I dati del Centro studi degli industriali: cassa integrazione vicina ai livelli del ’93, Pil lento. Ma ad aprile arrivano anche i “primi timidi segnali” di ripresa. Intanto l’Istat certifica: la disoccupazione torna a crescere, non accadeva da nove anni
Altri quattro anni. Tanto bisognerà attendere ancora affinché il Pil italiano ritorni ai livelli del primo trimestre degli ultimi dodici mesi: a fine 2010, infatti, il prodotto interno lordo sarà ancora di oltre il 3% inferiore rispetto all’inizio dell’anno scorso, per la ripresa totale ci vorrà il 2013. Quanto all'utilizzo della cassa integrazione, intanto, siamo tornati molto vicino ai massimi del 1993. Queste alcune delle stime sulla crisi diffuse oggi (27 aprile) dal centro studi Confindustria nella tradizionale ‘Congiunura flash’. Previsioni difficili (ma del tutto non nuove) anche in materia di occupazione: “Già a fine 2008 la somma delle unità di lavoro era di un punto inferiore (-240 mila occupati) rispetto a inizio anno; entro il 2009 diminuirà di almeno altre 650 mila unità”, aggiuge il dossier.
Se la ripresa sarà lenta, “arrivano comunque i primi, timidi, segnali di stabilizzazione nella caduta dell’attività industriale”. Per la prima volta da undici mesi a questa parte, infatti, l’indice di produzione destagionalizzato segnala una variazione mensile positiva: +1,5% in aprile su marzo, quando al contrario si era avuto un calo del 3,2% su febbraio. Rassicurazioni anche in tema di deflazione: non c’è alcun rischio, garantiscono da Viale dell’Astronomia, soprattutto grazie alle “rigidità strutturali dei mercati del lavoro e dei beni, sia in Italia sia in Europa”.
LA DISOCCUPAZIONE TORNA A CRESCERE DOPO NOVE ANNI. L’anno scorso, nella classe di età compresa tra 15 e 64 anni, il tasso di occupazione (cioè il rapporto tra gli occupati e la popolazione) si è attestato al 58,7%, appena 0,1 decimi di punto percentuale in più rispetto al 2007. E il tasso di disoccupazione, dopo nove anni di discesa ininterrotta, è tornato a crescere, posizionandosi al 6,7%. Lo rileva l’Istat. Nel dettagli, le regioni con il tasso di disoccupazione più alto si confermano Sicilia (13,8%), Campania (12,6%), Sardegna (12,2%) e Calabria (12,1%). Piemonte e Sardegna peggiorano i propri risultati nella graduatoria regionale, salendo rispettivamente dalla tredicesima all'undicesima posizione e dalla quinta alla terza. In generale permangono molto ampi i divari territoriali: in Sicilia l'indicatore è quasi cinque volte più elevato del Trentino-Alto Adige.
FAMMONI (CGIL), È LA CONFERMA CHE SERVONO INTERVENTI RAPIDI. "I dati Istat confermano un tasso di occupazione sostanzialmente fermo, una disoccupazione che già inizia a risentire gli effetti della crisi e un’inattività che si mantiene molto alta, insieme al crescente divario territoriale e a una nettissima divaricazione a scapito dell’occupazione femminile”. È il commento del segretario confederale Cgil, Fulvio Fammoni, secondo cui "serve molto altro a tutela dell’occupazione e per bloccare i licenziamenti”. Fammoni ribadisce quindi le richieste al governo del sindacato di Corso Italia: "Estendere la cassa integrazione ordinaria da 52 a 104 settimane, rivalutare l’importo dell’assegno, pensare norme più favorevoli per i contratti di solidarietà, dare incentivi per il lavoro stabile, fermare le norme sui precari nella pubblica amministrazione".
fonte:http://www.rassegna.it/
Altri quattro anni. Tanto bisognerà attendere ancora affinché il Pil italiano ritorni ai livelli del primo trimestre degli ultimi dodici mesi: a fine 2010, infatti, il prodotto interno lordo sarà ancora di oltre il 3% inferiore rispetto all’inizio dell’anno scorso, per la ripresa totale ci vorrà il 2013. Quanto all'utilizzo della cassa integrazione, intanto, siamo tornati molto vicino ai massimi del 1993. Queste alcune delle stime sulla crisi diffuse oggi (27 aprile) dal centro studi Confindustria nella tradizionale ‘Congiunura flash’. Previsioni difficili (ma del tutto non nuove) anche in materia di occupazione: “Già a fine 2008 la somma delle unità di lavoro era di un punto inferiore (-240 mila occupati) rispetto a inizio anno; entro il 2009 diminuirà di almeno altre 650 mila unità”, aggiuge il dossier.
Se la ripresa sarà lenta, “arrivano comunque i primi, timidi, segnali di stabilizzazione nella caduta dell’attività industriale”. Per la prima volta da undici mesi a questa parte, infatti, l’indice di produzione destagionalizzato segnala una variazione mensile positiva: +1,5% in aprile su marzo, quando al contrario si era avuto un calo del 3,2% su febbraio. Rassicurazioni anche in tema di deflazione: non c’è alcun rischio, garantiscono da Viale dell’Astronomia, soprattutto grazie alle “rigidità strutturali dei mercati del lavoro e dei beni, sia in Italia sia in Europa”.
LA DISOCCUPAZIONE TORNA A CRESCERE DOPO NOVE ANNI. L’anno scorso, nella classe di età compresa tra 15 e 64 anni, il tasso di occupazione (cioè il rapporto tra gli occupati e la popolazione) si è attestato al 58,7%, appena 0,1 decimi di punto percentuale in più rispetto al 2007. E il tasso di disoccupazione, dopo nove anni di discesa ininterrotta, è tornato a crescere, posizionandosi al 6,7%. Lo rileva l’Istat. Nel dettagli, le regioni con il tasso di disoccupazione più alto si confermano Sicilia (13,8%), Campania (12,6%), Sardegna (12,2%) e Calabria (12,1%). Piemonte e Sardegna peggiorano i propri risultati nella graduatoria regionale, salendo rispettivamente dalla tredicesima all'undicesima posizione e dalla quinta alla terza. In generale permangono molto ampi i divari territoriali: in Sicilia l'indicatore è quasi cinque volte più elevato del Trentino-Alto Adige.
FAMMONI (CGIL), È LA CONFERMA CHE SERVONO INTERVENTI RAPIDI. "I dati Istat confermano un tasso di occupazione sostanzialmente fermo, una disoccupazione che già inizia a risentire gli effetti della crisi e un’inattività che si mantiene molto alta, insieme al crescente divario territoriale e a una nettissima divaricazione a scapito dell’occupazione femminile”. È il commento del segretario confederale Cgil, Fulvio Fammoni, secondo cui "serve molto altro a tutela dell’occupazione e per bloccare i licenziamenti”. Fammoni ribadisce quindi le richieste al governo del sindacato di Corso Italia: "Estendere la cassa integrazione ordinaria da 52 a 104 settimane, rivalutare l’importo dell’assegno, pensare norme più favorevoli per i contratti di solidarietà, dare incentivi per il lavoro stabile, fermare le norme sui precari nella pubblica amministrazione".
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