai gruppi dirigenti centrali. Qualche flebile mormorio di dissenso è stato sempre represso sul nascere. Solo nelle fasi di impetuosa spinta dal basso si è avuto un intreccio fecondo fra democrazia diretta e democrazia delegata. Rifluito il movimento, la prassi democratica si è atrofizzata. E con essa la partecipazione dei lavoratori, i quali hanno ben compreso che il loro potere di decisione su tutta l'attività negoziale è -per usare un eufemismo- assai relativo. Stabilire, una volta per tutte, che la sovranità su piattaforme e accordi è - per la Cgil - condizione vincolante per ogni pratica sindacale, ad ogni livello, equivarrebbe ad un'autentica rivoluzione antiburocratica. A dire il vero, nei documenti congressuali questo impegno politico è già affermato. Peccato che soltanto una categoria, la Fiom, ne abbia fatto un punto dirimente della propria identità. In conclusione, l'interrogativo che si pone è se la Cgil saprà trovare in sè stessa (e nel rapporto con i lavoratori) le risorse per riattrezzare il proprio indebolito bagaglio strategico, o se galleggerà in una terra di nessuno, alternando strappi formali a cedimenti sostanziali.

Dino Greco

fonte:http://www.liberazione.it/

Verbale CD CGIL naz. 21 e 22 aprile

Documento conclusivo del comitato direttivo nazionale CGIL del 21 e 22 aprile

Il Comitato Direttivo della CGIL, che si è aperto con un minuto di silenzio in ricordo delle vittime del terremoto in Abruzzo, fa proprio il documento su emergenza, transizione e ricostruzione elaborato dalle strutture territoriali abruzzesi e dalla CGIL nazionale.
Il Comitato Direttivo approva la decisione di non sottoscrivere l’accordo separato del 15 aprile. Nei fatti questa intesa conferma e precisa i contorni dell’accordo separato del 22 gennaio, rendendo ancora più evidenti le ragioni del nostro dissenso.
Il C.D. ribadisce che l’accordo non rappresenta una scelta innovativa, ma semplicemente riduce il Contratto Nazionale di Lavoro ad un meccanismo di riallineamento semiautomatico all’inflazione depurata dai costi dell’energia che, sommata all’adozione di una base di calcolo più bassa, realizza la riduzione programmata del potere di acquisto del salario di tutti i lavoratori. Per contro la contrattazione di secondo livello non viene estesa oltre quanto già previsto dall’accordo del 23 luglio 1993. Anzi l’introduzione esplicita della derogabilità del contratto nazionale apre scenari preoccupanti con il pericolo di un esteso ricorso a pratiche di dumping contrattuale. Lo stesso elemento di garanzia, per come è stato definito, è destinato a interessare una parte assolutamente minoritaria dei lavoratori.
Da tutto ciò appare evidente come l’accordo non corrisponda alle richieste della piattaforma unitaria che partivano dall’assunto di recuperare quote di reddito reale al lavoro dipendente e di estendere la contrattazione di secondo livello.
Questa, del resto, risulta essere l’opinione del 93% dei 3.643.836 lavoratori e pensionati che, per iniziativa della CGIL, hanno potuto esprimere un voto sull’intesa separata.
La negazione di una consultazione unitaria vincolante rende evidente una scelta autoreferenziale delle relazioni sindacali nel nostro Paese, e richiama l’ urgenza della definizione di regole democratiche esigibili.
Un accordo separato sulle regole della contrattazione segna uno spartiacque nella storia del sindacato confederale italiano e rappresenta l’abrogazione unilaterale della costituzione materiale che ne ha fin qui regolato i rapporti.
Questo rende ancor più evidente che non è rinviabile un’iniziativa, della quale la CGIL intende farsi portatrice, che definisca con chiarezza le regole della rappresentanza sindacale e della democrazia di mandato.
Abbiamo lavorato, in questi mesi, perché crescesse la consapevolezza della gravità e della profondità della crisi. Le iniziative su questo fronte, e non l’accordo separato sulle regole contrattuali, avrebbe dovuto caratterizzare l’azione del sindacato confederale.
La straordinaria partecipazione alla manifestazione del 4 aprile al Circo Massimo dimostra quanto sia radicata questa consapevolezza tra i lavoratori, i giovani e i pensionati del nostro Paese.
La crisi avrebbe dovuto essere l’occasione di uno sforzo solidale e convinto per tamponare l’emergenza e, insieme, gettare le basi per i cambiamenti strutturali senza dei quali è impossibile puntare a colmare il divario di sviluppo che ha caratterizzato il nostro Paese rispetto all’Europa.
Il Governo, prima di ogni altro, ha scelto invece la via della divisione delle forze sociali, della negazione della profondità della crisi per sottrarsi ad un confronto sui necessari interventi strutturali ed insieme sfuggire l’obbligo di investire risorse straordinarie per contrastare la recessione.
Assistiamo invece ad un uso strumentale della crisi che, nella negazione sistematica di un confronto trasparente e democratico, nelle iniziative volte a limitare il diritto di sciopero, nella crescente autoreferenzialità del confronto sociale, nel controllo sempre più sistematico dell’informazione, fa intravedere un restringimento degli spazi e dei luoghi della democrazia che deve trovare un adeguato contrasto.
La CGIL non si rassegna a questo scenario ed intende continuare ed estendere la propria iniziativa e la propria capacità di elaborazione per riaffermare i cardini di una decisa politica di innovazione del Paese. Il mondo del lavoro e la sua riunificazione resta il nostro punto di riferimento, il luogo da dove ripartire per sviluppare questa politica.
E’ evidente che il cambiamento comporta coerenti interventi di politica industriale ed una efficace strumentazione di ammortizzatori sociali e di tutele per chi perde il lavoro. Sono insufficienti o mancanti le risposte all’esigenza posta di allungamento a 104 settimane del periodo di godimento della CIGO, sulla revisione dei massimali, sui contratti di solidarietà così come sulle indennità di disoccupazione, mentre resta lontana la effettiva protezione dei precari. Siamo convinti dell’utilità di un impegno tra le parti teso ad evitare i licenziamenti come ulteriore azione straordinaria contro la crisi. Giudichiamo invece intollerabile la misura sul lavoro accessorio per le “casalinghe” e per le attività svolte il sabato e la domenica (voucher).
Il CD da mandato alla segreteria di definire specifiche azioni di mobilitazione anche nazionali, ricercando il massimo di unità possibile, a partire dai punti più acuti di crisi per riportare al centro dell’attenzione il lavoro, la tutela delle persone e il futuro produttivo del Paese. La CGIL parteciperà con convinzione alle manifestazioni contro la crisi che la CES ha proclamato e che si svolgeranno in quattro capitali europee nel mese di maggio.
Noi pensiamo che si debba lavorare per uno sviluppo sostenibile che contenga una più equa distribuzione del reddito, della ricchezza e delle opportunità, che consenta ai lavoratori e ai cittadini di vivere in sicurezza e che avvii una decisa conversione del modello energetico anche per contrastare i cambiamenti climatici.
Va ripresa con forza l’iniziativa sull’equità fiscale, per battere l’evasione e l’elusione e premiare la fedeltà fiscale. La piattaforma unitaria sul fisco deve essere rilanciata e sostenuta con iniziative specifiche, in particolare rivendicando l’accentuazione del carattere progressivo dell’imposizione fiscale per permettere una redistribuzione del reddito a favore delle fasce più basse. Vanno corrette tutte le imposte che penalizzano l’occupazione e ridotto il cuneo fiscale e contributivo a partire dal lavoro più povero.
Va sviluppata e qualificata la contrattazione sociale territoriale preservando lo stato sociale universalistico come fattore fondamentale per l’affermazione delle tutele e l’esigibilità dei diritti, oltre che come fattore attivo per il superamento della crisi e per uno sviluppo di qualità cosi come indicato nell’iniziativa dell’11 marzo scorso.
Continueremo a lavorare perché i rinnovi contrattuali, le piattaforme e gli accordi siano coerenti con i principi della piattaforma unitaria di maggio e prevedano la validazione democratica da parte di tutti i lavoratori. Inoltre i nuovi contratti non potranno contenere il sistema di regole definito nelle intese separate. La sfida che lanciamo è quella della qualità della contrattazione nazionale e di secondo livello, per conquistare rinnovi che rispondano positivamente all’insieme dei problemi delle condizioni di lavoro.
In particolare
• Pensiamo a piattaforme che rivalutano il salario sulla base dell’inflazione realisticamente prevedibile, con la certezza del recupero degli eventuali scostamenti, al fine di tutelare il reddito dei lavoratori e per concorrere a sostenere la domanda interna.
• Pensiamo ad un effettivo allargamento della contrattazione di secondo livello valorizzando l’autonomia e sollecitando la capacità di innovazione delle RSU. Va esclusa invece la destrutturazione dei contratti nazionali attraverso le deroghe
• Pensiamo allo sviluppo delle tutele per i lavoratori precari e per quelli in cassa integrazione, affermando una effettiva riunificazione dei diritti di tutto il mondo del lavoro.
Sui temi della crisi, delle risposte da dare sul territorio e sulle solidarietà da attivare è necessario un momento specifico di approfondimento che affidiamo all’Assemblea Nazionale delle Camere del Lavoro convocata per il 18 e 19 maggio.
La CGIL terrà entro il prossimo mese di giugno una Assemblea Programmatica per ricollocare in una cornice strategica, alla luce della crisi, la propria iniziativa e la griglia delle proprie priorità.
L’Assemblea Programmatica segnerà inoltre l’avvio della fase congressuale da definire formalmente con una specifica riunione del Comitato Direttivo da convocare entro il mese di luglio.
Il Comitato Direttivo della CGIL, infine, impegna tutta l’organizzazione ed invita tutti i lavoratori, i giovani e i pensionati a partecipare alle manifestazioni indette per il 25 aprile ed il prossimo Primo maggio.

fonte:http://www.rete28aprile.it/

Il Fondo pensione e la Cassa integrazione

Durante il periodo in cui l’aderente usufruisce di Cigs il Tfr maturato deve essere in ogni caso versato al Fondo. Il mancato versamento del Tfr costituisce un’omissione contributiva.
Nel caso in cui, alla ripresa della normale attività lavorativa, l’azienda non avesse versato regolarmente le quote di Tfr maturate durante il periodo di Cigs, sarebbe tenuta a ripristinare la posizione contributiva dell’aderente maggiorata del danno di mora per il mancato tempestivo abbinamento.
Qualora l’azienda non ottemperasse ai versamenti dovuti e venisse meno il rapporto di lavoro con l’azienda l’aderente sarebbe tutelato dal Fondo di garanzia Inps sul Tfr ed eventualmente dal Fondo di garanzia sui contributi previdenziali.

N.B.: Sull’argomento vedi anche – sempre sul sito Internet Fiom – alla voce Fondi pensione/Cometa /Il Fondo nel 2009/14 aprile: riscatto in caso di azienda inadempiente.

fonte:http://www.fiom.cgil.it/

Saint-Gobain: ancora sciopero e presidio all'Unione Industriali

4 ore di sciopero per oggi e domani. Alle 17 gli operai sotto l'Unione degli Industriali e domani in Comune per l'incontro tra il sindaco e i dirigenti dell'azienda


Ieri è stato il giorno degli scioperi e dei blocchi sull'Aurelia da parte dei lavoratori della Saint-Gobain: una risposta spontanea e forte alla decisione unilaterale della multinazionale di licenziare 67 operai (45 a tempo indeterminato e 22 contrattisti) senza contare le pesanti ripercussioni sulle aziende dell'indotto.Due ore di sciopero la mattina e due il pomeriggio, avanti ed indietro sulle strisce pedonali dell'Aurelia davanti l'ingresso principale della fabbrica: con gli operai che dopo mesi prendono parola e raccontano tutta la loro rabbia e preoccupazione per il futuro. I lavoratori parlano della vita in fabbrica di questi mesi, degli accordi del 2007 chiamando alle loro responsabilità le istituzioni, delle condizioni di lavoro in fabbrica, della voglia di lottare per difendere il loro posto di lavoro.Una giornata convulsa anche per i rappresentanti sindacali che sono arrivati a Pisa davanti allo stabilimento nel pomeriggio riportando gli esiti dell'incontro nazionale di categoria, svoltosi ieri mattina a Bologna, sul caso Saint-Gobain. Sono state così nuovamente confermate tutte le notizie che già si erano diffuse nella giornata di martedì: 67 esuberi, lo spegnimento del forno Float nel mese di luglio e nessun impegno certo per la costruzione del nuovo forno. Di fatto spiegano i sindacati: "così si va verso la chiusura dello stabilimento. C'è a questo punto un problema di affidabilità del nostro interlocutore, in quanto vengono disattesi gli impegni presi nel 2007".Alle 19:00 poi l'incontro tra i sindacati ed il sindaco di Pisa per un veloce scambio di informazioni. Un incontro molto rapido in cui Filippeschi ha confermato alle segreterie di Cgil, Cisl e Uil i contatti avuti con i vertici dell'azienda nella giornata di ieri e l'incontro con l'amministratore delegato di Saint-Gobain, dottor. Garrè, per Venerdì. Anche oggi sarà una giornata molto intensa di incontri: alle 9:00 vi sarà una attesa assemblea in fabbrica dei sindacati coi lavoratori e alle 15:00 la discussione arriverà in Consiglio Comunale. Nel frattempo in città si sono susseguite le prese di posizione delle forze politiche e sindacali e gli attestati di solidarietà nei confronti dei lavoratori.

Ultim'ora: Si è appena conclusa la conferenza stampa convocata dai sindacati categoria Filcem, Femca, Uilcem presso la camera del lavoro in via Bonaini in cui i sindacati hanno comunicato le decisioni prese durante l'assemblea con i lavoratori svoltasi questa mattina alle 9:00 allo stabilimento della Saint-Gobain e che verrà ripetuta alle 14:30 per i lavoratori del secondo turno.
Alle 17:00 gli operai della Saint-Gobain si troveranno sotto la sede dell'Unione degli industriali di Pisa per accompagnare i propri rappresentanti sindacali e far sentire la propria voce in occasione di un incontro a cui parteciperanno i dirigenti nazionali della Saint-Gobain e quelli dell'Unione degli Industriali di Pisa, oltre ai segretari provinciali di Cgil, Cisl e Uil ed ai segretari di categoria.
Sempre a partire da oggi pomeriggio vi sarà uno sciopero di 4 ore all'interno dello stabilimento che verrà replicato anche domani.
Per domani sindacati e operai si danno appuntamento sotto il Comune per un altro presidio in occasione dell'incontro che vi sarà tra il Sindaco di Pisa Filippeschi e i vertici nazionali dell'azienda.

fonte: http://www.pisanotizie.it

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