I Giapponesi della Piaggio.La solidarietà alla Piaggio

Ci troviamo davanti alla macchinetta del caffè, Brunello io , Piero , Mauro, poi si avvicina anche Gianpiero, “ora dovrebbe entrare un po di gente nuova, dopo che la Piaggio ha fatto l’accordo con Dahiatsun?” mi dice Brunello, “si , l’accordo prevede che i veicolo commerciali a 4 ruote in Europa vengano fatti e commercializzati col marchio Piaggio, mentre fuori dall’Europa continuano col marchi Dahiatsun.” Gli rispondo.Stanno gia facendo spazio per le nuove linee e chi dovrà lavorarci, sono in Giappone ad imparare. Li hanno assunti per questa lavorazione, sono tutti abbastanza giovani.I primi nuovi assunti dopo 10 anni e a 8 anni dalla grande crisi che vide espulsi 3500 lavoratori su 10.000 nella sola Piaggio di Pontedera.Si ma ora l’azienda vorrà introdurre anche il modo di lavorare alla giapponese? Si domanda preoccupato Mauro.Questa era la domanda ricorrente che oramai da mesi circolava nei nostri reparti.Passano diversi giorni da quei commenti, ero li, stavo facendo i pezzi del sottopianale TM,la linea di assemblaggio dove lavoravo, e quella mattina ero partito bene, il lavoro scorreva velocemente perché all’otto e cinque avevo iniziato a lavorare, e per me è difficile iniziare subito, perché mentre vado al mio posto di lavoro trovo sempre qualcuno che ha una domanda da fare, da chiedere un consiglio anche da criticare, non mi annoio.Poi facendo parte dell’esecutivo del C.d. F e la responsabilità che avevo, ero sempre coinvolto in prima persona in tutti gli eventi , i miei compagni di lavoro sapevano di questo mio ruolo, e volevano essere sempre informati . ed io lo facevo volentieri perché sapevo che un delegato, prima dei voti che prende alle elezioni, lo si vede dal consenso che ha tra i lavoratori della sua officina cioè, se lo fermano, gli chiedono le cose, anche se lo criticano, gli riconoscono un ruolo, se è indifferente non gli viene riconosciuto alcunchè, e allora è meglio smettere.Mentre lavoravo già da un oretta ed ero prossimo a smettere per far colazione ed andare in bagno, viene il capogruppo, e mi dice, ti vuole il caporeparto, cosa vuole, gli chiedo, non lo so, vai a sentire.Mi tolgo i guanti, gli occhiali e il grembiule di cuoio , e il pastore, te ne vai anche stamani? No, mi ha chiamato il caporeparto, vado a sentire che vuole.Mi avvio e vado nel suo ufficio, non prima di essermi preso l’urlo canzonatorio del Mosti, dove ero ero, lui sempre mi doveva far le battute sul mio ruolo di delegato, sui miei permessi, ma era quello che quando non c’ero mi difendeva, una di quelle persone semplici, e genuine che facevano parte del contado toscano antico.Mettiti seduto, mi dice il capo reparto, lui era uno diretto, non aveva mezze misure. Tra di noi c’era reciproco rispetto pur da ruoli differenti, me lo disse all’inizio, quando io divenni delegato, perché prima di divenire delegato, l’azienda attraverso anche lui mi dette l’opportunità di entrare nelle gerarchie aziendali, mi avrebbe anche fatto comodo, avrei guadagnato di più, potevo far gli straordinari, dato che lavoravo da solo ed avevo moglie e figlio, ma meglio per me feci un'altra scelta.Appena divenni delegato mi dosse, Tu sei comunista ; sei della FIOM e sei Delegato, io sono un uomo dell’azienda, diverso da te politicamente, quindi siamo su sponde diverse.C’era lealtà nei comportamenti, sia nei momenti di pace che in momenti di conflitto.Quando c’erano le vertenze in corso, ed uno scontro aperto con la direzione, o all’interno della officina, io sapevo che i capi squadra i capi gruppo dovevano sempre verificare quello che facevo e riferirlo a lui, e lui, se sbagliavo mi faceva le segnalazioni, ma per lui sbagliare significava, trovarmi su una linea diversa dalla mia a parlare con gli operai, oppure, trovarmi tra le linee, anziché andare a mensa, ma io lo sapevo, quando si ricopre un ruolo o una responsabilità queste cose debbono essere messe in conto, solo di una cosa stavo attento, a non prendere segnalazioni perché sbagliavo un lavoro, no quello non mi era permesso, questo mi avevano sempre insegnato i vecchi compagni della FIOM. Non solo della Piaggio, un militante della FIOM il lavoro deve farlo bene, mai farsi riprendere per negligenza, quante volte me lo avevano detto e col tempo ne ho capito l’importanza.Come saprai da lunedi vengono a lavorare sulla nuova linea Dahiatsun quelli che hanno fatto il corso in Giappone,cominciò a dirmi, quelli non sono operai come voi, devi considerali come i capi di officina, tutti, e non voglio vederti parlare con loro o andare sulla linea. Ma come, se iniziano a lavorare all’assemblaggio, cosi, come prevedono gli accordi, noi delegati dovremo verificare, se le cose funzionano oppure no, gli risposi, e poi non esistono persone con le quali il sindacato non parla, io vado a parlare anche coi capi, magari sono loro che non vogliono parlare con me, aggiunsi. Comunque tu non devi andare li, se ti vedo ti faccio la segnalazione, e poi caso mai quella linea è di competenza di Benedetti, cosi mi hanno detto in direzione, quindi sarà lui, a discutere dei problemi di quella linea.Per non farci andare su quella linea, sia io che Gianpiero, e non incorrere in una accusa antisindacale si erano affidati al delegato della UILM.IO ero stato eletto sulla linea del TM Gianpiero sulla linea ciclicar repartino e il Benedetti sulla lnea del Car, siccome era diminuita di molto la produzione, e quindi anche il Dahiatsun, che era vicino alla sua linea era anche di sua competenza.Si ma noi i problemi di officina li discutiamo insieme e poi io faccio anche parte dell’esecutivo e discuto dei problemi di tutta la Piaggio, figurati se non discuto quelli della mia officina, e comunque se questa è la tua posizione, prepara un bel blocchetto per le segnalazioni perché dovrai scrivere molto.L’ufficio del capo reparto era un ufficio centrale rispetto al blocco degli uffici che si trovavano sotto la mensa, di fianco agli spogliatoi, alle sue spalle c’era l’ufficio dei capi squadra e dei capi gruppo, era collegato da un vetro che si apriva e chiudeva. E quando doveva discutere di cose riservate, lo chiudeva perché nessuno sentisse, quella mattina invece lo tenne aperto coi capi di la, in modo che avessero modo di sentire, perché secondo lui costoro dovevano sentire, e egli sperava in una mia risposta remissiva, invece appena ebbi finito di parlare, disse subito, va bene io ti ho avvertito e la discussione fini li.Stavo andando a fare colazione ed incrociai il mio capo squadra, mi guardo con un sorriso malizioso e tirò dritto, capii che si riferiva alla risposta che avevo dato al capo reparto, e forse mi sembrò che si compiacesse anche un po.Poi ero insieme a Gianpiero e si avvicinò anche il Benedetti, di quella linea nuova me ne occupo io, disse subito, no di quella linea ce ne occupiamo insieme , gli risposi subito. E la discussione fini li.Poi entrarono i nuovi assunti. Per noi fu in assoluto una grande novità, dopo tanti anni vedevamo, finalmente facce nuove, c’era una differenza di diverse generazioni tra noi e loro, io che fino a quel momento ero tra i più giovani, divenni improvvisamente più vecchio, e cosi tutti gli altri.Quando entrarono erano davvero una cosa diversa rispetto a noi, stavano molto insieme tra di loro, il colloquio era difficile con quasi tutti, poi avevano un capo squadra, di destra burbero, cultore dell’uomo forte, talmente convinto e condizionato che non riusciva neppure ad accettare di aver un figlio diversamente abile, e aveva con costui un rapporto pessimo e despota.Questo capo li controllava, quasi li proteggeva e fisicamente li separava da noi, soprattutto da noi delegati.In quei momenti noi eravamo impegnati e nella difficile vertenza per il futuro della Piaggio, col rischio dello spostamento di intere lavorazioni, e allo stesso tempo, avevamo una duplice vertenza nel reparto.L’azienda voleva rivedere alcuni tempi delle lavorazioni, e non voleva concedere i livelli di inquadramento professionale a quegli operai che secondo noi ne avevano diritto.Capitava di frequente di fare degli scioperi,e loro non partecipavano, quando c’era sciopero, li facevano smettere e li facevano andare in ufficio perché non avessero rapporti con noi, difficilmente riuscivamo a parlare con loro, perché anche molti di loro stessi ci scansavano.Benedetto riusciva a parlare con qualcuno di loro e forse qualcuno lo iscrisse anche alla UILM ma solo successivamente.Noi avevamo difficoltà. Di rapporti con questi nuovi e giovani operai.Ora vieni a dirci di scioperare per far assumere i giovani, mi dicevano pierino, giustone, pinello, lo zingone, barabba, il salutini, ogni volta che c’era sciopero, era questa storia.Il capo reparto poi era contento perché finalmente l’assemblaggio non era più l’officina dove c’era il massimo di adesione agli scioperi, e l’officina col massimo di sindacalizzazione, e questo lo vantava come un suo merito. Mi fece davvero diverse segnalazioni, in quel periodo, ma solo una ne contestai e con durezza.Nel frattempo il capo gruppo mi aveva messo ad un altro lavoro, dovevo saldare i piedini del cric. Erano due piattelli spessi di 3cm e dovevano essere saldati con 3 tratti di saldatura elettrica, il disegno prevedeva 15cm l’uno. Quel giorno il capo reparto venne a misurarmi le saldature col calibro, e alcune erano di 13 altre in misura maggiore, non c’era un segnale visivo, si andava a occhio, ma lui disegno alla mano mi disse che le avevo fatte più brevi. Venne a misurarle dopo che avevamo fatto un ora di sciopero e avevo, come al solito fatto una assemblea. Quella segnalazione la contestai fino ad arrivare alla direzione generale, l’avevo presa come una questione di principio e non volevo segnalazioni sullo svolgimento del lavoro. La multa venne tolta.Il tempo andava avanti e con i “giapponesi” poco si muoveva, li comandavano a straordinario, e loro venivano, non partecipavano, insomma erano un corpo estraneo.Ma la pazienza e la costanza poi portano dei risultati.Li comandarono a lavorare un sabato, come spesso succedeva, ma quel sabato era anche un festivo, e quindi avrebbero dovuto pagargli lo straordinari festivo, una cifra maggiore.Siccome i capi oramai erano convinti di poter disporre a piacimento di queste persone, li comandarono e poi non gli pagarono il festivo. Seppi dopo che la direzione non lo avrebbe autorizzato anche perché, prima di fare uno straordinario festivo, dovevano chiamare l’esecutivo ed i delegati di reparto e concordarlo.Quando lo venimmo a sapere, perché ce lo dissero alcuni di loro, non ci facemmo sfuggire l’occasione, Gianpiero disse subito, facciamo sciopero, si è quello che stavo per dirti, io nel frattempo ero appena arrivato in officina dopo aver partecipato ad una riunione dell’esecutivo, da me stesso convocata per la responsabilità che avevo.Benedetto ci disse che non era d’accordo, prese il permesso ed usci per andare a parlare con quelli dell’esecutivo della UILM, in particolare con “lotta” il povero Luciano Taliani.Io vado sul tm e l’mp e tu vai sulle altre alle 10 sciopero, dissi a Gian piero.Io non lo faccio, mi disse il mariotti, nemmeno io, disse brunello, loro quando si fa noi lavorano e ora lo devo far per loro? Ma è una importante occasione per dimostrare a loro che dobbiamo stare insieme che la Piaggio non gli regala nulla, non possiamo perdere questa occasione. Ma non avevo molto tempo per parlare con loro perché in mezzora dovevamo organizzare lo sciopero.Poi Gianpiero mi disse, incrociandomi, Franco, mi raccomando falla bene l’assemblea non possiamo sbagliare e se qualcuno dei più anziani non lo fa tanto poi si recuperano. E con quella frase da un lato mi tranquillizzo, ma mi dette anche una grande responsabilità, e la sentivo tutta.Manca poco alle 10 e vedevo quasi tutti questi ragazzi nei pressi dell’ufficio e cominciai a preoccuparmi, ma che fanno, prima ci dicono che sono d’accordo ora ci ripensano? Con questi pensieri vado dal caporeparto e gli dico, noi facciamo sciopero, ma lo sapeva già, perche non gli avete pagato il festivo. Lui comincio ad urlare e siccome mancava poco alle 10 gli dissi, se vuoi discutere lo facciamo dopo ora c’è lo sciopero e io vado, mi girai e uscii.Erano interminabili quei minuti che mancavano per arrivare alle 10.Poi giunse l’ora e piano piano il rumore della officina diminuiva, vai su tu mi disse Gianpiero, rimango io a vedere e tra cinque minuti vengo anch’io e si comincia, va bene. e mi avviai su.Mentre salivo le scale insieme ad alcuni miei compagni di lavoro, vidi che dietro di me c’erano praticamente tutti questi ragazzi, era il loro primo sciopero alla piaggio, alla 3r assemblaggio. Cosi come erano uniti nel lavorare, nello stare insieme, lo furono anche nel protestare, nel rivendicare un loro diritto negato.La mensa della 3r era quasi piena solo pochi non fecero sciopero per protestare contro di noi. Cominciai l’assemblea e mi tremavano le gambe. Poi quando mi avvicinai al microfono, da un forte vocio ci fu un improvviso silenzio, tant’è che si sentiva il rumore delle pentole di la in cucina, fate piano, gridò rivolto verso di loro il cacioppo, e cominciai a parlare, vedevo questi ragazzi che mi guardavano fisso senza perdere una parola, feci uno sforzo tremendo per concentrarmi ancora di più in quello che volevo dire.. parlai per mezz’ora credo, al primo applauso mi incoraggiai, forse altre due volte applaudirono alcuni passaggi e poi tutto sudato finii. Che era andata bene lo vidi perché mi si avvicinò lo zingone e il funghi e mi dissero, bravo, non volevamo far sciopero, ma ora siamo contenti di essere qui, e poi soprattutto lo vidi dagli sguardi dai sorrisi e alcune battute di questi ragazzi.Finita l’assemblea ritornammo nel reparto e con Gianpiero andammo a mangiare alla centrale, e poi fuori a farci una bella bevuta per scaricare tutta la tensione che in quella mattinata avevamo accumulato.E da quel giorno la storia cambiò, gli pagarono il festivo perché era un loro diritto, e loro smisero di essere i “giapponesi” ma divennero i nostri compagni di lavoro.Poi con molti di loro cominciarono grandi discussioni, divenni nei fatti il loro delegato con Massimo e Stefano, si sviluppo anche una amicizia, loro avevano una grande ed importante cultura, con Stefano insistevo sempre molto perché terminasse l’università, era ed è un ragazzo di una sensibilità altissima ed un grande umanità, e questo lo spingeva spesso ad una grande radicalità nelle posizioni che assumeva, forse per questo rapporto di fiducia che nel frattempo si era istaurato, riuscivamo a discutere ed io a fargli comprendere anche le ragioni di certe posizioni che il sindacato assumeva. Massimo era un altro tipo solare, apparentemente più calmo ed educato.. insomma da loro ho imparato molto, mi ha permesso di misurami con i nuovi operai, con un alta scolarizzazione ed una sensibilità figlia di quegli anni.Insieme, la trasmissione della memoria storica ha funzionato anche quella volta e la 3r era tornata ad essere una delle officine più sindacalizzate, e con la più alta percentuale degli scioperi.

Franco Marchetti
ex delegato Piaggio

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