La frase

"Ognuno è ebreo di qualcuno.
Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele."
‎Primo Levi

giovedì 29 settembre 2011

Il monte ore senza limiti di orario

Il responsabile politico della FIM dichiaro’ in una assemblea alla 2R che esisteva un accordo sindacale che permetteva ai responsabili politici di tutte le OO.SS di avere monte ore senza limiti di orario. Interpellata la Piaggio, abbiamo ricevuto la seguente risposta

Nostra lettera 

Risposta Piaggio 


A questo punto, vanno chiarite due cose:
1. O il responsabile politico della FIM rende pubblico questo accordo e smentisce la Piaggio oppure, ha detto ai lavoratori una menzogna per giustificare il fatto di girare tutto il giorno per l’azienda senza fare un minuto di lavoro.
2. Se non esiste l’accordo, perché la Piaggio spudoratamente lascia circolare questo signore per i reparti, come del resto fa con tutti i delegati che considera “amici”?

Lavoratori,
esiste un semplice criterio per valutare da che parte stanno i delegati, se dalla parte dei lavoratori o dalla parte dell’azienda, ed e’ quello di verificare se l’azienda li agevola o li ostacola nello svolgimento della propria attività.

  RSU FIOM PIAGGIO

Inaccettabile l'accordo alla Lear di Caivano sottoscritto anche dalla Fiom di Napoli. Si accetta il modello Marchionne!

Sta accadendo quello che in molti avevano temuto e cioè che il modello Fiat si estende alle aziende del suo indotto. Nei fatti viene chiesto alle aziende di adeguarsi al modello contrattuale dell'accordo separato di  Pomigliano, il primo di “Fabbrica Italia” di Marchionne. Il 21 settembre scorso alla Lear Corporation di Caivano (NA), una delle più grandi multinazionali  dell'indotto dell'auto, probabile fornitrice dei sedili per  la Panda,è stata sottoscritta un'intesa unitaria FIM-FIOM.-UILM-FISMIC-RSU (maggioranza assoluta Fiom) che, pur  con delle differenze formali, accoglie la direzione di fondo del progetto autoritario di Marchionne.  [leggi il testo dell'accordo]Stiamo al merito di quanto convenuto: 

Presenza al lavoro Il premio di presenza, di per sé discriminatorio,  già esistente in Lear viene radicalmente modificato allo scopo di  penalizzare fortemente chi si assenta. Viene riscritto il PDR nelle seguenti modalità: 70% del Premio di risultato ( vecchio premio) viene erogato proporzionalmente alle ore di effettivo lavoro; 30%  del premio totale è esclusivamente legato alla presenza del lavoratore.  Entra pertanto un  nuovo coefficiente per il 70% del pdr: ore di presenza al lavoro/ ore teoriche-  Viene introdotto cioè un'indicatore per cui il premio che ne deriva è inversamente proporzionale alle singole ore di assenza ( ad esclusione di ferie, par e cassa integrazione). Ciò significa che tecnicamente un lavoratore raggiungerà il 100% del premio solo se sarà sempre presente, ad eccezione ovviamente di ferie,par,cassa integrazione. Significative le causali di assenza che vengono ritenute valide per decurtare il salario di un lavoratore: malattia breve ( già penalizzata nel Ccnl per il meccanismo del cumulo e del raddoppio nel triennio mobile); infortunio non sul lavoro; sciopero non proclamato, questa causale è  legata alle successive norme, di seguito convenute tra le parti, sulle clausole di raffreddamento  e sulla clausola di impegno all'osservanza dell'accordo: per sciopero non proclamato si intende quello spontaneo, quindi non proclamato da rsu e/o OO.SS, che tante volte i lavoratori sulle linee proclamano individualmente perchè non reggono i carichi e che è garantito dalla costituzione repubblicana. Cioè in altre parole si sancisce che lo sciopero spontaneo è sanzionato in termini economici , quello organizzato che sta nelle procedure di raffreddamento (15 gg di tregua sindacale)  no. Ulteriori causali di assenza che danno luogo a decurtazione del premio sono: permessi elettorali, direttivi sindacali oltre i limiti, legge 104. Aver convenuto che l'assenza dal lavoro, garantita a tutti coloro che per la legge 104 “ Legge- quadro per l'assistenza, l'integrazione sociale  e i diritti delle persone disabili” ne hanno diritto viene penalizzata economicamente rappresenta a nostro avviso una lesione del diritto in capo alla legge in quanto tende ad affermare il principio opposto rispetto a sostegno e integrazione sociale. Chi svolge un ruolo socialmente utile ne riceve un danno. Stessa lesione del diritto di legge  si può configurare nella penalizzazione dei permessi elettorali. Cancellando quota parte del premio aziendale a chi presta volontariamente la sua opera presso i seggi elettorali si viola il principio della garanzia alla pari retribuzione stabilito dalla legge. Ma tutto ciò non è condizione sufficiente per ottenere il premio seppure decurtato 
Orario di lavoro- straordinario, notturno e festivo. Capitolo sostanzialmente identico  a  quello siglato separatamente sulla stessa materia  in “fabbrica Italia” di Pomigliano il 15 giugno 2010. Quindi viene sottoscritta la turnistica che sui riposi deroga esplicitamente alla legge n.66 del 2003. Elevate a 120, in deroga al Ccnl, le ore di straordinario comandato. Spostata la pausa refezione a fine turno che può saltare per il comando dello straordinario,con un semplice preavviso.    
Clausola di impegno all osservanza dell'accordo Si conviene esplicitamente sul carattere obbligatorio e vincolante della normativa definita nell'intesa. Ciò presuppone un impianto sanzionatorio che non viene in questo testo formalizzato. 
 Clausola di raffreddamento Le parti hanno in questo capitolo concordato l'introduzione, nel sistema di relazioni sindacali, di una procedura di carattere conciliativo tesa a evitare o ridurre il ricorso al conflitto nell'ipotesi di un contenzioso in essere. Non essendo state definite causali che escludono esplicitamente il ricorso a tale procedura é evidente che ci si riferisce ad ogni contenzioso possibile: dallo sciopero su un infortunio mortale alla classica vertenza contrattuale rivendicativa. Singolare che il vincolo a non assumere iniziative unilaterali scatti solo successivamente al prodursi di una vertenzialita' acclarata. Cioè non vi è nessun vincolo preventivo che tuteli i lavoratori dall'iniziativa unilaterale dell'azienda. Mentre resta prescrittivo il comportamento delle organizzazioni e delle rsu. 

Questa è la prima vera traduzione contrattuale della nuova stagione Fiom dopo il riavvicinamento alla Cgil e la piattaforma di apertura alle imprese. Un accordo che accoglie i punti di fondo del piano Marchionne: governabilità intesa come governo autoritario contro i lavoratori; aumento carichi e ritmi di lavoro; penalizzazione malattia; taglio pause; cancellazione mezzora refezione; limitazione del diritto pieno di sciopero. Se la Fiom non ritira la firma cancellerà un anno di battaglie. 

Redazione sito Rete28Aprile

Ecco il corteo del 15 ottobre

Definito il percorso, da Piazza della Repubblica a San Giovanni passando per il centro. Libertà sulle modalità di conclusione. Anche Alex Zanotelli all'assemblea del 1 ottobre

Quindici ottobre: la chiamata è ufficiale. Oggi stesso verrà diramato l’invito a convergere su Roma nella giornata internazionale indetta dagli indignados spagnoli del 15-M (dalla data di maggio in cui sono spuntate le tende alla Puerta del Sol). Rispetto alla riunione della scorsa settimana, il Coordinamento che s’è assunto un ruolo di servizio per quanti risponderanno alla chiamata ha trovato la quadra per il percorso: dall’Esedra a San Giovanni ma passando per Via Nazionale o Piazza Venezia, ossia senza evitare il centro della Capitale con tutto ciò che di simbolico e concreto significhi per la possibilità che si apra uno spazio politico pubblico che viene evocato da tempo. Ma che ancora non c’è, sebbene l’indignazione italiana abbia spesso trovato voce nell’emersione delle nuove soggettivazioni dei movimenti sociali (donne, studenti, precari) senza sedimentare pratiche e immaginari. Unica significativa eccezione: l’esperienza dei comitati referendari dell’acqua che sabato prossimo daranno vita alla loro assemblea nazionale a Bari.
Il Coordinamento 15 ottobre, che ha attivato due gruppi di lavoro sul percorso e sulla comunicazione, sta dunque lavorando su modalità che lascino i soggetti partecipanti liberi di agire altri spazi dopo l’arrivo in San Giovanni del corteo che avrà una testa senza bandiere ma plurale. «La costruzione di uno spazio pubblico permanente, come in Spagna, sarebbe sì un salto di qualità», s’è sentito dire al termine della plenaria del coordinamento - alcune decine di persone che hanno discusso tra le 11 e le 17 nella sede nazionale dell’Arci - perché è solo dentro una dinamica inclusiva e di reale discussione che si potrà sciogliere un nodo altrimenti impraticabile in un coordinamento che rappresenta solo i numerosi soggetti organizzati e, a volte, concorrenti. Infatti, sul che fare al termine del corteo ci sono due opzioni forti - palco centrale o più di uno speak corner - combinate in una decina di varianti: chi pensa a un solo intervento ma rappresentativo del cartello promotore, chi immagina una trentina di interventi o almeno cinque a rappresentare le vertenze più significative, chi ha in testa una chiusura più spettacolare magari che coinvolga gli artisti che occupano il Valle (ma che per ora non si sono visti alle riunioni del coordinamento), chi vorrebbe dei collegamenti con le esperienze internazionali, chi desidera un esito più “spagnolo”, un’accampata. A fare la differenza sarà il livello di aspettative che verrà suscitato nei territori e l’eccedenza che convergerà quel giorno a Roma.
Decisivi, in questo percorso, saranno appuntamenti come quelli già annunciati per il contro il debito a Roma, quello dei movimenti per l’acqua a Bari e l’appuntamento delle reti migranti.
Anche dalla Perugia-Assisi di domenica scorsa giungono segnali di convergenza con l’assemblea romana contro il debito e poi verso il 15. Trecento persone si sono incontrate incontrate a Santa Maria degli Angeli per proseguire la battaglia, anche in modalità autoconvocate, contro le spese militari. Ne dà notizia Alex Zanotelli spiegando che s’è deciso di «connettere la questione degli armamenti con la questione della
remissione del debito» e di venire a dirlo il primo all’Ambra Iovinelli da dove si chiederà di l’inserire la questione degli armamenti nel manifesto per il 15 ottobre (per saperne di più c’è il sito www.ildialogo.org).
Dall’hub meeting di Barcellona del 15-18 settembre alla due giorni di Bologna dello scorso week end, anche gli Stati generali della precarietà (il giro di San Precario) converge «verso e oltre il 15 per affermare in quella giornata, e nelle giornate precedenti, nelle pratiche e nella comunicazione il punto di vista precario» come si legge nel documento conclusivo.
Occhi puntati sul primo ottobre, allora, sull’assemblea all’Ambra Jovinelli che discuterà una piattaforma in cinque punti che comprende un ragionamento sul deficit di democrazia, sulla torsione autoritaria determinata dalle manovre, sull’assenza di un’opposizione politica. Un appuntamento - convocato dall’appello “Dobbiamo fermarli” - che prova a superare gli steccati di sigle lavorando su una parola d’ordine - il diritto all’insolvenza - che rompe la compatibilità con il liberismo temperato, con i vincoli imposti dalla Bce e prova ad aprire lo spazio pubblico che ancora non c’è e sul quale il popolo del 15 ottobre potrebbe avere molto da dire.

Checchino Antonini


fonte:http://www.ilmegafonoquotidiano.it

Manovra economica... un riepilogo per chiarirci le idee

Nella sua versione definitiva, approvata lo scorso 14 settembre, la manovra ammonta a circa € 55 miliardi, il 65% dei quali sono nuove entrate e il 35% tagli. Gli interventi sono spalmati in un arco temporale che va dal 2012 al 2014, con l’intento di raggiungere già nel 2013 il pareggio di bilancio. Qui di seguito i provvedimenti di maggiore rilievo presenti nel testo di legge: 
 Nuove entrate 
* Aumento dell’iva dal 20% al 21%. Non sono soggetti i beni genericamente definiti di prima necessità (parte II e III, tab. A allegata al Dpr 633/1972, aliquota del 4% e del 10%) ma sono comunque colpiti, tra gli altri, i prodotti agricoli e ittici e quelli energetici. (Entrate per € 4236 mil.). * Aumento della tassazione delle rendite finanziarie dal 12,5% al 20% ad eccezione dei titoli di stato. Riguarda i redditi derivanti dal possesso di azioni, fondi, polizze e obbligazioni a lunga scadenza. Contestualmente è abbassata al 20% la tassazione degli interessi di conti correnti, depositi di risparmio e certificati di deposito. (Entrate per € 1917 mil.). * Aumento dell’addizionale Ires dal 6,5% al 10,5% per le società del settore energetico. L’Imposta sul Reddito delle Società adesso colpisce anche i produttori di “energia pulita” e sposta la soglia a 10 mil. di euro.  (Entrate per € 1800 mil.). * Aumento dell’addizionale Ires al 10,5% per le cosiddette società di comodo (dette società non operative), cioè quelle soc. i cui proventi generati risultano inferiori ai redditi presunti ricostruiti dall’agenzia delle entrate in base a indicatori associati ad alcune voci di bilancio (immobili, case, partecipazioni, crediti finanziari, titoli azionari e altre immobilizzazioni). (Entrate per € 92 mil.). * Aumento della tassazione per le cooperative. Ridotta del 10% l’esclusione dal reddito imponibile della quota degli utili netti destinate a riserve indivisibile (cioè, a quella parte di utili destinati per statuto al reinvestimento nell’attività della cooperativa). (Entrate per € 169 mil.). * Contributo del 3% per i contribuenti con reddito superiore a € 300000 lordi annui. (Entrate per € 300 mil.). * Imposta di bollo del 2% della somma trasferita all’estero attraverso le agenzie di money transfer con un minimo di prelievo pari a 3 euro. * Misure contro l’evasione, tra le quali la tracciabilità dei pagamenti, a partire da € 2500, un nuovo redditometro e alcuni altri provvedimenti. (Entrate fiscali aumentate di € 1595 mil.). * La gran parte delle nuove entrate, circa 20 miliardi, dovranno derivare da provvedimenti del governo in virtù della delega fiscale. Nel caso fosse impossibilitato scatterebbero i tagli lineari (cioè, senza fare distinzioni di reddito, tipologie contrattuali,…) su diverse forme di detrazioni e deducibilità – quelle di cui usufruiscono in particolare i lavoratori dipendenti; ad es., detrazione per coniuge a carico, per figlio a carico, per spese sanitarie, per la prima casa… – pari al 5% nel 2012 e 20% nel 2013. * Recupero delle somme dovute al fisco dai contribuenti che hanno usufruito del condono del 2002 e che finora hanno pagato solo la prima rata. 
Tagli 
 * 6 miliardi di tagli, ancora da modulare, ai ministeri. * 4,2 miliardi di tagli agli enti locali. * Riduzione tra il 10 e il 20% alle pensioni dei parlamentari, a partire da quelli già in pensione, e del 10% dei compensi agli onorevoli che svolgono un altro lavoro. 
Ulteriori provvedimenti 
* Slittamento nell'erogazione del TFR (trattamento di fine rapporto, ovvero salario differito che i lavoratori dipendenti accantonano per gli anni di pensionamento) di 24 mesi per i dipendenti del pubblico impiego che scelgono il pensionamento anticipato. * Creazione della “finestra mobile” per gli insegnanti che hanno maturato i requisiti pensionistici dopo il 31.12.2011. Il momento di pensionamento è differito di un anno e l’erogazione della relativa liquidazione è differita di 24 mesi (art. 1, comma 21 e 22). * Anticipo innalzamento dell’età pensionabile a 65 anni per le donne nel settore privato. Risparmio atteso 90 milioni. * Possibilità per i contratti di lavoro sottoscritti a livello aziendale o territoriale di operare  in deroga alle disposizioni di legge e alle relative regolamentazioni contenute nei contratti collettivi nazionali.

"Lettera Bce: un’aggressione reazionaria alla Costituzione italiana."

Finalmente conosciamo il testo integrale della lettera Bce, pubblicata sul Corriere della Sera. E’ chiaro da questa lettera che la Banca Europea aggredisce la Costituzione italiana, i diritti sociali, i diritti del lavoro.Le misure decise dal governo Berlusconi, come temevamo, avvengono sotto dettatura della Banca, e non sono ancora sufficienti perché nel testo della lettera ci sono ancora altre iniquità terribili ancora non realizzate. Lo stesso famigerato articolo 8 della manovra, che autorizza la libertà di licenziamento, è chiaramente ispirato dalla lettera della Banca Europea.Movimenti di lotta e per la democrazia nel nostro paese hanno quindi oggi due avversari chiarissimi. Il governo Berlusconi e i banchieri reazionari d’Europa, che guidano un attacco senza precedenti ai diritti del lavoro e alle principali conquiste sociali e civili del Continente.Per questo ci troviamo il 1° ottobre a Roma, per lanciare anche in Italia una campagna contro la schiavitù del debito, la schiavitù della Banca Europea, per dire no a  quest’Europa delle banche che sta distruggendo la nostra democrazia.
Giorgio Cremaschi


[leggi il testo integrale della lettera]
Francoforte 5 Agosto 2011 

Caro Primo Ministro, 
Il Consiglio direttivo della Banca centrale europea il 4 Agosto ha discusso la situazione nei mercati dei titoli di Stato italiani. Il Consiglio direttivo ritiene che sia necessaria un'azione pressante da parte delle autorità italiane per ristabilire la fiducia degli investitori. Il vertice dei capi di Stato e di governo dell'area-euro del 21 luglio 2011 ha concluso che «tutti i Paesi dell'euro riaffermano solennemente la loro determinazione inflessibile a onorare in pieno la loro individuale firma sovrana e tutti i loro impegni per condizioni di bilancio sostenibili e per le riforme strutturali». Il Consiglio direttivo ritiene che l'Italia debba con urgenza rafforzare la reputazione della sua firma sovrana e il suo impegno alla sostenibilità di bilancio e alle riforme strutturali. Il Governo italiano ha deciso di mirare al pareggio di bilancio nel 2014 e, a questo scopo, ha di recente introdotto un pacchetto di misure. Sono passi importanti, ma non sufficienti. Nell'attuale situazione, riteniamo essenziali le seguenti misure: 1.Vediamo l'esigenza di misure significative per accrescere il potenziale di crescita. Alcune decisioni recenti prese dal Governo si muovono in questa direzione; altre misure sono in discussione con le parti sociali. Tuttavia, occorre fare di più ed è cruciale muovere in questa direzione con decisione. Le sfide principali sono l'aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici e il ridisegno di sistemi regolatori e fiscali che siano più adatti a sostenere la competitività delle imprese e l'efficienza del mercato del lavoro. a) È necessaria una complessiva, radicale e credibile strategia di riforme, inclusa la piena liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali. Questo dovrebbe applicarsi in particolare alla fornitura di servizi locali attraverso privatizzazioni su larga scala. b) C'è anche l'esigenza di riformare ulteriormente il sistema di contrattazione salariale collettiva, permettendo accordi al livello d'impresa in modo da ritagliare i salari e le condizioni di lavoro alle esigenze specifiche delle aziende e rendendo questi accordi più rilevanti rispetto ad altri livelli di negoziazione. L'accordo del 28 Giugno tra le principali sigle sindacali e le associazioni industriali si muove in questa direzione. c) Dovrebbe essere adottata una accurata revisione delle norme che regolano l'assunzione e il licenziamento dei dipendenti, stabilendo un sistema di assicurazione dalla disoccupazione e un insieme di politiche attive per il mercato del lavoro che siano in grado di facilitare la riallocazione delle risorse verso le aziende e verso i settori più competitivi. 2.Il Governo ha l'esigenza di assumere misure immediate e decise per assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche. a) Ulteriori misure di correzione del bilancio sono necessarie. Riteniamo essenziale per le autorità italiane di anticipare di almeno un anno il calendario di entrata in vigore delle misure adottate nel pacchetto del luglio 2011. L'obiettivo dovrebbe essere un deficit migliore di quanto previsto fin qui nel 2011, un fabbisogno netto dell'1% nel 2012 e un bilancio in pareggio nel 2013, principalmente attraverso tagli di spesa. È possibile intervenire ulteriormente nel sistema pensionistico, rendendo più rigorosi i criteri di idoneità per le pensioni di anzianità e riportando l'età del ritiro delle donne nel settore privato rapidamente in linea con quella stabilita per il settore pubblico, così ottenendo dei risparmi già nel 2012. Inoltre, il Governo dovrebbe valutare una riduzione significativa dei costi del pubblico impiego, rafforzando le regole per il turnover (il ricambio, ndr) e, se necessario, riducendo gli stipendi. b) Andrebbe introdotta una clausola di riduzione automatica del deficit che specifichi che qualunque scostamento dagli obiettivi di deficit sarà compensato automaticamente con tagli orizzontali sulle spese discrezionali. c) Andrebbero messi sotto stretto controllo l'assunzione di indebitamento, anche commerciale, e le spese delle autorità regionali e locali, in linea con i principi della riforma in corso delle relazioni fiscali fra i vari livelli di governo. Vista la gravità dell'attuale situazione sui mercati finanziari, consideriamo cruciale che tutte le azioni elencate nelle suddette sezioni 1 e 2 siano prese il prima possibile per decreto legge, seguito da ratifica parlamentare entro la fine di Settembre 2011. Sarebbe appropriata anche una riforma costituzionale che renda più stringenti le regole di bilancio. 3. Incoraggiamo inoltre il Governo a prendere immediatamente misure per garantire una revisione dell'amministrazione pubblica allo scopo di migliorare l'efficienza amministrativa e la capacità di assecondare le esigenze delle imprese. Negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l'uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell'istruzione). C'è l'esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province). Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali. Confidiamo che il Governo assumerà le azioni appropriate. Con la migliore considerazione, Mario Draghi, Jean-Claude Trichet. 

mercoledì 28 settembre 2011

Dove vuole andare la Fiom?

L'Assemblea Nazionale dei 500 delegati Fiom, tenutasi a Cervia il 22 e 23 settembre, rischia di rappresentare qualcosa di più di una semplice battuta d'arresto. Purtroppo, come spesso accade in questi casi, nel materiale prodotto in questa due giorni di assise non si troveranno che tracce molto labili di questi pericolosi segnali. Non è tanto quello che è stato detto e scritto nei documenti e negli interventi (su cui torneremo tra breve), ma quello che NON è stato scritto e detto che ci induce a suonare con forza il campanello d'allarme sul futuro della Fiom. Nella relazione e nelle conclusioni del compagno Landini non vi è stata praticamente traccia, se non una breve quanto larvata allusione, della gravissima decisione assunta dalla segreteria CGIL, proprio il giorno prima, di apporre la firma definitiva sull'accordo del 28 Giugno scorso. Questa è stata la ragione di fondo per cui Susanna Camusso ha partecipato all'assemblea e dato il suo pieno avvallo alla piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale presentato dalla Fiom. Landini ha scelto, assieme a quasi tutto il gruppo dirigente, di tentare un accordo con la confederazione. In cambio dell'appoggio alla vertenza per il rinnovo del CCNL da parte della Cgil, la Fiom accetta, pur senza rinnegare il proprio giudizio critico in merito, di sorvolare e non continuare la battaglia contro l'accordo del 28 Giugno. Lo stesso Fausto Durante, leader dell'ala filo-Camusso in Fiom ha dichiarato che c'è un “percorso di riavvicinamento già iniziato”. La ragione di questa scelta è stata ben sintetizzata dalla battuta del segretario nazionale Giorgio Airaudo quando ha affermato “sei [cioè la Fiom NdR] sott'acqua senza ossigeno e qualcuno [cioè la Cgil NdR] ti passa due bombole” (Liberazione 23/09/2011). É per di più evidente come la scelta del silenzio di Landini sia in netto contrasto con le dichiarazioni di fuoco, assolutamente condivisibili, rilasciate dal compagno Rinaldini (coordinatore nazionale dell'area La Cgil che vogliamo) proprio contro l'accordo: “La firma della Cgil va contro lo statuto dell'organizzazione” e “con questa firma Bonanni e Confindustria incassano contemporaneamente l'accordo di giugno e l'articolo 8 inserito nella manovra da Sacconi” [la Repubblica 22/09/2011]. Come possono conciliarsi queste due posizioni diametralmente opposte? Delle due l'una. Inutile dire che chi scrive ritiene grave anche il solo pensare di poter sorvolare su una questione centrale come la battaglia per contrastare l'intesa del 28 Giugno. Un accordo che ha permesso, tra l'altro, al giudice di Torino di considerare come “legittimi” i contratti separati siglati da Fiat e Fim-Cisl e Uilm-Uil a Pomigliano e Mirafiori. Spiace che, nei fatti, la vera sostanza dell'assemblea di Cervia non sia stata chiaramente esplicitata, se non sulle pagine dei giornali, e sia stata di fatto affrontata solo nel finale, frettolosamente, durante la discussione su un ordine del giorno messo ai voti. 
La piattaforma per il rinnovo del CCNL e i suoi punti deboli Tutto il dibattito si è nei fatti incentrato su due punti della piattaforma che hanno suscitato una certa perplessità tra delegati. Nella discussione sul contratto non vi è dubbio che il primo limite è stato di metodo. Quella che doveva passare alla storia come la piattaforma più democratica e partecipata, è risultata essere la più blindata. Non solo non si sono svolte, come precedentemente stabilito, le assemblee nei luoghi di lavoro per raccogliere i contributi “dal basso”. Pure durante la due giorni di Cervia non è stato possibile conoscere il testo della piattaforma se non qualche ora prima che venisse posta in votazione. Inoltre non è stata prevista una modalità di voto punto per punto, né la possibilità di proporre emendamenti modificativi di singole parti del testo. Si è proceduto esclusivamente alla votazione separata di due paragrafi, su cui il dissenso e la richiesta di cancellazione era emersa all'interno della Segreteria e della Direzione. Da un lato il testo presentato prevede le richieste classiche della Fiom sulla democrazia, il ruolo del contratto nazionale, il rifiuto delle deroghe e una richiesta di aumento di 206 euro (in cui però sono inclusi i 44euro dell'ultima tranche del contratto separato di Fim e Uilm). Dall'altro però introduce due elementi di novità su materie molto delicate che rischiano di aprire precedenti molto pericolosi. In primo luogo si avanza la richiesta della costituzione di un “fondo nazionale per la sicurezza del lavoro e le tutele sociali”. Non v'è dubbio che tale richiesta, per quanto si dica esplicitamente che dovrebbe essere a integrazione delle risorse pubbliche, rischia di andare esattamente nella direzione di chi, usando questi istituti, vuole ridurre il ruolo del pubblico a favore del privato nell'ambito dello stato sociale. Inoltre, per quanto non scritto nel testo ed esplicitamente negato nel dibattito, è evidente che una proposta del genere può lasciare intendere una disponibilità ad introdurre quegli enti bilaterali contro cui la Fiom da sempre si batte. Il secondo, e più discusso, punto di dissenso riguarda il capitolo delle “Procedure di informazione e confronto preventivo”. La richiesta avanzata è quella che si stabilisca il diritto di proposta per le RSU e i sindacati ogni qualvolta le aziende vogliano modificare aspetti inerenti le politiche industriali, gli investimenti, l'organizzazione del lavoro, la ristrutturazione e la trasformazione dell'impresa. Il diritto cioè di essere informati e coinvolti preventivamente, attraverso l'apertura di specifici tavoli di confronto. Qualora tale sistema di relazioni industriali venisse introdotto, la Fiom darebbe la disponibilità, a livello aziendale, a concordare, “con il consenso di tutte le parti, una procedura di confronto entro la quale verranno esaminati i problemi e ricercare le soluzioni senza che le parti procedano ad azioni unilaterali”. Mentre la parte inerente la richiesta di maggior coinvolgimento nelle scelte aziendali vedeva tutti concordi, è sulla seconda parte che sono emerse le contrarietà di diversi delegati, specie, e non a caso, del gruppo Fiat oltre che di chi scrive e del compagno Cremaschi. A scanso di equivoci, è bene precisare che attraverso la suddetta clausola, per come è stata scritta e qui integramente citata, la Fiom non dà né la disponibilità a limitare il diritto di sciopero, né tanto meno ad avallare esplicitamente procedure cosiddette di raffreddamento. Per come è scritta si intende dire che prima che vi siano cambiamenti nella vita aziendale di qualsiasi tipo, ci deve essere una trattativa. Perciò l'azienda non potrà agire unilateralmente in alcun modo prima di aver consultato il sindacato e la RSU, e, di converso, questi si impegnano a non proclamare sciopero (ma solo sulle questioni specifiche in quel momento materia di confronto) fino a che la fase “partecipativa” non sarà ritenuta conclusa. Certamente, in astratto, poter impedire ad un padrone di fare quello che gli pare in azienda senza manco avvertire, può essere considerato, come fanno gli estensori del testo, un diritto in più. Tuttavia è chiaro che una clausola del genere è gravida di innumerevoli rischi. Dimostrazione ne è il fatto che tra quello che si è illustrato nella relazione e nel dibattito e quello che poi si è scritto in piattaforma ci sono state svariate oscillazioni e modifiche. Per esempio, in un primo momento, una delle ragioni, forse la più grave, addotte da Landini nella sua introduzione per giustificare tale clausola è stata che se non si regola a livello sindacale la questione, il governo potrebbe varare una legge per limitare il diritto di sciopero. Oltre ad essere una argomentazione che ricorda molto (troppo) quella usata dalla Cgil per giustificare l'accordo del 28 Giugno (poi miseramente franata nei fatti col famoso l'art.8 della finanziaria), è evidente che con una tale argomentazione il Segretario Generale stava smentendo esplicitamente se stesso quando poco prima aveva affermato che in tale clausola non vi era alcun riferimento al diritto di sciopero. Inoltre, chi scrive afferma con forza che non vi è alcuna ragione o modalità di relazioni sindacali per cui un sindacato di classe possa mai accettare anche solo di moderare temporaneamente la propria conflittualità. Ogni qualvolta i lavoratori scendono in lotta, per qualsiasi ragione e in qualsiasi forma, il sindacato non deve mai fare da pompiere o pacificatore, nemmeno per un sol giorno. È la lotta che fa avanzare la coscienza di classe e la forza dei lavoratori, perciò non può né deve mai essere frenata ma bensì alimentata e diretta alla conquista di nuovi diritti e migliori condizioni. Su questo punto il problema vero non è tanto quello che è stato scritto formalmente nella piattaforma, ma il segnale politico che si rischia di dare. In un contesto come quello attuale è evidente che avversari e nemici della Fiom leggeranno questa come una apertura e disponibilità a discutere di limitazioni agli scioperi. Non è forse ciò che è emerso su tutti i giornali a partire da quello di Confindustria che scrive “è una clausola di raffreddamento che vincola sia le aziende che i sindacati che durante le vertenze si impegnano a sospendere gli scioperi” [il sole24ore 23/09/2011]? Infine, anche da un punto di vista strettamente e tatticamente sindacale, nessuno mai, quando avanza delle rivendicazioni in una piattaforma, inserisce già le mediazioni che sarebbe disposto a fare. Soprattutto se stiamo parlando di un testo che Confindustria, con ogni probabilità, rispedirà immediatamente al mittente giudicandolo comunque irricevibile. L'unica conseguenza pratica sarà che rischiamo di rendere questa clausola parte integrante della linea contrattuale della Fiom, trovandoci così su ogni tavolo di trattativa aziendale padroni che chiedono clausole di raffreddamento. Non è forse quanto avvenuto alla LEAR di Napoli dove anche la Fiom proprio il 21 settembre ha firmato un contratto aziendale gravissimo che prevede clausole di raffreddamento del conflitto? Recita quell'accordo: “Il sistema delle relazioni sindacali è improntato ai principi di correttezza, buona fede e trasparenza dei comportamenti ed orientato, in particolare, alla prevenzione dei conflitti. Pertanto in caso di vertenzialità, le parti concordano un primo incontro in sede aziendale con la RSU, da tenersi entro 5 giorni dalla richiesta avanzata da una delle parti. In caso di esito negativo del confronto, su richiesta di una delle parti, ed entro 10 giorni dalla stessa, si terrà un incontro in sede territoriale, finalizzato alla risoluzione del conflitto. Durante l'attivazione delle suddette procedure, le Parti non assumeranno iniziative unilaterali sulle materie oggetto della vertenza.”...insomma ci vogliono 15 giorni per fare uno sciopero. Per come è stata scritta e spiegata, la clausola presente nella piattaforma Fiom per il CCNL non dovrebbe avere nulla a che vedere con accordi di questo genere. Tuttavia è evidente che nei fatti essa può ingenerare enormi ambiguità e confusioni, con il rischio fortissimo di una diffusione a macchia d'olio di clausole di raffreddamento proprio in stile LEAR. 
Gli ordini del giorno sull'accordo 28 Giugno: la vera discussione...mancata! Le votazioni sui due punti controversi hanno fatto registrare rispettivamente i seguenti risultati: il primo 72 favorevoli alla cancellazione e 442 contrari, il secondo 88 favorevoli all'abrogazione e 416 contrari. Alla Fine la piattaforma è stata approvata con soli 7 astenuti ed un contrario. Tuttavia, il vero significato dell'assemblea dei 500 si è palesato al momento della discussione su un ordine del giorno presentato da una ventina di delegati, tra cui chi scrive assieme al compagno Antonio Santorelli, a diversi RSU del gruppo Fiat, Piaggio ecc., e che ha visto come primo firmatario il compagno Paolo Ventrella della Rsu Ferrari. Tale testo, oltre ad esprimere un giudizio fortemente negativo in merito alla scelta della Cgil di firmare l'accordo del 28 Giugno, affermava altresì che essendo questa firma avvenuta in violazione dello statuto Confederale, la Fiom non riconosceva come valido e vincolante l'accordo. A tale OdG Landini ne ha presentato in contrapposizione un altro, approvato a larga maggioranza, che ribadiva sì il giudizio negativo sul 28 Giugno, ma cancellava completamente la parte inerente al non rispetto di tale accordo da parte della categoria. Qui sta il punto vero da chiarire nella discussione che dovremo fare in Fiom nel prossimo periodo. Una volta che la confederazione ha firmato l'accordo del 28 Giugno, come si comporterà la Fiom? Lo applicherà disciplinandosi o lo contrasterà? Tutto quanto accaduto a Cervia fa sorgere il timore che un pezzo molto consistente dell'apparato dei meccanici Cgil stia pensando che l'accordo del 28 Giugno possa diventare il “non detto”. Possa cioè essere lo strumento mal celato attraverso cui ritornare a firmare un contratto unitario con Fim e Uilm. In questo senso, la pronta dichiarazione del Segretario della Fim Giuseppe Farina ha il sapore di un sincronismo davvero perfetto: “Mi sembra che ci siano primi segnali di cambiamento […] Segnali che vanno tutti approfonditi, a partire dalla necessità di sapere se la Fiom condivide o meno le regole del 28 Giugno e se vuole applicarle al contratto dei metalmeccanici. […] Noi abbiamo interesse a fare un contratto unitario. Però le nostre posizioni sono molto chiare: la base sono le regole nuove sulla rappresentanza e sui contratti”. Anche gli iscritti, i militanti, i delegati della Fiom che per dieci anni hanno seguito la nostra organizzazione sentono il bisogno, per ragioni diametralmente opposte a quelle di Farina, di sapere se il loro sindacato riconosce o meno le regole dell'accordo del 28 Giugno. Non si può glissare questo argomento magari in attesa che a metà dell'anno prossimo si apra il tavolo di trattativa per il rinnovo del CCNL di Fim e Uilm e magari si utilizzi quell'occasione per rientrare al tavolo di trattativa. Per rispetto della nostra base questa discussione la dobbiamo fare ora e stabilire inequivocabilmente dove vuole andare la Fiom. Se si deciderà di proseguire non solo nella lotta contro gli attacchi padronali, ma anche nel contrasto intransigente della linea adottata dalla Confederazione, allora la Fiom rimarrà quel grande punto di riferimento per chiunque decida di alzare la testa. Ma se il gruppo dirigente dei meccanici, pur continuando ad esprimere le proprie critiche, accetterà di disciplinarsi alle scelte della Cgil accettando nei fatti di applicare l'accordo del 28 Giugno, questa costituirà nei fatti una vera capitolazione. Se così sarà, si sappia che c'è chi non ha nessuna intenzione di piegarsi e continuerà la battaglia anche dentro la stessa Fiom. Noi non abbiamo nessuna intenzione di gettare alle ortiche dieci anni di lotte gloriose né, tanto meno, di piegarci alla logica dell'unità nazionale!

Paolo Brini 
Comitato centrale Fiom Cgil

martedì 27 settembre 2011

PuntoFiom.Ecco la piattaforma

Dall’Assemblea di Cervia l’Ipotesi di piattaforma della Fiom da sottoporre al referendum tra le lavoratrici e i lavoratori metalmeccanici nei giorni 26, 27 e 28 ottobre 2011


  Ecco la piattaforma


Il 1° ottobre a roma contro il debito e per la democrazia

Il 1° ottobre, nell’assemblea autoconvocata a Roma al teatro Ambra Jovinelli, si prova a costruire uno spazio politico che oggi in Italia non c’è. Questo spazio è quello di chi non solo vuole rovesciare il governo Berlusconi, giunto ai punti estremi della sua abiezione morale, politica e anche economica. Far cadere Berlusconi è condizione necessaria, ma non sufficiente, per affrontare la crisi italiana dal lato della libertà, della giustizia e dell’uguaglianza. Per riconquistare la nostra democrazia costituzionale, occorre anche scontrarsi con l’altro avversario che oggi abbiamo di fronte. Questo avversario è quello del governo unico delle banche e della finanza che, attraverso i diktat della Banca Europea e del Fondo monetario internazionale, sta imponendo in tutta Europa la distruzione dello stato sociale e della partecipazione democratica. I parlamenti dei paesi più in crisi e più soggetti a speculazione, i maiali secondo il malevolo acronimo britannico P.i.i.g.s. (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia, Spagna), sono ormai soggetti a un commissariamento fallimentare che impone ad essi decisioni che non possono discutere. La schiavitù del debito diventa così la schiavitù della democrazia e i cittadini perdono il diritto a decidere sulle ragioni stesse che hanno fondato le libertà costituzionali: chi paga, quanto paga, perché paga. In Italia tutto questo è offuscato dall’aria inquinata prodotta da Berlusconi e dal suo clan. La indispensabile purificazione dell’aria, come pare chiedere anche la Cei, renderà però ancora più evidente la necessità di costruire un’alternativa vera alle politiche economiche dominanti. Politiche economiche che oggi sono alla base delle scelte sia dei governi di destra, sia dei pochi rimasti governi di sinistra. La Banca Europea e il Fondo monetario internazionale stanno imponendo ricette di liberismo radicale nella gestione della crisi, proprio quando il liberismo radicale è anch’esso in crisi profonda. L’intervento pubblico, che è indispensabile per tutti, viene finalizzato solo a salvare le banche e i loro profitti, mentre tutto il resto viene privatizzato. Da noi questo significa – ecco un altro vulnus della democrazia – che il responso del referendum sull’acqua, nel quale 27 milioni di italiani hanno chiaramente detto no alla privatizzazione dei beni pubblici, viene trasformato nel suo contrario. La maggioranza di governo e l’opposizione bancaria e confindustriale ad esso, si rinfacciano l’incapacità di privatizzare e liberalizzare a sufficienza. I contratti nazionali vengono distrutti e con essi il principio stesso della legge uguale per tutti. Perché due privati, un’azienda prepotente e un sindacato complice, sulla base dell’articolo 8 della manovra di governo, possono decidere di non rispettare le leggi sul lavoro. D’altra parte già l’accordo del 28 giugno aveva aperto la via alla riduzione del nostro sistema sociale, a un’insieme di relazioni aziendalistiche e corporative. Che poi sono il risultato di quei vincoli della globalizzazione che per primo Marchionne ha imposto con tutta la brutalità, e tutto il consenso politico possibili. Tutti i costi della crisi vengono fatti pagare al lavoro dipendente, ai pensionati, ai disoccupati, ai poveri, le donne e i giovani pagano di più, l’ambiente sparisce anche come problema e nel nome degli affari le grandi opere devastanti, a partire dalla Tav, vengono rivendicate da destra e da sinistra. Ebbene tutto questo sta passando senza che sia in campo una reale alternativa.  Destra e sinistra si rinfacciano reciprocamente di essere incapace di “rassicurare i mercati”, mentre il problema di fondo sarebbe di rassicurare la grande maggioranza della popolazione che non è in grado di pagare un solo centesimo in più per questa crisi. Bisogna mettere in discussione la macchina infernale del debito e della globalizzazione, altrimenti dalla crisi non si esce mentre si sprofonda nell’ingiustizia e nel degrado. L’interesse medio sul debito pubblico italiano è oramai di 80 miliardi all’anno. Le catastrofiche manovre decise dal governo Berlusconi drenano 60 miliardi all’anno. Questo significa che in questo stesso istante noi paghiamo, anche con quello che non abbiamo, e non riusciamo neppure a far fronte agli interessi sul debito. Come sostengono tutti gli economisti di buon senso e come sottobanco dicono anche i governanti degli Stati Uniti, l’Europa non può autodistruggersi con la schiavitù del debito. Per questo occorre rimettere in discussione alla radice i trattati europei, la follia di una unione monetaria, senza nessuna comunità democratica, fiscale, economica, di diritti civili. Occorre un’altra Europa perché quella della globalizzazione, dell’’Euro, delle banche, dei patti di stabilità sta sprofondando nella crisi e nell’ingiustizia. Questa Europa è fallita. Per questo dobbiamo costruirne un’altra. In tutta Europa ci si mobilita su questi temi, il 15 ottobre in tutta Europa si scenderà in piazza contro il governo unico delle banche e della finanza. Solo in Italia non si riesce a far emergere questo conflitto. E questo perché Berlusconi ha avuto un doppio effetto negativo nel nostro paese. Il disastro della sua politica e lo stato confusionale che questa ha provocato in tutte le opposizioni. Come diceva Woody Allen: “Non litigate mai con un cretino, qualcuno potrebbe non accorgersi della differenza”. In tutta Europa ci si divide sulle scelte di fondo, in tanti paesi grandi e piccoli i cittadini sono stati chiamati a votare per decidere sul loro futuro. Ultima la piccola Islanda. Solo da noi la popolazione è considerata troppo immatura e viene costretta a delegare al palazzo il confronto e gli accordi su ciò che riguarda la propria vita e quella dei propri figli. Non siamo più disponibili a farci espropriare del futuro e della democrazia. Per questo ci incontriamo il 1° ottobre. 

Giorgio Cremaschi
www.nonpaghiamoildebito.org 
www.sites.google.com/site/appellodobbiamofermarli 
appello.dobbiafermarli@gmail.com


fonte:http://www.rete28aprile.it

Contratti: Direttivo CGIL, bene firma accordo del 28 giugno

La consultazione dei lavoratori si concluderà il 21 ottobre prossimo secondo quanto già stabilito dal Comitato direttivo della Confederazione 

Il Comitato Direttivo della CGIL, riunitosi oggi (26 settembre), presso la sede nazionale del sindacato, valuta “positivamente” la firma definitiva dell'intesa del 28 giugno tra Confindustria e sindacati sui contratti apposta lo scorso 21 settembre, poiché, spiega la CGIL, è stata messa nel rispetto del mandato dato alla Segreteria con il direttivo del 9 settembre. E' quanto si legge sull'ordine del giorno, elaborato dal Direttivo della Confederazione, approvato con 94 voti favorevoli (16 i voti contrari e un astenuto). Inoltre, la CGIL precisa che la consultazione dei lavoratori, secondo le modalità già decise nel Comitato Direttivo del 5 luglio, si concluderà il 21 ottobre.
 fonte:http://www.cgil.it

FIAT: lavoratori Termini Imerese in corteo a Roma per chiedere certezze

CGIL, CISL e UIL e i sindacati di categoria dei metalmeccanici chiedono al Parlamento un coinvolgimento diretto della politica a favore dei lavoratori di Termini Imerese. CGIL, situazione industriale in Italia è sempre più drammatica. La FIAT e il Governo si assumano le proprie responsabilità 

Giornata di mobilitazione per i lavoratori FIAT di Termini Imerese. Lo stabilimento siciliano è destinato a chiudere entro dicembre prossimo, mentre il piano per il suo rilancio, messo a punto dal ministero dello Sviluppo Economico, procede a rilento. In occasione del Tavolo al ministero previsto per oggi alle 15 i lavoratori hanno organizzato una manifestazione a Roma che, partita alle 9.30 da Piazza SS. Apostoli è giunta nel primo pomeriggio davanti al MISE. Sono centinaia i manifestanti che nelle prime ore di questa mattina sono giunti a Roma per chiedere credibilità del piano industriale, certezze delle procedure e garanzie per tutti i lavoratori dello stabilimento e dell’indotto. “Auspichiamo che all'incontro di oggi pomeriggio il ministro si presenti con proposte concrete e convincenti che diano una prospettiva allo stabilimento di Termini Imerese” ha affermato Vincenzo Scudiere, Segretario Confederale della CGIL, a poche ore dall'incontro sul futuro dello stabilimento FIAT. “Ci attendiamo soluzioni concrete – ha spiega Scudiere – per l'occupazione e per lo sviluppo futuro di Termini Imerese”. Ma, ha avvertito il dirigente sindacale “in assenza di proposte e soluzioni credibili da parte del governo, spetterà alla FIAT mantenere comunque le sue responsabilità anche oltre le scadenze annunciate”. Proprio ieri, i sindacati confederali CGIL, CISL, UIL e i sindacati di categoria dei metalmeccanici, FIOM, FIM e UILM hanno inviato una lettera ai presidenti dei gruppi parlamentari di Camera e Senato chiedendo un coinvolgimento diretto della politica a favore dei lavoratori di Termini Imerese. “Gentili Onorevoli, la situazione della FIAT di Termini Imerese è a tutti nota e tutti sanno il grosso rischio che si corre se entro fine anno non si trovano soluzioni adeguate per il rilancio del sito industriale al fine di garantire l'occupazione”, è scritto nella lettera che annuncia la grande mobilitazione di oggi. “Vi chiediamo di portare un Vostro contributo utile – concludono i sindacati - non solo a dimostrare la sensibilità verso il problema ma anche per ascoltare le ragioni dei lavoratori e delle lavoratrici”. A reclamare l'assunzione di responsabilità da parte del Gruppo FIAT, anche Maurizio Landini, Segretario Generale della FIOM CGIL, che dal presidio in Piazza Montecitorio ha affermato “la FIAT deve assumersi le proprie responsabilità, non può chiudere a prescindere da quello che succede” senza assicurare una continuità occupazionale a tutto il sito di Termini Imerese, compreso l'indotto. Così come, il Governo, ha proseguito Landini “deve fare la sua parte” poiché “con le offerte sul tavolo non c'è l'assicurazione di poter reintegrare tutti i 2.200 lavoratori. Per questo – ha concluso il leader della FIOM CGIL - siamo qui e continueremo la nostra iniziativa”. 

Abolire l'articolo 8, un referendum per i lavoratori

Si è ormai diffusa, anche grazie a una vigorosa campagna di denuncia, la consapevolezza che l'art. 8 della legge di manovra finanziaria costituisce, oltre che una mostruosità giuridica, un pericolo gravissimo per i diritti dei lavoratori, e non solo per quello di tutela contro i licenziamenti ingiustificati (art. 18 statuto lavoratori), ma di tutti gli altri, ad esempio, in tema di qualifiche, di orario, di controllo della «privacy», di trattamento di fine rapporto, di contratti precari, ecc. È, pertanto, posta in pericolo la stessa convivenza civile. È significativo, allora, che si sia prodotto un ripensamento da parte della Confindustria, che aveva salutato l'art. 8 con entusiasmo, e di quei sindacati che l'avevano salutato come una attribuzione a loro di un potere di cancellare anche le leggi. Adesso, invece, prendono le distanze da quell'intervento legislativo. Lo fanno rivendicando la loro competenza esclusiva nelle relazioni industriali e nel sistema contrattuale, e promettono di attenersi - vertici e strutture periferiche - unicamente ai contenuti e alle procedure dell'accordo interconfederale 28 giugno 2011. Non ci si può illudere, però, che la manifestazione di volontà politica, pur apprezzabile, di non utilizzazione dell'art. 8 lo renda davvero inerte e innocuo. L'ordigno non è stato disinnescato, ma è, al momento, solo inesploso, e, quindi, sempre pericoloso. Infatti, l'art. 8 - norma di rango giuridico superiore rispetto alle intese sindacali - conferisce il potere di deroga a leggi precedenti direttamente a sindacalisti locali. Questi, dunque, in ogni momento potrebbero valersi dell'investitura di poter sottoscrivere validi ed efficaci accordi di deroga delle tutele legislative dei lavoratori in ambiti aziendali o territoriali, rischiando al massimo una eventuale sanzione disciplinare all'interno della loro organizzazione. La totale cancellazione dell'art.8 resta dunque obiettivo irrinunciabile e perseguibile per la via maestra del referendum abrogativo, strumento che la costituzione affida al popolo per censurare e cancellare leggi sbagliate, ingiuste e contrarie alla coscienza sociale. Dalla società civile, dai lavoratori, dalle loro organizzazioni sindacali, da tutti i partiti progressisti e democratici, dalle associazioni e dagli uomini di cultura deve venire, ancora una volta, come di recente è avvenuto con l'acqua, le centrali nucleari e l'uguaglianza di fronte alle leggi, un'indicazione certa, non equivoca o equivocabile che costituisca l'inizio di una rinascita sociale e civile, che interrompa la lunga disattenzione e anzi la compressione operate nei confronti del lavoro e ridia ad esso, con un auspicato lungimirante processo riformatore, quella funzione di realizzazione dei diritti primari della persona sancita nel progetto emancipatorio tracciato dalla nostra Costituzione. In particolare, l'indizione del referendum abrogativo dell'art. 8 renderà nuovamente attuale l'esigenza di definizione di una organica legge di sostegno in tema di rappresentatività e contrattazione che superi l'attuale stato di incertezza e conflittualità nelle relazioni sindacali. Pertanto, i sottoscritti primi firmatari di questo secondo appello, non più diretto al rigetto parlamentare dell'art. 8 del decreto governativo, ma alla cancellazione della norma ormai purtroppo approvata, invitano ad aderire al comitato promotore - in corso di formale costituzione - del referendum popolare, il cui quesito sarà l'abrogazione integrale dell'art. 8 della legge di manovra finanziaria. 

Le prime adesioni possono essere fatte pervenire all'indirizzo di posta elettronica: associazione@dirittisocialiecittadinanza.org.Piergiovanni Alleva, Luciano Gallino, Sergio Mattone, Valentino Parlato, Umberto Romagnoli, Mario Tronti

[Articolo su il manifesto del 27/09/2011]

lunedì 26 settembre 2011

Dove va la FIOM?

I pochissimi voti di dissenso nell'assemblea dei delegati che ha approvato la  piattaforma della Fiom per il rinnovo del Contatto dei metalmeccanici, non devono essere fraintesi. Il voto comune dell'assemblea è dovuto alla scelta politica di presentare alle controparti ed agli altri sindacati una piattaforma sostenuta da tutti,  a partire dal no alle deroghe e dalla cancellazione dei contratti separati. Se su questi temi c'è stata larga condivisione, in realtà sia nel dibattito sia sugli stessi contenuti della piattaforma si è sviluppato un forte dissenso. Una percentuale tra il 15 e il 20% dell'assemblea non ha condiviso la scelta della maggioranza della segreteria, con il dissenso di Sergio Bellavita, di aggiungere alla griglia di richieste già decise precedentemente, due novità. L'apertura verso il raffreddamento del conflitto in cambio di maggiore partecipazione alle decisioni aziendali e la richiesta di un non ben precisato fondo bilaterale su sicurezza del lavoro e welfare. Su questi due punti la minoranza dell'assemblea non è stata convinta dalle argomentazioni di Maurizio Landini che ha presentato le novità come richieste più avanzate, mentre Fausto Durante le ha fortemente sostenute considerandole  invece segnali di apertura verso le controparti e Fim e Uilm. Ancor più nel dibattito i segnali contenuti nella piattaforma sono stati amplificati. L'assemblea ha visto un sostanziale riavvicinamento, in particolare nelle conclusioni di Maurizio Landini, verso la Confederazione. Il dissenso sul 28 giugno e su altre scelte della Cgil è stato formalmente mantenuto, ma sostanzialmente archiviato nel passato. In particolare Landini ha più volte ribadito di considerare superate le differenze congressuali. A sua volta Susanna Camusso, che ha riproposto integralmente le scelte e la linea della Cgil di questa fase, ha in qualche modo messo al passato i dissensi e ha proposto al gruppo dirigente della Fiom di superare le conflittualità  con la confederazione. Nella sostanza nel gruppo dirigente della Fiom si è creato un nuovo equilibrio, ove le posizioni di di Maurizio Landini e della maggioranza dell'organizzazione si sono molto avvicinate a quelle di Fausto Durante e della sua area, mentre si sono polemicamente allontanate  da quelle della sinistra della Fiom. Dunque,più ancora che nel testo della piattaforma,  la svolta c'è stata nelle conclusioni politiche dell, assemblea. Naturalmente si può obiettare che un riavvicinamento alle posizioni della maggioranza della Cgil era obbligato per la Fiom, di fronte alle difficoltà della vertenza contrattuale. Però anche su questo piano è evidente la contraddizione tra una piattaforma che dice formalmente no alle deroghe e un accordo del 28 giugno, firmato anche dalla Cgil, che quelle deroghe autorizza. Prima o poi Federmeccanica, Fim e Uilm presenteranno alla Fiom il contrasto tra la sua piattaforma e l'accordo confederale; allora si vedrà quale sarà il vero sostegno della confederazione. Ma se la resa dei conti tra piattaforma e accordo confederale è rinviata nel tempo, la svolta politica della Fiom apre una crisi immediata nella minoranza congressuale. La Cgil che Vogliamo ha accentuato la critica nei confronti di Susanna Camusso proprio mentre Landini l'attenuava. Questo apre una crisi evidente in una minoranza e in un'area che finora non sono mai riuscite a dar seguito ai propositi di costruire una vera opposizione alla linea della Cgil. Ora la ricollocazione della maggioranza di Landini fuori dal confronto congressuale, le sue ripetute affermazioni che il congresso è superato, aprono formalmente la crisi dell'area. La minoranza dovrà scegliere se seguire la linea di Landini e ridurre la propria a una funzione simile a quella esercitata da Lavoro e Società, oppure organizzare una vera opposizione all'accordo del 28 giugno e alla  linea del patto sociale volute da Susanna Camusso. Anche a costo di verificare che in Fiom sono cambiati gli equilibri e che la maggioranza che guida la categoria non è più quella del congresso. Noi siamo per questa scelta. 

Red. sito R28A 

domenica 25 settembre 2011

Ass.Naz.Fiom.Dichiarazione di voto di Sergio Bellavita

Dico subito che votero' a favore della piattaforma per rispetto dei delegati e delle delegate dell'assemblea nazionale, di tutti i metalmeccanici e per la pesante fase che attraversiamo. Devo tuttavia dire con chiarezza che sono in netto dissenso con le conclusioni di Landini. Conclusioni che non considerano le diverse opinioni nel dibattito e l'equilibrio raggiunto in direzione che ci consente di approvare unitariamente la piattaforma. Si, penso anch io che l'unita' della Fiom e' un bene prezioso, ma sta proprio al segretario garantire che l'unita' si costruisca sul confronto, sul pluralismo. Queste conclusioni non sono rispettose di quel difficile equilibrio. 


Sergio Bellavita 
Segr. Naz. FIOM 

La FIOM apre alla Cgil. Noi non siamo d'accordo

Alla assemblea nazionale dei/lle delegati/e Fiom per la presentazione della piattaforma, la Fiom apre alla Cgil. Il dissenso si concentra su 2 punti: la disponibilità a clausole di raffreddamento in cambio di partecipazione e l'introduzione di un fondo per sicurezza e welfare. Su questi 2 punti sono stati presentati 2 emendamenti che hanno ottenuto tra il 15 e il 20% dei voti. La piattaforma  è poi stata approvata con 506 voti a favore, 1 contrario e 7 astenuti. 

venerdì 23 settembre 2011

Documento per l'approvazione dell'ipotesi di piattaforma per il rinnovo del ccnl metalmeccanici 2012-2014

L'Assemblea nazionale della Fiom-Cgil decide di presentare la Piattaforma per il rinnovo dei Contratti collettivi nazionali di lavoro Federmeccanica, Unionmeccanica, Cooperative, per tutta la categoria occupata nelle imprese industriali nel rispetto dei tempi, delle procedure e dell'ultrattività previste dai Ccnl stipulati unitariamente nel 2008. Tale Piattaforma sarà sottoposta, per la sua approvazione, al voto referendario delle lavoratrici e dei lavoratori metalmeccanici, che si svolgerà nelle giornate di 26/27/28 ottobre 2011. L'obiettivo che ci proponiamo è la riconquista di un Contratto nazionale condiviso dalle lavoratrici e dai lavoratori metalmeccanici, sottoscritto unitariamente da tutte le organizzazioni sindacali e datoriali. PREMESSA DI CONTESTO La gravissima crisi finanziaria economica e sociale che sta investendo il nostro paese, l'Europa e il sistema a livello globale, è utilizzata dal Governo, con il consenso della Confindustria, per un attacco senza precedenti ai diritti sociali e di cittadinanza, al lavoro e all'esistenza stessa della contrattazione collettiva e delle leggi a tutela del lavoro. Del resto, la pratica degli accordi separati, le scelte della Fiat e da ultimo l'articolo 8 inserito dal Governo nella manovra finanziaria, sono i concreti atti contro cui ci siamo mobilitati e dovremmo continuare a farlo con tutti gli strumenti, anche giuridici,e di mobilitazione democratica a disposizione, per poter conquistare un vero contratto nazionale non derogabile, affermare la democrazia nei luoghi di lavoro fino all'approvazione di una legge sulla rappresentanza, che sancisca il diritto di voto delle lavoratrici e dei lavoratori sulle piattaforme e sugli accordi, ripristinare il diritto del lavoro e la piena attuazione dei princìpi della nostra Costituzione. In questo quadro, stante la peculiare caratteristica duale dell'economia del Paese, il Mezzogiorno rischia di pagare un prezzo doppio: perché si stanno allargando velocemente i divari territoriali, anche in conseguenza delle scelte politiche compiute dal Governo in questi anni; e perché gli stessi divari, in assenza di politiche di sviluppo dedicate, rischiano di perpetuarsi anche in una fase di ripresa dell'economia. In tale ambito, è prioritaria la battaglia contro i licenziamenti e la chiusura di siti produttivi, per la difesa dell'occupazione, il superamento della precarietà, il miglioramento della qualità del lavoro. Ciò richiede una nuova politica industriale rivolta anche alla qualificazione e crescita del sistema di piccole e medie imprese, oggi nel nostro Paese totalmente assente, per l'affermazione di un nuovo modello di sviluppo ambientalmente e socialmente sostenibile e una riforma dello Stato sociale che estenda le tutele fino a sperimentare forme di reddito di cittadinanza per il diritto allo studio e la lotta alla precarietà. E' necessario un nuovo intervento pubblico nell'economia, anche per valorizzare i beni comuni, una redistribuzione della ricchezza verso il lavoro, un nuovo patto fiscale che riduca il peso fiscale sul lavoro, che tassi la rendita, le transazioni finanziarie e istituisca un'imposta sui patrimoni e la lotta all'evasione fiscale. E' l'esatto contrario di quanto fatto dalla manovra inaccettabile e sbagliata del Governo contro cui il 6 settembre, in occasione dello sciopero generale proclamato dalla Cgil, la maggioranza delle lavoratrici, dei lavoratori e dei pensionati ha riempito le piazze di tutta Italia. Emergono tutti i limiti di una Europa costruita solo sulla moneta segnata da una politica liberista delle istituzioni Europee e della Banca centrale europea, volte ad eliminare attraverso i pacchetti di austerità il modello sociale europeo. Serve un'azione politica e sindacale di sostegno alle lotte sociali in Europa in difesa dei diritti e del modello sociale europeo che include storicamente la contrattazione collettiva. La riconquista del Contratto, per queste ragioni, assume il valore di difesa del lavoro e l'occupazione in contrasto con il disegno secondo cui per investire in Italia bisogna cancellare diritti, contratti e leggi di cui la Fiat è stata apripista. La riorganizzazione del nostro sistema industriale e manifatturiero deve avvenire affermando il valore del Contratto nazionale e rilanciando gli investimenti pubblici e privati, le azioni di ricerca e sviluppo, piani straordinari di formazione finalizzati a una conversione ecologica del prodotto e del sistema sociale. Democrazia, rappresentanza, validità ed effettività del Ccnl e dei Contratti aziendali.A partire dalla reale situazione in essere nella nostra categoria, ad integrazione dell'attuale regolamentazione definita nel Ccnl in materia di elezione della Rsu e di titolarità contrattuale, al fine di superare la pratica degli accordi separati, tramite la definizione di regole condivise e vincolanti per tutte le parti si propone in via prioritaria di giungere ad una intesa tra Fim, Fiom, Uilm e parti datoriali allo scopo di: 
• confermare le Rsu quale soggetto titolare con le organizzazioni sindacali della contrattazione aziendale; 
• procedere, tramite una tornata elettorale generalizzata, alla rielezione nei luoghi di lavoro delle Rsu anche ai fini di misurare la reale rappresentanza di ogni singola organizzazione e di definire un sistema di certificazione degli iscritti; 
• prevedere che la validità e l'efficacia del Contratto nazionale sia sancita, oltreché dalla sottoscrizione di organizzazioni sindacali che rappresentino per numero di voti e iscritti la maggioranza della rappresentanza certificata nella categoria, dal pronunciamento vincolante - tramite voto referendario - della maggioranza delle lavoratrici e dei lavoratori;
 • prevedere che tale diritto di espressione di voto, in caso di diverse valutazioni, sia realizzabile su richiesta di una delle organizzazioni sindacali e/o se richiesto con raccolta di firme certificate dal 5% delle lavoratrici e dei lavoratori coinvolti; 
• prevedere che tale procedura, per la l'intera durata del Ccnl, sia valida e vincolante anche per gli accordi aziendali; 
PARTE NORMATIVA Si richiede che nel rispetto di un modello contrattuale fondato su due livelli venga sancito che le normative e i minimi salariali del Contratto collettivo nazionale di lavoro non sono derogabili né a livello aziendale né a livello territoriale. Il secondo livello - aziendale, di sito produttivo, territoriale, di filiera - ha carattere integrativo anche su materie rinviate dal Contratto nazionale. Come previsto nel Contratto nazionale del 2008, viene data la disponibilità a definire discipline specifiche per i settori dell’informatica e delle installazioni che rispondano alle particolari modalità della prestazione di lavoro anche attraverso una norma di rinvio alla contrattazione aziendale. Procedure di informazione e confronto preventivo Prevedere diritti di informazione e confronto preventivo, fin dalla fase di ideazione in materia di politiche industriali, investimenti, nei processi di modifica delle modalità lavorative, dei modelli organizzativi, di ristrutturazione e trasformazione dell’impresa. Su tali materie è previsto un confronto preventivo con le organizzazioni sindacali e le rsu, che potranno esercitare il diritto di proposta, anche avvalendosi di competenze professionali esterne. Tale confronto potrà essere attivato sia da parte aziendale che sindacale. A fronte dell’attivazione di un tale sistema di partecipazione negoziata a livello aziendale, potrà essere concordato, con il consenso di tutte le parti, una procedura di confronto entro la quale verranno esaminati i problemi e ricercate le soluzioni senza che le parti procedano ad azioni unilaterali. Diritti di informazione Prevedere informazioni su misure e progetti finalizzati a piani di risparmio, efficienza e uso razionale di tutte le risorse e fonti energetiche, per una maggiore sostenibilità ambientale nei cicli produttivi e nell’intero ciclo di vita dei prodotti. Mercato del lavoro e precarietà Oltre a confermare che “il rapporto di lavoro normale nell’industria metalmeccanica è il Contratto di lavoro a tempo indeterminato”, alle normative e ai rinvii negoziali previsti dal Ccnl 20 gennaio 2008 relative ai lavori atipici, vanno introdotte le seguenti integrazioni e modifiche: 
- i rapporti di lavoro atipici utilizzati nell’industria metalmeccanica sono il contratto a tempo determinato, il contratto di somministrazione a tempo determinato, il contratto di lavoro par time; 
- in ogni caso per tutti i rapporti di lavoro attivati deve essere erogata la medesima retribuzione oraria globale di fatto, a parità di mansione, indipendentemente dalla tipologia contrattuale applicata;
 - a livello aziendale e/o di gruppo, per i lavoratori con rapporti di lavoro atipici, viene definito un bacino con regole certe finalizzate alla stabilizzazione dei rapporti di lavoro;
 - in relazione alla stabilizzazione a tempo indeterminato del rapporto di lavoro, come prevista dal Ccnl 2008, si richiede una riduzione a 24 mesi per i contratti a termine, per i contratti di somministrazione e anche nel caso di un utilizzo in tale periodo nella stessa azienda delle due tipologie contrattuali.
 - ai lavoratori atipici, al termine del rapporto di lavoro, va erogata una indennità pari al 25% del monte retributivo percepito dal lavoratore per il periodo di permanenza in azienda. 
Appalto e subappalto Si rivendica la responsabilizzazione diretta dell’azienda appaltante su tutta la filiera dell’appalto e del subappalto, per tutti gli aspetti normativi, di trattamento retributivo, di tutela della salute e della sicurezza. Nel caso di cambio dell’azienda appaltatrice i lavoratori interessati avranno diritto all'assunzione nell’impresa appaltante senza periodo di prova, alle stesse condizioni economiche e normative. Difesa dell’occupazione Si richiede il blocco dei licenziamenti ed il conseguente ricorso a tutti gli ammortizzatori sociali a partire dall'estensione dei contratti di solidarietà finalizzati anche alla stabilizzazione di giovani precari/e. 
 Contrattazione degli orari di lavoro Si richiede: 
• la riduzione dell’orario di lavoro a fronte di un maggiore utilizzo degli impianti e l’istituzione di squadre aggiuntive oltre i 15 turni o, nel caso di lavori più disagiati, attraverso l’aumento delle pause; 
• la cancellazione dei requisiti di anzianità aziendale e anagrafica per il riconoscimento del giorno aggiuntivo di ferie previsto dall’articolo 10 della sezione quarta titolo III del Ccnl 2008 e relativa norma transitoria; 
• ferme restando le quantità previste dal Ccnl 2008 sugli orari plurisettimanali e sulle quote esenti del lavoro straordinario, la definizione di una norma di rinvio alla contrattazione aziendale che, con l’accordo di tutte le parti, ne potrà definire diverse modalità di utilizzo e distribuzione. Inquadramento In relazione a quanto previsto dalla “dichiarazione allegata al Ccnl 2008 sul sistema di inquadramento”, si prevede la definizione di una norma di rinvio alla contrattazione aziendale che, con l’accordo di tutte le parti, potrà intervenire a implementare il sistema di inquadramento in rapporto alla formazione e alle professionalità. Diritti Va previsto l’impegno di tutte le aziende a definire un programma di formazione e aggiornamento professionale, universale e obbligatorio per tutti i dipendenti, che garantisca la non discriminazione nei percorsi di sviluppo professionale da realizzare con modalità da definire a livello aziendale. In questo ambito vanno implementati i corsi di lingua italiana per stranieri, prevedendo anche che le parti si attivino presso il ministero della Pubblica Istruzione per l’utilizzo di strutture e fondi pubblici per la loro realizzazione e attraverso il pieno utilizzo di tutti gli strumenti contrattualmente previsti. Prevedere che a livello aziendale, per eliminare iniziative e/o pratiche aziendali che determinano i differenziali e le discriminazioni indirette, possano essere negoziati piani per la parità salariale e professionale tra uomini e donne con obiettivi da verificare annualmente attraverso un bilancio di parità di genere. Salute e sicurezza L’apposita commissione prevista nel Ccnl 2008 deve operare la piena applicazione dell’articolo 36 del Testo Unico e specifici impegni di formazione e informazione nelle lingue meglio conosciute dai lavoratori. Nella valutazione dei rischi e delle politiche di prevenzione va inserita l’analisi dei rischi per la salute riproduttiva con particolare attenzione alle sostanze, ai ritmi, alle posture e al lavoro notturno e l'analisi dei rischi per lo stress da lavoro correlato. Va prevista un’ora aggiuntiva di assemblea retribuita sui temi della salute e della sicurezza. Fondo nazionale per la sicurezza del lavoro e le tutele sociali. Va istituito un fondo nazionale, anche a integrazione delle risorse pubbliche, per interventi e iniziative, da definire anche a livello aziendale e/o territoriale, a favore della qualità e sicurezza del lavoro e a sostegno delle cosiddette politiche del welfare (congedi parentali e assistenza dei non autosufficienti). Salario Nel riaffermare il ruolo del contratto nazionale per la difesa e l’incremento del valore reale dei salari va rivalutato il valore del punto previsto dal ccnl del 2008. Si richiede per il rinnovo del Ccnl nel triennio 2012-2014 un aumento dei minimi tabellari contrattuali per tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro retribuzione di fatto, nella misura di 206 euro mensili, al 5° livello, parametrati come da tabella, a titolo di recupero, salvaguardia e valorizzazione reale del potere di acquisto delle retribuzioni a decorrere da 1/1/2012. 


Vanno definiti meccanismi annui certi di recupero nel corso della vigenza contrattuale. Tale aumento va erogato anche nel caso in cui le lavoratrici e i lavoratori siano coinvolti dalla cassa integrazione. Va concordata la possibilità di detassazione per il lavoratore e per l’impresa richiedendo congiuntamente al Governo un apposito provvedimento. Si richiede di elevare il valore dell’elemento perequativo a 600 euro annui. Tale elemento deve essere soggetto a completa detassazione e deve essere erogato anche nel caso di periodi di cassa integrazione. Si richiede l’incremento dell’indennità quadri del 10,4%. Si richiede la rivalutazione del contributo a carico delle imprese in relazione alla previdenza integrativa da definire nel corso della durata del Ccnl. Si richiede di prevedere una quota volontaria di contribuzione contrattuale per le lavoratrici e i lavoratori non iscritti ad alcun sindacato attraverso le modalità della delega positiva. 

L'Assemblea nazionale approva la proposta avanzata dalla Segreteria nazionale di proclamare 8 ore di sciopero da effettuare in forma articolata nei vari territori e Gruppi industriali a sostegno della battaglia contro l'articolo 8, la manovra del Governo e per l'affermazione della democrazia nei luoghi di lavoro. Approvato con 506 voti favorevoli, 1 voto contrario, 7 astenuti.

- Odg Lampedusa
- Odg Irisbus


“Una piattaforma triennale che sia centrata su democrazia, non derogabilità e partecipazione negoziata. L’articolo 8 della Finanziaria va cancellato con ogni strumento disponibile”

Sintesi della relazione tenuta dal segretario generale della Fiom, Maurizio Landini, all’Assemblea nazionale in corso a Cervia per approvare la piattaforma per il rinnovo del Ccnl dei metalmeccanici.

“La riconquista di un Contratto nazionale unico ed unitario per tutti i metalmeccanici, con una piattaforma che sia coerente con le lotte e le rivendicazioni di questo ultimo anno, sono l’obiettivo prioritario della Fiom.” Con queste parole il segretario generale dei metalmeccanici della Cgil, Maurizio Landini, ha iniziato a illustrare la sua proposta di piattaforma all’Assemblea nazionale della Fiom in corso a Cervia. “Sappiamo di partire in salita, con alle spalle un Contratto nazionale separato, con una legge che estende il modello Fiat a tutte le imprese del nostro Paese e con un piano volto a cancellare i diritti. Proprio per questo vogliamo proporre una piattaforma non ordinaria e che sia credibile.” “Per prima cosa proponiamo a Fim, Uilm, Federmeccanica, Unionmeccanica e Cooperative un confronto sulle regole di approvazione di un Contratto, che confermino il ruolo delle Rsu, e sulla certificazione della rappresentanza delle organizzazioni sindacali. Si tratta di un punto che non viene affrontato né dall’Accordo del 28 giugno – che continuiamo a non condividere anche per questo motivo - né dall’articolo 8 della Finanziaria. La Fiom non ha mai firmato e non firmerà mai accordi che tengano fuori le altre organizzazioni sindacali o che facciano licenziare altri lavoratori. Ma è insufficiente l’impegno che Fim e Uilm sembrano voler assumere rispetto a questo argomento. Anche perché rimane nostra convinzione che l’articolo 8 non debba essere modificato o emendato, ma stralciato perché i diritti sono dei lavoratori e non di proprietà delle organizzazioni sindacali. E a tal fine pensiamo che si debbano usare tutti gli strumenti disponibili per cancellarlo, compreso il referendum.” “La piattaforma che propongo all’Assemblea – e che sarà sottoposta al referendum tra i lavoratori – deve escludere le deroghe e prevedere un secondo livello di natura integrativa e gestionale. Deve avere durata triennale e deve affrontare il nodo della riunificazione dei processi produttivi, la riduzione della precarietà, per evitare che la competizione sia scaricata sulle condizioni dei lavoratori.” “Proponiamo inoltre una partecipazione negoziata che preveda una fase di confronto tra azienda e sindacato su piano industriale, crisi e prospettive occupazionali. Durante questa fase sia l’azienda che i sindacati si devono impegnare a non attuare iniziative unilaterali.” “Riguardo alla questione salariale la richiesta economica proposta è di 206 euro di aumento per il triennio e la rivalutazione dell’elemento perequativo per i lavoratori non coperti da contrattazione di secondo livello.” Sottolineando l’importanza della presenza del segretario generale della Cgil, Susanna Camusso, all’Assemblea nazionale, Landini ha concluso spiegando che la lotta per la riconquista del Contratto nazionale di lavoro è una battaglia comune di tutta la Cgil e non riguarda solamente i lavoratori metalmeccanici del nostro Paese. 

. 22 settembre 2011. Relazione introduttiva di Maurizio Landini (trascritta ma non rivista)



Si acuisce la lotta di classe. Alcune riflessioni dopo lo sciopero generale

Si acuisce la lotta di classe. Alcune riflessioni dopo lo sciopero generale di Michele Michelino La crisi, con le sue nefaste conseguenze sulle masse degli sfruttati, ha rimesso in movimento milioni di proletari. Dopo l’Africa, anche l’Europa ha visto nelle piazze milioni di persone contro i governi che impongono misure capestro ai lavoratori e ai proletari. Hanno cominciato a muoversi le masse in Grecia, in Spagna e in Inghilterra e ora il movimento, si sta estendendo ad altri paesi. Anche in Italia il 6 settembre centinaia di migliaia di operai e lavoratori hanno scioperato riempiendo le piazze contro la manovra finanziaria del governo Berlusconi. Da mesi sentiamo ripetere dalla Confindustria e dai suoi rappresentanti politico-istituzionali – a cominciare dal capo dello stato - che bisogna tirare ancora di più la cinghia per far uscire il paese dalla crisi, perché “gli italiani finora hanno vissuto al di sopra dei loro mezzi”, “serve una politica di rigore a sostegno dei conti pubblici”. La cosa grave è che questa tesi è sostenuta da entrambi gli schieramenti politici (centrodestra e centrosinistra). Quindi la crisi non sarebbe colpa del sistema capitalista, dei borghesi che si sono appropriati della ricchezza prodotta dai proletari, ma dagli operai che sgobbano per meno di mille euro il mese (quando hanno il lavoro), dei pensionati che dopo una vita di lavoro sono costretti a vivere con pensioni da fame, dei cassintegrati, dei disoccupati, dei precari e dei lavoratori delle cooperative che lavorano un giorno sì e uno no. La tesi della necessità dei “sacrifici purchè equi” è condivisa anche da tutti i partiti d’opposizione e da Cisl-Uil-Cgil. Il ”risanamento dei conti pubblici” - la centralità e la sacralità del profitto - è l’obiettivo di tutti i borghesi, come dimostra anche l’accordo interconfederale del 28 giugno 2011, firmato da governo, padroni e sindacati. Un accordo che accetta in nome “della coesione e unità nazionale” di sottomettere i diritti dei lavoratori all’impresa, sposando in pieno la “linea Marchionne”. La massiccia partecipazione di operai e lavoratori allo sciopero del 6 settembre indetto dalla Cgil e dai sindacati base, più che un’adesione alle proposte della Cgil, è un segnale contro questa politica economica del governo, una rabbia che la Cgil cerca di controllare. Nella crisi, ogni frazione del capitale cerca di tutelare al meglio i suoi interessi e la “sinistra” della borghesia critica il governo e propone misure che vanno nel senso di tutelare meglio i loro interessi settoriali o particolari. Nonostante i capi dei sindacati collaborazionisti sostenitori del governo CISL, UIL e UGL abbiano boicottato lo sciopero, anche lavoratori iscritti a queste organizzazioni sono scesi ugualmente in lotta contro un governo che toglie ai poveri per dare ai ricchi, aumenta le tasse, riduce i salari e le pensioni, aumenta l’età pensionabile a cominciare dalle donne e che, infine, concede ai padroni la libertà di licenziare. Per molti lavoratori, questo sciopero deve essere solo l’inizio di una mobilitazione che continuerà per difendere i propri interessi, che oggi significano semplicemente la sopravvivenza e il rifiuto dei lavoratori a diventare, come vuole il grande capitale e il suo comitato d’affari – il governo – una classe di schiavi. La difesa dei profitti avviene a scapito, e sul peggioramento, delle condizioni di vita e lavoro dei proletari, in particolare le donne e i giovani, unificando e parificando sempre più nella miseria i lavoratori italiani e immigrati. In realtà, chi finora ha vissuto e continua “a vivere sopra i propri mezzi” indebitando l’Italia sono i borghesi, che hanno alimentato il “debito pubblico”, venduto il paese alle multinazionali, contratto debiti col Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale ed Europea e che oggi vogliono far pagare i loro debiti ai lavoratori e pensionati. Se in Italia e nei paesi capitalisti esiste un problema che impedisce il benessere minimo e una vita decente degli strati medio- bassi, questo problema è dovuto al sistema capitalista. Dobbiamo scrollarci di dosso il capitalismo, oggi quello che siamo costretti a pagare non sono i nostri debiti, ma quelli derivanti dal mantenimento del costo di questo sistema di sfruttamento, che continua a produrre i borghesi come padroni e i proletari come schiavi salariati, disoccupati, precari. E’ giunto il momento di lottare non solo contro un sistema economico-politico-sociale che socializza le perdite e i debiti facendoli pagare ai poveri e privatizza i profitti, incamerandoli nelle proprie tasche, ma per un sistema socialista in cui lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo sia condannato come crimine contro l’umanità. I sacrifici che oggi il governo ci impone nuovamente con la riduzione dei salari e dei servizi sociali, pensioni, sanità, istruzione, se passano senza opposizione sono solo l’anticipo della prossima manovra economica, che già l’Unione Europea avverte che sarà necessaria a breve. La violenza del sistema capitalista si evidenzia nel colpire continuamente gli strati bassi della popolazione con l’appoggio di destra e sinistra, dei giornali loro asserviti e nel più totale silenzio del Vaticano (che pur parla di sacralità della vita). Nel 2010 per la difesa il governo italiano ha speso 27 miliardi di euro, altri 700 milioni di euro per la guerra in Libia nel 2011 e inoltre ha deciso di spenderne altri 17 miliardi di euro per acquistare 131 cacciabombardieri F 5, mentre taglia più di 8 miliardi dalla scuola e dai servizi sociali. Il capitalismo dimostra ogni giorno di essere un sistema che arricchisce un pugno d’imperialisti sulla pelle di miliardi di essere umani, producendo morte e miseria alla stragrande maggioranza della popolazione del mondo. Non possiamo più limitarci a lottare contro gli effetti del capitalismo, è arrivato il momento di combattere contro la causa della miseria, delle guerre, della fame e della sete, contro il costo del capitale che pagano gli sfruttati di tutto il mondo. La necessità dell’organizzazione proletaria - di un movimento comunista, di un partito della classe che lotta per instaurare un mondo nuovo, un sistema socialista dove si produce per soddisfare i bisogni degli esseri umani e non per il profitto - è oggi il problema da porre all’ordine del giorno, altrimenti prevarrà la barbarie.

Michele Michelino 

fonte:http://www.resistenze.org/

giovedì 22 settembre 2011

Il nuovo passo della Fiom

All'assemblea dei delegati per la piattaforma contrattuale scatta l'intesa tra Landini e Camusso. Resta divergenza sull'accordo del 28 giugno ma la Fiom ora propone la "clausola di raffreddamento" e rilancia il dialogo con le imprese. Scontro con la sinistra interna 

La Fiom cerca un nuovo passo nella sua azione politica e sindacale e all'assemblea dei delegati di Cervia ha avviato un cambiamento delle posizioni interne. Scontato il dissenso con la Cgil sulla firma dell'accordo del 28 giugno, l'assemblea che si tiene a Cervia ha registrato una intesa nuova con Susanna Camusso sia sull'articolo 8 della manovra economica (quello che stravolge lo Statuto dei lavoratori) che sui contenuti stessi della piattaforma. Che è stata illustrata da Landini e sarà poi approvata dai delegati. Il punto di maggiore frizione con la sinistra interna di Cremaschi e Bellavita - che è intervenuto contro la relazione di Landini - riguarda la «clausola di raffreddamento», cioè l'iniziativa volta a favorire la partecipazione dei lavoratori alle scelte organizzative delle aziende. Landini propone infatti alle imprese di concordare preventivamente con il sindacato, e con le Rsu, le sue iniziative, prima di procedere a eventuali azioni di lotta. Dove le aziende si impegnano a discutere con i sindacati su organizzazione e prospettive, il sindacato si impegnerebbe alla sospensione, per un tempo determinato sufficiente alla discussione, di iniziative unilaterali e quindi, sostanzialmente, di scioperi. La proposta potrebbe arrivare a cambiare significativamente, nella votazione di venerdì 23 settembre, la geografia politica della Fiom, con la minoranza filo-Cgil capeggiata da Fausto Durante che potrebbe sostenere la linea di Landini e la ex Rete28 Aprile su posizioni contrarie o dissenzienti. Nella sua relazione, comunque, Landini ha posto l'accento sulla necessità di conquistare un contratto nazionale senza deroghe, di rilanciare la lotta alla precarietà - con i contratti atipici pagati di più dei contratti regolari - e con una richiesta di aumento salariale, per il quinto livello, di 206 euro nei tre anni. Per nulla scontati, e segno della nuova fase appena aperta, gli apprezzamenti ricevuto da Susanna Camusso: «La codeterminazione è una sfida difficile, ma la straordinarietà della crisi chiede di determinare le stagioni del cambiamento» ha detto il segretario Cgil ricevendo anche diversi applausi dalla sala. «Landini - ha detto - ha proposto con nettezza il tema dell'essere nella Cgil, ci deve essere una giusta valorizzazione della dialettica, che però non può diventare un dualismo che indebolisce tutti. Non ci sono più organizzazioni che si guardano, ma una grande organizzazione, che è la Cgil, e che è per forza un'organizzazione plurale. Se l'idea è quella di stare insieme - ha concluso - la Cgil sarà con voi tutti i giorni» 

Sa.Can. 

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